Cimitero del Verano
In breve. Il Cimitero del Verano si trova in piazzale del Verano 1, nel quartiere Tiburtino, addossato alla basilica di San Lorenzo fuori le mura e a due passi dalla Città universitaria.
Il Cimitero del Verano si trova in piazzale del Verano 1, nel quartiere Tiburtino, addossato alla basilica di San Lorenzo fuori le mura e a due passi dalla Città universitaria. L'ingresso è libero e gratuito, come in ogni cimitero comunale romano. Gli orari sono stagionali: dal 1 aprile al 30 settembre dalle 7.30 alle 19.00, dal 1 ottobre al 31 marzo dalle 7.30 alle 18.00, tutti i giorni, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Il numero informazioni indicato dal portale turistico di Roma Capitale è 06 49236331, e il centralino cittadino 060608 risponde per gli aggiornamenti sui servizi. Ci si arriva con l'autobus 71, che ferma in piazzale del Verano nel suo giro circolare dalla stazione Tiburtina, e con i tram 3 e 19, che hanno fermata al Verano lungo il percorso fra Porta Maggiore e Valle Giulia: la rete tranviaria romana è però interessata da cantieri diffusi e diverse tratte viaggiano con bus sostitutivi che portano la stessa sigla, quindi conviene controllare il servizio del giorno sul sito dell'azienda di trasporto. Chi arriva in metropolitana scende sulla linea B a Policlinico o a Tiburtina e cammina un quarto d'ora. Le visite guidate gratuite organizzate dai Cimiteri Capitolini si prenotano al 328 7561996 oppure scrivendo a cultura.cimitericapitolini@amaroma.it, e partono dall'ingresso monumentale. Non serve biglietto e non serve prenotare per entrare: serve sapere dove andare, perché ottantatré ettari attraversati senza una rotta si percorrono senza vedere niente.
Per inquadrare il contesto conviene tenere insieme il cimitero e la chiesa che lo affianca: la pagina dedicata a San Lorenzo fuori le mura racconta la basilica da cui questo intero quartiere funerario è nato, venti secoli fa.
Dove si trova il Cimitero del Verano e come ci si arriva davvero
Il Verano occupa il pianoro e il rilievo compresi fra la via Tiburtina, lo Scalo San Lorenzo e il viale Regina Elena. È un pezzo di città dentro la città: ottantatré ettari suddivisi in ventuno zone, serviti da nove ingressi, con una toponomastica interna fatta di viali, riquadri e numeri progressivi. Chi ci entra la prima volta commette quasi sempre lo stesso errore: punta dritto al quadriportico, fotografa le colonne e se ne va convinto di avere visto il Verano. Ha visto l'atrio.
Gli ingressi del Cimitero del Verano
L'accesso monumentale, quello dei tre fornici e delle quattro statue, si apre su piazzale del Verano ed è l'unico che valga la pena di usare la prima volta, perché è la porta pensata dall'architetto per mettere in scena il passaggio. Gli altri varchi si distribuiscono lungo via Tiburtina e via del Verano e servono soprattutto i residenti del quartiere e chi viene a trovare la propria famiglia. Se vi accompagna qualcuno in automobile, chiedete l'ingresso di via Tiburtina: scarica più vicino alle zone alte.
Con i mezzi pubblici fino al Cimitero del Verano
La linea 71 è la soluzione più semplice per chi arriva alla stazione Tiburtina: il percorso tocca piazzale della stazione, via Tiburtina, piazzale del Verano, piazzale Tiburtino e piazza di Porta San Lorenzo, quindi vi lascia davanti al cancello. I tram 3 e 19 collegano il Verano a Porta Maggiore da un lato e a viale Regina Margherita, ai musei di Valle Giulia e a Villa Borghese dall'altro: sono la scelta migliore se volete legare la visita a un'altra tappa della giornata. Da Termini si arriva in una decina di minuti di autobus, oppure in venticinque minuti di camminata lungo via Tiburtina, un tragitto che attraversa il quartiere San Lorenzo e merita di per sé.
In automobile, e la questione della navetta interna
Guidare dentro un cimitero suona strano a chi non è romano, ma al Verano le distanze lo giustificano: dall'ingresso monumentale all'ultimo riquadro della zona alta ci sono chilometri. L'ente gestore mette a disposizione una navetta gratuita che parte dal piazzale e compie un giro con una ventina di fermate, con la prima corsa al mattino e l'ultima prima della chiusura. L'accesso con la propria vettura è regolato e nei giorni feriali risulta in genere riservato a chi ha necessità documentate, con deroghe per le persone con disabilità, per le donne in gravidanza e per gli anziani. Le regole cambiano nel tempo e in occasione delle ricorrenze: la portineria all'ingresso risponde e chiarisce tutto in trenta secondi.
Orari, silenzio e buone maniere al Cimitero del Verano
Il Verano non è un museo e non va trattato come tale. È un cimitero in uso, dove ogni giorno si celebrano funerali e dove le persone vengono a trovare i propri morti. Si tiene la voce bassa, non si fotografano i visitatori, non si toccano i ritratti, non si appoggiano borse e macchine fotografiche sulle lapidi. Chi arriva per l'arte sepolcrale ha tutto il diritto di esserci, a patto di ricordare che divide lo spazio con chi è arrivato per un lutto. È una regola di civiltà prima ancora che di regolamento.
Perché si chiama Verano
Il nome non ha niente di funebre: viene dalla terra. L'area corrispondeva all'agro verano, il campo della gens Verania, famiglia senatoria dell'età repubblicana che possedeva quei terreni lungo la via Tiburtina. Quando nell'Ottocento si dovette battezzare il nuovo camposanto, il toponimo rurale era ancora vivo nella parlata locale e ci si limitò a registrarlo. Da allora i romani hanno accorciato ancora: nessuno a Roma dice il cimitero comunale monumentale Campo Verano, si dice il Verano e basta, e con la stessa parola si indica il cimitero, il piazzale, la fermata del tram e perfino il quartiere intorno. È uno di quei casi in cui la toponomastica anticipa di duemila anni la burocrazia.
Venti secoli di sepolture: la necropoli sotto il Cimitero del Verano
Il Verano non inventa niente: continua. Sotto e accanto al cimitero moderno corre un sistema di gallerie funerarie di età imperiale, le catacombe di Santa Ciriaca, legate per tradizione alla matrona che avrebbe dato sepoltura al diacono Lorenzo dopo il martirio del 258. Su quella tomba Costantino fece erigere una basilica cimiteriale, e intorno a quella basilica si sedimentarono secoli di inumazioni. Il colle che oggi chiamiamo Pincetto è in buona parte fatto di questo: terra di riporto sopra terra di sepoltura.
Vale la pena di capirlo prima di entrare, perché cambia la percezione dei livelli. Quando camminate sul rilievo alto del Verano non state salendo una collina naturale, state salendo un accumulo funerario. Il fenomeno dei cimiteri sotterranei romani, con le sue regole giuridiche e le sue tecniche di scavo, è raccontato per esteso nella pagina sulle catacombe di Roma: leggerla prima rende leggibile quello che al Verano si intuisce appena.
La nascita del Cimitero del Verano: l'editto di Saint Cloud e Giuseppe Valadier
Il 12 giugno 1804 Napoleone firma a Saint Cloud un editto che rivoluziona il rapporto europeo con la morte: le sepolture escono dalle chiese e dai centri abitati e si concentrano in recinti extraurbani, uguali per tutti, con lapidi regolamentate. È una norma igienica e insieme una norma politica, perché toglie ai capitoli e alle confraternite il controllo del corpo dei defunti. Roma, annessa all'Impero, deve adeguarsi.
Gli architetti Giuseppe Camporese e Raffaele Stern ricevono l'incarico di individuare due aree idonee fuori le mura e indicano il Pigneto Sacchetti e il campo Verano. La progettazione definitiva passa a Giuseppe Valadier, l'uomo che in quegli stessi anni stava ridisegnando il Pincio e piazza del Popolo: la mano che ha dato a Roma il suo salotto neoclassico è la stessa che le ha dato il suo cimitero. I lavori partono intorno al 1811.
Il cantiere interrotto, la ripresa e il colera del 1837
Nel 1814 Napoleone abdica, il governo pontificio rientra e il cantiere si ferma. La cosa notevole è che la norma resta: l'amministrazione papale, che pure smonta molto della legislazione francese, sulla sepoltura extraurbana non torna indietro. Il Verano riprende a crescere negli anni Trenta dell'Ottocento sotto Gregorio XVI, e riceve una spinta brutale nel 1837, quando l'epidemia di colera fa a Roma oltre tredicimila morti. Le emergenze sanitarie hanno costruito più cimiteri di quanti ne abbiano costruiti i regolamenti.
Pio IX, Vespignani e il Verano che vediamo oggi
Con l'elezione di Pio IX nel 1846 il Campo Verano è già in funzione, ma è ancora un recinto utilitario. La trasformazione in cimitero monumentale, con portici, edicole, cappelle e scalinate, si deve a Virginio Vespignani, architetto di fiducia del papa, che fra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta dell'Ottocento realizza la chiesa di Santa Maria della Misericordia, consacrata nel 1860, il grande quadriportico e l'ingresso monumentale. Dopo di lui la direzione dei lavori passa ad Agostino Mercandetti e a Gioacchino Ersoch fra il 1880 e il 1906, e nel Novecento interviene Raffaele De Vico, che firma l'ossario dei caduti della Grande Guerra.
Un'opinione, e netta: il Verano è l'unico grande monumento romano dell'Ottocento che non abbia mai subito il complesso di inferiorità verso l'antico. Qui gli architetti pontifici hanno costruito senza citare i Fori, senza imitare le terme, senza rifare per l'ennesima volta un tempio. Hanno inventato una forma nuova, e quella forma ha retto.
L'espansione, la tranvia a cavalli e la chiusura del ciclo
Il Cimitero del Verano cresce per tutto l'Ottocento e per metà del Novecento, e con lui cresce il bisogno di collegarlo alla città: il 1 novembre 1879 viene inaugurata una tranvia a cavalli fra la stazione Termini e il cimitero, una delle prime linee di trasporto pubblico su rotaia della Roma postunitaria. Nel 1927 la linea diventa elettrica e prende il numero 53. La corsa dei vivi verso i morti, il giorno dei defunti, è stata per decenni uno dei picchi di traffico della città. Gli ampliamenti si fermano negli anni Sessanta del Novecento, quando entra in funzione il cimitero Flaminio a Prima Porta e il Verano smette di essere il camposanto di tutti i romani per diventare quello della memoria romana.

L'ingresso monumentale del Cimitero del Verano
Il fronte su piazzale del Verano è una costruzione teatrale: un portico centrale voltato, attraversato da tre fornici, con due torrette laterali che gli danno la scansione di una porta urbica. Vespignani lo concepisce fra gli anni Sessanta e gli anni Settanta dell'Ottocento, e il risultato è un edificio che funziona come una soglia dichiarata. Si entra, si perde il rumore del piazzale, si entra in un'altra regola.
Le quattro statue dell'ingresso del Cimitero del Verano
Sopra il portico vegliano quattro grandi figure femminili in marmo, completate nel 1877, che personificano altrettante disposizioni dell'animo davanti alla morte. La Meditazione e la Preghiera sono di Francesco Fabi Altini, la Speranza è di Stefano Galletti, il Silenzio è di Giuseppe Blasetti. Guardatele dal basso e poi allontanatevi di venti metri: cambiano completamente, perché sono calcolate per la distanza del piazzale e non per il sottoportico. Il Silenzio di Blasetti, con il dito sulle labbra, è la più citata e la meno guardata, schiacciata com'è dall'abitudine di fotografarla e passare oltre.
I sepolcri nascosti nel portico d'ingresso
Pochi alzano lo sguardo alle pareti del portico, e sbagliano: lì sono sepolti l'architetto stesso, Virginio Vespignani, insieme al figlio Francesco, e con loro l'incisore Paolo Mercuri, Luigi Santarelli e Augusto Cataldi. È una scelta antica e molto romana: chi costruisce la porta si fa seppellire nella porta. Vale il minuto che costa fermarsi a leggere le lapidi prima di proseguire.
Il Quadriportico, cuore architettonico del Cimitero del Verano
Superato l'ingresso si apre il quadriportico, un vasto recinto porticato che Vespignani avvia intorno al 1859 e che viene completato nel 1880. È lo spazio che dà al Verano la sua identità: un chiostro laico, misurato, dove il colonnato ordina le sepolture in una sequenza che si legge come una pagina. Le fonti oscillano sulla data d'avvio del cantiere, e in effetti i lavori procedettero a lotti per vent'anni.
Il Redentore di Ansiglioni
Al centro del quadriportico si erge la statua marmorea del Cristo redentore scolpita da Leopoldo Ansiglioni nel 1887. È un'opera che divide: c'è chi la trova retorica e chi la considera il punto d'equilibrio dell'intero impianto. A nostro giudizio funziona per ragioni di regia più che di scultura, perché è collocata esattamente sull'asse che lega l'ingresso alla chiesa e chiude la prospettiva senza chiuderla del tutto.
La chiesa di Santa Maria della Misericordia
Sul fondo del quadriportico si apre la piccola chiesa di Santa Maria della Misericordia, consacrata nel 1860, opera dello stesso Vespignani. All'interno conserva una pala d'altare dipinta da Tommaso Minardi nel 1861, con la Madonna e il Bambino, san Lorenzo e le anime del purgatorio: una composizione di impianto raffaellesco, di tono volutamente popolare, pensata per essere capita da chi entrava a pregare e non da chi entrava a giudicare. Minardi, che fu uno dei maestri del purismo romano, è sepolto a pochi metri di distanza, nel colonnato.
Chi riposa sotto il colonnato del Cimitero del Verano
Il quadriportico è una galleria di sepolture monumentali della Roma ottocentesca e postunitaria. Vi riposano il politico sardo Giorgio Asproni, il generale garibaldino Giacomo Medici, il cardinale Carlo Luigi Morichini, il pittore Tommaso Minardi, l'ammiraglio Simone Pacoret de Saint-Bon, lo statista Silvio Spaventa, e vi si leggono le lapidi di Giuseppe Del Rosso, Luigi Maria Rezzi ed Euclide Turba. Camminare lungo il portico leggendo i nomi in sequenza è il modo più rapido per capire chi comandava a Roma fra Pio IX e Giolitti.
Le zone del Cimitero del Verano, una per una
Le ventuno zone del Verano non hanno lo stesso carattere e non si visitano allo stesso modo. Vale la pena di conoscerle prima, perché la differenza fra una visita riuscita e un giro a vuoto è tutta qui.
Il Pincetto vecchio e il Pincetto nuovo
Il Pincetto è il rilievo che domina il cimitero dal lato occidentale, verso la basilica di San Lorenzo, e si divide in Pincetto vecchio, che corrisponde alla zona IV, e Pincetto nuovo, la zona VI. È la parte più densa di sculture ottocentesche e primonovecentesche, quella dove il repertorio funerario romano dà il meglio: angeli, veli di marmo, ritratti in busto, allegorie del dolore. Se avete un'ora sola, spendetela qui e rinunciate al resto.
La Scogliera del Monte
Realizzata fra il 1870 e il 1876, la Scogliera del Monte è un sistema di terrazzamenti costruiti con blocchi di tufo, la pietra locale dei colli romani, che sostengono file sovrapposte di stele marmoree. È la soluzione tecnica a un problema di pendenza, diventata un pezzo di paesaggio: da lontano sembra una rupe abitata. Al tramonto la luce radente sul tufo produce un effetto che nessuna fotografia in controluce restituisce.
La Rampa Caracciolo e la tomba di Trilussa
La Rampa Caracciolo è un'opera del 1918 dell'architetto Corrado Cianferoni, una salita monumentale che risolve il dislivello verso le zone alte. Negli anni Cinquanta vi fu collocato il sepolcro di Carlo Alberto Salustri, il poeta che tutti conoscono come Trilussa, morto nel 1950 dopo essere stato nominato senatore a vita poche settimane prima. La collocazione è perfetta per lui: non in una cappella di famiglia, ma su una rampa di passaggio, dove la gente cammina.
Il Sacrario militare del Cimitero del Verano
Nella zona XVI si trova il sacrario militare, realizzato fra il 1922 e il 1931 su progetto di Raffaele De Vico. L'impianto è quello di un emiciclo teatrale: un altare centrale incorniciato da un muro semicircolare di marmo sul quale sono incisi i nomi dei caduti, con l'iscrizione latina Suis civibus in acie interemptis Roma mater, la madre Roma ai propri cittadini uccisi in battaglia. Vi riposano 4.978 soldati, 2.847 della Prima guerra mondiale e 2.131 della Seconda, di cui 214 mai identificati. De Vico, che a Roma ha disegnato giardini e parchi pubblici, qui lavora per sottrazione: nessun trionfalismo, nessuna vittoria alata. Solo nomi.
Il tempietto egizio e la prima cremazione romana
Nella zona XI si alza un piccolo edificio di gusto egittizzante costruito fra il 1882 e il 1883 su progetto di Salvatore Rosa. Non era una cappella: era il forno crematorio della Società per l'incenerimento dei cadaveri, e il 16 aprile 1883 vi si svolse la prima cremazione. In una città governata dal papa fino a tredici anni prima, l'incenerimento era una dichiarazione politica prima ancora che una scelta funeraria, e il linguaggio egizio serviva proprio a collocare l'operazione fuori dal simbolismo cristiano. L'edificio fu restaurato nel 1938 e il forno venne dismesso nel 1980.
I reparti acattolici, israelitico e islamico
Il Verano è anche una mappa delle appartenenze religiose della Roma contemporanea. La zona XII ospita il reparto evangelico, con il suo tempio, il reparto dei bambini, i cinerari e gli ossari; la zona X accoglie le sepolture islamiche; accanto al cimitero comunale si estende il cimitero israelitico, aperto alla fine dell'Ottocento, che è entità autonoma e ha proprie regole di accesso. Per la sepoltura degli stranieri non cattolici Roma disponeva già del recinto ai piedi della Piramide, raccontato nella pagina sul Cimitero acattolico di Roma, che resta il termine di paragone obbligato per chi vuole capire come la città abbia gestito per due secoli la morte di chi non era di fede romana.
Il mausoleo dei mutilati e invalidi di guerra
Realizzato nel 1989 su progetto di A. Barbagallo in cemento armato e travertino per l'associazione nazionale dei mutilati e invalidi di guerra, è uno dei pochi interventi contemporanei di scala dentro il cimitero. Piace poco ai puristi dell'Ottocento. A me interessa perché dimostra che il Verano non è un recinto congelato: continua a produrre architettura, con i mezzi e il linguaggio del proprio tempo.
Filippo Severati, il pittore del Cimitero del Verano
Se il Verano ha un unicum assoluto, non è un'architettura: è una tecnica. Filippo Severati, romano, vissuto fra il 1819 e il 1892, formatosi all'Accademia di San Luca nell'orbita di Tommaso Minardi e attivo come disegnatore e incisore per la Calcografia camerale, mise a punto un procedimento di pittura a smalto su supporti di porcellana e di lava vulcanica, cotti più volte a fuoco. Il ministero pontificio gli rilasciò un brevetto per questo metodo verso la fine degli anni Cinquanta dell'Ottocento, e il documento è conservato all'Archivio di Stato di Roma.
Perché quei ritratti sono ancora intatti
La ragione per cui vale la pena di cercarli è tutta in una constatazione materiale: sono all'aperto da oltre centoquarant'anni, esposti alla pioggia, al gelo e allo smog della via Tiburtina, e hanno ancora i colori di un dipinto appena finito. Lo smalto cotto ad alta temperatura sulla lava è chimicamente inerte: non sbiadisce, non si sfoglia, non ingiallisce. Severati custodì gelosamente il segreto della lavorazione, che rimase sconosciuto per decenni dopo la sua morte.
Una galleria della borghesia romana, firmata e numerata
Dal 1867 in poi Severati si dedicò quasi esclusivamente alla ritrattistica funeraria, e al Verano si contano circa duecentocinquanta sue opere. Ogni smalto porta la firma, la data e un numero progressivo: il risultato è una galleria catalogata, un archivio visivo della borghesia romana di fine Ottocento. Ci sono Edvige Petri con i capelli raccolti e il capo velato, Delia Sinimberghi con la giacchetta di velluto rosso orlata di pizzo e lo sguardo scuro, i piccoli Giacomo e Candida Cardini in blusa alla marinara, e soprattutto Emma Massoli, la più celebre, con i capelli scomposti e una collanina di corallo con la crocetta. Nessuno di questi volti ha la compostezza funebre che ci si aspetta da un cimitero: sono ritratti di vivi, appesi sulle tombe.
Severati lavorò anche per i cimiteri di Orvieto, Arezzo, Ascoli Piceno, Viterbo, Frascati e Frosinone, ma è al Verano che il fenomeno raggiunge la massa critica, ed è al Verano che lui stesso è sepolto. La riscoperta moderna del suo lavoro passa da un articolo pubblicato nel 1983 sulla rivista Frigidaire dal fotografo Claudio G. Pisani, che rimise in circolo le immagini e le carte del brevetto. Prima di allora quei volti erano davanti agli occhi di tutti e nella bibliografia di nessuno.
Gli scultori e gli architetti del Cimitero del Verano
Il Verano è, per densità, la più grande raccolta di scultura italiana fra Ottocento e Novecento visitabile gratuitamente. L'elenco degli autori attivi qui somiglia a un indice di manuale: Giulio Monteverde, che del verismo scultoreo italiano fu il nome più venduto; Ettore Ferrari, autore del Giordano Bruno di Campo de' Fiori; Ettore Ximenes; Giovanni Maria Benzoni; Pietro Canonica, che ha un museo tutto suo a Villa Borghese; Publio Morbiducci; Duilio Cambellotti; Mirko Basaldella; Arnaldo Zocchi; Cesare Maccari, il pittore dell'aula del Senato; Roberto Bompiani. Per l'architettura funeraria, accanto a Vespignani ed Ersoch, compaiono Gaetano Koch, l'uomo dei palazzi umbertini di piazza dell'Esedra, Corrado Cianferoni, Pio e Marcello Piacentini. Il vetro artistico porta la firma di Cesare Picchiarini, il maestro che a Roma insegnò la vetrata moderna a Cambellotti e ai Bragaglia.
Gli stili si susseguono senza soluzione di continuità e si possono leggere camminando: neoclassicismo nelle zone più antiche, realismo e verismo nella seconda metà dell'Ottocento, eclettismo e simbolismo attorno al 1900, liberty nei primi due decenni del Novecento, e perfino accenti futuristi. Un cimitero è il luogo dove lo stile arriva con dieci anni di ritardo e resta vent'anni di più: proprio per questo è un campione statistico migliore di qualunque museo.
Il bombardamento del 19 luglio 1943
La configurazione attuale del Cimitero del Verano è figlia di una mattina precisa. Il 19 luglio 1943 l'aviazione alleata colpì il quartiere Tiburtino e lo scalo ferroviario di San Lorenzo, e il cimitero fu investito in pieno. I danni si concentrarono in tre aree: l'ingresso monumentale con il quadriportico e il Pincetto, gli uffici della direzione, la zona antistante il sacrario militare. Un tratto delle mura di cinta crollò provocando vittime, e altre persone morirono fra i fiorai e i marmisti che lavoravano sul piazzale. Fra i sepolcri danneggiati ci furono quello di Ettore Petrolini e quello della famiglia Pacelli, la famiglia di Pio XII, il papa che quello stesso pomeriggio si presentò a San Lorenzo in mezzo alla gente, con la veste macchiata di sangue.
Il quadriportico fu ricostruito nel 1947 e il sacrario restaurato. Chi guarda con attenzione le colonne e i paramenti riconosce ancora i punti di sutura fra il marmo ottocentesco e le integrazioni del dopoguerra. È l'unico caso a Roma in cui un cimitero è insieme luogo di sepoltura e monumento a se stesso, ferito da un bombardamento e restaurato in quanto vittima.
Una curiosità sul Cimitero del Verano
La curiosità più solida del Verano non riguarda un morto famoso, riguarda un brevetto. Nella Roma pontificia degli anni Cinquanta dell'Ottocento un pittore ottenne dal ministero papale la privativa industriale su un metodo di pittura a fuoco su lava vulcanica: una tecnologia, registrata come si registra un procedimento chimico, applicata al ritratto dei defunti. Filippo Severati diventò a tutti gli effetti un imprenditore, definito nei documenti con il termine di porcellanista, e costruì un mercato dove prima non esisteva. Le famiglie romane facevano ritrarre il proprio morto da vivo, su un supporto che il tempo non avrebbe potuto toccare.
La conseguenza è una stranezza che si coglie solo camminando: il Verano è il cimitero dove i volti guardano. In quasi tutti i cimiteri monumentali europei il ritratto è statuario, idealizzato, marmoreo. Qui, su centinaia di tombe, c'è una fotografia che non è una fotografia, dipinta a mano, a colori pieni, con l'incarnato rosato e il velluto rosso, e con gli occhi che seguono chi passa. La sensazione di essere osservati, al Pincetto, non è un effetto letterario: è un effetto ottico progettato, e progettato bene.
Aggiungo un dettaglio che ai romani sfugge quasi sempre. Ogni smalto di Severati porta un numero progressivo, il che significa che quella galleria è, di fatto, un catalogo con la sua contabilità interna. Contare i numeri mancanti lungo la serie equivale a ricostruire quante opere sono andate perdute in centoquaranta anni fra bombardamenti, furti e concessioni scadute. È un lavoro di archivio che qualcuno ha iniziato e che nessuno ha ancora finito.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Cimitero del Verano
Che al Verano ci sono tombe vuote, e non per profanazione. Il monumento funerario più celebrato del cimitero, quello di Goffredo Mameli, non contiene Goffredo Mameli. Il Comune di Roma bandì il concorso per il sepolcro nel 1889, lo vinse lo scultore siciliano Luciano Campisi, e l'opera fu inaugurata solennemente il 26 luglio 1891: peperino, marmo Ravaccione di Carrara e bronzo, la figura del giovane avvolta nella bandiera e distesa sopra un'urna, addossata a una quinta architettonica su tre gradoni, con la lira e la spada come emblemi e la lupa capitolina a coronamento. Si trova sulla sinistra del viale d'ingresso, fra i riquadri 1S e 3S. Nel 1941 i resti dell'autore dell'inno nazionale furono traslati al Mausoleo ossario garibaldino del Gianicolo, insieme ai caduti della Repubblica Romana, e l'iscrizione posteriore del monumento lo registra. Il sepolcro è rimasto: il sepolto no.
Non è un caso isolato. Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura, morì il 15 agosto 1936 e fu sepolta qui, ma nel 1959, su richiesta dei familiari e con il concorso di una legge dello Stato del 1953, le sue spoglie tornarono in Sardegna, in un sarcofago di granito nero nella chiesa della Madonna della Solitudine, ai piedi dell'Ortobene, a Nuoro. Sergio Leone riposò al Verano fino al 1997, quando fu trasferito a Pratica di Mare. Il cantautore Umberto Bindi venne traslato a Bogliasco. Il cardinale vietnamita Nguyên Van Thuân fu portato nel 2012 nella chiesa romana di Santa Maria della Scala.
La morale pratica è semplice e nessuna guida la mette per iscritto: gli elenchi di illustri sepolti al Verano che circolano in rete sono in buona parte elenchi storici, non topografici. Prima di attraversare ottantatré ettari per cercare una tomba specifica, conviene verificare che la tomba ci sia ancora. Agli sportelli dell'ingresso monumentale il personale interroga il registro per nome e cognome e in due minuti dice riquadro e viale.
Il consiglio che ti do per visitare il Cimitero del Verano
Entrate la mattina presto, fra le otto e le dieci, in un giorno feriale che non sia vicino al 2 novembre. È l'unica finestra in cui il Verano è quello che deve essere: silenzioso, con la luce bassa che taglia il quadriportico, senza i pullman della commemorazione e senza il caldo che sulle zone alte, d'estate, diventa insostenibile perché l'ombra è scarsa e il marmo restituisce calore fino a sera.
Poi datevi una regola di percorso, perché ottantatré ettari puniscono chi improvvisa. Il giro consigliato è questo: ingresso monumentale, lettura delle quattro statue dal piazzale e non da sotto, quadriportico in senso orario leggendo i nomi del colonnato, sosta nella chiesa di Santa Maria della Misericordia per la pala di Minardi, poi salita al Pincetto vecchio e ricerca degli smalti di Severati, discesa lungo la Scogliera del Monte, Rampa Caracciolo con la tomba di Trilussa, e chiusura al sacrario militare. Sono due ore e mezza camminando piano. Chi ne ha una sola salti il sacrario e resti sul Pincetto.
Tre cose pratiche che fanno la differenza. Scarpe chiuse con suola vera: i viali secondari sono in terra battuta, i gradini sono irregolari e il marmo bagnato è una pista di pattinaggio. Acqua al seguito, perché le fontanelle interne ci sono ma non sono ovunque. E un taccuino o il telefono per annotare riquadro e viale ogni volta che trovate qualcosa di notevole, perché tornarci senza un riferimento numerico è quasi impossibile.
Ultimo consiglio, ed è quello che conta di più: non venite al Verano con l'idea di collezionare tombe di personaggi famosi. È il modo più sicuro per non vedere niente. Il Verano è un museo di scultura del diciannovesimo e del ventesimo secolo in cui i capolavori sono sulle tombe di gente che nessuno ricorda, commissionati da famiglie che volevano dimostrare qualcosa. Chi cerca solo i nomi noti passa davanti a cinquanta sculture straordinarie senza girare la testa.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il primo forno crematorio di Roma fu acceso dentro il Cimitero del Verano, e che l'edificio che lo ospitava esiste ancora. È un fatto noto agli addetti ai lavori e sistematicamente assente dai racconti divulgativi, che preferiscono le tombe dei divi. Eppure dice molto di più sulla città.
Costruito fra il 1882 e il 1883 su progetto di Salvatore Rosa, il tempietto adottò un linguaggio architettonico egittizzante per una ragione che non era decorativa. La cremazione, nell'Italia postunitaria, era la bandiera del laicismo e della massoneria: la Chiesa la considerava un'affermazione di materialismo e la proibì formalmente ai cattolici fino al 1963. Costruire un forno crematorio a Roma nel 1882, dodici anni dopo la breccia di Porta Pia, era un atto politico compiuto nella città che era stata capitale dello Stato pontificio. Usare per quell'edificio il vocabolario dell'Egitto faraonico, e non quello cristiano né quello classico, serviva a collocare l'operazione fuori dalle due tradizioni in conflitto.
La prima cremazione si svolse il 16 aprile 1883, promossa dalla Società per l'incenerimento dei cadaveri. Il tempietto venne restaurato nel 1938 e il forno restò in funzione fino al 1980. Chi passa oggi per la zona XI vede un piccolo edificio con il cornicione a gola egizia e lo scambia per una cappella eccentrica di una famiglia con il gusto per l'esotico. È invece uno dei documenti più eloquenti del conflitto fra Stato e Chiesa nella Roma di fine Ottocento, e ha resistito meglio di tanti discorsi.
Aggiungo il rovescio della medaglia, perché la storia è più interessante quando non è a senso unico: proprio mentre lo Stato liberale accendeva il forno, l'amministrazione pontificia aveva già accettato da settant'anni la logica napoleonica della sepoltura fuori le mura e non era mai tornata indietro. Il Verano è il luogo dove le due Rome, quella papale e quella laica, hanno convissuto nello stesso recinto senza smettere di litigare.

La foto giusta da fare al Cimitero del Verano
Prima di parlare di inquadrature, una premessa che non è retorica: qui si fotografano le pietre, non le persone. Chi è al Verano per un lutto ha diritto di non finire in uno scatto, e una macchina fotografica puntata verso una famiglia raccolta davanti a una tomba è una scortesia grave. Detto questo, il Verano è uno dei luoghi più fotogenici di Roma, e la fotografia giusta non è quella che tutti fanno.
Quella che tutti fanno è il colonnato del quadriportico in prospettiva, con le arcate che si rincorrono. Funziona sempre, è una foto corretta e mediamente inerte. Se volete farla, fatela alle otto del mattino d'inverno, quando la luce entra bassa da est e le colonne proiettano ombre lunghe sul pavimento: a mezzogiorno lo stesso soggetto è piatto.
La foto consigliata è un'altra: un ritratto a smalto di Filippo Severati, inquadrato stretto, senza il marmo intorno. Cercatene uno sul Pincetto vecchio, mettetevi frontali per evitare i riflessi sullo smalto, e riempite il fotogramma con il volto. Il risultato spiazza chiunque lo guardi, perché nessuno riesce a datarlo: sembra una fotografia a colori, i colori sono quelli di un dipinto ad olio appena finito, e il supporto è lava vulcanica di centoquaranta anni fa. È l'unica immagine del Verano che non somigli a nessun'altra immagine di nessun altro cimitero d'Europa.
Se cercate invece il paesaggio, la Scogliera del Monte nel tardo pomeriggio è il soggetto migliore: le file sovrapposte di stele bianche sul tufo bruno, con la luce radente che scava i blocchi, danno una stratificazione che in pianta non si capisce. Terzo soggetto, poco battuto: il fronte del sacrario militare di De Vico, ripreso frontale e centrato, con l'iscrizione latina leggibile. È un'architettura razionalista pulita e fotografarla senza deformazioni richiede di indietreggiare parecchio, cosa che al Verano si può fare.
Nessun treppiede ingombrante, nessun drone, nessuna posa. Se vi serve una ripresa strutturata o un permesso per un lavoro professionale, la direzione del cimitero è l'interlocutore e va contattata prima, non sul posto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la fondazione stessa, ed è una data europea prima che romana. L'editto di Saint Cloud del 12 giugno 1804 impose in tutto l'impero napoleonico la sepoltura fuori dai centri abitati, e a Roma, annessa alla Francia, la norma produsse la ricerca di due siti extraurbani da parte di Giuseppe Camporese e Raffaele Stern e la scelta del campo Verano. L'avvio del cantiere intorno al 1811 su progetto di Giuseppe Valadier è il momento in cui Roma smette di seppellire i propri morti sotto il pavimento delle chiese.
Il secondo avvenimento è un'epidemia. Nel 1837 il colera uccise a Roma oltre tredicimila persone, e la macchina cimiteriale, ancora in costruzione, dovette reggere l'urto. Fu quella emergenza a trasformare il Verano da progetto amministrativo a necessità quotidiana, e a rendere irreversibile la scelta fatta trent'anni prima.
Il terzo avvenimento è il passaggio dalla Roma papale a quella italiana, che qui si legge nella pietra. Il quadriportico completato nel 1880, la chiesa consacrata nel 1860, l'ingresso monumentale costruito da Vespignani per Pio IX convivono con il forno crematorio della società laica acceso nel 1883. Nel mezzo, il 1 novembre 1879, l'inaugurazione della tranvia a cavalli fra Termini e il cimitero: la prova che il Verano era diventato un servizio urbano di massa, con i suoi picchi di traffico e la sua economia di fioristi e marmisti.
Il quarto avvenimento è il più tragico e il più noto: il bombardamento del 19 luglio 1943. Le bombe alleate sullo scalo di San Lorenzo colpirono il quadriportico, il Pincetto, gli uffici della direzione e l'area del sacrario; un tratto delle mura di cinta crollò uccidendo alcune persone; morirono fiorai e marmisti sul piazzale; furono danneggiate le tombe di Ettore Petrolini e dei Pacelli. Il quadriportico fu ricostruito nel 1947. Quella mattina segna la storia del quartiere San Lorenzo tanto quanto quella del cimitero, e le due cose non si raccontano separate.
Il quinto avvenimento è silenzioso e per questo sfugge: negli anni Sessanta del Novecento l'apertura del cimitero Flaminio a Prima Porta chiuse il ciclo di espansione del Verano. Da allora il Verano non è più il camposanto di tutti i romani. È diventato la loro memoria, con i problemi di manutenzione, di concessioni scadute e di restauro che ogni memoria di ottantatré ettari comporta.
Chi è passato dal Cimitero del Verano
Dalla fondazione fino agli anni Ottanta del Novecento al Verano è stata sepolta la quasi totalità dei romani, e questo rende l'elenco degli illustri più lungo di quello di qualunque altro cimitero italiano. Vale la pena di percorrerlo per categorie, perché è così che si capisce di che città si parla.
Letteratura e pensiero
Riposa qui Giuseppe Gioachino Belli, il più grande poeta in romanesco, morto nel 1863, e con lui Carlo Alberto Salustri, Trilussa, che di quella lingua fu l'erede popolare. Giuseppe Ungaretti, uno dei nomi decisivi della poesia europea del Novecento; Alberto Moravia, la cui abitazione romana è raccontata nella pagina su Casa Moravia; Sibilla Aleramo; Natalia Ginzburg e il marito Leone Ginzburg, morto nel carcere di Regina Coeli nel 1944; Massimo Bontempelli; il giovanissimo Sergio Corazzini, morto a ventun anni nel 1907; il linguista Tullio De Mauro; il critico Alberto Asor Rosa; Gianni Rodari. Ci sono anche stranieri che scelsero Roma per morirci, come il filosofo George Santayana e lo scrittore inglese Ronald Firbank.
Cinema, teatro e televisione
Il Verano è il cimitero del cinema italiano. Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Gigi Proietti, Monica Vitti, Alida Valli, Massimo Girotti, Bud Spencer. I registi: Alessandro Blasetti, Sergio e Bruno Corbucci, Carlo Lizzani, Nanni Loy, Luigi Magni, Marco Ferreri, Raffaello Matarazzo, Mario Bonnard, Camillo Mastrocinque. Gli sceneggiatori Sergio Amidei ed Ennio De Concini. Il pioniere Filoteo Alberini e il produttore Gustavo Lombardo. Il teatro napoletano ha qui la sua dinastia al completo, con Eduardo, Peppino, Luca e Luigi De Filippo. E c'è Ettore Petrolini, il più romano dei comici, la cui tomba fu colpita dalle bombe del 1943. Maurizio Costanzo, morto nel 2023, è fra le sepolture recenti.
Musica
Ennio Morricone, scomparso nel 2020, ha reso il Verano una meta per appassionati di tutto il mondo. Con lui Alfredo Casella, il baritono Tito Gobbi, il soprano Claudia Muzio, il direttore Franco Ferrara, il compositore Cesare Andrea Bixio, il musicologo Remo Giazotto. Sul versante popolare: Rino Gaetano, morto a trent'anni nel 1981, Gabriella Ferri, Lando Fiorini, Bruno Martino, Stelvio Cipriani, Tata Giacobetti del Quartetto Cetra.
Politica, sindacato e Risorgimento
Qui ci sono Pietro Nenni, Nilde Iotti, Giulio Andreotti, Ugo La Malfa, Luigi Longo, Giorgio Amendola, Giorgio Almirante, Emanuele Macaluso, Paolo Bufalini, Concetto Marchesi. Il sindacato con Giuseppe Di Vittorio, Luciano Lama, Bruno Buozzi, ucciso dai tedeschi alla Storta nel 1944. Il Risorgimento con il generale Giacomo Medici, il patriota Mattia Montecchi, Rosalia Montmasson, l'unica donna della spedizione dei Mille. E l'anarchico Errico Malatesta, morto a Roma nel 1932 sotto sorveglianza fascista.
Arte, scienza e sport
Giacomo Balla, firma del futurismo; i pittori Mariano Fortuny, Nino Costa, Cesare Maccari, Tommaso Minardi, Giuseppe Capogrossi; gli scultori Giulio Monteverde, Ettore Ferrari, Pietro Canonica, Giovanni Maria Benzoni; l'artista Fabio Mauri. L'archeologo Giovanni Battista de Rossi, fondatore dell'archeologia cristiana, e Rodolfo Lanciani, l'uomo che disegnò la pianta della Roma antica. Il fisico Edoardo Amaldi, uno dei ragazzi di via Panisperna, e l'ingegnere Riccardo Morandi. Lo sport con Fulvio Bernardini e Attilio Ferraris, con i piloti Luigi Musso, Ignazio Giunti, Elio De Angelis e Andrea De Cesaris, tutti morti in corsa o in prova, e con l'allenatore Siniša Mihajlović, scomparso nel 2022.
Storie che la città non ha dimenticato
Ci sono anche sepolture che raccontano la cronaca italiana. Wilma Montesi, il cui ritrovamento sulla spiaggia di Torvaianica nel 1953 aprì uno dei primi grandi scandali della Repubblica. Nicola Calipari, il funzionario ucciso in Iraq nel 2005. Clara Petacci. E i caduti degli anni di piombo, di ogni parte. Un cimitero comunale non seleziona: registra. È anche per questo che al Verano si impara più storia contemporanea che in molti musei.
Domande frequenti sul Cimitero del Verano
Quanto costa entrare al Cimitero del Verano?
L'ingresso al Cimitero del Verano, a Roma, è libero e gratuito, come in tutti i cimiteri comunali della città. Non esiste biglietteria e non è previsto alcun ticket per i visitatori, italiani o stranieri che siano.
Che orari ha il Cimitero del Verano?
Il Cimitero del Verano è aperto dal 1 aprile al 30 settembre dalle 7.30 alle 19.00, e dal 1 ottobre al 31 marzo dalle 7.30 alle 18.00, tutti i giorni, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Occupa ottantatré ettari suddivisi in ventuno zone, con nove ingressi lungo la via Tiburtina e il viale Regina Elena.
Il Cimitero del Verano è accessibile in sedia a rotelle?
Il Cimitero del Verano è parzialmente accessibile: i viali principali sono asfaltati, larghi e percorribili in carrozzina senza difficoltà, e una navetta interna copre buona parte del perimetro. Le zone alte, il Pincetto e la Scogliera del Monte, presentano invece gradinate e fondi irregolari.
Ci sono visite guidate gratuite al Cimitero del Verano?
Sì, l'ente che gestisce i cimiteri capitolini organizza da anni un programma di visite guidate gratuite dentro il Cimitero del Verano, articolato in decine di itinerari tematici che toccano centinaia di sepolture: storia di Roma, storia dell'arte, cinema, sport e persino un percorso in bicicletta.
Quando andare al Cimitero del Verano?
La stagione migliore per visitare il Cimitero del Verano è l'autunno inoltrato, fra la seconda metà di novembre e dicembre, oppure marzo, quando la luce bassa favorisce sia la lettura delle sculture sia la fotografia. Conviene evitare i giorni intorno al 1 e al 2 novembre, quando il cimitero si riempie per la commemorazione.
Si può fotografare dentro il Cimitero del Verano?
Al Cimitero del Verano si fotografano le pietre, non le persone: chi è presente per un lutto ha diritto di non finire in uno scatto, e una macchina fotografica puntata verso una famiglia raccolta davanti a una tomba è una scortesia grave. Rispettando questa regola, il cimitero è uno dei luoghi più fotogenici di Roma.
Perché si chiama Verano il Cimitero del Verano?
Il nome del Cimitero del Verano viene dalla terra su cui sorge: l'area corrispondeva all'agro verano, il campo della gens Verania, famiglia senatoria dell'età repubblicana che possedeva quei terreni lungo la via Tiburtina. Quando nell'Ottocento si dovette battezzare il nuovo camposanto, il toponimo rurale era ancora vivo nella parlata locale.
Cosa vedere vicino al Cimitero del Verano?
A pochi metri dal cancello del Cimitero del Verano si alza la basilica di San Lorenzo fuori le mura, una delle sette chiese del pellegrinaggio romano, nata sulla tomba del diacono martire e ricostruita dopo i bombardamenti del 1943. Dietro la basilica comincia il quartiere San Lorenzo, con le sue palazzine operaie di inizio Novecento.
Le visite guidate gratuite al Cimitero del Verano
L'ente che gestisce i cimiteri capitolini organizza da anni un programma di visite guidate gratuite dentro il Verano, articolato in decine di itinerari tematici che toccano centinaia di sepolture: storia di Roma, storia dell'arte, storie dello sport, cinema, radio e televisione, donne nella storia, e perfino un percorso in bicicletta. Il programma primaverile del 2026 si è svolto fra il 9 maggio e il 2 giugno, con appuntamenti il sabato, la domenica e nei giorni festivi, e il calendario viene rinnovato con una seconda stagione fra la fine dell'estate e novembre.
La prenotazione è obbligatoria e si fa al numero 328 7561996, attivo dal lunedì al venerdì la mattina e il pomeriggio e il sabato solo la mattina, oppure scrivendo a cultura.cimitericapitolini@amaroma.it. I gruppi sono piccoli, il ritrovo è all'ingresso monumentale di piazzale del Verano e la durata è di un'ora e mezza o due. Consiglio di chiamare con largo anticipo, perché i posti finiscono in fretta e alcuni itinerari si ripetono poche volte all'anno.
Se invece viaggiate con un gruppo organizzato, con una scolaresca o con clienti aziendali, l'accompagnamento professionale è un'altra cosa rispetto alla visita libera, e in un luogo come questo la differenza si sente soprattutto sul piano del contegno oltre che su quello dei contenuti: il team di accompagnatori e guide abilitate di TourLeaderPro per Roma lavora esattamente su questo tipo di percorsi, e i contatti operativi sono nella pagina contatti di TourLeaderPro.
Quando andare al Cimitero del Verano, e quando evitarlo
La stagione migliore è l'autunno inoltrato, fra la seconda metà di novembre e dicembre, oppure marzo. Il cimitero ha poca ombra e d'estate le zone alte diventano una graticola; d'inverno, invece, la luce bassa favorisce sia la lettura delle sculture sia la fotografia. Evitate senza esitazione i giorni intorno al 1 e al 2 novembre: sono le giornate della commemorazione, il Verano si riempie di decine di migliaia di persone, i viali si intasano e visitare per curiosità artistica in mezzo a quella folla è fuori luogo prima ancora che scomodo.
Evitate anche la prima mattina di lunedì, quando si concentrano molte cerimonie funebri, e le ore centrali delle giornate di pioggia, perché i viali in terra battuta diventano fango e i gradini di marmo sono pericolosi. La finestra perfetta resta il feriale dalle otto alle undici.
Accessibilità e visita con i bambini
Il Cimitero del Verano è parzialmente accessibile. I viali principali sono asfaltati, larghi e percorribili in carrozzina senza difficoltà, e la navetta interna copre buona parte del perimetro. Le zone alte, il Pincetto e la Scogliera del Monte presentano invece gradinate, rampe ripide e fondi irregolari: chi si muove in sedia a rotelle può godersi il quadriportico, la chiesa, il viale d'ingresso con il monumento a Mameli e l'area del sacrario, ma dovrà rinunciare a una parte del percorso alto. Per l'accesso con auto propria in caso di disabilità esistono deroghe documentate: conviene informarsi alla portineria.
Con i bambini la visita funziona meglio di quanto si pensi, a patto di non fingere che sia un parco. Spiegate prima dove state andando e perché si tiene la voce bassa. Poi date loro un compito concreto: cercare i ritratti dipinti di Severati, contarne i numeri progressivi, riconoscere gli animali scolpiti sulle tombe. I ragazzi rispondono bene ai cimiteri monumentali quando li si tratta come luoghi seri e non come attrazioni.
Cosa vedere intorno al Cimitero del Verano
Il Verano non si visita da solo: il quartiere intorno è uno dei più densi di Roma. A pochi metri dal cancello si alza la basilica di San Lorenzo fuori le mura, una delle sette chiese del pellegrinaggio romano, nata sulla tomba del diacono martire e anch'essa devastata dalle bombe del 1943 e ricostruita. Dietro la basilica comincia il quartiere San Lorenzo, con le sue palazzine operaie di inizio Novecento, le officine diventate spazi culturali e una vita serale che non somiglia a nessun'altra zona della città: la pagina su Container San Lorenzo racconta uno di quei luoghi.
In venti minuti a piedi verso sud si raggiungono Santa Croce in Gerusalemme e il tratto delle Mura Aureliane fra Porta Maggiore e Porta San Lorenzo, che è il contesto urbano esatto in cui il cimitero è stato pensato: fuori le mura, appunto. Sul versante opposto, verso viale Regina Elena, si entra nella Città universitaria e nei suoi musei, fra cui la Gipsoteca della Sapienza, che per chi arriva dal Verano è una continuazione naturale del discorso sulla scultura.
Chi vuole costruire un itinerario intero sulla Roma funeraria ha davanti tre tappe che si completano a vicenda: il Verano per l'Ottocento e il Novecento, il Cimitero acattolico con la Piramide Cestia per i romantici stranieri, e le catacombe di Roma per l'antichità cristiana. Una giornata piena, e un tema unico. Se invece cercate il verde monumentale con un'atmosfera opposta, Villa Torlonia con la Casina delle Civette è a un quarto d'ora, e le vetrate di Cesare Picchiarini che si ammirano lì sono dello stesso maestro che ha lavorato su alcune cappelle del Verano.
Per chi organizza un soggiorno romano più ampio e legge in inglese, le trenta esperienze selezionate in Best Things to Do in Rome e la scaletta di Rome in 3 Days aiutano a incastrare una mattinata al Verano dentro un programma sensato senza sacrificare il centro storico.
Domande veloci sul Cimitero del Verano
Quanto costa entrare al Cimitero del Verano?
Niente. L'ingresso è libero e gratuito, come in tutti i cimiteri comunali di Roma. Non esiste biglietteria e non è previsto alcun ticket per i visitatori, italiani o stranieri che siano.
Quali sono gli orari del Cimitero del Verano?
Dal 1 aprile al 30 settembre dalle 7.30 alle 19.00; dal 1 ottobre al 31 marzo dalle 7.30 alle 18.00. Tutti i giorni, con ultimo ingresso un'ora prima dell'orario di chiusura. Gli orari degli uffici amministrativi sono diversi da quelli di accesso al cimitero e variano in estate: per pratiche e concessioni conviene verificare sul sito dei Cimiteri Capitolini.
Dove si trova esattamente il Cimitero del Verano?
In piazzale del Verano 1, quartiere Tiburtino, accanto alla basilica di San Lorenzo fuori le mura. Altri accessi si aprono su via Tiburtina e via del Verano.
Serve prenotare per visitare il Cimitero del Verano?
No per la visita libera: si entra e si cammina. Sì per le visite guidate gratuite organizzate dall'ente gestore, che si prenotano per telefono o per posta elettronica e hanno posti limitati.
Quanto tempo ci vuole per visitare il Cimitero del Verano?
Un'ora e mezza per un giro rapido che tocchi ingresso, quadriportico e Pincetto. Due ore e mezza o tre per una visita che comprenda anche la Scogliera del Monte, la Rampa Caracciolo e il sacrario militare. Ottantatré ettari non si esauriscono in una visita sola.
Si possono fare fotografie al Cimitero del Verano?
Le fotografie per uso personale sono generalmente consentite, purché non si riprendano i visitatori e non si disturbino le cerimonie in corso. Per riprese professionali, troupe, treppiedi ingombranti o droni serve autorizzazione della direzione, da chiedere in anticipo.
Come si arriva al Cimitero del Verano con i mezzi pubblici?
Autobus 71 dalla stazione Tiburtina, con fermata in piazzale del Verano; tram 3 e 19 con fermata al Verano lungo la direttrice Porta Maggiore e Valle Giulia, tenendo conto che la rete tranviaria romana è interessata da cantieri e alcune tratte sono servite da bus sostitutivi. In metropolitana, linea B fino a Policlinico o Tiburtina e poi un quarto d'ora a piedi.
C'è un parcheggio al Cimitero del Verano?
Esiste un'area di sosta sul piazzale, insufficiente nei giorni di maggiore affluenza e praticamente inaccessibile intorno al 2 novembre. Nel quartiere il parcheggio su strada è difficile. Il consiglio pratico è arrivare con i mezzi pubblici.
Il Cimitero del Verano è accessibile in sedia a rotelle?
Parzialmente. I viali principali sono asfaltati e percorribili, e la navetta interna aiuta molto; le zone alte come il Pincetto e la Scogliera del Monte hanno gradinate e fondi irregolari. Per l'accesso con auto propria sono previste deroghe per le persone con disabilità.
Esiste una navetta interna al Cimitero del Verano?
Sì, l'ente gestore mette a disposizione un servizio navetta gratuito che parte dal piazzale principale e compie un giro con una ventina di fermate, dalla mattina fino a poco prima della chiusura. Orari e regole variano nel tempo e nelle ricorrenze: chiedete in portineria.
Come si trova la tomba di una persona al Cimitero del Verano?
All'ingresso monumentale esiste un servizio di ricerca: il personale interroga il registro per nome e cognome e indica zona, riquadro e viale. È il modo più rapido e affidabile, molto più degli elenchi che circolano online.
Quali personaggi famosi sono sepolti al Cimitero del Verano?
Fra i molti: Giuseppe Gioachino Belli, Trilussa, Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Natalia Ginzburg, Gianni Rodari, Giacomo Balla, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Monica Vitti, Gigi Proietti, Eduardo De Filippo, Ettore Petrolini, Ennio Morricone, Rino Gaetano, Gabriella Ferri, Pietro Nenni, Nilde Iotti, Giulio Andreotti, Errico Malatesta.
La tomba di Goffredo Mameli è davvero al Cimitero del Verano?
Il monumento funerario sì, ed è opera di Luciano Campisi inaugurata il 26 luglio 1891. Le spoglie no: furono traslate nel 1941 al Mausoleo ossario garibaldino del Gianicolo.
Grazia Deledda è sepolta al Cimitero del Verano?
Lo è stata dal 1936 al 1959. Poi le sue spoglie sono state trasferite a Nuoro, nella chiesa della Madonna della Solitudine, dove riposano in un sarcofago di granito nero.
Dove si trova la tomba di Trilussa al Cimitero del Verano?
Sulla Rampa Caracciolo, l'opera del 1918 di Corrado Cianferoni, dove il sepolcro del poeta fu collocato negli anni Cinquanta.
Che cosa sono i ritratti dipinti che si vedono sulle tombe?
Sono gli smalti su lava di Filippo Severati, realizzati con una tecnica brevettata nell'Ottocento e cotti a fuoco, per questo ancora vividi dopo oltre un secolo all'aperto. Al Verano se ne contano circa duecentocinquanta, tutti firmati, datati e numerati.
Quanto è grande il Cimitero del Verano?
Circa ottantatré ettari, suddivisi in ventuno zone e serviti da nove ingressi. È il più esteso cimitero monumentale di Roma e uno dei maggiori d'Europa.
Perché il Cimitero del Verano si chiama così?
Dal nome dell'antico campo della gens Verania, famiglia senatoria di età repubblicana che possedeva quei terreni lungo la via Tiburtina.
Ci sono ancora cremazioni al Cimitero del Verano?
Il tempietto egizio della zona XI ospitò il primo forno crematorio romano, acceso nel 1883, ma quell'impianto è stato dismesso nel 1980. Il servizio di cremazione cittadino è oggi attivo presso il cimitero Flaminio di Prima Porta.
Che differenza c'è fra il Cimitero del Verano e il Cimitero acattolico?
Il Verano è il grande cimitero comunale della città, nato dall'editto napoleonico e cresciuto fino a ottantatré ettari, con tutte le confessioni rappresentate in reparti distinti. Il Cimitero acattolico, ai piedi della Piramide Cestia, è molto più piccolo e antico, nato nel Settecento per i non cattolici stranieri, e custodisce le tombe di Keats e Shelley. Il primo racconta Roma, il secondo racconta chi a Roma è arrivato da fuori.
Si può visitare il Cimitero del Verano con una guida privata?
Sì. Oltre alle visite gratuite dell'ente gestore è possibile organizzare percorsi con accompagnatori e guide abilitate, soluzione consigliabile per gruppi, scuole e visitatori stranieri: TourLeaderPro gestisce accompagnamento professionale a Roma e coordina questo tipo di itinerari.
Il Cimitero del Verano è adatto ai bambini?
Sì, se preparati. Funziona bene con ragazzi dagli otto anni in su, con un obiettivo di osservazione concreto e la spiegazione preventiva delle regole di comportamento. Non è un luogo dove si corre e non è un parco.
Che cosa vedere nei dintorni del Cimitero del Verano?
La basilica di San Lorenzo fuori le mura, il quartiere San Lorenzo, la Città universitaria con i suoi musei, il tratto di Mura Aureliane fra Porta Maggiore e Porta San Lorenzo e, poco più in là, Santa Croce in Gerusalemme.
Il Verano è il posto di Roma che consiglio a chi sostiene di avere già visto tutto. Non chiede biglietto, non chiede prenotazione, non ha coda, e contiene più scultura italiana dell'Ottocento e del Novecento di quanta ne conservi qualunque museo della città. Chiede solo due cose: buone scarpe e la consapevolezza che state camminando in casa d'altri. Andateci una mattina d'inverno, salite al Pincetto, fermatevi davanti a uno di quei volti dipinti su pietra lavica e provate a sostenerne lo sguardo. Poi ditemi se vi è mai capitato altrove.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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