Museo e Galleria Borghese
Museo e Galleria Borghese si trova in Piazzale Scipione Borghese 5, 00197 Roma, dentro il parco di Villa Borghese, sul lato del parco più vicino a via Pinciana. Il biglietto intero costa 16,00 euro, il ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni costa 2,00 euro, sotto i 18 anni l'ingresso è gratuito; a tutti si aggiungono 2,00 euro di diritto di prenotazione, obbligatorio anche per chi entra gratis. L'ultimo turno delle 17.45 costa 11,00 euro invece di 16,00. Il museo apre dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, con ingressi scaglionati a turni di due ore alle 9.00, 10.00, 11.00, 12.00, 13.00, 14.00, 15.00, 16.00, 17.00 e 17.45; chiude il lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio. La prenotazione è obbligatoria per tutti e passa dalla biglietteria ufficiale gebart.it oppure dal numero 06 32810, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.00; la prima domenica del mese l'ingresso è gratuito ma i 2,00 euro di prenotazione restano dovuti. Non esiste una fermata della metropolitana davanti al museo: dalla stazione Termini arrivano le linee 910 e 92, dalla fermata Flaminio della metro A le linee 89, 490, 495, 61 e 160, da Barberini le linee 63, 83, 52 e 53; un taxi vi lascia in via Pinciana, a pochi passi dal cancello. Senza prenotazione non si entra: è la regola che regge tutto il funzionamento del luogo.
Galleria Borghese: ingresso riservato
Bernini e Caravaggio in due ore, con l'ingresso a fascia oraria. Poi il parco di Villa Borghese è lì fuori.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Se state componendo un itinerario fra i musei di Roma e dovete sceglierne uno solo dedicato all'arte, la mia opinione è che questo sia il più denso di capolavori per metro quadrato che la città possa offrire, e in due ore di visita ve ne renderete conto da soli.

Biglietti, turni e prenotazione a Museo e Galleria Borghese
Il sistema dei prezzi è semplice, una volta capita la logica del diritto di prenotazione. Un adulto paga 16,00 euro di biglietto più 2,00 euro di prenotazione, quindi 18,00 euro in tutto. Un cittadino europeo fra i 18 e i 25 anni paga 2,00 euro di biglietto più 2,00 di prenotazione: 4,00 euro per due ore fra Bernini e Caravaggio restano, a mio giudizio, il miglior acquisto culturale possibile a Roma. Un minore di 18 anni non paga il biglietto ma paga i 2,00 euro di prenotazione, perché anche il suo posto va contingentato. Le esenzioni dal diritto di prenotazione riguardano poche categorie, fra cui i visitatori con disabilità con un familiare e i giornalisti con tesserino. Chi sceglie il turno delle 17.45 paga 11,00 euro invece di 16,00, sempre più i 2,00 di prenotazione: è il turno più breve della giornata, e il prezzo lo riflette.
Come funzionano i turni di due ore
Il punto che distingue Museo e Galleria Borghese da qualunque altro museo romano è il contingentamento rigido. Gli ingressi partono ogni ora, dalle 9.00 alle 17.00, più il turno ridotto delle 17.45, e ogni turno ammette al massimo 180 persone per una permanenza di due ore. Allo scadere delle due ore il personale accompagna fuori il turno e prepara le sale per quello successivo. Non è una formalità scritta sul biglietto e ignorata nella pratica: la chiamata avviene davvero, sala per sala. La ragione è architettonica prima che organizzativa: la palazzina seicentesca è piccola, gli ambienti aperti al pubblico sono venti sale affrescate più il portico e il Salone d'ingresso, e le opere convivono con stucchi, marmi antichi e pavimenti che non tollerano la pressione delle folle. Il risultato è che dentro non vi trovate mai nella calca dei grandi musei: 180 persone distribuite su due piani sono una densità civile, che permette di guardare.
Dove si prenota Museo e Galleria Borghese
Il canale ufficiale è la biglietteria online gebart.it, raggiungibile anche dal sito del museo, galleriaborghese.cultura.gov.it; in alternativa si prenota per telefono al numero 06 32810, dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.00. Il museo stesso raccomanda di acquistare solo dai canali ufficiali, fra i rivenditori autorizzati figura Vivaticket, e la raccomandazione va presa sul serio: intorno a questo museo prospera un sottobosco di rivenditori che ricaricano il prezzo del biglietto anche del doppio, vendendo esattamente lo stesso turno che potete prenotare da soli in cinque minuti. Nei periodi di alta stagione, da aprile a giugno e poi in autunno, i turni centrali del fine settimana si esauriscono con settimane di anticipo: prenotare per primo il turno e costruire il resto della giornata intorno è l'unico ordine di operazioni sensato. La biglietteria fisica apre alle 8.30 e chiude un'ora prima del museo, ma presentarsi senza prenotazione sperando in un posto libero è una scommessa che nella bella stagione si perde quasi sempre.
La prima domenica del mese
Ogni prima domenica del mese l'accesso al museo è gratuito, secondo la formula ministeriale che vale per i musei statali. Attenzione però alla particolarità di questo museo: la gratuità riguarda il biglietto, non la prenotazione, che resta obbligatoria e costa 2,00 euro. I posti sono gli stessi 180 per turno di sempre, quindi la domenica gratuita va prenotata con largo anticipo, e a maggior ragione. La mia opinione controcorrente: se potete permettervi i 18,00 euro, scegliete un martedì o un mercoledì qualsiasi invece della domenica gratuita. Pagate, ma visitate con un pubblico più calmo, e la differenza di esperienza vale ampiamente la differenza di prezzo.
Come arrivare a Museo e Galleria Borghese
Il primo equivoco da smontare riguarda la metropolitana: non esiste una fermata sotto il museo, e chi pianifica la giornata contando su una metro inesistente arriva in ritardo al proprio turno. Le fermate più vicine della linea A sono Flaminio, presso Piazza del Popolo, e Barberini: da entrambe il museo dista una camminata di venti o venticinque minuti oppure un tratto di autobus. Il quadro delle linee utili: dalla stazione Termini gli autobus 910 e 92; da Flaminio le linee 89, 490, 495, 61 e 160; da Barberini le linee 63, 83, 52 e 53. Chi arriva in taxi farà bene a farsi lasciare in via Pinciana, sul retro del parco: il piazzale del museo è interno a Villa Borghese e le auto private non ci arrivano.
La verità pratica, però, è che a Museo e Galleria Borghese si arriva bene a piedi, e che il tragitto è parte del piacere. Da Piazza di Spagna si sale la scalinata di Trinità dei Monti, si prende il viale del Pincio e si attraversa il parco fra i pini: mezz'ora scarsa, in salita solo all'inizio. Da Piazza del Popolo il percorso è analogo e ancora più scenografico. Il mio consiglio da accompagnatore: calcolate trenta minuti abbondanti, non i venti che promette la mappa del telefono. Villa Borghese è un parco di ottanta ettari, la segnaletica interna è avara, e arrivare trafelati al controllo biglietti mentre il vostro turno è già entrato è il modo più sciocco di rovinarsi la giornata: il turno perso non si recupera e non si rimborsa.
Le regole d'ingresso a Museo e Galleria Borghese: borse, guardaroba, passeggini
Le regole sui bagagli sono severe e vengono applicate alla lettera, quindi conviene conoscerle prima. Per motivi di sicurezza non si entra con borse di medie e grandi dimensioni, shopper, zaini di alcun tipo: sono ammessi soltanto piccoli marsupi e borse tipo pochette entro i 21 per 15 centimetri, una misura precisa, non un'indicazione di massima. Tutto il resto va lasciato al deposito obbligatorio, che si trova nell'area dei servizi all'ingresso insieme a biglietteria, bookshop e caffetteria. Anche ombrelli e aste per autoscatti finiscono al deposito. I passeggini sono ammessi solo per bambini fino ai due anni; oltre quell'età il passeggino resta al guardaroba, un dettaglio che le famiglie devono mettere in conto per tempo.
La conseguenza aritmetica di queste regole è una sola: presentatevi sul piazzale mezz'ora prima dell'orario del vostro turno. Fra la fila al deposito, il ritiro del biglietto e la coda al controllo, i minuti si consumano in fretta, e ogni minuto di ritardo è un minuto sottratto alle vostre due ore, perché l'uscita del turno non si sposta. Chi arriva alle 10.55 per il turno delle 11.00 comincia la visita già in debito.

La villa nata museo: perché esiste Museo e Galleria Borghese
La Villa Borghese Pinciana, che ospita Museo e Galleria Borghese, appartiene a una categoria rarissima: non è un palazzo di famiglia riadattato a museo nell'Ottocento, è un edificio concepito fin dal principio per esporre. Il cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, la fece costruire fuori Porta Pinciana fra il 1607 e il 1613 su progetto di Flaminio Ponzio, architetto di fiducia del papa; alla morte di Ponzio il cantiere passò al fiammingo Giovanni Vasanzio, che disegnò la facciata incrostata di rilievi e statue antiche che ancora accoglie i visitatori. La destinazione era dichiarata: un luogo per l'esposizione di immagini esemplari dell'arte antica e moderna, per la musica, per lo studio in una piccola biblioteca, per la contemplazione della natura con piante e animali rari, per i campioni di fossili e perfino per la tecnologia dell'epoca, automi, specchi, lenti bizzarre, orologi stravaganti con cui il cardinale amava stupire gli ospiti.
Intorno alla palazzina ruotava una vera azienda agricola: vigne, orti, riserve di caccia, stalle, rimesse, piccionaie ricavate nelle torri, di cui si riconoscono ancora gli accessi, una grande uccelliera, una riserva del ghiaccio, la grotta del vino e perfino l'allevamento del baco da seta. Le piante più rare arrivavano dall'Olanda e dalle Indie, e un giardino zoologico completava quello che Scipione chiamava il suo Teatro dell'Universo: un microcosmo in cui arte, natura e meraviglia tecnica dovevano rievocare una nuova età dell'oro. Chi oggi attraversa il parco per raggiungere il museo cammina dentro i resti di quel progetto.
Un secolo e mezzo dopo, a partire dal 1770 circa, il principe Marcantonio IV Borghese affidò all'architetto Antonio Asprucci una ristrutturazione radicale degli interni, ed è quella che vedete oggi: ogni sala fu ripensata come un racconto unitario, con gli affreschi del soffitto che commentano la scultura collocata al centro. Nella sala di Apollo e Dafne il soffitto racconta il mito di Apollo, nella sala del David gli episodi davidici. Non è un dettaglio da specialisti: è il motivo per cui la visita a Museo e Galleria Borghese non assomiglia a nessun'altra, perché pavimento, pareti, soffitto e capolavoro parlano la stessa lingua, e l'occhio lo percepisce anche senza saperlo spiegare.
Scipione Borghese e la costruzione della collezione
Il nucleo fondamentale delle raccolte di Museo e Galleria Borghese risale al collezionismo del cardinale Scipione, che il museo data 1579-1633, figlio di Ortensia Borghese, sorella di papa Paolo V, e di Francesco Caffarelli. Creato cardinale dallo zio nel 1605, Scipione concentrò in pochi anni un potere e una disponibilità economica enormi, e li usò con una determinazione che oggi definiremmo spregiudicata. Il suo interesse abbracciava l'arte antica, quella rinascimentale e quella dei contemporanei; l'arte medievale lo lasciava indifferente, mentre la scultura antica la cercava con vera fame, e la sua ambizione più originale fu commissionare gruppi marmorei nuovi, pensati per reggere il confronto diretto con gli antichi nelle stesse sale. È la ragione per cui il giovane Bernini si trova ancora oggi accanto ai marmi romani.
I modi dell'accumulo furono spesso brutali, e vanno raccontati per quello che furono. Nel 1607 il papa fece confiscare al pittore Giuseppe Cesari, il Cavalier d'Arpino, 107 dipinti, con una motivazione fiscale, e li fece assegnare al nipote: dentro quel blocco c'erano opere giovanili di Caravaggio, ed è lì che nasce il nucleo caravaggesco della collezione. L'anno successivo la Deposizione di Raffaello fu asportata di notte dalla cappella Baglioni nella chiesa di San Francesco al Prato a Perugia e portata a Roma per il cardinale: i perugini se ne accorsero a cose fatte, e nella cappella oggi rimane una copia. Sempre in quegli anni Scipione acquistò in blocco raccolte intere, fra cui quella del cardinale Sfondrati, da cui proviene, secondo la ricostruzione storiografica consolidata, l'Amor sacro e Amor profano di Tiziano. La tradizione racconta anche che Domenichino, restio a consegnare la sua Caccia di Diana, conobbe le carceri prima di cedere il quadro: un episodio tramandato dalle fonti secentesche che fotografa bene il clima.
Nel 1682 confluirono nella collezione parte dei beni dell'eredità di Olimpia Aldobrandini, con opere provenienti dalle raccolte del cardinale Salviati e di Lucrezia d'Este. Poi la ferita: nel 1807 il principe Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, vendette al cognato Napoleone 154 statue, 160 busti, 170 bassorilievi, 30 colonne e vari vasi, il blocco che ancora oggi costituisce il fondo Borghese del Louvre. Già nel terzo decennio dell'Ottocento le lacune apparivano colmate, con materiali da nuovi scavi archeologici nei possedimenti di famiglia e opere recuperate da cantine e altre dimore; nel 1827 lo stesso Camillo acquistò a Parigi la Danae del Correggio, un gesto che somiglia a una riparazione. La collezione resta, per numero e importanza delle sculture di Bernini e delle tele di Caravaggio, un insieme senza paragoni al mondo, e su questo giudizio la critica non si divide.

Il piano terra di Museo e Galleria Borghese, sala per sala
Il percorso ordinario comincia dal Salone d'ingresso e prosegue in senso orario attraverso otto sale. Descrivo l'allestimento consueto: le mostre temporanee, come quella dedicata alle Metamorfosi di Ovidio in corso fino al 20 settembre 2026, possono spostare qualche opera, e vale la pena verificare in biglietteria la collocazione di un pezzo a cui tenete in modo particolare.
Il Salone d'ingresso
Il Salone è il biglietto da visita del gusto Asprucci: la volta, affrescata da Mariano Rossi fra il 1775 e il 1779, celebra Marco Furio Camillo in una macchina prospettica che sembra sfondare il soffitto, mentre nel pavimento sono incassati i mosaici dei gladiatori, opere del IV secolo rinvenute nel 1834 nella tenuta borghesiana di Torrenova sulla via Casilina. Sono scene di combattimento con i nomi dei gladiatori iscritti accanto alle figure e il segno che marca i caduti: un documento crudo e affascinante dello spettacolo antico. Sulla parete campeggia il rilievo equestre di Marco Curzio che si getta nella voragine, composizione in cui un torso antico di cavallo fu integrato all'inizio del Seicento con il cavaliere di Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo: già qui, prima ancora di entrare nelle sale, il metodo borghesiano del dialogo fra antico e moderno è dichiarato.
Sala I: la Paolina Borghese di Canova
La prima sala appartiene a una sola opera: Paolina Bonaparte Borghese come Venere vincitrice, scolpita da Antonio Canova fra il 1805 e il 1808 e presente stabilmente nella villa dal 1838. La sorella di Napoleone, andata in sposa a Camillo Borghese, è distesa seminuda su un'agrippina di cui il marmo imita perfino la morbidezza dei cuscini, con nella mano il pomo della vittoria di Venere. Fece scandalo allora e conserva intatta la sua carica: alla celebre domanda su come avesse potuto posare così svestita, la tradizione attribuisce a Paolina la risposta che nello studio c'era una stufa. Aneddoto forse levigato dal tempo, ma la sostanza è vera: la statua era un oggetto privato, mostrato da Camillo a lume di torcia a pochi ospiti scelti, e quella teatralità notturna spiega la lucidatura quasi liquida del marmo. Guardatela girandole intorno lentamente: Canova ha calcolato ogni punto di vista.
Sala II: il David di Bernini
Il David, scolpito da Gian Lorenzo Bernini fra il 1623 e il 1624, è il manifesto della rivoluzione barocca nel confronto più diretto possibile con il Rinascimento: dove il David di Michelangelo attende immobile, quello di Bernini è colto nell'attimo esatto della torsione prima del lancio, le labbra serrate, la fronte corrugata. Quel volto concentrato è un autoritratto: la tradizione, riportata dalle biografie secentesche, racconta che il cardinale Maffeo Barberini, il futuro Urbano VIII, reggesse lo specchio al giovane scultore mentre studiava la propria espressione. Mettetevi di fronte alla fionda e sentirete l'istinto di scansarvi: è l'effetto che Bernini cercava, trascinare lo spettatore dentro l'azione. Il soffitto della sala, con le storie di David dipinte in età aspruccesca, chiude il cerchio del racconto.
Sala III: Apollo e Dafne
Apollo e Dafne, eseguito fra il 1622 e il 1625, è l'opera che da sola giustifica il viaggio a Roma. Bernini ferma il mito di Ovidio nell'istante della metamorfosi: le dita di Dafne si sfrangiano in foglie di alloro, la corteccia sale lungo la gamba, i capelli diventano fronde, e il marmo raggiunge spessori così sottili che in controluce diventa traslucido. L'opera fu pensata per essere vista di scorcio da chi entrava dalla porta della sala, cogliendo prima Apollo di spalle e poi, girando intorno, la trasformazione che si compie: fate quel giro nell'ordine giusto e la scultura vi si racconterà da sola. Sul cartiglio del basamento corre il distico morale composto dal cardinale Maffeo Barberini, che trasforma la favola pagana in ammonimento cristiano sul piacere che si muta in amaro: un salvacondotto teologico per un soggetto sensuale in casa di un cardinale.
Sala IV: la Sala degli Imperatori e il Ratto di Proserpina
La Sala degli Imperatori, scandita dai busti in porfido e alabastro dei cesari, ospita il Ratto di Proserpina, scolpito da Bernini fra il 1621 e il 1622, quando aveva ventitré anni. È l'opera davanti alla quale il pubblico di Museo e Galleria Borghese sosta più a lungo, per un dettaglio che nessuna fotografia restituisce davvero: le dita di Plutone affondano nella coscia e nel fianco di Proserpina e il marmo cede come carne premuta. Avvicinatevi al lato destro del gruppo e cercate il punto esatto della presa; poi girate sul retro e trovate Cerbero a tre teste che ringhia. Il gruppo fu donato quasi subito da Scipione al cardinale Ludovisi, calcolo politico verso la famiglia del nuovo papa, e rientrò in collezione solo nel 1908, acquistato dallo Stato: per quasi tre secoli la villa ne fu privata, ed è un pensiero che rende la sala ancora più preziosa.
Sala V: l'Ermafrodito dormiente
La quinta sala custodisce una replica romana in marmo dell'Ermafrodito dormiente, da un originale ellenistico: la figura distesa che da un lato mostra una schiena femminea e dall'altro rivela la doppia natura. L'esemplare più celebre della serie, quello per cui Bernini scolpì nel 1620 il materasso marmoreo che pare imbottito, fu venduto nel 1807 con il resto del fondo e oggi si trova al Louvre; quello esposto qui ricorda insieme il gusto antiquario di Scipione e la voragine aperta dalla vendita napoleonica. La sala, con i suoi mosaici antichi di soggetto marino e la decorazione aspruccesca, è una delle più raccolte del percorso e merita più del minuto che il pubblico le concede di solito.
Sala VI: Enea e Anchise e la Verità
Qui si misura l'intera parabola di Bernini in due opere. Enea e Anchise, del 1618-1619, è il primo grande gruppo borghesiano, eseguito a diciannove anni con la collaborazione documentata del padre Pietro: Enea porta in spalla il vecchio Anchise fuori da Troia in fiamme, mentre il piccolo Ascanio segue con il fuoco sacro, tre età dell'uomo impilate in una colonna di marmo ancora manierista, con anatomie già sorprendenti. Accanto, la Verità svelata dal Tempo, iniziata nel 1645 e lavorata fino al 1652, appartiene all'artista maturo e ferito: Bernini la scolpì per sé stesso negli anni della disgrazia seguita al fallimento del campanile di San Pietro, e la tenne in casa come dichiarazione di fiducia nel proprio riscatto; il Tempo che doveva sollevare il velo non fu mai scolpito. Rimase agli eredi per generazioni prima di approdare in museo. Vederle a pochi metri l'una dall'altra è una lezione di storia dell'arte più efficace di qualunque manuale.
Sala VII: la Sala Egizia
La Sala Egizia deve il nome alla decorazione aspruccesca a tema nilotico, con sfingi, divinità e paesaggi d'Egitto dipinti quando il gusto per l'antico Egitto anticipava di vent'anni la spedizione napoleonica. Al centro, secondo l'allestimento consueto, un Satiro su delfino di età romana; intorno, statue e marmi colorati che documentano il collezionismo antiquario della famiglia. È una sala di passaggio per la maggior parte dei visitatori, e proprio per questo un buon posto dove respirare un momento prima della sala successiva, che chiede concentrazione.
Sala VIII: la sala di Caravaggio
Nessun altro luogo al mondo riunisce sei dipinti di Caravaggio in un unico ambiente, ed è bene arrivarci sapendo cosa si sta per vedere. Il Ragazzo con canestro di frutta, del 1593-1595 circa, e il Bacchino malato, autoritratto dal colorito livido dipinto negli stessi anni, provengono entrambi dalla confisca del 1607 al Cavalier d'Arpino, presso il cui studio il giovane lombardo aveva lavorato: sono la prova generale del naturalismo che avrebbe cambiato la pittura europea, con quella frutta vera fino ai segni di guasto. La Madonna dei Palafrenieri, del 1605-1606, ebbe vita brevissima sull'altare della confraternita in San Pietro: rimossa nel giro di poche settimane, finì subito nelle mani di Scipione; la Madonna e Sant'Anna assistono il Bambino che schiaccia con il piede, insieme alla madre, la testa del serpente, in una teologia dipinta con modelli popolani che fece discutere. Il San Girolamo scrivente, del 1605-1606 circa, è commissione diretta del cardinale. Il Davide con la testa di Golia, dipinto intorno al 1609-1610, è il congedo: nella testa mozzata del gigante Caravaggio ritrasse sé stesso, e la lettura più accreditata vi riconosce una supplica di grazia inviata proprio a Scipione, che della grazia papale era il tramite, mentre il pittore fuggiva da Napoli verso una morte che lo raggiunse sulla spiaggia di Porto Ercole nel 1610. Accanto, il San Giovanni Battista degli stessi mesi estremi. Davanti a questa parete le due ore del turno mostrano il loro limite: è la sala dove il tempo va investito senza risparmio.

La pinacoteca al piano superiore di Museo e Galleria Borghese
La scala porta al piano della pinacoteca, dove il registro cambia: sale più raccolte, luce più bassa, e una densità di capolavori della pittura italiana ed europea che regge il confronto con qualunque grande galleria del continente. Sopra questo piano, nei Depositi allestiti come una quadreria, sono custoditi oltre 260 dipinti che integrano la collezione esposta. Il mio parere netto, maturato in molte visite accompagnate: il piano terra conquista chiunque al primo colpo, ma è quassù che si capisce la statura del cardinale collezionista, ed è quassù che il turno di due ore si gioca. Salite presto.
Sala IX: Raffaello e la Deposizione
La sala raccoglie il nucleo raffaellesco. La Deposizione, firmata e datata 1507, fu commissionata da Atalanta Baglioni in memoria del figlio Grifonetto, ucciso nelle faide di famiglia a Perugia: il trasporto del corpo di Cristo è costruito su cartoni studiati e ristudiati, con la citazione da un sarcofago antico nel gruppo dei portatori, ed è l'opera in cui il giovane Raffaello dichiara di aver assorbito Michelangelo. La sua vicenda, l'asportazione notturna da Perugia nel 1608 e l'assegnazione al cardinale, l'avete letta sopra: davanti al quadro, quella storia di potere si dimentica in fretta. Nella stessa sala, secondo l'allestimento consueto, la Dama con liocorno, ritratto degli anni romani dal restauro rivelatore, e altre opere fra Quattro e Cinquecento, con Perugino e i maestri della generazione precedente a fare da contesto.
Sala X: la Danae del Correggio
La Danae, dipinta dal Correggio intorno al 1531 per Federico II Gonzaga come parte della serie degli amori di Giove destinata a Carlo V, è una delle immagini più delicatamente sensuali del Cinquecento: la pioggia d'oro accolta fra le lenzuola, gli amorini che saggiano la punta della freccia, una luce morbida che il Settecento europeo avrebbe adorato. Il quadro girò mezza Europa, da Mantova a Madrid, da Praga a Stoccolma e Parigi, finché Camillo Borghese non lo comprò nel 1827 riportando un vertice della pittura emiliana dentro la collezione. Nella stessa sala l'allestimento consueto accosta la Venere e Amore che reca il favo di miele di Lucas Cranach il Vecchio, gotica e ironica: il confronto fra le due nudità, a pochi metri di distanza, è una delle gioie intelligenti di Museo e Galleria Borghese.
Le sale centrali: Bernini pittore, i busti di Scipione, la Loggia di Lanfranco
Il piano superiore custodisce anche il Bernini meno noto: gli autoritratti dipinti da giovane e in età matura, prove di un talento pittorico che lui stesso considerava un esercizio privato, e i bozzetti in terracotta. Nella sala della loggia, affrescata da Giovanni Lanfranco nel 1624-1625 con il Concilio degli dei, si trovano di consueto i due busti di Scipione Borghese scolpiti da Bernini nel 1632, di cui racconto più avanti la vicenda, che è una delle più belle storie di bottega del Seicento. Fermatevi sul ritratto del cardinale: bocca socchiusa, carne pesante, vitalità golosa. Nessun documento descrive Scipione meglio di quel marmo.
Sala XIX: Domenichino e la Caccia di Diana
La Caccia di Diana, dipinta da Domenichino nel 1616-1617, mostra le ninfe impegnate nella gara di tiro con l'arco sotto lo sguardo della dea, con due cacciatori nascosti a spiare: un classicismo bolognese limpido, atletico, costruito su Tiziano. Era stata commissionata dal cardinale Aldobrandini, ma Scipione la volle per sé, e la tradizione secentesca racconta il breve carcere del pittore renitente. Nelle sale vicine, secondo l'allestimento consueto, il Pianto sul Cristo morto di Rubens e opere della stagione fra Cinque e Seicento completano il passaggio dal Rinascimento al Barocco.
Sala XX: Tiziano, Amor sacro e Amor profano
L'ultima sala del percorso consueto conserva il congedo più alto: l'Amor sacro e Amor profano, dipinto da Tiziano intorno al 1514 per le nozze del veneziano Niccolò Aurelio, il cui stemma compare sul sarcofago-fontana. Le due donne gemelle, una vestita e una nuda, siedono ai lati della fonte in un paesaggio dorato: le letture si sono moltiplicate per secoli, la più seguita vi riconosce la Venere celeste e quella terrena, la felicità coniugale e l'amore eterno. Il quadro entrò in collezione nel 1608 con l'acquisto in blocco della raccolta Sfondrati. A fine Ottocento si diffuse la voce, ripetuta da allora in ogni guida, di un'offerta dei Rothschild superiore al valore dell'intera villa con tutte le opere: la cifra esatta appartiene all'aneddotica più che ai documenti, ma fotografa un fatto vero, e cioè che questo dipinto, da solo, vale un patrimonio. Accanto, di consueto, il Ritratto d'uomo di Antonello da Messina e la Madonna col Bambino di Giovanni Bellini chiudono il cerchio della grande pittura veneta e meridionale del Quattrocento.

Dal Fidecommisso Borghese al museo pubblico
Il passaggio allo Stato ha una data precisa: nel 1902 l'Italia acquisì le raccolte comprese nel Fidecommisso Borghese, il vincolo che dal Settecento teneva insieme la collezione impedendone la dispersione, e la Villa Borghese Pinciana divenne museo pubblico. Primo direttore fu Giovanni Piancastelli, nato nel 1845 e scomparso nel 1926, cui succedette nel 1906 Giulio Cantalamessa, proveniente dalla direzione delle gallerie dell'Accademia di Venezia: furono loro a impostare l'ordinamento scientifico delle raccolte. Il Novecento del museo culmina in una vicenda che i romani della mia generazione ricordano bene: la chiusura del 1983 per un restauro integrale che durò quattordici anni, con il ripristino degli intonaci esterni, delle statue e della scalinata a due rampe, fino alla riapertura del giugno 1997, salutata come un evento nazionale. Dal 2014 il museo figura fra gli istituti statali dotati di autonomia speciale, con biglietteria, bilancio e programmazione propri: è questa autonomia a permettere il sistema dei turni e una politica di mostre ambiziosa. Nel 2013, per dare una misura, fu il nono sito statale italiano per visitatori con 498.477 ingressi, una cifra tenuta deliberatamente bassa dal contingentamento. Alla direzione, dopo la lunga stagione di Anna Coliva, nominata nel 2015, si trova dal 2020 la storica dell'arte Francesca Cappelletti, studiosa di Caravaggio e curatrice della mostra sulle Metamorfosi di Ovidio in corso fino al 20 settembre 2026.
I Giardini Segreti di Museo e Galleria Borghese
Ai fianchi della palazzina sopravvivono i Giardini Segreti, nati con la moda seicentesca di ritagliare, dentro i grandi parchi aristocratici, recinti nascosti dove esporre fiori rari, soprattutto bulbose. Il nucleo originario risale ai primi anni del Seicento, con una coppia di giardini laterali al Casino; nel 1680 se ne aggiunse un terzo, insieme al Casino della Meridiana, ricco di stucchi, opera di Carlo Rainaldi. La vetrina più scenografica restava il Giardino dell'Uccelliera, dove si esibivano narcisi, giacinti e tulipani che in quegli anni raggiungevano quotazioni da capogiro, accanto al padiglione con due vani affrescati a imitazione di un pergolato, coperti da una rete, dove il cardinale teneva in mostra gli uccelli rari della sua collezione: fra il 1617 e il 1619 la costruzione dell'Uccelliera, intorno al 1620 la sistemazione complessiva dei giardini. Chi li immagina come angoli di quiete sbaglia registro: erano vetrine di potere, dove un bulbo di tulipano valeva quanto un dipinto. L'accesso ai giardini segue calendari propri, distinti dal biglietto del museo, da verificare in biglietteria; per la storia completa e le modalità di visita la scheda dedicata è quella dei Giardini Segreti di Villa Borghese.

Museo e Galleria Borghese con i bambini
La regola scritta, prima di tutto: i passeggini entrano solo per bambini fino ai due anni, oltre restano al guardaroba, e un bimbo di tre anni stanco va portato in braccio per due ore. La regola non scritta la aggiungo io: sotto i sei anni questo museo è una fatica per tutti, perché le sale chiedono silenzio, non si tocca nulla e non esistono percorsi di gioco permanenti, anche se il museo organizza laboratori per famiglie nel fine settimana, di cui conviene verificare il calendario sul sito ufficiale. Fra gli otto e i quattordici anni, al contrario, il piano terra funziona magnificamente: le sculture di Bernini raccontano storie violente e immediatamente leggibili, un rapimento, una fuga che diventa albero, un gigante decapitato, e i ragazzi le seguono senza bisogno di didascalie. Il conto per una famiglia: due adulti e due ragazzi minorenni spendono 40,00 euro in tutto, biglietti e prenotazioni compresi. Dopo la visita, il Bioparco di Roma è dentro lo stesso parco, raggiungibile a piedi, e completa la giornata meglio di qualunque altra cosa.
Quando andare e quanto fermarsi
Il periodo migliore, per esperienza, è la mezza stagione: aprile, maggio e ottobre regalano il parco al suo meglio e una camminata d'arrivo piacevole, mentre in piena estate la palazzina resta fresca ma il tragitto sotto il sole si sente. Il turno delle 9.00 è il più tranquillo, con la luce del mattino sui marmi del piano terra; l'ultimo turno costa meno ma dura poco più di un'ora, e per una prima visita è un compromesso che sconsiglio, perché la pinacoteca finirebbe sacrificata. Nell'estate 2026 il museo ha in calendario aperture serali straordinarie il venerdì e il sabato dal 17 luglio all'8 agosto, con chiusura alle 23.00: le sale di Bernini in notturna sono un'esperienza rara, e se il vostro soggiorno cade in quelle settimane è la scelta che farei io. Quanto alla durata, la risposta è già nel meccanismo: due ore, né una di più né una di meno. Bastano per vedere tutto una volta; non bastano mai per smettere di volerci tornare.
Una curiosità su Museo e Galleria Borghese
La storia dei due busti di Scipione Borghese è la mia curiosità preferita dell'intero museo, perché racconta insieme il genio di Bernini e il carattere del committente. Nel 1632 il cardinale, ormai anziano, commissionò allo scultore ormai celebre il proprio ritratto in marmo. Bernini consegnò un busto straordinario, vivo come pochi ritratti della storia dell'arte: il cardinale colto nell'attimo in cui si volta, la bocca socchiusa come a metà di una frase, la mozzetta sbottonata sul petto. Ma durante la lavorazione, o secondo altre versioni a opera quasi finita, una vena del marmo si rivelò in una crepa che attraversa la fronte. Le fonti secentesche raccontano che Bernini, senza dire nulla al committente, scolpì una replica in pochissimo tempo, secondo la tradizione appena quindici giorni, per presentare al cardinale prima il busto incrinato e poi, godendosi la sua delusione, il gemello perfetto. Entrambi i marmi appartengono al museo e di consueto si osservano l'uno accanto all'altro al piano della pinacoteca: cercate la crepa sulla fronte del primo e confrontate le due superfici, la replica è appena più sbrigativa nei dettagli, ed è proprio questa differenza a rendere la coppia un documento unico su come lavorava, e a che velocità, il più grande scultore del secolo. Un museo che conserva l'errore accanto al capolavoro insegna più di cento sale perfette.
Una cosa che non ti dice nessuno su Museo e Galleria Borghese
Nessuno vi dice che il problema di questo museo non è entrare: è uscire. Il turno di due ore è vincolante, e la stragrande maggioranza dei visitatori lo gestisce male nello stesso identico modo: si ferma quaranta minuti nelle prime tre sale del piano terra, rapita da Canova e dal David, e affronta la pinacoteca negli ultimi venti minuti, a passo di carica, con l'annuncio della chiusura del turno nelle orecchie. Raffaello, Tiziano e Correggio liquidati in un quarto d'ora: accade a ogni turno, tutti i giorni. La contromossa è semplice e ve la consegno: salite al piano superiore per primi, quando il resto del vostro turno si accalca ancora davanti alla Paolina, godetevi la pinacoteca quasi vuota per tre quarti d'ora e scendete poi dai Bernini, che alla fine del turno si liberano. Seconda cosa che nessuno dice: le sculture del piano terra hanno un punto di vista d'ingresso calcolato dall'autore, e l'allestimento attuale, che le ha ricollocate al centro delle sale, permette di ritrovarlo; con Apollo e Dafne funziona entrando dalla porta della sala e girando in senso orario, e la metamorfosi si svolge davanti a voi come una sequenza. Terza: la misura delle borse ammesse, 21 per 15 centimetri, viene applicata con il rigore di una dogana, e la fila al deposito all'ora di punta divora un quarto d'ora del vostro tempo. Il turno non aspetta nessuno: è la sola vera regola del luogo.
Il consiglio che ti do per visitare Museo e Galleria Borghese
Prenotate prima il turno, poi tutto il resto. Sembra un'ovvietà e invece è il consiglio che quasi nessuno segue: la maggior parte dei viaggiatori disegna la giornata romana e lascia questo museo per ultimo, scoprendo che i turni buoni sono esauriti da settimane. Il turno è l'elemento rigido della vostra giornata, l'unico che non si sposta: fissatelo per primo, con largo anticipo, dal canale ufficiale, e costruiteci intorno pranzo, passeggiate e il resto del programma, che a due passi da qui offre il Pincio e l'intero parco. Secondo consiglio, già anticipato ma decisivo: pinacoteca subito, Bernini dopo. Terzo: arrivate sul piazzale trenta minuti prima dell'orario stampato sul biglietto, il tempo del deposito obbligatorio, del ritiro e del controllo, perché il ritardo si paga in minuti di visita persi e non rimborsati. Quarto, e qui parlo da accompagnatore che ha visto centinaia di gruppi: alla prima visita lasciate perdere l'audioguida. Due ore sono poche e le orecchie occupate rallentano gli occhi; davanti al Ratto di Proserpina non vi serve una voce che vi spieghi ciò che il marmo sta già dicendo. Le informazioni si recuperano dopo, a casa; lo stupore no. Quinto e ultimo: uscite dal museo e restate nel parco. La tentazione di correre verso il centro è forte, ma Villa Borghese intorno a voi contiene musei, terrazze e viali che i turisti ignorano, e il biglietto più costoso della giornata l'avete già speso: fatelo fruttare restando.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che qui si trovino i Caravaggio lo sanno tutti. Quello che si cita poco è il rapporto personale, ambiguo e infine drammatico, fra il pittore e il padrone di casa. Scipione Borghese non fu un collezionista di Caravaggio come lo furono i mercanti del secolo dopo, a distanza di sicurezza dalla leggenda: fu un contemporaneo, che comprava le opere di un uomo vivo, scomodo, processato, e che ne intuì la grandezza prima che diventasse opinione comune. Il nucleo borghesiano nasce nel 1607 da una confisca, i 107 quadri tolti al Cavalier d'Arpino per via fiscale, dentro cui viaggiavano il Ragazzo con canestro di frutta e il Bacchino malato: opere del giovane lombardo rimaste nello studio del suo vecchio datore di lavoro. La Madonna dei Palafrenieri arrivò invece da un rifiuto: rimossa in poche settimane dall'altare vaticano della confraternita, trovò subito compratore nel cardinale, che con gli scarti eccellenti degli altri costruì una parete irripetibile. Ma il capitolo che lega davvero i due nomi è l'ultimo: il Davide con la testa di Golia, spedito dal pittore in fuga, con il proprio volto sul gigante decapitato, è letto dagli studi come una supplica figurata rivolta proprio a Scipione, il tramite della grazia papale che avrebbe dovuto riaprire a Caravaggio le porte di Roma. La grazia arrivò, il pittore no: morì a Porto Ercole nel luglio 1610, prima di rivedere la città. Il quadro rimase al cardinale. Guardatelo pensando a questa storia: è l'unico caso che io conosca in cui un museo espone, nella stessa sala, l'inizio e la fine di una vita.
La foto giusta da fare a Museo e Galleria Borghese
Sulle riprese all'interno delle sale valgono le regole comunicate all'ingresso, che possono cambiare con le mostre in corso: chiedete al personale prima di alzare il telefono, e in ogni caso scordatevi flash e treppiedi, come in tutti i musei statali. Detto questo, la fotografia che porterete a casa non si scatta dentro: si scatta fuori. Uscite dalla palazzina, scendete la scalinata a due rampe, attraversate il piazzale e voltatevi: la facciata di Vasanzio con le statue e i rilievi antichi negli incassi, incorniciata dai pini del parco, con la luce radente del tardo pomeriggio è l'immagine più compiuta dell'intera Villa Borghese, e nessun regolamento potrà mai vietarvela. Il momento migliore coincide con l'ultimo turno, quando il sole scende dietro gli alberi e il piazzale si svuota: per una volta, l'orario più economico e quello fotograficamente perfetto coincidono. Se invece cercate l'immagine mentale, quella che non ha bisogno di obiettivo, ve la indico con precisione: il punto in cui le dita di Plutone affondano nella coscia di Proserpina. Mettetevi sul lato destro del gruppo, abbassatevi di una ventina di centimetri e guardate la presa: marmo che si comporta come carne, scolpito da un ragazzo di ventitré anni. Chi sostiene che la scultura barocca sia fredda retorica non si è mai chinato su quel dettaglio. E un'ultima annotazione per i fotografi pazienti: dal viale d'accesso, al mattino presto, la palazzina emerge dalla foschia del parco con i vasi della balaustra in controluce, ed è un'inquadratura che quasi nessuno fa perché tutti corrono verso l'ingresso.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Metto in fila le date che hanno fatto questo luogo. Fra il 1607 e il 1613 si costruisce la villa su progetto di Flaminio Ponzio, completata da Giovanni Vasanzio; nel 1607 arrivano al cardinale i 107 dipinti confiscati al Cavalier d'Arpino, nel 1608 la Deposizione di Raffaello sottratta a Perugia e, con l'acquisto della raccolta Sfondrati, l'Amor sacro e Amor profano di Tiziano. Fra il 1617 e il 1619 sorge l'Uccelliera, intorno al 1620 si sistemano i giardini. Fra il 1618 e il 1625 il giovane Bernini consegna, uno dopo l'altro, Enea e Anchise, il Ratto di Proserpina, il David e Apollo e Dafne: sette anni che cambiano la scultura europea, tutti spesi per questa casa. Nel 1632 i due busti di Scipione; nel 1633 la morte del cardinale. Nel 1680 il terzo giardino segreto e il Casino della Meridiana di Rainaldi; nel 1682 l'eredità Aldobrandini con le opere Salviati e d'Este. Dal 1770 circa Antonio Asprucci ridisegna gli interni per Marcantonio IV, creando le sale tematiche attuali. Fra il 1805 e il 1808 Canova scolpisce la Paolina, nella villa stabilmente dal 1838. Il 1807 è l'anno della ferita: Camillo vende a Napoleone 154 statue, 160 busti, 170 bassorilievi e 30 colonne, oggi fondo Borghese del Louvre; nel 1827 lo stesso Camillo ricompra a Parigi la Danae del Correggio. Nel 1902 lo Stato acquisisce le raccolte del Fidecommisso e la villa diventa museo pubblico, diretto prima da Piancastelli e dal 1906 da Cantalamessa; nel 1908 rientra il Ratto di Proserpina. Nel 1983 la chiusura per il restauro integrale durato quattordici anni, fino alla riapertura del giugno 1997. Nel 2014 l'autonomia speciale; nel 2020 la direzione passa a Francesca Cappelletti; nel 2026 la mostra sulle Metamorfosi di Ovidio riporta il museo al suo tema fondativo, la trasformazione scolpita nel marmo.

Chi è passato da Museo e Galleria Borghese
Il primo nome è il padrone di casa: Scipione Borghese, cardinal nipote di Paolo V, l'uomo che inventò il luogo e il modo stesso di abitarlo, ricevendo qui ambasciatori, letterati e principi della Chiesa fra automi, tulipani e marmi antichi. Da qui passò per anni, quasi quotidianamente, il giovane Gian Lorenzo Bernini, che in queste sale costruì la propria leggenda prima dei trent'anni e che vi tornò da vecchio con la Verità rimasta senza il suo Tempo. Caravaggio vi entrò con i quadri più che con la persona, ma il suo destino si giocò anche qui, nelle mani del cardinale che ne custodiva le opere e ne negoziava la grazia. Maffeo Barberini, il futuro Urbano VIII, frequentò la villa da cardinale letterato, al punto da comporre il distico inciso sotto Apollo e Dafne e, secondo la tradizione, da reggere lo specchio al Bernini che scolpiva il proprio volto nel David. Nell'Ottocento passarono Paolina Bonaparte, che qui è rimasta per sempre nel marmo di Canova, e il principe Camillo, che mostrava la statua della moglie a lume di torcia agli ospiti scelti; l'ombra di Napoleone attraversa la storia della collezione senza che l'imperatore abbia mai visitato la villa, ed è un'assenza che pesa quanto una presenza. Per tutto il secolo del Grand Tour la villa fu tappa fissa dei viaggiatori colti d'Europa, aperta con una liberalità che i contemporanei annotavano con meraviglia nei diari e nelle guide di viaggio. Nel Novecento sono passati di qui i direttori che hanno costruito il museo moderno, da Giovanni Piancastelli e Giulio Cantalamessa fino ad Anna Coliva e a Francesca Cappelletti, e generazioni di storici dell'arte per cui queste venti sale restano un luogo di formazione obbligato. Passarci oggi, in mezzo a 180 persone per turno, significa entrare in una lista d'ospiti lunga quattro secoli.
Cosa vedere intorno a Museo e Galleria Borghese
Il vantaggio della posizione è che uscendo vi trovate già dentro il più bel parco urbano di Roma. Senza lasciare il verde raggiungete a piedi il Museo Pietro Canonica, casa-studio di uno scultore dentro la Fortezzuola, il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera con i suoi de Chirico, la Casa del Cinema a Villa Borghese e, sul margine settentrionale del parco, il Museo Etrusco di Villa Giulia, che con lo Sposo e la Sposa di Cerveteri merita una mezza giornata a parte. Verso sud il parco culmina nella terrazza del Pincio sopra Piazza del Popolo, accanto a Villa Medici, sede dell'Accademia di Francia. E se le due ore fra i Caravaggio vi hanno acceso l'appetito per il pittore, il seguito naturale della giornata è in centro: la Cappella Contarelli dentro San Luigi dei Francesi e le due tele della cappella Cerasi a Santa Maria del Popolo, dove i capolavori si vedono ancora al posto per cui furono dipinti, e gratuitamente. Per incastrare i tempi di tutto questo con il vostro turno, lo strumento giusto è Il mio viaggio.
Domande veloci su Museo e Galleria Borghese
Quanto costa il biglietto di Museo e Galleria Borghese?
Intero 16,00 euro più 2,00 euro di diritto di prenotazione obbligatorio: 18,00 euro in totale a persona.
La prenotazione a Museo e Galleria Borghese è davvero obbligatoria?
Sì, per tutti, compresi i bambini e chi ha diritto all'ingresso gratuito. Senza prenotazione non si entra.
Dove si prenota Museo e Galleria Borghese?
Dalla biglietteria ufficiale online gebart.it, raggiungibile dal sito del museo, oppure al telefono 06 32810, dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.00. Fra i canali autorizzati figura anche Vivaticket. Diffidate dei rivenditori che ricaricano il prezzo.
Quali sono gli orari di Museo e Galleria Borghese?
Dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 17.45 e biglietteria aperta dalle 8.30.
Qual è il giorno di chiusura?
Il lunedì, oltre al 25 dicembre e al 1 gennaio.
Quanto dura la visita a Museo e Galleria Borghese?
Due ore esatte: la visita è organizzata a turni con ingressi ogni ora dalle 9.00 alle 17.00, più il turno ridotto delle 17.45, e allo scadere il personale accompagna fuori il turno.
Quante persone entrano per ogni turno?
Al massimo 180 persone per turno: è il motivo per cui dentro non si trova mai la calca dei grandi musei, e anche il motivo per cui i biglietti si esauriscono in fretta.
L'ultimo turno costa meno?
Sì: il turno delle 17.45 costa 11,00 euro invece di 16,00, più i 2,00 di prenotazione. È però più breve degli altri.
Esistono riduzioni e gratuità?
I cittadini UE fra i 18 e i 25 anni pagano 2,00 euro, i minori di 18 anni entrano gratis; tutti pagano comunque i 2,00 euro di prenotazione, tranne poche categorie esenti come i visitatori con disabilità con un familiare.
La prima domenica del mese Museo e Galleria Borghese è gratuito?
Sì, l'accesso è gratuito, ma la prenotazione resta obbligatoria e costa 2,00 euro. I posti sono sempre 180 per turno: prenotate con largo anticipo.
Dove si trova esattamente Museo e Galleria Borghese?
In Piazzale Scipione Borghese 5, 00197 Roma, dentro il parco di Villa Borghese, dal lato di via Pinciana. La biglietteria indica lo stesso luogo anche come Piazzale del Museo Borghese.
C'è una fermata della metro vicino a Museo e Galleria Borghese?
No. Le fermate più vicine della linea A sono Flaminio e Barberini, a venti o venticinque minuti a piedi. Dalla stazione Termini arrivano gli autobus 910 e 92, da Flaminio le linee 89, 490, 495, 61 e 160, da Barberini le linee 63, 83, 52 e 53.
Si può arrivare a piedi?
Sì, ed è il modo migliore: da Piazza di Spagna o da Piazza del Popolo attraverso il Pincio e il parco. Calcolate trenta minuti, non venti.
Si entra con lo zaino a Museo e Galleria Borghese?
No. Sono ammessi solo marsupi e pochette entro 21 per 15 centimetri; zaini, borse medie e grandi, ombrelli e aste per autoscatti vanno al deposito obbligatorio, gratuito, all'ingresso.
Si entra con il passeggino?
Solo per bambini fino ai due anni; oltre, il passeggino resta al guardaroba.
Quanto tempo prima conviene arrivare?
Trenta minuti prima dell'orario del turno, per deposito, ritiro biglietti e controlli. Il turno non aspetta e i minuti persi non si recuperano.
Quali sono le opere più importanti di Museo e Galleria Borghese?
Al piano terra la Paolina Borghese di Canova e i quattro grandi gruppi di Bernini, David, Apollo e Dafne, Ratto di Proserpina, Enea e Anchise, più sei Caravaggio nella stessa sala; al piano superiore la Deposizione di Raffaello, la Danae del Correggio e l'Amor sacro e Amor profano di Tiziano.
Quanti Caravaggio ci sono a Museo e Galleria Borghese?
Sei: Ragazzo con canestro di frutta, Bacchino malato, Madonna dei Palafrenieri, San Girolamo scrivente, Davide con la testa di Golia e San Giovanni Battista. Nessun altro museo ne riunisce tanti in una sala sola.
Quante sale ha il museo?
Venti sale affrescate su due piani, più il portico e il Salone d'ingresso; oltre 260 dipinti sono custoditi nei Depositi sopra la pinacoteca, allestiti come una quadreria.
Meglio cominciare dal piano terra o dalla pinacoteca?
Dalla pinacoteca, al piano superiore: il vostro turno si concentrerà al piano terra nella prima ora, e voi avrete Raffaello e Tiziano quasi per voi soli.
Si possono fare fotografie all'interno?
Le regole vengono comunicate all'ingresso e possono variare con le mostre: chiedete al personale. Flash e treppiedi sono comunque esclusi, come in tutti i musei statali.
Museo e Galleria Borghese è accessibile alle persone con disabilità?
Il museo pubblica una pagina dedicata all'accessibilità sul proprio sito ufficiale e prevede l'esenzione dal diritto di prenotazione per i visitatori con disabilità e un familiare; per esigenze specifiche conviene telefonare prima al museo, 06 8413979, perché l'ingresso principale avviene da una scalinata a due rampe.
C'è un guardaroba? E un bar?
Sì: deposito obbligatorio, bookshop e caffetteria si trovano nell'area dei servizi all'ingresso, prima del percorso di visita. Dentro le sale non ci sono punti di ristoro.
Che differenza c'è fra Museo e Galleria Borghese e Villa Borghese?
Villa Borghese è il grande parco pubblico; il museo è la palazzina seicentesca al suo interno, con la collezione. Il parco è gratuito e sempre aperto, il museo si visita solo su prenotazione a turni.
Vale la pena prendere una visita guidata?
Il museo propone visite guidate e laboratori attraverso i canali ufficiali, con calendario variabile da verificare sul sito. Per la prima volta, la mia opinione è che due occhi liberi rendano più di qualunque cuffia: la guida prendetela alla seconda visita.
Chiudo con il consiglio che do da vent'anni a chiunque me lo chieda. Prenotate il primo turno del mattino, salite dritti in pinacoteca mentre tutti restano sotto, e tenete gli ultimi venti minuti per tornare, in silenzio, davanti a un'opera sola: la volta che scegliete il Davide con la testa di Golia invece del Ratto di Proserpina, vuol dire che questo museo ha finito di intrattenervi e ha cominciato a parlarvi. Quel giorno le due ore vi sembreranno insieme lunghissime e finite troppo presto, ed è esattamente la misura di quanto valgono i 18,00 euro del biglietto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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