Mausoleo di Augusto
Il Mausoleo di Augusto è in piazza Augusto Imperatore, 00186 Roma, rione Campo Marzio, con l'accesso pedonale dal lato di via di Ripetta e da largo San Carlo al Corso. La piazza che lo circonda è aperta, gratuita e percorribile a qualunque ora dal giugno 2025, quando è stata consegnata alla città dopo cinque anni di cantiere; l'interno del sepolcro, invece, non si visita: il monumento è chiuso al pubblico e i lavori di restauro e di musealizzazione, finanziati dalla Fondazione TIM e integrati dal contributo di Bulgari per l'allestimento, sono indicati in conclusione entro il 2026, quando il Mausoleo diventerà un museo con un percorso interno progettato dallo studio di Rem Koolhaas. Ci si arriva con la metro A, fermata Spagna (circa settecento metri per via dei Condotti e via Tomacelli) oppure fermata Flaminio (circa novecento metri per piazza del Popolo e via di Ripetta); in superficie servono la zona le linee 70, 81, 87, 492, 628, 990 e C3 alla fermata Ripetta, le linee 119, 628 e C3 alla fermata Tomacelli, la 628 alla fermata Lungotevere Marzio. Il call center di riferimento per informazioni e prenotazioni dei luoghi comunali è il numero 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19. Le tariffe dell'ultimo periodo di apertura, fra il 2021 e il 2022, erano nell'ordine di quattro o cinque euro di biglietto intero con un euro di diritto di prevendita, con ingresso gratuito per i possessori della MIC card: il listino della riapertura sarà pubblicato dalla Sovrintendenza Capitolina insieme al calendario delle visite, e va controllato sul sito ufficiale prima di muoversi.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se state costruendo un giro nel centro storico, il quadro completo delle cose da vedere in zona è nella guida ai musei di Roma, e a cento metri esatti da qui c'è il Museo dell'Ara Pacis, che è aperto tutti i giorni e che del Mausoleo racconta l'altra metà della storia.

Dove si trova il Mausoleo di Augusto e come ci si arriva davvero
La geografia di questo posto inganna quasi tutti. Il Mausoleo di Augusto occupa il centro di una piazza rettangolare che gli è stata costruita intorno negli anni Trenta del Novecento, in un punto del Campo Marzio settentrionale che per venti secoli è stato periferia, poi porto fluviale, poi quartiere fittissimo di case, poi vuoto urbano. Chi arriva da via del Corso non lo vede finché non ci è dentro: le palazzine razionaliste che chiudono la piazza a est e a nord fanno da diaframma, e il monumento appare tutto insieme, in fondo a un dislivello di sei metri rispetto al piano stradale moderno.
Il percorso a piedi verso il Mausoleo di Augusto
Dalla metro A di Spagna il percorso migliore non è il più corto ma il più leggibile: si scende per via dei Condotti fino a via del Corso, si attraversa, si prende via Tomacelli e alla prima curva si è già sul fianco di San Carlo al Corso, con il Mausoleo sulla destra. Sono meno di dieci minuti a passo normale. Da Flaminio, invece, conviene entrare in piazza del Popolo e imboccare via di Ripetta, quella che una volta portava al porto fluviale: la strada corre dritta e a un certo punto si allarga sulla piazza. Chi arriva da piazza di Spagna con calma può fare la stessa cosa passando per via Margutta e via del Babuino, che è un giro più lungo e infinitamente più bello.
Arrivare al Mausoleo di Augusto in autobus
Le fermate utili sono tre e si chiamano tutte con nomi che confondono i romani stessi. La fermata Ripetta, servita dalle linee 70, 81, 87, 492, 990 e C3 oltre alla 628, è a centosettanta metri dal recinto della piazza. La fermata Tomacelli, con la 119, la 628 e la C3, è ancora più vicina, centotrenta metri. La 628 ferma anche sul Lungotevere Marzio, all'altezza dell'antico porto di Ripetta, a centocinquanta metri. La 119 è una piccola elettrica che gira per il Tridente e per chi ha problemi di deambulazione è la scelta migliore, perché scarica praticamente davanti alla chiesa.
Arrivare in macchina: il consiglio è non farlo
La piazza è dentro la zona a traffico limitata del centro storico e la sosta libera in superficie non esiste. I parcheggi riservati alle persone con disabilità più vicini sono in Lungotevere Prati 22, in Lungotevere dei Mellini 7 e in via Marianna Dionigi 2, tutti oltre il fiume, fra i duecento e i trecento metri di distanza, e si raggiungono attraversando ponte Cavour. Per tutti gli altri, il garage più sensato è quello di piazzale Flaminio o del Tridente, e comunque si finisce a piedi. La verità è che un monumento a duecento metri dal Corso non si raggiunge in automobile: si raggiunge camminando, e camminando ci si guadagna anche la scenografia.
Orari, biglietti e prenotazione del Mausoleo di Augusto
Qui bisogna essere precisi, perché la confusione in rete è enorme e ci sono ancora siti che vendono ingressi come se il monumento fosse aperto. La situazione è questa: la piazza si visita liberamente, il sepolcro no.
La piazza è aperta e gratuita
Dal 6 giugno 2025 piazza Augusto Imperatore è di nuovo percorribile in tutta la sua estensione dopo un intervento da sei milioni di euro sostenuto dalla Fondazione TIM su progetto del gruppo Urbs et Civitas guidato dall'architetto Francesco Cellini, vincitore del concorso internazionale del 2006. Due larghe rampe collegano il livello stradale con il piano del monumento, una verso via di Ripetta e una verso San Carlo al Corso, e all'estremità meridionale è stato costruito un padiglione con caffetteria e punto informazioni. Chi vuole vedere il Mausoleo da vicino, girargli intorno, fotografarlo, capire quanto sia grande, oggi può farlo gratis, a qualunque ora, senza biglietto e senza prenotazione. Il perimetro esterno della cinta muraria si legge benissimo, i filari di laterizio antico si toccano quasi con le mani, e per la prima volta da quasi un secolo il monumento non è un buco recintato in mezzo al traffico.
L'interno del Mausoleo di Augusto è chiuso
Le visite agli ambienti interni sono sospese. Il cantiere della musealizzazione, avviato nel giugno 2025, vale poco più di sette milioni di euro complessivi e ha una durata prevista di diciotto mesi: rifacimento degli impianti elettrici, di illuminazione, di sorveglianza e di climatizzazione, restauro della cella sepolcrale, creazione di un percorso anulare verde all'interno della struttura, sistemazione dei reperti recuperati negli scavi della piazza. Fra questi ci sono strutture tardoantiche, mosaici, un cippo di confine e una testa marmorea di divinità femminile, che troveranno posto dentro il monumento invece di finire in un deposito. La data indicata per l'apertura del museo è la fine del 2026.
Quanto costava e quanto durava la visita al Mausoleo di Augusto
Nel periodo di apertura fra il 2021 e il 2022 la visita era contingentata: dieci persone per volta, ingressi ogni mezz'ora, singoli all'ora piena e gruppi con guida alla mezz'ora, durata di circa cinquanta minuti, prenotazione obbligatoria. Il biglietto era di quattro euro nella prima stagione e di cinque euro in quella successiva, con un euro di diritto di prevendita e la riduzione di un euro per le categorie previste; per i residenti di Roma Capitale e per i possessori della MIC card l'ingresso era gratuito. Quei numeri servono a farsi un'idea dell'ordine di grandezza, non a programmare una visita: la riapertura porterà con sé un nuovo listino e un nuovo sistema di prenotazione, che la Sovrintendenza Capitolina pubblicherà sul proprio sito.
Una avvertenza sui biglietti venduti online
Il dominio che ospitava il sito dedicato al restauro non appartiene più al progetto e oggi rimanda a contenuti che con l'archeologia romana non hanno niente a che vedere. Chi cerca informazioni ufficiali deve passare dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali o dal call center 060608. È un dettaglio noioso, ma evita di lasciare i propri dati a un sito qualunque credendo di prenotare una visita che al momento nessuno può erogare.
Che cosa è, esattamente, il Mausoleo di Augusto
È la tomba di famiglia del primo imperatore di Roma, ed è il più grande sepolcro circolare che si conosca nel mondo antico. Ottantasette metri di diametro, trecento piedi romani esatti, un tamburo di muratura rivestito di marmo bianco sormontato da un tumulo di terra piantato ad alberi sempreverdi, con in cima una statua colossale di Augusto in bronzo dorato. Un tumulo, cioè la forma di sepoltura più arcaica che il Lazio conoscesse, quella dei re etruschi e dei principi della prima età del ferro, costruita però con la tecnica edilizia più moderna del suo tempo e con un rivestimento di marmo greco. Questa è la chiave di lettura di tutto il monumento e vale la pena tenerla in testa mentre lo si guarda: Augusto ha preso il linguaggio funerario dei re antichissimi e lo ha realizzato con i mezzi di un cantiere ellenistico, dicendo contemporaneamente due cose opposte, che era un romano antico e che era il padrone del Mediterraneo.
Non era una tomba individuale. Era un sepolcro dinastico, e questo, nella Roma del 28 avanti Cristo, era una dichiarazione politica pesantissima. La repubblica che Augusto sosteneva di aver restaurato non prevedeva dinastie. Le grandi famiglie avevano i loro sepolcri gentilizi, certo, ma nessuno aveva mai costruito un monumento di ottantasette metri di diametro per contenere le ceneri dei propri parenti in ordine di successione. Chi entrava nel Campo Marzio settentrionale e vedeva quella montagna artificiale capiva senza bisogno di spiegazioni che il potere di quell'uomo si sarebbe trasmesso ai suoi discendenti. E infatti si trasmise.
Perché si chiama mausoleo e non tomba
La parola viene da Mausolo, il satrapo di Caria morto nel 353 avanti Cristo, per il quale la vedova Artemisia fece costruire ad Alicarnasso un sepolcro talmente smisurato da entrare nell'elenco delle sette meraviglie del mondo. Da quel nome proprio è nato un nome comune che indica qualunque tomba monumentale. Che i romani chiamassero mausoleo il sepolcro di Augusto è già di per sé una informazione politica: significa che lo percepivano come un monumento di tipo regale, orientale, dinastico. Strabone, che scriveva in greco sotto Tiberio, usa proprio questa parola.
Il Mausoleo di Augusto e la memoria di Alessandro Magno
Nell'estate del 30 avanti Cristo, entrato ad Alessandria d'Egitto dopo la morte di Antonio e di Cleopatra, Ottaviano chiese di vedere il corpo di Alessandro Magno. La visita al Sema, il recinto sepolcrale del conquistatore macedone, è uno degli episodi più raccontati della sua biografia. Quel monumento, secondo le ricostruzioni prevalenti a pianta circolare, gli restò in mente. Due anni dopo, durante il suo sesto consolato, cominciò a costruire il proprio, e il richiamo era abbastanza evidente da non aver bisogno di essere spiegato ai contemporanei. Va detto con onestà che il collegamento fra le due tombe è una lettura degli studiosi moderni, coerente e largamente condivisa, non una frase scritta da un autore antico: nessuna fonte dice che Augusto copiò Alessandro. Ma nessuna fonte antica aveva bisogno di dirlo.
Il 28 avanti Cristo: la politica dentro una tomba
Le date qui contano più del solito. Nel 32 avanti Cristo Ottaviano compie un gesto senza precedenti nella storia romana: si fa consegnare il testamento di Marco Antonio, depositato a Roma presso le vestali, e lo legge pubblicamente davanti all'assemblea. Nel documento Antonio riconosceva come eredi i figli avuti da Cleopatra. Fu il colpo definitivo: Ottaviano ottenne che si dichiarasse guerra all'Egitto, cioè a una regina straniera, e non a un cittadino romano, e questa distinzione formale gli permise di combattere una guerra civile presentandola come una guerra nazionale. L'anno dopo, il 2 settembre del 31, la flotta di Agrippa vinse ad Azio. Nell'estate del 30 Alessandria cadde. Nel 29 Ottaviano celebrò a Roma il triplice trionfo. Nel 28 aprì il cantiere del proprio sepolcro.
Il messaggio è limpido e non richiede sottotitoli: il vincitore di Azio si sarebbe fatto seppellire a Roma, in mezzo al popolo romano, dentro un parco pubblico aperto a tutti, e non in Oriente. La tomba diventa il seguito architettonico della campagna di propaganda del 32. Circola anche una ipotesi, sostenuta da parte degli studiosi e non da un documento antico, che il cantiere sia stato aperto prima della battaglia, negli anni della rottura con Antonio, proprio per rispondere alla accusa di orientalismo rivolta al rivale. È una ricostruzione affascinante e prudente da maneggiare: le fonti antiche, Svetonio in testa, collocano l'inizio dei lavori nel sesto consolato, cioè nel 28. Il senso politico, in ogni caso, non cambia di una virgola.
Il giardino aperto al popolo attorno al Mausoleo di Augusto
C'è un particolare che quasi nessuna guida racconta e che invece è il vero colpo di genio dell'operazione. Augusto non si limitò a costruire il sepolcro: aprì al pubblico i boschetti e le passeggiate che lo circondavano. Il Campo Marzio settentrionale, fino ad allora area di esercitazioni militari e di terreni alluvionali, diventò un parco. I romani ci andavano a passeggiare, a stare all'ombra, a portare i figli. Il monumento funerario del principe era il centro di un giardino cittadino: la morte del sovrano, letteralmente, offriva ombra ai vivi. È una operazione di consenso che nessun re ellenistico aveva mai pensato, e spiega perché per due secoli nessuno abbia mai messo in discussione quel monumento.
L'opinione personale, dopo vent'anni che porto gruppi in quella piazza: se oggi il Mausoleo ci sembra un rudere muto è perché ci hanno tolto il giardino. Il monumento non è mai stato pensato come oggetto isolato in mezzo a un vuoto lastricato. Era un colle artificiale verde dentro un bosco. La sistemazione degli anni Trenta lo ha piantato al centro di una piazza vuota e lo ha reso incomprensibile per ottant'anni; l'intervento del 2025, con le rampe che ricuciono i livelli, è il primo tentativo serio di rimettergli intorno una città invece di un recinto.
La struttura del Mausoleo di Augusto, anello per anello
Quello che si vede oggi è la carcassa muraria di un edificio che aveva almeno tre piani sovrapposti e che era interamente rivestito di marmo. Per capirlo bisogna smontarlo mentalmente dall'esterno verso il centro.

Il basamento in travertino
Alla base c'è un basamento in travertino alto dodici metri, che formava un cilindro esterno di trecento piedi romani di diametro. In alto, secondo la ricostruzione più accreditata, correva un fregio dorico a metope e triglifi, cioè un ordine architettonico greco applicato a un tumulo italico. Il travertino veniva dalle cave di Tivoli e la lavorazione era di qualità altissima. Di quel rivestimento non resta quasi niente: è stato asportato pietra per pietra nel corso di quindici secoli, e una parte è finita nei forni da calce del vicino porto fluviale di Ripetta, dove il marmo veniva bruciato per ricavarne calce da costruzione. È il destino di mezza Roma antica, ma qui fa un effetto particolare, perché significa che pezzi della tomba di Augusto sono diventati malta per le case dei rioni.
I sette anelli concentrici del Mausoleo di Augusto
Sopra il basamento poggia l'edificio circolare vero e proprio, composto da sette anelli concentrici collegati fra loro da muri radiali. Altre due linee di muri formavano una seconda serie di concamerazioni. Il sistema non serviva a creare stanze abitabili: serviva a costruire una gabbia muraria capace di reggere il peso enorme del tumulo di terra soprastante senza cedimenti e senza spinte laterali. Gli anelli si vedono ancora oggi, e sono la cosa più impressionante che si legge dall'alto della piazza: una ruota di muri concentrici in laterizio e opera cementizia, con i vuoti fra un anello e l'altro riempiti di terra. Chi ha visto la Villa Adriana o le sostruzioni dei grandi santuari laziali riconosce subito la logica.
Il corridoio d'ingresso e il muro di sbarramento
L'ingresso originale era a sud, cioè dal lato che oggi guarda verso San Carlo al Corso, e immetteva in un lungo corridoio. Al termine del corridoio si apriva il primo ambiente praticabile: un settore ad arco di cerchio, fronteggiato da un muro di grande altezza e spessore rivestito di travertino, nel quale si aprivano due ingressi. Quel muro, conservato oggi solo in minima parte, non era un semplice diaframma. Costituiva la sostruzione di un tamburo che emergeva dal tumulo e creava un secondo ripiano visibile dall'esterno. Il Mausoleo, in altre parole, non era una collina liscia: era un edificio a piani sovrapposti, con almeno due cilindri di diametro decrescente uno sopra l'altro, contornati da colonne, e la vegetazione cominciava solo dal livello più alto.
La cella circolare e le tre nicchie
Oltre il muro si apre un corridoio anulare praticabile che reggeva la cella, anch'essa circolare, dotata di un ingresso assiale e di tre nicchie simmetriche disposte in corrispondenza degli assi. Nelle nicchie andavano le urne. Il numero è significativo: tre nicchie più l'ingresso significa una organizzazione quadripartita dello spazio, cioè una geometria pensata per essere letta come ordine cosmico, non come archivio funerario. Chi entrava vedeva un ambiente circolare, misurato, con le ceneri della famiglia imperiale disposte secondo una regola.
Il pilastro centrale e la tomba di Augusto
Al centro esatto della cella c'è un grande pilastro cavo, che conteneva una stanzetta quadrata. Quella stanza è, con ogni probabilità, la tomba di Augusto. La probabilità diventa quasi certezza se si considera che il pilastro reggeva, alla sommità del tumulo, la statua bronzea dell'imperatore: l'asse verticale del monumento collegava le ceneri sotto terra e l'immagine dorata sopra gli alberi, esattamente sopra la stessa linea. È una idea architettonica di una forza notevole, e vale la pena fermarsi a pensarci quando la si guarda dall'alto della piazza: il punto che si vede al centro degli anelli è il punto dove c'erano il corpo e il simulacro.
Quanto era alto il Mausoleo di Augusto
Sull'altezza complessiva le ricostruzioni divergono e non esiste un numero certo. Le proposte degli studiosi oscillano fra i quaranta e i cinquanta metri circa comprendendo il tumulo, ai quali si aggiungeva la statua colossale. Le indicazioni che circolano su alcune schede divulgative parlano di una statua alta trenta metri, il che è un evidente fraintendimento: trenta metri era, semmai, una quota complessiva del monumento con la sua sommità, non la misura del bronzo. Meglio dire quello che si sa: la mole era paragonabile a un edificio moderno di dodici o quindici piani, e dominava tutto il Campo Marzio settentrionale, che era pianeggiante e in gran parte libero.
Il tumulo di alberi sempreverdi
Sopra la struttura muraria c'era terra, e sulla terra alberi sempreverdi. Strabone li descrive esplicitamente. Le ipotesi più recenti, discusse anche nel dibattito pubblico del 2025 sui cipressi, propendono per essenze basse e regolari, forse bossi, disposte in un disegno ordinato piuttosto che per un bosco selvatico. Il modello di riferimento erano i tumuli etruschi di Cerveteri e Tarquinia, coperti di terra e di vegetazione, e attraverso di loro una idea di sepoltura che risaliva ai secoli precedenti la fondazione della repubblica. Ancora una volta: la forma più antica possibile, realizzata con la tecnica più moderna disponibile.
I due obelischi del Mausoleo di Augusto, oggi al Quirinale e all'Esquilino
Davanti all'ingresso del sepolcro, ai lati del corridoio, si alzavano due obelischi di granito rosso di Assuan portati dall'Egitto. Non erano obelischi faraonici iscritti: erano monoliti lisci, tagliati e trasportati in età imperiale, verosimilmente collocati qui sotto Domiziano, cioè un secolo dopo la costruzione del Mausoleo. Servivano a segnare la soglia e a ripetere, in chiave egiziana, il messaggio della conquista.
Caddero in età imprecisata, probabilmente nell'alto Medioevo, e si spezzarono. Restarono sepolti sotto metri di terra e di macerie per secoli. Nel Cinquecento gli scavi ai piedi del monumento li riportarono alla luce, e da qui comincia una vicenda che li ha portati nei due luoghi più solenni della Roma dei papi.
L'obelisco dell'Esquilino
Il primo dei due fu rialzato da Sisto V nel 1587 sul retro della basilica di Santa Maria Maggiore, nella piazza che oggi porta il nome di Esquilino. Sisto V è il papa che ha ridisegnato Roma con gli obelischi: li usava come segnali stradali monumentali, punti di fuga visibili da lontano per orientare i pellegrini fra le grandi basiliche. Piantare davanti alla basilica mariana il monolito che aveva vegliato la tomba del primo imperatore era un gesto di appropriazione cristiana consapevole e nemmeno tanto sottile.
L'obelisco del Quirinale
Il gemello dovette aspettare due secoli. Fu rialzato in piazza del Quirinale soltanto nel 1786, per volontà di Pio VI e su progetto dell'architetto Giovanni Antinori, che lo collocò fra i colossi dei Dioscuri creando una delle inquadrature più celebri di Roma. Il fusto misura 14,63 metri; con il basamento l'insieme arriva a 28,94 metri. Le fonti divergono sulla data precisa del ritrovamento dei due monoliti, che alcune collocano nel 1519 e altre nel 1527: il dato prudente è che tornarono alla luce nei primi decenni del Cinquecento, durante i lavori che stavano trasformando la zona di Ripetta. Prima di arrivare al Quirinale, questo esemplare passò per il cantiere di demolizione del cinquecentesco ospedale di San Rocco, a Ripetta, smantellato fra il 1772 e il 1776.
Il consiglio, per chi ama i collegamenti: andate a vedere i due obelischi dopo essere passati dal Mausoleo, nello stesso giorno. Sono i due unici elementi originali del monumento che oggi si possono ancora vedere in piedi, integri e all'aria aperta. Tutto il resto del rivestimento è disperso; loro no. Salire al Quirinale al tramonto e sapere che quel granito ha visto passare il corteo funebre di Augusto cambia completamente il modo in cui si guarda la piazza.
I pilastri con le Res Gestae davanti al Mausoleo di Augusto
Davanti all'ingresso, oltre agli obelischi, c'erano due pilastri. Su di essi erano affisse tavole di bronzo con incisa l'autobiografia ufficiale di Augusto, il testo che conosciamo come Res gestae divi Augusti, cioè le imprese compiute dal divino Augusto. Svetonio ci dice che il testamento e i documenti allegati furono depositati presso le vestali e letti in senato dopo la morte; fra questi c'era l'indice delle sue imprese, che l'imperatore volle inciso su tavole bronzee da collocare davanti al proprio sepolcro.
Che cosa dicono le Res Gestae
Sono trentacinque paragrafi scritti in prima persona, in un latino asciutto, quasi burocratico, che elencano cariche, onori, donativi, opere pubbliche, spettacoli offerti, popoli sottomessi, province pacificate, soldati congedati e denaro speso di tasca propria. Non c'è una riga di autocelebrazione lirica: c'è una contabilità. Il documento comincia con l'età di diciannove anni, quando raccolse un esercito privato, e si chiude con il conferimento del titolo di padre della patria. La forma è quella di un rendiconto e proprio per questo funziona: chi legge ha l'impressione di trovarsi davanti a dei fatti, non a delle lodi. Come pezzo di comunicazione politica resta insuperato dopo duemila anni.
Perché la copia sopravvissuta si trova ad Ankara
Le tavole bronzee del Mausoleo non esistono più. Furono strappate e fuse, con ogni probabilità durante il saccheggio del 410 o nei secoli immediatamente successivi, quando il bronzo valeva molto più della memoria. Il testo si è salvato perché era stato copiato anche altrove, inciso sulla pietra dei templi dedicati a Roma e ad Augusto nelle province. La versione più completa è quella del tempio di Roma e di Augusto ad Ankara, in Galazia, che è latina con una traduzione greca a fianco: gli studiosi la chiamano Monumentum Ancyranum ed è la ragione per cui oggi possiamo leggere l'autobiografia dell'imperatore. Altri frammenti provengono da Apollonia e da Antiochia di Pisidia. È una lezione sulla fragilità dei materiali di pregio: il bronzo di Roma è sparito, la pietra della provincia è rimasta.
Il muro delle Res Gestae accanto al Mausoleo di Augusto
C'è un modo per leggere quel testo restando in piazza. Sul lato del Lungotevere, addossato al Museo dell'Ara Pacis, corre un lungo muro di travertino con le Res Gestae incise in latino. Non è un pezzo antico: fu realizzato nel 1938 come parte del padiglione progettato da Vittorio Ballio Morpurgo per ospitare l'altare augusteo, in occasione del bimillenario della nascita di Augusto. Quando quel padiglione fu demolito per fare posto al museo di Richard Meier, inaugurato nel 2006, il muro delle Res Gestae fu l'unico elemento conservato del vecchio edificio, e oggi è integrato nel piano semi interrato del nuovo. Si legge gratuitamente dall'esterno, camminando lungo il marciapiede. Per chi ha studiato latino al liceo è uno dei pochi luoghi di Roma dove si può fare una lettura pubblica di un testo antico appoggiandosi al muro.

Chi è sepolto nel Mausoleo di Augusto
L'elenco delle persone deposte qui dentro è la storia della prima dinastia imperiale raccontata al contrario, cioè in ordine di morte. Ed è una storia impressionante, perché il sepolcro cominciò a riempirsi molto prima che ci finisse il suo committente, e si riempì soprattutto di giovani.
Marcello, il primo, nel 23 avanti Cristo
Il primo a essere deposto nel Mausoleo fu Marco Claudio Marcello, figlio di Ottavia e nipote di Augusto, che lo aveva dato in sposo alla propria figlia Giulia e ne aveva fatto l'erede designato. Morì nel 23 avanti Cristo, a poco più di vent'anni, probabilmente di una delle epidemie che colpivano Roma d'estate. Fu un colpo durissimo. Augusto gli dedicò il teatro che ancora oggi porta il suo nome, e Virgilio, nel sesto libro dell'Eneide, gli riservò i versi con cui Anchise mostra a Enea l'ombra del giovane destinato a morire presto: la tradizione antica racconta che Ottavia svenne durante la lettura. Insieme a Marcello, nello stesso periodo, fu deposta Azia maggiore, la madre di Augusto.
Agrippa, l'uomo che vinse ad Azio
Marco Vipsanio Agrippa morì nel 12 avanti Cristo. Era l'amico di sempre, il generale che aveva vinto la battaglia di Azio, il costruttore del primo Pantheon, dell'acquedotto Vergine e delle terme del Campo Marzio, il genero di Augusto dopo la morte di Marcello. Che le sue ceneri siano state accolte nel sepolcro dinastico, e non nella tomba della sua famiglia, dice tutto sul ruolo che aveva. È l'unico non appartenente alla gens Iulia per nascita a occupare quel posto per meriti propri.
Ottavia minore, la sorella
Ottavia, sorella di Augusto e madre di Marcello, morì nell'11 avanti Cristo. Fu suo fratello a pronunciare personalmente l'orazione funebre, e il feretro fu portato al Mausoleo. La sua vicenda personale è una delle più dure della famiglia: moglie di Marco Antonio in un matrimonio politico, ripudiata per Cleopatra, e poi tutrice dei figli che Antonio aveva avuto dalla regina. Roma la ricordò come modello di dignità, e Augusto la trattò come tale.
Druso maggiore, morto sul Reno
Nerone Claudio Druso, figlio di Livia e fratello di Tiberio, generale amatissimo dai soldati, morì nel 9 avanti Cristo in Germania per le conseguenze di una caduta da cavallo. Il corpo fu riportato a Roma attraverso mezza Europa e deposto nel Mausoleo. Il senato gli decretò il cognome ereditario di Germanico, che passò a suo figlio.
Gaio e Lucio Cesare, i due nipoti perduti
Erano i figli di Agrippa e di Giulia, adottati da Augusto come eredi. Lucio morì a Marsiglia nel 2 dopo Cristo, Gaio in Licia nel 4, entrambi giovanissimi, entrambi mentre erano in viaggio verso incarichi militari. Le loro ceneri tornarono a Roma e finirono qui. La perdita dei due ragazzi costrinse Augusto, ormai vecchio, ad adottare Tiberio: cioè a consegnare l'impero al ramo claudio della famiglia. Chi guarda il Mausoleo come un monumento di trionfo dovrebbe ricordarsi che per il suo committente fu soprattutto un luogo di lutti ripetuti.
Augusto, nel 14 dopo Cristo
Morì a Nola il 19 agosto del 14, a settantasei anni. Svetonio racconta il viaggio del corpo con un dettaglio quasi cronachistico: da Nola a Bovillae di notte, per il caldo, e poi in città. A Roma ci furono due orazioni funebri, una pronunciata da Tiberio davanti al tempio del Divo Giulio nel Foro, l'altra da Druso minore, figlio di Tiberio, dall'alto dei rostri antichi. Poi i senatori sollevarono il feretro e lo portarono a spalla fino al Campo Marzio, dove il corpo fu cremato. Un vecchio pretoriano giurò di aver visto salire al cielo il fantasma dell'imperatore dalle fiamme del rogo, e quel giuramento fu la base della sua divinizzazione. I personaggi più influenti dell'ordine equestre, in tunica, senza cintura, a piedi scalzi, raccolsero le ceneri e le deposero nel sepolcro.
Germanico e Druso minore
Germanico, figlio di Druso maggiore e nipote di Tiberio, morì ad Antiochia nel 19 dopo Cristo fra sospetti di avvelenamento mai chiariti. La vedova Agrippina maggiore attraversò il Mediterraneo con l'urna del marito in braccio e sbarcò a Brindisi accolta da una folla enorme: Tacito ne ha fatto una delle pagine più intense degli Annali. L'urna arrivò al Mausoleo. Druso minore, figlio naturale di Tiberio, morì nel 23, anche lui in circostanze sospette, e fu deposto qui.
Livia e Tiberio
Livia Drusilla, moglie di Augusto per cinquantadue anni, morì nel 29 dopo Cristo a più di ottant'anni e fu sepolta nel Mausoleo. Tiberio, suo figlio e successore di Augusto, morì a Miseno nel 37 e le sue ceneri lo raggiunsero. Con loro il sepolcro conteneva ormai due generazioni intere di una famiglia che si era divisa in due rami e che aveva consumato una quantità impressionante di eredi.
La famiglia di Caligola
Caligola, appena salito al potere nel 37, fece un gesto politico calcolatissimo: andò personalmente a recuperare le ceneri della madre Agrippina maggiore e dei fratelli Nerone Cesare e Druso Cesare, morti in esilio o in carcere durante il regno di Tiberio, e le portò nel Mausoleo. Con quel viaggio si presentava come il figlio che riparava un torto e riportava a casa i propri morti. In seguito vi furono deposte anche le sorelle Drusilla e Giulia Livilla, e infine, dopo l'assassinio del 41, lo stesso Caligola.
Claudio, Poppea e gli ultimi giulio-claudi
Le fonti antiche indicano il Mausoleo anche per Claudio, morto nel 54 e divinizzato dal senato, e per Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone, morta nel 65 e imbalsamata invece che cremata secondo l'uso orientale. Su alcune di queste deposizioni la documentazione è meno solida che su altre, e conviene dirlo: la lista degli ultimi giulio-claudi si ricostruisce incrociando Tacito, Svetonio e Cassio Dione, e i tre non sempre dicono la stessa cosa.
Nerva, nel 98, l'ultimo di tutti
Il sepolcro rimase in uso ben oltre l'estinzione della dinastia. L'ultimo a esservi deposto fu Nerva, l'anziano imperatore che aveva regnato appena sedici mesi e che aveva avuto l'intelligenza di adottare Traiano. Morì nel gennaio del 98. Con lui il Mausoleo di Augusto si chiude: centoventisei anni dopo la posa della prima pietra, il sepolcro dinastico del primo principe accoglie l'uomo che inaugura la successione per adozione. È una coincidenza cronologica che ha il sapore di una chiusura di libro.
Dove finirono gli imperatori successivi
Traiano fu cremato e le sue ceneri furono deposte in un'urna d'oro alla base della Colonna Traiana, dentro il basamento, in pieno Foro, che era un privilegio senza precedenti. Adriano capì che il vecchio sepolcro era pieno e ne costruì uno nuovo sull'altra riva del Tevere: quel monumento oggi si chiama Castel Sant'Angelo e accolse le ceneri degli imperatori del secondo secolo. I due mausolei imperiali di Roma si guardano da una sponda all'altra, a poco più di un chilometro di distanza, e raccontano la stessa idea a un secolo e mezzo di distanza.
Chi non entrò mai nel Mausoleo di Augusto
Le esclusioni, in un sepolcro dinastico, pesano quanto le inclusioni. Anzi di più, perché una esclusione è sempre una sentenza.
Giulia maggiore, la figlia
Giulia, unica figlia di Augusto, moglie di Marcello, poi di Agrippa, poi di Tiberio, madre di Gaio e Lucio, fu relegata nel 2 avanti Cristo nell'isola di Ventotene con l'accusa di adulterio e di condotta scandalosa, in un processo che aveva molto di politico e poco di morale. Morì a Reggio Calabria nel 14 dopo Cristo, pochi mesi dopo il padre, e Augusto aveva lasciato disposizione che non fosse sepolta nel suo mausoleo. È il dettaglio più duro di tutta la vicenda: l'uomo che aveva costruito la più grande tomba di famiglia del mondo antico ne tenne fuori la propria unica figlia.
Nerone
Anche l'ultimo dei giulio-claudi restò fuori. Nerone, morto suicida nel 68, fu deposto nel sepolcro della famiglia paterna, i Domizi Enobarbi, sul Pincio, nella zona dove oggi c'è Santa Maria del Popolo. La tradizione popolare medievale, che di quel sepolcro aveva memoria confusa, arrivò a raccontare di corvi e di spiriti infestanti sul colle, e la leggenda della cacciata del demonio di Nerone è all'origine della fondazione della chiesa. Che l'imperatore più chiacchierato di Roma sia rimasto fuori dalla tomba di famiglia e sia finito dentro una leggenda cristiana è una di quelle simmetrie che questa città produce da sola.
La descrizione di Strabone: come appariva il Mausoleo di Augusto ai contemporanei
Abbiamo una descrizione oculare, scritta da un geografo greco che il monumento lo vide nuovo. Strabone, nel quinto libro della Geografia, scrive: il più notevole fra i monumenti è il cosiddetto Mausoleo, un grande tumulo di terra, innalzato presso il fiume sopra un'alta base rotonda di marmo bianco, tutto ombreggiato da alberi sempre verdi fino alla cima, sulla quale era la statua di Cesare Augusto in bronzo dorato; e sotto quel tumulo vi erano le celle sepolcrali di lui, dei suoi parenti e degli amici più intimi. Dietro, aggiunge, c'è un grande bosco sacro che offre splendide passeggiate; e nel mezzo del campo c'è un recinto, sempre di marmo bianco, costruito attorno al crematorio di Augusto, con una balaustra circolare di ferro e dei pioppi all'interno.
Vale la pena rileggere quel passo con attenzione, perché contiene informazioni che l'archeologia da sola non avrebbe potuto dare. Primo: il colore. Base di marmo bianco, verde scuro degli alberi, oro della statua. Secondo: l'ustrinum, il recinto della cremazione, era un edificio separato, in mezzo al campo, con i pioppi dentro, e quindi il rito funebre imperiale occupava due luoghi distinti collegati da un percorso processionale. Terzo, e questo è il punto che sfugge sempre: nel sepolcro c'erano anche gli amici più intimi, cioè persone estranee alla famiglia. In una società dove la tomba definiva l'appartenenza, significa che Augusto usò il proprio monumento funerario per costruire una categoria nuova, quella degli uomini legati al principe da un vincolo personale invece che da un legame di sangue.
Il saccheggio del 410 e la lunga spoliazione del Mausoleo di Augusto
Il monumento smise di essere una tomba viva alla fine del primo secolo e cominciò lentamente a essere abbandonato. Il colpo decisivo arrivò nell'agosto del 410, con il sacco di Roma da parte dei Goti di Alarico. Le urne furono aperte, i metalli preziosi asportati, le tavole bronzee delle Res Gestae strappate dai pilastri e fuse, le ceneri disperse. Da quel momento il Mausoleo diventa quello che sarebbe rimasto per mille anni: una cava.
Il meccanismo era semplice e feroce. Il marmo di rivestimento veniva staccato e portato ai forni da calce del porto di Ripetta, a duecento metri, dove bruciando si trasformava in calce per le malte. Il travertino veniva riutilizzato tale e quale nelle nuove costruzioni. Il piombo delle grappe veniva recuperato. Il monumento, spogliato strato dopo strato, si ridusse alla sola ossatura di opera cementizia, che nessuno voleva perché non serviva a niente: ed è per questo che è arrivata fino a noi. Roma ha conservato dell'antichità solo ciò che era troppo scomodo da riciclare.
A questo si aggiunsero le piene del Tevere, che in quel tratto arrivavano regolarmente fino al monumento e alzavano il livello del terreno di decine di centimetri per volta. Nel corso dei secoli il piano di calpestio della zona salì di parecchi metri, e il Mausoleo si trovò progressivamente interrato: quello che i romani del Cinquecento vedevano era un tronco di collina cinta di muri antichi che sbucava da un quartiere.
L'urna di Agrippina maggiore usata come misura per il grano
C'è un oggetto sopravvissuto al saccheggio, e la ragione per cui è sopravvissuto è quasi comica. L'urna sepolcrale di Agrippina maggiore, madre di Caligola, fu riutilizzata nel Medioevo come misura per pesare i cereali: le fu praticato un foro sul fondo per farne uno staio, e proprio questa nuova funzione la salvò dalla distruzione. Oggi il monumento con la sua iscrizione è conservato nel circuito dei Musei Capitolini, negli ambienti del Tabularium. L'iscrizione ricorda che qui erano le ossa di Agrippina, figlia di Marco Agrippa, nipote del divino Augusto, moglie di Germanico Cesare, madre di Gaio Cesare Augusto Germanico principe. Una donna definita interamente attraverso gli uomini della sua vita, e la cui urna è arrivata fino a noi perché serviva a misurare il grano di un mercato rionale.
La fortezza dei Colonna: il Mausoleo di Augusto nel Medioevo
Nel dodicesimo secolo la famiglia Colonna trasformò quello che restava del sepolcro in una roccaforte. Era una pratica normalissima nella Roma medievale: le famiglie baronali si impadronivano dei ruderi antichi e li usavano come basamenti già pronti per le proprie torri e i propri bastioni. Il Colosseo diventò fortezza dei Frangipane, il teatro di Marcello diventò palazzo dei Savelli, il mausoleo di Adriano era già castello papale. Il Mausoleo di Augusto, con i suoi anelli di muratura spessi metri e la sua pianta circolare, era il sedime perfetto per un castello.
La rocca dei Colonna fu smantellata nel 1167, secondo la tradizione dopo lo scontro fra la famiglia e il comune romano. Quello che ci interessa qui è un altro dato, meno noto: per quasi tutto il Medioevo la zona era soggetta alle inondazioni, il quartiere attorno era abitato da poveri, e il monumento non veniva riconosciuto come tomba di Augusto in modo continuo. Sapere che lì sotto c'era il primo imperatore era una nozione dotta, non un fatto di senso comune.
Il sarcofago di Carlo Magno, un equivoco lungo mille anni
Il fraintendimento più clamoroso riguarda un sarcofago. Nel Medioevo si riteneva che il sepolcro personale di Augusto fosse un sarcofago romano di marmo decorato con il ratto di Proserpina. L'oggetto non aveva niente a che vedere con il Mausoleo, perché è di epoca molto più tarda, terzo secolo dopo Cristo, ma la convinzione era radicata. Nel 1167 l'imperatore Federico Barbarossa lo fece portare in Germania per deporvi degnamente le spoglie di Carlo Magno, fondatore del nuovo impero germanico, in occasione della sua canonizzazione. Il sarcofago è tuttora conservato nel tesoro della cattedrale di Aquisgrana.
Fermatevi un secondo su questa catena di eventi. Un imperatore tedesco del dodicesimo secolo preleva da Roma un sarcofago che crede sia quello di Augusto, per legittimare la sepoltura di Carlo Magno, per legittimare a sua volta il proprio impero. Un errore di attribuzione archeologica diventa il fondamento simbolico del Sacro Romano Impero. La storia dell'arte antica è piena di equivoci del genere, ma pochi hanno avuto conseguenze politiche così durature.

Gli Orsini, i Soderini e il giardino sopra la tomba
All'inizio del Cinquecento il monumento passò agli Orsini, in particolare a partire dal 1512 con Franciotto Orsini. Il rione, nel frattempo, si stava ripopolando: il porto di Ripetta funzionava, le case si moltiplicavano, il valore dei terreni saliva. La speculazione edilizia sulle abitazioni costruite addosso al Mausoleo fece crescere anche il prezzo dei materiali e delle statue che si continuavano a estrarre dal rudere per rivenderli. Un monumento antico, in quella Roma, valeva come un giacimento.
Poi arrivarono i Soderini, la famiglia fiorentina di cui faceva parte il cardinale Francesco, e con loro il Mausoleo cambiò completamente destinazione. Il rudere fu trasformato in un giardino di delizie, un luogo di piacere lontano dalla parte affollata della città. Sugli anelli concentrici furono sistemate terrazze e aiuole, e nel giardino furono collocate le antichità che uscivano dagli scavi: statue, iscrizioni, frammenti architettonici. Era la moda del tempo, il giardino di antichità, e il Mausoleo era la cornice ideale.
Ci si rifletta un momento. Fra Cinquecento e Seicento la tomba del primo imperatore era un giardino privato dove i cardinali portavano gli ospiti a passeggiare fra le statue. Non era abbandono: era una forma di riuso colto, quasi affettuoso, che ha però comportato la perdita definitiva di gran parte dell'assetto originario. La conservazione moderna dei monumenti nasce proprio dal rifiuto di questa pratica, ma senza il giardino Soderini il Mausoleo sarebbe stato probabilmente demolito e ridotto in calce come tutto il resto.
L'anfiteatro Corea: tori, bufale e fuochi d'artificio sopra la tomba di Augusto
Verso la metà del Settecento il giardino e il palazzo addossato al lato settentrionale del monumento divennero proprietà dei marchesi Correa, famiglia di origine portoghese. Il nome del luogo, nella pronuncia romanesca che tende a semplificare la doppia erre, si trasformò in Corea, ed è così che i romani lo chiamano ancora: anfiteatro Corea.
L'affittuario spagnolo Bernardo Matas ebbe l'idea che avrebbe cambiato la storia del posto per un secolo e mezzo. Costruì dentro il vuoto circolare del Mausoleo strutture provvisorie di legno, gradinate e palchi, e ci organizzò spettacoli. Tori e bufale, giostre, tornei a cavallo, giochi di forza, fuochi d'artificio. L'inaugurazione della nuova arena avvenne il 3 luglio 1780. La capienza oscillava, secondo le testimonianze, fra i mille e i tremila spettatori.
La corrida romana dentro il Mausoleo di Augusto
La caccia ai tori era uno degli spettacoli popolari più amati della Roma pontificia, e il Mausoleo, con la sua forma già circolare e i suoi muri già pronti a fare da cavea, era il luogo ideale. Nella stagione, il pubblico saliva sui gradini di legno costruiti sopra gli anelli antichi e assisteva a combattimenti fra uomini e animali proprio sopra la cella dove erano state deposte le ceneri di Augusto, di Livia e di Germanico. La sovrapposizione è di una violenza simbolica che ancora oggi lascia senza parole: nessuno, in quel momento, la percepiva come un sacrilegio.
La stagione delle corride finì per decisione dell'autorità ecclesiastica. Durante il pontificato di Pio VIII, fra il 1829 e il 1830, furono aboliti gli spettacoli con animali e i fuochi d'artificio, per lasciare spazio a intrattenimenti diurni giudicati più decorosi. Dal 1802 la proprietà era passata alla Camera Apostolica; nel luglio del 1810 lo spazio era già stato convertito in teatro per rappresentazioni di prosa alla luce del giorno. Nel 1819, durante i festeggiamenti per la visita a Roma dell'imperatore Francesco I d'Austria, l'architetto Giuseppe Valadier realizzò sopra l'arena un velario che crollò dopo pochissimo tempo. Il particolare fa sorridere, e serve a ricordare che anche i grandi architetti neoclassici sbagliavano i calcoli.
Dall'Anfiteatro Umberto I all'Augusteo: quando il Mausoleo di Augusto era la sala da concerto di Roma
Dopo il 1870, con Roma capitale, la proprietà fu acquisita dal conte Telfener, amministratore dei beni della famiglia reale, che la ribattezzò Anfiteatro Umberto I in onore del re e le diede un carattere apertamente teatrale. La gestione ebbe alterne fortune e la struttura decadde.
La svolta arrivò nel 1907, quando il Comune di Roma acquisì l'immobile e lo ristrutturò secondo le norme di sicurezza dell'epoca, trasformandolo in una sala da concerto stabile. Il merito dell'operazione va in gran parte all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che aveva bisogno di una casa per la propria orchestra. Il 16 febbraio del 1908 si tenne il concerto inaugurale, diretto da Giuseppe Martucci. Cominciava la stagione dell'Augusteo.
Centinaia di concerti dentro la tomba dell'imperatore
Per ventotto anni la sala ricavata dentro il Mausoleo di Augusto fu il principale luogo sinfonico d'Italia e uno dei più importanti d'Europa. Vi si eseguirono centinaia e centinaia di opere, con la partecipazione dei maggiori musicisti del tempo. Sul podio dell'Augusteo passarono Arturo Toscanini, Gustav Mahler, Igor Stravinskij e Pietro Mascagni. Nella memoria dei romani il posto non si chiamava Mausoleo: si chiamava Augusteo, o anche Teatro Augusto, e per due generazioni intere fu il luogo dove si andava a sentire la musica.
Questa, per me, è la pagina più straordinaria della storia del monumento, e quella che i visitatori stranieri fanno più fatica a credere. C'era un'acustica famosa. C'era un pubblico abbonato. C'erano le prime italiane di lavori che oggi consideriamo classici del Novecento. Tutto dentro la struttura muraria di una tomba costruita nel 28 avanti Cristo. Nessun'altra capitale europea ha mai fatto una cosa del genere.
Il 13 maggio 1936: l'ultimo concerto
La serie dei concerti si chiuse il 13 maggio del 1936. Poi cominciarono le demolizioni. L'Augusteo fu smantellato per riportare alla luce l'edificio antico, e l'Accademia di Santa Cecilia perse la propria sala nel giro di una stagione. Vale la pena registrare l'ironia della vicenda: per restituire ai romani la tomba di Augusto si è distrutto il luogo in cui i romani si riunivano da trent'anni. Le scelte di tutela sono sempre anche scelte su che cosa una città vuole ricordare, e nel 1936 Roma ha deciso di ricordare l'impero e di dimenticare i propri concerti.
Piazza Augusto Imperatore: il cantiere del regime
Il piano regolatore del 1931 prevedeva l'isolamento del Mausoleo. I lavori partirono nel 1934 e furono di una violenza urbanistica difficile da immaginare oggi. Furono demoliti circa centoventi edifici su una superficie di circa ventottomila metri quadrati: case, botteghe, un intero tessuto di vicoli stratificato fra Medioevo, Rinascimento e Barocco, compreso il vecchio ospedale di San Rocco. Lo scoprimento dell'edificio antico e la sistemazione dell'area furono affidati all'impresa Tudini e Talenti e proseguirono fra il 1936 e il 1940.
Il progetto della nuova piazza fu di Vittorio Ballio Morpurgo, che disegnò i tre grandi corpi di fabbrica razionalisti che la chiudono su tre lati, costruiti nel 1938 per gli enti previdenziali, con portici, mosaici, rilievi e iscrizioni in latino. La piazza fu inaugurata nel 1938, in coincidenza con il bimillenario della nascita di Augusto, celebrato dal regime come una data fondativa. I lavori del complesso, in realtà, si trascinarono e si fermarono definitivamente soltanto nel 1952.
Il Mausoleo di Augusto come strumento politico
Non serve girarci intorno: l'operazione era ideologica prima che archeologica. Mussolini si presentava come l'erede di Augusto, e la piazza doveva costruire un asse visivo e simbolico fra il fondatore dell'impero e il regime. Nello stesso cantiere fu costruito il padiglione di Morpurgo per l'Ara Pacis, ricomposta a tempo di record proprio per il bimillenario, e sul suo fianco fu inciso il testo delle Res Gestae. La sequenza era pensata per essere letta come un discorso: la tomba del principe, l'altare della pace, il rendiconto delle imprese.
Il risultato urbanistico è quello che si vede ancora oggi, e per decenni è stato giudicato un fallimento anche da chi non aveva nessuna intenzione di fare polemica politica. Una piazza troppo grande, sbilanciata, senza funzioni, con il monumento in fondo a una fossa e recintato. Solo l'intervento concluso nel 2025 ha cominciato a rimediare, non demolendo niente ma ricucendo i livelli con le rampe e restituendo alla piazza un uso quotidiano.
I cipressi del 1938 e la polemica del 2025
Attorno al monumento, negli anni Trenta, durante la sistemazione architettonica curata da Antonio Muñoz, furono piantati dei cipressi. Secondo le ricostruzioni pubblicate nel dibattito recente, la piantumazione fu affrettata e legata alle celebrazioni del 1938, cioè alla visita di Hitler a Roma e al bimillenario augusteo. Quei cipressi sono rimasti lì per quasi novant'anni e sono diventati parte del paesaggio urbano che tutti conoscevano.
Nell'autunno del 2025 sono stati abbattuti nell'ambito dei lavori di restauro e musealizzazione. Le ragioni indicate dagli enti sono state la presenza di esemplari gravemente ammalati e pericolanti, il danno che gli apparati radicali stavano provocando alle murature antiche, la sicurezza di visitatori e maestranze e la necessità di rendere leggibile la struttura per il nuovo allestimento. Ne è nata una protesta pubblica notevole, con interrogazioni politiche, esposti alla Corte dei conti e campagne sui social; il 13 gennaio 2026 si è tenuto al Ministero della cultura un tavolo interistituzionale sulla vicenda. Gli accordi fra gli enti prevedono la ripiantumazione con cipressi più piccoli e di varietà italiane invece delle cultivar importate.
La mia opinione, e sarà impopolare: quei cipressi non erano antichi, non erano augustei e stavano danneggiando il monumento. Sono l'ultimo lascito visibile della messa in scena del 1938. Chi li difende difende il paesaggio della propria infanzia, il che è legittimo e umanissimo, ma non difende il Mausoleo. Detto questo, il modo in cui l'abbattimento è stato comunicato alla città è stato pessimo, e una parte della protesta se la sono cercata gli enti.
I decenni di chiusura e il restauro del Mausoleo di Augusto
Dopo lo scoprimento degli anni Trenta il monumento entrò in una lunghissima stagione di abbandono. Recintato, invaso dalla vegetazione spontanea, occasionalmente aperto per iniziative estemporanee, chiuso di nuovo. Per generazioni di romani il Mausoleo è stato un buco tondo pieno di erba e di gatti in fondo a una piazza dove nessuno andava. Chi ci abitava intorno lo attraversava con lo sguardo senza registrarlo.
I restauri veri sono cominciati nel 2008. La prima fase si è concentrata sull'interno, con uno scavo stratigrafico che permettesse di delimitare la struttura originaria e di recuperarla, e con la realizzazione di strutture temporanee per ricoverare i materiali archeologici che giacevano all'aperto fuori dalla cella sepolcrale. Gli scavi hanno consentito, attraverso l'esame degli elementi rinvenuti, di elaborare una ricostruzione più attendibile dell'aspetto della struttura. Gli interventi successivi hanno riguardato il consolidamento delle parti meno salde e la messa in sicurezza dell'area.
Il progetto della Fondazione TIM
Nel 2014 il consiglio comunale approvò un intervento da dodici milioni di euro sulla piazza, destinato al rifacimento della pavimentazione, a nuove alberature e decorazioni e alla realizzazione di una cavea per spettacoli. All'inizio del 2017 la Fondazione TIM avviò il progetto di restauro del monumento vero e proprio, accompagnandolo con un sito dedicato per seguirne i progressi. I lavori si conclusero nel corso del 2020. È l'intervento che ha reso possibile la riapertura, ed è, per dimensione e per continuità, uno dei più consistenti finanziamenti privati alla archeologia romana degli ultimi decenni.
La riapertura del 1 marzo 2021
Il Mausoleo di Augusto ha riaperto al pubblico il 1 marzo 2021, dopo quattordici anni di chiusura, con visite esclusivamente su prenotazione e gratuite fino al 21 aprile successivo, cioè fino al Natale di Roma. Fu uno dei pochissimi eventi culturali lieti di quella primavera, e le prenotazioni andarono esaurite in poche ore. Chi è riuscito a entrare in quei mesi ha visto una cosa che nessuno vedeva da mezzo secolo: il corridoio d'ingresso, l'anello interno, la cella, il pilastro centrale.
Che cosa si vedeva dentro il Mausoleo di Augusto
Bisogna essere chiari su un punto, perché è la principale causa di delusione fra i visitatori. Quello che si vede all'interno, cioè le strutture di mattoni e le lapidi marmoree con i nomi dei giulio-claudi, è in larga parte frutto della ricostruzione degli anni Trenta. Non ci sono urne, non ci sono ceneri, non ci sono decorazioni antiche in posto. Le iscrizioni murate nella cella sono copie e integrazioni novecentesche pensate per rendere leggibile un ambiente che era stato svuotato quindici secoli prima.
Questo però non toglie niente all'esperienza, se la si affronta con le aspettative giuste. Il valore della visita all'interno è spaziale, non oggettuale: si cammina dentro un anello di ottantasette metri di diametro, si percepisce lo spessore dei muri, ci si trova al centro geometrico di un edificio che era il fulcro della propaganda del primo imperatore. Non si va a vedere dei reperti, si va a capire una scala. E la scala, dal vivo, è impressionante.

La nuova piazza del 2025 e il museo del Mausoleo di Augusto
Il 6 giugno 2025 è stata consegnata alla città la nuova piazza Augusto Imperatore, pedonalizzata e riqualificata. L'intervento, sostenuto dalla Fondazione TIM con sei milioni di euro, che la fondazione ha definito il proprio impegno più importante in campo culturale dalla nascita, è stato progettato dal gruppo Urbs et Civitas guidato da Francesco Cellini, vincitore del concorso internazionale bandito nel 2006. Diciannove anni fra il concorso e il taglio del nastro: anche questo fa parte della storia del monumento.
Che cosa è cambiato attorno al Mausoleo di Augusto
Le due rampe larghe che collegano il livello moderno con quello antico sono la vera invenzione del progetto. Una scende verso via di Ripetta, l'altra verso la chiesa di San Carlo al Corso; insieme trasformano un recinto in un percorso. Al margine meridionale è stato costruito un padiglione con caffetteria e punto informativo. Sono stati fatti lavori di consolidamento delle fondazioni degli edifici circostanti e di rifacimento della rete fognaria, che in una piazza di quelle dimensioni non è un dettaglio. È stato messo in evidenza il piano di calpestio antico in travertino, del primo secolo, che ora si legge nella pavimentazione nuova. Gli scavi hanno restituito strutture tardoantiche, mosaici, un cippo di confine e una testa marmorea di divinità femminile, e la scelta è stata di esporli dentro il monumento invece di mandarli in deposito.
Il museo progettato da Rem Koolhaas
Il progetto di allestimento museale è stato affidato allo studio di Rem Koolhaas, con un contributo di settecentomila euro della fondazione del gruppo Bulgari; il piano di restauro conservativo è stato curato da Sebastiano La Manna. Il costo complessivo dell'operazione di musealizzazione ammonta a poco più di sette milioni di euro, per una durata prevista dei lavori di diciotto mesi a partire dal giugno 2025. Il percorso di visita futuro comprenderà un anello verde interno, la cella sepolcrale restaurata, gli impianti nuovi e l'esposizione dei materiali recuperati. La data indicata per l'apertura è la fine del 2026.
Il mio parere da professionista: se il museo verrà consegnato come è stato progettato, il Mausoleo di Augusto diventerà uno dei tre o quattro luoghi archeologici più visitati del centro storico, e la zona fra Ripetta e il Corso cambierà completamente peso turistico. Chi organizza itinerari romani farebbe bene a tenerne conto fin da adesso, perché nel giro di pochi mesi prenotare qui diventerà complicato quanto prenotare la Galleria Borghese.
Il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis: due monumenti, un solo progetto
A cento metri dal sepolcro, sul Lungotevere in Augusta all'angolo con via Tomacelli, c'è il Museo dell'Ara Pacis. I due monumenti oggi sembrano vicini per caso; in realtà sono due pezzi dello stesso discorso, anche se in antico non erano nello stesso punto.
Che cosa lega i due monumenti
L'Ara Pacis Augustae fu decretata dal senato nel 13 avanti Cristo e consacrata nel 9, per celebrare il ritorno di Augusto dalle campagne di Spagna e di Gallia e la pace ottenuta. Sorgeva lungo la via Flaminia, in un settore del Campo Marzio che comprendeva anche il grande orologio solare con l'obelisco di Montecitorio come gnomone. Il sepolcro dinastico, l'altare della pace e la meridiana formavano un sistema unico: la nascita, la pace, il tempo e la morte del principe organizzati in un solo pezzo di città. L'altare fu ricomposto negli anni Trenta e spostato accanto al Mausoleo, e da allora i due monumenti si guardano.
Visitare l'Ara Pacis oggi
Il Museo dell'Ara Pacis è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura, e resta chiuso il 1 maggio e il 25 dicembre; il 24 e il 31 dicembre l'orario è ridotto. L'indirizzo è Lungotevere in Augusta all'angolo con via Tomacelli, il call center è il 060608. Gli ingressi sono tre: quello museale sul Lungotevere a piano strada, quello espositivo in via di Ripetta 180 con rampa, quello dell'auditorium in via di Ripetta 190. Il consiglio pratico è banale e funziona: finché il sepolcro resta chiuso, si visita l'Ara Pacis, si esce sulla terrazza settentrionale del museo e da lì si guarda il Mausoleo dall'alto. È il punto di osservazione migliore che ci sia in questo momento, e non lo conosce quasi nessuno.
Che cosa vedere intorno al Mausoleo di Augusto in dieci minuti a piedi
Questa è una delle zone più dense di Roma e il monumento va inserito in un giro, non visitato da solo.
Le chiese del rione
Sul fianco della piazza c'è la basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, la chiesa dei lombardi di Roma, con la sua cupola enorme e il cuore di san Carlo Borromeo conservato in un reliquiario dietro l'altare. Sul lato opposto c'è San Girolamo dei Croati, chiesa nazionale della comunità croata, e poco più in là San Rocco, che ricorda l'ospedale demolito nel Settecento. Tre chiese in duecento metri, tre comunità diverse: era così che funzionava la Roma dei rioni.
Il Tridente e il Lungotevere
A cinque minuti c'è piazza del Popolo con l'obelisco Flaminio e le chiese gemelle, e dentro Santa Maria del Popolo ci sono due Caravaggio e la cappella Chigi disegnata da Raffaello. In direzione opposta si scende per via del Corso verso piazza Colonna e Montecitorio, dove l'obelisco che oggi si vede davanti alla Camera era lo gnomone dell'orologio solare di Augusto. Verso il fiume, il Lungotevere porta a ponte Cavour e, poco oltre, a Castel Sant'Angelo, cioè al mausoleo che ha preso il posto di questo.
Un itinerario augusteo di mezza giornata
Il giro che propongo ai gruppi, quando il tempo lo consente, è questo: si parte dal Mausoleo, si entra all'Ara Pacis, si risale il Lungotevere fino a ponte Cavour solo per vedere il monumento da lontano oltre gli alberi, si torna dentro e si prende via di Ripetta verso piazza del Popolo, si sale al Pincio per guardare il Campo Marzio dall'alto, e si chiude scendendo a piazza di Spagna. Tre ore piene, quasi tutte all'aperto, con un solo biglietto da pagare. Chi vuole allungare può proseguire fino al Pantheon, che di Agrippa porta ancora l'iscrizione sul frontone, e chiudere il cerchio: il costruttore e il suo principe, a mezzo chilometro l'uno dall'altro.
Il Mausoleo di Augusto con i bambini
Con i bambini funziona meglio di quanto si pensi, e per una ragione precisa: la forma. Un cerchio di ottantasette metri riempito di anelli concentrici assomiglia a un labirinto visto dall'alto, e dalle rampe della piazza nuova si vede benissimo. Basta chiedere a un bambino di contare gli anelli e la visita diventa un gioco. La storia da raccontare è quella della statua d'oro in cima al monte di alberi, che si vedeva da tutto il Campo Marzio: è una immagine che i bambini afferrano subito, molto più della cronologia dinastica.
Con i ragazzi delle medie e delle superiori il tema forte è un altro: la corrida. Raccontare che sopra la tomba dell'imperatore, duecentocinquant'anni fa, si combattevano i tori davanti a duemila persone produce sempre una reazione. Da lì si arriva facilmente al concetto di stratificazione, che è la cosa più difficile da spiegare e più utile da capire di Roma. Il monumento non è antico e basta: è antico, medievale, rinascimentale, settecentesco, novecentesco, tutto insieme.
Accessibilità del Mausoleo di Augusto
La piazza attuale è completamente accessibile: le due rampe che collegano il piano stradale con il piano del monumento sono state progettate proprio per superare il dislivello senza gradini, e la pavimentazione è regolare. Chi si muove in carrozzina può arrivare fino al perimetro del sepolcro e girargli intorno senza barriere.
Sull'interno, il quadro che valeva nell'ultimo periodo di apertura era più complicato: il percorso di visita comprendeva numerose rampe di scale, e alle persone con mobilità ridotta era riservata l'area centrale del monumento con pannelli didattici dedicati. Il progetto di musealizzazione in corso prevede un percorso nuovo, e le condizioni di accessibilità definitive saranno quelle che la Sovrintendenza pubblicherà all'apertura del museo. Per chi arriva in auto, i parcheggi riservati più vicini sono oltre il fiume, in Lungotevere Prati 22, in Lungotevere dei Mellini 7 e in via Marianna Dionigi 2.
Quando andare al Mausoleo di Augusto e quando evitarlo
Finché la visita si fa solo dall'esterno, l'ora conta molto. La luce migliore sul laterizio antico è quella del tardo pomeriggio, quando il sole arriva radente da ovest, oltre il fiume, e i muri diventano aranciati. La luce peggiore è quella di mezzogiorno d'estate, che appiattisce tutto e per di più cuoce: la piazza ha poca ombra, e con i cipressi tagliati ne ha ancora meno.
Il momento più bello in assoluto, per chi abita a Roma e può scegliere, è la mattina presto di una domenica d'inverno. La piazza è vuota, il rione dorme, si sentono le campane di San Carlo e il monumento si guarda in silenzio. Da evitare, invece, le ore di punta dello shopping sul Corso nei fine settimana di dicembre, quando via Tomacelli e via di Ripetta diventano impraticabili e nessuno ha la testa per guardare un tumulo di duemila anni fa.
Una curiosità su Mausoleo di Augusto
La curiosità più bella non riguarda l'imperatore ma una donna morta in esilio e un mercato di grano. Nel Mausoleo era stata deposta l'urna di Agrippina maggiore, figlia di Agrippa e di Giulia, moglie di Germanico, madre di Caligola: una delle figure più tenaci della prima età imperiale, che sfidò apertamente Tiberio e finì confinata a Ventotene, dove morì di inedia nel 33 dopo Cristo. Quando il sepolcro fu saccheggiato e svuotato, la sua urna avrebbe dovuto sparire come tutto il resto. Invece si salvò per il motivo più prosaico che si possa immaginare: qualcuno, nel Medioevo, ci praticò un foro sul fondo e la trasformò in una misura per i cereali. Un blocco di marmo cavo, con la giusta capacità, era esattamente quello che serviva a un mercato rionale per misurare il grano. Il monumento funerario di una principessa imperiale divenne uno staio.
Il pezzo è arrivato integro fino a noi ed è oggi nel circuito dei Musei Capitolini, negli ambienti del Tabularium, con la sua iscrizione ancora perfettamente leggibile: le ossa di Agrippina, figlia di Marco Agrippa, nipote del divino Augusto, moglie di Germanico Cesare, madre di Gaio Cesare Augusto Germanico principe. Tutto quello che resta materialmente delle sepolture del Mausoleo di Augusto, quindi, si è conservato perché smise di essere una tomba e diventò un attrezzo da lavoro. È una lezione che ripeto sempre ai gruppi quando parliamo di conservazione: a Roma sopravvive quello che continua a servire a qualcosa. I marmi di pregio finivano nei forni da calce, le lastre iscritte diventavano gradini, i sarcofagi diventavano abbeveratoi e vasche di fontana. L'archeologia romana è fatta in buona parte di oggetti salvati dal riuso, non dal rispetto.
Una cosa che non ti dice nessuno su Mausoleo di Augusto
Che il Mausoleo di Augusto, per quasi trent'anni, è stato la sala da concerto più importante d'Italia, e che i romani ci andavano la domenica pomeriggio con il cappotto buono. Non è una battuta e non è un dettaglio di erudizione: è una fase piena della vita del monumento, durata dal 1908 al 1936, con una programmazione sinfonica continua e un pubblico di abbonati. Dentro il cilindro di muratura antica era stata costruita una sala, l'Augusteo, con gradinate, palchi, palcoscenico e una acustica che i musicisti dell'epoca lodavano. L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia ci aveva la sua casa. Il concerto inaugurale, il 16 febbraio del 1908, fu diretto da Giuseppe Martucci; negli anni seguenti salirono su quel podio Arturo Toscanini, Gustav Mahler, Igor Stravinskij e Pietro Mascagni.
Il fatto quasi ignorato è come è finita. La serie dei concerti si chiuse il 13 maggio del 1936, non per un problema economico ma per una decisione di politica archeologica: bisognava liberare il monumento antico, e quindi la sala andava demolita. Roma si trovò senza il proprio auditorium da un giorno all'altro, e l'Accademia dovette arrangiarsi. Nel dibattito pubblico di allora la cosa passò quasi liscia, perché il bimillenario augusteo del 1938 giustificava tutto. Oggi nessuna targa, nessun pannello, niente in piazza racconta questa storia al passante. Chi arriva e vede un rudere circolare non ha modo di sapere che suo nonno, in quel rudere, ha sentito la Nona sinfonia. Se la nuova musealizzazione avrà il coraggio di raccontare anche l'Augusteo, e non solo la dinastia giulio-claudia, sarà un museo intelligente. Se salterà quel capitolo, sarà l'ennesima occasione mancata.
Il consiglio che ti do per visitare Mausoleo di Augusto
Il consiglio operativo, finché l'interno resta chiuso, è di trattarlo come un monumento all'aperto e di studiarselo da tre punti diversi nell'arco della stessa ora. Primo punto: il livello alto della piazza, dal lato di via di Ripetta, dove si abbraccia l'intera circonferenza e si capisce la dimensione. Secondo punto: il fondo della rampa, appoggiati alla muratura, dove si vede il laterizio da vicino, si distinguono i rifacimenti moderni dal costruito antico e si misura con gli occhi lo spessore delle strutture. Terzo punto, e questo è il vero consiglio: la terrazza settentrionale del Museo dell'Ara Pacis, che affaccia esattamente sul Mausoleo e che nella pianta del museo è spesso ignorata dai visitatori, i quali entrano, guardano l'altare, comprano una cartolina ed escono. Da lassù si legge la pianta ad anelli concentrici meglio che da qualunque altro punto accessibile.
Il secondo consiglio riguarda il tempo. Non venite qui di corsa fra due tappe. Questo è un monumento che non regala niente al primo sguardo: è un cilindro di mattoni in una piazza degli anni Trenta, e chi ci passa in tre minuti se ne va convinto di aver visto una rovina qualunque. Servono venti minuti veri, meglio quaranta, e serve avere in testa la sequenza: il tumulo verde con la statua d'oro, il giardino pubblico intorno, gli obelischi ai lati della porta, le tavole di bronzo con le Res Gestae. Se non ricostruite quella scena mentalmente, il posto vi sembrerà vuoto. Terzo consiglio, controcorrente: quando il museo aprirà, non prenotate la prima settimana. Andate dopo un mese, quando il percorso sarà rodato e i contingentamenti più larghi. La fretta di essere fra i primi, su un monumento che ci ha messo un secolo a riaprire, ha poco senso.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che i due obelischi che oggi svettano in piazza del Quirinale e in piazza dell'Esquilino, davanti al Palazzo della Presidenza della Repubblica e dietro Santa Maria Maggiore, sono gli unici pezzi del Mausoleo di Augusto ancora visibili in piedi da qualche parte in città. Lo sanno gli addetti ai lavori, lo scrivono le guide, e nonostante questo quasi nessuna delle persone che ogni anno fotografano quei due monoliti sa di avere davanti l'arredo della porta di una tomba.
La vicenda è questa. I due obelischi di granito rosso di Assuan furono portati dall'Egitto e collocati ai lati dell'ingresso del sepolcro, verosimilmente in età flavia, un secolo dopo la costruzione. Caddero e si spezzarono in epoca imprecisata, restarono sepolti e furono ritrovati nei primi decenni del Cinquecento durante i lavori nella zona di Ripetta: le fonti oscillano fra il 1519 e il 1527 e non conviene affezionarsi a una data sola. Sisto V ne fece rialzare uno nel 1587 sul retro di Santa Maria Maggiore, dentro il suo grande disegno urbanistico che usava gli obelischi come punti di riferimento per i pellegrini. L'altro rimase a terra per due secoli, passò per il cantiere di demolizione dell'ospedale di San Rocco a Ripetta, smantellato fra il 1772 e il 1776, e fu finalmente eretto in piazza del Quirinale nel 1786 per volontà di Pio VI, su progetto di Giovanni Antinori, fra i due colossi dei Dioscuri. Misura 14,63 metri di fusto e 28,94 metri con il basamento.
Il fatto poco citato, dunque, è che la tomba di Augusto esiste ancora, ma smontata e distribuita per la città: la struttura in piazza Augusto Imperatore, l'urna di Agrippina ai Capitolini, i due obelischi sui due colli, il testo delle Res Gestae inciso su un muro del 1938. Roma non conserva i monumenti: li ricicla e li sparpaglia.
La foto giusta da fare a Mausoleo di Augusto
La foto che tutti fanno è quella frontale dal bordo della piazza, con il monumento al centro dell'inquadratura e le palazzine razionaliste ai lati. Non funziona quasi mai, per una ragione tecnica: il Mausoleo è largo ottantasette metri e alto poche decine, quindi in una inquadratura orizzontale diventa una striscia bassa e monotona, schiacciata fra il cielo e la pavimentazione. Il risultato è una fotografia che non racconta nulla della scala del monumento.
La foto giusta è un'altra, e va cercata dall'alto. Dalla terrazza settentrionale del Museo dell'Ara Pacis si guarda il sepolcro da un punto rialzato e leggermente laterale: da lì gli anelli concentrici si leggono come un disegno, i muri radiali diventano raggi, e la struttura circolare rivela la propria geometria. Con un obiettivo grandangolare moderato e una luce di tardo pomeriggio, quando il sole radente da ovest scava le ombre fra un anello e l'altro, si ottiene l'unica immagine che spiega davvero come è fatto il monumento. Chi ha una macchina con qualche pretesa faccia una posa a diaframma chiuso appoggiando la fotocamera al parapetto: la profondità di campo serve, perché il primo piano e il fondo distano quasi duecento metri.
La seconda foto che consiglio è invece ravvicinatissima, e si fa dal fondo della rampa nuova: un dettaglio della muratura, con il laterizio antico e i rifacimenti moderni che si incontrano nella stessa inquadratura. È una fotografia che non piacerà a nessuno sui social e che invece dice tutto sul monumento: due lingue costruttive diverse, distanti duemila anni, appoggiate una all'altra. Evitate il selfie di gruppo con il monumento alle spalle nella luce piatta di mezzogiorno, perché il laterizio a quell'ora diventa grigio e in fotografia sembra un muro di contenimento qualunque.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo è il funerale di Augusto, nel settembre del 14 dopo Cristo. Il corpo arrivò da Nola trasportato di notte a causa del caldo, tappa a Bovillae, poi Roma. Nel Foro si tennero due orazioni: Tiberio parlò davanti al tempio del Divo Giulio, Druso minore dall'alto dei rostri antichi. Poi i senatori sollevarono il feretro sulle spalle e lo portarono a piedi fino al Campo Marzio, dove il rogo era già pronto dentro il recinto dell'ustrinum. Un vecchio soldato pretoriano dichiarò sotto giuramento di aver visto l'immagine dell'imperatore salire al cielo dalle fiamme, e quella dichiarazione fornì la base formale alla divinizzazione decretata dal senato. Le ceneri furono raccolte dai più autorevoli fra i cavalieri romani, che secondo Svetonio si presentarono in tunica, senza cintura e a piedi scalzi, e furono deposte nella cella.
Il secondo avvenimento è il ritorno di Caligola con le urne dei suoi, nel 37. Appena salito al potere, il giovane imperatore si imbarcò personalmente per recuperare le ceneri della madre Agrippina maggiore e del fratello Nerone Cesare e le portò in corteo fino al Mausoleo. Era un gesto politico costruito nel dettaglio: si presentava come il figlio che rimediava alle ingiustizie del regno precedente e ricomponeva la famiglia imperiale nella tomba del fondatore.
Il terzo è il sacco di Alarico dell'agosto 410, quando il sepolcro fu forzato e svuotato, le tavole di bronzo delle Res Gestae strappate e fuse, le ceneri disperse. Il quarto è il 1167, l'anno in cui Federico Barbarossa portò in Germania il sarcofago che si credeva quello di Augusto per farne la tomba di Carlo Magno ad Aquisgrana, e l'anno in cui la rocca dei Colonna sul Mausoleo fu smantellata.
Il quinto è il 3 luglio 1780, inaugurazione dell'arena di Bernardo Matas: da quel giorno, per mezzo secolo, dentro il Mausoleo si combatterono tori e bufale davanti a un pubblico che arrivava a duemila persone. Il sesto è il 16 febbraio 1908, primo concerto dell'Augusteo diretto da Giuseppe Martucci. Il settimo è il 13 maggio 1936, ultimo concerto prima delle demolizioni. L'ottavo è il 1938, anno del bimillenario augusteo e della inaugurazione della piazza di Morpurgo. Il nono è il 1 marzo 2021, la riapertura dopo quattordici anni. Il decimo è il 6 giugno 2025, la consegna della piazza nuova e l'avvio del cantiere del museo. Dieci date in duemila anni, e nessuna somiglia all'altra.
Chi è passato da Mausoleo di Augusto
Dalla porta di questo monumento sono passati, da morti, quasi tutti i protagonisti della prima dinastia imperiale: Marcello nel 23 avanti Cristo, Agrippa nel 12, Ottavia nell'11, Druso maggiore nel 9, Lucio Cesare nel 2 dopo Cristo, Gaio Cesare nel 4, Augusto nel 14, Germanico nel 19, Druso minore nel 23, Livia nel 29, Tiberio nel 37, e poi le sorelle e la madre di Caligola, Caligola stesso dopo l'assassinio del 41, e secondo le fonti anche Claudio nel 54 e Poppea Sabina nel 65. L'ultimo fu Nerva, nel gennaio del 98.
Da vivi ci sono passati altrettanti nomi. Strabone, il geografo greco di Amasea, che descrisse il monumento appena costruito nella sua Geografia e ci ha lasciato l'unica immagine attendibile del suo aspetto originario. Federico Barbarossa, o quantomeno i suoi incaricati, nel 1167. I Colonna, che ne fecero una fortezza nel dodicesimo secolo, e gli Orsini, che ne divennero proprietari dal 1512 con Franciotto Orsini. Il cardinale Francesco Soderini, che ci fece il giardino di antichità. I marchesi Correa, da cui il nome romanesco Corea, e il loro affittuario spagnolo Bernardo Matas, che nel 1780 ci aprì l'arena. Giuseppe Valadier, che nel 1819 ci montò sopra un velario per la visita dell'imperatore Francesco I d'Austria, e se lo vide crollare poco dopo.
Poi vengono i musicisti, ed è la lista che preferisco: Giuseppe Martucci sul podio del concerto inaugurale del 1908, e negli anni successivi Arturo Toscanini, Gustav Mahler, Igor Stravinskij, Pietro Mascagni. Per quasi trent'anni chiunque contasse qualcosa nella musica europea è passato dentro la tomba di Augusto per dirigere un'orchestra. Nel Novecento politico ci sono passati Mussolini, che di questo monumento fece un manifesto del regime, e la Roma del 1938 che qui celebrò il bimillenario della nascita del principe con la piazza appena finita e i cipressi piantati in fretta. Poi il silenzio, i decenni di recinzione e di abbandono, e infine le migliaia di persone che dal marzo 2021 hanno prenotato per rimettere piede dentro l'anello, esaurendo i posti disponibili nel giro di poche ore. Non tutti i monumenti di Roma hanno una lista di frequentatori così sconnessa: imperatori, baroni, cardinali giardinieri, toreri, direttori d'orchestra e dittatori.

Domande veloci su Mausoleo di Augusto
Si può visitare il Mausoleo di Augusto oggi?
L'interno no: le visite sono sospese e il monumento è interessato dal cantiere di restauro e musealizzazione. La piazza che lo circonda invece è aperta, pedonale e gratuita dal giugno 2025, e permette di girare intorno al sepolcro e di scendere fino al livello antico attraverso due rampe.
Quando riapre il Mausoleo di Augusto?
La data indicata dagli enti che seguono il cantiere è la fine del 2026, con l'apertura del nuovo museo. I lavori, avviati nel giugno 2025, hanno una durata prevista di diciotto mesi. Il calendario definitivo e le modalità di prenotazione saranno pubblicati dalla Sovrintendenza Capitolina.
Quanto costa il biglietto per il Mausoleo di Augusto?
In questo momento non è in vendita alcun biglietto, perché l'interno non si visita. Nell'ultimo periodo di apertura, fra il 2021 e il 2022, il biglietto intero era di quattro euro nella prima stagione e di cinque nella seconda, con un euro di diritto di prevendita e una riduzione di un euro per le categorie previste. Le tariffe della riapertura saranno diverse e vanno controllate sul sito ufficiale.
Dove si trova il Mausoleo di Augusto?
In piazza Augusto Imperatore, 00186 Roma, rione Campo Marzio, fra via di Ripetta, via Tomacelli e il Lungotevere in Augusta. L'accesso pedonale principale è dal lato di via di Ripetta.
Come si arriva al Mausoleo di Augusto con i mezzi pubblici?
Con la metro A si scende a Spagna, circa settecento metri a piedi, oppure a Flaminio, circa novecento metri per via di Ripetta. In superficie le linee 70, 81, 87, 492, 628, 990 e C3 fermano a Ripetta, le linee 119, 628 e C3 a Tomacelli, la 628 anche sul Lungotevere Marzio.
Quanto dura la visita al Mausoleo di Augusto?
Nell'ultima gestione la visita guidata dell'interno durava circa cinquanta minuti. Per il giro esterno attuale, dalla piazza e dalle rampe, calcolate dai venti ai quaranta minuti se volete fermarvi a guardare la muratura e a leggere il perimetro.
Serve prenotare per visitare il Mausoleo di Augusto?
Per la piazza no, si entra liberamente. Per l'interno, quando riaprirà, la prenotazione sarà con ogni probabilità obbligatoria: lo era anche nel 2021 e nel 2022, con ingressi contingentati a dieci persone per volta ogni mezz'ora.
Il Mausoleo di Augusto è accessibile in sedia a rotelle?
La piazza sì, ed è stata progettata proprio per questo: le due rampe superano il dislivello senza gradini. Il percorso interno praticato fino al 2022 comprendeva invece numerose rampe di scale, e alle persone con mobilità ridotta era riservata la sola area centrale con pannelli didattici. Le condizioni del nuovo percorso museale saranno pubblicate all'apertura.
Si possono fare fotografie al Mausoleo di Augusto?
All'esterno sì, liberamente, ed è quello che si fa adesso. Per l'interno le regole verranno stabilite con il nuovo allestimento; nell'ultima gestione la fotografia senza flash e senza treppiede era ammessa.
Che differenza c'è fra il Mausoleo di Augusto e Castel Sant'Angelo?
Sono i due mausolei imperiali di Roma. Quello di Augusto è del 28 avanti Cristo, circolare, di ottantasette metri di diametro, e accolse la dinastia giulio-claudia fino a Nerva. Quello di Adriano, costruito un secolo e mezzo dopo sull'altra riva del Tevere, accolse gli imperatori del secondo secolo e, trasformato in fortezza papale, è diventato Castel Sant'Angelo. Il primo è stato spogliato fino all'osso, il secondo è sopravvissuto perché è rimasto utile come castello.
Chi è sepolto nel Mausoleo di Augusto?
Augusto, Marcello, Agrippa, Ottavia minore, Azia maggiore, Druso maggiore, Gaio e Lucio Cesare, Germanico, Druso minore, Livia Drusilla, Tiberio, Agrippina maggiore con i figli Nerone Cesare e Druso Cesare, le sorelle di Caligola, Caligola stesso e, secondo le fonti, anche Claudio e Poppea Sabina. L'ultimo fu Nerva, nel 98 dopo Cristo. Delle ceneri non resta nulla: furono disperse nel saccheggio del 410.
Perché Giulia, la figlia di Augusto, non è sepolta qui?
Perché il padre lo vietò espressamente. Giulia era stata relegata nel 2 avanti Cristo con l'accusa di adulterio, in un processo dai forti contenuti politici, e morì a Reggio Calabria nel 14 dopo Cristo. La disposizione testamentaria di Augusto la escluse dal sepolcro dinastico.
Che cosa sono le Res Gestae divi Augusti?
L'autobiografia ufficiale di Augusto in trentacinque paragrafi, un rendiconto di cariche, spese, opere e conquiste che l'imperatore fece incidere su tavole di bronzo affisse a due pilastri davanti all'ingresso del Mausoleo. Le tavole romane furono fuse; il testo si è conservato grazie alle copie incise nelle province, soprattutto quella del tempio di Roma e Augusto ad Ankara.
Dove si possono leggere le Res Gestae a Roma?
Sul muro di travertino addossato al Museo dell'Ara Pacis, lungo il Lungotevere: fu realizzato nel 1938 come parte del padiglione di Vittorio Ballio Morpurgo e conservato quando quel padiglione fu sostituito dal museo di Richard Meier, inaugurato nel 2006. Si legge gratuitamente dalla strada.
Dove sono finiti gli obelischi del Mausoleo di Augusto?
Uno in piazza dell'Esquilino, dietro Santa Maria Maggiore, rialzato da Sisto V nel 1587. L'altro in piazza del Quirinale, eretto nel 1786 per volontà di Pio VI su progetto di Giovanni Antinori, fra i colossi dei Dioscuri: misura 14,63 metri di fusto e 28,94 metri con il basamento.
Il Mausoleo di Augusto è compreso nella MIC card?
Il monumento fa parte del circuito dei luoghi comunali, e nell'ultimo periodo di apertura i possessori della MIC card entravano gratuitamente. La MIC card è la tessera annuale riservata a chi risiede o studia a Roma e nella città metropolitana e dà accesso ai musei civici. Le condizioni che varranno alla riapertura saranno confermate dalla Sovrintendenza.
Il Mausoleo di Augusto è adatto ai bambini?
Sì, e funziona bene proprio dall'esterno: dalle rampe della piazza si vedono gli anelli concentrici e la struttura assomiglia a un labirinto disegnato per terra. La storia della statua d'oro sopra la collina di alberi e quella delle corride settecentesche dentro la tomba dell'imperatore sono le due che catturano di più.
Quanto è grande il Mausoleo di Augusto?
Ottantasette metri di diametro, pari a trecento piedi romani. È il più grande sepolcro circolare conosciuto del mondo antico. Il basamento in travertino era alto dodici metri; l'altezza complessiva originaria, con il tumulo e la statua, non è certa e le ricostruzioni degli studiosi divergono.
Perché il Mausoleo di Augusto è rimasto chiuso così a lungo?
Perché dopo lo scoprimento degli anni Trenta il monumento non fu mai attrezzato per la visita e rimase recintato per decenni. I restauri sono partiti nel 2008, il progetto della Fondazione TIM nel 2017, la riapertura nel marzo 2021 e la nuova chiusura poco più di un anno dopo, per fare posto al cantiere della piazza e poi a quello della musealizzazione.
Che cosa era l'Augusteo?
La sala da concerto ricavata dentro il Mausoleo, attiva dal 16 febbraio 1908 al 13 maggio 1936, sede principale dell'orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Fu demolita per riportare alla luce l'edificio antico. Prima ancora, dal 1780, lo stesso spazio ospitava l'anfiteatro Corea, con corride, giostre e fuochi d'artificio.
Che cosa si vede dentro il Mausoleo di Augusto?
Il corridoio d'ingresso, gli anelli murari, il corridoio anulare, la cella circolare con le tre nicchie e il pilastro centrale che conteneva la stanza sepolcrale di Augusto. Le strutture in mattoni visibili e le lapidi con i nomi dei giulio-claudi sono in larga parte ricostruzioni degli anni Trenta: non ci sono urne né arredi antichi.
Si entra gratis la prima domenica del mese?
La gratuità della prima domenica riguarda i musei civici aperti. Finché il Mausoleo resta chiuso la domanda non si pone; quando riaprirà, l'inserimento nel calendario delle aperture gratuite andrà verificato sul sito ufficiale della Sovrintendenza.
C'è un bar o un punto ristoro vicino al Mausoleo di Augusto?
Sì, all'estremità meridionale della piazza è stato costruito un padiglione con caffetteria e punto informazioni, inaugurato con la nuova sistemazione del giugno 2025. Intorno, fra via di Ripetta, via Tomacelli e il Corso, l'offerta di bar e ristoranti è ampia e i prezzi sono quelli del Tridente.
Che cosa vedere vicino al Mausoleo di Augusto?
Il Museo dell'Ara Pacis a cento metri, la basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso sul lato della piazza, San Girolamo dei Croati e San Rocco a due passi, piazza del Popolo e Santa Maria del Popolo a cinque minuti, il Pincio per la vista dall'alto, piazza Colonna e Montecitorio scendendo per il Corso, Castel Sant'Angelo oltre ponte Cavour.
Quanto tempo serve per vedere il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis insieme?
Circa due ore: quaranta minuti per il giro esterno del sepolcro e per la lettura del muro delle Res Gestae, un'ora abbondante per il museo dell'altare, compreso il tempo sulla terrazza che affaccia sul Mausoleo.
È vero che dentro il Mausoleo di Augusto si facevano le corride?
Sì. Dal 1780 l'affittuario Bernardo Matas costruì gradinate di legno dentro il vuoto circolare del monumento e ci organizzò spettacoli con tori e bufale, giostre e fuochi d'artificio, per un pubblico che secondo le testimonianze arrivava fra le mille e le tremila persone. Gli spettacoli con animali furono aboliti durante il pontificato di Pio VIII, fra il 1829 e il 1830.
Perché il Mausoleo di Augusto è più basso del livello della strada?
Perché il piano di calpestio della città si è alzato di parecchi metri nel corso dei secoli, per effetto delle piene del Tevere e dell'accumulo di macerie. Il piano antico in travertino, riportato alla luce, oggi è evidenziato nella pavimentazione della piazza, e le due rampe del progetto del 2025 servono proprio a colmare quel dislivello.
Il mio giudizio sul Mausoleo di Augusto
Porto gruppi in questa piazza da vent'anni e per la maggior parte di quel tempo ho dovuto scusarmi. Si arrivava, si guardava un cerchio di mattoni pieno di erbacce dietro una rete, si raccontava la storia e si andava via. Da qualche mese la situazione è cambiata davvero: la piazza funziona, il monumento si gira intorno, il livello antico si legge sotto i piedi. Non è ancora una visita, è un sopralluogo, ma è già una cosa diversa.
Il consiglio finale è di venirci adesso, prima che apra il museo. Fra qualche mese qui ci saranno le file, i contingentamenti, gli orari da rispettare e le prenotazioni bruciate in mezz'ora. Oggi c'è una piazza semivuota con dentro la tomba del primo imperatore di Roma e nessuno che vi dica dove guardare. Approfittatene: portatevi il testo delle Res Gestae stampato, leggetelo appoggiati al muro del Lungotevere, poi salite in piazza e provate a immaginare il tumulo verde con la statua d'oro in cima. Quando riaprirà, e riaprirà, questo posto tornerà a essere quello che era: il monumento più politico che Roma abbia mai costruito.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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