Museo Laboratorio della Mente

Il Museo Laboratorio della Mente occupa il padiglione 6 del comprensorio di Santa Maria della Pietà, in piazza di Santa Maria della Pietà 5, 00135 Roma, quartiere Monte Mario Alto, e lo gestisce la ASL Roma 1 dentro il proprio Dipartimento di Salute Mentale. L'ingresso è libero e gratuito: non esiste biglietto intero, non esiste ridotto, non serve nessuna tessera museale. La prenotazione è obbligatoria soltanto per i gruppi dai dieci partecipanti in su, per le scuole e per le associazioni, e si chiede scrivendo a prenotazionimuseo@aslroma1.it. L'orario ordinario è dal martedì al sabato, dalle 9.00 alle 17.00, con ultimo ingresso alle 16.00; chiusura la domenica, il lunedì, nei giorni festivi e per l'intero mese di agosto, con riapertura indicata dal sito ufficiale al 1 settembre 2026. Si arriva con gli autobus ATAC 46, 49, 913 e 990, che transitano tutti per piazza Santa Maria della Pietà, oppure con il treno regionale FL3 scendendo alla stazione Roma Monte Mario, capolinea di tre di quelle linee. Il telefono indicato dal museo è 0660106915, la segreteria risponde a segreteriamuseo@aslroma1.it, il sito è museodellamente.it.

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Se organizzi una giornata romana intorno a questa visita, la pagina delle attrazioni turistiche di Roma aiuta a incastrare gli orari, perché il Museo Laboratorio della Mente ha un calendario che non somiglia a quello di nessun altro museo della città.

Museo Laboratorio della Mente
Museo Laboratorio della Mente - murales di Gomez sulle pareti esterne del Museo della Mente al Santa Maria della Pietà. La loro ispirazione è vicina ai contenuti del museo

Metto subito le mani avanti su una cosa. Questo è il museo più difficile da consigliare di Roma, e lo dico dopo averci accompagnato gruppi di ogni tipo: studenti di medicina, comitive di pensionati, famiglie con adolescenti annoiati. Non è un museo di oggetti belli. È un museo che racconta come l'Italia ha trattato per quattro secoli e mezzo le persone che chiamava pazze, e lo fa dentro l'edificio in cui quel trattamento è avvenuto. Si esce diversi da come si è entrati. Chi cerca un pomeriggio leggero prenda l'autobus e scenda al Vaticano; chi vuole capire qualcosa di Roma che nessuna guida illustrata racconta, resti.

Dove si trova e come si arriva al Museo Laboratorio della Mente

Il comprensorio di Santa Maria della Pietà si estende su circa 130 ettari alle pendici settentrionali di Monte Mario, fra via Trionfale e via di Torrevecchia, in un'area che nel 1913 era campagna e oggi è città piena. Il museo occupa il padiglione 6, uno degli edifici del primo impianto, e non è il più appariscente: lo si riconosce dai murales dipinti sulle pareti esterne, che si vedono da lontano attraversando il parco.

L'indirizzo esatto e il padiglione 6

L'indirizzo da dare al tassista o da digitare nel navigatore è piazza di Santa Maria della Pietà 5. Una volta varcato il cancello, però, l'indirizzo serve a poco: dentro c'è una viabilità propria, con una strada anulare di poco più di un chilometro che gira intorno al piazzale centrale e distribuisce i padiglioni in modo asimmetrico. Il padiglione 6 è indicato dalla cartellonistica interna. Chi arriva per la prima volta metta in conto dieci minuti buoni di cammino dal cancello all'ingresso del museo, in salita leggera e all'ombra di lecci, querce, pini e abeti che hanno più di un secolo.

Un'annotazione che nessuno fa e che invece dice molto: le strade interne e quelle immediatamente circostanti portano i nomi di chi ha combattuto l'istituzione manicomiale. Via Vincenzo Chiarugi ricorda il medico empolese (1759-1820) che all'ospedale di Bonifazio a Firenze, nel regolamento del 1789, impose di trattare il folle come un malato e non come un detenuto; via Franco Basaglia porta il nome dello psichiatra a cui si deve la legge che ha abolito i manicomi italiani. Camminare verso il Museo Laboratorio della Mente lungo strade intitolate a chi voleva chiuderlo è una delle ironie meglio riuscite della toponomastica romana.

Autobus e treno per il Museo Laboratorio della Mente

Le linee ATAC che transitano per piazza Santa Maria della Pietà, verificate sui percorsi in vigore, sono la 46 (capolinea stazione di Roma Monte Mario, con l'attuale percorso deviato che passa per via Trionfale, via Vincenzo Chiarugi e la piazza), la 49 (Ospedale San Filippo Neri - piazza Cavour, con fermata dedicata Santa Maria Pietà), la 913 (stazione di Roma Monte Mario - piazza Cavour, per via Sebastiano Vinci, la piazza, via Vincenzo Chiarugi e via Franco Basaglia) e la 990 (stazione di Roma Monte Mario - lungotevere Marzio). Chi arriva dal centro storico ha la 49 da piazza Cavour e la 913 dallo stesso capolinea: sono circa cinquanta minuti di corsa, e conviene saperlo prima di partire alle 15.30 pensando di farcela per l'ultimo ingresso.

In treno, la linea regionale FL3 ha una fermata che si chiama Roma Monte Mario, capolinea della 46, della 913 e della 990: da lì si prende un autobus oppure si cammina. La vecchia sigla FM3, che compare ancora su parecchi cartelli e su qualche stampato, indica la stessa linea con il nome che aveva prima della riorganizzazione delle ferrovie regionali del Lazio.

In auto, in bicicletta e con la metropolitana

In auto ci si arriva senza problemi di ZTL, perché il comprensorio è fuori da qualunque zona a traffico limitato del centro, e la sosta lungo le strade del quartiere è più semplice che in qualunque zona centrale. Il punto debole è via Trionfale nelle ore di punta, che si imbottiglia con una regolarità sconsolante fra le 8 e le 9.30 e di nuovo fra le 17.30 e le 19. In bicicletta la strada bella c'è: la ciclabile di Monte Ciocci, che risale il tracciato della vecchia ferrovia, collega la zona di Valle Aurelia alla direttrice Santa Maria della Pietà e San Filippo Neri, e per una volta si pedala lontano dalle automobili. La metropolitana non arriva quassù: chi conta sulla linea A deve comunque scendere e prendere un autobus, e a quel punto il treno FL3 è più rapido.

Orari, ingresso gratuito e prenotazioni del Museo Laboratorio della Mente

Qui vale la pena essere pedanti, perché sul calendario di questo museo circolano più leggende che dati.

Gli orari veri del Museo Laboratorio della Mente

Dal martedì al sabato, dalle 9.00 alle 17.00. Ultimo ingresso alle 16.00, e l'ora di margine non è un vezzo: il percorso completo, fatto come si deve, quell'ora la consuma tutta. Chiuso la domenica, chiuso il lunedì, chiusi i festivi, chiuso tutto agosto. Il sito ufficiale indica la riapertura dopo la pausa estiva al 1 settembre 2026. Nel luglio 2026 il museo ha sperimentato tre aperture serali straordinarie, il 15, il 23 e il 30, dalle 16.00 alle 20.00 senza prenotazione: chi passa da Roma d'estate faccia un controllo sul sito ufficiale prima di dare per scontato il solo orario mattutino.

Quanto costa entrare al Museo Laboratorio della Mente

Niente. Zero euro, per tutti, sempre. L'ingresso al museo è libero e gratuito, così lo dichiara l'azienda sanitaria che lo gestisce. Non c'è biglietteria, non c'è prevendita, non c'è un rivenditore online autorizzato perché non c'è nulla da vendere. Chi trova in giro un sito che propone «biglietti per il Museo della Mente» stia alla larga: quello che vende è una visita guidata di qualcun altro, non l'ingresso.

Le tessere museali non servono al Museo Laboratorio della Mente

Vale la pena chiarirlo perché è fonte di equivoci continui. La MIC Card, la tessera che per cinque euro l'anno apre i musei civici ai residenti nella Città metropolitana di Roma Capitale, qui non serve e non si applica: il Museo Laboratorio della Mente non è un museo civico, non appartiene alla rete dei Musei in Comune e non è nemmeno un museo statale del Ministero della cultura. È una struttura del servizio sanitario regionale, una unità operativa del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 1, inserita nell'Organizzazione Museale Regionale del Lazio. Lo stesso discorso vale per le card turistiche cumulative e per gli abbonamenti dei musei statali: non c'entrano, perché non c'è alcun biglietto da scontare. La prima domenica del mese, che nei musei statali significa gratuità, qui non produce alcun effetto per una ragione elementare: la domenica il museo è chiuso e l'ingresso è comunque gratuito il resto della settimana.

Chi deve prenotare e chi no

Il visitatore singolo, la coppia, la famiglia entrano senza prenotare negli orari di apertura. La prenotazione diventa obbligatoria per i gruppi dai dieci partecipanti in su, per le classi scolastiche e per le associazioni, e si richiede via posta elettronica a prenotazionimuseo@aslroma1.it. Lo stesso indirizzo serve per prendere appuntamento per gli exhibit collocati nel padiglione 26, che seguono un calendario diverso da quello del museo. Chi accompagna un gruppo scolastico scriva con settimane di anticipo: le mattine di maggio e di ottobre si esauriscono presto, e il personale è quello di un servizio sanitario, non di una macchina turistica.

Che cos'è davvero il Museo Laboratorio della Mente

La definizione che il museo dà di sé è «museo di narrazione», e per una volta l'etichetta non è pubblicità. Il Museo Laboratorio della Mente ha aperto nel 2000, l'anno stesso in cui il manicomio di Roma chiudeva definitivamente i battenti, con il compito di documentare la storia dell'istituzione manicomiale e di tenere aperta una riflessione sul rapporto fra salute e malattia, sull'alterità, sull'inclusione sociale, sulle politiche della cura. Nel 2008 ha sostituito l'allestimento originario con un percorso espositivo progettato insieme a Studio Azzurro, e da quel momento è diventato un caso di studio per i museologi europei.

Museo Laboratorio della Mente
Museo Laboratorio della Mente al Santa Maria della Pietà (ex Manicomio di Roma)

Un museo senza vetrine

Il visitatore che entra aspettandosi teche con camicie di forza e strumenti di contenzione resta spiazzato nei primi trenta secondi. Gli oggetti ci sono, ma non sono il centro. Il centro è il dispositivo narrativo: proiezioni a grandezza naturale, superfici sensibili al tatto, ambienti che cambiano se ti muovi, una drammaturgia che ti costringe a prendere posizione. È una scelta museografica precisa e, aggiungo, coraggiosa: raccontare il manicomio attraverso le sue vetrine avrebbe prodotto l'ennesimo museo degli orrori, di quelli che si visitano per il brivido. Qui il brivido, quando arriva, arriva perché hai capito qualcosa, non perché hai visto un ferro arrugginito.

Studio Azzurro e il muro trasparente

Studio Azzurro è il collettivo milanese fondato nel 1982 da Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi, che ha praticamente inventato in Italia il genere del museo multimediale narrativo, dal Museo Audiovisivo della Resistenza di Fosdinovo alle sale del Museo del Mare di Genova. Al padiglione 6 il loro dispositivo centrale è un lungo muro trasparente che taglia l'intero allestimento e che a seconda del punto in cui ti trovi diventa oggetto, superficie di proiezione, barriera, vetrina. È il muro che divide il dentro dal fuori, che è poi la questione su cui il manicomio si è retto per un secolo. La formula che accompagna il progetto, entrare fuori e uscire dentro, non è un gioco di parole gratuito: descrive con esattezza cosa succede a chi percorre le sale.

I crediti dell'allestimento raccontano un lavoro corale. L'ideazione è di Pompeo Martelli, direttore del museo. Il percorso del piano terra porta la regia di Paolo Rosa, la fotografia di Fabio Cirifino, le riprese video di Rocco Cirifino e Mario Coccimiglio, il coordinamento generale di Reiner Bumke, i sistemi interattivi di Stefano Roveda, Marco Barsottini, Lorenzo Sarti e Alessandro Pecoraro. Il percorso del primo piano è diretto da Fabio Cirifino, con il montaggio video di Riccardo Lazzarato, Silvia Pellizzari, Francesca Roncato e Michelangelo Sangiorgi. Il progetto architettonico è dell'architetto Elisabetta d'Amato. Sono nomi che in un museo di quadri comparirebbero sulle didascalie; qui compaiono nei crediti perché l'opera è l'allestimento stesso.

I riconoscimenti del Museo Laboratorio della Mente

Nel 2010 il museo ha ricevuto il Premio ICOM Italia Museo dell'Anno nella sezione rapporti con il pubblico, riconoscimento che il registro regionale dei musei del Lazio continua a riportare in scheda. Il museo è socio istituzionale di ICOM Italia e aderisce al sistema museale tematico DEMOS. Detto in modo meno burocratico: la comunità museale italiana lo considera un modello, e i colleghi che progettano musei della memoria vengono qui a vedere come si fa.

Santa Maria della Pietà, la città-manicomio che circonda il Museo Laboratorio della Mente

Per capire il museo bisogna capire il luogo, e il luogo ha una storia che comincia molto prima di Monte Mario.

1548: l'ospedale dei poveri pazzi a piazza Colonna

L'istituzione nasce nel 1548 per iniziativa del sacerdote Ferrante Ruiz, di origine sivigliana, insieme ad Angelo Bruno e a suo figlio Diego. La sede era a piazza Colonna, in pieno centro, e l'idea di partenza consisteva nel raccogliere e assistere i forestieri poveri che a Roma perdevano la ragione. Va detto con chiarezza, perché il dettaglio si perde sempre: nel Cinquecento non esisteva niente del genere. La follia era faccenda di famiglie, di carceri, di elemosina pubblica. Un luogo dedicato, con una confraternita che se ne occupa stabilmente, è un'invenzione della Roma della Controriforma, e la si deve a tre persone di cui conosciamo il nome.

Dalla Lungara a Monte Mario

Nel 1725 l'ospedale viene accorpato all'Arcispedale di Santo Spirito per volontà di papa Benedetto XIII e trasferito a via della Lungara, dove resterà per quasi due secoli, in edifici che oggi appartengono a tutt'altro paesaggio urbano. Chi volesse vedere che aria tirava nella sanità romana di quei secoli può farsi un'idea passando dal complesso di Santo Spirito in Sassia, l'ospedale madre del sistema assistenziale pontificio.

All'inizio del Novecento la Lungara è insufficiente, sovraffollata e indifendibile. Il senatore Alberto Cencelli promuove nel 1909 il trasferimento in aperta campagna, secondo il modello del manicomio a padiglioni che l'Europa considerava allora l'ultima parola della scienza: aria, luce, verde, separazione dei malati per patologia, lavoro agricolo come terapia. Il progetto è di Edgardo Negri e Silvio Chiera. Il nuovo complesso comincia a funzionare il 28 luglio 1913 e viene inaugurato ufficialmente il 31 maggio 1914 da Vittorio Emanuele III.

Museo Laboratorio della Mente
Museo Laboratorio della Mente. Murales di Gomez al Santa Maria della Pietà (ex Manicomio di Roma)

Una città autosufficiente per mille persone

I numeri raccontano l'ambizione del progetto meglio di qualunque aggettivo. Circa 130 ettari, oltre quaranta edifici di cui ventiquattro padiglioni di degenza, una strada anulare di 1.060 metri come arteria principale, poco più di mille posti letto nella configurazione iniziale. Dentro c'era tutto: uffici amministrativi, una chiesa, le cucine e i refettori, la lavanderia, la fucina del fabbro, la falegnameria, la tipografia, la legatoria, un convento per le religiose che assistevano i malati. Dal 1933 anche un istituto pediatrico separato per i minori di quattordici anni. Era una città chiusa che produceva quasi tutto quello che le serviva, e che come le città aveva le sue gerarchie, i suoi mestieri, la sua economia interna.

Il modello a padiglioni immersi nel verde nasceva da un'intenzione umanitaria e finì per diventare il contrario. Con l'aumento dei ricoveri il complesso superò i duemila internati, il doppio della capienza pensata. A quel punto lo spazio, l'aria e il verde smisero di essere terapia e diventarono la cornice di un ammassamento. È esattamente il passaggio che il museo mette in scena nella sala sulle posture del corpo.

La legge 180 e la chiusura del 2000

La legge 13 maggio 1978, n. 180, quella che tutti chiamano legge Basaglia, ha reso l'Italia il primo Paese al mondo ad abolire per legge gli ospedali psichiatrici, vietando i nuovi ricoveri e disegnando i servizi territoriali che avrebbero dovuto sostituirli. Vietare i nuovi ingressi, però, non equivale a svuotare un edificio in cui vivono migliaia di persone che spesso non hanno più una famiglia fuori. Il Santa Maria della Pietà ha continuato a funzionare per ventidue anni dopo la legge, e i cancelli si sono aperti per l'ultima volta il 14 gennaio 2000. Chi ha in testa l'idea che nel 1978 i manicomi italiani abbiano chiuso da un giorno all'altro dovrebbe fermarsi cinque minuti davanti a questa data: dice tutto quello che c'è da sapere sulla distanza fra una riforma scritta e una riforma fatta.

Oggi il comprensorio è un parco pubblico. I padiglioni ospitano servizi della ASL Roma 1, uffici del Municipio XIV, associazioni culturali, e cinque di essi furono restaurati in occasione del Giubileo del 2000. Altri restano vuoti, con le finestre murate e gli alberi che si prendono lo spazio. Il contrasto fra i padiglioni recuperati e quelli abbandonati è la cosa più eloquente del posto, e nessuno l'ha progettata.

Il percorso espositivo del Museo Laboratorio della Mente, sala per sala

Segue l'ordine reale delle sezioni. Chi vuole arrivare preparato legga, chi preferisce la sorpresa salti al capitolo successivo: il percorso funziona meglio se non si sa cosa aspetta dietro il muro.

Entrare fuori uscire dentro

La prima sezione dà il nome all'idea che regge tutto. Un muro attraversa l'intero allestimento e divide gli ambienti segnando un limite simbolico tra l'esterno e l'interno del manicomio. Trasparente e insieme invalicabile, riproduce la condizione fondamentale dell'istituzione totale: la separazione. Il visitatore capisce presto che la sua posizione rispetto al muro non è neutrale, e che il museo gliela farà cambiare più volte.

Modi del sentire

Una riflessione sui concetti di normalità e di diversità, storicamente e culturalmente definiti. È la sezione più concettuale del percorso e anche la più necessaria: prima di raccontare cosa si faceva ai matti bisogna raccontare come si decideva chi lo era. Le categorie cambiano con i secoli, con le classi sociali, con le mode scientifiche. Il museo non lo spiega con un pannello, lo fa sperimentare.

Ritratti: i ventiquattro quadri di Romolo Righetti

Ventiquattro quadri realizzati negli anni Trenta dallo psichiatra Romolo Righetti mentre lavorava al Santa Maria della Pietà. Sono ritratti di ricoverati, dipinti da un medico che dipingeva. La chiave di lettura, e qui il museo è onesto fino alla durezza, è che quei volti erano guardati attraverso il filtro delle teorie frenologiche e fisiognomiche allora correnti, secondo cui la forma del cranio e i tratti del viso rivelavano la malattia e la pericolosità. Sono opere di qualità e insieme documenti di uno sguardo che oggi rifiutiamo. Stare davanti a quei ventiquattro volti è l'esperienza più scomoda del piano terra, e la più istruttiva: si vede letteralmente uno scienziato che classifica delle persone con il pennello.

Dimore del corpo

Sezione dedicata alle posture che l'ammassamento e la progressiva spersonalizzazione inducevano nei corpi dei ricoverati. Il corpo dell'internato, costretto in spazi sovraffollati, privo di oggetti personali, senza compiti e senza tempo proprio, assume atteggiamenti riconoscibili e ricorrenti, che le fotografie dei manicomi europei mostrano identici da Roma a Vienna. Non erano sintomi della malattia. Erano effetti dell'istituzione. Il museo lo dimostra con il corpo del visitatore, invitandolo ad assumere quelle stesse posizioni, ed è il momento in cui i gruppi smettono di chiacchierare.

Inventori di mondi: Baieri e Nannetti

Due storie di internamento, quella di Gianfranco Baieri e quella di Oreste Fernando Nannetti. Baieri è presente con i suoi dipinti. Nannetti è la figura che più colpisce chi entra qui per la prima volta, e va raccontato con precisione, perché la sua vicenda non appartiene a Roma.

Oreste Fernando Nannetti, nato a Roma il 3 ottobre 1927 e morto a Volterra il 24 gennaio 1994, arrivò nel 1958 al padiglione Ferri dell'ospedale psichiatrico di Volterra, il reparto giudiziario, e vi restò fino alla morte. Durante le ore d'aria, quando il tempo lo consentiva, incise sull'intonaco del muro esterno un testo continuo lungo circa centottanta metri e alto due, usando la fibbia metallica della cintura della divisa. Scriveva in maiuscolo, con una grafia arcuata, e si firmava NOF4, sigla del proprio nome con l'aggiunta di un numero che secondo le letture correnti rimanda al padiglione o alla sua posizione fra fratelli immaginari. Il graffito fu documentato e salvato grazie all'infermiere Aldo Trafeli e allo scultore Mino Trafeli, e dalla pubblicazione del 1985 entrò nella storia dell'art brut internazionale. Il museo romano lo presenta come testimonianza di un'invenzione di mondo dentro la reclusione: chi cerca il muro originale deve andare a Volterra, qui trova la sua storia e la sua scrittura.

Museo Laboratorio della Mente
Museo Laboratorio della Mente al Santa Maria della Pietà (ex Manicomio di Roma)

L'istituzione chiusa

Oggetti e testimonianze restituiscono le memorie del manicomio. È la sezione che più somiglia a un museo tradizionale, ed è collocata al punto giusto: quando arrivi qui hai già capito il meccanismo, e gli oggetti smettono di essere curiosità morbose per diventare prove. Le chiavi, i registri, gli utensili del lavoro interno, gli effetti personali che venivano ritirati all'ingresso. Ritirare gli effetti personali era il primo atto della spersonalizzazione, e il museo lo mostra senza commentarlo.

La fabbrica del cambiamento

Su una parete scorrono le date che scandiscono le tappe del percorso di chiusura del manicomio, accompagnate da materiali filmici. È il capitolo politico del museo: le inchieste giornalistiche, il movimento antistituzionale, il dibattito parlamentare, i venti anni di coda che separano la legge dalla chiusura effettiva. Consiglio di fermarsi più a lungo del previsto: la sequenza di date, letta di fila, spiega meglio di qualunque saggio perché una riforma può essere giusta e insieme lentissima.

Da vicino nessuno è normale

Cinquanta persone hanno donato la propria testimonianza sull'esperienza vissuta del disagio mentale. Le figure sono proiettate a grandezza naturale e si fermano quando il visitatore le tocca, offrendo la loro voce. Il titolo cita la frase diventata parola d'ordine del movimento antimanicomiale italiano. È la sezione che i visitatori ricordano a distanza di anni, e non per la tecnologia: perché è l'unico momento in cui, dentro un museo sul manicomio, sono le persone a parlare in prima persona.

Il labirinto

Non è un intrico in cui perdersi, è un percorso accogliente in cui ritrovarsi. La distinzione, che il museo esplicita, vale come dichiarazione di poetica: il labirinto classico punisce chi sbaglia strada, questo accompagna. Dopo le sezioni precedenti serve, e funziona da decompressione.

La comunità che cura

Tavoli interattivi raccolgono le testimonianze di operatori, pazienti e familiari del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 1. Qui il museo smette di parlare del passato e comincia a parlare dell'oggi, che è poi la ragione per cui la ASL lo tiene aperto: i servizi territoriali nati dalla legge 180 hanno quarant'anni di storia propria, fatta di successi, di fatiche e di problemi irrisolti, e questa sezione li mette in fila senza reticenze.

Archivio

Uno spazio per approfondire le tematiche sollevate dai portatori di storie. Chiude il percorso e apre la porta alla parte meno frequentata e più preziosa del complesso, quella documentaria.

Il primo piano e il nuovo allestimento Portatori sani di diversità

Il padiglione 6 è stato ristrutturato e ampliato con un cantiere avviato nel gennaio 2022 e concluso nella primavera del 2026. Il museo ha riaperto al pubblico il 7 maggio 2026, con una cerimonia il 6 maggio.

Che cosa hanno rifatto

Il finanziamento ha combinato risorse diverse: 960.000 euro del PNRR per il restauro della facciata, 855.000 euro della Regione Lazio per le lavorazioni interne, 650.000 euro di Lazio Innova per il nuovo allestimento. Il progetto espositivo, intitolato Portatori sani di diversità, completa il percorso del museo al piano superiore del padiglione 6 e ricava un'area dedicata alle attività temporanee: mostre, rassegne, eventi scientifici e culturali. Prevede inoltre applicazioni informatiche innovative e allestimenti tecnologici condivisi con il Museo della Salute Mentale della ASL di Rieti, fra cui un ologramma nato da quella collaborazione.

Portatori di storie

Al primo piano l'installazione principale si intitola Da vicino nessuno è normale - Portatori di storie, realizzata nel 2012: proiezioni a grandezza naturale in cui operatori, utenti e familiari si fermano quando il visitatore li tocca e raccontano. La regia del piano è di Fabio Cirifino. Chi ha visitato il museo prima del cantiere ritrova questa parte con più spazio intorno e con un'illuminazione ripensata; chi entra per la prima volta la trova semplicemente al proprio posto.

Un'opinione sul riallestimento

Dico quello che penso, da chi porta gruppi. L'ampliamento ha risolto il problema più serio del vecchio percorso, che consisteva nella coda: quaranta persone in un padiglione tarato per venti trasformavano un'esperienza intima in una calca. Adesso lo spazio respira. L'innesto delle tecnologie più recenti, ologramma compreso, è la parte su cui sospendo il giudizio: il museo era già potentissimo con un muro trasparente e cinquanta voci registrate, e il rischio di ogni aggiornamento tecnologico consiste nel farsi guardare invece di far guardare. Andateci e giudicate voi, che poi è il modo in cui questo museo vuole essere usato.

L'archivio storico, la biblioteca Cencelli e il padiglione 26

La parte che i visitatori frettolosi ignorano e che vale il viaggio da sola.

Duecentomila cartelle cliniche

L'archivio dell'ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà è uno dei fondi sanitari più imponenti d'Italia. I dati censiti parlano di un archivio generale di 290 metri lineari con 4.892 unità, e di una serie di cartelle cliniche che da sola misura 840 metri lineari per circa 200.000 fascicoli. Gli estremi cronologici vanno dal 1561 al 1978. La banca dati informatizzata copre le cartelle dal 1853 al 1913, con documenti che risalgono al 1803. Il fondo si articola in due sottofondi, Amministrazione e Direzione sanitaria, ciascuno suddiviso per periodi istituzionali, dall'antico regime alla Restaurazione all'età postunitaria. La documentazione è conservata nel padiglione XXVI del complesso, presso il Centro studi e ricerche Santa Maria della Pietà della ASL Roma 1.

Duecentomila fascicoli significano duecentomila persone, ciascuna con un nome, una diagnosi, una data di ingresso e spesso una data di morte dentro quelle mura. Quando si dice che un archivio è un monumento, di solito è una metafora. Qui non lo è.

La Biblioteca Scientifica Alberto Cencelli

La biblioteca conserva 9.600 volumi, di cui 1.154 costituiscono il Fondo Antico e 8.446 il Fondo Moderno, oltre a una raccolta di riviste realizzate dagli utenti dei servizi di salute mentale. I testi riguardano anatomia, neurologia, psicopatologia, psichiatria, psicologia e psicoterapia, e sono catalogati nel Servizio Bibliotecario Nazionale. L'accesso e la consultazione in sede sono aperti a tutti, il prestito non è previsto, ed è possibile chiedere riproduzioni di articoli o parti di volumi nel rispetto del diritto d'autore. La sede è il padiglione 26, primo piano, allo stesso indirizzo del museo; il telefono indicato è 0660106575 e la posta elettronica biblioteca.cencelli@aslroma1.it. Gli orari dichiarati sono martedì e giovedì dalle 9.00 alle 16.30, lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9.00 alle 13.00, con chiusura estiva ad agosto.

Il nome è quello del senatore che volle il trasferimento a Monte Mario. Intitolare a lui la biblioteca del museo che racconta il fallimento del suo modello è una scelta di cui apprezzo l'assenza di ipocrisia.

Il padiglione 26: Ricordare il futuro e Voci dagli archivi

Nel padiglione 26 si trovano due exhibit permanenti, Ricordare il futuro e Voci dagli archivi, accessibili su appuntamento dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00, prenotando all'indirizzo prenotazionimuseo@aslroma1.it. Sono la costola documentaria del percorso principale: l'archivio che parla con la voce di chi ci è passato dentro. Chi ha tempo per una sola cosa in più oltre al padiglione 6, scelga questa.

Il parco intorno al Museo Laboratorio della Mente

Il museo è il punto d'ingresso a un parco pubblico di 130 ettari che è insieme un giardino storico, un archivio a cielo aperto e un pezzo di città vissuta dal quartiere.

Museo Laboratorio della Mente
Museo Laboratorio della Mente. Murales di Gomez al Santa Maria della Pietà (ex Manicomio di Roma)

I murales sulle pareti del padiglione

Le pareti esterne del museo portano i murales dell'artista Gomez, la cui ispirazione è vicina ai contenuti del museo: volti, figure, frammenti di scrittura che dialogano con quello che si vede dentro. Negli anni il comprensorio è diventato uno dei luoghi romani in cui la pittura murale ha trovato più spazio, con interventi distribuiti su diversi padiglioni. È arte pubblica in senso proprio, perché il pubblico che la guarda ogni giorno è quello del quartiere: gente che porta il cane, che corre, che accompagna il figlio agli allenamenti.

Alberi, viali e padiglioni vuoti

Il parco fu progettato come parte della terapia, con essenze ad alto fusto, querce, lecci, pini e abeti, e una viabilità pensata perché i malati potessero camminare. Oggi quegli alberi hanno più di un secolo e i viali sono i medesimi. Camminare lungo la strada anulare, con i padiglioni numerati che si susseguono, alcuni pieni di uffici e altri con le imposte chiuse, è un'esperienza che vale quanto la visita al museo. Consiglio spassionato: dedicateci mezz'ora dopo il percorso espositivo, non prima. Prima è un parco. Dopo è un'altra cosa.

Visite guidate al parco e cinema d'estate

Nell'estate 2026 il museo ha condotto visite guidate gratuite al parco ogni giovedì dal 3 al 24 luglio alle 18.30, della durata di un'ora e mezza circa, ripercorrendo la storia dell'istituzione dalle origini fino al 1999 e la vita delle persone che hanno abitato il luogo, con tappa agli exhibit Ricordare il futuro e Voci dagli archivi. La prenotazione si faceva via posta elettronica all'indirizzo delle prenotazioni del museo. Le visite si tenevano nei giorni di apertura dell'arena cinematografica allestita nel comprensorio, in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma e Zetema Progetto Cultura e con i volontari del Servizio Civile Universale della ASL Roma 1. Chi vuole capire come funziona quella rassegna trova i dettagli nella pagina dedicata alle arene gratuite di Santa Maria della Pietà, Corviale e Tor Marancia.

Lo Spiraglio, il festival del cinema della salute mentale

Il museo promuove Lo Spiraglio, filmfestival della salute mentale, arrivato nel 2026 alla sedicesima edizione e ospitato dal 15 al 18 aprile negli spazi del MAXXI. È l'appuntamento in cui la riflessione del museo esce dal padiglione e incontra il cinema documentario e di finzione. Chi frequenta il museo d'inverno e vuole tornarci in primavera con un'occasione diversa lo segni in agenda, e nel frattempo può dare un'occhiata alla programmazione del MAXXI.

Una curiosità su Museo Laboratorio della Mente

La curiosità meno raccontata di questo posto non è dentro il museo: è nell'atto di raggiungerlo. Per arrivare al padiglione 6 si percorrono strade intitolate agli uomini che hanno lavorato per demolire l'istituzione che quelle strade servivano. Via Vincenzo Chiarugi porta il nome del medico nato a Empoli il 17 febbraio 1759 e morto a Firenze il 22 dicembre 1820, che nel 1788 divenne primo infermiere dell'ospedale di Bonifazio e l'anno successivo firmò il regolamento dei regi spedali di Santa Maria Nuova e di Bonifazio, il testo che per la prima volta in Italia impone di considerare il folle un malato titolare di dignità e non un soggetto da contenere. Chiarugi pubblicò fra il 1793 e il 1794 il trattato Della pazzia in genere e in specie, tradotto in tedesco a Lipsia due anni dopo e ristampato in edizione riveduta nel 1808: è il primo tentativo italiano di una classificazione clinica delle malattie mentali costruita sull'osservazione e non sulla superstizione.

Poche decine di metri più in là, via Franco Basaglia intitola l'accesso al comprensorio allo psichiatra che ha dato il nome alla legge del 1978, quella che ha reso l'Italia il primo Paese al mondo ad abolire per legge gli ospedali psichiatrici. Fra le due targhe corrono centonovant'anni di storia della psichiatria, e il visitatore le attraversa a piedi in tre minuti senza accorgersene. Il Museo Laboratorio della Mente comincia lì, sul marciapiede, prima ancora della porta d'ingresso. Quando accompagno un gruppo mi fermo sempre sotto la targa di Chiarugi: costa due minuti e cambia il tono dell'intera visita.

Una cosa che non ti dice nessuno su Museo Laboratorio della Mente

Che è chiuso quando tutti gli altri musei sono aperti, e aperto quando nessuno pensa di andarci. Il Museo Laboratorio della Mente osserva il calendario di un servizio sanitario, non quello di un'attrazione turistica: apre dal martedì al sabato dalle 9.00 alle 17.00 e chiude la domenica, il lunedì, tutti i giorni festivi e l'intero mese di agosto. La domenica, che nel resto d'Italia è il giorno del museo per definizione, qui è il giorno in cui il cancello del padiglione 6 resta serrato. Il lunedì, giorno di chiusura canonico dei musei italiani, coincide per una volta. Agosto, quando Roma si riempie di visitatori in cerca di interni freschi, è un mese interamente perduto: la riapertura indicata dal sito ufficiale è il 1 settembre 2026.

La conseguenza pratica è che il turista straniero, che tipicamente organizza la domenica come giornata museale, non riesce quasi mai a entrare. E la conseguenza meno ovvia riguarda i romani: il sabato mattina, unico giorno non lavorativo di apertura, è la finestra migliore dell'intera settimana. Aggiungo un dettaglio operativo che vale oro. Gli exhibit del padiglione 26, Ricordare il futuro e Voci dagli archivi, si visitano su appuntamento dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00: quindi non il sabato. Chi vuole vedere tutto deve scegliere una mattina infrasettimanale, prenotare il padiglione 26 e poi passare al padiglione 6. Nessuno lo scrive in un unico posto, e la maggior parte dei visitatori scopre l'esistenza del padiglione 26 quando ormai è troppo tardi per andarci.

Il consiglio che ti do per visitare Museo Laboratorio della Mente

Andateci di martedì o di mercoledì mattina, entrando alle 9.00 in punto. Non è un capriccio da guida: è l'unico modo per avere il muro trasparente tutto per sé. Il percorso di Studio Azzurro è costruito su reazioni individuali, su superfici che rispondono al tatto di una persona per volta, su voci che si attivano una alla volta. Con dieci visitatori nella stessa sala il dispositivo funziona a metà, perché parlano tutte le figure contemporaneamente e non ne ascolti nessuna. Con due o tre persone funziona come è stato pensato, e la differenza non è del venti per cento: è la differenza fra aver visto il museo e non averlo visto.

Secondo consiglio: calcolate novanta minuti per il padiglione 6, non i quaranta che vi immaginate leggendo l'elenco delle sale. Le sezioni Ritratti, Dimore del corpo e Da vicino nessuno è normale richiedono tempo fermo, non tempo camminato. Terzo: prenotate il padiglione 26 con la stessa mail delle prenotazioni e mettetelo prima, dalle 9.00 alle 11.00, poi passate al museo. Quarto: uscite dal padiglione 6 e fatevi la strada anulare a piedi, mezz'ora, senza fretta.

Un avvertimento che nessun sito ufficiale vi darà, e che invece serve. Questo non è un museo per tutti gli stati d'animo. Chi ha in famiglia una storia di sofferenza psichica recente valuti bene il momento: alcune sezioni toccano nervi scoperti, e ho visto persone uscire a metà percorso. Non è un difetto del museo, è la sua natura. Se avete dubbi, andateci accompagnati, e prevedete di sedervi in parco per un quarto d'ora dopo l'uscita. Per contrasto, agli adolescenti fa un bene enorme: è uno dei pochi luoghi che riesce a parlare loro di salute mentale senza tono predicatorio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che la legge 180 ha chiuso i manicomi italiani nel 1978. Quasi nessuno sa che il manicomio di Roma ha continuato a funzionare per altri ventidue anni, e che i suoi cancelli si sono chiusi il 14 gennaio 2000.

Il fatto è risaputo nel senso che chiunque, informandosi, lo trova. È poco citato perché rovina una narrazione comoda, quella della riforma coraggiosa che risolve un problema secolare con un voto parlamentare. La legge 13 maggio 1978, n. 180, vietava i nuovi ricoveri e i nuovi manicomi, e affidava ai servizi territoriali il compito di sostituirli. Non aveva però nessun potere di dare una casa, un reddito e una rete familiare alle migliaia di persone che dentro quelle mura vivevano da decenni, molte delle quali senza più nessuno fuori. Lo smantellamento effettivo dei residui manicomiali italiani si è compiuto solo dopo il 1994, con il Progetto Obiettivo sulla tutela della salute mentale.

Quei ventidue anni sono il vero soggetto della sezione La fabbrica del cambiamento, ed è per questo che quella parete di date merita più tempo di quanto sembri. Ci si legge il funzionamento reale delle riforme: prima la norma, poi il vuoto, poi i servizi, poi le persone, e a distanza di anni i cancelli. Chi conosce solo il titolo della legge Basaglia ha in mano metà della storia. L'altra metà è scritta sui muri del comprensorio che circonda il Museo Laboratorio della Mente, dove i padiglioni recuperati e quelli murati convivono ancora oggi a cinquanta metri di distanza gli uni dagli altri.

La foto giusta da fare a Museo Laboratorio della Mente

Fuori, non dentro. La fotografia che porterete a casa è quella dei murales di Gomez sulla parete esterna del padiglione 6, ripresa dal viale con abbastanza distanza da far entrare nell'inquadratura anche un pezzo di parco: le chiome dei lecci in alto, il muro dipinto al centro, il viale in basso. La luce giusta è quella del tardo pomeriggio nei mesi di apertura primaverili e autunnali, quando il sole taglia di sbieco e i colori dei volti dipinti smettono di essere piatti. A mezzogiorno d'estate la stessa parete diventa una lastra bianca e la foto non ha profondità.

Museo Laboratorio della Mente
Museo Laboratorio della Mente. Murales di Gomez al Santa Maria della Pietà (ex Manicomio di Roma)

La seconda inquadratura, quella che i fotografi bravi cercano e i turisti non vedono, è la sequenza dei padiglioni lungo la strada anulare: un edificio recuperato con le finestre illuminate e, subito accanto, un padiglione vuoto con le imposte chiuse e l'edera che sale. Mettetevi in modo da averli entrambi nella stessa immagine. Racconta l'intero comprensorio meglio di qualunque didascalia, e non richiede attrezzatura.

All'interno il discorso cambia, e non per ragioni tecniche soltanto. Il percorso è buio, costruito su proiezioni e superfici retroilluminate: il flash rovina l'ambiente per chi vi è accanto e restituisce comunque immagini pessime, mentre le pose lunghe a mano libera producono mosso. Il vincolo vero però è un altro, e riguarda il rispetto. In quelle sale ci sono i volti dei ricoverati dipinti da Righetti e le testimonianze di cinquanta persone che hanno vissuto il disagio mentale e hanno accettato di raccontarlo. Non sono materiale da scatto rapido. Le regole sulle riprese vanno chieste all'ingresso, dove il personale le spiega senza problemi; il mio consiglio è di riporre il telefono per novanta minuti e di riprenderlo una volta usciti, davanti ai murales.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il comprensorio di Santa Maria della Pietà ha una cronologia che si legge come una storia d'Italia in scala ridotta.

1548. Il sacerdote sivigliano Ferrante Ruiz, con Angelo Bruno e suo figlio Diego, fonda a piazza Colonna il ricovero per i forestieri poveri privi di ragione: è l'atto di nascita dell'istituzione.

1725. Papa Benedetto XIII accorpa l'ospedale all'Arcispedale di Santo Spirito e ne dispone il trasferimento a via della Lungara, dove resterà quasi due secoli.

1909. Il senatore Alberto Cencelli promuove il trasloco fuori città. Il progetto del nuovo manicomio provinciale a padiglioni è affidato a Edgardo Negri e Silvio Chiera.

28 luglio 1913. Il complesso di Monte Mario entra in funzione e accoglie i primi ricoverati.

31 maggio 1914. Inaugurazione ufficiale alla presenza di Vittorio Emanuele III. Il manicomio provinciale di Roma è allora fra i più moderni d'Europa, con oltre mille posti letto, ventiquattro padiglioni di degenza e una città di servizi interni.

1933. Apre l'istituto pediatrico riservato ai minori di quattordici anni, sezione separata dal resto del complesso.

Anni Trenta. Lo psichiatra Romolo Righetti dipinge al Santa Maria della Pietà i ventiquattro ritratti che oggi occupano una sala del museo.

Decenni centrali del Novecento. Il numero dei ricoverati supera i duemila, il doppio della capienza progettata. Il modello a padiglioni immersi nel verde si rovescia nel suo contrario.

13 maggio 1978. La legge n. 180 vieta i nuovi ricoveri negli ospedali psichiatrici e impone la costruzione dei servizi territoriali. Dal 1979 il comprensorio comincia lentamente a cambiare funzione e ad aprirsi al quartiere.

1994 e anni seguenti. Il Progetto Obiettivo avvia la liquidazione effettiva dei residui manicomiali italiani.

14 gennaio 2000. Chiusura definitiva del Santa Maria della Pietà. Nello stesso anno cinque padiglioni vengono restaurati per il Giubileo e nasce il Museo Laboratorio della Mente.

2008. Il museo inaugura il nuovo percorso espositivo progettato con Studio Azzurro, quello del muro trasparente.

2010. Premio ICOM Italia Museo dell'Anno nella sezione rapporti con il pubblico.

2012 e 2019. Prende forma il percorso del primo piano, con l'installazione Da vicino nessuno è normale - Portatori di storie e i crediti dell'allestimento superiore.

Gennaio 2022. Apre il cantiere di ristrutturazione e ampliamento del padiglione 6.

6 e 7 maggio 2026. Cerimonia e riapertura al pubblico del museo ristrutturato, con il nuovo allestimento Portatori sani di diversità.

Chi è passato da Museo Laboratorio della Mente

Il nome più illustre che abbia messo piede in questo luogo appartiene alla storia d'Italia: Vittorio Emanuele III inaugurò il manicomio provinciale il 31 maggio 1914, a complesso già funzionante da dieci mesi. Fu una cerimonia di regime sabaudo in piena regola, con il re a benedire il padiglione più moderno d'Europa: nessuno dei presenti immaginava che ottantasei anni dopo quel modello sarebbe stato smantellato come un errore.

Prima di lui, il senatore Alberto Cencelli, promotore nel 1909 del trasferimento in campagna, e i progettisti Edgardo Negri e Silvio Chiera, autori dell'impianto a padiglioni che il visitatore attraversa ancora oggi camminando lungo la strada anulare. La biblioteca scientifica del museo porta il nome di Cencelli.

Negli anni Trenta lavorava qui lo psichiatra Romolo Righetti, che dei ricoverati fece ventiquattro ritratti a olio: un medico con il pennello, i cui quadri sono oggi il documento più ambiguo e più prezioso della collezione.

Fra le figure che il museo racconta senza che siano mai state internate a Roma c'è Oreste Fernando Nannetti, nato a Roma il 3 ottobre 1927, internato dal 1958 al padiglione Ferri di Volterra e morto lì il 24 gennaio 1994: il suo graffito di centottanta metri, inciso con la fibbia della cintura, è entrato nella storia dell'art brut grazie all'infermiere Aldo Trafeli e allo scultore Mino Trafeli. Accanto a lui il museo espone le opere di Gianfranco Baieri.

Dal 2008 il padiglione 6 porta la firma di Studio Azzurro: Paolo Rosa, regista del percorso al piano terra, Fabio Cirifino, fotografo e poi regista del primo piano, Leonardo Sangiorgi, insieme alla squadra dei sistemi interattivi guidata da Stefano Roveda, all'architetto Elisabetta d'Amato e al coordinamento di Reiner Bumke. L'ideazione del museo è di Pompeo Martelli, che lo dirige.

Alla riapertura del 6 maggio 2026 erano presenti Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, l'assessora regionale alla cultura Simona Renata Baldassarre, gli assessori di Roma Capitale Maurizio Veloccia e Giuseppe Battaglia, il presidente del Municipio XIV Marco della Porta, Laura Tassinari per Lazio Innova, il direttore sanitario della ASL Roma 1 Gennaro D'Agostino e il direttore del Dipartimento di Salute Mentale Giuseppe Ducci.

Restano infine le cinquanta persone che hanno donato la propria testimonianza alla sezione Da vicino nessuno è normale, e i circa duecentomila nomi conservati nelle cartelle cliniche del padiglione XXVI. Sono loro i veri protagonisti del posto, e il museo, correttamente, non li tratta come comparse della storia di qualcun altro.

Come si visita davvero il Museo Laboratorio della Mente

Quanto dura la visita al Museo Laboratorio della Mente

Novanta minuti per il percorso espositivo del padiglione 6, se lo si fa sul serio. Sessanta se si ha fretta, ma allora si saltano le sezioni interattive, che sono il museo. Aggiungete quarantacinque minuti se prenotate anche il padiglione 26, e altri trenta se percorrete la strada anulare del parco. Una mattina intera dalle 9.00 alle 12.30 copre tutto con calma.

Il Museo Laboratorio della Mente con i bambini e con le scuole

Il museo lavora molto con le scuole e riceve gruppi scolastici su prenotazione. La mia esperienza dice che sotto gli undici anni il percorso funziona poco: i temi richiedono un'astrazione che i bambini non hanno ancora, e le sezioni sulle posture del corpo rischiano di essere fraintese come gioco. Dagli undici anni in su la faccenda cambia radicalmente, e con i ragazzi delle superiori il museo è uno degli strumenti didattici più efficaci che esistano a Roma su questi argomenti. Le famiglie con bambini piccoli che cercano un museo pensato per loro trovano una risposta più adatta a Explora, il museo dei bambini di Roma.

Accessibilità del Museo Laboratorio della Mente

Il museo dichiara una totale accessibilità del percorso espositivo e dei servizi. L'impianto a padiglioni, nato per far circolare barelle e carrozzine, gioca a favore: gli spazi interni sono ampi e i dislivelli limitati. Il parco esterno ha viali asfaltati e pendenze dolci, con qualche tratto in salita fra il cancello e il padiglione 6. Chi ha esigenze specifiche faccia una telefonata preventiva al museo, che è la strada più rapida per avere una risposta esatta.

Con che stato d'animo si entra

Con curiosità e senza fretta, e possibilmente senza aver programmato un'altra visita nelle due ore successive. Il Museo Laboratorio della Mente lavora per accumulo: le sale iniziali sembrano concettuali e un po' astratte, poi verso la metà del percorso tutto si stringe, e la sezione delle testimonianze arriva addosso. Uscire e correre a un altro museo significa sprecare la parte migliore, che avviene in testa nella mezz'ora successiva.

Cosa vedere intorno al Museo Laboratorio della Mente

La zona non è quella delle cartoline, e proprio per questo funziona bene per chi ha già fatto il giro dei classici.

A pochi minuti, sullo stesso rilievo, la riserva naturale di Monte Mario offre il bosco urbano più esteso di Roma e una veduta della città che dal Gianicolo non si ha. Sulla cima, l'osservatorio astronomico di Monte Mario aggiunge una tappa scientifica che si sposa bene con la giornata. Verso nord, il parco del Pineto e la riserva dell'Insugherata completano la corona verde di questo settore della città.

Chi ha imboccato il filone della storia della medicina ha a Roma un itinerario di tutto rispetto, e conviene percorrerlo in giornate diverse. Il Museo di Storia della Medicina della Sapienza ricostruisce laboratori e farmacie antiche; il Museo di Anatomia Patologica conserva una collezione ottocentesca che va affrontata con lo stesso rispetto che si porta qui; l'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria, ospitata nel complesso di Santo Spirito, chiude il cerchio sull'assistenza romana. L'antica spezieria di Santa Maria alla Scala a Trastevere mostra come si preparavano i medicamenti prima della chimica industriale,.

Sul versante delle architetture sanitarie dismesse, chi resta colpito dal Santa Maria della Pietà trova un parallelo nell'ex ospedale Carlo Forlanini, il grande sanatorio razionalista di Monteverde, altro pezzo di città costruito intorno a una malattia e poi svuotato. Per un cambio di registro completo, il Museo di Roma in Trastevere e il Museo storico della Liberazione di via Tasso restano due luoghi in cui la città si racconta senza addolcirsi.

Domande veloci su Museo Laboratorio della Mente

Quanto costa il biglietto del Museo Laboratorio della Mente?

Niente. L'ingresso è libero e gratuito per tutti, senza biglietteria e senza prevendita.

Quali sono gli orari del Museo Laboratorio della Mente?

Dal martedì al sabato, dalle 9.00 alle 17.00, con ultimo ingresso alle 16.00.

Quando è chiuso il Museo Laboratorio della Mente?

La domenica, il lunedì, nei giorni festivi e per tutto il mese di agosto. Il sito ufficiale indica la riapertura al 1 settembre 2026.

Serve prenotare per visitare il Museo Laboratorio della Mente?

No per i visitatori singoli e per le famiglie. Sì, ed è obbligatoria, per i gruppi dai dieci partecipanti in su, per le scuole e per le associazioni, scrivendo a prenotazionimuseo@aslroma1.it.

Dove si trova esattamente il museo?

Nel padiglione 6 del comprensorio di Santa Maria della Pietà, piazza di Santa Maria della Pietà 5, 00135 Roma, quartiere Monte Mario Alto.

Chi gestisce il Museo Laboratorio della Mente?

La ASL Roma 1, attraverso una struttura del proprio Dipartimento di Salute Mentale. Il museo è inserito nell'Organizzazione Museale Regionale del Lazio ed è socio istituzionale di ICOM Italia.

La MIC Card vale al Museo Laboratorio della Mente?

No, e non serve. La MIC Card apre i musei civici di Roma Capitale, mentre questo è un museo del servizio sanitario regionale. L'ingresso è comunque gratuito per chiunque.

Si entra gratis la prima domenica del mese?

La domanda non si pone: la domenica il museo è chiuso e l'ingresso negli altri giorni è sempre gratuito.

Quanto dura la visita al Museo Laboratorio della Mente?

Circa novanta minuti per il percorso espositivo del padiglione 6. Con il padiglione 26 e una passeggiata nel parco si arriva comodamente a tre ore.

Si possono fare fotografie dentro il museo?

Le regole sulle riprese si chiedono all'ingresso. In ogni caso il percorso è buio e costruito su proiezioni: il flash disturba gli altri visitatori e rende immagini pessime, e molte sezioni contengono testimonianze personali che meritano riservatezza.

Il Museo Laboratorio della Mente è accessibile in sedia a rotelle?

Il museo dichiara una totale accessibilità del percorso espositivo e dei servizi. Per esigenze particolari conviene telefonare prima al numero indicato dal museo.

È adatto ai bambini?

Dagli undici o dodici anni in su funziona molto bene. Sotto quell'età i temi risultano difficili da maneggiare.

Come si arriva al Museo Laboratorio della Mente con i mezzi pubblici?

Con gli autobus ATAC 46, 49, 913 e 990, che passano per piazza Santa Maria della Pietà, oppure con il treno regionale FL3 fino alla stazione Roma Monte Mario.

C'è la metropolitana vicino al museo?

No. La linea A non arriva in questa zona: dalla metropolitana occorre comunque un autobus, e il treno FL3 risulta più rapido.

Si può parcheggiare?

La zona non ha zone a traffico limitato e la sosta nel quartiere è più agevole che in centro. Il problema è semmai il traffico su via Trionfale nelle ore di punta.

Che cosa si vede nel percorso espositivo?

Undici sezioni: Entrare fuori uscire dentro, Modi del sentire, Ritratti, Dimore del corpo, Inventori di mondi, L'istituzione chiusa, La fabbrica del cambiamento, Da vicino nessuno è normale, Il labirinto, La comunità che cura, Archivio.

Chi ha progettato l'allestimento?

Studio Azzurro, il collettivo milanese fondato nel 1982 da Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi, su ideazione del direttore del museo Pompeo Martelli.

Che cos'è il padiglione 26?

L'edificio che ospita l'archivio storico, la Biblioteca Scientifica Alberto Cencelli e due exhibit permanenti, Ricordare il futuro e Voci dagli archivi, accessibili su appuntamento dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00.

Si possono consultare le cartelle cliniche dell'ex manicomio?

L'archivio dell'ex ospedale psichiatrico conserva circa 200.000 fascicoli con estremi cronologici dal 1561 al 1978, in parte informatizzati. La consultazione avviene presso il Centro studi e ricerche della ASL Roma 1: la procedura e le condizioni di accesso vanno concordate con l'archivio, che risponde all'indirizzo archivio.smp@aslroma1.it.

Si può visitare il museo online?

Sì, il museo mette a disposizione un tour virtuale gratuito, utile per prepararsi alla visita o per chi non può raggiungere Monte Mario.

Il museo è stato rinnovato di recente?

Sì. Il padiglione 6 è stato ristrutturato e ampliato con lavori avviati nel gennaio 2022 e il museo ha riaperto al pubblico il 7 maggio 2026 con il nuovo allestimento Portatori sani di diversità.

C'è il guardaroba o il deposito bagagli?

Il museo non è attrezzato come un grande museo cittadino. Chi arriva con zaini ingombranti li chieda al personale all'ingresso e non dia per scontato un deposito.

Si fa la coda per entrare al Museo Laboratorio della Mente?

Praticamente mai, salvo la coincidenza con un gruppo scolastico prenotato. In quel caso l'attesa non riguarda l'ingresso ma la fruizione delle sale interattive, e conviene lasciar passare la classe.

Che differenza c'è fra questo museo e un museo della medicina?

Un museo della medicina espone strumenti e collezioni scientifiche. Il Museo Laboratorio della Mente racconta un'istituzione e le persone che ci sono passate, usando la narrazione multimediale al posto delle vetrine, e lo fa dentro l'edificio in cui quella storia è avvenuta.

Si può visitare il parco anche quando il museo è chiuso?

Il comprensorio di Santa Maria della Pietà è un parco pubblico e si percorre liberamente. Le visite guidate al parco, quando il museo le programma, sono gratuite e su prenotazione.

Ci sono eventi legati al museo durante l'anno?

Sì. Il più noto è Lo Spiraglio, filmfestival della salute mentale, giunto nel 2026 alla sedicesima edizione e ospitato dal 15 al 18 aprile al MAXXI. D'estate il comprensorio ospita un'arena cinematografica gratuita, accompagnata da visite guidate al parco.

Un'ultima cosa, e la dico da persona che porta gruppi in giro per Roma da vent'anni. Di musei che ti raccontano quanto eravamo bravi ne abbiamo a decine, e sono meravigliosi. Di musei che ti raccontano quanto siamo stati crudeli con le persone più fragili, e lo fanno senza compiacimento e senza fare la morale, in questa città ce n'è uno solo. Il Museo Laboratorio della Mente costa zero euro, chiede novanta minuti di un martedì mattina e restituisce qualcosa che nessun biglietto da venti euro riesce a comprare. Portateci un adolescente. Portateci qualcuno che dice che i matti andrebbero rinchiusi. E poi fatevi la strada anulare a piedi, sotto i lecci, in silenzio.

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RiassuntoMuseo Laboratorio della Mente - P.za di Santa Maria della Pietà, 5, 00135 Roma RM, Italia
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IndirizzoP.za di Santa Maria della Pietà, 5, 00135 Roma RM, Italia 135
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