Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali

I Mercati di Traiano hanno l'ingresso in via Quattro Novembre 94, 00187 Roma, sulla salita che collega piazza Venezia a largo Magnanapoli: molte mappe scrivono via IV Novembre, e la strada è quella. Il monumento apre tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; le uniche giornate di chiusura sono il 1 maggio e il 25 dicembre, mentre il 24 e il 31 dicembre l'orario si ferma alle 14.00. Il biglietto per il solo monumento, quando non c'è una mostra in corso, costa 15,00 euro intero e 9,50 euro ridotto, con 1,00 euro di diritto di prevendita per chi acquista online; con una mostra aperta la tariffa integrata sale a 19,50 euro intero non residente e 14,00 euro ridotto non residente. Chi risiede a Roma Capitale o nella Città metropolitana entra gratuitamente esibendo la carta d'identità, e lo stesso vale per chi possiede la MIC card da 5,00 euro. La videoguida costa 6,00 euro, l'audioguida 4,00 euro, entrambe in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo. Non serve prenotare: si compra alla cassa e si entra. Ci si arriva a piedi da piazza Venezia in cinque minuti di salita, oppure dalla fermata Colosseo della metro B camminando lungo via dei Fori Imperiali; le informazioni ufficiali passano dal contact center 060608, attivo ogni giorno dalle 9.00 alle 19.00, e dall'indirizzo info@mercatiditraiano.it. Questa guida fa parte della nostra raccolta dedicata ai musei di Roma.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Chiariamo subito che cosa si compra con quel biglietto, perché il malinteso è quotidiano. Si compra un edificio romano di sei livelli, alto quanto un palazzo di dieci piani, conservato in una misura che in città non ha eguali fuori dal Pantheon: muri in piedi, volte intatte, soglie di travertino ancora al loro posto, una strada basolata che si percorre con le proprie gambe. Dentro quell'edificio, dal 2007, c'è anche un allestimento museale dedicato ai Fori Imperiali, e di quello parlo diffusamente nella scheda del Museo dei Fori Imperiali. Qui il protagonista è il contenitore. Perché il contenitore, in questo caso, è il pezzo più straordinario dell'intera collezione.

Accompagno gruppi in quest'area da vent'anni e la frase che sento più spesso, all'uscita, è sempre la stessa: non immaginavo che fosse così grande. Non lo immagina nessuno, perché dalla balconata di via dei Fori Imperiali si vede soltanto la facciata curva, il Grande Emiciclo, che è un terzo del complesso e nemmeno la parte più interessante. Il resto sale dietro, aggrappato al fianco del Quirinale, e si scopre soltanto entrando.

Il Grande Emiciclo dei Mercati di Traiano visto da via dei Fori Imperiali
La facciata curva del Grande Emiciclo, la parte dei Mercati di Traiano che si vede dalla strada

Che cosa sono i Mercati di Traiano, in una definizione onesta

I Mercati di Traiano sono un complesso di edifici romani costruito nel primo decennio del II secolo dopo Cristo sul fianco meridionale del colle Quirinale, contemporaneamente al Foro di Traiano e in funzione di esso. Occupano e sostengono il taglio artificiale praticato nelle pendici della collina per fare posto alla piazza forense: sono, prima di ogni altra cosa, un'opera di contenimento monumentalizzata. Il complesso in origine si estendeva anche oltre i limiti dell'attuale area archeologica, in zone oggi coperte da palazzi moderni, e ciò che si visita è quindi una porzione, per quanto ampia, di qualcosa di più vasto.

La definizione che preferisco, e che uso davanti ai gruppi, è questa: i Mercati di Traiano sono la parete di servizio del Foro di Traiano, progettata da qualcuno che si è rifiutato di costruire una parete di servizio. Un muro di sostegno alto trenta metri lo avrebbe risolto qualunque ingegnere militare romano. Qui invece il muro è diventato sei piani di ambienti abitabili, con strade interne, scale, corridoi voltati, finestre, cornici marcapiano e un partito decorativo in mattoni sagomati che gli architetti del Rinascimento sono venuti a disegnare con il taccuino in mano.

Una precisazione di metodo, perché regge tutto il resto della pagina: il nome Mercati di Traiano è moderno. Nessuna fonte antica chiama così questo complesso, nessuna iscrizione lo definisce mercato, e l'archeologia degli ultimi decenni ha smontato con buoni argomenti l'idea del centro commerciale imperiale. Il nome resta perché è entrato nelle mappe, nelle paline dell'autobus e nel dominio del sito ufficiale. Ne parlo per esteso più avanti, perché è la questione più interessante che questo monumento pone.

Traiano, Apollodoro di Damasco e il cantiere che ha riscritto il Quirinale

Il complesso nasce dentro il più grande progetto urbanistico che Roma abbia mai realizzato in una sola generazione. Traiano torna dalla seconda guerra dacica nel 106 con un bottino che le fonti antiche quantificano in cifre difficili da credere, dell'ordine di milioni di libbre d'oro e del doppio d'argento, oltre a un numero enorme di prigionieri. Con quel denaro finanzia il suo Foro, cantiere aperto fra il 107 e il 113 dopo Cristo, inaugurato secondo i Fasti Ostiensi nel 112, e con la stessa impresa edilizia nascono i Mercati.

Il taglio della sella fra Quirinale e Campidoglio

Per costruire il Foro di Traiano bisognava sgomberare il diaframma di terra che univa il Quirinale al colle capitolino, la sella collinare che chiudeva a nord l'area dei Fori. Non si trattava di spianare un dosso: si trattava di asportare una collina. L'operazione fu talmente fuori scala che i Romani decisero di scriverla nella pietra, e l'iscrizione posta sulla base della Colonna Traiana ricorda che l'altezza della colonna corrisponde a quella del monte sbancato per fare posto a quelle opere. Trenta metri di collina rimossi a mano, con ceste, argani e schiavi, in un cantiere aperto dentro la città abitata.

La conseguenza tecnica è che si ottiene una parete verticale di terra e cappellaccio alta come un palazzo, instabile, esposta alle infiltrazioni e alle spinte del versante. Chiunque abbia scavato una fondazione sa che una parete simile va contrastata subito, o frana. I Mercati di Traiano sono la risposta a quel problema: una massa muraria a gradoni che ricuce il fianco tagliato, scarica le spinte del colle in una successione di ambienti voltati e trasforma un guaio di cantiere in architettura. La mia opinione, dopo averlo raccontato centinaia di volte, è che questo sia il più bel problema tecnico risolto nell'antichità romana, molto più del Pantheon: la cupola è un'idea geniale, questa è un'idea geniale imposta da un vincolo.

L'attribuzione ad Apollodoro di Damasco: che cosa si sa

Il nome che circola, e che io stesso uso, è quello di Apollodoro di Damasco, l'architetto siriaco che accompagnò Traiano in Dacia, gli costruì il ponte sul Danubio e firmò il Foro. L'attribuzione dei Mercati di Traiano ad Apollodoro è però una deduzione, non un documento: nessuna fonte antica gli assegna esplicitamente questo complesso. Si ragiona per contiguità di cantiere, di committenza e di soluzioni tecniche. È un'ipotesi solida, condivisa dalla letteratura, e va detta per quello che è.

Vale la pena aggiungere un dato che sposta la prospettiva. Apollodoro viene da Damasco, cioè dal mondo siriaco e nabateo, dove l'architettura rupestre scavata nella roccia era una tradizione consolidata: pensate alle facciate di Petra, ricavate dalla parete. Un progettista cresciuto in quella cultura guarda un fianco di collina tagliato e non vede un problema, vede una superficie da abitare. Anche questo è un ragionamento, non una prova, e chi ve lo racconta come certezza vi sta vendendo una storia più bella dei fatti.

I bolli laterizi e la datazione dei Mercati di Traiano

La datazione non poggia su iscrizioni celebrative ma su una fonte molto più prosaica e molto più affidabile: i bolli laterizi. Ogni officina laterizia romana imprimeva sui mattoni un marchio circolare con il nome del proprietario del fondo, dell'officinator e spesso l'indicazione consolare dell'anno. Raccogliere i bolli di un edificio significa datarne le forniture. Le date dei bolli dei Mercati di Traiano indicano che la costruzione risale in massima parte al regno di Traiano.

Con una riserva che gli studi ripetono da tempo: è possibile che il progetto fosse già stato concepito sotto Domiziano, negli anni Novanta del I secolo, e che alla sua epoca risalga almeno l'inizio dei lavori di sbancamento. Domiziano aveva già avviato la sistemazione dell'area, e il suo successore Nerva inaugurò il piccolo foro di transizione che porta il suo nome. L'idea di sventrare la sella potrebbe quindi non essere di Traiano: sarebbe di Traiano il merito di averla portata a termine e di averci messo sopra il proprio nome, che in politica edilizia è quello che conta.

L'ingegneria dei Mercati di Traiano, spiegata senza formule

Se dovessi indicare una sola ragione per pagare il biglietto, sceglierei questa: nessun altro monumento romano lascia leggere così bene come si costruiva. Qui non ci sono rivestimenti marmorei a nascondere la struttura. C'è il mattone nudo, la volta a vista, la mensola di travertino che sporge dal pilastro. Il cantiere è rimasto aperto sotto gli occhi di chi guarda.

Opus latericium: il calcestruzzo vestito di mattoni

La tecnica costruttiva del complesso è l'opus latericium, cioè calcestruzzo romano rivestito da un paramento in mattoni. Il cuore del muro è un conglomerato di malta di calce, pozzolana e scaglie di pietra, gettato dentro due cortine di mattoni che fanno da cassaforma permanente e da faccia a vista. Il risultato è una muratura monolitica, che non lavora come una parete di pietre sovrapposte ma come un blocco unico, e che si adatta a qualunque geometria: curve, spigoli obliqui, raccordi impossibili.

È questa duttilità che permette ai Mercati di Traiano di sfruttare tutti gli spazi disponibili ricavati dal taglio della collina, inserendo ambienti di forma diversa ai vari livelli. Un'architettura in blocchi squadrati avrebbe imposto la sua geometria al terreno; il calcestruzzo si è adattato al terreno. Il passaggio dalla disposizione curvilinea dell'esedra retrostante i portici del Foro alla maglia rettilinea del tessuto urbano più in alto avviene senza strappi, con una serie di raccordi che nessun disegno restituisce e che si capiscono soltanto camminandoci dentro.

Le volte, le semicupole e le sei campate della Grande Aula

In tutto il complesso gli ambienti sono prevalentemente coperti da volte in muratura. Il repertorio è completo e va letto in ordine di difficoltà crescente: la volta a botte per gli ambienti stretti e allungati, la semicupola per gli spazi maggiori e per le testate curve, e infine il sistema di copertura della Grande Aula, il pezzo forte, con sei volte a crociera appoggiate su pilastri allargati da mensole in travertino.

Il dettaglio che chiedo sempre di guardare è come sono contrastate le spinte. Una volta a crociera spinge di lato: se non la si contrasta, apre i muri e crolla. Qui il problema è risolto affiancando all'aula, al piano superiore, una serie di ambienti che ne contengono le spinte laterali, collegati alla struttura della volta da archi che permettevano il passaggio nel corridoio antistante. In altre parole, le stanze di servizio sono anche i contrafforti. Nulla è decorativo, tutto lavora, e diciotto secoli dopo l'aula è ancora in piedi senza catene metalliche.

Le pavimentazioni e il problema dell'acqua

Un edificio addossato a un fianco di collina ha un nemico solo, e non è il terremoto: è l'acqua. La pioggia che scende dal Quirinale e le infiltrazioni del versante avrebbero saturato le murature in pochi anni. La risposta romana è visibile ancora oggi nelle parti scoperte: pavimentazioni in opus spicatum, cioè mattoni disposti di taglio a spina di pesce, sopra le quali veniva spesso steso un secondo strato in mosaico monocromo nero di piccole tessere di selce. La sovrapposizione dei due strati assicurava l'impermeabilizzazione degli ambienti sottostanti.

È una soluzione da cantiere navale applicata a un edificio pubblico, e funziona per lo stesso motivo: due materiali diversi, due direzioni di posa diverse, nessuna fessura passante. Quando piove forte e si cammina sui percorsi scoperti dei Mercati di Traiano, si vede l'acqua correre via invece di ristagnare. Diciannove secoli dopo, il drenaggio fa ancora il suo mestiere. Ho visto parcheggi multipiano costruiti negli anni Settanta che non possono dire altrettanto.

I sei livelli dei Mercati di Traiano, dal basso verso l'alto

Il complesso si articola su sei livelli e va letto come si legge una sezione di edificio: dal piano del Foro fino alla quota della città alta. Chi entra da via Quattro Novembre fa il percorso al contrario, dall'alto verso il basso, ed è il motivo per cui tanti visitatori escono senza avere capito la struttura. Vale la pena tenere a mente lo schema prima di varcare la soglia.

Il Grande Emiciclo e le Aule di testata

La parte inferiore, a partire dal livello del Foro, comprende il Grande Emiciclo, articolato su tre piani, chiuso alle due estremità da altrettante Aule di testata. È la facciata curva che tutti fotografano dalla strada, e la sua curvatura non è un capriccio: ripete la forma semicircolare dell'esedra del Foro di Traiano che le sta davanti, separata soltanto da una strada basolata. Il Foro disegna una curva, i Mercati la restituiscono in negativo, e fra le due si infila la carreggiata antica.

Due scale poste alle estremità del Grande Emiciclo permettono di raggiungere i piani superiori e la via Biberatica. Sono scale romane vere, strette e ripide, con le alzate alte come le facevano loro: salirle è la parte del percorso che i miei gruppi ricordano di più, perché è l'unico momento in cui il corpo capisce prima della testa che questo edificio non è stato pensato per la comodità ma per la logistica.

Il partito decorativo della facciata, che i rinascimentali venivano a copiare

La finitura laterizia del Grande Emiciclo è curata in senso decorativo, e questo è il punto che sfugge a chi guarda i Mercati di Traiano da lontano pensando a un edificio utilitario. Sulla facciata un ordine di lesene inquadra le finestre del secondo piano, sormontate da frontoncini alternativamente triangolari oppure arcuati, questi ultimi affiancati da due mezzi timpani triangolari, la soluzione che si chiama timpano spezzato. Il ritmo alterna la forma A e la forma B lungo tutta la curva.

Il particolare tecnico è che tutto questo è realizzato con mattoni appositamente sagomati, non con stucco o con marmo applicato. Lo stesso accorgimento ritorna nelle cornici marcapiano delle parti più curate del complesso. Ed è proprio questo partito decorativo, rimasto sempre in vista anche nei secoli in cui il resto era sepolto, a essere stato disegnato da numerosi artisti rinascimentali: i taccuini del Cinquecento sono pieni di questa facciata. Gli studi indicano precedenti nell'architettura ellenistica, con il confronto proposto del palazzo delle Colonne di Tolemaide in Cirenaica, e riscontri in alcune pitture di secondo stile. Sono confronti di scuola, utili a inquadrare il gusto, non prove di derivazione diretta.

Un consiglio pratico che vale la pena di seguire: quel fronte va guardato due volte, una da lontano dalla balconata di via dei Fori Imperiali, dove si legge il ritmo generale, e una da vicino dall'interno, dove si vedono i singoli mattoni tagliati a misura. Chi si limita alla prima si porta a casa una cartolina.

Il Piccolo Emiciclo dei Mercati di Traiano

Accanto al Grande Emiciclo, e molto meno noto, si sviluppa il Piccolo Emiciclo, con ambienti anch'essi disposti su tre piani. Ripete lo schema in scala minore e serve a raccordare la curva maggiore con il tessuto costruito verso sud. È la parte del complesso che quasi nessuna guida racconta, perché non ha un pezzo forte da mostrare, e proprio per questo la trovo istruttiva: fa capire che il progetto non era un gesto isolato ma un sistema, replicato e adattato dove serviva.

Il Corpo Centrale

A monte della via Biberatica si eleva il Corpo Centrale, con tabernae al livello della strada e altri tre piani di ambienti interni, alcuni particolarmente curati ed elaborati. È il volume più massiccio del complesso e quello che assorbe la maggior parte della spinta del colle. La differenza di finitura fra un ambiente e l'altro è vistosa: accanto a stanze grezze, di puro servizio, ce ne sono di rifinite con cura, e questa disparità è uno degli argomenti che gli archeologi usano per ragionare sulle funzioni.

Dagli ambienti del Corpo Centrale proviene inoltre l'indizio più concreto che abbiamo sulla gestione del complesso: qui doveva avere sede il procurator Fori Divi Traiani, un funzionario citato in un'iscrizione rinvenuta in tempi relativamente recenti e preposto probabilmente all'amministrazione e alla gestione del complesso monumentale. Un procuratore imperiale con un ufficio dentro l'edificio: è poco, ma è il solo dato onomastico che l'archeologia abbia restituito, e pesa più di mille ragionamenti sulla forma delle stanze.

La Grande Aula dei Mercati di Traiano

In cima al complesso, e in direzione nord rispetto alla curva della via Biberatica, si apre la Grande Aula: un vasto spazio centrale di circa 32 metri per 8, fiancheggiato da ambienti coperti da volte a botte e disposti su tre livelli. È oggi l'ingresso del monumento da via Quattro Novembre, ed è la prima cosa che si vede entrando: un ambiente basilicale in mattoni, altissimo, con la luce che scende dai lati.

La distribuzione dei tre livelli merita attenzione. Al piano terra corrono ambienti sui due lati lunghi, con finestre sul lato occidentale; al secondo piano gli spazi si aprono su corridoi scoperti delimitati da pilastri; al terzo, sul lato orientale, altri ambienti comunicanti fra loro. Gli ambienti inferiori del lato occidentale poggiano sul piano sottostante delle tabernae aperte sulla via Biberatica: l'aula, cioè, sta seduta sulla strada.

Un dettaglio che consiglio di verificare con i propri occhi riguarda gli accessi. L'ingresso originario da nord era un portale non molto ampio, sopraelevato su alcuni gradini; da sud si entrava con una scalinata dalla via Biberatica. Il grande arcone che oggi si attraversa è una modifica posteriore, non romana. Sapere che la porta monumentale attuale non è quella antica cambia completamente la lettura dello spazio: l'aula non era pensata per accogliere folle, ma per filtrarle.

Ambienti voltati del Corpo Centrale ai Mercati di Traiano
Gli ambienti voltati del Corpo Centrale, con le volte a botte e le soglie in travertino

La via Biberatica, la strada che tiene insieme i Mercati di Traiano

Gli edifici del complesso sono separati fra loro da un percorso antico che in età tarda prese il nome di via Biberatica, e che corre a mezza costa sul pendio del colle. È l'elemento che trasforma i Mercati di Traiano da edificio a brano di città: una strada vera, lastricata in basoli di selce, con le soglie delle botteghe che si aprono ai lati, i solchi del tempo sulla pietra e la pendenza che si sente nelle gambe. Camminarci sopra è il momento migliore della visita, e lo dico senza esitazione.

Da dove viene il nome Biberatica

Il nome non è traianeo. Compare tardi, in età medievale o tardoantica, e la spiegazione che circola da secoli lo collega al latino biber, la bevanda, quindi alle taverne o alle botteghe di bevande che vi si sarebbero affacciate. È un'etimologia tradizionale, ripetuta da tutta la letteratura locale, che non ha però il conforto di un documento antico: nessuna fonte romana usa questo nome per questa strada. Lo racconto sempre come tradizione toponomastica, mai come dato archeologico. La differenza sembra sottile e invece è esattamente il confine fra divulgazione e favola.

Le tabernae dei Mercati di Traiano: come erano fatte davvero

Gli ambienti che si aprono sui percorsi esterni o interni hanno una struttura modulare, e vale la pena imparare a riconoscerla perché si ripete decine di volte. Sono coperti da volte a botte. Hanno un'ampia porta con soglia, architrave e stipiti in travertino. Sopra la porta si apre una piccola finestra quadrata, che serviva a dare luce a un soppalco di legno interno, cioè a un mezzanino dove si stivava la merce o dormiva chi custodiva il locale.

Questa è la forma tipica degli ambienti commerciali romani, le tabernae, normalmente presenti al piano terra delle insulae. Ed è esattamente questa forma che, al momento della scoperta, ha suggerito per il complesso una funzione commerciale e ha indotto ad attribuirgli il nome moderno di Mercati. Il ragionamento fu immediato: stanza piccola con soglia sulla strada uguale bottega, molte botteghe uguale mercato. Torneremo su quanto sia fragile.

Il particolare che faccio sempre notare è il foro per il cardine e la scanalatura sulla soglia. Le porte delle tabernae romane non erano a battente unico: erano composte da assi verticali che scorrevano in una guida ricavata nel travertino e si smontavano la mattina, esattamente come le serrande a doghe di certe botteghe di quartiere fino agli anni Sessanta. Chi si china sulla soglia lo vede ancora. È il genere di dettaglio per cui vale la pena portarsi una torcia piccola nello zaino.

Dove comincia e dove finisce la via Biberatica

In direzione nord la via Biberatica piega ed è fiancheggiata a monte dal complesso della Grande Aula; da lì si accede sia alla strada sia, attraverso passaggi aperti in epoca post-antica, agli ambienti del Corpo Centrale. Verso sud si ricollega all'attuale via della Salita del Grillo, che ripercorre un tracciato antico: la stradina che sale ripida verso il rione Monti è, per buona parte, la stessa che percorrevano i Romani.

Ai lati del tratto meridionale la situazione si complica. Da un lato si trova un isolato con ambienti scarsamente conservati e in parte rimaneggiati in epoche successive; sul lato opposto si affaccia il piano superiore di un ulteriore isolato che separa la via Biberatica da un altro percorso antico, che scendeva direttamente dal piano del Foro e si ricollegava mediante scale alla Salita del Grillo. Due strade parallele a quote diverse, unite da rampe: è urbanistica verticale, ed è rarissima nel panorama archeologico romano.

Dal tratto centrale della via Biberatica, infine, una scalinata sale alla cosiddetta via della Torre e al Giardino delle Milizie, alle spalle del Corpo Centrale. È la deviazione che consiglio a chiunque abbia venti minuti in più: ne parlo fra poco.

La via Biberatica basolata fra gli edifici dei Mercati di Traiano
La via Biberatica, la strada basolata che taglia a mezza costa il complesso

Mercati o uffici? Il dibattito sulla funzione dei Mercati di Traiano

Questa è la parte che preferisco raccontare, perché è una lezione di metodo travestita da curiosità turistica. Un monumento conservato benissimo, di cui sappiamo la data, il committente e probabilmente l'architetto, e di cui non sappiamo con certezza a che cosa servisse. Chi ama l'archeologia vera trova qui il suo terreno.

Come nasce il nome Mercati di Traiano

La lettura commerciale nasce fra Otto e Novecento, quando il complesso torna alla luce, e viene messa in relazione con un fatto storico reale: le preoccupazioni di Traiano per la precaria situazione annonaria di Roma. Traiano fece costruire il porto esagonale di Fiumicino proprio per assicurare il rifornimento della capitale, e sembrò naturale immaginare i cosiddetti Mercati come il punto terminale di quel gigantesco sistema logistico. Il grano sbarca a Portus, risale il Tevere, arriva ai magazzini della città alta. Una storia perfetta.

Perfetta e sbagliata, o quantomeno non dimostrata. La ricostruzione ottocentesca aveva bisogno di una funzione per un edificio enorme, e la funzione più economica da immaginare era il commercio. Aggiungete che nella cultura di quegli anni l'idea del centro commerciale imperiale, quasi un antenato romano dei grandi magazzini parigini, aveva un fascino narrativo irresistibile, e capirete perché il nome abbia attecchito così in fretta.

L'argomento dei carri, che a mio parere chiude la questione

La presenza di numerosi ambienti in forma di tabernae, in particolare lungo i percorsi esterni, non è necessariamente indice di una funzione commerciale. E qui arriva l'osservazione che trovo dirimente: anche le vie basolate che costituiscono i percorsi esterni del complesso sono accessibili prevalentemente mediante scale che superano i dislivelli, e pertanto non erano percorribili dai carri necessari al trasporto delle merci.

Fermiamoci un attimo su questo punto, perché è semplice e devastante. Un mercato all'ingrosso è prima di tutto un problema di carico e scarico. Anfore d'olio, sacchi di grano, botti di vino: merce pesante che si muove con carri e animali da tiro. Se per arrivare alle presunte botteghe bisogna salire due rampe di scale con la merce in spalla, quelle non sono botteghe all'ingrosso. Nessun commerciante romano, che era un uomo pratico quanto un commerciante di oggi, avrebbe accettato una logistica simile. L'edificio, con la sua stessa pianta, dichiara che il commercio di volume non era il suo mestiere.

La lettura amministrativa e il centro polifunzionale

L'interpretazione oggi prevalente è diversa. Il complesso era destinato principalmente a sede delle attività amministrative collegate ai Fori Imperiali, e solo in misura limitata ad attività commerciali, che forse si svolgevano negli ambienti aperti ai lati delle vie interne. Il monumento doveva costituire una sorta di centro polifunzionale, dove si svolgevano attività pubbliche soprattutto di tipo amministrativo.

La distribuzione degli ambienti, i loro collegamenti e l'articolazione dei percorsi interni dipendevano dalle diverse funzioni delle stanze, come uffici o archivi, in stretto collegamento con il complesso forense. E l'iscrizione del procurator Fori Divi Traiani, il funzionario incaricato dell'amministrazione del complesso monumentale, va esattamente in questa direzione: dove c'è un procuratore c'è una struttura burocratica, con personale, registri e locali dedicati.

Aggiungo l'argomento che uso io, e che non è in nessun pannello. Nei mercati romani, quando li scaviamo, troviamo sempre le stesse tracce materiali: banchi in muratura, canalette di scolo per il pesce, vasche, pesi, e soprattutto epigrafi di corporazioni che rivendicano il luogo. Ad Ostia un mercato si riconosce in cinque minuti. Qui, dopo un secolo di indagini, non è comparso nulla di tutto ciò. L'assenza non è una prova, ma un'assenza così sistematica è un indizio serio.

Che cosa resta di vero nell'ipotesi commerciale

Sarebbe scorretto ribaltare la vecchia certezza in una nuova certezza opposta. Che alcuni ambienti dei Mercati di Traiano ospitassero attività di vendita al dettaglio, soprattutto quelli aperti sui percorsi interni e sulla Biberatica, è del tutto plausibile: in una struttura pubblica frequentata da centinaia di funzionari, un banco che vende cibo e bevande è del tutto plausibile, come il bar dentro un ministero. Ciò che non regge è l'idea del complesso concepito come centro commerciale.

E resta l'onestà finale, che ripeto a ogni gruppo: anche la lettura amministrativa è un'interpretazione, per quanto accreditata. Nessuna iscrizione dice che cosa accadesse dentro quelle stanze. Chi racconta la funzione dei Mercati di Traiano con sicurezza assoluta, in un senso o nell'altro, sta andando oltre ciò che le fonti consentono. Trovo che sia questo, e non la Colonna, il vero lusso archeologico di Roma: un edificio intatto di cui ignoriamo l'uso.

I Mercati di Traiano e il Foro di Traiano: due facce dello stesso progetto

Guardare i Mercati senza guardare il Foro è come leggere la seconda metà di una frase. I due complessi nascono insieme, si fronteggiano e sono separati soltanto da una strada basolata larga pochi metri, quella riportata alla luce nell'area del Grande Emiciclo già con gli scavi ottocenteschi.

La piazza, la Basilica Ulpia e le dimensioni del Foro

Il Foro di Traiano è l'ultimo e il più grande dei Fori Imperiali: il complesso misurava circa 300 metri di lunghezza per 185 di larghezza, con la piazza forense vera e propria di circa 116 metri per 95. Sul fondo della piazza si apriva la Basilica Ulpia, la più grande basilica mai costruita a Roma, circa 170 metri lungo l'asse maggiore e quasi 60 lungo quello minore, con cinque navate interne. Numeri che, davanti alle rovine attuali, è quasi impossibile immaginare.

Dai Mercati di Traiano si guarda quel vuoto dall'alto, e questa è la ragione per cui consiglio di cominciare da qui e non dalla balconata di via dei Fori Imperiali. Dall'alto si legge la pianta: l'emiciclo, la strada, l'esedra, la piazza, i moncherini delle colonne della basilica. Dal basso si vedono soltanto pezzi.

La Colonna Traiana e le due biblioteche

Oltre la basilica, in un cortile stretto, si erge la Colonna Traiana, alta cento piedi romani, cioè 29,78 metri, e coperta da un fregio a spirale in cui gli studiosi contano circa 155 scene e 2500 figure: è il racconto per immagini delle due campagne daciche, e fu inaugurata il 12 maggio del 113 dopo Cristo. Il cortile era fiancheggiato da due biblioteche gemelle, la greca e la latina, disposte simmetricamente ai lati.

Il dettaglio che quasi nessuno racconta è funzionale: dai piani superiori delle due biblioteche si guardava il fregio della Colonna da vicino. Un rilievo alto trenta metri, letto da terra, è illeggibile oltre le prime spire; letto dai ballatoi delle biblioteche, diventa una narrazione consultabile. La Colonna non era un monumento da guardare dal basso, era un libro srotolato dentro un cortile di libri. Chi visita i Mercati di Traiano e poi si affaccia sulla Colonna con questa informazione in testa la vede in un altro modo.

Della base sappiamo che ospitò le ceneri dell'imperatore, e sappiamo che l'iscrizione dichiara di voler mostrare quanto fossero alti il monte e il luogo sbancati per opere di tale portata. Il tempio del Divo Traiano, tradizionalmente collocato oltre la Colonna, resta invece un problema aperto: sondaggi archeologici condotti fra il 1998 e il 2000 non ne hanno trovato traccia nel punto atteso. Anche l'arco trionfale di accesso al Foro è noto soltanto da raffigurazioni su monete, e nessuna traccia materiale lo conferma.

L'esedra, la curva e il perché dei Mercati di Traiano

Il Foro si chiudeva verso il Quirinale con una grande esedra semicircolare alle spalle dei portici. I Mercati riprendono quella forma semicircolare e la rilanciano più in alto e più indietro, in una specie di eco architettonica. Non è soltanto estetica: è statica. La curva distribuisce le spinte del terreno meglio di qualunque parete rettilinea, e permette di scaricare il versante su un arco anziché su un muro.

La conclusione, per chi ama le sintesi: il Foro è il gesto pubblico, i Mercati sono la macchina che lo tiene in piedi. Ed è la macchina, non il gesto, ad essere sopravvissuta quasi intatta. Il Foro di Traiano oggi è un campo di frammenti visibile dalla strada; i Mercati di Traiano si visitano piano per piano. La storia ha premiato l'ingegneria.

Sale superiori dei Mercati di Traiano con volte in laterizio
Le sale superiori, con le volte in laterizio rimaste a vista

La Torre delle Milizie, il Medioevo cresciuto sopra i Mercati di Traiano

Sopra il complesso romano si alza un torrione in mattoni che si vede da mezza città e che nelle fotografie sembra piegarsi: è la Torre delle Milizie, la torre nobiliare più grande arrivata fino a noi, circa cinquanta metri di altezza, a pianta quadrata, articolata in tre corpi che si restringono progressivamente verso l'alto. Non è romana. È il segno che, quando l'impero finisce, questi ambienti voltati diventano la fondazione ideale di una fortezza.

Il castello delle Milizie e le famiglie che se lo contesero

Nel Medioevo, fra XII e XIV secolo, la parte superiore dei Mercati di Traiano fu occupata da una fortezza chiamata Castello delle Milizie, il castellum Militiae. La logica è quella di tutta la Roma medievale: un edificio antico con muri di tre metri e volte capaci di reggere qualunque carico è un castello già costruito, basta chiudere le aperture e alzare una torre. La proprietà passò attraverso alcune delle famiglie più potenti della città, gli Annibaldi, i Caetani, i Conti, prima di finire incorporata nel monastero cinquecentesco.

Il nome, secondo la spiegazione corrente, deriverebbe da una caserma o da una milizia cittadina insediata nella zona, forse in relazione alle difese contro le incursioni longobarde del VI secolo. Anche questa è un'etimologia tradizionale, non un dato documentario, e la riporto per quello che vale. Ciò che è certo è che papa Bonifacio VIII, della famiglia Caetani, usò la torre come caposaldo militare contro le famiglie rivali che controllavano il Quirinale: siamo dentro le guerre urbane fra baronie romane, quelle che hanno riempito la città di torri.

Le tre fasi costruttive della Torre delle Milizie

La torre non nasce in una volta sola. È il risultato di una serie di fasi edilizie fra XII e XIII secolo, e leggerle in sequenza aiuta a capire come si costruiva a Roma nel Medioevo:

  • 1150-1200: costruzione di un palazzo con loggiato su arcate, che riutilizzava le strutture romane sottostanti;
  • 1200-1250: realizzazione della torre altissima, con muratura a tufelli, i piccoli blocchetti di tufo squadrati tipici del cantiere romano medievale;
  • 1250-1275: fasciatura della torre con una muratura in laterizio, che è il rivestimento che vediamo oggi.

Tre generazioni di committenti, tre tecniche diverse, un solo volume. Guardando la torre dal Giardino delle Milizie si distinguono i passaggi, e per chi ha l'occhio allenato è una lezione di stratigrafia muraria all'aperto. Il tufello e il laterizio hanno modulo, colore e giacitura differenti: una volta che si impara a vederli, non si torna più indietro.

Perché la Torre delle Milizie pende

La torre pendente di Roma, come la chiamano i romani, non sembra inclinata da sotto: la pendenza si coglie soltanto guardandola da lontano, e dal Vittoriano o dalla terrazza dei Musei Capitolini si vede benissimo. L'inclinazione dipende da un evento sismico che danneggiò la struttura: il terremoto trecentesco fece crollare il terzo corpo della torre e produsse un cedimento del terreno di fondazione, avviando un lento assestamento che non si è mai del tutto fermato.

Sulla data esatta le fonti divergono di un anno, e per un lettore attento è bene saperlo: il grande sisma che colpì Roma a metà Trecento è quello che ha steso mezza città antica, dal Colosseo alle torri baronali. Chi vuole la data precisa la verifichi sui repertori sismologici. Ciò che conta qui è il meccanismo: crollo del piano superiore, cedimento della fondazione, rotazione dell'insieme. Alla torre è andata bene, perché altre decine di torri romane di quel secolo sono scomparse del tutto.

Chi si aspetta di salirci resti a terra: la torre non è visitabile, e per quanto ne so non lo è mai stata in modo stabile in tempi recenti. Si guarda da fuori, dal Giardino delle Milizie, ed è comunque la vista migliore che se ne possa avere.

La leggenda di Nerone che guarda l'incendio: perché è falsa

Dichiaro subito la natura di ciò che segue: è una leggenda, e non ha alcun fondamento. La tradizione popolare romana vuole che da questa torre Nerone abbia contemplato l'incendio di Roma cantando la caduta di Troia, e la storia è così radicata che qualche accompagnatore la racconta ancora come fosse un fatto. Basta mettere in fila le date per liquidarla: l'incendio è del luglio del 64 dopo Cristo, Nerone muore nel 68, la torre viene costruita fra XII e XIII secolo. Undici secoli di distanza.

Il particolare curioso è che nemmeno il fondo del complesso su cui la torre poggia esisteva ai tempi di Nerone: i Mercati di Traiano sono di quarant'anni dopo l'incendio. La leggenda nasce probabilmente per la posizione dominante della torre e per la memoria confusa di un imperatore cattivo associato a un luogo antico e minaccioso: il meccanismo che ha prodotto anche il nome di Terme di Nerone per altri ruderi romani. La racconto sempre, e sempre la smonto, perché credo che il mestiere della guida sia raccontare le leggende dicendo che sono leggende, non tacerle e nemmeno spacciarle.

La Torre delle Milizie sopra i Mercati di Traiano
La Torre delle Milizie, il torrione duecentesco cresciuto sulle strutture romane

Dal convento alla caserma: i Mercati di Traiano fra Cinquecento e Ottocento

Fra la fortezza medievale e l'area archeologica di oggi corrono quattro secoli in cui il complesso resta abitato, trasformato, tagliato e ricucito. È la fase che nessuno racconta, e che invece spiega perché il monumento sia arrivato fino a noi tanto conservato: perché non è mai stato abbandonato.

1574: Pio V assegna l'area alle monache

A partire dal 1574 papa Pio V, della famiglia Ghislieri, assegna l'area al convento di Santa Caterina da Siena, che incorpora la Torre delle Milizie nelle proprie strutture. Da fortezza baronale a monastero domenicano: un cambio di destinazione che a Roma è quasi una regola, e che comporta la costruzione di chiostri, dormitori, cucine e orti sopra e dentro le murature antiche.

Il progetto iniziale dell'insediamento conventuale si deve all'architetto Sallustio Peruzzi, figlio del più celebre Baldassarre. Le trasformazioni furono radicali e riguardarono l'organizzazione spaziale e le comunicazioni interne ed esterne degli edifici originali: si aprirono porte dove i Romani avevano muri, si tamponarono passaggi, si crearono collegamenti nuovi fra livelli che in antico non comunicavano. Molti dei varchi che oggi si attraversano visitando i Mercati di Traiano sono post-antichi, cioè aperti dalle monache o dai loro muratori.

Lungo la Salita del Grillo, sul lato opposto alla via della Torre, restano ancora edifici costruiti fra il XII e il XVII secolo che appartennero al monastero. Chi esce dal monumento e sale a piedi verso Monti li ha sulla sinistra: non hanno cartelli, non hanno biglietteria, e sono cinque secoli di storia edilizia romana in fila.

1885: la caserma Goffredo Mameli

Nel 1885, dopo che Roma è diventata capitale d'Italia e la città si riempie di uffici e di truppa, il convento viene soppresso e sgomberato per fare spazio alla caserma Goffredo Mameli. La sequenza vale la pena di essere ripetuta per intero, perché racconta duemila anni in una riga: uffici imperiali, castello baronale, monastero domenicano, caserma del regno, museo civico. Cinque destinazioni d'uso, un solo edificio, e ogni volta gli occupanti hanno demolito qualcosa e aggiunto qualcos'altro.

Il periodo militare non è stato tenero con le strutture antiche, ma ha avuto un merito involontario: ha mantenuto il complesso in uso e sotto un tetto. Gli edifici che restano abitati non crollano e non diventano cave di materiale. Se i Mercati di Traiano fossero stati abbandonati nel Quattrocento, come è successo ad altre strutture imperiali, oggi ne resterebbero le fondazioni e qualche arco.

Gli scavi napoleonici e la strada ritrovata

Un capitolo poco noto riguarda l'Ottocento archeologico. Durante l'occupazione napoleonica furono avviati i primi scavi nell'area della Basilica Ulpia nel Foro di Traiano, poi completati sotto papa Pio VII. Quei lavori portarono anche alla scoperta della via basolata che separa i Mercati dal Foro, nella zona del Grande Emiciclo: la strada che ancora oggi si vede in fondo alla curva.

È il primo momento in cui qualcuno capisce che dietro le case del quartiere c'era un edificio antico intero e non un rudere sparso. Da lì in avanti l'idea di liberare i Mercati di Traiano diventa un obiettivo, e ci vorrà un secolo e un regime per realizzarla.

Corrado Ricci, le demolizioni e la riscoperta dei Mercati di Traiano

Il monumento che si visita oggi è il prodotto di una delle operazioni urbanistiche più discusse della storia di Roma. Va raccontata per intero, con i suoi meriti e il suo prezzo, perché senza quella stagione noi non entreremmo in questo edificio, e perché quella stagione ha cancellato un pezzo di città.

1906 e 1911: Boni, Ricci e l'isolamento della Torre

Le indagini moderne iniziano nel 1906 con Giacomo Boni e Corrado Ricci. Boni è l'uomo del Foro Romano e del Palatino, l'archeologo che introduce a Roma lo scavo stratigrafico; Ricci è uno storico dell'arte, poi senatore, e sarà lui a portare avanti il progetto. Nel 1911 cominciano i lavori di demolizione delle strutture medievali e post-medievali addossate al complesso e l'isolamento della Torre delle Milizie, che fino ad allora era inglobata negli edifici conventuali.

1926-1934: lo scavo e la fine del quartiere Alessandrino

Gli interventi principali si concentrano fra il 1926 e il 1934, con operazioni di scavo e di restauro dei Fori Imperiali promosse da Corrado Ricci. Fra il 1929 e il 1932 si avvia la demolizione degli edifici del quartiere di origine rinascimentale che copriva l'area, il quartiere Alessandrino, nato nel Cinquecento per volontà del cardinale Michele Bonelli detto l'Alessandrino. Nel 1933 vengono demolite anche le chiese di San Lorenzo ai Monti e di Sant'Urbano ai Pantani.

Quel quartiere era un tessuto denso di case, botteghe, vicoli e cortili, con una popolazione che venne trasferita nelle borgate periferiche. Non era un quartiere monumentale ed era in gran parte insalubre, ma era una parte viva della città, ed era anche un documento: cinque secoli di edilizia romana minore cancellati in tre anni. Chi visita i Mercati di Traiano cammina dentro un vuoto costruito a tavolino.

Via dell'Impero e il prezzo pagato

Il risultato dell'operazione è l'attuale via dei Fori Imperiali, inaugurata nel 1932 come via dell'Impero: un asse rettilineo aperto fra piazza Venezia e il Colosseo che ha liberato la vista sui Fori e, nello stesso movimento, li ha sepolti sotto il proprio manto stradale per un terzo abbondante della loro superficie. Anche la Basilica di Massenzio e le altre strutture dell'area portano i segni di quel cantiere.

La mia posizione, e la dico chiaramente perché su questo tema il politicamente corretto ha prodotto pagine illeggibili: quell'operazione ha restituito un monumento eccezionale e ha distrutto un quartiere e una parte dell'area archeologica. Le due cose sono vere insieme. Chi celebra soltanto la riscoperta racconta metà storia; chi condanna soltanto la demolizione dimentica che senza quelle ruspe i Mercati di Traiano sarebbero ancora sotto tre metri di case. Il compito di una guida onesta è tenere insieme i due lati e lasciare al visitatore la sintesi.

Il restauro e l'apertura al pubblico dei Mercati di Traiano

Liberato il complesso, restava il problema di renderlo agibile. Un edificio di sei livelli con volte antiche, scale ripide e murature sollecitate dal versante non è un luogo che si apre al pubblico con una biglietteria e due frecce.

Dal febbraio 2004 all'autunno 2007

Gli interventi di restauro decisivi sono stati avviati a partire dal febbraio 2004 e hanno riguardato l'adeguamento statico e antisismico del monumento in previsione dell'apertura del 2007 come sede museale. È stato l'intervento più impegnativo affrontato nell'area a distanza di decenni dai lavori del Governatorato, e ha interessato in particolare gli ambienti della parte superiore, quelli che oggi ospitano il percorso espositivo.

Nell'autunno del 2007 il complesso apre come sede del Museo dei Fori Imperiali, e da allora contenitore e contenuto viaggiano insieme, anche nel nome ufficiale. Chi vuole sapere che cosa si vede nelle sale, sezione per sezione, dai calchi del Foro di Augusto alle ricomposizioni con frammenti originali, troverà tutto nella scheda dedicata al Museo dei Fori Imperiali: qui mi fermo alla soglia, perché questa pagina parla dell'edificio.

Che cosa deve ancora aprire

Il complesso non è interamente accessibile, e conviene saperlo prima di comprare il biglietto per non restare delusi. Sono in corso interventi finalizzati all'apertura dell'intero complesso fino al piano del Foro di Traiano, e a una nuova sezione destinata all'allestimento della collezione di anfore Dressel. Le Aule di testata del Grande Emiciclo, destinate da tempo ad accogliere la sezione sul Foro di Traiano a diretto contatto con i resti antichi, attendono ancora il completamento dei restauri necessari.

Tradotto per il visitatore: la parte bassa dell'emiciclo, quella che si fotografa dalla strada, non si percorre integralmente dall'interno. Si vede dall'alto, la si intuisce, ma il livello del Foro resta per ora fuori dal percorso. Il giorno in cui apriranno quel collegamento, i Mercati di Traiano diventeranno il monumento più spettacolare del centro di Roma dopo il Colosseo, e lo dico senza esagerare.

La Torre delle Milizie vista dal complesso dei Mercati di Traiano
La torre vista da vicino, con le tre fasi costruttive leggibili nella muratura

La via della Torre e il Giardino delle Milizie

Se avete venti minuti in più, spendeteli qui. Dal tratto centrale della via Biberatica una scalinata sale verso la quota alta del complesso, alle spalle del Corpo Centrale e della Grande Aula, in un'area che unisce archeologia romana, muri medievali e una vista che vale il biglietto da sola.

Un percorso basolato di età severiana

Il percorso basolato che attraversa quest'area, denominato modernamente via della Torre, è costituito in gran parte da resti attribuibili a un intervento di età severiana, cioè della fine del II secolo dopo Cristo. È un dato che dice molto: significa che ottant'anni dopo Traiano il complesso era ancora in piena attività e riceveva investimenti pubblici per rifare le sue strade. Non un monumento congelato, ma un pezzo di città manutenuto.

La strada si sviluppa in direzione di via Quattro Novembre, costeggiando su un lato il Corpo Centrale e sull'altro gli edifici costruiti fra il XII e il XVII secolo, appartenuti al convento di Santa Caterina da Siena e affacciati sulla Salita del Grillo. In venti metri di camminata si attraversano mille e cinquecento anni di stratificazione, e non c'è bisogno di nessun pannello per accorgersene: cambiano il colore dei mattoni, la giacitura dei corsi, la dimensione dei blocchi.

Il Giardino delle Milizie, la terrazza che pochi cercano

Il Giardino delle Milizie occupa la parte più alta del complesso, a monte degli edifici del Corpo Centrale e della Grande Aula, e in quest'area sono particolarmente evidenti le trasformazioni subite in età medievale dalle strutture romane: è qui che si formò progressivamente il castello delle Milizie, a partire dal XII secolo.

Oggi è uno spazio aperto, restaurato, con la Torre delle Milizie che incombe da un lato e la città che si apre dall'altro. Da lassù si vedono i tetti di Monti, la mole del Vittoriano, i campanili, e nelle giornate limpide la linea dei Castelli. La mia opinione netta: è la terrazza panoramica meno affollata del centro storico e la migliore in rapporto al prezzo pagato. Al tramonto, in primavera, non c'è quasi nessuno.

Un avvertimento pratico, perché fa parte del mestiere darlo: quest'area è scoperta. Con pioggia forte o vento la Sovrintendenza può chiuderla, e in caso di allerta meteo la parte alta è la prima a saltare. Chi ci tiene organizzi la visita in una giornata stabile.

Come si visita il monumento dei Mercati di Traiano

La visita ha una geometria contro-intuitiva e vale la pena chiarirla prima, perché è il singolo dato pratico che cambia la giornata di più. Si entra dall'alto, dalla Grande Aula, alla quota di via Quattro Novembre, e si scende. Chi ha in testa lo schema dell'edificio, dal Grande Emiciclo in basso alla Grande Aula in alto, si troverà a percorrerlo esattamente al rovescio.

Il percorso quota per quota

Dalla biglietteria si passa direttamente nella Grande Aula, che è il vestibolo naturale del complesso; da lì si raggiungono i livelli superiori dell'aula e i corridoi che li fiancheggiano. Si passa poi negli ambienti del Corpo Centrale, attraversando quei passaggi che abbiamo detto essere post-antichi, e si scende verso la via Biberatica. La strada si percorre in piano, o quasi, ed è l'unico tratto in cui il fiato si riprende. Da un punto intermedio della Biberatica parte la scalinata che sale al Giardino delle Milizie e alla via della Torre.

Chi vuole fare le cose per bene inverta l'ordine consigliato dalle frecce: salga subito al Giardino delle Milizie appena entrato, prima che la stanchezza si accumuli e prima che arrivino i gruppi, poi rientri e faccia il percorso normale. La salita costa poco a gambe fresche e molto a gambe stanche.

Quanto dura la visita ai Mercati di Traiano

Un'ora e mezza per una visita seria del solo monumento. Due ore abbondanti per chi legge anche i pannelli del percorso museale e si ferma nelle sezioni. Un'ora scarsa è il minimo tecnico, e chi entra alle 18.25 con il museo che chiude alle 19.30 vedrà metà delle cose di corsa: è il modo peggiore di spendere quindici euro. Aggiungete venti minuti se salite al Giardino delle Milizie, e ne vale la pena.

Il consiglio che do da anni e che nessuno segue mai: non mettete i Mercati di Traiano in coda a una mattinata al Colosseo. Arriverete alle tre del pomeriggio con le batterie a zero, davanti a un edificio che chiede scale e attenzione. Metteteli all'apertura, quando il complesso è vuoto e la testa è lucida.

Accessibilità ai Mercati di Traiano

Va detta la verità, e la verità è che questo è un monumento verticale costruito su un pendio. Esistono ausili per superare i dislivelli principali e il complesso non è precluso, ma il percorso completo comprende scale antiche, rampe ripide e tratti basolati all'aperto, e alcune quote possono risultare non raggiungibili in autonomia. Chi ha una disabilità motoria, chi spinge una carrozzina o chi accompagna una persona anziana faccia una telefonata al contact center 060608 prima di partire, chiedendo esplicitamente quali livelli siano accessibili nella giornata scelta. È una chiamata di tre minuti che evita una delusione.

Un dato pratico che serve a tutti: i basoli della via Biberatica sono irregolari e scivolosi con l'umido. Scarpe chiuse con suola vera, non sandali e non suole lisce. Ne ho viste troppe, di caviglie storte su quelle pietre.

Quando andare ai Mercati di Traiano e quando evitarli

Le due finestre migliori sono l'apertura dei giorni feriali, alle 9.30, e il tardo pomeriggio dopo le 17.00, quando i gruppi organizzati hanno lasciato il centro. In estate la prima è quasi obbligatoria: la Grande Aula resta fresca, ma la via Biberatica e il Giardino delle Milizie sono scoperti e a mezzogiorno di luglio diventano una piastra.

Il periodo ideale, per come la vedo io, è fra ottobre e novembre oppure fra marzo e aprile: luce bassa che entra di taglio nelle volte, temperature ragionevoli, città meno satura. Da evitare, se si può scegliere: le domeniche a ingresso gratuito, che riempiono un percorso fatto di corridoi stretti e scale, e le giornate di allerta meteo, quando le aree scoperte possono chiudere. La sera prima conviene dare un'occhiata alla pagina degli avvisi del sito ufficiale.

Il museo dentro il monumento

Il biglietto è uno solo e apre entrambe le cose: il complesso archeologico e l'allestimento del Museo dei Fori Imperiali che vi è ospitato dal 2007. Non esistono due visite separate, non esistono due code, non esistono due tariffe. Chi vuole sapere che cosa si trova nelle sale, quali frammenti sono originali e quali sono calchi, come funzionano le ricomposizioni delle partiture architettoniche e che cosa vale davvero la pena guardare da vicino, trova il racconto completo nella scheda del Museo dei Fori Imperiali. Il mio suggerimento è di leggerla prima di entrare: le due letture, monumento ed esposizione, si incastrano.

Cosa c'è intorno ai Mercati di Traiano

Pochi punti di Roma concentrano tanta materia in dieci minuti di cammino. Ecco come la organizzo io quando devo costruire una giornata.

A meno di cinque minuti a piedi

Scendendo verso piazza Venezia si incontrano quasi subito le Domus Romane di Palazzo Valentini, sul lato opposto della strada: due domus tardoantiche raccontate con proiezioni e ricostruzioni, e un modo intelligente di spendere l'ora successiva. Poco più in là si apre l'Altare della Patria, con gli ascensori panoramici che portano sulla terrazza più alta del centro. Sul fianco opposto del Campidoglio, ai piedi della rupe, il Carcere Mamertino è l'ambiente più cupo e più antico dell'intera area.

A dieci minuti a piedi

Salendo la Cordonata Capitolina si arriva al Campidoglio e ai Musei Capitolini, che con i Mercati di Traiano condividono il sistema dei musei civici e quindi le stesse agevolazioni. In direzione opposta, lungo via dei Fori Imperiali, si raggiungono il Colosseo, il Palatino e la Basilica di Massenzio. Poco lontano, verso via delle Botteghe Oscure, la Crypta Balbi racconta la stessa storia di stratificazione che si legge qui, ma sotto terra e su scala di quartiere.

Due abbinamenti che funzionano

Il primo lo chiamo la giornata verticale: Mercati di Traiano al mattino, Giardino delle Milizie compreso, poi terrazza del Vittoriano nel primo pomeriggio e terrazza dei Musei Capitolini al tramonto. Tre quote, tre panorami, un solo quartiere. Il secondo è la giornata della stratigrafia: Mercati di Traiano, Crypta Balbi e, se restano energie, un salto alla Centrale Montemartini per vedere che cosa succede quando l'archeologia entra in un edificio industriale. Sono itinerari da camminatori: chi non lo è ne scelga metà.

La torre pendente di Roma sopra il complesso dei Mercati di Traiano
La torre pendente di Roma, il profilo che segnala i Mercati di Traiano da mezza città

Una curiosità su Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

La curiosità più bella di questo luogo non è dentro il monumento: è scritta sulla base della Colonna Traiana, a duecento metri di distanza, e riguarda proprio la ragione per cui i Mercati esistono. L'iscrizione dedicatoria dichiara che la colonna serve a mostrare quanto fossero alti il monte e il luogo asportati per realizzare opere di quella portata. In altre parole: i Romani hanno misurato la collina che avevano tolto e hanno costruito un monumento alto esattamente quanto quel vuoto.

Trenta metri, o meglio cento piedi romani, pari a 29,78 metri. È un gesto che a rileggerlo oggi lascia interdetti. Una civiltà che, potendo celebrare una vittoria militare, sceglie di celebrare uno sbancamento. Non il trionfo sui Daci, non il bottino, non il numero dei prigionieri: la quantità di terra spostata. È l'orgoglio dell'ingegnere che prevale su quello del generale, ed è la chiave per capire tutto il complesso che gli sta alle spalle.

Perché i Mercati di Traiano sono il rovescio di quella medaglia. La Colonna dichiara quanto è stato tolto; i Mercati sono ciò che è stato messo al suo posto per impedire alla collina di riprendersi lo spazio. Sono la fattura tecnica del gesto celebrato in epigrafe. Quando accompagno un gruppo, chiedo sempre di guardare prima la Colonna dalla balaustra e poi voltarsi verso l'emiciclo: la distanza fra i due punti è la misura del problema che qualcuno ha dovuto risolvere.

Aggiungo il particolare che chiude il cerchio. La Colonna è cava, ha una scala a chiocciola interna di 185 gradini e portava in cima una statua. È quindi essa stessa un piccolo edificio, non un obelisco. I Romani hanno risposto a un vuoto costruendo un pieno percorribile: la stessa logica dei Mercati, dove una parete di terra è diventata sei piani abitabili. Un solo pensiero progettuale, due esiti diversi, e ai Mercati di Traiano si vede il più concreto dei due.

Una cosa che non ti dice nessuno su Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

Nessuna guida cartacea, nessun sito e nessun cartello lo scrive con chiarezza, e invece è l'informazione che cambia di più la visita: il complesso non è percorribile per intero, e la parte che tutti fotografano dalla strada è quella che dall'interno non si visita. Il Grande Emiciclo, la facciata curva su tre piani, si vede dall'alto e di scorcio; il livello inferiore, quello che si affaccia sulla strada basolata al piano del Foro, resta oggi fuori dal percorso, in attesa dei restauri e degli interventi che dovranno collegare il monumento fino a quella quota.

Il risultato pratico è un piccolo trauma da aspettativa. Il visitatore entra convinto di camminare dentro la curva che ha visto in cartolina, e invece si ritrova nella Grande Aula, in cima, in un ambiente completamente diverso e altrettanto bello. Chi lo sa prima non resta deluso; chi non lo sa passa la prima mezz'ora a cercare l'emiciclo. Ne ho visti troppi girare a vuoto per non dirlo apertamente.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda le Aule di testata, i due ambienti che chiudono l'emiciclo alle estremità. Sono destinati da tempo ad accogliere la sezione dedicata al Foro di Traiano, a diretto contatto con i resti antichi, e attendono ancora il completamento dei lavori. Quando apriranno, insieme al collegamento con il piano del Foro e alla nuova sezione sulle anfore Dressel, la visita cambierà natura: dal percorso in discesa che conosciamo si passerà a un attraversamento verticale completo, dalla città alta al livello imperiale.

Il consiglio operativo che ne discende è banale e utile: prima di comprare il biglietto vale la pena verificare sul sito ufficiale quali settori risultino aperti nella giornata scelta. Non è un monumento a geometria fissa. È un cantiere che accoglie visitatori da vent'anni, il che, se ci si pensa, è la condizione naturale di qualunque grande edificio romano.

Il consiglio che ti do per visitare Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

Il mio consiglio è uno solo e riguarda l'ordine: capovolgete il percorso. Appena entrati, prima di guardare qualunque vetrina e prima di leggere qualunque pannello, andate in fondo alla Grande Aula, scendete alla via Biberatica e salite subito la scalinata verso la via della Torre e il Giardino delle Milizie. Vi costerà quindici minuti e due rampe di scale con le gambe ancora buone, e vi darà la cosa che serve prima di tutto: la vista d'insieme dall'alto, con la Torre delle Milizie sopra la testa e la città sotto.

Da quel punto il complesso si legge. Si capisce dove finisce il colle e dove comincia l'edificio, si vede la quota della Grande Aula rispetto a quella della Biberatica, si intuisce quanto scende ancora l'emiciclo verso il Foro. Poi si rientra e si fa il percorso normale, e ogni ambiente trova il suo posto in uno schema che avete già in testa. Fatto al contrario, cioè salendo al giardino alla fine, quel colpo d'occhio arriva quando siete stanchi e non serve più a niente.

Secondo consiglio, più prosaico. Portatevi una torcia piccola, anche quella del telefono va bene ma consuma: molti ambienti sono volutamente in penombra e i particolari costruttivi, i fori dei cardini, le scanalature delle soglie, i mattoni sagomati delle cornici, si vedono soltanto con una luce radente. È il genere di dettaglio per cui si torna a casa contenti.

Terzo, e vale come opinione netta: la videoguida da 6,00 euro qui è uno dei pochi noleggi che consiglio davvero, perché questo è un luogo in cui vedere una ricostruzione accanto al frammento cambia la comprensione. In un museo di quadri l'audioguida è spesso un lusso. Qui è uno strumento di lettura. Se dovete tagliare una spesa, tagliate il caffè al bar di piazza Venezia, non questa.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il nome sia sbagliato lo sanno tutti gli archeologi e non lo dice quasi nessuno al pubblico. È il fatto più risaputo e meno citato di questo monumento: i Mercati di Traiano non erano mercati. La denominazione è moderna, nasce con la riscoperta fra Otto e Novecento, e si fonda su un ragionamento semplice quanto fragile: ambienti piccoli con soglia sulla strada, quindi tabernae, quindi botteghe, quindi mercato.

Il problema è che la forma della taberna, al piano terra delle insulae romane, è semplicemente il modulo edilizio standard per qualunque vano affacciato su strada. Serviva a vendere, ma serviva anche a immagazzinare, a custodire, a ospitare un ufficio di quartiere o l'anticamera di un funzionario. Dedurre la funzione dell'intero complesso dalla forma dei suoi vani minori è come dedurre la destinazione di un palazzo di uffici moderno dal fatto che al piano terra ci sono delle vetrine.

A questo si aggiunge l'argomento decisivo, quello logistico. Le vie basolate che costituiscono i percorsi esterni sono accessibili prevalentemente mediante scale che superano i dislivelli, e quindi non erano percorribili dai carri necessari al trasporto delle merci. Un mercato senza accesso carrabile è una contraddizione in termini. La lettura oggi accreditata parla di un centro polifunzionale destinato soprattutto ad attività amministrative collegate ai Fori, con uffici e archivi, e con attività commerciali soltanto marginali negli ambienti aperti sulle vie interne.

Il fatto risaputo, dunque, è che il nome sopravvive alla sua stessa smentita. Resta sui cartelli, sulle mappe, sul dominio del sito ufficiale e nel nome completo del museo, che accosta il vecchio nome del contenitore a quello vero del contenuto. È un caso di studio su come funziona la toponomastica: una volta che una città ha imparato a chiamare una cosa in un modo, gli archeologi possono avere ragione quanto vogliono, la città non cambia idea.

La foto giusta da fare a Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

La fotografia che tutti fanno è la peggiore: l'emiciclo ripreso frontalmente dalla balconata di via dei Fori Imperiali, con il sole in faccia e mezza inferriata nell'inquadratura. Viene sempre uguale e non racconta niente. Le foto buone di questo posto sono altre tre, e si fanno tutte dall'interno.

La prima è la Grande Aula ripresa dal fondo, in verticale, con le sei volte a crociera che scappano verso l'alto. Serve stare in un angolo, appoggiare la schiena al muro e tenere il telefono il più basso possibile: le linee dei pilastri convergono e restituiscono l'altezza reale dell'ambiente, che di solito nelle immagini si perde. Luce migliore a metà mattina, quando entra dalle finestre del lato occidentale.

La seconda è la via Biberatica in fuga, ripresa da un capo della strada e non dal centro. Serve inginocchiarsi, o quasi: abbassando il punto di vista i basoli riempiono il primo piano, la prospettiva si allunga e le soglie in travertino delle tabernae si allineano come i denti di un pettine. È l'unica inquadratura che restituisce la sensazione di essere in una strada e non in uno scavo.

La terza, e per me la migliore, è dal Giardino delle Milizie con la Torre delle Milizie in campo. Mettetevi in modo che la torre chiuda il lato del fotogramma e lasciate entrare la città dall'altro: viene fuori un'immagine che tiene insieme il mattone romano, il tufello medievale e i tetti di Roma. Al tardo pomeriggio la luce prende la torre di taglio e le tre fasi costruttive diventano visibili anche in fotografia. Un'ultima nota da chi ci lavora: senza treppiede, senza flash e senza pretese notturne, il monumento chiude alle 19.30 e la luce buona finisce prima.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La cronologia di questo luogo è una delle più dense che si possano raccontare a Roma, e vale la pena scorrerla in ordine perché ogni tappa ha lasciato un segno visibile nelle murature.

Fra il 107 e il 113 dopo Cristo si apre il cantiere del Foro di Traiano e con esso quello dei Mercati: si asporta la sella collinare fra Quirinale e Campidoglio e si costruisce la struttura di contenimento. Il Foro viene inaugurato, secondo i Fasti Ostiensi, nel 112; la Colonna il 12 maggio del 113.

Alla fine del II secolo, in età severiana, si rifà il percorso basolato della cosiddetta via della Torre: il complesso è in piena attività e riceve manutenzione pubblica quasi un secolo dopo la costruzione.

Nel 357 l'imperatore Costanzo II visita Roma e resta attonito davanti al Foro di Traiano: lo racconta Ammiano Marcellino, e ne riparlo nel capitolo seguente.

Dal XII secolo la parte alta si trasforma nel castello delle Milizie; fra 1150 e 1275 si costruisce, si alza e si riveste la Torre delle Milizie in tre fasi successive. Con Bonifacio VIII, fra Due e Trecento, la torre diventa un caposaldo militare contro le famiglie rivali del Quirinale.

A metà del Trecento un terremoto fa crollare il corpo superiore della torre e provoca il cedimento del terreno che ne ha determinato l'inclinazione tuttora visibile.

Dal 1574 papa Pio V assegna l'area al convento di Santa Caterina da Siena, su progetto di Sallustio Peruzzi: il monumento antico viene inglobato in un monastero e profondamente rimaneggiato.

Fra Otto e Novecento: gli scavi napoleonici, completati sotto Pio VII, riportano alla luce la via basolata fra Foro e Mercati; nel 1885 il convento lascia il posto alla caserma Goffredo Mameli; nel 1906 iniziano le indagini di Giacomo Boni e Corrado Ricci; nel 1911 cominciano le demolizioni delle strutture medievali e l'isolamento della Torre.

Fra il 1926 e il 1934 Corrado Ricci promuove scavi e restauri dei Fori Imperiali; fra il 1929 e il 1932 viene demolito il quartiere Alessandrino, di origine rinascimentale, e nel 1933 le chiese di San Lorenzo ai Monti e di Sant'Urbano ai Pantani.

Dal febbraio 2004 si avvia il grande restauro con adeguamento statico e antisismico, e nell'autunno del 2007 il complesso apre come sede del Museo dei Fori Imperiali. Sono in corso i lavori per estendere il percorso fino al piano del Foro di Traiano.

Chi è passato da Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

Comincio dal committente. Traiano, imperatore dal 98 al 117, finanzia il complesso con il bottino dacico e non lo vede mai completato del tutto: muore in Cilicia tornando dalla campagna partica, e le sue ceneri finiranno nella base della Colonna, a duecento metri da qui.

Apollodoro di Damasco è l'architetto del Foro e, per deduzione, dei Mercati. La sua fine è affidata a un racconto di Cassio Dione: caduto in disgrazia con Adriano, che aveva offeso deridendone le competenze architettoniche, e poi reo di aver criticato il progetto adrianeo del Tempio di Venere e Roma, sarebbe stato esiliato e infine ucciso. È una tradizione letteraria, non un fatto documentato, e come tale va presa: gli storici moderni la considerano con prudenza. Resta il fatto che l'architetto e il suo imperatore successore non si amavano.

Costanzo II arriva a Roma nel 357, unico ingresso trionfale della sua vita nella vecchia capitale. Ammiano Marcellino, storico contemporaneo, racconta che giunto al Foro di Traiano, costruzione unica al mondo, l'imperatore si fermò attonito ad ammirare costruzioni imponenti, difficili da descrivere e non più imitabili dai mortali. Dichiarò di voler imitare almeno il cavallo bronzeo di Traiano, e il principe persiano Ormisda che lo accompagnava gli rispose, con l'ironia dell'ospite che sa quello che dice, di ordinare prima una stalla uguale a questa. Duecentoquarant'anni dopo la costruzione, un imperatore romano guardava questo complesso come noi guardiamo una cattedrale gotica.

Bonifacio VIII Caetani, papa dal 1294 al 1303, usa la Torre delle Milizie come postazione militare nella guerra urbana contro le famiglie che controllavano il Quirinale. Prima di lui e dopo di lui, Annibaldi, Conti e Prefetti di Vico si contendono la fortezza.

Pio V Ghislieri, il papa della battaglia di Lepanto, assegna l'area alle domenicane di Santa Caterina da Siena nel 1574; l'architetto Sallustio Peruzzi firma l'insediamento conventuale. E prima ancora, per tutto il Cinquecento, numerosi artisti rinascimentali vengono a disegnare il partito decorativo del Grande Emiciclo, rimasto sempre in vista: quei fogli sono oggi documenti archeologici.

Infine i due che ce lo hanno restituito: Giacomo Boni, che porta a Roma il metodo stratigrafico, e Corrado Ricci, storico dell'arte e senatore, che promuove gli scavi degli anni Venti e Trenta. Senza di loro, sopra i Mercati di Traiano ci sarebbe ancora un quartiere.

Domande veloci su Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

Quanto costa il biglietto dei Mercati di Traiano?

In assenza di mostre il biglietto costa 15,00 euro intero e 9,50 euro ridotto, con 1,00 euro di diritto di prevendita per l'acquisto online. Quando è aperta una mostra la tariffa integrata sale a 19,50 euro intero non residente e 14,00 euro ridotto non residente. Il biglietto è unico e comprende sia il complesso archeologico sia il percorso museale.

I residenti a Roma entrano gratis ai Mercati di Traiano?

Sì. Chi risiede a Roma Capitale e nella Città metropolitana entra gratuitamente esibendo la carta d'identità alla cassa. Il titolo gratuito va comunque emesso: si passa in biglietteria, non si salta il varco. Gratuito anche per chi possiede la MIC card, che costa 5,00 euro l'anno ed è pensata per chi a Roma studia o è domiciliato senza esservi residente.

Serve prenotare per visitare i Mercati di Traiano?

Per il visitatore singolo no: si compra alla cassa e si entra, e la fila raramente è un problema. La prenotazione conviene per i gruppi e per le visite guidate. I biglietti preacquistati online o tramite il call center 060608 non sono rimborsabili né modificabili, quindi acquistate in anticipo solo se siete certi della data.

Qual è l'orario dei Mercati di Traiano?

Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Non c'è un giorno di chiusura settimanale. Il 24 e il 31 dicembre si chiude alle 14.00; il 1 maggio e il 25 dicembre il monumento resta chiuso. Il 1 gennaio l'orario è posticipato e prolungato la sera.

Quanto dura la visita ai Mercati di Traiano?

Un'ora e mezza per il solo monumento, due ore abbondanti includendo il percorso museale, venti minuti in più per il Giardino delle Milizie. Sotto l'ora si vede metà delle cose di corsa. Chi entra all'ultimo ingresso, alle 18.30, non ha il tempo per fare le cose bene.

Mercati di Traiano e Museo dei Fori Imperiali sono la stessa cosa?

Sono la stessa visita e lo stesso biglietto, ma non sono la stessa cosa. I Mercati di Traiano sono l'edificio romano; il Museo dei Fori Imperiali è l'allestimento che vi è ospitato dal 2007. Il nome ufficiale completo li accosta senza separazione. La scheda dedicata al percorso museale è quella del Museo dei Fori Imperiali.

Si può salire sulla Torre delle Milizie?

No. La torre non è visitabile all'interno e si osserva dall'esterno, in particolare dal Giardino delle Milizie, che è compreso nel percorso quando le aree scoperte sono aperte. La vista migliore da lontano si ha dalle terrazze del Vittoriano e dei Musei Capitolini.

Perché la Torre delle Milizie pende?

Per un cedimento del terreno di fondazione provocato dal terremoto trecentesco, che fece crollare anche il corpo superiore della torre. Da allora l'assestamento non si è mai completamente arrestato. L'inclinazione si nota soltanto guardandola da lontano, e quasi per niente stando alla sua base.

È vero che Nerone guardava l'incendio di Roma dalla Torre delle Milizie?

No, è una leggenda. Nerone muore nel 68 dopo Cristo, l'incendio è del 64, la torre è stata costruita fra XII e XIII secolo: undici secoli separano i due fatti. Nemmeno i Mercati di Traiano esistevano ai tempi di Nerone, perché sono di quarant'anni successivi all'incendio.

I Mercati di Traiano erano davvero un mercato?

Quasi certamente no. Il nome è moderno e nasce dalla forma dei vani, simili a tabernae. La lettura oggi accreditata parla di un complesso destinato soprattutto ad attività amministrative collegate ai Fori Imperiali, con uffici e archivi, e ad attività commerciali soltanto marginali. L'argomento più forte contro la funzione di mercato è che i percorsi esterni si superano con le scale e non erano praticabili dai carri.

Chi ha costruito i Mercati di Traiano?

Il committente è l'imperatore Traiano, che li finanziò con il bottino delle guerre daciche. Il progetto è attribuito ad Apollodoro di Damasco, architetto del Foro di Traiano: è un'attribuzione per deduzione, non documentata da fonti antiche. I bolli laterizi collocano la costruzione in massima parte sotto Traiano, con la possibilità che il progetto risalga già all'epoca di Domiziano.

Che cos'è la via Biberatica?

È la strada antica basolata che corre a mezza costa fra gli edifici del complesso e ne separa i corpi di fabbrica. Il nome compare in età tarda e la spiegazione tradizionale lo collega al latino biber, la bevanda. È il tratto più bello della visita, e si percorre a piedi come lo percorrevano i Romani.

I Mercati di Traiano sono accessibili in sedia a rotelle?

Solo in parte. Esistono ausili per superare i dislivelli principali, ma il percorso comprende scale antiche, rampe e tratti basolati all'aperto, e alcune quote possono non essere raggiungibili in autonomia. Conviene chiamare il contact center 060608 prima della visita e chiedere quali livelli siano accessibili quel giorno.

I Mercati di Traiano sono adatti ai bambini?

Molto, dai sette-otto anni in su, perché è un luogo dove si cammina, si sale e si scende dentro un edificio antico invece di guardarlo da dietro un vetro. Con i più piccoli il passeggino è scomodo: meglio il marsupio o lo zaino porta-bambino. Il gioco che funziona sempre è contare le soglie di travertino lungo la via Biberatica.

Si possono fare fotografie ai Mercati di Traiano?

Le fotografie per uso personale, senza flash, treppiede e attrezzature professionali, non pongono problemi. Per riprese professionali o commerciali serve un'autorizzazione, che si richiede tramite i canali della Sovrintendenza Capitolina. Per i droni, la risposta è no: siamo in centro storico e in zona vincolata.

Quanto tempo prima conviene arrivare?

Dieci minuti bastano. Non è un monumento da code lunghe, e questo è uno dei suoi vantaggi maggiori rispetto agli altri siti dell'area. Se però capitate nella prima domenica del mese a ingresso gratuito, mettete in conto attesa e affollamento, e considerate seriamente di scegliere un altro giorno.

C'è un ascensore ai Mercati di Traiano?

Il complesso dispone di ausili meccanici per superare alcuni dislivelli, ma non coprono l'intero percorso e possono essere temporaneamente fuori servizio. È il primo dato da verificare telefonando allo 060608 se la visita dipende da quello.

Conviene la videoguida o l'audioguida?

La videoguida costa 6,00 euro e l'audioguida 4,00 euro, entrambe in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo. In questo luogo consiglio la videoguida senza esitazioni: qui il valore aggiunto è vedere la ricostruzione accanto al frammento, e uno schermo fa quello che una voce non può fare.

Che differenza c'è fra i Mercati di Traiano e il Foro di Traiano?

Il Foro è la grande piazza monumentale con la Basilica Ulpia, la Colonna e le due biblioteche, e si osserva dall'alto dalle balaustre di via dei Fori Imperiali. I Mercati sono il complesso di edifici alle sue spalle, sul fianco tagliato del Quirinale, e si visitano dall'interno con un biglietto. Nacquero insieme, separati soltanto da una strada basolata.

Si vede la Colonna Traiana dai Mercati di Traiano?

Sì, dagli affacci verso il Foro. È una delle viste migliori che se ne possano avere, perché la si guarda leggermente dall'alto e non di sotto in su. Ricordate che il fregio a spirale racconta le due campagne daciche in circa 155 scene con oltre duemila figure, e che era pensato per essere letto dai ballatoi delle due biblioteche.

Ci sono mostre temporanee ai Mercati di Traiano?

Sì, regolarmente, e cambiano il prezzo del biglietto: con una mostra aperta si passa alla tariffa integrata. La programmazione va controllata sul sito ufficiale prima di organizzare la visita, perché incide sia sul costo sia sugli spazi accessibili.

C'è un bar o un guardaroba?

Non contate su una caffetteria interna: il monumento non è attrezzato come i grandi musei, e i bar sono lungo via Quattro Novembre e a largo Magnanapoli. Per zaini voluminosi, ombrelli e bagagli si applicano le regole standard dei musei civici, che possono richiedere il deposito all'ingresso.

Si arriva ai Mercati di Traiano con la metropolitana?

La fermata utile è Colosseo sulla linea B, seguita da un quarto d'ora a piedi lungo via dei Fori Imperiali, che è già parte della visita. Il riferimento più comodo resta però piazza Venezia, capolinea di mezza rete di superficie del centro, da cui restano cinque minuti di salita lungo via Quattro Novembre.

Si può arrivare in auto ai Mercati di Traiano?

Meglio di no. Il monumento è dentro la Zona a Traffico Limitato del centro storico e la sosta nei dintorni è praticamente impossibile. Chi arriva in macchina lasci il veicolo in un parcheggio di scambio sulla linea B e faccia l'ultimo tratto con la metropolitana.

Il monumento chiude quando piove?

Gli ambienti coperti restano aperti, ma la via Biberatica, i camminamenti esterni e il Giardino delle Milizie sono scoperti e in caso di allerta meteo possono essere chiusi. Con pioggia forte o vento mettete in conto di vedere soltanto le parti al coperto, che restano comunque molte.

Vale la pena visitare i Mercati di Traiano se ho già visto il Colosseo?

Molto più che il contrario. Il Colosseo è un edificio spettacolare che si capisce in dieci minuti; i Mercati di Traiano sono un edificio che si capisce in un'ora e che continua a restituire qualcosa a ogni visita successiva. Se avete un solo pomeriggio libero e avete già fatto l'anfiteatro, questa è la scelta più intelligente dell'intera area archeologica.

La mia ultima parola sui Mercati di Traiano

Se dovessi portare una persona sola, una volta sola, in un monumento romano di Roma, e volessi che capisse come pensavano quelli che l'hanno costruita, non la porterei al Colosseo e nemmeno al Pantheon. La porterei qui, e la farei fermare a metà della via Biberatica, con il mattone sopra la testa e i basoli sotto le scarpe. Perché il Colosseo racconta cosa faceva Roma per il pubblico, e i Mercati di Traiano raccontano come Roma risolveva i propri problemi quando nessuno guardava.

Ci torno almeno una dozzina di volte l'anno, per lavoro e qualche volta per conto mio, e non mi è ancora capitato di uscire senza aver notato un particolare che prima mi era sfuggito: una scanalatura, un bollo, un rappezzo medievale dentro una volta traianea. È un edificio che si lascia consumare lentamente. Quindici euro, un'ora e mezza, nessuna coda, e la certezza di uscire sapendo qualcosa in più di quando siete entrati. A Roma non capita spesso.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoMercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali - Via Quattro Novembre, 94, 00187 Roma RM, Italia
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