Mura aureliane

Le Mura aureliane si visitano nel punto in cui si conservano meglio, cioè al Museo delle Mura, dentro la porta monumentale di Porta San Sebastiano, in via di Porta San Sebastiano 18, 00179 Roma. L'ingresso al museo e alla passeggiata sul camminamento è gratuito. Gli orari sono da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 16.00, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; chiuso il lunedì, il 1° maggio e il 25 dicembre. Per informazioni, prenotazioni delle visite al camminamento e per chi ha diritto al titolo gratuito con la MIC card, il numero unico dei musei civici è 060608, attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00. Il museo accoglie un numero contenuto di visitatori alla volta e la permanenza è limitata, quindi conviene arrivare presto. Ci si arriva a piedi dal Circo Massimo o dalle Terme di Caracalla in un quarto d'ora scarso, oppure con gli autobus che percorrono viale delle Terme di Caracalla e viale Guido Baccelli; la stazione metro di riferimento è Circo Massimo, linea B. Chi preferisce inquadrare prima il tema in una cornice più ampia trova un buon punto di partenza nella pagina su Porta San Sebastiano, la porta piu imponente dell'intera cinta.

Confronta le esperienze a Roma

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Questo per la parte pratica. Il resto della pagina racconta che cosa siano davvero le Mura aureliane: la cinta che Roma si diede in fretta e furia sotto la minaccia dei barbari, la piu lunga muraglia urbana del mondo antico, diciannove chilometri di laterizio che hanno separato dentro e fuori per quasi sedici secoli, fino al colpo di cannone che il 20 settembre 1870 pose fine allo Stato pontificio.

Dove sono le Mura aureliane e come arrivarci

La domanda non ha una risposta sola, perche le Mura aureliane non sono un monumento puntuale ma un anello lungo quanto una passeggiata di mezza giornata. Corrono attorno al centro storico disegnando una figura irregolare che parte dal Muro Torto sopra Villa Borghese, scende verso Porta Pia e Porta Maggiore, taglia l'Esquilino, il Celio e l'Aventino, arriva alla Piramide e a Porta San Paolo, attraversa il Tevere e abbraccia Trastevere e il Gianicolo, per poi richiudersi risalendo verso il Pincio. Chi vuole vederle non deve cercare un ingresso: basta scegliere un tratto e camminarci accanto.

Come arrivare alle Mura aureliane

Il tratto piu visitabile, quello di Porta San Sebastiano con il suo museo, si raggiunge dalla metro B fermata Circo Massimo e poi a piedi lungo via di Porta San Sebastiano, una salita alberata di circa un chilometro che costeggia le Terme di Caracalla. Gli autobus che servono la zona passano su viale delle Terme di Caracalla. Chi punta invece al tratto orientale, quello di Porta Maggiore e dell'Anfiteatro Castrense a ridosso di Santa Croce in Gerusalemme, scende alla stazione Termini o prende i tram che convergono su Porta Maggiore. Il fronte occidentale, sul Gianicolo e a Trastevere, si esplora dalla parte di Porta San Pancrazio e di Porta Portese. In tutti i casi conviene portare scarpe comode: le mura si guardano camminando, non da ferme.

Orari e biglietto per le Mura aureliane a Porta San Sebastiano

Il Museo delle Mura, ospitato dentro la porta, apre da martedì a domenica dalle 10.00 alle 16.00 ed è a ingresso gratuito, camminamento compreso. Il lunedì è giorno di chiusura, insieme al 1° maggio e al 25 dicembre. La visita al tratto di camminamento che dalla porta arriva verso via Cristoforo Colombo si fa in gruppi contingentati e conviene verificare disponibilità e prenotazione al numero 060608. Non aspettatevi biglietterie, tornelli o code: qui si entra, si sale la scala interna della torre e ci si ritrova sul cammino di ronda, sospesi fra i tetti del quartiere e la campagna dell'Appia.

Mura aureliane
Mura aureliane

Che cosa sono le Mura aureliane

Le Mura aureliane sono la cinta difensiva che l'imperatore Aureliano fece costruire attorno a Roma fra il 270 e il 275 d.C. Nell'antichità misuravano circa 19 chilometri e racchiudevano una superficie di oltre milleduecento ettari: la piu lunga cinta muraria del mondo antico, e ancora oggi una delle meglio conservate. Il tracciato originario cingeva non solo i sette colli ma tutta la città cresciuta nei secoli dell'espansione, comprese le zone di là dal fiume. Oggi ne restano in piedi circa dodici chilometri e mezzo, con alcuni tratti in ottimo stato e altri ridotti a ruderi o inglobati negli edifici.

Per capire la novità di quest'opera bisogna ricordare che Roma, per quasi mezzo millennio, era vissuta senza mura vere. Le vecchie Mura serviane, tirate su nel VI secolo a.C. e rinforzate dopo il sacco dei Galli, difendevano solo il nucleo dei colli e da tempo erano state inghiottite dalla città che cresceva. La Roma imperiale, capitale di un mondo che arrivava dalla Britannia all'Eufrate, non aveva bisogno di bastioni: la sua difesa erano le legioni schierate sulle frontiere, lontanissime. Che la capitale tornasse a cingersi di muri, dopo tanti secoli, fu il segno piu evidente e piu drammatico di un impero che aveva smesso di sentirsi al sicuro.

Perché Aureliano costruì le Mura aureliane

Il III secolo fu per Roma un tempo di crisi profonda: imperatori che si succedevano nel giro di mesi, moneta svalutata, epidemie, pressione crescente sui confini. Nel 271 le tribù germaniche degli Alemanni e degli Iutungi sfondarono le difese del Nord e calarono in Italia. Aureliano, che regnava da appena un anno, fu inizialmente battuto presso Piacenza, in uno scontro che gettò il panico fino a Roma; poi riprese l'iniziativa e li sconfisse in due battaglie decisive, nei pressi di Fano e di Pavia, ricacciandoli oltre le Alpi. La minaccia era stata respinta, ma la lezione era chiara: un nemico era arrivato a poche giornate di marcia dall'Urbe, e la capitale era nuda.

Da quella paura nasce la decisione di cingere Roma di mura. Il progetto fu improntato alla massima velocità e alla massima economia: non un'opera di rappresentanza, ma uno strumento di difesa da erigere prima che il pericolo tornasse. La rapidità con cui la cinta fu completata, e certe soluzioni tecniche molto pratiche, fanno pensare che alla progettazione abbiano lavorato ingegneri militari piu che architetti di corte. D'altra parte, contro nemici capaci al massimo di una scorreria, un muro alto con porte robuste e un buon camminamento di ronda bastava e avanzava. E infatti, per oltre un secolo, nessun nemico osò davvero assediare Roma: il primo assedio vero arrivò solo nel 408, con Alarico.

Aureliano, l'imperatore che ordinò le Mura aureliane

Vale la pena spendere qualche riga su chi diede il nome a queste mura, perche fu uno dei personaggi piu straordinari della tarda antichità. Lucio Domizio Aureliano era nato intorno al 214 in Illirico, forse a Sirmio, da famiglia umile; fece carriera nell'esercito e arrivò al trono nel 270, in uno dei momenti piu neri della storia romana. In cinque anni scarsi di regno fece l'impossibile: riportò sotto Roma l'Oriente ribelle, sconfiggendo la regina Zenobia e smantellando il regno di Palmira nel 272, e riconquistò l'Occidente separatista, l'impero delle Gallie di Tetrico, nel 274. Per questo il Senato gli attribuì il titolo di Restitutor Orbis, restauratore del mondo. Nel 274 impose anche il culto del Sol Invictus come religione dello Stato, un tentativo di dare all'impero un collante spirituale unico.

Le mura di Roma sono soltanto una delle sue imprese, e forse la piu duratura: quando quasi tutto il resto della sua opera si è dissolto, i suoi bastioni sono ancora lì. Aureliano non fece in tempo a vederli finiti del tutto. Nel 275, mentre marciava verso Oriente per una campagna contro i Persiani, fu ucciso in una congiura di ufficiali del suo stesso stato maggiore, presso Caenophrurium in Tracia, ingannati da un segretario che aveva falsificato una lista di proscrizione. Il Senato lo divinizzò. La rifinitura definitiva della cinta toccò al suo successore Probo, verso il 279.

Come furono costruite le Mura aureliane

La fretta con cui si lavorò spiega molte cose che ancora oggi si vedono camminando lungo la cinta. Per non perdere tempo e denaro, i costruttori inglobarono nel tracciato tutto ciò che già esisteva e poteva fare da muro: edifici, tombe, acquedotti, un anfiteatro, una piramide. Circa un sesto dell'intero percorso, secondo gli studiosi, è fatto di strutture preesistenti riadattate. È un caso quasi unico di muraglia che divora la città che deve proteggere, e per questo le Mura aureliane sono anche uno straordinario campionario di architettura romana riutilizzata.

Mura aureliane
Mura aureliane

I numeri delle Mura aureliane

Nella loro forma originaria le mura erano alte circa sei metri e mezzo e spesse tre metri e mezzo, coronate da merli alti circa sessanta centimetri disposti ogni tre metri. La cortina in mattoni correva rettilinea, intervallata a distanza regolare da torri. Le fonti antiche e i rilievi descrivono una struttura fatta di 378 tratti di muro merlato, scanditi ogni trenta metri da 381 torri a pianta quadrata, con 14 porte principali oltre a numerose porte e passaggi secondari, e persino 116 latrine di servizio per i soldati di ronda. Solo ai fianchi delle porte si aprivano torri cilindriche, anche se non è chiaro se questa forma sia originaria o frutto dei restauri di Onorio.

Ogni torre era una piccola fortezza autonoma, con finestre laterali che permettevano di battere con il tiro tutto il tratto di muro fino alla torre successiva, da un lato e dall'altro, in modo da annullare i punti morti. Sulle torri erano collocate le baliste, macchine da lancio, forse fino a ottocento in tutto, concentrate nei punti piu esposti. In epoca successiva molte finestre da balista furono murate e sostituite da semplici feritoie, segno che la strategia difensiva cambiava con il cambiare delle minacce.

I monumenti inglobati nelle Mura aureliane

Camminando lungo la cinta si incontrano pezzi di Roma piu antica murati dentro la difesa. Il caso piu vistoso è l'Anfiteatro Castrense, il piccolo anfiteatro di età severiana che oggi sporge dal fianco delle mura all'altezza di Santa Croce in Gerusalemme: fu tagliato e chiuso per farne un bastione, e le sue arcate in laterizio disegnano ancora una curva elegante nel muro. C'è poi la Piramide di Caio Cestio, la tomba a forma di piramide di un magistrato del I secolo a.C., incastonata di fianco a Porta San Paolo e conservata proprio perche diventata parte del muro. E ci sono i grandi acquedotti, come quello che a Porta Maggiore fu monumentalizzato in una doppia porta di travertino. Le mura, insomma, hanno salvato dalla distruzione monumenti che altrimenti sarebbero spariti.

Anfiteatro castrense (Esquilino), visto fuori le Mura Aureliane
Anfiteatro castrense (Esquilino), visto fuori le Mura Aureliane

Le fasi delle Mura aureliane nel tempo

La cinta che vediamo oggi non è quella del 275: è il risultato di quasi milleseicento anni di rifacimenti, innalzamenti, crolli e restauri. Raccontarne le fasi, una per una, è il modo migliore per leggere il muro come si legge un libro.

Massenzio e il primo rinforzo

All'inizio del IV secolo, sotto Massenzio, le mura ricevettero i primi interventi di riassetto e rafforzamento. A lui si deve, in funzione anti-costantiniana, la predisposizione di un fossato davanti alla cinta, opera che forse fu poi completata proprio dal rivale vincitore, Costantino, dopo la battaglia di Ponte Milvio del 312. È il primo segno che le mura di Aureliano non bastavano piu così come erano.

Il grande rifacimento di Onorio

L'intervento piu radicale arrivò all'inizio del V secolo. Tra il 401 e il 403 circa, sotto l'imperatore Onorio e per opera del generale Stilicone, le mura furono quasi raddoppiate in altezza: dai sei-otto metri originari si passò a un'elevazione di dieci metri e mezzo e oltre, in certi punti fino a una quindicina. Il vecchio cammino di ronda scoperto fu trasformato in una galleria coperta, dotata di feritoie per gli arcieri, e sopra di essa si costruì un nuovo camminamento all'aperto, protetto da merli. Le torri furono alzate di un piano. È a questo raddoppio che si deve l'aspetto imponente che le mura hanno ancora oggi: quando le guardate alte come una casa di quattro piani, state guardando l'opera di Onorio, non quella di Aureliano.

La prova che il rinforzo servì venne pochi anni dopo. Nel 408 e poi nel 410 Alarico e i suoi Visigoti assediarono Roma; la città capitolò per fame e per tradimento, non perche le mura fossero state sfondate. E un secolo e mezzo dopo, durante la guerra gotica, fra il 537 e il 538, il generale bizantino Belisario difese Roma per conto dell'imperatore Giustiniano contro gli assalti ripetuti di Vitige, re degli Ostrogoti: le mura di Onorio ressero, e la difesa entrò nella leggenda.

I papi, i bastioni del Sangallo e Urbano VIII

Per tutto il Medioevo e l'età moderna le mura restarono la difesa di Roma, e i papi le tennero in efficienza. L'intervento piu importante fu quello del primo Cinquecento, quando Antonio da Sangallo il Giovane progettò, nel tratto meridionale poco lontano da Porta San Sebastiano, i bastioni del Sangallo: strutture basse e massicce, con orecchioni e piazzole, pensate per reggere l'urto dei cannoni e per ospitare l'artiglieria, in tutt'altra logica rispetto agli alti muri antichi. Restarono incompiuti, ma il tratto che ne rimane è uno dei brani di architettura militare rinascimentale piu interessanti della città. Verso la metà del Seicento papa Urbano VIII fece invece demolire il vecchio circuito che cingeva il Gianicolo per sostituirlo con una nuova cinta piu ampia, quella che ancora oggi porta il suo nome. Le mura, insomma, non hanno mai smesso di cambiare.

Il giro delle porte delle Mura aureliane

Le porte sono il modo migliore per orientarsi nella cinta: ognuna aveva il nome della strada consolare che vi usciva, e molte lo hanno cambiato nel Medioevo, prendendo quello di una chiesa o di un santo. Percorrerle in senso orario, partendo da nord, è come fare il giro completo della Roma murata.

Da Porta del Popolo a Porta Pia

Sul fronte settentrionale si apre la Porta Flaminia, oggi Porta del Popolo, da cui usciva la via Flaminia verso il Nord: era la porta con cui i viaggiatori del Grand Tour entravano in città, e la loro prima immagine di Roma. Seguono la Porta Pinciana, in cima a via Veneto, con le sue due torri cilindriche ben conservate; la Porta Salaria, demolita nell'Ottocento; e la Porta Nomentana, sostituita in epoca moderna dalla vicina Porta Pia, disegnata da Michelangelo come ultima sua opera architettonica e destinata a passare alla storia per ben altro motivo.

Da Porta Tiburtina a Porta Maggiore

Proseguendo verso est si incontra la Porta Tiburtina, aperta sotto un arco degli acquedotti augustei, e soprattutto la Porta Prenestina-Labicana, che tutti conoscono come Porta Maggiore: qui la cinta ingloba il maestoso doppio fornice in travertino che Claudio costruì per far passare due acquedotti sopra le strade, uno dei brani piu spettacolari di tutta la muraglia. Accanto, murato tra i binari, si conserva il curioso sepolcro del fornaio Eurisace.

Da Porta San Giovanni a Porta Metronia

Sul fronte meridionale dell'Esquilino e del Celio si aprivano la Porta Asinaria, la porticina antica affiancata da due torri rotonde attraverso cui, nel 536, entrarono a Roma le truppe di Belisario, e la piu tarda Porta San Giovanni, aperta nel Cinquecento per il traffico moderno accanto a San Giovanni in Laterano. Poco piu in là la Porta Metronia, oggi chiusa, e la piccola e raffinata Porta Latina, una delle meglio conservate, da cui usciva la via Latina.

Porta San Sebastiano, la piu monumentale

Sul lato dell'Appia si apre la porta piu grande e piu scenografica di tutta la cinta: la Porta Appia, diventata nel Medioevo Porta San Sebastiano dal martire sepolto poco fuori. Da lei usciva la regina delle strade, la via Appia, verso il Sud. È la porta che ospita il Museo delle Mura, e merita un capitolo a parte.

Da Porta Ardeatina a Porta San Paolo

Verso il Tevere si trovavano la Porta Ardeatina, oggi scomparsa e sostituita dal varco moderno dei bastioni del Sangallo, e la Porta Ostiense, cioè Porta San Paolo, la doppia porta ben conservata che sorge accanto alla Piramide Cestia, sulla strada che portava a Ostia e alla basilica di San Paolo.

Le porte di là dal fiume

Passato il Tevere, la cinta chiudeva Trastevere e il Gianicolo con la Porta Portuensis, sulla via per Porto, poi demolita e sostituita dalla seicentesca Porta Portese, e con la Porta Aurelia, oggi Porta San Pancrazio, in cima al Gianicolo, teatro nel 1849 dei combattimenti piu sanguinosi della Repubblica Romana. Piu a valle la piccola Porta Settimiana segnava l'accesso al cuore di Trastevere. Fu proprio per garantire l'acqua alla città assediata, oltre che per difendere un'area popolosa, che Aureliano scelse di far passare le mura anche sulla riva destra, comprendendovi Trastevere e il colle del Gianicolo.

Mura aureliane
Mura aureliane

Porta San Sebastiano e il Museo delle Mura

Se dovete vedere un solo pezzo delle Mura aureliane, sceglietelo qui. Porta San Sebastiano è la porta piu grande e piu alta della cinta, e per una fortuna felice ospita al suo interno il museo dedicato proprio alle mura di Roma. Si entra dalla porta, si sale, e si finisce a camminare sul muro.

La porta piu grande delle Mura aureliane

La porta si presenta oggi con un unico grande fornice, la facciata rivestita di travertino e due torri semicircolari ai lati, poggiate su un alto basamento in blocchi di marmo di riuso. È il frutto di piu fasi: la porta di Aureliano, a doppio arco, fu piu volte rialzata e rinforzata, in particolare sotto Onorio e poi nel VI secolo sotto Belisario e Narsete, fino ad assumere l'aspetto massiccio e turrito che ha adesso. Davanti alla porta, come un'anticamera monumentale, si conserva l'Arco di Druso: non un arco di trionfo, come vuole la tradizione popolare, ma un fornice che sosteneva la diramazione dell'acquedotto Antoniniano diretto alle Terme di Caracalla.

Il graffito dell'arcangelo Michele

C'è un dettaglio che quasi nessuno nota, e che da solo vale la salita. Sullo stipite interno della porta, inciso nel marmo, si vede un graffito che raffigura l'arcangelo Michele mentre trafigge il drago, accompagnato da un'iscrizione latina. Il testo ricorda che nel settembre del 1327, indizione undicesima, nel penultimo giorno del mese, festa di San Michele, gente straniera entrò in città e fu sconfitta dal popolo romano, essendo Jacopo de' Ponziani capo del rione. Dietro quelle righe c'è uno scontro reale: le milizie romane respinsero un tentativo di occupazione legato alle mire di Roberto d'Angiò, re di Napoli, sulla città. Un cittadino incise l'arcangelo a ricordo della vittoria, e da settecento anni quel graffito è ancora lì, a portata di mano di chi entra nel museo.

La porta abitata da Ettore Muti

La storia recente della porta è meno nobile ma altrettanto curiosa. Tra il 1940 e il 1943 Porta San Sebastiano fu ristrutturata su progetto dell'architetto Luigi Moretti e trasformata in studio-abitazione privata per il gerarca fascista Ettore Muti, segretario del partito. Le sale interne, i pavimenti, certe finiture che oggi il visitatore attraversa senza saperlo sono il residuo di quella singolare residenza dentro un monumento antico. Alla caduta del regime la porta tornò allo Stato, e nel 1990 vi fu allestito il Museo delle Mura.

Che cosa si vede nel Museo delle Mura

Il Museo delle Mura è piccolo e va preso per quello che è: non una collezione di capolavori, ma un percorso che spiega le mura mentre ci si sta dentro. Attraverso plastici, calchi, pannelli e disegni ricostruisce le fasi costruttive della cinta, dai serviani ad Aureliano, da Onorio ai bastioni moderni. Il vero pezzo forte, però, non è in una vetrina: è la possibilità di salire sul camminamento e percorrere un tratto delle mura dall'interno, vedendo la galleria coperta di Onorio, le feritoie, le torri, e affacciandosi da un lato sulla città e dall'altro sulla campagna dell'Appia.

Il camminamento e il crollo del 2001

Il tratto di camminamento che dal museo raggiunge i fornici di via Cristoforo Colombo, circa quattrocento metri, ha una storia recente movimentata. La sera del 15 aprile 2001 una porzione notevole delle mura, dodici metri fra le torri 7 e 8, crollò proprio in questo tratto. A cedere fu soprattutto la cortina in laterizio aggiunta da Innocenzo X fra il 1644 e il 1655, mai ben legata al nucleo antico di Aureliano e di Onorio e minata dalle infiltrazioni d'acqua. Lo stemma e l'iscrizione che ricordavano quel restauro seicentesco, dopo il crollo, furono ricoverati nel museo. L'amministrazione comunale ricostruì il tratto crollato fra il 2004 e il 2006 e riaprì al pubblico l'intera passeggiata sulle mura nel luglio del 2006. Oggi quel percorso è di nuovo agibile e resta l'unico modo per camminare a lungo dentro le mura di Aureliano.

I tratti percorribili oggi delle Mura aureliane

Oltre al camminamento coperto di Porta San Sebastiano, che è l'unico che si percorre dall'interno, la cinta si segue a lungo dall'esterno in diversi punti, e ognuno ha un carattere suo.

Da Porta San Sebastiano a Porta Ardeatina

Il tratto piu bello e piu integro è quello meridionale, fra Porta San Sebastiano e i bastioni del Sangallo. Qui il muro è alto, quasi ininterrotto, immerso nel verde, con le torri regolari che si susseguono e i grandi bastioni rinascimentali che spuntano all'improvviso. Si cammina lungo viale di Porta Ardeatina in un silenzio raro per Roma, con le Terme di Caracalla poco distanti.

Il tratto dell'Anfiteatro Castrense

All'estremità orientale, dietro Santa Croce in Gerusalemme, le mura inglobano l'Anfiteatro Castrense e piegano ad angolo formando uno degli scorci piu fotografati: le arcate in laterizio dell'anfiteatro che sporgono dal muro, il campanile romanico della basilica sullo sfondo, i giardini che oggi occupano l'area. È un pezzo di Roma fuori dai circuiti, dove non c'è quasi mai nessuno.

Il Muro Torto e il fronte del Pincio

Sul fronte settentrionale, il tratto detto Muro Torto, sotto le pendici del Pincio e di Villa Borghese, è famoso per essere sempre stato pericolante e mai crollato: la tradizione voleva che lo difendesse san Pietro in persona, e per secoli ai suoi piedi si seppellirono i reietti che non avevano diritto a sepoltura consacrata. Oggi il muro corre a strapiombo sopra il traffico di viale del Muro Torto, e lo si vede benissimo da sotto.

Una curiosità su Mura aureliane

La curiosità piu bella riguarda ciò che le mura hanno mangiato per costruirsi. Circa un sesto dell'intero circuito, cioè oltre tre chilometri, non è muro nuovo ma edifici preesistenti riadattati: case, tombe, magazzini, tratti di acquedotto, un intero anfiteatro e una piramide. Aureliano aveva fretta, e la fretta si trasformò in un gigantesco riciclo urbano. Il risultato è che, camminando lungo la cinta, si leggono le stratificazioni della città come in una sezione geologica: un pezzo di sepolcro qui, un arco di acquedotto lì, la curva di un anfiteatro poco piu in là. La Piramide di Caio Cestio, per dirne una, è arrivata intatta fino a noi proprio perche i costruttori la trovarono comoda come bastione e la murarono dentro la difesa. Senza le mura, oggi non avremmo una piramide romana in mezzo a Roma. C'è una piccola ironia in tutto questo: la muraglia che doveva difendere la città dai barbari è diventata, senza volerlo, la piu grande operazione di conservazione dell'antichità mai realizzata a Roma. Molti monumenti sopravvivono solo perche un ingegnere del III secolo decise che facevano risparmiare mattoni.

Una cosa che non ti dice nessuno su Mura aureliane

Quello che quasi nessuno spiega è che le mura alte e imponenti che oggi ammiriamo non sono opera di Aureliano. Aureliano costruì un muro robusto ma relativamente basso, sui sei metri e mezzo, pensato contro le scorrerie. L'aspetto da fortezza, con la doppia altezza, la galleria coperta di arcieri e il camminamento sopraelevato, è tutto merito del rifacimento di Onorio, oltre centoventi anni dopo, all'inizio del V secolo. In pratica, quando diciamo Mura aureliane, guardiamo per la maggior parte mura onoriane. Il muro di Aureliano è quello che sta sotto, i primi metri; tutto ciò che vedete sopra, la galleria con le feritoie e i merli, fu aggiunto per fronteggiare un pericolo ben piu grave di quello del III secolo, l'arrivo dei Goti. C'è di piu: molti tratti che sembrano antichi sono in realtà rifacimenti papali, seicenteschi o ottocenteschi, riconoscibili dal colore e dalla tessitura diversa dei mattoni. Imparare a distinguere il laterizio antico da quello moderno, camminando, è uno dei piaceri sottili di chi frequenta queste mura: il muro è un palinsesto, e ogni epoca ci ha scritto sopra la sua riga.

Il consiglio che ti do per visitare Mura aureliane

Il consiglio, dopo aver accompagnato molti gruppi da queste parti, è netto: non trattate le Mura aureliane come un monumento da spuntare in mezz'ora, ma come una passeggiata. Salite al Museo delle Mura di Porta San Sebastiano di prima mattina, quando apre alle dieci, perche accoglie pochi visitatori per volta e la luce sul travertino è migliore; fate il camminamento con calma; poi, invece di tornare indietro, scendete e proseguite a piedi lungo il tratto meridionale verso i bastioni del Sangallo e viale di Porta Ardeatina. È un chilometro di mura quasi ininterrotte nel verde, senza traffico, con le Terme di Caracalla a due passi. In un'ora e mezza avrete visto il meglio della cinta e capito come funzionava. Un avvertimento pratico: le mura si visitano male con il caldo e con la pioggia, perche gran parte del percorso è all'aperto e scoperto. La primavera e l'autunno sono le stagioni giuste. E portate scarpe robuste: il camminamento è antico, i gradini sono irregolari e non ci sono comodità. Chi ha poco tempo e vuole comunque un assaggio può limitarsi alla porta e all'Arco di Druso davanti, che si vedono da fuori gratuitamente in qualsiasi momento.

Mura aureliane
Mura aureliane

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il 20 settembre 1870 i Bersaglieri entrarono a Roma aprendo una breccia nelle mura presso Porta Pia, e che con quell'atto finì il potere temporale dei papi e Roma divenne capitale d'Italia. Quello che si cita di rado è che la breccia fu aperta proprio nelle Mura aureliane, e che quelle mura, in quel momento, avevano oltre milleseicento anni. La cinta costruita da Aureliano contro gli Alemanni difese Roma, ininterrottamente, dal III secolo fino a quel mattino di settembre: nessun'altra fortificazione urbana al mondo ha avuto una vita militare così lunga. Il muro contro cui spararono i cannoni piemontesi era lo stesso, ampliato e restaurato, che aveva respinto Vitige e i suoi Goti tredici secoli prima. C'è un dettaglio quasi commovente: le artiglierie ottocentesche ci misero ore a praticare quel varco largo pochi metri in una struttura antica ridotta ormai a scenografia. Il punto della breccia, poco a destra di Porta Pia lungo l'attuale corso d'Italia, è ancora segnato da una colonna e da una lapide, e la data, il XX Settembre, è diventata il nome di strade e piazze in tutta Italia. La lunghissima vita difensiva delle mura finì lì, in un colpo di cannone, dopo sedici secoli di servizio.

La foto giusta da fare a Mura aureliane

La fotografia che tutti tentano è la facciata di Porta San Sebastiano con l'Arco di Druso in primo piano: la si fa dal lato interno, cioè dalla città, mettendosi qualche metro dentro l'arco e inquadrando le due torri semicircolari che incorniciano il cielo. Con la luce del mattino il travertino diventa dorato e il contrasto con il laterizio scuro delle torri è perfetto. Ma la foto che vi porterete a casa e che nessuno ha, quella la trovate altrove: all'estremità orientale, dietro Santa Croce in Gerusalemme, dove le mura inglobano l'Anfiteatro Castrense. Lì le arcate curve dell'anfiteatro sporgono dal muro rettilineo, il campanile medievale della basilica spunta dietro, e nei giorni di cielo limpido la composizione, con il verde dei giardini in basso, non ha eguali in città. Un'alternativa piu sottile è dall'interno del camminamento coperto di Onorio: mettetevi in fondo alla galleria e fotografate la fuga delle feritoie che si rimpiccioliscono, con la luce che entra a lame. Evitate il mezzogiorno, che appiattisce tutto; cercate il primo mattino o l'ora che precede il tramonto, quando il sole radente rivela la tessitura dei mattoni e le mura smettono di essere uno sfondo e diventano una superficie viva.

Mura aureliane
Mura aureliane

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Poche pietre di Roma hanno visto tanti fatti decisivi quante le Mura aureliane. Ne scelgo alcuni, in ordine di tempo, perche sono la spina dorsale della storia della città.

Gli assedi dei Goti

Nel 408 e nel 410 Alarico e i Visigoti assediarono Roma davanti a queste mura; la città cadde per fame e per tradimento delle porte, non per sfondamento. Ancora piu drammatico fu l'assedio del 537-538, durante la guerra gotica: il generale bizantino Belisario, con una guarnigione ridotta, difese l'intero circuito contro gli attacchi ripetuti di Vitige e degli Ostrogoti, che tentarono di scalare le mura con torri mobili e di entrare per gli acquedotti. Le mura di Onorio ressero, e Roma restò bizantina.

La battaglia del 1327 a Porta San Sebastiano

Nel settembre del 1327 le milizie cittadine respinsero a Porta San Sebastiano un tentativo di occupazione legato alle mire angioine su Roma. La vittoria del popolo romano fu incisa nel marmo dello stipite, con l'immagine dell'arcangelo Michele e la data, ed è ancora leggibile oggi da chiunque entri nel museo.

La difesa della Repubblica Romana del 1849

Nella primavera del 1849 le mura tornarono a essere un fronte di guerra. I difensori della Repubblica Romana, guidati da Garibaldi, si opposero all'esercito francese venuto a restaurare il papa proprio sulla linea delle mura del Gianicolo, attorno a Porta San Pancrazio. I combattimenti furono durissimi e lasciarono segni che si vedono ancora nel muro crivellato di quella zona.

La breccia di Porta Pia

Il fatto piu noto è l'ultimo della loro vita militare: il 20 settembre 1870 l'artiglieria italiana aprì la breccia presso Porta Pia, i Bersaglieri entrarono, e il potere temporale dei papi finì. Dopo sedici secoli, le Mura aureliane avevano smesso di difendere Roma.

Chi è passato da Mura aureliane

Attraverso le porte di questa cinta è passata, letteralmente, tutta la storia di Roma. Dalla Porta Flaminia, oggi Porta del Popolo, entravano in città i pellegrini medievali e, secoli dopo, i grandi viaggiatori del Grand Tour: Goethe descrive il suo ingresso a Roma proprio da quella porta, nel 1786, come uno dei momenti della vita. Dalla Porta Appia, oggi San Sebastiano, uscivano ed entravano per secoli i traffici del Sud lungo la regina delle strade. Dalle mura, come difensori o come assedianti, sono passati alcuni dei protagonisti della storia europea: l'imperatore Aureliano che le volle, il generale Stilicone e l'imperatore Onorio che le raddoppiarono, il re goto Alarico che assediò la città, il bizantino Belisario che la difese per Giustiniano, il re ostrogoto Vitige che tentò invano di scalarle. In età moderna, sulle mura del Gianicolo, combatté Giuseppe Garibaldi nel 1849; e nel 1870 le varcò, per la breccia, l'esercito del nuovo Regno d'Italia. Persino il fascismo lasciò la sua traccia, con il gerarca Ettore Muti che fece di Porta San Sebastiano la propria abitazione. Pochi luoghi al mondo hanno visto sfilare, davanti e attraverso le proprie pietre, una tale processione di imperatori, re, generali, papi, pellegrini e artisti.

Le Mura aureliane con i bambini

Portare i bambini alle Mura aureliane funziona meglio di quanto si pensi, a patto di raccontarle come un castello vero e non come una lezione. Il camminamento coperto di Porta San Sebastiano ha tutto ciò che serve a colpire un bambino: la scala a chiocciola dentro la torre, le feritoie da cui spiare, il cammino di ronda in alto, l'idea che gli arcieri stessero proprio lì. Il museo è piccolo e si visita in poco tempo, i plastici aiutano a capire come funzionava la difesa, e l'ingresso gratuito toglie ogni ansia da biglietto sprecato se la visita dovesse durare poco. Attenzione però: il camminamento è antico, i gradini sono ripidi e irregolari e le protezioni sono quelle di un monumento, non di un parco giochi, quindi i piu piccoli vanno tenuti per mano. Fuori, il tratto meridionale nel verde è perfetto per una passeggiata con lo spazio per correre, e le Terme di Caracalla a due passi completano la mattinata. Il gioco che funziona sempre è la caccia al monumento nascosto: cercare, murati nella cinta, la piramide, le arcate dell'anfiteatro, gli archi degli acquedotti. Ai bambini piace scoprire che il muro si è mangiato mezza città.

Cosa c'è intorno alle Mura aureliane

Il tratto di Porta San Sebastiano è il punto di partenza ideale per una giornata nella Roma meridionale, la piu monumentale e la meno affollata. A pochi minuti a piedi ci sono le Terme di Caracalla, le terme imperiali meglio conservate della città, e l'inizio del Parco dell'Appia Antica, con il basolato originale, le tombe e gli acquedotti. Sull'altro versante, verso Porta San Paolo, si arriva in breve alla Piramide di Caio Cestio e al Cimitero acattolico, dove riposano Keats e Shelley, aperto proprio a ridosso delle mura nel 1821. Poco oltre c'è il quartiere di Testaccio, con il suo museo diffuso e la vita popolare che ancora resiste. Chi ha gambe e voglia può salire all'Aventino, con la basilica di Santa Sabina e il celebre giardino degli aranci. Lungo l'Appia, appena fuori, la basilica di San Sebastiano fuori le mura dà il nome moderno alla porta. Tutto questo entra in una giornata sola, con le mura a fare da filo conduttore.

Quando visitare le Mura aureliane

La stagione fa una differenza enorme, perche gran parte della visita è all'aperto. La primavera, da aprile a metà giugno, e l'autunno, da metà settembre a novembre, sono i periodi migliori: la luce è morbida, il verde intorno al tratto meridionale è al meglio, e il caldo non tormenta chi cammina sul camminamento scoperto. L'estate romana è dura da queste parti, senza ombra e senza ristoro; se venite in luglio o agosto, andate all'apertura delle dieci e finite entro mezzogiorno. L'inverno ha il vantaggio della solitudine e di certe giornate limpide bellissime per la fotografia, ma le giornate sono corte e il museo chiude presto, alle sedici. In estate, inoltre, ai piedi delle mura di Porta San Sebastiano si tiene ormai da anni una rassegna di cinema gratuito sotto le mura, che è forse il modo piu scenografico, e insieme piu romano, di vedere questi bastioni: illuminati di sera, con lo schermo acceso ai loro piedi.

Le leggende delle Mura aureliane

Un muro vecchio di sedici secoli non poteva non accumulare leggende, e le Mura aureliane ne hanno di bellissime. La piu nota riguarda il Muro Torto, il tratto pericolante sotto il Pincio: la tradizione racconta che, quando durante l'assedio dei Goti i difensori vollero rinforzarlo perche pareva sul punto di crollare, apparve san Pietro in persona a garantire che l'avrebbe difeso lui, e da allora quel muro storto e strapiombante non è mai caduto. Ai suoi piedi, per secoli, si diede sepoltura ai suicidi, ai giustiziati e a chi moriva senza sacramenti, ai margini della città dei vivi come della città dei morti. Un'altra tradizione, tenace, vuole che l'Arco di Druso davanti a Porta San Sebastiano fosse un arco trionfale eretto per le vittorie germaniche del figlio di Livia: gli studiosi hanno chiarito che si tratta invece di un fornice dell'acquedotto, ma il nome popolare è rimasto e resiste. E poi c'è il graffito dell'arcangelo Michele nella porta, che per secoli i romani hanno letto come un segno di protezione celeste sulla città. Sono storie che dicono una verità piu profonda dei fatti: per chi ci viveva accanto, le mura non erano solo pietra e calce, ma un confine sacro, il limite che separava la Roma cristiana dal mondo di fuori.

Perche le Mura aureliane sono un primato

Vale la pena fermarsi un istante sulla grandezza dell'impresa, perche i numeri, presi da soli, non rendono l'idea. Diciannove chilometri di muro, alto in origine sei metri e mezzo e poi raddoppiato, spesso tre metri e mezzo, con quasi quattrocento torri e quattordici porte monumentali, costruito in cinque anni scarsi da una città in piena crisi economica e politica: è uno sforzo che lascia storditi. Nessun'altra capitale antica si diede una cinta così lunga, e nessuna la mantenne in funzione tanto a lungo. Le mura di Costantinopoli, pur straordinarie, sono piu corte; quelle delle città romane di provincia non reggono il confronto. La cinta di Aureliano ha difeso Roma dal III al XIX secolo, ha visto passare l'impero, i Goti, i bizantini, i papi, i francesi, i piemontesi, e sta ancora in piedi per la maggior parte del suo percorso. Camminarci accanto significa toccare l'oggetto piu grande e piu antico che Roma abbia conservato quasi intero: non un tempio, non un arco, ma un muro lungo quanto una passeggiata, che ha racchiuso e protetto tutto il resto.

Di che cosa sono fatte le Mura aureliane

Guardare da vicino il muro, invece che da lontano, cambia il modo di capirlo. La tecnica costruttiva delle Mura aureliane è quella tipica dell'edilizia romana del periodo: un nucleo interno in calcestruzzo, fatto di scaglie di pietra e malta, rivestito su entrambe le facce da una cortina di mattoni, il cosiddetto opus latericium. I mattoni antichi sono sottili, larghi e di un rosso caldo, disposti in filari regolari con giunti di malta abbondante; molti recano ancora i bolli di fabbrica, il timbro che indicava la fornace e l'anno, e per gli studiosi sono come le pagine datate di un registro. Nei rifacimenti successivi la tessitura cambia: il laterizio medievale e papale è piu grosso e irregolare, quello dei restauri ottocenteschi e novecenteschi è di un rosso piatto e uniforme, riconoscibile a colpo d'occhio. Imparare a leggere queste differenze è quello che distingue chi passa davanti al muro da chi lo capisce. Dove Aureliano riutilizzò edifici preesistenti, poi, la cortina cambia del tutto: compaiono blocchi di tufo, marmi di spoglio, archi di travertino, interi frammenti di monumenti murati nella difesa. Il muro, in sostanza, non è mai uguale a se stesso per due tratti di seguito, e questa varietà è proprio ciò che lo rende affascinante da percorrere.

Le Mura aureliane oggi: conservazione e stato dei tratti

Delle mura antiche restano oggi circa dodici chilometri e mezzo, ma la loro condizione varia moltissimo. Alcuni tratti, come quello meridionale di Porta San Sebastiano o quello orientale dell'Anfiteatro Castrense, sono in buono stato e godono di manutenzione e sorveglianza. Altri sono fragili: la cinta corre spesso addossata a strade trafficate, a proprietà private, a giardini, e in piu punti è minacciata dalle infiltrazioni d'acqua, dalla vegetazione infestante e dall'inquinamento. Il crollo del 2001 a Porta San Sebastiano ricordò a tutti che si tratta di una struttura antica e vulnerabile, non di una scenografia indistruttibile. Negli ultimi anni la Sovrintendenza Capitolina ha promosso un progetto di conoscenza e valorizzazione dell'intero circuito, con l'idea di renderlo un percorso continuo e leggibile: un anello verde e archeologico che accompagni chi cammina lungo tutta la cinta. È un cantiere lungo, che procede a tratti, ma la direzione è quella giusta. Chi visita le mura oggi, insomma, guarda un monumento vivo, sottoposto a cure e a rischi, non un reperto congelato. Ed è forse questa la loro forza: continuano a raccontare Roma proprio perche continuano a invecchiare con lei.

Domande veloci su Mura aureliane

Quanto sono lunghe le Mura aureliane?

Nell'antichità misuravano circa 19 chilometri, la piu lunga cinta muraria del mondo antico. Oggi se ne conservano circa dodici chilometri e mezzo, alcuni tratti integri e altri ridotti a ruderi o inglobati negli edifici.

Quando furono costruite le Mura aureliane?

Tra il 270 e il 275 d.C. per volere dell'imperatore Aureliano, con la rifinitura conclusa sotto Probo intorno al 279. Furono poi quasi raddoppiate in altezza sotto Onorio, all'inizio del V secolo.

Perche si chiamano aureliane?

Dal nome dell'imperatore Aureliano, che ne ordinò la costruzione dopo che l'invasione degli Alemanni del 271 aveva mostrato quanto Roma fosse indifesa.

Si possono visitare le Mura aureliane?

Sì. Il punto migliore è il Museo delle Mura, dentro Porta San Sebastiano, da cui si sale sul camminamento e si percorre un tratto della cinta. Molti altri tratti si costeggiano liberamente dall'esterno.

Quanto costa entrare al Museo delle Mura?

L'ingresso è gratuito, camminamento compreso. Per la visita guidata al tratto verso via Cristoforo Colombo conviene verificare disponibilità e prenotazione al numero 060608.

Quali sono gli orari del Museo delle Mura?

Da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 16.00, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Chiuso il lunedì, il 1° maggio e il 25 dicembre.

Come si arriva a Porta San Sebastiano?

Con la metro B fino a Circo Massimo e poi a piedi lungo via di Porta San Sebastiano, circa un chilometro in salita accanto alle Terme di Caracalla, oppure con gli autobus di viale delle Terme di Caracalla.

Serve prenotare per visitare le Mura aureliane?

Per il museo e il camminamento base di norma non serve, ma i posti sono contingentati; per le visite guidate al tratto lungo del camminamento la prenotazione al 060608 è consigliata.

Quanto dura la visita alle Mura aureliane?

Il museo e il camminamento si vedono in circa un'ora. Aggiungendo una passeggiata lungo il tratto meridionale nel verde si arriva comodamente a un'ora e mezza o due.

Le Mura aureliane sono accessibili in sedia a rotelle?

Il camminamento e le torri hanno scale antiche ripide e non sono adatti a chi ha difficoltà motorie. Il piano terra della porta e la vista esterna delle mura restano invece fruibili. Per informazioni sull'accessibilità conviene chiamare il 060608.

Quante porte avevano le Mura aureliane?

Quattordici porte principali, oltre a numerose porte e passaggi secondari. Molte esistono ancora, spesso con il nome cambiato nel Medioevo, come Porta del Popolo, Porta Maggiore, Porta San Sebastiano e Porta San Paolo.

Perche le Mura aureliane sono così alte?

L'altezza attuale, oltre dieci metri in molti tratti, non è quella originaria di Aureliano ma il risultato del raddoppio voluto da Onorio all'inizio del V secolo, con una galleria coperta per gli arcieri e un camminamento sopraelevato.

Che cos'è l'Arco di Druso davanti a Porta San Sebastiano?

Non è un arco di trionfo, come si crede, ma un fornice che sosteneva la diramazione dell'acquedotto Antoniniano diretto alle Terme di Caracalla. Fa da anticamera monumentale alla porta.

Dove fu aperta la breccia del 1870?

Nelle Mura aureliane, poco a destra di Porta Pia, lungo l'attuale corso d'Italia. Il punto è segnato da una colonna commemorativa e ricordato ogni 20 settembre.

Che cosa sono i bastioni del Sangallo?

Sono fortificazioni basse e massicce progettate da Antonio da Sangallo il Giovane nel primo Cinquecento, nel tratto meridionale vicino a Porta San Sebastiano, per adattare le mura all'uso dei cannoni. Restarono incompiute.

Le Mura aureliane sono adatte ai bambini?

Sì, se raccontate come un castello. Le feritoie, la scala nella torre e il camminamento colpiscono i piu piccoli, e l'ingresso gratuito toglie ogni pressione. I gradini antichi vanno però affrontati con prudenza.

Che differenza c'è tra Mura aureliane e Mura serviane?

Le Mura serviane sono molto piu antiche, del VI secolo a.C., e cingevano solo i sette colli; ne restano pochi tratti, per esempio vicino a Termini. Le Mura aureliane, del III secolo d.C., sono immensamente piu lunghe e racchiudevano l'intera città cresciuta nei secoli.

Si può camminare su tutte le mura?

No. Dall'interno si percorre solo il tratto del camminamento di Porta San Sebastiano. Il resto della cinta si segue camminando dall'esterno lungo le strade che la costeggiano, come nel bel tratto fra Porta San Sebastiano e Porta Ardeatina.

Qual è il tratto piu bello delle Mura aureliane?

Per stato di conservazione e atmosfera, quello meridionale fra Porta San Sebastiano e i bastioni del Sangallo, nel verde e senza traffico. Per uno scorcio unico, quello orientale dove le mura inglobano l'Anfiteatro Castrense dietro Santa Croce in Gerusalemme.

Fino a quando le Mura aureliane hanno difeso Roma?

Fino al 20 settembre 1870: per oltre sedici secoli, dall'epoca di Aureliano alla breccia di Porta Pia, sono state la difesa della città, un record senza paragoni tra le fortificazioni urbane.

Se dovessi lasciarvi con un solo pensiero, è questo: le Mura aureliane non sono uno sfondo, sono il libro mastro di Roma. Ci hanno scritto sopra Aureliano e Onorio, i papi e i Sangallo, Garibaldi e i Bersaglieri, e persino un gerarca fascista che ci mise casa. Andateci con il tempo per leggerle, e vi accorgerete che sedici secoli di storia si condensano in pochi metri di mattoni. Cominciate da Porta San Sebastiano, salite sul camminamento, e poi camminate: è il modo giusto di frequentare un muro che ha visto tutto.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoLe Mura aureliane sono la cinta muraria costruita a Roma tra il 270 e il 275 da Aureliano per difendere la Capitale dagli Alemanni che avevano invaso l’Italia.
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