Museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro” – Museo delle Civiltà

Il Museo dell'alto Medioevo "Alessandra Vaccaro" occupa una sequenza di nove sale al primo piano del Palazzo delle Scienze, Piazza Guglielmo Marconi 14, all'EUR, e si visita da martedì a domenica dalle 8.00 alle 19.00, ultimo ingresso alle 18.30, chiuso il lunedì. Le sale altomedievali sono aperte; sullo stesso piano, invece, le sale delle collezioni di Arti e Culture Africane, Americane e Oceaniane sono chiuse per il cantiere che riguarda le verifiche sui nuovi dispositivi antisismici, i nuovi impianti antincendio e di condizionamento e il restauro degli infissi storici, con conclusione prevista nell'inverno 2026: di quelle raccolte, all'ingresso del Palazzo delle Scienze, resta visibile una selezione a rotazione intitolata "In corso d'opera". Biglietto intero 10 euro, ridotto 2 euro, biglietto "amico" 5 euro, ingresso gratuito per i minori di diciotto anni dell'Unione Europea, la prima domenica del mese e il 25 aprile. I biglietti si acquistano alle biglietterie dei due palazzi negli orari di apertura e valgono per la giornata. Si arriva con la metro B, fermata EUR Fermi, oppure con gli autobus ATAC 30, 170, 671, 714 e 791; nelle strade adiacenti il parcheggio è libero. Telefono +39 06 549521, posta elettronica mu-civ@cultura.gov.it. Per la visita libera non serve prenotare.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Le sale altomedievali fanno parte del Museo delle Civiltà, l'istituto statale che dal 2016 riunisce all'EUR raccolte nate in luoghi e secoli diversi, e lo stesso biglietto consente di entrare in giornata anche nell'altro palazzo del complesso. Chi vuole capire il quartiere prima di salire le scale può leggere la pagina dedicata all'EUR e alla Esposizione Universale di Roma.

Museo dell'alto Medioevo Alessandra Vaccaro
Museo dell'alto Medioevo "Alessandra Vaccaro" - Museo delle Civiltà

Dove si trova e come arrivare al Museo dell'alto Medioevo

L'indirizzo che conta è Piazza Guglielmo Marconi 14. Il Palazzo delle Scienze è il volume razionalista sul lato lungo della piazza, quello con il portico profondo e la scalinata che sale verso l'atrio; il gemello che gli sta di fronte, al civico 8, è il Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari. Fra i due corre il colonnato che tiene insieme la scenografia della piazza. Chi cerca ancora il vecchio recapito di Viale Lincoln rischia di girare intorno all'isolato: l'ingresso del pubblico e la biglietteria sono su Piazza Marconi.

Metro, autobus e macchina per il Museo dell'alto Medioevo

La fermata utile della metro B è EUR Fermi. Si esce, si risale verso il centro del quartiere e in otto o dieci minuti di camminata piana si arriva alla piazza; chi preferisce il bus ha le linee ATAC 30, 170, 671, 714 e 791, che scaricano tutte a pochi passi. In macchina l'EUR è uno dei rari quartieri romani in cui il parcheggio non diventa un problema morale: nelle vie adiacenti si sosta liberamente, e la domenica mattina si trova posto quasi davanti al portico. Un avvertimento da chi accompagna gruppi: l'EUR è progettato sulla scala dell'automobile e le distanze ingannano. Il Colosseo Quadrato che si vede in fondo alla prospettiva è a un quarto d'ora abbondante di passo svelto, non a due minuti.

Orari, giorni di chiusura e biglietti del Museo dell'alto Medioevo

L'apertura alle 8.00 è la vera anomalia di questo museo, e la sua migliore qualità nascosta. Roma apre tardi quasi ovunque; qui alle 8.15 le sale longobarde sono vuote, la luce entra dalle finestre alte e il custode ha ancora voglia di parlare. L'ultimo ingresso è alle 18.30, il lunedì è giorno di chiusura. Il biglietto intero costa 10 euro, il ridotto 2 euro, esiste una formula "amico" da 5 euro, e la gratuità vale per i minori di diciotto anni dell'Unione Europea, la prima domenica del mese e il 25 aprile. Si compra in biglietteria, nei due palazzi, e vale per la giornata: chi arriva alle nove e ha fiato può fare le sale altomedievali, la preistoria e le tradizioni popolari con un solo titolo di ingresso. Le condizioni e le eventuali variazioni si controllano sul sito ufficiale del museo prima di partire.

La MIC card non vale al Museo dell'alto Medioevo

Va detto senza giri di parole perché è l'equivoco più frequente allo sportello: la MIC card, la tessera annuale da 5 euro riservata a residenti, domiciliati e studenti universitari della Città Metropolitana di Roma, apre gratuitamente per dodici mesi il Sistema Musei di Roma Capitale, cioè i musei civici. Il Museo dell'alto Medioevo non è civico: è statale, dipende dal Ministero della cultura ed è parte del Museo delle Civiltà. Alla cassa la MIC card, qui, non serve. Serve invece nei Musei Capitolini, alla Centrale Montemartini, ai Mercati di Traiano e negli altri istituti comunali. Per contro, qui vale il calendario delle gratuità statali, e la prima domenica del mese si entra senza pagare: un dettaglio che chi vive a Roma dovrebbe segnarsi, perché la lista completa delle occasioni gratuite è raccolta nella pagina sui musei gratis a Roma.

Che cos'è il Museo dell'alto Medioevo "Alessandra Vaccaro"

È il museo archeologico dell'età postclassica di Roma: quello che raccoglie gli oggetti prodotti fra il IV e il XIV secolo, con il baricentro largamente spostato sui secoli fra il VI e il X. Nasce da una scelta precisa e per l'epoca coraggiosa: dare alla capitale un luogo dove il mondo antico non finisce con Costantino ma si trasforma, e dove i materiali di quella trasformazione, spesso piccoli, spesso metallici, spesso funerari, si possano leggere in fila. Il nucleo proviene dal Museo Nazionale Romano, che fino agli anni Sessanta conservava alle Terme di Diocleziano i corredi longobarde di Nocera Umbra e Castel Trosino. Nel 1967, con l'inaugurazione al Palazzo delle Scienze, quei materiali trovarono uno spazio proprio.

Il museo espone soprattutto oggetti provenienti da Roma e dall'Italia centrale. È un dato che va tenuto a mente entrando, perché spiega la geografia mentale del percorso: qui l'alto Medioevo non è quello dei manuali europei, con i regni barbarici e le grandi migrazioni raccontate dall'alto, ma quello di due cimiteri appenninici, di un pugno di chiese romane spogliate nei secoli, di due fattorie papali nella campagna a nord della città e di un'aula di lusso a Ostia crollata prima ancora di essere finita.

Alessandra Melucco Vaccaro, l'archeologa a cui è intitolato il museo

Il nome che compare nella denominazione ufficiale è quello di Alessandra Melucco Vaccaro, nata a Roma il 4 aprile 1940 e morta a Roma il 29 agosto 2000. Si laureò alla Sapienza con una tesi sui sarcofagi romani nel 1962, allieva di Ranuccio Bianchi Bandinelli, e frequentò la Scuola Nazionale di Archeologia nel 1962 e 1963. Ispettrice archeologa alla Soprintendenza della Toscana nel 1969, nel 1974 fu nominata direttrice del Museo dell'Alto Medioevo di Roma, incarico che tenne fino al 1979. Nel 1976 venne eletta deputata alla VII legislatura nelle file del Partito Comunista Italiano. Dal 1979 al 1994 diresse i servizi archeologici dell'Istituto Centrale del Restauro, e dal 1994 al 2000 fu direttore archeologo al Ministero per i beni culturali e ambientali.

Non è una biografia da targa. Melucco Vaccaro scavò la necropoli longobarda di Chiusi-Arcisa nel 1971, lavorò sui materiali di Castel Trosino e Nocera Umbra, partecipò alle campagne nel santuario etrusco di Pyrgi e diresse restauri che chiunque abbia una memoria degli anni Ottanta ricorda: i marmi dei monumenti romani, i Bronzi di Riace, la Tomba del Tuffatore di Paestum. Il suo Archeologia e restauro, del 1989, resta un libro che si studia. Ha firmato Il Museo dell'Alto Medioevo nel 1975, I Longobardi in Italia. Materiali e problemi nel 1982 e volumi del Corpus della scultura altomedievale. Intitolare a lei queste sale significa dire che il museo è anche un laboratorio di metodo, non solo una vetrina di oggetti.

Dal Museo Nazionale Romano al Palazzo delle Scienze

Il trasferimento del 1967 non fu un trasloco qualunque. Portare i corredi longobardi fuori dalle Terme di Diocleziano voleva dire sottrarli alla logica del grande museo enciclopedico e affidarli a un allestimento pensato per loro, con la sequenza cronologica come filo conduttore. È la ragione per cui il percorso, ancora oggi, si legge come un discorso: si entra nella Roma tardoantica, si passa alle necropoli, si sale ai marmi carolingi, si finisce nelle campagne e in Egitto. Chi ha visitato la Crypta Balbi, dove il Museo Nazionale Romano ha poi costruito il suo racconto sulla città altomedievale, riconoscerà due modi diversi e complementari di affrontare lo stesso problema: là la stratigrafia urbana, qui gli oggetti e i contesti funerari.

Il 2016 e la nascita del Museo delle Civiltà

Dal settembre 2016 il museo altomedievale è confluito, insieme ad altri istituti, nel Museo delle Civiltà. È un contenitore statale che oggi si articola in raccolte dai nomi rinnovati: Preistoria e Protostoria, Paleontologia e Lito-Mineralogia con le collezioni ISPRA, Arti e Culture Africane, Americane, Asiatiche e Oceaniane, Arti e Tradizioni Popolari Italiane, Alto Medioevo, Ex Museo Coloniale, Arti e Culture Contemporanee. Nella pratica quotidiana i romani continuano a chiamare i singoli musei con i vecchi nomi, e non hanno torto: il Museo preistorico etnografico Luigi Pigorini e il Museo delle arti e tradizioni popolari Lamberto Loria hanno storie autonome e lunghissime. Nel 2017 nello stesso Palazzo delle Scienze sono arrivate anche le collezioni del Museo d'arte orientale Giuseppe Tucci, che prima era a Palazzo Brancaccio, all'Esquilino.

Il percorso sala per sala del Museo dell'alto Medioevo

Il percorso si sviluppa in nove ambienti, numerati con cifre romane dalla sala I alla sala VIII più la grande aula dell'opus sectile. La logica è cronologica e per contesti: ogni gruppo di sale corrisponde a un momento e a un tipo di documentazione. Chi entra con quarantacinque minuti in tasca faccia almeno le sale II e III e l'aula finale; chi ha due ore le percorra nell'ordine e si prenda il tempo di leggere le didascalie, che qui sono asciutte ma serie.

Sala I. La Roma tardoantica del Museo dell'alto Medioevo

Si comincia con la città fra IV e VI secolo. La sala allinea tre ritratti imperiali, alcune epigrafi votive e funerarie e una fibula a balestra in oro con decorazione a traforo. La fibula merita una sosta lunga: la fibula a balestra è il fermaglio del mantello dei funzionari e degli ufficiali tardoantichi, un oggetto di rango prima ancora che di ornamento, e nella versione aurea con il traforo diventa il segnale visivo di una carriera. Vederla accanto ai ritratti imperiali chiarisce meglio di dieci pagine che cosa fosse l'aristocrazia di servizio del tardo impero: gente che si faceva riconoscere addosso.

I ritratti, dal canto loro, raccontano la fine di una tradizione. Il ritratto romano del III e IV secolo perde progressivamente la resa naturalistica e guadagna occhi enormi, superfici lisce, geometrie: non è decadenza tecnica, è un altro programma di rappresentazione, quello che porterà ai volti di Ravenna e alla scultura bizantina. Le epigrafi completano il quadro con il loro linguaggio, in cui le formule cristiane cominciano a soppiantare quelle pagane senza mai cancellarle del tutto. Se avete già visto le collezioni di Palazzo Massimo alle Terme, il confronto è illuminante: là il ritratto classico nella sua stagione piena, qui il momento in cui il codice cambia.

Sale II e III. Nocera Umbra e Castel Trosino al Museo dell'alto Medioevo

Sono le sale che giustificano l'esistenza del museo. Espongono i corredi delle due maggiori necropoli longobarde dell'Italia centrale, databili fra la fine del VI e il VII secolo, con armi, gioielli, avori, vetri, vasellame di bronzo e ceramica. È il nucleo di eccellenza, e non è una formula di cortesia: fuori dall'Italia settentrionale non esiste in Europa un'altra concentrazione simile di materiale longobardo esposto insieme.

La necropoli di Nocera Umbra fu individuata nel 1897 in località Portone, lungo via delle Moglie, e scavata fra il 1897 e il 1898; la pubblicazione di riferimento è quella di Angelo Pasqui e Roberto Paribeni, del 1918. Si contano centosessantanove deposizioni in centosessantacinque tombe, con una cronologia che dalla fondazione del Ducato di Spoleto, poco dopo il 572, arriva agli anni fra il 620 e il 630. Le sepolture maschili restituiscono la spatha, la lunga spada a doppio taglio, e l'umbone dello scudo; le più ricche aggiungono elmo, corazza e arco. Fra i pezzi che si ricordano ci sono una sella pieghevole in ferro ageminato, un anello di cristallo di rocca, il reliquiario d'avorio della tomba 23 e la lucerna bronzea con la croce e il gallo della tomba 30. Quella lucerna, da sola, vale il biglietto: il gallo è simbolo della vigilanza cristiana, e trovarlo in una tomba longobarda dell'inizio del VII secolo dice quanto fosse rapida e disordinata la conversione di quel mondo.

La necropoli di Castel Trosino, sulle alture sopra Ascoli Piceno, venne alla luce nell'aprile del 1893 in località Santo Stefano e fu poi indagata sistematicamente da Raniero Mengarelli, che identificò centonovanta tombe. I materiali coprono un arco che va dalla fine del VI secolo al primo terzo dell'VIII, con la massima concentrazione nel VII. Sono documentate sedici sepolture di guerriero e un ricco campionario femminile: fibule a staffa, a disco, a croce, zoomorfe, cinture auree, crocette d'oro cucite sul velo funebre e lamine auree a elle. La tomba 119, con ogni probabilità, conteneva i resti del capo della fara, il gruppo parentale armato che costituiva l'unità sociale longobarda: aveva elmo, corazza e guanto d'armi.

Come si legge davvero un corredo longobardo

Qui il consiglio professionale è di guardare le vetrine con un'idea in testa, altrimenti diventano una gioielleria senza nomi. Il corredo funerario longobardo non è un tesoro: è un discorso pubblico sulla posizione sociale del morto, montato dai vivi davanti alla comunità. Le armi dicono il rango militare e il diritto a portarle; gli ornamenti femminili dicono l'appartenenza a una famiglia e talvolta la provenienza geografica, perché le fibule seguono mode regionali riconoscibili; gli oggetti importati, i vetri, i bronzi, gli avori, dicono l'accesso a circuiti di scambio che passavano per il Mediterraneo bizantino. Le crocette auree, sottilissime, cucite sul velo che copriva il volto, sono l'indizio più discusso: appaiono in ambiente longobardo fra VI e VII secolo e per molti studiosi segnalano un cristianesimo ancora tutto da negoziare, più insegna che professione di fede.

Un'osservazione che faccio sempre davanti a queste vetrine: guardate lo stato di conservazione dei ferri. Le spade e gli umboni arrivano a noi corrosi, sfogliati, spesso ricomposti. Gli ori invece sono intatti, brillanti, perfetti. Non è un caso ed è la ragione per cui l'immaginario collettivo dei Longobardi è fatto di ori: il metallo nobile sopravvive, il ferro no, e la nostra idea di quel mondo è filtrata dalla chimica del suolo.

Museo dell'alto Medioevo Alessandra Vaccaro Museo delle Civilta
Museo dell'alto Medioevo "Alessandra Vaccaro" - Museo delle Civiltà

Sale IV e V. I rilievi carolingi del Museo dell'alto Medioevo

Cambio di materia e di scala. Le sale IV e V raccolgono un gruppo cospicuo di rilievi marmorei provenienti dalla decorazione architettonica delle chiese di Roma e del Lazio, rinnovate profondamente nell'età che gli storici dell'arte chiamano rinascenza carolingia, fra IX e X secolo. Sono plutei, pilastrini, transenne, archetti, cornici: gli arredi liturgici che delimitavano il presbiterio, la schola cantorum, i recinti dell'altare.

Il repertorio è quello che si impara a riconoscere in un pomeriggio e poi si vede ovunque a Roma: intrecci a nastro a due o tre capi, viticci, rosette, palmette, croci gemmate, pavoni, grifi. La lavorazione è a due piani, con il fondo abbassato e il disegno risparmiato in superficie, e produce un effetto di ricamo sulla pietra. Non è scultura in senso classico: è ornamento che organizza lo spazio sacro. Chi vuole vedere il contesto vivo di questi marmi vada in Santa Maria in Cosmedin, dove la schola cantorum è ancora al suo posto, e alla Basilica di Santa Prassede, cantiere papale dell'inizio del IX secolo, per capire che cosa significasse allora rifare una chiesa da capo.

Una nota storica che chiarisce perché questi pezzi siano finiti in un museo. Le chiese romane sono state rifatte molte volte: nel Duecento con i Cosmati, nel Cinquecento e nel Seicento con i grandi cantieri barocchi, nell'Ottocento con i restauri di ripristino. Ogni rifacimento ha smontato l'arredo precedente. I marmi carolingi sono sopravvissuti perché riusati come materiale da costruzione, murati nei campanili, capovolti nei pavimenti, tagliati per farne gradini. Sono stati recuperati uno a uno, spesso nell'Ottocento e nel Novecento, e il loro rimontaggio è ancora oggi materia di studio del Corpus della scultura altomedievale.

Sale VI e VII. Le domuscultae di Santa Cornelia e Santa Rufina

Qui il museo mostra il suo lato meno spettacolare e più intelligente. Le sale VI e VII espongono arredi e oggetti d'uso provenienti da due aziende agrarie di fondazione papale nella Campagna Romana, le domuscultae di Santa Cornelia e Santa Rufina, create fra la fine dell'VIII e il X secolo per l'approvvigionamento della città e sopravvissute con altre funzioni fino al pieno Medioevo.

La domusculta è una grande azienda agricola dei patrimoni papali, tipica dei secoli fra l'VIII e il X. Il caso meglio documentato è Capracorum, fondata nel 780 da papa Adriano I, che resse la Chiesa dal 772 al 795, per arginare la crisi degli approvvigionamenti di Roma. Sull'area sorse la chiesa dedicata a San Cornelio, con due fasi edilizie, poi progressivamente abbandonata: nel 1448 il luogo è ricordato soltanto come Casale sancto Cornelio, e il monastero visse fino alla seconda metà del XIII secolo. Gli scavi furono condotti fra il 1961 e il 1964 dalla British School at Rome.

Il valore di queste vetrine è tutto nel fatto che si vede l'ordinario: ceramiche da fuoco, chiavi, coltelli, elementi di serramento, fusaiole, laterizi. È il materiale con cui si scrive la storia economica di un territorio, e a Roma è raro poterlo guardare esposto. La mia opinione, dopo averci portato molti gruppi, è che questa sia la sezione più sottovalutata del museo e la più utile per capire come la città sopravvisse quando smise di essere il centro del mondo: non con i trionfi, con i granai.

Sala VIII. I tessuti e i rilievi copti

La sala VIII ospita la collezione copta: rilievi e tessuti che esemplificano la produzione artistica dell'Egitto tardoantico e altomedievale, fra il V e il X secolo. I tessuti sono il pezzo forte, e sono anche il motivo per cui la sala è tenuta in penombra: la luce distrugge le fibre e i coloranti, e in una raccolta tessile l'illuminazione bassa non è un difetto dell'allestimento, è una precauzione obbligata.

Si guardino i clavi e gli orbicoli, cioè le bande e i tondi decorativi applicati alle tuniche di lino con inserti di lana colorata. I soggetti mescolano un repertorio classico ormai stilizzato, tralci, danzatori, animali, con motivi cristiani. È la stessa vicenda dei ritratti della sala I raccontata su un altro materiale: forme antiche che si semplificano, si appiattiscono, diventano segno. La sezione dei rilievi in pietra calcarea, con nicchie, timpani, capitelli, permette di intuire l'architettura dei monasteri egiziani, uno dei laboratori del monachesimo che poi arriverà in Occidente.

La sala dell'opus sectile di Porta Marina al Museo dell'alto Medioevo

È il pezzo che da solo giustifica la trasferta all'EUR, e va detto subito che non si tratta di un pavimento da guardare dall'alto: è un'intera aula ricostruita, pareti comprese. La decorazione a opus sectile, cioè a tarsie di marmi colorati tagliati e commessi, proviene dall'area sud-occidentale di Ostia Antica, fuori Porta Marina, dove fu scoperta nel 1959, e riveste un ambiente rettangolare con un'abside di fondo appartenuto a una dimora aristocratica. La datazione è al tardo IV secolo dopo Cristo. La superficie decorata misura circa centoquarantasei metri quadrati. Nel percorso del museo la sala è stata inserita a partire dall'ottobre 2006, e il rimontaggio del rivestimento marmoreo negli spazi del museo si è svolto fra il 2006 e il 2009.

Perché il rimontaggio è un capolavoro quanto l'originale

Un muro rivestito di tarsie che crolla non lascia un mosaico: lascia migliaia di lastrine sottili, sparse a faccia in giù, mescolate ai crolli di malta e laterizio. Ricomporlo non è un lavoro di pazienza, è un lavoro di metodo: bisogna registrare la posizione di ogni frammento nel deposito, ricostruire l'ordine di caduta e da quello risalire alla sequenza dei registri sulla parete. La ricostruzione si deve a una generazione di archeologi e restauratori italiani, e ha diffuso nel mondo la fama di una manualità rara, figlia di una tradizione secolare di cantiere. Davanti a quella parete si guarda un'opera antica e, nello stesso tempo, un pezzo di storia del restauro del Novecento.

Che cosa si vede nei pannelli

La decorazione è organizzata in più registri che alternano finte architetture, sequenze geometriche e pannelli figurati. I soggetti più celebri sono le scene di lotta fra animali, con un grande felino che azzanna un erbivoro: una tigre che assale un toro, secondo la lettura corrente. C'è poi un volto maschile barbato, con la testa cinta da un nimbo, che la critica ha interpretato in due modi opposti, come immagine di Cristo oppure come ritratto di filosofo antico, confrontabile con le figure di Omero e dei sapienti che circolavano nella stessa epoca. Non è una disputa oziosa: dalla risposta dipende se quell'aula fosse una sala di rappresentanza di un privato colto o un ambiente già venato di cristianesimo. In museo il pezzo è presentato senza forzare l'interpretazione, e la trovo una scelta corretta.

I marmi e da dove arrivavano

La materia prima è il vero racconto imperiale della sala. Le tarsie impiegano marmi policromi di provenienze diverse, tagliati con seghe metalliche, rifiniti e montati su un supporto, poi allettati sull'intonaco fresco. Riconoscerli è un esercizio che si impara: il porfido rosso viene dal Mons Porphyrites, nel deserto orientale egiziano; il serpentino verde, la pietra che i marmorari chiamano porfido verde, dal Peloponneso; il giallo antico dalla Numidia, l'attuale Tunisia; il pavonazzetto dalla Frigia, in Anatolia; il cipollino dall'Eubea. Una parete di Ostia contiene, letteralmente, la geografia economica del Mediterraneo tardoantico. Chi ha camminato nel parco archeologico di Ostia Antica e ha visto le domus tardoantiche con i loro pavimenti sectili capirà al volo che cosa manca laggiù e che cosa è conservato qui.

Un edificio mai finito

Il dettaglio che preferisco raccontare è che l'aula, con ogni probabilità, non fu mai completata. Le monete rinvenute nel contesto, emissioni di Magno Massimo, degli anni fra 383 e 388, e di Eugenio, fra 392 e 394, collocano la costruzione e il crollo alla fine del IV secolo; materiali da cantiere e superfici non finite indicano che i lavori furono interrotti a metà. Qualcuno, a Ostia, negli anni in cui l'impero d'Occidente entrava nella sua crisi finale, stava spendendo una fortuna per rivestire di marmi rari una sala che non vide mai terminata. Non c'è metafora migliore per il secolo che questo museo racconta.

Sale del Museo dell'alto Medioevo Alessandra Vaccaro
Museo dell'alto Medioevo "Alessandra Vaccaro" - Museo delle Civiltà

Il Palazzo delle Scienze, l'edificio che ospita il Museo dell'alto Medioevo

Il contenitore merita attenzione quanto il contenuto. Il Palazzo delle Scienze fu costruito fra il 1938 e il 1943 per accogliere la Mostra della scienza universale nell'ambito dell'Esposizione Universale di Roma del 1942, la manifestazione nota come E42 che non si tenne mai a causa della guerra. Il progetto è ricondotto alle firme di Luigi Brusa, Gino Cancellotti, Eugenio Montuori e Alfredo Scalpelli. È uno degli esempi più coerenti dell'architettura razionalista italiana e della pianificazione urbana di quegli anni: portico continuo, travertino, proporzioni calcolate sulla prospettiva della piazza.

Le decorazioni del Palazzo delle Scienze

Dentro, l'apparato decorativo è di prima qualità e quasi nessuno lo guarda. Nell'atrio ci sono i dipinti murali di Valerio Fraschetti dedicati alle applicazioni della scienza e alla scuola di Galileo. Sullo scalone monumentale corre una vetrata policroma di Giulio Rosso composta da cinquantaquattro pannelli rettangolari, di soggetto astronomico. Nel Salone d'Onore si trova la tarsia di pietre e marmi italiani di Mario Tozzi: una scena suddivisa in riquadri con le discipline della Cosmografia, della Fisica, della Fisiologia, della Paleontologia e della Zoologia, e al centro Minerva con un libro aperto e una penna d'oca. Tozzi lavorò in Italia a progetti di decorazione murale fra il 1935 e il 1944. Che un museo dell'alto Medioevo abiti dentro un manifesto figurativo della modernità scientifica è una contraddizione che vale la pena assaporare.

Che cosa è chiuso oggi e che cosa è aperto

Le sale delle collezioni di Arti e Culture Africane, Americane e Oceaniane, al primo piano del Palazzo delle Scienze, sono chiuse per lavori: verifiche di legge sui nuovi dispositivi antisismici, realizzazione dei nuovi impianti antincendio e di condizionamento, restauro degli infissi storici e riallestimento delle collezioni. La conclusione è prevista per l'inverno 2026, e l'intervento consentirà di raddoppiare il numero delle opere esposte. Nel frattempo, all'ingresso del Palazzo delle Scienze, una selezione a rotazione di capolavori di quelle raccolte è visibile sotto il titolo "In corso d'opera". Il Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari resta accessibile con lo stesso orario, da martedì a domenica dalle 8.00 alle 19.00. Le sale altomedievali si visitano regolarmente: chi arriva per i Longobardi e per l'opus sectile trova quello che cerca.

Una curiosità su Museo dell'alto Medioevo "Alessandra Vaccaro" - Museo delle Civiltà

La curiosità che racconto sempre riguarda la donna il cui nome compare sulla targa. Alessandra Melucco Vaccaro diresse questo museo dal 1974 al 1979, e nel bel mezzo di quella direzione, nel 1976, venne eletta deputata alla Camera nelle file del Partito Comunista Italiano. Non un'archeologa che passa alla politica e sparisce dal mestiere: negli stessi anni firmava il volume sul museo, nel 1975, e continuava a lavorare sui materiali longobardi, per poi passare all'Istituto Centrale del Restauro e occuparsi dei Bronzi di Riace e della Tomba del Tuffatore di Paestum. Quando morì, il 29 agosto 2000, aveva sessant'anni ed era direttore archeologo del Ministero.

C'è una seconda curiosità, più sottile, che si apprezza solo stando in piedi in mezzo alle sale. Questo è un museo del Medioevo ospitato in un edificio progettato per celebrare la scienza moderna, dentro un quartiere costruito per un'esposizione universale che non ebbe mai luogo. La vetrata astronomica di Giulio Rosso sullo scalone e la Minerva di Mario Tozzi nel Salone d'Onore parlano di progresso, di misura, di futuro; venti metri più in là ci sono le crocette auree cucite sul velo funebre di una donna longobarda del VII secolo. Roma è piena di sovrapposizioni, ma questa è una delle più violente e delle meno notate, perché il pubblico entra guardando i cartelli e non alza mai la testa.

Terza curiosità, per chi ama i numeri: i Longobardi che si vedono qui non sono romani. Vengono dall'Umbria e dalle Marche, da Nocera Umbra e da Castel Trosino, cioè da due comunità appenniniche di frontiera fra il Ducato di Spoleto e i territori bizantini. Il più importante insieme di oreficeria longobarda dell'Italia centrale è conservato all'EUR, a duecento chilometri da dove è stato trovato, e le comunità di origine lo ricordano a ogni occasione utile. Nel 1997, per il centenario della scoperta, la necropoli di Nocera Umbra è stata celebrata con una grande mostra e un volume, Umbria longobarda, che resta il riferimento bibliografico.

Una cosa che non ti dice nessuno su Museo dell'alto Medioevo "Alessandra Vaccaro" - Museo delle Civiltà

Che il biglietto vale per tutto il complesso, nella stessa giornata, e quasi nessuno lo sfrutta. Con dieci euro si entra nelle sale altomedievali, nelle collezioni preistoriche ed etnografiche e, attraversando la piazza, nel Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari. Ho visto decine di visitatori pagare, fare quaranta minuti di Longobardi e andarsene convinti di aver esaurito il museo. È un errore di economia domestica prima ancora che di cultura: nella stessa piazza ci sono tre musei nazionali e un solo tornello.

La seconda cosa che non si dice riguarda l'orario. Le 8.00 di apertura sono un'anomalia romana e vanno usate. Alle 8.15 di un martedì di novembre, nelle sale di Nocera Umbra, si è soli. Alle 11.30 dello stesso giorno possono esserci tre classi delle medie in visita didattica, e in ambienti stretti come questi la differenza è brutale. Il museo non ha code, ma ha momenti in cui il silenzio serve, e le vetrine di oreficeria richiedono di potersi chinare e restare fermi trenta secondi senza che qualcuno aspetti dietro.

La terza, la più tecnica, riguarda l'illuminazione. La sala dei tessuti copti è tenuta volutamente in penombra e molti visitatori la attraversano protestando fra i denti. Le fibre tessili e i coloranti antichi si degradano con l'esposizione alla luce in modo cumulativo e irreversibile: ogni ora di illuminazione forte è tolta per sempre alla vita dell'oggetto. La penombra non è trascuratezza, è conservazione preventiva. Il modo corretto di visitare quella sala è entrare, restare fermi un minuto lasciando che l'occhio si adatti, e solo allora avvicinarsi alle vetrine. Chi lo fa vede i colori; chi passa dritto vede grigio e se ne va scontento.

Il consiglio che ti do per visitare Museo dell'alto Medioevo "Alessandra Vaccaro" - Museo delle Civiltà

Arrivate all'apertura, alle 8.00, in un giorno feriale che non sia lunedì. Salite subito al primo piano e, contro ogni istinto, non cominciate dalla sala I: andate direttamente all'aula dell'opus sectile e restateci venti minuti, da soli, con la luce del mattino. È il pezzo che richiede più energia mentale e più occhio, e se lo affrontate in fondo al percorso, dopo un'ora di vetrine e di oreficeria minuta, lo guarderete con la stanchezza addosso. Fatto quello, tornate indietro e percorrete le sale nell'ordine: la Roma tardoantica, i Longobardi, i marmi carolingi, le campagne papali, i copti. La seconda visione dell'aula, alla fine, sarà un'altra cosa, perché nel frattempo avrete capito che secolo state guardando.

Calcolate novanta minuti per fare le cose per bene, due ore se vi piace leggere tutto. Poi, con lo stesso biglietto, scendete e attraversate. La mia sequenza preferita per una mattinata all'EUR è questa: sale altomedievali, caffè al bar della piazza, Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, pranzo, e nel pomeriggio una passeggiata al laghetto dell'EUR fino al Colosseo Quadrato. È una giornata piena, costa dieci euro di biglietti e non prevede una sola coda.

Due avvertenze pratiche. La prima: se venite con una classe o un gruppo, prenotate, perché le sale sono di dimensioni contenute e più di venticinque persone alla volta non ci lavorano bene. La seconda: evitate la prima domenica del mese se cercate quiete. L'ingresso gratuito riempie il museo di famiglie, il che è una bellissima notizia per la vita culturale della città e una pessima notizia per chi voleva stare mezz'ora in silenzio davanti a una fibula. Se invece l'obiettivo è portare i bambini e spendere zero, la prima domenica è esattamente il giorno giusto.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che i cosiddetti secoli bui, in questo museo, sono la cosa meno buia che ci sia. La formula nacque nell'umanesimo, con Petrarca, per indicare la distanza fra la grandezza antica e il presente, e l'Ottocento la trasformò in un giudizio storico che ancora circola nei discorsi da bar: barbari, ignoranza, decadenza. Poi si entra nella sala II, si guarda un umbone di scudo lavorato, un anello di cristallo di rocca, un reliquiario d'avorio, una sella pieghevole in ferro ageminato, e il giudizio non regge più. Quegli oggetti richiedono botteghe specializzate, catene di approvvigionamento lunghe, committenti in grado di pagarle e un codice sociale capace di leggerle.

Il fatto in sé è arcinoto agli addetti ai lavori: la storiografia ha smontato l'idea dei secoli bui da almeno cinquant'anni. Eppure resta poco citato nella divulgazione corrente, perché il racconto della caduta è più comodo. Dice una cosa semplice, ha un colpevole, si presta alle metafore sul presente. La verità documentata dalle vetrine di questo museo è meno spendibile e più interessante: fra VI e X secolo l'Italia non smette di produrre, smette di produrre le stesse cose. Cala il consumo di marmo bianco, crolla l'edilizia pubblica monumentale, e nello stesso tempo esplode la metallurgia fine, si sviluppa una scultura ornamentale nuova, si riorganizza la produzione agricola intorno alle grandi aziende ecclesiastiche.

Le domuscultae della sala VI sono la prova più elegante. Un papa, Adriano I, nel 780 fonda un'azienda agricola di stato per garantire il pane alla città: significa che esiste un'amministrazione, un catasto, una contabilità, una capacità di programmazione. Non è il gesto di un mondo al buio. È il gesto di un potere che ha capito che il grano non arriverà più dall'Africa via mare e organizza l'alternativa a venti chilometri dalle mura. Chi vuole vedere il seguito di questa storia nel paesaggio vada all'Abbazia di Farfa, la grande fondazione monastica in area longobarda che diventò una potenza fondiaria in Sabina.

La foto giusta da fare a Museo dell'alto Medioevo "Alessandra Vaccaro" - Museo delle Civiltà

La fotografia che porterete a casa è una sola, e non è una vetrina: è l'aula dell'opus sectile ripresa dal fondo, in modo che l'inquadratura tenga insieme il pavimento e almeno due registri di parete. Mettetevi sull'asse dell'ambiente, il più indietro possibile, e tenete la macchina bassa, all'altezza del petto: le tarsie sono fatte per essere guardate da chi cammina, e un punto di vista alto le appiattisce. Niente flash, che è vietato e per giunta rovina la resa dei marmi lucidi restituendo un riflesso bianco al centro dell'immagine. In compenso qui la luce è costante e non serve fretta: alzate la sensibilità, appoggiatevi allo stipite e fate due o tre scatti a tempo lungo.

Il secondo scatto che consiglio è un dettaglio stretto sul pannello del felino che azzanna l'erbivoro. Riempite il fotogramma con la scena, tagliando via le cornici geometriche: quello che si vede, a distanza ravvicinata, è che la muscolatura dell'animale è ottenuta accostando lastrine di marmi diversi, non incidendo la pietra. È una foto che spiega la tecnica meglio di una didascalia, e in un album di viaggio vale il doppio.

Fuori, l'immagine da fare è la prospettiva del colonnato di Piazza Guglielmo Marconi con i due palazzi che si fronteggiano. Andateci nella prima ora del mattino oppure nell'ultima del pomeriggio, quando il sole radente scava il travertino e le ombre delle colonne disegnano la pavimentazione; a mezzogiorno la piazza diventa piatta e bianca, illeggibile in fotografia. Se avete un obiettivo lungo, cercate l'allineamento fra il portico e la stele al centro della piazza. E un consiglio che riguarda il buon senso più della tecnica: dentro le sale, le vetrine di oreficeria sono un incubo per i riflessi. Appoggiate l'obiettivo quasi al vetro, in perpendicolare, e coprite con la mano libera la fonte di luce che vi arriva alle spalle. Funziona meglio di qualunque filtro.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è la nascita stessa dell'istituto. Nel 1967 il Museo dell'alto Medioevo viene inaugurato nel Palazzo delle Scienze all'EUR, trasferendovi materiali che appartenevano al Museo Nazionale Romano. È una data che va letta nel suo contesto: l'Italia degli anni Sessanta scopre l'archeologia medievale come disciplina autonoma, e Roma si dota di un museo archeologico dell'età postclassica proprio mentre nelle università nasce quel campo di studi. Il museo non fu un ripostiglio per ciò che non entrava altrove: fu una presa di posizione scientifica.

Il secondo avvenimento è la direzione di Alessandra Melucco Vaccaro, dal 1974 al 1979, e la pubblicazione nel 1975 del volume che porta il nome del museo. Sono gli anni in cui l'istituto definisce il proprio profilo e in cui il materiale longobardo comincia a essere studiato con criteri di contesto, non più come collezione di ori. Nel 1982 la stessa studiosa firma I Longobardi in Italia. Materiali e problemi, che di quel lavoro è il frutto maturo.

Il terzo avvenimento è l'arrivo dell'opus sectile di Porta Marina. La decorazione, scoperta a Ostia nel 1959, viene inserita nel percorso del museo a partire dall'ottobre 2006, e fra il 2006 e il 2009 il rivestimento marmoreo viene rimontato negli spazi dell'istituto. Un museo che raddoppia il proprio richiamo internazionale grazie a un'opera del tardo IV secolo è un evento raro nella vita di un istituto pubblico italiano, e qui è successo in silenzio.

Il quarto avvenimento è istituzionale ed è il più recente: dal settembre 2016 il museo confluisce nel Museo delle Civiltà, insieme al museo preistorico etnografico, al museo delle arti e tradizioni popolari e agli altri istituti dell'EUR. Nel 2017 al Palazzo delle Scienze arrivano anche le collezioni d'arte orientale che erano a Palazzo Brancaccio. Nel 2011 vi erano già confluite le raccolte del disciolto museo africano, oggi al centro di un lungo lavoro di revisione critica dei materiali coloniali. E il quinto avvenimento è tuttora in corso: il cantiere che interessa il primo piano del Palazzo delle Scienze, con nuovi dispositivi antisismici, impianti antincendio e di condizionamento, restauro degli infissi storici e riallestimento, e che al termine consentirà di raddoppiare il numero delle opere esposte.

Chi è passato da Museo dell'alto Medioevo "Alessandra Vaccaro" - Museo delle Civiltà

Il primo nome è quello che sta sulla targa. Alessandra Melucco Vaccaro, allieva di Ranuccio Bianchi Bandinelli, ispettrice in Toscana dal 1969, direttrice di questo museo dal 1974 al 1979, deputata dal 1976, poi responsabile dei servizi archeologici dell'Istituto Centrale del Restauro dal 1979 al 1994 e direttore archeologo del Ministero dal 1994 alla morte, nel 2000. Ha camminato in queste sale ogni giorno per cinque anni e le ha pensate.

Poi ci sono le persone che non hanno mai messo piede all'EUR e senza le quali queste sale sarebbero vuote. Raniero Mengarelli, che dal 1893 indagò sistematicamente la necropoli di Castel Trosino e ne identificò centonovanta tombe; Angelo Pasqui, che scavò Nocera Umbra fra il 1897 e il 1898, e Roberto Paribeni, che con lui firmò nel 1918 la pubblicazione ancora oggi di riferimento. Sono archeologi di fine Ottocento e primo Novecento, formati su un'archeologia classica che dei Longobardi si interessava poco: eppure scavarono e pubblicarono con una cura che, un secolo dopo, permette di rileggere i loro contesti.

Ci sono gli inglesi. Fra il 1961 e il 1964 la British School at Rome scavò la domusculta di Capracorum e la chiesa di San Cornelio, nella campagna a nord di Roma, nell'ambito della grande ricognizione territoriale sull'Etruria meridionale che ha cambiato il modo di studiare il paesaggio storico italiano. Quello che si vede nelle sale VI e VII arriva da lì.

Ci sono gli artisti del palazzo, che questi ambienti li hanno decorati prima che diventassero un museo: Valerio Fraschetti con i dipinti murali dell'atrio, Giulio Rosso con la vetrata dello scalone e i suoi cinquantaquattro pannelli astronomici, Mario Tozzi con la tarsia marmorea del Salone d'Onore, sorvegliata da una Minerva con la penna d'oca. E ci sono gli architetti, Luigi Brusa, Gino Cancellotti, Eugenio Montuori e Alfredo Scalpelli, che fra il 1938 e il 1943 costruirono un palazzo per una mostra della scienza che non si tenne mai.

Infine ci sono i protagonisti che non hanno lasciato un nome ma hanno lasciato la faccia. Il capo della fara sepolto nella tomba 119 di Castel Trosino, con l'elmo, la corazza e il guanto d'armi. La donna di Nocera Umbra con l'anello di cristallo di rocca. Il proprietario ignoto dell'aula di Porta Marina, che alla fine del IV secolo comprava porfido dall'Egitto e giallo antico dalla Numidia per una sala che non vide mai finita. Sono loro, in fondo, quelli che sono davvero passati di qui.

Museo delle Civilta Roma EUR
Museo delle Civiltà

Come si visita davvero il Museo dell'alto Medioevo

Quanto dura la visita al Museo dell'alto Medioevo

Novanta minuti è la misura onesta per le sole sale altomedievali, opus sectile compreso. Con quarantacinque minuti si fa una visita mirata: sale II e III per i Longobardi, aula finale per le tarsie. Con due ore si legge tutto, comprese le didascalie e i pannelli di sala. Se al biglietto aggiungete il percorso preistorico ed etnografico e il palazzo di fronte, la giornata è piena e non avanzate energia per altro: l'EUR non è un quartiere da mordi e fuggi.

Il Museo dell'alto Medioevo con i bambini

Funziona, a patto di scegliere la chiave giusta. Le armi longobarde e gli scudi sono un magnete per chi ha fra i sette e i dodici anni, e l'aula dell'opus sectile si racconta benissimo come un puzzle gigantesco caduto in pezzi e rimesso insieme dopo secoli, che è esattamente la verità. Il museo ha attività educative e laboratori, e chi viaggia con bambini farebbe bene a verificare il calendario prima di arrivare. Il percorso è breve, non ci sono scalinate infinite, non ci sono folle: tre condizioni che, con i piccoli, valgono più di qualunque interattività. Sotto i sei anni, invece, la penombra della sala copta e la densità delle vetrine di oreficeria rendono la visita faticosa: meglio puntare sul Museo preistorico etnografico Luigi Pigorini, nello stesso edificio, che ha una presa immediata.

Accessibilità del Museo dell'alto Medioevo

Il museo pubblica un Piano per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche, con relazione, analisi dei percorsi e localizzazione degli interventi, e porta avanti progetti dedicati a pubblici fragili, dalla mediazione artistica per anziani ai laboratori per persone con Alzheimer. Per il dettaglio operativo, cioè ascensori, servizi igienici attrezzati e percorsi per sedia a rotelle, conviene una telefonata preventiva al +39 06 549521 oppure un messaggio a mu-civ@cultura.gov.it: il complesso è grande, i due palazzi hanno soluzioni diverse e il cantiere in corso può modificare temporaneamente i percorsi interni.

Quando andare e quando evitare il Museo dell'alto Medioevo

Il momento migliore è la prima ora del mattino di un giorno feriale, da ottobre a maggio. Il momento peggiore è la mattinata di metà settimana in primavera, quando le scolaresche riempiono i corridoi, e la prima domenica del mese per chi cerca silenzio. D'estate il museo è un rifugio: le sale sono fresche, il quartiere è vuoto perché gli uffici chiudono, e alle 8.30 di un martedì di agosto ci si può ritrovare gli unici visitatori del primo piano. Il sabato pomeriggio è una buona finestra: l'EUR nel fine settimana si svuota di lavoratori e non si riempie di turisti.

Che cosa vedere intorno al Museo dell'alto Medioevo

Nel raggio di dieci minuti a piedi c'è il Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, incluso nel biglietto, e poco più in là il quartiere razionalista con le sue prospettive. In un quarto d'ora si arriva al Colosseo Quadrato, cioè al Palazzo della Civiltà Italiana, e al laghetto dell'EUR con il suo parco, i ciliegi giapponesi e la passeggiata sull'acqua. D'estate la Piscina delle Rose è a pochi passi. Chi vuole invece proseguire in tema archeologico prenda il treno per Ostia Antica e cerchi, nella zona sud-occidentale del parco, l'area fuori Porta Marina da cui provengono le tarsie che ha appena visto.

Il Museo dell'alto Medioevo e gli altri luoghi altomedievali di Roma

Una visita a queste sale acquista senso se la si mette in serie con altri tre o quattro luoghi della città. Alla Crypta Balbi, nel rione Sant'Angelo, il Museo Nazionale Romano racconta la trasformazione di un isolato urbano dal teatro di Balbo al monastero medievale: è la controparte stratigrafica di ciò che qui si vede sotto forma di oggetti. A Santa Maria Antiqua, ai piedi del Palatino, ci sono gli affreschi altomedievali più importanti della città, con la celebre parete palinsesto. Alla Basilica di Santa Prassede si vede il grande cantiere di Pasquale I, all'inizio del IX secolo, con i mosaici della cappella di San Zenone: è il contesto per cui furono scolpiti i marmi delle sale IV e V.

Aggiungete le Terme di Diocleziano, dove i corredi longobardi erano conservati prima del 1967 e dove il Museo Nazionale Romano espone epigrafia e protostoria, e Palazzo Altemps per il capitolo del collezionismo. Chi vuole organizzare tutto in un itinerario coerente può salvare le tappe nella pagina Il mio viaggio e costruirsi due giornate romane che, per una volta, non passano dal Colosseo.

Domande veloci su Museo dell'alto Medioevo "Alessandra Vaccaro" - Museo delle Civiltà

Quanto costa il biglietto del Museo dell'alto Medioevo?

Intero 10 euro, ridotto 2 euro, con una formula "amico" da 5 euro. L'ingresso è gratuito per i minori di diciotto anni dell'Unione Europea, la prima domenica di ogni mese e il 25 aprile. Si acquista alle biglietterie dei due palazzi negli orari di apertura.

Quali sono gli orari del Museo dell'alto Medioevo?

Da martedì a domenica, dalle 8.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.30. Il lunedì è chiuso.

Il Museo dell'alto Medioevo è aperto oggi o è chiuso per lavori?

Le sale altomedievali sono visitabili. Al primo piano del Palazzo delle Scienze sono invece chiuse per lavori le sale delle collezioni di Arti e Culture Africane, Americane e Oceaniane, con conclusione prevista nell'inverno 2026; una selezione a rotazione di quelle opere è esposta all'ingresso con il titolo "In corso d'opera".

Dove si trova esattamente il Museo dell'alto Medioevo?

Nel Palazzo delle Scienze, Piazza Guglielmo Marconi 14, quartiere EUR, Roma. Il Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, incluso nello stesso biglietto, è al civico 8 della stessa piazza.

Come si arriva al Museo dell'alto Medioevo con i mezzi pubblici?

Metro B, fermata EUR Fermi, poi otto o dieci minuti a piedi. In alternativa gli autobus ATAC 30, 170, 671, 714 e 791.

La MIC card vale al Museo dell'alto Medioevo?

No. La MIC card apre gratuitamente i musei civici del Sistema Musei di Roma Capitale. Il Museo dell'alto Medioevo è un museo statale del Ministero della cultura e non rientra in quel circuito.

Si entra gratis la prima domenica del mese?

Sì, il museo applica il calendario delle gratuità statali e la prima domenica di ogni mese l'ingresso è libero. Lo è anche il 25 aprile.

Serve prenotare la visita al Museo dell'alto Medioevo?

Per la visita libera no. Per i gruppi e le scolaresche la prenotazione è opportuna, perché le sale sono di dimensioni contenute.

Quanto tempo serve per visitare il Museo dell'alto Medioevo?

Novanta minuti per una visita completa e tranquilla; quarantacinque per una visita mirata alle sale longobarde e all'opus sectile; due ore se leggete tutti i pannelli.

Il biglietto vale anche per gli altri musei del Museo delle Civiltà?

Sì, lo stesso titolo consente l'accesso ai percorsi dei due palazzi nella giornata di emissione. Conviene sfruttarlo: è il modo migliore per capire il complesso.

Che cos'è l'opus sectile di Porta Marina?

È il rivestimento in tarsie di marmi colorati di un'aula di una dimora aristocratica di Ostia Antica, scoperta nel 1959 fuori Porta Marina e databile al tardo IV secolo dopo Cristo. Copre circa centoquarantasei metri quadrati ed è stata rimontata negli spazi del museo fra il 2006 e il 2009.

Si possono fare fotografie al Museo dell'alto Medioevo?

La fotografia senza flash e senza treppiede per uso personale è la prassi nei musei statali italiani; il flash danneggia i materiali e nella sala dei tessuti è particolarmente dannoso. Per riprese professionali o commerciali serve un'autorizzazione, che si richiede al museo.

Il Museo dell'alto Medioevo è accessibile in sedia a rotelle?

Il museo ha adottato un Piano per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche e porta avanti progetti di accessibilità. Per il dettaglio dei percorsi, degli ascensori e dei servizi conviene telefonare al +39 06 549521 prima della visita, anche perché il cantiere in corso può modificare temporaneamente gli itinerari interni.

Il Museo dell'alto Medioevo è adatto ai bambini?

Sì dai sette anni in su: armi, scudi e la sala delle tarsie funzionano molto bene. Sotto i sei anni la visita può risultare faticosa, e nello stesso edificio il percorso preistorico ed etnografico offre una presa più immediata.

Che differenza c'è fra il Museo dell'alto Medioevo e la Crypta Balbi?

La Crypta Balbi, del Museo Nazionale Romano, racconta la trasformazione di un isolato di Roma attraverso la stratigrafia archeologica. Il Museo dell'alto Medioevo espone oggetti e contesti, soprattutto funerari, provenienti da Roma e dall'Italia centrale. Sono complementari: la città e le cose.

Perché i Longobardi di Umbria e Marche sono esposti a Roma?

Perché i corredi delle necropoli di Nocera Umbra e Castel Trosino, scavate rispettivamente nel 1897 e a partire dal 1893, entrarono nelle collezioni del Museo Nazionale Romano e furono trasferiti all'EUR con l'inaugurazione del museo nel 1967.

Chi era Alessandra Vaccaro?

Alessandra Melucco Vaccaro (Roma, 1940 - Roma, 2000), archeologa e studiosa di restauro, fu direttrice di questo museo dal 1974 al 1979, deputata dal 1976, poi responsabile dei servizi archeologici dell'Istituto Centrale del Restauro e direttore archeologo del Ministero. Il museo porta il suo nome.

C'è un guardaroba o un deposito bagagli al Museo dell'alto Medioevo?

Zaini e borse ingombranti vanno depositati secondo le indicazioni del personale all'ingresso. Per bagagli di dimensioni da viaggio conviene informarsi in anticipo al numero del museo, perché i musei statali non garantiscono un deposito per valigie.

Si aspetta in coda al Museo dell'alto Medioevo?

Praticamente mai. È uno dei musei nazionali meno affollati di Roma, il che è una fortuna per il visitatore e un peccato per il museo.

C'è un bar o una caffetteria?

I servizi interni possono variare nel corso dei lavori in corso nel complesso. Sulla piazza e nelle vie adiacenti i bar non mancano, e il quartiere è ben servito anche per il pranzo.

Quanto dura il percorso dell'opus sectile?

La sola aula si visita in quindici o venti minuti, ma è il tipo di ambiente in cui vale la pena restare più a lungo di quanto si era previsto.

Vale la pena una guida per il Museo dell'alto Medioevo?

Sì, più che in altri musei. Le collezioni altomedievali richiedono contesto: senza qualcuno che spieghi che cos'è una fara, perché una fibula cambia forma di regione in regione e come si legge un rivestimento in tarsie, molte vetrine restano mute. Esistono visite guidate periodiche organizzate dal museo e da associazioni culturali.

Il museo è visitabile in giornata insieme a Ostia Antica?

Sì, con un po' di organizzazione. Museo la mattina all'apertura, treno dalla stazione Piramide o dalle fermate della ferrovia per il Lido, pomeriggio negli scavi. È l'accostamento più intelligente che si possa fare, perché lega le tarsie alla città che le ha prodotte, e chi vuole fermarsi a cena ha il borgo di Ostia Antica a due passi dagli scavi.

Il giudizio di chi ci accompagna i gruppi

Il Museo dell'alto Medioevo è uno di quei posti che a Roma pagano il prezzo della concorrenza. In una città con il Colosseo, i Musei Vaticani e la Galleria Borghese, un museo di oreficeria longobarda e di tarsie tardoantiche all'EUR non entrerà mai nelle prime dieci righe di una guida generalista. Ed è precisamente questo che lo rende prezioso: si entra alle otto del mattino, si paga dieci euro, non c'è coda, e si passa un'ora e mezza davanti a materiali che in qualunque altra capitale europea sarebbero il fiore all'occhiello di un museo nazionale.

Se dovessi indicare una sola ragione per prendere la metro B e venire fin qui, non sarebbero gli ori, per quanto siano straordinari: sarebbe l'aula di Porta Marina. Non esiste, altrove, un ambiente tardoantico rivestito in opus sectile conservato e ricomposto in questo modo. Andateci presto, restateci fermi, e guardatela pensando che qualcuno la stava ancora finendo quando l'impero d'Occidente aveva pochi decenni di vita davanti. Poi uscite sul portico, guardate la piazza razionalista costruita per un'esposizione mai inaugurata, e ditemi se non è la cosa più romana che vi sia capitata quest'anno.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoMuseo dell'alto Medioevo Alessandra Vaccaro - Museo delle Civiltà - Viale Lincoln, 3, 00144 Roma RM, Italia
TagsAlessandra Vaccaroetà postclassicaMuseoMuseo archeologicoMuseo dell'alto MedioevoPalazzo delle Scienze all’Eur

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IndirizzoViale Lincoln, 3, 00144 Roma RM, Italia 144
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Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.

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🛏️✦ Hotel

Dove dormire a Roma: confronta gli hotel

Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.

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🚐✦ Transfer

Transfer dall aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

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✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

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🔎✦ Voli

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Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

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