Museo Leonardo Da Vinci Experience – via della conciliazione
Il Museo Leonardo Da Vinci Experience è in via della Conciliazione 19, a Roma, nel rione Borgo, sul lato dispari della strada che porta a piazza San Pietro: il civico 00193 è quello giusto, e la porta è quella di un pianterreno che dalla strada si nota poco, perché la vetrina è discreta e chi cammina verso la basilica ha gli occhi sulla cupola. Apre tutti i giorni, con orario continuato dalla mattina fino alle 19.30 e ultimo ingresso un'ora prima della chiusura: prima di partire conviene confermare l'orario sul sito ufficiale, perché in alcuni periodi dell'anno l'apertura del mattino viene spostata di mezz'ora. Il biglietto costa 12 euro l'intero, 10 euro il ridotto per i ragazzi dai sei ai quindici anni, gratuito sotto i sei anni; l'audioguida è compresa nel prezzo e si ascolta dal proprio telefono tramite l'applicazione indicata alla biglietteria. La prenotazione non è obbligatoria: la biglietteria è in loco e si paga all'ingresso, ma chi arriva con un titolo acquistato online lo mostra direttamente al banco. Il telefono è 06 6833316, la posta elettronica info@leonardodavincimuseo.com. Non c'è giorno di chiusura settimanale. La visita dura fra i sessanta e i novanta minuti, meno se si corre, molto di più se si prova ogni manovella.
Per inquadrare la zona prima di uscire di casa, la pagina della Basilica di San Pietro e quella dei Musei Vaticani raccontano i due colossi che ha intorno; se invece cercate un elenco ragionato di cose da fare in città, la pagina attrazioni turistiche è il punto di partenza.
Che cosa è davvero il Museo Leonardo Da Vinci Experience di via della Conciliazione
È una mostra permanente, non un museo civico e non una raccolta di originali. La distinzione conta, e conviene metterla in chiaro subito, perché una parte dei malumori che si leggono in rete nasce da chi entra convinto di trovare quadri autentici. Qui non ci sono opere di mano di Leonardo. Ci sono due cose diverse, entrambe legittime e fatte bene: una cinquantina di macchine costruite a grandezza reale seguendo i disegni dei codici, e una galleria di riproduzioni pittoriche in scala 1:1, eseguite con tecniche e materiali coerenti con quelli del Rinascimento e presentate dal museo come riproduzioni certificate.
L'apertura risale al 16 febbraio 2017, per iniziativa della Società Arte e Cultura. Il percorso si articola in cinque ambienti tematici, con proiezioni, ologrammi e pannelli in più lingue. Il numero delle macchine oscilla, nelle presentazioni ufficiali, fra quarantasei e cinquanta, e quello dei dipinti riprodotti fra venti e ventitré: dipende da come si contano i pezzi doppi e le installazioni. La sostanza dell'offerta, comunque, non cambia.
La mia opinione, dopo aver accompagnato qui gruppi di ogni tipo: il valore di questo posto non è nella pittura, che si guarda in dieci minuti, ma nella meccanica. Le macchine si toccano, si girano, si mettono in moto. In una città dove quasi tutto è dietro un cordone, un luogo in cui un ragazzino può abbassare una leva e vedere un ingranaggio moltiplicare la forza vale il biglietto anche solo per quello.
Le tre esposizioni leonardesche di Roma: come non sbagliare porta
Questo è il punto in cui si perde più gente, e vale la pena essere chirurgici. A Roma esistono tre allestimenti dedicati a Leonardo, con tre nomi che si somigliano, tre indirizzi diversi, tre gestioni diverse e tre biglietti diversi. Confonderli è la norma, non l'eccezione: capita che una famiglia compri il titolo per uno e si presenti alla porta dell'altro.
Il Museo Leonardo Da Vinci Experience di via della Conciliazione
Via della Conciliazione 19, a due passi da piazza San Pietro. Apertura quotidiana dalla mattina alle 19.30, biglietto fra i 10 e i 12 euro, telefono 06 6833316, sito leonardodavincimuseo.com. Una cinquantina di macchine e una galleria di dipinti riprodotti, con audioguida compresa. È quello di cui parla questa guida.
Il Museo Leonardo da Vinci di piazza del Popolo
Piazza del Popolo 12, negli ambienti sotterranei collegati alla basilica di Santa Maria del Popolo. Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 20, ultimo ingresso alle 19.15, telefono 06 3200144. Impostazione più multimediale, con simulatori di volo in realtà virtuale, sezioni sull'anatomia e sulle scoperte scientifiche. Ha una pagina sua: Museo Leonardo da Vinci.
La Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria
Ospitata nel palazzo rinascimentale fra Campo de' Fiori e corso Vittorio Emanuele II. Aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, biglietto intero 9 euro, ridotto 7 euro per ragazzi dai tredici ai diciotto anni, over 65, studenti e insegnanti, 6 euro dai cinque ai dodici, pacchetti famiglia fra i 25 e i 29 euro. Dichiara oltre duecento macchine, modelli funzionanti e ologrammi animati. Anche questa ha la sua pagina: Mostra di Leonardo da Vinci.
Regola pratica: se il vostro programma della giornata è il Vaticano, la porta giusta è quella di via della Conciliazione. Se siete in centro storico e volete la collezione più numerosa di macchine, la Cancelleria. Se viaggiate con adolescenti che vogliono il visore, piazza del Popolo. Chi ha comprato online controlli il nome per esteso e l'indirizzo sul titolo d'ingresso: i tre nomi si assomigliano abbastanza da trarre in inganno anche un romano.
La visita sala per sala al Leonardo da Vinci Experience
Il percorso è lineare e si fa in senso unico, con le macchine distribuite per famiglie tematiche e la pittura raccolta alla fine. Descrivo gli ambienti nell'ordine in cui li si incontra, con l'avvertenza che l'allestimento viene ritoccato di stagione in stagione e qualche pezzo può essere spostato.
Le macchine del cantiere e la moltiplicazione della forza
Si comincia dalla meccanica di base, che è poi il fondamento di tutto il resto: viti, argani, ruote dentate, camme, gru girevoli, martinetti. Sono i modelli che derivano dagli studi sui sistemi di sollevamento e di scavo, quelli che Leonardo raccolse osservando i cantieri lombardi e toscani e riordinò in fogli di una chiarezza che ancora oggi si usa nei manuali di disegno tecnico. Qui la ricostruzione fa quello che un disegno non può fare: mostra l'attrito, il gioco fra i denti, il rumore del legno che lavora. Chi ha studiato meccanica riconosce al volo il cuscinetto a sfere, che compare nei fogli leonardeschi tre secoli e mezzo prima della sua brevettazione industriale. Consiglio di partire da qui con calma: se si capisce il principio della vite senza fine, tutto il resto del museo diventa leggibile.
Il volo: vite aerea, ala battente, paracadute
La sezione più fotografata del Leonardo da Vinci Experience. Ci sono la cosiddetta vite aerea, che il marketing di mezzo mondo chiama elicottero, l'ornitottero con l'ala articolata, gli studi sul volo planato e la piramide di tela che passa sotto il nome di paracadute. Vale la pena dire una cosa scomoda: nessuna di queste macchine avrebbe volato. La vite aerea, con i materiali e le fonti di energia del Quattrocento, non genera portanza sufficiente; l'ala battente chiede al torace umano una potenza che il torace umano non ha. Il paracadute invece funziona, ed è stato provato in tempi moderni con una struttura fedele al disegno. Il punto non è la riuscita: è che Leonardo affrontò il volo come un problema di anatomia comparata, studiando il volo degli uccelli come si studia una macchina, e da lì derivò la geometria delle superfici. La sala rende bene questa idea, perché mette accanto lo scheletro dell'ala e la sua traduzione in legno e tela.
Le macchine da guerra: carro corazzato, mitragliera, ponti
Il carro armato corazzato con la copertura a tartaruga, l'organo a canne da fuoco con le batterie di bocche disposte a ventaglio, la balestra gigante, i ponti mobili e il ponte autoportante che si monta senza chiodi né corde. Sono i pezzi che Leonardo mise in vetrina nella famosa lettera a Ludovico il Moro, dove si presentò prima come ingegnere militare e solo in coda come pittore. Chi guida gruppi scolastici sa che questa è la sala che li accende; il compito dell'adulto è aggiungere il contesto, cioè che la corte sforzesca comprava sicurezza, non bellezza, e che un artista senza commissioni si vendeva per quello che il mercato chiedeva. Il ponte autoportante, se il museo ne espone la versione manipolabile, merita cinque minuti veri: è un esercizio di statica che si capisce solo smontandolo e rimontandolo con le mani.
L'acqua: scafandro, sci galleggianti, natante sommergibile
Qui il Leonardo da Vinci Experience mette in fila l'apparecchio per respirare sott'acqua con il tubo e il galleggiante di sughero, gli scarponi galleggianti che vengono presentati come antenati degli sci d'acqua, il natante capace di immergersi, le paratie e le chiuse. Leonardo lavorò per anni su canali, chiuse e regimazione dei fiumi, e in questo campo, a differenza del volo, molte delle sue soluzioni erano perfettamente realizzabili e in parte già in uso. Un dettaglio che racconto sempre: nei fogli sul natante sommergibile scrisse di non voler divulgare il metodo per la malvagità degli uomini, che l'avrebbero usato per affondare navi con l'equipaggio dentro. È una delle poche volte in cui un tecnico del Rinascimento pone per iscritto un problema di etica dell'invenzione.
La Stanza degli specchi del Leonardo da Vinci Experience
L'ambiente più scenografico dell'intero percorso, e il più frainteso. Non è una trovata da luna park: gli specchi rimandano agli studi di Leonardo sulla luce, sulla riflessione e sulla camera oscura, cioè al filone che porta dritto alla fotografia e alla proiezione. Chi entra ci gira su se stesso, moltiplicato all'infinito, e fa la fotografia che poi finisce sui social. Chi legge i pannelli scopre una faccenda più seria, che ha per giunta un aggancio romano: negli anni passati a Roma, Leonardo si occupò di specchi ustori, cioè di superfici parabolliche capaci di concentrare i raggi solari per produrre calore. Erano, in termini moderni, esperimenti di energia solare a concentrazione. Consiglio spassionato: entrate in questa stanza quando è vuota. Con dieci persone dentro diventa un corridoio di gomiti, e l'effetto ottico, che è il motivo per cui è stata costruita, svanisce.
La galleria dei dipinti riprodotti
L'ultima parte del percorso raccoglie le riproduzioni pittoriche. Sono copie dichiarate, eseguite in scala 1:1 e presentate come certificate, con l'obiettivo di restituire il formato, la materia e la stesura degli originali. Il senso, per un pubblico che a Roma non troverà mai i quadri veri, è poter vedere in una stanza sola opere che nella realtà sono divise fra Parigi, Londra, Cracovia e Milano, e poterle confrontare a distanza di due passi. Chi si aspetta l'emozione dell'originale resterà a bocca asciutta. Chi vuole capire come è fatta la pittura di Leonardo, invece, in questa sala impara più che in una sala vera piena di gente e di vetri antiriflesso.
Le due Vergini delle Rocce, una accanto all'altra
È il pezzo forte della galleria e, secondo me, la ragione migliore per pagare il biglietto. Della Vergine delle Rocce esistono due versioni autografe: quella del Louvre, la più antica, avviata attorno al 1483 su commissione della Confraternita dell'Immacolata Concezione per la chiesa milanese di San Francesco Grande, e quella oggi alla National Gallery di Londra, più tarda. Nella realtà sono separate da centinaia di chilometri e nessun visitatore normale le vede nella stessa giornata. Qui sono affiancate, e il confronto salta agli occhi: cambia la luce, cambia il colore del cielo, cambiano gli attributi, compaiono le aureole e la croce astile, cambia il gesto della mano dell'angelo. Sono le differenze su cui la critica discute da un secolo e mezzo. Portatevi un minuto di silenzio e guardatele davvero.
La Dama con l'ermellino e il ritratto che cambia le regole
L'originale è al Museo Czartoryski di Cracovia e la datazione corrente lo colloca attorno al 1489 o poco dopo. La riproduzione esposta permette di ragionare su quello che il quadro fece alla ritrattistica del Quattrocento: la figura non è più di profilo, immobile come una medaglia, ma ruotata, con il busto in una direzione e il volto in un'altra, in un movimento che implica qualcosa fuori dal quadro. La donna, identificata dalla tradizione critica con Cecilia Gallerani, tiene un animale che è insieme un attributo araldico e un fatto pittorico: il pelo bianco costruisce la luce di tutta la metà destra della tela. Chi ha visto l'originale sa quanto quel fondo scuro sia difficile da rendere. Qui, almeno, si guarda il gesto senza la calca.
L'Ultima Cena e le altre opere in galleria
La riproduzione dell'Ultima Cena, quando è esposta nella versione a grandezza reale, è l'unico modo che un visitatore di Roma abbia per farsi un'idea delle dimensioni del refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, dove l'originale fu eseguito fra il 1495 e il 1497 con quella tecnica sperimentale a secco che cominciò a degradarsi già mentre Leonardo era in vita. Accanto trovano posto la Gioconda, cioè il ritratto di Lisa del Giocondo che Leonardo lavorò per anni e portò con sé fino in Francia, e l'Ecce Homo. Nel caso di quest'ultimo tavola e attribuzione appartengono al terreno mobile della bottega e delle copie antiche: il museo lo espone come parte del corpus tradizionalmente collegato al maestro, e conviene leggerlo così, senza forzature.
Da dove vengono le macchine: i codici di Leonardo
Le ricostruzioni che si vedono in via della Conciliazione non nascono dal nulla né dalla fantasia di un falegname. Derivano dai fogli superstiti, quelli che oggi chiamiamo codici. Il Codice Atlantico, il più grande, è all'Ambrosiana di Milano; il Codice Trivulziano al Castello Sforzesco; i codici di Madrid alla Biblioteca Nazionale spagnola; il Codice Leicester, l'unico in mani private, è celebre per essere stato acquistato all'asta nel 1994; i manoscritti dell'Institut de France a Parigi e il Codice Arundel alla British Library completano il quadro insieme al Codice sul volo degli uccelli a Torino.
Tradurre un foglio in una macchina non è un'operazione automatica. Leonardo disegnava spesso in proiezione esplosa, senza quote, con annotazioni in scrittura speculare e con varianti sovrapposte sulla stessa pagina. Chi costruisce il modello deve scegliere: quale variante, quale materiale, quale scala. È il motivo per cui gli stessi congegni, ricostruiti da laboratori diversi, non sono mai identici. Quando in due musei diversi vedete lo stesso carro corazzato con proporzioni differenti, non è che qualcuno abbia sbagliato: sono due letture dello stesso foglio.
Via della Conciliazione, la strada che ospita il Leonardo da Vinci Experience
Il museo occupa il pianterreno di uno dei fabbricati nati con la strada, e la strada è una delle operazioni urbanistiche più discusse del Novecento romano. Fino al 1936 fra Castel Sant'Angelo e piazza San Pietro c'era la Spina di Borgo, un isolato allungato di case, palazzi e chiese che divideva l'area in due percorsi stretti. Il 28 ottobre 1936 Mussolini, in divisa di comandante generale della Milizia, arrivò a piazza Pia e diede il primo colpo di piccone. Le demolizioni si chiusero l'8 ottobre 1937, con seicentomila metri cubi di costruito portati via. Il progetto della nuova arteria fu affidato a Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli; il nome, proposto dal giornalista Franco Franchi, commemora i Patti Lateranensi. La via fu completata nel 1950, in tempo per l'Anno Santo, e nello stesso anno furono piantate le due file di lampioni a forma di obelisco che oggi la scandiscono.
Che cosa sparì e che cosa fu rimontato
Nella spina caddero il Palazzo dei Convertendi, il Palazzo Jacopo da Brescia, il Palazzo del Governatore, il Palazzo Alicorni, il Palazzo Rusticucci Accoramboni di Carlo Maderno, la chiesa di San Giacomo a Scossacavalli e l'oratorio di Santa Maria Annunziata in Borgo; San Lorenzo in Piscibus fu trasformata e inglobata. Alcuni edifici furono ricostruiti più o meno liberamente sulla nuova via, riutilizzando elementi degli originali: il Palazzo dei Convertendi al civico 34, il Rusticucci al 44, ricostruito nel 1950. Sopravvissero invece Santa Maria in Traspontina al 14, il Palazzo dei Penitenzieri al 33, il Palazzo Latmiral al 22, restaurato dagli stessi Piacentini e Spaccarelli, il Palazzo Torlonia al 30, che risale al 1496, e il Palazzo Cesi al 51. Camminando dal museo verso il fiume, li incontrate tutti in dieci minuti.
Piazza Scossacavalli e la fontana emigrata
Il centro della spina era piazza Scossacavalli, affacciata sul Palazzo dei Penitenzieri a sud, sul Palazzo Caprini a ovest, sul Palazzo Torlonia Castellesi a nord, con la chiesa di San Giacomo a est, ricostruita a partire dal 1520 da Antonio da Sangallo il Giovane e demolita nel 1937. Al centro c'era una fontana eretta nel 1614 da Carlo Maderno. Fu smontata nel 1941 e finì nei depositi comunali, dove rimase sedici anni; nel 1957 venne rimontata davanti a Sant'Andrea della Valle, dove chiunque può vederla oggi, con qualche pezzo originale perduto per strada. Se passate per corso Vittorio Emanuele II, guardatela sapendo che veniva da qui.
Leonardo a Roma: i tre anni al Belvedere
C'è una ragione in più per visitare una mostra leonardesca proprio in questo punto della città, e riguarda la biografia. Leonardo venne a Roma nel 1513, chiamato da Giuliano de' Medici, fratello del papa Leone X, e alloggiò negli appartamenti del Belvedere, in Vaticano, cioè a qualche centinaio di metri dalla porta del museo. Portò con sé i suoi allievi più fedeli, fra cui Francesco Melzi e Salai. Restò circa tre anni, e non furono anni felici.
Le grandi commissioni romane, la fabbrica di San Pietro e i lavori nei palazzi vaticani, andarono ad altri: Raffaello e Michelangelo occupavano la scena, e a Leonardo, che aveva superato i sessant'anni, rimasero gli studi. Condusse ricerche anatomiche all'ospedale di Santo Spirito in Sassia, l'edificio che ancora oggi si trova a poche decine di metri dal museo; lavorò sugli specchi ustori insieme a maestri vetrai tedeschi con cui litigò; propose interventi per il porto di Civitavecchia e per la bonifica delle Paludi Pontine, approvati e mai realizzati. Le dissezioni gli furono precluse dopo accuse che sfioravano la stregoneria. Nei suoi fogli rimane una frase che dice tutto sul suo bilancio romano: li Medici mi creorno e destrusseno. Nel 1517 accettò l'invito di Francesco I e partì per la Francia, dove morì il 2 maggio 1519 nel castello di Cloux, presso Amboise.
L'unico Leonardo autentico di Roma è a quattrocento metri
Va detto chiaro, perché è l'informazione che rende più intelligente la visita: a Roma esiste un solo dipinto autografo di Leonardo, ed è il San Girolamo penitente della Pinacoteca Vaticana. È una tavola incompiuta, eseguita a Firenze attorno al 1480, cioè trentatré anni prima che Leonardo mettesse piede in città, e la sua storia è rocambolesca. Sparì per secoli e riemerse a Roma attorno al 1800, in condizioni che la tradizione racconta umilianti, con il pannello usato come suppellettile da bottega prima del riconoscimento. Oggi è esposto nei Musei Vaticani, a pochi minuti a piedi da via della Conciliazione.
L'accostamento delle due visite è la cosa più intelligente che si possa fare in questo quadrante: la mattina il San Girolamo vero, con la sua materia bruna e il collo del santo studiato da anatomista; il pomeriggio le macchine e le copie. Uscite sapendo che cosa è un originale e che cosa è una riproduzione, e la differenza smette di essere un'astrazione.
Una curiosità su Museo Leonardo Da Vinci Experience – via della conciliazione
La curiosità migliore non riguarda le macchine ma il pavimento sotto i vostri piedi. Mentre si scavava per la nuova strada, fra il 1948 e il 1949, tornarono alla luce i resti della Meta Romuli, la grande piramide sepolcrale di età romana che sorgeva in quest'area e che il Medioevo, con la fantasia etimologica che gli era propria, aveva battezzato tomba di Romolo. Era il gemello della piramide di Caio Cestio rimasta in piedi a Porta San Paolo, e la sua mole fu smantellata in età rinascimentale per ricavarne materiale da costruzione. Chi cammina in via della Conciliazione passa dunque sopra un monumento funerario che gli antichi pellegrini vedevano ancora svettare, e che oggi non esiste più se non in qualche filare di blocchi sotto il livello stradale.
La seconda curiosità è di ordine luministico e si apprezza soltanto la sera. I lampioni a forma di obelisco allineati nel 1950 non furono messi lì per decorare: servono a costruire una prospettiva forzata verso la cupola, un cannocchiale artificiale che accompagna l'occhio. Uscendo dal museo dopo il tramonto, mettetevi al centro della carreggiata quando il traffico lo consente e guardate in fondo. Il gioco funziona ancora, e funziona meglio della fotografia diurna che fanno tutti.
Una cosa che non ti dice nessuno su Museo Leonardo Da Vinci Experience – via della conciliazione
Che l'audioguida non è un apparecchio da ritirare alla cassa: è compresa nel prezzo ma si ascolta dal proprio telefono, attraverso un'applicazione che va scaricata. Tradotto in pratica: se arrivate con la batteria al dodici per cento e senza auricolari, l'audioguida compresa nel biglietto vi serve a poco, e il museo si trasforma in una sequenza di pannelli letti di corsa. Portate le cuffie, scaricate l'applicazione prima di entrare oppure appena arrivati, e considerate che nel giro di un'ora di ascolto il telefono si scalda e consuma. Chi viaggia in coppia porti un secondo paio di auricolari, perché condividere un solo apparecchio significa che uno dei due ascolta e l'altro guarda il soffitto.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda il pubblico. Questo è uno dei pochissimi luoghi del quadrante vaticano dove è previsto e ammesso che si tocchi. Le macchine sono lì per essere azionate, non contemplate; l'aria condizionata funziona; c'è la rampa per il primo piano e i servizi igienici accessibili. In un pomeriggio di luglio, con quarantadue gradi sull'asfalto e la coda della basilica ferma al sole, un locale climatizzato dove i bambini possono girare manovelle senza essere ripresi ogni due minuti vale, dal punto di vista della sopravvivenza familiare, molto più dei suoi dodici euro. Lo dico da professionista: quando accompagno famiglie con bambini fra i sei e i dodici anni, questa è la mia carta di riserva per le ore centrali della giornata.
Il consiglio che ti do per visitare Museo Leonardo Da Vinci Experience – via della conciliazione
Andateci per primi, all'apertura, e non in coda alla giornata. La ragione è logistica e vale tutto il resto: dopo le undici la strada si riempie di gruppi, e a metà pomeriggio le sale piccole diventano ingestibili proprio dove servirebbe silenzio, cioè davanti alle due Vergini delle Rocce e dentro la stanza degli specchi. All'apertura si può girare ogni manovella, azionare ogni argano e leggere ogni cartello senza qualcuno che aspetta il vostro turno.
Il secondo consiglio riguarda l'ordine della giornata. Se avete i biglietti per la basilica o per i musei del Vaticano, mettete Leonardo dopo, mai prima: l'attenzione che serve alle macchine è di tipo attivo, e dopo tre ore di Cappella Sistina un adulto è cotto ma un bambino è ancora carico, e qui può sfogarsi in modo utile. Se invece siete in giornata libera, unite questo museo a Castel Sant'Angelo, che è a otto minuti a piedi lungo la stessa direttrice, e avrete un pomeriggio coerente fatto di ingegneria, fortificazione e macchine.
Terza indicazione, la più impopolare: non pretendete l'emozione del museo d'arte. Entrate con la testa del visitatore di un museo della tecnica, leggete i disegni accanto ai modelli, e mettete le mani su tutto quello che è manipolabile. Chi arriva qui cercando un'esperienza estetica esce deluso; chi arriva cercando di capire come funziona un ingranaggio esce contento e con i figli contenti, che è un risultato raro.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Leonardo, di quasi tutte le macchine esposte qui dentro, non costruì mai nulla. È risaputo, si legge ovunque, e tuttavia quasi nessuno ne trae le conseguenze giuste. Il Rinascimento non aveva i materiali per realizzare quei congegni: mancavano gli acciai, i cuscinetti prodotti in serie, le tolleranze di lavorazione, e soprattutto mancava una fonte di energia che non fosse il muscolo umano, quello animale o l'acqua corrente. Un ornitottero di legno e tela, pilotato a forza di braccia, è un dispositivo condannato in partenza dalla fisiologia: la potenza specifica del muscolo pettorale umano è una frazione di quella richiesta.
La conseguenza interessante è un'altra: molti di quei fogli non erano progetti esecutivi. Erano dimostrazioni, esercizi di analisi, e in parte materiale di rappresentanza, cioè il portfolio con cui un ingegnere si vendeva a una corte. Leonardo lo dice in modo esplicito nella lettera a Ludovico il Moro, dove elenca ponti, bombarde e carri prima ancora di nominare la pittura. Guardare le ricostruzioni con questa chiave cambia la visita: non si tratta di invenzioni mancate, ma del più straordinario esercizio di analisi meccanica prima della rivoluzione industriale. Le tavole sui movimenti, sugli attriti, sulla trasmissione del moto sono ancora oggi didatticamente valide. È lì, non nell'elicottero, che Leonardo anticipa davvero il futuro.
La foto giusta da fare a Museo Leonardo Da Vinci Experience – via della conciliazione
Dentro, la fotografia che tutti fanno è accanto alla vite aerea o davanti al carro corazzato, e va benissimo: sono i due pezzi con la silhouette più riconoscibile, e un adulto in piedi accanto al carro restituisce la scala meglio di qualunque didascalia. Il mio suggerimento tecnico è di mettersi di tre quarti rispetto alla macchina e non frontalmente, così da far leggere la profondità della struttura lignea, e di appoggiare il telefono su un supporto invece di alzarlo: la luce interna è calda e bassa, e a mano libera gli scatti vengono mossi. Nella stanza degli specchi la foto riesce solo se siete soli: aspettate che il gruppo precedente esca, entrate, e scattate tenendo il telefono all'altezza del petto, non del viso, per evitare che la mano copra la ripetizione dell'immagine.
Fuori, però, c'è la fotografia migliore, e quasi nessuno la fa dal punto giusto. Uscite dal museo, attraversate e mettetevi sul marciapiede opposto guardando verso il fiume, non verso la basilica: avrete la fuga dei lampioni a obelisco che si stringe e, in fondo, la mole di Castel Sant'Angelo. È l'inquadratura che racconta la strada per quello che è, un asse costruito a tavolino nel Novecento. L'ora giusta è l'ultima mezz'ora prima del tramonto, quando il travertino dei palazzi di Piacentini vira all'arancio. Se invece volete la cupola, non fotografatela dal centro strada in pieno giorno, che è l'errore di tutti: la luce di mezzogiorno appiattisce il tamburo e il risultato è una cartolina slavata.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Questo tratto di città ha visto succedere cose sproporzionate rispetto ai suoi duecento metri. Il 28 ottobre 1936, anniversario della marcia su Roma, Mussolini raggiunse piazza Pia in divisa di comandante generale della Milizia e diede il primo colpo di piccone alla Spina di Borgo: un gesto costruito per le cineprese, che segnò l'inizio della demolizione di un pezzo di città abitato da secoli. In poco meno di un anno, entro l'8 ottobre 1937, furono asportati seicentomila metri cubi di costruito e centinaia di famiglie furono trasferite nelle borgate periferiche.
Nel 1937 cadde anche la chiesa di San Giacomo a Scossacavalli, che Antonio da Sangallo il Giovane aveva ricostruito dal 1520. Nel 1941 fu smontata la fontana di Carlo Maderno del 1614, poi rimasta nei magazzini comunali fino al 1957. Fra il 1948 e il 1949 gli scavi restituirono i resti della Meta Romuli. Nel 1950, per l'Anno Santo, la strada fu finalmente completata e dotata delle due file di lampioni a obelisco, e su questo asse sono passati da allora tutti i grandi eventi vaticani: giubilei, conclavi, funerali di papi, la ressa del 2005 e quella del 2013. Il 16 febbraio 2017, in una scala infinitamente più modesta ma non irrilevante per il visitatore, al civico 19 ha aperto i battenti il museo dedicato a Leonardo, portando dentro una strada nata per le processioni un contenuto di storia della tecnica.
Chi è passato da Museo Leonardo Da Vinci Experience – via della conciliazione
Se parliamo del luogo e non dell'allestimento, l'elenco è imponente, perché questo è il corridoio d'accesso alla basilica di San Pietro. Il primo nome è proprio quello di Leonardo da Vinci: dal 1513 abitò negli appartamenti del Belvedere, in Vaticano, e per raggiungere l'ospedale di Santo Spirito in Sassia, dove conduceva le sue dissezioni, doveva attraversare il Borgo, cioè esattamente questa area. Nessuno può indicare la pietra su cui posò il piede, ma il tragitto era obbligato.
Il secondo nome è Raffaello Sanzio, che nel Borgo abitò: il Palazzo Caprini, il palazzo costruito da Bramante che si affacciava a ovest su piazza Scossacavalli, è passato alla storia come casa di Raffaello, e la tradizione, seguita da buona parte degli studi, vuole che l'artista vi morisse il 6 aprile 1520. Quel palazzo, insieme al Palazzo dei Convertendi, fu smontato e ricomposto sulla nuova via al civico 34.
Ci sono poi gli architetti: Bramante, Antonio da Sangallo il Giovane, Carlo Maderno, autore del Palazzo Rusticucci Accoramboni e della fontana di Scossacavalli, e nel Novecento Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli, che di questa strada furono i responsabili. E c'è, sopra tutti, la folla anonima: milioni di pellegrini che da secoli percorrono l'ultimo tratto verso la basilica, oggi come nel 1300. Chi entra al museo cammina su un selciato che è stato calpestato da papi, ambasciatori, artisti e da un numero di persone comuni che nessun registro ha mai contato.
Come arrivare al Leonardo da Vinci Experience
La fermata di metropolitana più comoda è Ottaviano San Pietro sulla linea A, da cui si scende a piedi verso piazza San Pietro in una decina di minuti passando per via Ottaviano e piazza del Risorgimento; in alternativa Lepanto e Cipro, sempre sulla A, restano opzioni ragionevoli con qualche minuto in più. Chi arriva in treno regionale può scendere alla stazione Roma San Pietro, servita dalle linee FL3 e FL5, e raggiungere l'imbocco della via in un quarto d'ora scarso.
Le linee di superficie che lasciano più vicino sono quelle dirette al Lungotevere in Sassia e a Porta Cavalleggeri: 23, 34, 40, 46, 62, 64, 98, 280, 881, 916 e 982 servono, con percorsi diversi, i due lati dell'area vaticana, mentre da piazza del Risorgimento passano fra le altre la 23, la 32, la 49, la 70, la 81, la 492, la 590 e la 982. Le linee vengono ritoccate spesso, soprattutto dopo la pedonalizzazione di piazza Pia: conviene controllare il percorso aggiornato prima di salire. Il biglietto integrato a tempo del sistema Metrebus vale cento minuti su bus, tram e metropolitana, con un solo ingresso in metro.
In automobile, dimenticatevelo. L'area è pedonalizzata a tratti, i posti auto sono inesistenti e la zona è sorvegliata: chi arriva da fuori Roma parcheggi lontano e prenda i mezzi. In bicicletta la pista lungo il Tevere arriva fino a piazza Pia ed è la soluzione più veloce nelle ore diurne.
Quanto costa il Leonardo da Vinci Experience e come si risparmia
Dodici euro l'intero, dieci il ridotto per i ragazzi dai sei ai quindici anni, gratuito sotto i sei. Non è un museo statale, quindi non partecipa alle domeniche gratuite né alle settimane di gratuità ministeriale, e le tessere museali pubbliche non vi hanno corso. Non aspettatevi sconti a sorpresa: la tariffa è quella, e va confermata sul sito ufficiale prima di partire, perché i listini dei musei privati cambiano senza preavviso.
Il risparmio vero, per una famiglia, non è sul biglietto ma sulla programmazione. Una visita di novanta minuti a dodici euro costa quanto due gelati e un caffè in zona San Pietro, e sostituisce due ore di camminata sotto il sole che finirebbero comunque in una spesa. Chi ha in programma anche i musei pubblici della città può alternare: la prima domenica del mese i musei civici e molti statali sono gratuiti, e in quella giornata conviene tenere il portafoglio per la Centrale Montemartini o per il Museo di Roma a Palazzo Braschi, spostando Leonardo a un giorno feriale.
Il Leonardo da Vinci Experience con i bambini
È la fascia di pubblico per cui questo posto funziona meglio, e lo dico avendo visto la stessa scena decine di volte. Fra i sei e i dodici anni il museo dà il massimo: le macchine si azionano, i meccanismi sono visibili, i tempi sono corti e non c'è nessuna sala in cui bisogna stare zitti e fermi. Sotto i cinque anni il valore cala, perché la lettura dei pannelli è impossibile e la parte pittorica non dice nulla, ma l'ingresso è gratuito sotto i sei e quindi il rischio economico è nullo. Sopra i tredici, molto dipende dal ragazzo: chi ha interesse per la tecnica si diverte, chi cerca l'effetto speciale trova più soddisfazione in un allestimento con i visori.
Un consiglio operativo per i genitori: assegnate un compito. Fate contare quanti congegni usano la vite senza fine, o chiedete di trovare tutte le macchine che sfruttano l'acqua. Un bambino con una missione attraversa un museo in modo completamente diverso da un bambino trascinato. Se la giornata è dedicata ai più piccoli e volete un secondo indirizzo, Explora, il museo dei bambini di Roma è il complemento naturale, in un altro quadrante ma con la stessa filosofia del toccare.
Accessibilità e servizi del Leonardo da Vinci Experience
Il museo dichiara servizi igienici accessibili, una rampa di accesso al primo piano, l'aria condizionata e supporti pensati per visitatori non vedenti e ipoudenti; sono previste visite guidate. Per una carrozzina, il fatto che il percorso sia su più livelli con rampa e non solo con scale è la notizia che conta. Chi ha esigenze specifiche faccia comunque una telefonata al 06 6833316 prima della visita: l'edificio è un fabbricato del Novecento riadattato, e la larghezza dei passaggi fra un modello e l'altro dipende da come è disposto l'allestimento in quel momento.
Sul fronte pratico: non risulta un guardaroba dimensionato per bagagli grandi, quindi chi arriva con un trolley trovi un deposito prima di presentarsi. Zaini piccoli e passeggini non pongono problemi. Il museo non ha caffetteria, ma la zona ne è satura, con la precisazione che i prezzi in via della Conciliazione sono quelli che vi immaginate: bastano due strade dentro Borgo Pio per pagare la metà.
Che cosa vedere intorno al Leonardo da Vinci Experience in dieci minuti a piedi
Uscendo dal museo e andando verso la basilica si arriva in tre minuti al colonnato del Bernini e alla Basilica di San Pietro; verso il fiume, in otto minuti, si tocca Castel Sant'Angelo, con il ponte e gli angeli. A un centinaio di metri dal museo, sul lato del fiume, c'è il complesso di Santo Spirito in Sassia, l'antichissimo ospedale dove Leonardo condusse le sue ricerche anatomiche: dentro il complesso ha sede anche l'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria, un museo di strumenti e memorie mediche che pochissimi romani conoscono e che completa in modo perfetto la giornata leonardesca.
Risalendo verso nord, i Giardini Vaticani e l'ingresso dei Musei Vaticani sono a un quarto d'ora abbondante di camminata. Sulla stessa via della Conciliazione, al civico 4, c'è l'Auditorium Conciliazione, sala da concerto ricavata nell'ex Palazzo Pio: se capitate in serata, controllate il cartellone. Se invece volete allungare oltre il quartiere, il Gianicolo è la salita giusta per chiudere la giornata con la vista sui tetti.
Quando andare al Leonardo da Vinci Experience e quando evitarlo
Il momento migliore è la prima ora del mattino di un giorno feriale, da ottobre a marzo. Il secondo momento migliore è il pomeriggio bollente di luglio e agosto, per ragioni climatiche più che culturali. Da evitare, se potete: i mercoledì mattina, quando l'udienza generale del papa riversa in zona decine di migliaia di persone e l'accesso a piedi a via della Conciliazione diventa un esercizio di pazienza; i giorni di grandi celebrazioni; e i pomeriggi dei ponti primaverili, quando la strada è satura dalle undici alle sei.
Un'ultima nota sul calendario: durante gli Anni Santi e nelle settimane di Pasqua e Natale l'intero quadrante cambia regime, con transenne, varchi e percorsi obbligati. Il museo resta aperto, ma arrivarci può richiedere il doppio del tempo. In quei periodi entrate da Borgo Santo Spirito invece che da piazza Pia, e vi risparmierete la calca.
Domande veloci su Museo Leonardo Da Vinci Experience – via della conciliazione
Dove si trova esattamente il Museo Leonardo Da Vinci Experience?
In via della Conciliazione 19, 00193 Roma, rione Borgo, sul percorso che collega Castel Sant'Angelo a piazza San Pietro.
Quanto costa il biglietto del Leonardo da Vinci Experience?
Dodici euro l'intero, dieci euro il ridotto per i ragazzi dai sei ai quindici anni, gratuito sotto i sei anni. Le tariffe vanno confermate sul sito ufficiale prima della visita.
Quali sono gli orari del Leonardo da Vinci Experience?
Apertura tutti i giorni con orario continuato dalla mattina fino alle 19.30, ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. In alcuni periodi l'apertura del mattino può essere posticipata di mezz'ora.
Il Leonardo da Vinci Experience chiude un giorno alla settimana?
No, l'apertura è quotidiana. Restano possibili chiusure straordinarie legate alle grandi celebrazioni vaticane.
Serve prenotare per entrare al Leonardo da Vinci Experience?
No, la prenotazione non è obbligatoria e la biglietteria è in loco. Chi ha acquistato online mostra il proprio titolo al banco all'ingresso.
Quanto dura la visita al Leonardo da Vinci Experience?
Fra sessanta e novanta minuti per una visita normale. Con bambini che azionano ogni macchina si può arrivare comodamente a due ore.
Ci sono opere originali di Leonardo dentro il museo?
No. I dipinti esposti sono riproduzioni in scala 1:1 e le macchine sono ricostruzioni moderne fedeli ai disegni dei codici.
Dov'è l'unico Leonardo autentico visibile a Roma?
Nella Pinacoteca Vaticana, all'interno dei Musei Vaticani: è il San Girolamo penitente, tavola incompiuta eseguita a Firenze attorno al 1480.
Che differenza c'è fra il Leonardo da Vinci Experience e il Museo Leonardo da Vinci di piazza del Popolo?
Sono due istituzioni distinte con gestioni diverse. Quello di via della Conciliazione punta sulle macchine e sulla galleria di dipinti riprodotti; quello di piazza del Popolo 12, negli ambienti sotterranei legati a Santa Maria del Popolo, è aperto dalle 10 alle 20 e propone anche simulatori in realtà virtuale.
E la Mostra di Leonardo da Vinci al Palazzo della Cancelleria?
È la terza esposizione leonardesca della città, in centro storico fra Campo de' Fiori e corso Vittorio Emanuele II. Apre dalle 9.30 alle 19.30, con intero a 9 euro e ridotti fra 6 e 7 euro, e dichiara oltre duecento macchine.
Si possono fare fotografie dentro il Leonardo da Vinci Experience?
Sì, la fotografia amatoriale è ammessa e la stanza degli specchi è pensata anche per quello. Per treppiedi e riprese professionali chiedete alla biglietteria.
Il Leonardo da Vinci Experience è accessibile in sedia a rotelle?
Il museo dichiara servizi igienici accessibili e una rampa di accesso al primo piano. Per esigenze specifiche conviene telefonare al 06 6833316 prima della visita.
L'audioguida è compresa nel biglietto?
Sì, ed è inclusa nel prezzo, ma si ascolta dal proprio telefono tramite un'applicazione. Portate auricolari e batteria carica.
Il Leonardo da Vinci Experience è adatto ai bambini?
Molto, soprattutto fra i sei e i dodici anni, perché le macchine si toccano e si azionano. Sotto i cinque anni il rendimento cala, ma l'ingresso è gratuito sotto i sei.
Ci sono le due versioni della Vergine delle Rocce?
Sì, ed è uno dei motivi migliori per entrare: le riproduzioni della versione del Louvre e di quella della National Gallery di Londra sono esposte una accanto all'altra, cosa impossibile nella realtà.
Come si arriva al Leonardo da Vinci Experience con la metropolitana?
Linea A, fermata Ottaviano San Pietro, poi circa dieci minuti a piedi. Lepanto e Cipro sono alternative con qualche minuto in più.
Quali autobus servono via della Conciliazione?
Le linee dirette al Lungotevere in Sassia e a Porta Cavalleggeri, fra cui 23, 34, 40, 46, 62, 64, 98, 280, 881, 916 e 982, oltre a quelle che arrivano a piazza del Risorgimento. I percorsi cambiano spesso: verificate prima di salire.
C'è un parcheggio vicino al Leonardo da Vinci Experience?
Non nelle vicinanze immediate, e la zona è in gran parte pedonalizzata. Meglio lasciare l'automobile lontano e usare i mezzi pubblici.
Il museo aderisce alle domeniche gratuite?
No. È una struttura privata e non partecipa alle giornate di gratuità dei musei statali e civici.
Le tessere museali o la Roma Pass valgono al Leonardo da Vinci Experience?
Le tessere pubbliche non danno diritto all'ingresso in una struttura privata. Chiedete alla biglietteria se sono attive convenzioni temporanee.
C'è una caffetteria o un guardaroba?
Non risulta una caffetteria interna né un deposito per bagagli voluminosi. Zaini piccoli e passeggini non creano problemi; per i trolley cercate un deposito bagagli in zona.
Quanto tempo ci vuole per andare dal museo alla Basilica di San Pietro?
Tre minuti a piedi fino all'imbocco del colonnato. I tempi di accesso alla basilica dipendono invece dalla coda ai controlli, che nelle giornate piene supera l'ora.
Il Leonardo da Vinci Experience è climatizzato?
Sì, l'aria condizionata è fra i servizi dichiarati, ed è una delle ragioni per cui funziona bene come rifugio nelle ore centrali dell'estate romana.
Quante macchine e quanti dipinti si vedono?
Una cinquantina di macchine e una ventina di dipinti riprodotti. Il conteggio varia leggermente fra le diverse presentazioni ufficiali, a seconda di come si contano installazioni e pezzi doppi.
Quando ha aperto il Museo Leonardo Da Vinci Experience?
Il 16 febbraio 2017, su iniziativa della Società Arte e Cultura.
Leonardo da Vinci è mai stato a Roma?
Sì. Vi arrivò nel 1513, chiamato da Giuliano de' Medici, alloggiò negli appartamenti del Belvedere in Vaticano e vi rimase circa tre anni, conducendo studi anatomici all'ospedale di Santo Spirito in Sassia. Nel 1517 partì per la Francia.
Qual è il giorno peggiore per visitare via della Conciliazione?
Il mercoledì mattina, per via dell'udienza generale, e i giorni di grandi celebrazioni: la strada si riempie e l'accesso a piedi diventa lento.
Vale la pena visitare tutte e tre le esposizioni leonardesche di Roma?
Per un appassionato sì, ma con calma e in giorni diversi. Per un visitatore in viaggio breve, una sola basta: quella di via della Conciliazione se la giornata è vaticana, quella della Cancelleria se siete in centro storico.
Chiudo con l'unico giudizio che mi sento di dare senza tentennamenti. Questo non è un grande museo, e chi lo racconta come tale fa un torto ai visitatori. È una mostra permanente ben fatta, onesta su quello che espone, piazzata nel punto più battuto della città e con un biglietto che resta sotto la soglia del rimpianto. Il suo pregio è che restituisce a Leonardo la parte che a Roma nessun altro gli riconosce: l'ingegnere, l'uomo che smontava il moto per capirlo. Se ci portate un figlio o un nipote curioso, uscirete con una domanda in più fatta da lui, e questo, in una giornata romana, è un ottimo affare. Se invece cercate l'originale, attraversate la strada e salite in Pinacoteca: là c'è il San Girolamo, ed è tutta un'altra faccenda.
Museo Leonardo Da Vinci Experience - Via della conciliazione - Roma
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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