Montecitorio – Camera dei Deputati
In breve. Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, occupa la piazza omonima nel Rione Colonna, a un centinaio di metri da Via del Corso e a due passi da Piazza Colonna.
Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, occupa la piazza omonima nel Rione Colonna, a un centinaio di metri da Via del Corso e a due passi da Piazza Colonna. L'ingresso principale è sulla piazza di Monte Citorio; l'accesso alle tribune dell'Aula, per chi vuole assistere a una seduta, è in Piazza del Parlamento 25. La visita al palazzo è gratuita e avviene con la formula Montecitorio a porte aperte, programmata di norma la prima domenica di ogni mese: la registrazione è obbligatoria e si fa sul portale eventi della Camera, eventi.camera.it. Non esistono biglietti a pagamento, non esiste una biglietteria, non si entra passando di lì per caso. Chi vuole invece seguire una seduta dalle tribune deve presentarsi in Piazza del Parlamento 25 mezz'ora prima dell'inizio dei lavori, compilare il modulo di richiesta e consegnare un documento di identità valido: il biglietto viene rilasciato entro quarantacinque minuti e secondo la disponibilità dei posti. Per gli uomini giacca e cravatta sono obbligatorie, i minori entrano solo accompagnati e sotto i quattordici anni l'accesso è vietato per ragioni di sicurezza. Soprabiti, borse e dispositivi elettronici restano negli armadietti numerati all'ingresso. La metropolitana più vicina è la linea A, fermate Barberini e Spagna, entrambe a una decina di minuti a piedi; le linee di superficie che servono la zona fanno capo a piazza San Silvestro e a largo di Torre Argentina, e da lì si arriva camminando in pochi minuti.
Se state costruendo un itinerario romano che tenga insieme i palazzi del potere e il Campo Marzio antico, la pagina delle attrazioni turistiche di Roma è il punto da cui partire, e il palazzo gemello di Montecitorio, Palazzo Madama sede del Senato, si raggiunge da qui in sette minuti di cammino.

Come si visita Montecitorio: le tre porte di ingresso
Montecitorio non è un museo e non si comporta come un museo. È una sede istituzionale in attività, e il turista ci entra per concessione, non per contratto. Questo cambia tutto: gli orari non sono orari di apertura ma finestre di disponibilità, la prenotazione non è una comodità ma il solo modo di passare il portone, e la sicurezza filtra sul serio. Le vie di accesso sono tre e conviene conoscerle tutte, perché servono a pubblici diversi.
Montecitorio a porte aperte: la prima domenica del mese
È la formula pensata per i cittadini e, di riflesso, per i visitatori. La Camera apre il palazzo di norma la prima domenica di ogni mese, l'ingresso è gratuito e il percorso tocca l'Aula, il Transatlantico e le principali sale di rappresentanza; ad accompagnare i gruppi è il personale della Camera, che illustra gli aspetti storici, artistici e istituzionali dell'edificio. La registrazione avviene online sul portale eventi.camera.it e i posti si esauriscono in fretta, soprattutto nei mesi di primavera e nelle domeniche a ridosso delle festività. Il calendario può saltare: quando i lavori parlamentari o esigenze di sicurezza lo impongono, la domenica viene sospesa. Prima di organizzare il viaggio intorno a questa data, la verifica sul sito ufficiale della Camera è d'obbligo.
Un'avvertenza che vale oro: le aperture di Montecitorio si esauriscono con una velocità che sorprende chi arriva dall'estero e immagina un parlamento accessibile come la Camera dei Comuni. Qui i numeri sono contingentati e il palazzo non ha una capienza turistica. Chi vuole entrare deve mettersi in agenda il momento in cui si aprono le registrazioni, non il giorno della visita.
Assistere a una seduta dalle tribune della Camera dei Deputati
La seconda porta è quella che quasi nessun turista prova, ed è la più interessante. Le tribune dell'Aula sono aperte al pubblico durante le sedute: ci si presenta in Piazza del Parlamento 25 mezz'ora prima dell'inizio dei lavori, si compila il modulo, si consegna il documento e si attende il rilascio del biglietto, che arriva entro quarantacinque minuti se ci sono posti. Il regolamento è quello ottocentesco e non è stato ammorbidito: il pubblico deve stare a capo scoperto e in silenzio, astenendosi da ogni segno di approvazione o disapprovazione. Per gli uomini giacca e cravatta restano obbligatorie. Sotto i quattordici anni non si entra.
Il vantaggio è enorme: dalla tribuna si vede l'Aula viva, con il velario acceso sopra la testa e il fregio di Sartorio che corre a diciannove metri di altezza, e la si vede senza la mediazione di una guida. Lo svantaggio è che la seduta può essere un'ora di votazioni tecniche su un articolo di bilancio. Il consiglio pratico è di controllare il calendario dei lavori sul sito della Camera e scegliere una giornata con una discussione generale o un question time.
Le visite delle scuole a Palazzo Montecitorio
La terza porta riguarda le classi, a partire dalla quinta elementare. La prenotazione si fa tramite l'applicazione online sul sito della Camera, il percorso è prestabilito e tocca i luoghi in cui si svolge concretamente la vita parlamentare, e alla fine viene rilasciato un attestato di partecipazione in formato telematico. È il canale con la maggiore disponibilità di date in assoluto, ed è anche quello che restituisce la visita più didattica, perché il personale è abituato a spiegare il meccanismo istituzionale e non solo gli arazzi.
Mostre ed eventi culturali negli spazi della Camera
Esiste poi un quarto accesso, laterale e sottovalutato: le mostre. La Camera apre gratuitamente i propri spazi espositivi a Palazzo Montecitorio, a Vicolo Valdina e a Palazzo del Seminario per esposizioni d'arte e iniziative storico-istituzionali. Sono occasioni in cui si mette piede in ambienti della Camera fuori dal calendario delle domeniche, e il programma è consultabile sul sito ufficiale. Chi frequenta Roma con regolarità dovrebbe tenere d'occhio quel calendario più che quello delle porte aperte: le mostre sono più frequenti e molto meno affollate.
Dove si trova Montecitorio e come ci si arriva
Il palazzo occupa il fianco settentrionale del Campo Marzio antico, in una zona che a piedi si attraversa in pochi minuti in qualunque direzione. Da il Pantheon servono cinque minuti, da Fontana di Trevi otto, da Piazza Navona dieci, da Piazza di Spagna dodici. La metropolitana linea A, con le fermate Barberini e Spagna, è il mezzo su ferro più vicino, ma nessuna delle due porta davanti al portone: si cammina comunque. I bus di superficie fanno capo a piazza San Silvestro, a due minuti, e a largo di Torre Argentina.
Un dettaglio che i romani danno per scontato e i visitatori no: piazza di Monte Citorio è chiusa al traffico e presidiata. Non si arriva in taxi fino al portone nei giorni di seduta, e le auto vengono fatte fermare a distanza. Se avete un appuntamento e contate i minuti, calcolate il tratto a piedi dall'ultimo punto in cui il taxi può accostare, che a seconda della giornata può essere piazza Colonna o via del Corso.
La piazza di Montecitorio, l'obelisco e la meridiana di Augusto
La piazza davanti alla Camera dei Deputati è uno dei pochi spazi barocchi romani in cui la scenografia funziona ancora come era stata pensata: una quinta concava di palazzo che accoglie chi arriva e un ago di granito rosso che buca il cielo al centro. L'ago non è barocco, ha duemilaseicento anni, e la sua storia vale da sola il viaggio.

L'obelisco di Psammetico II davanti a Montecitorio
Il monolite è di granito rosso e proviene da Eliopoli, in Egitto, dove fu innalzato sotto il faraone Psammetico II, della XXVI dinastia saitica, il cui regno cade fra il 595 e il 589 avanti Cristo. Augusto lo fece portare a Roma nel 10 avanti Cristo, insieme all'obelisco che oggi chiamiamo Flaminio e che si trova in piazza del Popolo. Il fusto misura 21,79 metri; con il basamento e il globo bronzeo che lo corona l'insieme raggiunge 33,97 metri. Crollò in un momento imprecisato fra il IX e l'XI secolo e rimase interrato per secoli sotto le case del rione.
Il recupero è opera di Pio VI, che fra il 1789 e il 1792 affidò il restauro all'architetto Giovanni Antinori. Antinori dovette integrare le parti mancanti e per farlo utilizzò materiale ricavato dalla Colonna di Antonino Pio, un riuso che oggi farebbe gridare allo scandalo e che allora era prassi corrente. Guardate il fusto da vicino, con la luce radente del mattino: le zone di integrazione si distinguono a occhio, il granito antico ha una grana e una patina diverse da quelle dei rappezzi settecenteschi.
La meridiana di Augusto e il segno sul selciato
La ragione per cui Augusto volle quell'obelisco proprio lì è la parte che quasi nessuna guida racconta bene. L'obelisco non era un ornamento: era lo gnomone di un enorme orologio solare tracciato sul pavimento del Campo Marzio, l'Horologium Augusti, il cui scopo dichiarato era verificare sul terreno la riforma del calendario giuliano. L'ombra della punta scorreva su una linea meridiana in bronzo intarsiata nel lastricato e segnava i giorni dell'anno. Secondo gli studi più recenti l'allineamento del sole sulla punta cadeva il 9 ottobre, giorno della festa di Apollo Palatino, il dio protettore di Augusto: un monumento che è insieme strumento scientifico e propaganda dinastica.
Nel 1998 la piazza è stata risistemata e sull'acciottolato è stata tracciata una meridiana in memoria di quella augustea. Non è l'originale e non pretende di esserlo: è un segno commemorativo. L'originale, o quel che ne resta, giace parecchi metri sotto il livello stradale attuale, sotto le cantine degli edifici fra via di Campo Marzio e via del Parlamento. Chi vuole capire davvero il sistema augusteo dovrebbe abbinare questa piazza a una visita all'Ara Pacis e al Mausoleo di Augusto: obelisco, altare e sepolcro appartenevano allo stesso disegno urbanistico, e presi separatamente non si spiegano.
La lotteria del sabato in piazza di Montecitorio
Per due secoli la piazza è stata il luogo dove i romani andavano a giocarsi lo stipendio. Ogni sabato il popolo si accalcava sotto il palazzo per assistere all'estrazione dei numeri del lotto, gridati dal balcone. Stendhal ne ha lasciato una descrizione nelle sue Passeggiate romane, e Giovanni Paolo Panini, il grande vedutista romano vissuto fra il 1691 e il 1765, ne ha fatto un quadro che oggi si trova a Londra. È l'immagine più eloquente di che cosa fosse Montecitorio prima del 1871: un luogo di giustizia, di dazio e di fortuna, dove la folla si radunava per motivi molto più concreti della politica.

Il nome di Montecitorio: due ipotesi e nessuna certezza
Il palazzo sorge su una modesta altura, e sull'origine del nome la filologia non ha mai chiuso la partita. La prima ipotesi lo fa derivare da mons citatorius, il monte della citazione o della convocazione, perché in epoca romana lì si sarebbero svolte le assemblee elettorali dei comizi. La seconda lo fa derivare da mons acceptorius, il monte dell'accoglimento, perché su quel punto venivano scaricati i materiali di risulta della bonifica del vicino Campo Marzio. Entrambe restano ipotesi erudite, nessuna delle due è documentata da una fonte antica che dica esplicitamente da dove venga il toponimo. Chi ve la racconta come un fatto acquisito sta vendendo certezza a buon mercato.
La seconda ipotesi, va detto, ha dalla sua l'evidenza geologica: l'altura è artificiale nella sua parte alta, un accumulo di scarichi antichi e medievali, come tante altre piccole elevazioni del Campo Marzio. La prima ha dalla sua la suggestione politica di un colle della convocazione che duemila anni dopo torna a essere la sede dell'assemblea elettiva. Come spesso accade a Roma, la coincidenza è troppo bella per essere provata.
Palazzo Montecitorio: la storia di un cantiere lungo tre secoli
La vicenda costruttiva di Palazzo Montecitorio è una delle più accidentate di Roma, e spiega perché l'edificio che vedete abbia due anime che non si parlano: una facciata barocca e un corpo posteriore liberty, cucite insieme da un intervento del primo Novecento.
Il progetto di Gian Lorenzo Bernini (1653)
Tutto comincia nel 1653, quando Innocenzo X commissiona a Gian Lorenzo Bernini una residenza per la famiglia Ludovisi, al posto di un gruppo preesistente di casupole. Bernini disegna un edificio che si adatta all'assetto urbanistico esistente invece di imporsi su di esso: la facciata è una poligonale di cinque partiture che segue l'andamento curvo della strada antistante, come un ventaglio appena aperto. Il dettaglio che rivela la mano del maestro sono le bugne d'angolo e i contorni delle finestre del primo piano, lavorati a pietra appena sbozzata, da cui sembrano spuntare foglie e rametti spezzati: l'illusione è quella di un palazzo scavato nella viva roccia dell'altura, come se l'architettura nascesse dal monte. È un gioco barocco raffinatissimo, e su una facciata che a colpo d'occhio sembra austera è la cosa da guardare per prima.
I lavori si arenano quasi subito. Nel 1654 una lite di natura diplomatica fra Innocenzo X e il principe Niccolò Ludovisi, che aveva sposato la nipote del papa Costanza Pamphilj, rallenta bruscamente il cantiere. Alla morte del Ludovisi, nel 1664, i lavori si interrompono del tutto. Il palazzo resta un troncone per una ventina d'anni, un cantiere abbandonato nel centro di Roma.
Dell'idea originaria di Bernini non resta un disegno autografo completo. L'unica testimonianza del progetto berniniano è un dipinto attribuito a Mattia de' Rossi, l'allievo prediletto del maestro, oggi nella collezione Doria-Pamphilj; una versione di quel progetto è esposta nello studio del Presidente della Camera, all'interno del palazzo. Se passate dalla Galleria Doria Pamphilj, tenete a mente il legame: le due collezioni raccontano la stessa famiglia e la stessa stagione.
Carlo Fontana, Innocenzo XII e la Curia innocenziana
Il cantiere riparte una ventina d'anni dopo per iniziativa dell'architetto Carlo Fontana, che convince Innocenzo XII, il papa passato alla storia per la sua battaglia contro il nepotismo, a destinare l'edificio a due funzioni pubbliche molto redditizie: la Curia Pontificia, cioè il massimo organismo dell'amministrazione della giustizia, e il dazio. I proventi sarebbero andati a beneficio dell'Ospizio Apostolico dei poveri invalidi, il San Michele. Di quella destinazione resta traccia in un bassorilievo con l'effigie del Salvatore e l'intestazione Hospitii apostolici pauperum invalidorum, oggi spostato sull'angolo destro della facciata e originariamente collocato nel cortile.
Fontana conserva la facciata convessa di Bernini, ma la completa a modo suo: aggiunge il campanile a vela che ancora oggi svetta sopra il corpo centrale e modifica il progetto dell'ingresso, affiancando al portone principale due porte laterali. La Curia innocenziana viene inaugurata nel 1696, e per l'occasione viene data acqua alla grande fontana collocata in fondo al cortile semicircolare. Da quel momento il palazzo assume un ruolo di primo piano nella vita giudiziaria e amministrativa dello Stato pontificio: oltre ai tribunali, ospita il Governatorato di Roma e la direzione di polizia.
La campana maggiore del campanile a vela dava il segnale di inizio delle udienze, e la sua precisione nel battere le ore divenne proverbiale fra i romani: si regolavano gli orologi su Montecitorio. Oggi quella campana suona in occasioni rarissime e solenni, legate al giuramento e all'elezione del Presidente della Repubblica. Sentirla è un evento che capita a chi vive a Roma poche volte nella vita.
Da palazzo pontificio a sede della Camera dei Deputati
Con il Risorgimento e il trasferimento della capitale a Roma, Palazzo Montecitorio viene espropriato dal Regno d'Italia e destinato a ospitare la Camera dei deputati. La scelta non era scontata: furono valutati e scartati Palazzo Venezia e il Campidoglio. Vinse Montecitorio per ragioni pratiche, per la disponibilità immediata degli spazi e per il cortile che poteva essere coperto in fretta.
L'aula di Paolo Comotto e il disastro acustico (1871)
Il compito di costruire l'aula dell'assemblea fu affidato a un ingegnere dei lavori pubblici poco noto, Paolo Comotto. Nel cortile venne eretta una sala semicircolare a gradinate, su un'intelaiatura di ferro interamente rivestita di legno, inaugurata il 27 novembre 1871. Da quel giorno Montecitorio è la sede della Camera.
L'aula si rivelò un fallimento su tutta la linea: l'acustica era pessima, d'inverno vi si gelava e d'estate diventava un forno. Le infiltrazioni d'acqua, copiose e continue, portarono infine a dichiararla pericolante e a chiuderla nel 1900. Per un ventennio il Parlamento del Regno d'Italia ha legiferato in una baracca di legno e ferro montata in un cortile barocco. È un dettaglio che i libri di scuola omettono e che dice molto sulle risorse e sulle priorità dell'Italia post-unitaria.
L'aula provvisoria di via della Missione
Fallito il tentativo di costruire un palazzo del Parlamento del tutto nuovo in via Nazionale, la Camera si trasferì in un'aula provvisoria realizzata in via della Missione, a poche decine di metri da qui. Ci restò diciotto anni. La sede definitiva nel Palazzo Montecitorio ampliato fu inaugurata solo nel 1918.
Ernesto Basile e l'ampliamento del 1918
Nel 1902 il ministro dei Lavori Pubblici Balenzano affidò all'architetto palermitano Ernesto Basile la sistemazione definitiva e l'ampliamento del Palazzo del Parlamento; il progetto fu approvato nel 1904 e prevedeva una nuova Aula e un nuovo edificio alle spalle del vecchio palazzo. Basile era uno dei protagonisti assoluti del liberty italiano, l'uomo del Grand Hotel Villa Igiea e del Teatro Massimo di Palermo, e a Montecitorio ebbe mano libera come pochi architetti nella storia d'Italia.
La sua scelta fu radicale: conservò soltanto la parte frontale del palazzo berniniano, ridusse il cortile, demolì le ali e tutta la parte posteriore, e sulla nuova piazza del Parlamento innalzò un corpo di fabbrica quadrato in travertino e mattoni rossi, con quattro torrioni angolari di sapore medievaleggiante. È il retro che quasi nessun turista guarda e che invece merita il giro dell'isolato: la facciata posteriore di Montecitorio è uno dei pezzi di architettura liberty più importanti di Roma, e non somiglia a nient'altro in città. Con Basile lavorarono, fra gli altri, gli scultori Leonardo Bistolfi e Domenico Trentacoste, autori dei gruppi marmorei di quella facciata.
La cucitura fra Bernini e Basile è la chiave di lettura dell'intero edificio. Chi entra dalla piazza vede il Seicento; chi esce sulla piazza del Parlamento vede il Novecento. In mezzo, il cortile d'onore, ridotto e regolarizzato, con la pavimentazione in sampietrini e una fontana centrale che è copia di quella di Villa Medici.
L'Aula della Camera dei Deputati: velario, fregio e bronzo
L'Aula è il capolavoro di Basile e uno degli interni liberty più imponenti d'Europa. L'emiciclo si alza per 26,21 metri dal pavimento al velario. La superficie è di circa 780 metri quadrati, che diventano 1.090 contando le tribune. I banchi degradano verso quello della Presidenza e sono organizzati in dieci settori.

Il velario di Giovanni Beltrami
Sopra la testa dei deputati si apre un lucernario a ventaglio in vetro, realizzato nel 1911 dalla ditta Beltrami di Milano. Copre ottocento metri quadrati di vetro cotto sorretto da una griglia metallica ed è cinto da una fascia perimetrale in rovere di Slavonia intarsiato. La decorazione è art nouveau piena, con motivi floreali che si irradiano dal centro. Serviva a garantire la massima illuminazione naturale possibile in un ambiente enorme e altissimo, in un'epoca in cui la luce elettrica non era ancora affidabile. Guardato dal basso in una giornata di sole è uno spettacolo che vale l'intera visita a Montecitorio.
Il fregio di Giulio Aristide Sartorio
Sotto il velario corre in circolo, a diciannove metri di altezza, il fregio pittorico di Giulio Aristide Sartorio, dedicato alla storia e alla civiltà del popolo italiano. È il ciclo pittorico più esteso realizzato in Italia nel Novecento: circa 105 metri di sviluppo complessivo, un'altezza intorno ai 3,70 metri, cinquanta pannelli, circa 280 figure. La tecnica è una tempera cerosa, un encausto a freddo con terre, ossidi di ferro e solfuri di cadmio stesi con spessori che vanno da pochi millimetri a interi centimetri, così da dare alle figure un rilievo quasi scultoreo quando le si guarda da sotto.
La cronologia dell'impresa è documentata con precisione. Nel 1908 Sartorio è a Londra a studiare i fregi antichi e Mantegna; ad agosto completa il bozzetto, che la Commissione parlamentare approva a novembre. Il contratto viene stipulato nel 1909 e i lavori cominciano a giugno. Il fregio è completato nell'ottobre del 1911, dopo trentun mesi di esecuzione, e viene ritoccato e installato fra il 1911 e il 1912. La sezione rettilinea porta una visione epica della storia italiana, quella curva un registro più lirico dedicato alla civiltà; al centro campeggia la Giovane Italia sulla quadriga trionfale. Un restauro documentato è stato avviato nell'agosto del 2006.
C'è un particolare che circola da decenni e che va maneggiato con cautela: si racconta che Sartorio, incalzato dai tempi, si sia servito di proiezioni e che abbia disegnato alcuni volti sulla base di diapositive che ritraevano malati di mente del Policlinico. È una tradizione tramandata dalla letteratura sul fregio, non un dato di archivio verificato. Raccontatela per quello che è, un aneddoto, e non per un fatto documentato. Quel che è certo è la fretta: trentun mesi per 105 metri di pittura a encausto sono un ritmo disumano.
Il pannello bronzeo di Davide Calandra
Alle spalle dello scranno del Presidente della Camera si trova un grande pannello in bronzo del torinese Davide Calandra, realizzato nel 1913 e fuso a Pistoia, intitolato alla glorificazione della dinastia sabauda e all'unità d'Italia. È il pezzo più politicamente datato dell'Aula, e proprio per questo il più interessante: un'assemblea repubblicana continua a votare le proprie leggi sotto un monumento alla monarchia, e nessuno ha mai pensato seriamente di rimuoverlo. Poche cose raccontano meglio il rapporto italiano con la propria storia.
I banchi, il governo, le tribune
Le due file di banchi collocate sotto quello della Presidenza sono riservate ai membri del Governo: nella prima siedono il Presidente del Consiglio e i Ministri, nella seconda di norma i Sottosegretari. Le tribune girano lungo l'intero perimetro. Sopra il banco presidenziale se ne aprono tre d'onore: quella centrale per il Presidente della Repubblica, quella di destra per il corpo diplomatico, quella di sinistra per gli ex parlamentari. Le altre sono riservate al pubblico, alla stampa e agli ospiti. Se entrate come pubblico, sappiate che la vostra posizione vi darà una visuale ottima sul velario e sul fregio e una visuale laterale sull'emiciclo.
Il Transatlantico di Montecitorio, il corridoio dove si fa la politica
Fra l'Aula e il cortile d'onore, al primo piano, si allunga un salone rettangolare in stile liberty che è il luogo più famoso della politica italiana dopo l'Aula stessa. Lo chiamano Transatlantico, e chi ci lavora lo chiama anche corridoio dei passi perduti.

Il nome viene dagli arredi e dal soffitto ligneo, realizzati dalla ditta Ducrot di Palermo, e dall'illuminazione liberty, che insieme richiamano gli interni delle grandi navi transoceaniche del primo Novecento. Basile disegnò personalmente ogni elemento: i divanetti e le poltrone in rosso bulgaro, le fioriere, i tavolini, le plafoniere in ferro battuto. Il pavimento è un tappeto di marmi policromi, con porfido rosso, cipollino greco e giallo di Siena.
La funzione reale del Transatlantico è quella di una piazza coperta. Miriam Mafai lo ha descritto con esattezza chirurgica: gli uomini si trattengono volentieri a Montecitorio, anche oltre l'orario di lavoro, perché ci si trovano bene come in un club, perché non hanno altro da fare e il Transatlantico diventa il loro punto di incontro dove fumano, si scambiano informazioni ed esperienze che servono a stabilire solidarietà di gruppo più o meno strette, fino a vere e proprie cordate che poi verranno messe alla prova e giocate ai tavoli della contrattazione; e aggiungeva che non si tratta soltanto di affinità politiche, perché in quello scambio di esperienze e nella costituzione di quelle cordate c'è una grande trasversalità.
A nostro giudizio il Transatlantico da vuoto delude sempre. È bello, è ricco, ma è un corridoio. Il suo valore è antropologico e si coglie solo sapendo che cosa vi accade nei giorni di seduta. Raccontatelo prima di entrarci, non dopo.
Il primo piano di Palazzo Montecitorio, ambiente per ambiente
Il primo piano è il piano operativo della Camera. Vi si trovano, oltre al Transatlantico, l'ingresso all'Aula legislativa, che occupa in altezza tutti e tre i piani, e una serie di ambienti di servizio che il percorso di visita attraversa o costeggia.
La Sala verde e le sale stampa
La Sala verde è destinata alla lettura dei giornali e della stampa periodica, e prende il nome dal colore che unifica tappezzerie e sedute. Accanto si aprono diverse sale stampa, il regno dei cronisti parlamentari, una categoria professionale che a Montecitorio ha sviluppato un gergo e una liturgia tutti suoi.
La Sala dei ministri
Ambiente riservato alle riunioni fra Ministri e Sottosegretari di Stato quando si trovano alla Camera dei Deputati. È una sala di lavoro, non di rappresentanza, ed è uno dei luoghi in cui la trattativa politica prende forma prima di arrivare in Aula.
Il Casellario e il corridoio della posta
Il Casellario è la struttura in cui viene smistata la corrispondenza dei deputati, lungo il corridoio che ospita anche l'ufficio postale interno. Una parete di caselle nominative, una per parlamentare: è l'oggetto più banale del palazzo e uno dei più fotogenici, perché rende visibile in un colpo d'occhio l'idea stessa di rappresentanza.
Il Cortile d'onore
Ridotto e regolarizzato da Basile rispetto all'impianto barocco, è pavimentato in sampietrini e ha al centro una fontana che è copia di quella di Villa Medici. È il punto in cui, guardando in alto, si vedono contemporaneamente il campanile a vela di Carlo Fontana e le strutture novecentesche: la cucitura fra i due palazzi si legge tutta da qui.
L'Archivio legislativo e la Giunta delle elezioni
Al primo piano si trovano anche l'Archivio legislativo, che conserva la memoria documentaria dell'attività della Camera, e la sede della Giunta delle elezioni, l'organo che verifica i titoli di ammissione dei deputati e decide sulle contestazioni elettorali. Non sono ambienti spettacolari, ma capire che cosa vi si fa cambia il modo in cui si guarda il resto.
Le sale di rappresentanza al secondo piano di Montecitorio
Al secondo piano si trovano le sale di rappresentanza più importanti della Camera dei Deputati, insieme agli uffici del Presidente, dei componenti dell'Ufficio di presidenza e del Segretario generale. Ci si arriva da uno scalone monumentale.
Il Corridoio dei busti
Lo scalone sbocca nel cosiddetto corridoio dei busti, lungo il quale sono esposti una trentina di busti in bronzo e in marmo di deputati illustri e di presidenti della Camera. È un percorso che vale la pena fare lentamente, leggendo i nomi: c'è dentro tutta la storia parlamentare italiana, dalle figure risorgimentali ai protagonisti del Novecento.
La Sala della Lupa
È l'ambiente più ampio dell'ala berniniana, un grande salone rettangolare pavimentato con marmi policromi. Il nome deriva da una copia in bronzo della Lupa capitolina, posta proprio di fronte all'entrata e donata alla Camera alla fine degli anni Venti del Novecento; l'originale è ai Musei Capitolini, sul colle capitolino. Il soffitto è occupato dall'Allegoria di Roma, dipinta da Ignazio Perricci nel 1884, che celebra Roma capitale e raffigura episodi risorgimentali, fra cui l'incontro di Teano fra Vittorio Emanuele II e Garibaldi. Alle pareti, arazzi fiorentini del Seicento e fiamminghi del Cinquecento con scene bibliche e storiche.
La Sala della Lupa è il luogo dove il Novecento italiano ha svoltato due volte. Il 27 giugno 1924 vi si riunirono centoventitré deputati dell'opposizione che decisero di abbandonare i lavori parlamentari finché non fosse fatta luce sulla scomparsa di Giacomo Matteotti: è la secessione dell'Aventino, e Filippo Turati vi commemorò il collega assassinato. Il 10 giugno 1946, nella stessa sala, la Corte di cassazione proclamò i risultati del referendum del 2 giugno sulla forma istituzionale dello Stato. Fra le due date corrono ventidue anni, una dittatura e una guerra mondiale, e la stanza è la stessa.
La Biblioteca e lo studio del Presidente
Proseguendo lungo il corridoio dei busti, superata la Sala della Lupa, si trova la Biblioteca del Presidente: una sala di rappresentanza con un grande tavolo al centro, dove si riuniscono l'Ufficio di presidenza, il Collegio dei Questori e la Conferenza dei presidenti di Gruppo, e dove vengono ricevute delegazioni poco numerose. Adiacente, nello stesso settore berniniano, è lo studio del Presidente della Camera, preceduto da un salottino per gli incontri brevi. Nello studio è esposto il dipinto con il progetto berniniano del Palazzo di Montecitorio attribuito a Mattia de' Rossi: il Presidente lavora avendo davanti l'immagine di come il palazzo avrebbe dovuto essere.
La Sala Aldo Moro
Sul lato destro della Sala della Lupa si apre la sala un tempo soprannominata Sala gialla per il colore della tappezzeria. Il 13 maggio 2008, alla presenza del Presidente della Camera Gianfranco Fini e nel trentesimo anniversario della morte di Aldo Moro, la sala è stata intitolata allo statista. L'arredo comprende un tavolo ligneo dorato ottocentesco proveniente dalla Villa Reale di Monza e un camino in stile Napoleone III sormontato da un grande specchio; i mobili in stile rococò provengono dalla Reggia di Caserta. Dopo il restauro del 2021 la sala accoglie a rotazione dipinti della collezione della Camera, fra cui le Nozze di Cana di Paolo e Benedetto Caliari.
La Sala del Cavaliere
Attigua alla Sala Aldo Moro, è la sala in cui il Presidente della Camera riceve capi di Stato e delegazioni parlamentari straniere. Le pareti sono interamente rivestite di damasco di seta, la volta è a specchio di gusto neoclassico, gli arredi sono mobili dorati a foglia d'oro di gusto rococò. Il nome viene da un grande dipinto di scuola modenese del Settecento che ritrae il giovane marchese Bonifacio Rangoni a cavallo. Completano l'insieme alcuni ritratti femminili e paesaggi fluviali e campestri di Crescenzio Onofri.
La Sala della Regina
È la più ampia e la più austera fra le sale di rappresentanza: 26 metri di lunghezza per 11 di larghezza, con soffitti alti 7,5 metri. Si trova sopra il Transatlantico ed è attigua agli ingressi di alcune tribune dell'Aula. Il nome viene da una consuetudine di epoca monarchica: qui la sovrana attendeva prima del discorso della Corona, con cui il re inaugurava le sessioni parlamentari, e vi assisteva poi dalla tribuna reale adiacente.
La sala è interamente disegnata da Basile. Un lambris in marmo rosso e botticino corre lungo tutto il perimetro, il pavimento è a losanghe in giallo di Siena, il soffitto è un cassettonato in rovere di Slavonia molto scuro da cui pendono tre grandi lampadari in ferro battuto con linee floreali. Alle pareti, otto arazzi fiorentini del Seicento con scene bibliche e storiche: tre pezzi del ciclo della vita di Mosè su disegni di Agostino Melissi, le storie di Tobia e le scene di Alessandro Magno. Sono gli unici elementi estranei al disegno decorativo di Basile, e ravvivano con i loro colori una sala altrimenti severissima.
La Sala delle donne
Inaugurata nel 2016 su iniziativa della Presidente della Camera Laura Boldrini, raccoglie i ritratti delle donne che hanno aperto la strada nelle istituzioni repubblicane: le ventuno deputate elette all'Assemblea costituente, le prime sindache elette fra la primavera e l'autunno del 1946, la prima donna Ministro, Tina Anselmi, la prima Presidente della Camera, Nilde Iotti, la prima Presidente di Giunta regionale, Anna Nenna D'Antonio.
Su una parete della sala sono collocati degli specchi. Il gesto è deliberato: segnalano le cariche che nessuna donna aveva ancora ricoperto quando la sala fu allestita, e restituiscono a chi guarda la propria immagine riflessa. È l'unico allestimento del palazzo che non celebra il passato ma indica un vuoto, e per questo funziona meglio di qualunque targa.
La Sala del Mappamondo
Prende il nome da un cimelio conservato sopra la porta d'ingresso: un grande globo a sfere, rotante su tre piedi, realizzato in Germania nella seconda metà dell'Ottocento. La sala era in origine la sala di lettura della Biblioteca e conserva ancora le scaffalature metalliche lungo le pareti. Oggi è attrezzata con dotazioni multimediali ed è destinata soprattutto ai lavori delle Commissioni parlamentari riunite congiuntamente, oltre che a eventi. Vi è esposto il dipinto con Enrico IV di Spagna alla battaglia di Ivry di Domenico Frilli Croci.
La Galleria dei Presidenti
Anch'essa progettata da Ernesto Basile, raccoglie effigie e ritratti della storia parlamentare italiana, compresi gli eletti delle esperienze parlamentari degli Stati preunitari. La collezione si apre con la stampa del volto di Matteo Galdi, primo presidente del Parlamento delle Due Sicilie nel 1820 e nel 1821, collocata nel 2020 per il bicentenario della prima seduta del primo Parlamento preunitario, e prosegue con i ritratti dei Presidenti della Camera dei deputati. Lungo il Corridoio dei Presidenti si trovano inoltre i ritratti dei Presidenti della Camera in marmo di Carrara.
Le collezioni d'arte della Camera dei Deputati
A Palazzo Montecitorio si conservano più di mille fra dipinti e sculture databili fra il Cinquecento e il Novecento, alcune migliaia di incisioni e stampe di varie epoche, un nucleo consistente di reperti archeologici e una quantità notevole di beni artistici minori: orologi, mobili d'epoca, arazzi, busti. È una delle raccolte pubbliche meno visitate d'Italia, semplicemente perché il contenitore non è aperto come un museo.
Una parte importante di queste opere appartiene alle varie Soprintendenze e si trova in deposito temporaneo presso la Camera dei deputati. La parte restante del patrimonio, costituita soprattutto da arte moderna e contemporanea, è stata acquisita direttamente in proprietà dalla Camera a partire dagli anni Trenta. Una quota minore proviene da donazioni degli artisti stessi o dei loro eredi.
Le opere restituite alle Soprintendenze
Nel corso della XIII legislatura la Camera decise di restituire alle Soprintendenze proprietarie un buon numero di opere collocate temporaneamente a Montecitorio, per favorire la ricostituzione del patrimonio museale di quelle istituzioni. Fra le restituzioni più significative figurano La via del Calvario di Mattia Preti, Ulisse e Nausicaa di Michele Desubleo, Le quattro stagioni di Guido Reni, Fiori e cacciagione di Giuseppe Recco e la Venere dormiente di Luca Giordano. È una decisione che va apprezzata: quei dipinti in una sala di rappresentanza li vedevano trenta persone all'anno, in un museo li vedono trentamila.
Le opere che restano nel palazzo
Il palazzo conserva comunque dipinti di grande valore, raccolti in buona parte per arredare gli ambienti dopo i lavori di ampliamento del 1918. Fra questi va citata l'Adorazione dei pastori di Pacecco De Rosa, del 1630. Nell'Aula dei Gruppi Parlamentari, costruita negli anni Sessanta e restaurata a partire dal 2008, si trovano invece due opere del Novecento e oltre: l'installazione Orme di leggi di Maria Lai, vincitrice del premio bandito dalla Camera per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, e il murale Macchina per produrre calze del futurista Gino Severini.
Le Commissioni permanenti e i loro ambienti
Le quattordici Commissioni permanenti lavorano soprattutto al quarto piano di Palazzo Montecitorio, e ciascuna dispone di un'aula attrezzata. La Commissione Finanze occupa l'aula lungo il corridoio nord, riconoscibile per le colonne in marmo di Siena; le Commissioni Attività produttive e Ambiente si trovano lungo la Galleria Fontana. È il piano dove si scrive materialmente gran parte delle leggi, molto prima che arrivino in Aula.
Una curiosità su Montecitorio – Camera dei Deputati
La curiosità vera di Montecitorio non è nel palazzo: è sotto il palazzo, e riguarda un orologio grande come un quartiere. Quando Augusto fece arrivare da Eliopoli l'obelisco di Psammetico II, nel 10 avanti Cristo, non stava arredando una piazza. Stava installando lo gnomone di un gigantesco strumento astronomico, l'Horologium Augusti, tracciato sul lastricato del Campo Marzio con una linea meridiana in bronzo. L'ombra della punta dell'obelisco scorreva su quella linea e segnava il passare dei giorni dell'anno, permettendo di controllare sul terreno la tenuta della riforma del calendario giuliano. Un imperatore che costruisce un orologio urbano per dimostrare che il proprio calendario funziona è una dichiarazione politica travestita da scienza.
La parte che quasi nessuno racconta è l'allineamento. Secondo gli studi più recenti, il sole si allineava sulla punta dell'obelisco il 9 ottobre, giorno della festa di Apollo Palatino: il dio a cui Augusto legava la propria fortuna personale e la propria vittoria ad Azio. Il monumento, in altre parole, era tarato su una data religiosa che parlava di lui. E l'insieme non finiva lì: l'Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto facevano parte dello stesso disegno urbanistico, tre pezzi di uno stesso discorso sul tempo, sulla pace e sulla dinastia.
Dell'orologio originale in superficie non resta nulla di visibile. Quel che si vede oggi sulla piazza è la meridiana tracciata sull'acciottolato nel 1998, un segno commemorativo che ricorda l'impianto augusteo. I resti antichi giacciono parecchi metri più in basso, sotto le cantine degli edifici del rione, in un livello che l'archeologia urbana raggiunge solo a sondaggi. Quando vi trovate in piazza di Monte Citorio, alzate lo sguardo sull'obelisco e poi abbassatelo sul selciato: state guardando la superficie di un orologio sepolto.
Una cosa che non ti dice nessuno su Montecitorio – Camera dei Deputati
Per quasi trent'anni, dal 1871 al 1900, il Parlamento del Regno d'Italia ha legiferato dentro una baracca. Non è una figura retorica. L'aula costruita da Paolo Comotto e inaugurata il 27 novembre 1871 era una struttura semicircolare a gradinate montata dentro il cortile del palazzo barocco, con un'intelaiatura di ferro interamente rivestita di legno. Una soluzione provvisoria, tirata su in fretta perché la capitale era appena arrivata a Roma e la Camera doveva riunirsi da qualche parte.
Il risultato fu pessimo sotto ogni profilo. L'acustica era così cattiva che i deputati delle ultime file non sentivano gli interventi. D'inverno il freddo era insopportabile, d'estate il calore rendeva le sedute una tortura. Poi arrivarono le infiltrazioni d'acqua, copiose e continue, che nel 1900 costrinsero a dichiarare la struttura pericolante e a chiuderla. La Camera traslocò in un'aula provvisoria in via della Missione e vi rimase fino al 1918.
Fate il conto: dal 1871 al 1918, quarantasette anni, l'assemblea elettiva italiana non ha avuto una sede degna. Ha lavorato prima in un capannone di legno e poi in un ripiego a poche decine di metri da qui. La sede definitiva è arrivata a guerra mondiale quasi finita, con l'ampliamento di Ernesto Basile. Quando entrate nell'Aula di Montecitorio e la trovate solenne, tenete presente che è la terza aula in cinquant'anni e che le prime due erano un imbarazzo nazionale. È anche il motivo per cui Basile ebbe mano così libera: dopo mezzo secolo di provvisorio, l'Italia voleva un'aula che si vedesse.
Il consiglio che ti do per visitare Montecitorio – Camera dei Deputati
Il consiglio è secco: non puntate sulle porte aperte della prima domenica come se fossero un ingresso qualunque. Puntateci come si punta a un concerto che va sold out. Le registrazioni su eventi.camera.it si esauriscono rapidamente e il calendario può essere sospeso quando i lavori parlamentari o la sicurezza lo richiedono. Chi organizza un viaggio a Roma di tre giorni sperando di infilarci Montecitorio all'ultimo momento resta fuori nove volte su dieci.
La strategia che funziona è a due gambe. Prima gamba: registrarsi appena si aprono le iscrizioni per la domenica che vi interessa, mettendo in agenda il momento dell'apertura e non quello della visita. Seconda gamba: tenere d'occhio il calendario delle mostre e delle iniziative culturali della Camera, che apre gratuitamente gli spazi espositivi di Palazzo Montecitorio, di Vicolo Valdina e di Palazzo del Seminario. Sono occasioni più frequenti, molto meno contese, e permettono di entrare in ambienti della Camera fuori dal circuito domenicale.
Terza opzione, la migliore e la meno battuta: la tribuna durante una seduta. Ci si presenta in Piazza del Parlamento 25 mezz'ora prima dell'inizio dei lavori con un documento valido, si compila il modulo e si aspetta il biglietto, che arriva entro quarantacinque minuti secondo disponibilità. Uomini in giacca e cravatta, obbligatorio; sotto i quattordici anni non si entra; borse, soprabiti e dispositivi elettronici restano negli armadietti. Consultate prima il calendario dei lavori sul sito della Camera e scegliete una giornata con un dibattito generale o un question time: vedere l'Aula piena e sentirla discutere vale dieci volte una visita a sale vuote. E vestitevi bene comunque, anche le donne: il personale è cortese ma il decoro qui è un requisito, non un suggerimento.
Un'ultima cosa sui tempi: calcolate un'ora e mezza per la visita del palazzo e almeno mezz'ora di code e controlli prima. Non prendete appuntamenti stretti subito dopo. E lasciate a casa lo zaino grande: farete prima ai controlli e non dovrete litigare con l'armadietto.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Bernini abbia progettato Montecitorio lo sanno tutti. Quello che quasi nessuno nota, stando davanti alla facciata, è che di Bernini è rimasta soltanto la buccia. Ernesto Basile, fra il 1904 e il 1918, conservò la sola parte frontale del palazzo seicentesco: ridusse il cortile, demolì le ali laterali e tutta la parte posteriore, e dietro alzò un edificio quadrato in travertino e mattoni rossi con quattro torrioni angolari di gusto medievaleggiante. Il palazzo che vedete dalla piazza è una facciata barocca incollata su un corpo liberty.
La conseguenza pratica è che Montecitorio va guardato due volte, da due lati opposti. Dalla piazza di Monte Citorio si legge il Seicento: la poligonale a cinque partiture che segue la curva della strada, le bugne d'angolo lavorate a pietra sbozzata con foglie e rametti spezzati, l'illusione di un edificio scavato nella roccia, il campanile a vela aggiunto da Carlo Fontana, le due porte laterali che Fontana affiancò all'ingresso principale. Da piazza del Parlamento si legge il Novecento: il volume compatto, i mattoni rossi, i torrioni, i gruppi marmorei di Leonardo Bistolfi e Domenico Trentacoste.
Il giro dell'isolato costa cinque minuti e non lo fa quasi nessuno. È l'errore più comune dei visitatori di Montecitorio: si fotografa la facciata con l'obelisco e si va via, portandosi a casa metà edificio. La facciata posteriore di Basile è uno dei pezzi di architettura liberty più rilevanti di Roma, e il fatto che sia il retro di un palazzo istituzionale l'ha resa quasi invisibile. Fatelo, quel giro. E fatelo di pomeriggio, quando il sole batte sui mattoni rossi e il travertino cambia colore.
La foto giusta da fare a Montecitorio – Camera dei Deputati
La foto che tutti fanno è l'obelisco con la facciata dietro, scattata dal centro della piazza in pieno giorno. Viene sempre uguale e viene sempre piatta, perché a mezzogiorno la facciata è in ombra e il granito rosso dell'obelisco si spegne.
La foto giusta si fa la mattina presto, poco dopo l'alba, mettendosi sul lato di via degli Uffici del Vicario e inquadrando la piazza in diagonale. A quell'ora la luce radente prende di taglio le bugne d'angolo di Bernini e le finestre del primo piano: la pietra sbozzata proietta ombre corte e nette, e finalmente si vede l'effetto che il maestro cercava, quello di un palazzo scavato nella roccia viva. La stessa luce accende il granito dell'obelisco, che diventa davvero rosso invece che grigio. Se avete un obiettivo lungo, isolate il globo bronzeo in cima contro il cielo: 33,97 metri di monumento riassunti in un dettaglio.
La seconda foto, quella che vi distinguerà da tutti gli altri, si fa dall'altra parte del palazzo. Piazza del Parlamento, tardo pomeriggio, sole basso sui mattoni rossi e sul travertino delle quattro torri di Basile. È un'immagine che nessuno associa a Montecitorio e che spiazza chi la guarda, perché sembra un'altra città. Provate a inquadrare due torri in verticale, tagliando fuori il cielo: le proporzioni liberty vengono fuori benissimo.
Dentro il palazzo le regole sulle riprese le detta il personale e vanno chieste sul momento; nelle tribune dell'Aula i dispositivi elettronici restano negli armadietti, quindi l'Aula in seduta non si fotografa. Se entrate con le porte aperte e vi è consentito scattare, la ripresa che paga è una sola: sotto il velario di Beltrami, obiettivo verso l'alto, inquadrando insieme il vetro e la fascia superiore del fregio di Sartorio. Ottocento metri quadrati di vetro liberty e centocinque metri di pittura a encausto nella stessa immagine.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il 27 novembre 1871 la Camera dei deputati del Regno d'Italia si riunisce per la prima volta a Palazzo Montecitorio, nell'aula appena costruita da Paolo Comotto dentro il cortile. Roma è capitale da poco più di un anno e il Parlamento arriva da Torino e da Firenze: quella seduta è il momento in cui lo Stato unitario prende possesso della città.
Il 30 maggio 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti prende la parola in Aula e denuncia le violenze, le illegalità e gli abusi commessi dai fascisti durante le elezioni del 6 aprile. È il discorso più celebre mai pronunciato in questa Aula. Il 10 giugno Matteotti viene rapito e ucciso mentre si dirige verso Palazzo Montecitorio; il cadavere sarà ritrovato il 16 agosto nel bosco della Quartarella.
Il 27 giugno 1924, nella Sala della Lupa, centoventitré deputati dell'opposizione decidono di abbandonare i lavori parlamentari finché non sarà fatta luce sulla scomparsa di Matteotti. Filippo Turati commemora il collega. È la secessione dell'Aventino, un gesto morale altissimo e politicamente disastroso: i deputati contavano sull'intervento del re, e Vittorio Emanuele III non mosse un dito. I comunisti uscirono dalla protesta già nel novembre 1924. Il 9 novembre 1926 la Camera deliberò la decadenza dei centoventitré aventiniani; molti finirono in carcere, al confino o in esilio.
Il 10 giugno 1946, ancora nella Sala della Lupa, la Corte di cassazione proclama i risultati del referendum del 2 giugno sulla forma istituzionale dello Stato. L'Italia diventa una Repubblica in quella stanza. Il 25 giugno 1946, alle sedici, si riunisce per la prima volta a Montecitorio l'Assemblea Costituente: cinquecentocinquantasei membri eletti, fra cui ventuno donne. La presiede Giuseppe Saragat fino al 6 febbraio 1947, poi Umberto Terracini dall'8 febbraio 1947. Il 22 dicembre 1947 l'Assemblea approva la Costituzione della Repubblica italiana, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 dicembre. I lavori si chiudono il 31 gennaio 1948.
Vale la pena fermarsi su un dettaglio che salta agli occhi solo mettendo in fila le date: la Sala della Lupa ospita nel 1924 la protesta che segna la fine del parlamentarismo liberale e nel 1946 la proclamazione che apre la Repubblica. Ventidue anni, la stessa stanza, la stessa lupa di bronzo davanti alla porta. Nessuna targa lo dice con chiarezza, ma è la coincidenza più densa di significato dell'intero palazzo.
Altre due date meritano un posto. Il 1918 vede l'inaugurazione della nuova Aula di Ernesto Basile, dopo quarantasette anni di sedi provvisorie. Il 2016 porta l'inaugurazione della Sala delle donne, voluta dalla Presidente Laura Boldrini: non un evento drammatico, ma il primo allestimento del palazzo che dichiara apertamente un'assenza invece di celebrare una presenza.
Chi è passato da Montecitorio – Camera dei Deputati
Il primo nome è quello di Gian Lorenzo Bernini, che nel 1653 riceve da Innocenzo X l'incarico di costruire qui la residenza dei principi Ludovisi e disegna la facciata che ancora oggi definisce la piazza. Con lui il suo allievo prediletto Mattia de' Rossi, a cui si attribuisce il dipinto che è la sola testimonianza superstite del progetto berniniano, conservato nella collezione Doria-Pamphilj e presente in una versione nello studio del Presidente della Camera.
Poi Carlo Fontana, che riprende il cantiere abbandonato una ventina d'anni dopo la morte di Niccolò Ludovisi e convince Innocenzo XII a insediarvi la Curia Pontificia e il dazio, inaugurando la Curia innocenziana nel 1696. Il palazzo diventa il centro della giustizia pontificia, e da lì passa chiunque a Roma abbia una causa, un debito o un guaio con la legge.
Stendhal, che nelle Passeggiate romane racconta la scena della folla assiepata in piazza il sabato per l'estrazione dei numeri del lotto, gridati dal balcone. E Giovanni Paolo Panini, il vedutista romano vissuto fra il 1691 e il 1765, che quella scena l'ha dipinta e il cui quadro si trova oggi a Londra.
Nell'Ottocento e nel primo Novecento il palazzo diventa il luogo di lavoro dell'intera classe politica italiana. Passa di qui Ignazio Perricci, che nel 1884 dipinge sul soffitto della Sala della Lupa l'Allegoria di Roma con l'incontro di Teano fra Vittorio Emanuele II e Garibaldi. Passa Ernesto Basile, che fra il 1902 e il 1918 rifà mezzo palazzo e disegna personalmente ogni divano del Transatlantico. Passano Giovanni Beltrami, con la sua ditta milanese che nel 1911 monta gli ottocento metri quadrati del velario, e Giulio Aristide Sartorio, che fra il 1908 e il 1911 dipinge i centocinque metri del fregio. Passa Davide Calandra, che nel 1913 firma il pannello bronzeo dietro lo scranno presidenziale. E passano gli scultori Leonardo Bistolfi e Domenico Trentacoste, autori dei gruppi marmorei della facciata posteriore.
Nel Novecento politico i nomi si affollano. Giacomo Matteotti pronuncia qui, il 30 maggio 1924, il discorso che gli costerà la vita undici giorni dopo. Filippo Turati lo commemora nella Sala della Lupa il 27 giugno successivo, davanti ai centoventitré deputati dell'Aventino. Giuseppe Saragat e Umberto Terracini presiedono l'Assemblea Costituente fra il 1946 e il 1948. Nilde Iotti è la prima donna a sedere sullo scranno più alto della Camera, e il suo ritratto è nella Sala delle donne insieme a quelli di Tina Anselmi, prima donna Ministro, e di Anna Nenna D'Antonio, prima Presidente di Giunta regionale. Aldo Moro dà il nome dal 2008 alla sala che prima chiamavano Sala gialla, per volontà del Presidente Gianfranco Fini nel trentesimo anniversario della sua morte.
Un nome che si dimentica sempre: Maria Lai, l'artista sarda la cui installazione Orme di leggi ha vinto il premio bandito dalla Camera per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità e si trova oggi nell'Aula dei Gruppi Parlamentari, accanto al murale Macchina per produrre calze di Gino Severini. Due opere del Novecento italiano dentro un palazzo che tutti associano al Seicento.
Cosa vedere intorno a Montecitorio in dieci minuti a piedi
La posizione di Montecitorio è quanto di più centrale Roma possa offrire, e il raggio dei dieci minuti a piedi contiene una quantità di cose sproporzionata. Uscendo dalla piazza verso est si arriva subito a Piazza Colonna, dominata dalla colonna coclide di Marco Aurelio e chiusa sul lato nord da Palazzo Chigi, residenza ufficiale del Presidente del Consiglio: due palazzi del potere a cinquanta metri l'uno dall'altro, cosa che nessun'altra capitale europea si permette. Da lì si sbocca su Via del Corso e, dall'altra parte della strada, sulla Galleria Alberto Sordi.
Verso sud, cinque minuti scarsi, il Pantheon. Verso ovest, dieci minuti, Piazza Navona e il Museo di Roma a Palazzo Braschi. Verso nord, l'asse di via di Campo Marzio porta alla basilica di San Lorenzo in Lucina, una delle chiese titolari più antiche di Roma, e proseguendo si arriva all'Ara Pacis e al Mausoleo di Augusto, che con l'obelisco chiudono il triangolo augusteo del Campo Marzio settentrionale.
A sette minuti verso sud-ovest c'è Palazzo Madama, sede del Senato: la coppia Montecitorio e Palazzo Madama è l'itinerario istituzionale più logico della città, e le due visite si organizzano bene nello stesso fine settimana perché anche il Senato ha le sue aperture al pubblico. A otto minuti, la chiesa di Sant'Ignazio di Loyola con la volta di Andrea Pozzo, che è la migliore lezione di prospettiva barocca disponibile a Roma. A dieci minuti buoni la Fontana di Trevi e, in direzione opposta, l'area sacra di Largo Argentina.
Il consiglio di percorso, per chi ha mezza giornata: Montecitorio, il giro dell'isolato fino a piazza del Parlamento, San Lorenzo in Lucina, l'Ara Pacis, il Mausoleo di Augusto, ritorno per via di Campo Marzio fino al Pantheon. Sono tre ore camminando piano, e si attraversa duemila anni di Campo Marzio senza mai prendere un mezzo.
Quando andare a Montecitorio e quando evitarlo
Il momento migliore per la piazza è la prima ora dopo l'alba, in qualunque stagione. La luce è quella giusta per la facciata di Bernini e per il granito dell'obelisco, il presidio è discreto e la piazza è vuota. La seconda finestra buona è il tardo pomeriggio dal lato di piazza del Parlamento, per la facciata di Basile.
Il momento peggiore è il mezzogiorno estivo: la piazza non ha alberi, il selciato riverbera, la facciata è in controluce e non c'è un bar che offra riparo a distanza ragionevole senza pagare il conto di piazza Colonna. Da evitare anche le giornate di manifestazione: la piazza viene chiusa, i percorsi pedonali deviati e non ci si avvicina.
Per la visita interna, la stagionalità conta poco perché si entra solo su prenotazione. Conta invece il calendario parlamentare: nei periodi di sessione di bilancio, tipicamente fra novembre e dicembre, le aperture domenicali sono più a rischio di sospensione e le tribune sono più contese. La primavera e l'inizio dell'autunno restano i periodi in cui l'organizzazione è più semplice.
Montecitorio con i bambini e questione accessibilità
Il limite dei quattordici anni per l'accesso alle tribune dell'Aula esclude di fatto i bambini dalla parte più emozionante della visita. Per le famiglie restano le porte aperte della domenica, che non hanno quel vincolo e sono adatte dai dieci anni in su: sotto quell'età un'ora e mezza di sale di rappresentanza è troppo. Le scuole hanno un canale dedicato a partire dalla quinta elementare, con percorso prestabilito e attestato finale in formato telematico, ed è la formula pensata apposta per i ragazzi.
Sull'accessibilità, il palazzo è una sede istituzionale attrezzata e dispone di ascensori, ma il percorso di visita comprende scaloni monumentali e ambienti storici. Le esigenze specifiche vanno segnalate al momento della prenotazione, e le indicazioni operative aggiornate si trovano sul sito ufficiale della Camera dei deputati. Chi ha necessità particolari faccia la richiesta in anticipo e non il giorno stesso: la sicurezza qui non improvvisa.
Un consiglio che vale per tutti e in particolare per chi viaggia con bambini: la piazza di Monte Citorio non ha ombra e non ha panchine. Se aspettate un turno di ingresso in una giornata calda, aspettatelo sotto i portici di piazza Colonna o dentro la Galleria Alberto Sordi, che è a due minuti ed è climatizzata.
Domande frequenti su Montecitorio , Camera dei Deputati
Quanto costa visitare Montecitorio?
Niente: l'ingresso a Montecitorio a porte aperte è gratuito, ed è gratuito anche l'accesso agli spazi espositivi della Camera durante mostre ed eventi culturali. Non esiste un biglietto a pagamento né un canale commerciale per accedere al palazzo, che resta una sede istituzionale in attività e non un museo.
Serve prenotare per visitare Montecitorio?
Sì, la registrazione per visitare Montecitorio è obbligatoria e si effettua online sul portale eventi.camera.it. Senza prenotazione non si entra: gli orari non sono orari di apertura ma finestre di disponibilità contingentate, e le registrazioni si esauriscono rapidamente per le giornate a porte aperte.
Come si arriva a Montecitorio a piedi dal centro di Roma?
Montecitorio si trova sul fianco settentrionale del Campo Marzio antico, a pochi minuti a piedi dai principali monumenti del centro: dal Pantheon servono circa cinque minuti, da Fontana di Trevi otto, da Piazza Navona dieci, da Piazza di Spagna dodici. La fermata di metropolitana più vicina è sulla linea A, fra Barberini e Spagna, ma nessuna delle due porta direttamente davanti al portone.
Montecitorio è adatto a una visita con i bambini?
In parte: il limite dei quattordici anni per l'accesso alle tribune dell'Aula esclude di fatto i più piccoli dalla parte più emozionante della visita. Restano invece adatte dai dieci anni in su le porte aperte della domenica, che non hanno quel vincolo; sotto quell'età un'ora e mezza fra le sale di rappresentanza di Montecitorio risulta generalmente troppo lunga.
Quanto è alta l'Aula della Camera dei Deputati a Montecitorio?
L'Aula della Camera dei Deputati, opera dell'architetto Ernesto Basile, si alza per 26,21 metri dal pavimento al velario, con una superficie di circa 780 metri quadrati che diventano 1.090 contando le tribune. È uno degli interni liberty più imponenti d'Europa, con i banchi organizzati in dieci settori che degradano verso quello della Presidenza.
Qual è il momento migliore per fotografare la piazza di Montecitorio?
Il momento migliore per fotografare la piazza di Montecitorio è la prima ora dopo l'alba, in qualunque stagione: la luce radente valorizza la facciata di Bernini e il granito rosso dell'obelisco, la piazza è vuota e il presidio di sicurezza è discreto. Il momento peggiore resta il mezzogiorno estivo, quando la facciata è in ombra e il selciato riverbera.
Chi ha progettato Palazzo Montecitorio?
Il primo progetto di Palazzo Montecitorio si deve a Gian Lorenzo Bernini, incaricato nel 1653 da Innocenzo X di costruire una residenza per la famiglia Ludovisi. Fra il 1904 e il 1918 l'architetto Ernesto Basile intervenne pesantemente sull'edificio, conservando solo la facciata seicentesca e alzando dietro di essa un corpo quadrato in travertino e mattoni rossi con quattro torrioni, per adattarlo alla funzione parlamentare.
Montecitorio per chi organizza gruppi e viaggi
Montecitorio è uno dei luoghi romani più difficili da inserire in un programma, proprio perché non si compra: si ottiene. Non esistono biglietti prioritari, non esistono canali commerciali, non esiste una fila veloce. Esiste una registrazione gratuita e contingentata, e chi la ottiene entra. Per i gruppi organizzati la via praticabile passa per i canali istituzionali della Camera, e va aperta con largo anticipo.
Chi costruisce itinerari professionali su Roma e ha bisogno di gestire logistica, tempi e alternative quando un accesso istituzionale salta, trova un metodo consolidato nelle pagine di TourLeaderPro dedicate ai servizi turistici a Roma, e materiale operativo sulla gestione dei gruppi nella sezione dedicata all'accompagnamento turistico professionale. Per le esperienze a numero chiuso e i piccoli gruppi, con accessi in orari fuori dal flusso ordinario, esiste una sezione specifica sulle esperienze personalizzate a Roma per piccoli gruppi.
Ai visitatori di lingua inglese che stanno costruendo il proprio viaggio consiglio la guida alle cose migliori da fare a Roma e, per chi ha tre giorni contati, l'itinerario di tre giorni: entrambe impostano l'ordine delle visite in modo compatibile con le prenotazioni obbligatorie, che a Roma sono ormai la variabile che decide la riuscita di un viaggio.
Domande veloci su Montecitorio – Camera dei Deputati
Quanto costa visitare Montecitorio?
Niente. L'ingresso a Montecitorio a porte aperte è gratuito, e gratuito è anche l'accesso agli spazi espositivi della Camera durante mostre ed eventi culturali. Non esiste un biglietto a pagamento.
Serve prenotare per visitare Montecitorio?
Sì, la registrazione è obbligatoria e si effettua online sul portale eventi.camera.it. Senza prenotazione non si entra.
Quando è aperto Montecitorio al pubblico?
Montecitorio a porte aperte è programmato di norma la prima domenica di ogni mese. Il calendario può subire variazioni o sospensioni, quindi la verifica sul sito ufficiale della Camera dei deputati prima di organizzare la visita è indispensabile.
Che cosa si vede durante la visita a Montecitorio?
Il percorso tocca l'Aula, il Transatlantico e le principali sale di rappresentanza, con il personale della Camera che illustra gli aspetti storici, artistici e istituzionali del palazzo.
Si può assistere a una seduta della Camera dei Deputati?
Sì. Le tribune sono aperte al pubblico durante le sedute. Ci si presenta in Piazza del Parlamento 25 mezz'ora prima dell'inizio dei lavori con un documento di identità valido, si compila il modulo di richiesta e si attende il biglietto, rilasciato entro quarantacinque minuti secondo disponibilità.
C'è un codice di abbigliamento per entrare a Montecitorio?
Per l'accesso alle tribune gli uomini devono indossare giacca e cravatta. In generale il decoro nell'abbigliamento è richiesto a tutti.
I bambini possono entrare a Montecitorio?
Per l'accesso alle tribune dell'Aula i minori entrano solo se accompagnati e l'ingresso è vietato sotto i quattordici anni per ragioni di sicurezza. Le visite scolastiche sono invece aperte alle classi a partire dalla quinta elementare.
Si possono fare foto dentro Montecitorio?
Le regole sulle riprese le indica il personale della Camera al momento della visita e vanno chieste sul posto. Nelle tribune dell'Aula i dispositivi elettronici vanno depositati negli armadietti, quindi la seduta non si fotografa.
Dove si lasciano borse e zaini a Montecitorio?
All'ingresso delle tribune soprabiti, borse e dispositivi elettronici vengono custoditi in armadietti numerati.
Quanto dura la visita a Montecitorio?
Il percorso di rappresentanza richiede all'incirca un'ora e mezza, a cui vanno aggiunti i tempi dei controlli di sicurezza all'ingresso. Meglio non fissare appuntamenti stretti subito dopo.
Come si arriva a Montecitorio con i mezzi pubblici?
La metropolitana linea A, fermate Barberini e Spagna, è a una decina di minuti a piedi. Le linee di superficie fanno capo a piazza San Silvestro, a due minuti, e a largo di Torre Argentina.
Qual è l'indirizzo di Montecitorio?
L'ingresso principale è su piazza di Monte Citorio, nel Rione Colonna. L'accesso per le tribune dell'Aula è in Piazza del Parlamento 25.
Chi ha progettato Palazzo Montecitorio?
Il progetto originario è di Gian Lorenzo Bernini, incaricato nel 1653 da Innocenzo X. Il palazzo fu completato da Carlo Fontana, che aggiunse il campanile a vela e inaugurò la Curia innocenziana nel 1696, e ampliato da Ernesto Basile fra il 1902 e il 1918.
Perché si chiama Montecitorio?
L'origine del nome è incerta. Un'ipotesi lo fa derivare da mons citatorius, per le assemblee elettorali che vi si sarebbero svolte in epoca romana; un'altra da mons acceptorius, perché sull'altura venivano scaricati i materiali di risulta della bonifica del Campo Marzio.
Da quando la Camera dei Deputati ha sede a Montecitorio?
Dal 27 novembre 1871, giorno dell'inaugurazione dell'aula costruita da Paolo Comotto nel cortile del palazzo. L'Aula attuale, opera di Ernesto Basile, è stata inaugurata nel 1918.
Quanto è alto l'obelisco di Montecitorio?
Il fusto in granito rosso misura 21,79 metri; con il basamento e il globo bronzeo l'insieme raggiunge 33,97 metri.
Da dove viene l'obelisco di piazza Montecitorio?
Da Eliopoli, in Egitto, dove fu innalzato sotto il faraone Psammetico II, il cui regno cade fra il 595 e il 589 avanti Cristo. Augusto lo portò a Roma nel 10 avanti Cristo.
Che cos'era la meridiana di Augusto?
Un gigantesco orologio solare tracciato sul pavimento del Campo Marzio, l'Horologium Augusti, di cui l'obelisco era lo gnomone. Serviva a verificare sul terreno la riforma del calendario giuliano. La meridiana visibile oggi sull'acciottolato della piazza è un segno commemorativo tracciato nel 1998.
Chi ha dipinto il fregio dell'Aula di Montecitorio?
Giulio Aristide Sartorio, fra il 1908 e il 1911. Il fregio misura circa 105 metri di sviluppo, conta cinquanta pannelli e circa 280 figure, ed è eseguito a tempera cerosa, un encausto a freddo.
Che cos'è il velario dell'Aula?
Il lucernario a ventaglio in vetro realizzato nel 1911 dalla ditta Beltrami di Milano: ottocento metri quadrati di vetro cotto su griglia metallica, con fascia perimetrale in rovere di Slavonia intarsiato e decorazione art nouveau.
Perché il corridoio si chiama Transatlantico?
Per gli arredi e il soffitto ligneo realizzati dalla ditta Ducrot di Palermo e per l'illuminazione liberty, che richiamano gli interni delle grandi navi transoceaniche del primo Novecento.
Che cos'è la Sala della Lupa?
Il salone più ampio dell'ala berniniana, con l'Allegoria di Roma di Ignazio Perricci sul soffitto, dipinta nel 1884. Prende il nome da una copia in bronzo della Lupa capitolina donata alla Camera alla fine degli anni Venti. Qui, il 10 giugno 1946, la Corte di cassazione proclamò i risultati del referendum istituzionale.
Che differenza c'è fra Montecitorio e Palazzo Madama?
Montecitorio è la sede della Camera dei Deputati, Palazzo Madama quella del Senato della Repubblica. Distano sette minuti a piedi e hanno storie architettoniche completamente diverse.
Che rapporto c'è fra Montecitorio e Palazzo Chigi?
Sono edifici confinanti. Palazzo Chigi, che affaccia su Piazza Colonna, è la residenza ufficiale del Presidente del Consiglio; Montecitorio ospita la Camera dei Deputati. Fra i due portoni ci sono poche decine di metri.
Il Parlamento in seduta comune si riunisce a Montecitorio?
Sì. Quando deputati e senatori si riuniscono insieme, per esempio per eleggere il Presidente della Repubblica, la seduta si tiene nell'Aula di Montecitorio.
Si può visitare Montecitorio senza prenotare, arrivando sul posto?
No per le porte aperte, che richiedono registrazione preventiva. Sì, in un certo senso, per le tribune durante le sedute, dove ci si presenta sul posto mezz'ora prima e si ottiene il biglietto secondo disponibilità.
Quanto tempo prima conviene registrarsi per Montecitorio a porte aperte?
Il prima possibile: i posti sono contingentati e si esauriscono rapidamente. Conviene segnare in agenda il momento in cui si aprono le registrazioni, non il giorno della visita.
Ci sono mostre gratuite alla Camera dei Deputati?
Sì. La Camera apre gratuitamente i propri spazi espositivi a Palazzo Montecitorio, a Vicolo Valdina e a Palazzo del Seminario per mostre d'arte e iniziative storico-istituzionali. Il programma è sul sito ufficiale.
Vale la pena vedere il retro di Montecitorio?
Assolutamente sì. La facciata su piazza del Parlamento, con i quattro torrioni in travertino e mattoni rossi di Ernesto Basile, è uno dei pezzi di architettura liberty più importanti di Roma e quasi nessuno la guarda.
C'è un guardaroba a Montecitorio?
All'ingresso delle tribune sono disponibili armadietti numerati per soprabiti, borse e dispositivi elettronici. Meglio presentarsi con il minimo indispensabile.
Un'ultima considerazione. Montecitorio è il monumento romano che dà di più a chi ci arriva preparato e di meno a chi ci capita per caso. Una piazza con un obelisco egizio e una facciata barocca, per un turista distratto, sono dieci minuti e una fotografia. Per chi sa che sotto quel selciato c'era l'orologio solare di Augusto, che dietro quella facciata Basile ha demolito mezzo palazzo di Bernini per costruirci dentro un'aula liberty, e che in una sala di quel secondo piano l'Italia è diventata una Repubblica, la stessa piazza vale mezza giornata. Studiatevela prima, poi andateci all'alba. E se riuscite a entrare, guardate in alto: il velario e il fregio sono la cosa più bella e meno conosciuta del Novecento romano.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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