Gianicolo

Il Gianicolo si raggiunge da piazzale Giuseppe Garibaldi, sul crinale che separa Trastevere dal Vaticano, nel Municipio I e a ridosso del rione XIII Trastevere. Non ha biglietto, non ha cancelli e non ha orari: la passeggiata alberata che corre sul crinale resta accessibile a ogni ora, gratis, tutti i giorni dell'anno. Gli ingressi pedonali principali sono via Garibaldi, che sale da Trastevere, e la salita di Sant'Onofrio, che arriva dal Lungotevere. Chi viene dal centro prende l'autobus 23 lungo il fiume, scende a Trastevere e affronta una ventina di minuti di salita a piedi; chi sale in auto trova posteggi lungo la passeggiata, contati e quasi sempre occupati nel tardo pomeriggio. Il colpo di cannone che annuncia il mezzogiorno si sente ogni giorno dalla terrazza sotto il monumento equestre. Per le sedi che hanno un biglietto e un orario proprio, dal Museo della Repubblica Romana dentro Porta San Pancrazio all'Orto Botanico ai piedi del colle, le condizioni aggiornate sono sui rispettivi siti ufficiali.

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Dentro il perimetro che i romani chiamano semplicemente Gianicolo ci sono almeno otto cose diverse: un belvedere, un parco storico, un monumento equestre, un cimitero ideale di busti, un faro, una fontana monumentale, una porta urbica trasformata in museo e un tempietto che i manuali di architettura considerano l'atto di nascita del Rinascimento maturo. Chi ci sale per la fotografia al tramonto ne vede una sola. Vale la pena vederle tutte.

Per orientarsi nel quadrante, tornano utili le pagine su Santa Maria in Trastevere e su Villa Doria Pamphilj, che chiude il crinale a ovest.

belvedere del Gianicolo
belvedere del Gianicolo

Dove si trova il Gianicolo e come ci si arriva davvero

Il Gianicolo è il lungo rilievo sulla riva destra del Tevere che comincia sopra Trastevere e prosegue verso nord fino alle spalle del Vaticano. Il punto che tutti chiamano Gianicolo, però, è uno solo: il piazzale Giuseppe Garibaldi, la terrazza affacciata sulla città, con la statua equestre al centro e il parapetto basso da cui si guarda Roma. Tutto il resto sono contorni, e sono contorni notevoli.

A piedi da Trastevere al Gianicolo

La salita classica parte da piazza Santa Maria in Trastevere, imbocca via della Paglia, tocca piazza Sant'Egidio e prende via Garibaldi, che curva e sale con tornanti larghi. Sono venti minuti buoni, con pendenza vera: chi ha ginocchia delicate lo sappia prima. A metà strada si incontra la chiesa di San Pietro in Montorio con il Tempietto del Bramante, e poco più su la Fontana dell'Acqua Paola. Il consiglio da professionista è di non trattare la salita come un trasferimento: è la parte migliore della visita, perché la città si apre gradualmente alle spalle e il panorama si costruisce pezzo per pezzo invece di arrivare tutto insieme.

La seconda salita, meno frequentata, è la salita di Sant'Onofrio, che parte dal Lungotevere Gianicolense vicino all'ospedale Bambino Gesù e sale ripidissima fino alla chiesa di Sant'Onofrio. È più corta e più faticosa. In compenso è quasi sempre deserta e passa davanti a una delle logge più belle del Cinquecento romano.

In autobus e con i mezzi pubblici al Gianicolo

Non esiste una metropolitana che serva il colle: la stazione più vicina è lontana e in ogni caso lascia sotto, lungo il fiume. La soluzione praticabile è l'autobus 23, che percorre il Lungotevere e consente di scendere all'altezza di Trastevere per poi salire a piedi. Esistono linee urbane che percorrono la passeggiata in quota e collegano il piazzale con la zona vaticana; i percorsi e le frequenze cambiano con i piani di esercizio, e la fonte da guardare è il sito dell'azienda di trasporto pubblico di Roma. Nei fine settimana la passeggiata è spesso chiusa al traffico privato: informarsi prima evita di salire in auto per poi tornare indietro.

Il Gianicolo in auto, in motorino e in taxi

La passeggiata del Gianicolo è una strada vera, percorribile, con posteggi lungo i due viali. Il motorino è il mezzo che i romani usano per salire a vedere il tramonto, e il motivo è banale: parcheggia ovunque. In auto il problema non è arrivare, è fermarsi. Da aprile a ottobre, nella fascia fra le diciotto e le venti, i posti liberi sono pochissimi e la coda di chi gira in cerca di uno spazio è lenta. Il taxi risolve la salita, ma per il ritorno conviene chiamarlo: passare in libero servizio lassù capita di rado. Chi scende a piedi verso Trastevere impiega un quarto d'ora e trova mezzi a ogni ora.

Accessibilità del Gianicolo per carrozzine e passeggini

Il piazzale Garibaldi e i viali della passeggiata sono pianeggianti, asfaltati e larghi: una carrozzina o un passeggino ci girano senza difficoltà, e il parapetto del belvedere è basso abbastanza da non tagliare la vista a chi è seduto. Il problema è arrivarci: le due salite pedonali hanno pendenze impegnative e tratti a sanpietrini. Chi ha esigenze di mobilità faccia gli ultimi metri in auto o in taxi e lasci la passeggiata come terreno di movimento. Il tratto fra il monumento a Garibaldi e il faro è il più comodo e il più panoramico.

Perché il Gianicolo non è uno dei sette colli di Roma

È la domanda che arriva sempre, e la risposta è geografica prima che storica. I sette colli della Roma antica sono tutti sulla riva sinistra del Tevere: Palatino, Campidoglio, Aventino, Celio, Esquilino, Viminale, Quirinale. Il Gianicolo è sulla riva destra, insieme al Vaticano e a Monte Mario. Fa parte della città, e lo fa da sempre, ma appartiene a un'altra sponda e a un'altra logica: non è un colle su cui si abita, è un colle da cui si controlla.

Questa differenza spiega tutto il resto. Sul Palatino si costruiscono palazzi imperiali. Sul Gianicolo si costruiscono mura, bastioni, postazioni. La città lo ha sempre considerato la propria copertura verso occidente, il punto alto da cui si vede arrivare chi viene da fuori e il punto alto da cui, se il colle cade, si bombarda il centro. Nel 1849 è successo esattamente questo, e lo vedremo.

L'altezza del Gianicolo e cosa cambia rispetto agli altri belvedere

Il Gianicolo supera gli ottanta metri sul livello del mare, più di qualunque colle della riva sinistra: il Campidoglio, per confronto, arriva a poco più della metà. È questa la ragione per cui dal Gianicolo si vede la città dall'alto mentre dal Campidoglio si vede la città da dentro. Il Pincio guarda Roma da nord e la taglia di sbieco; il Monte Mario è più alto ancora ma è troppo lontano e appiattisce tutto in un tappeto di tetti. Il Gianicolo è alla distanza giusta: abbastanza in alto da dominare, abbastanza vicino da riconoscere i singoli campanili.

L'occupazione antica del colle e la testa di ponte

La tradizione romana attribuisce al re Anco Marcio l'occupazione del Gianicolo. Il motivo, raccontato dagli antichi con sobrietà militare, è che il colle costituiva la naturale testa di ponte sulla riva destra del Tevere, di fronte al ponte Sublicio: senza il Gianicolo in mano propria, il ponte di legno più antico di Roma sarebbe stato indifendibile. Chi tiene il Gianicolo tiene il passaggio del fiume. Questo carattere risulta anche da un uso assai antico: sul colle si alzava una bandiera come segnale di sicurezza quando si svolgevano i comizi nel Campo Marzio, fuori dalle mura. Finché il vessillo era su, si votava. Ammainato il vessillo, l'assemblea si scioglieva.

È un dettaglio che dice molto sul rapporto fra Roma e questo rilievo: non un luogo di svago, ma un posto di guardia con vista. Il fatto che oggi ci si salga per baciarsi al tramonto è una delle ironie più riuscite della topografia romana.

Il nome del Gianicolo: Giano, la porta e il monte d'oro

Il colle fu sacro a Giano, e da lì viene il nome. La tradizione vuole che il dio vi avesse istituito la propria città e vi avesse dedicato tanti altari quanti erano i mesi dell'anno: dodici, uno per mese, in un calendario di pietra disteso lungo il crinale.

Giano bifronte, dio dei passaggi

Giano è il dio bifronte, quello che guarda avanti e indietro contemporaneamente. Nella religione romana regnava su ogni luogo di passaggio, e il nome stesso lo dichiara: Giano deriva dal latino ianus, cioè porta, uscio, apertura. Il Gianicolo fungeva simbolicamente da porta della città verso l'esterno, la soglia oltre la quale Roma finiva e cominciava l'Etruria. Collocare lì il culto di Giano non è una fantasia di antiquari: è una scelta coerente fino alla pedanteria.

Vale la pena fermarsi un attimo su questa idea, perché cambia il modo di guardare il panorama. Dal parapetto del piazzale si vede la città distesa. Ma il punto su cui si è appoggiati non apparteneva alla città: era il suo limite, il suo ingresso, la sua faccia rivolta all'esterno. Il Gianicolo è la porta di Roma vista da fuori, e i romani lo hanno sempre saputo.

Il Gianicolo chiamato Montorio, il monte d'oro

Nel medioevo e oltre il colle fu chiamato anche Montorio, cioè Monte d'Oro, a causa della rena gialla di cui è composto, la cosiddetta mica aurea. È sabbia fine, dorata, che al sole del pomeriggio accende i tagli di terreno e le scarpate. Il nome è sopravvissuto nel titolo della chiesa che domina la salita: San Pietro in Montorio, cioè San Pietro sul monte d'oro. Quando si legge quella targa, si sta leggendo una descrizione geologica travestita da toponimo.

La porta di metallo e le statue del Pantheon

Fra le leggende medioevali legate al colle ce n'è una che merita di essere raccontata per intero, perché è un piccolo capolavoro di immaginazione politica. Sotto il Gianicolo, si diceva, esisteva una porta di metallo che si apriva da sola ogni volta che una provincia romana si ribellava. I romani, accortisi che la porta era aperta, correvano al Pantheon, dove erano collocate tutte le statue che rappresentavano le province dell'impero: quella che trovavano voltata di spalle indicava la provincia in rivolta, e di conseguenza si sapeva dove mandare le legioni.

Come sistema di intelligence è imbattibile: zero costi, zero informatori, zero ritardi. Come racconto dice una cosa vera sul medioevo romano, e cioè che la città viveva circondata dai resti di una macchina che non capiva più e a cui attribuiva poteri automatici. Il Pantheon in piedi, le province perdute, una porta magica sotto il colle: è la Roma che si spiega da sola le proprie rovine.

Chi fu sepolto sul Gianicolo

Sul Gianicolo furono sepolti personaggi notevoli. La tradizione vi colloca la tomba del mitico re Numa Pompilio, il secondo re di Roma, quello che alla città diede le leggi religiose e il calendario. E vi colloca le sepolture di due poeti latini arcaici: Ennio, il padre dell'epica latina, e Cecilio Stazio, commediografo di origine gallica. Sono notizie di tradizione, non di scavo: nessuna di queste tombe è stata mai identificata sul terreno. Ma la persistenza del racconto dice che il colle era considerato luogo adatto a chi aveva dato a Roma parole e riti, non battaglie.

La Passeggiata del Gianicolo, il parco che corre sul crinale

La Passeggiata del Gianicolo è il sistema di viali alberati che percorre il crinale e che costituisce, a tutti gli effetti, un parco storico della città. È formata da due grandi viali di platani che costeggiano la Villa Aurelia e si riuniscono nel piazzale Garibaldi. L'impianto è della seconda metà dell'Ottocento, si estende per circa tre ettari e mezzo e ha i suoi ingressi su via Garibaldi e sulla salita di Sant'Onofrio. Amministrativamente è nel Municipio I, rione XIII Trastevere.

I platani della Passeggiata del Gianicolo

I platani sono la ragione per cui si può stare lassù anche in agosto. Sono alberi grandi, a chioma larga, piantati in doppio filare, e producono un'ombra continua che abbassa la temperatura percepita di parecchi gradi rispetto all'asfalto del piazzale. Chi sale a luglio alle tre del pomeriggio faccia questo: non resti sulla terrazza, cammini sotto i platani verso il faro. In mezz'ora di camminata all'ombra si vede più Gianicolo che in mezz'ora di fotografie al sole.

Villa Aurelia e il margine alto della passeggiata

I due viali costeggiano Villa Aurelia, la residenza seicentesca che occupa il punto più alto del crinale e che oggi appartiene all'American Academy in Rome. Non è visitabile liberamente e la si vede dall'esterno, oltre il muro di cinta: le condizioni di apertura, quando ci sono eventi pubblici, sono comunicate dall'istituzione che la gestisce. La posizione della villa non è casuale. Nel 1849 quel punto era la quota da tenere a ogni costo, e chi conosce la vicenda dell'assedio guarda quel muro con occhi diversi.

Il Gianicolo come parco urbano: panchine, fontanelle, ombra

La passeggiata funziona come parco di quartiere per Trastevere e Monteverde. Ci sono panchine lungo i viali, fontanelle a getto continuo, un chiosco, spazi per i bambini, gente che corre la mattina presto e anziani che leggono il giornale a metà mattina. Il pubblico cambia tre volte al giorno: famiglie e runner al mattino, turisti e scolaresche intorno a mezzogiorno per il cannone, coppie e ragazzi dal tardo pomeriggio in poi. Se cercate il Gianicolo silenzioso, l'unica finestra è fra le nove e le undici del mattino.

statua equestre di Garibaldi al Gianicolo
statua equestre di Garibaldi al Gianicolo

Piazzale Giuseppe Garibaldi e il monumento equestre di Emilio Gallori

Il piazzale Giuseppe Garibaldi è il punto in cui i due viali si riuniscono e in cui il colle diventa terrazza. Al centro, su un alto basamento, la grande statua equestre di Giuseppe Garibaldi, opera dello scultore fiorentino Emilio Gallori, inaugurata nel 1895. È uno dei pochi monumenti risorgimentali romani che regge ancora lo sguardo di un pubblico non patriottico: funziona come scultura, indipendentemente da cosa si pensi della retorica che lo ha generato.

Come guardare il Garibaldi di Gallori

La prima cosa da notare è che il generale non carica. Il cavallo è fermo, quasi piantato, e Garibaldi è voltato: guarda verso il Vaticano, non verso la città. Il gesto è trattenuto, il corpo è pesante, il mantello cade in pieghe lunghe. Gallori ha scelto la sosta invece dell'assalto, e ha fatto una scelta drammaturgica precisa: questo non è il Garibaldi che vince, è il Garibaldi che ha appena perso Roma e la sta guardando dall'alto sapendo che tornerà.

La seconda cosa da notare è l'orientamento. Un monumento equestre si colloca quasi sempre in asse con una prospettiva urbana. Qui no: qui la statua è messa su un ciglio, sul limite del vuoto, e chi la fotografa deve mettersi in basso e usare il cielo come fondale. È la ragione per cui le fotografie del Garibaldi del Gianicolo riescono quasi sempre, anche a chi non sa fotografare.

La scritta O Roma o morte alla base del monumento

Alla base è incisa la frase che ha accompagnato Garibaldi nelle due spedizioni fallite verso Roma: O Roma o morte. Non è una didascalia decorativa. È una dichiarazione di programma che costò al suo autore una ferita in Aspromonte e una prigionia, e che sul Gianicolo suona in modo particolare, perché siamo esattamente nel luogo dove nel 1849 quella alternativa fu messa alla prova sul serio.

I bronzi del basamento del monumento a Garibaldi

Intorno al piedistallo corrono quattro gruppi bronzei minori, con scene di battaglia e figure allegoriche. Sono la parte che nessuno guarda e la parte che vale di più per chi ha tempo: vi si riconoscono episodi militari trattati con un realismo ruvido, corpi caduti, cavalli storti, e accanto le allegorie ottocentesche dell'Europa e della libertà. Il contrasto fra la cronaca e il simbolo è il modo in cui il secolo si raccontava la guerra. Girate il basamento per intero: sono quattro lati, due minuti, e cambiano la percezione dell'insieme.

Che cosa si vede dal piazzale Garibaldi

Dal parapetto, guardando a est, la città si distende dal quadrante nord al quadrante sud. Il primo piano è Trastevere con i suoi tetti bassi e i campanili romanici. Oltre il fiume si riconoscono la mole bianca del Vittoriano, le torri e le cupole del centro, il verde alto del Pincio e di Villa Borghese, e in giornate limpide, sul fondo, la linea dei Castelli Romani. A destra, verso sud, si distinguono l'Aventino e il profilo dei colli Albani. L'esercizio che consiglio ai gruppi è di individuare prima tre punti sicuri, poi lavorare per confronto: il Vittoriano, la cupola di Sant'Andrea della Valle e il campanile di Santa Maria in Trastevere. Con quelli tre in mano, il resto si ordina da solo.

Il monumento ad Anita Garibaldi al Gianicolo

Poche decine di metri più avanti, in piazzale Anita Garibaldi, si trova l'altro monumento equestre del colle, e per molti è il più bello dei due. Rappresenta Anita Garibaldi, la compagna brasiliana dell'eroe dei due mondi, ed è opera dello scultore palermitano Mario Rutelli, eretto nel 1932.

Una donna a cavallo con un neonato e una pistola

Il gruppo è violento e bellissimo. Anita è ritratta al galoppo, il cavallo impennato sulle zampe posteriori, il corpo torto all'indietro; con il braccio sinistro stringe il figlio neonato, con il destro impugna una pistola. Non esiste, nella statuaria pubblica italiana dell'epoca, un'altra donna rappresentata così: madre e combattente nello stesso gesto, senza attenuare nessuna delle due cose. Rutelli ha lavorato sul movimento fino al limite dell'equilibrio statico, e il risultato è un bronzo che sembra sul punto di cadere in avanti.

La mia opinione, dopo averci portato gruppi per anni: se avete tempo per una sola fotografia sul Gianicolo, fatela qui e non al Garibaldi. La statua del generale è imponente, questa è viva.

Le ceneri di Anita dentro il basamento

All'interno della base del monumento sono deposte le ceneri di Anita, traslate da Nizza nello stesso anno dell'erezione. Il monumento è quindi anche una tomba, e questo spiega la sobrietà della lapide e il fatto che intorno al recinto si trovino quasi sempre fiori. Chi passa distratto vede un gruppo equestre. Chi lo sa, si toglie il cappello.

Chi era Anita Garibaldi

Anita Ribeiro da Silva conobbe Garibaldi in Brasile, combatté al suo fianco nelle guerre sudamericane, lo seguì in Europa e morì nell'estate del 1849, incinta, durante la ritirata che seguì la caduta della Repubblica Romana. Il monumento sul Gianicolo la riporta quindi esattamente sopra il campo di battaglia che le costò la vita per conseguenza diretta. La collocazione non è decorativa: è un atto di restituzione.

belvedere del Gianicolo
belvedere del Gianicolo

Il cannone di mezzogiorno del Gianicolo

Secondo una tradizione ormai lunga quasi due secoli, il mezzogiorno viene annunciato a Roma da un colpo di cannone sparato dalla terrazza del Gianicolo. È il rito urbano più regolare della città, e si consuma in tre secondi netti.

Perché il cannone di mezzogiorno fu istituito nel 1847

La tradizione risale all'epoca di Pio IX, esattamente al primo dicembre 1847, quando fu istituito il colpo di cannone tirato da Castel Sant'Angelo per ovviare al disordine che poteva non di rado arrecare il diverso andamento di tanti orologi nella Capitale, come risulta dal Diario di Roma del 30 novembre 1847. La formula burocratica nasconde un problema serio: prima dell'ora legale unificata, ogni campanile romano teneva un'ora leggermente diversa, e le campane si accavallavano in una confusione che rendeva impossibile darsi appuntamento. Lo sparo serviva a rimettere tutti d'accordo: era il segnale che dava l'inizio al suono delle campane delle chiese romane.

Si noti l'inversione logica. Oggi il cannone sembra un pittoresco residuo folkloristico. Nel 1847 era tecnologia: un dispositivo di sincronizzazione acustica a copertura urbana, l'equivalente ottocentesco del segnale orario radiofonico.

Da Castel Sant'Angelo a Monte Mario, dal 1904 al Gianicolo

Il cannone ha cambiato postazione due volte. Dal primo agosto 1903 sparò da Monte Mario, dal luogo dove oggi sorge l'albergo che occupa la sommità del colle, e dal 24 gennaio 1904 dal Gianicolo, dove è rimasto. Lo spostamento seguiva la crescita della città: serviva una posizione che coprisse acusticamente quartieri sempre più estesi, e il crinale gianicolense era il pulpito naturale.

Come si garantisce la precisione del colpo

Oggi l'esattezza è determinata da un sistema di collegamenti fra il Campidoglio e il Gianicolo. Un tempo il collegamento era con l'Osservatorio astronomico del palazzo del Collegio Romano, che a sua volta dava il segnale alla palla della chiesa di Sant'Ignazio: una sfera che scendeva lungo un'asta a mezzogiorno esatto, visibile da mezza città. Il sistema era ottico e meccanico, e funzionava per catena: osservatorio, palla, cannone, campane. Una rete di distribuzione del tempo costruita con corde, lenti e polvere da sparo.

Il pezzo di artiglieria che spara oggi dal Gianicolo

Il cannone attualmente in servizio al Gianicolo è un obice a fusto mobile della Prima Guerra Mondiale. Il botto è ottenuto mediante un cartoccio a salve: nessun proietto, solo la carica di lancio. Chi arriva aspettandosi un pezzo lucido da parata resta deluso: è un attrezzo da guerra, verniciato di verde, tenuto in efficienza con la cura maniacale che gli artiglieri riservano ai materiali storici.

Cannone del Gianicolo
Cannone del Gianicolo

Come assistere al cannone del Gianicolo senza sbagliare posto

Il consiglio pratico è semplice e quasi nessuno lo segue: arrivate alle undici e quaranta e mettetevi sulla terrazza inferiore, quella sotto il piazzale, dalla parte del parapetto. Da lì si vede il pezzo, si vede la manovra dei serventi e si vede la città sullo sfondo nello stesso inquadramento. Chi resta in alto vede solo teste. Chi arriva alle dodici meno un minuto non entra in prima fila. Tenete la bocca leggermente aperta e non state proprio davanti alla volata: lo spostamento d'aria è reale e ai bambini piccoli fa paura. Il colpo è uno solo e finisce subito; le persone che si allontanano deluse dopo tre secondi sono la costante più divertente della mattina.

La poesia di Checco Durante sul cannone del Gianicolo

Il grande attore romano Checco Durante ha dedicato al cannone una poesia in dialetto che i romani di una certa età sanno ancora a memoria:

I versi, in romanesco, dicono che questa usanza che sembrava bella e morta è tornata di moda un'altra volta, che adesso il mezzogiorno viene segnalato a tutti dal cannone, e che quando l'autore lo sente gli sale dal cuore una preghiera: che il cannone serva soltanto ad annunciare all'umanità l'ora di mangiare.

Il verso finale spiega perché la tradizione è sopravvissuta a due guerre e a un cambio di regime: un colpo di cannone che chiama a tavola invece che alle armi è la forma più romana possibile di pacifismo.

I busti dei garibaldini lungo la passeggiata del Gianicolo

Camminando lungo i viali si incontrano decine di busti in marmo su colonnine, allineati fra i platani. Sono i combattenti della difesa di Roma del 1849 e, più in generale, i garibaldini: un cimitero ideale senza tombe, costruito ritratto per ritratto lungo il crinale dove quelle persone hanno combattuto.

Perché i busti sono proprio sul Gianicolo

La scelta del luogo non è celebrativa in astratto: è topografica. I bastioni del Gianicolo furono la linea di difesa della Repubblica Romana, e i viali della passeggiata corrono sopra o accanto a quelle posizioni. Mettere lì i ritratti significa collocare ciascuno sul proprio campo. Il risultato è una galleria all'aperto che si legge camminando, e che negli anni è cresciuta per aggiunte successive, con doni di comitati, associazioni e privati.

Come leggere i busti del Gianicolo senza annoiarsi

Leggerli tutti uno per uno è un esercizio che stanca chiunque, e i nomi si confondono. Il metodo che funziona è un altro: guardate le date sotto i nomi. Troverete ventenni morti nel giugno 1849, uomini che sono sopravvissuti fino agli anni Novanta dell'Ottocento, stranieri arrivati a combattere per una repubblica che non era la loro. In quelle due cifre incise c'è tutta la storia della difesa di Roma, compressa. Il secondo metodo è guardare i volti: molti busti sono opere modeste di scultori locali, ma alcuni hanno una qualità ritrattistica sorprendente, e si riconoscono a colpo d'occhio per la resa degli occhi e della barba.

Le donne fra i busti del Gianicolo

Fra i ritratti compaiono anche figure femminili, ed è una presenza rara nella statuaria pubblica italiana dell'Ottocento e del primo Novecento. Alla difesa di Roma parteciparono donne come infermiere, portaordini e combattenti, e alcune di loro hanno avuto il proprio busto sul crinale. Fatele notare ai ragazzi: la domanda che ne nasce vale più di qualunque spiegazione.

Lo stato di conservazione dei busti

Molti busti mostrano abrasioni, nasi rifatti, tracce di vernice spray e restauri di epoche diverse. Nel corso dei decenni sono stati bersaglio di vandalismi e di campagne di ripristino. Non nascondo che la vista di alcuni marmi malconci mi irrita ogni volta: è patrimonio pubblico e costa poco tenerlo decente. Chi visita se ne accorga senza scandalizzarsi, perché è anche la prova che quei marmi non sono in un museo ma in una strada, dove la città li usa.

Il Faro del Gianicolo, dono degli italiani d'Argentina

All'estremità nord della passeggiata, su uno sperone che sporge verso il fiume, si alza un faro vero: torre cilindrica con lanterna, del tutto simile a quelli marittimi, piantata in cima a un colle a decine di chilometri dal mare. È il Faro del Gianicolo, chiamato anche Faro degli Italiani d'Argentina perché fu donato alla città dalla comunità italiana emigrata in Argentina.

Perché un faro sopra Roma

Il senso è simbolico e commovente, se lo si prende sul serio. Chi era partito dall'Italia verso il Sud America aveva conosciuto i fari come ultimo segnale della terra che lasciava e primo segnale della terra che raggiungeva. Regalare alla capitale un faro significava regalarle il proprio punto di riferimento: una luce che dice dove si torna. La lanterna emette fasci nei tre colori della bandiera italiana, e nelle sere in cui viene accesa il verde, il bianco e il rosso ruotano sopra Trastevere.

Il faro non è sempre acceso e le accensioni seguono un calendario che dipende dall'amministrazione e dalle ricorrenze. Chi ci tiene si informi prima: arrivare e trovarlo spento capita spesso.

Il belvedere del faro, il migliore del colle

Questa è la parte pratica che quasi nessuna guida dice. Il piazzale Garibaldi è il belvedere famoso, il faro è il belvedere migliore. Dalla terrazza ai piedi della torre la vista si apre su un arco più ampio, comprende il Vaticano sulla sinistra e mette in primo piano la curva del Tevere. Ci sono meno persone, meno venditori, meno rumore, e nel tardo pomeriggio la luce arriva di taglio invece che di fronte. Se salite in due e cercate un posto tranquillo, andate al faro.

Gianicolo
Gianicolo

La Fontana dell'Acqua Paola, il Fontanone del Gianicolo

Scendendo da via Garibaldi verso Trastevere, poco sotto il piazzale, si incontra la mostra monumentale che i romani chiamano semplicemente il Fontanone: la Fontana dell'Acqua Paola. È il fondale di travertino e marmo con cinque arcate, colonne di granito e un grande bacino, che chiude la salita con un colpo di teatro.

Che cosa è una mostra d'acqua e perché ne serviva una qui

Nel lessico romano una mostra è il punto terminale di un acquedotto, il luogo dove l'acqua si mostra alla città dopo chilometri di condotto invisibile. La Fontana dell'Acqua Paola è la mostra dell'acquedotto voluto da papa Paolo V Borghese, che riportò in funzione la vecchia adduzione traianea alimentata dal lago di Bracciano. Da quell'acqua dipendevano i mulini del Gianicolo, le fontane di Trastevere e il rifornimento di un quadrante intero della città. La grandiosità della facciata non è vanità: è la firma su un'opera idraulica che cambiò la vita a migliaia di persone.

L'architettura del Fontanone

La composizione riprende lo schema degli archi trionfali: ordine di colonne, arcate, attico con iscrizione dedicatoria e coronamento araldico con aquile e draghi, cioè gli emblemi dei Borghese. Le colonne di granito provengono da edifici antichi, secondo una pratica di reimpiego costante nella Roma dei papi. L'ampio bacino davanti fu aggiunto in un secondo tempo, e completa l'effetto: prima l'acqua cadeva in vasche separate, poi in una piscina unica che raddoppia la facciata per riflesso.

Il Fontanone al cinema

Il Fontanone è uno dei fondali più riconoscibili del cinema romano contemporaneo ed è entrato nell'immaginario internazionale grazie alle riprese notturne che aprono un celebre film italiano premiato con l'Oscar. Ci si arriva quindi con un doppio ricordo: quello dell'acqua e quello delle inquadrature. Andateci di notte, quando l'illuminazione stacca il travertino dal buio: è un altro monumento rispetto a quello di mezzogiorno.

Il belvedere davanti alla fontana

Di fronte alla fontana, dall'altro lato della strada, c'è una piazzetta con parapetto: è uno dei punti in cui i romani vanno a sedersi la sera. Il panorama è più basso e più ravvicinato rispetto a quello del piazzale Garibaldi, e proprio per questo mostra meglio i tetti di Trastevere. Chi ha poco tempo e non vuole salire fino in cima può fermarsi qui e non perde quasi niente.

Porta San Pancrazio e il Museo della Repubblica Romana al Gianicolo

Sulla sommità di via Garibaldi, dove la strada esce dalla cinta urbana, si apre Porta San Pancrazio. È l'unica porta monumentale del versante gianicolense, e oggi ospita il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, in largo di Porta San Pancrazio.

I bastioni del Gianicolo voluti da Urbano VIII

La porta fa parte del sistema di bastioni fatti costruire da papa Urbano VIII nel Seicento per chiudere il fronte occidentale della città. È l'ultima grande cinta bastionata di Roma, pensata per l'artiglieria moderna: muraglioni bassi e spessi, orecchioni, cortine, un impianto che deriva dalla trattatistica militare del Rinascimento. Percorrendo la passeggiata si cammina sopra e accanto a queste opere senza quasi accorgersene, perché il verde le ha inglobate.

Il 1849 e la difesa di Roma sul Gianicolo

La Repubblica Romana proclamata nel 1849 durò pochi mesi e finì proprio qui. Le truppe francesi inviate a restaurare il potere pontificio attaccarono la città dal quadrante occidentale, perché chi conquista il Gianicolo domina Roma con i cannoni. I repubblicani guidati da Garibaldi, con Mazzini alla testa del governo, resistettero per settimane a un esercito di gran lunga superiore per numero e per artiglieria, finché non furono sopraffatti. Le ville che occupavano il crinale furono ridotte a rovine, la porta fu sventrata dai colpi e poi ricostruita, e il quartiere alto fu un cantiere di macerie per anni.

La parte che colpisce di più, raccontandola sul posto, è la geografia dei combattimenti: si tratta di poche centinaia di metri di terreno, tenuti e ripresi per giorni, in uno spazio che oggi si attraversa in dieci minuti passeggiando con il gelato in mano.

Cosa si vede nel Museo della Repubblica Romana

Il museo racconta il 1849 e la memoria garibaldina con documenti storici, opere, apparati multimediali e materiali didattici, negli ambienti ricavati dentro la porta. È un museo piccolo, denso, adatto a chi vuole capire cosa è successo sul crinale prima di camminarci sopra. L'istituzione offre visite guidate, percorsi tattili e sensoriali, didattica per le scuole e per l'università, e aderisce al circuito della carta annuale dei musei civici romani. Il recapito telefonico è il numero unico di informazione culturale del Comune, 060608; orari e biglietti aggiornati sono pubblicati sul sito ufficiale del museo.

Le passeggiate gratuite sui bastioni del Gianicolo

Il museo organizza periodicamente passeggiate guidate gratuite lungo i bastioni, della durata di circa novanta minuti, con ritrovo all'ingresso del museo stesso. Il percorso si articola lungo i bastioni voluti da Urbano VIII e arriva fino ai camminamenti delle mura passando per Villa Sciarra, raccontando le fasi della difesa di Roma guidata da Garibaldi e Mazzini. I gruppi sono limitati e la prenotazione telefonica è raccomandata. È la cosa migliore che si possa fare sul Gianicolo senza spendere un euro: se capita nelle vostre date, prendetela.

San Pietro in Montorio e il Tempietto del Bramante sul Gianicolo

A metà della salita di via Garibaldi, su una terrazza affacciata sulla città, si trova la chiesa di San Pietro in Montorio, con il convento francescano cinquecentesco che dal 1873 ospita la Real Academia de España en Roma. L'indirizzo è piazza di San Pietro in Montorio 3.

Il Tempietto del Bramante, orari e ingresso

Nel primo chiostro del convento si alza il Tempietto di Donato Bramante, edificio circolare a colonne doriche con tamburo e cupola, alto poco più di una casa di due piani e considerato dalla critica il punto in cui l'architettura del Rinascimento raggiunge la propria formulazione classica compiuta. La tradizione lo collega al punto del martirio di san Pietro, ed è questa la ragione della sua esistenza: un monumento commemorativo, non una chiesa d'uso.

L'accesso al Tempietto e alle mostre della Real Academia è gratuito, dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 18:00, con ultimo ingresso alle 17:30. Il recapito dell'istituzione è il numero 06 5812806. Chi sale al Gianicolo nel pomeriggio ha quindi la possibilità di vedere gratis uno dei cinque o sei edifici più studiati della storia dell'architettura occidentale, e nove volte su dieci passa oltre senza saperlo. È l'errore più comune che vedo fare su questo colle.

Come guardare il Tempietto

Entrate nel chiostro e non fotografate subito. Fate prima il giro completo dell'edificio restando addossati al muro perimetrale: il Tempietto è pensato per essere percorso attorno, e la sequenza delle sedici colonne che si aprono e si chiudono è il vero spettacolo. Poi guardate il fregio dorico: fra i triglifi corrono metope scolpite con gli strumenti della liturgia, non con i bucrani dei templi antichi. È il modo in cui Bramante cristianizza il vocabolario classico senza deformarlo di un millimetro. Sotto il pavimento si apre la cripta, decorata in epoca successiva, che segna il punto venerato dalla tradizione.

La chiesa di San Pietro in Montorio

La chiesa accanto merita il tempo che richiede, che è poco. Navata unica con cappelle laterali, facciata sobria a due ordini, una scalinata panoramica davanti. All'interno si conservano opere di alto livello del Cinquecento e del Seicento romano, fra cui cicli e pale commissionati da famiglie della corte papale, e la cappella progettata su disegno di Gian Lorenzo Bernini per il banchiere Raimondi, dove la luce arriva da una fonte nascosta e colpisce il rilievo dell'altare da un'angolazione calcolata. Le opere e gli allestimenti cambiano con i restauri: le condizioni di visita della chiesa dipendono dall'ufficiatura e sono indicate all'ingresso.

La terrazza di San Pietro in Montorio

Il sagrato è un belvedere a sé, più basso del piazzale Garibaldi e con un taglio diverso sulla città. Poche persone, un muretto, la scalinata a doppia rampa. Nei pomeriggi di primavera è il posto dove mi fermo io quando accompagno qualcuno che ha già visto il panorama principale.

Il Bosco Parrasio e l'Accademia dell'Arcadia sul Gianicolo

Poco sotto la passeggiata, sul fianco del colle che guarda Trastevere, si nasconde un giardino a terrazze con gradinate, muri curvi e siepi: è il Bosco Parrasio, sede storica dell'Accademia dell'Arcadia, l'adunanza letteraria fondata a Roma alla fine del Seicento nel giro culturale che era gravitato intorno alla regina Cristina di Svezia.

Che cosa era l'Arcadia

Gli arcadi si davano nomi da pastori greci, si riunivano all'aperto e scrivevano versi che volevano ripulire la poesia italiana dagli eccessi del barocco. Sembra un gioco di società, e in parte lo era; ma da quel gioco è passata buona parte della cultura letteraria italiana del Settecento, e le colonie arcadiche si moltiplicarono in tutta la penisola. Il Bosco Parrasio fu il loro teatro naturale: un anfiteatro vegetale costruito sul pendio, con il pubblico sulle gradinate e il poeta in basso.

Visitare il Bosco Parrasio

Il giardino non è un parco pubblico e l'accesso dipende dall'istituzione che lo custodisce: aperture straordinarie e visite su richiesta sono la regola, non l'eccezione. Dall'esterno, salendo per la rampa che parte da via Garibaldi, se ne intuisce il disegno oltre il cancello. Chi passa di lì lo cerchi: è uno dei luoghi meno frequentati e più civili del colle.

L'Orto Botanico ai piedi del Gianicolo

Alle falde del colle, verso Trastevere, si estende l'Orto Botanico di Roma, il museo vivente dell'Università Sapienza, sistemato nel giardino storico che apparteneva a Palazzo Corsini. È il complemento naturale della salita: chi scende dal Gianicolo può concludere la giornata dentro un bosco urbano invece che in mezzo al traffico.

Che cosa si vede nell'Orto Botanico

Le collezioni comprendono un roseto, un giardino giapponese, un bambuseto, il giardino delle piante officinali e aromatiche, le serre storiche legate al nome dei Corsini, una valletta di felci e un bosco mediterraneo che risale il pendio fino a sfiorare la passeggiata. La parte alta del giardino è ripida e selvatica, con scale e sentieri; la parte bassa è pianeggiante e ordinata attorno alla scalinata monumentale con le fontane. Il salto di quota fra i due estremi è considerevole, e in una mezz'ora di camminata si attraversano ambienti vegetali completamente diversi.

Orari e biglietti dell'Orto Botanico

L'Orto Botanico ha un biglietto d'ingresso, con riduzioni e gratuità, orari stagionali e un giorno di chiusura settimanale; le condizioni cambiano fra periodo estivo e periodo invernale e vengono aggiornate sul sito ufficiale del museo universitario, che è la sola fonte da consultare prima di andare. L'ingresso è dal largo Cristina di Svezia, poco dietro il palazzo su via della Lungara.

Palazzo Corsini e la Villa Farnesina, a due passi

Sulla stessa via, di fronte, si fronteggiano due edifici che valgono da soli un pomeriggio: Palazzo Corsini, con la quadreria della Galleria Nazionale d'Arte Antica, e la Villa Farnesina, con gli affreschi di Raffaello e della sua bottega. Chi combina Gianicolo al mattino, Orto Botanico dopo pranzo e Farnesina nel pomeriggio ha fatto una delle giornate romane meglio costruite che esistano, e ha camminato meno di quattro chilometri.

Il teatro dei burattini del Gianicolo

Sul piazzale, all'ombra dei platani, funziona da decenni un piccolo teatro di burattini con la baracca dipinta e le panche davanti. È uno degli ultimi teatri di figura all'aperto rimasti in Italia in una piazza pubblica, e la tradizione dei burattinai romani lo tiene in vita per generazioni successive della stessa famiglia.

Come funziona lo spettacolo

Gli spettacoli sono brevi, si ripetono più volte nel pomeriggio, sono all'aperto e non hanno biglietto: si offre qualcosa alla fine, quando passa il piattino. Il repertorio è quello classico della commedia di piazza, con il bastone, le botte, il coccodrillo e il diavolo. I bambini dai tre ai nove anni si divertono senza filtri, e la cosa notevole è che si divertono anche i bambini stranieri che non capiscono una parola: il teatro di figura funziona sul ritmo, non sul testo.

Quando ci sono gli spettacoli

Le giornate e gli orari dipendono dalla stagione, dal tempo e dalla disponibilità della compagnia. In pratica: nei fine settimana di primavera e d'autunno, nel pomeriggio, la baracca è quasi sempre aperta. In estate si sposta verso il tardo pomeriggio. Non esiste un calendario stampato affidabile, e chi ci va con un bambino metta in conto l'eventualità di trovare chiuso e di ripiegare sul cannone e sul gelato.

La quercia del Tasso e Sant'Onofrio, il Gianicolo dei poeti

Sul versante nord del colle, lungo la salita di Sant'Onofrio, si incontra il complesso di Sant'Onofrio al Gianicolo, con la chiesa quattrocentesca, il portico affrescato e il convento. È il luogo dove Torquato Tasso trascorse gli ultimi giorni e dove morì nel 1595, poco prima dell'incoronazione poetica in Campidoglio che non fece in tempo a ricevere.

La quercia del Tasso

Poco più su, su uno spiazzo panoramico, sopravvive il tronco di una quercia monumentale che la tradizione indica come l'albero sotto cui il poeta si sedeva a guardare Roma. Della pianta originaria resta poco: fulmini e secoli l'hanno ridotta a un moncone sostenuto e curato. La storicità del legame con Tasso appartiene alla tradizione e non alla documentazione, ma il punto panoramico è autentico e la vista da lì, verso il fiume e il Vaticano, spiega da sola perché un poeta malato ci venisse a sedere.

Il Gianicolo dei letterati

Accanto alla quercia si trova lo spazio che d'estate ospita spettacoli all'aperto, uno dei luoghi storici del teatro romano di stagione. Il colle ha avuto questo doppio destino per secoli: linea di difesa da una parte, ritiro letterario dall'altra. Tasso a Sant'Onofrio, gli arcadi al Bosco Parrasio, i pittori stranieri che salivano a disegnare il panorama, i registi che ci hanno girato mezzo cinema italiano. Il Gianicolo è il posto da cui Roma si guarda e si racconta, e questo vale dal Cinquecento a ieri sera.

La vista dal Gianicolo: cosa si riconosce, e quando

Il panorama è la ragione per cui la maggior parte delle persone sale quassù, e vale la pena impararlo invece di limitarsi a guardarlo.

Le cupole che si vedono dal Gianicolo

Dal parapetto, con un po' di pazienza, si isolano le cupole del centro: quella grande e schiacciata di Sant'Andrea della Valle, quella del Gesù, quella di Sant'Ivo alla Sapienza con la lanterna a spirale, il tiburio di Santa Maria in Aracoeli, le torri campanarie di Santa Maria Maggiore in fondo a destra. In primo piano il campanile romanico di Santa Maria in Trastevere e, più a sud, quello di Santa Cecilia. Il fiume non si vede quasi mai, perché corre incassato fra i muraglioni: si intuisce dalla linea dei platani sui lungotevere e dalle arcate dei ponti verso l'Isola Tiberina.

Il tramonto al Gianicolo

Il tramonto è famoso e va spiegato correttamente, perché il sole tramonta alle spalle di chi guarda, non davanti. Dal Gianicolo non si vede il sole calare sulla città: si vede la città accendersi di arancione mentre la luce arriva da dietro le spalle. È un tramonto riflesso, e per questo funziona meglio di un tramonto frontale: i tetti diventano rossi, il travertino diventa rosa, le cupole si staccano dal fondo. Il momento buono comincia una quarantina di minuti prima del calare del sole e dura fino a una ventina di minuti dopo, quando si accendono le luci della città e il cielo è ancora blu. Quella è la finestra giusta, e chi arriva a buio ha perso tutto.

L'alba al Gianicolo, la scelta impopolare

Dico una cosa che raramente si legge: l'alba al Gianicolo è migliore del tramonto. Il sole sorge di fronte a chi guarda, quindi la città si staglia in controluce con le cupole nere sul cielo che si schiarisce; non c'è nessuno; l'aria è pulita e la foschia è bassa sul fiume. Sei del mattino d'estate, sette e mezza d'inverno. Chi ha il fuso orario sfasato dopo un volo lungo ha l'occasione perfetta per approfittarne.

Le giornate migliori per il panorama

La visibilità sui Castelli Romani e sui monti dipende dal vento. Le giornate buone sono quelle di tramontana d'inverno, fredde e limpide, e i giorni successivi a un temporale estivo. Nelle giornate di scirocco la foschia cancella tutto quello che è oltre i tre chilometri e il panorama si riduce a Trastevere. Guardate il cielo prima di salire: se il profilo dei monti a est è netto, la giornata è quella giusta.

Gianicolo
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Una curiosità su Gianicolo

La curiosità migliore del colle non è il cannone e non è il panorama: è il fatto che sul Gianicolo esiste un faro marittimo funzionante a quaranta chilometri dal mare, e che quel faro non fu costruito dalla città ma le fu regalato da persone che se ne erano andate. Gli emigrati italiani in Argentina, arricchitisi o semplicemente organizzatisi in associazioni di connazionali, decisero che il modo giusto di dire qualcosa alla patria lasciata era donarle una lanterna. Non un monumento a un re, non una statua di bronzo con l'elenco dei benefattori: un faro, cioè lo strumento con cui i marinai riconoscono la costa di casa.

La torre è cilindrica, in muratura chiara, con la lanterna in cima e un ballatoio: chiunque abbia visto un faro sul mare la riconosce all'istante e resta spiazzato dal contesto. Il fascio di luce è tricolore, verde bianco e rosso, e nelle sere di accensione ruota sopra i tetti di Trastevere illuminando alternativamente il vuoto sopra la città. Il gesto è di una precisione simbolica che gli architetti contemporanei si sognano: chi parte dal porto cerca il faro all'orizzonte, e chi torna lo cerca ancora.

C'è anche un risvolto meno poetico e altrettanto interessante. Un faro su un colle urbano non serve a nessuna navigazione, quindi la sua unica funzione è essere visto dalla città e dalla campagna intorno. È, tecnicamente, un monumento che si guarda di notte, in un'epoca in cui l'illuminazione pubblica era ancora una novità e vedere una luce rotante nel cielo di Roma significava vedere il futuro. La seconda curiosità, minore, è che quasi nessuno dei romani che salgono al Gianicolo per il tramonto arriva fino al faro: sono trecento metri in più lungo i platani, e li fa uno su venti. Fateli.

Una cosa che non ti dice nessuno su Gianicolo

Che il Tempietto del Bramante, uno degli edifici più importanti della storia dell'architettura mondiale, si visita gratis dal martedì alla domenica fra le dieci e le diciotto, e che l'ingresso è nel chiostro del convento accanto alla chiesa di San Pietro in Montorio, sulla stessa via Garibaldi che tutti percorrono per salire al piazzale. L'ultimo ingresso è alle 17:30. Non c'è biglietteria, non c'è coda, non c'è prenotazione: si entra dal portone dell'Accademia di Spagna e si chiede del Tempietto.

Il risultato pratico è paradossale. Ogni giorno centinaia di persone passano a venti metri da un edificio che nei manuali universitari occupa un capitolo intero, lo ignorano perché non ha insegne, e proseguono verso una terrazza panoramica che è bella ma che non insegna niente. Questa è l'informazione che cambia davvero una visita al Gianicolo, e non la trovate scritta sui cartelli stradali.

La seconda cosa che quasi nessuno dice riguarda i tempi. Il Gianicolo viene venduto come una sosta di venti minuti fra Trastevere e il Vaticano, e con venti minuti si fa una fotografia e si riparte. Il colle, fatto bene, è mezza giornata: San Pietro in Montorio e il Tempietto, la Fontana dell'Acqua Paola, Porta San Pancrazio e il museo, il piazzale con il cannone a mezzogiorno, i busti, il faro, la discesa verso l'Orto Botanico. Sono quattro o cinque ore piene, tutte all'aperto, con una spesa complessiva che può restare vicina allo zero. Pochissimi itinerari romani offrono un rapporto simile fra quello che si vede e quello che si paga.

Terza cosa, la più prosaica: sul Gianicolo l'acqua si beve. Le fontanelle a getto continuo lungo i viali erogano acqua potabile e fredda, e in agosto questo dettaglio vale più di qualunque consiglio culturale. Portate una borraccia vuota e riempitela lassù.

Il consiglio che ti do per visitare Gianicolo

Salite a piedi da Trastevere e scendete dall'altra parte. Questa è la struttura che consiglio a chiunque abbia gambe funzionanti, e la ragione è che il Gianicolo percorso in salita e ridisceso per la stessa strada perde metà del suo senso, mentre attraversato da un versante all'altro diventa un itinerario compiuto.

In concreto: partite da piazza Santa Maria in Trastevere verso le dieci del mattino, prendete via Garibaldi, fermatevi a San Pietro in Montorio e al Tempietto, proseguite fino alla Fontana dell'Acqua Paola, attraversate Porta San Pancrazio e date un'occhiata al museo dentro la porta. Arrivate al piazzale Garibaldi verso le undici e quaranta, prendetevi il posto buono sulla terrazza inferiore e aspettate il cannone. Dopo mezzogiorno camminate verso il faro sotto i platani, con calma, leggendo i busti. Poi scendete per la salita di Sant'Onofrio verso il Lungotevere, oppure tornate verso Trastevere per il vicolo che porta all'Orto Botanico ed entrate nel giardino.

Seconda raccomandazione: non salite in auto nel tardo pomeriggio d'estate. Sembra un consiglio banale, ma è l'errore che vedo fare più spesso. Fra le diciotto e le venti, da maggio a settembre, il traffico lungo la passeggiata è lento e i posteggi sono occupati; si passa mezz'ora a girare e si arriva nervosi proprio nel momento in cui la luce sarebbe perfetta. Il motorino o le gambe risolvono il problema.

Terza: mettete scarpe vere. Via Garibaldi ha tratti a sanpietrini in pendenza, la salita di Sant'Onofrio è ripida e il terreno della passeggiata è ghiaia compatta. Chi sale in sandali da spiaggia lo paga.

Quarta, per chi viaggia con una guida o vuole farsi accompagnare: il Gianicolo è un luogo che si moltiplica con il racconto, perché quasi tutto quello che vale è invisibile a occhio nudo. Chi preferisce visite private e accompagnamento professionale può rivolgersi alla redazione di TourLeaderPro, che organizza tour privati in città e nel Lazio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il Gianicolo è il luogo in cui la Roma moderna è nata e in cui è stata sconfitta nello stesso mese. Lo sanno tutti, in astratto, perché la scuola insegna che la Repubblica Romana del 1849 cadde sotto i colpi dei francesi. Quello che quasi nessuno mette a fuoco è la scala del fatto: il fronte su cui si decise il destino politico dell'Italia per i vent'anni successivi era lungo poche centinaia di metri, e corrispondeva esattamente ai viali dove oggi la gente porta a spasso il cane.

Il dettaglio poco citato è il seguente. Le ville patrizie che occupavano il crinale, con i loro giardini, le peschiere e i casini di delizia, furono distrutte dall'artiglieria in poche settimane. Il quartiere alto del Gianicolo, prima del 1849, era una fascia di residenze aristocratiche con vista; dopo il 1849 era una distesa di ruderi. La passeggiata ottocentesca che percorriamo oggi è nata anche come operazione di ricucitura di quel disastro: si è piantato un doppio filare di platani sopra un campo di battaglia, e si sono messi i busti dei caduti fra gli alberi. È un cimitero trasformato in giardino pubblico, e funziona così bene che quasi nessuno se ne accorge.

Secondo fatto risaputo e poco detto: il cannone non ha sparato ininterrottamente dal 1847. La tradizione è stata sospesa e poi ripristinata nel corso del Novecento, e le poesie romanesche che la celebrano lo dicono esplicitamente, parlando di un'usanza che sembrava bella e morta e che è tornata di moda. Chi ascolta il colpo di mezzogiorno oggi sta ascoltando una tradizione recuperata, non una catena ininterrotta: e il recupero, in una città che ha buttato via molto, è un fatto di cui valeva la pena parlare di più.

La foto giusta da fare a Gianicolo

La fotografia che tutti fanno è il panorama dal parapetto del piazzale Garibaldi, con le cupole in fila. È una fotografia che riesce quasi sempre e che non si distingue in nessun modo da altri diecimila scatti identici. Se volete portare a casa un'immagine che valga qualcosa, ecco le tre che funzionano.

Il Garibaldi contro il cielo

Mettetevi ai piedi del basamento, dal lato opposto alla città, e inquadrate la statua equestre dal basso usando il cielo come unico fondale. Nel tardo pomeriggio il bronzo si stacca nero contro l'arancione e il profilo del cavallo diventa una silhouette. Nessun elemento di disturbo, nessuna folla nell'inquadratura, perché la folla è dall'altra parte a guardare il panorama.

Anita al galoppo, di tre quarti

Il gruppo di Rutelli va preso di tre quarti, dal lato in cui si vede insieme il braccio con la pistola e il braccio con il bambino. È l'unica angolazione che restituisce la torsione del corpo. Si fotografa bene anche di giorno pieno, perché il bronzo scuro tiene la luce dura.

Il cannone nell'istante dello sparo

Difficile e soddisfacente. Posizione sulla terrazza inferiore, lateralmente rispetto al pezzo, obiettivo che tenga insieme il cannone e la città sullo sfondo, scatto a raffica a partire da un paio di secondi prima di mezzogiorno. Il fumo bianco che esce dalla volata con Roma dietro è l'immagine simbolo del colle, e la si porta a casa una volta su tre tentativi.

Le tre regole che salvano qualunque foto al Gianicolo

Primo: non fotografate a mezzogiorno il panorama, perché la luce zenitale appiattisce i tetti e uccide i volumi. Secondo: includete sempre un elemento in primo piano, un ramo di platano, il parapetto, una colonnina con il busto, altrimenti l'immagine diventa una cartolina senza profondità. Terzo: la fotografia migliore del Gianicolo si fa girandosi di spalle al panorama e inquadrando le persone che lo guardano. La folla al parapetto controluce al tramonto è un soggetto molto più interessante delle cupole.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il Gianicolo ha una densità di avvenimenti che pochi luoghi romani reggono, e quasi tutti hanno a che fare con la difesa della città.

La testa di ponte e la bandiera dei comizi

L'occupazione del colle nella Roma arcaica, attribuita dalla tradizione al re Anco Marcio, risponde a una necessità militare precisa: proteggere il ponte Sublicio sulla riva destra. Da quel presidio deriva l'uso antichissimo di issare sul Gianicolo un vessillo come segnale di sicurezza durante i comizi nel Campo Marzio. Era un sistema di allarme visivo a copertura urbana: finché la bandiera era alzata, nessun nemico era in vista e l'assemblea poteva deliberare.

La costruzione dei bastioni di Urbano VIII

Nel Seicento papa Urbano VIII fece fortificare l'intero fronte occidentale con una cinta bastionata moderna, adeguata all'artiglieria del tempo. È l'ultima grande opera di fortificazione della storia di Roma, e disegna ancora oggi il limite del quartiere: Porta San Pancrazio, i muraglioni, i camminamenti che si ritrovano attorno a Villa Sciarra sono quel sistema.

L'assedio francese e la caduta della Repubblica Romana nel 1849

L'avvenimento decisivo. Nel 1849 la Repubblica Romana, con Mazzini al governo e Garibaldi alla difesa, affrontò il corpo di spedizione francese inviato a restaurare il potere temporale del papa. L'attacco si concentrò sul Gianicolo, perché da lì l'artiglieria domina il centro. I repubblicani resistettero per settimane a forze superiori, contendendo le posizioni villa per villa lungo il crinale, finché furono sopraffatti. Garibaldi lasciò la città con una colonna di volontari; nella ritirata morì Anita. La sconfitta militare divenne il capitale politico su cui il Risorgimento costruì i vent'anni successivi, e la statua equestre inaugurata nel 1895 su questo stesso crinale è la ricevuta di quel processo.

L'istituzione del colpo di cannone e il suo trasferimento

Il primo dicembre 1847 Pio IX istituisce il colpo di mezzogiorno, sparato da Castel Sant'Angelo, per uniformare gli orologi della capitale. Il primo agosto 1903 la postazione passa a Monte Mario, e il 24 gennaio 1904 al Gianicolo, dove è tuttora. Sono date piccole e concrete, e disegnano la crescita acustica della città.

I monumenti come avvenimenti

L'inaugurazione del monumento a Garibaldi di Emilio Gallori nel 1895 e quella del monumento ad Anita di Mario Rutelli nel 1932, con la traslazione delle ceneri da Nizza nello stesso anno, sono due avvenimenti pubblici che hanno riempito il piazzale di folla e che hanno fissato l'immagine del colle per sempre. Fra le due date passano trentasette anni e due Italie diverse: la prima celebra un eroe repubblicano da poco scomparso, la seconda ne annette la compagna a una retorica di regime. Guardare i due monumenti sapendolo rende la passeggiata molto meno innocua.

Chi è passato da Gianicolo

L'elenco delle persone che hanno lasciato una traccia documentata su questo colle è lungo, e attraversa venti secoli.

Torquato Tasso

Il poeta della Gerusalemme liberata arrivò al convento di Sant'Onofrio al Gianicolo malato e stanco, e vi morì nel 1595, a pochi giorni dalla cerimonia di incoronazione poetica in Campidoglio che avrebbe dovuto consacrarlo e che non fece in tempo a ricevere. La sua tomba è nella chiesa. Il convento conserva la memoria degli ultimi giorni, e la tradizione popolare ha aggiunto la quercia panoramica poco più su.

Donato Bramante

L'architetto lombardo che a Roma riscrisse il vocabolario dell'architettura ha lasciato sul Gianicolo la sua opera più studiata: il Tempietto nel chiostro di San Pietro in Montorio. Chiunque abbia studiato architettura nel mondo ha disegnato quella pianta centrale almeno una volta.

Gian Lorenzo Bernini

Il maggiore scultore e architetto del barocco romano intervenne in San Pietro in Montorio con il progetto della cappella Raimondi, dove sperimentò l'uso della luce naturale proveniente da una fonte invisibile allo spettatore. È uno dei laboratori in cui si mette a punto il linguaggio che poi userà nelle sue opere maggiori.

Paolo V Borghese

Il papa che fece costruire l'acquedotto e la mostra dell'Acqua Paola, restituendo al quadrante occidentale della città un rifornimento idrico stabile. Il suo stemma, con l'aquila e il drago, corona la fontana e si ritrova su mezza Roma.

Urbano VIII Barberini

Il papa che fortificò il Gianicolo con i bastioni seicenteschi, disegnando il perimetro difensivo che sarebbe stato usato sul serio, per la prima e ultima volta, due secoli dopo.

Giuseppe Garibaldi, Anita e Giuseppe Mazzini

I tre nomi della difesa del 1849. Garibaldi comandò le operazioni sul crinale, Mazzini guidò il governo della Repubblica, Anita combatté e morì nella ritirata. Il colle li ricorda con due monumenti equestri, un museo dentro una porta urbica e decine di busti fra gli alberi.

La regina Cristina di Svezia e gli arcadi

Il circolo culturale della regina Cristina, che a Roma abitò a Palazzo Corsini alla Lungara, ai piedi del colle, fu l'ambiente da cui nacque l'Accademia dell'Arcadia, che al Gianicolo ebbe il suo Bosco Parrasio. Palazzo, giardino e bosco sono allineati sullo stesso versante: un pezzo di storia letteraria italiana disposto lungo una salita.

Emilio Gallori e Mario Rutelli

I due scultori dei monumenti equestri. Gallori, fiorentino, firma il Garibaldi del 1895; Rutelli, palermitano, firma l'Anita del 1932. Se cercate un modo rapido per far capire a qualcuno come cambia la scultura pubblica italiana fra Ottocento e Novecento, portatelo da uno all'altro: sono duecento metri.

I registi e i fotografi

Il Gianicolo e il Fontanone sono fra i set più frequentati del cinema italiano, e la Fontana dell'Acqua Paola è entrata nella memoria visiva internazionale con le riprese notturne di uno dei film italiani più premiati degli ultimi anni. Ci sono passati generazioni di fotografi stranieri, dai vedutisti che disegnavano il panorama nel Grand Tour ai reporter del Novecento.

Cosa vedere intorno al Gianicolo in dieci minuti a piedi

Il colle è circondato da cose serie, e chi lo tratta come una sosta isolata spreca l'occasione.

Trastevere, sotto il Gianicolo

Scendendo per via Garibaldi si arriva in un quarto d'ora nella parte antica del rione, con le sue chiese: la basilica di Santa Maria in Trastevere con i mosaici absidali, Santa Cecilia con il Ciborio di Arnolfo e l'affresco del Cavallini nel coro delle monache, le botteghe e i vicoli. La combinazione Gianicolo al mattino e Trastevere nel pomeriggio è la giornata romana classica sulla riva destra.

Villa Doria Pamphilj, dall'altra parte della porta

Uscendo da Porta San Pancrazio e proseguendo verso ovest si raggiunge l'ingresso di Villa Doria Pamphilj, il parco pubblico più esteso di Roma. Chi vuole camminare davvero, e non solo passeggiare, trova lì chilometri di viali, prati, pinete e il casino del Bel Respiro. È il complemento naturale del Gianicolo per una mattinata all'aperto.

Via della Lungara: Farnesina, Corsini, Orto Botanico

Ai piedi del versante nord corre via della Lungara, la strada rettilinea voluta nel Rinascimento fra il Vaticano e Trastevere. Su un lato la Villa Farnesina con la Loggia di Galatea e la Loggia di Amore e Psiche, sull'altro Palazzo Corsini con la galleria di dipinti e, dietro, l'Orto Botanico. Tre visite in duecento metri.

Il Vaticano, dietro il colle

Dal versante nord del Gianicolo si scende verso il Borgo e la basilica di San Pietro in una ventina di minuti. È il collegamento che quasi nessun itinerario turistico usa, e che invece funziona benissimo: si evita il fiume, si cammina in discesa e si arriva alla basilica da un lato insolito.

Quando andare al Gianicolo

Le stagioni migliori

Aprile, maggio, ottobre e i primi giorni di novembre sono i mesi in cui il colle rende di più: temperatura gestibile in salita, luce bassa già dal pomeriggio, platani rispettivamente in foglia nuova e in foglia gialla. Luglio e agosto sono praticabili soltanto al mattino presto o dopo le diciannove; la salita di via Garibaldi sotto il sole di mezzogiorno d'agosto è una prova che non consiglio a nessuno. L'inverno ha il vantaggio della limpidezza: nelle giornate di tramontana il panorama arriva ai monti e non c'è nessuno sulla terrazza.

Gli orari migliori nella giornata

Dalle nove alle undici il colle è dei residenti ed è silenzioso. Alle dodici c'è il cannone e la terrazza si riempie. Il primo pomeriggio è il momento peggiore, con la luce piatta e il caldo. Dalle diciassette in poi comincia la fascia buona per la fotografia e per la passeggiata, e fino a un'ora dopo il tramonto il posto è il migliore della città. La sera tardi la passeggiata resta frequentata ma diventa poco illuminata nei tratti fra il piazzale e il faro: chi è solo tenga la strada principale.

Le date in cui il Gianicolo cambia faccia

Nelle ricorrenze legate al Risorgimento e alla Repubblica Romana il colle ospita cerimonie, deposizioni di corone e commemorazioni, e il piazzale Garibaldi diventa uno spazio civile invece che turistico. Le date e i programmi sono pubblicati dagli enti che organizzano: chi capita per caso in una di quelle mattine vede una Roma diversa, con le bandiere e i reduci delle associazioni.

Il Gianicolo con i bambini

È uno dei posti di Roma che funzionano meglio con i figli piccoli al seguito, e per ragioni molto concrete: si resta all'aperto, non ci sono biglietti, ci sono lo spazio per correre, il teatro dei burattini, un cannone che spara e le fontanelle per bagnarsi la testa.

Il cannone visto da un bambino

Il colpo di mezzogiorno è forte. I bambini sotto i quattro anni si spaventano quasi sempre, quelli sopra i cinque lo trovano il momento migliore della giornata romana. Il metodo che funziona è spiegare prima cosa succederà, mettersi a una ventina di metri dal pezzo e non sorprenderli. Un paio di tappi per le orecchie non sono un'esagerazione.

I burattini e le pause

La baracca dei burattini è sul piazzale, gli spettacoli sono brevi e gratuiti e i bambini stranieri ridono comunque. Intorno ci sono panchine all'ombra e chioschi per l'acqua e il gelato. È il punto in cui si può fermare una famiglia stanca senza che nessuno protesti.

Passeggini e pendenze

Sulla passeggiata il passeggino va benissimo. Per arrivarci, no: via Garibaldi è ripida e la salita di Sant'Onofrio è peggio. Se avete un bambino piccolo e nessuna voglia di spingere in salita, salite in taxi e scendete a piedi.

Mangiare e bere al Gianicolo

Sul colle l'offerta è volutamente scarsa, e questa è una buona notizia: significa che non ci sono ristoranti trappola. Sul piazzale funzionano chioschi con bibite, gelati e panini, adatti a una sosta e nulla di più. Chi vuole mangiare seriamente scende a Trastevere o va verso Monteverde, dove le trattorie di quartiere lavorano soprattutto per i residenti. Il consiglio che do sempre: fate l'aperitivo sul colle con quello che trovate al chiosco, guardando il tramonto, e prenotate la cena giù, a un quarto d'ora di discesa. Il rapporto fra spesa e qualità migliora in modo drastico appena si perdono cinquanta metri di quota.

Il Gianicolo per chi prepara un viaggio a Roma

Chi sta costruendo un itinerario di due o tre giorni farebbe bene a collocare il Gianicolo in coda alla giornata di Trastevere o alla giornata vaticana, non come voce isolata. Chi programma dall'estero e ragiona in inglese trova la panoramica delle cose da vedere in città su ItalyPlanner, e un itinerario di tre giorni già strutturato nella guida di Roma in tre giorni dello stesso sito. Per una visita accompagnata, con guide e accompagnatori autorizzati, il riferimento è TourLeaderPro.

Domande veloci su Gianicolo

Quanto costa entrare al Gianicolo

Niente. Il Gianicolo è una zona pubblica della città: il piazzale Garibaldi, la passeggiata, il belvedere e i monumenti non hanno biglietto e sono accessibili a qualunque ora. Hanno un costo soltanto le sedi chiuse che vi si trovano dentro o accanto, come il museo dentro Porta San Pancrazio e l'Orto Botanico.

A che ora spara il cannone del Gianicolo

A mezzogiorno esatto, ogni giorno. Per vederlo bene conviene essere sul posto entro le undici e quaranta.

Perché spara il cannone del Gianicolo

Perché nel 1847 Pio IX istituì un colpo a salve quotidiano per uniformare gli orologi della città e dare il via al suono delle campane. Il pezzo sparava da Castel Sant'Angelo, poi da Monte Mario dal 1903, e dal 24 gennaio 1904 dal Gianicolo.

Si può salire al Gianicolo in auto

Sì, la passeggiata è percorribile e ci sono posteggi lungo i viali, ma nel tardo pomeriggio da primavera a inizio autunno sono quasi sempre occupati. In alcuni giorni festivi la circolazione è limitata.

Come si arriva al Gianicolo dal centro di Roma

Autobus 23 lungo il Tevere fino a Trastevere e circa venti minuti di salita a piedi per via Garibaldi. In alternativa taxi fino al piazzale, oppure salita dalla salita di Sant'Onofrio dal Lungotevere.

Quanto tempo serve per visitare il Gianicolo

Venti minuti per la sola fotografia panoramica, un'ora per il piazzale e i monumenti, mezza giornata per fare il colle come merita: Tempietto, Fontana dell'Acqua Paola, porta e museo, cannone, busti, faro, discesa all'Orto Botanico.

Il Gianicolo è accessibile in sedia a rotelle

La passeggiata in quota sì: è pianeggiante, larga e asfaltata, e il parapetto del belvedere è basso. Le salite pedonali che portano fin lassù no, perché sono ripide e in parte a sanpietrini. Conviene arrivare in auto o in taxi.

Il Gianicolo è uno dei sette colli di Roma

No. I sette colli sono tutti sulla riva sinistra del Tevere; il Gianicolo è sulla destra, come il Vaticano e Monte Mario, ed è più alto di tutti loro.

Da dove viene il nome Gianicolo

Dal dio Giano, a cui il colle era sacro. Giano regnava sui passaggi e il suo nome viene dal latino ianus, cioè porta: il colle era la porta simbolica della città verso occidente.

Che cosa si vede dal belvedere del Gianicolo

I tetti di Trastevere in primo piano, poi il centro storico con le cupole, il Vittoriano, le torri medievali, il verde del Pincio e di Villa Borghese, e nelle giornate limpide la linea dei Castelli Romani sul fondo.

Qual è il momento migliore per il tramonto al Gianicolo

La finestra che va da circa quaranta minuti prima del tramonto a venti minuti dopo, quando le luci della città si accendono e il cielo è ancora blu. Il sole cala alle spalle di chi guarda: la città si illumina di riflesso.

Il Gianicolo è sicuro di sera

Il piazzale e i tratti frequentati sono tranquilli fino a tardi, perché c'è sempre gente. I tratti fra il piazzale e il faro sono poco illuminati: chi è solo resti sulla strada principale e usi il buon senso, come in qualunque parco urbano.

Si può fare un picnic al Gianicolo

Sulla passeggiata ci sono panchine, prati e ombra dei platani, e la consuetudine di mangiare qualcosa seduti è tollerata. Valgono le regole comuni dei parchi pubblici: niente fuochi, niente rifiuti lasciati a terra.

Il Tempietto del Bramante si visita gratis

Sì. L'accesso al Tempietto e alle mostre della Real Academia de España è gratuito, dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 18:00, con ultimo ingresso alle 17:30. L'ingresso è in piazza di San Pietro in Montorio 3.

Che cosa è il Fontanone del Gianicolo

È la Fontana dell'Acqua Paola, la mostra terminale dell'acquedotto voluto da Paolo V Borghese, con cinque arcate, colonne di granito di reimpiego e un grande bacino. Si trova su via Garibaldi, poco sotto il piazzale.

Dove si trova il Museo della Repubblica Romana

Dentro Porta San Pancrazio, in largo di Porta San Pancrazio, sulla sommità di via Garibaldi. Racconta la Repubblica Romana del 1849 e la memoria garibaldina con documenti, opere e apparati multimediali. Orari e biglietti sono sul sito ufficiale del museo; il recapito informativo è il numero 060608.

Chi ha fatto la statua di Garibaldi al Gianicolo

Lo scultore fiorentino Emilio Gallori. Il monumento equestre fu inaugurato nel 1895 e porta alla base la frase O Roma o morte; intorno al piedistallo ci sono quattro gruppi bronzei con scene di battaglia e figure allegoriche.

Chi ha fatto la statua di Anita Garibaldi

Lo scultore palermitano Mario Rutelli. Il monumento fu eretto nel 1932 in piazzale Anita Garibaldi e all'interno della base sono deposte le ceneri di Anita, traslate da Nizza nello stesso anno.

Perché ci sono tanti busti al Gianicolo

Perché il crinale fu la linea di difesa della Repubblica Romana nel 1849: i busti ritraggono i combattenti garibaldini e sono stati collocati lungo i viali per decenni, con donazioni di comitati e associazioni. È un cimitero ideale senza tombe.

Che cosa è il faro del Gianicolo

Una torre con lanterna donata alla città dalla comunità italiana emigrata in Argentina, all'estremità nord della passeggiata. La luce è nei tre colori della bandiera italiana e viene accesa in determinate occasioni; la terrazza ai suoi piedi è il punto panoramico più tranquillo del colle.

Ci sono i burattini al Gianicolo

Sì, sul piazzale funziona un piccolo teatro di burattini all'aperto, con spettacoli brevi e gratuiti e offerta libera alla fine. Le giornate e gli orari dipendono dalla stagione e dal tempo.

Il Gianicolo è adatto ai bambini

Molto. Spazio per correre, burattini, il cannone di mezzogiorno, fontanelle, gelati, niente biglietti. L'unica attenzione riguarda il rumore dello sparo per i più piccoli.

Quanto è alto il Gianicolo

Supera gli ottanta metri sul livello del mare, più di qualunque colle della riva sinistra del Tevere. È la ragione per cui il panorama domina il centro storico invece di guardarlo di sbieco.

Che differenza c'è fra il Gianicolo e il Pincio

Il Pincio guarda Roma da nord, inquadra piazza del Popolo e la taglia in diagonale; il Gianicolo guarda Roma da ovest, la prende di fronte e la mostra tutta insieme, da più in alto. Il Pincio è un giardino di città, il Gianicolo è un crinale.

Si può andare al Gianicolo con il cane

Sì, la passeggiata è uno dei luoghi preferiti dai proprietari di cani del quartiere. Valgono guinzaglio e regole comuni dei parchi pubblici; all'interno delle sedi museali e dell'Orto Botanico le regole sono diverse e vanno verificate.

Quando è aperto il Gianicolo

Sempre. Non è un'area recintata e non ha orari: si entra e si esce a qualunque ora del giorno e della notte. Hanno orari le sedi chiuse che si trovano lungo il percorso.

Un'ultima cosa, da chi su questo colle ci sale da vent'anni. Il Gianicolo non è il posto dove si fa la fotografia e si riparte: è il posto dove ci si siede. Sceglietevi una panchina sotto i platani nel tratto fra il monumento ad Anita e il faro, restateci mezz'ora senza telefono e guardate quanta città entra in un solo sguardo. Poi, se avete ancora tempo, andate a vedere il Tempietto. Di tutto quello che si può fare gratis a Roma in una mattinata, questa è la cosa migliore che conosca.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl belvedere del Gianicolo è uno di quei posti che ti lascia senza fiato dal primo momento! Certamente il panorama più suggestivo e romantico del centro storico di Roma, che tu ci arrivi in macchina o a piedi.
Tagsbelvedere del GianicoloMontoriopanorama Romapasseggiata del GianicoloPunto panoramicoterrazza panoramicaterrazza panoramica a Roma

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