Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
L'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala occupa il primo piano del convento dei Carmelitani Scalzi in piazza della Scala 23, rione Trastevere, accanto alla chiesa di Santa Maria della Scala. Non è un museo con biglietteria, orario di apertura e tornello: è un ambiente conventuale conservato intatto, e si visita soltanto su appuntamento, quando i frati concedono il permesso a un gruppo accompagnato. Al piano terra del medesimo edificio continua invece a lavorare una farmacia vera e propria, aperta dal lunedì al sabato con orario continuato dalle 8.30 alle 20.30, chiusa la domenica e nei giorni festivi, raggiungibile al numero 06 5806233 e all'indirizzo di posta anticafarmaciadellascala@gmail.com; è da lì che passano, di norma, le richieste di visita al piano nobile. Non esiste un sito ufficiale della spezieria, non esiste un listino pubblico, non esiste una prenotazione online: chi vi racconta il contrario vi sta vendendo qualcosa. Il tram 8 vi lascia in piazza Belli, a quattro minuti a piedi; i bus 23 e 280 corrono sul Lungotevere Sanzio, il bus H su viale Trastevere. Dalla stazione Trastevere sono venti minuti di cammino, dal Gianicolo una discesa di dieci.
Vale la pena di inquadrare il luogo dentro il suo quartiere prima di salire quelle scale: la Basilica di Santa Maria in Trastevere è a duecento metri, il Museo di Roma in Trastevere a centocinquanta, e l'intero isolato racconta la stessa storia di una Roma devota, artigiana e leggermente sospettosa verso i forestieri.
Dove si trova l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala e come ci si arriva
L'indirizzo esatto e l'ingresso
Piazza della Scala 23. La piazza è piccola, quasi un allargamento della strada, e si apre fra via della Scala e via Benedetta, a poche decine di metri da piazza Sant'Egidio e da piazza Trilussa. L'ingresso della farmacia moderna è al piano terra, sotto le insegne; la spezieria storica è sopra, al primo piano del convento, e vi si accede salendo una scala interna che i visitatori distratti non notano nemmeno. Il numero civico è quello giusto: molte indicazioni in rete scrivono via della Scala 23, e in effetti l'isolato è lo stesso, ma il portone che conta è quello sulla piazza.
Come arrivare all'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala con i mezzi pubblici
Il tram 8, che collega piazza Venezia a Casaletto, è la soluzione più comoda per chi arriva dal centro: si scende alla fermata Belli, si attraversa piazza Sonnino e si risale via della Lungaretta o, meglio, si taglia per vicolo del Cinque. I bus 23 e 280 percorrono il Lungotevere Sanzio in direzione San Pietro e Ostiense: fermata ponte Sisto, poi cinque minuti a piedi per via Benedetta. Il bus H serve viale Trastevere. La metropolitana non arriva a Trastevere e non ci arriverà a breve: chi conta sulla linea B deve scendere a Piramide e cambiare, perdendo più tempo di quanto ne risparmi. In taxi, chiedete piazza Trilussa: oltre quel punto la circolazione è complicata e vi farebbero scendere lo stesso.
Come arrivare a piedi
Da Campo de' Fiori si attraversa ponte Sisto e si è in piazza Trilussa in sette minuti; da lì, via Benedetta e ci siete. Dal Vaticano sono venti minuti lungo il fiume, passando davanti alla Villa Farnesina e a Palazzo Corsini. Dall'Isola Tiberina si costeggia il Lungotevere degli Anguillara e si risale: un quarto d'ora scarso.
Come si visita oggi l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Visite solo su richiesta, e perché
Questo è il punto che fa arrabbiare più turisti di qualunque altro a Trastevere. L'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala appartiene ai Carmelitani Scalzi e si trova dentro la clausura conventuale: non è un museo civico, non ha personale di custodia, non ha un calendario stabile. Le aperture avvengono a gruppi, con permesso concesso di volta in volta, in genere organizzate da associazioni culturali e da guide autorizzate che ottengono l'accesso per una data precisa. Chi si presenta al portone senza appuntamento non entra, e non serve insistere: dietro quella porta c'è una comunità religiosa che vive lì.
La strada realistica è una sola: contattare in anticipo la farmacia al piano terra, oppure prenotare un'apertura straordinaria fra quelle che vengono annunciate a cadenza irregolare. Il mio consiglio da professionista è di muoversi con quattro o sei settimane di anticipo e di non incastrare la spezieria nell'unico pomeriggio libero del viaggio: se salta, salta, e non c'è un piano B equivalente in tutta Roma.
Quanto dura la visita all'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Un'ora abbondante, spesso un'ora e mezza quando la guida ha voglia di raccontare e il gruppo di ascoltare. Gli ambienti sono quattro e non sono grandi: il tempo non serve a coprire distanze, serve a leggere. Ogni anta di armadio ha un ritratto, ogni vaso una sigla, ogni scaffale una gerarchia di sostanze. Chi passa in venti minuti ha visto una stanza piena di barattoli e ha sprecato il permesso che gli era stato concesso.
La farmacia di oggi, al piano terra
Dopo il 1954 i frati abbandonarono la produzione dei preparati galenici e l'esercizio farmaceutico scese al pian terreno, dentro il chiostro del convento, modificato per accoglierlo. Negli anni Ottanta la farmacia passò a un gestore privato e continua a lavorare come qualunque altra farmacia di quartiere: ricette, fascia C, misurazione della pressione. Vale comunque la sosta anche a chi non entrerà mai al primo piano, perché nell'atrio si conserva il dipinto che raffigura fra Basilio della Concezione mentre insegna a un gruppo di discepoli, e quel quadro da solo racconta metà della storia di questo posto.

La storia dell'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Il Cinquecento: una farmacia per i frati
La spezieria nasce nella seconda metà del Cinquecento, insieme al convento, e nasce per una ragione pratica. La regola carmelitana imponeva alla comunità di provvedere da sé alla cura dei propri infermi: coltivare le piante medicinali negli orti conventuali, essiccarle, distillarle, comporle. L'uso era riservato ai soli frati, e l'idea di vendere qualcosa all'esterno non sfiorava nessuno. Da quel laboratorio domestico, nel giro di un secolo, sarebbe uscita la farmacia più famosa di Roma.
Conviene ricordare che a quell'altezza cronologica il confine fra spezieria, bottega di droghiere e laboratorio alchemico era sottile. Lo speziale trattava semplici, cioè sostanze vegetali e minerali allo stato grezzo, e componeva ricette codificate dalle farmacopee. Il monopolio del sapere era in mano a pochi, e i conventi erano fra i pochi luoghi in cui quel sapere si scriveva, si conservava e si trasmetteva.
Il Seicento: l'apertura al pubblico
Nel corso del Seicento, e secondo la tradizione verso la fine del secolo, la spezieria dei Carmelitani apre ai laici. I romani cominciano a salire quelle scale per procurarsi rimedi che altrove non trovano, e la fama della casa cresce in fretta. Le fonti locali la indicano come la prima farmacia dell'Urbe e fra le più note d'Europa: una definizione da prendere con le pinze, perché la competizione fra spezierie conventuali europee è materia da specialisti, ma che dice bene il peso che questo luogo ebbe nella Roma dei papi.
Il Settecento: la farmacia dei papi
Il secolo d'oro dell'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala è il Settecento. I cardinali e i medici della corte pontificia si riforniscono qui, e l'uso si consolida al punto che la casa si guadagna il soprannome di farmacia dei papi. I pontefici concedono privilegi, ma li concedono a condizioni: Gregorio XVI stabilisce che i capi speziali debbano munirsi dell'alta matricola e i giovani e i subalterni della bassa, cioè che il personale sia formalmente abilitato secondo la gerarchia professionale dello Stato pontificio. Il rapporto documentato con la corte papale viene fatto risalire almeno al pontificato di Pio VIII, eletto nel 1829.
Il 1849: il convento diventa ospedale
Durante la Repubblica Romana il convento della Scala fu adibito a ospedale per i feriti degli scontri fra l'esercito repubblicano e i francesi che assediavano il Gianicolo. Qui fu portato Luciano Manara, colonnello dei bersaglieri lombardi, colpito il 30 giugno 1849 mentre difendeva Villa Spada, e qui morì quello stesso giorno. Il corpo composto nella chiesa divenne soggetto di un dipinto ottocentesco di Eleuterio Pagliano, oggi censito nel catalogo generale dei beni culturali. Chi vuole ricostruire quella giornata trova il racconto completo al Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, a Porta San Pancrazio, e sul Gianicolo, dove i busti dei caduti scandiscono la passeggiata.
Il Novecento: 1954, la fine della produzione
I Carmelitani Scalzi hanno prodotto senza interruzione i loro galenici fino al 1954, quando la produzione cessò. Non fu una chiusura brusca: l'attività di vendita proseguì ancora, e alcune fonti la datano fino al 1978. La farmacia scese al piano terra, nel chiostro riadattato, mentre al primo piano gli ambienti storici rimasero come erano, con gli arredi al loro posto. È questa la ragione per cui oggi l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala non è una ricostruzione museale ma un ambiente autentico: nessuno lo ha mai smontato.
Il presente: un museo su appuntamento
Da alcuni anni la spezieria storica è tornata accessibile come museo, sempre su appuntamento e sempre a discrezione della comunità religiosa. Le aperture straordinarie vengono annunciate con poco anticipo e vanno spesso esaurite in poche ore. Nessuna garanzia, nessun calendario fisso: è il prezzo che si paga per visitare un luogo che è rimasto vivo invece di essere trasformato in una vetrina.
La chiesa e il convento di Santa Maria della Scala
Il miracolo della scala e la fondazione
La chiesa deve il nome e l'esistenza a un episodio di devozione popolare di fine Cinquecento. La tradizione racconta di un'immagine della Madonna collocata sotto una scala esterna, nel vicolo, davanti alla quale una bambina muta avrebbe riacquistato la parola mentre la madre pregava. La voce corse per Trastevere, l'affluenza divenne tale da rendere impraticabile il vicolo, e si decise di costruire una chiesa per accogliere l'immagine. Come per tutti i racconti di questo tipo, il grado di certezza è quello della tradizione, non del documento: l'immagine venerata, però, esiste ed è tuttora custodita in una cappella dedicata.
Gli architetti e le fasi costruttive
I lavori presero avvio nel 1592 e 1593, sotto il pontificato di Clemente VIII, con l'intervento di Francesco Capriani da Volterra; il cantiere fu poi ripreso e portato a compimento nei primi decenni del Seicento, con il contributo di Girolamo Rainaldi. Alle maestranze che si avvicendarono le fonti associano anche il nome di Ottaviano Mascherino per la facciata, conclusa negli anni Venti del Seicento, e quello di Matteo da Città di Castello per la fase iniziale. Le attribuzioni vanno prese per quello che sono: un cantiere lungo trent'anni, con più mani, e una critica che non ha ancora chiuso il conto.
Le opere da guardare dentro la chiesa
L'interno è a navata unica con cappelle laterali, secondo lo schema controriformato. Sull'altare maggiore si impone un tabernacolo monumentale con colonne di pietre dure e metalli dorati, riferito all'ambito di Rainaldi, fra le macchine d'altare più ricche di Trastevere. Nella prima cappella a destra si trova una Decollazione del Battista attribuita a Gerrit van Honthorst, il pittore olandese che i romani chiamavano Gherardo delle Notti: una tela caravaggesca, con la luce che entra da una sorgente nascosta. In abside e in altri ambienti compaiono opere riferite al Cavalier d'Arpino. Una cappella è dedicata a santa Teresa d'Avila, riformatrice dell'ordine, e vi si conserva come reliquia il piede destro della santa.
Il convento dei Carmelitani Scalzi
Il complesso conventuale si sviluppa intorno al chiostro e ospitava, oltre alla spezieria, la biblioteca, il refettorio e gli orti dove si coltivavano le piante officinali. Quegli orti oggi non esistono più nella forma originaria: chi vuole capire che cosa significasse coltivare semplici a Roma deve attraversare via della Lungara e salire all'Orto Botanico di Roma, erede diretto di quella cultura.

Gli ambienti dell'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala, uno per uno
Gli ambienti sono rimasti quelli del Settecento, e la distribuzione è ancora leggibile come quella di un'officina farmaceutica dell'antico regime: davanti si vende, dietro si conserva, in fondo si lavora. Quattro spazi, in sequenza.
La sala delle vendite dell'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
È l'ambiente principale, rettangolare, e il primo che si incontra salendo. Gli scaffali lignei settecenteschi corrono lungo le pareti e custodiscono ancora gli attrezzi originari: vasi da farmacia, rocchetti, torrette di distillazione, bilance, boccette. Fra queste, alcune contengono ancora teriaca, e sono l'oggetto che i visitatori fotografano per primo. Il bancone di vendita è al suo posto, con i cassetti etichettati. Il pavimento è in maiolica policroma; il soffitto è ricoperto di tendaggi dipinti, dorature e affreschi, con al centro lo stemma dell'ordine carmelitano. Su uno degli scaffali si riconosce un ritratto di santa Teresa d'Avila, la riformatrice dell'ordine: non è un ornamento, è una firma di proprietà.
Sulle ante degli armadi sono registrate alcune visite illustri, secondo un uso che oggi definiremmo pubblicitario: quella di Vittorio Emanuele I, datata 27 ottobre 1802, e quelle di altri personaggi di casa reale e d'Europa. Guardatele bene: sono la cronaca di una notorietà costruita in due secoli.
La sala dietro il bancone
Dietro il banco di vendita si apre l'ambiente di conservazione. Qui le sostanze elementari erano custodite in scatole di legno di sandalo, scelto perché i tarli non lo attaccano: una soluzione tecnica, non un vezzo. Sulle ante degli armadi sono dipinti i ritratti dei grandi medici dell'antichità ai quali la professione si richiamava: Ippocrate, Galeno, Avicenna, Mitridate e Andromaco. È una galleria di padri fondatori, e ha la stessa funzione dei ritratti dei rettori nelle aule universitarie: dichiarare a chi entra da quale tradizione discende quello che sta per comprare. Andromaco, medico di Nerone, compare qui per una ragione precisa, e la scoprirete fra due paragrafi.
Il laboratorio dell'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
È l'ambiente più impressionante, e quello che giustifica da solo il permesso di visita. Qui si preparavano i distillati e le medicazioni, e qui sopravvivono il frantoio, i mortai di pietra e di bronzo, gli alambicchi di distillazione, le presse, le centrifughe, le imbottigliatrici. Un laboratorio galenico completo, con il suo banco di lavoro e le sue macchine, che in Italia è raro trovare in questo stato di conservazione. Le fonti locali segnalano anche un laboratorio liquoristico e una biblioteca di servizio, aggiunti nell'Ottocento quando la casa ampliò la produzione.
La stanzetta accanto al laboratorio
L'ultimo ambiente è piccolo e tecnico, e per questo spesso liquidato in fretta dalle guide di passaggio. Conserva una sterilizzatrice e la macchina per ridurre in pillole i medicamenti: due oggetti che segnano il passaggio dalla farmacia d'antico regime alla farmacia industriale. La pillola dosata e la sterilizzazione sono l'Ottocento che entra in un ambiente settecentesco, e il fatto che convivano nello stesso appartamento è la cosa più interessante di tutta la visita.
I preparati storici dell'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Quello che segue è storia della farmacia, non un elenco di rimedi: si tratta di preparazioni dismesse da decenni, alcune da secoli, che si raccontano per capire come si pensava la cura prima della chimica moderna.
La teriaca, il preparato più famoso
La teriaca, che le fonti scrivono anche theriaca, è il medicamento composto più celebre dell'intera storia della farmacia occidentale. Nasce nell'antichità come antidoto universale contro i veleni, viene messa a punto secondo la tradizione da Andromaco, medico di Nerone, e attraversa duemila anni di farmacopee senza mai uscire di scena. La ricetta contava cinquantasette sostanze diverse, fra cui carne essiccata di vipera, oppiacei, erbe amare e miele come eccipiente. Alla Scala la si preparava fino alla metà del Novecento e la si conserva ancora, dentro le boccette della sala di vendita e in un bacile di alabastro. La tradizione voleva che il composto maturasse per anni prima dell'uso e restasse valido per decenni: erano numeri rituali più che sperimentali, e servivano anche a giustificarne il prezzo.
La preparazione della teriaca era, in molte città europee, un atto pubblico: si faceva in piazza, davanti a testimoni, perché la quantità di ingredienti costosi apriva la porta a ogni sorta di frode. Che la Scala la producesse in proprio era un titolo di credito enorme.
L'Acqua della Scala
L'Acqua della Scala è la preparazione che porta il nome della casa: una lavanda di natura antinevralgica, storicamente impiegata, secondo le fonti dell'epoca, per le affezioni delle prime vie respiratorie, per i dolori reumatici e per le manifestazioni allergiche. È il prodotto che ha reso il nome del convento familiare ai romani e che compariva nelle case borghesi della Roma ottocentesca come una specie di marchio di garanzia.
L'acqua di melissa e l'acqua antipestilenziale
L'acqua di melissa, distillato calmante, e l'acqua antipestilenziale, pensata come protezione contro i contagi, sono le due preparazioni legate al nome di fra Basilio della Concezione. Della seconda le fonti locali riferiscono che la formula non fu mai resa nota: un segreto di bottega, custodito dentro un convento, che è esattamente il genere di dettaglio che rende questo posto diverso da un museo di scienza.
L'acqua della Samaritana
L'acqua della Samaritana viene ricordata come un disinfettante di impiego arcaico, e in qualche racconto locale viene addirittura presentata come il primo disinfettante della storia: una formula efficace sul piano narrativo e indimostrabile su quello storico, che vi riporto per quello che è, cioè un pezzo di folklore farmaceutico trasteverino.
Gli altri medicamenti
Accanto ai grandi nomi, l'inventario comprendeva cerotti per i dolori reumatici, oli antielmintici, preparati per lo stomaco, sciroppi e polveri. Le sigle sui vasi della sala di vendita permettono ancora di ricostruire buona parte dell'elenco, ed è un esercizio che vale la pena di fare con calma, vaso per vaso, invece di ascoltare distrattamente.
Fra Basilio della Concezione, l'uomo che fece grande l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Fra Basilio della Concezione, vissuto fra il 1727 e il 1804, è la figura attorno a cui ruota tutta la vicenda. Carmelitano scalzo e speziale, trasformò il laboratorio conventuale in un luogo di studio sistematico delle proprietà delle piante e di catalogazione dei medicamenti. Aprì una scuola aperta ai frati e ai laici, cosa tutt'altro che scontata in un convento di clausura, e formò una generazione di speziali romani. Il dipinto conservato nell'atrio della farmacia lo ritrae mentre impartisce lezione a un gruppo di discepoli: è la sola immagine che di lui circola, ed è anche il documento visivo della sua idea di mestiere.
Lasciò un erbario manoscritto, il Trattato delli semplici, di circa duecentoquaranta pagine, con descrizioni, illustrazioni e piante essiccate applicate ai fogli: un oggetto a metà strada fra il manuale professionale e l'archivio di laboratorio. Fu anche autore, e questo divertirà chi ama le biografie oblique, di un trattatello a stampa sull'allevamento dei canarini, pubblicato alla fine del Settecento e firmato come speziale alla Scala. Un frate che studiava le piante officinali e i canarini: la cultura scientifica del Settecento romano era fatta anche di curiosità così.
Una curiosità su Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
La curiosità migliore di questo posto non riguarda un vaso né un affresco: riguarda un libro sui canarini. Fra Basilio della Concezione, lo speziale che portò la casa al suo massimo prestigio, oltre all'erbario manoscritto dedicò un opuscolo a stampa all'allevamento dei canarini domestici, firmandolo come carmelitano scalzo e speziale alla Scala. Il titolo, alla maniera settecentesca, prometteva di facilitarne la moltiplicazione, educarli e mantenerli sani. Il volumetto circola ancora nel mercato antiquario e chiunque può verificarne l'esistenza nei cataloghi librari.
Sembra un dettaglio buffo e invece spiega una mentalità. Nel Settecento romano lo speziale era una figura ibrida: conosceva le piante, i minerali, gli animali, e teneva insieme quello che oggi chiameremmo botanica, chimica, zoologia e commercio. Il convento gli dava il tempo, la biblioteca e l'orto; lui restituiva alla comunità un sapere applicato che valeva denaro e reputazione. Il Trattato delli semplici, l'erbario da circa duecentoquaranta pagine con le piante essiccate incollate sui fogli, nasce dalla stessa testa che classifica le razze di canarini. Non era dispersione: era il metodo osservativo del secolo, applicato a tutto quello che si muoveva o cresceva.
C'è poi una seconda curiosità, più minuta, che riguarda il nome. Il complesso si chiama Santa Maria della Scala, e il titolo con cui questo luogo è registrato come Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala convive da sempre con l'altra forma nelle guide e nelle insegne. Le due dizioni indicano la stessa piazza, la stessa chiesa e la stessa farmacia: se cercate indirizzi e recapiti, provate entrambe, perché i repertori le usano in ordine sparso.
Una cosa che non ti dice nessuno su Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
La chiesa a cui la spezieria è addossata ospitava uno dei quadri più importanti della pittura europea, e lo ha perduto per un giudizio di sconvenienza. Nel 1601 il giurista Laerzio Cherubini commissionò a Caravaggio una Morte della Vergine per la propria cappella di famiglia in Santa Maria della Scala. Il pittore consegnò intorno al 1606 una tela enorme in cui la Madonna è un cadavere vero: corpo gonfio, piedi scoperti, capelli in disordine, nessun corteo di angeli, nessuna assunzione. I Carmelitani Scalzi rifiutarono l'opera e la fecero rimuovere. Le cronache dell'epoca riferiscono l'accusa di eccessiva lascivia e di mancanza di decoro, e la voce, mai provata, che il pittore avesse usato come modella una cortigiana.
Il seguito è la parte che quasi nessuno racconta davanti al portone di piazza della Scala. Fu Pieter Paul Rubens, allora a Roma, a riconoscere il valore della tela e a convincere Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova, a comprarla. Da Mantova il quadro passò nelle collezioni inglesi, poi fu venduto a Luigi XIV nel 1671, e dopo la Rivoluzione francese entrò nel patrimonio dello Stato. Oggi la Morte della Vergine è al Museo del Louvre, in una delle sale più affollate di Parigi.
Significa che salendo a visitare l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala state camminando dentro l'edificio che ha detto no a Caravaggio. Nella cappella Cherubini oggi c'è una copia seicentesca al posto dell'originale. È il genere di informazione che cambia il modo in cui si guarda una chiesa di quartiere: quei frati non erano provinciali, erano committenti severissimi, e la loro severità ha regalato al Louvre uno dei suoi capolavori.
Domande frequenti su Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Si può visitare l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Sì, ma soltanto su appuntamento e a discrezione della comunità religiosa. L'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala appartiene ai Carmelitani Scalzi e si trova dentro la clausura conventuale: non ci sono orari fissi di apertura al pubblico e non esiste una biglietteria, le aperture avvengono a gruppi con permesso concesso di volta in volta.
Quanto costa la visita all'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Il prezzo della visita non è un dato fisso e pubblico: non esiste una biglietteria e le aperture dipendono dal permesso della comunità carmelitana. Conviene verificare direttamente con la struttura al momento della richiesta di appuntamento.
Dove si trova esattamente l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
L'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala si trova in piazza della Scala 23, nel rione Trastevere a Roma, al primo piano del convento dei Carmelitani Scalzi annesso alla chiesa di Santa Maria della Scala. L'ingresso della farmacia moderna è al piano terra, mentre la spezieria storica si raggiunge salendo una scala interna.
Cos'è la teriaca conservata nell'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
La teriaca, che le fonti scrivono anche theriaca, è il medicamento composto più celebre dell'intera storia della farmacia occidentale, nato nell'antichità come antidoto. Fra le preparazioni storiche dell'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala è quella che i visitatori chiedono di più, anche se oggi è una preparazione dismessa da decenni.
L'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala è adatta ai bambini
Ai ragazzini sopra i dieci anni questo posto piace moltissimo, perché è un laboratorio vero, con alambicchi e mortai, e la storia della teriaca funziona meglio di un videogioco. Sotto i sei anni, invece, l'ora e mezza di racconto è troppo lunga e non c'è nulla da toccare: meglio rimandare la visita.
Qual è il momento migliore per prenotare la visita alla spezieria
Conviene scrivere o telefonare con settimane di anticipo, chiedere conferma scritta e mettere in conto che l'appuntamento possa saltare, perché le aperture dipendono dalla disponibilità della comunità religiosa. Le aperture del mattino, con la luce naturale nella sala di vendita, sono nettamente migliori di quelle serali, e i giorni infrasettimanali sono da preferire al weekend affollato di Trastevere.
Che legame ha questo luogo con Caravaggio
La chiesa di Santa Maria della Scala, a cui la spezieria è addossata, ospitava la Morte della Vergine di Caravaggio, commissionata nel 1601 dal giurista Laerzio Cherubini e consegnata intorno al 1606. L'opera fu rifiutata per un giudizio di sconvenienza, perché la Madonna vi è raffigurata come un cadavere vero, e finì poi nelle collezioni dei Gonzaga.
Il consiglio che ti do per visitare Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Primo consiglio, il più importante: non trattate la visita come un appuntamento qualsiasi. Scrivete o telefonate con settimane di anticipo, chiedete conferma scritta, e mettete in conto che possa saltare. Le aperture dipendono dalla disponibilità della comunità religiosa e non da un ufficio. Se vi dicono di no, non è cattiva volontà: è che quel piano fa parte di un convento abitato.
Secondo consiglio: andateci con una guida che conosca la storia della farmacia, non con chi recita quattro aneddoti sulla vipera nella teriaca. Qui la differenza fra una visita mediocre e una memorabile la fa chi sa leggere le sigle sui vasi e spiegare perché il legno di sandalo, perché il bacile di alabastro, perché Mitridate su quell'anta. Se organizzate un accesso per un gruppo privato o aziendale, la rete di accompagnatori autorizzati di TourLeaderPro a Roma è la strada che consiglio, perché gestisce i permessi e le aperture speciali.
Terzo consiglio, pratico: la luce. Gli ambienti sono illuminati poco e le vetrine riflettono. Portate una macchina che regga i mille e seicento ISO oppure rassegnatevi a fotografare con il telefono appoggiato al vetro. Il flash, dove è ammesso, rovina comunque ogni scatto.
Quarto consiglio: costruite la mattinata, non la singola visita. Un'ora e mezza qui, poi la chiesa di Santa Maria della Scala sotto, poi cinquanta metri e siete davanti al Museo di Roma in Trastevere. Con un'ora in più si arriva alla Villa Farnesina e si chiude con Raffaello. Trastevere premia chi cammina poco e guarda molto, e punisce chi corre.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che la spezieria ha smesso di produrre nel 1954. Quasi nessuno racconta che cosa sia successo dopo, e invece è la parte che spiega perché oggi possiamo ancora vedere quegli ambienti. Dopo la fine della produzione galenica l'esercizio farmaceutico non chiuse: scese al pian terreno, dentro il chiostro del convento, che fu modificato appositamente per accoglierlo. La vendita di medicinali, secondo le fonti locali, proseguì fino al 1978. Negli anni Ottanta la licenza passò a un gestore privato, e la farmacia continua a lavorare oggi in piazza della Scala 23, dal lunedì al sabato, con orario continuato dalle 8.30 alle 20.30.
Questa continuità è la ragione tecnica per cui il piano superiore si è salvato. Quando un'attività cessa del tutto, i locali vengono svuotati, gli arredi venduti, i vasi dispersi sul mercato antiquario: è successo a decine di spezierie conventuali italiane, e di quelle non resta che qualche vaso in vetrina nei musei civici. Qui invece l'attività si è spostata di un piano e il piano abbandonato è rimasto sotto la stessa proprietà, dentro la stessa comunità, senza mai finire in un'asta. Gli scaffali, i banconi, i mortai e le boccette sono al loro posto per inerzia virtuosa.
Il secondo fatto poco citato riguarda la scuola. L'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala non fu soltanto un luogo di vendita: fu una sede di insegnamento, aperta a frati e a laici, in un'epoca in cui la formazione dello speziale passava quasi solo dall'apprendistato di bottega. Il dipinto nell'atrio della farmacia, con fra Basilio che insegna ai discepoli, è la memoria visiva di quella funzione didattica, ed è visibile anche da chi non riesce a salire al primo piano.

La foto giusta da fare a Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
La foto giusta non è la panoramica della sala di vendita, che vi verrà male comunque: soffitto scuro, vetrine che riflettono, finestre controluce. La foto giusta è il dettaglio delle ante degli armadi con i ritratti dei medici antichi. Mettetevi di tre quarti rispetto al legno, sfruttate la luce radente che entra dalla finestra e inquadrate due volti accostati, per esempio Galeno e Avicenna: l'accostamento fra un greco del secondo secolo e un persiano dell'undicesimo, dipinti sulla stessa porta di un convento romano, è un'immagine che racconta mille anni di storia della medicina in un solo scatto.
La seconda inquadratura che consiglio è la boccetta della teriaca contro il bancone, con gli scaffali fuori fuoco alle spalle. Diaframma aperto, messa a fuoco sull'etichetta, niente flash. Se trovate il bacile di alabastro libero da riflessi, fotografatelo dall'alto: la trasparenza della pietra con la luce che la attraversa è la cosa più bella dell'intero appartamento.
La terza, per chi ama gli interni, è il soffitto: tendaggi dipinti, dorature e lo stemma carmelitano al centro. Serve grandangolo e serve tenere la macchina ferma appoggiandola al banco, perché a mano libera in quelle condizioni di luce si sbaglia sempre. Fuori, in piazza della Scala, l'ora giusta è il tardo pomeriggio, quando il sole taglia in diagonale la facciata della chiesa e l'intonaco ocra si accende.
Regola generale: prima di scattare chiedete. In un ambiente religioso privato il permesso fotografico non è automatico, cambia da apertura ad apertura, e una richiesta cortese risolve in due secondi un problema che altrimenti vi rovina la visita.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento, in ordine di tempo, è il rifiuto della Morte della Vergine di Caravaggio, intorno al 1606. Una commissione privata per una cappella di famiglia si trasformò in un caso pubblico, l'opera fu rimossa e finì, per la mediazione di Rubens, nelle collezioni dei Gonzaga. È l'episodio che lega questo indirizzo alla storia dell'arte europea, e va raccontato per intero anche a chi viene per la farmacia.
Il secondo è l'apertura al pubblico della spezieria, nel corso del Seicento. Non fu un gesto commerciale improvvisato: fu una decisione di ordine, che trasformava un laboratorio di clausura in un servizio alla città. Da quel momento i romani cominciarono a considerare i Carmelitani della Scala come i propri farmacisti di fiducia, e la reputazione della casa crebbe fino alla corte pontificia.
Il terzo è la costruzione del sistema di privilegi papali fra Sette e Ottocento. I pontefici, che si servivano dei preparati della casa, concessero riconoscimenti formali ponendo condizioni precise sulla qualificazione del personale: Gregorio XVI, nel suo pontificato, stabilì l'obbligo dell'alta matricola per i capi speziali e della bassa per i giovani e i subalterni. È il passaggio in cui una bottega conventuale diventa un'istituzione regolata dallo Stato pontificio.
Il quarto, e il più drammatico, è il giugno del 1849. Con i francesi che premevano sul Gianicolo, il convento della Scala fu trasformato in ospedale militare della Repubblica Romana. Fra i feriti portati qui c'era Luciano Manara, colonnello dei bersaglieri lombardi, colpito il 30 giugno mentre difendeva Villa Spada: morì lo stesso giorno, a ventiquattro anni. La scena del suo corpo composto a Santa Maria della Scala fu dipinta più tardi da Eleuterio Pagliano ed è registrata nel catalogo generale dei beni culturali. Chi vuole ricostruire quei giorni sul terreno trovi il tempo per la Fontana dell'Acqua Paola e per San Pietro in Montorio, che dell'assedio portano ancora i segni.
Il quinto è il 1954, la fine della produzione dei galenici, e il lungo congedo che ne seguì fino al 1978 e poi alla cessione a privati negli anni Ottanta. Non è un avvenimento spettacolare, ma è quello che ha determinato la sopravvivenza degli ambienti, e quindi la possibilità stessa di questa visita.
Chi è passato da Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Il registro delle presenze illustri qui non è un libro: è dipinto sulle ante degli armadi. La visita meglio documentata è quella di Vittorio Emanuele I di Savoia, il 27 ottobre 1802, quando il futuro re di Sardegna era esule a Roma dopo la perdita dei territori continentali per opera dei francesi. Le fonti locali ricordano sulle stesse ante anche il passaggio di Maria Teresa d'Austria e di Umberto I di Savoia: casa reale e casa imperiale nello stesso appartamento, a distanza di decenni.
Poi ci sono i papi, che non salivano di persona ma si servivano della casa attraverso i propri medici e i propri cardinali. Il rapporto documentato con la corte pontificia viene ricondotto almeno a Pio VIII, eletto nel 1829, e prosegue con Gregorio XVI, che ne regolò la professione. È da questa frequentazione che nasce il soprannome di farmacia dei papi.
Fra i personaggi legati all'edificio, il più celebre resta Caravaggio, che per la chiesa attigua dipinse la Morte della Vergine, e Pieter Paul Rubens, che in quegli stessi anni si trovava a Roma e riconobbe il valore della tela rifiutata. Nel Settecento passò da queste sale la generazione di speziali formata da fra Basilio della Concezione, frati e laici, che portò poi il metodo della Scala nelle botteghe di mezza città.
Nel 1849 il nome che resta legato a questo indirizzo è quello di Luciano Manara, morto qui il 30 giugno. Con lui, in quelle settimane, passarono per il convento decine di feriti dei corpi volontari accorsi a difendere la Repubblica Romana, insieme alle donne che organizzarono l'assistenza negli ospedali improvvisati di Trastevere. È una folla senza nomi, e vale quanto i re dipinti sugli armadi.
Che cosa vedere intorno all'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Nel raggio di cinque minuti a piedi
La chiesa di Santa Maria della Scala è al piano terra, letteralmente accanto: entrateci, foss'anche per dieci minuti, perché il tabernacolo dell'altare maggiore e la Decollazione del Battista di Honthorst meritano la sosta. A duecento metri si apre piazza Santa Maria in Trastevere con la Basilica di Santa Maria in Trastevere e i suoi mosaici di Pietro Cavallini. In piazza Sant'Egidio, a cento metri, il Museo di Roma in Trastevere occupa un ex convento carmelitano e racconta la Roma popolare dell'Ottocento. Poco più giù, verso il fiume, la Chiesa di Sant'Agata in Trastevere chiude il quadro delle chiese di quartiere.
Nel raggio di un quarto d'ora
Attraversando via della Lungara si arriva alla Villa Farnesina, con la Galatea di Raffaello, e di fronte a Palazzo Corsini, sede della Galleria Nazionale d'Arte Antica; accanto, l'Orto Botanico di Roma è la sosta naturale dopo una mattinata passata a parlare di piante officinali. Dall'altra parte del rione, la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere e la Chiesa di San Francesco a Ripa, con la Beata Ludovica Albertoni del Bernini, valgono da sole un pomeriggio. La domenica mattina, per chi ama il disordine, c'è Porta Portese.
Salendo sul colle
Dal convento si sale al Gianicolo in un quarto d'ora di strada in pendenza, passando per San Pietro in Montorio e il Tempietto del Bramante, e arrivando alla Fontana dell'Acqua Paola. Proseguendo verso Porta San Pancrazio si incontra il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, che è il completamento naturale della storia del 1849, e poco oltre il cancello di Villa Doria Pamphilj. Chi vuole un'idea della sequenza migliore per incastrare Trastevere in un soggiorno breve trova un itinerario ragionato in inglese nella guida Rome itinerary 3 days.
Quando andare all'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
La stagione conta poco, perché si è al chiuso e le aperture sono rare: si va quando c'è il permesso. Conta invece l'ora. Le aperture del mattino, con la luce che entra dalle finestre della sala di vendita, sono nettamente migliori di quelle serali illuminate artificialmente. Se potete scegliere fra due date, prendete quella infrasettimanale: Trastevere nel fine settimana è invivibile già dalle undici e arrivare puntuali diventa un esercizio di pazienza.
Evitate il mese di agosto, non per il caldo ma per la disponibilità: la comunità religiosa riduce le aperture e le associazioni che le organizzano si fermano. Il periodo migliore, per esperienza, è fra ottobre e maggio, con una preferenza per le settimane fuori dalle grandi festività romane.
L'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala con i bambini e l'accessibilità
Ai ragazzini sopra i dieci anni questo posto piace moltissimo, perché è un laboratorio vero, con alambicchi e mortai, e la storia della teriaca con la carne di vipera funziona meglio di qualunque videogioco. Sotto i sei anni, invece, l'ora e mezza di racconto è troppo lunga e non c'è nulla da toccare: meglio rimandare.
Sull'accessibilità bisogna essere onesti: la spezieria è al primo piano di un convento storico e vi si accede per una scala interna. Chi ha difficoltà motorie serie o si muove in sedia a rotelle deve verificare prima, caso per caso, se esiste una soluzione alternativa: non date per scontato che ci sia. La farmacia al piano terra, quella sì, è raggiungibile senza gradini.
Domande veloci su Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Dove si trova esattamente l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala?
In piazza della Scala 23, rione Trastevere, al primo piano del convento dei Carmelitani Scalzi annesso alla chiesa di Santa Maria della Scala.
L'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala si può visitare?
Sì, ma soltanto su appuntamento e a discrezione della comunità religiosa. Non ci sono orari fissi di apertura al pubblico e non esiste una biglietteria: si entra con gruppi accompagnati, in occasione di aperture concordate.
Quanto costa visitare l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala?
Non esiste un listino ufficiale pubblicato. Il costo dipende dall'organizzazione che ottiene il permesso di apertura e dalla formula scelta: chiedete l'importo al momento della prenotazione, prima di confermare.
Come si prenota la visita all'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala?
La via ordinaria è il contatto con la farmacia al piano terra, al numero 06 5806233 o all'indirizzo anticafarmaciadellascala@gmail.com, oppure la prenotazione di un'apertura straordinaria organizzata da associazioni e guide autorizzate. Non esiste un sito ufficiale della spezieria.
Quanto dura la visita?
Da un'ora a un'ora e mezza. Gli ambienti sono quattro e ravvicinati: il tempo serve al racconto, non agli spostamenti.
La farmacia di Santa Maria della Scala è ancora aperta?
Sì. L'esercizio farmaceutico funziona al piano terra dello stesso edificio, dal lunedì al sabato con orario continuato dalle 8.30 alle 20.30, chiuso la domenica e nei giorni festivi.
È davvero la farmacia più antica di Roma?
È la definizione corrente nelle fonti locali e nelle schede turistiche, che la indicano come la prima farmacia dell'Urbe e fra le più antiche d'Europa. Presa alla lettera è una formula da maneggiare con prudenza, perché il primato dipende da come si conta; presa come misura della sua importanza storica, è corretta.
Perché si chiama farmacia dei papi?
Perché i pontefici e la corte pontificia si servirono dei suoi preparati, con un rapporto documentato almeno dal pontificato di Pio VIII, e concessero alla casa privilegi formali. Il soprannome nasce da lì.
Che cos'è la teriaca conservata all'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala?
Un medicamento composto di origine antica, formato da cinquantasette sostanze diverse fra cui carne essiccata di vipera, usato storicamente come antidoto universale. Alla Scala si preparava fino alla metà del Novecento e se ne conservano ancora campioni nelle boccette della sala di vendita.
Quali erano gli altri preparati della casa?
L'Acqua della Scala, l'acqua di melissa, l'acqua antipestilenziale legata al nome di fra Basilio della Concezione e l'acqua della Samaritana, oltre a cerotti, oli e sciroppi. Sono preparazioni storiche, dismesse da decenni, che si raccontano come storia della farmacia.
Quando ha smesso di produrre?
La produzione dei galenici cessò nel 1954. La vendita di medicinali proseguì, secondo le fonti locali, fino al 1978; negli anni Ottanta la farmacia passò a un gestore privato.
Si possono fare foto all'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala?
Dipende dall'apertura: chiedete sempre prima di scattare. Gli ambienti sono poco illuminati e le vetrine riflettono, quindi puntate su tempi lunghi con la macchina appoggiata e lasciate perdere il flash.
L'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala è accessibile in sedia a rotelle?
Il piano nobile si raggiunge per una scala interna del convento. Chi ha difficoltà motorie deve verificare caso per caso al momento della prenotazione. La farmacia al piano terra è invece a livello strada.
È adatta ai bambini?
Sopra i dieci anni sì, e funziona benissimo: alambicchi, mortai e storie di antidoti. Sotto i sei anni la durata del racconto è eccessiva.
Come si arriva all'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala con i mezzi?
Tram 8 fino alla fermata Belli, poi quattro minuti a piedi; bus 23 e 280 sul Lungotevere Sanzio, fermata ponte Sisto; bus H su viale Trastevere. La metropolitana non serve il rione.
Si visita insieme alla chiesa di Santa Maria della Scala?
Spesso sì, perché la chiesa è al piano terra dello stesso complesso e gli orari di culto ne permettono l'ingresso. Verificate però gli orari della chiesa in loco, perché le aperture pomeridiane variano.
Che rapporto c'è fra l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala e Caravaggio?
La Morte della Vergine di Caravaggio fu dipinta fra il 1601 e il 1606 per la cappella Cherubini della chiesa attigua, rifiutata dai Carmelitani Scalzi, acquistata dai Gonzaga per intercessione di Rubens e oggi conservata al Louvre.
È vero che Luciano Manara morì qui?
Sì. Ferito il 30 giugno 1849 a Villa Spada durante l'assedio francese, fu portato nel convento della Scala, adibito in quelle settimane a ospedale della Repubblica Romana, e vi morì lo stesso giorno.
Quanto tempo serve per visitare Trastevere intorno all'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala?
Mezza giornata per il quartiere basso, con Santa Maria in Trastevere, il Museo di Roma in Trastevere e Santa Cecilia; una giornata intera se si aggiungono la Villa Farnesina, l'Orto Botanico e la salita al Gianicolo.
Conviene una guida per l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala?
Qui la guida non è un lusso: è la condizione dell'accesso, perché le aperture passano quasi sempre da gruppi accompagnati. Per gruppi privati, aziendali o esigenti esistono formule dedicate come le esperienze personalizzate per piccoli gruppi a Roma.
C'è qualcosa di simile a Roma?
Per ambiente conservato, poco. La spezieria conventuale è una tipologia quasi scomparsa in città, e gli arredi delle altre sono finiti dispersi o smontati. Chi cerca il confronto più immediato lo trova nella cultura delle piante officinali dell'Orto Botanico, non in un altro museo di farmacia.
Vale la visita anche per chi non si interessa di medicina?
Sì, e lo dico dopo averci portato gruppi molto diversi fra loro. Qui si guarda un interno settecentesco intatto, con pavimento in maiolica, soffitto dipinto e mobili originali: come esperienza di ambiente vale quanto una galleria, e la parte scientifica è il contorno.
Il mio giudizio sull'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala
Di posti conservati a Roma ne ho visti molti, e quasi tutti sono conservati perché qualcuno ha deciso di conservarli. Questo no: questo si è salvato perché nessuno ha avuto motivo di toccarlo. È una differenza che si sente appena si entra, nell'odore del legno, nelle etichette scolorite, nella polvere che non è scenografia. Se avete l'occasione di salire quelle scale, prendetela, anche a costo di spostare un altro appuntamento: le aperture sono poche e non si sa mai quando torneranno. E se non riuscite a entrare, fermatevi almeno nell'atrio della farmacia a guardare fra Basilio che fa lezione ai suoi discepoli, poi entrate nella chiesa accanto e pensate che in quella cappella, per qualche mese del 1606, c'era un Caravaggio che nessuno voleva. Trastevere è piena di storie così, ma bisogna sapere dove guardare: per il quadro d'insieme di quello che vale davvero in città rimando alla guida best things to do in Rome.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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