MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Il MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo si trova in via Guido Reni 4/A, 00196 Roma, nel quartiere Flaminio: si arriva con il tram 2 scendendo alla fermata Apollodoro, oppure con la metro A fino a Flaminio e poi lo stesso tram 2 per tre fermate; in autobus servono le linee 53 (fermata De Coubertin/Palazzetto dello Sport), 168 (fermata MAXXI - Reni/Flaminia), 280 (capolinea Mancini) e 910 (fermata Flaminia/Reni). Il museo apre da martedì a domenica dalle 11 alle 19, con la biglietteria che chiude alle 18; il lunedì è giorno di chiusura, e restano chiusi anche il 1 maggio e il 25 dicembre. Il biglietto intero costa 15 euro in biglietteria e 14 euro acquistandolo online; il ridotto costa 12 euro in biglietteria e 11 online e riguarda i giovani fra i 18 e i 25 anni e i gruppi da 15 persone in su. I minori di 18 anni entrano gratis. Esiste un biglietto MAXXI REPLAY a 15 euro intero e 12 ridotto che consente accessi illimitati per quindici giorni, e un biglietto Open a 18 euro valido un anno; nel mese di agosto il museo pratica una tariffa speciale di 10 euro valida dal 1 al 31. La prenotazione non è obbligatoria ma conviene: si compra su shop.articketing.com oppure al numero verde 800266300, attivo dalle 10 alle 19, e dall'estero al +39 351 2428135.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Questa guida fa parte della raccolta dedicata ai musei di Roma, dove trovate le altre sedi civiche e statali della città con orari e tariffe.

Che cosa è davvero il MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Il MAXXI è il primo museo nazionale italiano nato per la creatività contemporanea: non una galleria d'arte moderna cresciuta per accumulo, ma un'istituzione fondata a tavolino con il compito di raccogliere, studiare ed esporre ciò che si produce adesso. La gestione fa capo alla Fondazione MAXXI, ente del Ministero della cultura, e la macchina si regge su due sezioni con statuto e collezioni proprie: il MAXXI Arte e il MAXXI Architettura, ai quali si affianca il fondo del MAXXI Fotografia. Non è una ripartizione decorativa. Sono due mestieri diversi, con conservatori diversi, criteri di acquisizione diversi e pubblici che si sovrappongono solo in parte.

Vale la pena dirlo subito, perché molti arrivano qui aspettandosi il museo di arte contemporanea di Roma e trovano invece qualcosa di più obliquo e più interessante: un luogo dove la mostra fotografica convive con il modello di un ponte mai costruito, dove il disegno esecutivo di uno studio milanese degli anni Cinquanta si trova nella stessa sala di un'installazione video, e dove l'edificio stesso è il pezzo più discusso della collezione. Se cercate soltanto pittura contemporanea da parete, la Galleria Nazionale a valle Giulia o il MACRO di via Nizza vi daranno una risposta più diretta. Il MAXXI chiede qualcosa in più al visitatore e in cambio dà qualcosa in più.

MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo
MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Dove si trova il MAXXI e come ci si arriva davvero

Il complesso occupa l'isolato compreso fra via Guido Reni e via Masaccio, con l'ingresso principale su via Guido Reni, e confina sul lato lungo con la basilica di Santa Croce a via Flaminia. Siamo nel Flaminio, il quartiere disegnato a nord di piazza del Popolo lungo l'asse della via consolare, un pezzo di Roma che nel Novecento è stato caserma, officina, stadio e villaggio olimpico, e che negli ultimi vent'anni si è riconvertito in distretto culturale. A duecento metri c'è l'Auditorium Parco della Musica; poco più in là il Tevere e il Ponte della Musica.

Con i mezzi pubblici fino al MAXXI

Il modo più pulito è il tram 2. Si prende a piazzale Flaminio, davanti a Porta del Popolo, e in pochi minuti scarica ad Apollodoro, che è la fermata giusta: da lì si risale via Guido Reni e l'ingresso è sulla destra. Chi arriva dalla stazione Termini prende la metro A direzione Battistini e scende a Flaminio, che è la stessa fermata del tram: il cambio è immediato e non richiede di uscire in superficie per più di trenta secondi. Gli autobus utili sono il 53, il 168, il 280 e il 910; il 910 in particolare collega la zona con Termini passando per villa Borghese, ed è comodo per chi arriva dal centro storico.

In automobile e in bicicletta

In auto la zona è abbordabile fuori dagli orari degli spettacoli all'Auditorium, ma nelle sere di concerto il Flaminio si intasa e il parcheggio diventa una piccola impresa. Il museo dispone di due stalli riservati alle persone con disabilità, collocati a ingressi separati e con sosta limitata a due ore. Chi arriva in bicicletta trova le rastrelliere all'interno dell'area: il lungotevere e la pista ciclabile che sale verso Ponte Milvio rendono il MAXXI uno dei musei romani più facili da raggiungere su due ruote.

A piedi da piazza del Popolo

Il percorso a piedi da piazza del Popolo misura poco meno di due chilometri e si fa in venticinque minuti buoni risalendo via Flaminia. Non è una passeggiata memorabile, ma attraversa il Flaminio storico e permette di vedere il Teatro Olimpico e la basilica di Santa Croce prima di arrivare al museo. Consiglio di farlo all'andata e di tornare in tram: dopo tre ore di gallerie le gambe la pensano diversamente.

Biglietti, orari e gratuità del MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Quanto costa entrare al MAXXI

La tariffa ordinaria è di 15 euro alla cassa e 14 euro online: una differenza di un euro che non cambia la vita, ma la prevendita fa risparmiare la coda alla biglietteria nei fine settimana di mostra forte. Il ridotto è di 12 euro alla cassa e 11 online e spetta ai giovani fra i 18 e i 25 anni e ai gruppi di almeno quindici persone, oltre ai possessori di alcune carte convenzionate. Nel mese di agosto il museo applica una tariffa speciale di 10 euro, valida dal 1 al 31: è l'occasione migliore dell'anno per chi resta in città.

MAXXI REPLAY, Open e myMAXXI

Due formule meritano attenzione. Il MAXXI REPLAY costa 15 euro intero e 12 ridotto e permette accessi illimitati per quindici giorni: se avete intenzione di vedere due mostre grandi con calma, o se abitate a Roma e volete tornare per la sola sezione architettura, si ripaga alla seconda visita. Il biglietto Open costa 18 euro e vale un anno intero dalla data di acquisto: tre euro in più del biglietto singolo per un ingresso spendibile quando volete, il che lo rende un regalo intelligente. Poi c'è la tessera myMAXXI, che dà ingresso gratuito: chi frequenta il museo più di tre volte l'anno dovrebbe farci due conti.

Chi entra gratis al MAXXI

La lista delle gratuità è più larga della media dei musei romani. Entrano senza pagare i minori di 18 anni, i possessori della tessera myMAXXI, le persone con disabilità con il loro accompagnatore, i dipendenti del Ministero della cultura, i giornalisti, le guide turistiche dell'Unione europea, i soci AMACI, CIMAM e ICOM, e gli insegnanti in ragione di uno ogni dieci studenti. Gli studenti universitari dell'Unione europea iscritti a corsi di storia dell'arte o di architettura entrano gratis dal martedì al venerdì, esclusi i giorni festivi. E c'è una gratuità che quasi nessuno conosce: chi si presenta il giorno del proprio compleanno, documento alla mano, entra gratis. Non è una trovata pubblicitaria estemporanea, è una regola stabile del museo.

Orari del MAXXI e giorno di chiusura

Il museo apre da martedì a domenica dalle 11 alle 19. L'apertura tardiva delle 11 è una scelta precisa e va tenuta a mente: chi organizza la mattinata pensando di iniziare alle 9, come si fa ai Fori o ai Musei Vaticani, si ritrova a girare a vuoto per il Flaminio. La biglietteria chiude alle 18, quindi l'ultimo ingresso utile è un'ora prima della chiusura. Il lunedì il museo è chiuso, insieme al 1 maggio e al 25 dicembre. Le singole mostre possono avere chiusure temporanee di sala per allestimenti o rotazioni: prima di partire per una mostra specifica conviene controllare la pagina dell'evento sul sito ufficiale.

MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo
MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

La caserma Montello: che cosa c'era prima del MAXXI

Prima del museo, l'isolato era occupato dalla caserma Montello, un complesso militare novecentesco costruito per l'esercito in un quadrante che allora era periferia produttiva. Padiglioni bassi, cortili di manovra, un'architettura funzionale senza pretese, del tipo che a Roma si trovava in decine di esemplari e che a Roma è stato demolito in decine di esemplari. Quando alla fine degli anni Novanta l'area viene dismessa e destinata a uso culturale, si apre la questione che accompagna ogni riconversione: quanto del vecchio si tiene.

Che cosa sopravvive della caserma dentro il MAXXI

La risposta, nel caso del MAXXI, è una risposta parziale e per questo interessante. Sopravvivono il corpo di fabbrica che corre lungo la basilica di Santa Croce e la facciata su via Guido Reni, che Zaha Hadid non ha demolito ma ha inglobato nel progetto. Chi arriva dalla strada, prima di entrare nel museo nuovo, passa dunque davanti a un pezzo di caserma: mattone e intonaco, finestre in fila, una gravità da edificio pubblico di provincia. È un contrasto voluto e regge bene. Gli spazi storici superstiti non sono un ornamento vuoto: dentro ci sono il ristorante, la biblioteca e il centro archivi, cioè tre funzioni che il museo usa tutti i giorni.

Il quartiere Flaminio intorno al MAXXI

Il Flaminio è uno dei pochi quartieri romani dove il Novecento si legge senza sforzo. C'è il villaggio olimpico costruito per i Giochi del 1960, con i suoi edifici su pilotis; c'è il Palazzetto dello Sport di Pier Luigi Nervi e Annibale Vitellozzi, coperto da quella cupola nervata che è un manuale di ingegneria a cielo aperto; c'è lo Stadio Flaminio, sempre di Nervi, oggi in condizioni che fanno arrabbiare chiunque abbia a cuore l'architettura italiana. Che il museo che conserva l'archivio Nervi si trovi a cinquecento metri da due opere di Nervi lasciate a se stesse è una delle contraddizioni più istruttive di Roma. Ne parlo apertamente perché vale la pena vederle prima o dopo la visita: bastano venti minuti a piedi e si capisce molto di più della sezione architettura.

Il concorso del 1998 e il progetto di Zaha Hadid per il MAXXI

Nel 1998 il ministero bandisce un concorso internazionale di progettazione per il nuovo museo. La procedura si articola fra il 1998 e il 1999 e arriva a una rosa di quindici finalisti che comprende nomi di primissimo piano della scena mondiale: fra gli altri Steven Holl, Rem Koolhaas e lo studio giapponese SANAA. Vince Zaha Hadid, architetta anglo-irachena nata a Baghdad nel 1950, che a quel momento aveva costruito ancora poco rispetto alla mole di progetti disegnati e pubblicati. Il MAXXI è l'opera che la porta dalla carta al mondo, e non solo in Italia.

Chi era Zaha Hadid

Hadid si forma alla Architectural Association di Londra e per un lungo tratto della carriera è considerata un'architetta di carta: progetti straordinari, disegni che sembrano quadri suprematisti, pochissime realizzazioni. Nel 2004 riceve il Pritzker Prize, il riconoscimento più alto della professione, ed è la prima donna a ottenerlo nella storia del premio. La sua ricerca lavora sulla dissoluzione della scatola muraria: niente pianta ortogonale, niente stanze come recipienti, ma flussi, direttrici, campi di forze. Al MAXXI questa grammatica si vede a occhio nudo. Hadid stessa ha descritto il progetto come una confluenza di linee, muri che si intersecano e divergono di continuo generando spazi interni ed esterni. Non è una metafora poetica: è letteralmente il modo in cui l'edificio è costruito.

Dieci anni di cantiere

Fra il concorso e l'apertura passano più di dieci anni. Il museo apre al pubblico nel 2010, e nello stesso anno l'edificio vince lo Stirling Prize del Royal Institute of British Architects, il premio annuale che l'ordine britannico assegna al miglior edificio dell'anno. È un riconoscimento pesante, e per un edificio italiano progettato da una straniera fu anche un piccolo scandalo interno alla critica nostrana. Il progetto premiato al concorso era più esteso di quello poi realizzato: la proposta originaria prevedeva un organismo articolato in più corpi, e quello che si visita oggi ne rappresenta la parte costruita. Vale la pena saperlo, perché spiega alcune asimmetrie del complesso e alcune terminazioni che sembrano interrotte a metà.

L'architettura del MAXXI letta passo per passo

L'edificio copre circa 30.000 metri quadrati complessivi, integrando le preesistenze militari con una costruzione nuova impostata su un impianto a L. Non è un museo con sale: è un museo con percorsi. Il che, come vedremo, è insieme la sua qualità più alta e il suo problema più serio.

La hall e la distribuzione

Si entra in un grande atrio a tutt'altezza che funziona come fulcro dell'intero organismo. Da qui si distribuiscono le gallerie espositive, l'auditorium, la caffetteria e il bookshop. Il vuoto verticale della hall è il primo colpo dell'edificio: si alza lo sguardo e si vedono passerelle che tagliano l'aria a quote diverse, con persone che camminano sopra la vostra testa. Consiglio di fermarsi due minuti prima di salire, perché è il punto in cui si capisce la logica dell'edificio, e chi lo attraversa di corsa poi si perde davvero.

Le rampe e le passerelle del MAXXI

La circolazione verticale non avviene per scale e ascensori come in un museo tradizionale, ma per rampe e passerelle sospese che interconnettono le parti dell'edificio ai livelli superiori. Camminare al MAXXI significa salire senza accorgersene, cambiare quota mentre si guarda un'opera, ritrovarsi affacciati sul vuoto della hall da un parapetto che poco prima si guardava dal basso. È un dispositivo che Hadid ha usato per rendere il museo un corpo continuo e non una sequenza di scatole. Funziona: il visitatore non ha mai la sensazione claustrofobica del percorso obbligato.

La scala nera sospesa

Il pezzo di bravura è la scala, sospesa nel vuoto della hall, con struttura in acciaio verniciato nero. Le strutture orizzontali dell'edificio sono in acciaio verniciato di nero, alcune rivestite con pannelli di calcestruzzo rinforzato con fibra di vetro, e questa scelta cromatica trasforma i camminamenti in segni grafici che tagliano il bianco delle pareti. La scala nera è l'elemento che compare in nove fotografie del MAXXI su dieci, ed è anche il più frainteso: la si guarda come oggetto scultoreo, mentre è prima di tutto un pezzo di distribuzione che regge il carico di migliaia di persone al giorno.

Il calcestruzzo a vista e i setti curvi

La struttura portante è fatta di setti curvi in calcestruzzo autocompattante lasciato a vista. Chi ha un minimo di dimestichezza con i cantieri capisce subito la difficoltà: casseforme curve, getti continui, superfici che non ammettono ritocchi perché restano in vista per sempre. Il risultato è una pelle grigia e liscia, con la trama delle riprese di getto che si legge da vicino come le venature di una pietra. Passateci la mano sopra, è consentito e insegna più di dieci didascalie.

La copertura e la luce zenitale

Il solaio di copertura è l'apparato più complesso dell'edificio: due superfici vetrate parallele, un sistema di controllo solare a lamelle metalliche orientabili e l'illuminazione artificiale integrata nella stessa intercapedine. In pratica il museo si illumina dall'alto, con luce naturale filtrata e dosata a seconda dell'ora e della stagione, e quando il sole cala il sistema passa in modo continuo all'artificiale. Chi visita il MAXXI in una giornata di sole di marzo e poi ci torna in un pomeriggio di novembre vede due edifici diversi. È la ragione per cui vale la pena tornarci.

Le gallerie del MAXXI

Le sale espositive sono identificate da numeri, dalla Galleria 1 alla Galleria 5. La Galleria 5 si trova al terzo livello ed è raggiungibile anche in ascensore dal banco informazioni, particolare utile a chi ha difficoltà motorie. Le gallerie hanno caratteri molto diversi fra loro: alcune sono lunghi nastri curvi, altre volumi più regolari, e la rotazione delle mostre le riconfigura di continuo. Non aspettatevi la sequenza cronologica di un museo storico: qui l'ordine lo dà l'allestimento del momento.

L'edificio come contenitore: la critica che accompagna il MAXXI dal primo giorno

C'è una discussione che al MAXXI non si è mai chiusa, e sarebbe disonesto tacerla. Le pareti curve e i percorsi continui, splendidi come esperienza architettonica, sono difficili da usare per appendere quadri. Il paragone ricorrente nella critica è con il Guggenheim di New York, dove Frank Lloyd Wright pose lo stesso problema mezzo secolo prima: una rampa magnifica e una parete inclinata che nessun curatore ama. Al MAXXI capita che gli allestimenti debbano costruire pareti temporanee dentro le gallerie, cioè che si eriga una scatola ortogonale dentro un edificio nato per negare la scatola ortogonale.

La mia opinione, dopo anni di visite, è che la critica sia fondata ma sopravvalutata nelle conclusioni. È vero che la pittura da parete soffre. È altrettanto vero che l'installazione, il video, la fotografia di grande formato, il modello architettonico e il disegno tecnico ci stanno benissimo, e che il museo ha costruito il suo programma proprio su quei linguaggi. Il MAXXI non è un contenitore neutro e non ha mai voluto esserlo: chi ci porta una mostra deve fare i conti con l'edificio. Alcuni curatori ci hanno perso, altri ci hanno guadagnato mostre memorabili. Il museo, in questo, è onesto.

MAXXI Arte: la collezione contemporanea

La collezione del MAXXI Arte supera le quattrocento opere e documenta la produzione artistica internazionale con un'attenzione particolare alle esperienze italiane e agli artisti stranieri il cui lavoro incrocia il contesto italiano. È un criterio preciso e va spiegato, perché altrimenti la lista degli autori sembra un catalogo casuale: il museo non compra tutto il contemporaneo mondiale, compra ciò che ha a che fare con l'Italia, o perché italiano, o perché prodotto qui, o perché in dialogo con la scena italiana.

Gli artisti della collezione del MAXXI

Dentro la raccolta ci sono Alighiero Boetti, William Kentridge, Kara Walker, Ed Ruscha, Gilbert and George, Gino De Dominicis, Michael Raedecker, Anish Kapoor, Gerhard Richter, Maurizio Nannucci, Francesco Clemente, Lara Favaretto, Marlene Dumas, Maurizio Cattelan, Gabriele Basilico, Kiki Smith, Thomas Ruff, Luigi Ghirri, Manfredi Beninati, Vanessa Beecroft, Stefano Arienti, Francis Alys, Ugo Rondinone e Thomas Schuette. Vale la pena fermarsi su qualcuno di questi nomi, perché l'elenco da solo non dice niente a chi non frequenta il settore.

Alighiero Boetti, torinese di nascita e romano di adozione, è l'artista a cui il museo ha intitolato la piazza esterna: la sua ricerca sull'ordine e il disordine, sulle mappe ricamate in Afghanistan, sulla delega dell'esecuzione ad altre mani, è uno degli innesti italiani più influenti sull'arte concettuale mondiale. Gino De Dominicis, marchigiano, è il maestro dell'enigma e della sottrazione, autore di opere che negano allo spettatore la spiegazione che pretende. William Kentridge, sudafricano, disegna a carboncino e filma le cancellature: i suoi film d'animazione sono la forma più politica e più commovente del disegno contemporaneo. Kara Walker lavora con le silhouette nere ritagliate e racconta la schiavitù americana con una eleganza formale che rende insopportabile il contenuto, e questo è esattamente il punto.

Anish Kapoor scava il vuoto e i pigmenti; Gerhard Richter attraversa cinquant'anni di pittura tenendo insieme la fotografia sfocata e l'astrazione a spatola; Marlene Dumas dipinge volti che sembrano usciti da un ritaglio di giornale e vi restano addosso per giorni. Maurizio Cattelan è l'artista italiano più noto al mondo e il più frainteso in patria, dove viene liquidato come burlone da chi non ha mai guardato per intero una sua opera. Sul versante fotografico la collezione custodisce Gabriele Basilico, che ha inventato il modo italiano di fotografare la città costruita, e Luigi Ghirri, che ha insegnato a mezza Europa a guardare la pianura e la provincia senza compatirle. Thomas Ruff, allievo dei Becher a Duesseldorf, porta la fotografia sul terreno del formato monumentale e della manipolazione dichiarata.

Poi ci sono le presenze più laterali e per questo più istruttive: Maurizio Nannucci con le sue scritte al neon, Francesco Clemente con la pittura di ritorno degli anni Ottanta, Stefano Arienti che lavora per sottrazione su materiali stampati, Lara Favaretto che costruisce macchine effimere destinate a consumarsi, Ugo Rondinone che alterna il monumentale e il minuto, Vanessa Beecroft con le sue performance di corpi immobili, Francis Alys che cammina come pratica artistica, Kiki Smith che scolpisce il corpo femminile senza idealizzarlo, Ed Ruscha che ha fatto del testo dipinto un genere, Michael Raedecker che ricama sulla tela, Manfredi Beninati che costruisce interni memoriali, Thomas Schuette che deforma la statuaria pubblica, e il duo Gilbert and George che da mezzo secolo si espone come opera vivente.

The Large Glass, la collezione riletta da un artista

Uno dei modi migliori per vedere la collezione del MAXXI è la formula del riallestimento affidato a un artista. In corso al momento c'è The Large Glass, lettura della collezione firmata da Alex Da Corte, aperta dal 13 dicembre 2024 e programmata fino all'11 ottobre 2026. Il museo segnala una chiusura temporanea della sala fino al 3 settembre, quindi chi ci va per questa sola ragione controlli la pagina dell'evento prima di mettersi in viaggio. È un formato che consiglio: un artista che rilegge il magazzino di un museo produce accostamenti che nessun conservatore si permetterebbe, e il risultato è quasi sempre più vivo di una mostra tematica.

MAXXI Architettura: il primo museo nazionale di architettura in Italia

Il MAXXI Architettura è il primo museo nazionale di architettura presente in Italia, e questo primato non è un dettaglio burocratico. In un paese che ha prodotto una delle culture architettoniche più rilevanti del Novecento europeo, per decenni non è esistita un'istituzione statale incaricata di conservarne i materiali. Gli archivi degli studi finivano nelle cantine degli eredi, nelle università quando andava bene, nei cassonetti quando andava male. Il MAXXI nasce anche per fermare quell'emorragia.

Le due linee di attività del MAXXI Architettura

Il programma culturale della sezione si sviluppa lungo due linee distinte. La prima considera la documentazione e la ricerca il punto di avvio delle riflessioni critiche sul presente e sul passato prossimo della cultura architettonica e sul paesaggio italiano, prendendo in esame le opere, i personaggi e le storie che lo hanno disegnato nel corso del Novecento. È la linea storica, quella che produce mostre monografiche, cataloghi ragionati e campagne di riordino archivistico.

La seconda linea si rivolge ai temi emergenti dell'architettura. Attraverso un confronto dinamico intende incoraggiare ed evidenziare gli sconfinamenti dell'architettura verso la vasta gamma di esperienze proprie della cultura contemporanea: le discipline creative di progetto che vanno dall'industrial design alla comunicazione visiva, fino alle installazioni artistiche e ambientali. Detto in altri termini: qui l'architettura non è soltanto l'edificio, è tutto ciò che si progetta, dalla sedia al manifesto al paesaggio.

Le due anime del museo

Nel Museo nazionale delle arti del XXI secolo convivono perciò due anime distinte: quella che procede verso la storicizzazione dell'architettura del XX secolo e quella contemporanea, che vuole rispondere agli interrogativi del presente interpretando le aspettative della società attuale. Museo storico e museo contemporaneo hanno caratteri e prospettive di sviluppo decisamente distinte, eppure determinano insieme una dimensione multipla e trasversale. Il visitatore attento se ne accorge passando da una sala all'altra: in una si guardano lucidi ingialliti e modelli in legno, nell'altra si discute di crisi climatica e di abitare temporaneo.

Il Centro archivi di architettura del MAXXI

Il cuore documentario della sezione è il Centro archivi di architettura, istituito nell'ambito del Museo di architettura, che opera con un arco cronologico di riferimento che va dal Novecento a oggi, studiando e curando le collezioni di architettura e le proprie raccolte di documenti. I numeri danno la misura della cosa: oltre sessantamila disegni di architettura, settantacinquemila fotografie, modelli, lettere, documenti, sculture, tempere, documentari, libri e periodici.

Il centro non è un deposito passivo. Il MAXXI funziona anche come laboratorio sperimentale e svolge compiti di promozione culturale per favorire la ricerca storica e l'indagine sistematica sulla ricchissima vicenda italiana del Novecento, mettendo a punto strategie, standard e strumenti per la conservazione, il restauro e l'accesso alle fonti documentarie. Chi lavora sugli archivi di architettura sa quanto sia raro trovare un ente che si occupi di standard: senza quelli, un archivio è una pila di carta che nessuno sa interrogare.

Aldo Rossi, Carlo Scarpa, Pier Luigi Nervi e gli altri fondi

La collezione di architettura comprende oltre cento fondi archivistici. Fra i nomi conservati ci sono Aldo Rossi, Carlo Scarpa, Pier Luigi Nervi, Giancarlo De Carlo e studi come i BBPR. Sono quattro modi opposti di intendere il mestiere e vale la pena tenerli distinti. Aldo Rossi, milanese, è il teorico dell'architettura della città e l'autore di un lessico di forme elementari che ha attraversato il mondo: i suoi disegni, con quelle campiture di colore piatto, sono opere autonome. Carlo Scarpa, veneziano, è il maestro del dettaglio, l'uomo che disegnava un giunto come si compone un verso, e i suoi lucidi sono forse i più belli conservati al museo. Pier Luigi Nervi, ingegnere, ha inventato una grammatica strutturale che ha dato al cemento armato italiano una firma riconoscibile in tutto il mondo. Giancarlo De Carlo ha portato la partecipazione degli abitanti dentro il progetto quando quasi nessuno lo faceva.

La collezione ha un'origine curiosa e molto adatta a questo museo: nasce con i progetti dei finalisti del concorso internazionale per l'edificio del MAXXI stesso, incluso il progetto completo di Zaha Hadid. Il museo, cioè, ha cominciato a collezionare architettura collezionando se stesso.

La Sala studio e come si consultano gli archivi

La Sala studio, disegnata da Zaha Hadid, è aperta al pubblico e presenta a rotazione una selezione di disegni e modelli originali. La consultazione è gratuita su prenotazione, dal martedì al giovedì dalle 11 alle 16, con un preavviso di una settimana per i gruppi. È uno dei servizi meno noti e più preziosi del museo: uno studente di architettura che voglia vedere dal vero un lucido di Scarpa può farlo, gratis, prendendo appuntamento. Lo dico perché negli anni ho incontrato decine di studenti convinti che quei materiali fossero inaccessibili.

Architettura d'autore e architettura anonima

Un tratto che distingue il MAXXI Architettura dai musei consimili è che il suo interesse è centrato tanto sull'architettura definita d'autore quanto su quella cosiddetta anonima. Vuol dire che accanto ai fondi dei grandi nomi si studiano l'edilizia ordinaria, i quartieri di edilizia pubblica, le infrastrutture, i capannoni, i villaggi turistici: la fabbrica del paesaggio italiano fatta da progettisti che nessuno cita. È una scelta scientifica coraggiosa e produce le mostre più spiazzanti del museo.

Il MAXXI e le altre istituzioni

Il MAXXI Architettura si pone come interlocutore delle altre istituzioni culturali italiane del settore, dalla Biennale di Venezia alla Triennale di Milano, e opera nel campo della formazione secondaria e universitaria e della rete dei centri e archivi di architettura. Sul piano internazionale aderisce a ICAM, la Confederazione internazionale dei musei d'architettura, e ne condivide gli obiettivi. Anche questo è un dato che il visitatore comune ignora e che spiega perché certe mostre arrivino qui e non altrove.

MAXXI Fotografia: la terza collezione

Meno pubblicizzata delle altre due, la raccolta fotografica del MAXXI conta circa duemilaquattrocento fotografie e si è costituita a partire dal 2003 attraverso commissioni a fotografi, premi e acquisizioni mirate. La formula della commissione è quella che ha dato i risultati migliori: il museo incarica un autore di fotografare un pezzo d'Italia, e il lavoro entra in collezione. Ne è venuto fuori un atlante visivo del paese contemporaneo che, messo in fila, racconta le trasformazioni del territorio meglio di molti saggi. Se capitate al MAXXI mentre è esposta una selezione della collezione fotografica, dedicatele tempo: è la parte del museo che i romani conoscono meno e che li riguarda di più.

MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo
MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

La piazza Alighiero Boetti e la nuova piazza verde del MAXXI

Davanti all'ingresso si apre la piazza Alighiero Boetti, uno spazio pubblico accessibile che nel corso dell'anno ospita installazioni, concerti, proiezioni e attività che non richiedono il biglietto del museo. È un elemento della strategia del MAXXI da sempre: portare le persone dentro il recinto anche quando non entrano nelle gallerie, e trasformare il piazzale in un pezzo di quartiere.

Il progetto di Bas Smets per la piazza del MAXXI

Nel 2026 la piazza ha cambiato faccia. Il progetto è del paesaggista belga Bas Smets, che ha lavorato sull'intreccio di estetica, clima e sostenibilità: la superficie è stata in parte depavimentata e ripiantata con alberi, arbusti e piante erbacee di specie tipiche dell'area mediterranea, scelte per dialogare con l'architettura di Zaha Hadid. La nuova piazza verde è stata inaugurata il 18 giugno 2026 con una serata a ingresso libero fatta di laboratori, un talk e un dj set. Il risultato, per come lo si legge oggi, è che l'ingresso del museo ha perso quel carattere di spianata minerale che d'estate diventava insopportabile. Ci vorranno anni perché gli alberi facciano ombra vera, ma la direzione è quella giusta.

Il Grande MAXXI

La piazza è il primo capitolo visibile del Grande MAXXI, il piano di ampliamento e rigenerazione del museo. Il programma prevede il recupero e la riqualificazione degli edifici del complesso ancora non utilizzati e la riorganizzazione degli spazi aperti, con l'obiettivo di aumentare la superficie disponibile e di rendere il polo più permeabile al quartiere. È un cantiere lungo, e chi visita il MAXXI in questi anni ne vedrà pezzi in corso d'opera. Non lo considero un difetto: un museo che si costruisce mentre lo si visita è coerente con la sua stessa materia.

Le mostre in corso al MAXXI nel 2026

Il calendario espositivo del MAXXI è fitto e sovrapposto: quasi sempre si trovano quattro o cinque mostre attive contemporaneamente, il che rende il biglietto molto più conveniente di quanto sembri. Ecco che cosa c'è in questo momento, con le date indicate dal museo.

Tragicomica al MAXXI

Tragicomica. Prospettive sull'arte italiana dal secondo Novecento a oggi è aperta dal 2 aprile 2026 al 20 settembre 2026. È la mostra più ambiziosa della stagione: una rilettura dell'arte italiana dal dopoguerra in avanti condotta lungo il registro del tragicomico, cioè quella capacità tutta italiana di tenere insieme la catastrofe e la risata. Il museo segnala che la Galleria 3 resta chiusa dal 7 agosto al 20 settembre, quindi in questo periodo la mostra si vede in forma ridotta: chi ci tiene ad averla intera faccia i conti con il calendario.

Andrea Pazienza al MAXXI

Andrea Pazienza. Non sempre si muore ha aperto il 24 aprile 2026. La data di chiusura indicata dal museo è il 27 settembre 2026, ma il calendario ufficiale ha riportato anche una scadenza più lunga: prima di partire per questa sola mostra conviene controllare la pagina dell'evento. In esposizione ci sono tavole originali, disegni, dipinti e materiali d'archivio del fumettista che fra la fine degli anni Settanta e il 1988 ha riscritto la grammatica del fumetto italiano. Pazienza morì a trentadue anni, e vedere le sue tavole originali, con le correzioni e i pentimenti, è un'esperienza diversa dal leggerle stampate. Il museo segnala una chiusura temporanea della mostra dal 30 luglio al 1 settembre.

Vitalità dell'architettura italiana 1946-2026

Vitalità dell'architettura italiana 1946-2026 è aperta dal 29 maggio 2026 al 15 novembre 2026 ed è la mostra che giustifica da sola il viaggio al Flaminio per chiunque si occupi di progetto. Ottant'anni di architettura italiana raccontati con i materiali degli archivi del museo: disegni, modelli, fotografie, filmati. È esattamente il tipo di operazione per cui il MAXXI Architettura è stato fondato, e vedere questa mostra dentro l'edificio di Hadid aggiunge un livello di lettura che nessun catalogo può restituire.

Creature, Creatori e le altre

Creature, Creatori. San Francesco e l'arte contemporanea si tiene dal 22 maggio 2026 al 20 settembre 2026 e mette alla prova l'ipotesi che la figura di Francesco d'Assisi abbia ancora qualcosa da dire agli artisti di oggi: il tema della creatura, del rapporto con gli animali e con la povertà volontaria, attraversa buona parte della ricerca contemporanea sull'ecologia. Sempre in corso, con una durata lunghissima, ENTRATE TAKK: con-vivere, dal 20 marzo 2026 al 14 febbraio 2027. Nel resto dell'anno il museo ha annunciato Sophie Calle dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, il MAXXI BVLGARI PRIZE 2026 dal 6 novembre 2026 al 7 marzo 2027, Gordon Matta-Clark dal 13 novembre 2026 al 28 febbraio 2027 e La Geopolitica dell'Architettura dal 18 dicembre 2026 al 25 aprile 2027.

L'estate al MAXXI

Da giugno a fine luglio la piazza del museo diventa un luogo serale. Estate al MAXXI 2026 si è svolta dal 18 giugno al 28 luglio con diciassette appuntamenti divisi fra cinema d'inchiesta nell'arena Tiziano, con un programma curato da Mario Sesti, concerti jazz coordinati da Paolo Damiani e serate di ricerca elettronica. L'apertura, il 18 giugno, è stata affidata al dj set di Marco Folco e Luce Clandestina, in coincidenza con l'inaugurazione della nuova piazza verde. Chi conosce solo il MAXXI diurno non ha idea di quanto cambi l'edificio dopo il tramonto, con i setti bianchi illuminati e la scala nera che diventa un profilo. Se dovessi indicare un solo momento dell'anno per vedere questo museo al meglio, sceglierei una sera di luglio.

La formula si ripete di stagione in stagione con nomi e curatele diverse, e si inserisce nel palinsesto estivo romano insieme all'Auditorium Parco della Musica, che dista due minuti a piedi: chi vive in zona in estate ha due cartelloni sovrapposti nello spazio di un isolato.

MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo
MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

MAXXI L'Aquila, la seconda sede

Dal 30 ottobre 2020 il museo ha una seconda sede a L'Aquila, dentro Palazzo Ardinghelli, edificio settecentesco restaurato dopo il terremoto del 2009 con un finanziamento del governo russo. È un'operazione che merita di essere raccontata per intero, perché è rara: un museo nazionale di arte contemporanea che apre una sede stabile in una città colpita dal sisma, dentro un palazzo storico appena restaurato, con l'intenzione dichiarata di contribuire alla ricostruzione del tessuto civile e non solo di quello murario. Chi visita il MAXXI di Roma e poi sale a L'Aquila trova un contrasto totale fra i due contenitori: da una parte i setti curvi di Hadid, dall'altra le sale affrescate di un palazzo barocco. Le opere sono le stesse, il modo in cui si lasciano guardare cambia completamente.

Come si visita il MAXXI: durata, percorso, ritmo

Quanto tempo serve al MAXXI

Per una visita onesta servono due ore e mezza. Con quattro mostre attive e la voglia di leggere le didascalie si arriva tranquillamente a tre ore e mezza; chi viene solo per l'architettura dell'edificio se la cava in un'ora, ma si perde il senso del posto. Il mio consiglio, per chi ha poco tempo, è di scegliere: una mostra grande fatta bene vale più di quattro mostre attraversate al trotto. Il MAXXI non è un museo da spuntare, è un museo da frequentare.

In che ordine visitare il MAXXI

Contrariamente a quasi tutti i musei romani, qui non esiste un percorso obbligato. Il consiglio operativo che do ai gruppi è questo: salire subito al livello più alto con le rampe, guardare l'edificio dall'alto affacciandosi sulla hall, e poi ridiscendere visitando le mostre. Così si arriva alle sale con la testa già calibrata sull'architettura, e non si passa mezz'ora a guardare il soffitto mentre un video sta parlando. Il secondo consiglio è di lasciare la sezione architettura per ultima: è quella che chiede più concentrazione e va affrontata prima della stanchezza, non dopo. So che i due consigli si contraddicono in apparenza. In pratica significa: architettura del museo per prima, mostre d'arte in mezzo, sale di architettura verso la fine ma non all'ultimo minuto.

Servizi, bookshop e ristorante

Il museo dispone di guardaroba, di caffetteria e di un ristorante ricavato negli spazi storici della caserma, di un bookshop con una sezione di editoria di architettura fra le migliori di Roma, e di wifi gratuito. Il bookshop, in particolare, merita una sosta anche a chi non ha visitato le mostre: cataloghi, monografie e riviste di settore che nelle librerie generaliste non si trovano.

Il MAXXI con i bambini

È uno dei musei romani che funziona meglio con i bambini, e la ragione non è didattica: è architettonica. Un edificio fatto di rampe, passerelle, affacci sul vuoto e pavimenti che salgono è un parco giochi percettivo, e i bambini lo capiscono in trenta secondi. I minori di 18 anni entrano gratis, i fasciatoi sono presenti a ogni livello, i passeggini circolano senza problemi perché l'edificio è privo di gradini nei percorsi principali. Il museo produce inoltre guide alle mostre con simboli pittografici e materiali in linguaggio semplificato, che nascono per il pubblico con disabilità cognitive e funzionano molto bene anche con i bambini piccoli.

Il consiglio pratico: date ai bambini un compito. Contare quante volte la scala nera cambia direzione, trovare il punto dell'edificio da cui si vedono contemporaneamente tre livelli, individuare la giuntura fra la caserma vecchia e il museo nuovo. Con un compito in mano un bambino di otto anni regge due ore al MAXXI; senza, dura venti minuti come dappertutto. Nelle vicinanze, per chi ha bambini molto piccoli, c'è anche Explora, il museo dei bambini di Roma, che si raggiunge in pochi minuti scendendo verso piazzale Flaminio.

Accessibilità del MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Sull'accessibilità il MAXXI è fra i musei italiani più avanti, e lo dico dopo avere accompagnato gruppi con esigenze diverse in mezza Roma. L'edificio non ha barriere nei percorsi principali: le rampe sostituiscono le scale, e la Galleria 5 al terzo livello è raggiungibile in ascensore chiedendo al banco informazioni. Il museo mette a disposizione quattro sedie a rotelle al guardaroba, due delle quali si possono prenotare telefonando allo 06 3201954 dal martedì alla domenica fra le 10 e le 18. All'esterno ci sono due stalli riservati, a ingressi separati, con sosta limitata a due ore.

Servizi per disabilità sensoriali e cognitive

I servizi igienici accessibili sono presenti a ogni piano; i cani guida e di assistenza sono ammessi. Al guardaroba si trovano dispositivi di ingrandimento e sgabelli portatili, utili anche a chi ha semplicemente problemi di stazione eretta prolungata. Sul fronte sensoriale il museo offre videoguide in lingua dei segni italiana e internazionale e audiodescrizioni per il pubblico cieco e ipovedente. Per il pubblico con disabilità cognitive e per i visitatori nello spettro autistico sono scaricabili storie sociali per preparare la visita, guide del museo in linguaggio facile da leggere e comunicazione aumentativa alternativa, guide alle mostre con simboli pittografici e carte di comunicazione visiva per orientarsi. Il museo aderisce inoltre a programmi di visita accessibile all'architettura. Le persone con disabilità entrano gratis insieme all'accompagnatore.

Quando andare al MAXXI e quando evitarlo

Il momento peggiore è la domenica pomeriggio, quando il Flaminio si riempie e le sale si affollano proprio nelle due ore in cui la luce zenitale è più bella. Il momento migliore, per chi può scegliere, è il martedì o il mercoledì mattina subito dopo l'apertura delle 11: si hanno le gallerie quasi vuote per la prima mezz'ora e la luce di metà mattina attraversa i lucernari con un'inclinazione che disegna le curve dei setti. In estate, il museo con la tariffa speciale di agosto a 10 euro diventa uno dei rifugi climatizzati più intelligenti della città: meno affollato del Pantheon, meno caro dei Musei Vaticani, e con un edificio che vale la visita a prescindere dalle mostre.

Un'avvertenza sui periodi di cambio mostra. Poiché le esposizioni durano mesi e si sovrappongono, capita che una galleria sia chiusa per allestimento mentre le altre lavorano: il biglietto resta pieno e la superficie visitabile si riduce. Le pagine dei singoli eventi sul sito ufficiale segnalano le chiusure di sala; è l'unico controllo che conviene fare prima di partire.

Che cosa c'è intorno al MAXXI

L'Auditorium Parco della Musica

A duecento metri, il complesso di Renzo Piano con le tre sale a scarabeo e la cavea all'aperto è il secondo polo culturale del quartiere. L'Auditorium Parco della Musica ha una programmazione quotidiana e un'area pubblica visitabile anche senza biglietto: il parco fra gli edifici e l'area archeologica della villa romana emersa durante gli scavi, che il progetto ha inglobato e reso visibile. Mezz'ora fra MAXXI e Auditorium e si sono viste le due architetture contemporanee più importanti di Roma.

Il Ponte della Musica e il Foro Italico

Scendendo verso il Tevere si arriva al Ponte della Musica, passerella pedonale e ciclabile che attraversa il fiume e collega il Flaminio alla riva opposta. Di là comincia il Foro Italico, il complesso sportivo degli anni Trenta con lo Stadio dei Marmi, i mosaici del piazzale e lo Stadio Olimpico: è l'esempio più compatto di architettura del ventennio conservato a Roma, e il confronto con l'edificio di Hadid, a un chilometro di distanza, è una lezione di storia dell'architettura che si fa camminando. Sono venti minuti a piedi dal museo, e nelle sere d'estate la passeggiata sul ponte vale da sola l'uscita.

Il Teatro Olimpico, il villaggio olimpico e Ponte Milvio

Sul lato di piazza Gentile da Fabriano il Teatro Olimpico completa il triangolo culturale del quartiere. Verso nord si estende il villaggio olimpico del 1960, con le palazzine su pilotis progettate per ospitare gli atleti e poi diventate quartiere residenziale, e più avanti si arriva a Ponte Milvio, il ponte della battaglia del 312 e oggi uno dei nodi della vita notturna romana. Fra il MAXXI e Ponte Milvio ci sono venticinque minuti a piedi lungo il Tevere, con la collina di Villa Glori a fare da quinta verde sulla destra.

Una curiosità su MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

La curiosità più bella riguarda l'origine della collezione di architettura, ed è un cortocircuito che pochi visitatori conoscono. Quando il museo doveva ancora esistere, esisteva già il concorso per costruirlo: 1998, quindici finalisti, fra cui Steven Holl, Rem Koolhaas e SANAA. Alla fine della gara restarono in mano al ministero i progetti di tutti i partecipanti: tavole, plastici, relazioni. Quel materiale non fu archiviato in un magazzino qualunque. Diventò il primo nucleo della collezione del MAXXI Architettura, insieme al progetto completo di Zaha Hadid. Il museo, cioè, ha iniziato a collezionare architettura collezionando la propria nascita.

Ci vuole un attimo per apprezzare la portata del gesto. Un museo che raccoglie i progetti perdenti del concorso che lo ha generato dichiara, prima ancora di aprire, che l'architettura non è solo l'edificio costruito ma anche tutto quello che si è pensato per arrivarci: le ipotesi scartate, le varianti, i disegni che non hanno mai preso corpo. È una tesi teorica robusta, e il museo l'ha messa in atto con i propri materiali prima di applicarla a quelli degli altri. Quando si visita la Sala studio e capita di vedere esposto un progetto di concorso, vale la pena ricordare che l'istituzione stessa è nata da una pila di progetti non realizzati.

C'è un corollario pratico che consiglio di sfruttare. Chi vuole vedere che cosa sarebbe potuto essere il Flaminio con un museo di Koolhaas o di Holl al posto di quello di Hadid non deve immaginarselo: quei disegni sono in collezione e ruotano nelle esposizioni della Sala studio. È uno dei pochissimi casi in Italia in cui il pubblico può confrontare fisicamente l'edificio che c'è con gli edifici che non ci sono.

Una cosa che non ti dice nessuno su MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Che si può entrare gratis nella parte più preziosa del museo senza pagare il biglietto, e quasi nessuno lo fa. La Sala studio del Centro archivi di architettura, disegnata da Zaha Hadid, è aperta al pubblico su prenotazione dal martedì al giovedì dalle 11 alle 16, l'accesso è gratuito, e i gruppi possono prenotare con una settimana di preavviso. Lì dentro ruotano selezioni di disegni e modelli originali dei fondi conservati: i lucidi di Carlo Scarpa, le tavole di Aldo Rossi, i calcoli e i modelli di Pier Luigi Nervi.

Non è una visita per tutti, e sarebbe ipocrita sostenere il contrario: davanti a un disegno esecutivo servono strumenti per leggerlo. Ma per uno studente di architettura, per un ingegnere, per un appassionato che abbia letto due libri sul Novecento italiano, è un'esperienza che non ha equivalenti in città. E il museo la offre gratuitamente, con un numero di telefono e una mail, senza fare pubblicità. Il Centro archivi custodisce oltre sessantamila disegni e settantacinquemila fotografie: quello che si vede in Sala studio è la punta esposta di un patrimonio enorme.

La seconda informazione poco nota riguarda le gratuità. Chi si presenta alla biglietteria il giorno del proprio compleanno, con un documento, entra senza pagare. Non è una promozione a tempo, è una regola stabile del museo, e resta uno dei pochi casi in Italia in cui un'istituzione nazionale fa un regalo a chi festeggia. Aggiungo la terza, per gli studenti: chi è iscritto a un corso universitario di storia dell'arte o di architettura in un paese dell'Unione europea entra gratis dal martedì al venerdì, esclusi i festivi. Tre informazioni che valgono, sommate, diverse decine di euro l'anno per chi frequenta il museo.

Il consiglio che ti do per visitare MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Il consiglio è contro-intuitivo: la prima volta, non guardate le mostre. Comprate il biglietto, entrate, e dedicate la prima ora esclusivamente all'edificio. Salite le rampe fino all'ultimo livello senza fermarvi davanti a una singola opera, affacciatevi sulla hall da tutti i parapetti disponibili, seguite la scala nera con lo sguardo dall'alto e poi dal basso, mettete la mano sul calcestruzzo dei setti curvi, alzate gli occhi ai lucernari e osservate come le lamelle orientano la luce. Solo dopo tornate indietro e guardate le mostre.

La ragione è semplice: l'edificio di Zaha Hadid non è un contenitore neutro e chi prova a ignorarlo per concentrarsi sulle opere combatte per tre ore contro un avversario che vince sempre. Riconoscere che il MAXXI è anche un'opera, e visitarlo come tale prima di passare al resto, libera la testa. Dopo, le mostre si guardano meglio, perché non c'è più quella distrazione di fondo che tutti provano e quasi nessuno ammette.

Secondo consiglio, di igiene pratica: comprate il biglietto online. Costa un euro in meno e vi risparmia la coda nei fine settimana di mostra grande. Terzo: se prevedete di tornare, valutate il biglietto Open a 18 euro, che vale un anno; tre euro in più del singolo per un ingresso da spendere quando volete è matematica elementare. Quarto: verificate sulla pagina della mostra che vi interessa se ci sono chiusure di sala, perché al MAXXI capita e il biglietto non cambia prezzo. Quinto, e vale più di tutti gli altri: se potete, venite in una sera d'estate, quando la piazza è aperta e l'edificio illuminato. Il MAXXI di notte è un altro museo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il MAXXI è opera di Zaha Hadid. Molti meno sanno che l'edificio, nello stesso anno in cui ha aperto al pubblico, ha vinto lo Stirling Prize del Royal Institute of British Architects: il premio annuale con cui l'ordine degli architetti britannici indica il miglior edificio dell'anno. Nel 2010, dunque, un museo romano progettato da un'architetta anglo-irachena veniva incoronato a Londra come la migliore architettura della stagione. È un dato che sarebbe la prima riga di qualunque targa in qualunque altro paese, e a Roma si sente citare pochissimo.

Il secondo fatto, altrettanto risaputo e altrettanto poco detto, riguarda l'autrice. Zaha Hadid, nata a Baghdad nel 1950, ha ricevuto nel 2004 il Pritzker Prize, il riconoscimento più alto della professione, ed è stata la prima donna a ottenerlo nella storia del premio. Al momento della vittoria del concorso romano aveva costruito ancora poco: era considerata un'architetta di carta, autrice di progetti magnifici e quasi mai realizzati. Il MAXXI è uno degli edifici che l'ha portata dall'altra parte, e questo dà al Flaminio una posizione nella storia dell'architettura mondiale che i romani, mediamente, ignorano.

Aggiungo il giudizio della stampa internazionale, che vale come termometro: il Guardian ha definito l'edificio un capolavoro degno di stare accanto alle meraviglie antiche di Roma. Si può essere d'accordo o no, e io stesso ho qualche riserva sull'edificio come spazio espositivo. Ma il fatto che una testata straniera abbia collocato il MAXXI sullo stesso piano delle rovine imperiali dice quanto pesi questa costruzione fuori dai confini nazionali, e quanto poco la città l'abbia introiettata.

La foto giusta da fare a MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

La fotografia che tutti fanno è la scala nera nel vuoto della hall, ripresa dal basso con il grandangolo. Funziona, è bella, ed è anche la più inflazionata del museo: ne esistono milioni di esemplari identici. Se volete quella, fatela, ma prendetela dal punto meno ovvio, cioè dal livello intermedio, appoggiando la macchina al parapetto e inquadrando la scala di taglio, con le passerelle che entrano da destra e da sinistra a tagliare il fotogramma. Il nero dell'acciaio contro il bianco dei setti restituisce un disegno quasi astratto, e in quella posizione si ottiene la profondità che dal basso non si ha.

La foto che consiglio davvero è un'altra, e richiede un'ora precisa. A metà mattina, quando il sole è abbastanza alto, la luce che scende dai lucernari attraversa le lamelle di controllo solare e cade sul pavimento e sui setti curvi disegnando bande parallele che seguono la curvatura del muro. Mettetevi in fondo a una galleria lunga, all'altezza degli occhi, e inquadrate il muro in prospettiva radente: le bande di luce si deformano seguendo la curva e producono un effetto che nessun filtro può imitare. È la fotografia che spiega l'edificio meglio di qualunque altra, perché mostra insieme la geometria, la luce e il materiale.

Il terzo scatto è esterno e riguarda il punto di sutura. Dalla piazza Alighiero Boetti, mettetevi in modo da avere nella stessa inquadratura la facciata superstite della caserma Montello, con il suo intonaco e le sue finestre in fila, e il volume nuovo che le si appoggia contro. Quella giuntura racconta in un fotogramma tutta la storia del posto: un museo del XXI secolo cresciuto sopra una caserma del XX. Se ci tornate di sera durante la stagione estiva, con l'illuminazione accesa e la piazza piena, lo stesso scatto acquista una dimensione urbana che di giorno non ha. Le fotografie sono consentite per uso personale; per treppiedi, riprese professionali e attrezzature ingombranti serve chiedere al museo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di questo pezzo di Flaminio si legge in quattro date, e sono tutte del passato recente: è un luogo senza antichità e questa è la sua particolarità in una città dove tutto ne ha.

Il primo avvenimento è il concorso internazionale del 1998, che si svolge fra il 1998 e il 1999 e porta a una rosa di quindici finalisti di livello mondiale. Vince Zaha Hadid. Per capire che cosa significhi occorre ricordare il contesto italiano di allora: un paese che affidava raramente opere pubbliche di quel rango a progettisti stranieri, e ancora più raramente a una donna. La scelta fu discussa a lungo, e il dibattito che ne seguì anticipa di dieci anni quello sull'Ara Pacis di Richard Meier.

Il secondo avvenimento è l'apertura al pubblico nel 2010, dopo un cantiere durato oltre un decennio. Nello stesso anno l'edificio riceve lo Stirling Prize del RIBA. Il doppio evento, apertura e premio, colloca immediatamente il museo nella conversazione internazionale, e per qualche stagione il Flaminio diventa una meta per architetti di tutto il mondo. Da quel momento in poi il MAXXI comincia a fare quello per cui era stato pensato: raccogliere archivi, produrre mostre, commissionare fotografie, formare un pubblico che in Italia non esisteva.

Il terzo avvenimento è del 30 ottobre 2020, quando il museo apre la sede di MAXXI L'Aquila dentro Palazzo Ardinghelli, edificio settecentesco restaurato dopo il terremoto del 2009 grazie a un finanziamento del governo russo. Un museo nazionale di arte contemporanea che sceglie di radicarsi in una città ferita, e lo fa in un palazzo barocco appena rimesso in piedi, è un'operazione culturale e politica insieme.

Il quarto avvenimento è recentissimo e riguarda lo spazio esterno: il 18 giugno 2026 è stata inaugurata la nuova piazza verde progettata dal paesaggista belga Bas Smets, con una serata a ingresso libero fatta di laboratori, un incontro pubblico e un dj set. La piazza è il primo capitolo realizzato del Grande MAXXI, il piano di ampliamento e rigenerazione del complesso. Che il museo apra il proprio decennio nuovo piantando alberi, e non aggiungendo metri quadrati coperti, è un segnale che vale la pena registrare.

Chi è passato da MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Cominciamo da chi ha lasciato l'impronta più profonda senza esporre nulla: Zaha Hadid. L'architetta nata a Baghdad nel 1950, prima donna a ricevere il Pritzker Prize nel 2004, ha vinto qui il concorso che l'ha portata dalla condizione di progettista di carta a quella di autrice costruita. Sua è anche la Sala studio del Centro archivi, un ambiente meno noto e disegnato con la stessa cura delle gallerie. Del suo passaggio resta l'edificio intero, e resta anche il progetto completo depositato in collezione.

Dal concorso del 1998 sono transitati alcuni dei nomi maggiori dell'architettura mondiale: fra i quindici finalisti c'erano Steven Holl, Rem Koolhaas e lo studio giapponese SANAA. I loro progetti per questo isolato sono conservati nella collezione del museo. È un passaggio di carta, ma per un museo di architettura è il passaggio che conta.

Nelle collezioni e nelle sale sono passati, con le loro opere, alcuni degli artisti più rilevanti degli ultimi cinquant'anni: Alighiero Boetti, a cui è intitolata la piazza esterna, Gino De Dominicis, Maurizio Cattelan, William Kentridge, Kara Walker, Anish Kapoor, Gerhard Richter, Marlene Dumas, Gilbert and George, Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Thomas Ruff, Vanessa Beecroft, Francis Alys, Ugo Rondinone, Kiki Smith, Ed Ruscha, Thomas Schuette. Sul versante dell'architettura, i fondi conservati portano i nomi di Aldo Rossi, Carlo Scarpa, Pier Luigi Nervi, Giancarlo De Carlo e dello studio BBPR: non sono passati di persona, sono passati i loro archivi, che per la storia dell'architettura è la forma di presenza più duratura.

Fra i protagonisti recenti, la collezione permanente è stata riletta dall'artista americano Alex Da Corte con la mostra The Large Glass; il fumettista Andrea Pazienza, scomparso nel 1988, occupa nel 2026 una delle gallerie con le sue tavole originali; il paesaggista belga Bas Smets ha firmato la nuova piazza verde ed è intervenuto pubblicamente all'inaugurazione del 18 giugno 2026 insieme a Maria Emanuela Bruni e Fabio Tagliaferri. Il cartellone estivo del 2026 è passato per le mani di Mario Sesti, che ha curato la rassegna di cinema d'inchiesta, e di Paolo Damiani, che ha coordinato la parte jazz, mentre l'apertura della stagione è stata affidata al dj set di Marco Folco e Luce Clandestina. Nei mesi successivi il museo ha annunciato le personali di Sophie Calle e di Gordon Matta-Clark: due nomi che da soli spiegano il livello a cui il MAXXI gioca.

MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo
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Domande veloci su MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Quanto costa il biglietto del MAXXI

Il biglietto intero costa 15 euro alla biglietteria e 14 euro se acquistato online. Il ridotto costa 12 euro alla cassa e 11 euro online. Nel mese di agosto il museo applica una tariffa speciale di 10 euro valida dal 1 al 31.

A che ora apre e a che ora chiude il MAXXI

Il museo apre alle 11 e chiude alle 19, da martedì a domenica. La biglietteria chiude alle 18, quindi l'ultimo ingresso utile è un'ora prima della chiusura.

Il MAXXI è chiuso il lunedì

Sì, il lunedì è il giorno di chiusura settimanale. Il museo resta chiuso anche il 1 maggio e il 25 dicembre.

Dove si trova esattamente il MAXXI

In via Guido Reni 4/A, 00196 Roma, quartiere Flaminio. Il complesso occupa l'isolato fra via Guido Reni e via Masaccio, accanto alla basilica di Santa Croce a via Flaminia.

Come si arriva al MAXXI con i mezzi pubblici

Con il tram 2, fermata Apollodoro, che si prende a piazzale Flaminio. In alternativa metro A fino a Flaminio e poi tram 2. Gli autobus utili sono il 53, il 168, il 280 e il 910.

Serve prenotare per visitare il MAXXI

La prenotazione non è obbligatoria, ma acquistare online fa risparmiare un euro ed evita la coda nei fine settimana di mostra affollata. Si compra su shop.articketing.com o al numero verde 800266300, attivo dalle 10 alle 19.

Quanto dura la visita al MAXXI

Due ore e mezza per una visita onesta con due o tre mostre. Chi legge tutte le didascalie arriva a tre ore e mezza. Chi viene solo per l'architettura dell'edificio se la cava in un'ora.

I bambini pagano il biglietto al MAXXI

No, i minori di 18 anni entrano gratuitamente. Il museo dispone di fasciatoi a ogni livello e i passeggini circolano senza difficoltà perché i percorsi principali sono su rampe e non su scale.

Il MAXXI è accessibile in sedia a rotelle

Sì. I percorsi principali sono privi di barriere e la Galleria 5 al terzo livello è raggiungibile in ascensore dal banco informazioni. Il museo mette a disposizione quattro sedie a rotelle al guardaroba, due delle quali prenotabili allo 06 3201954 dal martedì alla domenica fra le 10 e le 18. I servizi igienici accessibili sono presenti a ogni piano.

Le persone con disabilità pagano il biglietto

No, le persone con disabilità entrano gratuitamente insieme al loro accompagnatore.

Si possono fare fotografie dentro il MAXXI

Sì, per uso personale. Per il treppiede, le riprese professionali e le attrezzature ingombranti occorre rivolgersi al museo.

Si entra gratis al MAXXI il giorno del compleanno

Sì. Chi si presenta in biglietteria il giorno del proprio compleanno, con un documento di identità, entra gratuitamente. È una regola stabile del museo.

Gli studenti universitari entrano gratis al MAXXI

Gli studenti universitari dell'Unione europea iscritti a corsi di storia dell'arte o di architettura entrano gratuitamente dal martedì al venerdì, esclusi i giorni festivi. Gli altri giovani fra i 18 e i 25 anni hanno diritto al biglietto ridotto.

Che cos'è il biglietto MAXXI REPLAY

È un titolo che costa 15 euro intero e 12 ridotto e consente accessi illimitati per quindici giorni. Conviene a chi vuole vedere più mostre in giorni diversi o a chi abita in città.

Che cos'è il biglietto Open del MAXXI

Un biglietto da 18 euro valido un anno dalla data di acquisto, spendibile in qualunque giorno di apertura. Tre euro in più del singolo per un ingresso libero nel tempo.

Che differenza c'è fra MAXXI Arte e MAXXI Architettura

Sono due sezioni distinte con collezioni, conservatori e criteri di acquisizione propri. Il MAXXI Arte raccoglie oltre quattrocento opere di arte contemporanea; il MAXXI Architettura è il primo museo nazionale di architettura in Italia e conserva oltre cento fondi archivistici. A queste si affianca la collezione del MAXXI Fotografia, circa duemilaquattrocento immagini raccolte dal 2003.

Quali archivi di architettura conserva il MAXXI

Fra i fondi conservati ci sono quelli di Aldo Rossi, Carlo Scarpa, Pier Luigi Nervi, Giancarlo De Carlo e dello studio BBPR. Il Centro archivi custodisce oltre sessantamila disegni e settantacinquemila fotografie, oltre a modelli, lettere, documenti e periodici.

Si possono consultare gli archivi del MAXXI

Sì, la Sala studio del Centro archivi di architettura, disegnata da Zaha Hadid, è aperta al pubblico gratuitamente su prenotazione dal martedì al giovedì dalle 11 alle 16. I gruppi prenotano con una settimana di preavviso.

Chi ha progettato l'edificio del MAXXI

Zaha Hadid, vincitrice del concorso internazionale bandito nel 1998, in una rosa di quindici finalisti che comprendeva Steven Holl, Rem Koolhaas e SANAA. Il museo ha aperto al pubblico nel 2010.

Quali premi ha vinto l'edificio del MAXXI

Nel 2010, anno dell'apertura, l'edificio ha ricevuto lo Stirling Prize del Royal Institute of British Architects. La sua autrice, Zaha Hadid, aveva ricevuto nel 2004 il Pritzker Prize, prima donna nella storia del premio.

Che cosa c'era prima al posto del MAXXI

La caserma Montello, complesso militare novecentesco. Ne sopravvivono il corpo di fabbrica lungo la basilica di Santa Croce e la facciata su via Guido Reni, integrata nel progetto di Zaha Hadid. Negli spazi storici oggi si trovano il ristorante, la biblioteca e il centro archivi.

Quali mostre ci sono adesso al MAXXI

Nel 2026 sono in corso Tragicomica dal 2 aprile al 20 settembre, Andrea Pazienza. Non sempre si muore dal 24 aprile, Vitalità dell'architettura italiana 1946-2026 dal 29 maggio al 15 novembre, Creature, Creatori dal 22 maggio al 20 settembre, The Large Glass fino all'11 ottobre ed ENTRATE TAKK: con-vivere fino al 14 febbraio 2027. Alcune sale hanno chiusure temporanee: la pagina del singolo evento sul sito ufficiale le segnala.

La piazza del MAXXI si può visitare senza biglietto

Sì. La piazza Alighiero Boetti è uno spazio pubblico e resta accessibile durante le manifestazioni e la programmazione all'aperto, che nella stagione estiva occupa le serate. Dal giugno 2026 è stata riprogettata dal paesaggista Bas Smets con alberi e piante mediterranee.

C'è un ristorante o una caffetteria al MAXXI

Sì, il museo dispone di caffetteria, di un ristorante ricavato negli spazi storici della caserma, di un bookshop con una sezione di editoria di architettura fra le migliori della città, di guardaroba e di wifi gratuito.

Il MAXXI ha una seconda sede

Sì, il MAXXI L'Aquila, aperto il 30 ottobre 2020 dentro Palazzo Ardinghelli, edificio settecentesco restaurato dopo il terremoto del 2009.

Che cosa si vede intorno al MAXXI

L'Auditorium Parco della Musica a duecento metri, il Teatro Olimpico, il Palazzetto dello Sport e lo Stadio Flaminio di Pier Luigi Nervi, il villaggio olimpico del 1960, il Ponte della Musica che porta al Foro Italico e, risalendo il Tevere, Ponte Milvio.

Il MAXXI vale il prezzo del biglietto

Se vi interessa l'architettura contemporanea, sì, a prescindere dalle mostre in corso. Se cercate soltanto pittura, valutate prima che cosa è esposto: l'edificio non è il più amichevole per i quadri appesi, e alcune stagioni sono più forti di altre.

Torno al MAXXI due o tre volte l'anno da quando ha aperto, e il giudizio che mi sono fatto è questo: è il museo romano che divide di più il pubblico, e ha ragione a farlo. Non è un edificio che si mette al servizio delle opere, è un edificio che pretende di essere guardato. A me piace, con tutti i suoi difetti di contenitore, perché in una città che vive di rendita sull'antico c'è un posto dove qualcuno ha avuto il coraggio di costruire qualcosa di irriducibile al già visto. Andateci in una sera di luglio, con la piazza aperta e i setti bianchi illuminati, e poi ditemi.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo si trova nel quartiere Flaminio di Roma nell'area delle ex caserma Montello accanto alla basilica di Santa Croce a Via Flaminia.

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IndirizzoVia Guido Reni, 4a, 00196 Roma RM, Italia 196
CategorieMostreMusei
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