Stadio di Domiziano – Sotterranei di Piazza Navona
Stadio di Domiziano – Sotterranei di Piazza Navona
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Stadio di Domiziano – Sotterranei di Piazza Navona
Stadio di Domiziano – Sotterranei di Piazza Navona
Stadio di Domiziano – Sotterranei di Piazza Navona
L'ingresso allo Stadio di Domiziano si trova in Via di Tor Sanguigna 3, all'estremità nord di Piazza Navona, a pochi passi dalla chiesa di Sant'Agnese e dal fianco di Palazzo Braschi: una porticina defilata che scende sotto il livello della strada, dove riaffiora un pezzo di curva del più antico stadio in muratura che Roma abbia mai avuto. Non ci sono fermate della metropolitana proprio davanti alla piazza: la linea A resta lontana, e conviene arrivarci in autobus o a piedi. Le linee 70, 81, 87, 130, 186, 492 e 628 fermano lungo Corso del Rinascimento e a Senato, sul lato lungo di Piazza Navona, a due minuti dall'ingresso; da Largo di Torre Argentina, nodo servito dal tram 8 e dagli autobus 40 e 64, si arriva a piedi in una decina di minuti risalendo verso il Pantheon e Corso del Rinascimento. Il biglietto d'ingresso al percorso archeologico parte da circa 8 euro, con audioguida inclusa in più lingue; esistono visite guidate a piedi e formule combinate con altri luoghi del centro, a prezzi più alti. Orari, giorni di apertura e tariffe sono decisi dalla Sovrintendenza Capitolina e dal concessionario che gestisce il sito dal 2014, e sono variati più volte: prima di partire conviene controllarli sul sito ufficiale stadiodomiziano.com, dove si prenota anche l'ingresso. La visita dura tra i 40 e i 60 minuti, il percorso è in gran parte sotterraneo, con scale e pavimentazioni irregolari.
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✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se volete inquadrare questo posto dentro la mappa della piazza che lo ha inghiottito, vi conviene leggere prima la guida di Piazza Navona: lo Stadio di Domiziano è letteralmente il suo scheletro, e capire l'uno spiega l'altra.
Che cosa è lo Stadio di Domiziano sotto Piazza Navona
Partiamo da un fatto che sorprende quasi tutti: Piazza Navona non ha quella forma per caso, e non è nemmeno una piazza nel senso comune del termine. È la fotografia in negativo di un edificio. La sua pianta allungata, chiusa a ferro di cavallo sul lato nord e diritta sui lati lunghi, ricalca esattamente l'arena di uno stadio romano costruito quasi duemila anni fa. I palazzi che oggi cingono la piazza poggiano, uno dopo l'altro, sulle fondazioni delle gradinate; le cantine di molti di essi conservano ancora tratti di muratura antica. Quello che si visita in Via di Tor Sanguigna è l'unico spicchio riportato alla luce e reso accessibile: la curva settentrionale, quella che dava allo stadio il suo lato curvo e che oggi corrisponde alla parte tondeggiante della piazza, davanti alla chiesa di Sant'Agnese.
Lo Stadio di Domiziano fu il primo e unico stadio in muratura della Roma antica. Prima di lui gli spettacoli atletici di modello greco si tenevano su strutture provvisorie in legno, rialzate per l'occasione nel Campo Marzio e poi smontate. Domiziano, terzo e ultimo imperatore della dinastia flavia, decise di dare a quelle gare una casa stabile, in pietra, degna del confronto con la Grecia. Lo fece nella stessa stagione di cantieri che gli valse la fama di grande costruttore, la stessa che a pochi passi produsse l'Odeon per le gare musicali. Il risultato fu un edificio enorme, lungo circa 275 metri e largo 106, con un'arena interna di circa 193 metri per 54, capace secondo i cataloghi antichi di ospitare intorno ai trentamila spettatori seduti.
Perché lo Stadio di Domiziano non somiglia al Colosseo
Vale la pena chiarire subito un equivoco diffuso. Uno stadio non è un anfiteatro e non è un circo. L'anfiteatro, come il Colosseo, è ellittico e serve ai combattimenti dei gladiatori e alle cacce; il circo, lunghissimo e stretto, serve alle corse dei carri. Lo stadio ha una forma a U, con un lato corto diritto per le partenze e uno curvo per l'inversione, ed è tagliato su misura per l'atletica: corsa, lotta, pugilato, salto, lancio. Domiziano non lo costruì per il gusto del sangue, ma per una moda colta e filoellenica: voleva che a Roma si corresse e si gareggiasse come a Olimpia. Chi scende oggi nei sotterranei tocca proprio questa differenza con mano, perché la muratura che sopravvive è quella dell'estremità curva, il punto in cui gli atleti giravano.
Dove si trova e come arrivare allo Stadio di Domiziano
L'indirizzo esatto è Via di Tor Sanguigna 3, 00186 Roma. La via è la stradina che corre subito a nord di Piazza Navona, tra la piazza e Via dei Coronari: chi conosce la zona la riconosce per la torre medievale che le dà il nome. L'ingresso è discreto, quasi mimetizzato nel muro; è uno dei motivi per cui migliaia di persone passano ogni giorno sopra lo stadio senza sapere che c'è.
Come arrivare allo Stadio di Domiziano in autobus
Questo è il modo più pratico. Il fronte lungo di Piazza Navona, su Corso del Rinascimento e alla fermata Senato, è servito dalle linee 70, 81, 87, 130, 186, 492 e 628: da qui all'ingresso di Via di Tor Sanguigna sono due o tre minuti a piedi attraversando la piazza. Chi arriva da Termini o dai Fori può scendere a Largo di Torre Argentina, capolinea e nodo di scambio del tram 8 e degli autobus 40 e 64, e risalire a piedi in una decina di minuti passando davanti a Sant'Andrea della Valle.
Come arrivare allo Stadio di Domiziano in metropolitana o a piedi
La metropolitana non serve direttamente questa parte del centro storico, ed è bene saperlo per non perdere tempo: la fermata di linea A più vicina, Spagna o Barberini, resta a venti minuti buoni di cammino. Il centro di Roma, del resto, si gode a piedi. Dal Pantheon allo Stadio di Domiziano sono cinque minuti; da Campo de' Fiori, sette; da Castel Sant'Angelo, un quarto d'ora lungo la via dei Coronari, che è una delle passeggiate più belle della città. Chi visita anche Campo de' Fiori nella stessa mattinata può incastrare le due tappe senza mai prendere un mezzo.
Biglietti e orari dello Stadio di Domiziano
Il percorso archeologico si visita con un biglietto che parte da circa 8 euro per l'ingresso semplice, comprensivo di audioguida in italiano, inglese e altre lingue. Sono previste riduzioni per ragazzi, studenti e categorie convenzionate, e formule più ricche: la visita guidata a piedi con accompagnatore, che costa di più ma spiega bene il contesto della piazza, e i biglietti combinati che uniscono lo stadio ad altri punti del centro. La gestione del sito è affidata dal 2014 a un concessionario privato sotto la Sovrintendenza Capitolina, e gli orari cambiano con la stagione: l'apertura si concentra in genere nella fascia diurna, con ultimo ingresso circa quaranta minuti prima della chiusura. Poiché giorni e tariffe sono stati modificati più volte, il modo sicuro per non sbagliare è consultare stadiodomiziano.com e prenotare online prima di presentarsi. I biglietti si acquistano sul sito ufficiale o presso il rivenditore che il sito stesso indica: conviene diffidare di chi vende ingressi per conto proprio davanti alla piazza.
Un avvertimento pratico che nessun listino scrive: lo stadio non è grande come sembra dal nome. Si visita la sola curva nord, non l'intero anello, e il percorso è raccolto. Il biglietto ha senso per chi ama l'archeologia e vuole capire Piazza Navona dal di sotto, meno per chi cerca un grande museo da mezza giornata. È, a mio avviso, uno dei migliori rapporti fra prezzo e sorpresa del centro, ma va affrontato con l'aspettativa giusta.
La storia dello Stadio di Domiziano
La costruzione dell'85 e l'agone capitolino
Lo stadio fu inaugurato tra l'85 e l'86 dopo Cristo. La ragione ha un nome preciso: l'agone capitolino, in latino Certamen Capitolinum, la grande competizione che Domiziano istituì nell'86 sul modello dei giochi sacri greci e volle si ripetesse ogni quattro anni. Non erano gare di gladiatori: erano contese di poesia, musica ed eloquenza, corse di cavalli e prove atletiche, tutte in onore di Giove Capitolino. La parte ginnica, la corsa e la lotta, aveva bisogno di uno stadio vero; la parte musicale trovava posto nell'attiguo Odeon. Per un imperatore che si atteggiava a nuovo protettore delle arti e delle lettere, costruire in muratura ciò che gli altri improvvisavano in legno era anche una dichiarazione politica. La parola greca agon, gara, è la radice da cui, secoli più tardi, sarebbe nato il nome stesso di Piazza Navona.
L'architettura dello Stadio di Domiziano
Sul piano costruttivo lo Stadio di Domiziano era un capolavoro di ingegneria in laterizio e travertino. Il perimetro esterno correva su una facciata a doppio ordine di arcate, con colonne di ordine ionico in basso e corinzio in alto, secondo lo schema già collaudato al Teatro di Marcello e al Colosseo. Dietro la facciata, tre ambulacri concentrici, cioè tre corridoi ad arcate sovrapposte, reggevano le gradinate e distribuivano il pubblico; scale ricavate ogni pochi archi portavano ai tre settori della cavea, dal podio riservato ai notabili fino ai posti alti. Le sedute correvano lungo i due lati lunghi e si chiudevano nella curva a nord. Il travertino della facciata, quando lo stadio cadde in rovina, divenne una cava a cielo aperto: per secoli i costruttori romani lo asportarono blocco dopo blocco per i loro palazzi, ed è questo il motivo per cui in superficie oggi non resta quasi nulla e bisogna scendere sottoterra per vedere l'antico.
Il declino, i restauri e la sepoltura dello Stadio di Domiziano
Lo stadio restò in funzione a lungo, forse fino al quinto secolo. Nel terzo secolo l'imperatore Alessandro Severo ne curò un importante restauro, tanto che alcune fonti tarde lo chiamano Circus Alexandrinus. Poi, con la fine del mondo antico e lo spopolamento di Roma, la grande macchina si fermò. Le arcate vuote furono murate e riabitate: nel Medioevo diventarono botteghe, magazzini, case e persino fortificazioni di famiglie potenti. Il livello del terreno si alzò lentamente, sepolto dai detriti e dalle nuove costruzioni, finché il piano dell'arena antica non si trovò a circa quattro o cinque metri sotto la strada odierna. È questa la ragione per cui la visita è sotterranea: non perché lo stadio fosse interrato in origine, ma perché Roma gli è cresciuta sopra.
La visita sotterranea dello Stadio di Domiziano sala per sala
Il percorso sotto Via di Tor Sanguigna è breve ma denso, e conviene sapere in anticipo che cosa si sta guardando, perché a occhio nudo i resti chiedono qualche spiegazione. Ecco, ambiente per ambiente, cosa aspettarsi scendendo.
La discesa e i cinque metri di Roma
Il primo impatto è la quota. Si scende una rampa e in pochi gradini si passa dal 2026 al primo secolo, con il piano di calpestio antico che si trova circa cinque metri più in basso della strada. Questo salto verticale è già mezza lezione: racconta quanto la città si sia alzata su se stessa nei secoli, strato su strato. Le pareti mostrano il passaggio: in basso l'opera romana, sopra i rappezzi medievali e moderni.
La curva nord in travertino e laterizio
Il cuore della visita è lo spicchio della curva settentrionale, riportato alla luce negli scavi degli anni Trenta del Novecento. Qui si leggono i pilastri e le arcate che sostenevano le gradinate, la cortina di mattoni e i tratti di paramento in travertino sopravvissuti alla spoliazione. È il punto in cui lo stadio girava, dove gli atleti invertivano la corsa: davanti a questi archi si capisce, meglio che davanti a qualunque plastico, come una tribuna romana fosse costruita per essere insieme leggera, alta e stabile.
Gli ambulacri e i vani riabitati
Percorrendo i corridoi voltati si notano le tracce degli usi successivi: soglie, tamponature, buche pontaie, aperture ricavate quando gli antichi vani di servizio diventarono, nel Medioevo, cantine e depositi. È una delle cose più istruttive del sito, perché mostra come Roma non abbia mai abbandonato del tutto le sue rovine: le ha continuamente riadoperate. I pannelli lungo il percorso ricostruiscono con disegni e assonometrie l'aspetto originario dell'edificio, aiutando a immaginare ciò che manca.
I reperti, i pannelli e il video in 3D
Il percorso è allestito con pannelli illustrativi, riproduzioni e materiali multimediali, tra cui una ricostruzione tridimensionale che rialza virtualmente lo stadio intorno al visitatore. Non aspettatevi grandi collezioni di statue: questo non è un museo di reperti, ma un sito archeologico in situ, il cui pezzo forte è la muratura stessa. L'audioguida inclusa scandisce le tappe e vale la pena ascoltarla per intero, perché molto di ciò che si vede, senza racconto, resterebbe muto.
Perché Piazza Navona ha la forma dello Stadio di Domiziano
Qui sta la storia più bella, quella che trasforma una passeggiata banale in una piccola scoperta. Quando lo stadio smise di funzionare e le gradinate furono occupate da case, l'arena rimase libera: uno spazio lungo e sgombro nel mezzo del tessuto urbano. I romani continuarono a chiamarlo con il nome delle gare che vi si erano svolte, il campus agonis, il campo dell'agone. Da agone, nella bocca del popolo, si passò a n'agone, poi a nagone, infine a Navona. La forma della piazza è il ricordo dell'arena; il nome della piazza è il ricordo delle gare. Camminare oggi lungo Piazza Navona significa camminare sulla pista dove correvano gli atleti di Domiziano.
Il Pasquino e i marmi dello stadio
A un angolo della piazza, verso Palazzo Braschi, sopravvive un troncone di statua antica tra i più famosi di Roma: il Pasquino, gruppo ellenistico assai rovinato che la tradizione riconosce come Menelao che sorregge il corpo di Patroclo, ritrovato proprio in questa zona. Divenne dal Cinquecento la più celebre delle statue parlanti, sulla quale i romani appendevano di notte satire e battute contro i potenti. Che un frammento del genere sia riemerso qui non è un caso: l'area dell'antico stadio, ricca di marmi, fu per secoli un serbatoio di materiali da reimpiego, finiti nelle fondamenta e nelle facciate dei palazzi vicini. Chi vuole vedere dove parte di quei marmi è confluita può affacciarsi al Museo di Roma di Palazzo Braschi, che occupa l'angolo sud della piazza.
Sant'Agnese in Agone e il martirio sotto lo Stadio di Domiziano
Sul lato curvo della piazza, esattamente sopra la parte dello stadio che si visita, si alza la chiesa di Sant'Agnese in Agone. Il nome non ha nulla a che vedere con l'agonia, come molti credono: agone è ancora una volta la gara, l'agon greco. La chiesa è legata a una delle tradizioni cristiane più antiche di Roma. Secondo il racconto tramandato, la giovanissima Agnese fu condotta al martirio proprio tra gli archi dell'antico stadio, in epoca di persecuzioni, ed esposta al pubblico ludibrio in uno dei fornici che si aprivano sotto le gradinate. Va detto con onestà storica che della vicenda reale di Agnese si sa pochissimo, e la localizzazione precisa appartiene alla tradizione più che al documento; ma è proprio quella tradizione ad aver fissato qui, sopra il fornice, il luogo di culto.
La chiesa barocca dei Rainaldi e di Borromini
La chiesa che vediamo è un cantiere del Seicento, voluto da papa Innocenzo X Pamphilj, la cui famiglia aveva il palazzo di residenza affacciato sulla piazza. I lavori cominciarono nel 1652 su progetto di Girolamo Rainaldi e del figlio Carlo. L'anno successivo la direzione passò a Francesco Borromini, che ridisegnò la facciata rendendola concava, la rientranza che ancora oggi la fa sembrare risucchiare lo spazio, e impostò la cupola su tamburo alto affiancata dalle due torri campanarie. Dopo il 1657 il cantiere tornò a Carlo Rainaldi e ad altri, e all'interno intervenne anche Gian Lorenzo Bernini. È uno dei rari luoghi al mondo in cui si misurano fianco a fianco i due grandi rivali del barocco romano.
La Fontana dei Quattro Fiumi e i Pamphilj
Al centro della piazza, davanti alla chiesa, sorge la Fontana dei Quattro Fiumi, capolavoro che Bernini realizzò tra il 1648 e il 1651 per lo stesso Innocenzo X, sormontata da un obelisco egizio di età romana. Le quattro figure fluviali, il Nilo, il Gange, il Danubio e il Rio della Plata, personificano i continenti allora conosciuti. La leggenda popolare vuole che il Nilo si copra il volto per non guardare la facciata di Borromini, o che una statua alzi la mano per difendersi dal crollo del campanile rivale: sono aneddoti tramandati, non fatti, perché la fontana fu compiuta prima che la chiesa raggiungesse quella forma. Resta però il segno perfetto di quanto, in questo angolo di Roma, arte e rivalità si siano date convegno sopra le rovine di uno stadio dimenticato.
Una curiosità su Stadio di Domiziano - Sotterranei di Piazza Navona
La curiosità più bella la si scopre alzando gli occhi dopo essere risaliti dai sotterranei. Le proporzioni di Piazza Navona non sono un'invenzione urbanistica del Rinascimento: sono le misure dell'arena antica, conservate quasi intatte per quasi due millenni. La piazza è lunga circa 275 metri, esattamente quanto lo stadio; il suo lato curvo, davanti a Sant'Agnese, ricalca la curva nord che si visita sottoterra; i palazzi sui lati lunghi poggiano sulle gradinate. In pochissimi altri luoghi al mondo un edificio antico è sopravvissuto non come rovina, ma come stampo negativo di una piazza ancora viva. C'è un dettaglio che quasi nessuno nota: la via che chiude la piazza a nord si chiama Via Agonale, e conserva nel nome, senza cambiare una lettera, la memoria dell'agon greco da cui tutto è cominciato. Domiziano, imperatore che i posteri condannarono alla cancellazione della memoria, ha visto sopravvivere il suo stadio più di ogni altra sua opera, travestito da salotto barocco. Poche vendette storiche sono così eleganti.
Una cosa che non ti dice nessuno su Stadio di Domiziano - Sotterranei di Piazza Navona
Nessuna guida da banco lo scrive, ma lo Stadio di Domiziano che si visita è soltanto un frammento minuscolo di un edificio gigantesco, e questo cambia il modo di prepararsi alla visita. Sotto Via di Tor Sanguigna si vede la sola curva nord: forse un ventesimo dell'intero anello. Il resto è ancora là, ma murato dentro le cantine dei palazzi che circondano la piazza, invisibile e in gran parte inaccessibile. Chi entra aspettandosi di percorrere l'intero stadio resta spiazzato; chi entra sapendo di guardare un solo, prezioso spicchio, esce contento. C'è poi un aspetto pratico che vale oro: gli orari e persino l'apertura di questo sito sono cambiati più volte negli anni, perché la gestione dipende da concessioni e allestimenti temporanei di mostre. Non è un luogo che si può dare per scontato come il Pantheon, aperto ogni giorno da secoli. Per questo il consiglio secco è prenotare online e controllare l'apertura sul sito ufficiale poche ore prima di andare. Molti visitatori arrivano fino alla porticina e la trovano chiusa per un evento privato o per un cambio di allestimento: una delusione facilissima da evitare con un clic.
Il consiglio che ti do per visitare Stadio di Domiziano - Sotterranei di Piazza Navona
Il mio consiglio da chi accompagna gruppi in questa piazza da anni è uno solo, e vale più di dieci: fate la visita sottoterra prima di guardare la piazza, non dopo. La maggior parte dei turisti arriva a Piazza Navona, ammira le fontane, scatta le foto e riparte senza sospettare che cosa ci sia sotto i propri piedi. Fate il contrario. Scendete per primi nei sotterranei, guardate la curva in travertino, ascoltate l'audioguida fino in fondo, e poi risalite in superficie: da quel momento non vedrete più una piazza, ma uno stadio. Le fontane vi sembreranno appoggiate sulla pista, la chiesa di Sant'Agnese vi apparirà piantata sopra il fornice del martirio, e i palazzi vi si mostreranno per quello che sono, gradinate travestite. È il modo giusto di leggere questo posto. In pratica: prenotate un ingresso al mattino presto, quando la piazza sopra è ancora semivuota, mettete in conto quaranta minuti buoni sottoterra e un'ora sopra per godervi il contrasto. Evitate il tardo pomeriggio d'estate, quando Piazza Navona diventa una calca di bancarelle e di ritrattisti e perde ogni silenzio. E portate una maglia leggera anche a luglio: sottoterra la temperatura scende e l'aria è umida.
La storia del sito e gli scavi dello Stadio di Domiziano
La riscoperta dello Stadio di Domiziano non è avvenuta in un colpo solo, ma per affioramenti successivi lungo cinque secoli. Già nel Cinquecento, scavando fondamenta e cantine attorno alla piazza, tornarono alla luce frammenti e strutture antiche; nell'Ottocento, con gli sventramenti e gli allargamenti di strada, riemersero tratti delle arcate perimetrali. La svolta decisiva arrivò negli anni Trenta del Novecento: le demolizioni volute in quella stagione, per quanto discutibili, portarono a scavare e mettere in luce l'ampio settore della curva nord che oggi si visita. Da allora il sito è stato studiato, consolidato e infine, nel 2014, aperto stabilmente al pubblico sotto una gestione dedicata. Il lungo percorso dal reperto sepolto al museo visitabile è in fondo la stessa storia di Roma: una città che non seppellisce mai davvero il proprio passato, ma continua a inciamparci dentro e, ogni tanto, a rimetterlo in mostra.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Molti sanno, o intuiscono, che sotto Piazza Navona ci sia qualcosa di antico. Pochissimi collegano quel qualcosa a un dettaglio linguistico che pronunciano ogni giorno senza accorgersene: il nome della piazza. Navona non deriva da nave, come la fantasia popolare ha voluto poi ricamare immaginando la piazza allagata come un lago di battaglie navali; deriva da agone, la gara. Il percorso è documentato: in agone, cioè nel luogo delle gare, divenne nell'uso corrente n'agone, poi nagone, infine Navona, per la naturale trasformazione fonetica del romanesco. La leggenda delle battaglie navali nacque più tardi, quando dal Seicento in poi si prese l'abitudine, d'estate, di tappare gli scarichi delle fontane e allagare volutamente il fondo concavo della piazza per rinfrescarsi e dare spettacolo. Fu un gioco barocco, non un rito antico: lo stadio non fu mai una naumachia, mai un bacino per navi. Sapere che il nome nasce dall'atletica e non dall'acqua è uno di quei dettagli che, una volta imparati, non si dimenticano più e che fanno guardare la piazza con occhi diversi.
La foto giusta da fare a Stadio di Domiziano - Sotterranei di Piazza Navona
Di fotografie a Piazza Navona ne esistono milioni, quasi tutte uguali: la Fontana dei Quattro Fiumi con la chiesa dietro. La foto giusta, quella che racconta davvero questo luogo, è un'altra e si scatta sottoterra. Mettetevi frontali alla curva nord in travertino e laterizio, con l'audioguida ancora nell'orecchio, e inquadrate gli archi antichi lasciando che una parte della muratura moderna resti in alto nell'immagine: in un solo scatto avrete i cinque metri di Roma, l'antico in basso e il presente sopra. È la fotografia che spiega perché la visita è sotterranea. Se invece volete lo scatto in superficie che nessuno fa, non puntate la fontana: allontanatevi verso l'estremità nord della piazza, vicino a Via Agonale, e fotografate la curva della piazza per lungo, in modo che si legga la forma a ferro di cavallo. Con la luce radente del primo mattino o del tardo pomeriggio la sagoma dello stadio antico emerge dal selciato quasi da sola. Un ultimo suggerimento tecnico: sottoterra la luce è scarsa e calda, tenete la macchina o il telefono stabili e appoggiati, evitate il flash diretto sul travertino che ne appiattisce la grana. La pietra antica rende molto meglio con la luce ambiente.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Questo angolo di Roma ha visto passare quasi venti secoli di avvenimenti, e vale la pena elencarne alcuni per capire quanta storia si sia stratificata sopra la pista.
Il primo avvenimento è la fondazione stessa: l'inaugurazione dello stadio tra l'85 e l'86 dopo Cristo e l'istituzione dell'agone capitolino, la competizione quadriennale che per generazioni portò a Roma atleti e artisti da tutto il mondo greco. Per un secolo e mezzo, ogni quattro anni, questo spazio fu il palcoscenico della più ambiziosa gara sportiva e culturale dell'Occidente romano.
Il secondo è il restauro di Alessandro Severo, nel terzo secolo, che rimise in sesto la struttura al punto da farle guadagnare per un poco un nuovo nome. Il terzo, tramandato dalla tradizione cristiana, è il martirio di Sant'Agnese tra gli archi dello stadio, avvenimento che diede origine a un culto ininterrotto e, dodici secoli dopo, a una delle chiese barocche più celebri di Roma.
Poi la lunga stagione medievale: le arcate trasformate in case e fortezze, le gare dimenticate, l'arena diventata mercato e campo. Nel Rinascimento e nel Seicento la piazza si riempì di cantieri dei Pamphilj, di fontane, di chiese; nacquero le statue parlanti con il Pasquino a fare da capofila della satira popolare. In età barocca la piazza allagata divenne teatro di giochi d'acqua estivi. E infine, nel Novecento, gli scavi che riportarono alla luce la curva nord e la restituirono, un secolo dopo, ai visitatori. Ogni strato di questa lista è ancora leggibile, salendo e scendendo i pochi metri che separano la strada dall'arena.
Chi è passato da Stadio di Domiziano - Sotterranei di Piazza Navona
Il primo nome è quello del committente, l'imperatore Domiziano in persona, che volle e inaugurò lo stadio e presiedette i suoi giochi seduto probabilmente nel settore d'onore della curva. Presenza scomoda: alla sua morte, nel 96, il senato ne decretò la cancellazione della memoria, eppure l'edificio gli sopravvisse. Dopo di lui, nel terzo secolo, ci mise mano l'imperatore Alessandro Severo con il suo restauro.
Nei secoli della Roma cristiana da qui passò, secondo la tradizione, la giovane Agnese condotta al martirio, la cui memoria ha attraversato senza interruzioni fino a oggi. Nel Seicento questa piazza fu il cantiere personale di papa Innocenzo X Pamphilj e dei più grandi artisti del barocco: Gian Lorenzo Bernini, che vi scolpì la Fontana dei Quattro Fiumi, e Francesco Borromini, che vi disegnò la facciata concava di Sant'Agnese, insieme a Girolamo e Carlo Rainaldi. Due rivali destinati a misurarsi qui, uno di fronte all'altra, per sempre.
Sul fronte popolare, il personaggio più tenace di questo angolo di Roma non è un uomo ma una statua: il Pasquino, riemerso dai marmi dell'antico stadio e diventato dal Cinquecento la voce anonima dei romani contro i potenti, con i suoi versi affissi di notte. E poi, semplicemente, tutti: perché sopra questa pista sono passati, senza saperlo, milioni di viaggiatori del Grand Tour, pittori, scrittori e curiosi che hanno attraversato Piazza Navona nei secoli, calpestando l'arena di Domiziano convinti di percorrere soltanto una bella piazza barocca.
Cosa vedere intorno allo Stadio di Domiziano
Il bello di questo indirizzo è che si trova nel punto più concentrato di Roma: nel raggio di dieci minuti a piedi c'è più arte che in intere città. Ecco come costruirci intorno una mezza giornata sensata.
Piazza Navona e le sue fontane
Appena risaliti, la piazza stessa è la prima tappa. Oltre alla Fontana dei Quattro Fiumi al centro, meritano una sosta la Fontana del Moro a sud e la Fontana del Nettuno a nord, entrambe cinquecentesche nell'impianto e completate nell'Ottocento. La guida completa di Piazza Navona aiuta a leggere ogni angolo.
Palazzo Altemps e la Crypta Balbi
A due passi verso Via dei Coronari c'è Palazzo Altemps, una delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano, con una collezione di sculture antiche tra le più alte del mondo. Chi ha preso gusto all'archeologia sotto Piazza Navona può completare il discorso alla Crypta Balbi, poco oltre Largo Argentina, che racconta proprio la stratificazione del Campo Marzio dall'antichità al Medioevo, lo stesso fenomeno che si tocca sotto lo stadio.
Il Pantheon, Castel Sant'Angelo e oltre
Cinque minuti a est portano al Pantheon, l'edificio antico meglio conservato di Roma; un quarto d'ora a ovest, lungo Via dei Coronari, porta a Castel Sant'Angelo e al ponte degli angeli del Bernini. Chi vuole allargare lo sguardo trova poco lontano la Fontana di Trevi e, per una giornata intera, siti come Ostia Antica, i Mercati di Traiano e la Domus Aurea, che completano il ritratto della Roma imperiale che allo Stadio di Domiziano si vede in miniatura.
Lo Stadio di Domiziano con i bambini
Può essere una visita ottima per i bambini, a patto di venderla bene. L'idea delle gare e degli atleti sotto la piazza colpisce la fantasia dei più piccoli, e la ricostruzione in 3D che rialza virtualmente lo stadio aiuta a fare il salto. La durata contenuta, sotto l'ora, è un vantaggio con i bambini, che si stancano nei musei lunghi. Attenzione però alle scale e ai pavimenti irregolari del sotterraneo: i passeggini vanno lasciati o portati a braccia, e i più piccoli vanno tenuti d'occhio. Il gioco che funziona sempre è chiedere loro, una volta risaliti, di camminare lungo la piazza immaginando di essere sulla pista di corsa: quasi tutti, a quel punto, cominciano a correre.
Accessibilità dello Stadio di Domiziano
Va detto con chiarezza, per non creare false aspettative: il sito è un percorso archeologico sotterraneo, con una discesa, scale e superfici antiche irregolari. L'accessibilità per chi ha difficoltà motorie o si muove in sedia a rotelle è quindi limitata e va concordata in anticipo con la gestione, contattando il sito prima della visita per sapere quali tratti siano raggiungibili. La superficie di Piazza Navona, al contrario, è piana e completamente accessibile: chi non può scendere può comunque godersi la lettura in superficie della forma dello stadio, che rimane la parte più poetica dell'esperienza.
Che cosa si vedeva durante le gare nello Stadio di Domiziano
Per capire davvero questo edificio bisogna immaginarlo pieno. Nei giorni dell'agone capitolino, ogni quattro anni, lo stadio si riempiva di decine di migliaia di romani venuti ad assistere a gare che, per i loro occhi, avevano qualcosa di esotico. Erano competizioni atletiche di modello greco: corsa a piedi lungo la pista diritta, corsa di resistenza sui giri, lotta, pugilato, pancrazio, salto e lancio del disco e del giavellotto. Alla greca, gli atleti gareggiavano nudi e cosparsi d'olio, una consuetudine che ai romani più tradizionalisti pareva scandalosa e che i moralisti dell'epoca criticavano apertamente. I vincitori non ricevevano denaro sul posto, ma corone e onori, secondo il modello dei giochi sacri, benché la vittoria potesse poi tradursi in ricchezza e prestigio nelle città d'origine. Accanto alle prove ginniche, l'agone comprendeva contese musicali, poetiche e oratorie, che si tenevano nel vicino Odeon: chi recitava versi in greco o in latino, chi cantava accompagnandosi con la cetra, chi improvvisava discorsi. Domiziano presiedeva di persona, in abito greco e con una corona d'oro, circondato dai sacerdoti di Giove. Gli atleti arrivavano da tutto il Mediterraneo, dalla Grecia, dall'Asia Minore, dall'Egitto, richiamati dal prestigio della gara romana. Stando oggi davanti alla curva in travertino, con un poco di immaginazione, si può ricostruire quel fragore: il rombo della folla sulle gradinate di legno e pietra, la sabbia dell'arena, le grida in greco degli allenatori. È questo lo scarto che rende la visita preziosa. Non si guardano vecchi mattoni: si guarda il residuo fisico di uno spettacolo che, per un secolo e mezzo, fu tra i più grandi del mondo antico.
Domiziano, l'imperatore che costruì lo Stadio di Domiziano
Vale la pena spendere due parole su chi volle questo edificio, perché la sua figura spiega molto della piazza. Tito Flavio Domiziano regnò dall'81 al 96 dopo Cristo, terzo imperatore della dinastia flavia dopo il padre Vespasiano e il fratello Tito, gli stessi che avevano dato a Roma il Colosseo. Fu un sovrano energico e sospettoso, grande costruttore e amministratore capace, ma inviso al senato, che dopo il suo assassinio ne condannò la memoria con la damnatio memoriae, ordinando di cancellarne il nome dalle iscrizioni. Domiziano amava la cultura greca e volle imitare a Roma i grandi giochi sacri di Olimpia e di Delfi: da questa passione nacquero sia l'agone capitolino sia lo stadio che lo doveva ospitare. Non è un dettaglio secondario: mentre il Colosseo, voluto dalla sua famiglia, celebrava la Roma dei gladiatori e del sangue, lo stadio celebrava una Roma diversa, quella che voleva misurarsi con la Grecia sul terreno dello sport e delle arti. Che di tutte le sue opere sia proprio questo stadio, e non i suoi palazzi sul Palatino, a sopravvivere nella forma di una delle piazze più amate del mondo, è una delle ironie più belle della storia di Roma. L'uomo che il potere volle dimenticare è ricordato ogni giorno da chiunque attraversi Piazza Navona.
L'Odeon e il Campo Marzio intorno allo Stadio di Domiziano
Lo Stadio di Domiziano non era isolato: faceva parte di un vero e proprio quartiere dei giochi e degli spettacoli che Domiziano allestì nel Campo Marzio, la grande piana a nord del centro monumentale repubblicano. Accanto allo stadio, verso l'attuale Corso del Rinascimento, sorgeva l'Odeon, un teatro coperto destinato alle gare musicali e poetiche dell'agone capitolino, capace di alcune migliaia di spettatori. I due edifici lavoravano in coppia: lo stadio per la corsa e l'atletica, l'Odeon per il canto, la lira e la declamazione. Il Campo Marzio, che ancora oggi dà nome a questa parte di Roma, era la zona dove per secoli si erano svolte le esercitazioni militari e i censimenti, e che l'età imperiale trasformò in un fitto insieme di templi, portici, terme e monumenti. Camminando tra Piazza Navona, il Pantheon e la zona di Montecitorio si attraversa ancora, senza accorgersene, quel disegno antico: le strade curve seguono i muri sepolti, i palazzi poggiano su fondazioni romane, e ogni scavo per una cantina o una conduttura riporta alla luce un pezzo di quel mondo. Chi vuole vedere raccontata per intero questa stratificazione ha, a pochi minuti, la Crypta Balbi, che di questo fenomeno ha fatto il proprio tema.
I palazzi nati dalle pietre dello Stadio di Domiziano
Uno degli aspetti più affascinanti di questa storia è che lo stadio non è sparito: si è trasformato negli edifici che lo circondano. Quando la grande struttura cadde in disuso, il suo travertino e i suoi laterizi divennero per secoli una miniera di materiale da costruzione a portata di mano. Le pietre dell'antico stadio si ritrovano, riutilizzate, nelle fondazioni e nelle murature dei palazzi che oggi definiscono la piazza: il grande Palazzo Pamphilj, residenza della famiglia di Innocenzo X, il vicino Palazzo Braschi all'angolo sud, e diversi altri edifici della zona nacquero anche grazie a quel serbatoio di materiale antico. È il motivo per cui, in superficie, di uno stadio da trentamila posti non resta quasi nulla di visibile: la sua sostanza fisica è stata riciclata, blocco dopo blocco, dentro la città moderna. Questo modo di riadoperare l'antico non è un'eccezione ma la regola di Roma: la stessa cosa avvenne al Colosseo, alle terme, ai templi. Guardare i palazzi di Piazza Navona sapendo che sono fatti, in parte, delle gradinate su cui sedevano gli spettatori di Domiziano cambia completamente la passeggiata. Non si cammina davanti a un fondale barocco, ma dentro un edificio antico che ha soltanto cambiato forma.
Quanto tempo dedicare e quando andare allo Stadio di Domiziano
Per programmare bene la visita servono due indicazioni concrete. La prima riguarda il tempo: il percorso sotterraneo si esaurisce in quaranta minuti, un'ora se si ascolta con calma tutta l'audioguida e ci si ferma davanti a ogni pannello. Non è un luogo da mezza giornata, ed è un pregio: si incastra benissimo in un itinerario di centro storico che tocchi Piazza Navona, il Pantheon e Campo de' Fiori nella stessa mattinata. Metto in guardia da un errore comune: chi arriva pensando a una grande attrazione da visita lunga resta deluso; chi lo tratta come una sosta densa e sorprendente dentro una passeggiata più ampia ne esce entusiasta. La seconda indicazione riguarda la stagione e l'ora. Il momento migliore è la mattina presto, appena aperto, quando la piazza in superficie è ancora tranquilla e il contrasto tra il silenzio dei sotterranei e la vita della piazza si gusta meglio. L'estate romana, tra giugno e settembre, rende Piazza Navona una calca dal pomeriggio in poi: se venite in quei mesi, puntate sulle prime ore. In inverno la piazza è più vuota e la luce radente di gennaio è perfetta per leggere la forma dello stadio sul selciato. Chi sta costruendo il proprio itinerario romano può appoggiarsi alla pagina Il mio viaggio per mettere in fila le tappe senza sprechi di tempo.
Domande veloci su Stadio di Domiziano - Sotterranei di Piazza Navona
Quanto costa il biglietto per lo Stadio di Domiziano?
L'ingresso al percorso archeologico parte da circa 8 euro con audioguida inclusa; le visite guidate e i biglietti combinati costano di più. Le tariffe cambiano e conviene verificarle sul sito ufficiale stadiodomiziano.com al momento della prenotazione.
Quanto dura la visita allo Stadio di Domiziano?
Tra i 40 e i 60 minuti, audioguida compresa. È un percorso raccolto, adatto a essere inserito in una mattinata di centro storico insieme a Piazza Navona e al Pantheon.
Dove si trova esattamente l'ingresso dello Stadio di Domiziano?
In Via di Tor Sanguigna 3, all'estremità nord di Piazza Navona, vicino alla chiesa di Sant'Agnese in Agone. È una porticina discreta a livello della strada, dalla quale si scende sottoterra.
Serve prenotare per visitare lo Stadio di Domiziano?
È fortemente consigliato. Gli orari e persino l'apertura variano, il sito ospita mostre temporanee e chiude per eventi: prenotare online sul sito ufficiale evita la delusione di trovare la porta chiusa.
Come si arriva allo Stadio di Domiziano con i mezzi?
In autobus con le linee 70, 81, 87, 130, 186, 492 e 628, fermata su Corso del Rinascimento o Senato; oppure fino a Largo di Torre Argentina con tram 8 e bus 40 e 64, e poi dieci minuti a piedi. La metropolitana non serve direttamente la piazza.
Si vede tutto lo stadio antico?
No. Si visita solo la curva nord, un piccolo settore dell'edificio originario. Il resto è sepolto nelle cantine dei palazzi intorno alla piazza e non è accessibile.
Perché lo Stadio di Domiziano si visita sottoterra?
Perché in duemila anni il livello della città si è alzato di quattro o cinque metri. Il piano dell'arena antica si trova oggi sotto la strada: non era interrato in origine, è Roma a essergli cresciuta sopra.
Che differenza c'è tra lo Stadio di Domiziano e il Colosseo?
Il Colosseo è un anfiteatro ellittico per gladiatori e cacce; lo Stadio di Domiziano è uno stadio a ferro di cavallo per l'atletica di modello greco. Sono due tipi di edificio diversi, con funzioni diverse.
Perché Piazza Navona ha questa forma?
Perché ricalca esattamente l'arena dello stadio: i palazzi poggiano sulle gradinate e la parte curva davanti a Sant'Agnese è la curva nord dell'edificio antico. La piazza è lo stampo negativo dello stadio.
Da dove viene il nome Navona?
Dalla parola agone, la gara. In agone divenne n'agone e poi Navona. Non deriva da nave né dalle battaglie navali, che sono una leggenda successiva.
Si possono fare foto allo Stadio di Domiziano?
In genere sì, senza flash e senza treppiede professionale. La luce sottoterra è scarsa e calda: conviene tenere il telefono stabile e sfruttare la luce ambiente sul travertino.
Lo Stadio di Domiziano è adatto ai bambini?
Sì, la durata breve e la ricostruzione in 3D piacciono ai più piccoli. Attenzione alle scale e ai pavimenti irregolari: i passeggini non sono comodi e i bimbi vanno sorvegliati.
Lo Stadio di Domiziano è accessibile in sedia a rotelle?
L'accessibilità è limitata per via della discesa e delle superfici antiche irregolari; va concordata in anticipo con la gestione. La piazza in superficie è invece piana e accessibile.
Che cos'era l'agone capitolino?
Una competizione istituita da Domiziano nell'86 dopo Cristo, ripetuta ogni quattro anni, con gare di atletica, musica, poesia ed eloquenza in onore di Giove Capitolino. Lo stadio ospitava la parte atletica.
Chi ha costruito lo Stadio di Domiziano?
L'imperatore Domiziano, che lo inaugurò tra l'85 e l'86 dopo Cristo. Fu il primo e unico stadio in muratura della Roma antica, restaurato nel terzo secolo da Alessandro Severo.
Che rapporto c'è tra lo Stadio di Domiziano e la chiesa di Sant'Agnese?
La chiesa si alza proprio sopra il settore dello stadio che si visita, nel punto dove la tradizione colloca il martirio di Sant'Agnese tra i fornici delle gradinate. Fu costruita nel Seicento per Innocenzo X.
Quando conviene visitare lo Stadio di Domiziano?
Al mattino presto, quando la piazza in superficie è ancora tranquilla. Meglio evitare il tardo pomeriggio estivo, quando Piazza Navona si affolla di bancarelle e ritrattisti.
C'è un guardaroba o un deposito bagagli allo Stadio di Domiziano?
Il sito è piccolo e i servizi sono essenziali. Conviene presentarsi senza bagagli ingombranti e con abbigliamento comodo, tenendo conto che sottoterra la temperatura è più fresca e l'aria umida anche d'estate.
Quanto si aspetta in coda allo Stadio di Domiziano?
Molto meno che nei grandi monumenti: gli ingressi sono contingentati e prenotabili, quindi con la prenotazione l'attesa è minima. Senza prenotazione, nei giorni di mostra, può esserci qualche fila.
Se dovessi dire in una frase perché vale la pena scendere in Via di Tor Sanguigna, direi questo: è la visita che cambia per sempre il modo in cui guarderete una delle piazze più famose del mondo. Non è un grande museo, non è un sito monumentale da mezza giornata, e va affrontato con l'aspettativa giusta. Ma quaranta minuti sottoterra, davanti alla curva in travertino di uno stadio che nessuno si aspetta, valgono più di molte tappe blasonate. Andateci presto, prenotate, ascoltate l'audioguida fino in fondo, e risalite a guardare Piazza Navona sapendo, finalmente, su che cosa state camminando.





Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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