Largo Torre Argentina – Area Sacra del Campo Marzio
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Largo Torre Argentina – Area Sacra del Campo Marzio
Largo Torre Argentina – Area Sacra del Campo MarzioLargo di Torre Argentina, nel centro storico di Roma, ospita un'area archeologica con i resti di quattro templi romani risalenti all'età della Repubblica - Area sacra del Campo Marzio
Largo Torre Argentina - e l'area sacra del Campo Marzio - così come si presenta oggi fu ottenuta tra il 1926 e il 1929, demolendo un quartiere preesistente di origine medievale.
Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio, ammirabile dall'alto, sarà presto un luogo accessibile al pubblico per le visite.
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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
L'area sacra del Campo Marzio, sin dalla sua riscoperta, ospita il santuario dei gatti di Largo Argentina.
Raccomandabile da visitare, soprattutto di notte, i resti dei templi che si conservano nell’Area Sacra formano una delle zone più interessanti di Roma.
Le rovine si vedono particolarmente bene con l’illuminazione dorata che le decora di notte, mentre i gatti si nascondono all’ombra degli antichi edifici.

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Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio - Cenni storici
Il nome della piazza si riferisce alla Torre Argentina, così chiamata da Johannes Burckardt (1445 circa - 1506, nome italianizzato Burcardo), che dal 1483 fu maestro di cerimonie di ben cinque papi (Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI Borgia, Pio III e Giulio II).
L'alto prelato, che era nato a Strasburgo (Argentoratum in latino) e perciò amava firmarsi Argentinus, aveva acquistato un terreno nella zona, sui resti del Teatro di Pompeo, e, demolite le preesistenze medioevali, vi aveva fatto costruire il proprio palazzo, detto appunto Casa del Burcardo, in via del Sudario 44.
Dopo il 1730 la proprietà fu parzialmente utilizzata per la costruzione del Teatro Argentina (perpetuando nel tempo la vocazione "teatrale" della zona) e la torre, mozzata nell'800 e poi incorporata in una sopraelevazione, è ormai irriconoscibile, ma ha lasciato il nome alla piazza.
La torre che sorge nel Largo di Torre Argentina è la Torre del Papito, una torre di epoca medievale, che però non ha niente a che vedere con la "Torre Argentina".
Nel 1909 si decise di ricostruire alcune parti della capitale del nuovo Regno d'Italia, tra cui la zona di Torre Argentina. I piani prevedevano l'inclusione della Torre del Papito e dei resti di un tempio nei nuovi edifici che si sarebbero dovuti costruire nella zona, dopo aver demolito le costruzioni esistenti.
A seguito di questi lavori, tra cui la demolizione della chiesa di San Nicola dei Cesarini, furono ritrovati i resti marmorei di una statua colossale; da questi ritrovamenti presero le mosse approfonditi scavi archeologici che portarono alla luce un'area sacra, risalente all'epoca repubblicana.
La destinazione della zona ad area archeologica fu in dubbio finché si decise, a seguito di una supplica inviata dall'archeologo Giuseppe Marchetti Longhi direttamente a Benito Mussolini, di sistemare l'area per costituire il cosiddetto Foro Argentina, inaugurato dal Duce nell'aprile del 1929.
Il palazzetto del Burcardo, restaurato, fu destinato ad ospitare la SIAE con annessi Biblioteca e Museo teatrale del Burcardo.
Nella piazza resta quindi la Torre del Papito ormai isolata dal contesto urbano originario, come anche il famoso Teatro Argentina, fatto costruire nel 1732 dal duca Giuseppe Cesarini Sforza, passato attualmente tra le proprietà del comune di Roma.

Area sacra del Campo Marzio
Il complesso archeologico noto come "area sacra" al centro della piazza venne scoperto durante dei lavori edilizi del 1926 e scavato fino al 1928, con più riprese fino almeno agli anni settanta.
Nella zona sono stati ritrovati i resti di quattro templi, che rappresentano il complesso più importante di edifici sacri d'età repubblicana media e tarda, collocati nel Campo Marzio.
La storia del complesso è molto complicata, con più strati sovrapposti, per i quali sono però state riconosciute la fasi principali, tutte databili con relativa esattezza.
La zona è stata identificata grazie alla presenza della porticus Minucia vetus, edificata nel 106 a.C. da Marco Minucio Rufo per il trionfo sugli Scordisci.
La porticus è riconoscibile nei colonnati sul lato nord e est della piazza, che non vennero mai rifatti in epoca imperiale.
Il suo pavimento in tufo è posteriore ai templi A, C e D, ma anteriore al tempio B, per cui da questa data è stato possibile ricostruire le vicende della zona.
I resti dei quattro templi sono designati con le lettere A, B, C e D (da quello più a nord a quello più a sud) in quanto non è determinato con certezza a chi fossero dedicati, e sorgono davanti ad una strada pavimentata, ricostruita in epoca imperiale dopo l'incendio dell'80, poco dopo l'ampliamento anche della Porticus Minucia (Frumentaria), che arrivò a inglobare tutta l'area.

In ordine di antichità i templi a Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio sono:
C IV-III secolo a.C.
A III secolo a.C., rifatto nel I secolo a.C.
D inizio del II secolo a.C., rifatto nel I secolo a.C.
B fine II - inizio del I secolo a.C.
I templi A e C vennero edificati sul primitivo piano di campagna, ed erano indipendenti l'uno dall'altro, separati da uno spazio abbastanza ampio.
Le stesse aree dei templi erano poste nelle rispettive zone sottostanti i templi, sopraelevate di alcuni gradini rispetto al terreno attorno, in piena autonomia l'uno dall'altro.
In seguito sorse il tempio D.
Una totale trasformazione dell'Area Sacra si ebbe quando il piano del calpestio venne sopraelevato di circa 1,40 m, probabilmente in seguito a un incendio come quello del 111 a.C.
In quell'occasione venne creato un pavimento unico di tufo per i tre templi e si procedette forse alla recinzione con un portico colonnato del quale restano tracce sui lati nord e ovest.
I podi vennero così tagliati a metà altezza: nel caso del tempio C non si fece alcuna aggiunta, nel caso del tempio A si rifece il rivestimento con nuovi blocchi, nel caso del tempio D si fece un notevole ampliamento (forse un po' più tardi) e si rivestì il tutto in travertino.
A quell'epoca lo spazio tra i templi A e C dovette sembrare antiestetico perché contrario alla simmetria del complesso, per cui si aggiunse sul pavimento di tufo tra i due il tempio B, quello a base circolare.
Per la datazione di questo pavimento è fondamentale l'iscrizione dell'altare posto davanti al tempio C, che venne coperto dal tufo ed è quindi anteriore: vi si dice che fu rifatto dal nipote del console del 180 a.C. Aulo Postumio Albino Lusco, tale Aulo Postumio Albino; quindi il nuovo pavimento deve risalire a dopo questa data, verosimilmente dopo la metà del II secolo a.C.
Lo studio delle architetture della zona dell'Area Sacra ha fatto da metro di paragone e da paradigma cronologico principale per tutti gli edifici sacri dell'Italia centrale e di Roma stessa.
Dallo studio delle varie tipologie si è appurato l'evoluzione del gusto nell'arco del periodo repubblicano, da forme più arcaiche in pianta (C, D e prima fase del tempio A), a impianti importati ellenizzati (a tholos e peripteri).
Anche le sagome dei podi confermano i collegamenti con il mondo etrusco-italico nel periodo del IV-III a.C., mentre dal II secolo a.C. si manifesta la comparsa di modi importati dalla Grecia.
Inoltre trova conferma la tendenza, con il passare del tempo, a ridurre l'altezza dei podi.
Attualmente sono in corso i lavori per restaurare la pavimentazione antica dell'Area Sacra, di epoca domizianea e in blocchi di travertino.

Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio | Tempio A: Aedes Iuturnae?
Il tempio A è il secondo più antico (dopo il tempio C), che in origine era un piccolo tempio in antis (con una coppia di colonne davanti alla cella) o forse un prostilo in stile tuscanico, con un podio alto dieci piedi e con severe cornici (alti plinti con sagome a cuscino sui bordi). La platea era in tufo e vi poggiava un altare in peperino, che si è conservato solo in parte. Su di questa venne costruita una seconda platea di tufo con altare in opus caementicium, che corrisponde al pavimento della porticus Minucia, che divenne comune a tutta l'area. Per non interrare il podio, questo venne rifatto riproducendo le stesse sagome delle cornici.
In seguito il tempio venne completamente rifatto, verosimilmente all'epoca di Silla, con una peristasi (un colonnato cioè tutto intorno) attorno all'antico edificio, che divenne così la cella di quello nuovo, alla maniera greca.
Le colonne erano nove sul lato longitudinale e sei su quello posteriore (e forse frontale), con basi e capitelli in travertino e fusti in tufo ricoperti di stucco (le colonne in travertino che si vedono sono da attribuire a un restauro più tardo). Il nuovo podio presentava cornici ellenizzanti, simili a quelle dell'attiguo tempio B.
Si tratterebbe del tempio di Giuturna (ninfa delle fonti) o del tempio di Iuno Curritis. Il primo fu fatto costruire in Campo Marzio da Quinto Lutazio Catulo (antenato omonimo del Quinto Lutazio Catulo che fece poi costruire il tempio B) dopo la vittoria dei romani contro Falerii nel 241 a.C.; il secondo da Quinto Lutazio Cercone a seguito della vittoria sui Falerii del suo parente Quinto Lutazio Cercone, sempre nel 241 a.C. L'identificazione più probabile è la prima, perché in un passo dei Fasti di Ovidio viene ricordato come il tempio di Giuturna fosse vicino alla sbocco dell'Acqua Vergine, cioè delle Terme di Agrippa, poste immediatamente a nord dell'area sacra.
Inoltre è più probabile che anche questo tempio fosse fatto costruire da un membro della gens dei Lutatii, che vi fecero costruire accanto il tempio B.
Su questo tempio venne costruita la chiesa di San Nicola dei Cesarini, di cui sono ancora presenti alcuni resti (come le absidi ed un altare).

Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio | Tempio B: Aedes Fortunae
Il tempio B è il più recente e l'unico dei quattro costruito su pianta circolare (monoptero).
Si ipotizza che corrisponda al tempio Aedes Fortunae Huiusce Diei, cioè "La Fortuna del Giorno Presente", fatto costruire dal console Quinto Lutazio Catulo, collega di Gaio Mario, per celebrare la vittoria contro i Cimbri del 101 a.C. a Vercelli in Piemonte.
Oltre al basamento ne rimangono sei colonne, che originariamente circondavano tutto il tempio (peristasi). Il podio è modanato, con le sagome rigonfie alla maniera "barocca" ellenizzante. Forse anticamente poteva possedere anche un pronao tetrastilo, ma non ne è stata ritrovata traccia. La cella è circolare e costruita con opera incerta. Le colonne erano in tufo coperte di stucco con le basi e i capitelli in travertino.
In un secondo periodo imprecisato (forse l'epoca di Domiziano, dopo l'80) si abbatterono le pareti della cella e se ne costruirono altre (quali esili tramezzi in tufo) tra colonna e colonna, secondo la tipologia dei templi pseudoperipteri. In quell'occasione si allargò anche il podio; poco dopo si chiuse anche la facciata esterna.
Viene identificato con il tempio di Fortuna, che doveva essere rappresentata dalla gigantesca statua i cui resti marmorei, oggi conservati presso la Centrale Montemartini, sono stati ritrovati accanto al tempio stesso. Di questa statua "acrolito" sono state ritrovate la testa (alta da sola 1,46 m), le braccia e le gambe, perché di marmo, mentre le altre parti del corpo, coperte da una veste di bronzo, sono andate perdute.

Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio | Tempio C: Aedes Feroniae?
Il tempio C, il più antico dei quattro, risale al IV o III secolo a.C., e probabilmente era dedicato a Feronia, l'antica dea italica della fertilità protettrice dei boschi e delle messi (quindi correlata al grano che veniva distribuito nelle vicinanze). La datazione è stata formulata guardando all'aspetto dell'edificio, piuttosto arcaico, ai frammenti della decorazione architettonica in terracotta e ad alcune iscrizioni. Inoltre, se l'individuazione fosse corretta, le fonti confermerebbero la presenza di un tempio a Feronia nel Campo Marzio almeno dal 217 a.C.
Poggia su un altissimo podio in tufo (alto circa 3,8 metri), concluso in alto da una modanatura semplice di gusto arcaico. La pianta è a tempio periptero (cioè circondato da colonne) sine postico (cioè senza colonne sul retro). Le pareti della cella sono in mattoni. Non si conosce esattamente quante colonne avesse sulla fronte (probabilmente quattro o sei), mentre restano alcune basi del colonnato sui lati, che in fondo era chiuso da pareti continue.
Questo tempio, dall'aspetto piuttosto arcaico, aveva una propria platea pavimentale, che venne poi sostituita da una nuova, forse da mettere in connessione con la costruzione del tempio D. Su questo livello si collocano i resti dell'altare in peperino, che, secondo un'iscrizione ritrovata in loco, fu messo nel 174 a.C. dal nipote del duoviro Aulo Postumio Albino, in occasione di una oscura Lex Plaetoria.
Il secondo pavimento venne a sua volta coperto da una terza pavimentazione notevolmente più alta, che coprì l'altare di Albino, sostituito da un altro in opus caementicium, e necessitò di sei gradini sul fronte: si tratta del pavimento della porticus Minucia dell'80, comune a tutta l'area in seguito a un incendio. In quell'occasione venne anche aggiunto il mosaico a tessere bianche e nere all'interno della cella del tempio.
Ovviamente via via che gli strati pavimentali si alzavano, il podio sembrava più basso, e ciò si confaceva alla predilezione in epoca repubblicana per podi meno sopraelevati.
L'identificazione col tempio di Feronia non è sicura e si basa sulla notazione dei calendari dell'antico culto in Campo. I resti dell'acrolito di dea femminile, scoperti in frammenti tra questo tempio e il tempio B, sono in genere riferiti al secondo tempio, ma non è impossibile che facessero parte di questo.

Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio | Tempio D: Aedes Larum Permarinum
Il tempio D è il più grande dei quattro e il terzo in ordine cronologico. Si fa risalire al II secolo a.C. e si presume fosse dedicato ai Lares Permarini, votato nel 190 a.C. da Lucio Emilio Regillo e dedicato nel 179 a.C. dal censore Marco Emilio Lepido.
Secondo i Fasti Prenestini il tempio dei Lari Permarini si trovava infatti presso la Porticus Minucia.
Solo una parte di questo tempio è stata scoperta, restando la maggior parte di questo sotto il piano stradale di via Florida.
La parte più antica del tempio è in opera cementizia e venne rifatta nel I secolo a.C. in travertino. La pianta è piuttosto arcaica, con una grande cella rettangolare preceduta da un pronao esastilo (a sei colonne), che è profondo quanto tre moduli intercolumni.
Oggi si vede solo il podio di travertino del I secolo, con le sagome taglienti e non molto sporgenti, per un'altezza di circa tre metri.
Le modifiche di età imperiale
La zona sacra, a parte alcune manutenzioni (sostituzione di colonne, ri-decorazione di pareti o pavimenti), venne interessata essenzialmente da due interventi in epoca imperiale.
Il primo è datato a dopo l'incendio dell'80, e consiste in una ri-pavimentazione in travertino, che accorciò le scalinate d'ingresso, dotate allora di guance in travertino, e comportò la sostituzione degli altari esterni con altri entro le scalinate, secondo la moda imperiale.
Il secondo intervento risale al III secolo inoltrato, quando venne eretto un muro che univa i fronti dei templi (almeno sicuramente dei templi A e B) in modo da ricavare delle stanze di servizio tra tempio e tempio.
Probabilmente qui ebbero sede gli uffici dai quali dipendevano gli acquedotti e la distribuzione del grano, unificati all'epoca di Settimio Severo in un'unica amministrazione che dipendeva da un curator aquarum et Minuciae, e spostati poi in epoca costantiniana.

Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio | Altri resti
La zona a est è quindi occupata dai resti della Porticus Minucia.
La zona nord presenta alcune tracce del grande portico Hecatostylum, cioè delle cento colonne.
A ovest, dietro i templi B e C, è visibile un grosso basamento di tufo, che appartiene, ormai con certezza, alla base della Curia di Pompeo, cioè il luogo dove, a volte, si riunivano i senatori di Roma, reso celebre per l'uccisione di Giulio Cesare.
I rinvenimenti effettuati nel 2012 da un gruppo di archeologi spagnoli e dalla Soprintendenza di Roma confermebbero che Cesare fu ucciso nella parte inferiore della Curia Pompeiana mentre stava presiedendo una riunione del Senato.
Sarebbe di conferma la nota di Cassio Dione Cocceiano, che riporta come la curia fosse tra due latrine di epoca imperiale, in effetti presenti sullo stesso lato.
Sempre nel 2012, l'archeologo Andrea Carandini ha avanzato l'ipotesi secondo la quale Giulio Cesare sarebbe morto cadendo inavvertitamente sul pulpito che si trovava al di sotto della nicchia nella quale giaceva la statua di Pompeo, accanto ai seggi dei senatori romani.
Tale versione conferebbe il capitolo dedicato da Plutarco alla Vita di Cesare:
«Cesare si accasciò contro il piedistallo su cui era la statua di Pompeo. Fu inondato di sangue, sicché parve che Pompeo stesso guidasse la punizione del rivale disteso ai suoi piedi.»
(Plutarco, Vite parallele)

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