Campidoglio
Il Campidoglio è il colle di piazza del Campidoglio 1, a 00186 Roma, alle spalle di piazza Venezia: ci si sale a piedi dalla Cordonata che parte da piazza d'Aracoeli, e sui tre lati della piazza si aprono il Palazzo Senatorio, sede del Comune di Roma, il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo, che insieme ospitano i Musei Capitolini. I musei sono aperti tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; il 24 e il 31 dicembre l'orario si accorcia alle 9.30-14.00, il primo gennaio va dalle 11.00 alle 20.00, e le due chiusure annuali sono il primo maggio e il 25 dicembre. Il biglietto dipende dalle mostre in corso: fino al 6 settembre 2026, con le mostre Vasari e Angeli comprese, l'intero per i non residenti è 20,50 euro e il ridotto 15 euro; dal 7 settembre al primo novembre 2026, con la sola mostra Angeli, l'intero scende a 16,50 euro e il ridotto a 11 euro. La Capitolini Card, valida sette giorni per i Musei Capitolini e la Centrale Montemartini, costa 15,50 euro intero e 11,50 ridotto. Dal 2 febbraio 2026 l'ingresso è gratuito per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana esibendo la carta d'identità in biglietteria, e per tutti la prima domenica del mese. Il preacquisto online ha un diritto di prevendita di 1 euro e i biglietti preacquistati non sono rimborsabili né modificabili; il call center per informazioni e prenotazioni di gruppo è il 060608, attivo dalle 9.00 alle 19.00. La piazza, la Cordonata e il belvedere del Palazzo Senatorio sono sempre accessibili e gratuiti: si paga solo per entrare nei musei.
Musei Capitolini: biglietto salta-coda
La terrazza del Campidoglio guarda i Fori dall'alto: da vedere verso sera, quando la luce e bassa.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Chi vuole inquadrare il colle dentro il resto della città può partire dalla pagina delle attrazioni turistiche di Roma e poi tornare qui, perché il Campidoglio non è una tappa isolata: è il perno attorno a cui ruotano il Foro, i Mercati di Traiano e piazza Venezia.

Dove si trova il Campidoglio e come ci si arriva
Il colle è il più basso e il più piccolo dei sette, e proprio per questo confonde: chi arriva da piazza Venezia lo vede come una quinta teatrale in cima a una rampa, non come una collina. Eppure le quote parlano chiaro. La sommità settentrionale, l'Arx, dove oggi sorge la basilica di Santa Maria in Aracoeli, tocca i 48 metri sul livello del mare. La sella centrale, l'Asylum, che corrisponde all'attuale piazza del Campidoglio, si ferma a 35,9 metri. La sommità meridionale, il Capitolium propriamente detto, dove è il Palazzo Caffarelli, arriva a 44,7 metri. Tredici metri di dislivello fra i due corni del colle: pochi, ma sufficienti a dare all'insieme la forma di una sella, e a spiegare perché per secoli si sia parlato di due cime distinte e non di una sola.
L'indirizzo esatto e le tre salite al Campidoglio
L'indirizzo dei musei è piazza del Campidoglio 1, 00186 Roma. Le vie di salita sono tre e non si equivalgono. La prima è la Cordonata michelangiolesca, che parte da piazza d'Aracoeli: gradini bassissimi e in pendenza, pensati per essere risaliti anche a cavallo, ed è la salita che va fatta la prima volta, perché è quella per cui la piazza è stata progettata. La seconda è la scalinata dell'Aracoeli, alla sinistra della Cordonata, ripidissima e diretta alla basilica: è un'altra cosa, e la si affronta solo se si vuole la chiesa. La terza è via delle Tre Pile, la strada carrabile che sale con curve larghe dal lato di piazza d'Aracoeli e arriva a piazzale Caffarelli: è l'unica praticabile con una carrozzina o con un passeggino pesante, e conviene ricordarsela.
Bus e tram per il Campidoglio
Il nodo di riferimento è piazza Venezia, a duecento metri dai piedi della Cordonata. Le linee di superficie che l'ATAC indica sull'area, con le variazioni di fermata legate al cantiere della stazione Venezia della metro C, comprendono la 30, la 40, la 46, la 60, la 62, la 63, la 64, la 70, la 80, la 81, la 87, la 119, la 170, la 628, la C3 e la H, oltre alle notturne N5, N8, N11, N90, N201, N543, N716, N904 e N913. Il tram 8, che risale da Casaletto e da Trastevere, ha il capolinea a Venezia. Poiché il cantiere della metro C sposta e sopprime fermate a intervalli, conviene controllare la fermata esatta sul sito ATAC il giorno stesso: la linea giusta non basta, serve il palo giusto.
La metropolitana e il cantiere di piazza Venezia
Non esiste, oggi, una fermata di metropolitana al Campidoglio. La più vicina è Colosseo, sulla linea B, da cui si risale via dei Fori Imperiali per circa un chilometro con il Colosseo alle spalle e i Fori a destra e a sinistra: quindici minuti a passo turistico, ed è una delle passeggiate più belle d'Europa, quindi il chilometro non pesa. La stazione Venezia della metro C è in costruzione e il suo cantiere occupa una parte della piazza sottostante. Chi arriva in treno a Termini può prendere il 40 o il 64 e scendere a piazza Venezia: sono le due linee più dirette, e anche le più affollate.
Arrivare al Campidoglio in auto, in taxi o con una carrozzina
Il colle è dentro la zona a traffico limitato del centro storico: chi non ha permesso non entra, e i varchi elettronici non perdonano. Il taxi arriva fino a piazza d'Aracoeli e, se si chiede, sale per via delle Tre Pile fino a piazzale Caffarelli. Chi ha il contrassegno per disabili può salire in auto per via delle Tre Pile, dove sono riservati alcuni stalli. I tre percorsi accessibili in carrozzina verso la piazza sono, secondo il museo, quello da piazza dell'Ara Coeli per via delle Tre Pile, quello da piazza della Consolazione per via di Monte Tarpeo e quello da via San Pietro in Carcere: sono tutte salite, e tutte richiedono una spinta.
Il Campidoglio in un colpo d'occhio: che cosa si visita e quanto tempo serve
La prima domanda che mi fanno i gruppi, sempre, è quanto tempo ci vuole. Rispondo con tre misure. Per la sola piazza, con la Cordonata, i Dioscuri, la pavimentazione e il belvedere sul Foro dietro il Palazzo Senatorio, bastano quaranta minuti e non serve un biglietto. Per una visita onesta dei Musei Capitolini, cioè i due palazzi e il Tabularium senza correre, servono tre ore. Per una visita completa, con la Pinacoteca guardata sala per sala, il Medagliere e una sosta alla terrazza, si arriva a cinque. Il pubblico medio programma un'ora e mezza e poi resta dentro il doppio: è il museo più sottovalutato di Roma in termini di tempo necessario, e lo dico dopo averlo visto succedere centinaia di volte.
La sequenza logica della visita è questa: si entra dal Palazzo dei Conservatori, si percorre l'Appartamento dei Conservatori e le sale archeologiche, si scende alla Galleria Lapidaria e si passa nel Tabularium, si risale nel Palazzo Nuovo, e si chiude tornando indietro nella Pinacoteca, all'ultimo piano dei Conservatori. Chi inverte l'ordine arriva alla Pinacoteca esausto e la attraversa in dieci minuti: è l'errore più comune, e costa il Caravaggio.
Biglietti, orari e gratuità dei Musei Capitolini al Campidoglio
Quanto costa entrare ai Musei Capitolini
Il sistema tariffario dei musei civici romani è cambiato il 2 febbraio 2026, e il cambiamento è profondo. Da quella data l'ingresso a tutti i musei e alle aree archeologiche del Sistema è gratuito per le cittadine e i cittadini residenti a Roma e nella Città Metropolitana, che devono solo mostrare la carta d'identità in biglietteria. Riguarda i Musei Capitolini, i Mercati di Traiano, il Museo dell'Ara Pacis, la Centrale Montemartini, il Museo di Roma, la Galleria d'Arte Moderna, i Musei di Villa Torlonia, il Museo Civico di Zoologia e altri siti. Nello stesso movimento cinque musei prima gratuiti sono diventati a pagamento per i non residenti, con tariffa di 7,50 euro intero e 6 euro ridotto: il Museo Barracco, il Museo Carlo Bilotti, il Museo Pietro Canonica, il Museo Napoleonico e la Villa di Massenzio.
Per i non residenti la tariffa dei Capitolini varia con le mostre ospitate. Fino al 6 settembre 2026 il biglietto integrato con le mostre Vasari e Roma e Angeli costa 20,50 euro intero e 15 euro ridotto. Dal 7 settembre al primo novembre 2026, quando resta la sola mostra Angeli, si scende a 16,50 euro intero e 11 euro ridotto. La mostra su Diego Rivera, dal 9 giugno al 13 dicembre 2026, ha un biglietto proprio di 15 euro intero e 13 euro ridotto. Le videoguide costano 6 euro, le audioguide 4 euro, la versione per bambini dai sei ai dodici anni sempre 4 euro, le radioguide per gruppo 18 euro. Poiché le tariffe si muovono con il calendario espositivo, il prezzo del giorno va letto sul sito ufficiale del museo prima di partire.
Le gratuità e le riduzioni al Campidoglio
L'ingresso è gratuito per tutti la prima domenica del mese. È gratuito per i minori di sei anni, per le persone con disabilità e un accompagnatore, per le guide turistiche e gli interpreti dell'Unione europea in possesso di licenza, per i soci ICOM e ICOMOS, per i docenti e gli studenti universitari dell'Unione europea di alcuni corsi, per le scolaresche con i loro insegnanti, per i giornalisti con tesserino professionale e, dal febbraio 2026, per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana. Il ridotto spetta ai non residenti fra i sei e i venticinque anni, ai docenti di ruolo delle scuole statali e comunali, ai titolari della Bibliocard, ai gruppi di almeno venti persone e agli abbonati annuali ATAC e Metrebus. C'è poi una riduzione del cinquanta per cento per i non residenti tutti i mercoledì nelle ultime due ore di apertura: se il budget conta più della calma, quello è il momento.
La MIC Card e la convenienza reale
La Roma MIC Card costa 5 euro e dà accesso gratuito e illimitato per dodici mesi al Sistema Musei di Roma Capitale. Ha senso per chi vive o studia a Roma, non per il visitatore di passaggio. Con la gratuità introdotta per i residenti nel febbraio 2026 il suo peso è cambiato, e conviene verificare sul sito ufficiale a chi sia oggi rilasciata e che cosa comprenda: le regole di un abbonamento cambiano più in fretta di un orario.
Serve prenotare per i Musei Capitolini?
Per il visitatore singolo la prenotazione non è obbligatoria: si compra alla biglietteria del Palazzo dei Conservatori e si entra. Il preacquisto online, con un euro di diritto di prevendita, serve solo a saltare la fila della cassa, che nei giorni pieni è comunque molto più corta di quella dei Musei Vaticani. Per i gruppi da undici a venticinque persone la prenotazione è gratuita e si fa al 060608; per le scuole è obbligatoria e gratuita. Se qualcuno vi propone un canale di acquisto diverso, sappiate che il museo autorizza un rivenditore online indicato sul proprio sito ufficiale, e che quello è l'unico da usare.
La forma del colle: Arx, Asylum e Capitolium
Per capire il Campidoglio bisogna smontarlo in tre parti. Una sella, l'Asylum, separava la sommità settentrionale, l'Arx, da quella meridionale, il Capitolium propriamente detto. L'Arx era la rocca, il punto di guardia e di auspicio; il Capitolium ospitava il tempio più importante della città; la sella in mezzo, detta anche inter duos lucos, cioè fra i due boschi sacri, era lo spazio dell'asilo, il luogo dove secondo la tradizione Romolo accolse fuggiaschi e senza patria per popolare la sua città nuova. Quella sella, spianata e ridisegnata, è la piazza su cui oggi camminiamo.
La posizione spiega tutto il resto. Il colle sorge fra la pianura del Foro Romano e il Tevere, in prossimità del guado dell'Isola Tiberina: controllare quel punto significava controllare l'attraversamento del fiume e lo sbocco della via del sale. Per questo il Campidoglio fu l'acropoli della città, e per questo non fu mai un quartiere residenziale come il Palatino o l'Aventino: era il luogo del culto e del potere, non della vita quotidiana.
La Rupe Tarpea, la propaggine che tutti cercano e pochi trovano
Una propaggine della sommità meridionale, la Rupe Tarpea, era il luogo da cui venivano precipitati i traditori. È la parte del Campidoglio che i visitatori chiedono più spesso e trovano meno facilmente, perché il livello del terreno moderno ha addolcito il salto e perché il punto esatto è discusso da secoli. Il tratto di rupe è visibile dal lato di via di Monte Tarpeo e dal giardino che si affaccia sul Foro Boario: chi si aspetta un precipizio resta deluso, chi si aspetta un luogo di supplizio capisce che il salto, dall'alto della rupe antica, era più che sufficiente. Il nome viene da Tarpeia, la vestale che secondo la tradizione tradì i Romani aprendo la rocca ai Sabini, e la coincidenza fra il nome della traditrice e il nome del luogo dei traditori è uno di quei corti circuiti su cui la memoria romana ha lavorato per secoli.

Il Campidoglio nell'età protostorica e nell'età regia
Saturno, Ercole e i primi abitanti del colle
Secondo la tradizione romana il primo insediamento sul colle fu fondato dal dio Saturno, al quale era dedicato un tempio, e vi furono accolti i Greci guidati da Ercole. È mito, non cronaca, e va detto: nessuno può datare una fondazione divina. L'archeologia però conferma che il colle fu abitato almeno dall'età del bronzo, e lo conferma con materiali concreti, cioè con le ceramiche rinvenute ai piedi del rilievo, nell'area di Sant'Omobono e nello scavo presso il cosiddetto Giardino Romano, cioè proprio sotto l'attuale Esedra di Marco Aurelio. Chi entra nei Musei Capitolini e guarda i resti in muratura sotto il pavimento sta guardando la parte più antica della stratigrafia romana esposta al pubblico.
Tito Tazio, Tarquinio Prisco e il teschio che diede il nome al colle
Tacito scrive che il Campidoglio, come il sottostante Foro Romano, fu aggiunto alla Roma quadrata di Romolo da Tito Tazio, il re sabino che regnò insieme a lui. Altri lavori sul monte sono attribuiti a Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, cui la tradizione assegna la costruzione dell'ingresso trionfale. Il racconto più celebre riguarda però un ritrovamento. Durante gli scavi per le fondazioni del tempio capitolino fu trovato un teschio umano, e l'indovino Caleno ne trasse la profezia che Roma sarebbe divenuta la prima città dell'universo. Il teschio fu attribuito ad Aulo Vipsania, o Vibenna, uno dei compagni dell'eroe Mastarna, cioè Servio Tullio; l'altro compagno era il fratello Celio Vipsania. Da quel caput Auli, la testa di Aulo, si è ipotizzato derivi il nome Capitolium e quindi Campidoglio. È un'etimologia antica e affascinante, tramandata dalle fonti latine, e va presa per quello che è: una spiegazione romana del nome, non una prova linguistica moderna.
Tarpeia e la presa della rocca
Al Campidoglio è legato il racconto della presa della rocca da parte dei Sabini. Guidati da Tito Tazio, i Sabini attaccarono i Romani per vendicare il ratto delle loro donne. Presero la rocca grazie al tradimento di Tarpeia, e impegnarono i Romani in una guerra che finì soltanto per l'intervento delle donne rapite, ormai spose e madri dei Romani, che si gettarono fra i due eserciti. È una delle scene fondative della città, e la si ritrova affrescata cinque metri sopra la testa dei visitatori nella Sala degli Orazi e Curiazi: il Ratto delle Sabine dipinto dal Cavalier d'Arpino fra il 1635 e il 1636. Il Campidoglio racconta la propria origine sulle pareti della stanza in cui il Comune di Roma riceve ancora oggi i capi di Stato.
Il Campidoglio in età repubblicana
L'occupazione di Appio Erdonio
Nel 460 avanti Cristo il colle fu occupato dai quattromila armati del sabino Appio Erdonio, che con quel colpo di mano tentò di farsi padrone della città. Erdonio resistette quattro giorni e fu infine vinto, catturato e ucciso dai Romani guidati dal console Valerio Publicola, che morì anche lui in seguito ai combattimenti. Dopo la guerra contro i Sabini, Campidoglio e Quirinale furono inseriti stabilmente nella città. È un episodio che vale la pena tenere a mente quando si guarda la piazza rinascimentale: il colle era una posizione militare, e per prenderlo bastavano quattromila uomini decisi.
Il Clivus Capitolinus e l'auguraculum
L'antica via di accesso carrozzabile era il Clivus Capitolinus, continuazione della Via Sacra, che iniziava nei pressi del tempio di Saturno. Un tratto notevole è ancora visibile dopo il portico degli Dei Consenti; più avanti la strada è franata insieme a gran parte delle pendici meridionali del colle. Proseguiva probabilmente in linea retta, per poi girare e sboccare davanti al tempio di Giove. Su questa strada saliva il corteo trionfale, e su questa strada il trionfatore percorreva gli ultimi metri della sua giornata di gloria.
Antichissimo era l'auguraculum, il recinto augurale: uno spazio consacrato e orientato secondo i punti cardinali, dal quale si prendevano gli auspici. Il magistrato vi si sedeva, delimitava con il lituo il quadrante di cielo da osservare e attendeva i segni. Da questo gesto, ripetuto per secoli sull'Arx, dipendevano decisioni politiche e militari: la fondazione delle colonie, la partenza degli eserciti, la validità delle assemblee. Nel 216 avanti Cristo vi fu edificato anche un tempio dedicato alla Concordia, distinto da quello che si trova nel Foro Romano.
Il tempio di Giove Ottimo Massimo, il più grande del mondo romano arcaico
Il tempio di Giove Capitolino, o tempio di Giove Ottimo Massimo, era dedicato alla triade capitolina: Giove, Giunone e Minerva. Occupava la sommità meridionale, dove anticamente era solo un altare. Le misure, ricavate dalle fondazioni scavate, sono impressionanti: circa 62 metri per 54, una pianta quasi quadrata, con tre celle per le tre divinità e colonnati sui fianchi. Il piano di calpestio corrispondeva grosso modo alla quota dell'attuale terrazza Caffarelli, il che dà la misura di quanto il tempio incombesse sulla città bassa.
La costruzione fu voluta dai re Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo nel sesto secolo avanti Cristo, con maestranze etrusche; la statua di Giove e probabilmente la quadriga che coronava il tetto furono opera dello scultore Vulca da Veio. Il tempio fu terminato solo all'inizio della Repubblica e inaugurato il 13 settembre del 509 avanti Cristo dal console Marco Orazio Pulvillo. Lì si svolgeva il sacrificio finale delle cerimonie trionfali, che in precedenza si concludevano al tempio di Giove Feretrio, risalente secondo la tradizione a Romolo: il nome di quel tempio si riferisce forse alla quercia sacra che cresceva sul colle, alla quale Romolo appese le armi tolte al re nemico, le spolia opima. Il tempio maggiore inglobava inoltre i santuari di Terminus e Iuventas, che il tradizionalismo religioso romano preferì incorporare piuttosto che distruggere: gli dèi non si sfrattano.
L'edificio subì numerosi restauri e ricostruzioni, in particolare nel primo secolo avanti Cristo e sotto Domiziano. Oggi, dentro il museo, se ne vedono le fondazioni monumentali, il podio in blocchi di cappellaccio di età tarquiniese e il cosiddetto Muro Romano, l'unica struttura del podio conservata fino alla sommità, restaurata e messa in mostra dopo gli scavi conclusi nel 2000. Nella galleria illuminata che si affaccia sul Giardino Caffarelli sono esposti disegni ricostruttivi, plastici e materiali: è la sezione che mi permette di far capire ai gruppi, in cinque minuti, che cosa fosse davvero il Campidoglio antico.
Le oche capitoline e Giunone Moneta
All'epoca dell'invasione gallica del 390 avanti Cristo il Campidoglio fu teatro di uno degli episodi più famosi della memoria romana: le oche capitoline, tenute nel recinto sacro del tempio di Giunone, con il loro starnazzare svelarono il tentativo di assalto notturno dei Galli. In ricordo dell'episodio fu eretto nel 345-344 avanti Cristo il tempio di Giunone Moneta, cioè ammonitrice. Presso quel tempio ebbe sede la prima zecca di Roma, l'officina moneta, e da lì viene la parola moneta che usiamo ancora oggi, in italiano e in mezza Europa. Il colle dove nacque il nome del denaro è lo stesso dove oggi si fa il bilancio del Comune: la coincidenza è troppo bella per non dirla.
Le mura, le porte e le scalinate del Campidoglio antico
Subito dopo l'assedio gallico del 390 avanti Cristo le difese furono rafforzate con un muro in corrispondenza della depressione centrale, che funzionava insieme da sostruzione, cioè da contenimento delle pendici, e da fortificazione. Cadde presto in disuso dopo la costruzione delle mura serviane nel 378 avanti Cristo. In quel muro difensivo si aprivano diverse porte. Una, sul lato verso il Foro Romano, è ricordata con nomi diversi dalle fonti: porta Saturnia, presso il tempio di Saturno, oppure porta Capitolini mons, oppure porta Tarpeia, oppure ancora porta Pandana, cioè sempre aperta, perché tale sarebbe rimasta per i Sabini in seguito all'accordo fra Romolo e Tito Tazio. Da lì si accedeva al clivus Capitolinus, la via seguita dai cortei dei trionfatori.
Una seconda porta, la porta Catularia, si apriva sul lato opposto, su un asse viario in salita proveniente dal Campo Marzio. Una terza, la porta Carmentalis verso sud ovest, immetteva sulla scalinata dei Centum gradus, il cui nome evoca i cento gradini che scendevano dal Fornix Calpurnius sul lato della Rupe Tarpea verso il teatro di Marcello. Altri nomi ci sono tramandati dalle fonti: la porta Flumentana, forse verso nord ovest, e la porta Fontinalis, o forse Ratumenna, a nord est.
Un ulteriore accesso dal Foro Romano era costituito dalle Scalae Gemoniae, che salivano verso l'Arx forse in corrispondenza della scalinata attuale, passando fra il Carcer e il tempio della Concordia. Su quei gradini venivano gettati i corpi dei giustiziati della prigione vicina, il Carcere Mamertino, condannati per il delitto di lesa maestà sotto l'imperatore Tiberio. I gradus Monetae, la scalinata diretta al tempio di Giunone Moneta, erano probabilmente un prolungamento delle Scalae Gemoniae nel punto più alto della cittadella. Vale la pena fermarsi un attimo su questo: la stessa collina che ospitava il tempio della giustizia divina ospitava anche la scala su cui si esponevano i cadaveri dei condannati, a poche decine di metri di distanza.
Il tempio di Veiove sotto la piazza
Nella sella fra le due cime, l'Asylum, cioè l'attuale piazza del Campidoglio, sorgeva il tempio di Veiove, terminato nel 192 avanti Cristo, con una cella più larga che lunga, forma insolita che si spiega con lo spazio ristretto a disposizione. I suoi resti sono tuttora visibili nei sotterranei dei Musei Capitolini, lungo il percorso che porta al Tabularium: si passa accanto alla cella e quasi nessuno se ne accorge, perché il cartello è piccolo e la fretta è tanta. Veiove era un Giove giovane e minaccioso, una divinità infera e ambigua, e il fatto che il suo tempio si trovasse nel luogo dell'asilo, cioè del rifugio, dice molto sull'ambiguità di quello spazio.
Tiberio Gracco, l'incendio dell'83 e il Tabularium
Nel 133 avanti Cristo, durante un comizio nei pressi del tempio capitolino, fu ucciso Tiberio Gracco, nel corso di una sommossa provocata dall'aristocrazia. Cadde probabilmente alla sommità della scalinata che scendeva verso il Campo Marzio, dove più tardi fu eretta una sua statua molto venerata dal popolo. È il primo omicidio politico della Repubblica, e avvenne qui.
Nell'83 avanti Cristo un gravissimo incendio distrusse il Campidoglio, compreso il venerando tempio di Giove. La ricostruzione fu affidata al partigiano di Silla, Quinto Lutazio Catulo, che nel 78 avanti Cristo completò il Tabularium, l'archivio dello Stato, che copriva il fianco del colle verso il Foro creando una scenografia di fondo di straordinaria efficacia. I lavori sul colle si protrassero fino al 69 avanti Cristo. L'iscrizione che ricorda il collaudo di Catulo è ancora leggibile sull'esterno dell'edificio, lungo via di San Pietro in Carcere: è uno dei pochissimi casi in cui il nome del committente antico e il muro che gli sopravvive si guardano ancora in faccia.

Il Campidoglio in età imperiale
Augusto, Marte Ultore e i doni delle calende
Sul Capitolium Augusto fece costruire un piccolo tempio dedicato a Marte Ultore, prima della dedica del tempio omonimo, ben più grande, nel Foro di Augusto. Svetonio racconta che durante le calende di gennaio il popolo portava doni sul Campidoglio, e continuava a farlo anche quando Augusto era assente da Roma. Con il denaro ricavato Ottaviano fece costruire numerose statue di dèi, che consacrava nei vari quartieri: quella di Apollo Sandaliario, quella di Giove Tragedo e molte altre. È un dettaglio che dice più di dieci pagine di storia costituzionale: il colle era il luogo dove la città si tassava volontariamente per onorare il principe, e il principe restituiva il denaro alla città sotto forma di sacro.
Gli incendi del 69 e dell'80 dopo Cristo
Durante il periodo anarchico che seguì la morte di Nerone e la successione di Galba e Otone, nel 69 dopo Cristo, sul colle si asserragliarono i partigiani di Vespasiano, incalzati dalle truppe di Vitellio. Il colle e i suoi monumenti furono dati alle fiamme, e l'area fu devastata di nuovo. Vespasiano, una volta diventato imperatore, restaurò gli edifici, e il tempio di Giove fu riaperto nel 75 dopo Cristo. Poco dopo, nell'80, all'epoca di Tito, il fuoco divampò di nuovo risalendo le pendici dal Campo Marzio. La ricostruzione avvenne sotto Domiziano, a partire dall'81. A quella fase risalgono i templi degli Dei Consenti e di Vespasiano e Tito, alle pendici del colle verso il Foro: chi guarda oggi dal belvedere del Palazzo Senatorio li ha esattamente sotto di sé, sulla sinistra.
Traiano, Adriano, Marco Aurelio e il taglio delle pendici
Adriano e Marco Aurelio portarono nuovi abbellimenti al colle, ormai divenuto soltanto luogo di culto e mèta delle processioni e dei trionfi. All'epoca di Traiano, in seguito all'asportazione della sella montuosa per la costruzione del Foro di Traiano, il taglio nelle pendici orientali del colle fu regolarizzato con una facciata in laterizio scandita da nicchioni, in parte ancora visibile presso l'attuale ingresso del Museo del Risorgimento. Chi sale al Vittoriano passa a pochi metri da quel muro senza sapere che è il segno della più grande operazione di sbancamento della Roma antica.
L'isolamento del colle fra il 1926 e il 1930
Sulle pendici erano sorti edifici di abitazione, rimaneggiati a più riprese nei secoli. Furono in parte eliminati per la costruzione del Vittoriano e durante i lavori di isolamento del colle condotti fra il 1926 e il 1930, che risparmiarono soltanto i resti di un'insula tuttora visibili presso la scalinata dell'Aracoeli. Quell'insula è una delle rare case popolari romane sopravvissute in città: quattro piani di appartamenti in affitto, con le botteghe al pianterreno, incastrati fra la scalinata e il muro. Vale la deviazione di trenta secondi che serve a guardarla.
Il Campidoglio medievale e moderno
Dal Tabularium al Palazzo Senatorio
I resti dell'antico Tabularium furono riutilizzati come residenza fortificata dalla famiglia dei Corsi. Con la nascita delle istituzioni comunali, nel 1143 la Renovatio Senatus restituì a Roma un Senato cittadino, e il palazzo divenne la sede di quel Senato ricostituito, cioè il Palazzo Senatorio. La sede originaria della magistratura è tradizionalmente identificata nell'attuale Galleria di Sisto IV, un ambiente a due navate rinnovato dal papa nel 1477. L'edificio subì modifiche e aggiunte fino al grande progetto di sistemazione della piazza voluto da papa Paolo III Farnese e affidato a Michelangelo.
Michelangelo, Paolo III e il rovesciamento del colle
Michelangelo iniziò a lavorare al Campidoglio dal 1537 e disegnò la piazza nel 1540. La sua idea fu radicale e la si capisce solo standoci in mezzo: girò il colle. Per tutta l'antichità il Campidoglio guardava il Foro Romano, cioè il passato; con la Cordonata e la nuova piazza Michelangelo lo fece guardare al Campo Marzio, cioè alla città viva del suo tempo e alla basilica di San Pietro. Fu un gesto politico prima che architettonico. La piazza è trapezoidale, non rettangolare: i due palazzi laterali convergono verso il Palazzo Senatorio come le quinte di un teatro, e la prospettiva forzata fa sembrare la piazza più profonda di quanto sia.
Al Palazzo Senatorio Michelangelo diede la scalinata a doppia rampa, realizzata fra il 1542 e il 1554, che serve insieme da ingresso monumentale e da fondale per le statue fluviali antiche del Nilo e del Tevere. La facciata, con basamento bugnato e ordine gigante di paraste con capitelli corinzi, fu completata fra il 1593 e il 1598. Giacomo della Porta aggiunse la vasca in cui è collocata l'antica statua di Minerva trasformata in Roma. Il campanile, disegnato da Martino Longhi il Vecchio nel Cinquecento, ha tre ordini sovrapposti e ospita campane fuse nel 1804 e nel 1805.
La Cordonata del Campidoglio
La Cordonata è la rampa di accesso disegnata da Michelangelo, con gradini bassi e in pendenza, i cordoni, che permettono la salita anche a cavallo. Larga in basso e leggermente più stretta in alto, accompagna lo sguardo verso la piazza allungandone la percezione. Ai piedi della rampa sono due leoni egizi in basalto, trasformati in fontane; lungo il percorso, sulla sinistra, la statua di Cola di Rienzo del 1887 segna il punto in cui il tribuno fu ucciso nel 1354. La Cordonata va salita lentamente, guardando come i Dioscuri emergono un poco alla volta dal profilo del cielo: è un effetto calcolato, e la fretta lo annulla.
I Dioscuri e le statue della balaustra
In cima alla Cordonata, sulla balaustra, sono i due gruppi colossali in marmo dei Dioscuri, Castore e Polluce, figli di Giove e Leda, collocati lì nel 1583. Furono trovati in stato frammentario fra il 1561 e il 1565 nell'area del Ghetto e la loro datazione oscilla: metà del primo secolo avanti Cristo, metà del primo secolo dopo Cristo, metà del secondo secolo dopo Cristo, a seconda degli studiosi. Non vanno confusi con i Dioscuri del Quirinale, che sono molto più grandi e di tutt'altra provenienza. Accanto a loro, sulla stessa balaustra, i cosiddetti Trofei di Mario, che con Mario non hanno nulla a che vedere, le statue di Costantino e Costanzo II e due colonne miliari della via Appia. È una collezione all'aperto messa insieme in epoche diverse, e questo spiega perché non abbia nessuna coerenza cronologica.
La pavimentazione stellata di piazza del Campidoglio
Michelangelo immaginò la statua equestre di Marco Aurelio al centro di uno spazio ovale decorato da un disegno a stella. La piazza però restò in terra battuta a lungo, e il disegno stellato fu realizzato soltanto nel 1940, durante i lavori di scavo della galleria sotterranea che collega i tre palazzi. Questo è il dato che più sorprende i visitatori, e che va detto con precisione: il disegno è michelangiolesco nella concezione, novecentesco nell'esecuzione. La stella ha dodici punte e si legge davvero solo dall'alto, dalla torre del Palazzo Senatorio o da una fotografia aerea; da terra si percepisce come un movimento ondulato del pavimento, perché l'ovale è leggermente convesso, gonfiato al centro. Nell'ottobre del 2019 la Sovrintendenza Capitolina ha condotto lavori di ripristino della pavimentazione nella parte della piazza verso via delle Tre Pile, insieme al restauro del basamento del Palazzo dei Conservatori.
Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo
Il Palazzo dei Conservatori fu costruito a metà del Quattrocento come sede della magistratura eletta che amministrava Roma: aveva un portico al pianterreno e finestre a croce guelfa al piano nobile, sormontate da una fila di finestrelle di mezzanino. Michelangelo ne trasformò la facciata con paraste corinzie di ordine gigante su alti piedistalli, affiancate da colonne nel portico terreno, e la coronò con balaustra e statue, come il Palazzo Senatorio. Anche la distribuzione interna fu rivista per adeguarsi al nuovo prospetto. Giacomo della Porta, in seguito, ingrandì la finestra centrale ben oltre le misure previste da Michelangelo, allontanandosi dal progetto del maestro: se vi sembra che quella finestra pesi troppo, non è un'impressione vostra.
Il Palazzo Nuovo fu costruito ex novo sul progetto di Michelangelo per completare la piazza a specchio del Palazzo dei Conservatori. A differenza del gemello, che è il risultato di una facciata applicata a un edificio preesistente, il Palazzo Nuovo mostra un equilibrio simmetrico degli spazi e degli elementi architettonici, perché nasce già così. Fu aperto al pubblico come museo nel 1734 da papa Clemente XII, che l'anno prima aveva acquistato l'importante collezione Albani di 418 sculture: a quelle si aggiunsero le opere donate da Pio V nel 1566 e le sculture che non trovavano più posto nel Palazzo dei Conservatori. Le raccolte sono ancora oggi disposte secondo criteri espositivi settecenteschi, ed è una delle cose che rendono la visita così particolare: si guarda l'antico attraverso gli occhi del Settecento.
Santa Maria in Aracoeli e la Torre di Paolo III
Sui resti del tempio di Giunone Moneta era sorta la basilica di Santa Maria in Aracoeli, alla quale si accede con una ripidissima scalinata, con il suo importante convento e con il massiccio palazzo papale comunemente noto come Torre di Paolo III. Convento e torre furono distrutti negli anni ottanta dell'Ottocento per ottenere lo spazio necessario alla costruzione del Vittoriano. In Campidoglio si sono tenute tutte le cerimonie di incoronazione poetica, a partire da quella di Francesco Petrarca, che ricevette la corona d'alloro nel 1341.

La fontana della Dea Roma, il Tevere e il Nilo
Autore: Matteo Bartolani da Città di Castello. Datazione: 1588-1589. Materiali: marmo. Alimentazione originaria: acquedotto Felice. La fontana è una doppia vasca marmorea a pianta mistilinea, incassata fra le due statue fluviali del Nilo e del Tevere, decorata soltanto da cinque stemmi. Fu possibile realizzarla solo dopo che l'acquedotto Felice, voluto da Sisto V fra il 1585 e il 1590, portò finalmente acqua corrente sul colle: fino ad allora il Campidoglio era una collina senz'acqua, e questo dettaglio spiega perché la piazza più solenne di Roma abbia la fontana più modesta. Nel 1593 la statua della nicchia centrale fu sostituita con una figura più piccola in porfido e marmo di età domizianea, reinterpretata come Dea Roma anziché come Minerva. È la statua che vedete oggi, seduta fra i due fiumi: piccola per quella nicchia, e proprio per questo commovente.
I Musei Capitolini al Campidoglio, sala per sala
I Musei Capitolini sono il più antico museo pubblico del mondo: la loro data di nascita è il 1471, quando papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di bronzi antichi. Occupano il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo, collegati sotto la piazza dalla Galleria Lapidaria e dal Tabularium. La ristrutturazione più recente dell'ala archeologica si è conclusa nel 2005. Quello che segue è il percorso come lo faccio io con i gruppi, in ordine di visita.
Il cortile del Palazzo dei Conservatori e il Colosso di Costantino
Si entra e si è subito davanti a una mano alta come un uomo. Il cortile raccoglie elementi architettonici monumentali e frammenti di sculture colossali antiche, e il pezzo che ferma tutti è il colosso di Costantino, imperatore dal 306 al 337 dopo Cristo, rinvenuto nel 1486 nella basilica di Massenzio. Era una statua acrolitica: le parti nude in marmo montate su una struttura lignea rivestita di bronzo, tecnica che permetteva dimensioni altrimenti impossibili. Restano la testa, la mano, un piede, un ginocchio, un braccio. Sulla destra si vedono gli archi ogivali che portavano un tempo allo statuario, e sulla parete di fondo i rilievi dal tempio di Adriano divinizzato, aggiunti alla fine dell'Ottocento, con le personificazioni delle province soggette all'Impero al culmine della sua estensione. Nel 1720 il cortile fu ampliato per accogliere le sculture della collezione Cesi acquistate da Clemente XI: una Roma monumentale e due statue di prigionieri barbari.
Lo Scalone e i grandi rilievi
Lo scalone monumentale del Palazzo dei Conservatori si sale guardando i rilievi storici murati alle pareti: pannelli che raccontano cerimonie imperiali e che, staccati dai loro monumenti originari, funzionano oggi come una galleria di propaganda romana. È una salita che i visitatori percorrono di corsa. Fermatevi: la qualità del marmo lavorato sotto il pontificato di Marco Aurelio non è inferiore a quella di certi pezzi che al Louvre hanno una sala tutta per loro.
La Sala degli Orazi e Curiazi dei Musei Capitolini
È la sala di rappresentanza del Comune di Roma e il cuore civile del Campidoglio. La decorazione ad affresco fu eseguita dal Cavalier d'Arpino, cioè Giuseppe Cesari, fra la fine del Cinquecento e i decenni successivi: i lavori cominciarono nel 1595 e finirono soltanto nel 1640, con lunghe interruzioni. I sei affreschi principali illustrano episodi delle origini di Roma come li racconta Tito Livio: il Ritrovamento della Lupa con Romolo e Remo, del 1596; la Battaglia di Tullo Ostilio, fra il 1597 e il 1601; il Combattimento fra Orazi e Curiazi, fra il 1612 e il 1613; il Ratto delle Sabine, fra il 1635 e il 1636; Numa Pompilio che istituisce il culto delle Vestali, fra il 1636 e il 1638; Romolo che traccia il solco sacro della città, fra il 1638 e il 1639. Nella sala sono due statue papali: Urbano VIII in marmo, di Gian Lorenzo Bernini, fra il 1635 e il 1640, e Innocenzo X in bronzo, di Alessandro Algardi, fra il 1645 e il 1650. È qui, sotto quegli affreschi, che il 25 marzo 1957 furono firmati i Trattati di Roma.
La Sala dei Capitani, la Sala di Annibale, la Cappella e la Sala degli Arazzi
L'Appartamento dei Conservatori occupa il primo piano del palazzo: le sale erano usate dai Conservatori per le attività connesse al loro ufficio, e la decorazione, fra affreschi, stucchi, soffitti e porte intagliate, ha come tema costante la storia di Roma dalle origini all'età repubblicana. La Sala dei Capitani celebra i comandanti delle milizie cittadine; la Sala di Annibale conserva un ciclo quattrocentesco sulla guerra contro Cartagine, ed è la più antica decorazione dipinta superstite del palazzo; la Cappella era l'oratorio privato della magistratura; la Sala degli Arazzi prende nome dagli arazzi settecenteschi tessuti nella manifattura di San Michele. Sono ambienti che il visitatore attraversa in fretta per arrivare alla Lupa, e ogni volta mi dispiace: è il piano nobile di un municipio rinascimentale rimasto in funzione, cosa rarissima in Europa.
La Sala della Lupa e i Fasti Capitolini
La sala era in origine una loggia aperta a tre arcate. Fra il 1508 e il 1513 ricevette un ciclo di affreschi convenzionalmente attribuito a Jacopo Ripanda, oggi conservato in modo frammentario perché più tardi vi furono inserite grandi lastre marmoree. Un pavimento a mosaico antico, scoperto nel 1893, completa l'insieme. Sulla parete di fondo sono esposti i Fasti Capitolini Consolari e Trionfali, tavole marmoree con l'elenco dei consoli e dei comandanti che ottennero il trionfo, dalla Repubblica all'età augustea: facevano parte di un arco trionfale eretto nel 19 avanti Cristo in onore di Augusto, furono trovati in frammenti nel Foro Romano nel Cinquecento e furono composti nella struttura marmorea attuale nel 1586. Chi ama i nomi si perda a leggerli: è l'anagrafe del potere romano incisa nella pietra.
La Lupa Capitolina, il simbolo di Roma
Al centro della sala è la Lupa Capitolina, bronzo alto 75 centimetri, inventario MC1181. Il museo la data al quinto secolo avanti Cristo, secondo la tradizione di studi consolidata, e ne indica l'origine in officine etrusche o magnogreche. La statua arrivò in Campidoglio con la donazione di Sisto IV del 1471 al popolo romano; fu esposta sulla loggia cinquecentesca del palazzo verso la città e portata all'interno durante i lavori michelangioleschi. I due gemelli non sono antichi: furono aggiunti in età rinascimentale e sono attribuiti da parte della critica al Pollaiolo. Fu quell'aggiunta a trasformare un antico simbolo di giustizia proveniente dal Laterano nella Mater Romanorum, la madre dei Romani. Vale la pena guardare l'animale per quello che è: una lupa che ha appena partorito, con le mammelle gonfie, probabilmente estranea in origine al racconto della fondazione di Roma. Il significato che le attribuiamo è stato costruito sopra la statua, non dentro.
La Sala delle Oche e la Medusa di Bernini
La Sala delle Oche conserva il Busto di Medusa di Gian Lorenzo Bernini, artista vissuto fra il 1598 e il 1680. È un marmo che quasi nessuno si aspetta di trovare qui, e che i visitatori scoprono per caso: una testa femminile con le serpi fra i capelli, colta nell'istante in cui si pietrifica lei stessa. Se dovessi indicare l'opera più sottovalutata dell'intero Campidoglio, indicherei questa senza esitare.
La Sala dei Trionfi, lo Spinario e il Bruto Capitolino
La Sala dei Trionfi è decorata da un fregio continuo che raffigura il trionfo del console Lucio Emilio Paolo su Perseo re di Macedonia, celebrato nel 167 avanti Cristo, dipinto da Michele Alberti e Jacopo Rocchetti nel 1569: la scena riprende fedelmente la descrizione della cerimonia tramandata da Plutarco, e sullo sfondo della processione compaiono i monumenti della Roma rinascimentale, compreso il Palazzo dei Conservatori appena costruito. Il soffitto ligneo a cassettoni, eseguito nel 1568 da Flaminio Bolonger, è l'unico conservato fra quelli realizzati nel palazzo, e il restauro recente ne ha restituito il colore e l'intaglio.
Nella sala sono tre bronzi capitali. Lo Spinario, il fanciullo che si toglie una spina dal piede, opera di gusto eclettico del primo secolo avanti Cristo, donato da Sisto IV nel 1471. Il Bruto Capitolino, uno dei più antichi ritratti romani, databile fra il quarto e il terzo secolo avanti Cristo, giunto in Campidoglio nel 1564. Il Camillo, giovane addetto ai riti religiosi, bronzo del primo secolo dopo Cristo, anch'esso donato da Sisto IV nel 1471. Tre pezzi riuniti in una stanza sola: in quasi tutti gli altri musei d'Europa uno solo di questi bronzi sarebbe l'opera di punta.
Le Sale Castellani e i Fasti Moderni
Le Sale Castellani ospitano la collezione donata dall'orafo e antiquario Augusto Castellani, con vasi greci ed etruschi e materiali arcaici: sono la parte del museo che i bambini attraversano più volentieri, perché le vetrine sono basse e piene di figure nere e rosse. Le Sale dei Fasti Moderni prendono nome dagli elenchi dei magistrati capitolini di età moderna, continuazione ideale dei Fasti antichi esposti nella Sala della Lupa.
Le sale degli Horti: Lamiani, Tauriani, Vettiani e di Mecenate
Un intero settore del museo è dedicato alle sculture provenienti dagli horti, le grandi ville con giardino che circondavano Roma sull'Esquilino e sul Celio. Le Sale degli Horti Lamiani espongono i marmi trovati nella proprietà imperiale che fu di Elio Lamia, con ritratti e arredi di lusso; le Sale degli Horti Tauriani e Vettiani e la Galleria degli Horti proseguono il racconto; le Sale degli Horti di Mecenate raccolgono le sculture dal complesso legato al nome del grande protettore di Virgilio e Orazio. Queste ultime sono temporaneamente chiuse per lavori di manutenzione: prima di programmare la visita per quelle sale conviene leggere gli avvisi sul sito ufficiale del museo. È la sezione dove si capisce meglio che cosa fosse il lusso privato romano: non l'oro, ma la scultura greca comprata a peso d'oro e messa in giardino.
L'Esedra di Marco Aurelio e la statua equestre originale
L'Esedra è una grande aula vetrata costruita dentro quello che era il Giardino Romano del Palazzo dei Conservatori, su progetto dell'architetto Carlo Aymonino, e collega la parte storica del museo con i settori più recenti. Al centro è il monumento equestre in bronzo di Marco Aurelio, l'originale, che occupava il centro della piazza del Campidoglio ed è stato sostituito all'aperto da una copia per ragioni di conservazione. Le fonti antiche non lo citano; fu realizzato verosimilmente nel 176 dopo Cristo, in occasione del trionfo dell'imperatore sulle popolazioni germaniche, oppure nel 180, subito dopo la sua morte. È sopravvissuto alla fusione perché nel Medioevo fu erroneamente identificato con l'imperatore cristiano Costantino: un errore di identificazione ha salvato l'unica statua equestre bronzea antica giunta fino a noi.
Nella stessa aula sono esposti alcuni dei grandi bronzi appartenenti al nucleo iniziale delle raccolte capitoline: l'Ercole in bronzo dorato dal Foro Boario e i resti del colosso bronzeo costantiniano del quarto secolo dopo Cristo, con la testa e la mano sinistra monumentali. Si vedono inoltre i resti monumentali delle fondazioni del tempio di Giove Capitolino e il gruppo scultoreo ellenistico del Leone che azzanna il cavallo, in marmo. Guardare il Marco Aurelio a due metri di distanza, con la mano tesa e senza la staffa perché la staffa in Occidente non c'era ancora, è un'esperienza che la copia in piazza non può dare.
L'area del tempio di Giove Capitolino dentro il museo
Gli scavi conclusi nel 2000 hanno restituito le fondazioni del grande tempio, che oggi si percorrono dentro il museo. La galleria luminosa affacciata sul Giardino Caffarelli espone disegni ricostruttivi, plastici e reperti; il Muro Romano, unica struttura del podio conservata fino alla sommità, è il pezzo forte. Guardare l'altezza di quel podio e poi immaginarci sopra un tempio di 62 metri per 54 è l'unico modo per farsi un'idea reale dello skyline della Roma repubblicana.
La Sala del Medioevo e il Palazzo Clementino Caffarelli
La Sala del Medioevo raccoglie materiali che documentano la vita del colle fra la fine dell'antichità e l'età comunale, il periodo di cui in Campidoglio resta meno traccia visibile. Il Palazzo Clementino Caffarelli, incorporato nel percorso, ospita spazi espositivi e il Medagliere Capitolino, con monete, medaglie, gemme e oreficerie: una collezione che va cercata apposta, perché non si incontra per caso lungo il percorso principale.
La Pinacoteca Capitolina
La Pinacoteca fu costituita fra il 1748 e il 1750 con l'acquisto di dipinti del Cinquecento e del Seicento provenienti dalle collezioni Sacchetti e Pio di Savoia: fu il primo museo pubblico di pittura di Roma. Si articola in otto ambienti più la Galleria Cini. La Sala I è dedicata all'Italia centrale dal Medioevo al Rinascimento; la Sala II alla Ferrara del Cinquecento; la Sala III a Venezia e alla terraferma veneta nel Cinquecento, con Tiziano e Lorenzo Lotto; la Sala IV alle correnti artistiche della Roma del Seicento; la Sala V al passaggio fra Cinque e Seicento fra Emilia e Roma; la Sala VI alla pittura bolognese dai Carracci a Guido Reni; la Sala di Santa Petronilla alla grande pittura del Seicento a Roma; la Sala Pietro da Cortona alla pittura barocca e ai seguaci del maestro. La Galleria Cini espone porcellane europee e orientali, frutto del legato del conte Francesco Cini del 1881.
La Buona Ventura di Caravaggio ai Musei Capitolini
Nella Sala di Santa Petronilla è la Buona Ventura di Caravaggio, olio su tela di 115 per 150 centimetri, databile fra il 1596 e il 1597, proveniente dalla collezione Pio, inventario PC 131. Una zingara legge la mano a un giovane elegante e, mentre gli tiene la destra, gli sfila l'anello dal dito. Caravaggio dipinse questa scena nei suoi primi anni romani, quando aveva poco più di venticinque anni, e ne esiste una seconda versione al Louvre: la discussione sulla precedenza fra le due tele accompagna la critica da decenni. Guardate le mani, non i volti: tutto il racconto è lì, e il ragazzo non se ne accorgerà mai. È il quadro per cui vale la pena arrivare in Pinacoteca con ancora energia nelle gambe.
Il San Giovanni Battista di Caravaggio e gli altri capolavori
Nella stessa sala è il San Giovanni Battista di Caravaggio, un ragazzo nudo che abbraccia un ariete e ride, oggetto di un restauro documentato dal museo. Accanto, il Seppellimento di Santa Petronilla di Guercino, la tela monumentale che dà il nome alla sala. Nelle altre sale si incontrano Tiziano, Lotto, Rubens, Pietro da Cortona, Guido Reni, i Carracci: una raccolta che in qualunque altra città sarebbe il museo principale e che a Roma, ai piani alti del Campidoglio, molti visitatori saltano per stanchezza. È il mio rimprovero ricorrente ai gruppi, e lo ripeto qui.
La Galleria Lapidaria e il Tabularium
Dal Palazzo dei Conservatori si scende nel sottosuolo della piazza e si percorre la Galleria Lapidaria, con la raccolta epigrafica capitolina disposta lungo il corridoio moderno che collega i due palazzi. Da lì si entra negli ambienti di fondazione del Tabularium, l'archivio dello Stato romano, dove le leggi e i documenti ufficiali erano conservati su tavole di bronzo. L'edificio fu collaudato da Quinto Lutazio Catulo nel 78 avanti Cristo durante il suo consolato, e l'iscrizione che lo ricorda è ancora visibile all'esterno, lungo via di San Pietro in Carcere. La pianta è trapezoidale e presenta un rientro sul lato occidentale per non intaccare il più antico tempio di Veiove, che si vede lungo il percorso.
La vista dal Tabularium sul Foro Romano
Il corridoio sbocca in una galleria aperta che guarda il Foro Romano dall'alto, incorniciato dalle arcate antiche. È la vista migliore che si possa avere del Foro senza pagare il biglietto del Foro, e per molti visitatori è il momento più alto della giornata. Da lì si riconoscono il tempio di Saturno, le colonne del tempio di Vespasiano e Tito, il portico degli Dei Consenti, l'arco di Settimio Severo, la Curia, la basilica di Massenzio in fondo e, oltre, il Colosseo. Andateci verso le cinque del pomeriggio in inverno, verso le sette in estate: la luce radente entra sotto le arcate e la pietra diventa arancione.

Il cortile di Palazzo Nuovo e il Marforio
Si risale nel Palazzo Nuovo e la prima cosa che si incontra è il cortile con la fontana del Marforio: una statua colossale romana del secondo secolo dopo Cristo che raffigura una divinità fluviale, arrivata in Campidoglio nel 1594 dopo essere rimasta secoli nel Foro Romano. In età rinascimentale era una delle statue parlanti di Roma: ai suoi piedi si affiggevano le pasquinate, i componimenti satirici contro il governo pontificio, e il Marforio rispondeva a Pasquino. Nel cortile sono anche tre grandi colonne di granito con scene in rilievo di sacerdoti egizi, provenienti dal grande tempio di Iside nel Campo Marzio di età imperiale, e due statue di Satiri della collezione Della Valle, destinate in origine all'ornato architettonico del Teatro di Pompeo, collocate in nicchie alle pareti. Un'iscrizione ricorda la fondazione del museo nel 1734 e la costruzione della fontana sotto Clemente XII.
La Sala Egizia, l'Atrio, le Stanzette terrene e lo Scalone
La Sala Egizia espone materiali di argomento egizio e egittizzante provenienti dai santuari isiaci di Roma; l'Atrio e le Stanzette terrene ospitano sarcofagi, rilievi e statue; lo Scalone porta al piano superiore, dove si concentra il meglio della raccolta. È un piano terra che quasi tutti attraversano di fretta per salire: fatelo con calma, perché i sarcofagi del piano terra hanno rilievi che raccontano il mestiere, il matrimonio, il lutto, cioè la vita privata romana che nelle sale nobili non si vede.
La Galleria e la Sala delle Colombe
La Galleria collega gli ambienti del primo piano ed è foderata di statue e ritratti. La Sala delle Colombe prende nome dal mosaico che vi è esposto: quattro colombe sul bordo di un vaso di bronzo, una delle quali beve, composto con tessere minutissime, trovato nel 1737 a Villa Adriana a Tivoli, dove decorava la residenza dell'imperatore. Nella stessa sala è la statua della Fanciulla con colomba, opera di età ellenistica in cui una bambina protegge il suo uccello da un cane che l'assale, con il serpente frutto di restauro moderno; un secondo mosaico raffigura maschere teatrali della Commedia Nuova, una giovane donna e uno schiavo. Lungo le pareti sono disposti circa ottanta busti ritratto di personaggi pubblici e privati, e nelle vetrine si conservano frammenti di Tabulae Iliacae, tavolette illustrate con scene della guerra di Troia e iscrizioni greche, e tavole bronzee con decreti romani, fra cui il testo del più antico senatoconsulto conservato, del 78 avanti Cristo.
Il Gabinetto della Venere e la Venere Capitolina
Il Gabinetto della Venere è una stanzetta ottagonale pensata per una statua sola, e quella statua è la Venere Capitolina: marmo pregiato, probabilmente pario, alta 193 centimetri, quindi appena più grande del vero. È una copia romana da un originale di Prassitele del quarto secolo avanti Cristo, del tipo dell'Afrodite Cnidia. Fu trovata nei pressi della basilica di San Vitale, sul Viminale, fra il 1666 e il 1670, e fu acquistata e donata alle raccolte capitoline da Benedetto XIV nel 1752. Ha definito il cosiddetto tipo Capitolino, di cui si conoscono oggi circa cento repliche, e gli studiosi la ritengono fra le copie più antiche e fedeli, destinata in origine a ornare un complesso imperiale. Il consiglio è banale e serve: entrate nel gabinetto da soli, aspettate che esca il gruppo precedente, giratele intorno. È stata concepita per essere vista da tutti i lati e da vicino, non in fotografia.
La Sala degli Imperatori e la Sala dei Filosofi
La Sala degli Imperatori è la galleria di ritratti che rende i Musei Capitolini unici: decine di busti imperiali disposti su scaffalature, in sequenza cronologica, da Augusto in poi, con le loro mogli, madri e figlie. È il posto dove si impara a riconoscere una barba adrianea da una pettinatura flavia, e dove si capisce che il ritratto romano è una macchina politica. Accanto, la Sala dei Filosofi allinea le effigi di poeti, oratori e pensatori greci: Omero cieco, Socrate, Euripide. Fra le due sale c'è la differenza fra il potere e il pensiero, messa in fila su due scaffali, ed è una lezione di storia che non ha bisogno di didascalie.
Il Salone e la Sala del Fauno
Il Salone è l'ambiente più grande del Palazzo Nuovo, con statue di grandi dimensioni disposte secondo l'impaginato settecentesco. La Sala del Fauno prende nome dal Fauno in marmo rosso antico, uno dei pezzi più caratteristici della collezione: il colore rosso corallo del marmo lo rende immediatamente riconoscibile. Nella stessa sala è la Lex de imperio Vespasiani, la tavola di bronzo che conferisce i poteri all'imperatore Vespasiano: un documento costituzionale romano, esposto in un museo, in una stanza dove tutti guardano il fauno.
La Sala del Gladiatore e il Galata Capitolino
La sala prende nome dal cosiddetto Gladiatore morente, che gladiatore non è: è il Galata Capitolino, un guerriero celtico ferito, adagiato sul suo scudo. Marmo bianco docimeno, alto 93 centimetri, base di 0,89 per 1,865 metri, inventario S 747, databile fra il 60 e il 40 avanti Cristo. È la replica di una delle sculture del gruppo votivo dedicato a Pergamo da Attalo I per le vittorie sui Galati fra il terzo e il secondo secolo avanti Cristo. Lo riconoscono i baffi, i capelli scomposti a ciocche lunghe e il torque, il collare tipico dei Galli; accanto a lui lo scudo ovale con umbone centrale e la tromba ricurva, il cornu. La sua storia recente è dura: dal 1737 al 1797 in Campidoglio, dal 1797 al 1816 in Francia, portato via durante l'occupazione napoleonica e poi restituito. Guardategli la faccia. Il vincitore, per una volta, ha fatto scolpire il vinto con rispetto: è un'idea di dignità che l'arte ellenistica ci ha lasciato e che vale ancora oggi.
Nella stessa sala sono l'Amazzone ferita attribuita a Fidia, quinto secolo avanti Cristo, realizzata per una gara artistica nel santuario di Artemide a Efeso; il Satiro in riposo, copia romana da originale di Prassitele del quarto secolo avanti Cristo, proveniente da Villa d'Este a Tivoli; una Giunone, opera ellenistica originale del terzo secolo avanti Cristo dalla collezione Cesi; un Filosofo cinico, originale del terzo secolo avanti Cristo di scuola pergamena; il gruppo di Amore e Psiche, derivato da un originale del secondo secolo avanti Cristo; l'Antinoo Capitolino di età adrianea; una statua di Iside di età adrianea, fra il 117 e il 138 dopo Cristo.
Santa Maria in Aracoeli, la chiesa sulla cima del Campidoglio
La basilica sorge sulla sommità settentrionale del colle, l'Arx, sul sito del tempio di Giunone Moneta. Il nome Aracoeli deriva da una corruzione di Arx Capitolina, e la tradizione lo collega alla leggenda della Sibilla che avrebbe annunciato ad Augusto la venuta del figlio di Dio con le parole Haec est ara Filii Dei. Una chiesa di Santa Maria in Capitolio compare nei documenti dell'880; una tradizione ne attribuisce la fondazione a Gregorio Magno nel 590. La chiesa romanica fu costruita a metà del dodicesimo secolo; l'edificio gotico attuale fu inaugurato nel 1348. L'indirizzo è piazza dell'Arce Capitolina, 00186 Roma, e l'apertura mattutina indicata è dalle 9.00 alle 12.30, con orario pomeridiano che varia con la stagione: prima di salire conviene una telefonata al numero della basilica.
La scalinata dell'Aracoeli
La scalinata marmorea di 124 gradini, aggiunta nel 1348, fu costruita come voto per la fine della peste che stava devastando l'Europa: molti romani la considerarono un luogo sacro, e la salivano in ginocchio, le donne per chiedere la fertilità, le madri per chiedere una grazia per i figli. La tradizione vuole che Cola di Rienzo la inaugurasse. In cima è una colonna con capitello corinzio e croce, posta a ricordo del terremoto del 1703. Si sale a fatica e senza ombra: se fa caldo, prendete la Cordonata e raggiungete la chiesa dall'ingresso laterale in cima al colle, che è quello che faccio sempre con i gruppi in luglio.
Dentro l'Aracoeli
L'interno è diviso in tre navate da 22 colonne di spoglio, tutte diverse, recuperate da edifici antichi: le si guardi una per una, perché raccontano da sole la storia del riuso romano. Il soffitto a cassettoni porta motivi navali che celebrano la vittoria di Marcantonio Colonna a Lepanto nel 1571. La cappella Bufalini conserva gli affreschi del Pinturicchio con le storie di San Bernardino da Siena; alla chiesa sono legate anche opere attribuite a Pietro Cavallini e a Benozzo Gozzoli. Qui Francesco Petrarca fu incoronato poeta nel 1341. Il celebre Santo Bambino ligneo, secondo la tradizione intagliato in legno di ulivo del Getsemani e venerato dal 1591, fu rubato nel 1994: quello esposto oggi è una copia, e la storia di quel furto è ancora una ferita aperta per i romani.
Il Vittoriano accanto al Campidoglio
Alle pendici del colle sorge il Vittoriano, il monumento a Vittorio Emanuele II, con l'Altare della Patria progettato da Giuseppe Sacconi e decorato dallo scultore Angelo Zanelli, che ospita la Tomba del Milite Ignoto dal 1921. La costruzione cancellò il convento dell'Aracoeli e la Torre di Paolo III, e ridisegnò per sempre il fianco settentrionale del Campidoglio. Oggi il complesso, insieme al Palazzo Venezia, è gestito dall'istituto VIVE ed è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.45. L'ingresso al Vittoriano e ai giardini di Palazzo Venezia è gratuito; il biglietto che comprende la Terrazza panoramica, il Museo del Risorgimento e Palazzo Venezia costa 18 euro intero e 5 euro ridotto per la fascia dai 18 ai 24 anni, è valido sette giorni ed è gratuito per i minori di 18 anni, per le persone con disabilità e per tutti la prima domenica del mese. Due ascensori panoramici salgono dalla Terrazza Italia alla Terrazza panoramica in cima. L'Ala Brasini ospita molte delle grandi mostre romane.
Domanda che mi fanno sempre: meglio la terrazza del Vittoriano o quella del Campidoglio? Risposta netta. Dal Vittoriano si vede Roma, ma non si vede il Vittoriano, che è il pezzo più ingombrante del panorama; dal Campidoglio si vede il Foro come nessun altro punto della città lo mostra. Se il tempo è poco, il Tabularium vince.
Cosa vedere intorno al Campidoglio in dieci minuti a piedi
Il Campidoglio è il centro geometrico della Roma antica, e questo significa che tutto quello che conta è a portata di scarpa. Scendendo verso il Foro si incontra il Carcere Mamertino, la prigione di Stato romana sotto la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami. Proseguendo lungo via dei Fori Imperiali si arriva ai Mercati di Traiano e, dopo un chilometro, al Colosseo e al Palatino. Dal lato opposto, scendendo verso il fiume, si trovano il Foro Boario con i due templi repubblicani, la Bocca della Verità e, oltre il ponte, l'Isola Tiberina. Verso nord, oltre piazza Venezia, si aprono il Campo Marzio con l'area sacra di Largo Argentina e, poco più in là, il Palazzo Madama. Un giro completo di questo anello, senza entrare da nessuna parte, richiede due ore e vale una giornata intera.
Un itinerario di mezza giornata che parte dal Campidoglio
Il mio itinerario preferito comincia alle nove e mezza in punto ai Musei Capitolini, quando aprono e non c'è nessuno, prosegue nel Tabularium verso mezzogiorno, esce in piazza, scende per via del Teatro di Marcello fino al Foro Boario e chiude con il pranzo dalle parti di piazza della Consolazione, dove il turista di massa non arriva. Chi ha solo tre giorni a Roma e vuole capire come incastrare il Campidoglio con il resto trova un impianto già collaudato nell'itinerario di tre giorni a Roma preparato in inglese da ItalyPlanner, che risolve il problema delle prenotazioni obbligatorie prima ancora di quello dei chilometri.
Il Campidoglio con i bambini
Funziona meglio di quanto si creda, a patto di scegliere. Il colosso di Costantino nel cortile è il colpo di scena che serve nei primi due minuti: una mano più grande del bambino che la guarda. La Lupa è il simbolo che tutti riconoscono, anche i più piccoli. Lo Spinario racconta una scena che qualunque bambino capisce senza spiegazioni. Le vetrine basse delle Sale Castellani e i sarcofagi del piano terra del Palazzo Nuovo reggono l'attenzione. Il Galata invece va spiegato, e con i bambini sotto i dieci anni conviene lasciarlo perdere. Il museo mette a disposizione un'audioguida per bambini fra i sei e i dodici anni a 4 euro, e i minori di sei anni entrano gratuitamente. Regola pratica: novanta minuti, non uno di più, e il gelato dopo la Cordonata come parte del programma dichiarato in partenza.
Accessibilità del Campidoglio e dei Musei Capitolini
Chi ha il contrassegno per disabili può salire in auto fino a via delle Tre Pile, dove sono riservati alcuni stalli. I tre percorsi carrozzabili verso la piazza sono quello da piazza dell'Ara Coeli per via delle Tre Pile, quello da piazza della Consolazione per via di Monte Tarpeo e quello da via San Pietro in Carcere: sono tutte salite. Dentro il museo sono in funzione una piattaforma elevatrice nel cortile del Palazzo dei Conservatori, ascensori che collegano i piani e servoscala che collegano i due palazzi e permettono di raggiungere la Galleria Lapidaria sotterranea; la portata massima dei servoscala è di 300 chili e il più piccolo misura 77 centimetri di larghezza per 83 di lunghezza. Il museo presta sedie a rotelle su richiesta. L'ingresso è gratuito per le persone con disabilità, e il personale assiste durante la visita. Il museo consiglia di telefonare in anticipo allo 0667102071 per segnalare la visita, e di controllare la sezione degli avvisi perché i lavori di manutenzione possono limitare temporaneamente alcuni percorsi. Un avvertimento che do sempre: la Cordonata non è percorribile in carrozzina, e non provateci.
Quando andare al Campidoglio
La piazza è bellissima due volte al giorno e in due modi diversi. La mattina presto, fra le sette e le otto, è deserta e la luce arriva radente da est: è il momento delle fotografie. Dopo il tramonto l'illuminazione notturna disegna i palazzi e la stella del pavimento come una scenografia, e per un'ora la piazza torna a essere quello che Michelangelo aveva in mente, cioè un teatro. Il museo invece va preso all'apertura, alle 9.30, oppure nelle ultime due ore, quando i gruppi organizzati sono già andati via. Il mercoledì nelle ultime due ore i non residenti pagano metà biglietto, e quella è la fascia migliore in assoluto per rapporto fra prezzo e calma. La prima domenica del mese è gratis per tutti, e proprio per questo è il giorno peggiore per chi cerca silenzio: se andate quel giorno, entrate all'apertura. In agosto la piazza è un forno, senza un albero e senza un metro d'ombra fra le undici e le sedici; in gennaio è ventosa e quasi vuota, ed è, secondo me, il mese più bello per salirci.
Il Campidoglio oggi: la sede del Comune di Roma
Il Campidoglio è la sede di rappresentanza del Comune di Roma. Nel Palazzo Senatorio sono gli uffici del sindaco, la sala consiliare, intitolata a Giulio Cesare, e altri ambienti di rappresentanza, fra cui la Protomoteca, la galleria dei busti di uomini illustri voluta all'inizio dell'Ottocento. Nella Sala degli Orazi e Curiazi furono firmati il 25 marzo 1957 i Trattati di Roma, cioè il trattato che istituiva la Comunità economica europea, quello che istituiva l'Euratom e la convenzione sulle istituzioni comuni: firmarono per l'Italia il presidente del Consiglio Antonio Segni e il ministro degli Esteri Gaetano Martino, per il Belgio Paul-Henri Spaak, per la Francia Christian Pineau, per la Repubblica Federale di Germania Konrad Adenauer, per il Lussemburgo Joseph Bech, per i Paesi Bassi Joseph Luns. In Campidoglio, nel luglio del 1998, fu firmato anche lo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale, che da quella firma prende il nome di Statuto di Roma. Il termine inglese capitol, che indica il palazzo dove ha sede un'amministrazione di governo, e la stessa parola capitale derivano dal Colle Capitolino: due parole che mezzo mondo usa ogni giorno sono nate su trentacinque metri di tufo sopra il Tevere.

Visitare il Campidoglio con una guida
Il Campidoglio è uno di quei luoghi in cui la differenza fra guardare e capire la fa una persona che parla. La piazza è un discorso architettonico, il museo è una stratificazione di collezioni papali, e senza qualcuno che tenga insieme il filo si esce con un album di fotografie e nessuna storia. Chi organizza gruppi, viaggi aziendali o visite private trova gli accompagnatori e i tour leader certificati di TourLeaderPro a Roma, che lavorano quotidianamente su questo quadrante della città. Per i gruppi che arrivano da fuori e hanno bisogno di un professionista che gestisca logistica e tempi, la pagina dedicata all'accompagnamento turistico spiega come funziona il servizio. Chi invece prepara il viaggio in autonomia, magari per amici stranieri, può appoggiarsi alla guida in inglese sulle migliori cose da fare a Roma, dove i Musei Capitolini compaiono fra i capolavori che i visitatori distratti si perdono.
Una curiosità su Campidoglio
La stella che tutti fotografano sul pavimento della piazza non è stata calpestata da Michelangelo. Il maestro immaginò la statua equestre di Marco Aurelio al centro di uno spazio ovale decorato da un disegno a stella, e lo disegnò; ma la piazza rimase in terra battuta per quattro secoli, e il disegno stellato fu realizzato soltanto nel 1940, durante i lavori di scavo della galleria sotterranea che ancora oggi collega i tre palazzi. Chi cammina sulla stella cammina su un pavimento del Novecento che esegue un'idea del Cinquecento: la cosa non toglie nulla alla piazza, anzi. Racconta come funziona davvero Roma, dove i progetti aspettano secoli e poi si compiono.
C'è di più, e riguarda la forma. L'ovale non è piatto: è leggermente convesso, gonfiato al centro, e questo fa sì che chi entra in piazza dalla Cordonata veda il pavimento salire impercettibilmente verso il monumento equestre e poi ridiscendere. La stella ha dodici punte e si legge davvero solo dall'alto: da terra si percepisce come un movimento, non come un disegno. È il motivo per cui la fotografia più famosa del Campidoglio è una fotografia aerea, ed è anche il motivo per cui, salendo alla torre del Palazzo Senatorio quando è accessibile, molti visitatori dicono che è la prima volta che capiscono la piazza.
Una seconda curiosità, meno nota, riguarda il verso della piazza. Michelangelo ruotò il Campidoglio di centottanta gradi rispetto all'orientamento antico: il colle che per mille anni aveva guardato il Foro Romano fu fatto voltare verso il Campo Marzio, cioè verso la città abitata del Cinquecento e verso San Pietro. Il Palazzo Senatorio, costruito sulle rovine del Tabularium, dà le spalle al Foro. Quel gesto è la ragione per cui oggi il visitatore che vuole vedere il Foro dal Campidoglio deve girare intorno al palazzo, e non lo trova davanti a sé quando arriva in cima alla Cordonata: la delusione è comune e la spiegazione è questa.
Una cosa che non ti dice nessuno su Campidoglio
Il Marco Aurelio che si vede in piazza è una copia, e questo lo dicono in molti. Quello che non dice quasi nessuno è perché l'originale esista ancora. Delle decine di statue equestri bronzee che ornavano Roma non è sopravvissuta praticamente nessuna: il bronzo antico è stato fuso e rifuso per secoli, per farne cannoni, campane, porte di chiesa. Il Marco Aurelio si è salvato per un equivoco. Nel Medioevo lo si credeva un ritratto di Costantino, il primo imperatore cristiano, e una statua di Costantino non si tocca. Le fonti antiche non lo citano mai; fu verosimilmente realizzato nel 176 dopo Cristo, per il trionfo dell'imperatore sulle popolazioni germaniche, oppure nel 180, subito dopo la sua morte. Un errore di attribuzione ha conservato per milleottocento anni l'unico monumento equestre bronzeo dell'antichità classica che possiamo ancora guardare.
L'originale oggi è dentro il museo, nell'Esedra progettata da Carlo Aymonino dentro l'antico Giardino Romano del Palazzo dei Conservatori, e questa è la seconda cosa che quasi nessuno sa prima di entrare: si può stare a due metri dal cavallo, sotto la stessa luce, senza vetro. Guardatelo di profilo. Non ci sono staffe, perché in Occidente non erano ancora arrivate, e la posizione del cavaliere è tutta di equilibrio; la mano destra è tesa in un gesto che gli studiosi discutono da secoli, fra la clemenza verso i vinti e l'allocuzione alle truppe. Sotto lo zoccolo anteriore sollevato del cavallo, secondo una tradizione ricorrente, si trovava un nemico caduto, oggi perduto: è un'ipotesi, non un dato, e come tale va presa.
Terza cosa che non vi dirà nessuno: il biglietto dei Musei Capitolini vale anche per la Centrale Montemartini, se prendete la Capitolini Card da 15,50 euro, che dura sette giorni. La Centrale Montemartini è una vecchia centrale elettrica trasformata in museo, dove le statue antiche sono esposte fra le turbine e i motori diesel. È il complemento naturale del Campidoglio, quasi nessun visitatore lo sa, e le due visite insieme costano meno di un solo biglietto integrato con le mostre.
Il consiglio che ti do per visitare Campidoglio
Salite la Cordonata a piedi, lentamente, senza guardare il telefono. La rampa è disegnata perché i Dioscuri e la balaustra emergano poco alla volta sopra la linea del cielo: se salite di corsa o guardando in basso, quell'effetto lo perdete e non torna. Arrivati in cima, non attraversate subito la piazza. Fermatevi sulla soglia, in asse con il monumento equestre, e guardate come i due palazzi laterali convergono verso il Palazzo Senatorio. La piazza è trapezoidale, non rettangolare, e quella convergenza è calcolata: allunga la prospettiva e rende il fondale più imponente di quanto sia in realtà. Trenta secondi fermi lì valgono mezz'ora di lettura.
Secondo consiglio, pratico e da guida: entrate ai Musei Capitolini alle 9.30 in punto, il giorno dell'apertura, e cominciate dal Palazzo dei Conservatori. Alle 9.30 il cortile del colosso di Costantino è vuoto e la Sala degli Orazi e Curiazi si può guardare in silenzio. Dopo le undici arrivano i gruppi scolastici, e la Lupa diventa inavvicinabile. Se non potete la mattina, allora il mercoledì nelle ultime due ore, con il cinquanta per cento di sconto per i non residenti: si entra alle 17.30, si ha tempo fino alle 19.30, e il museo si svuota mentre lo attraversate.
Terzo consiglio, quello che quasi nessuno segue: tenetevi la Pinacoteca per ultima ma con le gambe ancora buone, cioè non dopo tre ore di marmi. Se sentite che la stanchezza sta arrivando, saltate una sezione archeologica e salite. La Buona Ventura di Caravaggio merita venti minuti di attenzione vera, e venti minuti di attenzione vera non si trovano alla fine di una maratona. Ultimo: non uscite senza aver fatto il giro dietro il Palazzo Senatorio, dal lato di via del Campidoglio, fino al belvedere sul Foro. È gratuito, è aperto a tutti, e per molti è la cosa più bella dell'intera giornata.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che i Musei Capitolini siano il museo pubblico più antico del mondo lo si legge ovunque. Quello che si cita raramente è che cosa significhi, nel dettaglio, quella data. Nel 1471 papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di bronzi antichi che fino ad allora si trovavano al Laterano: la Lupa, lo Spinario, il Camillo, la testa colossale di Costantino. Non li regalò a una famiglia né a una chiesa: li consegnò al popolo, cioè alla magistratura civica dei Conservatori, e li fece collocare sulla facciata e nel cortile del loro palazzo. Nasce da lì l'idea moderna di collezione pubblica, e nasce in Campidoglio, tre secoli prima del Louvre.
Il secondo dettaglio poco citato è che la donazione del 1471 cambiò il significato delle opere. La Lupa era, al Laterano, un simbolo di giustizia esposto dove si amministrava la legge papale; portata in Campidoglio e completata con i gemelli in età rinascimentale, diventò la Mater Romanorum, la madre di Roma. Cambiando luogo e ricevendo due bambini di bronzo, una statua etrusca o magnogreca è diventata il simbolo di una città e poi di una nazione. È un caso da manuale di come funziona la memoria collettiva, e succede tutto in una stanza al primo piano del Palazzo dei Conservatori.
Terzo dettaglio: la raccolta si è formata per aggiunte successive che si vedono ancora. Pio V donò sculture nel 1566 per liberare il Vaticano dai marmi pagani; Clemente XII acquistò nel 1733 la collezione Albani, 418 sculture, e aprì il Palazzo Nuovo al pubblico nel 1734; Benedetto XIV donò la Venere Capitolina nel 1752 e fra il 1748 e il 1750 costituì la Pinacoteca con i quadri Sacchetti e Pio di Savoia; il conte Francesco Cini lasciò le porcellane nel 1881. Il museo non è stato progettato: si è depositato, papa dopo papa, e l'ordine settecentesco delle sale del Palazzo Nuovo conserva ancora quel modo di esporre.
La foto giusta da fare a Campidoglio
La fotografia che tutti provano è quella della piazza dall'alto della Cordonata, e quasi sempre viene male: il grandangolo schiaccia la convergenza dei palazzi e la stella del pavimento sparisce. La foto giusta è un'altra, ed è dietro il Palazzo Senatorio. Si passa a destra del palazzo, da via del Campidoglio, si arriva alla terrazza belvedere e si inquadra il Foro Romano con il tempio di Saturno in primo piano a sinistra, l'arco di Settimio Severo al centro, la basilica di Massenzio in fondo e il Colosseo sull'orizzonte. È l'unico punto di Roma in cui il Foro si legge tutto insieme, dall'alto e senza recinzioni davanti. L'ora è il tardo pomeriggio, quando il sole viene da ovest, alle spalle del fotografo, e accende i marmi.
La seconda inquadratura che consiglio è verticale e si fa dalla base della Cordonata, in piazza d'Aracoeli, in asse con la rampa: la scalinata sale, la balaustra chiude in alto, i due Dioscuri sorvegliano i lati e la facciata del Palazzo Senatorio compare oltre. È la fotografia che restituisce l'idea di Michelangelo, cioè una salita che prepara una rivelazione. Meglio la mattina presto, prima delle otto, quando non c'è ancora nessuno seduto sui gradini.
La terza è la più difficile e la più bella: la piazza di notte, con l'illuminazione accesa, in scatto lungo appoggiando la macchina sulla balaustra della Cordonata. La luce artificiale rende leggibile il disegno stellato del pavimento molto più della luce diurna, e i palazzi diventano quinte teatrali. Un consiglio da chi ha visto centinaia di persone provarci: niente flash, che non serve a nulla a quella distanza, e nessun treppiede ingombrante, perché la piazza resta uno spazio pubblico frequentato anche a tarda ora. Dentro il museo la fotografia senza flash e senza treppiede è generalmente consentita, ma le regole possono cambiare per le mostre temporanee e vanno lette all'ingresso.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Campidoglio è il colle su cui la storia di Roma ha cambiato direzione più volte, e non sempre con eleganza. Nel 390 avanti Cristo, durante l'invasione gallica, la rocca resistette all'assalto notturno grazie allo starnazzare delle oche sacre a Giunone: in ricordo dell'episodio fu eretto nel 345-344 il tempio di Giunone Moneta, presso il quale ebbe sede la prima zecca romana. Nel 460 avanti Cristo il sabino Appio Erdonio occupò il colle con quattromila armati e vi resistette quattro giorni, prima di essere vinto e ucciso dai Romani guidati dal console Valerio Publicola, morto anche lui nei combattimenti. Nel 133 avanti Cristo, durante un comizio presso il tempio capitolino, fu ucciso Tiberio Gracco in una sommossa provocata dall'aristocrazia: il primo omicidio politico della Repubblica romana avvenne qui, probabilmente alla sommità della scalinata che scendeva verso il Campo Marzio.
Il colle bruciò tre volte. Nell'83 avanti Cristo un incendio gravissimo distrusse il Campidoglio e il tempio di Giove, e la ricostruzione fu affidata a Quinto Lutazio Catulo, che nel 78 completò il Tabularium. Nel 69 dopo Cristo, nella guerra civile fra Vitellio e Vespasiano, i partigiani di quest'ultimo si asserragliarono sul colle e i monumenti furono dati alle fiamme; Vespasiano riaprì il tempio di Giove nel 75. Nell'80, sotto Tito, il fuoco risalì di nuovo le pendici dal Campo Marzio, e la ricostruzione avvenne sotto Domiziano dall'81. Tre incendi in centosessant'anni sullo stesso colle: la Roma di pietra che immaginiamo era, per buona parte, una Roma di legname e di tetti.
In età moderna il Campidoglio è tornato a essere il palcoscenico della politica. Nel 1143 la Renovatio Senatus vi installò il Senato del Comune romano; nel 1341 Francesco Petrarca ricevette in Aracoeli la corona d'alloro; nel 1354 Cola di Rienzo fu ucciso ai piedi della salita, dove oggi lo ricorda una statua del 1887. Nel 1348 fu costruita la scalinata dell'Aracoeli come voto per la fine della peste. Il 25 marzo 1957, nella Sala degli Orazi e Curiazi, i rappresentanti di sei Paesi firmarono i Trattati di Roma che istituivano la Comunità economica europea e l'Euratom. Nel luglio del 1998 in Campidoglio fu firmato lo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale. Fra la profezia di Caleno sul teschio e la firma del trattato che ha fondato l'Europa unita corrono venticinque secoli, e sono passati tutti su questi trentacinque metri di roccia.
Chi è passato da Campidoglio
L'elenco comincia con i re e i consoli, ma i nomi che si possono fissare con precisione sono altri. Marco Orazio Pulvillo, console, inaugurò il tempio di Giove Ottimo Massimo il 13 settembre del 509 avanti Cristo. Lucio Emilio Paolo vi salì in trionfo nel 167 avanti Cristo dopo la vittoria su Perseo di Macedonia, e quel trionfo è dipinto sulle pareti della Sala dei Trionfi da Michele Alberti e Jacopo Rocchetti nel 1569. Augusto vi fece costruire un tempietto a Marte Ultore e vi ricevette i doni del popolo alle calende di gennaio, come racconta Svetonio. Vespasiano, Domiziano, Adriano e Marco Aurelio ricostruirono e abbellirono il colle; e Marco Aurelio è rimasto, in bronzo, ed è l'unico imperatore romano che possiamo ancora guardare a cavallo.
Nel Medioevo e nel Rinascimento il Campidoglio è passaggio obbligato per papi, poeti e artisti. Francesco Petrarca fu incoronato poeta in Aracoeli nel 1341. Cola di Rienzo, il tribuno che tentò di restituire a Roma la sua repubblica, morì ai piedi del colle nel 1354. Papa Sisto IV donò al popolo romano i bronzi antichi nel 1471, atto di nascita del museo. Papa Paolo III Farnese chiamò Michelangelo Buonarroti, che dal 1537 lavorò al colle e nel 1540 disegnò la piazza; dopo di lui intervennero Giacomo della Porta, Martino Longhi il Vecchio, Giuseppe Cesari detto il Cavalier d'Arpino, Gian Lorenzo Bernini con l'Urbano VIII e il Busto di Medusa, Alessandro Algardi con l'Innocenzo X. Papa Clemente XII aprì il Palazzo Nuovo nel 1734 dopo aver comprato la collezione Albani; Benedetto XIV donò la Venere Capitolina nel 1752 e fondò la Pinacoteca.
In età contemporanea il colle ha visto passare capi di Stato e di governo. Il 25 marzo 1957 firmarono i Trattati di Roma Antonio Segni e Gaetano Martino per l'Italia, Paul-Henri Spaak per il Belgio, Christian Pineau per la Francia, Konrad Adenauer per la Repubblica Federale di Germania, Joseph Bech per il Lussemburgo e Joseph Luns per i Paesi Bassi. Ogni sindaco di Roma, dall'unità d'Italia a oggi, ha il proprio ufficio nel Palazzo Senatorio, e ogni capo di Stato in visita ufficiale a Roma sale in Campidoglio per la firma del libro d'onore. Aggiungerei un nome che di solito si dimentica: Carlo Aymonino, l'architetto che negli anni recenti ha costruito l'Esedra vetrata dentro il Giardino Romano, cioè l'ultimo intervento che ha cambiato il modo in cui si guarda il Marco Aurelio.
Domande veloci su Campidoglio
Quanto costa entrare ai Musei Capitolini al Campidoglio?
Dipende dalle mostre in corso. Fino al 6 settembre 2026 l'intero per i non residenti è 20,50 euro e il ridotto 15 euro con le mostre Vasari e Angeli comprese; dal 7 settembre al primo novembre 2026, con la sola mostra Angeli, l'intero è 16,50 euro e il ridotto 11 euro. La Capitolini Card da sette giorni, valida anche per la Centrale Montemartini, costa 15,50 euro intero e 11,50 ridotto. Il prezzo del giorno va letto sul sito ufficiale del museo.
Si può salire al Campidoglio gratis?
Sì. La piazza, la Cordonata, la balaustra con i Dioscuri e la terrazza belvedere sul Foro Romano dietro il Palazzo Senatorio sono spazi pubblici, sempre accessibili e gratuiti. Si paga soltanto l'ingresso ai Musei Capitolini.
Quali sono gli orari dei Musei Capitolini?
Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Il 24 e il 31 dicembre l'orario è 9.30-14.00, il primo gennaio 11.00-20.00.
Quando sono chiusi i Musei Capitolini?
Il primo maggio e il 25 dicembre. Negli altri giorni dell'anno il museo è aperto, compresi i lunedì e i festivi.
I residenti a Roma entrano gratis al Campidoglio?
Sì. Dal 2 febbraio 2026 l'ingresso è gratuito per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana, che devono esibire la carta d'identità in biglietteria. La gratuità vale per tutto il Sistema dei Musei Civici.
Si entra gratis la prima domenica del mese?
Sì, la prima domenica del mese l'ingresso è gratuito per tutti. È anche il giorno più affollato dell'intero mese: se ci andate, entrate alle 9.30.
Serve prenotare per visitare il Campidoglio?
Per il visitatore singolo no: si acquista il biglietto in biglietteria e si entra. Il preacquisto online ha un diritto di prevendita di 1 euro e serve solo a evitare la coda alla cassa. Per i gruppi da undici a venticinque persone la prenotazione è gratuita al 060608; per le scolaresche è obbligatoria e gratuita.
Quanto dura la visita ai Musei Capitolini?
Tre ore per una visita completa dei due palazzi e del Tabularium senza correre; cinque ore se si guarda la Pinacoteca sala per sala. La sola piazza, con Cordonata e belvedere, richiede quaranta minuti.
Come si arriva al Campidoglio con i mezzi pubblici?
Il nodo è piazza Venezia, a duecento metri dai piedi della Cordonata: fra le linee che l'ATAC indica sull'area ci sono la 30, la 40, la 46, la 60, la 62, la 63, la 64, la 70, la 80, la 81, la 87, la 119, la 170, la 628, la C3 e la H, e il tram 8 ha lì il capolinea. Le fermate cambiano per il cantiere della metro C, quindi la fermata esatta va controllata il giorno stesso sul sito ATAC.
C'è una fermata della metropolitana al Campidoglio?
No. La più vicina è Colosseo, sulla linea B, a circa un chilometro lungo via dei Fori Imperiali, cioè quindici minuti a piedi. La stazione Venezia della linea C è in costruzione.
Il Campidoglio è accessibile in sedia a rotelle?
La Cordonata no. Si sale per via delle Tre Pile da piazza dell'Ara Coeli, oppure per via di Monte Tarpeo da piazza della Consolazione, oppure per via San Pietro in Carcere: sono percorsi carrabili in salita. Dentro il museo funzionano una piattaforma elevatrice nel cortile dei Conservatori, ascensori e servoscala fra i due palazzi e verso la Galleria Lapidaria. Il museo presta sedie a rotelle e consiglia di telefonare allo 0667102071 prima della visita.
Il Marco Aurelio in piazza è l'originale?
No, in piazza è una copia. L'originale in bronzo è esposto all'interno del museo, nell'Esedra di Marco Aurelio, ed è stato ritirato dall'aperto per ragioni di conservazione.
Dove si trova la Lupa Capitolina?
Nella Sala della Lupa, al primo piano del Palazzo dei Conservatori, insieme ai Fasti Capitolini. È un bronzo alto 75 centimetri, con i gemelli aggiunti in età rinascimentale e attribuiti da parte della critica al Pollaiolo.
Dove si trova il Galata morente?
Nella Sala del Gladiatore, al primo piano del Palazzo Nuovo. Il nome esatto è Galata Capitolino: non è un gladiatore, è un guerriero celtico ferito, replica di un originale del gruppo pergameno di Attalo I.
Ci sono opere di Caravaggio ai Musei Capitolini?
Sì, due, entrambe nella Sala di Santa Petronilla della Pinacoteca Capitolina: la Buona Ventura, olio su tela di 115 per 150 centimetri databile fra il 1596 e il 1597, e il San Giovanni Battista.
Si possono fare fotografie ai Musei Capitolini?
La fotografia senza flash e senza treppiede è generalmente consentita nel percorso permanente, ma le mostre temporanee possono avere regole proprie: si leggono all'ingresso della mostra.
Che differenza c'è fra il Campidoglio e i Musei Capitolini?
Il Campidoglio è il colle e la piazza; i Musei Capitolini sono il museo che occupa due dei tre palazzi affacciati su quella piazza, cioè il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo. Il terzo, il Palazzo Senatorio, è la sede del Comune di Roma e non è parte del percorso museale ordinario.
Si vede il Foro Romano dal Campidoglio?
Sì, e in due modi. Gratuitamente dalla terrazza belvedere dietro il Palazzo Senatorio, in via del Campidoglio. Dall'interno del museo, con il biglietto, dalla galleria aperta del Tabularium, che è la vista più bella in assoluto.
Il Campidoglio è adatto ai bambini?
Sì, con una visita corta e mirata: il colosso di Costantino nel cortile, la Lupa, lo Spinario, le vetrine delle Sale Castellani. Novanta minuti bastano. I minori di sei anni entrano gratis e c'è un'audioguida per la fascia sei-dodici anni a 4 euro.
Quanto è alto il Campidoglio?
L'Arx, dove sorge Santa Maria in Aracoeli, raggiunge 48 metri sul livello del mare; l'Asylum, cioè l'attuale piazza, 35,9 metri; il Capitolium propriamente detto, dove è il Palazzo Caffarelli, 44,7 metri. È il più basso dei sette colli.
Perché si chiama Campidoglio?
Il nome deriva dal latino Capitolium. Le fonti antiche lo spiegano con il ritrovamento di un teschio umano, caput Auli, durante gli scavi per le fondazioni del tempio di Giove: è la spiegazione che i Romani davano a se stessi, e va presa come tale e non come una prova linguistica.
Quanto si aspetta in coda al Campidoglio?
Molto meno di quanto si teme. Nei giorni ordinari la coda alla biglietteria si smaltisce in pochi minuti; le eccezioni sono la prima domenica del mese, i ponti festivi e i giorni di apertura di una grande mostra. Il preacquisto online serve soprattutto in quelle occasioni.
Dove si comprano i biglietti per i Musei Capitolini?
Alla biglietteria del Palazzo dei Conservatori, al call center 060608 oppure online attraverso il rivenditore autorizzato indicato dal museo sul proprio sito ufficiale. I biglietti preacquistati non sono rimborsabili né modificabili.
Si può visitare la Sala degli Orazi e Curiazi?
Sì, è compresa nel percorso dei Musei Capitolini, al primo piano del Palazzo dei Conservatori. È la sala in cui furono firmati i Trattati di Roma il 25 marzo 1957, ed è tuttora usata dal Comune per le cerimonie ufficiali: in quelle occasioni può essere temporaneamente chiusa al pubblico.
Quanto costa salire al Vittoriano accanto al Campidoglio?
L'ingresso al Vittoriano e ai giardini di Palazzo Venezia è gratuito. Il biglietto che comprende la Terrazza panoramica, il Museo del Risorgimento e Palazzo Venezia costa 18 euro intero e 5 euro ridotto per la fascia 18-24 anni, è valido sette giorni ed è gratuito per i minori di 18 anni e la prima domenica del mese. Gli orari sono 9.30-19.30 con ultimo ingresso alle 18.45.
Vale la pena entrare in Santa Maria in Aracoeli?
Sì, e l'ingresso è libero. Il soffitto di Lepanto, le 22 colonne di spoglio tutte diverse e la cappella Bufalini con gli affreschi del Pinturicchio giustificano da soli la deviazione. L'apertura mattutina indicata è dalle 9.00 alle 12.30, con orario pomeridiano variabile secondo la stagione.
Il mio consiglio finale
Se dovessi salvare un solo momento del Campidoglio, non sceglierei la Lupa e nemmeno il Caravaggio. Sceglierei i tre minuti in cui si esce dal corridoio buio del Tabularium e il Foro Romano compare tutto insieme, incorniciato da un'arcata di due millenni fa, con il Colosseo in fondo. Costa quanto il biglietto e non lo pubblicizza nessuno. Andateci verso la fine della visita, quando la luce cala, restateci in silenzio finché non vi mandano via, e poi uscite in piazza e fate il giro dietro il Palazzo Senatorio per rivedere la stessa scena dall'esterno, gratis, con il buio che arriva. È il modo giusto di chiudere una giornata su questo colle, ed è il consiglio che do a tutti i gruppi che accompagno.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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