Catacombe di Priscilla

Le Catacombe di Priscilla sono in Via Salaria 430, all'altezza di Piazza Crati, sul lato opposto della strada rispetto al parco di Villa Ada. Dal centro ci arrivate con il bus 63, direzione Rossellini, fermata Priscilla; da Termini con il 92, direzione Marliana, o con il 310, direzione Piazza Vescovio, stessa fermata; in metro con la linea B1 direzione Jonio fino a Sant'Agnese/Annibaliano e poi un quarto d'ora a piedi, oppure con la linea B fino a Bologna e da lì il 310. Il biglietto intero costa 10,00 euro e il ridotto 7,00 euro, e comprende la visita guidata, che è obbligatoria: qui dentro non si entra da soli. Il ridotto vale per i ragazzi dai 7 ai 16 anni, per i gruppi scolastici, per gli studenti di archeologia fino a venticinque anni e per il clero con documento. Sotto i 6 anni si entra gratis, come le persone con disabilità certificata oltre il 74 per cento e le guide turistiche abilitate. La prenotazione online comporta un supplemento di 2,00 euro a persona, quindi l'intero prenotato arriva a 12,00 euro. I turni sono di venticinque persone al massimo, durano circa quarantacinque minuti e si formano per lingua: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, slovacco e russo. Il giorno di chiusura è il lunedì. Il gestore indica l'apertura da martedì a domenica dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00; per il turno del mattino conviene una conferma telefonica al 06 45428493 prima di partire. Dentro fa 13 gradi tutto l'anno e fotografie e video sono vietati. Si prenota su catacombepriscilla.com, per email a info@catacombepriscilla.com o al telefono; si paga in contanti, con carta o bancomat, e i gruppi possono anticipare per bonifico. Per i gruppi dai dieci partecipanti in su la prenotazione è obbligatoria, e sopra i venticinque serve una settimana di preavviso. Se volete il quadro completo del sottosuolo cristiano della città, la guida madre è quella delle Catacombe di Roma.

🕯️✦ Tour guidato

Catacombe di San Callisto: tour guidato

Sottoterra ci sono quindici gradi tutto l'anno: è la visita giusta per le ore centrali di una giornata di luglio.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →

Catacombe di Priscilla restaurate
Catacombe di Priscilla restaurate

Orari, biglietti e prenotazione delle Catacombe di Priscilla

Il calendario di apertura ha una sua logica, e conviene conoscerla prima di arrivare sulla Salaria con la macchina parcheggiata male. Le Catacombe di Priscilla lavorano su due fasce, mattina e pomeriggio, con una pausa centrale in cui il cancello resta chiuso e nessuno vi fa entrare, nemmeno se avete la prenotazione. La fascia del mattino è quella buona. Quella del pomeriggio, che riparte alle 14.00 e si chiude alle 17.00, è la più affollata nei mesi di alta stagione perché intercetta chi ha già fatto il centro storico la mattina.

Oltre al lunedì di chiusura settimanale, il gestore pubblica un calendario di chiusure straordinarie: il periodo natalizio dal 24 al 26 dicembre, il primo e il 6 gennaio, la sosta invernale dal 12 al 26 gennaio, la Pasqua del 5 aprile 2026 e, questa segnatevela, la sosta estiva dal 17 al 31 agosto 2026. Chi programma la seconda metà di agosto a Roma deve saperlo: in quei quindici giorni le Catacombe di Priscilla non aprono, punto. Ho visto persone arrivare da Milano con il biglietto del treno pagato apposta e trovare il portone serrato. Prima di fissare la data, un colpo di telefono al 06 45428493 costa trenta secondi.

Quanto costa entrare alle Catacombe di Priscilla

Dieci euro l'intero, sette il ridotto, guida compresa. Nel panorama romano è una cifra onesta: per dieci euro altrove vi danno un ingresso senza nessuno che vi spieghi niente, qui vi danno un operatore formato che vi accompagna sottoterra per tre quarti d'ora. La prenotazione online aggiunge due euro a testa, e su una famiglia di quattro fanno otto euro. Se andate in un martedì di novembre alle 9.30, quegli otto euro sono buttati. Se andate in un ponte di primavera o in un sabato di aprile, sono i due euro meglio spesi della giornata.

Le gratuità vanno documentate in biglietteria, non dichiarate a voce. Il tesserino di guida turistica abilitata, il certificato di invalidità, il documento del ragazzo minorenne: portateli. Non è burocrazia romana, è che il personale risponde a un ente ecclesiastico che tiene la contabilità delle gratuità.

Quando sono chiuse le Catacombe di Priscilla

Il lunedì, sempre. Poi le finestre di chiusura annuale elencate sopra. C'è una ragione tecnica dietro le soste di gennaio e di agosto, e vale la pena conoscerla: sono i periodi in cui si fanno manutenzione, monitoraggio microclimatico e interventi di conservazione sugli intonaci dipinti. Un ambiente ipogeo con affreschi del III secolo e migliaia di visitatori l'anno che ci respirano dentro ha bisogno di finestre di riposo, e chi gestisce il sito se le prende.

Come arrivare alle Catacombe di Priscilla con i mezzi

La fermata si chiama Priscilla e la trovate sulla Salaria, praticamente davanti all'ingresso. Il 310 è la linea più comoda in assoluto se venite da Termini o da Bologna, perché è frequente e non passa dal centro imbottigliato. Il 63 è quello che prendo io quando vengo dal centro, ma tenete conto che dal Corso alla Salaria, in ora di punta, ci vuole più tempo di quanto dica l'applicazione. Il consiglio pratico: se avete un turno prenotato, uscite con venti minuti di margine sul tempo teorico.

Chi scende alla metro B1 di Sant'Agnese/Annibaliano fa un quarto d'ora a piedi e poi taglia verso la Salaria: è una passeggiata piacevole di mattina e faticosa alle due del pomeriggio di luglio. In macchina si arriva, ma il parcheggio in zona Trieste-Salario è quello che è, e il tratto di Salaria davanti all'ingresso è una via di scorrimento con la sosta vietata quasi ovunque. Venite in autobus.

Perché si chiamano Catacombe di Priscilla

Il nome viene da una donna, e già questo dice qualcosa su come funzionava la proprietà fondiaria nella Roma del II secolo. La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, che ha la tutela del complesso, scrive che la nobile Priscilla deve essere stata la fondatrice del cimitero, oppure la donatrice dell'area su cui il cimitero sorse. La formula è prudente, e la prudenza è motivata: non esiste un documento che dica "questo terreno è mio e lo cedo alla comunità cristiana". Esiste un'iscrizione funeraria conservata nel complesso, che ricorda una Priscilla imparentata con la gens Acilia, la famiglia senatoria degli Acilii, e da lì gli archeologi hanno costruito l'identificazione.

Gli Acilii Glabriones erano una casata di primissimo rango. Manio Acilio Glabrione fu console nel 91 dopo Cristo e finì giustiziato per ordine di Domiziano; le fonti antiche restano vaghe sui capi d'accusa, e una parte della storiografia cristiana ha letto quella condanna come una condanna per la fede. È una lettura affascinante e va tenuta al suo posto: non è un fatto documentato, è un'ipotesi che nasce dal combinato disposto fra la fine violenta del console e la presenza del nome della sua famiglia sotto la Salaria. Chi ve la racconta come certezza vi sta raccontando un romanzo storico.

Le Catacombe di Priscilla, dunque, portano il nome di una benefattrice reale di cui sappiamo pochissimo. Nell'antichità le chiamarono anche Regina catacumbarum, la regina delle catacombe, per il numero di martiri che si diceva vi fossero sepolti: un titolo di onore devozionale, non un dato di censimento. Nell'indice medievale dei cimiteri cristiani di Roma il complesso compare come Cimitero di Priscilla a San Silvestro, dal nome della basilica costruita nel IV secolo sopra la tomba dei martiri Felice e Filippo, e chi cerca queste gallerie nelle fonti antiche deve sapere che spesso le trova sotto quel secondo nome.

La mia opinione, dopo vent'anni di gruppi accompagnati qui dentro: il fatto che il più importante cimitero paleocristiano della Salaria porti il nome di una donna vale da solo il biglietto, e vale soprattutto contro l'immagine di una Chiesa antica fatta soltanto di uomini. La proprietà era sua. Il terreno era suo. Il nome è rimasto il suo per milleottocento anni.

Quanto sono grandi le Catacombe di Priscilla e su quanti livelli si sviluppano

Tredici chilometri di gallerie articolate su due livelli sovrapposti. Questo è il dato che pubblica il gestore del sito, ed è quello che trova conferma nella letteratura tecnica sul sottosuolo romano, che descrive un piano superiore cresciuto per accrescimento intorno ai nuclei privati e un piano inferiore scavato secondo uno schema regolare. Le stime di sepoltura più diffuse parlano di circa quarantamila deposizioni: una cifra estrapolata, calcolata sui metri lineari di galleria e sulla densità media dei loculi, non il risultato di un registro. Nelle catacombe romane i numeri funzionano così, e chi ve li spaccia per conteggi ha capito male.

Sul secondo livello vale la pena fermarsi. Il piano inferiore delle Catacombe di Priscilla fu aperto con corridoi fitti disposti a spina di pesce, cioè con diramazioni che si staccano da un asse con inclinazione regolare, come le lische su una lisca centrale. Non è una crescita spontanea: è un progetto. Qualcuno ha deciso a tavolino quanti metri di galleria servivano, con quale interasse, con quanto tufo lasciato in piedi fra un corridoio e l'altro perché il soffitto reggesse. Siamo nella seconda metà del III secolo, negli anni in cui la comunità cristiana di Roma ha bisogno di posti in quantità e in fretta.

Di questi tredici chilometri voi ne camminerete qualche centinaio di metri. Succede in tutte le catacombe visitabili del mondo: il percorso aperto al pubblico è un estratto illuminato, messo in sicurezza e monitorato di una città sotterranea enorme, e il resto resta materia da archeologi con il casco e il rilevatore di anidride carbonica. Non prendetela come una fregatura. Prendetela come la ragione per cui gli affreschi sono ancora lì.

Una precisazione che serve a chi arriva con i numeri sbagliati in testa: la profondità delle gallerie visitabili si misura in pochi metri sotto il livello stradale, non in decine. Il tufo della Salaria si scava in orizzontale, seguendo i banchi, non in verticale come un pozzo minerario. Chi vi promette una discesa vertiginosa vi sta vendendo un film.

I tre nuclei originari delle Catacombe di Priscilla

Le Catacombe di Priscilla non nascono come progetto unitario. Nascono come tre cose diverse, di proprietà privata, che a un certo punto qualcuno collega fra loro. Capirlo cambia completamente la visita, perché spiega perché queste gallerie sembrano un labirinto anche a chi ha già visto altre catacombe romane: lo sono davvero, e per una ragione storica precisa.

L'arenario, la cava di pozzolana

Il primo nucleo è un arenario, cioè una cava di pozzolana. La pozzolana romana serviva a fare la malta, e la malta serviva a costruire Roma: sotto tutta la fascia nord della città ci sono cave svuotate nei secoli repubblicani e imperiali. Quando la cava esaurisce la sua funzione produttiva resta un vuoto, e un vuoto nel tufo è esattamente quello che serve a chi deve seppellire dei morti senza comprare terreno in superficie.

Qui, nelle pareti della cava, si aprono i loculi più poveri, scavati alla buona, senza rifiniture, senza lastre di marmo, spesso chiusi con tegole e malta. Camminando in questo tratto si vedono ancora i grandi archi laterali della cava, pieni di arenaria mai prelevata, e dalla volta pendono radici vegetali per tutta la lunghezza della galleria: sopra c'è il prato, e le piante lo sanno prima di voi. È il pezzo di catacomba che preferisco far vedere per primo, perché azzera d'un colpo l'idea che le catacombe siano state costruite come luoghi sacri. Erano buchi riutilizzati.

Il criptoportico, il nucleo primitivo

Il secondo nucleo è un criptoportico: un grande ambiente sotterraneo in muratura, costruito, non scavato. Faceva parte di una costruzione di proprietà degli Acilii e in origine funzionava da sepolcreto nobile di famiglia. È da qui che si diramano i corridoi che formeranno il cuore antico del cimitero, ed è al criptoportico che appartiene la Cappella Greca. Si riconosce a occhio: le volte sono ribassate, l'opera muraria è regolare, la sezione degli ambienti non ha niente dell'irregolarità di una galleria scavata con la picca.

L'ipogeo degli Acilii, la cisterna diventata tomba

Il terzo nucleo è l'ipogeo degli Acilii, riconoscibile per un corridoio rettangolare in opus vittatum, muratura a fasce alternate, con volta a crociera. In origine era una cisterna d'acqua, rivestita in opus signinum, il cocciopesto impermeabile che i romani usavano per tutto ciò che doveva contenere liquidi. In alcuni punti si vede ancora la fistula plumbea, la tubatura di piombo dell'impianto idrico. Poi la cisterna smette di servire, e diventa tomba.

Sotto la Salaria, in mezzo alle sepolture di sette papi, restano i tubi dell'acqua di una casa romana. Se dovessi spiegare in una frase che cosa sono davvero le Catacombe di Priscilla, userei quella tubatura: una proprietà privata di famiglia, con la sua cava, il suo criptoportico e la sua cisterna, che il tempo e la fede hanno trasformato in un pezzo di storia della Chiesa universale.

Ed è per questo che non troverete qui l'asse centrale ordinato con le diramazioni simmetriche delle regioni più tarde di San Callisto. Qui c'è un aggregato di proprietà diventato cimitero comunitario per accrescimento, con corridoi che si innestano dove capitava e come serviva, e con il secondo piano scavato in fretta quando la richiesta di posti esplose fra la fine del III e il IV secolo.

Gallerie labirintiche - Catacombe di Priscilla
Gallerie labirintiche - Catacombe di Priscilla

Il cubicolo della Velata, l'affresco più umano delle Catacombe di Priscilla

Se dovessi salvare un solo ambiente delle Catacombe di Priscilla, salverei questo. Il cubicolo della Velata prende il nome dalla figura centrale della lunetta di fondo: una donna con il velo, le braccia sollevate nel gesto dell'orante, dipinta con una delicatezza che nel III secolo non era affatto scontata. Il volto è pieno, gli occhi grandi, la tunica ha le clavi scure sulle spalle. Non è una figura simbolica generica: è qualcuno.

La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra data le pitture del cubicolo alla seconda metà del III secolo e legge le tre scene come i momenti della vita della defunta sepolta lì dentro: il matrimonio, la maternità e la morte. La chiave di lettura è importante, perché sposta il baricentro. Al centro non c'è una scena di preghiera generica, c'è la morte della donna, e l'orante a braccia alzate è l'immagine dell'anima entrata nella pace. Ai lati la vita di prima: il matrimonio, con la dextrarum iunctio, la stretta delle destre che nell'iconografia romana sancisce l'unione; e la maternità, con la donna seduta e il bambino in grembo. È la differenza fra un album di famiglia e un discorso sulla salvezza, e chi guarda quella parete pensando all'album perde il novanta per cento del senso.

Detto questo, la lettura non è unanime. C'è chi propone di vedere nelle tre scene episodi distinti anziché tre momenti della stessa biografia, e c'è chi ha discusso perfino il sesso di alcune figure. La versione delle tre età di una donna cristiana del III secolo è quella prevalente ed è quella che vi racconterà la guida davanti alla parete: sappiate che è una lettura ragionata, non una didascalia antica lasciata da chi dipinse.

Alzate gli occhi. Nelle volte del cubicolo corre il repertorio classico della catechesi funeraria paleocristiana: i tre giovani ebrei salvati dalla fornace di Nabucodonosor, Isacco sottratto al coltello del padre, Giona restituito dal mostro marino. È un elenco di persone tirate fuori dai guai da Dio, dipinto sopra la testa di un morto, e funziona come un sillogismo per immagini: se li ha salvati, salverà anche lei. Al centro del soffitto c'è il Buon Pastore, il giovane imberbe con l'animale sulle spalle. L'animale è una pecora, l'agnello ritrovato della parabola del Vangelo di Luca: nell'iconografia paleocristiana il pastore riporta all'ovile la pecora perduta, e la variante del capretto che circola in rete è un equivoco che in rete può restare.

Il consiglio che do sempre davanti a questo ambiente: non fotografate con gli occhi, ascoltate. Il cubicolo della Velata è piccolo, la luce è bassa per necessità conservative e i colori vi arriveranno smorzati rispetto a qualunque riproduzione abbiate visto. Quello che non arriva in fotografia è la scala: quella donna è dipinta poco più grande di una mano aperta, in una nicchia scavata nel tufo, e qualcuno lo ha fatto con una lucerna a olio, in un cimitero, diciotto secoli fa.

La Cappella Greca delle Catacombe di Priscilla

La Cappella Greca è l'ambiente più riprodotto delle Catacombe di Priscilla, con l'ironia che dentro le fotografie non si possono fare. Fa parte del criptoportico, quindi è muratura costruita e non tufo scavato, e nasce come sepolcreto di una famiglia agiata. Lo si capisce dalla decorazione, che è quella di un triclinio di casa romana e non di una tomba di poveri: pitture in stile pompeiano, finti marmi, stucchi, una cura del dettaglio che costa denaro.

La pianta è semplice e va tenuta a mente mentre ci siete dentro: un vano rettangolare interrotto a metà da un grande arcone, con tre nicchie ricavate nelle pareti. In una di queste nicchie corrono le due iscrizioni in lingua greca che hanno dato il nome all'ambiente. Non c'è niente di ellenico nell'architettura: il nome viene da quelle due righe di testo, e basta.

Sulla datazione la letteratura si è mossa parecchio nel tempo. La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra assegna i cicli pittorici al III secolo, con la decorazione databile alla seconda metà del secolo; altre schede istituzionali collocano l'ambiente nel III secolo avanzato. Il dato solido è il III secolo. Le datazioni più alte, quelle che spingono la Cappella Greca al II secolo, circolano in rete ma non sono quelle della Commissione pontificia, e vi conviene tenere la forbice dentro il III secolo con la coscienza che fra metà e seconda metà del secolo la discussione resta aperta fra gli specialisti.

Le scene bibliche della Cappella Greca

Il programma figurativo è denso. Sul versante neotestamentario ci sono l'Adorazione dei Magi, la risurrezione di Lazzaro, la guarigione del paralitico. Sul versante veterotestamentario, Daniele nella fossa dei leoni, Susanna insidiata dai vecchioni, i tre giovani nella fornace, Mosè che percuote la roccia e ne fa uscire l'acqua.

Alcune di queste scene sono fra le più antiche versioni pittoriche conosciute di quegli episodi, e questo è il vero primato della Cappella Greca. Non è la più bella sala dipinta della Roma sotterranea: la palma, se dovessi assegnarla, andrebbe all'Ipogeo di Via Dino Compagni sulla Latina, dove il repertorio è più ricco e la mano più sicura. La Cappella Greca è la più precoce, ed è un altro tipo di primato: qui si sta guardando il momento in cui una comunità decide quali storie meritano di essere dipinte e con quali codici visivi. È la nascita di una grammatica, non il suo capolavoro.

Una nota che pochi fanno notare e che rende il tutto molto più interessante: quasi tutte queste scene sono scene di scampato pericolo. Susanna scagionata, Daniele intatto fra i leoni, i giovani illesi nel fuoco, Lazzaro chiamato fuori dal sepolcro, il paralitico che si alza. Un committente cristiano del III secolo non sceglieva immagini per bellezza. Sceglieva argomenti.

La Fractio Panis, l'affresco più discusso di Roma sotterranea

Poi c'è la Fractio Panis, la frazione del pane. Sette figure sedute a un banchetto semicircolare, i pani e i pesci davanti, la figura all'estremità sinistra che compie il gesto di spezzare. Josef Wilpert, che la pubblicò a fine Ottocento e che di fatto la fece conoscere al mondo, la lesse come la più antica raffigurazione conosciuta dell'eucaristia. Altri studiosi ci vedono un banchetto funebre, il refrigerium che i romani celebravano sulle tombe dei propri morti e che i cristiani continuarono a celebrare a lungo, con tanto di mense in muratura sopra le sepolture.

Le due letture non si escludono del tutto, ed è questo il punto che la divulgazione perde sempre: nel III secolo il confine fra pasto funebre e celebrazione comunitaria era poroso, e la stessa comunità che ricordava un morto attorno a una tavola compiva un gesto che aveva già valore rituale. Quando qualcuno vi dice che quello è un affresco della messa, state ascoltando un'interpretazione novecentesca, non la lettura di un documento. Guardatelo sapendolo: si guarda molto meglio.

Fractio-panis---Catacombe-di-Priscilla
Fractio-panis---Catacombe-di-Priscilla

La più antica immagine della Madre di Dio in Occidente

Questa è la ragione per cui metà dei visitatori compra il biglietto, e merita di essere raccontata per intero, senza gonfiarla e senza sgonfiarla.

Nella parte più antica del cimitero, nella zona dell'arenario, sul soffitto di un nicchione che ospitava una tomba venerata, c'è una figura femminile seduta con un bambino in braccio. Accanto, un uomo in tunica e pallio alza il braccio e indica una stella dipinta sopra di lei. La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra scrive che il nicchione della Madonna con il Bambino e il profeta Balaam, secondo l'identificazione prevalente, che indica una stella, rappresenta la più antica immagine della Madre di Dio in Occidente, e la data al 230-240. Il gestore del sito usa la stessa forchetta cronologica.

Ora le cose che quasi nessuno vi dice, e che vanno dette, perché rendono la scena più interessante e non meno.

Chi è il profeta che indica la stella

La formula ufficiale contiene una clausola: secondo l'identificazione prevalente. Prevalente significa che ce n'è almeno un'altra. La figura maschile che indica la stella è identificata da molti con Balaam, l'indovino del Libro dei Numeri che pronuncia l'oracolo della stella spuntata da Giacobbe; da altri con Isaia, il profeta della vergine che concepirà. Nessuna iscrizione dipinta scioglie il dubbio, e la scelta dipende da quale profezia si ritenga più pertinente alla scena.

La differenza non è accademica. Se è Balaam, il messaggio è messianico e universale: un profeta pagano che riconosce il re d'Israele. Se è Isaia, il messaggio è mariano in senso stretto. La stessa immagine, due teologie. Davanti a quella parete vi conviene sapere che state guardando un enigma, non una didascalia.

La datazione, e perché oscilla

La Commissione pontificia indica 230-240. Altre schede ufficiali si limitano a scrivere inizi del III secolo. Repertori di storia dell'immagine hanno proposto in passato cronologie ancora più alte, fino alla metà del II secolo. Quando la forbice fra le proposte supera i decenni, l'aggettivo "più antica" va maneggiato con delicatezza. Il numero da tenere in testa, perché è quello dell'ente che ha la tutela del bene, è 230-240.

È davvero Maria

Terzo punto, il più scomodo. Che quella donna sia Maria non è una certezza documentaria. Esiste un filone di studi, di cui fa parte il lavoro di Geri Parlby sulle origini dell'arte mariana e sui problemi di identificazione delle prime immagini catacombali, che contesta la lettura mariana e propone di riconoscervi una defunta con il proprio figlio: un tipo iconografico funerario diffusissimo nella Roma pagana e cristiana. La lettura mariana risale in buona parte a Wilpert e alla scuola ottocentesca, ed è stata poi assorbita dalla divulgazione fino a diventare titolo di giornale.

Anche la formula della Commissione è più cauta di come viene citata: non dice la più antica immagine della Madonna, dice la più antica immagine della Madre di Dio in Occidente. Il limite geografico è dentro la frase, ed è lì per un motivo: in Oriente esistono candidati concorrenti, a partire dalla casa cristiana di Dura Europos in Siria, dove una figura femminile al pozzo è stata letta da alcuni come Annunciazione.

Mi chiederete: allora è vero o no. La risposta seria è che davanti a quel nicchione state guardando una delle immagini candidate al titolo di più antica raffigurazione mariana conosciuta, con una datazione ufficiale al 230-240 e con tre nodi aperti: l'identità del profeta, la cronologia e l'identità della donna. Io la trovo più emozionante così. Una certezza si guarda in trenta secondi. Un problema aperto si guarda finché la guida non vi chiama.

Natività - Catacombe di Priscilla
Natività - Catacombe di Priscilla

Il cubicolo di Lazzaro e il cubicolo dei Bottai

Accanto ai due ambienti celebri ce ne sono altri che quasi nessuna guida turistica generalista nomina, e che invece raccontano moltissimo di chi era sepolto qui.

Il cubicolo di Lazzaro è quello riaperto al pubblico dopo il restauro presentato nel 2013. Ospita scene bibliche di IV secolo, figure in tunica e pallio, gli apostoli Pietro e Paolo e il ciclo della risurrezione dell'amico di Gesù, l'episodio che nella pittura funeraria cristiana pesa quanto tutti gli altri messi insieme, perché è l'unico in cui un morto torna a camminare. La pulitura ha restituito personaggi che una patina nera secolare aveva cancellato dalla vista. Fabrizio Bisconti, che di questo ambiente si è occupato a lungo, gli ha dedicato uno studio monografico nella Rivista di Archeologia Cristiana del 2014: chi vuole andare oltre la visita ha lì il riferimento serio.

Il cubicolo dei Bottai è la mia preferenza personale, e per un motivo che con la teologia non c'entra nulla. Sulla volta c'è il Buon Pastore al centro, contornato da quattro comparti semicircolari con Giona e Noè: repertorio normale. Sulla parete di fondo, invece, otto uomini trasportano una botte enorme. È una scena di mestiere, il commercio del vino, dipinta in età costantiniana avanzata, cioè fra l'inizio e la metà del IV secolo. Il defunto ha voluto sulla propria tomba i simboli della salvezza e, accanto a quelli, il lavoro che gliela aveva pagata.

Questo cubicolo era già stato visto da Antonio Bosio nel 1594, il gentiluomo maltese che percorse le catacombe romane con la lucerna e i quaderni e che è considerato il fondatore dell'esplorazione sistematica del sottosuolo cristiano; poi lo studiò Giovanni Battista de Rossi nell'Ottocento; il restauro conservativo è arrivato molto più tardi, fra gli anni Novanta e i primi Duemila. Quattro secoli fra la prima descrizione e la messa in sicurezza. La Roma sotterranea funziona con tempi geologici anche nella tutela.

Gli affreschi delle Catacombe di Priscilla e la questione del sacerdozio femminile

Nel novembre 2013, quando la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra presentò il restauro, la notizia che fece il giro del mondo non fu il restauro. Fu la domanda se in quegli affreschi ci siano donne che celebrano l'eucaristia.

I fatti, prima delle opinioni. Le immagini contestate sono due: la Fractio Panis della Cappella Greca, dove alcune delle sette figure a banchetto sono state lette come femminili, e la scena del cubicolo della Velata con la donna a braccia aperte, in quello che qualcuno ha descritto come il gesto liturgico del celebrante. L'Association of Roman Catholic Women Priests e la Women's Ordination Conference le hanno indicate come prove visive di un ruolo sacerdotale femminile nella Chiesa delle origini. Le agenzie internazionali rilanciarono e in ventiquattro ore la storia era ovunque.

La posizione della Pontificia Commissione, per bocca dell'allora sovrintendente Fabrizio Bisconti, fu netta e non lasciò margini: la figura della Velata è la raffigurazione di una defunta ormai in paradiso, non di una sacerdotessa; la scena della Cappella Greca è un banchetto funebre e non un'assemblea eucaristica; e la lettura sacerdotale, disse testualmente, è una favola, una leggenda, sensazionalistica e per nulla attendibile.

Non ho titolo per arbitrare una questione su cui si discute da oltre un secolo, e non lo farò. Tre elementi però aiutano chiunque a ragionare con la propria testa. Il primo: il gesto delle braccia aperte, nell'arte paleocristiana, è il gesto dell'orante, documentato per uomini, donne e defunti di ogni condizione in centinaia di affreschi e di sarcofagi; leggerlo automaticamente come gesto liturgico è un salto logico. Il secondo: che nella Fractio Panis ci siano figure femminili è una deduzione basata su acconciature e vesti in un affresco molto rovinato e molto restaurato, quindi su indizi fragili. Il terzo: che nelle comunità cristiane del II e III secolo le donne avessero ruoli riconosciuti, comprese le diaconesse, è cosa che le fonti scritte attestano per conto proprio, senza bisogno di questi affreschi.

Quindi: le pitture delle Catacombe di Priscilla sono al centro di una discussione vera, con una posizione ufficiale contraria e una posizione militante favorevole, e chi vi presenta l'una o l'altra come fatto acquisito vi sta vendendo qualcosa. La mia opinione da guida: andateci sapendolo. Guardare una parete su cui si litiga da centovent'anni è un privilegio, non un problema.

I papi sepolti nelle Catacombe di Priscilla

Sette pontefici, e li elenco come li elenca la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: Marcellino, Marcello, Silvestro, Liberio, Siricio, Celestino e Vigilio. Con gli anni di pontificato, perché è quello che rende l'elenco un racconto: Marcellino dal 296 al 304, Marcello dal 308 al 309, Silvestro dal 314 al 335, Liberio dal 352 al 366, Siricio dal 384 al 399, Celestino dal 422 al 432, Vigilio dal 537 al 555.

Leggeteli in fila e vedrete due secoli e mezzo di storia della Chiesa di Roma. Marcellino e Marcello coprono gli anni della grande persecuzione dioclezianea, con tutto quello che si portano dietro in termini di lapsi, di scismi e di conti da regolare dentro la comunità. Silvestro è il papa dell'età di Costantino, quello sotto il cui pontificato il cristianesimo passa da religione tollerata a religione favorita. Liberio è il papa dell'esilio e delle pressioni ariane. Siricio è il primo di cui si conservi una decretale in senso pieno. Celestino è il papa del concilio di Efeso. Vigilio è il papa della guerra greco-gotica e della controversia dei Tre Capitoli, e muore mentre torna da Costantinopoli.

È un elenco che dice qualcosa sul rango delle Catacombe di Priscilla nel sistema cimiteriale romano. San Callisto sull'Appia fu il cimitero ufficiale della Chiesa nel III secolo e conta sedici pontefici; Priscilla, sulla Salaria, tiene la seconda posizione con sette, e con una particolarità che vale la pena notare: la sua serie papale non si ferma al IV secolo come quasi ovunque, arriva fino a Vigilio, cioè al pieno VI secolo, quando gli altri cimiteri suburbani avevano smesso da tempo di ricevere sepolture di quel rango.

I martiri delle Catacombe di Priscilla e la questione delle reliquie

Accanto ai papi ci sono i martiri. Le fonti ricordano i fratelli Felice e Filippo, martirizzati con ogni probabilità sotto Diocleziano, e con loro la madre santa Felicita e gli altri cinque fratelli: Alessandro, Marziale, Vitale, Silano e Gennaro. La passio dei sette fratelli con la madre è un racconto di grande fortuna devozionale che ricalca lo schema dei sette fratelli Maccabei, e come tutte le passiones va letta per quello che è: un testo edificante tardo, non un verbale di processo. Quello che resta di solido è la venerazione antica e documentata di quelle tombe.

La tradizione parla anche di oltre trecento martiri sepolti in questo cimitero, ed è la ragione del titolo di Regina catacumbarum. Trattatelo come una cifra devozionale trasmessa dalle fonti agiografiche, non come un dato archeologico.

Poi l'avvertimento che vale per tutte le catacombe romane e che qui vale doppio, perché la gente scende con l'aspettativa sbagliata: i loculi che vedrete sono vuoti. Non c'è un osso. Le reliquie furono traslate dentro le mura fra l'VIII e il IX secolo, quando i pontefici svuotarono sistematicamente i cimiteri suburbani per sottrarli ai saccheggi e per concentrare il culto dei martiri nelle basiliche urbane. Le reliquie di Silvestro, secondo la tradizione, finirono sotto l'altare maggiore della basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, sull'Esquilino. Chi cerca ossa nelle Catacombe di Priscilla cerca nel posto sbagliato da milleduecento anni, e chi vuole l'effetto ossario deve andare al Museo dei Frati Cappuccini di via Veneto, che però è un allestimento barocco del Seicento e non ha niente a che vedere con il mondo paleocristiano.

La basilica di San Silvestro e il museo delle Catacombe di Priscilla

Sopra il cimitero, nel IV secolo, sorse una basilica dedicata a San Silvestro, costruita presso la tomba dei martiri Felice e Filippo. Oggi si trova all'interno del perimetro di Villa Ada, ed è una delle cose meno note della Roma paleocristiana: un edificio di culto tardoantico dentro il secondo parco pubblico della città, a cinque minuti da un laghetto con le anatre.

La basilica seguì il destino di tutte le costruzioni fuori le mura: abbandono, rovina, oblio, riuso agricolo del terreno. I resti furono individuati alla fine dell'Ottocento e nei primi anni del Novecento si procedette a rialzare le pareti sulle strutture antiche e a coprirle con un tetto, ottenendo un edificio nuovo modellato sull'antico. Chi ci entra oggi vede una chiesa moderna che poggia su murature del IV secolo.

Accanto alla basilica è allestito un museo che raccoglie i frammenti di sarcofagi provenienti dagli scavi del complesso: oltre settecento pezzi della necropoli tardoimperiale, staccati dalle pareti, catalogati, restaurati e in molti casi ricomposti. Ci sono la Musa Talia, una maschera di acroterio, una Nike alata. Il catalogo è consultabile online sul portale mupris.net, che la Commissione presenta come una vera esposizione museale digitale, con la basilica, il museo, le informazioni di visita e i materiali video.

Un'opinione netta, e la difendo: se andate alle Catacombe di Priscilla soltanto per gli affreschi e vi avanzano venti minuti, il museo dei sarcofagi è la cosa che vi porterete a casa a sorpresa. La scultura funeraria tardoantica di Roma è il luogo in cui pagano e cristiano si mescolano senza imbarazzo, con putti vendemmianti accanto a scene bibliche, e la si capisce guardando i frammenti molto meglio che leggendo un manuale.

Il restauro presentato nel 2013 e le Catacombe di Priscilla su Google Maps

Il 19 novembre 2013, nella basilica di San Silvestro, la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra presentò il risultato di cinque anni di lavori. Non fu un ritocco di facciata: scavo archeologico, restauro conservativo degli apparati pittorici con pulitura laser, riallestimento della basilica dove era sepolto papa Silvestro, riordino e musealizzazione del patrimonio scultoreo. La pulitura tolse dalle pareti una patina nera depositata nei secoli, e sotto quella patina uscirono figure che nessuno vedeva più. Alla presentazione intervennero il cardinale Gianfranco Ravasi e i responsabili del progetto.

Nello stesso giorno le Catacombe di Priscilla entrarono in Google Maps con un percorso a immagini sferiche, il primo del genere per una catacomba romana. La ragione dichiarata dalla Commissione fu duplice: divulgazione e accessibilità, cioè permettere di percorrere le gallerie anche a chi fisicamente non può scendere. Se avete in famiglia qualcuno che non se la sente delle scale, fategli fare il giro virtuale prima o dopo la vostra visita: è uno dei rari casi in cui il surrogato digitale serve davvero a qualcosa e non è una scorciatoia per pigri.

Del complesso, dei restauri e del museo esiste anche un volume scientifico, "La catacomba di Priscilla. Il complesso, i restauri, il museo", firmato da Fabrizio Bisconti, Raffaella Giuliani e Barbara Mazzei, uscito per Tau Editrice nel 2013. La Pontificia Commissione pubblica inoltre una guida al complesso curata da Raffaella Giuliani, con un'appendice di Barbara Mazzei, edita in Vaticano nel 2016: ottantasette pagine, illustrate, cinque euro. Se qualcuno vuole andare oltre la visita guidata, quelli sono i punti di partenza, non il primo blog che capita.

Una curiosità su Catacombe di Priscilla

La galleria più bassa delle Catacombe di Priscilla è scavata a spina di pesce, e non è una figura retorica da guida. Il piano inferiore fu aperto con corridoi fitti che si diramano da un asse con inclinazione costante, esattamente come le lische su una spina centrale, ed è uno schema che gli archeologi leggono come intervento pianificato: un progetto unico, eseguito in fretta e con un criterio geometrico, non una crescita spontanea per aggiunte successive. La cronologia porta alla seconda metà del III secolo, quando la comunità cristiana di Roma ha bisogno di migliaia di posti e li vuole subito.

Tradotto in termini che si capiscono davanti alla parete: sotto la Salaria c'è un pezzo di urbanistica d'emergenza del III secolo, disegnato da qualcuno che sapeva quanto tufo si può asportare prima che una volta ceda, e che sapeva anche quanti loculi si ricavano da un metro lineare di corridoio. I fossori romani lavoravano con un modulo, come i muratori di oggi lavorano con la misura del mattone. Nelle gallerie a spina di pesce l'interasse fra i corridoi non cambia: significa che chi comandava il cantiere aveva un numero in testa.

Ecco perché la vera curiosità delle Catacombe di Priscilla non è un affresco. È che in un'ora di visita potete confrontare due modi opposti di fare la stessa cosa, a pochi metri di distanza: nella parte alta un cimitero cresciuto per accumulo, con i corridoi che si innestano dove capita perché seguivano i confini di proprietà private; nella parte bassa un cimitero disegnato a tavolino, ortogonale, ripetitivo, industriale. Nella stessa visita, sotto la stessa strada.

Io alla seconda scala, quando accompagno un gruppo, di solito mi fermo e faccio guardare il soffitto invece delle pareti. Le pareti raccontano chi è morto. Il soffitto racconta chi ha scavato, e quello che quei fossori hanno fatto con una picca di ferro e una lucerna a olio, senza una livella e senza un teodolite, è ingegneria vera. Se avete un figlio o un nipote che studia da geometra o da ingegnere, portatelo qui e ditegli di contare i corridoi: capirà di colpo che cosa vuol dire progettare senza strumenti.

Una piccola nota che completa il quadro. I fossori non erano volontari devoti. Erano una categoria professionale, con tariffe, contratti e una posizione riconosciuta dentro la comunità cristiana, tanto da comparire dipinti sulle pareti con i loro attrezzi. Chi vede nelle catacombe soltanto pietà e martirio dimentica che sono anche il prodotto di un mercato del lavoro.

Una cosa che non ti dice nessuno su Catacombe di Priscilla

Che dentro fa più freddo che nelle catacombe dell'Appia. Il gestore indica una temperatura interna di 13 gradi circa, tutto l'anno, contro i sedici che si dichiarano abitualmente a San Callisto. Tre gradi sembrano niente finché non ci passate quarantacinque minuti fermi ad ascoltare, ad agosto, in maglietta, dopo essere arrivati con trentacinque gradi in superficie. Non è la temperatura in sé, è lo sbalzo: ventidue gradi di differenza in trenta secondi di scala. Portate una felpa anche a Ferragosto, e portatela pure se siete di quelli che non hanno mai freddo, perché quelli che non hanno mai freddo sono i primi a chiedermi la giacca a metà visita.

La seconda cosa che nessuno vi dice è che qui il gruppo è piccolo: venticinque persone per turno, non una di più. È molto meno dei pullman che si vedono scaricare sull'Appia, e cambia radicalmente l'esperienza. In un cubicolo di quattro metri per quattro la differenza fra venticinque e cinquanta persone è la differenza fra vedere un affresco e vedere la nuca di uno sconosciuto. È il motivo principale per cui, quando qualcuno mi chiede una sola catacomba di Roma e mi dice che gli interessa la pittura, io mando la gente qui e non altrove.

Terza cosa, e riguarda la geografia mentale che i visitatori si portano da casa: le Catacombe di Priscilla non sono sull'Appia Antica. Sono a nord, sulla via Salaria, dentro un quartiere residenziale abitato, a un quarto d'ora di autobus da Termini. Non serve la gita fuori porta, non serve la bicicletta, non serve la giornata intera e non serve nemmeno un taxi. Ci si va la mattina presto e alle undici si è già altrove, magari a Villa Ada o a Coppedè. Questa è la ragione per cui, in un soggiorno romano corto, Priscilla si incastra molto meglio di qualunque catacomba dell'Appia.

Quarta cosa, meno piacevole ma onesta: non c'è nessun effetto scenografico. Niente illuminazione teatrale, niente musica, niente proiezioni, niente ricostruzioni digitali lungo il percorso. C'è il tufo, ci sono i loculi vuoti, ci sono gli affreschi e c'è una persona che parla. Chi arriva aspettandosi un'esperienza immersiva da parco a tema resta deluso; chi arriva sapendo di andare in un cimitero antico con una guida competente esce con una delle visite più intense che Roma possa dare a dieci euro.

Il consiglio che ti do per visitare Catacombe di Priscilla

Primo turno del mattino, martedì o mercoledì, con una telefonata il giorno prima per farvi confermare l'ora esatta di apertura. Al primo turno il gruppo è davvero piccolo, la guida ha il tempo di rispondere alle domande e voi respirate aria che non è ancora passata per i polmoni di altri quattro gruppi. Nelle catacombe l'umidità relativa e l'anidride carbonica salgono con il passaggio delle persone, e alle quattro del pomeriggio di un sabato di maggio l'aria è oggettivamente più pesante.

Secondo consiglio, e me lo prendo sulla coscienza: prenotate online solo se dovete incastrare un orario preciso in una giornata già piena. La prenotazione costa due euro in più a persona, che su quattro persone fanno otto euro per un servizio che, in un feriale di bassa stagione, non vi serve. Se invece siete in agosto, in un ponte, in una settimana di Pasqua o siete un gruppo, prenotate e non pensateci più: il turno da venticinque si riempie in fretta e il personale non può fare eccezioni sul numero.

Terzo: scarpe con la suola che tiene. I pavimenti sono antichi, irregolari, in qualche punto umidi, e le scale hanno alzate diseguali. Ho visto gente scendere in infradito e passare quarantacinque minuti a guardarsi i piedi invece della Cappella Greca. Lasciate perdere anche i tacchi e le suole lisce da città.

Quarto, ed è quello che vale di più: fate la visita nella vostra lingua. Le guide sono personale interno e i turni si formano in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, slovacco e russo. Il livello di dettaglio che vi arriva nella lingua che padroneggiate è un'altra cosa, e qui il valore aggiunto è tutto nel racconto: le pareti da sole, senza qualcuno che vi spieghi che cosa state guardando, sono macchie brune su intonaco. In bassa stagione può volerci qualche minuto di attesa perché il gruppo nella vostra lingua si formi. Aspettate. Vale la pena.

Quinto, e riguarda il modo di stare dentro: fate domande. Il personale di questo sito conosce la bibliografia, non recita un copione, e se chiedete perché una scena è interpretata in un certo modo vi rispondono citando le posizioni degli studiosi. È una delle poche visite guidate a Roma in cui la domanda difficile viene premiata invece che scoraggiata. Approfittatene, perché sotto la Salaria non c'è nessun pannello esplicativo a cui rivolgersi in seconda battuta.

Sesto e ultimo: mettete in conto il museo dei sarcofagi e mezz'ora dentro Villa Ada. Chi risale dalle catacombe e corre subito all'autobus si perde la parte migliore, che è la decompressione. Dopo tre quarti d'ora a tredici gradi in un cimitero del III secolo, l'aria aperta di un parco è un'esperienza fisica che vi resta addosso più di qualunque affresco.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che le catacombe sono cimiteri cristiani. Quasi nessuno ricorda che nascono su proprietà private di famiglie romane, e che il primo nucleo qui è una cava di pozzolana. Il tufo di Roma è stato scavato per costruire Roma: le catacombe sono, all'origine, il riuso di buchi aperti per tutt'altro scopo. L'arenario delle Catacombe di Priscilla era una cava, il criptoportico era una costruzione di famiglia, l'ipogeo degli Acilii era una cisterna d'acqua con le tubature di piombo che in alcuni punti si vedono ancora.

Questo rovescia l'immagine romantica che la scuola e il cinema ci hanno messo in testa: i cristiani perseguitati che scavano rifugi segreti di nascosto, celebrano messe clandestine e scappano dai soldati. Non andò così. I cimiteri sotterranei erano legali, riconosciuti dal diritto romano che tutelava i luoghi di sepoltura, indicati in superficie da segnacoli visibili, e i fossori erano una categoria professionale con tariffe e contratti. Le catacombe non servivano a nascondersi. Servivano a seppellire moltissime persone in pochissimo spazio, in una città dove il terreno costava e dove l'inumazione aveva sostituito la cremazione.

Aggiungo un dettaglio giuridico che rende tutto più chiaro. Nel diritto romano un sepolcro era res religiosa: violarlo era reato, e questo valeva anche quando il defunto era cristiano e l'imperatore lo perseguitava da vivo. È il paradosso della Roma del III secolo: la stessa autorità che processava i cristiani riconosceva l'inviolabilità delle loro tombe. Le catacombe esistono grazie a quel paradosso.

Il particolare che preferisco resta la fistula plumbea dell'ipogeo degli Acilii. Sotto la Salaria, a pochi metri dalle sepolture di sette pontefici, restano i tubi dell'acqua di una casa. Non c'è metafora migliore per dire che cosa siano le Catacombe di Priscilla: una proprietà romana di famiglia, con la sua cava e la sua cisterna, trasformata dal tempo in un capitolo di storia della Chiesa. La santità non è calata dall'alto su un terreno vergine. È cresciuta dentro il catasto.

La foto giusta da fare a Catacombe di Priscilla

Dentro non si fotografa. È indicato dal gestore e ve lo ripeterà la guida prima di scendere: niente foto, niente video, niente flash, niente telefono acceso. La regola vale in tutte le catacombe della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e ha due motivi seri, entrambi buoni. Il primo è la conservazione: la luce, e in particolare il lampo, accelera il degrado dei pigmenti antichi, e settanta persone al giorno che scattano diventano un problema misurabile. Il secondo è il rispetto di un cimitero, che resta un cimitero anche quando i corpi non ci sono più.

La foto giusta, quindi, si fa fuori, e ne ho tre da consigliarvi.

La prima è la facciata dell'ingresso di Via Salaria 430, con il cancello e il muro che nascondono completamente quello che c'è sotto. Fatela dal marciapiede opposto, con il traffico della Salaria in primo piano e un autobus che passa, se riuscite a beccarlo. È l'immagine che racconta la cosa più vera di questo luogo: sopra tredici chilometri di gallerie del III secolo passa una strada consolare diventata via di scorrimento, con i motorini, i furgoni e la gente che va in ufficio. La stratificazione di Roma, in un solo scatto, senza bisogno di spiegazioni.

La seconda è dentro Villa Ada, ed è quella che porto sempre agli amici: la basilica di San Silvestro nel verde, con i pini sopra. Pochissimi sanno che si trova lì dentro, e nessuna delle comitive che scendono in catacomba la cerca. Andateci dopo la visita, con la luce del tardo pomeriggio, quando il sole entra basso fra i tronchi. Se preferite il mattino, la luce arriva da dietro e vi conviene lavorare in controluce cercando i raggi fra i pini.

La terza è la meno ovvia e riguarda il contesto: il quartiere. Piazza Crati con il mercato rionale, i palazzi degli anni Trenta della zona Trieste, le insegne dei negozi rimaste com'erano. È una Roma che non finisce quasi mai nelle fotografie dei visitatori, ed è quella in cui vivono i romani. Dieci minuti di camminata attorno all'ingresso delle Catacombe di Priscilla valgono, per raccontare la città, quanto un'ora a piazza Navona.

Per chi vuole barare in modo legale c'è una quarta strada: le gallerie sono percorribili in immagini sferiche su Google Maps dal 2013, prima catacomba romana a esserlo. Non sarà una fotografia vostra, ma è l'unico modo onesto di portarsi a casa un'immagine di quei corridoi senza infrangere una regola che protegge gli affreschi.

Catacombe di Priscilla - via salaria
Catacombe di Priscilla - via salaria

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Prima metà del II secolo: le prime sepolture nell'arenario e negli ambienti privati che diventeranno le Catacombe di Priscilla. Non c'è un atto di fondazione, c'è una famiglia che comincia a seppellire i propri morti in un vuoto già scavato e poi apre quel vuoto ad altri.

Fine del II secolo: il cimitero comincia a organizzarsi come area funeraria della comunità cristiana, collegando la cava, il criptoportico e l'ipogeo degli Acilii in un unico organismo percorribile. È il passaggio decisivo, quello da sepolcreto privato a cimitero comunitario.

230-240: secondo la datazione della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra viene dipinto il nicchione con la donna, il bambino e il profeta che indica la stella, la più antica immagine della Madre di Dio in Occidente.

Seconda metà del III secolo: si dipingono il cubicolo della Velata e, per la Commissione, i cicli della Cappella Greca; si scava in fretta il secondo piano di gallerie a spina di pesce. Sono gli anni delle persecuzioni di Valeriano prima e di Diocleziano poi, e la domanda di sepolture cresce insieme alla comunità.

296-304: pontificato di Marcellino, negli anni della grande persecuzione dioclezianea. In questo giro d'anni vengono deposti anche i martiri Felice e Filippo, sui quali si costruirà la memoria del sito.

314-335: pontificato di Silvestro, l'età di Costantino. Sopra la tomba dei martiri sorge la basilica che porterà il suo nome e che darà al complesso il secondo nome antico, Cimitero di Priscilla a San Silvestro.

IV e V secolo: il complesso raggiunge la sua estensione definitiva, si moltiplicano i cubicoli dipinti, fra cui quello dei Bottai con la scena dei trasportatori di botti, e il cimitero diventa meta di pellegrinaggio.

537-555: pontificato di Vigilio, l'ultimo papa sepolto a Priscilla, negli anni della guerra greco-gotica. Quando muore, i cimiteri suburbani hanno già cominciato a chiudere.

Fra VIII e IX secolo: le traslazioni delle reliquie dentro le mura svuotano il cimitero. È il momento in cui le catacombe romane smettono di essere luoghi vivi e diventano vuoti. Poi il buio: abbandono, crolli, saccheggi, e nell'età moderna il riuso agricolo del terreno di sopra, con i contadini che coltivano sopra le volte senza sapere che cosa c'è sotto.

1594: Antonio Bosio, il pioniere dell'esplorazione delle catacombe romane, percorre e descrive alcuni ambienti del complesso, fra cui il cubicolo dei Bottai. È il primo sguardo moderno su queste gallerie.

Ottocento: la riscoperta scientifica, con Giovanni Battista de Rossi, fondatore dell'archeologia cristiana come disciplina, e Josef Wilpert, che scava, fotografa e pubblica la Cappella Greca e gli affreschi. Le loro interpretazioni pesano ancora oggi su ogni discussione.

Fine Ottocento e primi Novecento: vengono individuati i resti della basilica di San Silvestro e le pareti antiche vengono rialzate e coperte con un tetto, ottenendo un edificio nuovo modellato sull'antico.

19 novembre 2013: nella basilica di San Silvestro la Pontificia Commissione presenta cinque anni di restauri, con la pulitura laser degli affreschi, il museo di oltre settecento frammenti di sarcofagi e il percorso a immagini sferiche su Google Maps. Nello stesso mese scoppia la polemica internazionale sugli affreschi e il sacerdozio femminile, e le Catacombe di Priscilla finiscono sulle prime pagine di mezzo mondo per una ragione che con l'archeologia c'entra poco.

Chi è passato da Catacombe di Priscilla

Priscilla, per cominciare. La donna del nome, fondatrice o donatrice, legata alla gens Acilia, di cui non sappiamo praticamente nulla e a cui si deve tutto quello che c'è là sotto. Un'iscrizione funeraria e un nome sopravvissuto a diciotto secoli: è tutto il suo dossier, ed è già enorme rispetto a quello di quasi tutte le donne romane.

Gli Acilii Glabriones, con Manio Acilio Glabrione console nel 91 dopo Cristo, giustiziato da Domiziano per ragioni che le fonti antiche lasciano nel vago. La sua famiglia possedeva il terreno, e la sua fine violenta ha alimentato per secoli l'idea di una casata senatoria convertita.

Sette papi, da Marcellino a Vigilio: Marcellino, Marcello, Silvestro, Liberio, Siricio, Celestino, Vigilio. Duecentocinquant'anni di storia della Chiesa di Roma allineati in un cimitero della Salaria, dalla persecuzione di Diocleziano alla guerra greco-gotica. Silvestro, in particolare, è il pontefice sotto cui il cristianesimo esce dalla clandestinità giuridica, e la basilica che porta il suo nome sta sopra le nostre teste mentre camminiamo nelle gallerie.

I martiri: Felice e Filippo, sepolti qui e venerati da subito, e con loro, nella tradizione agiografica, la madre santa Felicita e gli altri cinque fratelli, Alessandro, Marziale, Vitale, Silano e Gennaro. La loro passio è un testo tardo e va letto come letteratura edificante, ma il culto delle loro tombe è antico e documentato.

Poi i fossori, che sono la categoria che mi sta più a cuore: gli operai che hanno asportato tredici chilometri di tufo con la picca, alla luce di una lucerna a olio, respirando polvere di pozzolana, con la paga alla fine della settimana. Non sono comparse. Sono gli autori materiali del monumento, e in qualche affresco romano compaiono ritratti con i loro attrezzi, orgogliosi come artigiani di bottega.

Poi i pittori, anonimi tutti quanti. Chi ha dipinto la Velata sapeva il mestiere: la pennellata è sicura, il modellato del volto è di scuola, i colori sono stesi con la tecnica dell'affresco vero. Quella mano ha lavorato anche altrove, nelle case dei vivi, e nessuno saprà mai come si chiamava.

Poi i pellegrini medievali, che scendevano con le torce lungo gli itinerari devozionali che portavano da una tomba di martire all'altra, e che a volte lasciavano un graffito. Poi, dopo le traslazioni delle reliquie, il silenzio lungo di quasi mille anni.

Nel 1594 Antonio Bosio, il gentiluomo maltese che percorse le catacombe romane con la lucerna e il taccuino, e che descrisse ambienti che nessuno vedeva da secoli. Nell'Ottocento Giovanni Battista de Rossi, che fece dell'esplorazione una scienza, e Josef Wilpert, che fotografò e pubblicò gli affreschi e che è il responsabile principale sia della lettura mariana del nicchione sia di quella eucaristica della Fractio Panis: chi discute quelle interpretazioni oggi sta ancora discutendo con lui, centotrent'anni dopo.

Nel Novecento e nel nuovo secolo i restauratori della Pontificia Commissione, i tecnici del laser, gli studiosi che hanno firmato i volumi sul complesso, i fotografi delle immagini sferiche. Il cardinale Gianfranco Ravasi, che nel novembre 2013 presiedette la presentazione del restauro nella basilica di San Silvestro. E poi, ogni giorno tranne il lunedì, venticinque persone alla volta.

Come si svolge davvero la visita alle Catacombe di Priscilla

Si arriva a Via Salaria 430 e si entra dal cancello. Si fa il biglietto in biglietteria oppure si esibisce la prenotazione. Poi si aspetta che si formi il gruppo nella propria lingua: qui non ci sono partenze a orario fisso ogni mezz'ora come sull'Appia, i turni si compongono man mano che arrivano le persone, e nei giorni tranquilli l'attesa è di pochi minuti. Poi si scende.

La visita dura circa quarantacinque minuti, è sempre accompagnata e non esiste la formula libera. Il percorso tocca le gallerie con i loculi, gli arcosoli affrescati, il cubicolo della Velata, la Cappella Greca e il nicchione con la Madonna e il profeta. Ci sono scale, tratti stretti, gradini irregolari e un'illuminazione volutamente bassa, calibrata sulla conservazione degli intonaci e non sulla comodità dei visitatori.

Una cosa da sapere prima di scendere: i loculi sono vuoti e in gran parte murati. Non c'è nessun effetto ossario, non ci sono teschi, non ci sono scheletri. Chi cerca quel tipo di immagine deve andare al Museo dei Frati Cappuccini di via Veneto, che è un allestimento devozionale barocco del Seicento e appartiene a un'altra epoca e a un'altra mentalità.

Si risale all'aria aperta e, se ne avete voglia, si passa al museo dei sarcofagi accanto alla basilica di San Silvestro. Contando biglietteria, attesa del gruppo, visita e museo, mettete in conto un'ora e mezza abbondante. Se avete la giornata e i mezzi, dalla Salaria in mezz'ora si arriva al Cimitero del Verano oppure a Villa Torlonia, che ha sotto il parco le sue catacombe ebraiche, non visitabili, ma la cui esistenza dice molto su quanto fosse affollato il sottosuolo funerario della Roma antica.

Un'ultima nota sul comportamento, che non è pedanteria: si parla a voce bassa, non si tocca il tufo e non ci si appoggia alle pareti. Il grasso delle mani sugli intonaci antichi è uno dei nemici principali della conservazione, e un cimitero, anche svuotato, resta un cimitero.

Catacombe di Priscilla con i bambini e accessibilità

Con i bambini funziona, a certe condizioni. Sotto i 6 anni si entra gratis, ma quarantacinque minuti di racconto in penombra sono tanti per un bambino piccolo, e i corridoi stretti amplificano ogni pianto. Dai sette-otto anni in su, con una guida che sa prenderli, questa è una delle visite di Roma che restano in testa per anni. Il gruppo ridotto a venticinque persone aiuta moltissimo: il bambino sta davanti, vede, sente e fa domande.

Se vostro figlio ha paura del buio, ditelo alla guida prima di scendere. Vi metteranno in testa al gruppo, dove la luce è più stabile e dove si vede sempre chi cammina davanti. Ho accompagnato bambini terrorizzati all'ingresso che sono risaliti chiedendo quando si torna, e ho visto adulti convinti di essere impavidi girarsi alla prima scala.

Sull'accessibilità serve franchezza, perché è il punto su cui girano più informazioni approssimative. Le Catacombe di Priscilla sono un ambiente ipogeo storico, con scale, passaggi stretti, pavimenti irregolari e dislivelli: la gratuità del biglietto per le persone con disabilità certificata oltre il 74 per cento riguarda il prezzo, non la percorribilità del percorso. Chi ha esigenze di mobilità deve telefonare al 06 45428493 e chiedere espressamente quali tratti siano affrontabili, prima di mettersi in viaggio. Il percorso a immagini sferiche su Google Maps, aperto nel 2013 anche con la motivazione dichiarata dell'accessibilità, resta l'alternativa concreta per chi non può scendere.

Ultima nota di buon senso, e la do perché me la chiedono spesso: chi soffre seriamente di claustrofobia ci pensi due volte. I corridoi delle Catacombe di Priscilla sono alti e stretti, l'aria è buona e il ricambio è garantito, ma la consapevolezza di avere sopra la testa alcuni metri di tufo non si toglie con la logica. Se avete dubbi, guardate prima il percorso virtuale: vi darà la misura reale degli spazi.

Quando andare alle Catacombe di Priscilla e quando evitarle

Il periodo migliore in assoluto sono i mesi di mezza stagione: marzo, aprile, ottobre, novembre. La temperatura sotterranea resta fissa a tredici gradi tutto l'anno, quindi cambia solo lo sbalzo con l'esterno, e in quei mesi lo sbalzo è minimo. Villa Ada, dall'altra parte della strada, è al suo meglio. Il quartiere è vivo. I turni sono pieni ma non affollati.

Luglio e agosto funzionano lo stesso, con due avvertenze: portate una felpa, perché scendere da trentacinque gradi a tredici è violento, e verificate il calendario, perché la sosta estiva del 2026 va dal 17 al 31 agosto. Chi arriva a Roma in quella finestra deve spostare la visita ad altro, oppure programmare le catacombe dell'Appia.

Da evitare, se potete: i sabati pomeriggio di aprile e maggio, quando alle Catacombe di Priscilla arrivano insieme i gruppi parrocchiali, le gite scolastiche di fine anno e i turisti che hanno finito il centro. Con turni da venticinque persone, l'attesa in biglietteria si allunga e la formazione del gruppo nella vostra lingua può richiedere più tempo del previsto. Il rimedio è banale: prenotate, oppure spostatevi al mattino.

Un ultimo criterio, che è il mio. Le catacombe si visitano bene quando avete tempo dopo. Se avete un solo slot in una giornata piena e alle undici dovete essere ai Musei Vaticani, rinunciate: uscirete di corsa e vi resterà in testa soltanto il freddo. Questo è un posto che chiede mezza giornata, non un'ora.

Le altre catacombe di Roma e come si confrontano con le Catacombe di Priscilla

Le catacombe conosciute a Roma sono oltre sessanta. Quelle regolarmente aperte al pubblico sono sette, e le elenco come le elenca la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: San Pancrazio, Priscilla, San Sebastiano, Domitilla, Sant'Agnese, San Callisto e i Santi Marcellino e Pietro. Altre tredici si visitano su richiesta, con appuntamento e in gruppi ridotti, e una dozzina restano chiuse per ragioni di sicurezza o di conservazione.

Come si sceglie, in pratica. Se vi interessa la storia istituzionale della Chiesa e la dimensione monumentale, andate alle Catacombe di San Callisto: circa venti chilometri di gallerie su un'area di una trentina di ettari fra Appia, Ardeatina e via delle Sette Chiese, con la cripta dei papi e sedici pontefici sepolti. È il cimitero ufficiale della Chiesa di Roma del III secolo, e si vede.

Se vi interessa il rapporto fra catacomba e basilica soprastante, e la memoria degli apostoli con i graffiti della memoria apostolica, andate alle Catacombe di San Sebastiano, dove il termine catacumbas nasce come toponimo prima di diventare nome comune per tutti i cimiteri sotterranei del mondo.

Se vi interessa la pittura paleocristiana e volete vedere le immagini più precoci, allora le Catacombe di Priscilla, senza discussione. È qui che si trovano i cicli che finiscono su tutti i manuali di archeologia cristiana, ed è qui che si capisce come una comunità inventa il proprio linguaggio figurativo partendo dal repertorio della pittura romana.

Poi ci sono le minori, che sono le mie preferite perché non ci va quasi nessuno: le Catacombe di Santa Tecla con i ritratti degli apostoli riportati alla luce dal laser, le Catacombe di Commodilla, il Museo delle Catacombe di Generosa sulla Portuense, e l'Ipogeo di Via Dino Compagni, visitabile solo su richiesta, che per qualità e ampiezza del repertorio pittorico regge il confronto con qualunque cosa vediate a Priscilla. Se volete costruirvi un itinerario sotterraneo serio, partite dalla pagina madre delle Catacombe di Roma, poi usate la sezione attrazioni turistiche e lo strumento Il mio viaggio per montare le giornate.

Fuori dal circuito catacombale ma sulla stessa linea di racconto, tre luoghi completano il discorso cominciato sotto la Salaria. La Basilica di Santa Prassede, con i mosaici del IX secolo e le reliquie traslate in massa dai cimiteri suburbani, è il punto d'arrivo materiale di quello svuotamento che rende vuoti i loculi di Priscilla. La Basilica di Santa Cecilia in Trastevere mostra dove finì la martire deposta a San Callisto. Il Parco dell'Appia Antica serve a capire con gli occhi come funzionava una strada consolare costeggiata di tombe, che è esattamente il modello urbanistico di cui la Salaria è la versione settentrionale.

Cosa c'è intorno alle Catacombe di Priscilla

Il quartiere è Trieste-Salario, ed è una Roma che i visitatori non vedono quasi mai: palazzine degli anni Trenta e Cinquanta, panetterie vere, bar dove il caffè costa ancora quello che deve costare e nessuno vi chiede se lo volete con lo sciroppo. Piazza Crati, dove ferma l'autobus, ha il suo mercato rionale ed è a due passi dall'ingresso: se ci passate la mattina, entrate a guardare i banchi. È il modo più rapido per capire come si mangia in una città quando nessuno sta recitando per i turisti.

Dall'altra parte della Salaria c'è Villa Ada, il secondo parco pubblico di Roma per estensione, con il laghetto, i sentieri, i pini e la basilica di San Silvestro dentro il perimetro. Se venite in primavera o all'inizio dell'autunno, mettete in programma un'ora di camminata dopo la visita: l'aria di sopra dopo tre quarti d'ora di catacomba è una delle esperienze fisiche più piacevoli che Roma offra gratuitamente. In estate, dentro Villa Ada, funziona da decenni una delle rassegne musicali storiche della città, e capita di sentire il soundcheck mentre si passeggia.

Per chi ha voglia di allungare: il quartiere Coppedè è a poco più di un chilometro, con la sua architettura da favola primo Novecento, il Palazzo del Ragno e la fontana delle rane; e la via Nomentana, poco oltre, porta al complesso di Sant'Agnese e Santa Costanza, che completa il discorso paleocristiano cominciato a Priscilla con un mausoleo imperiale a mosaici e una basilica costantiniana. Le Catacombe di Priscilla, in un pomeriggio montato bene, entrano in un giro a piedi e in autobus che non richiede la macchina.

Un consiglio da chi ci porta i gruppi: se dovete mangiare, allontanatevi dalla Salaria di due isolati verso Piazza Crati e via Chiana. Sul fronte strada c'è quello che c'è su tutte le vie di scorrimento; dentro il quartiere ci sono le trattorie di zona, che lavorano con i romani e hanno i prezzi dei romani.

Per approfondire le Catacombe di Priscilla

Chi vuole andare oltre i quarantacinque minuti di visita ha tre strumenti seri a disposizione, e li elenco perché la rete su questo argomento è piena di testi copiati l'uno dall'altro.

Il volume "La catacomba di Priscilla. Il complesso, i restauri, il museo", di Fabrizio Bisconti, Raffaella Giuliani e Barbara Mazzei, uscito per Tau Editrice nel 2013, è il punto di riferimento sul complesso e sui lavori di restauro. La guida al cimitero curata da Raffaella Giuliani, con appendice di Barbara Mazzei, pubblicata in Vaticano nel 2016, è più agile: ottantasette pagine illustrate a colori, cinque euro, ed è quella che consiglio a chi vuole rileggere la visita a casa. Per il cubicolo di Lazzaro esiste inoltre uno studio specifico di Fabrizio Bisconti nella Rivista di Archeologia Cristiana del 2014.

Il portale mupris.net raccoglie il patrimonio museale del complesso, con la basilica, il museo dei sarcofagi, le informazioni di visita e materiali video. È il modo migliore per guardare con calma i frammenti scultorei che in visita si vedono di corsa. Il percorso a immagini sferiche su Google Maps, infine, permette di ripercorrere le gallerie da casa: utile prima, per orientarsi, e utile dopo, per riconoscere quello che si è visto.

Catacombe di Priscilla
Catacombe di Priscilla

Domande veloci su Catacombe di Priscilla

Quanto costa il biglietto per le Catacombe di Priscilla?

Intero 10,00 euro, ridotto 7,00 euro. Il ridotto vale per i ragazzi dai 7 ai 16 anni, per i gruppi scolastici, per gli studenti di archeologia fino a venticinque anni e per il clero con documento. La visita guidata è compresa nel prezzo. Con la prenotazione online c'è un supplemento di 2,00 euro a persona, quindi l'intero prenotato arriva a 12,00 euro.

Chi entra gratis alle Catacombe di Priscilla?

I bambini sotto i 6 anni, le persone con disabilità certificata superiore al 74 per cento con l'accompagnatore, le guide turistiche abilitate, i ricercatori e alcune categorie di gruppi scolastici e religiosi. Le gratuità vanno documentate all'ingresso.

Quali sono gli orari delle Catacombe di Priscilla?

Il gestore indica da martedì a domenica dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00, con chiusura il lunedì. Prima di partire conviene una conferma al 06 45428493, soprattutto per il turno del mattino.

Che giorno chiudono le Catacombe di Priscilla?

Il lunedì, tutti i lunedì. A questo si aggiungono le chiusure dal 24 al 26 dicembre, il primo e il 6 gennaio, dal 12 al 26 gennaio, il 5 aprile 2026 e dal 17 al 31 agosto 2026.

Le Catacombe di Priscilla sono aperte a Ferragosto?

Il 15 agosto 2026 cade prima della sosta estiva, che il calendario del gestore fissa dal 17 al 31 agosto 2026. Chi programma la seconda metà di agosto deve considerare quella finestra di chiusura e spostare la visita, oppure ripiegare sulle catacombe dell'Appia.

Quanto dura la visita alle Catacombe di Priscilla?

Circa quarantacinque minuti, sempre con accompagnatore. Aggiungendo biglietteria, attesa della formazione del gruppo e il museo dei sarcofagi accanto alla basilica, mettete in conto un'ora e mezza.

Serve prenotare le Catacombe di Priscilla?

Per i gruppi dai dieci partecipanti in su la prenotazione è obbligatoria, e sopra i venticinque serve una settimana di preavviso. I singoli possono acquistare in loco, ma nei periodi di punta conviene prenotare accettando il supplemento di 2 euro. Si prenota su catacombepriscilla.com, per email a info@catacombepriscilla.com o al numero 06 45428493.

Si possono visitare le Catacombe di Priscilla senza guida?

No. L'accesso avviene solo accompagnati da un operatore del sito, e la visita guidata è compresa nel biglietto. Non esiste la formula libera con audioguida.

Si possono fare foto dentro le Catacombe di Priscilla?

No. Foto e video sono vietati all'interno, come in tutte le catacombe della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, per ragioni di conservazione degli affreschi e di rispetto del luogo. Si può fotografare all'esterno, e si possono percorrere le gallerie in immagini sferiche su Google Maps, dove sono state pubblicate nel 2013.

Ci sono ossa visibili nelle Catacombe di Priscilla?

No. I loculi visitabili sono vuoti: le reliquie furono traslate dentro le mura fra l'VIII e il IX secolo. Chi cerca resti umani in vista deve andare alla cripta dei Cappuccini di via Veneto, che però è un ossario devozionale del Seicento e non ha niente a che vedere con le catacombe paleocristiane.

Fa freddo dentro le Catacombe di Priscilla?

Il gestore indica una temperatura interna di 13 gradi circa tutto l'anno. D'estate lo sbalzo con l'esterno è forte: una felpa o una giacca leggera servono anche ad agosto.

Come ci si veste per visitare le Catacombe di Priscilla?

Scarpe chiuse con suola antiscivolo, perché i pavimenti sono antichi, irregolari e in qualche punto umidi, e uno strato in più sopra la maglietta. Le infradito e i tacchi sono la garanzia di quarantacinque minuti passati a guardarsi i piedi.

Le Catacombe di Priscilla sono adatte ai bambini?

Dai sette-otto anni in su sì, e il turno limitato a venticinque persone aiuta moltissimo. Sotto i 6 anni l'ingresso è gratuito, ma quarantacinque minuti in penombra in ambienti stretti possono essere lunghi per i più piccoli.

Le Catacombe di Priscilla sono accessibili con la carrozzina?

Il percorso comprende scale, dislivelli e passaggi stretti, e va verificato caso per caso: la gratuità del biglietto per le persone con disabilità oltre il 74 per cento riguarda il prezzo, non la percorribilità. Chiamate il 06 45428493 e chiedete espressamente prima di programmare la visita. In alternativa, il percorso virtuale su Google Maps consente di vedere le gallerie senza scendere.

Quanto sono lunghe le gallerie delle Catacombe di Priscilla?

Oltre tredici chilometri, articolati su due livelli sovrapposti. Alcune fonti in lingua inglese indicano oltre sette miglia, cioè poco più di undici chilometri: è una differenza di misura, non di sostanza. In visita ne percorrerete qualche centinaio di metri.

Quante sepolture ci sono nelle Catacombe di Priscilla?

La cifra più ripetuta è di circa quarantamila. È una stima archeologica calcolata sui metri lineari di galleria e sulla densità dei loculi, non il risultato di un conteggio nominativo.

Quanti papi sono sepolti nelle Catacombe di Priscilla?

Sette, secondo l'elenco della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: Marcellino, Marcello, Silvestro, Liberio, Siricio, Celestino e Vigilio. Le loro reliquie non sono più in catacomba.

Perché si chiamano Catacombe di Priscilla?

Dal nome di una donna, Priscilla, fondatrice del cimitero o donatrice del terreno, collegata dalle fonti alla famiglia senatoria degli Acilii. Nei documenti antichi il complesso compare anche come Cimitero di Priscilla a San Silvestro.

È vero che alle Catacombe di Priscilla c'è la più antica immagine della Madonna?

La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra scrive che il nicchione con la Madonna, il Bambino e il profeta che indica una stella rappresenta la più antica immagine della Madre di Dio in Occidente, e lo data al 230-240. Restano tre punti aperti: l'identità del profeta, indicata come prevalente e non certa; la cronologia, che altre proposte spostano di decenni; e l'identificazione della donna con Maria, che una parte degli studiosi contesta proponendo di leggervi una defunta con il figlio.

Chi è il profeta accanto alla Madonna nelle Catacombe di Priscilla?

Secondo l'identificazione prevalente riportata dalla Pontificia Commissione è Balaam, l'indovino del Libro dei Numeri che annuncia la stella spuntata da Giacobbe. Altri studiosi propongono Isaia. Nessuna iscrizione dipinta lo dichiara.

Che cos'è la Fractio Panis delle Catacombe di Priscilla?

Un affresco della Cappella Greca con sette figure a un banchetto semicircolare e uno dei commensali che spezza il pane. Josef Wilpert la lesse a fine Ottocento come la più antica scena eucaristica conosciuta; altri studiosi ci vedono un banchetto funebre, il refrigerium romano. È una delle immagini più discusse dell'arte paleocristiana.

Che cos'è il cubicolo della Velata?

Una camera sepolcrale della seconda metà del III secolo, così chiamata dalla figura di donna velata a braccia alzate dipinta nella lunetta di fondo. La Pontificia Commissione legge le tre scene come matrimonio, maternità e morte della defunta; nelle volte corrono Giona, Isacco e i tre giovani nella fornace, con il Buon Pastore al centro del soffitto.

È vero che gli affreschi delle Catacombe di Priscilla provano il sacerdozio femminile?

È una tesi sostenuta da alcuni gruppi e rilanciata dalla stampa internazionale nel novembre 2013. La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra la respinge: l'allora sovrintendente Fabrizio Bisconti ha descritto la figura della Velata come una defunta ormai in paradiso e la scena della Cappella Greca come un banchetto funebre, definendo la lettura sacerdotale una favola e una leggenda. La discussione resta aperta e va presentata come tale, non come fatto acquisito da una parte o dall'altra.

Che differenza c'è fra le Catacombe di Priscilla e quelle di San Callisto?

San Callisto è più grande, con circa venti chilometri di gallerie su una trentina di ettari, ed è il cimitero ufficiale della Chiesa del III secolo, con sedici papi e la cripta dei pontefici. Priscilla è più contenuta ma conserva i cicli pittorici più antichi e lavora con gruppi molto più piccoli. Se vi interessa la storia istituzionale scegliete San Callisto, se vi interessa la pittura scegliete Priscilla.

Come si arriva alle Catacombe di Priscilla con i mezzi?

Via Salaria 430, fermata Priscilla. Dal centro il bus 63 direzione Rossellini; da Termini il 92 direzione Marliana o il 310 direzione Piazza Vescovio. In metro: linea B1 direzione Jonio fino a Sant'Agnese/Annibaliano e poi un quarto d'ora a piedi, oppure linea B fino a Bologna e da lì il 310.

Si visitano anche la basilica di San Silvestro e il museo?

La basilica di San Silvestro si trova all'interno del perimetro di Villa Ada, presso la tomba dei martiri Felice e Filippo, e accanto è allestito un museo con oltre settecento frammenti di sarcofagi rinvenuti negli scavi. Il patrimonio restaurato dopo il 2013 è consultabile anche online sul portale mupris.net.

In quali lingue si fanno le visite alle Catacombe di Priscilla?

Italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, slovacco e russo, con personale interno. I turni si formano per lingua, quindi in bassa stagione può esserci qualche minuto di attesa.

Si può pagare con la carta alle Catacombe di Priscilla?

Sì. Si accettano contanti, carte di credito e bancomat; i gruppi possono saldare anche con bonifico bancario anticipato.

Quante catacombe di Roma si possono visitare?

Sette sono regolarmente aperte al pubblico: San Pancrazio, Priscilla, San Sebastiano, Domitilla, Sant'Agnese, San Callisto e i Santi Marcellino e Pietro. Altre tredici si visitano su richiesta. In totale a Roma se ne conoscono oltre sessanta.

Chi gestisce oggi le Catacombe di Priscilla?

La gestione è affidata all'associazione internazionale Pro Deo et Fratribus - Famiglia di Maria. La proprietà è della Sede Apostolica e la tutela spetta alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

Vale la pena visitare le Catacombe di Priscilla se ho già visto San Callisto?

Sì, e per un motivo preciso: sono due esperienze diverse. San Callisto racconta un'istituzione, Priscilla mostra come i cristiani di Roma hanno inventato le proprie immagini. Se avete tempo per una sola, scegliete in base a quello che vi interessa davvero, la storia o la pittura.

Quanto tempo serve per vedere bene le Catacombe di Priscilla e la zona?

Mezza giornata. Un'ora e mezza fra biglietteria, visita e museo dei sarcofagi, un'ora dentro Villa Ada con la basilica di San Silvestro, mezz'ora per il quartiere e Piazza Crati. Con questo ritmo il posto vi resta addosso; di corsa, no.

Chiudo da romano, dal marciapiede della Salaria con gli autobus che passano. Le Catacombe di Priscilla sono il luogo in cui la cristianità di Roma ha cominciato a disegnare se stessa, in un cimitero di famiglia diventato cimitero di tutti, sotto una strada consolare che oggi porta la gente in ufficio. Scendete la mattina presto, portatevi la felpa, fate domande alla guida e poi attraversate la strada ed entrate a Villa Ada. Diciotto secoli fa qualcuno, pochi metri sotto quel prato, ha dipinto una donna con un bambino in braccio. Che sia Maria o una madre romana qualunque, l'ha fatto perché credeva che quella storia meritasse di durare. Ha avuto ragione.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

RiassuntoCatacombe di Priscilla - Via Salaria, 430, 00199 Roma RM
TagsBIGLIETTO ONLINECatacombe di Priscilla

Contact Information

IndirizzoVia Salaria, 430, 00199 Roma RM Salario, Roma, Roma Città
🎫✦ Più attrazioni

Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚌✦ Sali e scendi

Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🛏️✦ Hotel

Dove dormire a Roma: confronta gli hotel

Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.

★★★★★✓ Tante strutture con cancellazione flessibilePrezzi al checkout
Cerca hotel a Roma →
🚐✦ Transfer

Transfer dall aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

★★★★★✓ Confronto tra più fornitoriRitiro in aeroporto o in città
Confronta i noleggi →
✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

★★★★★✓ Voli diretti low costAndata e ritorno o solo andata
Cerca voli per Roma →
🔎✦ Voli

Confronta tutte le compagnie per Roma

Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

★★★★★✓ Confronto tra piu compagnieDate flessibili
Confronta i voli →