Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Il Museo Nazionale del Palazzo Venezia si trova a Roma in via del Plebiscito 118, con un secondo ingresso su piazza San Marco 49, all'angolo fra piazza Venezia e via del Plebiscito. Ci si arriva con una delle tante linee di autobus che convergono su piazza Venezia: fra le diurne la H, la 40, la 46, la 60, la 62, la 64, la 70, la 87, la 170, la 492, la 628 e la 916, secondo l'elenco di Roma Servizi per la Mobilità. Attenzione però: il cantiere della stazione Venezia della linea C della metropolitana, aperto dall'autunno 2023, sposta periodicamente le fermate intorno alla piazza, quindi conviene controllare il percorso il giorno stesso. La metropolitana per ora non arriva: la stazione più vicina resta Colosseo, sulla linea B, a circa un quarto d'ora a piedi lungo i Fori. Il museo apre tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 con ultimo ingresso alle 18.45; il venerdì l'orario si allunga fino alle 23.30, con ultimo ingresso alle 22.45. Il biglietto intero costa 18 euro e comprende anche la mostra temporanea in corso; l'agevolato costa 5 euro e spetta dai 18 ai 25 anni; l'ingresso è gratuito per i minori di 18 anni, per le persone con disabilità e per le altre categorie previste dal Ministero, oltre che per tutti la prima domenica del mese. Il biglietto è unico per l'intero istituto VIVE, vale sette giorni dal giorno dell'emissione e consente un accesso a ciascun sito: Palazzo Venezia, Terrazza Panoramica del Vittoriano, Sommoportico e Museo Centrale del Risorgimento. Il Giardino Grande del palazzo, invece, si visita gratuitamente. La prenotazione non è obbligatoria; la biglietteria online ufficiale è vive.midaticket.com, il telefono per informazioni e prenotazioni è +39 06 32810960 (dal lunedì al venerdì, 9.30-18.00), la posta elettronica vi-ve.prenotazioni@cultura.gov.it. Un'avvertenza prima di tutto il resto: le Sale Storiche del piano nobile, cioè la Sala del Mappamondo, la Sala Regia, la Sala delle Battaglie e l'Appartamento Barbo, risultano temporaneamente chiuse al pubblico per un grande restauro, con orizzonte dichiarato al 2026. Chi viene apposta per quelle deve telefonare prima.

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Il Museo Nazionale del Palazzo Venezia appartiene alla rete dei musei statali di Roma, e dentro quella rete occupa un posto particolare: è il museo nazionale delle arti applicate ospitato nel primo grande palazzo rinascimentale della città.

Museo Nazionale del Palazzo di Venezia
Museo Nazionale del Palazzo Venezia
Via del Plebiscito, 118 / Piazza San Marco, 49
L'ingresso al Giardino Grande di Palazzo Venezia è libero.
L'ingresso al museo, alla Terrazza Panoramica del Vittoriano e al Museo Centrale del Risorgimento avviene con un biglietto unico, valido sette giorni, che consente un accesso a ciascun sito dell'istituto VIVE.

Il palazzo prima del museo: Palazzo Venezia e la Roma di Paolo II

Per capire il Museo Nazionale del Palazzo Venezia bisogna partire dall'edificio, perché qui il contenitore non è una cornice: è il primo capitolo della collezione. Il palazzo nasce nel 1455 come residenza del cardinale veneziano Pietro Barbo, titolare della vicina basilica di San Marco. Quando Barbo sale al soglio pontificio nel 1464 con il nome di Paolo II, il cantiere cambia scala: non più la casa di un cardinale, ma una reggia papale, la prima concepita a Roma con un linguaggio consapevolmente rinascimentale. I lavori proseguono anche dopo la morte del papa, sotto il nipote cardinale Marco Barbo, fino al 1491.

La critica lo considera il primo vero edificio della Renovatio Urbis, il programma di rinnovamento urbano che a metà Quattrocento comincia a trasformare la Roma medievale in capitale del Rinascimento. Il palazzo tiene insieme due mondi: la mole compatta, i merli e la Torre della Biscia, alzata nel 1470, parlano ancora la lingua difensiva del Medioevo; il cortile, le finestre a croce guelfa e le proporzioni dell'insieme parlano già quella nuova.

Chi ha disegnato Palazzo Venezia: un giallo attributivo

Sull'autore del progetto gli studiosi discutono da più di un secolo, e vale la pena riportare i tre nomi con il loro grado di attendibilità. La tradizione ottocentesca faceva il nome di Leon Battista Alberti, per l'eleganza dell'impianto: oggi l'attribuzione è ritenuta improbabile. Una seconda ipotesi indica i capomastri Bernardo di Lorenzo e Jacopo da Pietrasanta. La terza, considerata la più solida perché fondata su tre contratti stipulati da Paolo II, punta su Francesco del Borgo, tecnico di fiducia del papa. Documentato, quindi, è soltanto il committente; il resto è ipotesi più o meno robusta. A me questa incertezza piace: racconta meglio di qualunque firma come funzionava un cantiere del Quattrocento, dove il papa decideva, il tecnico eseguiva e la gloria restava all'edificio.

Il viridarium di Paolo II, oggi Giardino Grande di Palazzo Venezia

Fra il 1466 e il 1469 Paolo II fa costruire accanto al palazzo il viridarium, un grande chiostro quadrato su tre ordini che racchiudeva un giardino: era il luogo dell'ozio colto del papa, a metà fra l'orto conclusum medievale e la corte all'antica. Quel recinto, con le trasformazioni che vedremo, è l'attuale Giardino Grande, l'unico spazio del complesso che ancora oggi si attraversa gratuitamente. Tenetelo a mente: è uno dei rari angoli di quiete vera in uno dei punti più rumorosi della città.

Da Pio IV a Campoformio: l'ambasciata di Venezia e poi l'Austria

Nel 1564 papa Pio IV concede gran parte dell'edificio alla Repubblica di Venezia come sede della sua ambasciata presso la Santa Sede: da quel momento il palazzo del papa veneziano diventa il palazzo di Venezia, e il nome gli resterà cucito addosso per sempre. Con il trattato di Campoformio, nel 1797, la Serenissima cessa di esistere e l'edificio passa all'Impero d'Austria, che vi tiene la propria rappresentanza diplomatica per oltre un secolo. Nel 1916, con l'Italia in guerra proprio contro l'Austria-Ungheria, lo Stato italiano espropria il palazzo: non una restituzione cortese, ma un atto di guerra amministrativo. È in quel passaggio che nasce l'idea del museo.

Il Novecento di Palazzo Venezia: il balcone, la Sala del Mappamondo, il regime

Questo è il capitolo che tutti conoscono a metà. Dal 1929 al 1943 Palazzo Venezia è la sede del governo fascista e l'ufficio personale di Benito Mussolini viene installato nella Sala del Mappamondo, un ambiente monumentale del piano nobile per il quale il regime commissiona a Pietro d'Achiardi un mosaico pavimentale. La scenografia del potere era studiata nei dettagli: la scrivania collocata in fondo alla sala immensa, per costringere il visitatore a una lunga camminata sotto lo sguardo del capo, e la luce dello studio lasciata accesa anche di notte, visibile dalla piazza, per alimentare il mito del dittatore che non dorme mai.

Dal balcone rivolto su piazza Venezia, un'aggiunta settecentesca del 1715 e non un pezzo quattrocentesco come molti credono, Mussolini pronunciò i discorsi delle grandi adunate, compresa la dichiarazione di guerra a Francia e Regno Unito del 10 giugno 1940. E sempre qui, nella notte fra il 24 e il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del Fascismo votò l'ordine del giorno Grandi che fece cadere il regime: il luogo dove il fascismo si era messo in scena fu anche quello dove si dissolse. Sotto il giardino, nel 2010, è stato scoperto un bunker rimasto incompiuto, circa ottanta metri quadrati a una quindicina di metri di profondità, fatto scavare con ogni probabilità verso la fine del 1942.

La mia opinione, da guida che accompagna gruppi qui davanti da vent'anni: il balcone è insieme la fortuna e la condanna di questo luogo. Attira lo sguardo di tutti e lo ferma lì, alla facciata, mentre la storia vera del palazzo, cinque secoli di papi, ambasciatori e collezioni, resta dietro quella parete ad aspettare i pochi che entrano.

Come nasce il Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Il museo viene istituito nel 1916, appena l'edificio passa allo Stato, con una missione precisa: diventare il grande museo nazionale dell'arte medievale e rinascimentale, esteso a tutto il piano nobile. I nuclei fondativi arrivano da tre direzioni: gli oggetti del disperso Museo Kircheriano, la celebre raccolta enciclopedica seicentesca del gesuita Athanasius Kircher; una parte delle opere della Galleria Nazionale d'Arte Antica; e soprattutto le collezioni radunate a Castel Sant'Angelo in occasione dell'Esposizione Internazionale d'Arte del 1911, quella organizzata per il cinquantenario dell'Unità.

Il primo direttore è Federico Hermanin (1871-1953), storico dell'arte di formazione tedesca, che nel 1921 apre il primo allestimento seguendo il criterio allora in voga del museo d'ambientazione: non vetrine in fila, ma stanze ricomposte come interni d'epoca, dove un cassone toscano, un arazzo e una scultura lignea convivevano come in una dimora signorile. È un'idea di museo che oggi è tornata di moda con altri nomi, e Hermanin l'aveva capita un secolo fa.

Le grandi donazioni del Museo Nazionale del Palazzo Venezia

La storia di questo museo è soprattutto una storia di lasciti, e i nomi meritano di essere ricordati uno per uno. Nel 1917 entrano le armi del conte Carlo Calori. Arriva poi il lascito di Enrichetta Hertz, dipinti medievali e rinascimentali fra cui la celebre Annunciazione di Filippo Lippi: quel nucleo passerà nel 1978 alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, dove la tavola del Lippi si ammira oggi. Seguono le porcellane e i dipinti del principe Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara e le medaglie di Paolo II acquistate dall'antiquario Scipione Bonfili: le medaglie del papa costruttore, tornate nelle sue stanze passando per il mercato antiquario. Nell'immediato primo dopoguerra giungono inoltre sculture lignee e oreficerie sacre dai territori abruzzesi devastati dal terremoto della Marsica del 1915, accolte qui per metterle in salvo e in parte restituite ai luoghi d'origine in anni recenti.

Il 1933 è l'anno della donazione più cospicua: circa tremila opere raccolte dai coniugi George Washington Wurts e Henriette Tower, diplomatici e collezionisti americani di stanza in Italia, lasciate allo Stato alla loro morte. Dipinti, pastelli su carta, sculture lignee, ceramiche, arazzi, ventagli, stoffe, mobili, argenti: è il cuore della vocazione del museo per le arti decorative.

Da Hermanin a Santangelo: le 43 sale e le armi Odescalchi

Il secondo allestimento, del 1929, dura poco: l'insediamento del regime nel palazzo costringe le collezioni a ritirarsi nell'Appartamento Cybo e nel Palazzetto. È solo nel secondo dopoguerra, sotto la direzione di Antonino Santangelo (1904-1965), che il museo raggiunge la massima estensione della sua storia: un percorso di 43 sale distribuito su tutto il piano nobile, arricchito dalle collezioni di sculture in bronzo e terracotta Gorga, Pollak e Auriti. Nel 1957 vi confluiscono i materiali del disciolto Museo Artistico Industriale: frammenti marmorei duecenteschi, stoffe copte, maioliche, statue lignee, serrature e arredi.

Nel 1959 lo Stato acquisisce circa 1200 pezzi della collezione di armi bianche e da fuoco del principe Ladislao Odescalchi, una delle più importanti d'Italia, allestita dieci anni dopo nei Saloni monumentali e poi rimossa negli anni Ottanta per destinare l'Appartamento Barbo alle esposizioni temporanee. Dal 1983 le collezioni sono ordinate per tipologia nelle sale dell'Appartamento Cybo, e dal 2015 è in corso il progetto che punta a restituire al pubblico l'intero piano nobile, riaprendo anche l'ingresso monumentale su piazza Venezia. Un'opinione netta: sacrificare l'armeria Odescalchi al calendario delle mostre fu una scelta comprensibile e resta una perdita. Spero che il nuovo allestimento le renda giustizia.

VIVE: il Vittoriano e il Museo Nazionale del Palazzo Venezia sotto un'unica direzione

Dal dicembre 2014 il museo è stato gestito attraverso il Polo museale del Lazio; nel dicembre 2019 è stato unito al Vittoriano in un istituto autonomo del Ministero della Cultura che si chiama VIVE, sigla di Vittoriano e Palazzo Venezia. È per questo che oggi il biglietto è unico: con lo stesso titolo di ingresso, valido sette giorni, si visitano il museo, la Terrazza Panoramica del Vittoriano, il Sommoportico e il Museo Centrale del Risorgimento, ciascuno con un accesso. Fanno parte dello stesso complesso anche l'Ala Brasini del Vittoriano, sede delle grandi mostre, e la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte ospitata nel Palazzetto.

L'accorpamento ha fatto bene al portafoglio del visitatore e meno bene all'identità del museo: il nome del monumento bianco ha finito per assorbire quello del palazzo, e molti salgono in Terrazza senza sapere che il loro biglietto apre anche un museo nazionale a cinquanta metri. Questa pagina esiste anche per rimediare.

La visita al Museo Nazionale del Palazzo Venezia, sala per sala

Il percorso ufficiale del palazzo elenca questi ambienti: la facciata e l'atrio, lo Scalone d'onore, l'Appartamento Barbo con la Loggia delle Benedizioni, le tre sale monumentali del Mappamondo, delle Battaglie e Regia, l'Appartamento Cybo, la Sala Altoviti, il Passetto dei Cardinali con l'Appartamento Querini, il Palazzetto, il Giardino Grande e, in cima, sottotetti, camminamenti e terrazze. Va detto subito con chiarezza: con il restauro in corso, la parte monumentale (Appartamento Barbo, Mappamondo, Battaglie, Regia) è interdetta, e sottotetti e cammino di ronda non fanno parte della visita ordinaria. Quella che segue è la mappa completa, utile oggi per orientarsi e domani per godersi la riapertura.

L'atrio, lo Scalone d'onore e l'ossatura quattrocentesca

Si entra da via del Plebiscito 118 attraversando l'atrio, con il soffitto a lacunari e lo spessore murario che dichiara subito la doppia natura dell'edificio, fortezza e reggia. Lo Scalone d'onore conduce al piano nobile: salitelo lentamente, perché è uno dei punti in cui si legge meglio la stratificazione del palazzo, dal Quattrocento dei Barbo agli interventi novecenteschi seguiti all'esproprio, quando l'edificio fu restaurato e in parte reinventato per la sua nuova vita pubblica.

L'Appartamento Cybo: il cuore espositivo del Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Dal 1983 l'Appartamento Cybo ospita l'ordinamento per tipologie che è la spina dorsale del museo. Qui si susseguono le sale dei dipinti, delle sculture lignee e dei pastelli, seguite, lungo il corridoio detto dei cardinali, da porcellane, bronzetti, mobili, maioliche, terrecotte e armi. È un allestimento fitto, da museo europeo di arti decorative, che chiede tempo: la tentazione di attraversarlo in dieci minuti va respinta, perché i pezzi migliori non si annunciano da soli.

I dipinti: il Doppio ritratto di Giorgione e i fondi oro

La quadreria del Museo Nazionale del Palazzo Venezia conserva opere di Beato Angelico, Giotto e bottega, Benozzo Gozzoli, Pisanello (la Testa di donna, attribuita), Guercino, Guido Reni, Carlo Maratta, Giorgio Vasari e altri. Il pezzo più discusso è il Doppio ritratto attribuito a Giorgione, databile intorno al 1502: due giovani uomini, uno in primo piano con un melangolo in mano e lo sguardo malinconico, l'altro che affiora dall'ombra alle sue spalle. È una delle immagini più moderne del primo Cinquecento veneziano, un ritratto dell'amicizia o della malinconia amorosa più che di due individui. Fra le opere segnalate dalla letteratura sul museo ci sono anche la Morte della Vergine di Michael Wohlgemuth, il maestro di Duerer, e l'Arrivo di Cleopatra a Tarso di Agostino Tassi (1637-1638), il paesaggista che fu maestro e carnefice di Artemisia Gentileschi. Avvertenza onesta: con il riallestimento in corso la collocazione delle singole opere può cambiare, e chi viene per un quadro preciso fa bene a chiederne conferma all'istituto prima del viaggio.

Le sculture: Mino da Fiesole, i legni, i marmi

La sezione delle sculture spazia dai frammenti marmorei duecenteschi arrivati dal Museo Artistico Industriale alle sculture lignee medievali, molte delle quali provenienti dall'Abruzzo ferito dal terremoto del 1915: madonne sedute, santi vescovi, crocifissi che portano ancora la policromia originale. Fra i marmi rinascimentali spicca il busto di papa Paolo II di Mino da Fiesole, il ritratto del padrone di casa scolpito da uno dei maggiori ritrattisti del Quattrocento fiorentino; fra i barocchi, il busto di Innocenzo X Pamphilj di Alessandro Algardi. Guardateli uno dopo l'altro: due secoli di potere pontificio raccontati da due scalpelli.

Le terrecotte di Bernini e Algardi: il laboratorio del barocco romano

Se dovessi indicare la ragione per cui un appassionato d'arte deve entrare al Museo Nazionale del Palazzo Venezia, indicherei le terrecotte barocche. Qui si conserva uno dei più importanti insiemi di bozzetti e modelli del Seicento romano, in gran parte dalla collezione di Evan Gorga, acquisita dallo Stato nel 1929, e dai doni dell'archeologo e collezionista Ludwig Pollak. Di Gian Lorenzo Bernini si vedono, fra l'altro, la Testa di moro del 1653 circa, modello per la figura della Fontana del Moro a piazza Navona, e l'Angelo con il Titolo della croce (1667-1668), studio per Ponte Sant'Angelo; della bottega, un Volto di santa Teresa d'Avila. Di Alessandro Algardi ci sono i Santi e beati della Compagnia di Gesù (1629), modello per l'urna bronzea di Sant'Ignazio al Gesù, il San Filippo Neri e l'angelo (1635) e il San Nicola da Tolentino (1652); accanto a loro, Melchiorre Cafà, Camillo Rusconi, Giulio Cartari. Un bozzetto in terracotta è il pensiero dello scultore colto sul fatto: davanti a queste vetrine si vede il barocco romano mentre viene ideato, con i segni delle stecche e delle dita ancora freschi. Per me è la sala più emozionante del museo, e lo dico avendo accompagnato qui persone che erano entrate controvoglia.

Ceramiche, porcellane e bronzetti nel corridoio dei cardinali

La raccolta di ceramiche copre le principali manifatture italiane, con nuclei di Savona, Montelupo, Deruta e Castelli: piatti istoriati, albarelli da farmacia, crespine ingobbiate, un repertorio che racconta la tavola e la farmacia dell'Italia moderna meglio di molti trattati. Le porcellane, occidentali e orientali, provengono in larga parte dai lasciti Ruffo e Wurts. I bronzetti rinascimentali, piccole sculture da studiolo che i collezionisti del Cinquecento maneggiavano come oggi si maneggia un libro raro, completano il corridoio insieme a mobili, medaglie, sigilli, avori, argenti, vetri e smalti. La piccola sezione medievale, con avori, argenti e smalti, è preziosa e sistematicamente ignorata: fermatevi.

Arazzi, stoffe e armi del Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Gli arazzi e i tessili, comprese le stoffe copte arrivate nel 1957, formano una delle sezioni più fragili e quindi meno esposte; i ventagli della collezione Wurts sono un piccolo mondo a parte. Le armi e le armature storiche, reduci della grande stagione Odescalchi, compaiono oggi in selezione. Chi visita con ragazzi lo sa: è la sezione che li tiene svegli, e non c'è niente di male ad approfittarne.

La Sala Altoviti e gli affreschi di Vasari

Un ambiente da non dimenticare nell'elenco del percorso è la Sala Altoviti, che deve il nome agli affreschi di Giorgio Vasari provenienti dal palazzo romano degli Altoviti, demolito a fine Ottocento per la costruzione dei muraglioni del Tevere: la decorazione fu staccata e rimontata qui. È un caso esemplare del destino di questo museo, rifugio di frammenti di una Roma scomparsa. Vasari pittore vale meno di Vasari scrittore, questa è la mia opinione e me ne assumo la responsabilità, ma vedere un soffitto cinquecentesco sopravvissuto alla demolizione del suo palazzo è un'esperienza che riconcilia con l'idea stessa di museo.

Il Passetto dei Cardinali, l'Appartamento Querini e le sale studio

Il Passetto dei Cardinali collega gli appartamenti storici e introduce all'Appartamento Querini, dal nome dell'ultimo ambasciatore della Serenissima. Ai margini del percorso vivono le sale studio, visitabili su richiesta motivata: vi si conservano argenti, avori, vetri dipinti e porcellane che non trovano posto nelle vetrine. È un servizio pensato per gli studiosi, ma la richiesta può farla chiunque abbia una ragione seria: pochi musei italiani offrono un accesso così diretto ai depositi.

Il Lapidario nel loggiato del giardino

Nel loggiato che cinge il Giardino Grande, l'antico viridarium di Paolo II, è allestito il Lapidario: iscrizioni, stemmi, frammenti architettonici e scultorei ordinati lungo le arcate, all'aperto ma al coperto. Si visita insieme al giardino, gratuitamente, ed è il posto giusto per capire quanta Roma sia passata di qui: pezzi medievali, insegne papali, memorie della fabbrica del palazzo. Un consiglio da fotografo dilettante e da guida professionista: il loggiato a metà mattina, con la luce radente sulle epigrafi, è un regalo.

Le Sale Storiche chiuse: Mappamondo, Battaglie, Regia e Appartamento Barbo

Le tre sale monumentali edificate a partire dal 1464, il Mappamondo, le Battaglie e la Regia, insieme all'Appartamento Barbo e alla Loggia delle Benedizioni, sono l'ala di rappresentanza su piazza Venezia e via del Plebiscito. Oggi sono in restauro, temporaneamente interdette al pubblico, con orizzonte dichiarato al 2026 e senza una data di riapertura pubblicata. L'istituto ha trasformato il cantiere in un'occasione: con l'iniziativa del cantiere aperto ha organizzato visite guidate gratuite sui ponteggi, condotte dagli stessi restauratori, su prenotazione. Il progetto del nuovo allestimento porta le firme della direttrice Edith Gabrielli per la parte museologica e di Michele De Lucchi per la museografia, e prevede il ritorno in mostra di centinaia di opere oggi nei depositi, con un percorso permanente dedicato al saper fare italiano. Quando riapriranno, quelle sale cambieranno il rango del museo. Fino ad allora, chi promette ai propri ospiti la Sala del Mappamondo promette una cosa che non può mantenere: meglio saperlo prima.

Museo Nazionale del Palazzo di Venezia
Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Il Giardino Grande di Palazzo Venezia: il viridarium diventato piazza segreta

Il Giardino Grande merita un capitolo suo. Nato come viridarium di Paolo II fra il 1466 e il 1469, chiuso dal grande chiostro su tre ordini, ha attraversato i secoli cambiando forma e funzione: orto papale, corte diplomatica, giardino novecentesco con palme e fontana centrale. Oggi è aperto tutti i giorni negli orari del complesso, a ingresso libero, e funziona come una piazza segreta: ombra vera, panchine, il rumore di piazza Venezia ridotto a un fruscio oltre le mura. Nella stagione calda è un rifugio che vale oro, a due passi da uno degli incroci più assolati della città. Il mio giudizio è netto: è lo spazio pubblico più sottovalutato del centro di Roma, e il fatto che sia gratuito rasenta il miracolo amministrativo. Entrateci anche se non avete tempo per il museo; poi, però, tornate per il museo.

Il Palazzetto e la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte

Il Palazzetto di Venezia, il corpo minore che chiudeva il viridarium, custodisce una storia che pochi conoscono: nel 1910 fu interamente demolito e ricostruito un centinaio di metri più a ovest, pietra su pietra, perché la sua mole nascondeva la vista del Vittoriano in via di completamento per le celebrazioni del 1911. Un intero edificio quattrocentesco spostato come un mobile, per far posto alla scenografia dell'Italia unita: è uno degli episodi più spregiudicati dell'urbanistica romana moderna, e camminando fra piazza San Marco e piazza Venezia nessun cartello lo racconta.

Dentro il Palazzetto vive oggi la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte, la BIASA, la più importante biblioteca specialistica italiana nelle sue discipline, aperta a studiosi e studenti. Fa parte del complesso del VIVE; chi ha bisogno di consultarne i fondi trova regole e orari sul sito dell'istituto, con le consuete variazioni estive da verificare in agosto.

Le mostre in corso al Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Il biglietto intero comprende l'esposizione temporanea, e il calendario del VIVE è fitto. In questa stagione risultano in corso a Palazzo Venezia: La Maddalena di Piero di Cosimo, nelle Antiche cucine, prorogata fino al 6 settembre 2026; L'immagine di una vittoria. Giovanni Stradano e la battaglia di Marciano, dal 9 luglio 2026; Per la pittura marchigiana del Quattrocento: la pala Borgarucci, dal 30 aprile 2026; Lo scudo di Garibaldi, dal 18 dicembre 2025; e il focus sulla fortuna settecentesca della Fontana dei Quattro Fiumi di Bernini, dal 16 ottobre 2025. Fra Vittoriano e altre sedi si aggiunge Roma in moneta. Arte e potere nella storia della città eterna, dal 2 luglio al 27 settembre 2026. I calendari delle mostre cambiano di continuo: prima di organizzare la visita intorno a un titolo, controllate le date sul sito dell'istituto.

Questi piccoli affondi monografici, una tavola, uno scudo, una pala riscoperta, sono per me il formato più riuscito del nuovo corso: mostre da una sala, gratuite di fatto perché comprese nel biglietto, che insegnano più di certe rassegne da duecento pezzi.

Come arrivare al Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Piazza Venezia è lo snodo del trasporto di superficie romano: secondo Roma Servizi per la Mobilità la servono, fra le linee diurne, la H, la 30, la 40, la 46, la 60, la 62, la 64, la 70, la 81, la 87, la 170, la 492, la 628 e la 916, oltre a diverse linee notturne. La 64 e la 40 collegano la stazione Termini e il Vaticano, la H arriva da Trastevere, la 170 dalla stazione Ostiense. Il cantiere della stazione Venezia della metropolitana C, avviato nell'autunno 2023, ridisegna però periodicamente fermate e percorsi intorno alla piazza: alcune fermate storiche vengono sospese o spostate di un isolato, quindi il controllo del percorso sul momento non è pignoleria, è necessità. In metropolitana, la soluzione pratica resta scendere a Colosseo (linea B) e risalire via dei Fori Imperiali a piedi, un quarto d'ora con vista sui Fori che non è tempo perso. In automobile, lasciate perdere: la zona è tra le meno parcheggiabili d'Europa, e i pochi stalli riservati alle persone con disabilità si trovano in piazza San Marco.

Accessibilità e servizi

Le informazioni ufficiali dell'istituto indicano due ascensori a Palazzo Venezia che servono il percorso fino al secondo piano, sedie a rotelle di cortesia disponibili, servizi igienici lungo il percorso, visite guidate in LIS e percorsi tattili, oltre ai posti auto riservati in piazza San Marco. L'ingresso è gratuito per le persone con disabilità. Le fotografie per uso personale sono consentite, salvo divieti segnalati in sala; regole diverse valgono per treppiedi e usi professionali, da concordare con l'istituto. Per esigenze specifiche il canale giusto è il telefono delle prenotazioni, +39 06 32810960: un edificio del Quattrocento, per quanto attrezzato, ha dislivelli e percorsi che conviene farsi descrivere prima.

Il Museo Nazionale del Palazzo Venezia con i bambini

Sotto i 18 anni si entra gratis, e per una famiglia il conto è presto fatto: due adulti pagano 36 euro e hanno sette giorni di tempo per usare il biglietto su tutti i siti del VIVE. La strategia che consiglio ai genitori è la combinazione, non la maratona: mezz'ora nel museo scegliendo tre cose sole, per esempio le armi, le terrecotte di Bernini con la Testa di moro, e un fondo oro; poi il Giardino Grande per correre un po'; e in un altro giorno la Terrazza Panoramica del Vittoriano, che con l'ascensore e il panorama vince su qualunque vetrina. Il museo in sé non nasce per i piccoli, inutile fingere il contrario, ma un bozzetto di terracotta con le impronte delle dita dello scultore è una delle poche cose capaci di incuriosire davvero un bambino in un museo d'arte antica: usatelo.

Quando andare al Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Il momento migliore è la mattina di un giorno feriale, poco dopo le 9.30: sale quiete, luce buona, nessuna coda che meriti questo nome. La seconda finestra che raccomando è il venerdì sera, quando l'apertura si prolunga fino alle 23.30 con ultimo ingresso alle 22.45: un museo semivuoto di sera, d'estate, a Roma, è un lusso che qui costa quanto un biglietto ordinario. In estate l'istituto organizza inoltre visite e attività serali fra luglio e settembre, dalle visite animate al Vittoriano ai laboratori per famiglie: il calendario è sul sito. Da evitare, se non amate la folla, la prima domenica del mese: l'ingresso gratuito è una conquista civile che difendo, ma la quiete è un'altra cosa. E d'agosto evitate il primo pomeriggio, non per il museo, che è fresco, ma per il tragitto attraverso una piazza Venezia rovente e recintata dal cantiere.

Cosa vedere intorno al Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Pochi musei al mondo hanno un vicinato simile. Con lo stesso biglietto si sale alla Terrazza del Vittoriano e si visita il Museo Centrale del Risorgimento. Girato l'angolo, la cordonata porta al Campidoglio di Michelangelo e ai Musei Capitolini; la scalinata accanto sale a Santa Maria in Aracoeli. Verso i Fori si raggiungono in pochi minuti i Mercati di Traiano. Risalendo via del Plebiscito si arriva a Palazzo Doria Pamphilj, l'altro grande palazzo romano con collezione, il confronto naturale con questo museo; davanti alla facciata comincia via del Corso, che porta alla Galleria Colonna e oltre. Verso ovest, largo Argentina e il Pantheon sono a dieci minuti di passo tranquillo.

Una curiosità su Museo Nazionale del Palazzo Venezia

La curiosità che racconto sempre per prima riguarda il nome. Non è il palazzo a chiamarsi come la piazza: è la piazza a chiamarsi come il palazzo. L'edificio diventò "di Venezia" nel 1564, quando Pio IV lo concesse alla Serenissima come ambasciata, e la piazza ne ereditò il nome; quindi ogni volta che qualcuno dà appuntamento "a piazza Venezia" sta citando, senza saperlo, un papa veneziano del Quattrocento e una repubblica marinara scomparsa nel 1797. La seconda curiosità è nelle vetrine del museo: le medaglie di Paolo II. Il papa costruttore le aveva fatte coniare e murare nelle fondazioni secondo l'uso antico, da princeps romano; secoli dopo, lo Stato italiano ne ha ricomprate diverse da un antiquario, Scipione Bonfili, riportandole nelle stanze del committente attraverso la via più prosaica che esista, il mercato. C'è infine la vicenda del Palazzetto, che definirei la curiosità regina: nel 1910 l'intero edificio fu smontato e ricostruito un centinaio di metri più in là perché toglieva prospettiva al Vittoriano quasi finito. Roma ha spostato un palazzo del Quattrocento per fare spazio alla propria autocelebrazione: chi cerca una sintesi del rapporto fra questa città e la sua storia, la trova tutta qui, e il Museo Nazionale del Palazzo Venezia ne è il testimone silenzioso.

Una cosa che non ti dice nessuno su Museo Nazionale del Palazzo Venezia

La cosa che non vi dice nessuno è scritta nero su bianco nelle condizioni di biglietteria e quasi nessuno la legge: il biglietto del Museo Nazionale del Palazzo Venezia vale sette giorni dall'emissione e dà diritto a un accesso per ciascun sito del VIVE. Tradotto: con 18 euro non comprate una visita, comprate una settimana. Potete salire alla Terrazza Panoramica al tramonto del lunedì, entrare nel museo il giovedì mattina a mente fresca e dedicare il sabato al Museo Centrale del Risorgimento, senza pagare un centesimo in più. Chi comprime tutto in tre ore di un pomeriggio d'agosto lo fa perché nessuno gliel'ha detto. La seconda informazione sistematicamente taciuta è il venerdì sera: apertura fino alle 23.30, ultimo ingresso alle 22.45, ordinaria, non un evento speciale. Un venerdì di luglio alle 21, in queste sale, si visita meglio che in qualunque altra ora della settimana. La terza riguarda il Giardino Grande: ingresso libero, tutti i giorni, negli orari del complesso, con il Lapidario nel loggiato. È l'unica corte monumentale del centro dove ci si può sedere all'ombra senza consumare niente, e non compare quasi mai nelle guide. La quarta è una lezione di onestà museale: l'Annunciazione di Filippo Lippi che oggi ammirate a Palazzo Barberini arrivò lì nel 1978 dal lascito Hertz depositato proprio qui. Questo museo ha ceduto ad altri alcuni dei suoi pezzi migliori, e continua a valere la visita: è la prova che la sostanza non gli manca.

Il consiglio che ti do per visitare Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Il consiglio principale è aritmetico, non poetico: usate la validità di sette giorni del biglietto e spezzate la visita. Museo la mattina di un feriale, quando le sale dell'Appartamento Cybo sono deserte e si può girare intorno alle terrecotte di Bernini senza una spalla nel campo visivo; Terrazza del Vittoriano in un'altra giornata, verso sera, quando la luce è giusta e la coda è corta. Fare tutto in un pomeriggio significa uscire storditi e non aver visto niente. Secondo consiglio: se venite per un'opera precisa, il Doppio ritratto, un bozzetto, un fondo oro, scrivete o telefonate prima all'istituto (+39 06 32810960) e fatevi confermare che sia esposta; con il riallestimento in corso la geografia interna cambia, e nessuna guida onesta può garantirvi la parete. Terzo: privilegiate il venerdì sera d'estate, che resta il segreto meglio custodito del complesso. Quarto, e qui sono diretto perché è il mio mestiere: se avete un solo giorno a Roma ed è la vostra prima volta, questo non è il museo da cui cominciare. Andate al Colosseo, ai Fori, in Vaticano. Il Museo Nazionale del Palazzo Venezia è un museo da seconda o terza visita, quando la città monumentale l'avete già vista e volete capire come funzionava una corte del Quattrocento e come pensava uno scultore del Seicento. Preso al momento giusto, ripaga più di molti nomi celebri; preso al momento sbagliato, vi sembrerà un corridoio di vetrine. La differenza non la fa il museo, la fa il vostro calendario.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che dal balcone di Palazzo Venezia Mussolini abbia dichiarato guerra il 10 giugno 1940 lo sanno tutti. Quello che si cita poco è il resto della messinscena, che si vede ancora oggi guardando la facciata: la finestra della Sala del Mappamondo, l'ufficio del dittatore, veniva lasciata illuminata anche di notte perché i romani credessero il capo perennemente al lavoro. Era propaganda a basso costo, una lampadina accesa al servizio di un mito, e funzionava. Poco citato è anche il fatto che il balcone non è quattrocentesco: fu aggiunto nel 1715, e il regime si limitò a requisirne la fotogenia. Ancora meno citata è la fine: nella notte fra il 24 e il 25 luglio 1943 fu proprio dentro questo palazzo che il Gran Consiglio votò l'ordine del giorno che depose Mussolini. Il luogo simbolo del regime ne fu anche il capolinea, con una simmetria che nessuno sceneggiatore avrebbe osato. C'è infine un fatto risaputo fra gli storici dell'arte e ignoto al grande pubblico: il Museo Nazionale del Palazzo Venezia è prima di tutto un museo di arti applicate, ceramiche, bronzetti, tessili, avori, terrecotte, ed è esattamente questo a renderlo raro. Le pinacoteche a Roma abbondano; un museo che racconta come si mangiava, si pregava, si combatteva e si arredava fra Medioevo e Settecento ce n'è uno solo, ed è questo. Chi lo liquida come museo minore lo giudica con il metro sbagliato.

La foto giusta da fare a Museo Nazionale del Palazzo Venezia

La foto giusta si fa gratis, nel loggiato del Giardino Grande: mettetevi sotto le arcate del Lapidario con un'epigrafe in primo piano, leggermente fuori fuoco, e il verde del giardino a fuoco dietro; a metà mattina la luce radente accende le lettere incise e l'immagine tiene insieme tre piani, la pietra scritta, il vuoto della corte, la muraglia quattrocentesca. È un'inquadratura che nessun altro museo romano offre a costo zero. La seconda fotografia che consiglio è la facciata da via del Plebiscito, non da piazza Venezia: dalla piazza il palazzo viene schiacciato dal bianco del Vittoriano, che ruba la luce e l'attenzione, mentre dal lato del Plebiscito la mole merlata con la Torre della Biscia si legge per quello che è, una fortezza papale del Quattrocento, e la fotografia smette di essere una cartolina. La terza è per chi entra il venerdì sera: il cortile e il loggiato con l'illuminazione artificiale bassa, quando le arcate diventano quinte teatrali; portate un obiettivo luminoso e lasciate il flash in borsa, per rispetto e per resa. Dentro il museo le fotografie per uso personale sono consentite salvo divieto segnalato: la vetrina delle terrecotte di Bernini, con la Testa di moro di tre quarti, regala il ritratto più intenso che possiate portare a casa da questo isolato. E se proprio volete il balcone, fotografatelo di sguincio, con il palazzo intero nel campo: ridimensionarlo a dettaglio di una storia più lunga è l'unico modo giusto di inquadrarlo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Metto in fila i fatti maggiori, con le date documentate. Nel 1455 il cardinale Pietro Barbo avvia la costruzione della residenza; nel 1464 diventa papa Paolo II e il cantiere assume dimensioni di reggia; fra il 1466 e il 1469 sorge il viridarium, nel 1470 la Torre della Biscia, e i lavori proseguono con il cardinale Marco Barbo fino al 1491. Nel 1564 Pio IV concede il palazzo alla Repubblica di Venezia come ambasciata; nel 1715 viene aggiunto il balcone che diventerà celebre per le ragioni sbagliate; nel 1797, caduta la Serenissima con Campoformio, l'edificio passa all'Austria. Nel 1910 il Palazzetto viene demolito e ricostruito più a ovest per liberare la vista del Vittoriano; nel 1911 l'Esposizione Internazionale d'Arte raduna a Castel Sant'Angelo le collezioni che confluiranno nel futuro museo. Nel 1916, in piena guerra contro l'Austria-Ungheria, lo Stato italiano espropria il palazzo e istituisce il museo nazionale; nel 1921 Federico Hermanin apre il primo allestimento, seguito da quello del 1929. Dal 1929 al 1943 il palazzo è sede del governo fascista: dal balcone passano le adunate e la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, e nella notte fra il 24 e il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio vi vota la caduta del regime. Nel 1933 entra la donazione Tower-Wurts, la più cospicua del patrimonio; nel dopoguerra Antonino Santangelo porta il percorso a 43 sale; nel 1957 arrivano i materiali del Museo Artistico Industriale, nel 1959 le armi Odescalchi. Nel 1983 le collezioni si concentrano nell'Appartamento Cybo; nel 2010 viene scoperto il bunker incompiuto sotto il giardino; nel dicembre 2014 la gestione passa al Polo museale del Lazio e nel dicembre 2019 nasce il VIVE, l'istituto unico con il Vittoriano. Dal 2015 è in corso il progetto di restituzione del piano nobile, dall'autunno 2023 il cantiere della metro C ridisegna la piazza, e in questi anni il restauro delle Sale Storiche prepara il museo che verrà. Cinque secoli e mezzo, e non un decennio noioso.

Chi è passato da Museo Nazionale del Palazzo Venezia

L'elenco degli ospiti di queste stanze vale da solo un manuale di storia. Ci ha abitato Paolo II Barbo, il papa collezionista che le volle; vi soggiornò Paolo III Farnese, il papa del Concilio di Trento, e la memoria dell'istituto registra fra gli ospiti illustri Erasmo da Rotterdam e l'imperatore Carlo V d'Asburgo, i due poli, la penna e la spada, del Cinquecento europeo. Per due secoli e mezzo vi si avvicendarono gli ambasciatori della Serenissima, ultimo dei quali resta il nome dell'Appartamento Querini, e poi i diplomatici austriaci fino al 1916. Il Novecento vi portò Benito Mussolini, il suo ufficio nella Sala del Mappamondo e i gerarchi della notte del Gran Consiglio. Ma il passaggio che preferisco raccontare è quello dei costruttori del museo: Federico Hermanin, che inventò l'allestimento d'ambientazione, e Antonino Santangelo, che portò il percorso alla massima estensione; e quello dei donatori, Enrichetta Hertz, George Washington Wurts e Henriette Tower, il principe Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara, il conte Carlo Calori, Ladislao Odescalchi con le armi, Evan Gorga, il tenore collezionista la cui raccolta di terrecotte fu acquisita dallo Stato nel 1929, e Ludwig Pollak, l'archeologo che donò bozzetti preziosi e morì deportato ad Auschwitz nel 1943: il suo nome, davanti a quelle vetrine, merita un pensiero. Quanto agli artisti, per queste raccolte sono passati, con le loro opere, Giotto, Beato Angelico, Pisanello, Giorgione, Benozzo Gozzoli, Mino da Fiesole, Vasari, Reni, Guercino, Maratta, Bernini, Algardi, Cafà, Rusconi; e oggi vi lavorano la direttrice Edith Gabrielli e Michele De Lucchi, che firmano il museo di domani. Poche soglie a Roma hanno visto passare tanta storia con tanta discrezione.

Museo Nazionale del Palazzo di Venezia
Museo Nazionale del Palazzo di Venezia

Domande veloci su Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Dove si trova il Museo Nazionale del Palazzo Venezia

A Roma, dentro Palazzo Venezia, fra piazza Venezia e via del Plebiscito. L'ingresso principale è in via del Plebiscito 118; il secondo accesso è su piazza San Marco 49.

Quali sono gli orari del Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.45. Il venerdì l'apertura si prolunga fino alle 23.30, con ultimo ingresso alle 22.45.

Quanto costa il biglietto del Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Intero 18 euro, esposizione temporanea compresa. Agevolato 5 euro dai 18 ai 25 anni. Gratuito per i minori di 18 anni, per le persone con disabilità e per le altre categorie previste, oltre che per tutti la prima domenica del mese.

Quanto vale il biglietto e cosa comprende

Vale sette giorni dal giorno dell'emissione e consente un accesso a ciascun sito del VIVE: Palazzo Venezia, Terrazza Panoramica del Vittoriano, Sommoportico e Museo Centrale del Risorgimento, più la mostra temporanea.

Serve prenotare per il Museo Nazionale del Palazzo Venezia

La prenotazione non è obbligatoria. La biglietteria online ufficiale è vive.midaticket.com; per informazioni il numero è +39 06 32810960, attivo nei feriali dalle 9.30 alle 18.00.

Il Giardino Grande di Palazzo Venezia si paga

No: è a ingresso libero, tutti i giorni, negli orari del complesso. Nel loggiato che lo circonda è allestito il Lapidario, anch'esso visitabile gratuitamente.

Le Sale Storiche del Museo Nazionale del Palazzo Venezia sono aperte

No: la Sala del Mappamondo, la Sala delle Battaglie, la Sala Regia e l'Appartamento Barbo risultano temporaneamente chiusi per restauro, con orizzonte dichiarato al 2026 e senza data di riapertura pubblicata. Prima di una visita mirata conviene telefonare.

Si può vedere il balcone di Mussolini

Dall'esterno sempre: affaccia su piazza Venezia. L'accesso agli ambienti interni collegati, a partire dalla Sala del Mappamondo, dipende dal restauro in corso: al momento quelle sale non fanno parte del percorso ordinario.

Cosa si vede oggi al Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Le collezioni ordinate per tipologia nell'Appartamento Cybo e lungo il corridoio dei cardinali: dipinti, sculture lignee, pastelli, terrecotte barocche, bronzetti, maioliche, porcellane, medaglie, mobili, avori, argenti, smalti, stoffe, arazzi e armi, oltre al Lapidario nel loggiato e alle mostre temporanee.

Quali sono le opere più importanti del museo

Il Doppio ritratto attribuito a Giorgione (1502 circa), la Testa di donna attribuita a Pisanello, il busto di Paolo II di Mino da Fiesole, le terrecotte di Bernini (fra cui la Testa di moro) e di Algardi, oltre a fondi oro, sculture lignee abruzzesi e ceramiche delle grandi manifatture italiane.

Ci sono opere di Caravaggio al Museo Nazionale del Palazzo Venezia

No. I nomi maggiori della quadreria sono Beato Angelico, Giotto e bottega, Pisanello, Giorgione, Benozzo Gozzoli, Vasari, Reni, Guercino e Maratta. Per Caravaggio a Roma i riferimenti sono altri, da San Luigi dei Francesi alla Galleria Borghese.

Quanto dura la visita al Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Con il perimetro attuale, un'ora e mezza per le collezioni è una misura realistica; un'altra mezz'ora per giardino e Lapidario. Gli altri siti del biglietto unico meritano una seconda giornata.

La Terrazza Panoramica del Vittoriano è compresa nel biglietto

Sì: il biglietto unico del VIVE comprende un accesso alla Terrazza Panoramica, al Sommoportico e al Museo Centrale del Risorgimento, oltre che al museo di Palazzo Venezia.

Che differenza c'è fra Palazzo Venezia e il Vittoriano

Sono due edifici distinti sotto la stessa amministrazione: Palazzo Venezia è la dimora papale del Quattrocento con il museo nazionale al suo interno, il Vittoriano è il monumento all'Italia unita costruito fra Ottocento e Novecento. Il biglietto è lo stesso, le storie no.

Come si arriva al Museo Nazionale del Palazzo Venezia con i mezzi

Con le numerose linee di bus che servono piazza Venezia, fra cui H, 40, 46, 60, 62, 64, 70, 87, 170, 492, 628 e 916; il cantiere della metro C sposta periodicamente le fermate, quindi conviene verificare il percorso il giorno stesso. La stazione metro più vicina in funzione è Colosseo, linea B.

Si può parcheggiare vicino al museo

La zona è pessima per l'auto e il cantiere della piazza la peggiora. Gli stalli riservati alle persone con disabilità si trovano in piazza San Marco; per tutti gli altri il consiglio è arrivare con i mezzi.

Il Museo Nazionale del Palazzo Venezia è accessibile in sedia a rotelle

L'istituto indica due ascensori che servono il percorso fino al secondo piano, sedie a rotelle di cortesia e servizi igienici lungo il percorso; l'ingresso per le persone con disabilità è gratuito. Per il dettaglio del percorso conviene contattare prima il numero +39 06 32810960.

Si possono fare fotografie dentro il museo

Sì, per uso personale e dove non sia segnalato il divieto. Per treppiedi, flash e usi professionali serve l'accordo con l'istituto.

Il museo è adatto ai bambini

I minori di 18 anni entrano gratis. Le sezioni che funzionano meglio con i ragazzi sono le armi, le terrecotte con le impronte degli scultori e il Giardino Grande; la visita ideale per una famiglia è breve e mirata, abbinata alla Terrazza del Vittoriano in un altro giorno.

Che mostre ci sono adesso a Palazzo Venezia

In questa stagione risultano la Maddalena di Piero di Cosimo (fino al 6 settembre 2026), la mostra su Giovanni Stradano e la battaglia di Marciano, il focus sulla pala Borgarucci, Lo scudo di Garibaldi e quello sulla fortuna della Fontana dei Quattro Fiumi, oltre a Roma in moneta fra le sedi del circuito. Le date cambiano: controllatele sul sito dell'istituto.

Si può visitare la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte

La BIASA, nel Palazzetto, è la grande biblioteca specialistica di archeologia e storia dell'arte, aperta a studiosi e studenti secondo le regole di ammissione dell'istituto; orari e modalità, comprese le variazioni estive, vanno verificati sul sito ufficiale.

Cosa sono le sale studio del Museo Nazionale del Palazzo Venezia

Ambienti visitabili su richiesta dove sono raccolti argenti, avori, vetri dipinti e porcellane non esposti nel percorso: un accesso ai depositi pensato per gli studiosi, ma aperto a chiunque presenti una richiesta motivata.

La prima domenica del mese il Museo Nazionale del Palazzo Venezia è gratuito

Sì, come negli altri musei statali, l'ingresso è gratuito per tutti la prima domenica del mese. È anche il giorno più affollato: chi cerca la quiete scelga un feriale o il venerdì sera.

Vale la pena visitarlo adesso, con le Sale Storiche chiuse

Se l'obiettivo sono l'Appartamento Barbo e la Sala del Mappamondo, meglio attendere la riapertura. Se interessano le collezioni, le terrecotte barocche, il giardino gratuito e il biglietto unico con la Terrazza, la visita conviene anche oggi.

Chiudo con il consiglio che do sempre, davanti a questo portone, alle persone che accompagno: trattate il Museo Nazionale del Palazzo Venezia come un investimento e non come una tappa. Compratelo di venerdì pomeriggio, usatelo la sera stessa per le sale e la settimana per la Terrazza, e lasciate che sia il palazzo, con i suoi cinque secoli di papi, ambasciatori e bozzetti in terracotta, a rimettervi in ordine le idee su Roma. Quando le Sale Storiche riapriranno, tornateci: quel giorno questo museo smetterà di essere un segreto, e voi potrete dire di averlo conosciuto prima.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl Museo nazionale del Palazzo di Venezia è un museo statale di Roma, alloggiato nell'omonimo palazzo, il quale ospita anche l'importante Biblioteca di archeologia e storia dell'arte.
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IndirizzoPiazza di S. Marco, 49, 00186 Roma RM, Italia 186
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