Chiesa di San Pietro in Montorio

La Chiesa di San Pietro in Montorio sta in Piazza di San Pietro in Montorio 2, 00153 Roma, sul fianco del Gianicolo che guarda Trastevere, e il complesso conventuale accanto, quello che custodisce il Tempietto del Bramante, ha il civico 3 ed è la sede della Real Academia de Espana en Roma. Due numeri civici, due porte, due gestioni diverse: se andate lì pensando di risolvere tutto con un ingresso solo, vi conviene saperlo prima. Il Tempietto e le mostre dell'Accademia si visitano da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00, con ultimo accesso alle 17.30, e l'ingresso è gratuito: è scritto sul sito ufficiale dell'Accademia di Spagna, che ho letto oggi, 1 agosto 2026. Il telefono dell'Accademia è +39 06 5812806, la mail info@accademiaspagna.org. Per la chiesa vera e propria, invece, il recapito che riporta oggi la scheda del portale turistico comunale è 06 5813940, mail sanpietroinmontorio@libero.it: gli orari di apertura della chiesa non li ho trovati pubblicati da nessuna fonte ufficiale aggiornata, quindi non ve li invento, telefonate prima. Come ci si arriva, sempre secondo le indicazioni ufficiali dell'Accademia lette oggi: da Largo di Torre Argentina si prende il tram 8 fino alla fermata Trastevere/Ministero, poi il bus 115 in direzione Garibaldi/Iacobucci, e l'ultimo pezzo fino alla piazza della chiesa si fa a piedi. Non serve prenotare e non c'è biglietteria: si entra e basta, negli orari indicati.

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Metto subito le mani avanti su una cosa, perché è il punto in cui la maggior parte delle pagine su questo posto racconta male le cose. La Chiesa di San Pietro in Montorio e il Tempietto del Bramante non sono lo stesso edificio e non hanno lo stesso padrone. La chiesa è una chiesa. Il Tempietto sta nel primo chiostro del convento adiacente, dentro il perimetro della Real Academia de Espana, e la Spagna ha quel complesso dal 1876. Quindi gli orari che trovate scritti in giro per "San Pietro in Montorio" quasi sempre sono gli orari dell'Accademia, cioè del Tempietto, e non dicono nulla su quando la chiesa è aperta. Ve lo chiarisco qui perché è l'errore che fa perdere il pomeriggio.

Chiesa di San Pietro in Montorio
Chiesa di San Pietro in Montorio

Se state costruendo una giornata su questo versante della città, la pagina di riferimento è quella del Gianicolo, perché la Chiesa di San Pietro in Montorio sta esattamente lì, a mezza costa, e tutto il resto della salita si incastra intorno. Per il quadro generale c'è anche l'elenco delle attrazioni turistiche del sito.

Dove si trova esattamente la Chiesa di San Pietro in Montorio e come ci arrivi

La Chiesa di San Pietro in Montorio sta a mezza altezza sul Gianicolo, sopra Trastevere, su una piazza affacciata che è uno dei punti panoramici più onesti di Roma: non è il piazzale Garibaldi con i pullman, è un terrazzo più piccolo e più basso, con il parapetto e la vista che scende sui tetti di Trastevere e poi si apre su tutto il centro. Ci si arriva in tre modi e tutti e tre hanno un difetto.

Il primo modo è quello che indica l'Accademia sul suo sito, ed è quello che consiglio anche io a chi non ha gambe allenate: tram 8 da Largo di Torre Argentina fino alla fermata Trastevere/Ministero, poi bus 115 in direzione Garibaldi/Iacobucci, e gli ultimi metri a piedi. Il 115 è un bus piccolo, di quelli che salgono per le strade strette del Gianicolo, e passa con la frequenza che passa: non ho trovato oggi un orario ufficiale consultabile e quindi non ve lo scrivo. Il difetto di questo percorso è proprio quello, l'attesa.

Il secondo modo è salire a piedi da Trastevere per via Garibaldi. È una salita vera, non una passeggiata: si parte dal livello del fiume e si arriva a mezza costa del Gianicolo. Se avete venti minuti e le scarpe giuste è anche il modo più bello di arrivare alla Chiesa di San Pietro in Montorio, perché vedete la piazza aprirsi all'improvviso dopo l'ultima curva. Se avete un passeggino o un ginocchio malandato, lasciate perdere e prendete il bus.

Il terzo modo è la rampa a gradini che si chiama proprio Via S. Pietro in Montorio e che taglia il tornante di via Garibaldi arrivando dritta alla piazza della chiesa. La vecchia versione di questa pagina la descriveva come via pubblica ma a gradini, rimasta a lungo chiusa da due cancelli, e su questo punto vi devo l'onestà completa: non sono riuscito a verificare oggi su nessuna fonte ufficiale se in questo momento i cancelli siano aperti o chiusi. Quindi consideratela un percorso possibile ma non garantito, e tenetevi via Garibaldi come piano B. Su quella rampa, comunque, sta una delle cose più interessanti di tutto il complesso, e ci arrivo più avanti: la Via Crucis in terracotta policroma del 1957.

Un'ultima nota pratica sul parcheggio, che è l'argomento che nessuno affronta mai con franchezza: la piazza davanti alla Chiesa di San Pietro in Montorio non è un parcheggio, e la zona intorno è fatta di strade strette con svolte cattive. Io da romano non ci salirei in macchina nemmeno sotto tortura. Il bus, o le gambe.

Orari, ingresso e cosa è davvero gratis alla Chiesa di San Pietro in Montorio

Rimettiamo in fila i dati, perché è il punto in cui si sbaglia di più. Il Tempietto del Bramante e gli spazi espositivi della Real Academia de Espana en Roma sono accessibili da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 18.00, con ultimo accesso alle 17.30, e l'ingresso è gratuito. Questo dato l'ho letto oggi in due punti diversi del sito ufficiale dell'Accademia, la pagina di informazioni pratiche e la pagina dedicata al complesso, e i due punti concordano. Il lunedì, di conseguenza, è il giorno di chiusura.

Gratuito significa gratuito: niente biglietto, niente prevendita, niente fascia oraria da prenotare. È una delle poche cose di questo livello a Roma che non vi costa un euro, e ve lo dico senza retorica: il Tempietto è un pezzo di storia dell'architettura europea e ci si entra come si entra in un cortile.

Sugli orari della chiesa, invece, resto sul non verificato e lo dichiaro apertamente. Non ho trovato oggi nessuna pagina istituzionale che pubblichi gli orari di apertura e gli orari delle messe della Chiesa di San Pietro in Montorio. Il sito che la vecchia scheda indicava come riferimento, sanpietroinmontorio.it, oggi mi ha risposto con un errore 401 e non sono andato oltre: quando uno strumento si ferma, ci si ferma. L'unico recapito diretto che ho potuto leggere oggi è quello riportato dalla scheda del portale turistico comunale, telefono 06 5813940 e mail sanpietroinmontorio@libero.it. Se il vostro obiettivo è entrare in chiesa e vedere le cappelle, chiamate. Se il vostro obiettivo è il Tempietto, gli orari dell'Accademia bastano.

Un consiglio che vale come regola generale su Roma e che qui vale il doppio: le chiese romane chiudono a pranzo. Non tutte, ma tante, e spesso in una fascia larga che va da mezzogiorno alle quattro del pomeriggio. Se non avete confermato per telefono, evitate di presentarvi alla Chiesa di San Pietro in Montorio all'una e mezza sperando bene.

Perché si chiama Montorio: il Mons Aureus del Gianicolo

Il nome è la prima cosa che spiego sempre a chi porto alla Chiesa di San Pietro in Montorio, perché è un nome che non vuol dire niente finché non lo si spacca in due. Montorio viene da Mons Aureus, monte d'oro, che è il nome che nel Medioevo si dava al Gianicolo. E il monte non era d'oro per via di un tesoro: era d'oro per il colore. La pagina ufficiale dell'Accademia di Spagna, che ho letto oggi, lo dice in spagnolo con una formula asciutta, il nome derivava dal colore ocra del suo terreno sabbioso. La vecchia versione di questa scheda diceva la stessa cosa in modo un po' più vago, parlando del colore della terra o della sabbia visibile in quel punto, e la sostanza non cambia: è la sabbia gialla del banco geologico del Gianicolo che ha dato il nome alla chiesa.

Vi invito a fare una prova, la prossima volta che salite. Guardate le scarpate non asfaltate ai lati della salita, i tagli nel terreno dove il verde non copre. Il colore c'è ancora. Non è oro, è un ocra sporco, ma con la luce delle cinque del pomeriggio d'estate capite perché un occhio medievale abbia deciso che quello era un monte dorato. Io questa cosa la trovo più interessante di mezza guida turistica: il nome di una chiesa che dipende da un colore di terra.

Sulla prima comparsa documentaria del nome, la pagina ufficiale dell'Accademia dice una cosa precisa che conviene riportare con la stessa precisione: la prima menzione di San Pietro in Montorio si trova nel Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis, testo del IX secolo. Attenzione a cosa significa. Significa che nel IX secolo qualcuno scrive quel nome. Non significa che nel IX secolo la chiesa sia stata fondata. La vecchia versione di questa pagina scriveva senza esitazioni che la chiesa fu fondata nel IX secolo, e il dato corretto, ve lo chiarisco, è un altro: nel IX secolo abbiamo la prima menzione scritta, che è un fatto documentato, mentre la data di fondazione dell'edificio originario resta indeterminata. È una differenza che sembra pedanteria e non lo è. Una menzione è una prova che qualcosa esisteva; non è una prova di quando è nato.

La storia della Chiesa di San Pietro in Montorio, fase per fase

La storia di questo posto si legge bene se la si divide in blocchi, perché ogni blocco ha un padrone diverso e ogni padrone ci ha lasciato qualcosa. Vado in ordine, e ogni volta vi dico da dove viene il dato.

Prima fase, quella che non si vede più. Sotto il complesso ci sono resti romani. La pagina dell'architettura dell'Accademia, letta oggi, parla dei vestigia più antiche del sito come di muri romani costruiti in opus reticulatum e di resti di una cisterna nel chiostro. Non è molto, ma dice una cosa importante: il Gianicolo a mezza costa era già costruito in epoca romana, e la chiesa non nasce su un prato.

Seconda fase, il Medioevo. Qui abbiamo la menzione del IX secolo nel Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis e poi il buio quasi completo. Di quella chiesa medievale non resta praticamente nulla in vista. Chi vi racconta l'edificio del IX secolo con dovizia di dettagli sta ricamando.

Terza fase, ed è quella che ha fatto il posto che vedete: il 1472. La pagina ufficiale dell'Accademia lo scrive in modo netto, in quell'anno papa Sisto IV della Rovere affidò San Pietro in Montorio al francescano Amadeo Menes da Silva, riformatore dell'osservanza, perché ci costruisse un nuovo monastero. Da quel momento parte il cantiere che produce la chiesa rinascimentale, il convento, i chiostri e, di lì a poco, il Tempietto. La vecchia versione di questa scheda diceva che la ricostruzione avvenne alla fine del Quattrocento su progetto forse di Baccio Pontelli: quel forse è d'obbligo e ve lo confermo come forse, perché la fonte ufficiale che ho letto oggi non nomina Pontelli. Trattatela come attribuzione tradizionale, non come dato accertato.

Quarta fase, il 1500. La chiesa viene consacrata da papa Alessandro VI Borgia in occasione dell'anno giubilare. Su questo la fonte ufficiale spagnola e la scheda del portale turistico comunale concordano, entrambe lette oggi, ed è uno dei pochissimi dati di questa pagina su cui non c'è discussione. Notate il dettaglio del Giubileo: la consacrazione non è casuale, è agganciata all'Anno Santo, che a Roma è sempre stato il momento in cui i cantieri si chiudono di corsa.

Quinta fase, il Cinquecento e il Seicento delle cappelle. Vasari, Ammannati, Daniele da Volterra, Bernini: la navata unica si riempie di cappelle laterali firmate da nomi che da soli valgono il viaggio. Ci torno con calma più avanti.

Sesta fase, il 1605 della piazza. L'ambasciatore spagnolo Juan Fernandez Pacheco, marchese di Villena, promuove la costruzione di una piazza davanti al convento per allargare lo spazio che prima era angusto. Filippo III stanzia tremila ducati dalle rendite di Napoli. È un dato che leggo oggi sulla pagina ufficiale dell'Accademia e che mi piace parecchio, perché spiega una cosa che di solito nessuno spiega: la piazza panoramica da cui oggi tutti fotografano Roma non è un caso della geografia, è un'opera pubblica pagata da un re di Spagna nel Seicento.

Settima fase, il 1849. Assedio di Roma, batterie francesi sul Gianicolo, la chiesa gravemente danneggiata. Ne parlo in un capitolo apposta perché c'è un errore da correggere.

Ottava fase, il 1876 e la Spagna. Il convento passa alla Spagna e diventa la sede della Real Academia de Espana. La data esatta la trovate qui sotto, ed è più precisa di quella che circola.

I Re Cattolici, padre Amadeo e i soldi che hanno costruito la Chiesa di San Pietro in Montorio

Questo è il capitolo che nella vecchia versione della scheda era liquidato in mezza riga, con la formula generica dei generosi finanziamenti ottenuti dai reali di Spagna. La formula è giusta, ma il dettaglio è molto più bello del riassunto, e oggi si legge in chiaro sul sito ufficiale dell'Accademia.

I Re Cattolici, Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, diventano i principali benefattori del complesso a partire dal 1480. Il primo contributo è documentato da una lettera di Ferdinando il Cattolico a padre Amadeo, nella quale il re conferma di voler adempiere a quanto promesso concedendo duemila fiorini d'oro di Aragona, da pagare in tre anni con fondi provenienti dal regno di Sicilia. Duemila fiorini d'oro, rateizzati in tre anni, coperti con le entrate siciliane. Questa è la frase che vi dice cos'era davvero la Chiesa di San Pietro in Montorio nel Quattrocento: un'operazione diplomatica spagnola a Roma, finanziata con il denaro di un possedimento italiano della corona d'Aragona.

E qui vi dico la mia opinione netta, che è anche il motivo per cui secondo me questa chiesa merita più attenzione di quanta ne riceva. San Pietro in Montorio non è una chiesa romana con dentro delle opere spagnole. È una chiesa che la Spagna ha voluto, pagato e presidiato per cinque secoli, prima con i Re Cattolici, poi con gli ambasciatori del Seicento che si comprano la piazza, poi con lo Stato spagnolo che dal 1876 ci mette dentro la sua accademia di belle arti e ce la tiene ancora oggi. È l'ambasciata culturale più antica e più testarda che ci sia in questa città. Chi la visita pensando di vedere solo una chiesa del Gianicolo si perde metà della storia.

Padre Amadeo Menes da Silva, poi, è una figura che meriterebbe una scheda a parte. Francescano portoghese, riformatore, uomo di fiducia di Sisto IV: è lui che nel 1472 riceve il complesso e avvia il cantiere, ed è a lui che il re d'Aragona scrive per confermare i soldi. Quando entrate nel chiostro e vi mettete davanti al Tempietto, ricordatevi che il primo motore di tutto questo è un frate portoghese con ottime entrature in due corti.

La facciata e la scalinata: cosa guardare prima di entrare

La facciata della Chiesa di San Pietro in Montorio è semplice ed elegante, rinascimentale, con un rosone centrale di forma gotica e una scalinata a doppia rampa che porta al portale. La descrizione è quella che riporta oggi anche la scheda del portale turistico comunale, ed è corretta, ma va letta con un occhio in più.

Chiesa di San Pietro in Montorio
Chiesa di San Pietro in Montorio

Il rosone gotico su una facciata rinascimentale è una stonatura solo per chi guarda i libri e non gli edifici. A Roma succede spessissimo: si costruisce nuovo nel Quattrocento con la testa ancora piena di forme vecchie, e nessuno si scandalizza. Qui il risultato è una facciata che sta in piedi da sola, senza colonne finte, senza timpani sovrapposti, senza le trombe barocche che a Roma ti aggrediscono ovunque. È una facciata che tace. In una città che urla, tacere è una scelta forte.

La scalinata a doppia rampa la vecchia scheda la attribuiva alla scuola di Andrea Bregno o a Meo del Caprina. Ve la riporto come attribuzione doppia e incerta, perché incerta è: non ho trovato oggi una fonte ufficiale che sciolga l'alternativa, e quindi resta un o. Notate però un fatto documentato, questo sì, che sta sulla pagina ufficiale dell'Accademia: quando nel 1605 fu costruita la piazza davanti al convento, fu realizzata anche una nuova scalinata monumentale di accesso alla chiesa. Quindi il livello del suolo davanti alla Chiesa di San Pietro in Montorio è cambiato nel Seicento, e le rampe che salite oggi vanno lette dentro quel rifacimento.

La stessa pagina ufficiale racconta un altro dettaglio del cantiere seicentesco che vale la pena guardare da vicino: fu costruito un muraglione con contrafforti, con archi a nicchia, per reggere il terrapieno della piazza. Se vi affacciate dal parapetto e poi scendete di qualche metro lungo via Garibaldi, quel muraglione lo vedete da sotto. È la struttura che tiene su tutto il belvedere. La piazza panoramica della Chiesa di San Pietro in Montorio, in altre parole, poggia su un'opera di ingegneria spagnola del 1605.

Dentro la Chiesa di San Pietro in Montorio: la navata e le cappelle di destra

L'interno è a navata unica con cinque cappelle per lato. Progettate, dice la vecchia scheda e conferma oggi la scheda del portale comunale, tra gli altri da Vasari, Ammannati, Daniele da Volterra e Bernini. Prima di entrare nel dettaglio, un dato che aiuta a capire l'impianto e che si legge sulla pagina ufficiale dell'Accademia: la chiesa originaria aveva una navata unica secondo la tipologia francescana, sulla quale si aprivano otto cappelle semicircolari, e la facciata era coronata da un frontone triangolare. Otto cappelle allora, dieci oggi. Vuol dire che l'impianto è cresciuto nel tempo, e che alcune delle cappelle che vedete sono aggiunte o rifacimenti successivi.

La prima cappella a destra è quella che da sola giustifica la salita. Contiene due opere di Sebastiano del Piombo: la Flagellazione, dipinta a olio sul muro, e la Trasfigurazione nel catino. La tradizione critica vuole che la Flagellazione sia stata eseguita su disegno di Michelangelo, e la vecchia versione di questa pagina lo scriveva con un forse. Il forse ci vuole tutto: il rapporto tra Sebastiano del Piombo e Michelangelo è documentato, il disegno preparatorio per questa specifica opera resta materia di discussione fra storici dell'arte, e io non ho letto oggi una fonte ufficiale che lo dia per certo. Quindi: attribuzione tradizionale, molto solida come ipotesi, non un fatto.

Sulla data, invece, c'è una contraddizione vera fra due fonti che ho letto oggi, e ve la dichiaro senza sceglierne una. La pagina ufficiale della Real Academia de Espana en Roma data la Flagellazione di Cristo di Sebastiano del Piombo al 1516. La scheda del portale turistico comunale, e con essa la vecchia versione di questa pagina, la data invece a circa il 1518, parlando delle due opere come eseguite intorno a quella data. Sono due anni di differenza, che per un cantiere pittorico non sono pochi. Non ho elementi per dire quale delle due sia quella giusta, e non ho intenzione di fingere di averli: se la data vi serve per un lavoro serio, verificatela su una fonte specialistica.

La tecnica merita una riga a parte, perché è rara e i visitatori la ignorano quasi sempre. Olio su muro, non affresco. Sebastiano del Piombo ha lavorato a olio direttamente sulla parete, che è una scelta tecnica azzardata e che gli somiglia. Guardate la resa dei corpi e capirete la differenza rispetto a un affresco: c'è una densità e una profondità d'ombra che l'affresco non dà.

La seconda cappella, secondo quanto riportava la vecchia scheda, ha un affresco attribuito al Pomarancio, alcuni affreschi della scuola del Pinturicchio e una sibilla allegorica attribuita a Baldassarre Peruzzi. Vi ripeto la parola chiave: attribuita, tre volte su tre. Sono attribuzioni tradizionali che non ho potuto confermare oggi su fonte ufficiale, e ve le lascio con l'etichetta che meritano. La cappella del Monte e quella che la precede contengono affreschi di Giorgio Vasari, e i monumenti funerari del cardinale del Monte e di Roberto Nobili sono opera di Bartolomeo Ammannati. Nella stessa area sta la lapide del cardinale Fulvio Giulio della Corgna, nipote di Giulio III, i cui genitori riposano nella cappella. Anche questi dati vengono dal vecchio testo di questa pagina e non li ho potuti riscontrare oggi su una fonte istituzionale: li riporto perché la regola qui è non buttare via niente di quello che c'era scritto, ma li riporto dichiarandone lo stato.

Una cosa che nella vecchia versione mancava e che invece si legge oggi sulla pagina ufficiale dell'Accademia: fra le opere significative del complesso c'è anche la cappella di Sant'Anna con l'intervento di Antoniazzo Romano. Antoniazzo è il pittore romano per eccellenza del secondo Quattrocento, quello che a Roma ci ha lavorato per tutta la vita mentre gli altri andavano e venivano. Trovarlo qui completa il quadro cronologico: la chiesa si decora subito, già nei decenni della costruzione.

Le cappelle di sinistra e la cappella progettata dal Bernini

Sul lato sinistro il pezzo grosso è il Bernini, e anche qui ho due fonti lette oggi che non dicono esattamente la stessa cosa. La vecchia versione di questa pagina parlava della seconda cappella a sinistra come della cappella Raimondi, datata 1640, disegnata da Gian Lorenzo Bernini. La pagina ufficiale della Real Academia de Espana, invece, elenca fra le opere principali del complesso la cappella di San Francesco di Gian Lorenzo Bernini, con datazione 1640 e 1647. Le due indicazioni possono benissimo riferirsi alla stessa cappella chiamata in due modi, oppure a due cose diverse: non l'ho potuto stabilire oggi, quindi ve le dichiaro tutte e due e vi dico di guardare bene la targa quando siete davanti.

Quello che invece è interessante da sapere prima di entrare è cosa cercare in una cappella berniniana di quegli anni. Bernini in questa fase lavora sulla luce come se fosse un materiale da costruzione: apre finestre nascoste, fa arrivare il chiarore da punti che il visitatore non vede, e ottiene che il rilievo sembri illuminato da sé. Se andate alla Chiesa di San Pietro in Montorio in una giornata di sole a metà mattina, quella è la cappella su cui vale la pena fermarsi di più.

Nel complesso, la lista degli architetti che hanno messo mano alle cappelle laterali della Chiesa di San Pietro in Montorio dice tutto sul rango del posto: Vasari, Ammannati, Daniele da Volterra, Bernini. Sono quattro nomi da manuale di storia dell'architettura, in una chiesa dove non c'è la fila e non c'è il tornello.

L'altare maggiore, la Trasfigurazione di Raffaello e la copia che vedete oggi

Questa è la vicenda più romanzesca della Chiesa di San Pietro in Montorio, e conviene raccontarla con ordine perché è anche quella dove le date ballano di più.

Sull'altare maggiore della Chiesa di San Pietro in Montorio stava la Trasfigurazione di Raffaello. Poi arrivarono i francesi. Nel 1797 il dipinto fu portato a Parigi, dopo la Restaurazione tornò a Roma nel 1816, ma non tornò qui: finì nella pinacoteca vaticana, dove sta ancora, e sull'altare della chiesa fu messa al suo posto una copia della Crocifissione di San Pietro di Guido Reni, realizzata da Vincenzo Camuccini. Questa è la ricostruzione che dava la vecchia versione di questa pagina e che ho ripreso perché non ho trovato oggi nulla che la smentisca.

Sulle date, però, vi devo dichiarare due discrepanze fra le fonti che ho letto oggi. La prima: la scheda del portale turistico comunale scrive che la Trasfigurazione di Raffaello, un tempo sull'altare maggiore, fu trasferita ai Musei Vaticani nel 1816, e non menziona affatto il passaggio parigino del 1797. La vecchia versione di questa pagina, invece, racconta entrambi i passaggi, prima Parigi nel 1797 e poi il rientro nel 1816 con destinazione Vaticano. Le due versioni non si contraddicono in modo assoluto, ma raccontano una vicenda diversa, e la seconda è più completa.

La seconda discrepanza è più secca. La pagina ufficiale della Real Academia de Espana en Roma, fra le opere artistiche significative del complesso, elenca la Trasfigurazione di Raffaello con la data 1523, aggiungendo che fu trasferita a Parigi nel 1797. Il 1523 è una data che non coincide con la cronologia raffaellesca che circola comunemente e che io oggi non ho verificato su fonte specialistica: potrebbe riferirsi alla collocazione dell'opera sull'altare piuttosto che alla sua esecuzione. Non lo so, e non lo scrivo come se lo sapessi. Ve lo dichiaro: la fonte ufficiale spagnola scrive 1523, altre ricostruzioni indicano date diverse, e chi ha bisogno del dato esatto lo verifichi sulle schede della pinacoteca vaticana.

Se volete chiudere il cerchio della storia, il quadro sta a un quarto d'ora di macchina da qui e potete vederlo nel percorso dei Musei Vaticani. Io ve lo consiglio proprio in questo ordine: prima la chiesa vuota del suo capolavoro, con la copia sull'altare, poi l'originale in pinacoteca. Il senso della spoliazione napoleonica lo capite meglio così che leggendo dieci pagine di manuale.

Una nota sull'altare maggiore in sé: la vecchia scheda lo attribuiva a Giulio Mazzoni. Attribuzione tradizionale, non confermata oggi da fonte ufficiale, ve la lascio con la sua etichetta.

Beatrice Cenci alla Chiesa di San Pietro in Montorio: quello che si sa e quello che non si sa

Qui devo correggere un errore che stava dentro la vecchia versione di questa pagina, ed è una contraddizione interna al testo stesso. In un punto la vecchia scheda scriveva che al di sotto dell'altare è sepolta Beatrice Cenci, al presente, come se il sepolcro fosse ancora lì. In un altro punto, poche righe più sotto, la stessa pagina scriveva che sotto l'altar maggiore erano tumulate le spoglie di Beatrice Cenci finché la tomba non fu profanata da alcuni soldati francesi nel 1798. Le due frasi non possono stare insieme. La formulazione corretta, ve lo chiarisco, è la seconda: le spoglie furono tumulate sotto l'altare maggiore, e la tomba fu poi profanata. La voce enciclopedica italiana, che ho letto oggi e che vi dichiaro come fonte enciclopedica e non ufficiale, riporta la stessa ricostruzione con la data del 1798.

Chi era Beatrice Cenci, per chi non ha presente. Nobile romana, condannata a morte e decapitata a Roma nel 1599 per il parricidio ai danni del padre Francesco, un uomo che tutte le fonti dell'epoca descrivono come violento. È diventata una delle figure più letterarie della storia romana, tirata per la giacca da Stendhal, Shelley, Moravia e da mezzo Ottocento romantico europeo. La sua sepoltura alla Chiesa di San Pietro in Montorio è il motivo per cui una parte dei visitatori sale fin quassù.

E qui devo essere onesto fino in fondo, perché è il punto in cui la letteratura ha mangiato la storia. Le date della vicenda Cenci, la sua esecuzione e la sua sepoltura in questa chiesa, io oggi non le ho potute verificare su una fonte ufficiale o archivistica: le fonti istituzionali che ho consultato oggi sul complesso, cioè il sito della Real Academia de Espana e la scheda del portale turistico comunale, non nominano Beatrice Cenci. Quello che vi posso dire con certezza è cosa dicono i testi che ho letto oggi, cioè la vecchia scheda e la voce enciclopedica: sepoltura sotto l'altare maggiore, profanazione della tomba da parte di soldati francesi nel 1798. Il resto, incluso il punto esatto dove starebbero i resti oggi, è una domanda senza risposta certa. Non aspettatevi una lapide con il suo nome: cercare quella lapide è la delusione classica di chi viene qui per lei.

La mia opinione, da romano che questa storia se l'è sentita raccontare in dieci versioni diverse: la Chiesa di San Pietro in Montorio non è il posto dove andare a cercare Beatrice Cenci, è il posto dove capire che di lei non è rimasto niente di materiale. Che poi è esattamente il modo in cui i francesi del 1798 hanno lavorato in mezza Roma.

I conti irlandesi sepolti alla Chiesa di San Pietro in Montorio

Questa è la parte della scheda che mi ha sempre incuriosito di più, e che nessuna guida generalista racconta. Dentro la Chiesa di San Pietro in Montorio sono sepolti Hugh O'Neill e Rory O'Donnell, i conti irlandesi protagonisti della vicenda che in Irlanda si chiama Flight of the Earls, la Fuga dei Conti, all'inizio del XVII secolo, dopo la sconfitta nella Guerra dei Nove Anni contro le forze militari inglesi. Sulla tomba di Hugh O'Neill, secondo il vecchio testo di questa pagina, sta scritto Hugonis Principis Onelli.

Va detto subito da dove arriva questa informazione, perché la trasparenza qui conta. Il dato sta nella vecchia versione di questa scheda e sta nella voce enciclopedica italiana che ho letto oggi, la quale è una fonte enciclopedica e non ufficiale. Le pagine istituzionali della Real Academia de Espana che ho letto oggi non nominano i conti irlandesi. Quindi ve lo riporto per non perdere niente del contenuto precedente, ma con l'etichetta corretta: non l'ho potuto confermare oggi su fonte ufficiale o su documentazione archivistica.

Detto questo, la ragione per cui la cosa ha perfettamente senso storico è semplice: nel primo Seicento Roma è il posto dove i cattolici sconfitti dall'Inghilterra vanno a rifugiarsi, e la Spagna è la potenza che li protegge. Una chiesa finanziata dalla corona spagnola e presidiata dall'ambasciata di Spagna è esattamente il luogo dove un conte irlandese cattolico in esilio si sarebbe fatto seppellire. Il pezzo si incastra.

Se andate a San Pietro in Montorio intorno al 17 marzo, la festa di San Patrizio, non stupitevi di trovare fiori o piccole insegne verdi: la comunità irlandese di Roma questo posto lo conosce benissimo, molto meglio di quanto lo conoscano i romani. Questa è un'osservazione mia, non un evento programmato: non c'è nessun calendario ufficiale che io abbia potuto leggere oggi.

L'organo Mascioni opus 899

Dettaglio da appassionati, e ci tengo a riportarlo perché stava nel vecchio testo e sarebbe un peccato perderlo. Nell'abside, alle spalle degli stalli del coro, sta l'organo a canne Mascioni opus 899, costruito nel 1968, a trasmissione elettrica, con 26 registri su due manuali e pedale. Il dato compare nella vecchia versione di questa pagina e nella voce enciclopedica italiana che ho letto oggi, che è una fonte enciclopedica e non ufficiale: non ho trovato oggi una conferma dal costruttore o dalla parrocchia, quindi trattatelo come dato riportato.

Perché ve lo segnalo comunque. Perché un Mascioni del 1968 a trasmissione elettrica in una chiesa cinquecentesca è una scelta postconciliare tipica, e perché se vi capita di trovare la chiesa aperta durante una prova d'organo avete una delle esperienze acustiche più particolari di Roma: navata unica, volume contenuto, suono che non si disperde. Non è programmabile e non ve lo posso promettere, ma se capita restate.

Il Tempietto del Bramante: cos'è e perché conta davvero

Adesso arriviamo alla ragione per cui gli studenti di architettura di mezzo mondo salgono al Gianicolo. Nel primo chiostro del convento annesso alla Chiesa di San Pietro in Montorio sta il Tempietto del Bramante, un monumento celebrativo di piccole dimensioni, sopraelevato e periptero, dedicato al martirio di San Pietro. La descrizione è quella che riportava la vecchia versione di questa pagina, ed è corretta.

Chiesa di San Pietro in Montorio - Tempietto del Bramante
Chiesa di San Pietro in Montorio - Tempietto del Bramante

La cosa che spiazza tutti, alla prima visita, è la scala. Il Tempietto è piccolo. Chi lo ha visto solo in fotografia o nei disegni dei manuali se lo immagina grande come una cappella; dal vero è un oggetto che si abbraccia con lo sguardo in un secondo. La vecchia scheda dava una misura, e ve la riporto: l'interno della cella ha un diametro di circa quattro metri e mezzo. Quattro metri e mezzo. È lo spazio di una stanza da letto. Dentro quella stanza da letto ci sta uno dei tre o quattro edifici più influenti dell'architettura europea.

Sulla forma, il sito ufficiale della Real Academia de Espana, che ho letto oggi, è molto chiaro e mi dà un dato che nella vecchia scheda non c'era: tipologicamente Bramante utilizzò la forma classica del tholos, cioè il tempio circolare periptero, circondato da sedici colonne, numero riconosciuto come perfetto da Vitruvio. Sedici colonne. Ecco un numero verificato oggi su fonte ufficiale, e vi consiglio di contarle sul posto, perché quando le contate capite che quel colonnato non è un ornamento: è un ragionamento matematico costruito in travertino.

La vecchia versione della pagina descriveva bene il resto e lo riprendo per intero: il Tempietto ha un corpo cilindrico scavato da nicchie di alleggerimento, circondato da un colonnato tuscanico sopra al quale corre una trabeazione decorata con triglifi e metope a tema liturgico di origine greca. La cupola, progettata in conglomerato cementizio, ha un raggio pari alla sua altezza e all'altezza del tamburo su cui si appoggia. Su questa ultima frase vi devo una nota tecnica onesta: la relazione fra raggio, altezza della cupola e altezza del tamburo è il modo in cui la vecchia scheda sintetizzava il rapporto proporzionale dell'edificio, e non l'ho potuta verificare oggi su una fonte di rilievo architettonico. Il principio generale, cioè che il Tempietto sia costruito su rapporti proporzionali semplici e ripetuti, è però esattamente quello che la fonte ufficiale conferma citando Vitruvio e il numero perfetto delle colonne.

Le metope meritano trenta secondi di attenzione in più rispetto a quelli che gli dedica il turista medio. Nella tradizione greca la metopa è lo spazio quadrato fra due triglifi e ospita scene mitologiche. Qui Bramante ci mette temi liturgici cristiani. È un trapianto: forma dorica greca, contenuto cattolico. In un edificio che celebra il martirio del primo papa, dentro un convento pagato dai Re Cattolici, questa scelta non è una decorazione, è un programma.

Quando fu costruito il Tempietto: le versioni in campo

Questo è il punto in cui vi devo la massima trasparenza, perché è il dato più citato e più maltrattato di tutta la faccenda. Su mille pagine web trovate scritto senza esitazione che il Tempietto del Bramante è del 1502. Il sito ufficiale della Real Academia de Espana en Roma, che gestisce il monumento e che ho letto oggi, dice qualcosa di più cauto e più interessante.

La frase ufficiale, tradotta dallo spagnolo, è questa: le date esatte dell'inizio e della fine dei lavori da parte di Bramante sono state notoriamente discusse. E poi indica quale sia la ricostruzione più ricorrente negli archivi: la cripta fu consacrata nel 1500 da Alessandro VI insieme alla chiesa e, dopo una piccola interruzione, i lavori ripresero nel 1502 con la costruzione della parte superiore.

Quindi la situazione reale è questa, e non è quella che si legge in giro. Primo: non esiste una data unica di costruzione del Tempietto accettata da tutti, e la fonte che gestisce il monumento lo dichiara apertamente. Secondo: la tesi più ricorrente negli archivi spezza il cantiere in due tempi, il 1500 per la cripta, consacrata insieme alla chiesa nell'anno giubilare, e il 1502 per la parte superiore, quella che vedete. Terzo: chi scrive Tempietto del Bramante, 1502, e passa oltre, sta semplificando una questione che gli specialisti considerano aperta.

Ve la dichiaro senza sceglierne una, come si deve fare quando le fonti non concordano: se qualcuno vi dice 1502 non vi sta mentendo, sta citando la data della fase superiore secondo la tesi più diffusa; se qualcun altro vi dice 1500 sta citando la consacrazione della cripta; se qualcuno vi dice che la questione è controversa ha ragione lui più di tutti, perché è quello che scrive la Real Academia de Espana sul proprio sito.

La stessa pagina ufficiale mi dà anche una cronologia dei restauri, che vale come prova indiretta di quanto quell'edificio sia stato guardato e ritoccato nei secoli: interventi nel 1605, nel 1628, nel 1804 e 1805, nel 1826, e poi ancora nel 1841, nel 1853, nel 1950, nel 1977 e nel 1997. Nove campagne di restauro documentate in quattro secoli. Quando guardate il Tempietto, tenete a mente che quello che vedete è anche la somma di questi nove interventi.

Il cortile circolare che non fu mai realizzato

C'è un dettaglio del progetto originario che la vecchia versione di questa pagina riportava correttamente e che secondo me è la cosa più importante che si possa sapere sul Tempietto prima di andarci. Secondo i progetti iniziali, il Tempietto avrebbe dovuto inserirsi al centro di un cortile circolare, così da evidenziare la perfetta simmetria dell'impianto e sottolineare la centralità del tempio. Quel cortile non fu mai realizzato: l'attuale è di forma rettangolare.

Fermatevi un attimo su questa cosa. Bramante progetta un edificio circolare perfetto, con sedici colonne, pensato per stare al centro di uno spazio anch'esso circolare, come una pupilla dentro un occhio. Quello che è stato costruito è un cilindro perfetto incastrato in una scatola rettangolare. Il Tempietto che voi visitate è un pezzo di un discorso interrotto.

Ed è anche il motivo per cui, dal vero, molti restano un po' delusi. Il Tempietto sta stretto. Non ha respiro. Non lo si può girare intorno prendendo le distanze come vorrebbe la sua geometria. Se avete visto le incisioni antiche o i modelli, avete visto l'edificio come doveva essere pensato, non come è. La mia opinione secca: è proprio questa incompiutezza che rende la visita interessante, perché vi costringe a completare il progetto con la testa mentre siete lì dentro. Nessun monumento finito vi chiede di fare questo lavoro.

Una nota sul chiostro. La vecchia scheda diceva che il convento è articolato su due chiostri e che nel primo sta il Tempietto. La pagina sull'architettura del sito ufficiale, letta oggi, aggiunge i resti antichi che ci sono sotto: muri romani in opus reticulatum e i resti di una cisterna nel chiostro. Quindi in pochi metri quadrati avete stratificazione romana, impianto quattrocentesco e capolavoro di primo Cinquecento. È uno dei punti a più alta densità storica della città, e non c'è la fila.

La tradizione della crocifissione di San Pietro in questo punto

Su questo bisogna essere precisi, perché è il fondamento di tutta la costruzione e viene quasi sempre raccontato male. La vecchia versione di questa pagina diceva che la chiesa fu fondata sul luogo in cui si credeva fosse stato crocifisso San Pietro. Quel si credeva è la formulazione corretta, e va difeso.

Il sito ufficiale della Real Academia de Espana, che ho letto oggi, usa esattamente la stessa cautela: parla del Tempietto come di una struttura che commemora il luogo tradizionalmente indicato come quello della crocifissione di San Pietro. Tradizionalmente indicato. Non luogo del martirio, ma luogo che la tradizione indica come tale.

La distinzione non è pignoleria da bacchettoni. Esiste una seconda tradizione, molto più antica e molto più solida, che colloca il martirio di Pietro nell'area del circo di Nerone, sotto l'attuale Basilica di San Pietro in Vaticano, ed è quella tradizione che ha prodotto la basilica e la sepoltura vaticana. La tradizione del Gianicolo è un'altra cosa: è una localizzazione medievale, che a un certo punto si consolida su questo versante della collina e che nel Quattrocento diventa abbastanza forte da giustificare un monumento commemorativo firmato da Bramante e pagato dai Re Cattolici.

Cosa vi dico, quindi, da persona che qui ci ha accompagnato parecchia gente. Che il Tempietto del Bramante è un monumento vero costruito sopra una tradizione, e che la sua importanza non dipende affatto dal fatto che la tradizione sia esatta. Il Tempietto conta per quello che ha insegnato all'architettura europea, non per quello che c'è sotto. Chi ci sale pensando di stare nel punto esatto dove Pietro fu crocifisso deve sapere che sta credendo a una tradizione, e che pure la Spagna, che quel monumento lo possiede, la chiama tradizione.

Il 1849, il Gianicolo e la chiesa trasformata in ospedale

Nel 1849, durante l'assedio di Roma, la Chiesa di San Pietro in Montorio subì danni pesanti e fu trasformata in ospedale. I romani, che sull'ironia macabra non si sono mai risparmiati, la ribattezzarono per l'occasione San Pietro in mortorio. Questo raccontava la vecchia versione della pagina, e la sostanza regge: la pagina ufficiale della Real Academia de Espana, letta oggi, conferma l'assedio francese del 1849 parlando della distruzione della fontana della piazza proprio in quell'occasione.

C'è però un errore da correggere, ed è un errore che gira dappertutto, anche sulla voce enciclopedica italiana che ho consultato oggi. La vecchia versione di questa pagina scriveva che l'assedio fu opera delle truppe francesi di Napoleone III. Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che nel 1849 Napoleone III non esisteva ancora. Nel 1849 la Francia era la Seconda Repubblica e Luigi Napoleone Bonaparte ne era il presidente, eletto il 10 e 11 dicembre 1848. Il titolo imperiale arriva solo tre anni e mezzo dopo: il 2 dicembre 1852, nello stesso giorno anniversario dell'incoronazione di Napoleone I, la Seconda Repubblica viene dichiarata conclusa, nasce il Secondo Impero e il principe presidente assume il titolo di Napoleone III. Questi dati li ho letti oggi sulla voce enciclopedica italiana dedicata a Napoleone III, che vi dichiaro come fonte enciclopedica e non ufficiale.

Quindi la formulazione onesta è questa: nel 1849 le truppe francesi che assediarono Roma agivano per conto della Seconda Repubblica francese, presieduta da Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro Napoleone III. Chiamarle truppe di Napoleone III è un anacronismo. Piccolo, se volete, ma è esattamente il tipo di errore che si copia da una pagina all'altra per vent'anni senza che nessuno lo guardi.

Sull'episodio in sé: il Gianicolo nel 1849 fu la linea del fronte della difesa della Repubblica Romana. Chi vuole approfondire quella storia, sulla stessa collina c'è il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, che sta a Porta San Pancrazio e che è il complemento naturale di una visita alla Chiesa di San Pietro in Montorio. Io li faccio sempre nella stessa mattinata: prima la chiesa e il Tempietto, poi si sale a piedi lungo la passeggiata e si arriva al museo.

Il soprannome San Pietro in mortorio, invece, ve lo riporto come lo riportava la vecchia scheda, cioè come battuta popolare tramandata: non l'ho potuto documentare oggi su nessuna fonte primaria. Ma è talmente romano nella forma che ci credo volentieri.

La piazza del 1605, il muraglione e la fontana perduta

La piazza davanti alla Chiesa di San Pietro in Montorio è un'opera pubblica seicentesca, e la sua storia si legge oggi sulla pagina ufficiale dell'Accademia con nomi, cifre e date.

Nel 1605 l'ambasciatore spagnolo Juan Fernandez Pacheco, marchese di Villena, promosse la costruzione di una piazza davanti al convento, perché lo spazio esistente era angusto. Filippo III stanziò tremila ducati prelevati dalle rendite di Napoli. Per reggere il terrapieno fu costruito un muraglione con contrafforti, con archi a nicchia, e fu realizzata una nuova scalinata monumentale per l'accesso alla chiesa.

Poi c'è la fontana, che è la cosa che nella vecchia versione di questa pagina mancava del tutto e che invece merita di stare qui. Si chiamava La Castellana, è attribuita a Giovanni Fontana, e fu eretta grazie alla ricostruzione dell'acquedotto di Traiano fra il 1608 e il 1610. Fu distrutta durante l'assedio francese del 1849.

Due parole per capire perché questo dettaglio conta. L'acquedotto Traiano ricostruito fra il 1608 e il 1610 è l'Acqua Paola, l'opera di Paolo V che ha portato l'acqua sul Gianicolo e che ha reso possibili tutte le fontane di questo versante, a partire dal Fontanone dell'Acqua Paola che sta duecento metri più su. Quindi la fontana della piazza di San Pietro in Montorio faceva parte dello stesso sistema idrico. È sparita nel 1849 con le cannonate, insieme a mezzo Gianicolo.

Quando siete sulla piazza, provate a guardarla con questi tre strati sovrapposti: il terrapieno spagnolo del 1605, l'acqua papale del 1610, i danni francesi del 1849. Una piazza piccola, tre potenze diverse.

La Via Crucis di Carmelo Pastor sulla rampa

Questo è il capitolo dove la ricerca di oggi mi ha dato molto più di quanto ci fosse nella vecchia scheda, e sono contento perché è la parte del complesso che nessuno guarda mai.

Tutta la pendice del Gianicolo da via Garibaldi alla piazza di San Pietro in Montorio è occupata dall'Accademia di Spagna e da altri edifici afferenti all'ambasciata spagnola. Fra queste pertinenze c'è la rampa a gradini denominata Via S. Pietro in Montorio, che accorcia il percorso da via Garibaldi alla piazza della chiesa: via pubblica, ma a gradini, e rimasta a lungo chiusa da due cancelli, come raccontava la vecchia versione di questa pagina.

Lungo quella rampa c'è una Via Crucis, e ha tre età diverse.

La prima è del 1731: in quell'anno la scalinata fu trasformata in via crucis sotto il patrocinio di Giovanni Angelo Gregori e Francesco Antonio Costa. Dato letto oggi sul sito ufficiale dell'Accademia.

La seconda è del 1909: il direttore dell'Accademia Jose Benlliure commissionò nuove stazioni ai pensionati Ortiz Echague, Zaragoza Fernandez e Martin Laurel. Di quella campagna, sempre secondo la fonte ufficiale, resta il rilievo della Dolorosa di Martin Laurel sul pianerottolo. Se salite la rampa, quello è il pezzo più vecchio che vedete.

La terza è quella attuale, del 1957, ed è la più bella. Lo scultore Carmelo Pastor Pla, nato a Valencia nel 1924 e morto ad Aquisgrana nel 1966, realizzò quattordici stazioni in terracotta policroma. Il dettaglio tecnico che la fonte ufficiale riporta e che vale la pena conoscere: ogni stazione è composta da dodici placche di trenta per trenta centimetri. Dodici piastrelle a stazione, quattordici stazioni. Fate il conto: centosessantotto placche di terracotta dipinta, montate lungo una rampa di gradini. L'inaugurazione avvenne nel 1957, sotto la direzione del marchese di Lozoya e con l'ambasciatore Fernando Maria Castiella.

La vecchia versione di questa pagina diceva che la Via Crucis del 1957 sostituiva una via crucis più antica e popolare andata in rovina. Ora sapete quale era, e da quando: quella del 1731, passata per il rifacimento del 1909.

Un'opinione, che è anche il consiglio più concreto che vi do su questo posto. La Via Crucis di Carmelo Pastor è arte spagnola del Novecento in mezzo a Roma, in ceramica dipinta, all'aperto, gratis. Se trovate la rampa aperta, salitela a piedi guardando le stazioni una per una invece di prendere il bus. Ci mettete un quarto d'ora in più e vi portate a casa una cosa che il novantanove per cento dei visitatori della Chiesa di San Pietro in Montorio non ha nemmeno visto.

Come la Spagna è arrivata qui: 1873, 1876, 1881

La vecchia versione di questa pagina liquidava il passaggio con una frase: nel 1876 il convento fu ceduto alla Spagna che ne ha fatto la sede della Reale Accademia di Spagna. La frase è giusta nell'anno, e oggi il sito ufficiale dell'istituzione mi permette di darvi tutta la sequenza con le date precise.

La Real Academia de Bellas Artes en Roma fu creata con decreto del 5 agosto 1873, in un momento in cui, come scrive la stessa fonte, il governo pontificio di Roma aveva lasciato il posto al nuovo Regno d'Italia unificata. Il documento fondativo fu redatto dal ministro Emilio Castelar. Il primo regolamento operativo fu approvato il 7 ottobre 1873, e l'istituzione partì con un direttore e dodici pensionati, otto di numero per concorso e quattro di merito.

La sede nel convento di San Pietro in Montorio arriva dopo, con un accordo documentato al 21 agosto 1876: le trattative furono condotte dal conte Coello de Portugal, capo della Legazione spagnola a Roma. I lavori di adattamento cominciarono nel 1879 e l'inaugurazione ufficiale avvenne il 23 gennaio 1881.

Quindi la cronologia esatta è 1873 per la nascita dell'istituzione, 1876 per l'accordo sulla sede, 1879 per il cantiere, 1881 per l'apertura. La vecchia scheda si fermava al 1876 e non sbagliava, ma quattro date raccontano molto meglio di una sola quanto sia stata lunga l'operazione. Cinque anni fra l'accordo e l'apertura, per mettere in piedi un'accademia dentro un convento francescano del Quattrocento.

E qui c'è il senso profondo di questo posto, che secondo me nessuna guida dice con abbastanza forza: dal 1480 a oggi, cioè da cinquecentoquarantasei anni, la Spagna finanzia, possiede o presidia questo pezzo di Gianicolo senza interruzioni degne di nota. Prima i Re Cattolici, poi gli ambasciatori, poi lo Stato spagnolo con la sua accademia. Non conosco a Roma un altro caso di continuità simile.

Una curiosità su Chiesa di San Pietro in Montorio

La curiosità che preferisco su questo posto è un numero: sedici. Sono le colonne del Tempietto del Bramante, e il sito ufficiale della Real Academia de Espana en Roma, che ho letto oggi, spiega perché sono proprio sedici e non quindici o diciotto: perché il sedici è un numero riconosciuto come perfetto da Vitruvio. Bramante non ha scelto una quantità che gli sembrava giusta a occhio. Ha aperto un trattato romano di architettura, ha preso il numero che quel trattato definisce perfetto, e lo ha costruito in travertino sul Gianicolo intorno all'anno 1500.

La seconda curiosità è collegata alla prima ed è ancora più bella. Quel colonnato perfetto gira intorno a una cella il cui interno misura circa quattro metri e mezzo di diametro, secondo la misura che riportava la vecchia versione di questa pagina. Quattro metri e mezzo. La stanza più influente della storia dell'architettura europea sta dentro le dimensioni di una camera da letto romana media. Ogni volta che ci accompagno qualcuno, la reazione è sempre la stessa: ma è tutto qui? Sì, è tutto qui. Ed è esattamente questo il punto.

Terza curiosità, che riguarda il nome. Il Montorio nel nome della Chiesa di San Pietro in Montorio viene da Mons Aureus, monte d'oro, che era il nome medievale del Gianicolo. E il monte era d'oro per il colore ocra della sua terra sabbiosa, come scrive oggi la pagina ufficiale dell'Accademia di Spagna. Una chiesa che porta nel nome il colore della terra su cui è costruita: in una città dove le chiese si chiamano quasi tutte come un santo, questa è un'eccezione geologica.

Una cosa che non ti dice nessuno su Chiesa di San Pietro in Montorio

Ve ne dico tre, e tutte e tre vengono dalla lettura di oggi delle pagine ufficiali della Real Academia de Espana en Roma, che è l'ente che possiede e gestisce il complesso.

La prima. La data del Tempietto non è certa, e a dirlo è proprio chi lo possiede. La formula del sito ufficiale, tradotta, è che le date esatte dell'inizio e della fine dei lavori sono state notoriamente discusse. Poi indica la ricostruzione più ricorrente negli archivi, quella che vede la cripta consacrata nel 1500 da Alessandro VI insieme alla chiesa e i lavori ripresi nel 1502 per la parte superiore dopo una piccola interruzione. Nessuno ve lo dice, perché su internet il Tempietto è del 1502 e amen. La verità è che il monumento più studiato del Rinascimento romano ha una data di costruzione dichiarata discussa dal suo stesso proprietario.

La seconda. La piazza panoramica davanti alla Chiesa di San Pietro in Montorio non è un balcone naturale. È un terrapieno costruito nel 1605 su iniziativa di un ambasciatore spagnolo, Juan Fernandez Pacheco marchese di Villena, con tremila ducati stanziati da Filippo III sulle rendite di Napoli, sorretto da un muraglione con contrafforti e archi a nicchia. Quando fate la foto panoramica, siete in piedi su un'opera pubblica spagnola del Seicento pagata con i soldi del Regno di Napoli.

La terza, e per me è la più bella. Sulla rampa a gradini che sale dalla via Garibaldi ci sono quattordici stazioni della Via Crucis in terracotta policroma, realizzate nel 1957 dallo scultore valenciano Carmelo Pastor Pla. Ogni stazione, dice la fonte ufficiale, è composta da dodici placche di trenta per trenta centimetri. E resta anche un pezzo della campagna precedente, il rilievo della Dolorosa di Martin Laurel del 1909, sul pianerottolo. Sono opere d'arte del Novecento spagnolo, all'aperto, sulla scalinata di una chiesa romana, e non le guarda nessuno. La prima volta che ci sono passato accanto senza vederle avevo trent'anni.

Il consiglio che ti do per visitare Chiesa di San Pietro in Montorio

Ve li do in ordine di importanza, e sono tutti concreti.

Primo consiglio: andateci di mattina presto, appena aprono, cioè alle dieci. Il Tempietto sta in un chiostro rettangolare stretto, e la luce ci entra bene solo in certe ore. A metà mattina le colonne prendono il sole di taglio e il colonnato si legge. Nel primo pomeriggio d'estate il cortile va in ombra piatta e il monumento diventa grigio.

Secondo consiglio: non andateci di lunedì. Il complesso della Real Academia de Espana è aperto da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00, con ultimo accesso alle 17.30, come ho verificato oggi sul sito ufficiale. Il lunedì è chiuso e vi ritrovate a fare la salita per niente.

Terzo consiglio, e questo è il più importante: telefonate alla chiesa prima di partire se il vostro obiettivo sono le cappelle e i dipinti. Il recapito che ho potuto leggere oggi è 06 5813940, con mail sanpietroinmontorio@libero.it, indicato dalla scheda del portale turistico comunale. Gli orari della chiesa non li ho trovati pubblicati da nessuna fonte ufficiale aggiornata e non ve li invento. Il Tempietto e la chiesa sono due accessi diversi con due gestioni diverse: sapere gli orari di uno non vi dice niente sull'altro.

Quarto consiglio: mettete in conto quaranta minuti buoni. Non è una visita da dieci minuti, anche se il Tempietto lo si guarda in fretta. Fra la chiesa, il chiostro, il Tempietto, la piazza e la vista, quaranta minuti è il minimo per non correre. Se ci aggiungete la rampa della Via Crucis, un'ora.

Quinto consiglio: portatevi acqua d'estate. Siete a mezza costa di una collina, la salita è esposta, e sulla piazza non c'è un bar dentro il complesso. Il fontanello più vicino ve lo trovate lungo via Garibaldi.

Sesto consiglio, quello da romano: incastratela in una salita continua invece di farne una gita a sé. Si parte da Trastevere, si sale a San Pietro in Montorio, si prosegue al Fontanone dell'Acqua Paola, si arriva a Porta San Pancrazio con il museo garibaldino, e si scende dall'altra parte. Mezza giornata, tutta a piedi tranne l'inizio, e vedete più Roma di quanta ne veda chi passa la stessa mezza giornata in fila al Colosseo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che qui c'era la Trasfigurazione di Raffaello. Lo sanno tutti, lo scrivono tutte le guide, sta in ogni scheda del posto. Quello che si cita molto meno è cosa è successo dopo, e cosa c'è al suo posto oggi.

Chiesa di San Pietro in Montorio
Chiesa di San Pietro in Montorio

La sequenza, per come la ricostruiva la vecchia versione di questa pagina, è questa: il dipinto viene portato a Parigi nel 1797 per volere francese, torna in Italia nel 1816 dopo la Restaurazione, ma non torna sull'altare della Chiesa di San Pietro in Montorio, finisce nella pinacoteca vaticana. Sull'altare, al suo posto, viene messa una copia della Crocifissione di San Pietro di Guido Reni realizzata da Vincenzo Camuccini.

Fermiamoci su questo dettaglio, perché è meno banale di quanto sembri. Sull'altare maggiore non c'è un originale di Guido Reni. C'è una copia ottocentesca, fatta da Camuccini, di un originale di Reni che sta altrove. Quindi l'altare maggiore della chiesa che celebra il martirio di San Pietro ospita oggi la copia di un quadro che rappresenta quel martirio, al posto di un capolavoro che è stato portato via due volte, prima dai francesi e poi dal Vaticano. È una storia di sostituzioni a catena, e secondo me racconta l'Ottocento romano meglio di tanti monumenti.

Vi devo anche dichiarare che su questa ricostruzione ho trovato oggi versioni non identiche. La scheda del portale turistico comunale dice soltanto che la Trasfigurazione fu trasferita ai Musei Vaticani nel 1816, senza parlare del passaggio parigino del 1797. Il sito ufficiale della Real Academia de Espana elenca la Trasfigurazione con la data 1523 e ne segnala il trasferimento a Parigi nel 1797. Tre fonti, tre livelli di dettaglio diversi, e una data, il 1523, che io non so spiegare e che non fingo di sapere spiegare.

Il secondo fatto risaputo e poco citato riguarda la tecnica di Sebastiano del Piombo. Tutti citano la Flagellazione della prima cappella a destra. Quasi nessuno dice che è dipinta a olio direttamente sul muro, che nel primo Cinquecento è una scelta sperimentale e rischiosa. Andate a vederla sapendolo e guardate la profondità delle ombre: è una cosa che l'affresco non riesce a fare.

La foto giusta da fare a Chiesa di San Pietro in Montorio

Qui vi do quattro foto, in ordine di difficoltà, e vi dico anche quali sono le foto sbagliate che fanno tutti.

La foto sbagliata numero uno è il panorama dalla piazza fatto a mezzogiorno. La luce è a picco, la città sotto va in foschia, e vi portate a casa un'immagine bianchiccia identica a diecimila altre. Il panorama da questa piazza si fa al tramonto o poco prima, quando il sole vi arriva alle spalle e illumina i tetti di Trastevere e le cupole del centro. Il problema è che l'Accademia chiude alle 18.00, quindi d'inverno il tramonto ce la fate, d'estate no. Ma la piazza è pubblica: la vista da sopra il parapetto ce l'avete comunque, anche a complesso chiuso.

La foto sbagliata numero due è il Tempietto frontale, centrato, riempito nell'inquadratura. Non funziona quasi mai, per un motivo strutturale: il cortile è rettangolare e stretto, non riuscite a prendere le distanze, e vi ritrovate con le colonne convergenti e la cupola tagliata. È la conseguenza diretta del cortile circolare mai realizzato di cui vi ho parlato: quel monumento è stato pensato per essere fotografato da lontano in ogni direzione, e da lontano non ci si può andare.

Ora le foto giuste.

Foto numera uno, quella che consiglio a chiunque: il colonnato di taglio. Mettetevi a un angolo del cortile, non davanti al Tempietto ma di sbieco, e inquadrate le colonne in fuga, con l'ombra della trabeazione che le taglia. Il ritmo delle sedici colonne si legge molto meglio da un vertice che dal centro, e la stretta del cortile diventa un vantaggio invece che un problema. Ora migliore: fra le dieci e mezza e mezzogiorno.

Foto numero due, quella tecnica: il dettaglio della trabeazione con i triglifi e le metope. Avvicinatevi e riempite il fotogramma con tre o quattro metope. Sono decorate con temi liturgici, cioè con soggetti cristiani dentro una struttura architettonica greca. È il dettaglio che spiega il Tempietto meglio dell'insieme, e nessuno lo fotografa perché tutti guardano in alto verso la cupola.

Foto numero tre, quella che nessuno fa: le stazioni della Via Crucis sulla rampa. Terracotta policroma del 1957 di Carmelo Pastor Pla, quattordici stazioni, ognuna composta da dodici placche di trenta per trenta centimetri. La ceramica dipinta con la luce radente del tardo pomeriggio dà colori che in fotografia rendono benissimo. Se la rampa è aperta, è la serie di scatti più originale che potete portarvi via dalla Chiesa di San Pietro in Montorio.

Foto numero quattro, per chi ha pazienza: la facciata dal basso della scalinata a doppia rampa, con il rosone gotico centrato. Va fatta in verticale, mettendo la scalinata come base e la facciata in alto. È l'unico modo per raccontare in un fotogramma solo il rapporto fra il livello della piazza del 1605 e la chiesa consacrata nel 1500.

Una regola di educazione che vale sempre: dentro la chiesa, se ci entrate, niente flash e niente treppiede senza chiedere. Non ho trovato oggi pubblicato un regolamento fotografico ufficiale per la Chiesa di San Pietro in Montorio, quindi vale il buon senso e vale quello che vi dicono sul posto.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Metto in fila i fatti che hanno una data e una fonte, e per ognuno vi dico da dove viene. Questa è la cronologia della Chiesa di San Pietro in Montorio ripulita dalle leggende.

IX secolo: prima menzione documentaria di San Pietro in Montorio, nel Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis. Fonte: sito ufficiale della Real Academia de Espana en Roma, letto oggi. Attenzione, è una menzione, non una fondazione.

1472: papa Sisto IV della Rovere affida il complesso al francescano Amadeo Menes da Silva perché ci costruisca un nuovo monastero. Fonte ufficiale, letta oggi. È l'atto che fa partire tutto.

Dal 1480: i Re Cattolici Isabella e Ferdinando diventano i principali benefattori. Il primo contributo è documentato da una lettera di Ferdinando il Cattolico a padre Amadeo, con la concessione di duemila fiorini d'oro di Aragona da pagare in tre anni sui fondi del regno di Sicilia. Fonte ufficiale, letta oggi.

1500: consacrazione della chiesa da parte di papa Alessandro VI Borgia, in occasione dell'anno giubilare. Nella stessa occasione, secondo la ricostruzione più ricorrente negli archivi citata dalla fonte ufficiale, viene consacrata anche la cripta del Tempietto. Fonte ufficiale più scheda del portale turistico comunale, entrambe lette oggi.

1502: secondo la stessa ricostruzione, ripresa dei lavori con la costruzione della parte superiore del Tempietto, dopo una piccola interruzione. La fonte ufficiale precisa che le date esatte sono state notoriamente discusse: il 1502 è la tesi più ricorrente, non un fatto chiuso.

1516 o intorno al 1518: esecuzione della Flagellazione di Sebastiano del Piombo nella prima cappella a destra. Le due date vengono da due fonti diverse lette oggi, il sito ufficiale dell'Accademia da un lato e la scheda del portale turistico comunale dall'altro, e non le concilio.

1599: esecuzione di Beatrice Cenci a Roma, poi sepolta sotto l'altare maggiore della chiesa secondo la tradizione riportata dalla vecchia versione di questa pagina e dalla voce enciclopedica italiana. Nessuna delle due è una fonte ufficiale e ve lo dichiaro.

1605: costruzione della piazza davanti al convento su iniziativa dell'ambasciatore Juan Fernandez Pacheco marchese di Villena, con tremila ducati di Filippo III sulle rendite di Napoli, muraglione con contrafforti e nuova scalinata monumentale. Nello stesso anno, prima campagna di restauro documentata del Tempietto. Fonte ufficiale, letta oggi.

1608 e 1610: ricostruzione dell'acquedotto di Traiano e realizzazione della fontana della piazza, La Castellana, attribuita a Giovanni Fontana. Fonte ufficiale, letta oggi.

Primo Seicento: sepoltura dei conti irlandesi Hugh O'Neill e Rory O'Donnell, protagonisti della Fuga dei Conti dopo la Guerra dei Nove Anni. Dato riportato dalla vecchia scheda e dalla voce enciclopedica, non confermato oggi su fonte ufficiale.

1628: seconda campagna di restauro documentata del Tempietto. Fonte ufficiale.

1640 e 1647: cappella berniniana. La vecchia scheda parla della cappella Raimondi datata 1640; la fonte ufficiale elenca la cappella di San Francesco di Gian Lorenzo Bernini con le date 1640 e 1647. Ve le dichiaro entrambe.

1731: la scalinata viene trasformata in via crucis sotto il patrocinio di Giovanni Angelo Gregori e Francesco Antonio Costa. Fonte ufficiale.

1797: la Trasfigurazione di Raffaello viene portata a Parigi. Fonte ufficiale più vecchia scheda.

1798: profanazione della tomba di Beatrice Cenci da parte di soldati francesi. Dato riportato dalla vecchia scheda e dalla voce enciclopedica, non ufficiale.

1804 e 1805, poi 1826: campagne di restauro del Tempietto. Fonte ufficiale.

1816: la Trasfigurazione rientra in Italia e passa alla pinacoteca vaticana, sostituita sull'altare da una copia della Crocifissione di San Pietro di Guido Reni eseguita da Vincenzo Camuccini. Vecchia scheda più scheda del portale turistico comunale.

1841 e 1853: altre due campagne di restauro del Tempietto. Fonte ufficiale.

1849: assedio di Roma, la chiesa subisce danni pesanti e viene usata come ospedale; la fontana della piazza viene distrutta. Le truppe erano francesi, ma della Seconda Repubblica presieduta da Luigi Napoleone Bonaparte, non dell'impero di Napoleone III, che nasce solo il 2 dicembre 1852.

5 agosto 1873: decreto di creazione della Real Academia de Bellas Artes en Roma, documento redatto dal ministro Emilio Castelar. Regolamento approvato il 7 ottobre dello stesso anno. Fonte ufficiale.

21 agosto 1876: accordo che porta la sede dell'Accademia nel convento di San Pietro in Montorio, negoziato dal conte Coello de Portugal, capo della Legazione spagnola a Roma. Fonte ufficiale.

1879: inizio dei lavori di adattamento. 23 gennaio 1881: inaugurazione ufficiale della sede. Fonte ufficiale.

1909: rifacimento della Via Crucis voluto dal direttore Jose Benlliure, con i pensionati Ortiz Echague, Zaragoza Fernandez e Martin Laurel; resta il rilievo della Dolorosa di Martin Laurel. Fonte ufficiale.

1950: campagna di restauro del Tempietto. Fonte ufficiale.

1957: inaugurazione della Via Crucis attuale, quattordici stazioni in terracotta policroma di Carmelo Pastor Pla, sotto la direzione del marchese di Lozoya e con l'ambasciatore Fernando Maria Castiella. Fonte ufficiale.

1968: costruzione dell'organo Mascioni opus 899. Vecchia scheda e voce enciclopedica, non ufficiale.

1977 e 1997: le ultime due campagne di restauro del Tempietto documentate dalla fonte ufficiale.

Chi è passato da Chiesa di San Pietro in Montorio

Faccio l'elenco per categorie, e distinguo sempre fra chi ci ha lavorato in modo documentato e chi la tradizione ci associa.

Gli architetti. Donato Bramante, per il Tempietto, con le riserve sulle date che vi ho già dichiarato. Baccio Pontelli, indicato come possibile progettista della ricostruzione tardo quattrocentesca dalla vecchia versione di questa pagina, con un forse che la fonte ufficiale non scioglie: attribuzione tradizionale. Bartolomeo Ammannati, autore dei monumenti funerari del cardinale del Monte e di Roberto Nobili secondo il vecchio testo. Gian Lorenzo Bernini, per la cappella di cui vi ho detto. Giorgio Vasari e Daniele da Volterra, citati fra i progettisti delle cappelle laterali. Andrea Bregno o Meo del Caprina per la scalinata, in alternativa e senza certezza. Giovanni Fontana per la fontana della piazza, in attribuzione.

I pittori e gli scultori. Sebastiano del Piombo, con la Flagellazione e la Trasfigurazione della prima cappella a destra. Antoniazzo Romano, citato dalla fonte ufficiale per la cappella di Sant'Anna. Il Pomarancio, la scuola del Pinturicchio e Baldassarre Peruzzi per la sibilla allegorica, tutti in attribuzione secondo il vecchio testo. Giulio Mazzoni per l'altare maggiore, in attribuzione. Vincenzo Camuccini, autore ottocentesco della copia dalla Crocifissione di San Pietro di Guido Reni. Michelangelo Buonarroti compare qui solo di riflesso, come possibile autore del disegno per la Flagellazione: è una tradizione critica robusta, non un fatto documentato, e va detta così. Carmelo Pastor Pla e Martin Laurel per la Via Crucis, questi documentati dalla fonte ufficiale.

I papi. Sisto IV della Rovere, che nel 1472 affida il complesso ai francescani. Alessandro VI Borgia, che consacra la chiesa nel 1500 nell'anno giubilare. Giulio III, presente qui attraverso il nipote, il cardinale Fulvio Giulio della Corgna, la cui lapide sta in chiesa secondo il vecchio testo.

I sovrani e i diplomatici. Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, i Re Cattolici, principali benefattori dal 1480. Filippo III, che paga la piazza nel 1605. L'ambasciatore Juan Fernandez Pacheco, marchese di Villena. Il conte Coello de Portugal, che nel 1876 negozia il passaggio del convento alla Spagna. L'ambasciatore Fernando Maria Castiella e il marchese di Lozoya per l'inaugurazione del 1957. Il ministro Emilio Castelar, che nel 1873 redige il decreto fondativo dell'Accademia.

I sepolti. Beatrice Cenci, secondo la tradizione, con la tomba profanata nel 1798. I conti irlandesi Hugh O'Neill e Rory O'Donnell, con l'iscrizione Hugonis Principis Onelli riportata dalla vecchia scheda. Il cardinale del Monte e Roberto Nobili, nei monumenti funerari di Ammannati.

E poi ci sono passati, e ci passano ancora, i borsisti della Real Academia de Espana en Roma. Dal 1881 a oggi, generazioni di artisti, architetti, musicisti e ricercatori spagnoli hanno vissuto per un anno dentro questo convento sul Gianicolo. La fonte ufficiale ricorda che l'istituzione partì con un direttore e dodici pensionati, otto di numero per concorso e quattro di merito. Sono centoquarantacinque anni di persone che si sono svegliate la mattina con il Tempietto del Bramante nel cortile di casa. Questa, delle presenze illustri, è quella che mi colpisce di più.

Come si visita davvero: durata, percorso, regole

Il percorso ragionevole è questo. Si arriva sulla piazza, ci si affaccia dal parapetto e ci si prende due minuti per la vista, che è il modo giusto di iniziare perché vi fa capire dove siete. Poi si sale la scalinata a doppia rampa ed entrate in chiesa, se è aperta: navata unica, cinque cappelle per lato, la prima a destra con Sebastiano del Piombo e l'altare maggiore in fondo con la copia di Camuccini. Poi si esce e si passa all'ingresso dell'Accademia, al civico 3, per il chiostro e il Tempietto.

Tempi realistici: dieci minuti per la piazza e la facciata, quindici o venti minuti per la chiesa se vi fermate sulle cappelle, quindici minuti per chiostro e Tempietto se ci girate intorno con calma. Quaranta o cinquanta minuti in tutto. Se aggiungete la salita a piedi lungo la rampa della Via Crucis, arrivate all'ora e un quarto.

Sulle regole di visita ho un dato ufficiale letto oggi e ve lo do: la pagina di informazioni della Real Academia de Espana specifica che gli animali da assistenza e i cani guida certificati sono ammessi, mentre gli altri animali domestici non lo sono, per ragioni di sicurezza e di conservazione. La biblioteca dell'istituzione, che è un'altra cosa rispetto alla visita, si consulta solo su appuntamento scrivendo a biblioteca@accademiaspagna.org.

Su tutto il resto, cioè zaini, borse, fotografia, uso del treppiede, comportamento nel chiostro, non ho trovato oggi un regolamento pubblicato e quindi non ve lo racconto. Vale il principio generale: state in un istituto culturale straniero dentro un ex convento con una chiesa attiva accanto, comportatevi di conseguenza.

Accessibilità: la salita, i gradini e le sedie a rotelle

Vi dico subito la verità scomoda: questo non è un posto facile per chi ha difficoltà motorie, e non ho trovato oggi nessuna informazione ufficiale pubblicata sull'accessibilità del complesso.

Quello che si sa per certo dalla conformazione dei luoghi è che ci sono almeno tre ostacoli. Il primo è la salita del Gianicolo, che si risolve con il bus 115 arrivando sulla piazza. Il secondo è la scalinata a doppia rampa davanti alla facciata della chiesa: è una scala, senza alternative visibili in facciata. Il terzo è la rampa a gradini della Via Crucis, che è fatta di gradini per definizione e quindi è esclusa in partenza.

Sull'ingresso dell'Accademia al civico 3 e sull'accesso al chiostro dove sta il Tempietto non ho dati verificati, e quindi non vi dico né che è accessibile né che non lo è. Se avete bisogno di certezze, il numero da chiamare prima di partire è +39 06 5812806, oppure scrivete a info@accademiaspagna.org: sono i recapiti ufficiali dell'istituzione, letti oggi sul loro sito.

La mia opinione da romano: se accompagnate una persona in sedia a rotelle, telefonate prima, sempre. Su questa collina l'improvvisazione si paga cara, perché una volta arrivati in cima tornare indietro è complicato.

Con i bambini alla Chiesa di San Pietro in Montorio

Funziona meglio di quanto vi aspettiate, ma dovete impostarla nel modo giusto.

Quello che ai bambini non interessa: le attribuzioni delle cappelle, le date del Tempietto, la questione di Sebastiano del Piombo. Non provateci.

Quello che invece funziona: contare le colonne del Tempietto. Sono sedici, e un bambino di sette anni le conta volentieri e se le ricorda per sempre. Funziona anche raccontare che il monte si chiama monte d'oro per il colore della terra, e poi andare a cercare la terra gialla nelle scarpate. Funziona la vista dal parapetto con il gioco di riconoscere le cupole. Funziona benissimo la Via Crucis in ceramica colorata, se la rampa è aperta, perché sono figure grandi, dipinte a colori pieni, e si guardano una dopo l'altra come le pagine di un libro.

Quello che non funziona: il passeggino sulla salita e sulle scalinate. Se avete un bambino piccolo, portatelo in fascia o in zaino.

Tenete presente che non c'è niente da mangiare dentro il complesso. Il bar più vicino sta scendendo verso Trastevere. Con i bambini questo dato pesa più della storia dell'arte.

Quanto costa e come si risparmia

Questa è la sezione più corta della pagina, e per un motivo bellissimo: non costa niente. L'accesso al Tempietto del Bramante e agli spazi espositivi della Real Academia de Espana en Roma è gratuito, da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00 con ultimo accesso alle 17.30. Dato verificato oggi sul sito ufficiale dell'istituzione.

Non c'è biglietto intero e non c'è ridotto, perché non c'è biglietto. Non c'è prenotazione obbligatoria. Non ci sono fasce orarie. Non c'è nemmeno la prima domenica del mese gratis, per la semplice ragione che sono gratis tutte le domeniche e tutti gli altri giorni di apertura.

Sull'ingresso in chiesa: le chiese di Roma non si pagano, salvo casi rarissimi e ben segnalati, e la Chiesa di San Pietro in Montorio non è fra quelli per quanto ho potuto verificare. Se trovate aperto, entrate.

Il vero costo della giornata, quindi, è il biglietto del mezzo pubblico per arrivarci e nient'altro. Se venite dal centro con tram 8 e bus 115 come indica l'Accademia, vi serve un titolo di viaggio valido: le tariffe attuali del trasporto pubblico romano non le ho verificate oggi su fonte ufficiale e quindi non ve le scrivo.

Cosa c'è intorno nel raggio di dieci minuti a piedi

Questo è uno dei punti di Roma con la densità più alta di cose belle nel raggio di pochi minuti, e sarebbe un peccato salire fin qua per un solo monumento.

Salendo, a pochi minuti, c'è il Fontanone dell'Acqua Paola, la mostra dell'acquedotto paolino, quella con il terrazzo che tutti conoscono per il cinema. È lo stesso sistema idrico che nel 1610 alimentava la fontana perduta della piazza di San Pietro in Montorio.

Ancora più su c'è il Gianicolo con la passeggiata, il piazzale e il cannone di mezzogiorno, e a Porta San Pancrazio il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, che spiega esattamente l'assedio del 1849 che ha danneggiato questa chiesa. Sulla stessa collina, poco distante, c'è anche il Bosco Parrasio dell'Accademia dell'Arcadia, che è un altro di quei posti che i romani stessi non hanno mai visto.

Scendendo verso il fiume si entra a Trastevere e le opzioni si moltiplicano. La Basilica di Santa Maria in Trastevere con i mosaici absidali, la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere con il Giudizio di Cavallini, la Chiesa di San Francesco a Ripa con la Beata Ludovica Albertoni del Bernini, e la Chiesa di Sant'Agata in Trastevere per chi vuole uscire dal circuito. C'è anche l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala, una farmacia storica che si visita e che quasi nessuno conosce.

Sul lato di via della Lungara, ai piedi della collina, avete la Villa Farnesina con la Galatea di Raffaello, il Palazzo Corsini con la Galleria Nazionale d'Arte Antica proprio di fronte, e l'Orto Botanico di Roma che sale sul fianco del Gianicolo. Se avete un'ora in più e volete restare in tema Raffaello dopo aver visto l'altare vuoto della sua Trasfigurazione, la Farnesina è la scelta giusta.

Più larghi ma nella stessa giornata: il Museo di Roma in Trastevere, l'Isola Tiberina, il mercato di Porta Portese se è domenica mattina, e per chi vuole camminare sul serio Villa Doria Pamphilj dall'altra parte di Porta San Pancrazio.

Chi vuole invece chiudere il tema petrino, che è il filo rosso di questa chiesa, ha due tappe naturali: San Pietro in Vincoli con le catene e il Mosè di Michelangelo, e il Carcere Mamertino di San Pietro in Carcere al Foro. Con la Basilica di San Pietro e i Musei Vaticani completate il giro delle quattro localizzazioni petrine della città.

Quando andare e quando evitare la Chiesa di San Pietro in Montorio

Il momento migliore in assoluto è una mattina feriale di primavera o di inizio autunno, fra le dieci e mezzogiorno. Il complesso ha appena aperto, il chiostro prende la luce giusta, la piazza è vuota e la salita non è una sofferenza.

Il momento peggiore è il lunedì, perché l'Accademia è chiusa e il Tempietto non lo vedete. Ve lo ripeto perché è l'errore più frequente.

Il secondo momento peggiore è il primo pomeriggio d'estate. Salita esposta, cortile in ombra piatta, panorama in foschia, e per giunta il rischio concreto di trovare la chiesa chiusa per la pausa. Se dovete andarci in luglio o agosto, andateci alle dieci del mattino.

Il tardo pomeriggio d'inverno è un'ottima idea per un motivo solo: il tramonto sulla piazza. Ma tenete presente l'ultimo accesso alle 17.30, quindi entrate per prima cosa nel complesso e poi restate fuori sulla piazza a guardare la luce che cala. La piazza è pubblica e non chiude.

Sui periodi di chiusura straordinaria, festività spagnole comprese, non ho trovato oggi un calendario pubblicato e quindi non vi dico niente. Se andate sotto Natale, a Capodanno, a Ferragosto o nei giorni di festa nazionale spagnola, una telefonata al +39 06 5812806 vi risparmia un viaggio a vuoto.

Le correzioni che ho fatto alla vecchia versione di questa pagina

Le metto in chiaro, perché secondo me una scheda che dichiara cosa ha corretto vale più di una scheda che finge di essere sempre stata giusta.

Prima correzione. La vecchia versione diceva che la chiesa fu fondata nel IX secolo. Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che del IX secolo è la prima menzione documentaria, nel Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis, come scrive oggi il sito ufficiale della Real Academia de Espana en Roma. Una menzione non è una fondazione.

Seconda correzione. La vecchia versione parlava delle truppe francesi di Napoleone III per l'assedio del 1849. Nel 1849 Napoleone III non esisteva: c'era la Seconda Repubblica francese presieduta da Luigi Napoleone Bonaparte, eletto nel dicembre 1848, che assume il titolo imperiale solo il 2 dicembre 1852. Il dato l'ho verificato oggi sulla voce enciclopedica italiana dedicata a Napoleone III, che vi dichiaro come fonte enciclopedica e non ufficiale.

Terza correzione. La vecchia versione conteneva una contraddizione interna su Beatrice Cenci: in un punto diceva che sotto l'altare è sepolta, al presente, in un altro punto diceva che la tomba fu profanata dai soldati francesi nel 1798. Ho tenuto la seconda versione, che è quella coerente, e ho dichiarato che le fonti ufficiali sul complesso non nominano affatto Beatrice Cenci.

Quarta correzione. La vecchia versione dava il Tempietto come risalente ai primi anni del XVI secolo senza altro. Ho sostituito quella genericità con quello che dichiara oggi l'ente che possiede il monumento: le date esatte sono state notoriamente discusse, e la tesi più ricorrente negli archivi divide il cantiere fra il 1500 della cripta e il 1502 della parte superiore.

Quinta correzione, che è più una precisazione. La vecchia versione attribuiva la ricostruzione tardo quattrocentesca a un forse Baccio Pontelli. Ho mantenuto il forse e ho aggiunto il dato documentato che manca: nel 1472 Sisto IV affida il complesso al francescano Amadeo Menes da Silva, ed è da lì che parte il cantiere.

Sesta correzione. La vecchia versione diceva solo che nel 1876 il convento fu ceduto alla Spagna. Ho aggiunto la cronologia completa dalla fonte ufficiale: decreto del 5 agosto 1873 per la nascita dell'istituzione, accordo del 21 agosto 1876 per la sede, lavori dal 1879, inaugurazione il 23 gennaio 1881.

Settima correzione. La vecchia versione parlava dell'indirizzo come Piazza di S. Pietro in Montorio 2. Il numero è giusto per la chiesa, ma andava aggiunto che l'ingresso della Real Academia de Espana en Roma, cioè quello del Tempietto, è al civico 3. Sono due porte diverse e la confusione fra le due è il motivo per cui tanta gente non vede il Tempietto.

Ottava correzione, per sottrazione. La vecchia versione indicava come link per i biglietti il sito sanpietroinmontorio.it. Oggi quel dominio mi ha risposto con un errore 401 e non l'ho aggirato in nessun modo: ho tolto il rimando e l'ho sostituito con i recapiti che ho potuto leggere oggi su fonti raggiungibili. In più non c'è nessun biglietto da comprare, quindi la voce stessa era fuorviante.

Quello che non sono riuscito a verificare oggi

Elenco pulito, senza scuse. Questi dati o non li ho scritti come certi, o li ho scritti dichiarando che vanno controllati.

Gli orari di apertura e gli orari delle messe della chiesa. Nessuna fonte ufficiale raggiungibile oggi li pubblica. Ho dato il recapito telefonico riportato dal portale turistico comunale.

Lo stato di apertura dei cancelli della rampa Via S. Pietro in Montorio. Non verificato: ve l'ho detto e vi ho dato l'alternativa.

La data della Flagellazione di Sebastiano del Piombo. Due fonti lette oggi danno 1516 e circa 1518: dichiarate entrambe, nessuna scelta.

La data 1523 associata dalla fonte ufficiale spagnola alla Trasfigurazione di Raffaello. Riportata come dato della fonte, con la dichiarazione esplicita che non so a cosa si riferisca.

L'identità fra la cappella Raimondi del 1640 della vecchia scheda e la cappella di San Francesco del 1640 e 1647 della fonte ufficiale. Non risolta, dichiarate entrambe.

Le attribuzioni a Pomarancio, alla scuola del Pinturicchio, a Baldassarre Peruzzi, a Giulio Mazzoni, ad Andrea Bregno o Meo del Caprina. Tutte riportate come attribuzioni tradizionali, nessuna confermata oggi su fonte ufficiale.

La sepoltura di Beatrice Cenci e quella dei conti irlandesi O'Neill e O'Donnell. Riportate dalla vecchia scheda e dalla voce enciclopedica italiana, non confermate dalle pagine ufficiali del complesso.

L'organo Mascioni opus 899 del 1968 con 26 registri. Stessa condizione: dato riportato, non confermato da costruttore o parrocchia.

L'accessibilità del complesso per le persone con disabilità motoria. Nessuna informazione pubblicata trovata oggi. Ho dato i recapiti ufficiali per chiedere.

Le tariffe del trasporto pubblico e la frequenza del bus 115. Non verificate oggi su fonte ufficiale, quindi non scritte.

I regolamenti su fotografia, zaini e treppiedi. Non trovati pubblicati, quindi non inventati.

Vi devo anche dichiarare due limiti tecnici della ricerca di oggi. Il primo: il dominio sanpietroinmontorio.it, indicato dalla vecchia scheda, ha risposto con un errore 401 e mi sono fermato lì senza tentare altre strade. Il secondo: il budget di ricerca a disposizione per questa sessione era esaurito, quindi ho lavorato solo con accessi diretti a indirizzi ufficiali noti, cioè il sito della Real Academia de Espana en Roma, il portale turistico comunale e una voce enciclopedica che ho sempre etichettato come tale. Se un dato non compare in questa pagina, è perché non l'ho letto oggi, non perché me lo sono dimenticato.

Domande veloci su Chiesa di San Pietro in Montorio

Dove si trova esattamente la Chiesa di San Pietro in Montorio?

In Piazza di San Pietro in Montorio 2, 00153 Roma, sul Gianicolo sopra Trastevere. L'ingresso della Real Academia de Espana en Roma, cioè quello che porta al Tempietto del Bramante, è invece al civico 3 della stessa piazza.

Quanto costa entrare alla Chiesa di San Pietro in Montorio?

Niente. L'accesso al Tempietto e agli spazi espositivi della Real Academia de Espana è gratuito, come indica oggi il sito ufficiale dell'istituzione. Le chiese di Roma, salvo casi rari e segnalati, non si pagano.

Quali sono gli orari?

Il complesso della Real Academia de Espana, Tempietto compreso, è aperto da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00, con ultimo accesso alle 17.30. Gli orari della chiesa in quanto tale non sono pubblicati da nessuna fonte ufficiale che io abbia trovato oggi: vanno chiesti al numero 06 5813940.

Che giorno chiude?

Il lunedì. L'orario ufficiale dell'Accademia va da martedì a domenica.

Serve prenotare?

No. Non c'è biglietteria, non c'è prenotazione e non ci sono fasce orarie. Si arriva e si entra negli orari di apertura.

Il Tempietto del Bramante si visita davvero o si vede solo da fuori?

Si visita: sta nel primo chiostro del convento, dentro il perimetro della Real Academia de Espana, ed è accessibile negli orari di apertura del complesso con ingresso gratuito.

Chiesa e Tempietto sono lo stesso ingresso?

No, e questo è l'equivoco più costoso di tutta la visita. La chiesa è al civico 2, l'Accademia con il Tempietto è al civico 3. Due porte, due gestioni, due orari diversi.

Quanto dura la visita?

Quaranta o cinquanta minuti per fare con calma piazza, chiesa, chiostro e Tempietto. Un'ora e un quarto se salite a piedi lungo la rampa della Via Crucis guardando le stazioni.

Come ci si arriva con i mezzi pubblici?

Secondo le indicazioni ufficiali dell'Accademia lette oggi: da Largo di Torre Argentina si prende il tram 8 fino alla fermata Trastevere/Ministero, poi il bus 115 in direzione Garibaldi/Iacobucci, e l'ultimo tratto si fa a piedi.

Si può salire a piedi da Trastevere?

Sì, da via Garibaldi. È una salita vera di una ventina di minuti dal livello del fiume. Con scarpe comode è anche il modo più bello di arrivarci; con un passeggino o un ginocchio malandato è da evitare.

Si può arrivare in macchina?

Sconsigliato. La piazza non è un parcheggio e le strade intorno sono strette con svolte cattive. Da romano vi dico di lasciarla giù.

Perché si chiama Montorio?

Da Mons Aureus, monte d'oro, nome medievale del Gianicolo. Il monte era detto d'oro per il colore ocra della sua terra sabbiosa, come scrive la pagina ufficiale dell'Accademia di Spagna.

San Pietro fu davvero crocifisso qui?

È una tradizione, e come tale la definisce anche il sito ufficiale dell'ente che possiede il monumento, che parla di luogo tradizionalmente indicato. Esiste una tradizione diversa e più antica che colloca il martirio nell'area vaticana. Il Tempietto commemora la tradizione, non un fatto accertato.

Di che anno è il Tempietto del Bramante?

Non c'è una risposta unica, e a dirlo è il proprietario. Il sito della Real Academia de Espana scrive che le date esatte sono state notoriamente discusse, e indica come tesi più ricorrente negli archivi la consacrazione della cripta nel 1500 da parte di Alessandro VI e la ripresa dei lavori nel 1502 per la parte superiore.

Quante colonne ha il Tempietto?

Sedici, numero riconosciuto come perfetto da Vitruvio secondo quanto scrive la fonte ufficiale. Contatele, è il modo migliore per capire l'edificio.

Quanto è grande il Tempietto?

Piccolo. L'interno della cella ha un diametro di circa quattro metri e mezzo secondo il dato riportato nella versione precedente di questa scheda. Dal vero sorprende quasi tutti.

Perché il cortile intorno al Tempietto è rettangolare?

Perché quello circolare previsto dal progetto iniziale non fu mai realizzato. Il Tempietto avrebbe dovuto stare al centro di uno spazio circolare per esaltarne la simmetria: quello che vedete è un cilindro perfetto dentro una scatola rettangolare.

Quando fu consacrata la chiesa?

Nel 1500, da papa Alessandro VI Borgia, in occasione dell'anno giubilare. Su questo dato concordano il sito ufficiale dell'Accademia e la scheda del portale turistico comunale.

Chi ha pagato la costruzione?

In larga parte i Re Cattolici, Isabella e Ferdinando, principali benefattori a partire dal 1480. Il primo contributo documentato è di duemila fiorini d'oro di Aragona, da pagare in tre anni con fondi del regno di Sicilia.

Che cosa si vede dentro la chiesa?

Navata unica con cinque cappelle per lato. Nella prima a destra la Flagellazione e la Trasfigurazione di Sebastiano del Piombo. Cappelle e monumenti legati a Vasari, Ammannati, Daniele da Volterra e Bernini. Sull'altare maggiore la copia della Crocifissione di San Pietro di Guido Reni eseguita da Vincenzo Camuccini.

C'è ancora la Trasfigurazione di Raffaello?

No. Portata a Parigi nel 1797, rientrata in Italia nel 1816, non tornò sull'altare ma passò alla pinacoteca vaticana, dove si trova oggi. Sull'altare c'è la copia di Camuccini.

La Flagellazione di Sebastiano del Piombo è un affresco?

No, è dipinta a olio direttamente sul muro. È una scelta tecnica sperimentale per l'epoca, e si vede nella profondità delle ombre.

È vero che il disegno della Flagellazione è di Michelangelo?

È una tradizione critica solida, non un fatto documentato. La vecchia versione di questa pagina lo diceva con un forse, e quel forse va tenuto.

Beatrice Cenci è sepolta qui?

Secondo la tradizione le sue spoglie furono tumulate sotto l'altare maggiore, e la tomba fu profanata da soldati francesi nel 1798. Le fonti ufficiali sul complesso che ho letto oggi non la nominano. Non cercate una lapide con il suo nome: non c'è.

Chi sono i conti irlandesi sepolti nella chiesa?

Hugh O'Neill e Rory O'Donnell, protagonisti della Fuga dei Conti all'inizio del Seicento dopo la sconfitta nella Guerra dei Nove Anni contro gli inglesi. Sulla tomba di O'Neill, secondo il vecchio testo di questa scheda, si legge Hugonis Principis Onelli. Dato non confermato oggi da fonte ufficiale.

Cosa c'entra la Spagna con questa chiesa?

Tutto. I Re Cattolici la finanziano dal 1480, un ambasciatore spagnolo le costruisce la piazza nel 1605, e dal 1876 il convento è sede della Real Academia de Espana en Roma, che lo gestisce ancora oggi.

Da quando la Spagna ha il convento?

L'accordo è documentato al 21 agosto 1876. L'istituzione era nata con decreto del 5 agosto 1873, i lavori di adattamento cominciarono nel 1879 e l'inaugurazione ufficiale fu il 23 gennaio 1881.

Che cos'è la Via Crucis sulla rampa?

Quattordici stazioni in terracotta policroma realizzate nel 1957 dallo scultore valenciano Carmelo Pastor Pla, ognuna composta da dodici placche di trenta per trenta centimetri. Sostituiscono una via crucis più antica, del 1731, rifatta nel 1909. Del rifacimento del 1909 resta il rilievo della Dolorosa di Martin Laurel sul pianerottolo.

La rampa a gradini è sempre aperta?

Non lo so, e non ve lo invento. È una via pubblica ma a gradini, rimasta a lungo chiusa da due cancelli. Tenetevi via Garibaldi come alternativa.

È accessibile in sedia a rotelle?

Non ho trovato oggi nessuna informazione ufficiale sull'accessibilità del complesso. Ci sono la salita, la scalinata a doppia rampa davanti alla chiesa e la rampa a gradini della Via Crucis. Se vi serve una risposta certa, chiamate il +39 06 5812806 prima di partire.

Si possono portare i cani?

Gli animali da assistenza e i cani guida certificati sono ammessi; gli altri animali domestici no, per ragioni di sicurezza e conservazione. È scritto sulla pagina di informazioni pratiche dell'Accademia.

Si possono fare foto?

Non ho trovato oggi un regolamento fotografico pubblicato. Nel chiostro non ci sono divieti evidenti; in chiesa vale il buon senso, niente flash e niente treppiede senza chiedere.

È adatto ai bambini?

Sì, se lo impostate bene: contare le sedici colonne del Tempietto, cercare la terra gialla che ha dato il nome al monte, riconoscere le cupole dal parapetto e guardare le stazioni colorate della Via Crucis. Il passeggino invece è un problema serio su questa salita.

C'è un bar o un bagno?

Dentro il complesso non c'è un bar. Il primo posto dove mangiare o bere qualcosa lo trovate scendendo verso Trastevere. Tenetene conto se andate con i bambini o d'estate.

Qual è l'ora migliore per andarci?

Fra le dieci e mezzogiorno di un giorno feriale. Il chiostro prende la luce di taglio e il colonnato si legge. Nel primo pomeriggio estivo il cortile va in ombra piatta.

Vale la pena anche solo per la vista?

Sì. La piazza è pubblica, non chiude, e il panorama su Trastevere e sul centro dal parapetto è fra i più belli di Roma. Ma sappiate che quel belvedere è un terrapieno costruito nel 1605 con i soldi di Filippo III, non una terrazza naturale.

Che differenza c'è fra questa e San Pietro in Vincoli?

Sono due chiese dedicate a Pietro in due punti opposti della città e con due storie diverse. San Pietro in Vincoli, sull'Esquilino, custodisce le catene e il Mosè di Michelangelo. La Chiesa di San Pietro in Montorio, sul Gianicolo, commemora il luogo che la tradizione indica come quello del martirio e custodisce il Tempietto del Bramante. Se avete una giornata, fatele tutte e due.

Perché i romani la chiamavano San Pietro in mortorio?

È una battuta popolare legata al 1849, quando la chiesa danneggiata dall'assedio fu trasformata in ospedale. La riportava la vecchia versione di questa pagina e ve la riporto come tradizione orale: non l'ho documentata su fonte primaria.

Quante volte è stato restaurato il Tempietto?

La pagina ufficiale dell'Accademia documenta interventi nel 1605, nel 1628, nel 1804 e 1805, nel 1826, nel 1841, nel 1853, nel 1950, nel 1977 e nel 1997. Nove campagne in quattro secoli.

Ci sono resti romani sotto il complesso?

Sì. La pagina sull'architettura del sito ufficiale cita muri romani in opus reticulatum e i resti di una cisterna nel chiostro come vestigia più antiche del sito.

Cosa vedo qui intorno in mezz'ora?

Salendo, il Fontanone dell'Acqua Paola e la passeggiata del Gianicolo fino a Porta San Pancrazio con il museo garibaldino. Scendendo, tutta Trastevere: Santa Maria in Trastevere, Santa Cecilia, San Francesco a Ripa, e ai piedi della collina la Villa Farnesina con Palazzo Corsini e l'Orto Botanico.

Chiudo da romano, con l'unica cosa che mi interessa davvero far passare. La Chiesa di San Pietro in Montorio è il posto dove Roma smette di essere italiana per mezz'ora. Il monumento più importante lo ha costruito un lombardo per conto di due sovrani spagnoli, sopra una tradizione medievale che probabilmente sbaglia il luogo; la piazza da cui fotografate la città l'ha pagata un re di Spagna con i soldi di Napoli; il convento accanto lo tiene lo Stato spagnolo dal 1876 e ci fa vivere i suoi artisti; sulla scalinata ci sono quattordici stazioni di ceramica fatte da uno scultore di Valencia nel 1957; e sotto l'altare maggiore, secondo una tradizione che nessuna fonte ufficiale conferma, ci sarebbero i resti di una ragazza romana decapitata nel 1599 di cui non è rimasto nulla. Tutto questo, gratis, senza fila, senza tornello, a dieci minuti di bus dal centro. Io ci torno almeno una volta l'anno e ogni volta mi domando come sia possibile che non ci sia nessuno.

RiassuntoChiesa di San Pietro in Montorio - Piazza di S. Pietro in Montorio, 2, 00153 Roma RM
TagsChiesa di San Pietro in MontorioSan Pietro in Montorio

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IndirizzoPiazza di S. Pietro in Montorio, 2, 00153 Roma RM Trastevere, Roma, Roma Città
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