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Una settimana a Roma: itinerario di sette giorni

Sette giorni a Roma sono il primo formato di viaggio in cui la città smette di essere una lista di monumenti e comincia a somigliare a un posto dove si abita. Nei primi tre giorni si fanno il Colosseo, il Foro Romano, il Pantheon e i Musei Vaticani, e sono tre giorni già raccontati altrove su questo sito, con gli orari e i conti: chi ne ha solo tre trova tutto nell’itinerario di tre giorni a Roma, chi ne ha due nel weekend a Roma. Le righe che seguono partono da lì e trattano il resto: i giorni dal quarto al settimo, che sono quelli in cui Roma si apre davvero. Il quarto giorno si esce dalle mura e si cammina sull’Appia Antica fra le catacombe. Il quinto si prende un treno e si arriva a Ostia Antica, che è una città romana intera e quasi vuota. Il sesto si sceglie fra Tivoli e i Castelli Romani. Il settimo si torna dentro Roma ma dalla parte sbagliata, quella dei quartieri: Testaccio, la Garbatella, il Coppedè, l’EUR. In mezzo si infilano i musei che in tre giorni restano sempre fuori, da Palazzo Massimo alle Terme alla Centrale Montemartini. E c’è la logistica di una settimana vera, che è diversa da quella di un weekend: gli abbonamenti ai mezzi, il bucato, dove conviene dormire per sette notti e come si tiene un ritmo che al quinto giorno non faccia odiare la città.

Come è costruita questa settimana e perché

Il principio è semplice: i primi tre giorni sono centripeti, gli ultimi quattro sono centrifughi. Nei primi tre si sta dentro un’area di circa tre chilometri per tre, fra il Colosseo, il Vaticano e piazza del Popolo, e si cammina moltissimo su pietra. Dal quarto in poi si prende un mezzo e si va fuori: sull’Appia, a Ostia, a Tivoli, e anche quando si resta in città ci si sposta su quartieri che il turismo di tre giorni non tocca mai. Questo cambio di passo non è un vezzo: è l’unico modo per non ripetere sette volte la stessa giornata e per non uscire da Roma con l’impressione di aver visto soltanto la sua vetrina.

Il panorama di Roma dal Gianicolo
I tetti e le cupole di Roma visti dalla terrazza del Gianicolo. Foto di Amaunet, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Perché i primi tre giorni sono già scritti altrove

Ripetere qui il dettaglio del Colosseo, del Palatino e della Cappella Sistina non aggiungerebbe nulla: quel lavoro è stato fatto in modo molto più minuzioso nell’itinerario di tre giorni, che contiene i conti dei biglietti, le fasce orarie migliori, i giorni da evitare e la sequenza precisa delle visite. Qui i primi tre giorni compaiono soltanto in forma riassuntiva, con i due o tre avvertimenti che cambiano quando i giorni sono sette invece di tre. Il vero corpo di queste pagine sono i giorni dal quarto al settimo, e il capitolo sulla logistica settimanale, che in un weekend semplicemente non serve.

La regola del quarto giorno

Esiste un punto preciso in cui il turista di Roma smette di godersi la città, ed è più o meno a metà del quarto giorno: venti chilometri camminati, tre code lunghe e troppi marmi per distinguerli ancora. La contromisura non è riposare, che a Roma è frustrante, ma cambiare tipo di giornata. L’Appia Antica funziona per questo, perché è una passeggiata sotto i pini con qualche discesa nel sottosuolo e non una fila di sale; Ostia funziona per lo stesso motivo, archeologia orizzontale e senza folla.

Quanto si cammina davvero in sette giorni

Una settimana costruita così porta a camminare grosso modo fra i sessanta e gli ottanta chilometri complessivi, con giornate molto diverse fra loro: i giorni del centro storico stanno intorno ai dodici o quattordici chilometri, la giornata di Ostia intorno ai sette o otto ma tutti su basolato irregolare, la giornata dell’Appia fra i sei e i dieci a seconda di quanto si spinge verso Villa dei Quintili, la giornata dei quartieri intorno agli otto se si usa la metropolitana per i trasferimenti. Le scarpe contano più di qualsiasi altra cosa, e il basolato antico, quello dell’Appia e di Ostia, è sconnesso in modo serio: chi ha problemi di caviglie deve saperlo prima, non scoprirlo al terzo chilometro.

Che cosa questa settimana non prova a fare

Non prova a esaurire Roma, perché non è possibile. Restano fuori interi filoni: le catacombe della via Salaria come quelle di Priscilla, i musei scientifici, le ville storiche minori, e le gite più lunghe verso Cerveteri, Tarquinia, Viterbo o Sperlonga. Sette giorni bastano per avere una mappa mentale della città e per averne visto tre facce: l’antica, la barocca e quella del Novecento popolare.

I primi tre giorni, in breve

I primi tre giorni di questa settimana coincidono con l’itinerario di tre giorni già pubblicato su questo sito, dove ogni tappa ha orari, prezzi e tempi reali: qui se ne dà soltanto lo scheletro, perché servono come base e non come contenuto principale. Chi ha sette giorni può però permettersi una cosa che chi ne ha tre non può: diluire. Le stesse tappe, spalmate con più calma e con qualche aggiunta, occupano comodamente i primi tre giorni senza la corsa continua che un itinerario breve impone.

Giorno 1: la Roma antica

Il primo giorno è quello del Colosseo, del Foro Romano e del Palatino, con il pomeriggio sul Campidoglio e nei Musei Capitolini. Con sette giorni a disposizione ci si può aggiungere senza affanno il Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, che in tre giorni salta sempre, oppure la Domus Aurea, che si visita solo con accompagnamento e su prenotazione e va quindi incastrata in anticipo. La sera si finisce a Monti o si scende verso il Circo Massimo.

Giorno 2: il centro storico barocco

Il secondo giorno è tutto a piedi: Pantheon, piazza Navona, Campo de’ Fiori, Fontana di Trevi, piazza di Spagna. Chi ha sette giorni può infilarci gli scavi dello Stadio di Domiziano sotto piazza Navona, il Museo di Roma a Palazzo Braschi o la Galleria Spada con la prospettiva del Borromini, tutte cose che in un itinerario breve non entrano mai. Il Ghetto, con la Sinagoga e il Museo Ebraico, è il naturale prolungamento del pomeriggio.

Giorno 3: il Vaticano

Il terzo giorno è quello dei Musei Vaticani e della Cappella Sistina, seguiti dalla basilica di San Pietro e, nel pomeriggio, da Castel Sant’Angelo. Con una settimana davanti conviene spezzarlo: musei la mattina, pranzo a Prati, e poi o Castel Sant’Angelo o la Villa Farnesina a Trastevere, che è una delle cose più belle e meno affollate di Roma. La sera si resta di là dal fiume, fra Santa Maria in Trastevere e l’Isola Tiberina.

Le tre prenotazioni che reggono tutta la settimana

Tre biglietti vanno comprati prima di partire, perché non si trovano sul posto nei giorni pieni: il Colosseo con Foro e Palatino, i Musei Vaticani e la Galleria Borghese. Quest’ultima merita una riga in più: l’acquisto anticipato del biglietto è obbligatorio, l’ingresso avviene per turni di due ore e il sito ufficiale indica dieci turni distribuiti fra le 9 e le 19, con un massimo di 180 persone per turno. Non è un consiglio, è il funzionamento del museo: chi si presenta al cancello senza prenotazione non entra. Con sette giorni a disposizione la Borghese si può spostare in un giorno qualsiasi della settimana, il che rende molto più facile trovare un turno libero rispetto a chi deve incastrarla in un weekend.

Giorno 4: l’Appia Antica e le catacombe

Il quarto giorno si esce dalle Mura Aureliane e si cammina sulla via Appia, dove il biglietto cumulativo del Parco archeologico dell’Appia Antica costa 12 euro, vale sette giorni dal primo accesso e comprende Villa dei Quintili con Santa Maria Nova, il Mausoleo di Cecilia Metella con il Complesso di Capo di Bove, l’Antiquarium di Lucrezia Romana, le Tombe della via Latina e la Villa di Sette Bassi, sempre previa prenotazione. È la giornata in cui Roma si riconosce meglio: una strada consolare lastricata, i pini, i sepolcri ai lati e sotto i piedi decine di chilometri di gallerie cristiane.

Da dove si parte e come ci si arriva

Il punto di ingresso classico è Porta San Sebastiano, la porta più monumentale delle Mura Aureliane, che ospita il Museo delle Mura e permette di camminare su un tratto di camminamento di ronda. Da lì la via Appia comincia davvero. Chi vuole risparmiare il primo tratto, che è stretto e trafficato, può usare i mezzi: il sito del Parco indica per il Mausoleo di Cecilia Metella la metropolitana linea A fino ad Arco di Travertino e poi l’autobus 660, oppure dal centro storico l’autobus 118 con fermata San Gregorio, che è una linea circolare fra il centro e Villa dei Quintili. Per Villa dei Quintili le indicazioni ufficiali sono metropolitana A fino a Colli Albani e poi autobus 663 o 664, oppure lo stesso 118 dalla fermata Celio Vibenna fino ad Appia Squillace.

Le catacombe: quale scegliere

Sull’Appia si aprono tre complessi visitabili, e farne più di uno nello stesso giorno è tempo sprecato perché si somigliano nella struttura. Le Catacombe di San Callisto sono le più estese e contengono la Cripta dei Papi: il sito ufficiale indica apertura dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17, chiusura tutti i mercoledì, biglietto intero 10 euro e ridotto 7 euro per i ragazzi fra i 7 e i 16 anni, con ingresso gratuito fino ai 6 anni compiuti. La visita è possibile soltanto in gruppi di almeno due persone accompagnati da una guida della struttura, parte ogni trenta minuti e dura circa quaranta minuti; la prenotazione online è richiesta. Il complesso è di proprietà dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e la custodia è affidata alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, mentre l’accoglienza dei visitatori è dei Salesiani dal 1930.

Le Catacombe di San Sebastiano, in via Appia Antica 136, sono aperte dal martedì alla domenica dalle 9.15 alle 17.15 con ultimo ingresso alle 16.45 e chiusura il lunedì, con una chiusura annuale prolungata nel periodo fra il 7 e il 27 dicembre; anche qui si entra solo con visita guidata di circa quaranta minuti. Il prezzo del biglietto non compare sulla scheda informativa consultata e va verificato sul sito ufficiale del complesso o al telefono prima di presentarsi. Sopra le gallerie si trova la basilica di San Sebastiano fuori le mura, una delle sette chiese del pellegrinaggio romano, che si visita gratuitamente.

Le Catacombe di Domitilla, in via delle Sette Chiese 282, sono le più grandi per estensione e le uniche con una basilica semipogea all’interno del circuito di visita: l’orario indicato è dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17, con chiusura il martedì. Anche in questo caso il prezzo del biglietto non risulta pubblicato sulla fonte consultata e va chiesto direttamente. Il fatto che San Callisto chiuda il mercoledì, San Sebastiano il lunedì e Domitilla il martedì è la ragione per cui una settimana a Roma rende questa giornata molto più facile di un weekend: qualunque giorno si scelga, almeno due delle tre sono aperte. Chi vuole un quadro d’insieme del fenomeno può leggere la pagina generale sulle catacombe di Roma.

Cecilia Metella, Villa dei Quintili e il cantiere del 2026

Il Mausoleo di Cecilia Metella con il Castrum Caetani è il monumento simbolo dell’Appia: il biglietto congiunto con il Complesso di Capo di Bove costa 8 euro intero, 2 euro ridotto per i giovani dell’Unione Europea fra i 18 e i 24 anni e 4 euro per chi possiede la Roma Pass 48 o 72 ore. L’apertura è dal martedì alla domenica con ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura, e l’orario cambia con la stagione: dal 1 aprile al 30 settembre dalle 9 alle 19.15, in ottobre e in marzo dalle 9 alle 18.30, dal 1 novembre alla fine di febbraio dalle 9 alle 16.30.

Villa dei Quintili, con Santa Maria Nova, è la residenza suburbana più vasta dell’area romana e costa anch’essa 8 euro intero, 2 ridotto, 4 con Roma Pass. Gli orari stagionali sono gli stessi, ma l’ultimo ingresso è consentito fino a settantacinque minuti prima della chiusura perché il sito è grande e ci vuole tempo per attraversarlo. Va segnalato un dato importante per chi visita nel 2026: il Parco ha comunicato che a partire dal 22 giugno 2026 due siti restano temporaneamente chiusi al pubblico per lavori di restauro e valorizzazione, l’area archeologica delle Tombe della Via Latina e il Complesso di Capo di Bove. Prima di programmare la giornata conviene verificare sul sito del Parco se la chiusura è ancora in corso.

La Villa di Massenzio e il resto della strada

Poco prima di Cecilia Metella si incontra la Villa di Massenzio, con il circo meglio conservato di tutta l’area romana e il mausoleo dinastico: è un complesso comunale, con regime di apertura e biglietteria propri rispetto al Parco statale, e va verificato a parte. Oltre Cecilia Metella la via Appia diventa quello per cui è famosa: il basolato antico, i sepolcri, i cipressi e pochissime automobili, soprattutto la domenica quando il tratto è chiuso al traffico privato. Camminare fino a Villa dei Quintili significa fare circa cinque chilometri di andata su pietra irregolare: è bellissimo e va valutato con onestà, perché il ritorno a piedi raddoppia il conto.

Se la giornata regge ancora: Caffarella e Acquedotti

La valle della Caffarella, che corre parallela all’Appia, è campagna vera dentro il Grande Raccordo Anulare, con pecore, il Casale della Vaccareccia e il Ninfeo di Egeria. Più a est, raggiungibile con la metropolitana A fino alla fermata omonima, c’è il Parco degli Acquedotti, dove le arcate dell’Acquedotto Claudio e dell’Acqua Felice attraversano il prato per centinaia di metri. Sono due posti che non hanno biglietteria e che al tramonto valgono qualsiasi museo. Chi arriva stanco può fermarsi all’Appia e tenersi gli Acquedotti per un’altra sera.

Mangiare sull’Appia e tornare in città

La ristorazione lungo la via Appia è concentrata in pochi punti fra Porta San Sebastiano e Cecilia Metella e d’estate si riempie; portarsi acqua è necessario, perché sul tratto antico le fontanelle sono rade. Per il rientro l’autobus 118 è la via più diretta verso il centro, mentre chi ha spinto fino a Villa dei Quintili esce sul lato di via Appia Nuova e prende la metropolitana A a Colli Albani. Il Parco segnala presso Villa dei Quintili distributori automatici e un’area di sosta sotto gli ulivi, ma non un servizio di ristorazione.

Giorno 5: Ostia Antica, la città romana che nessuno guarda

Ostia Antica è una città romana conservata quasi per intero e raggiungibile da Roma in circa mezz’ora di treno urbano, e nel 2023 ha registrato 273.638 visitatori: un decimo scarso di quanti ne passano dal Colosseo in un mese. È la giornata che più di ogni altra ripaga chi ha sette giorni invece di tre, perché in tre giorni Ostia non entra mai e chi ci va scopre che è, per estensione e leggibilità, il sito archeologico più utile d’Italia per capire come funzionava davvero una città antica: non i palazzi imperiali, ma i condomini, le botteghe, i bagni pubblici, i magazzini e le latrine.

Come si arriva davvero: la linea Metromare

La vecchia ferrovia Roma Lido si chiama Metromare dal 1 gennaio 2022 e non è più gestita da ATAC: l’infrastruttura è di ASTRAL e il servizio ferroviario è di Cotral, in base alle delibere della Regione Lazio del 2019. Questo dettaglio conta perché molte guide in circolazione la chiamano ancora con il vecchio nome e attribuiscono il servizio all’azienda sbagliata. La linea parte dalla stazione Porta San Paolo, che è fisicamente attaccata alla fermata Piramide della metropolitana B, tocca Basilica San Paolo, EUR Magliana, Acilia e Vitinia, e ha una fermata chiamata Ostia Antica a poche centinaia di metri dall’ingresso degli scavi. In tutto la linea conta tredici stazioni. Il titolo di viaggio necessario per la tratta urbana va verificato al momento dell’acquisto, perché la gestione è passata di mano e le regole tariffarie possono essere cambiate: la cosa più semplice è chiedere in biglietteria a Porta San Paolo.

Che cosa si vede negli scavi

Il percorso naturale parte dalla Porta Romana, prosegue lungo il decumano massimo e attraversa in sequenza le Terme di Nettuno con i mosaici in bianco e nero, il teatro con il piazzale delle Corporazioni alle spalle, il foro con il Capitolium, le Terme del Foro e poi la zona delle case a più piani, il vero motivo per venire fin qui. Le insulae di Ostia, con i loro balconi e le scale, sono l’unico posto in cui si capisce che i romani vivevano in palazzine di quattro o cinque piani con botteghe al piano terra, esattamente come in una città moderna. Il piazzale delle Corporazioni conserva i mosaici davanti agli uffici degli armatori, con i nomi dei porti da cui arrivavano le navi: è una pagina di storia economica leggibile a occhio nudo.

Per attraversare il sito servono almeno tre ore, quattro se si entra anche nel Museo Ostiense. Il terreno è ovunque basolato antico o ghiaia, con dislivelli continui: non è adatto a sedie a rotelle se non su tratti limitati, e l’accessibilità dei singoli itinerari va verificata in anticipo con il Parco. L’ombra c’è a macchie: in luglio e agosto si visita all’apertura o nelle ultime ore.

Il borgo e il castello di Giulio II

A poche centinaia di metri dagli scavi, sul lato della stazione, si trova il borgo di Ostia Antica, un piccolo nucleo fortificato quattrocentesco costruito intorno al castello voluto dal cardinale Giuliano della Rovere, il futuro papa Giulio II. Il castello e il borgo fanno parte dello stesso Parco archeologico che gestisce gli scavi, insieme alla Necropoli di Porto all’Isola Sacra, al Museo delle Navi e all’area dei Porti Imperiali di Claudio e Traiano. Il regime di apertura del castello è diverso da quello degli scavi e va verificato: storicamente le visite sono state a orari fissi e con accompagnamento.

Orari e biglietti: che cosa verificare prima di partire

I siti ufficiali del Parco archeologico di Ostia Antica non sono risultati consultabili durante la preparazione di queste pagine, e per questo motivo qui non viene indicata nessuna cifra: il prezzo del biglietto degli scavi, l’orario stagionale e il giorno di chiusura settimanale vanno verificati sul sito del Parco o al numero di telefono del Parco prima di mettersi in treno. Due elementi sono invece confermati: il Parco aderisce all’iniziativa Domenica al museo, con ingresso gratuito a tutti i siti la prima domenica di ogni mese, e la biglietteria online è quella del circuito statale. Diffidare dei rivenditori che vendono a prezzo maggiorato un biglietto che si compra al cancello.

Il pomeriggio: il mare oppure il rientro su via Ostiense

Chi finisce presto ha due opzioni sensate. La prima è proseguire sulla stessa linea fino al mare, scendendo a Lido Centro o più avanti: non è la costa più bella del Lazio, ma d’estate un bagno dopo quattro ore di scavi cambia la giornata. La seconda è fermarsi al ritorno lungo la via Ostiense: la basilica di San Paolo fuori le mura, che ha la propria fermata sulla stessa linea ed è la seconda chiesa di Roma per dimensioni, e poco più su la Centrale Montemartini, che chiude perfettamente il cerchio: le statue antiche esposte fra le turbine di una centrale elettrica del 1912. Chi vuole capire come nasceva il porto fluviale della città può fermarsi anche al piccolo Museo della via Ostiense, dentro la Porta San Paolo, ai piedi della Piramide Cestia.

Giorno 6: Tivoli oppure i Castelli Romani

Il sesto giorno è una scelta fra due gite fuori porta molto diverse: Tivoli, che significa due siti UNESCO nella stessa giornata, e i Castelli Romani, che significano paesi, laghi vulcanici e cibo. Tivoli è una giornata di visite; i Castelli sono una giornata di paesaggio. Chi viaggia con bambini o con qualcuno che ha già esaurito la pazienza per le rovine farà bene a scegliere i Castelli; chi è venuto a Roma per l’antico non può saltare Villa Adriana.

Tivoli: Villa Adriana

Villa Adriana è la residenza che l’imperatore Adriano si fece costruire ai piedi di Tivoli a circa ventotto chilometri da Roma, su una superficie che le fonti indicano intorno ai 120 ettari, realizzata in tre fasi principali fra il 118 e il 138 dopo Cristo. È patrimonio mondiale UNESCO dal 1999. Gli edifici che restano in mente sono tre: il Canopo, il lungo bacino rettangolare circondato da colonne che evocava il delta del Nilo presso la città egiziana di Canopo; il Teatro Marittimo, un portico circolare con al centro un’isola di 45 metri di diametro raggiungibile solo attraverso ponti levatoi, probabilmente il primo alloggio di Adriano sul posto; e il Pecile, la grande piazza porticata con vasca centrale ispirata alla stoa di Atene. Per attraversarla senza correre servono almeno tre ore, e il sito è in gran parte all’aperto su terreno sconnesso.

Tivoli: Villa d’Este

Villa d’Este sta invece nel centro storico di Tivoli, in alto, ed è l’altra faccia della stessa gita: un giardino cinquecentesco costruito interamente sul principio dell’acqua in movimento, con centinaia di fontane alimentate per gravità e senza pompe. Anche Villa d’Este è patrimonio UNESCO. Orari, giorni di chiusura e prezzi dei biglietti delle due ville non sono stati verificabili in modo attendibile durante la preparazione di queste pagine: il dominio che per anni ha ospitato il sito delle due ville non è più un sito culturale ed è stato occupato da altri contenuti, mentre il portale istituzionale non è risultato raggiungibile. Prima di partire vanno quindi controllati sul portale del Ministero della cultura o telefonando alla biglietteria. Una regola generale che vale per quasi tutti i siti statali italiani, e che va comunque confermata caso per caso, è la chiusura del lunedì.

Villa Gregoriana, la terza villa che quasi nessuno fa

A Tivoli c’è una terza villa, ed è la meno frequentata delle tre: il Parco di Villa Gregoriana, un parco storico incassato nella gola dell’Aniene, con la Grande Cascata, i resti dei templi di Vesta e della Sibilla in cima e un percorso a scalinate che scende e risale il vallone. È gestito da un ente diverso rispetto alle altre due ville, ha quindi orari e biglietto propri, e la stagionalità è marcata: in inverno le aperture si riducono. Chi ha buone gambe può fare Villa Adriana la mattina e Villa Gregoriana il pomeriggio, lasciando Villa d’Este a un altro viaggio; il contrario, tre ville in un giorno, non funziona.

Come si organizza la giornata a Tivoli

Il nodo pratico è che Villa Adriana non è in centro: si trova in pianura, alcuni chilometri prima del paese, mentre Villa d’Este e Villa Gregoriana sono nel centro storico in cima. Fra le due c’è un trasferimento che va messo in conto. L’ordine più efficiente è cominciare da Villa Adriana appena apre, quando c’è ombra e non c’è nessuno, salire a Tivoli per pranzo e dedicare il pomeriggio a Villa d’Este, che con la luce bassa e gli spruzzi delle fontane rende molto meglio. Da Roma la città si raggiunge in treno regionale dalla stazione Tiburtina oppure con i pullman regionali; i tempi e le frequenze vanno verificati sull’orario del giorno, perché variano fra feriali e festivi.

I Castelli Romani: che cosa sono

I Castelli Romani sono un gruppo di quattordici comuni storici sui Colli Albani, a sud est di Roma: Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Colonna, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Marino, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa e Rocca Priora, ai quali si aggiungono spesso Velletri e Lariano. Il territorio è un antico apparato vulcanico, e i due laghi, il lago Albano e il lago di Nemi, occupano due crateri. Per una gita di una giornata si scelgono due paesi, non cinque.

Quali paesi scegliere

Frascati è il più comodo da raggiungere in treno e il più urbano, con la villa Aldobrandini che domina la piazza e le cantine dove si mangia in modo semplice. Castel Gandolfo ha il belvedere sul lago Albano e il palazzo pontificio con i giardini, aperti al pubblico con modalità e biglietti propri che vanno verificati. Nemi è un borgo minuscolo affacciato sul suo lago, famoso per le fragoline, e ai piedi del paese sta il museo che ospitava le navi di Caligola. Ariccia è la capitale della porchetta e delle fraschette, le osterie tradizionali, e conserva Palazzo Chigi, uno dei pochi palazzi barocchi romani rimasti con gli arredi originali. Genzano è la città dell’Infiorata, che le fonti indicano come la più antica del mondo, documentata dal 1778, mentre a Marino si tiene la Sagra dell’Uva dal 1925. Rocca di Papa, il più alto dei Castelli, si tiene per chi vuole camminare.

Come si arriva ai Castelli

Storicamente il collegamento con Roma è ferroviario, con tre linee: la Roma Frascati, la Roma Velletri e la Roma Albano, quest’ultima completata nel 1889. Le linee regionali partono da Termini e in parte da Tuscolana, e i paesi non serviti dalla ferrovia, fra cui Nemi e Rocca di Papa, si raggiungono con i pullman regionali Cotral, in genere dal capolinea della metropolitana A ad Anagnina. Frequenze e orari cambiano molto fra giorni feriali e festivi, e nei festivi alcune corse spariscono del tutto: la verifica sull’orario del giorno non è un’opzione. Chi noleggia un’auto per questa sola giornata guadagna moltissimo in libertà, ma deve mettere in conto il traffico del rientro verso Roma nel tardo pomeriggio della domenica.

Tivoli o Castelli: come scegliere

Tivoli si sceglie se si viaggia per l’archeologia e i giardini storici, se si accetta una giornata di visite con biglietti e orari, e se si è disposti a camminare parecchio in pieno sole a Villa Adriana. I Castelli si scelgono se si vuole una giornata più lenta, con un pranzo lungo, un lago da guardare e due paesi da attraversare a piedi senza biglietti. C’è anche un criterio stagionale: in luglio e agosto Villa Adriana è durissima per il caldo, mentre i Castelli si trovano in collina e sono più freschi di Roma di parecchi gradi. In autunno e primavera vale il contrario, e Tivoli diventa la scelta migliore.

Giorno 7: i quartieri, la Roma che non è un monumento

Il settimo giorno si resta dentro Roma ma si esce dal centro storico, e si visitano quartieri che non hanno biglietteria: Testaccio, la Garbatella, il Coppedè e l’EUR sono quattro modi diversi di aver costruito la città fra la fine dell’Ottocento e il Novecento, e si attraversano quasi tutti gratis. È la giornata meno faticosa della settimana e spesso quella che i visitatori ricordano di più, perché è l’unica in cui si incontrano più romani che turisti.

Testaccio

Testaccio è nato come quartiere operaio intorno al porto fluviale e al macello, ed è oggi il posto dove si mangia meglio a Roma senza cerimonie. Il suo elemento più straordinario è il Monte dei Cocci, una collina artificiale alta trentacinque metri formata esclusivamente da frammenti di anfore, stimate intorno ai venticinque milioni di esemplari, accatastate in strati ordinati per secoli dai portuali che scaricavano olio e derrate. Non è una discarica casuale: è una struttura costruita con criterio, ed è probabilmente il più grande manufatto in ceramica del mondo antico. L’ex Mattatoio, chiuso come macello e riconvertito, ospita oggi una sede del MACRO e la facoltà di Architettura di Roma Tre.

Il Nuovo Mercato di Testaccio ha lasciato piazza Testaccio nel 2012 per la nuova struttura di via Galvani, dove sotto il piano del mercato sono visibili resti archeologici emersi durante i lavori: è il posto giusto per pranzare, fra banchi di frutta e chioschi che fanno panini. Poco lontano il Museo diffuso del rione Testaccio racconta la storia operaia del quartiere. Sul lato di Porta San Paolo si trovano la Piramide Cestia, sepolcro di un magistrato romano del I secolo avanti Cristo inglobato nelle Mura Aureliane, e il Cimitero acattolico, dove sono sepolti Keats, Shelley e Gramsci: si entra con offerta libera e si parla a bassa voce. La fermata è Piramide sulla metropolitana B.

La Garbatella

La Garbatella fu fondata il 18 febbraio 1920, mercoledì delle Ceneri, quando Vittorio Emanuele III posò la prima pietra in piazza Benedetto Brin. Il progetto urbanistico, guidato da Gustavo Giovannoni e Innocenzo Sabbatini con il contributo di altri architetti fra cui Mario De Renzi, applicava il modello inglese della città giardino: case basse disposte intorno a corti comuni, molto verde, orti coltivabili per famiglie che arrivavano dalla campagna e che dovevano ambientarsi in città. L’impianto per lotti numerati è rimasto intatto, e camminare fra il lotto 24 e il lotto 41 significa attraversare scalinate, archi, cortili con i panni stesi e case che sembrano di paese a quattro chilometri dal Colosseo.

Negli anni successivi, con il crescere della popolazione, si costruirono gli alberghi suburbani presso piazza Eugenio Biffi, tre grandi edifici collettivi chiamati Rosso, Bianco e Giallo, pensati come alloggi temporanei per chi era stato sfollato dal centro durante gli sventramenti: sono l’esatto rovescio dell’idea di città giardino e raccontano come cambiò la politica edilizia. Il quartiere appartiene al Municipio VIII, zona Ostiense, e si raggiunge con la metropolitana B, fermata Garbatella. Fra le cose da vedere ci sono gli orti urbani, che continuano la vocazione agricola originaria. Si gira liberamente, senza biglietti, tenendo presente che si tratta di case abitate: cortili e scale sono spazi privati.

Il quartiere Coppedè

Il quartiere Coppedè è un isolato di diciotto palazzine e ventisette edifici minori compreso fra via Tagliamento, via Arno, via Ombrone, via Serchio, via Reno, via Clitunno e via Adige fino a piazza Trasimeno, nel rione Trieste. Lo progettò l’architetto fiorentino Gino Coppedè a partire dal 1915 su incarico di finanziatori privati, con la prima presentazione ufficiale del 19 ottobre 1916; Coppedè morì nel 1927 con il complesso ancora incompiuto e il lavoro fu portato a termine da Paolo Emilio André. Lo stile è un impasto deliberato di liberty, medievale, barocco e decorazione greca che non ha equivalenti in Italia.

Gli elementi da cercare sono quattro: il grande arco di ingresso fra via Tagliamento e via Dora, con il lampadario in ferro battuto appeso al centro; la Fontana delle Rane, costruita nel 1924 al centro di piazza Mincio; il Palazzo del Ragno in piazza Mincio 4, con il ragno scolpito e il motto sul lavoro; e i Villini delle Fate, decorati con mosaici e rilievi che celebrano Firenze e Venezia. Il quartiere è residenziale e ospita anche sedi diplomatiche: si visita soltanto dall’esterno, gratuitamente, e bastano quaranta minuti. La fermata utile è Bologna sulla metropolitana B, oppure i tram che risalgono viale Regina Margherita. A pochi minuti a piedi si trova Villa Torlonia, con la Casina delle Civette, che chiude bene la mattinata.

L’EUR

L’EUR è il quartiere costruito per un’esposizione universale che non si tenne mai, interrotta dalla guerra e completata nel dopoguerra con funzioni diverse. È il posto dove si va per capire che cosa Roma abbia fatto della propria antichità nel Novecento: strade larghissime, marmi bianchi, geometrie ripetute. L’edificio simbolo è il Palazzo della Civiltà Italiana, universalmente noto come Colosseo Quadrato, con le sue file di arcate identiche; poco lontano stanno il Palazzo dei Congressi e il laghetto con i ciliegi giapponesi, che in primavera è il punto più fotografato del quartiere.

L’EUR ospita anche musei che quasi nessun turista visita e che valgono il viaggio: il Museo delle Civiltà, che riunisce le collezioni preistoriche, etnografiche e delle tradizioni popolari, compreso il fondo dell’ex Museo Pigorini e quello dell’ex Museo delle arti e tradizioni popolari, e il Museo dell’Alto Medioevo. Orari e biglietti dei singoli musei vanno verificati sui rispettivi siti. Si arriva con la metropolitana B, fermate EUR Magliana, EUR Palasport e EUR Fermi, e anche con la linea Metromare che scende verso Ostia: il che permette di incastrare l’EUR nel rientro dalla giornata di Ostia, se si preferisce tenere il settimo giorno più leggero.

Come si incastrano in un giorno solo

Quattro quartieri in una giornata sono possibili solo usando bene la metropolitana e accettando di non entrare quasi da nessuna parte. Una sequenza che funziona: mattina al Coppedè e a Villa Torlonia, poi la linea B verso sud, pranzo al Mercato di Testaccio, pomeriggio fra il Monte dei Cocci, la Piramide e il Cimitero acattolico, e due fermate fino a Garbatella per il tramonto fra i lotti. L’EUR, il più lontano, conviene tenerlo separato e abbinarlo al rientro da Ostia.

Altri quartieri, se avanza tempo

Non sono gli unici. Trastevere si attraversa già nei primi giorni, ma la sua parte alta, quella che sale verso il Gianicolo, è un altro quartiere: la vista dal piazzale Garibaldi, la Fontana dell’Acqua Paola e San Pietro in Montorio con il Tempietto del Bramante. L’Aventino, con il Giardino degli Aranci, la basilica di Santa Sabina, il Roseto e il celebre buco della serratura della Villa del Priorato di Malta, è mezza giornata perfetta per chi vuole camminare piano. San Lorenzo, di fianco alla Sapienza, con la basilica di San Lorenzo fuori le mura e il monumentale Cimitero del Verano, è la Roma universitaria e notturna.

I musei che in tre giorni restano sempre fuori

Con sette giorni a Roma entrano finalmente in programma quattro musei che un itinerario breve sacrifica sempre, e che insieme raccontano l’arte romana meglio di qualsiasi altra combinazione: Palazzo Massimo alle Terme per la scultura e la pittura antica, la Centrale Montemartini per il cortocircuito fra archeologia e archeologia industriale, la Galleria Doria Pamphilj per la collezione privata più intatta della città e la Galleria Borghese per Bernini e Caravaggio. Nessuno dei quattro richiede più di due ore e mezza, e si possono distribuire nei pomeriggi liberi della settimana invece di ammassarli in un giorno.

Palazzo Massimo alle Terme

Palazzo Massimo alle Terme, sede del Museo Nazionale Romano a due passi da Termini, è aperto dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19, con biglietteria che chiude alle 18 e chiusura settimanale il lunedì. È il museo che quasi nessun turista di passaggio visita e che quasi tutti gli storici dell’arte indicano come il più importante di Roma per la scultura antica. Al secondo piano si trovano gli affreschi staccati dalla villa di Livia a Prima Porta, con il giardino dipinto che copre le quattro pareti di una sala interrata, e gli ambienti ricostruiti della Villa della Farnesina, riaperti nell’allestimento attuale nel 2010. Al piano terra e al primo ci sono i ritratti imperiali, il Pugile in riposo e il Discobolo Lancellotti. Il prezzo del biglietto non è stato verificabile su fonte ufficiale durante la preparazione di queste pagine e va controllato sul portale del museo.

Le altre tre sedi del Museo Nazionale Romano

Il Museo Nazionale Romano è diviso in quattro sedi, e le altre tre stanno tutte a poca distanza: Palazzo Altemps, vicino a piazza Navona, con le collezioni di scultura antica raccolte dalle grandi famiglie romane e il Trono Ludovisi; le Terme di Diocleziano, davanti a Termini, con la sezione epigrafica e il chiostro michelangiolesco; la Crypta Balbi, l’unico museo di Roma che spiega davvero come si passa dalla città antica a quella medievale scavando un solo isolato. Esiste storicamente un biglietto cumulativo valido per tutte e quattro le sedi per più giorni: importo e durata vanno verificati sul portale ufficiale, perché sono cambiati nel tempo. Chi ha una settimana ha il tempo materiale per usarlo davvero, cosa impossibile in un weekend.

Centrale Montemartini

La Centrale Montemartini, in via Ostiense 106, è aperta dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura e chiusura settimanale il lunedì; il 24 e il 31 dicembre chiude alle 14. È la prima centrale elettrica pubblica di Roma, e dal 1997 ospita una parte delle collezioni dei Musei Capitolini: statue greche e romane esposte davanti alle turbine e ai motori diesel, senza alcun tentativo di nascondere la macchina. L’effetto è uno dei più belli d’Europa. Il prezzo del biglietto non risulta pubblicato sulle pagine consultate e va verificato sul sito dei Musei in Comune o al numero del contact center comunale. Si arriva con la metropolitana B, fermata Garbatella, in cinque minuti a piedi: il che permette di abbinarla alla giornata dei quartieri.

Galleria Doria Pamphilj

La Galleria Doria Pamphilj, dentro il palazzo di famiglia su via del Corso, è aperta dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 19 con ultimo ingresso alle 18 e dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 20 con ultimo ingresso alle 19; è chiusa tutti i mercoledì, oltre che il 1 gennaio, a Pasqua e il 25 dicembre. Il biglietto intero costa 16 euro in biglietteria e 17 euro con prenotazione online, i minori di 12 anni e i visitatori con disabilità entrano gratuitamente, e l’audioguida in italiano, inglese, francese e spagnolo è inclusa nel prezzo fino a esaurimento degli apparecchi. La struttura indica una durata indicativa della visita di novanta minuti, senza limiti di permanenza. È una collezione privata ancora appesa come nel Settecento, con il ritratto di Innocenzo X di Velázquez in un gabinetto dedicato: il contrario esatto di un museo moderno.

Galleria Borghese

La Galleria Borghese è aperta dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19 con ultimo ingresso alle 17.45 e chiusura il lunedì; il biglietto intero costa 13 euro, di cui 11 euro di ingresso e 2 euro di diritto di prenotazione, il ridotto per i cittadini dell’Unione Europea fra i 18 e i 24 anni costa 2 euro più 2 di prenotazione, e l’ingresso delle 17.45 costa 8 euro, cioè 6 più 2. L’acquisto anticipato è obbligatorio, la visita è organizzata in turni di due ore e il numero massimo di visitatori per turno indicato dalla biglietteria ufficiale è di 180 persone. La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito, ma restano dovuti i diritti di prenotazione. Dentro ci sono l’Apollo e Dafne, il Ratto di Proserpina e il David del Bernini, e sei dipinti di Caravaggio. Intorno c’è Villa Borghese, con i giardini segreti, il Bioparco, il Museo Pietro Canonica e il Museo Carlo Bilotti.

Gli altri, se la settimana lo consente

Restano fuori dalla lista dei quattro, ma valgono: il Museo Etrusco di Villa Giulia, che è il museo etrusco più importante del mondo, a dieci minuti dalla Borghese; Palazzo Barberini e Palazzo Corsini, le due sedi della Galleria Nazionale d’Arte Antica, con un biglietto che storicamente le collega; il MAXXI di Zaha Hadid per il contemporaneo e la Galleria d’Arte Moderna comunale per il Novecento italiano; le Domus Romane di Palazzo Valentini per chi vuole un percorso multimediale sotto il livello stradale. E il Museo Napoleonico, il Museo Barracco e il Museo di Roma in Trastevere, tre musei piccoli e civici dove si entra senza coda.

La logistica di una settimana, che è un altro mestiere

Su sette giorni cambiano tre cose rispetto a un weekend: conviene un titolo di viaggio a tempo lungo invece dei biglietti singoli, bisogna lavare i vestiti, e la scelta dell’alloggio pesa molto di più perché si torna a dormire nello stesso posto sette volte. Sono i dettagli che decidono se la settimana è riposante o estenuante, e nessuno ne parla mai.

Abbonamenti ai mezzi: quando conviene la CIS

Il listino pubblicato dall’azienda dei trasporti di Roma indica il biglietto singolo BIT a 1,50 euro per cento minuti, il Roma 24 ore a 8,50 euro, il 48 ore a 15 euro, il 72 ore a 22 euro, la CIS, cioè la carta integrata settimanale, a 29 euro e l’abbonamento mensile personale a 35 euro. Il conto per una settimana si fa in un minuto: la CIS conviene rispetto ai biglietti singoli a partire dal ventesimo viaggio, cioè poco meno di tre corse al giorno, e conviene sempre rispetto alla somma di un 72 ore più biglietti sparsi. Chi resta otto giorni o più deve confrontare la CIS con l’abbonamento mensile, che a 35 euro costa solo sei euro in più e vale trenta giorni. Per le gite regionali esistono titoli dedicati: il BIRG giornaliero, indicato in una forbice fra 4 e 16,50 euro a seconda delle zone, e il BTR da tre giorni, fra 10,80 e 46,50 euro. Prima di acquistare conviene comunque verificare il prezzo aggiornato allo sportello, perché i listini cambiano.

Roma Pass, MIC Card e le altre tessere

La Roma Pass, nelle versioni da 48 e 72 ore, combina trasporto e ingressi e dà diritto a riduzioni in alcuni siti: il Parco archeologico dell’Appia Antica, per esempio, applica ai possessori della tessera 48 e 72 ore un ridotto di 4 euro sui biglietti da 8. Su sette giorni, però, una tessera da 72 ore copre meno della metà del soggiorno, e il calcolo va fatto con attenzione: spesso conviene di più la combinazione fra CIS per i trasporti e biglietti singoli comprati sui portali ufficiali. La MIC Card è un’altra cosa ancora: costa 5 euro e vale dodici mesi di ingressi nel sistema dei musei civici, ma è riservata a chi risiede o è domiciliato a Roma, quindi non è una carta da turista. Chi passa sette giorni in città e ha un domicilio dovrebbe verificarne i requisiti, perché a quel prezzo copre da sola Centrale Montemartini, Musei Capitolini e una ventina di altre sedi.

Il biglietto del Parco dell’Appia, il caso in cui la settimana vince

Esiste un titolo pensato esattamente per chi resta più giorni: il biglietto del Parco archeologico dell’Appia Antica costa 12 euro e vale sette giorni dalla data del primo accesso, con prenotazione obbligatoria per ciascun sito. Significa che si può fare Cecilia Metella un pomeriggio e Villa dei Quintili un altro giorno, senza dover comprimere tutto in una giornata da dieci chilometri a piedi. Chi torna spesso a Roma può valutare La Mia Appia Card, che costa 25 euro, è nominativa e vale un anno solare dal primo accesso con ingressi illimitati in tutti i siti del Parco, sempre previa prenotazione.

Le lavanderie

Al quarto o quinto giorno serve lavare, e in una città dove quasi nessuno ha l’asciugatrice la soluzione pratica è la lavanderia self service, che a Roma si trova in quasi tutti i quartieri residenziali: San Lorenzo, Testaccio, Pigneto, Prati, Trastevere, la zona di Termini. Il funzionamento è standard: si paga alla colonnina con monete o carta, un ciclo di lavaggio dura fra i venti e i trenta minuti e l’asciugatura altrettanto, quindi vanno messi in conto una novantina di minuti complessivi. Le tariffe variano molto da esercizio a esercizio e non ha senso indicare una cifra media. Chi alloggia in appartamento ha quasi sempre la lavatrice ma quasi mai l’asciugatrice, e a Roma i panni stesi sui balconi asciugano in poche ore da aprile a ottobre. Il servizio di lavanderia degli alberghi, a capo, costa una cifra sproporzionata: è la voce di spesa su cui si sbaglia più spesso.

Dove alloggiare per sette notti

Per un weekend la risposta è il centro storico, a qualunque costo. Per una settimana no. Su sette notti la differenza di prezzo fra il centro e un quartiere semicentrale ben servito diventa importante, e il vantaggio di dormire dentro il centro si riduce perché dal quarto giorno in poi si esce comunque dalla città. I criteri che contano sono tre: essere a meno di dieci minuti a piedi da una fermata della metropolitana A o B, essere raggiungibili da Termini senza cambi per il giorno di arrivo e partenza, e avere intorno una zona con negozi di alimentari e un paio di ristoranti veri. Quartieri che rispondono a tutti e tre i criteri sono Prati e Ottaviano sulla linea A, Monti e San Giovanni sulla stessa linea, Testaccio, Ostiense e Garbatella sulla linea B, e la zona di Bologna e Policlinico per chi non teme di essere un po’ fuori. Trastevere è bellissima ma non ha la metropolitana, e dopo sette giorni la cosa si sente.

Il ritmo sostenibile: la mezza giornata vuota

La regola che salva una settimana a Roma è programmare una mezza giornata senza niente. Non un giorno intero, che genera senso di colpa, ma un pomeriggio in cui non c’è biglietto, non c’è orario e non c’è niente da raggiungere: un parco, un mercato, una piazza, un bar. Il momento giusto è il quinto giorno, dopo l’uscita fuori porta. Villa Borghese, Villa Doria Pamphilj, che è il parco più grande di Roma, Villa Celimontana e Villa Ada esistono per questo. La seconda regola è non mettere mai due musei nello stesso giorno: la soglia oltre la quale non si guarda più nulla è di circa due ore e mezza di sale.

Il giorno di pioggia e il piano B

Fra novembre e marzo la probabilità di prendere almeno mezza giornata di pioggia è alta, e il piano B non è restare in albergo ma spostare una giornata al coperto: Palazzo Massimo con le altre sedi del Museo Nazionale Romano, che si raggiungono a piedi l’una dall’altra, i Musei Capitolini, collegati da una galleria sotterranea, oppure la Doria Pamphilj seguita dalle chiese del centro. Le catacombe con la pioggia sono la scelta peggiore; l’Appia e Ostia vanno rimandate.

Il calendario della settimana: chi chiude quando

Costruire una settimana a Roma senza guardare i giorni di chiusura significa perdere almeno una visita. La regola generale è che i musei statali e comunali chiudono il lunedì, ma le eccezioni sono tante e proprio i siti dei giorni 4 e 5 seguono calendari diversi.

Lunedì, martedì, mercoledì

Il lunedì chiudono la Galleria Borghese, Palazzo Massimo, la Centrale Montemartini, i siti del Parco dell’Appia Antica, le Catacombe di San Sebastiano e, di regola, i grandi siti statali. Restano aperti il Colosseo con Foro e Palatino, i Musei Vaticani e la Doria Pamphilj. Il martedì chiudono le Catacombe di Domitilla. Il mercoledì chiudono le Catacombe di San Callisto e la Galleria Doria Pamphilj, ed è anche il giorno dell’udienza generale in piazza San Pietro, che modifica gli accessi alla basilica. La domenica i Musei Vaticani sono chiusi tranne l’ultima del mese, quando l’ingresso è gratuito e la coda raddoppia.

La prima domenica del mese

La prima domenica di ogni mese l’ingresso è gratuito nei musei e nei parchi archeologici statali che aderiscono all’iniziativa ministeriale, compresi il Parco archeologico di Ostia Antica e la Galleria Borghese, dove però restano dovuti i diritti di prenotazione. È una buona notizia solo in apparenza: la gratuità porta folle enormi nei siti più noti, e in una settimana di sette giorni conviene usarla per i luoghi meno frequentati, per esempio Ostia o le sedi minori del Museo Nazionale Romano, lasciando il Colosseo a un giorno feriale a pagamento. Chi capita a Roma in quella domenica e ha già il biglietto prenotato per un sito statale dovrebbe verificare se conviene spostarlo.

Domande frequenti su una settimana a Roma

Sette giorni a Roma sono troppi?

Sette giorni a Roma non sono troppi: sono il primo formato in cui si riesce a uscire dal centro storico e a vedere l’Appia Antica, Ostia Antica e una gita fuori porta senza rinunciare ai monumenti principali. I primi tre giorni coprono il nucleo classico, dal quarto in poi si visitano luoghi che gli itinerari brevi tagliano sempre. Il rischio non è la noia ma la stanchezza: serve programmare almeno una mezza giornata senza biglietti e senza orari.

Quanto costa il biglietto delle Catacombe di San Callisto?

Il biglietto delle Catacombe di San Callisto, sulla via Appia Antica, costa 10 euro intero e 7 euro ridotto per i ragazzi fra i 7 e i 16 anni, con ingresso gratuito fino ai 6 anni compiuti. L’orario indicato dal sito ufficiale è dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17, con chiusura tutti i mercoledì. Si entra solo con visita guidata, in gruppi di almeno due persone, con partenze ogni trenta minuti e una durata di circa quaranta minuti. La prenotazione online è richiesta.

Quanto costa il biglietto del Parco archeologico dell’Appia Antica?

Il biglietto cumulativo del Parco archeologico dell’Appia Antica costa 12 euro interi e vale sette giorni dal primo accesso su tutti i siti del Parco, previa prenotazione. I biglietti singoli del Mausoleo di Cecilia Metella con Capo di Bove e di Villa dei Quintili con Santa Maria Nova costano 8 euro, ridotti a 4 con Roma Pass 48 o 72 ore. L’abbonamento annuale La Mia Appia Card costa 25 euro.

Quanto costa il biglietto della Galleria Borghese e va prenotato?

Il biglietto della Galleria Borghese costa 13 euro, cioè 11 euro di ingresso più 2 euro di diritto di prenotazione, e l’acquisto anticipato è obbligatorio. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19, chiuso il lunedì, e l’ingresso avviene per turni di due ore con un massimo indicato di 180 persone per turno. L’ingresso delle 17.45 costa 8 euro. La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito, ma i diritti di prenotazione restano dovuti.

Quanto costa una settimana di trasporto pubblico a Roma?

Una settimana di trasporto pubblico a Roma costa 29 euro con la CIS, la carta integrata settimanale indicata dal listino ufficiale dell’azienda dei trasporti, contro 1,50 euro del biglietto singolo da cento minuti, 22 euro del titolo da 72 ore e 35 euro dell’abbonamento mensile. La CIS conviene a partire da circa venti corse, cioè meno di tre al giorno, quindi per chi visita Roma sette giorni è quasi sempre la scelta migliore. I listini vanno comunque verificati al momento dell’acquisto.

Come si arriva a Ostia Antica da Roma?

A Ostia Antica si arriva con la linea Metromare, che è la ex ferrovia Roma Lido ridenominata il 1 gennaio 2022 e oggi gestita da ASTRAL per l’infrastruttura e da Cotral per il servizio, non più da ATAC. Si parte dalla stazione Porta San Paolo, attaccata alla fermata Piramide della metropolitana B, e si scende alla fermata Ostia Antica, a poche centinaia di metri dall’ingresso degli scavi. Il viaggio dura all’incirca mezz’ora. Orari, prezzo del biglietto degli scavi e giorno di chiusura vanno verificati sul sito del Parco.

Quale giorno della settimana è meglio dedicare a Tivoli?

Per Tivoli conviene scegliere un giorno fra martedì e sabato, perché i siti statali italiani chiudono di regola il lunedì e la domenica il servizio ferroviario e quello dei pullman regionali si dirada. Villa Adriana e Villa d’Este si visitano nello stesso giorno, cominciando da Villa Adriana all’apertura e salendo in paese per il pomeriggio. Orari e prezzi delle due ville vanno verificati sul portale del Ministero della cultura, perché il vecchio sito dedicato non è più attivo come sito culturale.

Una settimana a Roma è adatta ai bambini?

Una settimana a Roma è adatta ai bambini proprio perché permette di alternare: due giorni di monumenti, un giorno all’aperto sull’Appia Antica o a Ostia Antica, un pomeriggio al Bioparco di Villa Borghese o a Explora, il museo dei bambini. Le catacombe non sono consigliate ai più piccoli, perché la visita è guidata, al buio e senza possibilità di uscire prima. Il basolato antico dell’Appia e di Ostia è sconnesso e poco adatto ai passeggini: meglio lo zaino porta bambino.

Conviene noleggiare un’auto per una settimana a Roma?

Per una settimana a Roma l’auto non conviene, perché il centro è quasi tutto zona a traffico limitato, i parcheggi sono cari e la metropolitana copre gli spostamenti quotidiani. L’unica eccezione ragionevole è noleggiarla per la sola giornata dei Castelli Romani, dove i paesi non serviti dalla ferrovia, come Nemi e Rocca di Papa, si raggiungono altrimenti solo con i pullman regionali e con orari che nei festivi si diradano. In quel caso va messo in conto il traffico del rientro verso Roma nel tardo pomeriggio.

Un ultimo consiglio per chi ha sette giorni

La tentazione, con una settimana davanti, è riempirla. È l’errore più comune e il più facile da evitare: sette giorni pieni di visite producono la stessa stanchezza di tre, solo distribuita peggio. La settimana funziona se ha un’alternanza netta fra giornate dense e giornate lente, se le gite fuori porta non sono più di due, e se resta almeno un pomeriggio in cui non si va da nessuna parte. Roma non si finisce: si torna. Chi esce di qui con la sensazione di aver lasciato indietro qualcosa ha capito la città meglio di chi ha barrato tutte le caselle.

Chi lavora nel turismo e accompagna gruppi a Roma, o costruisce itinerari per conto terzi, trova su tourleaderpro.com strumenti pensati per il mestiere: gestione dei gruppi, materiali per le guide e organizzazione delle giornate di visita, che su un programma di sette giorni fanno la differenza fra un itinerario che regge e uno che si sfilaccia dal quarto giorno.

Chi invece sta pianificando il proprio viaggio in Italia e vuole capire come incastrare Roma con il resto del Paese, dai treni alle altre città, trova su italyplanner.com guide di pianificazione che affrontano proprio i problemi pratici di un viaggio lungo: spostamenti fra regioni, tempi realistici e scelta delle basi dove fermarsi più notti.

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