Mostra di Leonardo da Vinci – Palazzo della Cancelleria
In breve. La Mostra di Leonardo da Vinci occupa gli ambienti al pianterreno del Palazzo della Cancelleria, in piazza della Cancelleria 1, rione Parione, 00186 Roma.
Mostra di Leonardo da Vinci al palazzo della cancelleria
Mostra di Leonardo da Vinci al palazzo della cancelleria
Mostra di Leonardo da Vinci al palazzo della cancelleria
Mostra di Leonardo da Vinci al palazzo della cancelleria
Mostra di Leonardo da Vinci al palazzo della cancelleria
Mostra di Leonardo da Vinci al palazzo della cancelleria
La Mostra di Leonardo da Vinci occupa gli ambienti al pianterreno del Palazzo della Cancelleria, in piazza della Cancelleria 1, rione Parione, 00186 Roma. Il palazzo affaccia il fianco lungo su corso Vittorio Emanuele II e la piazza si apre sul lato opposto, a due minuti di cammino da Campo de' Fiori e a sei o sette da largo di Torre Argentina, che è il nodo di scambio di superficie più vicino fra tram e autobus. La metropolitana in questo tratto di centro storico non arriva: si scende su corso Vittorio Emanuele II con i mezzi di superficie, oppure si cammina da piazza Venezia in dodici minuti scarsi. Le linee esatte in servizio conviene verificarle sul sito dell'azienda di trasporto, che le cambia con una certa disinvoltura. Il sito ufficiale della mostra indica l'apertura tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, biglietto intero 9 euro, ridotto 7 euro per ragazzi dai 13 ai 18 anni, over 65, studenti e insegnanti, ridotto 6 euro per i bambini dai 5 ai 12 anni, con formule famiglia comprese fra 25 e 29 euro. Orari e tariffe vanno riconfermati sul sito della mostra prima di mettersi in strada, perché un allestimento di lunga durata dentro un palazzo della Santa Sede può sospendere le aperture per cerimonie, udienze dei tribunali o cantieri. Il telefono è +39 06 69887616, gli indirizzi di posta elettronica sono info@mostradileonardo.com e desk@mostradileonardo.com, il secondo dedicato a visite guidate e gruppi. Il singolo visitatore entra senza prenotare; scolaresche e comitive prenotano. Durata realistica: un'ora abbondante da soli, due ore buone con bambini che vogliono azionare ogni manovella.
Chi incastra questa visita in un giro più largo trova le altre proposte nella pagina dei musei di Roma, che raccoglie sedi civiche, statali e private della città.
Che cosa è davvero la Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria
Il titolo completo dell'allestimento è Leonardo da Vinci. Il Genio e le Invenzioni, Le Grandi Macchine interattive, e la direzione è di Augusto Biagi. Sotto quel titolo c'è una cosa molto precisa: una cinquantina di macchine costruite a grandezza naturale, non modellini da vetrina, ricavate dai disegni dei codici vinciani e montate in legno, corda, metallo e cuoio con soluzioni di falegnameria che imitano quelle di una bottega quattrocentesca. Sono quasi tutte funzionanti, e la parola che conta è la seconda del sottotitolo: interattive. Il visitatore gira una manovella, tira una leva, spinge un carrello, e la macchina risponde. In un momento in cui i musei tecnologici si risolvono in schermi e cuffie, un cassone di legno che si muove sotto le mani produce un effetto che funziona tanto su ragazzini di dieci anni quanto su ingegneri di sessanta.
Il giudizio, secco: questa non è una mostra d'arte e non va giudicata come tale. Nessun dipinto autografo, nessun foglio originale, nessun prestito dalla Biblioteca Ambrosiana o dalla Royal Collection. È una mostra di ingegneria storica, e come tale resta una delle poche a Roma che spieghi il meccanismo invece di limitarsi a esibirlo. Chi entra aspettandosi la Gioconda esce deluso e ha torto marcio; chi entra per capire come Leonardo smontava un problema esce con qualcosa in mano.
Il percorso della Mostra di Leonardo da Vinci, sezione per sezione
L'allestimento è organizzato in cinque sezioni tematiche che ricalcano la partizione con cui Leonardo stesso ragionava sulle forze naturali: acqua, aria, terra, fuoco e meccanismi. Non è una griglia inventata a tavolino per fare ordine museale: è il modo in cui i codici raggruppano i problemi, perché per Leonardo il moto dell'acqua e il moto dell'aria erano lo stesso fenomeno visto in due densità diverse, e infatti i suoi studi sui vortici fluviali finiscono dritti dentro i disegni delle ali.
La sezione dell'acqua nella Mostra di Leonardo da Vinci
Qui trovano posto le macchine idrauliche: la vite di Archimede riletta e migliorata, le pompe, i sistemi di sollevamento, le chiuse a battente, la sega idraulica azionata dalla ruota, gli scafandri e i galleggianti per camminare sull'acqua. Vale la pena fermarsi sulla sega: è un pezzo che sintetizza in due metri di legno il salto concettuale del Rinascimento, cioè la trasformazione di un moto rotatorio continuo in un moto alternato rettilineo attraverso una biella. Chi ha fatto un corso di meccanica applicata riconosce lo schema al primo sguardo; chi non l'ha fatto lo capisce in trenta secondi guardando la manovella. Leonardo lavorò a lungo sui canali lombardi e sulle conche di navigazione, e queste macchine nascono da quel cantiere concreto, non da un esercizio di fantasia.
La sezione dell'aria e il sogno del volo
È la sezione che riempie di fotografie i telefoni, e a ragione. Ci sono la vite aerea, la macchina volante ad ali battenti, l'aliante, il paracadute a pianta piramidale e l'anemometro. Il paracadute merita una nota: il disegno vinciano prevede una struttura piramidale di tela impregnata montata su aste di legno, e la nota accanto afferma che un uomo può lanciarsi da qualunque altezza senza offesa. Non era una battuta: prove moderne condotte con materiali dell'epoca hanno mostrato che il congegno scende, e scende stabile. La vite aerea, che il marketing chiama volentieri elicottero, non avrebbe mai sollevato un uomo con la potenza muscolare disponibile, e questo va detto con onestà: era un principio giusto senza un motore adeguato. Leonardo lo sapeva, e infatti nei fogli successivi abbandona la vite per l'ala battente e poi per il volo veleggiato, studiando i rapaci sul lago di Como.
La sezione della terra, le macchine da cantiere e la meccanica dei pesi
Gru, argani, martinetti, carrucole composte, macchine per il sollevamento di grandi pesi e per lo spostamento di colonne. Sono le macchine di bottega, quelle che Leonardo vide funzionare da ragazzo nella fabbrica del Duomo di Firenze quando Verrocchio montò la palla di bronzo sulla lanterna del Brunelleschi, nel 1471. Chi visita la Mostra di Leonardo da Vinci senza sapere quel dettaglio si perde la chiave di lettura: molte macchine terrestri esposte qui sono la rielaborazione ragionata di attrezzature brunelleschiane che il giovane apprendista studiò dal vero, con occhio da cantiere e non da biblioteca.
La sezione del fuoco e le macchine belliche
Bombarde, mitragliere a canne multiple, balestre giganti, ponti mobili, scale d'assalto, e il pezzo che tutti fotografano: il carro coperto, quello che chiamiamo carro armato. La ricostruzione a grandezza naturale esposta a Roma pesa due tonnellate e misura all'incirca sei metri di diametro per tre di altezza, ed è stata montata qui per la prima volta nella capitale. Vale la pena avvicinarsi e guardare il meccanismo interno di trasmissione: nel disegno originale gli ingranaggi che comandano le due coppie di ruote sono montati in modo che le ruote girino in senso opposto, il che avrebbe bloccato il veicolo sul posto. Gli studiosi si dividono da un secolo fra chi legge un errore di distrazione e chi legge un sabotaggio deliberato, un modo di consegnare al committente un progetto inservibile. Nessuna delle due ipotesi è dimostrata, ed entrambe raccontano qualcosa di vero sull'uomo che scriveva di detestare la guerra mentre si proponeva a Ludovico il Moro come ingegnere militare.
La sezione dei meccanismi e i principi della macchina
La quinta sezione è la più tecnica e la meno spettacolare, ed è quella che consiglio di non saltare. Cuscinetti a sfere, giunti, camme, cinematismi, viti senza fine, il meccanismo a moto alternato, i rapporti di trasmissione. Sono gli elementi che Leonardo isolò dal contesto della singola macchina per studiarli come componenti autonomi: un modo di pensare che anticipa di tre secoli i manuali di meccanica applicata. Qui capisci perché quest'uomo non fu solo un disegnatore geniale: fu il primo a costruire un vocabolario di parti standard e a ragionare per moduli.

Ologrammi, videomapping e caccia al tesoro alla Mostra di Leonardo da Vinci
Accanto alle macchine il percorso impiega proiezioni in videomapping e figure olografiche tridimensionali che animano alcune invenzioni e alcune tavole. La resa dipende molto dalla sala e dalla luce: gli ologrammi funzionano dove il buio è vero, e nel Palazzo della Cancelleria le finestre alte non aiutano sempre. Il videomapping sulle superfici, invece, regge bene e serve soprattutto a mostrare il passaggio dal disegno bidimensionale del codice alla macchina in tre dimensioni, che è esattamente il salto mentale che il visitatore deve compiere.
La direzione ha introdotto una caccia al tesoro pensata per unire la visita alla scoperta della città. Il meccanismo è semplice: si parte dalla mostra e si esce a cercare monumenti, piazze e dettagli, con il partecipante libero di scegliere il percorso, che cosa visitare e quanto fermarsi davanti a ciascuna tappa. Funziona bene con le famiglie e con i gruppi scolastici, e ha il pregio di non trasformare il centro storico in una lista di obblighi. Ai genitori dico una cosa che vale più di ogni brochure: la caccia al tesoro riesce se non la si prende come una gara. Chi corre non guarda nulla.
Virtual tour e programmi per le scuole della Mostra di Leonardo da Vinci
Per chi non può raggiungere Roma esiste una formula di visita a distanza in diretta streaming, con un percorso guidato fra le macchine e le invenzioni. Il capitolo più solido di questa offerta riguarda la scuola: sono stati costruiti programmi distinti per la primaria, la secondaria di primo grado e la secondaria superiore, con visite virtuali calibrate sull'età, schede didattiche, materiali audiovisivi forniti tramite collegamento e la possibilità di intervenire in diretta con domande. L'alta risoluzione delle riprese permette di ingrandire dettagli che dal vivo, dietro una transenna, non si vedrebbero, e un operatore con formazione storico-artistica accompagna la lettura. Per un insegnante di tecnologia o di storia dell'arte è uno strumento serio, non un ripiego.
Le macchine e i codici: da dove escono gli oggetti della Mostra di Leonardo da Vinci
Le macchine esposte non nascono da un'idea generica di Leonardo inventore. Nascono da fogli precisi, e conoscerli cambia la visita.
Il Codice Atlantico
È la raccolta più vasta di fogli vinciani, oggi alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, montata alla fine del Cinquecento dallo scultore Pompeo Leoni che ritagliò e incollò materiali di provenienza diversa su grandi fogli di supporto, da cui il nome legato al formato atlantico. Contiene oltre mille carte e copre quarant'anni di lavoro: macchine idrauliche, congegni bellici, studi di volo, matematica, architettura, appunti di bottega e liste della spesa. Buona parte delle macchine da cantiere e dei meccanismi esposti in mostra risale a questo corpus.
Il Codice sul volo degli uccelli
Conservato alla Biblioteca Reale di Torino, è un quadernetto di poche carte redatto attorno al 1505, e vale quanto un trattato. Leonardo vi osserva il rapace che sfrutta le correnti ascensionali, misura l'angolo delle ali, ragiona sul baricentro e sul recupero dell'assetto dopo una raffica. Le macchine volanti esposte alla Mostra di Leonardo da Vinci discendono da queste pagine più che dalle fantasie ad ali battenti dei primi anni.
I manoscritti dell'Institut de France
Sono dodici taccuini portati a Parigi in epoca napoleonica, identificati con le lettere dalla A alla M. Contengono studi di ottica, di anatomia, di meccanica e alcune delle pagine più limpide sui rapporti di trasmissione e sull'attrito. Il famoso disegno del paracadute piramidale è invece nel Codice Atlantico.
Il Codice Madrid
Due volumi riemersi nel 1965 alla Biblioteca Nacional di Spagna, dove giacevano collocati in modo errato. Il primo è di fatto un trattato di meccanica teorica e applicata, con la rassegna sistematica degli organi di macchina: viti, molle, ingranaggi, giunti. Le vetrine della sezione meccanismi della Mostra di Leonardo da Vinci trovano qui il loro fondamento documentario più diretto.

Il Palazzo della Cancelleria che ospita la Mostra di Leonardo da Vinci
Chi compra il biglietto per le macchine si porta a casa, senza averlo cercato, l'ingresso in uno degli edifici civili più importanti del Rinascimento italiano. Il Palazzo della Cancelleria è considerato il primo palazzo romano costruito interamente ex novo in forme rinascimentali, e questo primato non è un dettaglio da manuale: significa che qui, e non altrove, il linguaggio fiorentino della misura e della proporzione entrò in una città che fino ad allora aveva costruito per accumulo, riadattando torri medievali e rovine antiche.
Raffaele Riario e la fondazione del palazzo
Il committente fu il cardinale Raffaele Riario, pronipote di papa Sisto IV, camerlengo di Santa Romana Chiesa e diacono cardinale di San Giorgio. L'epigrafe che corre sotto il cornicione del piano nobile lo dice con precisione notarile: RAPHAEL RIARIUS SAVONENSIS SANCTI GEORGII DIACONUS CARDINALIS SANCTAE ROMANAE ECCLESIAE CAMERARIUS A SIXTO IIII PONTIFICE MAXIMO HONORIBUS AC FORTUNIS HONESTATUS TEMPLUM DIVO LAURENTIO MARTYRI DICATUM ET AEDIS A FUNDAMENTIS SUA IMPENSA FECIT, con la data MCCCCLXXXXV sotto il pontificato di Alessandro VI. Riario, cioè, dichiara di avere costruito a proprie spese, dalle fondamenta, tanto il tempio dedicato a san Lorenzo martire quanto la casa. Sulla cronologia del cantiere gli studi non concordano: c'è chi colloca progetto e prima realizzazione fra il 1486 e il 1496, chi allarga l'arco dal 1489 fino al 1513. Il dato certo è la data incisa, 1495, e il fatto che il palazzo fosse in piedi e abitabile nel primo decennio del Cinquecento.
Sul denaro, invece, Roma ha sempre avuto una sua versione. La voce, riportata già dai contemporanei e ripresa da Pietro Aretino, vuole che i fondi venissero da una vincita colossale al gioco ai danni di Franceschetto Cybo, figlio di papa Innocenzo VIII. È tradizione, non documento: nessun registro contabile lo prova. Ma il fatto che i romani l'abbiano ripetuta per cinque secoli dice qualcosa sul modo in cui la città guardava la fortuna dei nipoti dei papi.
La confisca di Leone X e la Cancelleria Apostolica
Riario perse tutto per mano del primo papa Medici, Leone X, che gli confiscò il palazzo appena completato: le fonti datano il sequestro al 1513 oppure al 1517, l'anno in cui il cardinale fu coinvolto nella congiura ordita da Alfonso Petrucci contro il pontefice e dovette riscattarsi con una multa rovinosa. Sullo sfondo c'era un conto molto più antico. Nel 1478, alla congiura dei Pazzi, i Riario e Sisto IV avevano appoggiato il tentativo di rovesciare i Medici a Firenze, e Raffaele Riario, poco più che adolescente e da poche settimane cardinale, si era trovato dentro Santa Maria del Fiore il giorno dell'assassinio di Giuliano de' Medici. Quattro decenni dopo il conto tornò al mittente con gli interessi.
Dal 1517 l'edificio ospitò gli uffici della Cancelleria Apostolica, trasferiti dal palazzo detto Cancelleria Vecchia, sulla strada dei Banchi, oggi via dei Banchi Vecchi. Quella sede era stata del cardinale Rodrigo Borgia, futuro Alessandro VI, che aveva acquistato dallo zio Callisto III le rovine della vecchia Zecca, e in seguito vi aveva alloggiato il cardinale cancelliere Ascanio Sforza. Da allora il Palazzo della Cancelleria restò senza interruzioni la residenza dei cardinali vicecancellieri.
Enrico Benedetto Stuart, il vicecancelliere che si firmava re
Fra il 1763 e il 1807 il vicecancelliere fu Enrico Benedetto Stuart, cardinale duca di York, ultimo discendente diretto della casa reale britannica in esilio e, per i giacobiti, Enrico IX di Gran Bretagna. Visse in questo palazzo per quarantaquattro anni, firmando atti della Curia romana e pretendendo un trono che non avrebbe mai visto. La vicenda ha un epilogo che pochi conoscono: caduto in miseria dopo l'invasione napoleonica, ricevette un vitalizio proprio dal re di Gran Bretagna Giorgio III, cioè dal sovrano della dinastia che aveva sostituito la sua.
La facciata del Palazzo della Cancelleria
La facciata su corso Vittorio Emanuele II e su piazza della Cancelleria è lunghissima e va guardata da lontano, mettendosi sul marciapiede opposto. Il disegno gioca su un ritmo di lesene disposte a interassi alternati, largo e stretto, fra le quali si aprono le finestre coronate da archi. È una soluzione di matrice fiorentina, confrontabile con quella di Palazzo Rucellai di Leon Battista Alberti, e produce un effetto di pulsazione: l'occhio percorre il muro e sente un battito regolare, come una scansione musicale. Il bugnato del basamento è appena accennato, quasi levigato, e questa scelta di rinunciare alla ruvidezza fiorentina rende il palazzo elegante e un po' altero.
Il grande portale non è quattrocentesco: fu aggiunto nel Cinquecento da Domenico Fontana per volontà del cardinale Alessandro Peretti Montalto, pronipote di papa Sisto V. Lo dichiara l'iscrizione sul frontone: R. CARD. RIARIIS SIXTI IV PRONEP. CAM. AEDES FECIT. A. CARD. MONT. SIXTI V PRONEP VICECANC. PREFECIT AN. SAL. 1589 SIX. V PONT. AN. V. In italiano: il cardinale Raffaele Riario, pronipote di papa Sisto IV e camerlengo, fece costruire questa casa; il cardinale Alessandro Montalto, pronipote di papa Sisto V e vicecancelliere, la perfezionò nel 1589, anno quinto del pontificato di Sisto V. Due pronipoti di due papi, a novant'anni di distanza, sullo stesso frontone.
La pietra racconta un'altra storia ancora. Il travertino della facciata proviene, secondo la tradizione confermata dalla vicinanza topografica, dalle rovine del Teatro di Pompeo, il primo teatro stabile in muratura di Roma, inaugurato nel 55 avanti Cristo e sepolto sotto gli isolati fra Campo de' Fiori e largo Argentina. Altri materiali si vogliono prelevati dal Colosseo e da un arco attribuito a Gordiano. Questo è il Rinascimento romano nella sua verità meno romantica: si costruiva il nuovo smontando l'antico, e la cava era la città stessa.
Il cortile del Bramante
Il cortile è la ragione per cui un architetto viene qui. Rettangolare, con i due ordini inferiori risolti in logge aperte su colonne e il terzo chiuso a parete, è considerato dagli storici dell'arte fra i porticati più eleganti mai costruiti a Roma. Le colonne di granito, in numero di quarantaquattro, sono di reimpiego e provengono, anch'esse, dal complesso del Teatro di Pompeo, forse per il tramite della vecchia basilica di San Lorenzo in Damaso.
Sull'autore la discussione non si è mai chiusa. Il nome ricorrente è Donato Bramante, e la paternità del cortile gli viene attribuita dalla maggioranza degli studi; altri hanno proposto Andrea Bregno, Baccio Pontelli, Antonio da Sangallo il Vecchio. La difficoltà cronologica è nota: Bramante giunge a Roma attorno al 1499, quando il cantiere è già avviato, e questo ha spinto parte della critica a immaginare un suo intervento su un impianto altrui. Personalmente resto convinto che chiunque abbia disegnato quelle logge conoscesse benissimo il chiostro di Santa Maria della Pace, e chi vuole fare il confronto trova a pochi minuti di cammino il chiostro monumentale con cui misurarsi in un'altra stagione dell'architettura romana.
Il Salone dei Cento Giorni e la battuta di Michelangelo
Al piano nobile si apre il salone d'onore, che tutti chiamano Salone dei Cento Giorni. Il nome viene dal tempo di esecuzione: Giorgio Vasari vi dipinse un ciclo affrescato immenso in cento giorni netti, per rispettare la scadenza del committente, il cardinale Alessandro Farnese, che voleva la sala pronta per un matrimonio imminente. Il ciclo celebra le imprese di papa Paolo III Farnese, con architetture dipinte, allegorie e ritratti di corte.
La tradizione, riferita dallo stesso Vasari, racconta che l'autore si vantò della velocità con Michelangelo Buonarroti, e che il vecchio maestro rispose con due parole: si vede. È l'aneddoto più citato della storia dell'arte italiana e va maneggiato con misura, perché nasce da chi lo subì e perché Vasari, pittore mediocre e storico immenso, aveva l'onestà di riportare le stroncature che riguardavano lui. Resta il fatto: quel salone è un capolavoro di organizzazione di cantiere e un'opera pittorica diseguale.
Pietro Ottoboni, la musica e il teatro di Juvarra
Il capitolo più affascinante della vita del palazzo è settecentesco. Quando vi abitò da vicecancelliere il cardinale Pietro Ottoboni, il Palazzo della Cancelleria divenne il centro della vita musicale romana. Fra il 1694 e il 1705 vi furono eseguiti in prima assoluta diversi oratori di Alessandro Scarlatti e numerose cantate per il Natale; Ottoboni ebbe alle proprie dipendenze Arcangelo Corelli come maestro di concerti, e la cappella musicale del palazzo fu la migliore d'Europa.
Nel 1709 il cardinale fece costruire dentro il palazzo un vero teatro su progetto di Filippo Juvarra, all'epoca giovane architetto messinese al suo servizio. Fu smontato dopo la morte di Ottoboni, il 28 febbraio 1740, e oggi non ne resta traccia visibile. In quel teatro si tenne almeno una radunanza dell'Accademia degli Arcadi, nel Natale del 1712, in onore di Gesù bambino, patrono spirituale dell'Accademia: lo racconta il primo custode Giovanni Mario Crescimbeni nella sua storia dell'istituzione. Camminare in questo cortile sapendo che dietro una di queste pareti Juvarra montò un teatro e Corelli diresse un'orchestra cambia il peso della visita.
Il Parlamento della Repubblica Romana del 1849
Durante la Repubblica Romana del 1849 l'assemblea costituente si riunì per un periodo in questo palazzo. Fu qui, nell'aula ricavata negli ambienti della Cancelleria, che si discussero gli atti di quella breve esperienza repubblicana schiacciata dall'intervento militare francese. Chi vuole ricostruire la vicenda parlamentare romana nel suo arco lungo trova il seguito naturale a Montecitorio, dove la Camera dei deputati si insediò trent'anni dopo.
Extraterritorialità: perché il Palazzo della Cancelleria non è territorio italiano
Il palazzo è proprietà esclusiva della Sede Apostolica e, in forza dei Patti Lateranensi del 1929, gode della condizione di extraterritorialità con le immunità riconosciute alle ambasciate estere. La giurisdizione all'interno spetta al Vaticano, che all'occorrenza vi distacca un reparto del Corpo della Gendarmeria. Significa, in concreto, che il visitatore della Mostra di Leonardo da Vinci attraversa un confine giuridico senza accorgersene, e che le forze dell'ordine italiane non entrano di propria iniziativa.
Il palazzo ospita ancora oggi tre tribunali della Santa Sede: la Penitenzieria Apostolica, che si occupa del foro interno e delle assoluzioni riservate, il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, che è la corte suprema dell'ordinamento canonico, e il Tribunale della Rota Romana, competente in appello e noto al grande pubblico per le cause matrimoniali. Non sono uffici simbolici: sono organi che lavorano ogni giorno mentre voi girate la manovella di una gru quattrocentesca due piani più sotto.

La basilica di San Lorenzo in Damaso, la chiesa dentro il palazzo
Sulla destra della lunga facciata, con il fronte del palazzo che prosegue diritto senza cedere un centimetro, si apre l'ingresso di una basilica intera. È San Lorenzo in Damaso, chiesa palatina e titolo cardinalizio del vicecancelliere, ed è forse l'inghiottimento architettonico più elegante di Roma: un edificio di culto assorbito dentro un palazzo privato senza che la facciata lo dichiari.
La fondazione di papa Damaso I
La prima chiesa fu fondata da papa Damaso I, che sedette dal 366 al 384, e dedicata al martire Lorenzo. Damaso è il pontefice degli epigrammi nelle catacombe, l'uomo che diede al latino cristiano una lingua monumentale e che affidò a Gerolamo la revisione delle Scritture. Accanto alla basilica fece costruire l'archivio della Chiesa romana, e questo dettaglio spiega tutto il resto: la Cancelleria Apostolica arrivò secoli dopo in un luogo che era già, da sempre, il posto dove la Chiesa teneva le proprie carte. Adriano I e Leone III, fra l'VIII e il IX secolo, restaurarono l'edificio.
Che cosa hanno trovato gli scavi sotto il cortile
Fra il 1988 e il 1993 le indagini archeologiche condotte sotto il cortile e sotto il palazzo hanno riportato alla luce le fondazioni della basilica damasiana, databili fra il IV e il V secolo, restituendo alla chiesa il rango di una delle più importanti costruzioni paleocristiane di Roma. È stato individuato anche un cimitero adiacente, in uso dall'VIII secolo fino a poco prima della costruzione del palazzo rinascimentale. Sotto ci sono strutture romane, e la tradizione erudita vuole che l'area comprendesse un mitreo, come accade sotto San Clemente: è un'ipotesi che va trattata come tale, non come un dato acquisito.
Il ritrovamento più clamoroso arrivò nel 1938, durante lavori nel palazzo: la tomba di Aulo Irzio, console del 43 avanti Cristo, luogotenente di Cesare, autore dell'ottavo libro del De bello Gallico e uomo che morì il 21 aprile del 43 nella battaglia di Modena combattendo contro Marco Antonio. Un console romano sepolto sotto un palazzo pontificio, con una mostra di macchine rinascimentali al pianterreno: se cercate un'immagine della stratigrafia di Roma, è questa e non serve andare oltre.
L'interno della basilica e le sue opere
Riario ricostruì la chiesa insieme al palazzo, a partire dal 1495 circa e con la protezione di Alessandro VI; ai lavori sono legati i nomi di Antonio da Montecavallo e di Bramante. L'interno è a tre navate divise da pilastri quadrangolari, preceduto da un vestibolo articolato, e ha subito rifacimenti tali da renderlo un catalogo di quattro secoli di gusto romano.
Nell'abside campeggia l'Incoronazione della Vergine con santi di Federico Zuccari, e l'altare maggiore è sormontato da un ciborio di forme neoclassiche. Gian Lorenzo Bernini rimodellò l'abside dandole andamento semicircolare e vi aggiunse decorazioni a stucco; sempre di Bernini è il cenotafio di Alessandro Valtrini, cubiculario di Urbano VIII, uno di quei monumenti in cui lo scheletro alato regge il ritratto del defunto e la morte diventa un attore in scena. Nel vestibolo si trova una statua di san Carlo Borromeo di Stefano Maderno.
Il cardinale Alessandro Farnese, lo stesso committente del Salone dei Cento Giorni, fece realizzare il soffitto ligneo a cassettoni con rilievi dorati e chiamò a dipingere le pareti Giuseppe Cesari detto il Cavalier d'Arpino e Niccolò Circignani. Una cappella su disegno di Nicola Salvi, l'architetto della Fontana di Trevi, conserva affreschi di Corrado Giaquinto e una pala d'altare di Sebastiano Conca del 1743; la cappella del Sacramento ha affreschi di Andrea Casali. Nelle cappelle laterali si contano monumenti di Filippo Gnaccarini, Pietro Tenerani, Giovanni Antonio Dosio e Paolo Taccone, e fra le sepolture ci sono quelle di Annibal Caro, traduttore dell'Eneide, e di Pellegrino Rossi, il ministro pontificio assassinato nel 1848 sulla scalinata della Cancelleria.
Le ferite della basilica
Durante l'occupazione napoleonica la chiesa fu ridotta a stalla, e i danni furono tali da richiedere il restauro affidato a Giuseppe Valadier sotto Pio VII. Fra il 1875 e il 1882 si rifecero altare, sacrestia e cappelle. Sul finire del 1939 un incendio devastò soffitto e abside imponendo nuovi rifacimenti; la parrocchia data l'evento al 31 dicembre 1939. Da allora l'edificio ha mantenuto l'assetto attuale, e resta proprietà vaticana in regime di extraterritorialità come il palazzo che lo contiene. Un consiglio: entrate in chiesa prima o dopo la mostra, l'ingresso è libero e la basilica è quasi sempre vuota. Nessuno la cerca, ed è uno dei silenzi migliori del centro storico.
Piazza della Cancelleria e Campo de' Fiori intorno alla Mostra di Leonardo da Vinci
La piazza davanti al palazzo è piccola, irregolare e stranamente quieta per il rione Parione. Nacque come spazio di rispetto del palazzo cardinalizio e per secoli fu di passaggio: la vera arteria era la via Papale, il percorso cerimoniale che dal Vaticano portava al Laterano attraversando questo isolato. L'apertura di corso Vittorio Emanuele II, fra il 1876 e il 1886, sventrò il tessuto medievale a nord e denudò il fianco del palazzo, che fino ad allora si vedeva solo di scorcio. È una ferita urbanistica che oggi consideriamo panorama.
A due passi si apre Campo de' Fiori, con il mercato la mattina e la statua di Giordano Bruno al centro, eretta nel 1889 nel punto del rogo del 1600. Verso nord si raggiunge piazza Navona in sette minuti, e sotto la piazza si visitano i resti dello Stadio di Domiziano, che ne spiega la forma. Poco oltre c'è il Museo di Roma a Palazzo Braschi, e in direzione opposta, verso il Tevere, la Galleria Spada con la celebre prospettiva borrominiana. Il Pantheon è a un quarto d'ora di cammino, Castel Sant'Angelo a venti minuti passando per via dei Banchi Nuovi.

Le tre mostre romane su Leonardo da Vinci e come distinguerle
A Roma esistono tre allestimenti dedicati a Leonardo, e vengono confusi di continuo, anche dalle agenzie. Vale la pena tenerli separati.
Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria
È questa: piazza della Cancelleria 1, macchine a grandezza naturale in legno, cinque sezioni, forte componente manuale, il carro coperto come pezzo di richiamo, la cornice rinascimentale del palazzo come valore aggiunto. È la più adatta a chi vuole capire la meccanica e a chi porta bambini dai sei anni in su.
Il Museo Leonardo da Vinci a piazza del Popolo
Il Museo Leonardo da Vinci ha sede a piazza del Popolo, in ambienti al piano interrato, e propone anch'esso macchine ricostruite dai codici con un forte accento didattico. La posizione lo rende comodissimo per chi scende dal Pincio o arriva in metropolitana.
Leonardo da Vinci Experience in via della Conciliazione
La Leonardo da Vinci Experience è vicinissima a San Pietro e punta sulla riproduzione delle opere pittoriche e sulla componente multimediale, con la sala dedicata alle riproduzioni in scala reale. Chi ha poco tempo e vuole vedere una sola di queste tre, la scelga in base a questo criterio: macchine e mani alla Cancelleria, sintesi didattica a piazza del Popolo, pittura riprodotta e schermi in Conciliazione.
Cinque curiosità su Leonardo da Vinci da portarsi dentro la mostra
La Gioconda e le sopracciglia perdute
Chiunque si sia fermato davanti al ritratto al Louvre nota che Monna Lisa non ha sopracciglia né ciglia. L'ipotesi più accreditata è che ci fossero, dipinte con velature sottilissime, e che siano scomparse nel corso di antichi restauri o puliture aggressive; analisi ad altissima risoluzione condotte sul dipinto hanno rilevato tracce compatibili con un tratto sopraccigliare originario. Resta un'ipotesi tecnica, non una certezza: la moda quattrocentesca fiorentina prevedeva davvero fronti depilate.
Leonardo e la lingua dei dotti
Il più celebre intellettuale del Rinascimento non era un letterato di formazione, e lo sapeva benissimo. Nei fogli si definisce omo sanza lettere, cioè uomo privo di studi umanistici regolari, senza latino accademico e senza greco. È una dichiarazione polemica più che una confessione di inferiorità: rivendica il primato dell'esperienza sull'autorità dei libri. Chi guarda le macchine della Mostra di Leonardo da Vinci vede quella rivendicazione tradotta in legno e corda.
Il Cenacolo e la Cappella Sistina, due tempi diversi
Il Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano occupò Leonardo per circa un triennio, fra il 1495 e il 1498, e fu dipinto con una tecnica sperimentale a secco che cominciò a deteriorarsi entro pochi decenni. Michelangelo affrescò la volta della Cappella Sistina fra il 1508 e il 1512, quattro anni, con la tecnica corretta del buon fresco. La differenza fra i due cantieri non è di velocità ma di metodo: Leonardo volle sperimentare e perse la scommessa sulla conservazione, Michelangelo accettò la regola e la sua opera è ancora lì.
Il prezzo pagato per l'anatomia
Le tavole anatomiche vinciane nascono dalla dissezione diretta di cadaveri, condotta negli ospedali di Firenze, Milano e Roma. Era una pratica tollerata a fatica e circondata da sospetto: la tradizione riferisce che a Roma, negli anni presso Giuliano de' Medici, le accuse mosse contro di lui gli resero impossibile proseguire, e che il lavoro anatomico si interruppe. Il risultato di quelle notti in obitorio sono fogli che nessun trattato stampato eguaglierà per due secoli.
Il fascino per i telai e la tessitura
Fra le tecnologie del suo tempo la tessitura è quella che tornò più spesso sotto la sua matita: telai automatici, macchine per cardare, per torcere il filo, per cimare il panno. Non è un capriccio. L'industria tessile era il motore economico dell'Italia settentrionale, e progettare una macchina che facesse il lavoro di dieci operai significava toccare il punto in cui la tecnica incontra il denaro. Molti di quei congegni compaiono nella sezione dei meccanismi della mostra.
La Mostra di Leonardo da Vinci con i bambini
È il pubblico per cui questo allestimento è nato. La soglia di ingaggio è bassa: un bambino di sei anni capisce che se gira quella manovella la sega si muove, e da lì parte tutto. Con i ragazzi delle medie funziona particolarmente bene la sezione del fuoco, con le macchine belliche, perché consente di introdurre il tema più adulto della responsabilità dell'ingegnere davanti alla guerra. Consiglio pratico: prima di entrare, date ai vostri figli un compito preciso, per esempio trovare tutte le macchine che trasformano un movimento circolare in un movimento diritto. Escono che sanno che cos'è una biella, e non l'avranno imparato da un pannello. Chi cerca un'esperienza tarata sui più piccoli, sotto i sei anni, farà meglio a orientarsi su Explora, il museo dei bambini, mentre la Mostra di Leonardo da Vinci dà il meglio dai sei anni in su.
Accessibilità, servizi e visita alla Mostra di Leonardo da Vinci
Gli spazi espositivi sono al pianterreno del palazzo e questo, in un edificio del Quattrocento, è già mezza vittoria. Restano i limiti tipici degli edifici storici vincolati: soglie, dislivelli minimi, corridoi non sempre larghi come una norma moderna vorrebbe. Per una valutazione puntuale sulla sedia a rotelle, sui servizi igienici attrezzati e sull'accompagnamento di persone con disabilità sensoriale conviene telefonare in anticipo al numero della mostra: le informazioni sull'accessibilità degli edifici extraterritoriali cambiano con gli allestimenti e non sempre trovano riscontro sui portali generalisti. Le fotografie senza flash e senza treppiede sono generalmente consentite, ed è una delle ragioni per cui questo posto va così forte sui social.
Quando andare alla Mostra di Leonardo da Vinci e quando evitarla
Le prime due ore del mattino, appena aperto, sono le migliori: le scolaresche arrivano di norma verso le dieci e mezza e riempiono le sale con un rumore che azzera qualsiasi possibilità di ascolto. Il primo pomeriggio nei giorni feriali è la seconda finestra buona. Nei fine settimana da marzo a giugno e in ottobre, con il centro storico saturo, conviene arrivare presto o rimandare. Da evitare, se possibile, le giornate di pioggia intensa: mezza Roma si riversa nei musei coperti del centro e questo è uno dei ripieghi più cercati. Se dovete scegliere una stagione, scegliete gennaio o novembre: la mostra è la stessa e il palazzo è vostro.
Quanto costa la Mostra di Leonardo da Vinci e come si risparmia
Nove euro per l'intero sono una cifra onesta rispetto a quello che si vede, e le formule famiglia comprese fra 25 e 29 euro rendono la visita sostenibile per un nucleo di tre o quattro persone. Le riduzioni coprono la fascia 13-18 anni, gli over 65, gli studenti e gli insegnanti a 7 euro, e i bambini fra 5 e 12 anni a 6 euro. Trattandosi di un allestimento privato dentro un edificio della Santa Sede, non rientra nelle iniziative di gratuità dei musei pubblici italiani: chi cerca ingressi gratuiti trova l'elenco aggiornato nella pagina dei musei gratis a Roma, che riguarda però le sedi statali e civiche, non questa. I biglietti si acquistano alla cassa oppure online attraverso il rivenditore autorizzato indicato sul sito ufficiale della mostra.

Una curiosità su Mostra di Leonardo da Vinci – Palazzo della Cancelleria
La curiosità che nessuno racconta riguarda il pavimento su cui camminate. Nel 1938, durante lavori nel palazzo, venne alla luce la tomba di Aulo Irzio: console romano dell'anno 43 avanti Cristo, luogotenente di Cesare in Gallia, autore dell'ottavo libro del De bello Gallico, morto il 21 aprile di quello stesso anno nella battaglia di Modena mentre combatteva contro Marco Antonio a fianco del giovane Ottaviano. Un sepolcro consolare di età repubblicana, in piena zona del Campo Marzio meridionale, sotto un palazzo cardinalizio rinascimentale che oggi ospita macchine ricostruite dai codici di un ingegnere del Quattrocento e tre tribunali della Santa Sede.
Ci sono a Roma stratigrafie più profonde, non ce ne sono di più eloquenti. In quindici metri verticali passano la repubblica romana al tramonto, la basilica di papa Damaso con l'archivio della Chiesa antica, un cimitero altomedievale, il primo palazzo rinascimentale della città, l'ufficio che scriveva le bolle pontificie, un teatro settecentesco disegnato da Juvarra, il parlamento della Repubblica del 1849, e una vite aerea di legno che i bambini fanno girare.
C'è un secondo strato di curiosità, e riguarda la pietra. Il travertino della facciata e le quarantaquattro colonne di granito del cortile arrivano, secondo la tradizione confortata dalla topografia, dalle rovine del Teatro di Pompeo, cioè dall'edificio nel cui complesso, nella Curia annessa, Giulio Cesare fu assassinato alle idi di marzo del 44 avanti Cristo. Il console che morì un anno dopo di lui riposa sotto il palazzo costruito con le pietre del luogo in cui Cesare fu ucciso. Chi visita la Mostra di Leonardo da Vinci si muove dentro questa coincidenza senza saperlo, e il biglietto non la menziona.
Una cosa che non ti dice nessuno su Mostra di Leonardo da Vinci – Palazzo della Cancelleria
Questa: quando entrate, non siete più in Italia. Il Palazzo della Cancelleria è proprietà esclusiva della Sede Apostolica e, per effetto dei Patti Lateranensi del 1929, gode dell'extraterritorialità con le immunità riconosciute alle ambasciate. La giurisdizione all'interno spetta al Vaticano, che vi distacca all'occorrenza reparti del Corpo della Gendarmeria pontificia. Non è un cavillo per giuristi: significa che una polizia straniera è competente sull'edificio, che la legge italiana non vi si applica automaticamente, e che la mostra di macchine più familiare di Roma si svolge tecnicamente all'estero.
La conseguenza pratica che interessa il visitatore è un'altra, e la si scopre solo sul posto. Il palazzo è la sede di tre tribunali attivi della Santa Sede: la Penitenzieria Apostolica, il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e il Tribunale della Rota Romana. Sono uffici che lavorano, con udienze, avvocati rotali, faldoni e orari. Questo comporta che l'accesso ad alcune parti del palazzo sia interdetto, che le aperture straordinarie del cortile e del Salone dei Cento Giorni dipendano dal calendario della Curia, e che una cerimonia possa modificare i percorsi da un giorno all'altro senza preavviso.
Il consiglio che ne deriva è banale e nessuno lo dà: se il vostro interesse è tanto il palazzo quanto le macchine, telefonate prima e chiedete se il cortile è visitabile quel giorno. Il cortile è il capolavoro dell'edificio, ma non è parte garantita del biglietto della mostra, e tornare a casa senza averlo visto succede più spesso di quanto si creda. Aggiungo un dettaglio che vale un pomeriggio: la basilica di San Lorenzo in Damaso, inglobata nella stessa facciata, si visita gratuitamente durante gli orari di culto, ed è piena di Bernini, Zuccari e Maderno che nessuna guida turistica generalista nomina mai.
Il consiglio che ti do per visitare Mostra di Leonardo da Vinci – Palazzo della Cancelleria
Rovesciate l'ordine mentale della visita. Non entrate pensando a Leonardo: entrate pensando a un cantiere. Prima di comprare il biglietto, fermatevi cinque minuti sul marciapiede opposto di corso Vittorio Emanuele II e guardate la facciata per intero, con il ritmo alternato delle lesene e il bugnato levigato del basamento. Poi individuate, sulla destra, l'ingresso della basilica inglobata. Poi entrate. In questo modo, quando arrivate davanti alle macchine, avete già in testa il tema vero della giornata: come si costruisce qualcosa di complicato con le tecnologie disponibili.
Dentro la mostra, il consiglio operativo è di non seguire il percorso come una fila. Scegliete tre macchine e dedicategli dieci minuti l'una invece di dare trenta secondi a tutte e cinquanta. Vale la pena cercare la sega idraulica, che spiega la conversione del moto meglio di qualunque libro di testo; il carro coperto, per il rebus degli ingranaggi montati al contrario; e una qualunque delle carrucole composte, dove si tocca con mano la moltiplicazione della forza. Girate le manovelle lentamente. Il legno restituisce la resistenza, e quella resistenza è l'informazione che vi state portando a casa.
Ultima raccomandazione, e vale per i genitori: arrivate all'apertura, alle 9.30. Le comitive scolastiche entrano più tardi, e la differenza fra una sala vuota e una sala con sessanta ragazzi è la differenza fra una visita e una calca. Contate un'ora e un quarto per voi e due ore se avete bambini che vogliono provare tutto. Uscendo, girate a sinistra ed entrate in San Lorenzo in Damaso: la sequenza legno-pietra-Bernini in dieci minuti è la cosa migliore che questo isolato sappia offrire.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Giorgio Vasari dipinse il salone d'onore del palazzo in cento giorni e che Michelangelo, sentendolo vantarsi, rispose si vede. L'aneddoto circola in ogni guida di Roma. Quello che quasi nessuno aggiunge è la circostanza che rende comprensibile la fretta e sposta il giudizio.
Il committente era il cardinale Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III, e la sala serviva pronta per una data fissa, legata a un matrimonio imminente. Vasari non scelse la velocità per bravata: la subì come clausola contrattuale. Per riuscirci organizzò una bottega di collaboratori, distribuì le campiture, tenne per sé le parti di regia. Il ciclo celebra le imprese di Paolo III fra architetture dipinte, allegorie e ritratti; il risultato pittorico è diseguale e Michelangelo aveva ragione, ma come impresa di gestione di cantiere resta un caso di studio.
Il particolare davvero poco citato è il terzo: a riportare la stroncatura è Vasari stesso, nelle Vite. L'uomo che scrisse la storia dell'arte italiana e che avrebbe potuto tacere quella frase la mise a verbale, contro di sé. Vale la pena tenerlo presente quando si legge il suo giudizio su altri: quel libro fondativo, con tutte le sue parzialità toscane, è opera di un autore che sapeva riconoscere quando lo avevano battuto. È una cosa risaputa che nessuno cita nel modo giusto, e riguarda la stanza sopra le vostre teste mentre visitate la Mostra di Leonardo da Vinci.
La foto giusta da fare a Mostra di Leonardo da Vinci – Palazzo della Cancelleria
Le fotografie che circolano di questo posto sono quasi tutte sbagliate, e lo sono per lo stesso motivo: inquadrano la macchina intera, frontale, centrata. Viene fuori un oggetto di legno su fondo scuro, indistinguibile da quello di qualunque altro allestimento vinciano in Europa.
La foto giusta è un dettaglio in diagonale. Avvicinatevi a un ingranaggio in legno, mettete l'obiettivo a venti centimetri, e inquadrate il punto in cui il dente entra nella cava, con la macchina che sfuma fuori fuoco sul fondo. Il legno ha una grana che la luce radente esalta, i denti hanno l'usura del movimento, e l'immagine racconta la cosa che conta: che questo aggeggio funziona. Se avete un telefono con modalità ritratto, è il caso di usarla. Niente flash: appiattisce la grana e vi fa cacciare dal custode.
Il secondo scatto, quello da portarsi via, non è dentro la mostra. È il carro coperto ripreso dal basso, appoggiando quasi il telefono a terra, con la sagoma conica che chiude l'inquadratura verso l'alto: la prospettiva forzata restituisce le sue due tonnellate e i suoi sei metri di diametro molto meglio di un'inquadratura a mezza altezza. Il terzo, il migliore in assoluto, è fuori: la facciata del Palazzo della Cancelleria fotografata di taglio dal marciapiede di corso Vittorio Emanuele II verso il tardo pomeriggio, quando il sole radente sul travertino accende il ritmo delle lesene e la lunghissima parete smette di sembrare piatta. Con quella luce le tre foto raccontano una giornata intera. E se in quel giorno il cortile è accessibile, l'inquadratura da tenere è quella verso l'alto sotto la loggia, con le colonne di granito che si allineano e il cielo ritagliato dal cornicione.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo è la fondazione stessa. Fra il 1486 e il 1513, con la data 1495 incisa sul cornicione, sorse qui il primo palazzo romano interamente concepito in forme rinascimentali. Non fu un fatto di gusto: fu il momento in cui Roma smise di essere una città medievale che riutilizzava rovine e cominciò a progettare per intero. Tutto il Cinquecento romano, da Palazzo Farnese in avanti, passa da questa facciata.
Il secondo è la confisca. Fra il 1513 e il 1517 papa Leone X spogliò il cardinale Raffaele Riario del palazzo appena finito, chiudendo con quarant'anni di ritardo la partita aperta dalla congiura dei Pazzi del 1478. Dal 1517 l'edificio divenne la sede della Cancelleria Apostolica, l'ufficio da cui uscivano bolle, brevi e atti pontifici: la macchina amministrativa che governava la cristianità occidentale ebbe indirizzo qui per secoli.
Il terzo è musicale, ed è il più bello. Fra il 1694 e il 1705, sotto il cardinale Pietro Ottoboni, in questo palazzo furono eseguiti in prima assoluta oratori di Alessandro Scarlatti e cantate natalizie; Arcangelo Corelli fu maestro di concerti al servizio del cardinale. Nel 1709 Ottoboni fece costruire nel palazzo un teatro su progetto di Filippo Juvarra, smontato dopo la sua morte, avvenuta il 28 febbraio 1740. Nel Natale del 1712 quel teatro accolse una radunanza dell'Accademia degli Arcadi in onore di Gesù bambino, patrono spirituale dell'Accademia, come racconta il primo custode Giovanni Mario Crescimbeni.
Il quarto è un delitto politico. Il 15 novembre 1848 Pellegrino Rossi, ministro di Pio IX, fu assassinato con una coltellata alla gola mentre saliva la scalinata di questo palazzo per presentarsi al Consiglio dei deputati. L'omicidio precipitò gli eventi: pochi giorni dopo il papa fuggì a Gaeta e si aprì la stagione della Repubblica Romana. Rossi è sepolto nella basilica di San Lorenzo in Damaso, dentro l'edificio davanti al quale fu ucciso.
Il quinto è parlamentare. Nel 1849, per un periodo, l'assemblea della Repubblica Romana si riunì proprio qui, in ambienti della Cancelleria. Fu l'esperienza politica più avanzata dell'Italia preunitaria, con una costituzione che aboliva la pena di morte e riconosceva la libertà di culto, e durò pochi mesi prima dell'intervento militare francese.
Il sesto è archeologico. Nel 1938 riemerse sotto il palazzo la tomba del console Aulo Irzio; fra il 1988 e il 1993 gli scavi sotto il cortile riportarono alla luce le fondazioni della basilica damasiana del IV e V secolo e un cimitero adiacente in uso dall'VIII secolo. Il settimo, giuridico, è del 1929: con i Patti Lateranensi il palazzo entrò nel regime di extraterritorialità della Santa Sede, che è la condizione in cui si trova ancora oggi mentre ospita la Mostra di Leonardo da Vinci.
Chi è passato da Mostra di Leonardo da Vinci – Palazzo della Cancelleria
La lista è lunga e comincia con i papi. Sisto IV, il pontefice della Cappella Sistina, è il prozio del committente e la sua protezione rese possibile il cantiere. Alessandro VI Borgia regnava quando la data 1495 fu incisa sul cornicione. Leone X, primo papa Medici, entrò qui da vincitore per spogliarne il proprietario. Sisto V compare per interposta persona nel pronipote Alessandro Peretti Montalto, che nel 1589 fece aggiungere il portale.
Poi ci sono gli architetti e gli artisti. Donato Bramante, cui la critica maggioritaria assegna il cortile, e con lui i nomi alternativi di Andrea Bregno, Baccio Pontelli e Antonio da Sangallo il Vecchio, in una discussione attributiva ancora aperta. Antonio da Montecavallo alla basilica. Domenico Fontana, l'ingegnere che innalzò l'obelisco di San Pietro, per il portale. Giorgio Vasari, che nel salone d'onore lasciò i suoi cento giorni di affreschi. Michelangelo Buonarroti, che vi passò abbastanza da vedere quel ciclo e liquidarlo in due parole. Gian Lorenzo Bernini, che rimodellò l'abside di San Lorenzo in Damaso e vi lasciò il cenotafio di Alessandro Valtrini. Federico Zuccari, Stefano Maderno, Giuseppe Cesari detto il Cavalier d'Arpino, Niccolò Circignani, Corrado Giaquinto, Sebastiano Conca, Nicola Salvi, Andrea Casali, Pietro Tenerani: un elenco che da solo vale una piccola storia dell'arte romana.
Poi i musicisti. Alessandro Scarlatti, che qui presentò oratori in prima esecuzione, e Arcangelo Corelli, che al servizio di Ottoboni diresse le orchestre più celebri del suo tempo. Filippo Juvarra, che prima di essere l'architetto dei Savoia costruì in questo palazzo un teatro. Gli Arcadi al completo, con Crescimbeni a verbalizzare.
Poi le figure politiche. Enrico Benedetto Stuart, cardinale duca di York e ultimo pretendente giacobita al trono britannico, che vi visse da vicecancelliere fra il 1763 e il 1807. Pellegrino Rossi, che ne salì la scalinata per l'ultima volta il 15 novembre 1848. I deputati della Repubblica Romana del 1849, e fra loro passarono le speranze di Mazzini. E oggi i giudici della Rota, della Segnatura e della Penitenzieria, che nessuno vede ma che sono i veri abitanti dell'edificio.
Manca solo un nome, ed è quello sulla locandina: Leonardo da Vinci a Roma ci visse davvero, fra il 1513 e il 1516, ospite di Giuliano de' Medici in Belvedere, negli anni degli studi anatomici interrotti e degli specchi ustori. Non risulta che sia mai entrato in questo palazzo, allora appena finito e già confiscato. Cinque secoli dopo le sue macchine hanno preso possesso del pianterreno, e la cosa ha un che di giustizia postuma.
Domande frequenti sulla Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria
Dove si trova esattamente la Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria?
La Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria si trova in piazza della Cancelleria 1, 00186 Roma, al pianterreno del palazzo, nel rione Parione, a pochi passi da Campo de' Fiori e con il fianco lungo dell'edificio che affaccia su corso Vittorio Emanuele II.
Quanto costa il biglietto per la Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria?
Il sito ufficiale della Mostra di Leonardo da Vinci indica 9 euro per l'intero, 7 euro di ridotto per la fascia 13-18 anni, over 65, studenti e insegnanti, e 6 euro per i bambini fra 5 e 12 anni; le formule famiglia costano fra 25 e 29 euro.
Cosa si vede alla Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria?
L'allestimento presenta una cinquantina di macchine costruite a grandezza naturale, ricavate dai disegni dei codici vinciani e montate in legno, corda, metallo e cuoio, organizzate in cinque sezioni tematiche che ricalcano il modo in cui Leonardo ragionava sulle forze naturali: acqua, aria, terra, fuoco e meccanismi.
La Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria è adatta ai bambini?
Sì, è il pubblico per cui questo allestimento è nato: la soglia di ingaggio è bassa, perché un bambino di sei anni capisce subito che girando una manovella la macchina esposta si muove, e con i ragazzi delle medie funziona bene anche la sezione dedicata alle macchine belliche.
Quando è meglio andare alla Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria?
Le prime due ore del mattino, appena aperto, sono le migliori, perché le scolaresche arrivano di norma verso le dieci e mezza; il primo pomeriggio nei giorni feriali è la seconda finestra buona per evitare l'affollamento.
La Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria è accessibile con la sedia a rotelle?
Gli spazi espositivi sono al pianterreno del palazzo, il che facilita molto l'accesso, ma restano i limiti tipici di un edificio storico vincolato del Quattrocento, come soglie e dislivelli minimi: per una valutazione puntuale conviene telefonare prima.
Cosa si vede oltre alle macchine di Leonardo dentro il Palazzo della Cancelleria?
Chi visita la mostra entra anche in uno degli edifici civili più importanti del Rinascimento italiano, il primo palazzo romano costruito interamente ex novo in forme rinascimentali, che ospita al suo interno la basilica di San Lorenzo in Damaso, assorbita nell'edificio senza che la facciata lo dichiari.
Esistono altre mostre su Leonardo da Vinci a Roma da non confondere con questa?
Sì, a Roma esistono tre allestimenti dedicati a Leonardo da Vinci spesso confusi fra loro; quella al Palazzo della Cancelleria si distingue per le macchine a grandezza naturale in legno, le cinque sezioni tematiche e la cornice rinascimentale del palazzo come valore aggiunto.
Guide, itinerari e visite private intorno alla Mostra di Leonardo da Vinci
Chi organizza gruppi, incentive aziendali o visite private in questa zona del centro storico può appoggiarsi alla rete di accompagnatori e guide di TourLeaderPro a Roma, che lavora con tour operator, DMC e comitive internazionali; per i piccoli gruppi e le richieste su misura esiste la linea delle esperienze personalizzate a Roma, mentre i preventivi e le richieste dirette passano dalla pagina contatti.
Chi invece prepara il viaggio in inglese, per sé o per amici che arrivano dall'estero, trova la guida generale alle cose da vedere in città su Best things to do in Rome e la sezione dedicata ai musei, alle chiese e ai palazzi in Art and history in Italy. Sono guide pratiche, con l'indicazione di che cosa prenotare e che cosa saltare.
Domande veloci su Mostra di Leonardo da Vinci – Palazzo della Cancelleria
Dove si trova esattamente la Mostra di Leonardo da Vinci?
In piazza della Cancelleria 1, 00186 Roma, al pianterreno del Palazzo della Cancelleria, rione Parione. Il fianco lungo dell'edificio affaccia su corso Vittorio Emanuele II, a pochi passi da Campo de' Fiori.
Quanto costa il biglietto della Mostra di Leonardo da Vinci?
Il sito ufficiale indica 9 euro per l'intero, 7 euro di ridotto per la fascia 13-18 anni, over 65, studenti e insegnanti, 6 euro per i bambini fra 5 e 12 anni, con formule famiglia comprese fra 25 e 29 euro. Tariffe da riconfermare sul sito della mostra prima della visita.
Quali sono gli orari della Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria?
L'apertura indicata è tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. Trattandosi di un edificio extraterritoriale della Santa Sede, chiusure straordinarie per cerimonie o lavori sono possibili: una telefonata al numero della mostra evita sorprese.
Serve prenotare per visitare la Mostra di Leonardo da Vinci?
Per il singolo visitatore no, si acquista il biglietto in cassa. Per scolaresche, gruppi e visite guidate la prenotazione è necessaria e si richiede all'indirizzo dedicato ai gruppi.
Quanto dura la visita alla Mostra di Leonardo da Vinci?
Un'ora e un quarto per un adulto che si ferma sulle macchine principali, due ore abbondanti con bambini che vogliono azionare ogni congegno. Chi aggiunge la basilica di San Lorenzo in Damaso metta in conto altri venti minuti.
Quante macchine ci sono alla Mostra di Leonardo da Vinci?
Una cinquantina di macchine a grandezza naturale, quasi tutte funzionanti e azionabili dal pubblico, distribuite in cinque sezioni tematiche: acqua, aria, terra, fuoco e meccanismi.
Si possono toccare le macchine esposte?
Sì, ed è il senso stesso dell'allestimento: le macchine sono interattive e vanno azionate con manovelle, leve e carrelli. Alcuni pezzi di grandi dimensioni sono protetti e si guardano soltanto.
Si possono fare fotografie alla Mostra di Leonardo da Vinci?
Le fotografie senza flash sono generalmente consentite e il posto è molto fotogenico. Treppiedi e attrezzature professionali richiedono autorizzazione preventiva.
La Mostra di Leonardo da Vinci è adatta ai bambini?
È fra le proposte romane più adatte alla fascia sei-tredici anni, proprio per la componente manuale. Sotto i sei anni l'interesse cala e conviene orientarsi su strutture pensate per i piccolissimi.
La Mostra di Leonardo da Vinci è accessibile in sedia a rotelle?
Gli spazi espositivi sono al pianterreno, il che aiuta molto, ma l'edificio è un palazzo del Quattrocento sotto vincolo e presenta soglie e dislivelli. Per una risposta puntuale sul proprio caso conviene telefonare alla mostra prima di partire.
Che cos'è il carro armato di Leonardo esposto a Roma?
È la ricostruzione a grandezza naturale del carro coperto disegnato da Leonardo: circa sei metri di diametro per tre di altezza e due tonnellate di peso, montata al Palazzo della Cancelleria per la prima volta nella capitale. Nel disegno originale gli ingranaggi farebbero girare le ruote in senso opposto, e la discussione fra errore e sabotaggio volontario dura da un secolo.
Il biglietto della mostra comprende la visita al Palazzo della Cancelleria?
Il biglietto dà accesso agli spazi espositivi. Il cortile monumentale e il Salone dei Cento Giorni non sono parte garantita del percorso, perché il palazzo è sede di uffici e tribunali della Santa Sede: conviene informarsi il giorno stesso.
Si entra gratis al Palazzo della Cancelleria la prima domenica del mese?
No. L'iniziativa di gratuità riguarda i musei statali e civici italiani, e questo è un edificio extraterritoriale della Santa Sede che ospita una mostra a gestione privata. Nessuna domenica gratuita.
Si può visitare la basilica di San Lorenzo in Damaso?
Sì, ed è gratuita. L'ingresso è sulla destra della facciata del palazzo, con accesso indipendente dalla mostra. Conserva l'Incoronazione della Vergine di Federico Zuccari, un cenotafio del Bernini e le sepolture di Annibal Caro e Pellegrino Rossi.
Che differenza c'è fra la Mostra di Leonardo da Vinci e il Museo Leonardo da Vinci a piazza del Popolo?
Sono due allestimenti distinti con gestioni diverse. Alla Cancelleria l'accento è sulle grandi macchine interattive dentro una cornice rinascimentale; a piazza del Popolo il taglio è più compatto e didattico. La terza sede romana è la Leonardo da Vinci Experience in via della Conciliazione, orientata alla riproduzione delle opere pittoriche.
Ci sono visite guidate alla Mostra di Leonardo da Vinci?
Sì, si richiedono all'indirizzo di posta dedicato ai gruppi. Esiste inoltre una formula di visita virtuale in diretta streaming, con programmi differenziati per scuola primaria, secondaria di primo grado e superiore.
Perché il Palazzo della Cancelleria non è territorio italiano?
Perché è proprietà esclusiva della Sede Apostolica e i Patti Lateranensi del 1929 gli riconoscono la condizione di extraterritorialità, con le immunità delle ambasciate. La giurisdizione interna spetta al Vaticano, che vi può distaccare la Gendarmeria pontificia.
Chi ha progettato il Palazzo della Cancelleria?
L'attribuzione è discussa da secoli. Il cortile viene assegnato dalla maggioranza degli studiosi a Bramante; sono stati proposti anche Andrea Bregno, Baccio Pontelli e Antonio da Sangallo il Vecchio. Il portale è certo: Domenico Fontana, 1589.
Che cos'è il Salone dei Cento Giorni?
È il salone d'onore al piano nobile, affrescato da Giorgio Vasari in cento giorni per il cardinale Alessandro Farnese, con la celebrazione delle imprese di papa Paolo III. Alla vanteria di Vasari sulla velocità Michelangelo avrebbe replicato con due parole rimaste proverbiali.
Che cosa c'è da vedere intorno alla Mostra di Leonardo da Vinci?
Campo de' Fiori a due minuti con il mercato mattutino e la statua di Giordano Bruno; piazza Navona e i sotterranei dello Stadio di Domiziano a sette minuti; il Museo di Roma a Palazzo Braschi; la Galleria Spada verso il Tevere; il Pantheon a un quarto d'ora; Castel Sant'Angelo a venti minuti per via dei Banchi Nuovi.
Qual è il momento migliore per visitare la Mostra di Leonardo da Vinci?
L'apertura del mattino, alle 9.30, prima delle comitive scolastiche. In alternativa il primo pomeriggio dei giorni feriali. Da evitare i fine settimana di primavera e le giornate di pioggia forte, quando i musei coperti del centro si riempiono.
C'è un guardaroba o un deposito bagagli?
Gli spazi sono quelli di un palazzo storico e i servizi accessori sono ridotti. Chi arriva con valigie o zaini ingombranti faccia una telefonata prima: non tutte le sedi extraterritoriali accettano bagagli di grandi dimensioni.
La Mostra di Leonardo da Vinci vale il prezzo del biglietto?
A nove euro sì, a patto di sapere che cosa si compra: ingegneria ricostruita, non pittura originale. Chi vuole vedere opere autografe di Leonardo non le troverà qui, e nemmeno in nessun'altra sede romana.
Il consiglio finale, davanti a questa facciata: comprate il biglietto per Leonardo e usatelo per entrare nel Quattrocento. Le macchine sono ottime e i bambini le adorano, ma la cosa più grande che vedrete oggi è un muro lungo ottanta metri costruito con le pietre del Teatro di Pompeo, con dentro una basilica del quarto secolo e sopra un salone dipinto in cento giorni. Girate la manovella della sega idraulica, poi uscite, attraversate corso Vittorio Emanuele II e voltatevi. Quella è la vera invenzione di questo isolato.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.