Centrale Montemartini

Centrale Montemartini, Via Ostiense 106, 00154 Roma: metro B fermata Garbatella e cinque minuti a piedi verso il Tevere, oppure Piramide e una passeggiata più lunga lungo la via Ostiense. Apertura da martedì a domenica dalle 9.00 alle 19.00, ultimo ingresso un'ora prima; chiuso il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre; il 24 e il 31 dicembre orario ridotto 9.00-14.00. Biglietto del museo senza mostre 11,00 euro intero e 6,50 ridotto; con la mostra temporanea in corso 14,50 intero e 10,00 ridotto. La Capitolini Card, valida sette giorni, mette insieme questo museo e i Musei Capitolini per 15,50 euro interi e 11,50 ridotti. Ingresso gratuito per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana con un documento, per i possessori di MIC card, per i minori di sei anni, per le persone con disabilità e un accompagnatore, e per tutti la prima domenica del mese. Prenotazione non obbligatoria; informazioni e acquisto al numero unico 060608 o sul sito ufficiale, con un euro di diritto di prevendita che alla biglietteria non si paga.

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Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Questa guida fa parte della sezione musei di Roma di estateromana.com, e va letta accanto a quella dei Musei Capitolini, di cui la Centrale è la seconda sede a tutti gli effetti.

Centrale Montemartini, sculture antiche davanti ai macchinari industriali
Centrale Montemartini

Perché la Centrale Montemartini non somiglia a nessun altro museo di Roma

A Roma i musei archeologici, di norma, chiedono al visitatore uno sforzo di immaginazione: bisogna togliere mentalmente la vetrina, il pannello, la parete bianca, e rimettere la statua dentro il portico o il giardino per cui era stata scolpita. Alla Centrale Montemartini succede il contrario. Qui la statua sta davanti a un motore diesel grande come una casa, e nessuno finge che i due oggetti abbiano qualcosa in comune. Proprio da quella distanza dichiarata nasce l'effetto: il marmo bianco contro la ghisa nera, la carne finta contro l'acciaio vero, il dio olimpico contro la macchina che ha illuminato una città.

Il museo conserva circa quattrocento sculture romane, insieme a epigrafi, mosaici e corredi funerari: pezzi che erano già esposti ai Musei Capitolini oppure che dormivano nei depositi comunali, invisibili al pubblico per decenni. Sono in gran parte i materiali venuti alla luce negli sventramenti e nelle costruzioni di Roma capitale, fra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando l'Esquilino e i quartieri nuovi furono scavati a colpi di piccone per fare posto alle case degli impiegati del Regno.

La mia opinione, dopo averci portato dentro gruppi di ogni tipo: la Centrale Montemartini è il museo che funziona meglio con chi dice di odiare i musei. Non ho mai visto nessuno annoiarsi qui dentro, nemmeno gli adolescenti in castigo con i genitori. È anche il posto giusto dove mandare chi ha già fatto Colosseo, Vaticano e Fori e crede di aver capito Roma.

Come arrivare alla Centrale Montemartini

Con la metropolitana

La soluzione più rapida è la linea B della metropolitana, fermata Garbatella: si esce, si scende verso il fiume e in pochi minuti si è davanti al civico 106 della via Ostiense. La fermata precedente, Piramide, funziona altrettanto bene se si vuole arrivare a piedi facendo un pezzo di quartiere: sono circa venti minuti di camminata dritta lungo la via Ostiense, senza svolte, con la stazione Ostiense e il Gazometro a fare da fondale. La stessa fermata Piramide è il capolinea della ferrovia per Ostia Lido, comoda per chi arriva dal litorale.

In treno e in auto

La stazione Roma Ostiense, servita da treni regionali e dal collegamento con l'aeroporto di Fiumicino, è a poca distanza: chi arriva da fuori Roma può scendere lì e raggiungere il museo a piedi. In auto la faccenda si complica, come sempre in questa zona: la via Ostiense è una direttrice trafficata e i parcheggi liberi sono pochi. Nel cortile interno del museo esistono posti riservati ai veicoli con contrassegno per persone con disabilità; per tutti gli altri conviene lasciare l'idea dell'automobile e prendere la metro.

Il consiglio pratico sull'ingresso

L'ingresso è su via Ostiense 106 e passa per un cortile interno: non è una porta che si affaccia sul marciapiede e chi cerca una facciata monumentale rischia di passarci davanti. Il fronte dell'edificio, con il suo laterizio e le grandi finestre a griglia, è un pezzo di architettura industriale dei primi del Novecento che vale una fotografia prima ancora di entrare.

Biglietti, orari e gratuità della Centrale Montemartini

Quanto costa il biglietto

Il listino ufficiale distingue due situazioni. Quando in Centrale non c'è una mostra temporanea, il biglietto è 11,00 euro intero e 6,50 euro ridotto. Quando c'è una mostra, il prezzo comprende automaticamente anche quella: nell'estate 2026, con la rassegna dedicata alla moda italiana degli anni 1955-1975, si pagano 14,50 euro interi e 10,00 ridotti. La riduzione spetta ai cittadini non residenti fra i sei e i venticinque anni, ai docenti delle scuole statali e comunali, ai possessori di Bibliocard, agli abbonati annuali Atac e ai gruppi di almeno venti persone.

La Capitolini Card, il biglietto unico con i Musei Capitolini

Chi vuole vedere le due sedi dello stesso museo compra la Capitolini Card: 15,50 euro intero, 11,50 ridotto, valida sette giorni, comprende un ingresso ai Musei Capitolini sul Campidoglio e uno alla Centrale Montemartini. Se nelle due sedi sono aperte mostre temporanee, l'integrazione costa 5,50 euro. Il conto è presto fatto: due biglietti separati costerebbero di più, e i sette giorni di validità bastano perfino a chi ha un fine settimana lungo e non vuole infilare due musei nella stessa mattina. Il mio suggerimento è di non farlo comunque nello stesso giorno: sono due esperienze visive troppo diverse per stare appiccicate.

Chi entra gratis

La lista delle gratuità è lunga e conviene leggerla prima di mettere mano al portafoglio. Entrano senza pagare i residenti a Roma e nella Città Metropolitana esibendo un documento, i possessori di MIC card, i bambini sotto i sei anni, le persone con disabilità con un accompagnatore, le guide turistiche abilitate dell'Unione Europea con licenza valida, i soci ICOM e ICOMOS, i membri dell'Accademia dei Lincei, i giornalisti con tesserino professionale, e tutti quanti la prima domenica di ogni mese. I possessori di Roma Pass hanno l'ingresso gratuito nei primi due siti con la formula da 72 ore e nel primo con quella da 48 ore.

La MIC card e il mercoledì scontato

La MIC card costa 5,00 euro, dura dodici mesi dall'attivazione e apre gratuitamente il sistema dei musei civici romani. Vale per i residenti, per chi ha un domicilio temporaneo in città e per gli studenti delle università pubbliche e private della Città Metropolitana di Roma. Cinque euro per un anno di musei civici: è la cosa più conveniente che l'amministrazione capitolina abbia messo in mano ai suoi cittadini, e continua a stupirmi quanti romani non ne sappiano niente. Esiste inoltre una riduzione del cinquanta per cento riservata ai non residenti il mercoledì, nelle ultime due ore di apertura.

MIC card, dodici mesi nei musei di Roma Capitale
Mic card - 12 mesi nei Musei di Roma Capitale a solo 5 euro - valida solo per studenti e residenti a Roma (clicca QUI)

Orari, prenotazioni e prevendita

Il museo apre da martedì a domenica dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.00. Il lunedì è giorno di chiusura, come il 1 maggio e il 25 dicembre; il 24 e il 31 dicembre si entra solo la mattina, fra le 9.00 e le 14.00. Non serve prenotare per la visita individuale: si arriva e si compra il biglietto alla cassa, senza diritto di prevendita, in contanti o con carta. Chi preferisce comprare online o al numero 060608 paga un euro in più di prevendita e deve sapere che i biglietti acquistati in rete non sono rimborsabili né modificabili. I gruppi fra cinque e venticinque persone prenotano gratuitamente al 060608, con almeno cinque biglietti preacquistati; le scolaresche entrano gratis con documentazione intestata alla scuola.

La storia della centrale termoelettrica Giovanni Montemartini

Roma vuole la sua elettricità

All'inizio del Novecento Roma comprava l'energia elettrica da società private, a condizioni che la giunta guidata da Ernesto Nathan giudicava una rapina legalizzata. Nathan, sindaco dal 1907 al 1913, è il sindaco delle scuole, degli acquedotti e dei servizi municipalizzati: la sua amministrazione decise che il Comune dovesse produrre da sé la corrente per l'illuminazione pubblica e per i tram. Da quella scelta politica nasce l'impianto della via Ostiense, il primo impianto pubblico per la produzione di energia elettrica della città. Fu inaugurato il 30 giugno 1912 e cominciò a produrre il giorno successivo.

Chi era Giovanni Montemartini

Giovanni Montemartini era un economista, teorico della municipalizzazione dei servizi pubblici in Italia e assessore ai servizi tecnologici della giunta Nathan. Fu lui, sul piano delle idee prima ancora che su quello amministrativo, a sostenere che acqua, luce e trasporti dovessero appartenere alla collettività e non a un concessionario. Morì nel 1913 durante un dibattito in consiglio comunale, mentre difendeva le proprie tesi: la città gli intitolò la centrale che aveva voluto. È un nome che oggi quasi nessuno collega a una persona reale, e vale la pena ricordarlo prima di entrare, perché cambia il modo in cui si guardano quelle macchine.

Gli ampliamenti degli anni Trenta

L'impianto crebbe insieme ai consumi. Il 21 aprile 1933 furono messi in funzione due grandi motori diesel della ditta Franco Tosi di Legnano, alla presenza di Benito Mussolini: due macchine da 7.500 cavalli l'una, quindicimila complessivi, con alberi motore composti da tre pezzi per un peso totale di ottantuno tonnellate e una lunghezza superiore ai venti metri. Alla fine di quel decennio arrivò una terza turbina a vapore da ventimila kilowatt, alimentata da caldaie Tosi-Steinmuller. Sono le macchine che oggi si vedono al primo piano e nel salone delle caldaie: non repliche, non modelli, ma gli originali restaurati.

Il declino e la dismissione

Dopo mezzo secolo la centrale era tecnologicamente vecchia e la produzione romana si era spostata altrove. L'impianto fu dismesso nel 1963. Seguirono decenni di semiabbandono, con l'edificio usato come deposito e come magazzino: la sorte normale dell'archeologia industriale italiana, che in genere finisce demolita prima che qualcuno si accorga di quanto valga. Qui l'accorgersene arrivò in tempo, e per una ragione che non ha niente a che vedere con l'elettricità.

Le grandi macchine della Centrale Montemartini
Centrale Montemartini

Le Macchine e gli Dei: come una mostra è diventata un museo

Il problema pratico da cui è nato tutto

Negli anni Novanta la Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali doveva ristrutturare ampi settori dei Musei Capitolini. Chiudere le sale significava sottrarre al pubblico centinaia di opere per anni. La soluzione fu una grande mostra che permettesse di lavorare in Campidoglio tenendo comunque visibili le sculture, e gli spazi vuoti della Centrale Montemartini, scanditi dai giganteschi macchinari superstiti, sembrarono la sede giusta per sperimentare soluzioni museografiche nuove. Vale la pena sottolinearlo: il capolavoro museografico più imitato d'Italia nasce da un problema di cantiere.

Acea e i Musei Capitolini, due cantieri paralleli

Acea realizzò la trasformazione dell'edificio in sede espositiva, adeguando gli spazi alla nuova destinazione d'uso e restaurando le macchine; i Musei Capitolini curarono la parte archeologica. I due interventi procedettero contemporaneamente e in sintonia, ed è esattamente il motivo per cui il risultato regge ancora oggi. L'idea guida fu radicale: due mondi opposti, l'archeologia classica e l'archeologia industriale, accostati senza che nessuno dei due venisse addomesticato. Gli oggetti preesistenti e quelli portati da fuori dovevano restare integri e non snaturarsi a vicenda. Da quel gioco di contrasti venne il titolo della mostra, Le Macchine e gli Dei, aperta al pubblico nell'ottobre del 1997.

Dal temporaneo al permanente

La risposta del pubblico e degli addetti ai lavori fu tale che nel 2001 l'esperimento diventò definitivo: nacque il Museo della Centrale Montemartini, sede distaccata dei Musei Capitolini. Da allora il percorso si è allargato, sono arrivati nuovi spazi e nuovi reperti, sono uscite dai depositi opere che nessuno vedeva da generazioni. Nel novembre del 2016, dopo un ulteriore intervento, aprì la sala che ospita le carrozze del treno di Pio IX.

La visita sala per sala della Centrale Montemartini

Il percorso è semplice e si sviluppa su più livelli: atrio, Sala Colonne, Sala Macchine, Sala Caldaie e, in coda, la Sala del Treno di Pio IX. Non ci sono bivi, non ci si perde. Quello che serve è rallentare: la tentazione, qui, è di guardare le macchine e dimenticare i marmi, oppure il contrario.

L'atrio della Centrale Montemartini

L'ingresso è anche la sala della biglietteria e del bookshop, e ospita già materiale antico: è il momento in cui l'occhio si abitua alla convivenza fra pavimento industriale e statuaria romana. Consiglio banale che quasi nessuno segue: prendere la piantina e capire subito che il museo si sviluppa in verticale, altrimenti si rischia di uscire senza aver visto le sale superiori.

La Sala Colonne della Centrale Montemartini

Perché si chiama così

Il nome viene dai numerosi pilastri in cemento armato che reggevano le tre caldaie del piano superiore. Alzando gli occhi si vedono ancora le tramogge, imbuti tronco-piramidali che raccoglievano le scorie del carbone bruciato nelle caldaie; uno sportello permetteva di recuperarle. Quelle scorie non venivano buttate: finivano nelle ville e nei parchi romani, usate per il drenaggio del terreno. È uno dei dettagli che racconto sempre, perché spiega meglio di qualunque pannello che cosa fosse un'economia urbana prima dell'usa e getta.

I volti della Repubblica

La prima sezione raccoglie la ritrattistica tardo-repubblicana: teste e busti del I secolo avanti Cristo, con i tratti asciutti, le rughe, le orecchie storte, il collo secco. È il cosiddetto verismo repubblicano, un gusto che premiava l'età e l'autorevolezza invece della bellezza. Chi arriva alla Centrale Montemartini dopo aver visto le teste idealizzate degli imperatori altrove capisce in dieci minuti quanto sia cambiata la scultura romana in un secolo.

La necropoli dell'Esquilino e il complesso di San Lorenzo

Qui si concentra la Roma repubblicana venuta alla luce nella necropoli esquilina, la grande area sepolcrale scavata durante l'urbanizzazione ottocentesca del colle. Accanto, i materiali del complesso di San Lorenzo. Sono i reperti che raccontano la città dei vivi attraverso quella dei morti: urne, corredi, iscrizioni con i nomi di liberti e artigiani, l'unica traccia rimasta di persone che nessuno storico avrebbe mai nominato.

Crepereia Tryphaena e la sua bambola

Nella Sala Colonne è esposto il corredo funerario di Crepereia Tryphaena, giovane donna sepolta in età imperiale, celebre per la bambola snodata in avorio trovata accanto a lei insieme ai gioielli. È l'oggetto che ferma di colpo qualunque gruppo, adulti compresi: una bambola con le articolazioni mobili, il corredo di una ragazza morta troppo presto, il pettine, gli anelli. Nella sezione degli arredi funerari e domestici si trova anche un letto funerario in osso decorato con scene dionisiache, un tipo di manufatto raro e fragilissimo.

Sculture romane esposte alla Centrale Montemartini
Centrale Montemartini

La Sala Macchine della Centrale Montemartini

I due motori diesel Franco Tosi

È la sala che tutti fotografano e quella che ha reso famoso il museo nel mondo. Due enormi motori diesel a due tempi restaurati, la turbina a vapore, gli arredi in stile Liberty che accompagnavano il macchinario: ferro, ottone, quadranti, ringhiere. I motori sono quelli installati nel 1933, e le cifre non sono un dettaglio da scheda tecnica: albero motore in tre pezzi, ottantuno tonnellate, oltre venti metri di lunghezza. Davanti a questa massa la scultura antica non perde, guadagna. Se dovessi indicare un punto solo del museo in cui fermarsi cinque minuti senza dire niente, sarebbe questo.

Il frontone del tempio di Apollo Sosiano

Nella Sala Macchine è ricomposto il gruppo delle sculture frontonali del tempio di Apollo Sosiano, il tempio i cui resti si vedono ancora accanto al Teatro di Marcello. Il soggetto è la battaglia fra Greci e Amazzoni, con Eracle e Teseo e la presenza di Atena e Nike. La cosa che rende straordinario questo insieme è la sua provenienza: sono originali greci del 450-425 avanti Cristo, portati a Roma in età augustea e reimpiegati per decorare l'edificio di culto. Non copie romane, non repliche di età imperiale: marmo scolpito in Grecia nel pieno del classicismo, spostato di duemila chilometri per fare bella figura in un tempio romano. Insieme al frontone sono esposti i fregi con la processione trionfale e le scene di combattimento che decoravano l'interno della cella, e un piccolo monumento circolare dall'area adiacente, forse un bacino lustrale.

Il Campidoglio, largo Argentina e il Celio

La sala raccoglie i rinvenimenti del centro monumentale della città antica: i materiali del Campidoglio, quelli dell'area sacra di largo di Torre Argentina, quelli del Celio e la decorazione della domus di Villa Rivaldi. Da largo Argentina arriva la testa colossale della dea Fortuna, resto di un acrolito, cioè di una statua che aveva testa, mani e piedi in marmo montati su un corpo di materiale diverso. Una testa alta come un uomo, che serviva a una figura di culto alta come un piano di palazzo. Guardarla al livello del pavimento, senza il podio e senza la penombra della cella, è un privilegio che nessun antico ha avuto.

Le copie da originali greci e il ritratto di Cleopatra

Una sezione della Sala Macchine è dedicata alle repliche romane di celebri originali greci, il repertorio che arredava case, terme e giardini della classe dirigente imperiale. Fra i capolavori segnalati dal museo in questa sala figura un ritratto identificato come Cleopatra: un'attribuzione discussa da generazioni di studiosi, che vale la pena guardare sapendo che si tratta di una identificazione proposta e non di una certezza documentata. Nella stessa area rientrano opere di età adrianea, fra cui la figura di Antinoo rappresentato come Apollo.

Sala Macchine della Centrale Montemartini con i motori diesel
Centrale Montemartini

La Sala Caldaie della Centrale Montemartini

Mille metri quadrati e una caldaia sola

La Sala Caldaie è un salone rettangolare di oltre mille metri quadrati, dominato da una grande caldaia a vapore che sale dal pavimento al soffitto in un intreccio di tubi, mattoni e passerelle metalliche. È l'unica superstite delle tre che l'impianto ospitava. La scala è quella di una cattedrale industriale, e le statue che le girano intorno sembrano fedeli in processione. Se la Sala Macchine è la sala della fotografia, questa è la sala del silenzio: qui bisogna camminare piano e guardare in alto.

Gli Horti Sallustiani e i giardini del potere

Le opere esposte in questa sala vengono in larga parte dagli horti, le grandi residenze con parco che circondavano Roma e che nel corso dell'età imperiale passarono quasi tutte al patrimonio dell'imperatore. Gli Horti Sallustiani, nati dalla proprietà dello storico Sallustio nella valle fra Pincio e Quirinale, sono il caso più noto: un parco urbano attrezzato con padiglioni, fontane e collezioni di scultura, che gli scavi ottocenteschi hanno restituito a pezzi. Accanto trovano posto i materiali di Villa delle Vignacce sulla via Latina, degli Horti dell'Esquilino di via Ariosto, della domus di Fulvio Plauziano, della domus di via Cavour e di quella di Porta San Lorenzo.

Gli Horti Liciniani, la Fanciulla seduta e il mosaico della caccia

Gli Horti Liciniani sull'Esquilino, che la tradizione erudita collega all'imperatore Licinio Gallieno (253-268 dopo Cristo), hanno restituito due dei pezzi che da soli varrebbero il biglietto. Il primo è la Statua di fanciulla seduta, inventario MC 1107, marmo pentelico, centootto centimetri di altezza, databile al II secolo dopo Cristo, rinvenuta sull'Esquilino nei pressi del cosiddetto tempio di Minerva Medica. Rappresenta una ragazza seduta su uno sgabello, il busto piegato in avanti, le gambe accavallate, il braccio sinistro appoggiato sulla gamba, i capelli raccolti in modo disordinato, un mantello pesante sopra una veste sottile. Il volto è ancora quello di una bambina. La composizione è pensata per essere girata intorno, e chi la guarda da un solo lato si perde metà della scultura: il modello risale all'arte ellenistica, l'esecuzione è romana e straordinaria.

Il secondo è il grande mosaico con scene di caccia, inventario AntCom03636, datato all'inizio del IV secolo dopo Cristo, quindici metri per nove: un pavimento intero, non un frammento, rinvenuto nel 1904 nell'area di Santa Bibiana. È il pezzo che il pubblico generale non si aspetta e che, esposto in verticale, si legge come un arazzo. Quindici metri di mosaico tardoantico in una sala di caldaie: se qualcuno mi chiede che cosa significhi museografia coraggiosa, porto lui davanti a questo.

Polimnia e gli Horti Spei Veteris

La statua della Musa Polimnia, inventario MC2135, alta centocinquantanove centimetri, è una copia romana da un originale di età ellenistica: la musa appoggiata al pilastrino, il mento sulla mano, lo sguardo che va da un'altra parte. La scheda ufficiale del museo la assegna alla sezione degli Horti Spei Veteris e ne indica il rinvenimento in via Terni nel 1928, cioè nell'area della grande residenza imperiale che si estendeva dietro l'attuale basilica di Santa Croce in Gerusalemme. È la scultura più pubblicata del museo, quella che finisce in copertina: la posa pensosa contro la ghisa nera è l'immagine che ha fatto il giro del mondo.

Marsia e la Villa delle Vignacce

Dalla Villa delle Vignacce, sulla via Latina, arriva la statua di Marsia in marmo rosso antico: il satiro che sfidò Apollo a una gara musicale, perse e fu scorticato vivo. Il marmo rosso è una scelta iconografica precisa, non un capriccio decorativo: la pelle del supplizio. Il gruppo appartiene a un tipo diffuso nelle grandi residenze, e vederlo qui, appeso al proprio dolore davanti a un tubo di vapore, produce un effetto che nessun allestimento tradizionale otterrebbe.

Le necropoli e i monumenti funerari della via Ostiense

La sezione conclusiva raccoglie monumenti funerari e materiali della necropoli Ostiense, cioè delle sepolture allineate lungo la strada che passa davanti al museo. È un cerchio che si chiude: le tombe che si vedono qui dentro erano allineate poche centinaia di metri più in là, ai lati della stessa via Ostiense che oggi si percorre con l'autobus. Chi ha tempo può proseguire il discorso al Museo della via Ostiense, dentro la Porta San Paolo.

Statue antiche nella Sala Caldaie della Centrale Montemartini
Centrale Montemartini

La Sala del Treno di Pio IX

Un convoglio del 1858 dentro una centrale elettrica

L'ultima sala del percorso, ricavata nel 2016 dall'ex Sala Caldaie numero 2 e completamente ristrutturata, ospita le carrozze del treno di Pio IX. Il convoglio fu realizzato nel 1858 su commissione delle società ferroviarie Pio Centrale e Pio Latina, che lo fecero costruire in Francia e lo donarono al pontefice. Il papa lo usò per la prima volta il 3 luglio 1859, sul percorso fra Porta Maggiore e Cecchina, in direzione di Albano.

Le tre carrozze

Il treno è composto da tre elementi. La prima carrozza è la Loggia delle Benedizioni, con la balconata da cui il pontefice poteva affacciarsi e benedire chi era sui binari: un balcone papale montato su un carro ferroviario, con i tendaggi e le colonnine. La seconda è la Sala del Trono, l'ambiente di rappresentanza. La terza è la cappella, con una decorazione esterna raffinatissima; il museo attribuisce a Jean-Leon Gerome i tondi dipinti che la ornano. Sono oggetti che raccontano un momento preciso della storia italiana: lo Stato Pontificio che accetta la ferrovia, dopo averla temuta per anni come strumento di modernità pericolosa, e la trasforma subito in liturgia mobile.

Il mio giudizio su questa sala

È la parte del museo che divide di più. C'è chi la trova un corpo estraneo rispetto all'archeologia classica e chi, come me, la considera il completamento logico del discorso: tre secoli di macchine, dal treno papale ai motori diesel, dentro un edificio che di macchine viveva. Il consiglio pratico è di non lasciarla per ultima quando si è già stanchi: vale più attenzione di quella che di solito riceve.

Quanto dura la visita alla Centrale Montemartini

Un giro attento richiede un'ora e mezza. Chi vuole leggere le didascalie e fermarsi davanti ai pezzi principali arriva comodamente a due ore. Con un gruppo scolastico, o con la guida, si sta sulle due ore piene. Chi ha soltanto un'ora vede la Sala Macchine e la Sala Caldaie e rinuncia consapevolmente alla Sala Colonne, sacrificio che sconsiglio ma che almeno lascia intatta la parte spettacolare. Il museo non è grande: è la qualità dell'attenzione, non la lunghezza del percorso, a fare la differenza.

La Centrale Montemartini con i bambini

Perché funziona così bene

Sostengo da anni che questo sia il museo archeologico giusto per i bambini di Roma, e la ragione è semplice: non chiede di immaginare niente. Un bambino di sette anni davanti a un capitello corinzio si annoia, perché il capitello non fa nulla. Davanti a un motore da ottantuno tonnellate con l'albero lungo venti metri, invece, la domanda gliela fa lui a te. Le macchine catturano l'attenzione, e una volta catturata l'attenzione le statue entrano di contrabbando. Aggiungi la bambola snodata di Crepereia Tryphaena, che nessun bambino ignora, e il treno del papa con il balcone: tre agganci narrativi in un museo solo.

Consigli pratici per le famiglie

Gli spazi sono interamente percorribili anche con il passeggino ed esiste un bagno per famiglie con dotazione a misura di bambino e fasciatoio. L'applicazione gratuita del museo prevede un percorso dedicato ai più piccoli con contenuti video pensati per loro, e vale la pena scaricarla prima di entrare invece di litigare con la rete all'ingresso. Il consiglio che do sempre ai genitori: dare al bambino un compito, per esempio contare quante statue hanno la testa che non è la loro. Nei musei archeologici è un gioco che dura tutta la visita.

Accessibilità della Centrale Montemartini

Persone con disabilità motoria

L'accesso avviene da via Ostiense 106 attraverso il cortile interno, con un percorso pedonale protetto e senza barriere architettoniche. Nel cortile ci sono posti riservati ai veicoli con contrassegno; il cancello si apre citofonando sul lato sinistro o telefonando al numero 06 67105431. Gli spazi espositivi si sviluppano su più livelli e sono tutti raggiungibili. Le sedie a rotelle sono disponibili su richiesta e lungo il percorso sono distribuite sedute per riposare. L'ingresso è gratuito per le persone con disabilità e per un accompagnatore.

Persone cieche e ipovedenti

Un percorso tattile di tipo LOGES collega l'ingresso di via Ostiense 106 al museo. Gli ascensori hanno annuncio vocale e pulsanti con numerazione in braille. L'applicazione del museo contiene audiodescrizioni dedicate, e sono presenti pannelli tattili con testi in braille e schemi di orientamento. Su richiesta si organizzano visite tattili con operatori formati: vanno concordate in anticipo, non si improvvisano il giorno stesso.

Persone sorde

Esiste un video di presentazione del museo in lingua dei segni italiana e un percorso di video LIS all'interno dell'applicazione, richiamabile con i codici QR distribuiti nelle sale. Il museo mette inoltre a disposizione il proprio piano di eliminazione delle barriere architettoniche, consultabile e scaricabile.

Quando andare alla Centrale Montemartini

Il museo non ha code, ed è una delle poche cose a Roma di cui si possa dire senza precisazioni. Il momento peggiore è la domenica pomeriggio, e in particolare la prima domenica del mese, quando l'ingresso gratuito porta dentro molte più persone del solito: la Sala Macchine con quaranta persone perde esattamente quello che la rende memorabile. Il momento migliore è il martedì o il mercoledì mattina, appena aperto, con la luce che entra dalle vetrate alte e i saloni ancora vuoti. Chi può scegliere il mese, scelga l'inverno: l'edificio è un capannone industriale, d'estate il caldo si sente e a metà luglio il pomeriggio nella Sala Caldaie è una prova. Ricordo la regola di base, quella su cui più spesso vedo la gente sbagliare: il lunedì è chiuso, e non è il lunedì di qualche museo statale che apre lo stesso.

Cosa vedere intorno alla Centrale Montemartini

Il Gazometro e l'Ostiense industriale

Uscendo dal museo si è dentro il quartiere che meglio racconta la Roma produttiva del Novecento. Il Gazometro, la struttura metallica dell'ex officina del gas, è la sagoma più riconoscibile del panorama e si vede da mezzo quartiere: è l'edificio che i romani chiamano il Colosseo dell'industria, e da qualunque punto lo si guardi il confronto con la Centrale Montemartini regge. Intorno ci sono i vecchi Mercati Generali, di fronte al museo sull'altro lato della strada, e una quantità di capannoni riconvertiti in spazi universitari e culturali.

La street art della via Ostiense

La via Ostiense e le strade laterali ospitano una delle concentrazioni più fitte di grandi murali della città. Non è un museo all'aperto organizzato: sono interventi accumulati in una quindicina d'anni su muri ciechi, saracinesche e testate di palazzine. Il modo giusto di vederli è camminare da Piramide verso il Gazometro tenendo gli occhi alti: alcuni dei pezzi migliori sono su facciate laterali che dalla strada principale non si notano.

Piramide, il cimitero acattolico e Testaccio

A poche fermate di distanza c'è un gruppo di luoghi che si visitano bene nella stessa giornata: la Piramide Cestia, sepolcro di Caio Cestio inglobato nelle Mura Aureliane, e accanto il Cimitero Acattolico, dove riposano Keats, Shelley e Gramsci. Poco più in là comincia Testaccio, con il Monte dei Cocci, la collina artificiale fatta di anfore rotte che è il rifiuto industriale più antico d'Europa, il Nuovo Mercato di Testaccio per il pranzo e il Museo Diffuso del Rione Testaccio per capire il quartiere dall'interno.

La Garbatella e San Paolo

Dalla parte opposta, salendo dalla fermata della metropolitana, si entra nella Garbatella, il quartiere di lotti e cortili nato negli anni Venti come città giardino operaia: è il posto giusto per un'ora di camminata senza meta, fra scale esterne, pergolati e piazzette, e ospita anche gli orti urbani che ne raccontano la vocazione originaria. Proseguendo lungo la via Ostiense si arriva alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali, con il chiostro cosmatesco che da solo giustifica il viaggio.

Interno della Centrale Montemartini con marmi antichi e macchinari
Centrale Montemartini

Una curiosità su Centrale Montemartini

La curiosità più istruttiva riguarda il nome dell'edificio e la persona a cui è intitolato. Giovanni Montemartini non era un ingegnere, non era un industriale e non aveva niente a che vedere con le turbine: era un economista, il principale teorico italiano della municipalizzazione dei servizi pubblici, e sedeva nella giunta di Ernesto Nathan come assessore ai servizi tecnologici. La sua tesi era che l'acqua, la luce e i trasporti di una città non potessero essere lasciati al profitto di un concessionario privato, perché la loro natura di monopolio naturale avrebbe sempre prodotto tariffe alte e servizi scadenti. La centrale di via Ostiense nacque come dimostrazione pratica di quella tesi: il Comune produce, il Comune distribuisce, il Comune fissa il prezzo.

Montemartini morì nel 1913, durante un dibattito in consiglio comunale, un anno dopo l'inaugurazione dell'impianto. La città decise di intitolargli la centrale, e così il nome di un teorico dell'economia pubblica è finito addosso a un museo archeologico che oggi milioni di persone conoscono in tutto il mondo senza avere la minima idea di chi fosse. Trovo che sia una delle ironie più eleganti della toponomastica romana: un uomo che ha passato la vita a scrivere di tariffe e bilanci comunali è diventato immortale grazie a un frontone greco del quinto secolo avanti Cristo e a un motore diesel di Legnano.

C'è un corollario che vale la pena aggiungere. La stagione di Nathan dura poco, dal 1907 al 1913, ed è l'unica amministrazione laica e riformatrice della Roma di quegli anni: scuole elementari, acquedotti, servizi municipalizzati, refezione scolastica. Molte di quelle opere sono state demolite o dimenticate. La centrale, salvata per caso da un cantiere dei Musei Capitolini ottant'anni dopo, è oggi il monumento superstite più visitato di quella giunta. Se cercate una prova che la conservazione del patrimonio dipenda spesso dalla fortuna, è questa.

Una cosa che non ti dice nessuno su Centrale Montemartini

Nessuna guida lo scrive, ma la Centrale Montemartini è nata come soluzione di ripiego a un problema di logistica di cantiere. Negli anni Novanta la Sovrintendenza Capitolina doveva ristrutturare ampi settori dei Musei Capitolini in Campidoglio. Il lavoro comportava lo svuotamento di intere sale, e nessuno voleva chiudere al pubblico centinaia di sculture per anni. Serviva un magazzino visitabile: un posto dove parcheggiare le opere lasciandole visibili. Da quel bisogno assolutamente prosaico nasce l'allestimento che oggi le riviste internazionali di museografia citano come esempio.

La seconda parte della cosa che non si dice riguarda le proporzioni della scommessa. Accostare l'archeologia classica e l'archeologia industriale, nel 1997, non era un'idea alla moda: era un azzardo che poteva finire in ridicolo. La regola che i curatori si diedero fu che nessuno dei due mondi dovesse essere addomesticato per far posto all'altro. Le macchine non sarebbero diventate un fondale neutro dipinto di bianco, e le statue non sarebbero state trasformate in soprammobili industriali. Acea restaurò i macchinari sul serio, come si restaura un bene culturale, e i Musei Capitolini montarono l'esposizione come si monta una mostra archeologica seria, con criteri topografici e cronologici.

La terza cosa che nessuno dice è la più pratica: molte delle opere qui esposte non erano visibili in nessun altro luogo. Non venivano soltanto dal Campidoglio, venivano dai depositi comunali, dove giacevano da decenni pezzi entrati dopo gli scavi dell'urbanizzazione ottocentesca e mai più usciti. La Centrale Montemartini non ha spostato un museo: ne ha aperto uno che non esisteva. Il numero che gira, circa quattrocento sculture, comprende una quantità notevole di materiale che nessun visitatore aveva mai visto prima del 1997.

Il consiglio che ti do per visitare Centrale Montemartini

Il consiglio serio è uno solo: fate il percorso due volte, in due direzioni diverse di attenzione. La prima volta guardate soltanto le macchine. Salite, seguite l'albero motore per tutti i suoi venti metri, contate le passerelle della caldaia, cercate le tramogge del carbone nel soffitto della Sala Colonne, leggete le targhe della Franco Tosi. Ignorate deliberatamente il marmo. La seconda volta, tornate indietro e guardate soltanto le sculture, fingendo che le macchine non ci siano. Vi accorgerete che sono due musei sovrapposti e che la maggior parte dei visitatori non vede bene né l'uno né l'altro, perché passa il tempo a stupirsi del contrasto senza mai mettere a fuoco i due termini.

Secondo consiglio, sull'orario. Arrivate all'apertura, alle nove, di un martedì o di un mercoledì. Il museo è quasi vuoto e la luce naturale delle vetrate alte fa un lavoro che l'illuminazione artificiale non riesce a fare: il marmo pentelico della Fanciulla seduta cambia proprio a seconda dell'ora. Evitate la prima domenica del mese se potete permettervi di pagare il biglietto, perché la gratuità porta dentro molte più persone e questo è un museo che si gode nel silenzio.

Terzo consiglio, sul biglietto. Se avete in programma anche i Musei Capitolini, comprate la Capitolini Card e usatela su due giorni diversi: costa meno di due ingressi separati e vi risparmia l'errore classico di infilare due musei nello stesso pomeriggio. Se siete residenti a Roma o nella Città Metropolitana l'ingresso è gratuito, quindi portate un documento e non fatevi vendere niente. Se siete studenti in un ateneo romano, cinque euro di MIC card vi aprono questo museo e tutti gli altri civici per dodici mesi. Ultimo: scaricate l'applicazione del museo prima di entrare, non davanti alla cassa.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che alla Centrale Montemartini si vedono statue romane. Quasi nessuno si sofferma sul fatto che alcune delle sculture più importanti del museo non sono romane affatto: sono greche, e sono originali. Il gruppo frontonale del tempio di Apollo Sosiano è composto da marmi scolpiti in Grecia fra il 450 e il 425 avanti Cristo, nel pieno dell'età classica, e portati a Roma in età augustea per decorare la fronte di un tempio che si trovava accanto al Teatro di Marcello. Non sono copie di età imperiale come la stragrande maggioranza delle sculture cosiddette greche che si vedono nei musei italiani: sono i pezzi veri, quelli usciti da una bottega attica quando Pericle era vivo.

Il soggetto è un'amazzonomachia, la battaglia fra Greci e Amazzoni, con Eracle e Teseo protagonisti e Atena e Nike a presiedere lo scontro. Il fatto che un tempio romano di età augustea esibisse in facciata sculture greche vecchie di quattro secoli dice moltissimo sul modo in cui Roma trattava l'arte greca: come un capitale di prestigio da acquisire, trasportare e rimontare. Il committente, Gaio Sosio, era un uomo politico che aveva combattuto dalla parte di Antonio ed era stato perdonato da Ottaviano; il tempio ricostruito con marmi greci era anche una dichiarazione di rango.

Accanto al frontone il museo espone i fregi con la processione trionfale e le scene di combattimento che ornavano l'interno della cella, e un piccolo monumento circolare proveniente dall'area adiacente, forse un bacino lustrale. Il mio giudizio da professionista: questo insieme è la cosa più importante del museo dal punto di vista storico-artistico, ed è anche quella davanti a cui vedo passare più gente senza fermarsi, perché tutti stanno fotografando il motore.

La foto giusta da fare a Centrale Montemartini

La fotografia che tutti fanno alla Centrale Montemartini è quella della Sala Macchine ripresa in orizzontale, con le statue in primo piano e il motore diesel dietro. Funziona sempre e non è sbagliata. Ma la foto giusta, quella che restituisce davvero il senso del posto, è un'altra ed è verticale: si mette la macchina o il telefono in basso, all'altezza del ginocchio, si inquadra una scultura dal basso verso l'alto e si lascia che sullo sfondo salga la struttura industriale fino al soffitto. In quel formato la statua recupera la monumentalità che aveva quando stava su un podio, e la macchina diventa architettura invece che oggetto.

Il secondo scatto che consiglio è nella Sala Caldaie: la Musa Polimnia, o la Fanciulla seduta, con la caldaia a vapore fuori fuoco alle spalle. Serve un diaframma aperto o la modalità ritratto del telefono: il marmo chiaro contro la massa scura sfocata è il contrasto che ha reso famoso questo museo nelle riviste di tutto il mondo. Terzo scatto, meno ovvio: il soffitto della Sala Colonne con le tramogge tronco-piramidali. Nessuno lo fotografa e racconta l'edificio meglio di qualunque altra inquadratura.

Nota tecnica, perché è la domanda che mi fanno sempre. La luce naturale delle vetrate alte è ottima nelle prime ore del mattino e diventa dura nelle ore centrali; il flash è inutile e appiattisce tutto. Le fotografie per uso personale sono ammesse nei musei civici romani, mentre per treppiedi, attrezzature professionali e riprese destinate a uso commerciale bisogna chiedere autorizzazione: conviene informarsi prima al numero unico 060608 invece di discutere con il personale in sala.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è l'inaugurazione del 30 giugno 1912, con il sindaco Ernesto Nathan a tagliare il nastro del primo impianto pubblico per la produzione di energia elettrica di Roma. La produzione cominciò il giorno dopo. In una città che allora contava poco più di mezzo milione di abitanti e che stava costruendo i suoi quartieri nuovi, quella data segna il momento in cui l'illuminazione pubblica e i tram smettono di dipendere da un fornitore privato.

Il secondo avvenimento è del 21 aprile 1933, giorno del Natale di Roma: l'entrata in funzione dei due motori diesel della Franco Tosi di Legnano, alla presenza di Benito Mussolini. Il regime aveva capito il valore propagandistico dell'impianto e ne fece una vetrina della modernizzazione. Le cifre delle macchine installate quel giorno restano impressionanti: settemilacinquecento cavalli l'una, alberi motore in tre pezzi per ottantuno tonnellate complessive e più di venti metri di lunghezza. Alla fine del decennio arrivò una terza turbina a vapore da ventimila kilowatt con caldaie Tosi-Steinmuller.

Il terzo avvenimento è una data negativa: il 1963, anno della dismissione. La centrale era obsoleta e la produzione si era spostata altrove. Seguì un lungo periodo di abbandono, con l'edificio ridotto a deposito. La storia dell'archeologia industriale italiana è piena di edifici come questo che finirono demoliti negli anni Settanta e Ottanta.

Il quarto avvenimento è l'ottobre del 1997, con l'apertura al pubblico della mostra Le Macchine e gli Dei. Il quinto è il 2001, quando l'esperimento temporaneo diventò sede museale permanente: il Museo della Centrale Montemartini, seconda sede dei Musei Capitolini. Il sesto è il novembre del 2016, con l'apertura della sala del treno di Pio IX, ricavata dall'ex sala caldaie numero due. Sei date, e nessuna di esse era stata programmata come parte di un disegno: è un museo che si è costruito per accumulazione di occasioni.

Chi è passato da Centrale Montemartini

Il primo nome è quello di Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1907 al 1913, che inaugurò l'impianto il 30 giugno 1912. Nathan è una figura anomala nella storia della città: nato a Londra, di famiglia ebraica, mazziniano, gran maestro del Grande Oriente d'Italia, eletto a capo di una coalizione laica in una Roma ancora dominata dai notabili clericali. La centrale di via Ostiense è il documento superstite più visitato della sua stagione amministrativa.

Il secondo nome è quello di Giovanni Montemartini, che di questo edificio è l'ispiratore politico prima ancora che il dedicatario, e che vi legò la propria memoria morendo nel 1913 in consiglio comunale.

Il terzo nome è quello di Benito Mussolini, presente il 21 aprile 1933 all'entrata in funzione dei nuovi motori diesel. È un passaggio che il museo documenta e che vale la pena conoscere: la centrale servì alla propaganda del regime come simbolo di potenza industriale, allo stesso modo in cui vent'anni prima era servita alla propaganda riformista della giunta Nathan. Lo stesso edificio, due retoriche opposte.

Il quarto passaggio è quello di Pio IX, che qui non venne mai da vivo, ma il cui treno personale occupa oggi l'ultima sala del museo. Il pontefice salì su quel convoglio per la prima volta il 3 luglio 1859, sulla tratta fra Porta Maggiore e Cecchina.

Il quinto nome è quello di Jean-Leon Gerome, pittore francese fra i più celebri del secondo Ottocento, a cui il museo attribuisce i tondi dipinti che decorano la cappella del treno papale: un'attribuzione che il visitatore trova nelle didascalie e che vale la pena verificare con i propri occhi davanti alla carrozza.

C'è infine una categoria di passaggi che non ha nomi propri e che considero la più importante: gli operai della centrale, gli uomini che per cinquant'anni hanno spalato carbone nelle caldaie, sorvegliato i quadranti e camminato sulle passerelle metalliche che oggi il pubblico guarda da sotto. Le tramogge del soffitto della Sala Colonne, con le scorie che finivano nei parchi romani, sono il loro monumento. Nessuno scrive la storia dei fochisti, ma questo museo la conserva meglio di qualunque archivio.

Domande veloci su Centrale Montemartini

Quanto costa il biglietto della Centrale Montemartini

Undici euro intero e sei euro e cinquanta ridotto quando non ci sono mostre temporanee. Con la mostra in corso il biglietto sale a quattordici euro e cinquanta interi e dieci euro ridotti, e comprende la mostra.

La Centrale Montemartini è chiusa il lunedì

Sì, il lunedì è giorno di chiusura, e a differenza dei Musei Capitolini in Campidoglio, che aprono tutti i giorni, qui il lunedì non si entra. Chiuso anche il 1 maggio e il 25 dicembre.

Quali sono gli orari della Centrale Montemartini

Da martedì a domenica dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Il 24 e il 31 dicembre l'apertura è ridotta, dalle 9.00 alle 14.00.

Esiste un biglietto unico con i Musei Capitolini

Sì, si chiama Capitolini Card, costa quindici euro e cinquanta interi e undici euro e cinquanta ridotti, dura sette giorni e comprende un ingresso ai Musei Capitolini e uno alla Centrale Montemartini. Con le mostre l'integrazione è di cinque euro e cinquanta.

I residenti a Roma entrano gratis alla Centrale Montemartini

Sì. I residenti a Roma e nella Città Metropolitana entrano gratuitamente esibendo un documento di identità valido. La gratuità vale anche per i possessori di MIC card.

Quanto costa la MIC card e chi può averla

Cinque euro, valida dodici mesi dall'attivazione. Spetta ai residenti, a chi ha un domicilio temporaneo in città e agli studenti delle università pubbliche e private della Città Metropolitana di Roma.

Si entra gratis la prima domenica del mese

Sì, la prima domenica di ogni mese l'ingresso è gratuito per tutti. È anche il giorno più affollato: se cercate silenzio, sceglietene un altro.

Serve prenotare per visitare la Centrale Montemartini

No, per la visita individuale non serve prenotare: si compra il biglietto alla cassa. La prenotazione è prevista per i gruppi fra cinque e venticinque persone, gratuita, al numero 060608, con almeno cinque biglietti preacquistati.

Quanto tempo ci vuole per visitare la Centrale Montemartini

Un'ora e mezza per una visita attenta, due ore se ci si ferma a leggere le didascalie e davanti ai pezzi principali. Con una guida si sta sulle due ore.

Si possono fare fotografie dentro la Centrale Montemartini

Le fotografie per uso personale sono ammesse. Per treppiedi, attrezzature professionali e riprese a uso commerciale bisogna chiedere autorizzazione: si informa al numero unico 060608.

La Centrale Montemartini è accessibile in sedia a rotelle

Sì. L'ingresso da via Ostiense 106 è senza barriere, gli spazi espositivi si sviluppano su più livelli e sono tutti raggiungibili, ci sono sedie a rotelle disponibili su richiesta e posti auto riservati nel cortile interno.

La Centrale Montemartini è adatta ai bambini

È uno dei musei archeologici che funziona meglio con i bambini, perché le macchine catturano l'attenzione senza bisogno di spiegazioni. Gli spazi sono percorribili con il passeggino e c'è un bagno per famiglie con fasciatoio.

Come si arriva alla Centrale Montemartini con i mezzi pubblici

Metropolitana linea B, fermata Garbatella, pochi minuti a piedi. In alternativa fermata Piramide, con una passeggiata più lunga lungo la via Ostiense, e stazione ferroviaria Roma Ostiense poco distante.

Qual è l'indirizzo della Centrale Montemartini

Via Ostiense 106, 00154 Roma. L'ingresso avviene attraverso il cortile interno.

Che differenza c'è fra la Centrale Montemartini e i Musei Capitolini

Sono lo stesso museo in due sedi. I Musei Capitolini sul Campidoglio conservano la collezione storica nei palazzi di piazza del Campidoglio; la Centrale Montemartini è la seconda sede e ospita soprattutto le sculture provenienti dagli scavi urbani fra Ottocento e Novecento, allestite dentro l'ex centrale elettrica.

Il treno di Pio IX si vede ancora alla Centrale Montemartini

Sì. Le carrozze sono esposte in modo permanente nella sala aperta nel novembre del 2016, ricavata dall'ex sala caldaie numero due.

Quante opere sono esposte alla Centrale Montemartini

Circa quattrocento sculture, insieme a epigrafi, mosaici e corredi funerari. Molte provengono dai depositi comunali e non erano visibili al pubblico prima del 1997.

Qual è l'opera più importante della Centrale Montemartini

Sul piano storico-artistico il gruppo frontonale del tempio di Apollo Sosiano, originali greci del 450-425 avanti Cristo. Sul piano dell'immagine, la Musa Polimnia e la Statua di fanciulla seduta.

C'è un guardaroba alla Centrale Montemartini

I servizi di accoglienza sono all'ingresso, insieme alla biglietteria e al bookshop. Per il deposito di zaini e bagagli voluminosi conviene chiedere conferma al 060608 prima di presentarsi con una valigia.

C'è un bar o una caffetteria dentro la Centrale Montemartini

Il museo non ha una caffetteria paragonabile a quella dei grandi musei del centro. Per mangiare conviene uscire e scegliere fra i locali della via Ostiense o spostarsi al mercato di Testaccio, a pochi minuti.

Si può visitare la Centrale Montemartini con una guida

Sì. Esistono visite guidate e attività didattiche organizzate dal museo, e il servizio di audioguida e videoguida è disponibile attraverso l'applicazione gratuita del museo per iOS e Android, con percorsi in più lingue.

C'è uno sconto per i non residenti in certi giorni

Sì, il mercoledì nelle ultime due ore di apertura è prevista una riduzione del cinquanta per cento riservata ai non residenti.

Conviene comprare il biglietto online

Solo se volete la certezza dell'orario. L'acquisto online e telefonico comporta un euro di diritto di prevendita che alla biglietteria non si paga, e i biglietti comprati in rete non sono rimborsabili né modificabili. Qui le code sono rare: alla cassa si fa prima.

Cosa si può vedere vicino alla Centrale Montemartini

Il Gazometro e l'Ostiense industriale, i murali della via Ostiense, la Piramide Cestia e il Cimitero Acattolico, il Monte dei Cocci e il mercato di Testaccio, la Garbatella e la Basilica di San Paolo fuori le Mura.

La mia opinione finale sulla Centrale Montemartini

Di tutti i musei che mi capita di far visitare a Roma, questo è quello che consiglio con meno esitazioni e che vedo sottovalutato più spesso. Undici euro, due ore, nessuna coda, e un'idea di museo che nel 1997 nessuno aveva ancora avuto e che da allora è stata copiata in mezza Europa. Se venite a Roma per la seconda volta, mettetelo prima di qualunque replica del Colosseo. Se vivete a Roma, prendete i cinque euro della MIC card e venite un martedì mattina di gennaio: il marmo, il ferro e il silenzio meritano di essere visti da soli almeno una volta.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoCentrale Montemartini - Via Ostiense, 106, 00154 Roma RM, Italia

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IndirizzoRoma, Roma Città
CategorieMostreMusei
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