Colosseo

Il Colosseo è in piazza del Colosseo, fra il Celio, l'Oppio e le pendici della Velia, e ci si arriva con la metropolitana B alla fermata Colosseo, con la metropolitana C alla fermata Colosseo-Fori Imperiali, con gli autobus 51, 75, 81, 85, 87 e 118 e con il tram 3. Il biglietto ordinario Colosseo, Foro Romano e Palatino vale ventiquattro ore e costa 18 euro intero, 2 euro il ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra i diciotto e i venticinque anni, 14 euro per gli iscritti agli Amici del PArCo, 11,50 euro con la Roma Pass; sotto i diciotto anni l'ingresso è gratuito. La Full Experience con sotterranei e arena costa 24 euro, 32 euro nella versione con percorso didattico, vale due giorni consecutivi e ha l'ultimo ingresso alle 17.20. Il Colosseo apre alle 8.30, il Foro Romano e il Palatino alle 9. Dal 29 marzo al 30 settembre l'ultimo ingresso è alle 18.15 e la chiusura alle 19.15; dal 1 al 24 ottobre ultimo ingresso alle 17.30 e chiusura alle 18.30; dal 25 ottobre al 28 febbraio ultimo ingresso alle 15.30 e chiusura alle 16.30. Il monumento resta chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio. Tutti i biglietti sono nominativi, si mettono in vendita trenta giorni prima della data di visita sul circuito ufficiale del Parco archeologico del Colosseo e all'ingresso vi chiedono un documento che corrisponda al nome stampato sul voucher: senza quello non si entra. La permanenza dentro l'anfiteatro è contingentata: settantacinque minuti con il biglietto da ventiquattro ore, novanta minuti con la Full Experience.

🏛️✦ Con audioguida

Colosseo e Foro Romano + audioguida

D'estate conviene entrare la mattina presto o nel tardo pomeriggio: a mezzogiorno l'arena è un forno.

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Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Se volete inquadrare il Colosseo dentro il resto della città, la pagina delle attrazioni turistiche di Roma raccoglie tutti i monumenti e i musei di cui parliamo, quartiere per quartiere.

Colosseo Roma
L'Anfiteatro Flavio visto dal lato di piazza del Colosseo

Quale biglietto del Colosseo conviene davvero

La biglietteria del Parco archeologico del Colosseo è un piccolo labirinto e la maggior parte delle persone che incontro davanti ai tornelli ha comprato il titolo sbagliato. Non perché sia stata truffata: perché i nomi si somigliano tutti e nessuno spiega che cosa cambia davvero fra un biglietto e l'altro. Vale la pena metterli in fila una volta per tutte, con quello che comprendono e con quello che non comprendono.

Colosseo, Foro Romano e Palatino 24h: il biglietto base

Costa 18 euro, 2 euro il ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra i diciotto e i venticinque anni, 14 euro per chi ha la tessera Amici del PArCo, 11,50 euro con la Roma Pass. Dà accesso al primo e al secondo ordine del Colosseo con le terrazze panoramiche, al museo dell'anfiteatro, all'area archeologica del Foro Romano con il suo museo e a tutto il Palatino. Non comprende l'arena e non comprende i sotterranei. Si prenota un orario preciso per il Colosseo e si visita il Foro con il Palatino nello stesso giorno oppure entro le ventiquattro ore precedenti o successive: è questa la ragione del nome, non una vaga validità giornaliera. Il tempo massimo di permanenza dentro l'anfiteatro è di settantacinque minuti, stabilito dal regolamento dei visitatori del Parco, e nei giorni di grande afflusso viene fatto rispettare sul serio.

Only Arena: quando ha senso e quando no

Costa anch'esso 18 euro, 2 euro il ridotto, 11,50 euro con la Roma Pass, e vale ventiquattro ore. Consente di mettere i piedi sul piano dell'arena ricostruito, con ingresso e uscita dal lato dello Sperone Stern, e comprende Foro Romano e Palatino. La camminata sull'arena dura venti minuti e l'ultimo ingresso al piano è alle 18. Il punto che quasi nessuno coglie è questo: Only Arena non comprende il percorso ordinario ai due ordini superiori. Si entra, si cammina sul tavolato, si esce. Per una persona che viene a Roma una volta nella vita non è il titolo giusto e lo sconsiglio quasi sempre.

Full Experience Sotterranei e Arena: i sei euro meglio spesi di Roma

Costa 24 euro, 32 euro nella versione con percorso didattico, 2 euro il ridotto europeo, vale due giorni consecutivi con un ingresso al Colosseo e un ingresso all'area Foro-Palatino, e ha l'ultimo ingresso alle 17.20. Comprende l'arena, i sotterranei, il museo del Colosseo, il Foro Romano con il museo, il Palatino con il Museo Palatino, la Domus Tiberiana, Santa Maria Antiqua, la Curia Iulia, il Tempio di Romolo, l'Aula Isiaca con la Loggia Mattei, la Casa di Augusto e la Casa di Livia. Dentro l'anfiteatro si resta novanta minuti. Se dovessi indicare la spesa più intelligente di un soggiorno romano, indicherei la differenza fra questo biglietto e quello base: sei euro per scendere nel ventre della macchina, e senza il ventre della macchina il Colosseo resta un muro bello e muto.

Full Experience Arena e Full Experience Attico del Colosseo

La Full Experience Arena mette insieme il percorso ordinario e il piano dell'arena, senza i sotterranei, sempre su due giorni consecutivi. La Full Experience Attico porta invece dove il Colosseo smette di essere una cartolina: la galleria intermedia fra secondo e terzo ordine, poi il terzo ordine e infine l'attico, il livello più alto. Un ascensore panoramico arriva alla galleria intermedia e da lì all'attico; i gruppi hanno un massimo di otto persone per turno, come prevede il regolamento. Dall'alto si capisce in un colpo solo la geometria ellittica, il rapporto con la valle e il disegno dei Fori. Le tariffe di questi due titoli si leggono sul sito ufficiale del Parco al momento della prenotazione.

Il Passaggio di Commodo, il corridoio del Colosseo che non è per tutti

È un corridoio sotterraneo voltato scavato sotto le fondazioni dell'anfiteatro, che collegava l'esterno con il palco imperiale. Prende il nome dall'episodio di attentato all'imperatore Commodo che le fonti antiche collocano proprio in un passaggio del genere, e si visita solo con un titolo dedicato. Va detto con franchezza: è stretto, buio, breve. Chi soffre di claustrofobia lo eviti senza rimpianti, chi ha una passione per l'architettura romana lo trova uno dei dieci minuti più memorabili di Roma. Anche qui la tariffa aggiornata è quella indicata dal circuito ufficiale.

Forum Pass SUPER: il biglietto che non comprende il Colosseo

Costa 18 euro, 2 euro il ridotto europeo, e apre l'area archeologica di Foro Romano, Fori Imperiali e Palatino con i luoghi del circuito SUPER: il Museo del Foro, il Museo Palatino, la Domus Tiberiana, la Casa di Augusto, la Casa di Livia e le mostre in corso. Vale un solo ingresso e, una volta validato, solo per la giornata d'uso; comprato online si consuma entro trenta giorni. Attenzione a due dettagli che generano regolarmente delusioni ai tornelli: non dà accesso al Colosseo e non è utilizzabile nella prima domenica gratuita del mese.

Roma Pass, Amici del PArCo e le riduzioni al Colosseo

La Roma Pass abbassa il biglietto del Colosseo a 11,50 euro. La tessera Amici del PArCo, la membership del Parco archeologico, porta l'ordinario a 14 euro e nella sua versione ad accesso illimitato si ripaga già alla seconda visita dell'anno: se abitate a Roma o ci tornate spesso, è la scelta più razionale che ci sia. Sotto i diciotto anni si entra gratis, con documento. Le scolaresche dell'Unione Europea entrano gratuitamente in base alla disponibilità, quelle extraeuropee prenotano a pagamento.

Orari del Colosseo nel 2026

Il Colosseo apre i cancelli alle 8.30. Il Foro Romano, il Palatino e la Domus Aurea aprono alle 9. La chiusura segue tre fasce stagionali e cambia di parecchio: dal 29 marzo al 30 settembre l'ultimo ingresso è alle 18.15 e si chiude alle 19.15; dal 1 al 24 ottobre l'ultimo ingresso scende alle 17.30 con chiusura alle 18.30; dal 25 ottobre al 28 febbraio l'ultimo ingresso è alle 15.30 e la chiusura alle 16.30. Il monumento è chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio.

La fascia invernale è quella che manda in crisi più gente di quanta immaginiate. Da fine ottobre l'ultimo ingresso è alle 15.30, non alle diciassette e non al tramonto: chi arriva alle sedici con il biglietto in mano trova i tornelli chiusi e non c'è rimborso che tenga. Segnatevelo se venite a Roma in novembre o in gennaio, perché il pomeriggio romano d'inverno inganna: alle quindici sembra ancora pieno giorno e il Colosseo ha già smesso di far entrare.

Le giornate a ingresso gratuito al Colosseo

Si entra gratis la prima domenica di ogni mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. L'ingresso gratuito non si prenota online: si ritira di persona, e la fila del mattino nelle prime domeniche fra marzo e ottobre è un esercizio di pazienza che consiglio solo a chi abita in città e può permettersi di sbagliare giornata. La mia opinione, netta: se avete tre giorni a Roma e uno solo capita di prima domenica, pagate i 24 euro della Full Experience e usate quella domenica per un museo civico. Risparmiare diciotto euro perdendo due ore e mezza di coda è un pessimo affare.

Biglietto nominativo, cambio nome e regole d'acquisto del Colosseo

Dal 2023 il Parco archeologico del Colosseo vende solo biglietti nominativi, per tutte le tipologie, e la regola vale anche per i titoli gratuiti e ridotti. Al momento dell'acquisto ogni visitatore inserisce i propri dati anagrafici; all'ingresso il personale confronta il nome con un documento valido. Se il voucher è intestato a un'altra persona non si entra e non si viene rimborsati. La conseguenza pratica è che l'abitudine italiana di comprare quattro biglietti a nome proprio per gli amici che forse verranno non funziona più.

Il cambio nome è ammesso una volta sola, entro le ore ventiquattro del settimo giorno precedente la visita, e solo nei casi previsti dal regolamento. Le vendite si aprono trenta giorni prima della data: non prima, per quanto vi assicurino il contrario i siti che rivendono pacchetti. Se dovete incastrare il Colosseo in un viaggio con date rigide, mettetevi una sveglia il giorno in cui si apre la finestra dei trenta giorni, perché gli slot delle 8.30 e quelli della Full Experience con i sotterranei si esauriscono nel giro di poche ore nei mesi di punta.

Il servizio clienti del circuito ufficiale risponde alle mail nell'arco di due o tre giorni lavorativi, quindi non è la strada giusta per un'emergenza dell'ultimo minuto: per quella esiste il numero telefonico indicato nella pagina di assistenza del Parco, che risponde in giornata. Ultimo avvertimento da professionista: i biglietti si comprano sul circuito ufficiale del Parco. Tutto il resto è intermediazione, legittima quanto volete, ma che vi fa pagare di più lo stesso ingresso.

Che cosa non potete portare dentro il Colosseo

Il regolamento dei visitatori è pubblico e chiarissimo, e viene applicato con severità crescente. Gli zaini non devono superare i 30 per 40 per 15 centimetri e il Parco non ha guardaroba né deposito bagagli: se arrivate con il trolley perché avete il treno nel pomeriggio, non entrate e non avete dove lasciarlo. È l'errore più frequente che vedo compiere davanti ai metal detector.

Sono vietati armi da fuoco e da taglio, coltelli e attrezzi multiuso, bottiglie di vetro, bastoni da trekking, bagagli ingombranti, biciclette e monopattini, bombolette spray, puntatori laser, casse acustiche e bastoni per selfie. È vietata anche l'attrezzatura professionale, ottica e audio: treppiedi, macchine fotografiche di taglia professionale, microfoni e mixer, e naturalmente i droni senza autorizzazione formale del Parco. Il telefono e la macchina fotografica compatta, invece, si usano liberamente.

Sui cani conviene essere precisi, perché in giro circola l'idea sbagliata che il Colosseo sia aperto a tutti gli animali. Dentro l'anfiteatro entrano solo i cani guida e gli animali da assistenza con certificazione. Nelle aree aperte del Foro Romano e del Palatino sono ammessi i cani di piccola taglia, indicativamente fra i cinque e i dieci chili, e devono viaggiare in un trasportino adeguato. Chi arriva con il pastore tedesco al guinzaglio resta fuori.

Come si arriva al Colosseo

La metropolitana B ha una fermata che porta il nome del monumento e sbuca praticamente ai suoi piedi: è il modo più semplice e resta il più usato. Gli autobus 51, 75, 81, 85, 87 e 118 fermano nell'anello di piazza del Colosseo e lungo via dei Fori Imperiali o via Labicana; il tram 3 arriva dal versante di San Giovanni e del Celio, ed è la linea che consiglio a chi alloggia a Trastevere o dalle parti di viale Aventino, perché evita il cambio in metropolitana.

La metro C e la stazione museo sotto il Colosseo

Il 16 dicembre 2025 hanno aperto al pubblico le stazioni Colosseo-Fori Imperiali e Porta Metronia della linea C, dopo tredici anni di cantiere. La prima consente lo scambio diretto con la linea B ed è, di fatto, un museo che si attraversa mentre si prende il treno. La linea C corre dalle 5.30 alle 23.30 dalla domenica al giovedì e fino all'1.30 il venerdì e il sabato.

Dentro la stazione sono esposti i materiali venuti fuori dallo scavo: pozzi di età repubblicana, i resti di un impianto termale privato appartenuto a una domus di grande livello, elementi di una residenza con decorazione parietale e una serie di piccoli oggetti e statuette raccolti sotto la quota della piazza moderna. L'atrio si attraversa senza biglietto della metropolitana: la parte espositiva alla quota dell'ingresso si guarda gratuitamente, mentre per scendere ai livelli inferiori e alle banchine serve un titolo di viaggio valido. Il museo della stazione di Porta Metronia ha aperto qualche settimana dopo, nel febbraio 2026.

Il consiglio pratico è semplice: arrivate venti minuti prima dell'orario prenotato e fate la stazione. Non esiste in Europa un altro posto in cui si guardi un pozzo del III secolo avanti Cristo con la scala mobile alle spalle. E dall'apertura circolare rivolta verso l'esterno si inquadra il Colosseo dal basso in un modo che due anni fa non era possibile a nessuno.

Autobus, tram e gli altri ingressi dell'area archeologica

Il biglietto del Colosseo comprende il Foro Romano e il Palatino, e i loro ingressi sono distribuiti su un perimetro largo. Il Palatino si entra da via di San Gregorio 30, che è anche l'uscita che consiglio a fine giornata perché scarica direttamente verso il Circo Massimo. Il Foro Romano ha il varco di Largo della Salara Vecchia, quello di via del Tulliano sotto il Campidoglio e l'accesso della via Sacra da piazza del Colosseo. La Domus Aurea, che ha biglietto proprio e visita accompagnata su turni, si raggiunge da viale della Domus Aurea 1, salendo nel parco del Colle Oppio dal lato di via Labicana.

Il varco di via del Tulliano è quello che uso quasi sempre. Nelle mattine di aprile e di ottobre, quando davanti all'arco di Tito ci sono duecento persone in fila, lì ce ne sono venti. Vale la camminata di cinque minuti in più.

Le aree del Colosseo aperte da poco

Il Parco archeologico ha aperto negli ultimi anni una serie di percorsi che cambiano davvero l'esperienza della visita. Vale la pena sapere che cosa sono, perché nessuno di questi compare nelle guide stampate prima del 2024 e molti visitatori arrivano con un'idea del Colosseo ferma a vent'anni fa.

Gli ambulacri meridionali del Colosseo

Il 17 marzo 2026 è stata inaugurata l'area degli ambulacri meridionali, il fronte sud dell'anfiteatro fra lo sperone di Stern e quello di Valadier, verso il parco del Celio. È il settore che il terremoto del 1349 ha cancellato: lì l'anello esterno non esiste più e per secoli il perimetro del Colosseo si è interrotto in un vuoto che nessuno sapeva leggere.

Le indagini archeologiche sono cominciate nel 2021 e i lavori si sono chiusi nel 2024, con la posa della nuova pavimentazione completata nei mesi successivi. L'intervento, firmato da Stefano Boeri Interiors con Giorgio Donà sotto la direzione tecnica e scientifica del Parco archeologico, ha interessato circa 1.300 metri quadrati ed è costato quattro milioni di euro, finanziati con i fondi di compensazione delle opere della metropolitana C assegnati al Parco dalla delibera CIPE numero 67 del 2019.

La scelta progettuale merita attenzione perché è una lezione di restauro contemporaneo. La nuova pavimentazione è in travertino di Tivoli, lo stesso materiale dell'anfiteatro, posata alla quota antica su massetti protettivi con adesivi a base di calce naturale privi di cemento, secondo un criterio di reversibilità: tutto quello che è stato aggiunto si può togliere senza toccare l'antico. Dove correvano le due file di pilastri che sorreggevano gli ambulacri, oggi ci sono volumi cubici appena sollevati dal piano, una ricostruzione dichiaratamente simbolica che non finge di essere romana. Fra i fornici sessantasei e settantuno le fondazioni restano a vista, come documento dello scavo. Il risultato è che il Colosseo ha di nuovo un perimetro leggibile: si cammina alla quota su cui camminavano gli spettatori del I secolo e si capisce, senza bisogno di ricostruzioni digitali, quanto fosse ampio l'anello che il terremoto ha portato via. Per me è il più intelligente intervento fatto sul monumento negli ultimi trent'anni.

L'attico e la galleria intermedia del Colosseo

L'attico è il livello sommitale, quello dove correvano i corbelli del velario e dove sedeva il pubblico più povero, sulle gradinate di legno del maenianum summum in ligneis. Ci si arriva con il biglietto Full Experience dedicato: un ascensore panoramico porta alla galleria intermedia fra secondo e terzo ordine e da lì all'attico, in gruppi di otto persone al massimo. Non è una vista panoramica qualunque. Dall'alto la pianta ellittica smette di essere un dato da libro e diventa una forma che l'occhio riconosce, e la sequenza Fori-Velia-Palatino si ricompone in un colpo solo.

La Casa dei Grifi sul Palatino

Nel 2026 è tornata accessibile anche la Casa dei Grifi, una delle abitazioni più antiche del Palatino, di età repubblicana, con cicli pittorici e pavimenti musivi che sono fra i più preziosi documenti della pittura romana di secondo stile. Si scende con una scala molto ripida e la visita non è alla portata di tutti; per chi non può affrontarla è stato predisposto un collegamento video in tempo reale. Il finanziamento arriva dal piano Caput Mundi del PNRR. Se avete il biglietto per il Palatino e trovate un turno disponibile, prendetelo senza pensarci.

Le app ufficiali del Colosseo, gratuite e quasi ignorate

Il Parco archeologico del Colosseo pubblica tre applicazioni gratuite e la stragrande maggioranza dei visitatori non ne scarica nemmeno una, salvo poi pagare venti euro per un'audioguida di terze parti nella fila davanti al tornello.

MyColosseum è l'app ufficiale del Parco: contiene le audioguide interattive in italiano e in inglese che seguono automaticamente il percorso di visita fra i sotterranei, la galleria intermedia e l'attico, e permette di prenotare i biglietti. Pesa poco meno di novanta megabyte e l'interfaccia è disponibile in italiano, inglese, spagnolo, coreano e ucraino. Scaricatela la sera prima, sotto la rete di casa o dell'albergo: dentro l'anfiteatro il segnale è capriccioso e mettersi a scaricare un'applicazione in coda al metal detector è il modo peggiore di cominciare la giornata.

Y&Co, che sta per You and Colosseo, è la più ambiziosa delle tre. Propone quattro percorsi diversi nel Parco, una mappa interattiva che avvisa quando ci si avvicina a un monumento, contenuti multimediali e codici QR sparsi lungo il cammino. È tradotta in nove lingue, italiano, inglese, francese, russo, cinese, giapponese, tedesco, spagnolo e portoghese, e comprende un percorso per non vedenti con audiodescrizioni in italiano e in inglese, un percorso per non udenti con interpreti in Lingua dei Segni Italiana e in American Sign Language, e un itinerario per ragazzi guidato dalla mascotte della vestale Tarpea. Nel Parco esistono anche pannelli tattili con planimetrie e riproduzioni tridimensionali. È un lavoro di accessibilità serio, progettato secondo il principio del design for all, e resta pressoché sconosciuto.

La terza si chiama Il PArCo di Piranesi ed è la mia preferita, anche se non serve a orientarsi: è un viaggio dentro le incisioni che Giovanni Battista Piranesi dedicò al Palatino, al Foro Romano e al Colosseo, con il confronto fra la lastra settecentesca e la fotografia di oggi, gallerie d'immagini e due filmati sulla tecnica dell'acquaforte e sul restauro delle matrici di rame. Occupa più di due gigabyte, quindi scaricatela con calma prima di partire. Guardare il Colosseo di Piranesi, invaso di vegetazione e abitato da figurine minuscole, e poi alzare gli occhi sul travertino pulito del restauro, è la lezione di storia più efficace che possiate regalarvi.

Quanto tempo serve al Colosseo e come organizzo io la giornata

Colosseo, Foro Romano e Palatino visitati con calma chiedono almeno tre ore e mezza. Con i sotterranei si arriva a quattro. Chi pensa di cavarsela in novanta minuti torna a casa con una manciata di fotografie e nessun ricordo.

Il mio schema è sempre lo stesso e funziona da vent'anni. Ingresso al Colosseo alle 8.30, primo turno della giornata. Un'ora e mezza dentro, sotterranei compresi, con calma. Uscita verso le dieci, quando l'anello esterno comincia a riempirsi. Poi il varco del Foro da via del Tulliano, il Foro percorso da nord a sud e la salita al Palatino, fino all'una circa. Uscita da via di San Gregorio, con il Circo Massimo davanti e una trattoria a dieci minuti.

Due avvertimenti. Il primo: d'estate, a mezzogiorno, l'arena del Colosseo è un forno e il Foro Romano non offre un metro d'ombra. Se non potete entrare presto, spostatevi al tardo pomeriggio, mai alle quattordici di luglio. Il secondo, che è il consiglio che ripeto più spesso: il Palatino è la parte che tutti tagliano per stanchezza ed è l'unica che si rimpiange davvero. Se il tempo manca, togliete mezz'ora al Foro, non al colle. E aprite il Museo Palatino, che è compreso nel biglietto e che metà dei visitatori non varca nemmeno: dentro ci sono gli affreschi della Casa di Livia, i graffiti e i materiali che raccontano il Palatino da villaggio dell'età del ferro a reggia imperiale.

Quanto è grande davvero il Colosseo

I numeri dell'anfiteatro Flavio si citano spesso e si capiscono di rado. Il perimetro esterno misura 527 metri: una passeggiata di sette minuti buoni a passo normale, che consiglio di fare prima di entrare, perché è l'unico modo per prendere le misure dell'edificio. Gli assi dell'ellisse sono 187,5 e 156,5 metri. L'arena, cioè l'ellisse interna dove si combatteva, misura 86 per 54 metri, poco più di 3.350 metri quadrati: una superficie paragonabile a mezzo campo da calcio, e questa è la prima sorpresa per chi ha in testa le scene dei film.

L'altezza attuale è di 48,5 metri sul lato conservato, mentre la quota originaria doveva sfiorare i 52 metri con il coronamento completo. Sul fronte sud, dove l'anello esterno è crollato, la differenza di quota rispetto all'anello superstite supera i cinquanta metri di sviluppo perduto. La capienza è oggetto di discussione da due secoli: le stime serie oscillano fra cinquantamila e ottantasettemila spettatori, e la forbice dipende quasi per intero da come si contano i posti in piedi dell'ultimo settore, quello di legno, che le fonti descrivono ma che l'archeologia non può misurare.

Il Colosseo è iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1980 insieme al centro storico di Roma, e dal 2007 figura fra le nuove sette meraviglie del mondo, un titolo nato da una votazione popolare promossa da una fondazione privata svizzera e privo di qualunque valore scientifico. Lo cito perché ve lo ripeteranno dieci volte al giorno i venditori di tour: non è un riconoscimento istituzionale, è un'operazione di comunicazione riuscita benissimo.

Sul fronte dei numeri contemporanei, l'ultimo dato ufficiale consolidato del Ministero della Cultura riguarda il 2024, quando il Parco archeologico del Colosseo ha registrato 14.733.395 visitatori e introiti lordi per oltre 101 milioni di euro: primo luogo della cultura statale italiano per ingressi e per incassi, con un raddoppio rispetto ai 7,6 milioni del 2018. Le stime del 2025 parlano di quindici milioni, ma sono cifre non definitive e discusse anche nel metodo di conteggio, quindi le prendo con le pinze. Quello che conta per voi è la conseguenza pratica: ogni giorno dell'anno, davanti a quel monumento, c'è una media di quarantamila persone. Organizzarsi non è pignoleria, è sopravvivenza.

Perché il Colosseo è proprio lì: lo stagno di Nerone

La domanda che nessuno si pone davanti all'anfiteatro è la più interessante: perché costruirlo in fondo a una valle, e non su un colle come facevano i teatri greci? La risposta è politica prima che tecnica.

La conca fra la Velia, l'Oppio e il Celio era percorsa da un corso d'acqua e restava una zona umida di fondovalle. Dopo l'incendio del 64 dopo Cristo, Nerone requisì l'area e ci mise il lago artificiale della sua Domus Aurea, lo stagnum, circondato da portici e da un parco che occupava una porzione enorme di città. All'ingresso del complesso fece erigere una statua colossale che lo raffigurava, alta oltre trenta metri. Roma, in sostanza, si ritrovò con una villa imperiale al posto del proprio centro.

Quando i Flavi presero il potere, Vespasiano fece una scelta di propaganda perfetta: prosciugò il lago di Nerone e ci costruì sopra un edificio per gli spettacoli del popolo. Il messaggio era leggibile da chiunque, anche da chi non sapeva leggere: la terra che il tiranno aveva rubato torna ai romani, e torna sotto forma di divertimento. Non esiste in tutta la storia dell'architettura un gesto di restituzione più spettacolare e più cinico di questo.

Le conseguenze tecniche di quella scelta ce le portiamo dietro ancora oggi. Per fondare un edificio di quella mole su un fondovalle alluvionale i costruttori realizzarono una platea in calcestruzzo profonda diversi metri e larga quanto l'intero edificio, una specie di ciambella di cemento antico su cui poggia tutto. Sotto il lato nord questa platea trova terreno più solido; sotto il lato sud trova i sedimenti del fondovalle. È esattamente per questo che nei terremoti il fianco sud ha ceduto e quello nord è rimasto in piedi. La forma asimmetrica del Colosseo, che tutti fotografano credendola una rovina romantica, non è architettura: è geologia.

La costruzione del Colosseo, cantiere per cantiere

Il cantiere apre nel 72 dopo Cristo, sotto Vespasiano. Lo finanzia il bottino della presa di Gerusalemme del 70, e non è una deduzione moderna: nel 1813 fu ritrovato un blocco con i fori delle lettere bronzee di un'iscrizione dedicatoria, la cui ricostruzione restituisce la formula per cui l'imperatore Cesare Vespasiano Augusto ordinò che si facesse il nuovo anfiteatro con il denaro del bottino. Il Colosseo, detto in modo brutale, è pagato dalla guerra giudaica.

Vespasiano e i primi due ordini del Colosseo

Vespasiano porta a compimento i primi due livelli e dedica l'edificio poco prima di morire, nel 79. È il tratto di muratura che oggi si legge meglio, con i grandi fornici del piano terra e del primo ordine, i pilastri in travertino e le volte in calcestruzzo. Se guardate il paramento dal lato di via Labicana noterete che la tessitura cambia man mano che si sale: sono le fasi del cantiere, non un capriccio dei restauratori.

Tito e i cento giorni dell'80 dopo Cristo

Tito aggiunge il terzo e il quarto ordine e inaugura l'anfiteatro nell'80 con cento giorni di giochi. Il poeta Marziale scrive per l'occasione il Liber de spectaculis, che è insieme una raccolta di epigrammi e un pezzo di propaganda: nei primi componimenti mette il nuovo anfiteatro sopra le piramidi d'Egitto e le mura di Babilonia, dichiarando che ogni fatica cede al posto dell'anfiteatro di Cesare. È il primo testo della storia in cui un edificio di Roma viene proclamato la meraviglia delle meraviglie, e funziona ancora.

Domiziano, i sotterranei e la fine delle naumachie

Domiziano completa l'opera. Fa appendere all'ultimo ordine gli scudi di bronzo dell'opera ad clipea, sistema il settore sommitale con le gradinate lignee del maenianum summum in ligneis e soprattutto fa scavare i sotterranei sotto il piano dell'arena. Quest'ultima decisione ha una conseguenza definitiva: con l'ipogeo pieno di corridoi, gabbie e montacarichi, il Colosseo non può più essere allagato, e le battaglie navali che le fonti attribuiscono ai primi anni escono per sempre dal repertorio. Chi vi racconta di naumachie regolari nel Colosseo racconta un edificio che, dopo Domiziano, non esisteva più.

La macchina intorno al Colosseo: ludi, caserme e depositi

Un dettaglio che ribalta l'immaginario: il Colosseo non era un teatro isolato, era il cuore di un impianto industriale. Intorno c'erano quattro caserme di gladiatori, il Ludus Magnus, il Ludus Gallicus, il Ludus Matutinus e il Ludus Dacicus, di cui il primo è ancora visibile in via Labicana con la sua arena di allenamento. C'erano i castra misenatium, l'alloggio dei marinai della flotta di Miseno distaccati per manovrare il velario; il summum choragium, il deposito delle macchine sceniche; gli armamentaria, i depositi delle armi; il sanatorium, dove si curavano i feriti; lo spoliarium, dove si spogliavano e si smaltivano i corpi. Un ciclo produttivo completo, con la sua logistica, la sua manodopera specializzata e il suo smaltimento. Quando entrate nell'anfiteatro tenete a mente che state guardando solo la sala macchine principale.

Colosseo Roma Estate Romana
Gli archi del secondo ordine

Come è fatto il Colosseo: ordini, fornici e cavea

La facciata del Colosseo è un manuale di architettura romana costruito in verticale. I primi tre ordini sono formati da arcate inquadrate da semicolonne addossate, e i tre ordini architettonici si succedono dal basso verso l'alto secondo la gerarchia canonica: tuscanico al primo livello, ionico al secondo, corinzio al terzo. Il quarto livello non ha arcate ma una parete piena scandita da lesene corinzie e da finestre rettangolari alternate agli scudi bronzei. È lo schema che il Rinascimento studierà fino a impararlo a memoria: Leon Battista Alberti lo trasferisce sul palazzo Rucellai a Firenze, e da lì entra nel repertorio europeo per quattro secoli.

Gli ottanta fornici del piano terra erano numerati, e i numeri incisi sono ancora leggibili su parecchi di essi. Il visitatore riceveva una tessera con l'indicazione del settore e del posto e sapeva da quale arcata entrare. Quattro fornici, quelli sugli assi principali, erano riservati e privi di numerazione: due servivano agli ingressi d'onore e agli imperatori, due alle processioni d'apertura dei giochi e all'uscita dei corpi. Il resto della popolazione defluiva attraverso un sistema di scale e corridoi anulari che sbucavano nei vomitoria, le aperture da cui la folla si riversava nella cavea. La capacità di svuotamento di quell'organismo resta la cosa che stupisce di più gli ingegneri contemporanei.

La cavea era divisa per censo, e la divisione era rigidissima. In basso, sul podio, i senatori, su sedili di marmo mobili con il nome inciso: molti di quei gradini esistono ancora e portano scolpiti i nomi delle famiglie senatorie e i titoli tardoantichi di clarissimi, spectabiles, illustres, cioè le targhette di posto riservato del quinto secolo. Sopra, il maenianum primum dei cavalieri; poi il maenianum secundum, diviso in imum per i cittadini benestanti e summum per la plebe; in cima, il settore di legno, in piedi, per le donne, gli schiavi e gli stranieri. Quando salite alla galleria intermedia e guardate giù, avete davanti agli occhi la struttura sociale dell'impero disegnata in pianta.

I sotterranei del Colosseo

L'ipogeo è la parte che trasforma la visita. Sotto il piano ligneo dell'arena, ricoperto di sabbia, si sviluppava un sistema di corridoi su due livelli con un asse centrale e una serie di gallerie anulari e radiali. Lì stavano le gabbie degli animali, i depositi delle scenografie, gli argani e i montacarichi che portavano in superficie belve, uomini e apparati scenici attraverso botole che si aprivano nel tavolato.

Il funzionamento richiedeva decine di operatori coordinati che lavoravano al buio, a lume di lucerna, sentendo sopra la testa il rumore di cinquantamila persone. Le tracce dei perni, dei binari e degli alloggiamenti degli argani sono ancora leggibili sulle murature, e sono la ragione per cui insisto sempre perché si paghi il supplemento: in superficie si vede un anfiteatro, sotto si vede una macchina teatrale. I due livelli inferiori vennero completati nella loro forma definitiva dopo l'intervento domizianeo e furono più volte rimaneggiati, con rifacimenti in laterizio riconoscibili a occhio nudo rispetto all'opera cementizia più antica.

Aggiungo un dato che colpisce sempre i gruppi che accompagno: dai collettori fognari che servivano il monumento sono emerse ossa di orsi, leoni, cavalli e struzzi. Non è una ricostruzione romanzesca, è materiale osteologico. La macchina di cui parliamo consumava animali su scala industriale e i suoi scarichi lo documentano.

Colosseo Roma sotterranei
L'interno dell'anfiteatro con i sotterranei a vista

Il Colosseo nell'epoca imperiale: fulmini, incendi, terremoti

L'idea che il Colosseo sia arrivato intatto fino al Medioevo e poi sia stato rovinato dai barbari è una favola. L'anfiteatro ha passato tutta l'antichità in cantiere, e le fonti lo raccontano con una precisione contabile.

Nerva e Traiano fanno lavori di manutenzione. Il primo restauro ampio documentato è di Antonino Pio. Nel 217 un fulmine incendia la struttura: bruciano le parti lignee e il danno è tale che il monumento resta chiuso per cinque anni, fino al 222, con i giochi trasferiti al Circo Massimo. I restauri cominciano sotto Eliogabalo, proseguono con Alessandro Severo e si concludono sotto Gordiano III. Nel 250 un secondo incendio impone nuovi lavori, a carico di Decio.

Nel 410, dopo il sacco di Roma, un'iscrizione commemora l'intervento di età onoriana; nello stesso torno di anni i combattimenti fra gladiatori vengono proibiti e restano le sole venationes. Il terremoto del 442 provoca danni gravi e il restauro viene finanziato dai prefetti urbani, i cui nomi sono conservati dalle iscrizioni: Flavio Sinesio Gennadio Paolo e Rufio Cecina Felice Lampadio. Un altro cantiere è ricordato per il 470, sotto il consolato di Messio Febo Severo. Fra il 484 e il 508 un nuovo terremoto impone lavori pagati da un privato, Decio Mario Venanzio Basilio, che ci tenne a lasciare il proprio nome sulla pietra.

Questa sequenza dice una cosa importante sul tardo impero romano, e la dico volentieri perché va contro il luogo comune: fino agli ultimi decenni del quinto secolo l'aristocrazia senatoria continuava a spendere il proprio denaro per rimettere in sesto l'anfiteatro e per riservarsi il posto a sedere. Il Colosseo non è stato abbandonato: è stato mantenuto in funzione finché ha avuto un pubblico.

Il Colosseo dal Medioevo all'epoca moderna

Il terremoto del 1349 e la faccia che il Colosseo ha oggi

Il 1349 è la data che ha disegnato il monumento come lo vediamo. Il terremoto di quell'anno fa crollare per intero il lato sud dell'anello esterno, quello impostato sui sedimenti del fondovalle. Da allora il Colosseo ha due facce: a nord la parete completa su quattro ordini, a sud il taglio netto che mostra la sezione dell'edificio come un modello anatomico. Nessun architetto avrebbe potuto progettare una dimostrazione didattica più efficace, ed è per questo che a Roma si studia il Colosseo prima di ogni altro anfiteatro romano: perché è l'unico grande esemplare che si lasci guardare dentro.

Frangipane, fortezze e cave: il Colosseo medievale

Nel Duecento la famiglia Frangipane occupa e fortifica l'anfiteatro trasformandolo in una rocca urbana, come accadde a Roma per il teatro di Marcello e per il mausoleo di Adriano. Nei secoli successivi i fornici ospitano botteghe, abitazioni, depositi di fieno e una chiesa. Il Colosseo medievale non è una rovina in mezzo alla campagna: è un quartiere.

Dopo il crollo del 1349, i blocchi di travertino caduti a terra diventano materia prima. Nel Quattrocento e nel Cinquecento il prelievo è sistematico, e prosegue in età barocca: il travertino del Colosseo compare nei conti del cantiere di Palazzo Barberini nel 1634 e in quelli del porto di Ripetta nel 1703. Quel travertino non è stato portato via dai barbari, ma dai romani, con licenza scritta.

Demoni, giubilei e la Via Crucis al Colosseo

Nel Cinquecento l'anfiteatro ha fama sinistra. Benvenuto Cellini, nella Vita, racconta di una notte passata dentro il Colosseo insieme a un negromante siciliano per evocare i demoni: episodio da prendere per quello che è, cioè un magnifico pezzo di autobiografia romanzata, ma che documenta bene che cosa la Roma del tempo pensasse di quel luogo dopo il tramonto.

Nel Seicento la Chiesa cambia strategia e assorbe il monumento nella devozione: con il giubileo del 1675 il Colosseo entra nei percorsi di pellegrinaggio. La svolta decisiva arriva nel Settecento con Benedetto XIV, che nel 1744 lo pone sotto tutela ed erige le quattordici edicole della Via Crucis, e nel 1749 lo consacra dichiarandolo luogo santificato dal sangue dei martiri. L'effetto pratico è immediato: lo smontaggio si ferma. Ed ecco il paradosso più bello della storia del monumento: una tradizione storicamente infondata, quella dei martiri cristiani uccisi nell'arena, ha salvato il Colosseo dalla demolizione. La storia va raccontata anche quando è ironica.

Il Colosseo dei viaggiatori del Grand Tour

Fra Settecento e Ottocento il Colosseo diventa l'immagine stessa dell'antico in rovina. Goethe lo visita nel 1787 e nel Viaggio in Italia ne dà una descrizione notturna, con la nebbia e la luna, che ha formato lo sguardo di due secoli di viaggiatori. Madame de Staël, in Corinne, ne fa il centro della scena romana. Lord Byron lo consegna alla letteratura inglese come emblema della rovina sublime nel Childe Harold e nel Manfred. Charles Dickens, in Pictures from Italy, lo descrive come la rovina più impressionante che avesse mai visto. Henry James, in Daisy Miller, vi ambienta la scena notturna che decide il destino della protagonista, e non per caso: nell'Ottocento il fondo dell'anfiteatro era invaso dalla vegetazione, la malaria era un rischio reale e passare la notte lì dentro era una bravata. Un botanico inglese, Richard Deakin, arrivò a pubblicare nel 1855 una Flora del Colosseo censendo centinaia di specie cresciute fra le pietre. Quel giardino spontaneo fu estirpato negli anni successivi proprio per ragioni di conservazione.

I restauri ottocenteschi del Colosseo

Il primo Ottocento è il momento in cui il Colosseo passa da rovina pittoresca a monumento da conservare, e lo fa con una serie di interventi che ancora oggi si leggono a occhio nudo sulla muratura. Carlo Fea conduce gli scavi del 1811 e del 1812; a lui si deve, fra l'altro, lo studio dei fori regolari che punteggiano il travertino. Pietro Rosa torna a scavare nel 1874 e nel 1875.

Lo sperone di Raffaele Stern

Nel 1806 un terremoto porta il lato est dell'anello esterno sull'orlo del crollo. Pio VII nomina una commissione e l'incarico va a Raffaele Stern. Davanti a lui ci sono due strade: togliere la parte pericolante, oppure aggiungere qualcosa che la tenga su. Stern sceglie di aggiungere e costruisce uno sperone in laterizio che punta i conci pericolanti, un contrafforte d'emergenza che i romani chiamano da subito la stampella.

Il progetto prevedeva che il mattone venisse tinteggiato color travertino per uniformarsi al resto. La tinteggiatura non fu mai eseguita, e il contrasto fra il rosso del laterizio e il beige della pietra, che oggi tutti leggono come una scelta romantica e didattica di restauro moderno, è in realtà un lavoro rimasto a metà. Ve lo dico perché è uno dei casi in cui la storiografia dell'arte ha attribuito a posteriori un'intenzione a un incidente.

Le arcate di Giuseppe Valadier

Sul lato opposto, verso i Fori, interviene Giuseppe Valadier, che nel 1815 progetta le cancellate e nel 1823 affronta il fianco pericolante con una filosofia rovesciata rispetto a quella di Stern: ricostruisce. Le arcate mancanti vengono rifatte identiche alle antiche, in mattoni, con basi e capitelli in travertino. Anche in questo caso era prevista una scialbatura color travertino, mai realizzata. Valadier celebrò l'intervento nelle sue Opere di architettura e di ornamento.

Il Colosseo si ritrova così con due lezioni contrapposte sulle due estremità: puntellare da una parte, ricostruire dall'altra. È un manuale di teoria del restauro architettonico in scala uno a uno, ed è la ragione per cui gli studenti di architettura di tutta Europa vengono mandati a girare intorno all'anfiteatro con il taccuino in mano.

Gaspare Salvi e Luigi Canina

Meno noti ma altrettanto istruttivi sono gli interventi successivi. Gaspare Salvi lavora sul terzo anello dal lato di via di San Gregorio, con archi in laterizio, imposte in travertino e mattoni bipedali disposti in senso radiale, una soluzione elegante che imita la logica costruttiva antica senza fingere di essere antica.

Luigi Canina affronta il problema più serio, lo strapiombo del muro interno. Sul lato nord verso via degli Annibaldi la muratura risultava fuori asse di oltre sessanta centimetri: Canina inserisce tiranti in ferro e catene binate nell'abbozzo del quarto ordine. Non è decorazione, è ingegneria strutturale, e funziona ancora oggi. Quando passate lungo via degli Annibaldi alzate lo sguardo e cercate le teste dei tiranti: sono lì da quasi due secoli.

Il Colosseo nel Novecento

Fra il 1933 e il 1936, l'apertura di via dell'Impero, oggi via dei Fori Imperiali, comporta la demolizione della Meta Sudans, la grande fontana conica di età flavia che si trovava fra il Colosseo e l'Arco di Costantino, e della base della statua colossale di Nerone. Della Meta Sudans resta oggi solo una traccia segnata a terra, e la sua perdita è una delle ferite più discusse dell'urbanistica romana del Novecento. Fra il 1938 e il 1939 viene completato lo scavo dei sotterranei, che oggi si visitano con la Full Experience.

Nel 2002 il Colosseo finisce sulla moneta italiana da cinque centesimi di euro. Nel 2012 le campagne di monitoraggio rilevano oltre tremila lesioni sulla struttura e un'inclinazione complessiva di circa quaranta centimetri. Fra il 2012 e il 2016 si svolge il grande restauro delle facciate finanziato dal gruppo Tod's: il travertino chiaro che vedete oggi è il risultato di quella pulitura, e chi ha in mente le fotografie degli anni Ottanta, con la pietra nera di smog, fatica a riconoscere l'edificio.

Da dove viene il nome Colosseo

Il nome proprio dell'edificio è Anfiteatro Flavio, dalla dinastia che lo costruì. Colosseo è un soprannome medievale, e viene dalla statua colossale che Nerone aveva eretto all'ingresso della Domus Aurea, alta oltre trenta metri, il Colossus. Dopo la morte dell'imperatore la statua fu risemantizzata come immagine del Sole, e nel 126 Adriano la fece spostare per far posto al Tempio di Venere e Roma: per il trasferimento, racconta la tradizione antica, servirono ventiquattro elefanti. Il basamento che si vede oggi accanto all'anfiteatro è un rifacimento moderno in tufo, non l'originale.

Il nome Colosseo si afferma nel Medioevo per contiguità: il colosso stava accanto all'anfiteatro, il colosso sparisce, il nome resta all'edificio. Circola anche un'etimologia alternativa che fa derivare la parola dalla formula rituale Colis Eum, cioè lo adori, che una tradizione tarda attribuisce ad Armannino da Bologna e che collegherebbe il nome a riti demoniaci. Filologicamente è debolissima e nessuno studioso serio la sostiene, ma dice quanto fosse forte il legame fra il Colosseo e il diabolico nell'immaginario medievale. Tanto forte che Benedetto XIV, prima della consacrazione, fece celebrare un esorcismo.

La chiesa di Santa Maria della Pietà al Colosseo

Dentro il Colosseo c'è una chiesa, e novanta visitatori su cento le passano davanti senza vederla. Si chiama Santa Maria della Pietà al Colosseo ed è ricavata in uno dei fornici dell'anfiteatro, sul lato che guarda il Celio: una porticina, un piccolo altare, poche decine di metri quadrati.

Le attestazioni sicure cominciano nel Cinquecento: esisteva già come edicola sacra durante il pontificato di Paolo IV, fra il 1555 e il 1559. Mariano Armellini, nella sua monumentale opera sulle chiese di Roma pubblicata nel 1891, scrive che l'ambiente serviva in origine da guardaroba alla compagnia che rappresentava nell'arena il dramma della Passione, uso mantenuto fino ai tempi di quel papa. Nel 1622 la Confraternita del Gonfalone acquisì il piccolo oratorio e vi mise un monaco eremita come custode stabile, gestendolo fino al 1936. Dal 1955 la chiesa è affidata al Circolo San Pietro, che vi celebra la messa il sabato e la domenica. Sull'altare maggiore c'è un bassorilievo ottocentesco con la Madonna addolorata.

Nella Roma della Controriforma quel fornice contava molto più di quanto la sua dimensione suggerisca, e la devozione che si concentrava intorno al Colosseo coinvolse i grandi protagonisti spirituali del secolo: Ignazio di Loyola, Filippo Neri e Camillo de Lellis frequentarono l'area dell'anfiteatro e le sue pratiche di pietà. Vale la pena fermarsi trenta secondi davanti a quella porta: sono millecinquecento anni di storia religiosa romana compressi in venti metri quadrati.

I giochi: che cosa succedeva davvero nell'arena del Colosseo

Il programma di una giornata di spettacoli era codificato e si articolava in tre momenti, sempre nello stesso ordine. Al mattino le venationes, cioè le cacce e i combattimenti con gli animali. A mezzogiorno le esecuzioni dei condannati, i noxii. Nel pomeriggio i munera, i duelli fra gladiatori, che erano il piatto forte e la ragione per cui la gente si sedeva.

Le venationes del mattino

Le cacce mettevano in scena animali provenienti da tutto il mondo conosciuto: leoni e leopardi dall'Africa, orsi dall'Europa settentrionale, struzzi, cervi, tori, cinghiali, e occasionalmente elefanti e rinoceronti. Gli animali salivano dall'ipogeo attraverso i montacarichi e comparivano nell'arena in mezzo a scenografie mobili che simulavano boschi e rocce. I venatores erano professionisti addestrati, non condannati. Il costo logistico di quelle esibizioni era spaventoso e rappresentava una delle voci di spesa più pesanti della munificenza imperiale.

Il mezzogiorno dei condannati

La fascia di mezzogiorno era la meno frequentata: molti spettatori uscivano a mangiare. Le esecuzioni capitali venivano eseguite in forme spettacolarizzate, talvolta con messe in scena mitologiche in cui il condannato interpretava suo malgrado un personaggio destinato a morire. Seneca, in una lettera notissima a Lucilio, racconta di essere capitato per caso in un anfiteatro all'ora di pranzo e di esserne uscito peggiore di come era entrato. È una delle poche voci antiche che esprimono disgusto per lo spettacolo, e vale la pena ricordarla perché smonta l'idea che nessun romano trovasse tutto questo intollerabile.

I munera del pomeriggio

I gladiatori erano professionisti costosi, addestrati nei ludi, divisi in categorie con armamenti complementari, e l'esito dei loro combattimenti non era la morte automatica dello sconfitto. Uccidere un gladiatore esperto significava rimborsarne il prezzo al lanista, e i prezzi erano alti. La mortalità reale è oggetto di stime discordanti, ma l'immagine cinematografica del massacro sistematico è una semplificazione. I duelli avevano regole, arbitri e un pubblico competente che seguiva i combattenti come oggi si seguono gli atleti.

I numeri delle grandi occasioni restano impressionanti. Per l'inaugurazione dell'80 le fonti parlano di cento giorni di spettacoli con circa duemila gladiatori e novemila animali. Per il trionfo di Traiano sui Daci si arriva a citare diecimila gladiatori. Sono ordini di grandezza tramandati dalla letteratura antica, non registri contabili: vanno letti come indicatori di scala, non come cifre esatte.

Quando finirono i giochi nel Colosseo

Gli ultimi combattimenti fra gladiatori documentati risalgono al 437, le ultime venationes al 519 e al 523. La fine non fu un editto improvviso ma un lento esaurimento economico e culturale: gli spettacoli costavano moltissimo, le committenze si diradarono, la città si svuotò. Il Colosseo smise di funzionare per mancanza di committenti, come tutte le grandi macchine.

I martiri cristiani nel Colosseo: che cosa dicono le fonti

Qui serve chiarezza, perché è la domanda che ricevo più spesso. Non esistono fonti antiche che attestino il martirio di cristiani nell'anfiteatro Flavio. Le esecuzioni di cristiani a Roma sono documentate altrove, in particolare nei circhi e nei giardini imperiali. La tradizione che colloca i martiri nel Colosseo si consolida nell'età moderna e trova la sua consacrazione ufficiale nel 1749. Detto questo, la devozione ha una sua storia che va rispettata come fatto storico: la croce nell'arena e la Via Crucis del Venerdì Santo, che i pontefici presiedono qui dagli anni Sessanta del Novecento, appartengono a pieno titolo alla biografia del monumento. Sono due cose diverse, e vanno tenute distinte senza imbarazzo.

Il Colosseo con i bambini

Il Colosseo funziona benissimo con i bambini, a patto di non trattarli come turisti in miniatura. L'ingresso sotto i diciotto anni è gratuito, quindi il costo della famiglia si abbatte, ma il biglietto va comunque emesso a nome del minore.

Tre accorgimenti pratici. Primo: prendete la Full Experience e cominciate dai sotterranei, perché i corridoi, le botole e gli argani accendono l'immaginazione molto più delle gradinate. Secondo: scaricate l'app Y&Co e attivate il percorso per ragazzi con la vestale Tarpea, che è pensato bene ed è gratuito. Terzo: mettete in conto una sosta. Il Parco del Colle Oppio, a due passi, ha ombra e panchine, e dopo un'ora e mezza di anfiteatro serve a tutti.

Il consiglio meno ovvio riguarda il seguito della giornata: se i bambini reggono, il Ludus Magnus visibile in via Labicana è gratuito e si guarda dall'alto della recinzione in cinque minuti. Spiegare che lì si allenavano i gladiatori che poi entravano nell'anfiteatro attraverso un corridoio sotterraneo vale più di qualunque ricostruzione tridimensionale a pagamento.

Il Colosseo e l'accessibilità

L'anfiteatro è più accessibile di quanto la sua fama suggerisca, e allo stesso tempo ha limiti reali che è giusto conoscere prima di comprare. Il primo e il secondo ordine si raggiungono con ascensore e il percorso è praticabile in sedia a rotelle, con qualche tratto di pavimentazione antica che richiede assistenza. Un ascensore panoramico serve la galleria intermedia fra secondo e terzo ordine e prosegue verso l'attico, ma il tratto finale dell'attico si affronta con scale ripide e non è per tutti.

I sotterranei si percorrono su passerelle con gradini e non sono accessibili alle sedie a rotelle. Il Passaggio di Commodo è stretto e basso. Il Foro Romano e il Palatino hanno dislivelli importanti e fondi sconnessi: il Palatino, in particolare, richiede una salita.

Sul fronte dei percorsi sensoriali il Parco ha lavorato meglio di quasi tutti i musei italiani: nell'app Y&Co esistono un itinerario con audiodescrizioni per non vedenti in italiano e in inglese e un itinerario in Lingua dei Segni Italiana e in American Sign Language con interpreti, e lungo il percorso sono collocati pannelli tattili con planimetrie e riproduzioni tridimensionali. Chi accompagna una persona con disabilità visiva o uditiva trovi il tempo di preparare la visita con l'applicazione: cambia tutto.

Quando andare al Colosseo e quando evitarlo

Il momento migliore in assoluto è una mattina di novembre o di febbraio, alle 8.30, con il cielo terso e cinque gradi. Ci sono duecento persone dentro invece di seimila, la luce entra bassa dagli archi del lato est e il travertino prende un colore che d'estate non fa mai. Il secondo momento migliore è il tardo pomeriggio di fine settembre, quando il caldo molla e la luce si allunga sui Fori.

Da evitare senza esitazione: il mezzogiorno di luglio e di agosto, in cui l'arena diventa una piastra rovente senza un metro d'ombra; i ponti del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno; le prime domeniche del mese fra marzo e ottobre, salvo che non vi diverta la fila. E i giorni di pioggia battente sono meno peggio di quanto sembri per l'anfiteatro, che ha grandi porzioni coperte, ma pessimi per il Foro Romano, dove il fondo diventa fango.

Un'ultima nota sulle stagioni intermedie: aprile e ottobre sono i mesi in cui il Colosseo riceve il maggior numero di gruppi organizzati. Se dovete scegliere una settimana, la prima di dicembre e la seconda di gennaio restano le più tranquille dell'anno, con il vantaggio non piccolo che dalla fine di ottobre l'ultimo ingresso è alle 15.30 e la giornata va costruita al mattino.

Colosseo e Fori
Il Colosseo con l'area archeologica dei Fori sullo sfondo

Una curiosità su Colosseo

Il Colosseo non è stato costruito sulla roccia: è stato costruito dentro un buco. La valle fra la Velia, l'Oppio e il Celio era il punto più basso di quel settore di città, percorso da un corso d'acqua e già occupato dal lago artificiale che Nerone aveva scavato per la sua Domus Aurea. I Flavi lo prosciugarono e ci impostarono sopra l'anfiteatro.

Per reggere un edificio di quella massa su un terreno del genere fu realizzata una platea di fondazione in calcestruzzo profonda diversi metri e larga quanto l'intero perimetro, una ciambella di cemento antico che ancora oggi tiene insieme la struttura. Ma il sottosuolo non è omogeneo: sotto il lato nord la platea appoggia su terreno compatto, sotto il lato sud su sedimenti alluvionali molto più cedevoli. Da qui discende tutta la storia successiva. I terremoti del 1231, del 1349 e del 1703 hanno colpito l'edificio in modo asimmetrico, e il crollo del 1349 ha portato via per intero il fronte meridionale dell'anello esterno.

La conseguenza è che la sagoma inconfondibile del Colosseo, quella che compare sulle magliette e sulle monete da cinque centesimi, non è una scelta architettonica e non è nemmeno un caso: è una carta geologica disegnata dai terremoti. Chi guarda il monumento sapendo questo smette di vedere una rovina pittoresca e comincia a vedere un edificio che ha reagito al proprio terreno per venti secoli. E da marzo 2026 il nuovo allestimento degli ambulacri meridionali rende la cosa quasi didascalica: sul fronte sud, alla quota antica, il travertino nuovo ridisegna a terra il pezzo che non c'è più. Camminarci sopra e alzare gli occhi verso il vuoto è l'esperienza più istruttiva che il Colosseo offra oggi, e non costa un euro in più.

Una cosa che non ti dice nessuno su Colosseo

Il velario del Colosseo lo raccontano tutti e quasi nessuno dice la verità, cioè che non sappiamo con certezza come funzionasse.

Partiamo da quello che è certo perché lo si tocca. Sul coronamento esterno dell'ultimo ordine ci sono duecentoquaranta mensole aggettanti in travertino e altrettanti fori rettangolari di circa quarantacinque per cinquantacinque centimetri, con un incasso profondo pochi centimetri, distanziati fra loro di poco più di due metri. In quei fori entravano i pali di legno che sostenevano l'apparato tessile. Questo è il dato archeologico, e finisce qui.

Certo è anche chi manovrava il sistema. Non erano operai qualunque: erano marinai della flotta imperiale di stanza a Capo Miseno, distaccati a Roma e alloggiati in una caserma dedicata, i castra misenatium. Plinio ne parla, e la Historia Augusta ricorda i militari classari impiegati sul terrazzo superiore. La ragione è tecnica e bellissima: manovrare cime, argani, verricelli e nodi su una struttura di quelle dimensioni è lavoro di bordo, non lavoro di cantiere. Il Colosseo, per un pomeriggio d'agosto, veniva armato come una nave.

Tutto il resto è ricostruzione. Le fonti antiche descrivono vele colorate, e Plinio ricorda che sotto Nerone se ne stesero di decorate con stelle d'oro e con la quadriga imperiale; da Pompei sappiamo che il velario si stendeva a primavera. Ma il meccanismo no. Dal Seicento a oggi gli studiosi hanno proposto soluzioni diversissime: Desgodetz nel 1687 ipotizza una copertura totale senza spiegare la meccanica; Borgnis nel 1820 immagina funi parallele con un anello interno e una tela pendente verso il basso, che però avrebbe schiacciato visivamente la cavea; Stankovich e Carli nel 1822 propongono funi diametrali incrociate, difficilissime da montare; Alvino nel 1833 pensa a strisce radiali che però risulterebbero lunghe fino a centocinquanta metri; Nibby nel 1838 disegna duecentoquaranta raggi convergenti su un'ellisse centrale senza dire come si governassero; Tocco nel 1845 ipotizza un albero centrale piantato nell'arena, cosa che l'archeologia non conferma; Canina nel 1848 aggiunge saettoni di controventamento ai pali; Chambon nel 1982 propone una struttura sospesa con anello interno ribassato, realizzata poi in scala al Puy du Fou, che però lascia scoperta una parte della cavea. Ogni ricostruzione risolve un problema e ne apre un altro: il carico del vento, lo scarico della pioggia, il ricovero del tessuto quando non serviva.

Gli studi più recenti, come il lavoro di Marco D'Anna e Carlo Molari pubblicato dall'Università di Bologna, propongono una copertura totale della cavea sostenuta da un anello centrale metallico di tecnologia navale, con un doppio ordine di funi, antenne lignee di dieci o undici metri sopra il cornicione e vele di forma rettangolare e trapezoidale, per una superficie complessiva intorno ai ventitremila metri quadrati. La verifica statica regge con i materiali disponibili all'epoca, canapa e ferro. Gli autori aggiungono un'osservazione che mi ha fatto sorridere e insieme pensare: una catena metallica sospesa sopra la cavea spiegherebbe piuttosto bene i grandi incendi da fulmine che le fonti romane documentano.

Ecco il punto, e ve lo dico da guida che ha sentito centinaia di colleghi raccontarlo: chiunque vi descriva il velario del Colosseo come una certezza vi sta vendendo una ricostruzione per un fatto. Le mensole sono vere, i marinai sono veri, il resto è la migliore ipotesi disponibile. Che poi è una cosa molto più interessante, perché significa che l'edificio ha ancora un segreto.

Il consiglio che ti do per visitare Colosseo

Comprate la Full Experience con sotterranei e arena e prenotate il primo slot della mattina, quello delle 8.30. Non è un dettaglio di comodità, è la differenza fra due visite diverse. Alle 8.30 dentro l'anfiteatro ci sono trecento persone; alle undici ce ne sono seimila. La luce entra bassa dagli archi del lato est ed è l'unico momento della giornata in cui i sotterranei si fotografano senza avere il sole in faccia. A mezzogiorno quella stessa arena è una griglia rovente e le fotografie vengono tutte bruciate.

La seconda parte del consiglio riguarda un'informazione che quasi nessuno usa: il biglietto vale ventiquattro ore nella versione base e due giorni consecutivi nella Full Experience. Significa che potete spezzare la visita. Colosseo la mattina presto del primo giorno, Foro Romano e Palatino il mattino del secondo, con il pomeriggio libero in mezzo. La stragrande maggioranza dei visitatori si sfianca in una mattinata sola, esce dal Palatino alle due del pomeriggio con le gambe a pezzi e ricorda a malapena metà di quello che ha visto. Spezzare costa zero.

Terzo elemento, banale e decisivo: scaricate MyColosseum la sera prima, sotto la rete dell'albergo. Dentro il Colosseo il segnale è discontinuo e mettersi a scaricare un'applicazione in coda al metal detector, con i bambini che scalpitano, è il modo peggiore di cominciare. Se avete tempo, aggiungete Y&Co per il Foro e il Palatino, che sono le aree in cui l'orientamento è più difficile e in cui i pannelli sul posto dicono meno di quanto vorreste.

Quarto e ultimo: arrivate venti minuti prima e passate dalla stazione della metro C. Guardare i pozzi repubblicani e i resti della domus mentre la gente corre a prendere il treno vi mette nella testa la stratigrafia della città prima ancora di entrare nell'anfiteatro. È gratis e nessuno lo fa.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il Colosseo sia stato per secoli una cava di travertino lo sanno tutti. Quello che non si dice mai è che lo smontaggio fu regolare, autorizzato e contabilizzato. Non un saccheggio, ma un'amministrazione.

Le licenze pontificie per prelevare travertino dall'anfiteatro esistono, i blocchi venivano assegnati a cantieri precisi e i conti si conservano. Il travertino del Colosseo compare nella documentazione del cantiere di Palazzo Barberini nel 1634 e in quella del porto di Ripetta nel 1703, e altre destinazioni sono ricordate per edifici e opere di età rinascimentale. Roma, per farla breve, si è costruita addosso al proprio anfiteatro con tanto di carte in regola. È una storia molto meno romantica di quella dei barbari, e molto più istruttiva su come funzionano davvero le città.

Il danno peggiore, però, non l'ha fatto il travertino portato via: l'ha fatto il ferro. I blocchi dell'anello esterno erano tenuti insieme da grappe metalliche annegate in piombo, senza malta. Nel Medioevo il metallo valeva moltissimo e quelle grappe furono estratte una per una, spaccando la pietra per raggiungerle. Il risultato è la superficie bucherellata che vedete oggi su tutto il paramento e, cosa ben più seria, una muratura molto più fragile di quanto fosse in origine: senza le grappe, i conci lavorano solo per attrito e per peso proprio, il che spiega perché i terremoti successivi abbiano trovato vita facile.

Ogni giorno vedo turisti fotografare quei fori raccontandosi che sono colpi di cannone o segni di battaglie. Non lo sono. Sono cicatrici di riciclo, e fu Carlo Fea, negli scavi del 1811 e 1812, a stabilirlo studiando gli alloggiamenti. Quando qualcuno del gruppo mi chiede dei cannoni, rispondo sempre allo stesso modo: il nemico del Colosseo non è stato un esercito, è stato il mercato dei metalli.

La foto giusta da fare a Colosseo

Comincio dalla fotografia sbagliata, che è anche la più diffusa: quella scattata sul piazzale della metro B alle undici del mattino, con il sole in faccia, duecento persone nell'inquadratura e il monumento appiattito. Non funziona e non funzionerà mai, per ragioni di luce prima che di composizione.

La prima fotografia giusta si fa dalla terrazza del Colle Oppio, salendo da via Nicola Salvi. Lì siete più in alto del monumento e l'ellisse finalmente si legge come ellisse invece che come muro. Al tramonto il travertino vira all'arancione e l'anello superstite proietta ombra sull'interno. Zero coda, zero biglietto, cinque minuti di salita.

La seconda si fa dall'interno, dal secondo ordine, con un arco in primo piano a fare da cornice e i sotterranei sullo sfondo. È l'unica inquadratura che restituisce insieme la scala dell'edificio e il labirinto sotto l'arena, e va cercata verso il lato nord nelle prime ore del mattino, quando la luce entra radente dall'altra parte.

La terza è la più recente che si possa fare del Colosseo: dall'apertura circolare della stazione Colosseo-Fori Imperiali della metropolitana C, che inquadra il monumento dal basso attraverso un oculo. È aperta da poco più di un anno e in giro se ne vedono ancora poche. Approfittatene finché è una fotografia rara.

Aggiungo un fuori programma che regalo sempre ai gruppi: dal marciapiede di via di San Gregorio, di prima mattina, si prendono in un solo scatto il Colosseo e l'Arco di Costantino, con la luce giusta che dura una ventina di minuti. Se dovete portare a casa una sola immagine di Roma antica, quella è la mia.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nell'80 dopo Cristo Tito inaugura l'anfiteatro con cento giorni di giochi, e Marziale scrive per l'occasione il Liber de spectaculis, dichiarando che il nuovo edificio supera le piramidi. È il primo grande atto di comunicazione di massa costruito intorno a un monumento romano.

Nel 217 un fulmine incendia il Colosseo. Il rogo distrugge le strutture lignee e il monumento resta chiuso per cinque anni, fino al 222, con i giochi trasferiti al Circo Massimo. I lavori attraversano tre regni, da Eliogabalo ad Alessandro Severo fino a Gordiano III.

Nel 410, all'indomani del sacco di Roma, un'iscrizione ricorda i restauri di età onoriana; in quel giro d'anni i combattimenti gladiatori vengono proibiti e sopravvivono solo le cacce. Nel 442 un terremoto impone una campagna di restauro finanziata anche dai patrimoni privati dei prefetti urbani, e fra il 484 e il 508 un altro sisma porta a un nuovo intervento pagato di tasca propria da un senatore, Decio Mario Venanzio Basilio. Nel 523, sotto il consolato di Anicio Massimo, si tiene l'ultima venatio documentata: la storia degli spettacoli finisce lì.

Nel 1349 il terremoto abbatte l'intero fronte sud dell'anello esterno e consegna al mondo la sagoma che oggi riconosciamo. Nel 1749 Benedetto XIV consacra il monumento e vi installa la Via Crucis, fermando di fatto quattro secoli di prelievi. Nel 1806 un altro terremoto obbliga Pio VII a intervenire e nasce lo sperone di Raffaele Stern; nel 1823 Valadier ricostruisce le arcate del lato opposto.

Nel 1813 il ritrovamento di un blocco con i fori delle lettere bronzee permette di ricostruire l'iscrizione dedicatoria e di attribuire il finanziamento del cantiere al bottino della guerra giudaica. Fra il 1933 e il 1936 l'apertura di via dell'Impero cancella la Meta Sudans e la base del Colosso di Nerone; fra il 1938 e il 1939 viene completato lo scavo dei sotterranei. Nel 1980 il Colosseo entra nella lista del patrimonio mondiale UNESCO insieme al centro storico di Roma.

Nel 2016 si conclude il restauro delle facciate che restituisce il travertino chiaro. Il 16 dicembre 2025 apre la stazione Colosseo-Fori Imperiali della metropolitana C, con il suo museo archeologico integrato. Il 17 marzo 2026 viene inaugurata l'area degli ambulacri meridionali, che restituisce al monumento il perimetro perduto nel 1349. Sono due date che, messe in fila, dicono una cosa sola: il Colosseo continua a cambiare.

Un ultimo avvenimento, di natura diversa e a mio parere il più bello. Il 30 novembre, giornata delle Città per la Vita promossa dalla Comunità di Sant'Egidio, il Colosseo si illumina contro la pena di morte insieme a migliaia di monumenti nel mondo. La data ricorda il 30 novembre 1786, quando il Granducato di Toscana abolì per primo la pena capitale. L'anfiteatro dove si eseguivano condanne a morte davanti a cinquantamila persone che oggi si accende per chiedere che non si eseguano più: se cercate una lezione di storia in una sola immagine, è questa.

Chi è passato da Colosseo

Gli imperatori, prima di tutto. Vespasiano che lo volle e lo dedicò nel 79, Tito che lo inaugurò nell'80, Domiziano che lo completò e ne scavò i sotterranei. Traiano vi celebrò il trionfo sui Daci con giochi di dimensioni straordinarie. Commodo, che secondo le fonti scese lui stesso nell'arena, ha lasciato il nome al passaggio sotterraneo che collegava l'esterno con il palco imperiale. Antonino Pio, Eliogabalo, Alessandro Severo, Gordiano III, Decio, Costanzo II e Onorio compaiono nella documentazione dei restauri. Teodorico, re degli Ostrogoti, autorizzò le ultime cacce.

Poi gli scrittori. Marziale, che ne fece il soggetto del Liber de spectaculis nell'80. Benvenuto Cellini, che nella Vita racconta la notte delle evocazioni con il negromante siciliano. Goethe, che lo visitò nel 1787 e ne diede nel Viaggio in Italia la descrizione notturna più citata di sempre. Madame de Staël, che in Corinne lo mise al centro della scena romana. Lord Byron, che nel Childe Harold e nel Manfred lo consegnò al romanticismo europeo come emblema della rovina sublime. Charles Dickens, che in Pictures from Italy lo definì la rovina più impressionante che avesse mai visto. Henry James, che in Daisy Miller vi ambientò la scena notturna decisiva del racconto.

Le figure religiose. Ignazio di Loyola, Filippo Neri e Camillo de Lellis frequentarono l'area dell'anfiteatro e la chiesa nel fornice. Benedetto XIV lo pose sotto tutela e lo consacrò. Pio VII istituì la commissione che salvò il lato est dal crollo. E dagli anni Sessanta del Novecento i pontefici presiedono qui la Via Crucis del Venerdì Santo, uno degli eventi più seguiti al mondo.

Gli uomini che gli hanno messo le mani addosso per salvarlo meritano un posto in questa lista quanto gli imperatori: Raffaele Stern con il suo sperone, Giuseppe Valadier con le arcate ricostruite, Gaspare Salvi sul terzo anello, Luigi Canina con i tiranti in ferro, Carlo Fea con gli scavi del 1811 e lo studio delle grappe, Pietro Rosa con quelli del 1874. Senza di loro oggi guarderemmo un mucchio di pietre.

E il Novecento, con la sua parte di leggerezza: nel 2003 Paul McCartney suonò davanti al Colosseo per un pubblico enorme, e il monumento è da anni il fondale delle campagne internazionali contro la pena di morte. Il Colosseo, dopo duemila anni, continua a fare quello per cui era stato costruito: radunare la gente.

Cosa c'è intorno al Colosseo, e in che ordine lo farei

Il Colosseo è al centro della concentrazione di antichità più densa d'Europa, e questo genera il problema opposto a quello che si immagina: non manca niente, manca un ordine. Ecco il mio.

Appena usciti, l'Arco di Costantino è a venti metri e merita cinque minuti veri, non una fotografia di corsa: buona parte dei rilievi che lo decorano è di reimpiego, staccata da monumenti di età traianea, adrianea e aureliana, ed è il documento più chiaro che abbiamo della Roma del quarto secolo che si costruisce con i pezzi della propria età dell'oro.

Salendo sul Colle Oppio si arriva alla Domus Aurea, che ha biglietto proprio e visita accompagnata: è la ragione per cui il Colosseo si trova esattamente dove si trova, e vederla dopo l'anfiteatro chiude un cerchio. Poco più su, San Pietro in Vincoli custodisce il Mosè di Michelangelo e l'ingresso è gratuito: nel raggio di seicento metri dal Colosseo non esiste niente di più straordinario a costo zero.

Il Palatino e il Museo Palatino sono già dentro il vostro biglietto e li ho già raccomandati: non tagliateli. Dall'altro lato di via dei Fori Imperiali ci sono i Mercati di Traiano con il Museo dei Fori Imperiali, che hanno biglietto civico e non rientrano nel circuito del Parco.

Verso il Campidoglio si sale alla piazza michelangiolesca del Campidoglio e ai Musei Capitolini: se dovete scegliere un secondo museo a Roma dopo il Colosseo, per me è quello, senza esitazione. Alle pendici c'è il Carcere Mamertino, che è piccolo e si visita in mezz'ora.

Sul versante del Celio, la Basilica di San Clemente offre tre livelli sovrapposti, dalla basilica medievale alla chiesa paleocristiana fino al mitreo di età romana, quasi senza fila: è la lezione di stratigrafia urbana più efficace della città. Poco distante, le Case Romane del Celio conservano cicli pittorici tardoantichi di rara qualità.

Verso sud, il Circo Massimo è dove furono trasferiti i giochi quando il Colosseo bruciò nel 217, e le Terme di Caracalla danno la misura di che cosa fosse un edificio pubblico imperiale quando non doveva contenere spettatori ma bagnanti.

Chiudo con una raccomandazione che faccio sempre e che quasi nessuno segue: Palazzo Massimo alle Terme, a due fermate di metropolitana, è il museo più sottovalutato di Roma. Gli affreschi della Villa di Livia e i mosaici che vi sono conservati spiegano come vivevano quelli che sedevano sul podio del Colosseo. Senza quel museo, l'anfiteatro resta una struttura senza abitanti.

Domande veloci su Colosseo

Quanto costa il biglietto del Colosseo?

Il biglietto Colosseo, Foro Romano e Palatino da ventiquattro ore costa 18 euro intero e 2 euro ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra i diciotto e i venticinque anni, 14 euro per gli Amici del PArCo e 11,50 euro con la Roma Pass. La Full Experience con sotterranei e arena costa 24 euro, 32 euro nella versione con percorso didattico. Sotto i diciotto anni l'ingresso è gratuito.

A che ora apre il Colosseo?

Alle 8.30 tutti i giorni. Il Foro Romano, il Palatino e la Domus Aurea aprono invece alle 9.

A che ora chiude il Colosseo?

Dipende dalla stagione. Dal 29 marzo al 30 settembre chiude alle 19.15 con ultimo ingresso alle 18.15; dal 1 al 24 ottobre chiude alle 18.30 con ultimo ingresso alle 17.30; dal 25 ottobre al 28 febbraio chiude alle 16.30 con ultimo ingresso alle 15.30.

Il Colosseo è mai chiuso?

Sì, il 25 dicembre e il 1 gennaio. Negli altri giorni dell'anno è sempre aperto.

Serve prenotare per il Colosseo?

Sì. Tutti i biglietti hanno una fascia oraria e si esauriscono, soprattutto per il primo slot del mattino e per la Full Experience. Le vendite si aprono trenta giorni prima della data di visita.

Il biglietto del Colosseo è nominativo?

Sì, per tutte le tipologie, e il nome viene confrontato con un documento d'identità all'ingresso. Il cambio nome è ammesso una sola volta, entro le ore ventiquattro del settimo giorno precedente la visita e solo nei casi previsti dal regolamento.

Quando si entra gratis al Colosseo?

La prima domenica di ogni mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. L'ingresso gratuito non si prenota online e si ritira di persona, con file che nei mesi di alta stagione sono lunghe.

Quanto dura la visita al Colosseo?

Un'ora e mezza per l'anfiteatro con i sotterranei. Se contate anche Foro Romano e Palatino, che sono nello stesso biglietto, servono almeno tre ore e mezza, quattro con calma.

C'è un tempo massimo di permanenza dentro il Colosseo?

Sì. Settantacinque minuti con il biglietto da ventiquattro ore, novanta minuti con la Full Experience, venti minuti per la sola camminata sull'arena con il titolo Only Arena.

Come si arriva al Colosseo con la metro?

Con la linea B, fermata Colosseo, oppure con la linea C, fermata Colosseo-Fori Imperiali, aperta il 16 dicembre 2025. Le due stazioni sono collegate fra loro.

Quali autobus arrivano al Colosseo?

Le linee 51, 75, 81, 85, 87 e 118, oltre al tram 3 che arriva dal versante di San Giovanni e del Celio.

Che cosa si vede nella stazione della metro C al Colosseo?

Pozzi di età repubblicana, i resti di un impianto termale privato di una domus, elementi di una residenza con decorazione parietale e piccoli oggetti recuperati nello scavo. La parte espositiva alla quota dell'atrio si visita senza biglietto della metropolitana.

Cosa sono gli ambulacri meridionali del Colosseo?

I corridoi anulari del fronte sud, l'area cancellata dal crollo del 1349, riaperta il 17 marzo 2026 con una pavimentazione in travertino posata alla quota antica che ridisegna il perimetro perduto. L'intervento ha interessato circa 1.300 metri quadrati.

Vale la pena pagare i sotterranei del Colosseo?

Per me sì, e senza discussione. La differenza di prezzo rispetto al biglietto base è di sei euro ed è la spesa più utile che si possa fare a Roma: senza l'ipogeo l'anfiteatro resta una tribuna, con l'ipogeo diventa una macchina teatrale.

Si può visitare il Colosseo con i cani?

Dentro l'anfiteatro entrano solo cani guida e animali da assistenza certificati. Nelle aree aperte del Foro Romano e del Palatino sono ammessi cani di piccola taglia, fra i cinque e i dieci chili, dentro un trasportino adeguato.

Si possono fare fotografie dentro il Colosseo?

Sì, con telefono e macchina fotografica compatta. Sono vietati treppiedi, attrezzatura ottica e audio professionale, bastoni per selfie e droni senza autorizzazione del Parco.

Si può portare uno zaino dentro il Colosseo?

Solo se non supera i 30 per 40 per 15 centimetri. Il Parco non ha guardaroba né deposito bagagli, quindi con un trolley o una valigia non si entra e non si ha dove lasciarli.

Perché il Colosseo si chiama così?

Il nome proprio è Anfiteatro Flavio. Colosseo è un soprannome medievale che deriva dal Colossus, la statua di oltre trenta metri che Nerone aveva eretto lì accanto e che Adriano fece spostare nel 126 per costruire il Tempio di Venere e Roma.

Quanto è grande il Colosseo?

Il perimetro esterno misura 527 metri, gli assi dell'ellisse 187,5 e 156,5 metri, l'altezza attuale 48,5 metri contro i circa 52 originari. L'arena misura 86 per 54 metri, poco più di 3.350 metri quadrati.

Quante persone entravano nel Colosseo?

Le stime serie oscillano fra cinquantamila e ottantasettemila spettatori. La forbice dipende da come si contano i posti in piedi del settore più alto, quello con le gradinate di legno.

Chi ha costruito il Colosseo e quando?

Il cantiere apre nel 72 dopo Cristo sotto Vespasiano, con il bottino della presa di Gerusalemme del 70. Tito lo inaugura nell'80, Domiziano lo completa aggiungendo i sotterranei e il settore sommitale.

Perché il Colosseo è crollato da un lato?

Perché il lato sud poggia sui sedimenti alluvionali dell'antico fondovalle, molto meno stabili della base del lato nord. Il terremoto del 1349 ha fatto cadere per intero quel settore dell'anello esterno.

Che cosa sono i buchi sui muri del Colosseo?

Sono gli alloggiamenti delle grappe metalliche che tenevano insieme i blocchi di travertino, estratte nel Medioevo per recuperare il ferro. Non sono colpi di cannone, come stabilì Carlo Fea studiandoli negli scavi del 1811 e 1812.

Dove è finito il travertino del Colosseo?

In mezza Roma, con licenze regolari. La documentazione lo attesta nel cantiere di Palazzo Barberini nel 1634 e in quello del porto di Ripetta nel 1703.

Che cos'è la stampella del Colosseo?

È il nome popolare dello sperone in laterizio costruito da Raffaele Stern dopo il terremoto del 1806 per puntellare il lato est pericolante. Doveva essere tinteggiato color travertino, ma la tinteggiatura non fu mai eseguita.

Che differenza c'è fra l'intervento di Stern e quello di Valadier?

Stern puntella, aggiungendo un contrafforte dichiaratamente moderno; Valadier ricostruisce, rifacendo nel 1823 le arcate mancanti identiche alle antiche in mattoni con basi e capitelli in travertino. Sono due filosofie opposte di restauro affiancate sullo stesso edificio.

Nel Colosseo sono stati uccisi dei cristiani?

Non ci sono fonti antiche che lo attestino. La tradizione si consolida in età moderna e viene ufficializzata da Benedetto XIV nel 1749, quando consacrò il monumento. Va detto che proprio quella devozione, storicamente infondata, ne fermò lo smontaggio.

Si facevano le battaglie navali nel Colosseo?

Le fonti ne parlano per i primissimi anni, ma dopo lo scavo dei sotterranei voluto da Domiziano l'arena non poteva più essere allagata. Da quel momento le naumachie escono definitivamente dal programma.

Che cosa c'era intorno al Colosseo?

Un vero apparato industriale: quattro caserme di gladiatori, fra cui il Ludus Magnus ancora visibile in via Labicana, i castra misenatium dei marinai addetti al velario, il summum choragium con le macchine sceniche, gli armamentaria, il sanatorium per i feriti e lo spoliarium per i corpi.

Chi manovrava il velario del Colosseo?

Marinai della flotta imperiale di Capo Miseno, distaccati a Roma e alloggiati nei castra misenatium. Manovrare cime e argani su quella scala era lavoro di bordo, non di cantiere.

Quando finirono i giochi nel Colosseo?

Gli ultimi combattimenti gladiatori documentati risalgono al 437, le ultime cacce al 519 e al 523. La fine fu un esaurimento economico graduale, non un divieto improvviso.

C'è una chiesa dentro il Colosseo?

Sì, Santa Maria della Pietà al Colosseo, ricavata in un fornice. Attestata dal Cinquecento, passò alla Confraternita del Gonfalone nel 1622 ed è affidata dal 1955 al Circolo San Pietro, che vi celebra la messa il sabato e la domenica.

Che cos'è il Passaggio di Commodo?

Un corridoio sotterraneo voltato che collegava l'esterno con il palco imperiale, scavato sotto le fondazioni dell'anfiteatro. Si visita con un biglietto dedicato ed è sconsigliato a chi soffre di claustrofobia.

Si può salire in cima al Colosseo?

Sì, con il biglietto Full Experience Attico, che porta alla galleria intermedia, al terzo ordine e all'attico, in gruppi di otto persone al massimo. Un ascensore panoramico serve la parte alta, ma il tratto finale richiede scale ripide.

Il Colosseo è accessibile a chi ha difficoltà motorie?

Il primo e il secondo ordine sono raggiungibili con ascensore e percorribili in sedia a rotelle. Non lo sono i sotterranei, che hanno passerelle con gradini, né il tratto finale dell'attico né il Passaggio di Commodo.

Il Colosseo è una delle sette meraviglie del mondo?

Figura fra le nuove sette meraviglie proclamate nel 2007 da una votazione popolare promossa da una fondazione privata svizzera, che non ha valore scientifico né istituzionale. Il riconoscimento che conta è l'iscrizione nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, ottenuta nel 1980 insieme al centro storico di Roma.

Quanti visitatori ha il Colosseo?

L'ultimo dato ufficiale consolidato del Ministero della Cultura riguarda il 2024: il Parco archeologico del Colosseo ha registrato 14.733.395 visitatori e oltre 101 milioni di euro di introiti lordi, primo luogo della cultura statale italiano.

Meglio la visita guidata o l'audioguida al Colosseo?

Se avete due ore e una guida abilitata che conosce il monumento, la visita guidata vince sempre. Se il budget è stretto, le applicazioni ufficiali del Parco sono gratuite e fatte bene, e valgono più di parecchie audioguide a pagamento vendute all'ingresso.

Che differenza c'è fra il biglietto del Colosseo e il Forum Pass SUPER?

Il Forum Pass SUPER, che costa 18 euro, apre solo Foro Romano, Fori Imperiali e Palatino con i luoghi del circuito SUPER, e non dà accesso all'anfiteatro. Non è nemmeno utilizzabile nella prima domenica gratuita del mese.

Quanto si aspetta in coda al Colosseo?

Con il biglietto prenotato e la fascia oraria rispettata, il tempo è quello dei controlli di sicurezza, dieci o quindici minuti nelle giornate normali. Senza prenotazione, in alta stagione, si può aspettare più di due ore e non è detto che si entri.

Il consiglio finale

Comprate la Full Experience con sotterranei e arena appena si aprono le vendite, trenta giorni prima, e prendete il primo slot della mattina. Scaricate MyColosseum la sera precedente. Arrivate dieci minuti in anticipo passando dalla stazione della metro C, che è gratuita e vale la sosta. Dentro, prima dei selfie, fate una cosa sola: guardate il lato di Stern e poi quello di Valadier, uno dopo l'altro. In due minuti avrete capito duecento anni di teoria del restauro e duemila di storia di un edificio che non ha mai smesso di essere cantiere. Poi lasciatevi il Palatino per ultimo, con il sole basso: da lassù Roma si spiega da sola, e non serve nessuno a raccontarvela.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.

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🛏️✦ Hotel

Dove dormire a Roma: confronta gli hotel

Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.

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🚐✦ Transfer

Transfer dall aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

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✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

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🔎✦ Voli

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Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

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