Palazzo Chigi ad Ariccia

Palazzo Chigi ad Ariccia è in Piazza di Corte 14, ad Ariccia, in provincia di Roma, e si visita tutti i giorni tranne il lunedì. Dal 1 ottobre al 31 marzo l'orario è 10.00-13.00 e 15.00-18.00; dal 1 aprile al 30 settembre 10.00-13.00 e 15.30-18.30. La visita guidata al piano nobile con le stanze del cardinale e il Museo del Barocco Romano costa 15 euro intero e 12 euro ridotto; la visita libera 12 euro intero e 9 euro ridotto. I gruppi di almeno quindici persone pagano 12 euro con la guida del palazzo e 10 euro senza. Il ridotto vale per i ragazzi dai 6 ai 18 anni, gli universitari fino a 25 anni, gli over 65, i residenti di Ariccia e i militari. I turni della visita guidata partono alle 10.30 e alle 11.45 la mattina; il pomeriggio alle 15.30 o alle 16.45 in orario invernale, alle 16.00 o alle 17.15 in orario estivo, con un massimo di trenta persone per gruppo. Il telefono è 06 93 30 053, il cellulare e WhatsApp 3891641721, la posta info@palazzochigiariccia.it, il sito ufficiale palazzochigiariccia.it, dove è attiva anche la prevendita online con il rivenditore autorizzato dal museo. Chi arriva in auto trova il palazzo affacciato sulla piazza principale del paese, a pochi passi dal ponte monumentale; chi arriva con il trasporto pubblico usa le corriere regionali per i Castelli Romani, il cui orario va controllato sul sito del vettore il giorno prima.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Il palazzo e il parco appartengono al Comune di Ariccia, e fanno parte del territorio del Parco dei Castelli Romani.

Palazzo Chigi ad Ariccia
Palazzo Chigi ad Ariccia

Che cosa si visita davvero a Palazzo Chigi ad Ariccia

Metto subito le cose in chiaro, perché è il punto su cui la gente si sbaglia di più prima di partire. Palazzo Chigi ad Ariccia non è una casa museo riallestita da un ufficio tecnico con mobili comprati all'asta per riempire le stanze. È una dimora barocca che ha conservato l'arredamento con cui è nata, in gran parte seicentesco, rimasto alla stessa famiglia dal 1661 fino alla fine del Novecento. Il sito ufficiale la definisce un esempio unico al mondo di interno barocco, una capsula del tempo. La formula suona pubblicitaria, ma per una volta descrive un fatto: in Europa si contano sulle dita di una mano i palazzi in cui i parati, le consolle, i quadri e le sedie sono rimasti dove il committente li aveva messi.

La visita si articola su tre corpi che si comprano insieme. Il primo è il piano nobile, con la Sala Maestra al centro e due appartamenti indipendenti che si aprono ai suoi lati. Il secondo sono le stanze del cardinale, l'appartamento privato legato alla memoria di Flavio Chigi, nipote di papa Alessandro VII. Il terzo è il Museo del Barocco Romano, che dal 2007 occupa gli ambienti del palazzo con una raccolta di circa trecento opere fra dipinti e disegni. Fuori, e con lo stesso orario, c'è il Parco Chigi, ventotto ettari di bosco che non è un giardino ornamentale ma un pezzo di selva albana sopravvissuta.

La differenza fra visita libera e visita guidata a Palazzo Chigi ad Ariccia

Tre euro di differenza fra le due formule. Il mio consiglio, da chi accompagna gruppi da vent'anni, è di pagarli. In un palazzo dove gli oggetti sono rimasti al loro posto, il valore della visita è tutto nella capacità di leggere quel posto: perché un tavolo è lì, perché quel ritratto guarda verso quella porta, perché la sala da pranzo estiva è nell'ala che prende meno sole. Senza qualcuno che lo racconti, il visitatore attraversa un enfilade di stanze belle e ne esce con l'idea vaga di avere visto mobili antichi. La visita libera ha senso in un caso preciso: la seconda volta, quando si torna per guardare con calma i quadri del museo.

Quanto dura la visita a Palazzo Chigi ad Ariccia

Il turno guidato copre il piano nobile, le stanze del cardinale e il museo in poco più di un'ora. Se aggiungete il parco, che merita almeno quaranta minuti anche in versione rapida, e un passaggio in piazza di Corte, la mezza giornata è piena. Chi viene da Roma con l'idea di fare Ariccia in due ore torna a casa con la sensazione di avere corso, ed è una sensazione fondata.

Domande frequenti su Palazzo Chigi ad Ariccia

Dove si trova Palazzo Chigi ad Ariccia?

Palazzo Chigi ad Ariccia si trova in Piazza di Corte 14, ad Ariccia, in provincia di Roma, sui Colli Albani, affacciato sulla piazza progettata da Bernini e a pochi passi dal ponte monumentale che scavalca il vallone.

Quanto costa il biglietto di Palazzo Chigi ad Ariccia?

La visita guidata al piano nobile con le stanze del cardinale e il Museo del Barocco Romano di Palazzo Chigi ad Ariccia costa 15 euro intero e 12 euro ridotto, mentre la visita libera costa 12 euro intero. I bambini fino a sei anni entrano gratis e le persone con handicap riconosciuto entrano gratuitamente insieme a un accompagnatore.

Quali sono gli orari di Palazzo Chigi ad Ariccia?

Palazzo Chigi ad Ariccia è chiuso il lunedì, sia nel palazzo che nel parco. Dal 1 ottobre al 31 marzo si entra dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00; dal 1 aprile al 30 settembre dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 18.30, con una pausa di mezzogiorno reale e non negoziabile.

Come si arriva a Palazzo Chigi ad Ariccia da Roma?

Per arrivare a Palazzo Chigi ad Ariccia da Roma si esce dal Grande Raccordo Anulare verso Ciampino e si prosegue sulla via Appia Nuova fino ad Albano Laziale e poi ad Ariccia: l'ultimo tratto passa sul ponte monumentale che scavalca il vallone, con il palazzo che appare subito alla fine del ponte. Il parcheggio nel centro storico è scarso e regolamentato.

Cosa si vede dentro Palazzo Chigi ad Ariccia?

Dentro Palazzo Chigi ad Ariccia si visitano il piano nobile con la Sala Maestra, le stanze private del cardinale Flavio Chigi, la quadreria storica con opere del Cavalier d'Arpino e del Baciccio, e il Museo del Barocco Romano, inaugurato nel 2007, che espone circa trecento opere fra dipinti e disegni di scuola romana del Sei e Settecento.

Palazzo Chigi ad Ariccia è accessibile con difficoltà motorie?

Un edificio del Seicento con piani nobili e scale storiche come Palazzo Chigi ad Ariccia non è una struttura progettata per le sedie a rotelle, quindi chi ha esigenze specifiche fa bene a telefonare al 06 93 30 053 o scrivere a info@palazzochigiariccia.it prima di mettersi in viaggio.

Palazzo Chigi ad Ariccia è adatto ai bambini?

Palazzo Chigi ad Ariccia funziona bene con i ragazzi dagli otto anni in su, purché la visita si costruisca su due o tre storie invece che sull'elenco dei mobili, come il castello dei Savelli diventato palazzo o il film girato nelle stanze. La visita guidata dura poco più di un'ora, un limite per un bambino piccolo, mentre il parco resta la carta vincente per le famiglie.

Quanto costa una giornata a Palazzo Chigi ad Ariccia?

Una giornata a Palazzo Chigi ad Ariccia costa, per la sola visita guidata completa, 15 euro a testa oppure 12 euro con la riduzione. Un pranzo in fraschetta con porchetta, contorno e mezzo litro di vino resta sotto i venticinque euro a persona nei locali fuori dalla piazza principale, mentre il parco è compreso nel biglietto e non richiede spese aggiuntive.

Come arrivare a Palazzo Chigi ad Ariccia

Ariccia è sui Colli Albani, a sud est di Roma, lungo la direttrice dell'Appia. In automobile si esce dal Grande Raccordo Anulare verso Ciampino e si prosegue sulla via Appia Nuova fino ad Albano Laziale, poi ad Ariccia: l'ultimo tratto passa sul ponte monumentale che scavalca il vallone, e il palazzo appare subito alla fine del ponte, sulla sinistra. Il parcheggio nel centro storico è scarso e regolamentato; conviene lasciare l'auto nelle aree lungo la circonvallazione e salire a piedi, sono pochi minuti.

Con il trasporto pubblico si usano le corriere regionali che collegano Roma ai Castelli Romani. Gli orari cambiano fra giorni feriali, sabato e festivi, e cambiano anche nei mesi estivi: vanno verificati sul sito del vettore prima di partire, perché la corsa sbagliata significa un'ora di attesa in piazza. Chi preferisce non ragionare di coincidenze fa bene a considerare il servizio di accompagnamento di una guida abilitata: la rete di professionisti di TourLeaderPro a Roma organizza trasferimenti e visite nei Castelli con personale autorizzato, e per un gruppo il conto finale è spesso più basso di quanto si immagini.

Palazzo Chigi ad Ariccia in giornata da Roma

La gita di un giorno funziona bene se la si costruisce su due tappe e non su cinque. Palazzo Chigi la mattina, pranzo in una fraschetta di Ariccia, pomeriggio al parco o a Nemi, oppure sul lago di Albano. Aggiungere anche Castel Gandolfo e Frascati nello stesso pomeriggio è un errore che vedo fare spesso: si passa la giornata in macchina e non si guarda niente. Chi pianifica un viaggio in Italia e legge in inglese trova un ragionamento simile nella guida alle escursioni in giornata di ItalyPlanner.

Orari, biglietti e prenotazioni di Palazzo Chigi ad Ariccia

Il lunedì il palazzo è chiuso, e vale anche per il parco. Fuori da quel giorno l'apertura segue due stagioni. Dal 1 ottobre al 31 marzo si entra dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Dal 1 aprile al 30 settembre si entra dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 18.30. La pausa di mezzogiorno è reale e non negoziabile: chi arriva alle 13.15 trova il portone chiuso e due ore da riempire.

I prezzi di Palazzo Chigi ad Ariccia

La visita guidata completa, che comprende il piano nobile con le stanze del cardinale e il Museo del Barocco Romano, costa 15 euro a persona, 12 euro con la riduzione. La visita non guidata costa 12 euro intero e 9 euro ridotto. I gruppi, da quindici persone in su, pagano 12 euro con la guida interna del palazzo oppure 10 euro senza. Le tariffe comprendono l'imposta sul valore aggiunto salvo diversa indicazione. Il sito ufficiale mantiene la pagina dei tariffari aggiornata anche per gli usi non museali, dai matrimoni ai concerti alle riprese cinematografiche, che si prenotano a parte.

Chi ha diritto al ridotto e chi entra gratis a Palazzo Chigi ad Ariccia

Il biglietto ridotto spetta ai ragazzi dai 6 ai 18 anni, agli studenti universitari fino a 25 anni, agli ultrasessantacinquenni, ai residenti di Ariccia e ai militari. L'ingresso gratuito riguarda i bambini fino a sei anni, le scolaresche di Ariccia, gli ultrasessantacinquenni residenti ad Ariccia, le persone con handicap riconosciuto insieme all'accompagnatore, i docenti che accompagnano le classi, le guide turistiche autorizzate, un accompagnatore per ogni gruppo, i giornalisti iscritti all'Albo, gli studiosi autorizzati dal Conservatore e le visite di rappresentanza autorizzate dal Sindaco. Il documento che prova il diritto va portato dietro: alla biglietteria lo chiedono.

Serve prenotare per Palazzo Chigi ad Ariccia

Per la visita libera no, si entra negli orari di apertura. Per la visita guidata sì, nel senso che i turni sono a orario fisso e il gruppo è limitato a trenta persone: presentarsi alle 10.50 sperando di aggregarsi al turno delle 10.30 non porta lontano. Il palazzo vende i biglietti online attraverso il rivenditore indicato sulla propria home page, e risponde al telefono e su WhatsApp per i gruppi e per le scolaresche. Nei fine settimana in cui è in corso una mostra, o nei giorni della sagra, prenotare è la differenza fra entrare e restare fuori.

Una curiosità su Palazzo Chigi ad Ariccia

La curiosità vera non riguarda un quadro né una sala, riguarda la forma dell'edificio. Bernini non progettò ad Ariccia un palazzo di città né una villa di campagna: costruì un ibrido, mettendo insieme tre tipologie che l'architettura del suo tempo teneva separate. La villa, cioè la residenza di delizia immersa nel verde. Il castello, con quattro torri angolari ereditate dal fortilizio dei Savelli e tenute a vista invece di essere nascoste. Il palazzo, con l'impianto nobile e il fronte urbano che guarda la piazza. Il sito ufficiale del museo lo dice con parole quasi identiche: una ibridazione fra le tipologie della villa, del castello e del palazzo, con quattro torri angolari.

Perché è una curiosità e non un dettaglio tecnico. Perché quella scelta spiega tutto il resto. Un castello dei Savelli tardo cinquecentesco, ampliato negli anni Novanta del Cinquecento dal cardinale Silvio Savelli, non poteva diventare un palazzo romano regolare senza essere demolito. Bernini fece l'operazione opposta: tenne la struttura, la rivestì, e trasformò la sua goffaggine militare in un carattere. Le torri d'angolo, che in una facciata classica sarebbero un imbarazzo, diventano il segno distintivo della residenza chigiana. Questa è la ragione per cui Palazzo Chigi ad Ariccia non somiglia a nessun altro palazzo barocco del Lazio: non è nato dal nulla su un terreno libero, è nato addosso a qualcosa che c'era già.

C'è un corollario che mi piace far notare ai gruppi davanti al fronte sulla piazza. Il palazzo non è simmetrico per nascita. L'ala nord ovest, il cosiddetto Torrione Nuovo o Quarto Nuovo, arrivò soltanto nel 1740, quando il principe Augusto Chigi spese quarantamila scudi per costruirla e restituire all'edificio l'equilibrio che il Seicento non gli aveva dato. Settant'anni di asimmetria, poi il pareggio. Chi guarda la facciata oggi vede un fronte compiuto e pensa a un disegno unitario: è invece il risultato di due cantieri distanti quasi tre generazioni.

Dai Savelli ai Chigi: la storia di Palazzo Chigi ad Ariccia

La storia comincia prima dei Chigi, e conviene raccontarla dall'inizio perché senza il primo capitolo il secondo non si capisce.

Il castello dei Savelli

Ariccia fu feudo dei Savelli, una delle famiglie baronali del Lazio che dal Medioevo controllavano i castelli intorno a Roma. Il nucleo dell'edificio che oggi si chiama Palazzo Chigi è il loro castello, ampliato negli anni Novanta del Cinquecento dal cardinale Silvio Savelli. Di quel fortilizio restano le quattro torri d'angolo e l'impianto complessivo, che il cantiere barocco non cancellò. Nel Seicento i Savelli erano in difficoltà economiche, come quasi tutta l'aristocrazia baronale romana schiacciata dai debiti e dai prestiti: la vendita del feudo fu la conseguenza di quel dissesto.

Il 1661 e l'arrivo dei Chigi ad Ariccia

Il 20 luglio 1661 il cardinal Flavio Chigi insieme ai principi Mario e Agostino acquistò il feudo di Ariccia dal principe Giulio Savelli per trecentocinquantottomila scudi. Non era un investimento agricolo. Era un'operazione di prestigio dinastico, fatta nel momento in cui la famiglia era al culmine del potere: sul trono di Pietro sedeva Fabio Chigi, eletto nel 1655 con il nome di Alessandro VII, il papa che più di ogni altro diede a Roma il suo volto barocco. Comprare un feudo alle porte della città, a un'ora di carrozza dal Quirinale, significava dotare il casato di una capitale privata.

I Chigi non erano romani. Venivano da Siena, e la loro fortuna era cominciata due secoli prima con Agostino Chigi detto il Magnifico, vissuto fra il 1465 e il 1520, banchiere e mercante che costruì il proprio impero sul monopolio dell'allume della Tolfa. Fu uno dei grandi mecenati del Rinascimento: chiamò Raffaello e Baldassarre Peruzzi a lavorare per lui, e la villa della Farnesina sul Tevere è la sua opera più nota. Quando due secoli dopo il ramo senese arrivò al papato, il gusto per la committenza artistica era già iscritto nel codice genetico della famiglia.

Il cantiere 1664-1672

Nel 1664 i Chigi chiamarono Gian Lorenzo Bernini a mettere mano al progetto complessivo: il palazzo, la Collegiata, la piazza. La ristrutturazione si svolse fra il 1664 e il 1672 sotto la direzione operativa di Carlo Fontana, allievo e collaboratore stretto di Bernini, che tradusse le idee del maestro in disegni esecutivi e li portò in cantiere. I lavori del palazzo si chiusero nel 1672 con la costruzione del corpo adiacente a Porta Napoletana. Negli stessi anni i Chigi ampliarono il parco preesistente dei Savelli, ventotto ettari, con nuovi percorsi, fontane e manufatti, sempre con Fontana alla direzione e Bernini alla supervisione.

Il Torrione Nuovo del 1740

Nel 1740 il principe Augusto Chigi impiegò quarantamila scudi per costruire il Torrione Nuovo, detto anche Quarto Nuovo, l'ala oggi adiacente al ponte di Ariccia, perfettamente simmetrica all'ala più antica. Il portale d'ingresso fu modificato nella stessa occasione. È l'ultimo grande intervento sulla fabbrica: da quel momento il palazzo assume la fisionomia che conserva.

Le guerre, i danni e il 1988

Durante le vicende della Repubblica Romana, fra il 1798 e il 1799, il parco e il palazzo furono sconvolti dal passaggio e dagli accampamenti delle truppe. Nella seconda guerra mondiale alcuni reparti dell'esercito alleato si accamparono nel palazzo e nel parco, che fu aperto alla circolazione civile per supplire al crollo del ponte di Ariccia, fatto saltare il 2 giugno 1944. Nell'incursione aerea gli affreschi neoclassici di due sale del piano nobile furono danneggiati in parte, ma l'edificio rimase sostanzialmente incolume. Sono cinquanta metri di differenza fra la storia dell'arte e la sua scomparsa.

Il 29 dicembre 1988 Agostino Chigi Albani della Rovere vendette il palazzo e il parco al Comune di Ariccia a condizioni particolarmente favorevoli per l'ente pubblico. È la ragione per cui oggi si entra pagando dodici euro invece di guardare i cancelli da fuori. Quella vendita salvò un arredo che, smembrato all'asta, sarebbe finito in venti collezioni diverse e non sarebbe più stato ricomponibile.

Palazzo Chigi ad Ariccia
Palazzo Chigi ad Ariccia

Bernini, Carlo Fontana e l'invenzione di Ariccia barocca

Ariccia è uno dei pochissimi casi in cui un architetto ha rifatto un intero paese. Non un edificio, non una piazza: il paese.

Il progetto urbano di Bernini ad Ariccia

Il grande cantiere berniniano lavorò fra il 1661 e il 1672 sulla trasformazione radicale dell'antico borgo medievale. Il complesso della piazza di Corte fu concepito come un sistema unitario: la chiesa collegiata dell'Assunta al centro, le due esedre che l'abbracciano ai lati, le fontane, il fronte del palazzo ristrutturato a chiudere lo spazio. Il sito ufficiale del museo descrive la progettazione berniniana come un lavoro che andava dalla scala urbanistica a quella architettonica fino all'ideazione degli arredi. È il punto che rende Ariccia un caso di studio: lo stesso uomo ha disegnato la piazza e gli arredi che vi erano collocati.

Chi ha in mente le opere romane di Bernini riconosce ad Ariccia lo stesso pensiero applicato in scala ridotta. La logica che governa il colonnato di San Pietro, o l'invaso scenografico della Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona, qui diventa una piazza di paese che funziona come un teatro. Non è una riduzione, è una sintesi.

Carlo Fontana, l'uomo che tenne insieme il cantiere

Il nome di Carlo Fontana compare sempre in seconda fila, e la cosa è ingiusta. Bernini nel 1664 aveva sessantasei anni ed era l'artista più impegnato d'Europa: il progetto esecutivo, la contabilità, il rapporto con le maestranze, le decisioni quotidiane di cantiere passarono da Fontana. Molte delle soluzioni realizzate ad Ariccia portano la sua mano, anche quando l'idea è del maestro. Se oggi il palazzo è un organismo coerente e non una somma di rappezzi è merito di chi ha lavorato sul posto per otto anni.

Alessandro VII, il papa all'origine di tutto

Fabio Chigi fu papa dal 1655 al 1667 con il nome di Alessandro VII. Affidò a Bernini, a Borromini e a Pietro da Cortona i cantieri che hanno dato a Roma la forma che oggi i turisti fotografano. Ariccia è il capitolo privato di quella politica: il papa trasformava la capitale, la famiglia trasformava il proprio feudo, con gli stessi artisti e con lo stesso linguaggio. Il nipote cardinale Flavio Chigi, vissuto fra il 1631 e il 1693, fu il principale artefice delle collezioni di famiglia, protettore di artisti e mecenate di teatro e di musica. Senza di lui la quadreria che oggi si attraversa al piano nobile non esisterebbe.

La piazza di Corte, la Collegiata e il ponte di Ariccia

Uscendo dal portone del palazzo si è dentro l'opera d'arte, e conviene fermarsi cinque minuti prima di andare a pranzo.

La piazza di Corte davanti a Palazzo Chigi ad Ariccia

La piazza è una macchina prospettica. Il palazzo su un lato, la chiesa di fronte, le due esedre laterali che chiudono e incorniciano, le fontane a segnare gli assi. Chi entra ad Ariccia dal ponte la vede aprirsi tutta insieme, ed è esattamente l'effetto che il progetto voleva: un ingresso in scena. La pavimentazione e il traffico di oggi non aiutano, e il posteggio selvaggio nei giorni di festa rovina la lettura, ma la geometria regge.

La chiesa di Santa Maria Assunta

La collegiata dell'Assunta è una rotonda con cupola e portico, e il sito ufficiale del complesso la definisce un vero e proprio Pantheon barocco. Il richiamo al modello antico è esplicito: pianta centrale, cupola, pronao. Bernini prese l'edificio più celebre della Roma imperiale e lo riscrisse in dimensioni domestiche per un paese di poche migliaia di anime. Entrateci, dura cinque minuti e cambia il giudizio sulla piazza: dall'interno si capisce che la chiesa non è un fondale, è il centro geometrico di tutto il sistema.

Il ponte monumentale di Ariccia

Il ponte che scavalca il vallone e porta la strada dentro il paese è la struttura che ha segnato la storia moderna di Ariccia, e la sua distruzione il 2 giugno 1944 obbligò a dirottare il traffico civile dentro il parco Chigi. Oggi lo si attraversa senza accorgersene, in auto, in venti secondi. Il punto migliore per capirne la scala non è il ponte stesso: è il belvedere del palazzo e la salita di Ariccia, da cui la struttura si vede per intero contro il verde del vallone.

Una cosa che non ti dice nessuno su Palazzo Chigi ad Ariccia

Nessuna guida lo scrive, e invece è l'informazione che cambia la visita: il palazzo è una delle poche dimore storiche italiane in cui la disposizione dei mobili ha valore di documento. Non si tratta di conservare pezzi antichi, si tratta di conservare relazioni. Il parato in cuoio dorato che riveste una parete è stato tagliato per quella parete. La consolle disegnata nell'ambito berniniano è stata pensata per quella campata fra due finestre. Il ritratto appeso sopra una porta è stato dipinto per quella porta, con la prospettiva calcolata sul punto di vista di chi entra. Chi sposta un solo elemento distrugge un'informazione che nessun inventario recupera.

Da qui discende una cosa pratica che il visitatore non si aspetta: la luce. Nelle dimore barocche non elettrificate in profondità, l'illuminazione naturale è parte dell'allestimento. Gli ambienti a est prendono il sole la mattina, quelli a ovest il pomeriggio, e la stessa sala cambia di aspetto fra il turno delle 10.30 e quello delle 17.15. I cuoi dorati, in particolare, lavorano con la luce radente: a mezzogiorno pieno appaiono spenti, a fine pomeriggio si accendono. Se avete la possibilità di scegliere il turno, e vi interessano i parati, scegliete il pomeriggio tardi. Se vi interessano i dipinti a olio con vernici lucide, che con la luce radente diventano illeggibili per i riflessi, scegliete la mattina.

La seconda cosa che quasi nessuno racconta è la funzione universitaria. Il palazzo non è soltanto un museo: ospita anche un campus dell'Auburn University, che vi svolge attività didattica. Significa che ad Ariccia, in certi periodi dell'anno, il barocco romano viene insegnato dentro un edificio barocco a studenti stranieri, con le opere a un metro di distanza. Non è un dettaglio folcloristico: è la ragione per cui il palazzo ha un'attività di ricerca e di pubblicazione che musei molto più grandi si sognano, e per cui il bookshop vende cataloghi scientifici invece di calamite.

Il piano nobile di Palazzo Chigi ad Ariccia, sala per sala

Il piano nobile è organizzato in modo semplice e vale la pena tenerlo a mente mentre si cammina, perché la logica distributiva è la chiave di lettura di tutto.

La Sala Maestra

Il fulcro dell'intero piano è la Sala Maestra, il grande ambiente di rappresentanza attorno al quale si articolano due appartamenti indipendenti, uno per ala. In una casa nobiliare del Seicento questo schema ha un significato preciso: la sala centrale è lo spazio pubblico, dove il padrone si mostra, dove si ricevono le visite formali, dove si organizzano le feste. Gli appartamenti laterali sono la vita privata. Il visitatore che parte dalla Sala Maestra e poi entra in un appartamento sta ripetendo esattamente il percorso che faceva un ospite ammesso all'intimità della famiglia.

L'ala est: l'appartamento del principe e la sala da pranzo estiva

Nell'ala orientale si trovano gli ambienti dell'appartamento del principe, articolati intorno alla sala da pranzo estiva. Il nome non è decorativo: a Roma e nel Lazio le residenze nobiliari avevano stanze estive e stanze invernali, e il criterio era termico prima che estetico. Si mangiava d'estate nell'ambiente più fresco, protetto dal sole del pomeriggio, spesso con pavimenti e rivestimenti che restituivano frescura. È un aspetto della vita materiale barocca che i musei raccontano raramente, e che ad Ariccia si legge sul posto.

L'ala ovest e la Sala delle Udienze

L'ala occidentale comprende la Sala delle Udienze. Qui il cerimoniale è tutto: chi entrava, dove si sedeva, quanto tempo aspettava, a che distanza dal padrone di casa. Le udienze erano il meccanismo con cui funzionava il potere di una famiglia papale, e l'arredo di una sala di udienza è la scenografia di quel meccanismo. Guardate l'altezza delle sedute e la posizione delle porte: la gerarchia sociale del Seicento è scritta nei centimetri.

La Sala Borghese e la Presa di Cristo attribuita a Caravaggio

Dal 27 settembre 2025 nella Sala Borghese del piano nobile è esposta una Presa di Cristo attribuita a Michelangelo Merisi da Caravaggio, in comodato quinquennale dal proprietario, l'antiquario Mario Bigetti. La tela ha una provenienza dichiarata dalla collezione Mattei e poi dalla raccolta Ruffo, e l'attribuzione al maestro lombardo è stata sostenuta da studiosi di primo piano come Denis Mahon, Mina Gregori e Maurizio Marini. Vale la pena dire con chiarezza che sulle attribuzioni caravaggesche il dibattito è aperto per definizione, e che un dipinto esposto con il nome di Caravaggio non è per questo un Caravaggio accertato: il museo lo presenta come opera attribuita, e così va guardato.

Quello che rende l'esposizione interessante, al di là del nome, è la scelta allestitiva. L'opera non è in una sala bianca da mostra temporanea: è appesa dentro un ambiente arredato del palazzo, come sarebbe stata vista da un ospite del Seicento. È il modo in cui questi quadri venivano guardati per davvero, in mezzo ai mobili, con la luce delle finestre, senza didascalie a parete. Chi vuole un confronto diretto con opere caravaggesche certe ha a Roma la Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi e la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo.

Le sale con gli affreschi seicenteschi e neoclassici

Il piano nobile non ha soltanto quadri mobili: ha cicli dipinti sulle pareti e sulle volte. Le decorazioni coprono due stagioni distinte. La prima è seicentesca e appartiene al cantiere chigiano, con il concorso di Pietro Mulier. La seconda è neoclassica, di fine Settecento e primo Ottocento, e porta i nomi di Giuseppe Cades, Nicola la Piccola, Liborio Coccetti e Annibale Angelini. Due di questi ambienti neoclassici subirono danni nell'incursione aerea del 1944, e i restauri successivi hanno recuperato quello che era recuperabile. Guardare nella stessa visita una volta barocca e una neoclassica permette di misurare a occhio nudo che cosa cambia in centoventi anni di gusto: dalla macchina illusionistica seicentesca, che sfonda il soffitto, alla grammatica ordinata di fine Settecento, che lo decora senza fingere di aprirlo.

I parati in cuoio e gli arredi di ambito berniniano

I rivestimenti in cuoio dorato e impresso sono fra i pezzi più preziosi e meno notati della casa. Costavano cifre enormi, si producevano per commessa, e resistevano decenni. Ad Ariccia se ne conservano nelle loro sedi originali. Accanto ai parati ci sono mobili di stretto ambito berniniano, consolle e sedute disegnate nell'orbita del maestro o della sua bottega: è raro potere vedere arredi barocchi progettati con la stessa mano che progettava le architetture, ed è questa la circostanza che fa di Palazzo Chigi ad Ariccia un unicum e non una bella casa antica.

Palazzo Chigi ad Ariccia
Palazzo Chigi ad Ariccia

Le stanze del cardinale a Palazzo Chigi ad Ariccia

L'appartamento del cardinale è compreso nel biglietto della visita guidata, e per molti visitatori è la parte che resta in mente. La figura di riferimento è Flavio Chigi, il nipote di Alessandro VII, cardinale a ventiquattro anni, collezionista compulsivo e uomo di gusto sicuro. Fu lui a costruire il patrimonio artistico della famiglia, comprando, commissionando, proteggendo pittori e musicisti.

Gli ambienti privati di un cardinale del Seicento raccontano una cosa che le sale di rappresentanza nascondono: la scala domestica del potere. Stanze più piccole, arredi più personali, oggetti scelti per essere guardati da vicino e non per impressionare una folla. È il livello in cui il collezionismo smette di essere propaganda e diventa piacere privato. Chi ha in mente la quadreria di Palazzo Barberini o della Galleria Borghese trova ad Ariccia la versione intima dello stesso fenomeno, con il vantaggio di essere ancora nel suo contenitore originale.

La quadreria di Palazzo Chigi ad Ariccia

La raccolta storica del palazzo, quella arrivata con la casa e non per donazione, allinea nomi di primo livello della pittura romana fra Cinque e Seicento.

I pittori della collezione Chigi

Fra gli autori presenti figurano il Cavalier d'Arpino, cioè Giuseppe Cesari, il pittore che formò Caravaggio nella sua bottega e che dominò la scena romana a cavallo del 1600; il Baciccio, Giovanni Battista Gaulli, il genovese che affrescò la volta del Gesù e fu ritrattista di papi e cardinali; Pier Francesco Mola, lombardo di formazione veneta, uno dei più raffinati paesaggisti del secolo; Mario Nuzzi detto Mario de' Fiori, specialista di nature morte floreali che a Roma furono un genere di lusso; Salvator Rosa, napoletano, pittore di paesaggi tempestosi, filosofo e polemista, la personalità più anticonformista del Seicento romano.

Questa non è una lista da catalogo. È il ritratto preciso del gusto di una famiglia: ritrattistica ufficiale, paesaggio, natura morta, pittura di storia. Sono le quattro colonne del collezionismo aristocratico romano, e ad Ariccia si vedono tutte insieme nel loro ambiente.

Gli affrescanti del palazzo

Sul fronte della decorazione parietale i nomi da tenere sono Pietro Mulier per la stagione seicentesca e, per quella neoclassica, Giuseppe Cades, Nicola la Piccola, Liborio Coccetti e Annibale Angelini. Cades in particolare merita attenzione: fu uno dei disegnatori più dotati della Roma di fine Settecento, ammirato dai viaggiatori del Grand Tour e capace di passare dal neoclassicismo rigoroso a invenzioni quasi romantiche.

Il Museo del Barocco Romano a Palazzo Chigi ad Ariccia

Nel 2007 il palazzo ha inaugurato il Museo del Barocco Romano, che occupa una parte degli ambienti e raccoglie opere del Seicento e del Settecento romano arrivate per donazione. La quadreria espone circa trecento opere fra dipinti e disegni, in prevalenza di scuola romana, provenienti da lasciti e donazioni concentrati soprattutto fra il 2002 e il 2008, con aggiunte successive.

La disposizione a quadreria

L'allestimento segue la disposizione a quadreria, sul modello delle antiche dimore romane: quadri su più registri, parete fitta, cornici che si toccano. Le opere sono raggruppate per scuole con finalità didattica. È una scelta coraggiosa e controcorrente. Il museo contemporaneo standard isola l'opera, la mette al centro di una parete vuota e la illumina come una reliquia. La quadreria fa il contrario: rimette il quadro dentro una massa di quadri, come lo si vedeva davvero nel Seicento. Bisogna abituare l'occhio per qualche minuto, poi il sistema funziona e si comincia a confrontare invece di contemplare.

La Collezione Lemme

La raccolta donata dagli avvocati Fabrizio e Fiammetta Lemme è il nucleo più noto del museo. Fabrizio Lemme è stato uno dei collezionisti italiani più attivi sul Settecento romano, un periodo a lungo trascurato dal mercato e dalla critica proprio perché schiacciato fra il Barocco maturo e il Neoclassicismo. La collezione ha il pregio di documentare autori di seconda e terza fila accanto ai maggiori: è così che si capisce come funzionava davvero una scuola pittorica.

La Collezione Fagiolo

La raccolta appartenuta a Maurizio Fagiolo dell'Arco, storico dell'arte fra i più influenti nello studio del Barocco romano e del Novecento italiano, è entrata nel museo come donazione. Il valore di una collezione di studioso non è il singolo pezzo: è il criterio con cui è stata messa insieme. Si legge come un ragionamento scritto con i quadri.

Le collezioni Laschena e Ferrari e le altre donazioni

Alle due raccolte principali si affiancano la Collezione Laschena, la Collezione Ferrari e altre donazioni particolari confluite nel tempo. Fra i donatori e i collezionisti che hanno alimentato le esposizioni del palazzo compaiono Fabrizio Forti Bernini, discendente dello scultore, lo studioso del Barocco romano Valentino Martinelli, il medico Pier Luigi Amata e l'antiquaria Miriam Di Penta.

Gli artisti del Museo del Barocco Romano

Nelle sale del museo e nelle esposizioni che si sono succedute si incontrano Gian Lorenzo Bernini, Mattia Preti e il fratello Gregorio, Agostino Tassi, Gaspar Dughet, Giovanni Baglione, Benedetto Luti, Francesco Cozza, Giuseppe Recco, Pierre Subleyras. Fra le opere di maggiore impatto figura un San Sebastiano datato fra il 1635 e il 1644 riferito alla mano di Bernini, che coglie il santo a mezzo busto mentre si torce in un gesto di furore eroico. Bernini pittore è una faccia poco nota del personaggio: dipingeva per sé, con una libertà che nella scultura pubblica non poteva permettersi.

Le mostre temporanee a Palazzo Chigi ad Ariccia

Il palazzo ha una programmazione espositiva continua, spesso di taglio filologico e con cataloghi seri. Negli anni si sono succedute rassegne su Bernini e la pittura del Seicento, sul Baciccio, su Ferdinand Voet, sui Tommasi Ferroni, sulla riscoperta della Domus Aurea nelle incisioni settecentesche, e mostre di taglio popolare come quella sugli abiti in stile dal Cinquecento all'Ottocento. Il calendario si controlla sul sito ufficiale prima di partire: una mostra in corso può significare code, ma anche una sezione in più a parità di biglietto.

La Biblioteca Chigi e i fondi di storia dell'arte

Nel palazzo si conserva la Biblioteca Chigi, alla quale si sono aggiunte biblioteche di storia dell'arte arrivate per donazione: quella della collezionista Beatrice Chiovenda Canestro, quella di Deoclecio Redig De Campos, che fu direttore dei Musei Vaticani, e altri fondi. Non è materiale accessibile alla visita ordinaria, ma spiega perché ad Ariccia si producono studi e non soltanto biglietti: un museo con una biblioteca dentro è un museo che ha ancora qualcosa da dire.

Il consiglio che ti do per visitare Palazzo Chigi ad Ariccia

Il consiglio è uno solo e lo do senza giri di parole: prendete il primo turno guidato del pomeriggio in un giorno feriale, fuori stagione, e dedicate al parco il tempo che avanza prima della chiusura. Vi spiego il ragionamento.

Il primo turno del mattino, alle 10.30, è quello che scelgono tutti i gruppi organizzati che partono da Roma dopo colazione. Il turno delle 11.45 rischia di incastrarsi con la pausa di pranzo e vi lascia in piazza con il palazzo chiuso fino alle 15.00 o alle 15.30. Il primo turno pomeridiano, invece, trova il palazzo vuoto, la luce migliore sui cuoi e sui parati, e vi lascia tempo per il parco fino alla chiusura. Nei giorni feriali, poi, il paese è un altro paese: la piazza di Corte senza le auto della domenica si legge come Bernini l'aveva pensata.

Il secondo consiglio riguarda l'ordine delle cose. Non entrate al museo dopo il pranzo in fraschetta. È un'opinione netta e la sostengo: la porchetta e il vino dei Castelli sono ottimi e vanno onorati, ma un'ora in piedi in sale calde dopo un pasto pesante annulla la concentrazione. Prima il palazzo, poi la tavola. Il parco dopo il pranzo è la soluzione giusta, perché si cammina all'aria aperta e il bosco fa il resto.

Terza raccomandazione, per chi viene con un gruppo: la tariffa di gruppo parte da quindici persone e scende a dodici euro con la guida del palazzo. Per numeri simili conviene telefonare in anticipo invece di presentarsi allo sportello, perché il turno guidato ha un tetto di trenta persone e due comitive nello stesso orario non ci entrano. Chi organizza viaggi per aziende o per gruppi internazionali può appoggiarsi alla struttura di TourLeaderPro, che lavora con accompagnatori autorizzati e conosce i tempi reali dei Castelli.

Palazzo Chigi ad Ariccia
Palazzo Chigi ad Ariccia

Il Parco Chigi di Ariccia: ventotto ettari di bosco antico

Il parco annesso al palazzo, chiamato anche Barco Chigi, è un'area verde comunale di ventotto ettari. Il primo nucleo risale al Cinquecento, ai tempi dei Savelli, ma la conformazione attuale è il risultato degli interventi della famiglia Chigi, proprietaria fra il 1661 e il 1988, con la regia di Bernini e Carlo Fontana fra il 1662 e il 1672.

Il Nemus aricinum, il bosco sacro di Diana

Qui c'è il dato che fa alzare la testa anche ai visitatori distratti. Il parco è considerato un residuo del Nemus aricinum, il bosco sacro legato al culto di Diana ricordato dalle fonti classiche. Non è un giardino disegnato su un terreno agricolo: è un pezzo di selva albana che non è mai stato del tutto tagliato, prima perché sacro, poi perché riserva di caccia baronale, infine perché parco di una famiglia che poteva permettersi di non sfruttarlo. Duemila anni di proprietà ininterrotta sono la ragione per cui quegli alberi esistono ancora.

La trasformazione da barco di caccia recintato a giardino paesaggistico di gusto protoromantico avvenne nel decennio berniniano. È una precocità notevole: il giardino paesaggistico all'inglese diventerà moda europea un secolo più tardi, ad Ariccia il bosco naturale viene valorizzato come tale già nel Seicento.

Gli alberi monumentali del Parco Chigi

Il bosco è misto di latifoglie, con esemplari secolari. Vi si trova il leccio più grande dei Castelli Romani e l'acero campestre più grande d'Italia, oltre a esemplari monumentali di olmo, alloro e carpino. Il parco è una delle poche zone verdi dei Colli Albani in cui non è avvenuta la penetrazione del castagno, coltura che altrove ha sostituito la vegetazione originaria: qui sono sopravvissute le specie più antiche, in massima parte querce. Per questo motivo gli studiosi lo indicano come l'ecosistema più importante dei Castelli Romani.

Le sequoie del 1861

Nel parco crescono tre sequoie della costa piantate nel 1861, fra i primi esemplari messi a dimora in Europa. La specie era arrivata dalla California da pochissimi anni ed era una curiosità botanica da collezionisti. Sono alberi che raccontano due storie insieme: la moda ottocentesca delle essenze esotiche e la continuità di una gestione familiare che ha potuto permettersi di piantare qualcosa destinato a essere apprezzato dai pronipoti.

I minerali rari delle cave del parco

Dettaglio che entusiasma i mineralogisti e sorprende tutti gli altri: dalle cave storiche all'interno del parco sono usciti minerali rari come la latiumite, la harkerite e la malanite, oggi conservati in musei scientifici di mezzo mondo. Il sottosuolo albano è di origine vulcanica, e i contatti fra le lave e i calcari inglobati hanno prodotto associazioni mineralogiche che altrove non esistono. Ariccia è una località tipo per la letteratura mineralogica internazionale, e quasi nessuno dei visitatori lo sa.

Come si visita il Parco Chigi

Il parco segue gli stessi orari del palazzo, chiusura del lunedì compresa: 10.00-13.00 e 15.00-18.00 in orario invernale, 10.00-13.00 e 15.30-18.30 in quello estivo. Si cammina su sentieri e viali, con scarpe chiuse e senza pretese di trekking: il dislivello è modesto, il terreno dopo la pioggia diventa fangoso. D'estate il bosco regala parecchi gradi in meno rispetto alla piazza. Il parco ospita anche eventi e rassegne, come Fantastiche Visioni al Parco Chigi: in quei giorni gli orari e gli accessi possono cambiare.

Palazzo Chigi ad Ariccia
Palazzo Chigi ad Ariccia

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il Gattopardo di Luchino Visconti fu girato in parte a Palazzo Chigi ad Ariccia. Lo scrivono le guide, lo ripetono i cartelli, lo sa chiunque abbia visto il film. Quello che si cita molto meno è la conseguenza culturale di quel set, e vale la pena spiegarla.

Nel 1962, quando Visconti arrivò ad Ariccia, il cinema italiano ricostruiva gli interni nobiliari in teatro di posa, a Cinecittà, con scenografie fatte apposta. Visconti fece l'operazione opposta: cercò ambienti autentici, con arredi autentici, perché voleva che la materia fosse vera davanti alla macchina da presa. Ad Ariccia trovò quello che nessuno scenografo poteva costruire: stanze in cui i mobili erano dove erano sempre stati. Girò nel palazzo buona parte del film, compresa la scena del dialogo fra Burt Lancaster e Alain Delon.

Qui si corregge un equivoco tenace, che sento ripetere quasi ogni volta che accompagno un gruppo. La scena del ballo, la più celebre del film, con Burt Lancaster e Claudia Cardinale, non fu girata ad Ariccia: fu girata a Palazzo Valguarnera Gangi a Palermo, dove le riprese furono completate. Altre scene siciliane furono girate a villa Boscogrande, sempre a Palermo. Chi entra a Palazzo Chigi cercando la sala da ballo del Gattopardo cerca una cosa che è a novecento chilometri di distanza.

Il fatto poco citato, dunque, è questo: Palazzo Chigi ad Ariccia è stato uno dei luoghi in cui il cinema italiano ha smesso di fingere gli interni storici e ha cominciato a usarli. Da lì in avanti il palazzo è diventato un set ricorrente, e quella vocazione dura ancora oggi, con un tariffario dedicato alle riprese cinematografiche e televisive che il Comune tiene pubblico sul sito del museo.

La foto giusta da fare a Palazzo Chigi ad Ariccia

La fotografia che tutti scattano è il fronte del palazzo dalla piazza di Corte, frontale, con la chiesa alle spalle. È una foto corretta e inutile: schiaccia la prospettiva, mette in quadro le auto parcheggiate e non racconta niente che non si trovi su mille cartoline.

La foto giusta è un'altra, e richiede due minuti di cammino. Portatevi all'imbocco del ponte monumentale, dal lato di Albano, e inquadrate il palazzo di tre quarti con il vallone in basso. Da lì si vede la cosa che dalla piazza è invisibile: Palazzo Chigi ad Ariccia non è un edificio urbano, è un castello appollaiato sul bordo di un precipizio vulcanico. Le torri d'angolo si leggono per quello che sono, il verde del vallone fa da basamento, la mole del Torrione Nuovo del 1740 chiude la composizione. La luce migliore è quella della tarda mattinata in inverno e del tardo pomeriggio in estate, quando il sole prende la facciata di taglio e le modanature esistono invece di appiattirsi.

La seconda fotografia che consiglio è dentro il parco, e serve una scelta precisa: non fotografate l'albero intero. Un leccio secolare fotografato per intero diventa una massa verde indistinta. Avvicinatevi al tronco, mettete una persona accanto per dare la scala, e fotografate dal basso verso la chioma. È l'unico modo per restituire quello che si prova sul posto.

Dentro il palazzo, verificate alla biglietteria che cosa è consentito: nelle dimore storiche con arredi originali le regole sulle fotografie e soprattutto sul flash e sui treppiedi sono più severe che in un museo ordinario, per ragioni conservative che riguardano tessuti, cuoi e vernici. Il flash su un parato in cuoio dorato del Seicento non è una scortesia verso gli altri visitatori: è un danno cumulativo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La cronologia di questo palazzo è più movimentata di quanto suggerisca la sua aria tranquilla, e comprende musica, guerre e un passaggio di proprietà che ha del clamoroso.

Le prime assolute del Seicento

Nel 1672, l'anno in cui si chiudevano i lavori, il palazzo ospitò la prima assoluta de La sincerità con la sincerità, overo Il Tirinto, di Bernardo Pasquini, uno dei musicisti più importanti della Roma barocca, organista e clavicembalista di fama europea. L'anno successivo, nel 1673, fu la volta di Gl'inganni innocenti, ovvero L'Adalinda, di Pietro Simone Agostini. Due prime assolute in due anni in un palazzo di campagna appena finito dicono con precisione che cosa fosse Ariccia per i Chigi: non un rifugio, ma una sede di corte a tutti gli effetti, dove si faceva politica culturale con gli stessi mezzi che si usavano a Roma.

La Repubblica Romana del 1798-1799

Fra il 1798 e il 1799, durante le vicende della Repubblica Romana e dell'occupazione francese, il palazzo e il parco furono sconvolti dagli spostamenti delle truppe belligeranti. Gli eserciti che attraversano i Castelli Romani sono una costante della storia laziale: la posizione dominante sulla via Appia, che per quindici secoli è stata la ragione della fortuna di questi paesi, in tempo di guerra si è sempre trasformata nella loro condanna.

Il 2 giugno 1944

Nella seconda guerra mondiale reparti dell'esercito alleato si accamparono dentro il palazzo e nel parco. Il 2 giugno 1944, con il fronte che risaliva verso Roma dopo lo sfondamento di Anzio e Cassino, il ponte di Ariccia fu fatto saltare: il parco Chigi venne aperto alla circolazione civile per sostituire il collegamento interrotto. Nell'incursione aerea di quei giorni gli affreschi neoclassici di due sale del piano nobile furono in parte danneggiati, ma il palazzo nel suo complesso rimase incolume. Considerato che Albano Laziale e Genzano subirono bombardamenti gravissimi in quelle settimane, la sopravvivenza dell'arredo chigiano è una delle fortune meno commentate della storia dell'arte laziale.

La vendita del 1988 e la nascita del museo

Il 29 dicembre 1988 Agostino Chigi Albani della Rovere vendette il palazzo e il parco al Comune di Ariccia, con condizioni particolari che vincolavano l'uso pubblico del bene. Fu un caso quasi isolato in Italia: di norma le grandi dimore aristocratiche si svuotano, gli arredi vanno all'asta separatamente e il contenitore resta senza contenuto. Qui è avvenuto il contrario. Diciannove anni dopo, nel 2007, quella scelta ha prodotto il Museo del Barocco Romano, e nel 2025 l'arrivo della Presa di Cristo attribuita a Caravaggio nella Sala Borghese.

Chi è passato da Palazzo Chigi ad Ariccia

L'elenco dei personaggi che hanno attraversato queste stanze si divide in due epoche: quella dei Chigi e quella del cinema.

I Chigi e la Roma dei papi

Il primo nome è quello di Alessandro VII, Fabio Chigi, papa dal 1655 al 1667, il pontefice che affidò a Bernini, Borromini e Pietro da Cortona i cantieri che hanno fatto la Roma barocca. Il secondo è il cardinale Flavio Chigi, vissuto dal 1631 al 1693, nipote del papa e creatore delle collezioni di famiglia, protettore di pittori e di musicisti. Il terzo, cronologicamente il primo, è Agostino Chigi il Magnifico, il banchiere senese morto nel 1520 che finanziò Raffaello e Peruzzi e da cui discende tutta la fortuna della casata. E naturalmente Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana, che qui non passarono soltanto: qui lavorarono per otto anni.

Il cinema, la televisione, la musica

Nel 1962 arrivarono Luchino Visconti e la troupe del Gattopardo, con Burt Lancaster, Alain Delon, Claudia Cardinale e Paolo Stoppa. Nel 1989 Alberto Sordi girò qui parte de L'Avaro. Nel 1990 fu la volta di Franco Nero e Carlo delle Piane per Io e il re. Fra il 2004 e il 2005 il palazzo ospitò le riprese di Caterina e le sue figlie con Virna Lisi e Iva Zanicchi; nel 2006 quelle de I Vicerè con Daniele Pecci, Lando Buzzanca e Lucia Bosè. Nel 2005 Eros Ramazzotti e Anastacia vi girarono un videoclip.

Studiosi, collezionisti e istituzioni

Nel 1998 passarono da Ariccia Vittorio Sgarbi, Maurizio Fagiolo dell'Arco e Nicola Bulgari; nel 1999, per le iniziative sul Baciccio, il grande conoscitore britannico Sir Denis Mahon, il maggiore studioso del Seicento italiano del secolo scorso. Nel 2001 Claudia Cardinale, Alain Delon e Massimo Girotti tornarono nel palazzo per la mostra La scena del Principe. Nel 2004 fece visita il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Noto una cosa che dice molto: fra i visitatori illustri non ci sono soltanto attori e politici, ci sono conoscitori. Un palazzo dove viene Denis Mahon è un palazzo che ha materiale da studiare, e questa è la migliore garanzia di qualità che un museo possa esibire.

Palazzo Chigi ad Ariccia con i bambini

I bambini fino a sei anni entrano gratis, i ragazzi dai 6 ai 18 pagano il ridotto. La visita guidata dura poco più di un'ora, che per un bambino piccolo è al limite. Funziona bene con i ragazzi dagli otto anni in su, purché la si costruisca su due o tre storie invece che sull'elenco dei mobili: il castello dei Savelli diventato palazzo, il ponte fatto saltare, il film girato nelle stanze. Il parco è la carta vincente: dopo un'ora di silenzio fra i quadri, ventotto ettari di bosco con gli alberi più grandi dei Castelli rimettono tutti di buon umore. Il palazzo organizza anche laboratori artistici e iniziative a tema, il cui calendario è pubblicato sul sito ufficiale.

Accessibilità e servizi di Palazzo Chigi ad Ariccia

Le persone con handicap riconosciuto entrano gratuitamente insieme a un accompagnatore. Sul livello di accessibilità fisica degli ambienti va detto con franchezza che un edificio del Seicento con piani nobili e scale storiche non è una struttura progettata per le sedie a rotelle: chi ha esigenze specifiche fa bene a telefonare al 06 93 30 053 o a scrivere a info@palazzochigiariccia.it prima di mettersi in viaggio, e a farsi dire quali ambienti sono raggiungibili. Il museo ha un bookshop con cataloghi e pubblicazioni scientifiche proprie, molte delle quali consultabili anche nella sezione delle pubblicazioni online del sito.

Quando andare a Palazzo Chigi ad Ariccia e quando evitarlo

Il periodo migliore è la mezza stagione, aprile e maggio, oppure ottobre. La primavera mette il parco nella condizione ideale e l'orario estivo allunga il pomeriggio fino alle 18.30. L'autunno regala al bosco colori che d'estate non esistono.

I momenti da evitare sono tre, e li dico chiaramente. Il primo è il lunedì, perché è chiuso, e ogni anno qualcuno arriva da Roma e trova il portone sbarrato. Il secondo è il mese di agosto nelle ore centrali: fa caldo, il paese è deserto nel senso peggiore del termine e molte fraschette chiudono per ferie. Il terzo sono i giorni della Sagra della Porchetta, che nel 2026 è arrivata alla settantatreesima edizione e si è svolta il 4, 5 e 6 settembre. In quei giorni Ariccia è bellissima e ingestibile insieme: folla, parcheggi introvabili, viabilità modificata. Se venite per la sagra, venite per la sagra e mettete in conto che il palazzo sarà un contorno; se venite per il palazzo, scegliete un altro fine settimana.

Che cosa vedere intorno a Palazzo Chigi ad Ariccia

Ariccia si gira a piedi in un'ora, e intorno c'è uno dei territori più densi del Lazio.

Le fraschette e la porchetta di Ariccia

La porchetta di Ariccia ha il marchio di Indicazione Geografica Protetta, registrato a livello europeo il 15 giugno 2011, e la zona di produzione coincide con il territorio comunale. Il disciplinare descrive un prodotto dalla forma cilindrica con crosta croccante e bruna, carne bianco rosata con puntinature brune di spezie, insaporito con rosmarino, aglio, pepe nero e sale marino, cotto fra i 160 e i 280 gradi per un tempo che va dalle tre alle sei ore. La porchetta intera pesa fra i 27 e i 45 chili, il tronchetto fra i 7 e i 13. La crosta, dice il disciplinare, resta croccante anche dopo diversi giorni.

Le fraschette sono le osterie storiche del paese, nate come rivendite di vino sfuso che esponevano una frasca sulla porta. Oggi sono locali con tavoli lunghi, tovaglie di carta e taglieri: si mangia porchetta, salumi, formaggi, si beve vino dei Castelli. Il mio consiglio è di evitare quelle sulla piazza principale nei giorni di punta e di camminare duecento metri verso le strade laterali, dove i prezzi scendono e la clientela locale aumenta. Il rapporto fra questi due indicatori non sbaglia quasi mai.

Gli altri Castelli Romani in giornata

Da Ariccia si raggiungono in pochi minuti Genzano di Roma con il Palazzo Sforza Cesarini, Nemi affacciata sul suo lago vulcanico, Castel Gandolfo con il palazzo pontificio, Albano Laziale con i resti dei Castra Albana, Marino e Grottaferrata con l'abbazia greca. Tutto ricade nel Parco regionale dei Castelli Romani, che ha sede a Rocca di Papa in via Cesare Battisti 5. Chi viaggia con amici stranieri e vuole un itinerario romano già impostato in inglese trova una base solida nella guida alle cose da fare a Roma di ItalyPlanner.

Quanto costa una giornata a Palazzo Chigi ad Ariccia

Facciamo i conti, perché la trasparenza sui costi vale più di dieci aggettivi. Visita guidata completa 15 euro a testa, 12 con la riduzione. Pranzo in fraschetta con porchetta, contorno e mezzo litro di vino: la spesa media resta sotto i venticinque euro a persona nei locali fuori dalla piazza. Il parco è compreso nel giro e non chiede biglietti aggiuntivi al di là dell'accesso ordinario. Chi arriva in auto mette in conto il carburante e il pedaggio dei parcheggi a pagamento; chi arriva in corriera spende pochi euro di biglietto regionale. Una giornata completa per due persone, museo e pranzo compresi, si chiude comodamente sotto i novanta euro. Per il rapporto fra quello che si vede e quello che si paga, resta uno dei conti migliori della provincia di Roma.

Come si risparmia davvero: il ridotto per gli universitari fino a 25 anni e per gli over 65 taglia tre euro; la tariffa di gruppo da quindici persone in su scende a 12 euro con la guida del palazzo e a 10 senza; le famiglie con bambini sotto i sei anni non pagano per loro. Sconsiglio invece la visita libera presa per risparmiare: tre euro in meno in cambio della metà di quello che c'è da capire non sono un affare.

Domande veloci su Palazzo Chigi ad Ariccia

Dove si trova Palazzo Chigi ad Ariccia

In Piazza di Corte 14, ad Ariccia, in provincia di Roma, sui Colli Albani, affacciato sulla piazza progettata da Bernini e a pochi passi dal ponte monumentale.

Quanto costa il biglietto di Palazzo Chigi ad Ariccia

La visita guidata al piano nobile con le stanze del cardinale e il Museo del Barocco Romano costa 15 euro intero e 12 euro ridotto. La visita libera costa 12 euro intero e 9 euro ridotto.

Quali sono gli orari di Palazzo Chigi ad Ariccia

Dal 1 ottobre al 31 marzo 10.00-13.00 e 15.00-18.00. Dal 1 aprile al 30 settembre 10.00-13.00 e 15.30-18.30. Chiuso il lunedì.

Palazzo Chigi ad Ariccia è aperto il lunedì

No. Il lunedì è il giorno di chiusura settimanale, e vale anche per il Parco Chigi.

A che ora partono le visite guidate di Palazzo Chigi ad Ariccia

Alle 10.30 e alle 11.45 la mattina. Il pomeriggio alle 15.30 o alle 16.45 in orario invernale, alle 16.00 o alle 17.15 in orario estivo. Il gruppo ha un limite di trenta persone.

Quanto dura la visita a Palazzo Chigi ad Ariccia

Il turno guidato copre piano nobile, stanze del cardinale e museo in poco più di un'ora. Con il parco e una passeggiata in piazza di Corte si arriva comodamente a mezza giornata.

Serve prenotare per visitare Palazzo Chigi ad Ariccia

Per la visita libera no. Per la visita guidata conviene, perché i turni hanno orari fissi e posti limitati. I gruppi e le scolaresche prenotano al 06 93 30 053 o al 3891641721.

Si possono comprare i biglietti online

Sì. Il museo vende online attraverso il rivenditore autorizzato indicato sulla home page del sito ufficiale palazzochigiariccia.it.

Chi ha diritto al biglietto ridotto

I ragazzi dai 6 ai 18 anni, gli studenti universitari fino a 25 anni, gli ultrasessantacinquenni, i residenti di Ariccia e i militari.

Chi entra gratis a Palazzo Chigi ad Ariccia

I bambini fino a sei anni, le scolaresche di Ariccia, gli over 65 residenti ad Ariccia, le persone con handicap riconosciuto e il loro accompagnatore, i docenti accompagnatori, le guide turistiche autorizzate, un accompagnatore per gruppo, i giornalisti iscritti all'Albo, gli studiosi autorizzati dal Conservatore e le visite di rappresentanza autorizzate dal Sindaco.

Quanto costa la visita per un gruppo

Da quindici persone in su, 12 euro a testa con la guida del palazzo oppure 10 euro senza guida.

Il Parco Chigi è compreso nella visita

Il parco è un'area verde comunale annessa al palazzo e segue gli stessi orari di apertura. Per le condizioni di accesso in corso conviene chiedere in biglietteria, perché durante eventi e rassegne possono cambiare.

Quanto è grande il Parco Chigi di Ariccia

Ventotto ettari. È considerato un residuo del Nemus aricinum, il bosco sacro a Diana, e ospita il leccio più grande dei Castelli Romani e l'acero campestre più grande d'Italia.

Si possono fare fotografie dentro Palazzo Chigi ad Ariccia

Le regole vanno chieste in biglietteria: in una dimora con arredi tessili e cuoi originali flash e treppiedi sono di norma vietati per ragioni di conservazione.

Palazzo Chigi ad Ariccia è accessibile in sedia a rotelle

È un edificio storico con piani nobili e scale d'epoca. L'ingresso è gratuito per le persone con handicap riconosciuto e per l'accompagnatore, ma sui percorsi effettivamente praticabili conviene telefonare prima al 06 93 30 053.

È vero che Il Gattopardo è stato girato a Palazzo Chigi ad Ariccia

In parte sì: Visconti vi girò buona parte del film nel 1962, compreso il dialogo fra Burt Lancaster e Alain Delon. La scena del ballo, però, fu girata a Palazzo Valguarnera Gangi a Palermo.

Che cosa è il Museo del Barocco Romano

Il museo aperto nel 2007 dentro il palazzo, con circa trecento opere fra dipinti e disegni di scuola romana del Seicento e del Settecento, arrivate soprattutto per donazione fra il 2002 e il 2008: collezioni Lemme, Fagiolo, Laschena, Ferrari e altre.

C'è davvero un Caravaggio a Palazzo Chigi ad Ariccia

Nella Sala Borghese è esposta dal 27 settembre 2025, in comodato quinquennale, una Presa di Cristo attribuita a Caravaggio, di provenienza Mattei e poi Ruffo. L'attribuzione è sostenuta da studiosi di rilievo e resta materia di discussione critica.

Chi ha progettato Palazzo Chigi ad Ariccia

Gian Lorenzo Bernini fornì l'idea progettuale e la regia complessiva, Carlo Fontana diresse i lavori fra il 1664 e il 1672. Il nucleo preesistente era il castello dei Savelli, ampliato negli anni Novanta del Cinquecento.

Di chi è oggi Palazzo Chigi ad Ariccia

Del Comune di Ariccia, che lo acquistò con il parco il 29 dicembre 1988 da Agostino Chigi Albani della Rovere.

Palazzo Chigi ad Ariccia è lo stesso Palazzo Chigi di Roma

No. Quello di Roma, sede del governo, è un altro edificio, anch'esso legato alla famiglia Chigi. Ad Ariccia si visita la residenza di campagna del casato, con i suoi arredi originali.

Palazzo Chigi ad Ariccia è adatto ai bambini

Dagli otto anni in su funziona bene, soprattutto se la visita si chiude con il parco. Sotto i sei anni l'ingresso è gratuito, ma l'ora di visita guidata è lunga per un bambino piccolo.

Quanto ci vuole da Roma ad Ariccia

In auto, traffico permettendo, si arriva in poco più di mezz'ora dal Grande Raccordo Anulare seguendo la via Appia Nuova verso Albano. Con la corriera regionale i tempi dipendono dalle fermate: l'orario va verificato sul sito del vettore.

Dove si mangia la porchetta ad Ariccia

Nelle fraschette del centro storico. La Porchetta di Ariccia è IGP dal 15 giugno 2011 e si produce nel territorio comunale. Nelle strade laterali si spende meno che sulla piazza principale.

Quando si svolge la Sagra della Porchetta di Ariccia

Nel 2026 si è tenuta la settantatreesima edizione, il 4, 5 e 6 settembre. Nei giorni della sagra il paese cambia viabilità e i parcheggi si saturano.

Che differenza c'è fra Palazzo Chigi ad Ariccia e le altre ville dei Castelli

La conservazione dell'arredo. Nelle altre dimore storiche si visita l'architettura, qui si visita anche il contenuto, rimasto nelle sue stanze con la disposizione originale.

Si può affittare Palazzo Chigi ad Ariccia per matrimoni o eventi

Sì, il tariffario pubblico del museo prevede voci per matrimoni, conferenze, concerti e riprese cinematografiche e televisive, con importi diversi secondo la sala e la durata. Le richieste si presentano attraverso il sito ufficiale.

Vale la pena visitare Palazzo Chigi ad Ariccia in mezza giornata da Roma

Sì, ed è anzi il formato giusto: palazzo la mattina o al primo turno del pomeriggio, parco a seguire, pranzo o merenda in fraschetta. Aggiungere altri tre paesi nello stesso giorno significa non guardare niente.

Il mio giudizio su Palazzo Chigi ad Ariccia

Di posti barocchi nel Lazio ne ho accompagnati a centinaia, e pochi mi hanno costretto a cambiare il modo di raccontare come questo. La ragione è semplice: qui non si spiega un capolavoro isolato, si spiega un sistema. Un papa, un architetto, una famiglia, un paese rifatto da capo, una casa che ha tenuto i suoi mobili per tre secoli e mezzo. Chi arriva ad Ariccia cercando l'opera da fotografare resta un po' deluso, perché la grandezza del posto non è concentrata in un punto. Chi arriva disposto a guardare come si viveva dentro il Barocco esce con qualcosa che a Roma, fra le code e le folle, è quasi impossibile ottenere. Prendete il primo turno del pomeriggio, in un giorno feriale. E lasciate mezz'ora al bosco: è la parte che vi ricorderete fra un anno.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoPalazzo Chigi ad Ariccia - Piazza di Corte, 14, 00072 Ariccia RM, Italia
TagsAricciaBiblioteca ChigiMuseoMuseo d'arteMuseo del Barocco RomanoPalazzo ChigiPalazzo Chigi ad AricciaPalazzo Chigi AricciaPalazzo Chigi di Ariccia

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IndirizzoPiazza di Corte, 14, 00072 Ariccia RM, Italia 72
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