Carcere Mamertino

Il Carcere Mamertino, o Carcer Tullianum, si trova in via del Clivo Argentario, alle pendici settentrionali del Campidoglio, a due passi dall'imbocco del Foro Romano e sotto la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami. Ci si arriva scendendo verso i Fori Imperiali: la fermata di metropolitana più comoda è Colosseo, sulla linea B, da cui si risale via dei Fori Imperiali per circa dieci minuti a piedi; in autobus fermano lì vicino le linee 51, 85, 87 e 118 alla fermata Fori Imperiali, mentre il tram 8 arriva a piazza Venezia, da cui il monumento è a cinque minuti di cammino. Il sito è gestito dall'Opera Romana Pellegrinaggi ed è aperto tutti i giorni, da lunedì a domenica, con orario continuato dalle 9.00 alle 17.00. Il biglietto intero costa 10,00 euro, il ridotto 5,00 euro; comprende l'audioguida multilingue e il percorso multimediale, per una visita che dura in media una quarantina di minuti. La prenotazione non è obbligatoria per il singolo visitatore, ma è consigliata nei fine settimana e nei periodi di alta stagione: si acquista sul sito ufficiale della gestione o al numero 06 69896379. Gli orari e i prezzi vanno sempre ricontrollati sul sito ufficiale prima di presentarsi all'ingresso, perché aperture straordinarie e chiusure per celebrazioni religiose possono modificarli.

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Questa guida rientra fra le pagine dedicate ai luoghi archeologici del centro di Roma di estateromana.com e va letta accanto a quelle del Colosseo, del Palatino e del Campidoglio, i grandi vicini che chiudono l'anfiteatro di rovine dentro cui il Carcere Mamertino è incastonato.

Carcere Mamertino, la facciata in travertino ai piedi del Campidoglio
Carcere Mamertino

Che cos'è il Carcere Mamertino e perché ha due nomi

Il Carcere Mamertino è la più antica prigione di Roma di cui ci sia rimasta traccia in piedi, e con ogni probabilità l'unica vera prigione della città antica. Si presenta come due ambienti scavati e murati uno sopra l'altro nel fianco meridionale del colle capitolino, a ridosso di quelle Scale Gemonie che collegavano il carcere all'arce del Campidoglio. La cella inferiore, la più profonda e la più temuta, porta il nome di Tullianum; quella superiore, il Carcer vero e proprio, è il locale che si incontra scendendo la rampa moderna dall'ingresso.

I due nomi con cui il monumento si presenta, Carcere Mamertino e Carcer Tullianum, appartengono a due epoche diverse. Tullianum è il nome più antico, quello che usavano gli scrittori romani: secondo una tradizione riportata da Livio la cella inferiore fu fatta scavare dal re Anco Marzio nel VII secolo a.C., mentre il nome deriverebbe dal latino tullus, cioè la polla, la sorgente d'acqua che ancora oggi filtra sul fondo della cella. Altri antichi, meno persuasivamente, collegavano il nome a Servio Tullio o a Tullo Ostilio. Il nome Mamertino compare invece molto più tardi, nell'alto Medioevo, quando il complesso era ormai cristianizzato: la spiegazione più diffusa lo lega a un tempietto di Marte, il dio che i Romani chiamavano anche Mars Mamers, che sarebbe sorto nelle vicinanze. È un'etimologia di tradizione, non un fatto documentato, ma è quella che ha attecchito ed è arrivata fino a noi.

La distinzione fra i due termini, per i Romani, non era soltanto cronologica. Gli autori antichi separavano nettamente il carcer, il luogo in cui si tratteneva chi era stato arrestato in attesa che il giudizio venisse pronunciato, dal Tullianum, la camera sotterranea dove avvenivano le esecuzioni segrete e dove i condannati venivano calati per non risalire più. Sopra si aspettava, sotto si moriva. Tenere presente questa differenza aiuta a capire la pianta del monumento e la ragione della sua fama sinistra.

Dove si trova il Carcere Mamertino e come arrivare

Il Carcere Mamertino occupa il tratto di pendice fra il Campidoglio e il Foro Romano, dove in età antica si amministrava la giustizia e dove passava il Clivus Argentarius, la strada che saliva verso l'arce. Oggi l'indirizzo è via del Clivo Argentario, e l'ingresso si apre sotto la scalinata della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, ai margini dell'area del Foro. Chi arriva da piazza Venezia lo trova sulla sinistra scendendo verso i Fori Imperiali, appena superato il monumento a Vittorio Emanuele II; chi arriva dal Foro Romano lo vede affacciarsi in alto, verso la Curia e il Comizio.

Con la metropolitana e l'autobus fino al Carcere Mamertino

La metropolitana linea B, fermata Colosseo, è la soluzione più semplice per chi non conosce la città: si esce di fronte all'anfiteatro e si risale a piedi via dei Fori Imperiali, una passeggiata piana di circa dieci minuti che vale già da sola il viaggio, con il Foro Romano sulla sinistra e i Fori Imperiali sulla destra. Chi preferisce l'autobus può scendere alle fermate lungo via dei Fori Imperiali servite dalle linee 51, 85, 87 e 118, oppure raggiungere piazza Venezia con il fitto nodo di linee che vi confluiscono e con il tram 8 che arriva dal Trastevere. Da piazza Venezia al Carcere Mamertino si cammina cinque minuti scarsi.

A piedi dal Foro Romano e dal Campidoglio

Il Carcere Mamertino è a portata di mano di chiunque stia già visitando l'area archeologica centrale. Dal Campidoglio, scendendo la scalinata che porta verso i Fori dietro il Palazzo Senatorio, ci si trova quasi sopra il monumento. Dal Foro Romano, uscendo dall'ingresso di largo della Salara Vecchia, la salita verso il Clivo Argentario porta all'ingresso in pochi minuti. È questa vicinanza a rendere la prigione un complemento naturale della giornata al Colosseo e ai Musei Capitolini, senza spostamenti supplementari.

Dove si entra al Carcere Mamertino

L'ingresso non è monumentale e chi cerca un portale imponente rischia di passargli davanti. Si accede da una porta discreta ai piedi della chiesa soprastante; da lì una rampa di scale conduce al livello antico del Carcer, e da questo, attraverso un secondo passaggio, alla cella inferiore. Chi arriva in automobile farebbe bene a rinunciare in partenza: la zona dei Fori è a traffico fortemente limitato, i parcheggi liberi non esistono e ogni tentativo si risolve in un giro a vuoto. Meglio la metro o i mezzi di superficie.

Biglietti, orari e prenotazione del Carcere Mamertino

Quanto costa il biglietto del Carcere Mamertino

Il biglietto intero costa 10,00 euro e dà diritto all'ingresso, all'audioguida e al percorso multimediale allestito nelle due celle. Il ridotto, 5,00 euro, spetta ai ragazzi fra i sei e i diciassette anni e agli studenti dell'Unione Europea fino a venticinque anni con documento. I bambini sotto i sei anni entrano gratuitamente. La gestione è affidata all'Opera Romana Pellegrinaggi, l'ente della diocesi di Roma che cura anche altri luoghi legati alla memoria cristiana della città: il prezzo, per un sito così piccolo, è tutto sommato contenuto, e comprende un apparato di racconto che una visita muta non restituirebbe.

La prima domenica del mese e le gratuità

Nella prima domenica di ogni mese l'ingresso è gratuito per chi rientra nelle categorie ridotte. È l'occasione buona per le famiglie con ragazzi, a patto di mettere in conto un afflusso maggiore e qualche minuto di attesa in più davanti a un ambiente che, per sua natura, non può accogliere folle. Conviene sempre verificare sul sito ufficiale le condizioni aggiornate delle gratuità, perché possono cambiare da un anno all'altro.

Audioguida, percorso multimediale e durata della visita

Il biglietto comprende un'audioguida disponibile in più lingue, italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese, e un percorso multimediale che accompagna il visitatore nelle due celle con proiezioni e ricostruzioni. La visita dura in media quaranta minuti: è un tempo che tiene conto della piccola dimensione fisica del luogo e della densità di storia che vi si concentra. Non è un museo da attraversare di corsa, ma nemmeno un percorso lungo: quaranta minuti raccolti, che ripagano se si arriva sapendo cosa si sta guardando.

Come si prenota il Carcere Mamertino

La prenotazione non è obbligatoria per il singolo visitatore, ma nei fine settimana e nei ponti primaverili l'afflusso può creare code all'ingresso, e prenotare fa risparmiare tempo. L'acquisto si effettua sul sito ufficiale della gestione o telefonando al numero 06 69896379. I gruppi e le visite guidate seguono modalità dedicate, sempre indicate sul sito ufficiale. Un'avvertenza pratica: gli orari sono soggetti a variazioni in occasione di celebrazioni religiose nella chiesa soprastante, quindi il controllo dell'apertura il giorno stesso è tempo speso bene.

L'interno del Carcere Mamertino, la cella superiore in blocchi di tufo
Carcere Mamertino

La visita al Carcere Mamertino, ambiente per ambiente

Il monumento che si visita oggi è soltanto la parte più segreta e più profonda di un complesso carcerario un tempo molto più esteso. Il resto delle prigioni si sviluppava dentro il fianco del Campidoglio, nelle cosiddette Lautumiae, antiche cave di tufo riadattate a luogo di detenzione, di cui il Clivo Argentario porta ancora memoria nel nome. Quello che è arrivato fino a noi è il nocciolo, la zona di massima sicurezza, paragonabile per funzione ai bracci più isolati delle carceri moderne. Vale la pena ricordarlo prima di scendere: si sta entrando in una piccola parte, la più dura, di qualcosa che era grande.

La facciata in travertino del Carcere Mamertino

La prima cosa che si incontra è la facciata, in blocchi bugnati di travertino, che risale alla prima età imperiale. Sulla cornice, in parte originale, sono incisi i nomi di due consoli, Caio Vibio Rufino e Marco Cocceio Nerva, che intervennero a monumentalizzare il complesso nella prima metà del I secolo d.C., sotto Tiberio. Questo Marco Cocceio Nerva era il bisnonno dell'imperatore Nerva, quello che avrebbe aperto la stagione degli imperatori adottivi mezzo secolo più tardi. Dietro questa cortina di travertino se ne nasconde una più antica, costruita in blocchi di tufo di Grotta Oscura: due pelli sovrapposte che raccontano due momenti diversi della vita dell'edificio.

Il Carcer, la cella superiore

Scesa la rampa, si entra nella cella superiore, una stanza a pianta trapezoidale coperta da una volta a botte, realizzata in opera quadrata con grossi blocchi di tufo di Monteverde e di rosso dell'Aniene, materiali che ne collocano la costruzione intorno al II secolo a.C. Guardando la parete destra si nota una porticina murata, posta a un livello più alto del pavimento attuale: era, con ogni probabilità, l'ingresso originario, e da lì si accedeva anche alle Lautumiae ricavate nelle cave. Nel pavimento si apre un foro, oggi chiuso da una grata, che era l'unico accesso alla cella sottostante: attraverso quel buco venivano calati i condannati destinati al Tullianum. Non c'erano scale nell'antichità: si veniva sospesi e lasciati andare nel buio di sotto.

Il Tullianum, la cella inferiore

La cella inferiore è il Tullianum, il luogo più antico e più terribile del complesso. Ha una forma quasi semicircolare, con un segmento rettilineo verso oriente, ed è costruita in opera quadrata con blocchi di peperino accostati senza malta. La qualità e le dimensioni della muratura hanno fatto pensare a qualcosa di più di una semplice cella: secondo una lettura, si trattava in origine di una fontana monumentale costruita attorno a una cisterna, il tullus da cui verrebbe il nome, dove l'acqua filtrava e filtra tuttora dal terreno. L'archeologo Filippo Coarelli ha invece sostenuto che l'ambiente fosse usato come carcere fin dall'inizio. Le due ipotesi convivono, e la seconda non toglie fascino alla prima: quella che oggi appare come una cella potrebbe aver avuto, alle origini, la dignità di un pozzo sacro legato alla sorgente. Sulla parete orientale del Tullianum si apre inoltre un portale in ferro che conduce ad ambienti tuttora poco esplorati, un promemoria di quanto ancora resti sotto terra.

La polla d'acqua sul fondo del Tullianum

Sul fondo della cella inferiore c'è ancora una sorgente, una polla che affiora dal pavimento. È l'elemento intorno a cui ruotano tanto l'etimologia antica, il tullus, quanto la tradizione cristiana del battesimo. Un dettaglio di questo tipo, l'acqua che continua a filtrare dopo venticinque secoli, è ciò che distingue un monumento vivo da una ricostruzione: qui non si guarda una copia, si guarda la cosa stessa, con la sua umidità e la sua sorgente ostinata.

Il percorso multimediale del Carcere Mamertino

Nel corso degli scavi condotti fra il 2008 e il 2010 dalla Soprintendenza insieme all'Opera Romana Pellegrinaggi vennero alla luce, negli strati più profondi, tracce di una frequentazione antichissima, con materiali che riportano il luogo indietro nel tempo ben oltre la storia del carcere repubblicano. Su quelle scoperte è stato costruito il percorso multimediale che oggi accompagna la visita: proiezioni sulle pareti e ricostruzioni che aiutano a leggere una stratigrafia difficile da decifrare a occhio nudo. È un allestimento che divide: c'è chi lo trova utile per orientarsi, e chi preferirebbe il silenzio delle pietre. La mia opinione, dopo averci accompagnato molti gruppi, è che il multimediale funziona con chi arriva senza preparazione, mentre chi conosce già la storia può abbassare il volume dell'audioguida e lasciare che siano i blocchi di peperino a parlare.

La chiesa di San Pietro in Carcere

Nel corso dell'alto Medioevo, intorno all'VIII secolo, il complesso fu cristianizzato: a quel periodo risalgono le tracce di affreschi rinvenute nel Tullianum, e in quella fase entrambe le celle furono convertite in cappelle. La cella superiore divenne la chiesa di San Pietro in Carcere, dedicata alla memoria della prigionia dell'apostolo. Al suo interno si conserva un altare con la croce rovesciata, allusione al martirio di Pietro, che secondo la tradizione chiese di essere crocifisso a testa in giù per non eguagliare il Cristo; su una parete si mostra l'impronta che la devozione attribuisce al volto dell'apostolo, spinto contro la pietra dai carcerieri, protetta da una grata dal Settecento; e si indica la colonna alla quale Pietro e Paolo sarebbero stati legati. Sono elementi di tradizione, non di documentazione storica, e vanno guardati per quello che sono: segni di una devozione lunga più di mille anni, che ha salvato il monumento dalla distruzione.

Altare con croce rovesciata nella chiesa di San Pietro in Carcere
Altare della Chiesa di San Pietro in Carcere - Carcere Mamertinum - Tullianum

La chiesa di San Giuseppe dei Falegnami sopra il Carcere Mamertino

Sopra le due celle antiche, a livello della strada, sorge la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, edificata nel XVI secolo dalla confraternita dei falegnami di Roma, che aveva scelto come protettore San Giuseppe, il falegname per eccellenza. La chiesa e il carcere formano così un edificio a tre livelli sovrapposti: in alto il Cinquecento della confraternita, in mezzo il San Pietro in Carcere medievale, in basso il Tullianum arcaico. È una sezione verticale di venticinque secoli di storia romana, dall'età dei re alla Controriforma, tutta compressa in pochi metri di pietra.

Il 30 agosto 2018 il tetto ligneo della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami crollò rovinosamente. Non ci furono vittime, perché l'edificio in quel momento era vuoto, ma il danno fu grave e la chiesa restò chiusa a lungo per i lavori di ricostruzione della copertura. L'episodio ricordò a tutti quanto sia fragile la stratigrafia di questo angolo di Roma, e quanto lavoro silenzioso di manutenzione tenga in piedi ciò che diamo per scontato. La visita al carcere sottostante segue orari propri e non dipende dalle celebrazioni della chiesa superiore, ma le due realtà restano legate dalla stessa struttura.

Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami sopra il Carcere Mamertino
Chiesa di San Pietro in Carcere - Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami - Carcere Mamertino

Una curiosità su Carcere Mamertino

La curiosità che quasi nessuna guida racconta riguarda il modo in cui i Romani intendevano la pena. Nella giustizia romana l'incarcerazione, di per sé, non esisteva come castigo: lo stato non manteneva a proprie spese i colpevoli dentro una prigione per anni, come facciamo noi. Le pene erano altre, la multa, la confisca dei beni, l'esilio, e all'estremo la morte. Il carcere serviva a trattenere l'accusato fino al giudizio, o il condannato fino all'esecuzione, che seguiva a stretto giro. Questo significa che il Carcere Mamertino non era una prigione nel senso che diamo noi alla parola: era un'anticamera della morte o del processo, un luogo di passaggio breve e non di detenzione prolungata. La sola eccezione clamorosa fu Vercingetorige, tenuto in vita per sei anni perché il suo trionfo si celebrasse al momento politicamente giusto: un prigioniero conservato come si conserva un trofeo, per esibirlo e poi eliminarlo. Capire questo cambia il modo di guardare quelle celle: non erano fatte per contenere a lungo, ma per finire in fretta.

Una cosa che non ti dice nessuno su Carcere Mamertino

Quello che il visitatore frettoloso non coglie è che il Tullianum, prima di essere un carcere, fu quasi certamente qualcosa di sacro. La forma circolare della cella inferiore, la muratura accurata in peperino, e soprattutto la presenza della sorgente sul fondo, sono indizi di un pozzo o di una fontana monumentale legata al culto delle acque, il genere di struttura che i popoli dell'Italia antica costruivano attorno alle polle ritenute sacre. L'idea che un luogo di morte sia nato come luogo di acqua e di vita è uno di quei rovesciamenti che rendono la storia di Roma più profonda di come la si racconta ai turisti. C'è di più: gli scavi recenti hanno trovato, negli strati sotto il pavimento, materiali che segnalano una frequentazione del sito molto anteriore alla prigione repubblicana, come se questo punto della pendice capitolina fosse stato importante fin dai primi secoli della città. Il carcere, in altre parole, si è insediato su un luogo che aveva già un senso, e il senso religioso non è mai stato del tutto cancellato: prima la sorgente pagana, poi il battesimo cristiano, sempre attorno alla stessa acqua.

Il consiglio che ti do per visitare Carcere Mamertino

Il mio consiglio da chi accompagna gruppi da vent'anni è di non visitare mai il Carcere Mamertino da solo, come tappa isolata. Preso a sé, il monumento dura quaranta minuti e rischia di sembrare piccolo rispetto alla sua fama. Preso invece come primo o ultimo atto di una giornata dedicata al centro archeologico, cambia peso: si scende nel Tullianum sapendo che sopra, a pochi metri, c'era il Foro dove Roma processava e condannava, e le due cose si tengono. Consiglio di venire la mattina presto, appena aperto, quando la luce è ancora bassa e i gruppi organizzati non sono ancora arrivati: la cella inferiore ha una capienza minima e in dieci persone è già affollata. Consiglio anche di non trascurare l'audioguida: qui, più che altrove, senza il racconto le pietre rischiano di restare mute, perché non c'è quasi nulla di scritto sulle pareti. E se si viaggia con ragazzi, la storia dei prigionieri calati dal foro nel pavimento è il tipo di dettaglio che li tiene attenti meglio di qualunque didascalia. Un ultimo avviso pratico: la cella è umida e fresca anche d'estate, e questo, ad agosto, è un vantaggio di cui pochi tengono conto.

La cella inferiore del Carcere Mamertino, il Tullianum
Carcere Mamertino

La storia del Carcere Mamertino dall'età regia all'impero

Le origini e il nome Tullianum

Le origini del complesso affondano nell'età dei re. La tradizione, riferita da Livio, attribuisce ad Anco Marzio la costruzione della cella inferiore nel VII secolo a.C., quando Roma era ancora una città piccola stretta attorno ai suoi colli. La cella più profonda fu ricavata nella cinta muraria di età regia che, all'interno del successivo perimetro delle Mura serviane, difendeva l'accesso al Campidoglio. La seconda cella, quella superiore, è più tarda, di età repubblicana, e si sovrappone alla prima. Il complesso, dunque, non nacque tutto insieme: crebbe per stratificazione, adattando muri difensivi e cave di tufo a una funzione carceraria che la città andava scoprendo di aver bisogno.

Le Scale Gemonie, la scala del disonore

Accanto al carcere correvano le Scale Gemonie, la gradinata che saliva verso l'arce capitolina passando a fianco del Tabularium. Non erano scale qualsiasi: su quei gradini venivano esposti i corpi dei giustiziati, trascinati fuori dal carcere e lasciati alla vista del popolo prima di essere gettati nel Tevere con un uncino. Il nome stesso, secondo gli antichi, alludeva ai gemiti, ai lamenti. La sorte più celebre legata a quelle scale è quella di Seiano, il potentissimo prefetto del pretorio di Tiberio: caduto in disgrazia nel 31 d.C., fu strangolato nel carcere e il suo corpo abbandonato alla furia della folla sulle Gemonie, in una di quelle rese dei conti che segnavano la fine di un regime del terrore. Le scale che si vedono oggi nell'area non sono le originali, ma il punto è quello, e il racconto rende la salita verso il Campidoglio meno turistica di quanto sembri.

La giustizia romana e la monumentalizzazione imperiale

Con il passaggio dalla Repubblica all'Impero, il carcere ricevette la sua veste monumentale. Fu allora, nella prima metà del I secolo d.C., che i consoli Vibio Rufino e Cocceio Nerva fecero apporre la facciata in travertino con l'iscrizione che ancora si legge. Non fu un gesto di pietà verso i prigionieri, ma un intervento di decoro urbano: il carcere si affacciava su un'area centralissima della città, a ridosso del Comizio e della Curia, e uno stato che si voleva ordinato non poteva lasciare in disordine il luogo dove esercitava il potere estremo di dare la morte. La monumentalizzazione racconta, a suo modo, la stessa cosa che raccontano le celle: per Roma la giustizia era spettacolo pubblico, e anche il carcere doveva avere una facciata presentabile.

Dettaglio della muratura antica del Carcere Mamertino
Carcere Mamertino

Le pietre del Carcere Mamertino e come si leggono

Chi ha occhio per l'archeologia trova nel Carcere Mamertino una piccola lezione di tecnica costruttiva romana, scritta nei materiali. La cella superiore è in opera quadrata, cioè blocchi squadrati posati a filari regolari senza malta, e i tufi impiegati raccontano epoche diverse: il tufo di Monteverde e il rosso dell'Aniene, usati per la volta, indicano una fase intorno al II secolo a.C.; il tufo di Grotta Oscura, più antico, compare nella facciata più interna nascosta dietro il travertino. La cella inferiore, il Tullianum, è invece in blocchi di peperino, una pietra vulcanica grigia dei Colli Albani, accostati con una cura che ha fatto pensare, come si è detto, a una struttura originariamente diversa da un carcere.

Leggere questi materiali significa leggere la crescita della città. Ogni tipo di tufo corrisponde a una cava e a un momento: i Romani cambiarono pietra man mano che le cave vicine si esaurivano e se ne aprivano di nuove lungo l'Aniene e verso i Colli. La facciata in travertino, sovrapposta più tardi al tufo, segna il passaggio a un materiale più pregiato e più resistente, tipico dell'edilizia monumentale imperiale, lo stesso di cui è fatto il Colosseo. In pochi metri quadrati, insomma, il Carcere Mamertino mette in fila cinque o sei secoli di tecnica edilizia romana, dall'età regia all'impero: un motivo in più per scendere con calma e guardare i muri, invece di cercare soltanto il brivido della storia dei prigionieri.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Si sa che nel Tullianum morì Giugurta, il re di Numidia che tenne in scacco Roma per anni; si sa meno il modo in cui morì, e quel modo dice tutto del luogo. Dopo essere stato esibito in catene nel trionfo di Gaio Mario nel 104 a.C., Giugurta fu calato nella cella inferiore. Secondo il racconto di Plutarco, mentre lo spogliavano lo derisero e gli strapparono gli orecchini di forza; il re, ridotto alla follia dalla fame e dal terrore, avrebbe esclamato guardando quel buco gelido e umido una frase rimasta celebre sul freddo del bagno romano in cui lo gettavano. Vi rimase sei giorni prima di morire di inedia, senza cibo, al buio. La stessa cella, poco più di mezzo secolo dopo, accolse per sei anni Vercingetorige, il capo dei Galli, conservato vivo da Cesare per essere sfilato nel trionfo del 46 a.C. e strangolato subito dopo. Due re nemici, due grandi vinti, la stessa camera sotterranea: il Tullianum era il punto in cui la potenza di Roma trasformava i suoi avversari più temuti in un numero della cerimonia trionfale, prima di cancellarli. È un fatto che si trova nei libri, eppure lo si cita raramente per quello che è: un'industria simbolica della vittoria, con la sua sala macchine sotto terra.

Gli autori antichi e la descrizione di Sallustio

Il Carcere Mamertino non ci è noto soltanto dalle pietre: molti scrittori romani lo nominarono. Ne parlarono Plinio il Vecchio, Plutarco nella Vita di Mario, Valerio Massimo nei Fatti e detti memorabili, Tito Livio nell'Ab Urbe condita. Ma la descrizione più celebre, quella che ancora si cita, è di Gaio Sallustio Crispo, nel racconto della congiura di Catilina. Sallustio scrive che nel carcere esiste un luogo chiamato Tullianum, sprofondato di circa dodici piedi sotto terra, chiuso da mura tutt'intorno e coperto in alto da una volta di pietra, e che il suo aspetto, per l'incuria, il buio e il fetore, è ripugnante e spaventoso. È una delle poche descrizioni antiche di un ambiente che si può ancora visitare, e leggerla davanti alla cella inferiore, con l'umidità sulla pelle, è un'esperienza che nessuna ricostruzione multimediale eguaglia. Sallustio la scrisse a proposito dei congiurati di Catilina, Lentulo e Cetego fra gli altri, strangolati proprio lì nel 63 a.C. per ordine del console Cicerone: e chi conosce quelle pagine sente, scendendo, di camminare dentro un testo che ha duemila anni.

La foto giusta da fare a Carcere Mamertino

La fotografia più efficace non è quella del monumento visto da fuori, che rischia di risultare anonimo, ma quella scattata dall'interno della cella superiore guardando in basso, verso il foro nel pavimento chiuso dalla grata, con la scala moderna che scende nel buio del Tullianum. È l'immagine che restituisce la verticalità del luogo, il senso della caduta, la differenza fra il sopra dove si aspettava e il sotto dove si moriva. La luce è scarsa e artificiale, quindi conviene disattivare il flash, appoggiare il telefono a un blocco di pietra per tenerlo fermo e affidarsi alla penombra: una foto un po' scura racconta questo posto meglio di una illuminata a giorno. Un secondo scatto che vale è quello dell'altare con la croce rovesciata nella cappella di San Pietro in Carcere, un dettaglio che condensa in un solo oggetto tutta la stratificazione cristiana del monumento. Chi ama i contrasti può poi risalire e fotografare la facciata in travertino dei consoli dal Clivo Argentario, con il Campidoglio che incombe sopra: la vecchia pietra imperiale e la salita verso l'arce nella stessa inquadratura.

Il foro nel pavimento del Carcere Mamertino da cui si calavano i prigionieri
Carcere Mamertino

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Poche stanze di questa grandezza hanno visto tanti finali di storia. Nel 121 a.C., secondo alcune fonti, vi finì la vicenda legata a Gaio Sempronio Gracco e ai suoi, nel sangue delle lotte politiche della tarda Repubblica. Nel 104 a.C. vi morì di fame Giugurta, dopo il trionfo di Mario. Nel 63 a.C. vi furono strangolati i congiurati di Catilina, Lentulo Sura e Cetego fra loro, mentre Cicerone console faceva eseguire una condanna senza processo che gli sarebbe costata cara. Nel 46 a.C. vi fu decapitato Vercingetorige, dopo sei anni di prigionia e dopo essere stato esibito nel trionfo di Cesare. Nel 31 d.C. vi fu strangolato Seiano, e il suo corpo gettato sulle Scale Gemonie. Nel 71 d.C., alla fine del trionfo di Vespasiano e Tito sulla Giudea, vi fu giustiziato Simone di Giora, il difensore di Gerusalemme, condotto in catene fino a Roma per morire nel carcere al culmine della cerimonia. Ogni volta lo schema si ripete: un nemico sconfitto, un trionfo che lo esibisce, il carcere che lo inghiotte. La cronaca dei secoli scorre, ma il finale, in questo punto della città, è quasi sempre lo stesso.

La tradizione cristiana del Carcere Mamertino

Su tutta questa storia di potere e di morte si è depositata, a partire dall'alto Medioevo, la tradizione cristiana, che ha dato al luogo la sua seconda vita e, con essa, la salvezza dall'oblio. Secondo l'agiografia, gli apostoli Pietro e Paolo furono imprigionati nel Tullianum; qui Pietro avrebbe fatto scaturire miracolosamente la polla d'acqua sul fondo della cella per battezzare i due carcerieri, Processo e Martiniano, e con loro i compagni di prigionia, che la tradizione conta in quarantasette. I due custodi, convertiti, sarebbero stati a loro volta martirizzati. Su questa memoria il carcere si trasformò in chiesa, San Pietro in Carcere, e la devozione la protesse per secoli. Va detto con la dovuta prudenza che la prigionia di Pietro in questo preciso luogo appartiene alla tradizione, non alla documentazione storica, e che gli studiosi discutono se l'apostolo vi sia mai stato davvero. Ma è proprio questa tradizione ad aver salvato il monumento: senza la venerazione cristiana, il vecchio carcere pagano sarebbe stato smontato e riusato come cava di pietra, e oggi non ne resterebbe nulla. La fede ha conservato ciò che l'archeologia ora studia.

La Liberazione di San Pietro dal carcere, affresco di Raffaello nei Musei Vaticani
Liberazione di San Pietro dal carcere - Raffaello - Musei Vaticani

Chi è passato da Carcere Mamertino

L'elenco di chi è passato dal Carcere Mamertino è un compendio di nemici di Roma. Vi finì Ponzio, il re dei Sanniti che aveva umiliato le legioni alle Forche Caudine e che Roma non dimenticò. Vi morì Giugurta, re di Numidia, nel 104 a.C. Vi fu tenuto sei anni e poi giustiziato Vercingetorige, il capo degli Arverni che aveva unito la Gallia contro Cesare. Vi furono strangolati i congiurati di Catilina nel 63 a.C. Vi cadde Seiano, il braccio destro di Tiberio, nel 31 d.C. Vi fu giustiziato Simone di Giora, l'ultimo difensore di Gerusalemme, nel 71 d.C. E su tutti, nella memoria della città, passarono gli apostoli Pietro e Paolo, secondo una tradizione che ha reso questo carcere un luogo di pellegrinaggio.

Ma da qui passarono anche, in un altro senso, gli scrittori che lo raccontarono, e i pellegrini di ogni epoca che scendevano a toccare la colonna e la sorgente. Nei secoli del Grand Tour il carcere era già una meta della Roma cristiana, e i viaggiatori del Nord Europa vi si affacciavano con lo stesso misto di orrore e devozione con cui noi oggi guardiamo il foro nel pavimento. Chi scende in queste celle cammina in mezzo a questa doppia folla di fantasmi: i vinti che vi morirono e i visitatori che, per duemila anni, sono venuti a ricordarli.

Il contesto urbano del Carcere Mamertino: Comizio, Curia e Lautumiae

Per capire davvero il Carcere Mamertino bisogna guardarlo insieme a ciò che lo circondava in antico. Il monumento si affacciava sul Comizio, lo spazio politico più antico di Roma, dove il popolo si riuniva in assemblea, e a pochi passi sorgeva la Curia, la sede del Senato. Oltre la Curia, il carcere è il solo edificio rimasto sul Comizio: tutto il resto è andato perduto o giace sotto il livello moderno. Non è un caso che la prigione fosse proprio lì, nel punto dove Roma decideva e giudicava. Chi veniva condannato non aveva un lungo viaggio da compiere verso il patibolo: dal luogo del giudizio a quello dell'esecuzione bastavano pochi metri, e questa contiguità fisica fra il potere che condanna e la cella che uccide dice molto della concezione romana della giustizia, rapida e pubblica.

Il complesso che oggi si visita, va ripetuto, era soltanto la punta di un sistema più ampio. Dentro il fianco del Campidoglio si aprivano le Lautumiae, antiche cave di tufo che, esaurita la loro funzione di estrazione, furono riadattate a luogo di detenzione: gallerie e ambienti scavati nella roccia dove si teneva la massa dei prigionieri comuni, mentre il Tullianum era riservato ai casi eccezionali e alle esecuzioni. Il nome del Clivo Argentario, la salita su cui si apre l'ingresso, conserva la memoria di questo quartiere di cave e di banchi: argentarii erano i cambiavalute e i banchieri che avevano bottega ai piedi del colle. Il Carcere Mamertino, insomma, non era un edificio isolato ma il cuore duro di una zona che teneva insieme la finanza, la politica e la pena capitale nel giro di poche decine di metri.

Il Carcere Mamertino tra devozione e Grand Tour

Dopo la cristianizzazione, il Carcere Mamertino cambiò completamente pubblico. Da luogo di terrore per i nemici dello stato divenne meta di pellegrinaggio per i devoti, che scendevano a toccare la colonna della prigionia, a bagnarsi con l'acqua della sorgente, a pregare davanti all'impronta attribuita al volto di Pietro. La consacrazione del carcere a chiesa, che la tradizione colloca sotto papa Silvestro I, trasformò una cella in un santuario e ne garantì la sopravvivenza attraverso i secoli bui in cui tanti monumenti romani venivano demoliti per ricavarne pietra e calce. Senza questa seconda vita religiosa, il vecchio carcere pagano sarebbe scomparso come sono scomparse quasi tutte le strutture del Comizio.

Nei secoli del Grand Tour, quando i giovani aristocratici del Nord Europa scendevano in Italia per completare la propria educazione, il Carcere Mamertino era già una delle stazioni obbligate della Roma cristiana e antica insieme. I viaggiatori vi cercavano il brivido del luogo dei supplizi e insieme la commozione del ricordo apostolico, e ne scrivevano nei loro diari con quel misto di erudizione e di raccapriccio che era il gusto del tempo. La prigione univa in un solo punto le due Rome che il viaggiatore colto veniva a cercare, quella dei Cesari e quella dei martiri: scendendo nel Tullianum si passava, in pochi gradini, dalla congiura di Catilina alla predicazione di Pietro. È ancora oggi il modo migliore di intendere questo luogo, come una cerniera fra due mondi, e non come un semplice sotterraneo.

Cosa vedere intorno al Carcere Mamertino

Il vantaggio del Carcere Mamertino è la posizione: si trova nel punto di massima concentrazione di monumenti di tutta Roma. In pochi minuti a piedi si raggiungono i Musei Capitolini e la piazza del Campidoglio disegnata da Michelangelo, con la chiesa di Santa Maria in Aracoeli in cima alla sua ripida scalinata. Scendendo verso i Fori si incontrano i Mercati di Traiano e il Museo dei Fori Imperiali, mentre l'area del Foro Romano, del Palatino e del Colosseo chiude il quadro verso oriente. Per chi segue il filo della memoria di San Pietro, a breve distanza c'è la basilica di San Pietro in Vincoli, che custodisce le catene dell'apostolo e il Mosè di Michelangelo, un rimando naturale alla prigionia raccontata qui. Poco più in là, verso il fiume, la chiesa di Santa Maria in Cosmedin con la Bocca della Verità e il Circo Massimo completano una giornata che, partita da una cella sotterranea, abbraccia il centro monumentale della città.

Quando andare al Carcere Mamertino, con i bambini e con problemi di mobilità

Il momento giusto della giornata e dell'anno

Il Carcere Mamertino dà il meglio nelle prime ore del mattino, quando ha appena aperto, o nel tardo pomeriggio, quando i gruppi organizzati si diradano. La cella inferiore è piccola e nelle ore di punta si crea inevitabilmente un ingorgo di persone in uno spazio che non ne sopporta molte. In estate il fresco umido della cella è un sollievo dal caldo di Roma, e questo rende il carcere una sosta intelligente nelle ore centrali di luglio e agosto, quando il Foro all'aperto è una fornace. In inverno, al contrario, la stessa umidità si fa pungente: conviene una giacca.

Il Carcere Mamertino con i bambini

Il luogo funziona con i ragazzi meglio di quanto si creda. La storia dei prigionieri calati da un buco nel pavimento, il re morto di fame, la sorgente miracolosa, sono materia che cattura l'immaginazione infantile più di molte sale di statue. La visita è breve, quaranta minuti, adatta alla soglia di attenzione dei più piccoli, e il percorso multimediale aiuta a tenerli agganciati. L'unica avvertenza riguarda le scale, ripide e in penombra: con bambini molto piccoli o con il passeggino occorre attenzione, e il passeggino stesso va lasciato sopra.

Accessibilità del Carcere Mamertino

Il monumento presenta limiti oggettivi di accessibilità: si scende alle celle attraverso rampe di scale strette e ripide, senza ascensore, in un ambiente sotterraneo ricavato in strutture antiche. Chi ha difficoltà motorie o si sposta in sedia a rotelle dovrebbe informarsi preventivamente presso la gestione sulle condizioni di accesso, perché la conformazione originaria del luogo pone barriere difficili da superare. È un dato di realtà da conoscere prima, per non trovarsi davanti a una scala inaffrontabile a visita già acquistata.

Domande veloci su Carcere Mamertino

Quanto costa il biglietto del Carcere Mamertino?

Il biglietto intero costa 10,00 euro, il ridotto 5,00 euro. Il ridotto vale per i ragazzi dai sei ai diciassette anni e per gli studenti dell'Unione Europea fino a venticinque anni; i bambini sotto i sei anni entrano gratuitamente. I prezzi vanno sempre verificati sul sito ufficiale prima della visita.

Quali sono gli orari del Carcere Mamertino?

Il Carcere Mamertino è aperto tutti i giorni, da lunedì a domenica, con orario continuato dalle 9.00 alle 17.00. Gli orari possono subire variazioni in occasione di celebrazioni religiose o aperture straordinarie, quindi conviene controllare il sito ufficiale il giorno stesso.

Quanto dura la visita al Carcere Mamertino?

La visita dura in media quaranta minuti, comprensiva di audioguida e percorso multimediale. Il tempo tiene conto delle dimensioni ridotte del monumento e della densità di storia che vi si concentra.

Serve prenotare il Carcere Mamertino?

Per il singolo visitatore la prenotazione non è obbligatoria, ma nei fine settimana e in alta stagione è consigliata per evitare code. Si prenota sul sito ufficiale della gestione o al numero 06 69896379.

Dove si trova esattamente il Carcere Mamertino?

Il Carcere Mamertino si trova in via del Clivo Argentario, alle pendici del Campidoglio verso il Foro Romano, sotto la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami. L'ingresso è ai piedi della scalinata della chiesa.

Come si arriva al Carcere Mamertino con i mezzi pubblici?

La fermata di metropolitana più comoda è Colosseo, linea B, da cui si risale a piedi via dei Fori Imperiali in circa dieci minuti. In autobus fermano vicino le linee 51, 85, 87 e 118; il tram 8 arriva a piazza Venezia, a cinque minuti a piedi dal monumento.

Si possono fare fotografie dentro il Carcere Mamertino?

Le fotografie per uso personale sono in genere consentite; conviene disattivare il flash, sia per rispetto del luogo sia perché la penombra restituisce meglio l'atmosfera delle celle. Per riprese professionali o con treppiede occorre verificare le condizioni con la gestione.

Il Carcere Mamertino è accessibile in sedia a rotelle?

L'accesso è difficoltoso: si scende alle celle per scale ripide e strette, senza ascensore, in un ambiente sotterraneo antico. Chi ha problemi di mobilità dovrebbe informarsi presso la gestione prima di acquistare il biglietto.

Il Carcere Mamertino è adatto ai bambini?

Sì. La visita è breve e i racconti dei prigionieri, del re morto di fame e della sorgente miracolosa catturano l'attenzione dei più piccoli. Attenzione soltanto alle scale in penombra con i bambini piccoli; il passeggino va lasciato sopra.

Si entra gratis la prima domenica del mese al Carcere Mamertino?

Nella prima domenica di ogni mese l'ingresso è gratuito per chi rientra nelle categorie ridotte. È bene mettere in conto un afflusso maggiore e verificare le condizioni aggiornate sul sito ufficiale.

Chi gestisce il Carcere Mamertino?

Il sito è gestito dall'Opera Romana Pellegrinaggi, l'ente della diocesi di Roma che cura il monumento e ne organizza le visite, comprese quelle guidate e per gruppi.

Perché si chiama Carcere Mamertino?

Il nome Mamertino è medievale e, secondo la tradizione, deriverebbe da un tempietto di Marte, detto anche Mars Mamers, che sarebbe sorto nelle vicinanze. Il nome antico era Tullianum, dal latino tullus, la sorgente d'acqua sul fondo della cella inferiore.

Chi è morto nel Carcere Mamertino?

Vi morirono, fra gli altri, il re di Numidia Giugurta nel 104 a.C., i congiurati di Catilina nel 63 a.C., il capo dei Galli Vercingetorige nel 46 a.C., il prefetto Seiano nel 31 d.C. e Simone di Giora, difensore di Gerusalemme, nel 71 d.C.

San Pietro è stato davvero imprigionato nel Carcere Mamertino?

La prigionia di San Pietro nel Carcere Mamertino appartiene alla tradizione cristiana, non alla documentazione storica. Gli studiosi discutono se l'apostolo vi sia stato realmente. La devozione legata a questa memoria ha comunque salvato il monumento dalla distruzione.

Che differenza c'è tra Carcere Mamertino e Tullianum?

Sono due nomi dello stesso complesso, ma indicano cose diverse: il Tullianum è propriamente la cella inferiore, la più antica e profonda, dove avvenivano le esecuzioni; Carcere Mamertino è il nome medievale con cui si designa l'intero monumento a due livelli.

Quanto tempo serve per vedere il Carcere Mamertino e i dintorni?

Per il solo Carcere Mamertino bastano quaranta minuti. Inserito in una giornata al centro archeologico, con Fori, Campidoglio e Colosseo, il monumento diventa una sosta di poco più di mezz'ora dentro un itinerario di intere ore.

Il Carcere Mamertino è al chiuso o all'aperto?

È interamente al chiuso e sottoterra: due celle sovrapposte ricavate nel fianco del Campidoglio. Questo lo rende una sosta fresca d'estate e un rifugio in caso di pioggia, ma anche un ambiente umido e fresco tutto l'anno.

C'è un guardaroba al Carcere Mamertino?

Il monumento è piccolo e non dispone dei servizi di un grande museo. Conviene presentarsi senza bagagli ingombranti; per esigenze particolari è bene chiedere alla gestione al momento della prenotazione.

Come ci si veste per visitare il Carcere Mamertino?

L'ambiente è sotterraneo, umido e fresco tutto l'anno, con scale ripide e in penombra. Conviene una giacca leggera anche d'estate e calzature comode con suola non scivolosa. Trattandosi di un luogo con una chiesa soprastante, è opportuno un abbigliamento rispettoso.

Qual è la parte più antica del Carcere Mamertino?

La parte più antica è il Tullianum, la cella inferiore, la cui costruzione la tradizione riportata da Livio attribuisce al re Anco Marzio nel VII secolo a.C. La cella superiore, il Carcer, è più tarda, di età repubblicana, e si sovrappone alla prima.

Che cosa si vede oggi nel Carcere Mamertino?

Si vedono le due celle sovrapposte, la facciata in travertino con l'iscrizione dei consoli, il foro nel pavimento da cui si calavano i prigionieri, la sorgente sul fondo del Tullianum, gli elementi della cappella di San Pietro in Carcere e il percorso multimediale che ricostruisce la storia del luogo.

Vale la pena visitare il Carcere Mamertino?

Sì, a patto di sapere cosa si sta guardando. Non è un monumento spettacolare per dimensioni, ma è uno dei pochissimi luoghi di Roma dove si tocca con mano un ambiente descritto dagli autori antichi e attraversato da millenni di storia. Va abbinato agli altri monumenti dell'area per rendere al meglio.

Un'ultima cosa, da chi in queste celle ha accompagnato ogni tipo di persona. Il Carcere Mamertino non si visita per la bellezza, che qui non c'è: si visita per la densità. In quaranta minuti si scende dentro venticinque secoli, dall'acqua sacra dei primi Romani al battesimo cristiano, passando per i re nemici gettati nel buio e per gli scrittori che li raccontarono. Chi arriva pretendendo un colpo d'occhio resta deluso; chi arriva con un po' di storia in tasca esce cambiato. Il mio invito è di non correre: fermatevi in silenzio un minuto davanti al foro nel pavimento, e provate a pensare a chi vi è stato calato. Poi risalite verso la luce del Campidoglio. È il modo giusto per lasciare questo posto.

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Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl carcere mamertino (o carcere tulliano, in latino Carcer o Tullianum) è un carcere antichissimo, il più antico di Roma, e si trova nel Foro Romano.
TagsBIGLIETTO ONLINECarcere Mamertinocarcere tullianoFori ImperialiFori RomaniForo RomanoTullianum

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