Catacombe di Commodilla

Le Catacombe di Commodilla sono a Roma in via delle Sette Chiese 42, 00145, quartiere Ostiense, a un passo dal confine con la Garbatella: l'ingresso si apre dentro l'area verde di Villa Serafini, il cui accesso pedonale è su via Giovannipoli, e chi cerca un portale monumentale sul marciapiede della via non lo trova, perché non esiste. Il complesso non è aperto al pubblico con biglietteria e orari: si visita soltanto su richiesta scritta alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, all'indirizzo protocollo@arcsacra.va, indicando dati anagrafici del richiedente o carta intestata dell'istituzione, motivo della visita, data, orario, numero dei partecipanti ed eventuale necessità di una guida in lingua straniera. I telefoni della Commissione sono +39 06 4465610 e +39 06 4467601. Il regolamento delle catacombe aperte su richiesta fissa gruppi non superiori a 15 persone e una tariffa di 220,00 euro a gruppo, comprensiva della presenza di un fossore per la custodia e l'assistenza e di un archeologo che illustra il monumento: è una cifra a corpo, non a testa, e conviene ricordarlo perché divisa per quindici diventa poco più di quattordici euro a persona. Non ci sono biglietti online, non ci sono ridotti pubblicati, non c'è una prima domenica del mese gratuita. Fuori da questa procedura restano solo le aperture straordinarie occasionali, organizzate insieme al Municipio VIII o alla Commissione, che vengono annunciate di volta in volta e hanno condizioni e prezzi propri: chi le insegue deve controllare i canali ufficiali nei giorni precedenti, perché i posti si esauriscono in poche ore. Ci si arriva con la metro B, fermata Garbatella, dieci minuti a piedi in leggera discesa; le linee di superficie che percorrono via delle Sette Chiese, fra cui il 670 e il 716, lasciano a poche decine di metri; dalla basilica di San Paolo fuori le Mura si sale a piedi in un quarto d'ora scarso. Sotto terra la temperatura resta bassa e costante in ogni stagione, l'umidità è alta e il terreno è irregolare: scarpe chiuse con suola scolpita, una felpa anche a luglio.

🕯️✦ Tour guidato

Catacombe di San Callisto: tour guidato

Sottoterra ci sono quindici gradi tutto l'anno: è la visita giusta per le ore centrali di una giornata di luglio.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →

Chi vuole inquadrare questo ipogeo dentro il sistema più ampio dei cimiteri cristiani della città trova il panorama completo nella pagina delle Catacombe di Roma, mentre l'elenco generale dei luoghi visitabili è nella sezione attrazioni turistiche.

Galleria sotterranea con loculi nelle Catacombe di Commodilla a Roma
Catacombe di Commodilla

Perché si chiamano Catacombe di Commodilla

Il nome non appartiene a un santo e nemmeno a un martire. Commodilla è una proprietaria terriera, una matrona romana di cui non sappiamo praticamente nulla: compare nelle fonti come titolare del fondo sotto il quale si aprì il cimitero, e da lei l'archeologia moderna ha preso l'etichetta con cui oggi il complesso viene catalogato. È un caso frequentissimo nella topografia cristiana di Roma, dove i cimiteri sotterranei portano quasi sempre il nome del terreno prima che quello della fede: Priscilla, Domitilla, Balbina, Generosa. La proprietà privata precede il culto, e la carta catastale precede il calendario liturgico.

Nell'antichità, però, questo posto si chiamava in un altro modo. Gli itinerari altomedievali per i pellegrini, le liste di sepolcri che i viaggiatori del Nord copiavano prima di scendere a Roma, e soprattutto una iscrizione trovata in loco lo indicano come cimitero di Felice e Adautto: i due martiri sepolti qui davano il nome all'intero complesso, e per secoli nessuno avrebbe capito di cosa si parlasse dicendo Commodilla. L'epigrafe del cubicolo di Leone conserva la formula antica in latino, con il committente che dichiara di essersi fatto costruire la camera funeraria vivo, nel cimitero di Adautto e Felice. È una fonte interna, scritta sul posto da chi pagava: il tipo di documento che vale più di dieci trattati.

Il passaggio da un nome all'altro è recente e travagliato. Antonio Bosio, che nel 1595 fu il primo a rimetterci piede in età moderna, lo battezzò catacomba di Lucina, confondendolo con un altro nucleo funerario. L'identificazione corretta arrivò nell'Ottocento con Giovanni Battista de Rossi, il fondatore dell'archeologia cristiana come disciplina scientifica, e la denominazione fu poi fissata da Enrico Stevenson nel 1897. Tre secoli per attribuire un nome giusto a un cimitero grande quanto un isolato: chi pensa che l'archeologia romana proceda per illuminazioni improvvise dovrebbe tenere questa cronologia sul comodino.

La mia opinione, dopo averlo raccontato molte volte davanti a gruppi che si aspettavano una santa Commodilla con tanto di leggenda: il nome sbagliato è più interessante di quello giusto. Ci ricorda che sotto Roma non c'è un piano regolatore della devozione, ma un mosaico di terreni privati che qualcuno, a un certo punto, ha aperto ai morti della propria comunità. La fede si è insediata su catasti altrui.

Dove sono le Catacombe di Commodilla e com'è fatto il quartiere intorno

Siamo nel tratto centrale di via delle Sette Chiese, la strada che il pellegrinaggio delle sette basiliche percorreva per collegare San Paolo fuori le Mura a San Sebastiano: un asse antico, oggi una via urbana di quartiere, con le palazzine degli anni Venti e Trenta da un lato e i lotti popolari della Garbatella dall'altro. La stessa strada, un paio di chilometri più avanti al civico 282, porta all'ingresso delle catacombe di Domitilla: due cimiteri cristiani sulla medesima via, uno aperto tutti i giorni tranne il martedì e l'altro accessibile solo su appuntamento. Vale la pena saperlo prima di partire, perché la confusione fra i due è l'errore più comune che vedo commettere ai visitatori.

Il contesto urbano conta più di quanto sembri. Questa è la Roma che cresce fra le due guerre attorno agli stabilimenti industriali dell'Ostiense, ai Mercati Generali, al Gazometro; è la Roma dei lotti popolari e dei villini a schiera, non quella dei palazzi cardinalizi. Il cimitero cristiano, quando fu scavato nel IV secolo, era in aperta campagna suburbana, a poche centinaia di metri dalla via Ostiense e dal sepolcro dell'Apostolo. Le due cose oggi convivono in un raggio di un chilometro: il livello del IV secolo sotto i piedi, i palazzi del Novecento sopra la testa, e in mezzo un parco di quartiere dove i ragazzi giocano a pallone senza sapere che cosa c'è sotto.

Sul lato pratico: parcheggiare in zona è possibile ma faticoso nelle ore centrali, e il tratto di via delle Sette Chiese davanti a Villa Serafini non ha spazi comodi. La metro B è la soluzione onesta. Chi arriva da Termini impiega poco più di un quarto d'ora fino a Garbatella, e la discesa a piedi verso via delle Sette Chiese è un percorso piacevole fra le case popolari di via Giovannipoli e i cortili dei lotti storici. Chi invece viene da San Paolo può abbinare la visita alla basilica di San Paolo fuori le Mura e al vicino Museo della Via Ostiense, dentro Porta San Paolo.

Come si visitano davvero le Catacombe di Commodilla

La differenza fra questo ipogeo e le cinque o sei catacombe da cartolina della città è tutta nella procedura. A San Callisto o a San Sebastiano si arriva, si fa la fila, si compra il biglietto e si entra con il turno successivo. Qui no. Qui si scrive una mail, si aspetta una risposta, si concorda una data, e il giorno stabilito si trova un cancello aperto in un parco di quartiere con un fossore che apre e un archeologo che accompagna. Il fossore, per inciso, è la figura professionale più antica del mestiere: il termine designa oggi il personale della Pontificia Commissione addetto alla custodia e alla manutenzione degli ipogei, e discende in linea diretta dai fossores tardoantichi che scavavano loculi a cottimo.

La visita richiede una certa attitudine. Le gallerie hanno il pavimento in terra battuta, con dislivelli e gradini irregolari; l'illuminazione è essenziale e in molti tratti serve seguire chi apre; gli ambienti dipinti sono stretti e permettono la sosta di poche persone alla volta. Il gruppo di quindici, tetto massimo del regolamento, va inteso come limite, non come formato ideale: con otto o dieci persone si vede il doppio e si sente tutto. È la ragione per cui, quando organizzo un accesso, non riempio mai il gruppo fino all'ultimo posto disponibile.

Sulla durata, non aspettatevi il ritmo dei circuiti turistici. Una visita fatta bene, con la lettura dell'epigrafe di Leone, la sosta davanti alla Madonna di Turtura e il tempo per capire dove sia il graffito volgare, sfiora l'ora e mezza. È lunga per gli standard di una catacomba aperta al pubblico, dove il turno standard è di venticinque o trenta minuti, ed è il vero valore aggiunto di questa formula: qui l'archeologo non ha un altro gruppo che preme alle spalle.

Il consiglio operativo che do sempre: scrivete con largo anticipo, indicate due o tre date alternative e specificate se nel gruppo ci sono persone con difficoltà motorie, perché la risposta cambia. E mettete in conto che una richiesta possa non essere accolta per il periodo che chiedete: gli ipogei chiusi al pubblico hanno esigenze di conservazione che vengono prima del calendario dei visitatori, e il microclima dei vani affrescati è monitorato proprio per limitare il numero di ingressi.

Ambiente affrescato della basilica ipogea dei santi Felice e Adautto nelle Catacombe di Commodilla
Catacombe di Commodilla

Una cava di pozzolana diventata cimitero

Il fatto strutturale da cui discende tutto il resto è questo: le Catacombe di Commodilla non nascono come cimitero. Nascono come cava. Il banco di pozzolana, la sabbia vulcanica che i Romani impastavano con la calce per ottenere il calcestruzzo, veniva estratto qui in età imperiale attraverso ambienti larghi e irregolari, scavati con criteri industriali e non funerari. Quando la coltivazione cessò, la bocca della cava fu chiusa e sostituita da una scala che scendeva dall'alto: le tracce di quell'intervento restano leggibili sulla parete orientale, e sono la cerniera fisica fra due destinazioni d'uso completamente diverse.

Il riuso spiega la forma. Chi entra in una catacomba scavata da zero, come buona parte di San Callisto, cammina in corridoi stretti e altissimi, con i loculi ordinati su file regolari e una geometria che asseconda la logica del cantiere funerario. Qui invece si attraversano vani ampi, con sezioni squadrate e pareti che non seguono un modulo: sono i vuoti lasciati dai cavatori, riadattati a ospitare i morti. L'archeologia cristiana chiama questi complessi arenari riutilizzati, e Commodilla è uno degli esempi più didattici di Roma.

I tre livelli delle Catacombe di Commodilla

Il complesso si articola su tre piani sovrapposti. Il livello intermedio è il più antico e il più importante: coincide con la cava riadattata, ospita le sepolture dei martiri e la basilica ipogea, e da lì si è irradiato il resto del cimitero. Sopra e sotto si svilupparono in un secondo momento nuclei di gallerie con sepolture modeste, prive di decorazione e in gran parte anonime. Il fatto che il piano intermedio sia quello originario, e non quello superiore come nella maggior parte dei cimiteri, è la conseguenza diretta della cava: si è partiti dal vuoto che c'era già, non dalla superficie.

Le sepolture più antiche del piano mediano erano ricavate nel pavimento, secondo la tecnica delle formae, le fosse terragne coperte da lastre. Quando lo spazio cominciò a mancare, si passò alle pareti, poi si aggiunsero file su file fino al soffitto. La cronologia interna è ancorata a un dato epigrafico solido: una deposizione datata al 367, che colloca la fase di piena attività nella seconda metà del IV secolo. L'uso funerario vero e proprio si esaurisce entro la fine di quel secolo; da lì in avanti il cimitero smette di ricevere morti e comincia a ricevere pellegrini.

Le sepolture a pozzo, la firma delle Catacombe di Commodilla

C'è una soluzione tecnica che qui raggiunge una diffusione anomala: le sepolture a pozzo. Sono fosse verticali profonde, scavate nel pavimento delle gallerie, sulle cui pareti si aprono i loculi uno sopra l'altro: in alcuni casi se ne contano fino a venti in un solo pozzo. È un modo brutale ed efficacissimo di moltiplicare la capienza in un terreno che non permetteva di allungare i corridoi, e restituisce l'immagine di una comunità funeraria numerosa e con poco spazio a disposizione.

Il dato interessante è la geografia di questa tecnica. Le sepolture a pozzo sono rare a Roma e si concentrano in due soli complessi, entrambi nel settore ostiense: Commodilla e le vicine Catacombe di Santa Tecla. Due cimiteri limitrofi, la stessa soluzione ingegneristica, la stessa epoca: è ragionevole pensare a maestranze in comune, a squadre di fossores che lavoravano su entrambi i cantieri portandosi dietro il proprio repertorio tecnico. Non è una prova documentata, ma è l'ipotesi che l'evidenza materiale rende più economica.

Perché le Catacombe di Commodilla sono povere e perché conta

Gli studiosi descrivono questo complesso con una formula che sembra un giudizio negativo e invece è una diagnosi sociale: estrema povertà architettonica, epigrafica e iconografica. I cubicoli sono rari, gli arcosoli pochissimi, i marmi iscritti scarsi e spesso pieni di errori di ortografia, con lettere invertite e formule sbagliate. In un cimitero aristocratico questo non accade: chi paga il marmorario paga anche chi sa scrivere.

Quegli errori, però, sono una fonte. Dicono che i committenti erano gente di condizione modesta, artigiani e piccoli commercianti del suburbio ostiense, alfabetizzati a metà, che compravano la lastra e la facevano incidere da chi costava meno. In una città dove l'archeologia cristiana ha spesso raccontato la storia dei senatori convertiti, Commodilla racconta quella di tutti gli altri. Ed è la ragione per cui, come guida, la considero una delle catacombe più istruttive di Roma: non c'è lusso a distrarre. Poi, in mezzo a questa modestia diffusa, arrivano il cubicolo di un alto funzionario imperiale e una serie di affreschi di primissimo livello, e il contrasto diventa il vero soggetto della visita.

Felice e Adautto, i martiri delle Catacombe di Commodilla

Il cimitero deve la propria fortuna a due sepolture. Felice e Adautto compaiono per la prima volta nella poesia epigrafica di papa Damaso, il pontefice che fra il 366 e il 384 riorganizzò la memoria dei martiri romani facendo incidere carmi celebrativi sulle loro tombe: il carme damasiano dedicato a questi due è andato perduto, ma la tradizione manoscritta ne conserva il contenuto, e li descriveva come fratelli e presbiteri sepolti insieme. Damaso è una fonte del IV secolo che parla di fatti del secolo precedente: vicina, non contemporanea.

La passio, il racconto agiografico che mette in scena il martirio, è invece molto più tarda, di età altomedievale, e va letta per quello che è: letteratura devozionale, non verbale di processo. Racconta che Felice fu condannato negli ultimi anni di Diocleziano, fra il 284 e il 305, e che mentre veniva condotto al supplizio uno sconosciuto uscì dalla folla dichiarandosi cristiano e chiedendo di morire con lui. Nessuno ne conosceva il nome. Passò alla storia come Adautto, dal latino adauctus, l'aggiunto: un martire il cui nome proprio è letteralmente il fatto di essersi aggiunto a un altro. Una parte della critica preferisce collocare i due sotto la persecuzione di Valeriano, negli anni 258 e dintorni, e la questione resta aperta.

Sull'attendibilità, distinguo come faccio sempre davanti a un gruppo: che due martiri di nome Felice e Adautto fossero sepolti qui e venerati già nel IV secolo è documentato dall'epigrafia e dall'archeologia; che uno dei due si sia autodenunciato durante l'esecuzione dell'altro è tradizione agiografica, bella e probabilmente costruita a posteriori proprio per spiegare un nome che non si capiva più. Il nome, insomma, potrebbe aver generato il racconto invece che il contrario. È un meccanismo diffusissimo nella formazione delle leggende dei santi, e riconoscerlo non toglie nulla al valore del luogo.

Gli archeologi hanno individuato il punto della deposizione: due loculi sovrapposti, sotto l'affresco che li raffigura. Non un sarcofago, non un monumento: due nicchie in parete, come quelle di chiunque altro. La comunità cristiana romana del IV secolo non separava i propri martiri dal resto dei morti, li rendeva riconoscibili con la pittura e con l'iscrizione. La gerarchia era visiva, non architettonica.

Merita, Degna, Gaudenzia, Nemesio: gli altri nomi

Attorno ai due titolari ruota un piccolo gruppo di figure venerate, note in misura molto diversa. Merita è la meglio documentata perché il suo nome compare dipinto accanto alla sua immagine in uno degli affreschi della basilichetta, ed è considerata l'unica figura femminile martire conservata integralmente in questo complesso; la tradizione la lega a Degna come coppia di sorelle uccise sotto Valeriano, fra il 253 e il 260. Gaudenzia è ricordata dal Martirologio geronimiano alla data del 29 agosto. Nemesio compare negli itinerari altomedievali per i pellegrini.

Per Degna, Gaudenzia e Nemesio le tracce archeologiche in loco sono scarse o assenti: sappiamo che erano nominati, non dove fossero. È una situazione tipica dei cimiteri romani, dove le liste di pellegrinaggio elencano più santi di quanti l'archeologia riesca a localizzare, e dove alcuni nomi migrano da un complesso all'altro nel corso dei secoli. Chi visita farebbe bene a tenere separati i due piani: quello che le fonti scritte affermano e quello che il muro conferma.

C'è un dettaglio cronologico che vale la pena mettere in fila, perché ha conseguenze importanti su un'altra questione. Merita risulta traslata altrove sotto papa Paolo I, quindi fra il 757 e il 767. Felice e Adautto, secondo la ricostruzione tradizionale, lasciarono il cimitero un secolo più tardi, sotto Leone IV, fra l'847 e l'855, quando reliquie dei due martiri furono donate a Ermengarda, moglie dell'imperatore Lotario. Che la martire minore se ne vada cent'anni prima dei titolari è un'anomalia che alcuni studiosi hanno segnalato come indizio di una cronologia da rivedere. Ci torneremo, perché tocca la datazione del pezzo più celebre di questo luogo.

La basilica ipogea dei santi Felice e Adautto

Nel primo quarto del VI secolo il cimitero cambia natura. Sotto papa Giovanni I, il cui pontificato copre gli anni 523-526, una porzione della vecchia cava al livello mediano viene rimaneggiata e trasformata in una piccola basilica sotterranea dedicata ai due martiri. Le pareti vengono rinforzate, gli ambienti ampliati e regolarizzati, l'area attorno alle tombe organizzata per accogliere la liturgia e il flusso dei devoti. È il momento in cui un luogo di sepoltura diventa un luogo di culto: una trasformazione che a Roma si ripete in decine di ipogei fra V e VI secolo, e che qui è leggibile con particolare chiarezza perché la struttura della cava, sotto l'intervento papale, continua a vedersi.

La basilichetta ha una zona absidale con il presbiterio, e davanti a esso si trovava l'altare. Le pareti laterali sono quelle che portano gli affreschi. Chi entra oggi fatica a percepire l'insieme come chiesa, perché manca tutto l'arredo e perché la luce è quella artificiale di un impianto essenziale; ma la pianta si legge, e la sequenza degli affreschi lungo i muri restituisce l'idea di uno spazio che veniva percorso, guardato, toccato.

Dal VI al IX secolo i pontefici intervengono ripetutamente sulla basilica ipogea, con restauri documentati. È l'indice più affidabile della fortuna del santuario: si spende solo dove la gente arriva. Fra i papi coinvolti nella storia del luogo compare anche Gregorio IV, il cui pontificato copre gli anni 827-844, e le vicende di questo cimitero si intrecciano con quelle di Leone IV. Poi, quando le reliquie escono, il luogo si spegne. Non viene distrutto: viene dimenticato, che nel sottosuolo romano è il modo più efficace di conservarsi.

I graffiti dei pellegrini nella basilichetta

Sulle pareti della basilichetta si accumulano, dall'inizio del VII secolo in avanti, i graffiti devozionali dei visitatori. Sono nomi, invocazioni, croci, segni di passaggio incisi con la punta di un coltello o di uno stilo. Fra questi compaiono iscrizioni anglosassoni e caratteri runici, lasciati da pellegrini venuti dalle isole britanniche e dal Nord Europa fra VIII e IX secolo. Quei segni valgono quanto un registro di presenze: dicono che questa non era una devozione locale di quartiere, ma una tappa inserita nei circuiti internazionali del pellegrinaggio romano.

Un dato di scavo, raccolto dall'epigrafia cristiana, permette una lettura ancora più precisa: circa tre quarti dei graffiti della basilichetta di Felice e Adautto risultano opera di laici, non di chierici. Non era uno spazio riservato al clero. Era un luogo dove la gente comune scriveva sui muri, e dove quello che oggi chiameremmo vandalismo era invece una forma legittima e attesa di preghiera. Tenete a mente questo dato: è la chiave per capire il graffito più famoso del complesso.

Affresco paleocristiano con figure di santi nelle Catacombe di Commodilla a Roma
Catacombe di Commodilla

Gli affreschi delle Catacombe di Commodilla, uno per uno

La pittura è la ragione per cui questo cimitero povero conta quanto i grandi complessi dell'Appia. In pochi metri quadrati di parete si legge l'evoluzione dell'immagine cristiana a Roma dal IV al VII secolo, con opere datate e in alcuni casi datate su base documentaria. Le descrivo nell'ordine in cui conviene guardarle.

La Madonna di Turtura, il capolavoro delle Catacombe di Commodilla

È l'opera per cui vale l'intera pratica burocratica della richiesta. Databile alla metà del VI secolo, l'affresco fu commissionato dal figlio di una donna di nome Turtura per la tomba della madre. La composizione è frontale e solenne: la Vergine siede in trono con il Bambino sulle ginocchia, su uno scranno dorato; ai lati si dispongono i due martiri titolari, Felice e Adautto, in atteggiamento di presentazione; e fra loro, di dimensioni minori, la defunta viene condotta al cospetto della Madre di Dio.

Il tipo iconografico è quello della Vergine in maestà che si sta affermando nella Roma bizantina del VI secolo, con i volti allungati, gli occhi grandi e fissi, l'oro che sostituisce il paesaggio. Se conoscete l'icona della Madonna della Clemenza in Santa Maria in Trastevere, o i pannelli di Santa Maria Antiqua al Foro, siete nello stesso orizzonte figurativo e nello stesso mezzo secolo. Con una differenza: quella di Commodilla è una pittura funeraria privata, pagata da un figlio per la madre, e conserva un tono domestico che le grandi commissioni non hanno.

L'epigrafe che accompagna l'immagine è un piccolo gioiello letterario. Gioca sul nome della defunta, che in latino significa tortora, e le dice che portava quel nome a ragione, perché fu davvero una tortora: fedele, mite, e nel simbolismo antico vedova che non si risposa. Sono poche righe di poesia funeraria familiare, di quelle che nella Roma del VI secolo si commissionavano insieme all'affresco. Davanti a questo muro, di solito, smetto di parlare per un minuto e lascio guardare.

San Luca con la borsa del chirurgo

Sulla parete della basilichetta è dipinto un san Luca evangelista che gli storici dell'arte considerano la più antica raffigurazione certa del santo. Non ha il libro, non ha il bue: ha una piccola borsa di cuoio con dentro gli strumenti da chirurgo. La tradizione, fondata su un passo delle lettere paoline, faceva di Luca un medico, e il pittore romano del VII secolo sceglie di caratterizzarlo con il suo mestiere invece che con il suo vangelo.

La datazione è insolitamente precisa perché ancorata a un riferimento cronologico interno che rimanda al regno dell'imperatore Costantino IV, fra il 668 e il 685. Siamo dunque nella seconda metà del VII secolo, in piena età bizantina romana, quando la città è formalmente parte dell'impero d'Oriente e i papi vengono confermati da Costantinopoli. Quella borsa di strumenti chirurgici, per chi si occupa di storia della medicina, è un documento iconografico citato regolarmente: la trovate riprodotta in manuali che con l'archeologia cristiana non hanno niente a che fare.

La Traditio clavium e il gruppo dei santi

Un terzo affresco mostra Cristo seduto sul globo mentre consegna le chiavi a Pietro. Attorno alla scena centrale si dispone un gruppo di santi con i nomi dipinti accanto: Adautto, Merita, Paolo apostolo, Felice e Stefano protomartire, in atteggiamento orante. La cronologia oscilla, nelle diverse letture, fra il VI secolo e la fine del VII, con una proposta che la colloca attorno al 684.

La consegna delle chiavi è un tema politico prima ancora che devozionale: afferma il primato petrino, e a Roma lo si dipinge quando quel primato ha bisogno di essere ribadito. Il dettaglio che merita attenzione è però un altro, ed è la presenza dei nomi scritti. In un ambiente frequentato da pellegrini in gran parte analfabeti o semialfabetizzati, i tituli servivano a chi sapeva leggere per spiegare a chi non sapeva: erano didascalie funzionali, non ornamenti. La pittura parlava, e qualcuno la traduceva ad alta voce.

Merita e le figure dell'ingresso

La martire Merita conserva qui la propria immagine con il nome dipinto: un caso non frequente, perché nella maggior parte dei cimiteri romani le sante minori sono nomi senza volto. Sopra l'ingresso del cubicolo di Leone, invece, Felice e Adautto sono raffigurati mentre porgono a una colomba le corone del loro martirio: l'immagine, di IV secolo, riprende un linguaggio simbolico ancora tardoantico, con la corona come premio e la colomba come figura dello Spirito. Un'altra pittura del IV secolo mostrava i due martiri in atto di acclamare il cristogramma, il monogramma di Cristo composto dalle lettere greche chi e rho.

Chi guarda in sequenza questi lacerti vede una cosa che nei musei non si vede quasi mai: la stessa coppia di santi rappresentata a tre secoli di distanza, prima come figure simboliche accanto a un monogramma, poi come personaggi solenni e frontali in abito liturgico. Tre secoli di storia dell'immagine cristiana sulle pareti di uno stesso ipogeo, senza mai uscire dalla stanza.

Il cubicolo di Leone, il vertice artistico delle Catacombe di Commodilla

La regione che contiene questo ambiente fu scoperta nel 1953, e la scoperta cambiò il rango del complesso. Il cubicolo appartenne a un uomo di nome Leone, funzionario imperiale con la carica di prefetto dell'annona, cioè responsabile dell'approvvigionamento alimentare di Roma: uno degli incarichi più delicati dell'amministrazione tardoantica, perché il pane della plebe era una questione di ordine pubblico prima che di logistica. Siamo nella seconda metà del IV secolo.

Leone lasciò un'iscrizione che dichiara di essersi fatto costruire il cubicolo mentre era ancora in vita, nel cimitero di Adautto e Felice. La formula latina, con la sua ortografia imperfetta, è una delle fonti interne più preziose del complesso: attesta il nome antico del cimitero, documenta la pratica della costruzione anticipata della tomba, e ci consegna il committente con la sua qualifica. All'ingresso dell'ambiente un'altra iscrizione dipinta lo identificava come proprietario e prefetto dell'annona.

Le scene dipinte del cubicolo di Leone

L'ambiente è interamente dipinto con scene bibliche, e la qualità dell'esecuzione è di gran lunga superiore a tutto il resto del cimitero. Al centro della volta campeggia un Cristo Salvatore barbato e nimbato, affiancato dalle lettere apocalittiche alfa e omega: il principio e la fine, secondo la formula dell'Apocalisse. Il Cristo barbato è già in questa fase l'immagine ufficiale della maestà divina, e sostituisce il giovane imberbe dei primi secoli.

Sull'arcosolio di destra è dipinto il rinnegamento di Pietro, l'episodio del cortile in cui l'apostolo nega tre volte di conoscere il maestro. Sull'arcosolio di sinistra, Pietro fa scaturire l'acqua dalla roccia: è un tema che trasferisce sull'apostolo un miracolo di Mosè, e che nella pittura funeraria romana allude al battesimo e alla salvezza. Le due scene si guardano da parete a parete, e insieme raccontano la parabola di un uomo che tradisce e poi diventa fondamento. Per un funzionario imperiale che si prepara la tomba, la scelta non è casuale: la caduta e il riscatto sono un programma iconografico, non una decorazione.

La datazione delle pitture oscilla fra la fine del IV e i primi anni del V secolo. Il consolidamento strutturale del cubicolo è stato uno dei capitoli più delicati dell'ultimo restauro, e le condizioni dell'ambiente restano il motivo per cui l'accesso è contingentato. Detto da chi ci porta gruppi: questo è il vano che giustifica da solo la trafila della richiesta, e chi ha la fortuna di entrarci dovrebbe dedicargli almeno un quarto d'ora, in silenzio, senza flash e senza fretta.

Volta dipinta e arcosolio nel cubicolo di Leone alle Catacombe di Commodilla
Catacombe di Commodilla

Non dicere ille secrita a bboce: l'italiano comincia qui

Sulla cornice sinistra di uno degli affreschi della cripta dei santi Felice e Adautto, all'altezza del gomito di Adautto, qualcuno ha inciso con una punta metallica sette parole. Sono queste: non dicere ille secrita a bboce. Tradotto: non dire i segreti a voce alta. Non è un'iscrizione ufficiale, non è un'epigrafe commissionata, non è opera di un lapicida. È un graffito, tracciato di mano non esperta sopra la cornice dipinta di un quadro del VI o VII secolo, e vale quanto un intero museo.

Il motivo è che quelle sette parole non sono in latino. Sono in volgare romano, cioè nella lingua che la gente parlava a Roma quando il latino scritto era già diventato una materia da scuola. E sono, con ogni probabilità, la più antica attestazione scritta di volgare italiano che possediamo, precedente ai documenti notarili con cui di solito si apre la storia della nostra lingua. Chi ha studiato la storia dell'italiano ha incontrato questo graffito a pagina uno del manuale, spesso senza sapere che il muro su cui è inciso è a mezz'ora di metropolitana dal Colosseo.

Che cosa dice, parola per parola

Vale la pena smontare la frase pezzo per pezzo, perché ogni parola contiene un fenomeno linguistico che il latino classico non conosceva.

Non dicere: in latino classico l'imperativo negativo si costruiva con noli dicere, cioè con il verbo nolo seguito dall'infinito. Qui la costruzione è già quella italiana, negazione più infinito, esattamente come diciamo oggi non dire.

Ille: nel latino di Cicerone è un dimostrativo, quello. Qui funziona da articolo, e regge un plurale femminile derivato dalle forme illae o illas. Vale a dire che siamo nel momento in cui il dimostrativo latino si sta trasformando nell'articolo determinativo delle lingue romanze: lo stesso processo che dà il francese le, lo spagnolo el, l'italiano il e le. Sorprendere quel passaggio in atto, su un muro, è una fortuna rarissima.

Secrita: dal latino secreta, il neutro plurale sostantivato. La i al posto della e riflette una grafia pre-carolingia che rende con la i il timbro chiuso della vocale: è un tratto di scrittura tipico dell'area romana altomedievale, e per i paleografi è un buon indizio cronologico.

A bboce: dal latino ad vocem. Qui succedono tre cose insieme. Cade la consonante finale della preposizione e del sostantivo, secondo la regola che porta l'italiano a evitare le consonanti in fine di parola. La v iniziale diventa b, fenomeno che i linguisti chiamano betacismo e che nel Lazio è ancora vivo. E soprattutto la b si raddoppia: bboce, non boce. È il raddoppiamento fonosintattico, il fenomeno per cui in italiano centromeridionale certe parole allungano la consonante iniziale della parola che segue. Diciamo a ccasa, a Rroma, e non ce ne accorgiamo perché la grafia non lo registra. Qui invece qualcuno lo ha registrato.

Il dettaglio che trovo più commovente riguarda proprio quella doppia b. L'osservazione degli studiosi è che la seconda b sia una correzione: chi scriveva aveva tracciato boce e poi ha aggiunto la consonante, come se si fosse accorto che il suono reale della sua lingua non coincideva con la grafia che gli veniva dalla scuola. È il gesto di qualcuno che sente la distanza fra come si scrive e come si parla, e sceglie di scrivere come si parla. In quel raddoppiamento aggiunto a mano c'è, in miniatura, tutta la nascita di una lingua.

Quando fu scritto il graffito delle Catacombe di Commodilla

La datazione è una forbice, e conviene dichiararla come tale. Il termine dopo il quale il graffito è stato certamente inciso lo dà l'affresco su cui poggia, del VI o VII secolo: non si può graffiare la cornice di un quadro che non esiste ancora. Il termine entro cui deve essere stato inciso è dato dall'abbandono della cripta, tradizionalmente collocato attorno alla metà del IX secolo. Dentro questa forbice, la proposta più autorevole e più citata è quella di Francesco Sabatini, che nel 1966 lo assegnò alla prima metà del IX secolo sulla base di argomenti paleografici, linguistici e storici.

Gli argomenti sono tre. Il primo è la scrittura, un'onciale che il confronto colloca fra VIII e X secolo. Il secondo è di storia liturgica e riguarda l'interpretazione del testo. Il terzo è di storia del sito e si fonda sulla data di abbandono della basilichetta. La forbice complessiva che la ricerca considera accettabile va dall'VIII alla prima metà del IX secolo.

Il punto debole del terzo argomento è emerso di recente. Se l'abbandono dipende dalla traslazione dei corpi dei martiri sotto Leone IV, fra 847 e 855, allora la data più bassa è quella. Ma le fonti primarie, riesaminate, parlano di reliquie e non di corpi interi, e non garantiscono che i resti fossero ancora nella basilichetta al momento della donazione; inoltre la martire Merita risulta traslata quasi un secolo prima, sotto Paolo I. Se anche Felice e Adautto avessero lasciato il cimitero nella seconda metà dell'VIII secolo, la datazione del graffito andrebbe alzata di conseguenza. In pagina la dico come la dice la ricerca: il graffito è databile fra l'VIII secolo e la prima metà del IX, e la proposta di Sabatini resta il riferimento.

Chi lo ha scritto, e che cosa voleva dire

Qui la faccenda si fa appassionante, perché la frase è chiara e il suo significato no.

La lettura classica, quella di Sabatini, è liturgica. Le secreta, nella messa romana, sono le orazioni sull'offerta che il celebrante recita a bassa voce, i mysteria destinati a Dio e non all'assemblea. Il graffito sarebbe allora un promemoria fra sacerdoti, inciso sul muro accanto all'altare da un chierico per ricordare a chi celebrava di non pronunciare ad alta voce le preghiere che vanno dette sottovoce. Una nota di servizio, insomma, scritta nella lingua d'uso perché era quella che tutti capivano. È l'interpretazione che si legge in tutti i manuali.

Negli ultimi anni questa lettura è stata contestata con argomenti seri. Il primo è topografico: l'altare della basilichetta era nella zona absidale, davanti al presbiterio, mentre il graffito è su una parete laterale, in basso, in un ambiente poco illuminato e affollato di fedeli in piedi. Chi celebrava non lo poteva leggere. Il secondo è storico e liturgico: la prassi di recitare in silenzio quelle orazioni è di ambiente franco, non romano, e la Chiesa di Roma nel IX secolo era attaccata alle proprie consuetudini. Il terzo è linguistico: secrita è un plurale, mentre la preghiera in questione è normalmente attestata al singolare. Il quarto è sociolinguistico: la mano che ha inciso è giudicata dai paleografi poco esperta, tipica di un semicolto, e non di un chierico istruito.

L'interpretazione alternativa proposta è di tipo narrativo e devozionale, e ha il pregio di spiegare la posizione del graffito. Adautto, secondo la sua leggenda, era un cristiano nascosto agli uomini e noto solo a Dio, finché non rivelò a voce alta ciò che teneva in cuore, e per questo morì. Il graffito è inciso proprio accanto alla sua figura, all'altezza del gomito. Letto così, non è un promemoria liturgico ma un'apostrofe: qualcuno che, ascoltando o ricordando la passio, si rivolge al santo dipinto e gli dice di non dirli, quei segreti, di non pronunciarli. Un moto di affetto verso una figura dipinta, come chi al cinema sussurra al protagonista di non aprire quella porta. Che il 74 per cento dei graffiti di questa basilichetta sia opera di laici rende l'ipotesi più che plausibile.

La mia posizione, e la dico da divulgatore e non da filologo: la lettura devozionale spiega meglio la posizione fisica della scritta, quella liturgica spiega meglio il lessico tecnico. Il dibattito è vivo e non è chiuso. Quello che nessuna delle due letture cambia è il valore linguistico del documento, che resta identico in entrambi i casi. E resta il fatto, per me il più impressionante di tutta la visita, che la prima frase scritta nella nostra lingua non sia un atto notarile, non sia un verso, non sia una preghiera, ma un invito a stare zitti.

Il primato e la sua misura giusta

Bisogna intendersi su che cosa significhi primo documento del volgare italiano, perché è una formula che genera equivoci. Il graffito di Commodilla è la più antica frase in volgare che ci sia giunta scritta, ma non è un testo con valore giuridico né un'opera letteraria: è un'annotazione privata. I documenti che aprono la storia ufficiale dell'italiano scritto, i placiti campani della seconda metà del X secolo, sono atti processuali con formule ripetute davanti a un giudice, e hanno una natura completamente diversa. Anche l'indovinello veronese, spesso citato accanto a questo, pone problemi di classificazione, perché molti studiosi lo considerano ancora latino tardo piuttosto che volgare.

La formula corretta, quella che uso davanti ai gruppi, è questa: a Commodilla si conserva la più antica testimonianza scritta di volgare romano, un frammento di parlato colto sul fatto, mentre i placiti sono il primo volgare in un documento ufficiale. Le due cose non competono, misurano fenomeni diversi. E chi visita farebbe bene a non cercare, sulla parete, una scritta monumentale: sono lettere piccole, incise leggere, e senza qualcuno che le indichi non le trova nessuno.

Il restauro presentato nel 2025

Il complesso è uscito da un intervento conservativo di cui vale la pena conoscere i termini, perché spiega anche perché la visita sia regolata come è regolata. L'accordo fra la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e la Fondazione Heydar Aliyev della Repubblica dell'Azerbaigian risale al 2021, e prosegue una collaborazione che aveva già riguardato altri monumenti sotterranei romani, fra cui le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro sulla Casilina. Il cantiere si è concluso con la presentazione pubblica del 16 ottobre 2025, alla presenza fra gli altri di Mehriban Aliyeva per la Fondazione, di monsignor Pasquale Iacobone presidente della Commissione, del cardinale Gianfranco Ravasi, dell'ambasciatore Ilgar Mukhtarov e del presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri.

Gli interventi hanno riguardato la basilica ipogea dei santi Felice e Adautto e il cubicolo di Leone. Il metodo merita due righe perché è lo stato dell'arte del restauro degli ipogei dipinti: rilievi diagnostici e analisi multispettrali delle superfici pittoriche prima di toccare qualsiasi cosa; pulitura con laser a bassa potenza, calibrata per rimuovere le incrostazioni calcaree senza aggredire i pigmenti; consolidanti a base di resine a ridotto impatto ambientale e prodotti nanostrutturati; consolidamento strutturale del cubicolo di Leone con materiali fibrorinforzati in fibra di carbonio; integrazioni pittoriche minime e reversibili, solo dove servivano a rendere leggibile l'immagine; e un sistema di monitoraggio microclimatico permanente per tenere sotto controllo umidità e temperatura.

Quest'ultimo punto è quello che il visitatore sente sulla pelle. Il nemico degli affreschi ipogei non è il tempo, è il pubblico: ogni corpo umano immette calore e vapore acqueo in un ambiente saturo, e la condensa sulle superfici dipinte innesca cicli di solubilizzazione dei sali che in pochi anni cancellano quello che quindici secoli avevano conservato. È la ragione fisica, non burocratica, per cui i gruppi sono contingentati a quindici persone e perché una richiesta può ricevere una data diversa da quella chiesta.

Le dichiarazioni ufficiali rilasciate alla presentazione indicano come obiettivo la tutela e la valorizzazione del sito in vista di una sua apertura stabile al pubblico, con l'ipotesi di reinserirlo nel circuito delle visite archeologiche. Sarebbe una notizia importante per il quartiere e per chi studia. Allo stato, la porta si apre su richiesta: chi programma un viaggio faccia i conti con la procedura vigente e verifichi sul sito della Commissione se qualcosa è cambiato.

Come sono state riscoperte le Catacombe di Commodilla

La storia delle scoperte, in questo caso, è quasi più movimentata di quella antica. Antonio Bosio, il gentiluomo maltese che fra fine Cinquecento e primo Seicento esplorò sistematicamente il sottosuolo cristiano di Roma guadagnandosi il titolo di Colombo delle catacombe, discese qui nel 1595 e identificò il complesso in modo errato, chiamandolo catacomba di Lucina. Bosio lavorava con una lanterna, una corda e i testi degli itinerari medievali: sbagliare era la norma, e la sua Roma sotterranea resta comunque il libro che fonda la disciplina.

Nel Settecento il cimitero subì il destino peggiore che potesse capitargli: i cercatori di reliquie. La caccia ai corpi santi devastò gli ambienti, aprì loculi, disperse materiali. Chi oggi trova pareti spoglie e frammenti staccati deve immaginare due secoli di scavi clandestini con il piccone.

La riscoperta scientifica arriva a cavallo fra Otto e Novecento. Giovanni Battista de Rossi, nell'Ottocento, riconosce il complesso e ne restituisce l'identità corretta; Enrico Stevenson fissa la denominazione nel 1897. Fra il 1903 e il 1905 le campagne della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, con Orazio Marucchi fra i protagonisti, portano allo scavo completo del secondo livello cimiteriale e rimettono in luce una galleria intatta. È da quelle campagne che escono la basilichetta, gli affreschi, le epigrafi. Il graffito volgare riceve la sua prima interpretazione nel 1906, per opera di Gervasio Celi; sessant'anni dopo, nel 1966, Francesco Sabatini gli dedica lo studio che lo rende celebre fuori dalla cerchia degli specialisti.

Il capitolo finale è del 1953, quando viene individuata la regione che contiene il cubicolo di Leone: il vano dipinto più importante del complesso emerge a metà Novecento, tre secoli e mezzo dopo la prima discesa di Bosio. Chi visita il sottosuolo di Roma dovrebbe portarsi via soprattutto questa lezione: sotto questa città il completamento della conoscenza non è mai stato raggiunto, e le scoperte arrivano con la cadenza di una ogni generazione.

Loculi sovrapposti scavati nella pozzolana nelle Catacombe di Commodilla
Catacombe di Commodilla

Una curiosità su Catacombe di Commodilla

La curiosità sta in una consonante raddoppiata. Nel graffito volgare, la parola bboce presenta una seconda b che secondo gli studiosi non è stata scritta insieme alla prima: è un ritocco, un intervento successivo di chi aveva già tracciato la parola e poi è tornato indietro per aggiungere quella lettera. Il gesto sembra minuscolo e invece è enorme, perché registra un momento di consapevolezza linguistica. Chi scriveva aveva imparato a scuola una grafia, quella latina, che gli imponeva di scrivere vocem, o al massimo boce; ma nella propria bocca sentiva un suono lungo, quello che ancora oggi un romano produce dicendo a bbocca aperta. Ha deciso di dare ragione all'orecchio e torto alla scuola.

Questo, tecnicamente, si chiama raddoppiamento fonosintattico: in italiano centrale e meridionale certe parole, per ragioni che risalgono a consonanti finali latine cadute, allungano la consonante iniziale della parola successiva. Lo facciamo tutti i giorni senza saperlo. Diciamo a Rroma, a ccasa, è vvero, tre ppani, e la nostra ortografia lo nasconde sistematicamente perché la norma scritta italiana ha scelto di ignorarlo. Il graffito di Commodilla è uno dei primissimi casi in cui qualcuno lo scrive.

C'è un secondo strato di curiosità, e riguarda chi ha tenuto in mano la punta. La paleografia giudica quella mano poco esperta: lettere irregolari, tracciato incerto, una scrittura da semicolto. Non un notaio, non un amanuense, non un chierico di formazione elevata. Una persona che sapeva scrivere quanto bastava, in un cimitero dove tre graffiti su quattro sono opera di laici. La prima frase della nostra lingua non è stata scritta da un letterato: è stata scritta da uno che passava di lì e aveva qualcosa da dire.

Aggiungo l'osservazione che faccio sempre, e che di solito produce un silenzio: nella storia di quasi tutte le lingue europee, il primo testo conservato è un testo di potere. Un giuramento fra sovrani, un atto di proprietà, una legge, una traduzione sacra. In italiano no. In italiano il primo pezzo di frase che ci è arrivato è un rimprovero sussurrato dentro un cimitero, inciso su una cornice dipinta, che dice a qualcuno di abbassare la voce. Non conosco un incipit migliore per una lingua che poi avrebbe fatto dell'opera lirica il proprio prodotto d'esportazione.

Una cosa che non ti dice nessuno su Catacombe di Commodilla

Che questa non è una catacomba che si visita: è una catacomba che si ottiene. E la differenza cambia completamente il modo di organizzare un viaggio a Roma. Nessun sito di prenotazione vende un ingresso a Commodilla, nessun tour operator serio può garantirvi una data, nessuna combinazione di biglietti cumulativi la comprende. Il canale è uno solo, la mail alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, e la risposta dipende dalla disponibilità del personale, dalle esigenze di conservazione e dal calendario dei lavori. Chi arriva a Roma sperando di improvvisare torna a casa senza aver visto niente.

Il secondo elemento che quasi nessuno spiega è la struttura della tariffa. I 220 euro previsti dal regolamento sono a gruppo, non a persona, e comprendono due professionisti: il fossore che apre e assiste, e l'archeologo che illustra il monumento. In un gruppo da quindici la quota individuale scende sotto i quindici euro, cioè meno di quanto costi un ingresso in molti musei della città, e in cambio si ha una visita privata con uno specialista. In due, quella stessa cifra è proibitiva. La conseguenza pratica è che qui conviene organizzarsi, mettersi d'accordo con altri, coinvolgere un'associazione culturale o una classe: è uno dei pochi casi romani in cui la logica del gruppo premia davvero, e non è una raccomandazione commerciale, è aritmetica.

Terza cosa, e vale come avvertimento: l'indirizzo che trovate sui documenti è via delle Sette Chiese 42, ma in circolazione si leggono anche altri numeri civici per lo stesso complesso, e l'accesso effettivo passa dall'area verde di Villa Serafini, dal lato di via Giovannipoli. Chi cerca una facciata sul marciapiede resta fermo a guardare un muro. Al momento di concordare la data conviene chiedere esplicitamente dove ci si trova con il personale, perché il punto di ritrovo è dentro il parco e non è segnalato come lo sarebbe l'ingresso di un museo.

Quarta e ultima: quel parco è un parco di quartiere, con panchine, giochi e gente che porta il cane. Sopra la basilichetta del VI secolo e sopra il cubicolo di un prefetto dell'annona ci sono famiglie che passeggiano. Questa sovrapposizione, che a Roma è la regola, qui è particolarmente netta perché non c'è nessuna recinzione monumentale a segnalarla. La città vive sopra il proprio sottosuolo con una disinvoltura che continua a stupirmi dopo vent'anni.

Il consiglio che ti do per visitare Catacombe di Commodilla

Scrivete con almeno un mese e mezzo di anticipo, e nella mail siate precisi come se compilaste un modulo: nome e dati del richiedente o carta intestata dell'ente, motivo della visita, tre date alternative con fascia oraria, numero esatto dei partecipanti, lingua richiesta. Una richiesta vaga si prende una risposta lenta. Una richiesta completa si prende una data.

Secondo consiglio, e per me è quello che fa la differenza fra una bella visita e una visita memorabile: preparate il gruppo prima di scendere. Questo non è un luogo che si spiega da solo. Non ha la scenografia dell'Appia, non ha i chilometri di gallerie di San Callisto, non ha una basilica sopra la testa. Ha una manciata di stanze e cinque o sei immagini decisive. Se le persone che portate sanno già chi era Turtura, che cosa significa la borsa da chirurgo di san Luca e perché sette parole graffiate contano quanto un codice miniato, la visita diventa una lettura ravvicinata. Se non lo sanno, vedranno muri umidi.

Terzo: chiedete espressamente all'archeologo di indicarvi il punto esatto del graffito e di lasciarvi il tempo di guardarlo. Sono lettere piccole e superficiali, incise su una cornice dipinta, senza illuminazione dedicata. Chi non sa dove guardare passa a trenta centimetri dalla prima frase in italiano e non se ne accorge.

Sull'attrezzatura, tre cose concrete. Scarpe chiuse con suola scolpita, perché il fondo è irregolare e in alcuni tratti scivoloso. Una felpa o una giacca leggera anche in agosto, perché sotto terra la temperatura è bassa e costante e il contrasto con l'esterno estivo si sente dopo dieci minuti. Una torcia personale piccola, non per farvi luce da soli, ma per guardare i dettagli quando l'archeologo lo consente. Lasciate a casa zaini ingombranti e treppiedi: gli spazi sono stretti e un treppiede in una galleria di catacomba è un pericolo per gli affreschi e per gli altri.

L'ultima raccomandazione è di metodo. Non provate ad abbinare questa visita a un programma fitto nella stessa mattinata. Fra il tempo di arrivare, l'ora e mezza sotto terra e i minuti necessari per riprendere il ritmo del mondo di sopra, avete occupato mezza giornata. Il resto del pomeriggio, semmai, dedicatelo a piedi al quartiere: San Paolo fuori le Mura, la Garbatella, la via Ostiense. Sono a portata di camminata e raccontano lo stesso pezzo di città in tre epoche diverse.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che le catacombe romane non furono mai rifugi clandestini dalle persecuzioni. È scritto in ogni manuale di archeologia cristiana da più di un secolo, lo ripetono tutte le guide serie, eppure la leggenda dei cristiani nascosti sottoterra a celebrare messe segrete mentre i soldati imperiali li cercavano resiste con una vitalità che ha dell'ammirevole. Commodilla è il posto giusto per smontarla, perché qui le prove materiali sono particolarmente evidenti.

Primo: i cimiteri sotterranei erano perfettamente noti alle autorità. La legislazione romana tutelava i sepolcri, il diritto funerario si applicava anche ai cristiani, e le associazioni funeratizie erano riconosciute. Un cimitero come questo, con la sua bocca di cava, la sua scala, i suoi committenti che firmano le proprie tombe con nome e qualifica, non ha nulla di clandestino. Un prefetto dell'annona che fa dipingere il proprio cubicolo e ci scrive sopra il proprio nome e il proprio incarico non si nasconde da nessuno: sta esibendo lo status, come farebbe in superficie.

Secondo: viverci era impossibile. Le gallerie sono strette, prive di ventilazione, sature di umidità; le lucerne a olio bruciano ossigeno e depositano fuliggine; e nel IV secolo migliaia di corpi in decomposizione riempivano loculi chiusi con lastre e malta. Nessuno avrebbe potuto abitare un ambiente simile per più delle ore necessarie a seppellire. Le persecuzioni, quando ci furono, colpirono le persone nelle loro case e nei luoghi pubblici, e in alcuni casi confiscarono proprio i cimiteri, perché erano beni della comunità perfettamente identificabili.

Terzo, ed è la parte che di solito sorprende: la frequentazione di massa delle catacombe comincia quando le persecuzioni sono finite da un pezzo. Le sepolture qui si esauriscono entro la fine del IV secolo, e da lì in avanti il complesso diventa un santuario, con papa Giovanni I che ci costruisce una basilica nel VI secolo, con i pellegrini nordici che ci lasciano i loro nomi in caratteri runici fra VIII e IX secolo, con i pontefici che finanziano restauri fino all'età carolingia. Le catacombe non sono il luogo della paura cristiana, sono il luogo del trionfo cristiano: nascono come cimiteri legali e diventano mete devozionali internazionali. La versione romantica, con i fuggiaschi e le lampade, è un'invenzione letteraria dell'Ottocento, e ha fatto molti più danni alla comprensione di questi monumenti di quanti ne abbiano fatti i cercatori di reliquie del Settecento.

La foto giusta da fare a Catacombe di Commodilla

Premessa che vale più di qualunque consiglio tecnico: negli ipogei dipinti la fotografia è regolata, e il flash è vietato senza eccezioni. Non è pignoleria. La luce ad alta intensità, ripetuta migliaia di volte l'anno su un pigmento del VI secolo, ne accelera il degrado, e il calore contribuisce agli sbalzi che il monitoraggio microclimatico cerca di contenere. Prima di alzare la macchina, chiedete al personale che cosa è consentito nella giornata specifica: la risposta può cambiare da un ambiente all'altro, e va rispettata alla lettera.

Detto questo, se il permesso c'è, la fotografia che porto sempre a casa da qui non è quella dell'affresco. È quella della sepoltura a pozzo. Ci si mette sul bordo, si punta verso il basso e si inquadra la fila verticale di loculi che scende nel buio, con la parete tagliata nella pozzolana che fa da guida per l'occhio. Serve un grandangolo moderato, un appoggio stabile sul bordo, tempi lunghi e sensibilità alta; niente treppiede, che negli spazi stretti è ingombrante e rischioso. Il risultato racconta il dato archeologico decisivo di questo cimitero, la densità delle sepolture, meglio di qualsiasi didascalia.

La seconda inquadratura che consiglio è un dettaglio ravvicinato della cornice dell'affresco della cripta, quella su cui corre il graffito volgare. Non provate a fotografare la scritta pensando che si legga: non si legge, è troppo leggera e la superficie è irregolare. Fotografate il contesto, l'angolo di cornice accanto alla figura di Adautto, e usate quella immagine come segnaposto per raccontare a chi non c'era che cosa vi hanno mostrato. Le foto che valgono, nelle catacombe, sono quelle che documentano un punto, non quelle che pretendono di sostituire l'occhio.

Il terzo scatto, quello che nessuno fa, è in superficie. Uscite, salite di qualche metro nel parco, e inquadrate il prato con i palazzi del quartiere sullo sfondo, sapendo che sotto quel prato ci sono tre livelli di gallerie e un cubicolo dipinto del IV secolo. Non è una fotografia spettacolare. È una fotografia vera, ed è quella che dice che cosa sia davvero Roma: una città che cammina sopra sé stessa senza guardare in basso. Se dovessi salvarne una sola, salverei questa.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è geologico e industriale prima che religioso: la fine della coltivazione della cava di pozzolana, in età imperiale, con la chiusura della bocca di estrazione e l'apertura di una scala dall'alto. Da quel momento un vuoto scavato per fare calcestruzzo diventa disponibile per un'altra funzione. Le tracce dell'intervento si vedono ancora sulla parete orientale, ed è il momento zero di tutta la storia successiva.

Il secondo è il martirio di Felice e Adautto, che la passio colloca negli ultimi anni di Diocleziano, fra il 284 e il 305, e che una parte della critica riporta invece alla persecuzione di Valeriano attorno al 258. Su questo la prudenza è d'obbligo: il fatto della venerazione è certo, la data e le circostanze appartengono alla tradizione agiografica.

Il terzo è la sistemazione damasiana. Fra il 366 e il 384 papa Damaso fa incidere sulle tombe dei martiri romani i propri carmi in esametri, affidandoli alla cesellatura elegantissima del calligrafo Furio Dionisio Filocalo. Il carme dedicato a Felice e Adautto è perduto, ma la sua esistenza colloca questo cimitero dentro la grande operazione di costruzione della memoria martiriale con cui Damaso trasforma la topografia cristiana di Roma in un sistema organizzato di santuari.

Il quarto avvenimento è datato con precisione da un'epigrafe: una deposizione del 367, che fissa la fase di piena attività funeraria nella seconda metà del IV secolo. Nella stessa stagione un alto funzionario, il prefetto dell'annona Leone, si fa scavare e dipingere il proprio cubicolo dichiarando per iscritto di averlo fatto da vivo.

Il quinto è il cantiere di papa Giovanni I, fra 523 e 526: la trasformazione di un tratto di cava nella basilica ipogea dei santi Felice e Adautto. Da lì in avanti il luogo smette di essere un cimitero e diventa una meta.

Il sesto è la stagione delle grandi pitture: la Madonna di Turtura alla metà del VI secolo, il san Luca con gli strumenti chirurgici sotto Costantino IV fra 668 e 685, la consegna delle chiavi a Pietro con il gruppo dei santi verso la fine del VII secolo. Tre generazioni di pittori romani lasciano qui la propria firma stilistica.

Il settimo è la scrittura del graffito volgare, fra l'VIII e la prima metà del IX secolo. Nessuno lo registrò, nessuno se ne accorse, e per undici secoli quelle sette parole restarono a un metro dal pavimento senza che nessuno capisse che erano un documento.

L'ottavo è la traslazione delle reliquie. Merita esce dal cimitero sotto papa Paolo I, fra 757 e 767; reliquie di Felice e Adautto vengono donate sotto Leone IV, fra 847 e 855, a Ermengarda moglie dell'imperatore Lotario. Quando i corpi se ne vanno, i pellegrini smettono di venire, e il complesso si chiude su sé stesso.

Il nono è la devastazione settecentesca da parte dei cercatori di corpi santi, che aprirono loculi e dispersero materiali in cerca di reliquie da collocare negli altari delle chiese europee.

Il decimo e l'undicesimo sono moderni: le campagne di scavo della Pontificia Commissione fra 1903 e 1905, con Orazio Marucchi, che riportano alla luce l'intero secondo livello e una galleria intatta; e la scoperta della regione del cubicolo di Leone nel 1953. Il dodicesimo è la presentazione del restauro, il 16 ottobre 2025, con l'annuncio dell'obiettivo di riportare il complesso dentro il circuito delle visite.

Chi è passato da Catacombe di Commodilla

Il primo nome, in ordine di rango, è quello di papa Damaso, pontefice dal 366 al 384, il grande organizzatore della memoria dei martiri romani: il suo carme perduto per Felice e Adautto lo lega direttamente a questo cimitero, e la sua politica epigrafica è la ragione per cui oggi sappiamo chi fosse sepolto dove.

Il secondo è Leone, prefetto dell'annona nella seconda metà del IV secolo. Non era un santo e non era un martire: era un funzionario imperiale con un incarico pesantissimo, il rifornimento alimentare della capitale, e scelse di farsi seppellire in un cimitero di gente modesta commissionando l'ambiente dipinto più raffinato del complesso. Ci ha lasciato il proprio nome, la propria qualifica e il proprio programma iconografico. Di quasi nessun romano del IV secolo sappiamo altrettanto.

Il terzo nome è quello di una donna, Turtura, e del figlio che le pagò l'affresco alla metà del VI secolo. Non sappiamo che cosa facessero, non conosciamo il loro rango. Sappiamo che qualcuno amava abbastanza sua madre da chiamare un pittore capace e da fargli scrivere un'epigrafe che gioca con il suo nome. È il tipo di presenza che nelle guide non compare mai e che a me interessa più di molte teste coronate.

Poi vengono i papi. Giovanni I, pontefice dal 523 al 526, che qui costruisce la basilica ipogea e che morirà prigioniero di Teodorico a Ravenna. Paolo I, fra 757 e 767, sotto il quale la martire Merita viene traslata. Gregorio IV, fra 827 e 844, dentro la stagione di interventi papali sui santuari suburbani. Leone IV, fra 847 e 855, con cui reliquie dei due martiri lasciano il cimitero per raggiungere Ermengarda, moglie dell'imperatore Lotario: una donazione diplomatica che segna la fine della fortuna del luogo.

Sono passati di qui, e hanno lasciato firma, i pellegrini del Nord Europa. Fra VIII e IX secolo qualcuno che veniva dalle isole britanniche e dalla Scandinavia ha inciso sulle pareti della basilichetta iscrizioni anglosassoni e caratteri runici. Non conosciamo i loro nomi per intero, ma sappiamo che avevano attraversato l'Europa a piedi per arrivare fin qui, e che scrivere sul muro era il loro modo di dire che ce l'avevano fatta.

Nell'età moderna il passaggio decisivo è quello di Antonio Bosio, nel 1595, con la corda e la lanterna, che sbaglia il nome ma apre la strada. Poi Giovanni Battista de Rossi nell'Ottocento, che restituisce l'identità corretta al complesso; Enrico Stevenson, che nel 1897 fissa la denominazione; Orazio Marucchi, che fra 1903 e 1905 dirige gli scavi decisivi. Nel 1906 Gervasio Celi propone la prima interpretazione del graffito volgare; nel 1966 Francesco Sabatini gli dedica lo studio che lo consegna alla storia della lingua italiana e ai manuali scolastici di mezzo secolo.

L'ultimo capitolo è recentissimo. Il 16 ottobre 2025 il complesso restaurato è stato presentato alla presenza di Mehriban Aliyeva per la Fondazione Heydar Aliyev, di monsignor Pasquale Iacobone presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, del cardinale Gianfranco Ravasi, dell'ambasciatore Ilgar Mukhtarov e del presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri. Sedici secoli separano il prefetto dell'annona che si fa dipingere la tomba dalla vicepresidente di una repubblica caucasica che ne finanzia il restauro. Poche stanze romane hanno una lista di frequentatori altrettanto disomogenea.

Le Catacombe di Commodilla e le altre catacombe di Roma

Chi ha pochi giorni e vuole capire dove collocare questa visita dentro un itinerario deve sapere che le catacombe romane aperte al pubblico con biglietteria sono sette: San Callisto e San Sebastiano sull'Appia Antica, Domitilla su via delle Sette Chiese, Priscilla sulla Salaria, Sant'Agnese sulla Nomentana, San Pancrazio sul Gianicolo, i Santi Marcellino e Pietro sulla Casilina. Tutte le altre, Commodilla compresa, si visitano su richiesta o sono chiuse. È una distinzione che nessun dépliant chiarisce e che determina l'intera pianificazione.

Commodilla o le Catacombe di San Callisto

Sono due esperienze diverse e non alternative. Le Catacombe di San Callisto, sulla via Appia Antica al civico 110, sono il complesso funerario ufficiale della Chiesa di Roma del III secolo, con la cripta dei papi e chilometri di gallerie su più piani; si entra tutti i giorni tranne il mercoledì, con turni guidati brevi e gruppi numerosi, e le tariffe vanno verificate sul sito ufficiale prima di partire. Commodilla è l'opposto: piccola, povera, chiusa, e con una densità di documenti eccezionale in pochi metri quadrati.

La mia opinione netta, dopo aver accompagnato entrambe decine di volte: se avete un solo pomeriggio e non siete mai scesi in una catacomba, andate a San Callisto, perché la scala del fenomeno si capisce solo camminando in quelle gallerie. Se invece le catacombe le avete già viste e volete capirle, Commodilla vale il triplo. È la differenza fra visitare una cattedrale e leggere un manoscritto.

Commodilla, Santa Tecla e le altre del settore ostiense

Nel raggio di un paio di chilometri si concentra un gruppo di cimiteri cristiani legati alla via Ostiense e alla memoria di san Paolo. Le Catacombe di Santa Tecla condividono con Commodilla la tecnica delle sepolture a pozzo e hanno restituito i più antichi ritratti noti degli apostoli. Il Museo delle Catacombe di Generosa conserva il materiale di un altro complesso suburbano. Sulla stessa via delle Sette Chiese, più avanti, si apre l'ingresso delle catacombe di Domitilla, al civico 282, aperte al pubblico con chiusura settimanale il martedì.

Per chi vuole spingersi verso l'Appia, il quadro si allarga con le Catacombe di San Sebastiano, la chiesa del Domine Quo Vadis, l'Ipogeo di via Dino Compagni con i suoi affreschi pagani e cristiani, e il Parco dell'Appia Antica. Sul versante nord, le Catacombe di Priscilla sulla Salaria completano il quadro con la cosiddetta cappella greca.

Le Catacombe di Commodilla con i bambini e con le scuole

Domanda che mi arriva spesso, e la risposta è meno scontata di quanto sembri. Sul piano fisico, il percorso è impegnativo: gradini irregolari, fondo in terra, spazi stretti, buio parziale, umidità. Un bambino sotto i sei o sette anni difficilmente ci si trova bene, e il passeggino qui non ha senso. Sul piano dei contenuti, invece, questa catacomba funziona con i ragazzi meglio di molte altre, a una condizione: che qualcuno gliela racconti come una storia e non come un elenco di datazioni.

Il gancio esiste ed è formidabile. Una classe di scuola media che studia le origini dell'italiano ha qui il proprio documento zero, e vederlo con gli occhi cambia il rapporto con la materia. Ho visto ragazzi annoiati da tre pagine di manuale accendersi davanti alla spiegazione della doppia b aggiunta a mano. La sequenza che funziona è questa: prima si spiega che il latino, parlato, si stava sbriciolando; poi si legge la frase ad alta voce, in romanesco, e tutti capiscono senza traduzione; poi si mostra dov'è. A quel punto la lezione l'hanno fatta loro.

Per le scuole, la formula della richiesta con carta intestata dell'istituzione è prevista dal regolamento, e la tariffa a gruppo diventa vantaggiosa: una classe rientra nel tetto dei quindici partecipanti solo se piccola, quindi in molti casi serve dividerla in due turni, e vale la pena chiederlo in fase di prenotazione. Consiglio di far precedere la discesa da una lezione preparatoria in aula: qui sotto non c'è spazio né tempo per l'introduzione, e l'archeologo che accompagna dà per acquisito un minimo di contesto.

Un avvertimento sincero per le famiglie: se il bambino ha paura del buio o degli spazi chiusi, non insistete. Non è un ambiente che perdona i ripensamenti a metà percorso, perché tornare indietro da soli non è possibile e il gruppo non può fermarsi. Chi ha dubbi trovi un'alternativa in superficie e rimandi di qualche anno.

Accessibilità e condizioni della visita

La verità va detta senza giri: un ipogeo tardoantico scavato nella pozzolana non è accessibile in sedia a rotelle. Si scende per scale, il fondo è irregolare, i passaggi sono stretti, non esistono ascensori né rampe e non è tecnicamente possibile realizzarli senza distruggere il monumento. Chi ha difficoltà motorie serie non può affrontare questo percorso, ed è giusto saperlo prima di prenotare invece che scoprirlo davanti al cancello.

Per chi ha limitazioni parziali, la valutazione va fatta caso per caso con il personale della Commissione al momento della richiesta: dichiarate la situazione nella mail, con precisione, e vi verrà detto che cosa è affrontabile. Lo stesso vale per chi soffre di claustrofobia o di problemi respiratori: l'aria è satura di umidità e gli ambienti sono chiusi.

Sul piano pratico, non ci sono servizi igienici dedicati al visitatore all'interno del complesso, non c'è guardaroba, non c'è bookshop, non c'è bar. Non è un museo. È un monumento aperto su appuntamento, con un fossore e un archeologo. Organizzatevi prima: bagno e caffè si prendono nel quartiere, e la Garbatella su questo fronte è generosa. Portate una bottiglietta d'acqua, ma non consumate cibo sottoterra.

Quando andare alle Catacombe di Commodilla

La stagione conta meno che altrove, perché sotto terra il clima è sempre lo stesso. Conta invece per il contorno: fra novembre e marzo il quartiere è più tranquillo, le richieste alla Commissione hanno meno concorrenza e la giornata si organizza meglio; fra giugno e settembre il contrasto termico fra l'esterno e l'ipogeo è forte, e uscire dopo un'ora e mezza a quindici gradi scarsi in una via delle Sette Chiese a trentotto è un'esperienza che consiglio di preparare con una bottiglia d'acqua e un cappello.

L'orario ideale è la mattina, per due ragioni. La prima è che il personale è più disponibile e i tempi si dilatano; la seconda è che uscendo verso mezzogiorno si ha il pomeriggio libero per il quartiere, che è la parte migliore del programma. Evitate le code di fine giornata, che qui non esistono ma che si traducono in visite compresse.

Un periodo su cui vale la pena tenere l'occhio è quello delle iniziative di apertura straordinaria, che negli ultimi anni hanno riguardato anche questo complesso in collaborazione con il Municipio VIII e con la Giornata delle Catacombe. Sono occasioni annunciate con poco anticipo, a numero chiuso, che permettono di entrare senza la procedura del gruppo. Chi vive a Roma o programma un soggiorno lungo faccia un controllo periodico sui canali della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: è il modo meno costoso di entrare.

Cosa vedere intorno alle Catacombe di Commodilla

Il quartiere ripaga la trasferta. A dieci minuti a piedi in discesa c'è la basilica di San Paolo fuori le Mura, la seconda per dimensioni a Roma dopo San Pietro, ricostruita dopo l'incendio del 1823 e dotata di un chiostro cosmatesco che da solo vale la deviazione: il legame con Commodilla non è geografico soltanto, perché la via delle Sette Chiese nasce come collegamento devozionale fra le grandi basiliche del pellegrinaggio.

Risalendo verso la città si incontra la via Ostiense industriale, con la Centrale Montemartini, la vecchia centrale termoelettrica dove le sculture antiche dei Musei Capitolini convivono con i motori diesel: è il museo più sorprendente di Roma e nessun turista di passaggio ci arriva. Poco più avanti, a Porta San Paolo, il Museo della Via Ostiense spiega la strada e il porto fluviale, e accanto si alzano la Piramide Cestia e il Cimitero acattolico con le tombe di Keats e Shelley.

Sul versante opposto, verso l'interno, c'è la Garbatella, quartiere fondato nel 1920 e progettato secondo il modello della città giardino, con i suoi lotti numerati, le scalinate, i cortili comuni e gli orti urbani. Camminarci dopo essere usciti da un cimitero del IV secolo produce un cortocircuito che raccomando: due utopie abitative a millesettecento anni di distanza, una sotto terra e una sopra.

Chi ha ancora tempo può spingersi all'EUR, a tre fermate di metropolitana, oppure attraversare il Tevere verso la basilica di Santa Cecilia in Trastevere, dove l'ipogeo sotto la chiesa e il Giudizio di Pietro Cavallini chiudono il discorso sulla Roma cristiana sotterranea e dipinta. Per organizzare i tempi di una giornata intera la pagina il mio viaggio aiuta a incastrare le tappe.

Domande veloci su Catacombe di Commodilla

Si possono visitare le Catacombe di Commodilla?

Sì, ma solo su richiesta. Non c'è biglietteria e non ci sono orari di apertura al pubblico: si scrive alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra all'indirizzo protocollo@arcsacra.va indicando dati del richiedente, motivo, data e orario desiderati, numero di partecipanti ed eventuale lingua straniera.

Quanto costa visitare le Catacombe di Commodilla?

Il regolamento per le catacombe aperte su richiesta indica 220,00 euro a gruppo, non a persona, con la presenza di un fossore e di un archeologo. La cifra va confermata al momento della richiesta, perché le tariffe possono essere aggiornate.

Quante persone possono entrare insieme?

Gruppi non superiori a 15 persone. Il limite dipende dalle condizioni di conservazione degli ambienti dipinti e dal monitoraggio microclimatico installato dopo il restauro.

Qual è l'indirizzo esatto delle Catacombe di Commodilla?

Via delle Sette Chiese 42, 00145 Roma. L'accesso effettivo avviene dall'area verde di Villa Serafini, sul lato di via Giovannipoli: conviene farsi indicare il punto di ritrovo quando si concorda la data.

Come si arriva alle Catacombe di Commodilla con i mezzi?

Metro B, fermata Garbatella, poi dieci minuti a piedi. Su via delle Sette Chiese passano linee di superficie fra cui il 670 e il 716. Da San Paolo fuori le Mura si sale a piedi in un quarto d'ora.

Quanto dura la visita alle Catacombe di Commodilla?

Una visita completa, con la sosta davanti agli affreschi e la lettura del graffito volgare, si aggira sull'ora e mezza. È più lunga dei turni standard delle catacombe aperte al pubblico, che durano in genere fra i venticinque e i quaranta minuti.

Si possono fare foto nelle Catacombe di Commodilla?

La fotografia è regolata e il flash è vietato: la luce intensa danneggia i pigmenti antichi. Chiedete al personale che cosa è consentito nella giornata specifica e attenetevi a quanto vi viene detto.

Le Catacombe di Commodilla sono accessibili in sedia a rotelle?

No. Si scende per scale, il fondo è irregolare e i passaggi sono stretti; non esistono rampe né ascensori. Per limitazioni motorie parziali conviene descrivere la situazione nella mail di richiesta e concordare con il personale.

Qual è la cosa più importante da vedere alle Catacombe di Commodilla?

Tre cose: il graffito volgare non dicere ille secrita a bboce, l'affresco della Madonna di Turtura della metà del VI secolo e il cubicolo dipinto del prefetto dell'annona Leone, scoperto nel 1953.

Perché il graffito di Commodilla è così famoso?

Perché è considerato la più antica testimonianza scritta di volgare italiano: sette parole in lingua parlata, con articolo derivato dal dimostrativo latino, betacismo e raddoppiamento fonosintattico, incise fra l'VIII e la prima metà del IX secolo.

Che cosa significa non dicere ille secrita a bboce?

Alla lettera, non dire i segreti a voce alta. L'interpretazione tradizionale lo legge come promemoria liturgico sulle orazioni segrete della messa; una lettura più recente lo considera un'apostrofe devozionale rivolta al martire Adautto, accanto alla cui figura è inciso.

Chi erano Felice e Adautto?

Due martiri venerati qui dal IV secolo, ricordati da papa Damaso come fratelli e presbiteri. Secondo la passio, Adautto era uno sconosciuto che si dichiarò cristiano durante l'esecuzione di Felice: il suo nome significa l'aggiunto.

Chi era Turtura?

Una donna sepolta qui alla metà del VI secolo, per la cui tomba il figlio commissionò l'affresco con la Vergine in trono fra i due martiri. L'epigrafe gioca sul suo nome, che in latino significa tortora.

Perché si chiamano Catacombe di Commodilla?

Dal nome della proprietaria del terreno, una matrona romana altrimenti sconosciuta. Nell'antichità il complesso era chiamato cimitero di Felice e Adautto, come attesta l'iscrizione del cubicolo di Leone.

Che differenza c'è fra le Catacombe di Commodilla e quelle di Domitilla?

Sono due complessi distinti sulla stessa via delle Sette Chiese: Domitilla è al civico 282, aperta al pubblico con chiusura il martedì, ed è il cimitero sotterraneo più esteso di Roma; Commodilla è al civico 42, molto più piccola e visitabile solo su richiesta.

I cristiani si nascondevano nelle Catacombe di Commodilla?

No. Le catacombe erano cimiteri legali e noti alle autorità, non rifugi clandestini. Qui un prefetto imperiale firmò il proprio cubicolo con nome e qualifica, il che chiarisce da solo la questione.

Quanti livelli hanno le Catacombe di Commodilla?

Tre. Il livello intermedio è il più antico e importante: coincide con la cava di pozzolana riutilizzata e ospita le tombe dei martiri, la basilica ipogea e gli affreschi principali.

Che cosa sono le sepolture a pozzo?

Fosse verticali profonde scavate nel pavimento delle gallerie, con loculi sovrapposti sulle pareti: se ne contano fino a venti in un solo pozzo. A Roma questa tecnica si trova quasi soltanto qui e a Santa Tecla.

Quando sono state riscoperte le Catacombe di Commodilla?

Antonio Bosio vi scese nel 1595 chiamandole erroneamente catacomba di Lucina. L'identificazione corretta è dell'Ottocento con Giovanni Battista de Rossi, la denominazione fu fissata da Enrico Stevenson nel 1897, e gli scavi decisivi risalgono al 1903-1905.

Il restauro è finito?

L'intervento promosso dalla Fondazione Heydar Aliyev insieme alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra è stato presentato il 16 ottobre 2025 e ha riguardato la basilica ipogea e il cubicolo di Leone.

Le Catacombe di Commodilla apriranno stabilmente al pubblico?

È l'obiettivo dichiarato in occasione della presentazione del restauro, con l'ipotesi di reinserire il complesso nel circuito delle visite archeologiche. Allo stato la visita resta su richiesta: conviene controllare gli aggiornamenti sui canali della Commissione.

Le Catacombe di Commodilla sono adatte ai bambini?

Dai sette o otto anni in su, se il percorso viene raccontato bene e se il bambino non teme il buio e gli spazi chiusi. Sotto quell'età il fondo irregolare e l'umidità rendono la visita faticosa.

Serve una guida per visitare le Catacombe di Commodilla?

La visita prevede già la presenza di un archeologo della Commissione che illustra il monumento, oltre al fossore che apre e assiste. È una delle ragioni per cui la tariffa a gruppo è quella che è.

C'è il bagno o un punto ristoro alle Catacombe di Commodilla?

No, non ci sono servizi per il visitatore, né guardaroba né bookshop né bar. Si organizza tutto prima, nel quartiere fra la Garbatella e la via Ostiense.

Che cosa mettersi per scendere nelle Catacombe di Commodilla?

Scarpe chiuse con suola scolpita e una felpa o giacca leggera anche in piena estate, perché sotto terra la temperatura è bassa e costante e l'umidità è alta. Zaini ingombranti e treppiedi restano fuori.

Il consiglio con cui chiudo è di quelli che non si trovano nei manuali. Quando l'archeologo vi avrà mostrato il graffito e vi avrà spiegato che quelle sette lettere incise male sono la prima frase della vostra lingua, non scattate subito la fotografia. Restate fermi trenta secondi e leggetela ad alta voce, in romanesco, come la pronuncereste oggi. Vi accorgerete che la capite senza traduzione, che nessuna delle parole vi è davvero estranea, e che fra chi ha inciso quella cornice nell'alto medioevo e voi che la guardate non c'è nessuna barriera. In tutta Roma conosco pochi altri punti in cui milleduecento anni si accorciano fino a sparire. Vale la trafila della richiesta, vale i 220 euro divisi per quindici, vale il viaggio fino a via delle Sette Chiese. Poi risalite nel parco, guardate i palazzi della Garbatella e provate a ricordarvi che cosa c'è sotto le vostre scarpe.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

RiassuntoLe catacombe di Commodilla sono delle catacombe di Roma, poste in via delle Sette Chiese, non molto lontano dalla via Ostiense, dietro la Basilica di San Paolo fuori le Mura nel quartiere Ostiense.
TagsCatacombe di CommodillaCatacombe Roma

Contact Information

IndirizzoVia delle Sette Chiese, 42, 00145 Roma RM
🎫✦ Più attrazioni

Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚌✦ Sali e scendi

Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🛏️✦ Hotel

Dove dormire a Roma: confronta gli hotel

Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.

★★★★★✓ Tante strutture con cancellazione flessibilePrezzi al checkout
Cerca hotel a Roma →
🚐✦ Transfer

Transfer dall aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

★★★★★✓ Confronto tra più fornitoriRitiro in aeroporto o in città
Confronta i noleggi →
✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

★★★★★✓ Voli diretti low costAndata e ritorno o solo andata
Cerca voli per Roma →
🔎✦ Voli

Confronta tutte le compagnie per Roma

Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

★★★★★✓ Confronto tra piu compagnieDate flessibili
Confronta i voli →