Basilica Santa Maria in Trastevere
In breve. La Basilica Santa Maria in Trastevere sta in Piazza di Santa Maria in Trastevere, 00153 Roma, sul lato lungo della piazza con la fontana, e l'ingresso non si paga: è una chiesa parrocchiale, non un museo, quindi niente biglietto, niente…
La Basilica Santa Maria in Trastevere sta in Piazza di Santa Maria in Trastevere, 00153 Roma, sul lato lungo della piazza con la fontana, e l'ingresso non si paga: è una chiesa parrocchiale, non un museo, quindi niente biglietto, niente cassa, niente prenotazione. Il telefono è 06 5814802, dato identico su turismoroma.it, su arte.it, su monnoroma.it e su orarimesse.it. L'ufficio parrocchiale ha un indirizzo diverso da quello della basilica: Via della Paglia 14/c, sempre nei pressi, secondo la scheda di orarimesse.it. Sugli orari le fonti secondarie non coincidono del tutto. Arte.it dichiara apertura 7.30-21.00 tutti i giorni e, per il mese di agosto, 8.00-12.00 e 16.00-21.00. Monnoroma.it dichiara anche lui 7.30-21.00, ma con il venerdì dalle 9.00, e per agosto 8.00-13.00 e 15.00-21.00. In agosto la differenza conta: una fonte indica chiusura alle 12 e riapertura alle 16, l'altra chiusura alle 13 e riapertura alle 15. Regolatevi arrivando la mattina presto o dopo le 16, che è l'unica fascia su cui le due fonti vanno d'accordo. Come ci arrivate: tram 8 fino alla fermata Gioacchino Belli, oppure bus H fermata Sonnino/San Gallicano, oppure bus 23 e 280 fermata Lungotevere Sanzio/Filipperi, e da lì cinque minuti a piedi dentro il reticolo dei vicoli. Anche qui le fonti non dicono la stessa cosa: monnoroma.it elenca tram 8, H, 23 e 280, mentre arte.it elenca tram 8 e autobus 23, 64 e 125 con fermata a Piazza Sant'Egidio. Prima di partire controllate la linea sul sito di Atac, perché a Roma i percorsi cambiano. Metropolitana non ce n'è: Trastevere non ha metro, e chi vi dice il contrario non c'è mai stato. Se volete costruirci intorno una mezza giornata, in dieci minuti a piedi avete la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, il Museo di Roma in Trastevere e la Chiesa di San Francesco a Ripa, e salendo verso l'alto la Villa Farnesina e l'Orto Botanico di Roma.
Che cosa è davvero la Basilica Santa Maria in Trastevere
È la chiesa parrocchiale del rione Trastevere e, secondo una tradizione che tutte le fonti riportano con prudenza, il primo luogo di culto cristiano ufficialmente riconosciuto a Roma e comunque il primo dedicato alla Vergine. La formula che trovate su turismoroma.it è esattamente questa, "probabilmente il primo luogo ufficiale di culto cristiano a Roma", e quel probabilmente è importante: non è un dato d'archivio, è una tradizione consolidata. La Basilica Santa Maria in Trastevere è anche titolo cardinalizio antichissimo, attestato dal V secolo secondo la scheda di Cathopedia. È una chiesa viva, con messe quotidiane, battesimi, funerali e una comunità che la usa tutti i giorni, e questo cambia il modo in cui la visitate: qui non state entrando in un sito archeologico con il tornello, state entrando in casa d'altri.
La fons olei, il prodigio del 38 avanti Cristo
La storia che rende questo posto diverso da ogni altra chiesa di Roma sta sotto i vostri piedi, sul gradino del presbiterio, dove una scritta segna il punto della fons olei. Nel 38 avanti Cristo, in quest'area, dal terreno sarebbe uscito uno zampillo di olio minerale che sarebbe scorso per un giorno intero fino al Tevere. Il prodigio è ricordato da Cassio Dione e da san Girolamo, secondo la voce inglese di Wikipedia. Si legge spesso che il prodigio avvenne "poiché i cristiani vi videro il segno premonitore della venuta di Cristo". In realtà nel 38 avanti Cristo cristiani non ce n'erano ancora, e nemmeno Cristo era nato: la lettura cristiana del prodigio, l'olio come annuncio dell'Unto del Signore, è un'interpretazione costruita molto dopo, da autori cristiani che rilessero all'indietro un fatto raccontato dalle fonti pagane senza alcun significato messianico. La versione inglese di Wikipedia attribuisce l'interpretazione messianica agli ebrei di Trastevere, che in quel rione erano una comunità numerosa. La sostanza resta bellissima, ma la cronologia va rimessa in ordine.
Dal titulus Callisti alla basilica di papa Giulio I
Il nucleo originario è una domus ecclesiae, cioè una casa privata usata come luogo di riunione dei cristiani, fondata secondo la tradizione da papa Callisto I, che fu papa dal 217 al 222 e morì martire. Per questo la chiesa si chiamò titulus Calixti fino al VI secolo, quando prese il titolo mariano. L'area era occupata da un edificio pubblico chiamato taberna meritoria, una specie di ospizio per veterani, e la memoria della fons olei si lega proprio a quel luogo. Poi arriva papa Giulio I, che ricostruisce l'edificio su scala di vera basilica. E qui inizia il primo dei disaccordi fra le fonti.
In che anno fu fondata la Basilica Santa Maria in Trastevere
Turismoroma.it dice che fu completata da san Giulio I nel 340. La voce inglese di Wikipedia dice 340. Cathopedia dice 349. Monnoroma.it non dà un anno singolo e si limita al pontificato di Giulio I, 337-352. Quindi: la forbice reale è dentro il pontificato di Giulio I, e le due date circolanti sono 340 e 349. Il secolo è il quarto, e chi vi dà un anno preciso al singolo vi sta dando una tradizione, non un documento.
Innocenzo II, lo scisma e il cantiere del XII secolo
La basilica che vedete oggi non è quella di Giulio I: è quella di papa Innocenzo II, che la fece ricostruire quasi da zero sulle fondazioni precedenti. Innocenzo II era romano, di famiglia trasteverina, i Papareschi, e la ricostruzione della chiesa del suo rione fu anche un'operazione politica, perché il suo pontificato fu segnato dallo scontro con l'antipapa Anacleto II, cioè Pietro Pierleoni, anche lui romano e anche lui potentissimo. La voce inglese di Wikipedia elenca fra le sepolture della basilica proprio quella dell'antipapa Anacleto II, il che, se ci pensate un attimo, è una delle ironie più pesanti della topografia romana: il rivale sepolto nella chiesa ricostruita dal vincitore.
Quando fu ricostruita esattamente la basilica
Si legge spesso che la chiesa "fu ricostruita quasi completamente da Innocenzo II nel XII secolo, in gran parte con i travertini ed i marmi provenienti dalle Terme di Caracalla (1130-1143)". Ma 1130-1143 non è la durata del cantiere: è la durata del pontificato di Innocenzo II. Le fonti datano i lavori in modo diverso fra loro: la voce italiana di Wikipedia parla di 1138-1143, la voce inglese di 1140-1143, Cathopedia e monnoroma.it di 1138-1148. Nessuna dice 1130. In ogni caso il cantiere sta nel decennio fra il 1138 e il 1148, e il papa aveva iniziato a regnare otto anni prima. Resta vero, e lo confermano tutte le fonti, che il papa morì nel 1143 senza vedere la basilica finita e che lasciò i mezzi economici per completarla, e resta vero che secondo Cathopedia la consacrazione arrivò negli anni Sessanta del XII secolo con papa Alessandro III.
Le colonne che vengono dalle Terme di Caracalla
Entrate e contate: ventidue colonne antiche di granito, con capitelli ionici e corinzi, che reggono l'architrave delle tre navate. Non sono state fatte per questa chiesa. Vengono da un edificio romano smontato, e tutte le fonti, dalla scheda di turismoroma.it alla voce inglese di Wikipedia, indicano le rovine delle Terme di Caracalla come cava di provenienza, insieme all'architrave del portale d'ingresso. È il riuso antico portato all'estremo: un impianto termale imperiale del III secolo che diventa il magazzino di pezzi di ricambio per una basilica del XII. Guardate i capitelli uno per uno, perché non sono uguali, e questo è il modo più rapido per rendersi conto che sono di seconda mano.
Perché alcuni capitelli sembrano rovinati apposta
Perché lo sono. Nei capitelli erano scolpite teste di divinità egizie, Iside, Serapide e Arpocrate, divinità che a Roma avevano templi importanti. Secondo la voce inglese di Wikipedia, nel 1870, sotto Pio IX, quelle teste furono scalpellate via. Andate a vedere: si nota il piano di frattura, la superficie ripassata a scalpello. È un pezzo di storia del gusto e dell'intolleranza religiosa ottocentesca inciso su una pietra del II secolo. È la cosa più istruttiva dell'intera navata, e non la segnala quasi nessuno.

La facciata e il mosaico delle dieci donne con le lampade
La facciata è a salienti, cioè segue il profilo delle tre navate, e nella fascia alta porta il mosaico che vi fermerà in piazza prima ancora di entrare: la Madonna in trono che allatta il Bambino, affiancata da dieci figure femminili che reggono lampade, alcune accese e alcune spente. La lettura più comune le identifica con le vergini sagge e le vergini stolte della parabola evangelica, ma non tutte hanno l'aureola e non tutte hanno la corona, e su questo gli storici discutono da un secolo. Sotto, un fregio di finestre e i due profeti. È un mosaico che di sera, con la luce dei fari, si legge meglio che a mezzogiorno.
Chi ha fatto il mosaico della facciata e di quando è
Qui le fonti non vanno d'accordo. Spesso lo si trova indicato soltanto come "un mosaico del XIII secolo", senza autore. La voce inglese di Wikipedia lo attribuisce a Pietro Cavallini. Cathopedia lo data invece intorno al 1250-1260 e lo assegna a una bottega romana, senza nome d'autore, e sposta il soggetto su una Madonna col Bambino in trono fra sante vergini. Sono due letture diverse: una gli mette la firma di Cavallini, l'altra dice bottega anonima di metà Duecento. Cavallini nacque intorno al 1240, quindi nel 1250-1260 sarebbe stato un ragazzino: se accettate la datazione di Cathopedia, l'attribuzione a Cavallini cade da sola. Restano due versioni, e conviene guardare il mosaico sapendo che l'etichetta è incerta. Quello che nessuno discute è che i mosaici dell'abside, dentro, sono un'altra faccenda e hanno date sicure.
Il campanile romanico e il mosaico nella nicchia
Il campanile è romanico, a base quadrata, e secondo Cathopedia risale alla prima metà del XII secolo, alto una ventina di metri, con modifiche seicentesche. Sul lato est ha un orologio ottocentesco e, in una nicchia, un piccolo mosaico con la Madonna e il Bambino che Cathopedia colloca nel XVII secolo. Spesso lo si descrive semplicemente "sulla sommità del campanile romanico": il mosaico c'è davvero, ma la fonte lo data al Seicento, quindi non è un pezzo medievale come il resto della torre. È il tipo di dettaglio che il turista fotografa senza sapere che ha tre secoli di distanza dal campanile che lo regge.
Il portico di Carlo Fontana e le statue dei quattro papi
Nel 1702 papa Clemente XI incaricò Carlo Fontana di rifare il portico, e quello che vedete oggi è suo: cinque arcate inquadrate da due paraste e quattro colonne di granito, con sopra una balaustra che regge quattro statue di papi. I nomi, confermati dalle fonti, sono Callisto, Cornelio, Giulio e Calepodio. Sono i quattro papi e martiri legati alla storia del titolo e sepolti o venerati qui. Il portico ha una funzione che oggi si è persa: era il filtro fra la piazza e la chiesa, lo spazio dove si stava, si aspettava, si trattava. Fontana lo fece classicheggiante, con il tetto spiovente, e cancellò il portico medievale precedente.
La storia dei coltelli dei bulli appesi nel portico
Questa è la pagina più romana di tutta la basilica. Fino alla fine dell'Ottocento, sotto il portico, accanto a un Crocifisso, si potevano vedere coltelli e spiedi appesi. Lo spiedo era un'arma, poco più corta di una lancia. Il motivo: quando un bullo trasteverino, cioè un uomo che viveva di risse e di coltello, decideva di cambiare vita, portava l'arma del mestiere alla Basilica Santa Maria in Trastevere e la appendeva lì. Un ex voto al contrario: non chiedo, restituisco. Oggi quelle armi non ci sono più e il portico ospita un lapidario.
Il lapidario sotto il portico
Sotto le arcate del portico trovate una raccolta di epigrafi cristiane, frammenti di fregi, resti dei plutei dell'antica basilica, sarcofagi, affreschi staccati e pietre tombali. Si guardano gratis, senza entrare, e sono il pezzo che il 90% dei visitatori attraversa a passo svelto guardando il telefono. È un errore. Alcune di quelle iscrizioni vengono dalle catacombe e dai cimiteri paleocristiani della zona, e leggerle in latino con il nome del defunto e l'età in mesi e giorni fa un effetto che dentro, in mezzo ai mosaici d'oro, non provate più. Se vi interessa il filone, il sito ha una scheda dedicata alle Catacombe di Roma.
Il vestibolo, il tabernacolo di Mino da Fiesole e la sacrestia
Prima di entrare in navata, nel vestibolo, Cathopedia segnala due cose: mosaici del I secolo con uccelli acquatici provenienti da Palestrina e un rilievo in terracotta con la Resurrezione, datato 1640-1647, di Niccolò Sale. Dentro, sempre secondo Cathopedia, c'è un tabernacolo per gli oli santi di Mino da Fiesole, marmo di circa 1450-1463, con Cristo come fons vitae, profeti, angeli e la colomba dello Spirito. La sacrestia fu costruita nel 1483 sotto il cardinale Stefano Nardini e rifatta all'inizio del Settecento da Francesco Carlo Bizzaccheri.

Il soffitto del Domenichino e l'Assunzione al centro
Alzate la testa appena entrati. Il soffitto ligneo a cassettoni intagliati e dorati fu disegnato dal Domenichino, e nell'ottagono centrale c'è la sua Assunzione della Vergine dipinta a olio. Sulla data, le fonti convergono quasi del tutto: turismoroma.it e la voce inglese di Wikipedia dicono 1617, Cathopedia dice che il soffitto è del 1616-1617. Non è una vera contraddizione, è la differenza fra la fine del cantiere e la durata del cantiere.
Il mosaico absidale: Cristo e Maria sullo stesso trono
È la ragione per cui questa basilica sta in ogni manuale di storia dell'arte. Nel catino dell'abside, su fondo d'oro, Cristo e la Vergine siedono sullo stesso trono, uno accanto all'altra, e Cristo le cinge la spalla con il braccio destro. In tutta la storia dell'arte cristiana precedente, la Vergine sta sotto, o davanti, o in adorazione. Qui sta accanto, alla pari, incoronata. È il primo grande esempio romano di questa iconografia e ha fatto scuola per due secoli. Sulla sinistra c'è Innocenzo II che regge il modellino della basilica, e intorno una fila di santi e papi. Sopra, il padiglione dell'Empireo con la mano del Padre che incorona il Figlio. Sotto, la fascia con l'Agnello di Dio e le dodici pecore che escono da Betlemme e Gerusalemme. Sull'arco trionfale, i profeti Isaia e Geremia, il tetramorfo degli evangelisti, i sette candelabri dell'Apocalisse e la croce dorata con l'alfa e l'omega. La datazione che tutte le fonti danno per questa fascia musiva è il 1140-1143, cioè il cantiere di Innocenzo II.
Perché Cristo e Maria tengono in mano dei cartigli
Perché quei cartigli portano versetti del Cantico dei Cantici. È il dettaglio su cui si regge l'interpretazione di Ernst Kitzinger, che vale la pena riportare per intero. Kitzinger legge il mosaico come allusione alla grande processione medievale della notte dell'Assunta, quando l'icona acheropita del Salvatore partiva dal Laterano e veniva portata a Santa Maria Maggiore, davanti alla Salus populi romani. Un incontro fra Madre e Figlio in forma di icone. La processione faceva tappa a Santa Maria Nova presso il Foro, l'attuale Santa Francesca Romana, dove c'era un'altra immagine venerata della Vergine, e secondo Kitzinger è proprio quella seconda icona a fare da modello alla Vergine del mosaico trasteverino. La tesi si regge su assonanze stilistiche, in particolare fra il volto di Cristo del mosaico e l'acheropita lateranense, e sul fatto documentato che durante quella processione si cantassero antifone e brani tratti proprio dal Cantico dei Cantici.
Pietro Cavallini e i pannelli del 1291
Sotto il catino, nella fascia inferiore dell'abside, ci sono i mosaici con le Storie della Vergine di Pietro Cavallini, datati 1291 da tutte le fonti. Cathopedia specifica che furono commissionati dal cardinale Bertoldo Stefaneschi e che i pannelli narrativi sono sei, disposti su due registri: Natività della Vergine, Annunciazione, Natività di Cristo, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio e Dormizione della Vergine. Al centro del registro inferiore c'è un medaglione con la Madonna e il Bambino fra i santi Pietro e Paolo, con il cardinale Stefaneschi inginocchiato. Cavallini qui fa una cosa che nel 1291 non faceva nessuno a Roma: dà peso e volume ai corpi, mette ombra sotto i panneggi, costruisce architetture che stanno in piedi. Dieci anni dopo Giotto dipingerà ad Assisi. Chi vuole capire da dove arriva la pittura italiana deve fermarsi davanti a questi sei riquadri per venti minuti buoni.
Quanti sono i pannelli di Cavallini, sei o sette
Anche qui c'è una piccola discordanza fra le fonti. Cathopedia parla di sette pannelli narrativi complessivi, ma poi ne elenca sei nel registro superiore e descrive il settimo come il medaglione centrale con la Madonna, i santi Pietro e Paolo e il donatore. Quindi: sei scene di racconto più una tavola votiva. Se leggete da qualche parte sette e da qualche altra sei, la differenza sta solo in come si conta il medaglione.
L'icona della Madonna della Clemenza
Nella cappella Altemps si conserva una tavola dipinta a encausto con la Madonna in trono col Bambino fra angeli, chiamata Madonna della Clemenza o Theotokos. È uno dei pochissimi icone mariane altomedievali sopravvissute in Occidente. Sulla data le fonti non concordano: si legge spesso "forse VI secolo, ma alcuni storici suppongono all'VIII"; Cathopedia la mette nella seconda metà del VI secolo, bottega romana; monnoroma.it la dice romana del VI-VII secolo; la voce inglese di Wikipedia allarga la forbice fra VI e IX secolo e la dice probabilmente di origine bizantina. Quindi la forbice reale sta fra il VI e il IX secolo, con la maggioranza delle fonti sul VI. È corretto metterla in relazione con il primo strato di affreschi di Santa Maria Antiqua al Foro, che è il confronto stilistico classico. La voce inglese aggiunge che fu incoronata canonicamente nel 1659.
Perché si chiama Madonna della Clemenza
Cathopedia riporta la tradizione: l'icona sarebbe stata portata in processione durante una siccità grave, il cielo si sarebbe oscurato e sarebbe arrivata la pioggia. Da qui la clemenza. È una leggenda devozionale, non un documento.
La cappella Altemps e chi la volle
Il cardinale Marco Sittico Altemps, cioè Markus Sittikus von Hohenems, fece costruire la cappella per accogliere l'icona. Viene spesso definito "il cardinale austriaco", e la cappella è indicata come progetto di Martino Longhi il Vecchio, nel XVI secolo. Le fonti restringono la data: Cathopedia dice cappella costruita nel 1584-1585, la voce inglese di Wikipedia dice 1580-1585. La differenza è di quattro anni sull'inizio e riguarda probabilmente la distinzione fra commissione e cantiere. Sull'aggettivo austriaco: Hohenems oggi sta in Austria, nel Vorarlberg, ma all'epoca era una contea imperiale a sé. Non è un errore grave, è una semplificazione.
Le cappelle della navata destra
Nella prima cappella c'è Santa Francesca Romana di Giacomo Zoboli: Cathopedia precisa che la cappella è del 1721-1727 e che il dipinto, una Comunione di santa Francesca, è del 1724. Nella seconda cappella c'è la Natività di Etienne Parrocel, e Cathopedia aggiunge che la cappella è del 1739 su disegno di Filippo Raguzzini, l'architetto della piazza di Sant'Ignazio. Poi Cathopedia elenca una cappella del Crocifisso del 1652 con un Cristo ligneo policromo del XV secolo e una cappella di San Pietro del 1583 con una consegna delle chiavi di Giuseppe Vasconio. La quarta cappella, tradizionalmente indicata come dedicata a San Federico di Utrecht, è la più curiosa: nel 1651, quando titolare della basilica era il cardinal Federico Corner, vissuto fra il 1579 e il 1653, partirono i lavori e la pala fu dipinta da Giacinto Brandi con il martirio di san Federico. Il quadro però non sta più lì: secondo un dato tradizionale, non confermato da fonte ufficiale, è conservato nell'ufficio del parroco fin dal Seicento per proteggerlo dall'umidità, e in cappella rimase una copia di Arcangelo Spagna, allievo del Brandi.
Le cappelle della navata sinistra e la cappella Avila
Si legge talvolta che "la prima cappella della navata sinistra è la cappella Avila". In realtà la cappella Avila, quella con gli stucchi barocchi di Antonio Gherardi, è la quinta e ultima della navata sinistra, quella vicino al transetto. Lo dice la voce italiana di Wikipedia, che la colloca esplicitamente come quinta cappella della navata sinistra con gli stucchi di Gherardi del 1680, e lo conferma Cathopedia, che elenca in ordine le cinque cappelle di sinistra e mette per ultima quella di San Girolamo, progettata da Antonio Gherardi intorno al 1686, con la sua cupola barocca e il suo San Girolamo all'altare. Sulla data degli stucchi le due fonti non concordano: 1680 e circa 1686.
Che cosa è la cappella Avila e perché vale la deviazione
È un capolavoro del barocco romano tardo e uno dei pochi esperimenti di illuminazione indiretta di quell'epoca: Gherardi costruisce una cupola dentro la cupola, con angeli in stucco che reggono una struttura traforata, e fa entrare la luce da sorgenti che non vedete. Il risultato è che la luce sembra venire dal nulla. Se avete visto la cappella di Santa Cecilia in San Carlo ai Catinari, sempre di Gherardi, riconoscete la mano. A nostro giudizio è la cosa più sorprendente della basilica dopo i mosaici, e la maggior parte della gente le passa davanti guardando dall'altra parte.
Le altre cappelle di sinistra secondo le fonti
Cathopedia elenca, dalla controfacciata verso il transetto: la cappella del battistero, del 1592 e ridisegnata nel 1741, con il fonte battesimale di Filippo Raguzzini; la cappella dei santi Mario e Callisto, del 1618; la cappella di San Francesco d'Assisi, del 1590-1591, con gli affreschi di Ferraù Fenzoni, l'estasi e le storie della vita; la cappella del Sacro Cuore, con una pala di San Giovanni Battista attribuita ad Antonio Carracci di inizio Seicento; e infine la cappella di San Girolamo, cioè l'Avila, di Gherardi. La voce italiana di Wikipedia data gli affreschi di Fenzoni al 1591-1593 e le Stimmate di San Francesco al 1594-1595. Sul Fenzoni quindi c'è una differenza di due anni fra le fonti.

La Madonna di Strada Cupa e il coro d'inverno
Secondo Cathopedia, nel 1624 fu ritrovata vicino al Gianicolo un'immagine della Madonna col Bambino e san Giovannino, affresco di bottega romana del secondo quarto del Cinquecento, tradizionalmente attribuito a Perin del Vaga. Nel 1625 papa Urbano VIII la fece trasferire in basilica e fu costruita la cappella su disegno del Domenichino. La voce italiana di Wikipedia colloca questa Madonna di Strada Cupa nel coro d'inverno insieme a una Fuga in Egitto di Carlo Maratta. La voce inglese di Wikipedia data al 1634 l'incoronazione canonica della Madonna di Strada Cupa. Tre fonti, tre pezzi diversi della stessa storia, e nessuna contraddizione fra loro.
Il presbiterio: ciborio, cattedra, candelabro pasquale
Cathopedia descrive un ciborio con quattro colonne corinzie di porfido, rimontato da Vespignani con elementi antichi di reimpiego; un altare in marmo pavonazzetto anteriore al IX secolo; un candelabro per il cero pasquale della bottega dei Vassalletto, fra la seconda metà del XII e il XIII secolo; e una cattedra episcopale in marmo del XIII secolo con sostegni a grifo, di stile cosmatesco. Il pavimento è cosmatesco, opera dei marmorari romani fra XII e XIII secolo, rifatto nell'Ottocento da Vespignani; turismoroma.it, nella scheda inglese, parla di mosaici pavimentali del XIII secolo restaurati nel 1860. Se avete visto il pavimento di Santa Maria in Cosmedin o quello di San Clemente, questo è della stessa famiglia e della stessa mano di bottega.
Le tombe e le reliquie
La basilica ospita le reliquie di san Giulio I e le salme di san Callisto I e di Innocenzo II, e nella confessione scavata fra VIII e IX secolo furono deposte le spoglie di alcuni martiri. L'elenco si allunga: la voce inglese di Wikipedia aggiunge alle sepolture l'antipapa Anacleto II, il cardinale Filippo di Alencon e il cardinale Lorenzo Campeggio, e fra le reliquie cita la testa di sant'Apollonia e una porzione della Santa Spugna. La tomba di Innocenzo II che vedete oggi, fra la terza e la quarta cappella della navata sinistra, non è medievale: è opera di Virginio Vespignani, l'architetto del restauro 1866-1877 sotto Pio IX.
Gli organi a canne, due mondi nello stesso transetto
Nel transetto stanno due cantorie gemelle, intagliate e dorate, con cassa e prospetto a tre campate, tradizionalmente datate al XVI secolo. Dentro ci sono due strumenti lontanissimi fra loro. In cornu Epistulae c'è un organo del 1702 dell'organaro romano Filippo Testa, che sostituì uno strumento cinquecentesco del veneto Venerio de Legge: tastiera unica di 53 note con prima ottava corta, pedaliera a leggio di 17 note unita al manuale e senza registri propri. In cornu Evangelii c'è un organo del 1911 della casa francese Mutin Cavaille-Coll, erede diretta di Aristide Cavaille-Coll, con due manuali di 56 note e pedaliera dritta di 27. La voce italiana di Wikipedia conferma entrambe le schede tecniche parola per parola. Due secoli e mezzo di storia dell'organo nello stesso transetto, uno di fronte all'altro: un organo barocco romano da accompagnamento liturgico e un organo sinfonico francese da concerto. Se capitate durante una celebrazione con organo, state a sentire quale dei due suona.
La Comunità di Sant'Egidio e la preghiera della sera
La Basilica Santa Maria in Trastevere è il luogo della preghiera serale della Comunità di Sant'Egidio, la comunità nata a Roma nel 1968 e conosciuta nel mondo per la mediazione di pace in Mozambico. Sul sito santegidio.org, nella pagina della preghiera, si legge testualmente che la preghiera serale a Santa Maria in Trastevere è trasmessa in diretta alle ore 20.30. La sede della Comunità è vicinissima, in Piazza Sant'Egidio 3a. Che siate credenti o no, entrare qui alle otto e mezza di sera, con la basilica in penombra, i canti e le lampade accese, è un'esperienza diversa dalla visita diurna. Attenzione: durante la preghiera non si gira per la chiesa con il telefono in mano. O state, o tornate domani.
Il titolo cardinalizio di Santa Maria in Trastevere
Il titolo è attestato dal V secolo secondo Cathopedia, ed è uno dei più prestigiosi del collegio cardinalizio. Fra i titolari del passato le fonti elencano papa Giovanni XI fra il 925 e il 931, papa Eugenio IV fra il 1426 e il 1431, Giovanni Morone fra il 1556 e il 1560, Pietro Aldobrandini fra il 1612 e il 1620, il cardinale duca di York Henry Benedict Stuart fra il 1759 e il 1761, il futuro papa Leone XII, l'americano James Gibbons fra il 1887 e il 1921 e il polacco Stefan Wyszynski fra il 1957 e il 1981, beatificato nel 2021. Sul titolare attuale sia la voce inglese di Wikipedia sia Cathopedia indicano il cardinale Carlos Osoro Sierra, arcivescovo emerito di Madrid, titolare dal 2016. Le nomine cardinalizie cambiano: se il dato vi serve con certezza, controllatelo sull'annuario ufficiale, perché non risulta confermato da una fonte vaticana.
Orari, messe e ingresso: quello che dicono le fonti
Riepilogo, perché è la parte che vi serve davvero. Ingresso gratuito: arte.it lo dichiara esplicitamente e nessuna fonte parla di biglietto. Nessuna prenotazione. Orario generale: 7.30-21.00 secondo arte.it e secondo monnoroma.it, che però aggiunge il venerdì dalle 9.00. Orario di agosto: arte.it dice 8.00-12.00 e 16.00-21.00, monnoroma.it dice 8.00-13.00 e 15.00-21.00. Le due fonti non coincidono: se venite in agosto puntate alla prima mattina o al tardo pomeriggio dopo le 16, l'unica fascia su cui vanno d'accordo.
A che ora sono le messe alla Basilica Santa Maria in Trastevere
Anche qui le fonti sono due e diverse. Orarimesse.it riporta feriali dal lunedì al venerdì alle 17.30, prefestiva il sabato alle 17.30, festive la domenica alle 10.00 e alle 17.30. Arte.it riporta invece festivi alle 8.30, alle 10.00 con spostamento alle 11.00 dal primo settembre al 30 giugno, e alle 17.30 con spostamento alle 18.45 dal primo settembre al 30 giugno; prefestivi alle 17.30 con spostamento alle 20.00 dal primo settembre al 31 luglio. Sono due griglie che non combaciano. Arte.it aggiunge una nota che vale per tutte le chiese di Roma: durante le messe la visita non è consentita. Tenetene conto se il vostro unico obiettivo sono i mosaici dell'abside.
Che indirizzo email ha la parrocchia
Qui le fonti si contraddicono. Turismoroma.it e Cathopedia danno s.mariaintrastevere@libero.it. Arte.it dà invece santamariaintrastevere@vicariatusurbis.org. Cathopedia aggiunge un fax, 06 5810599. Non risulta quale dei due indirizzi sia attivo: se dovete scrivere, provate prima il telefono.
Come arrivare alla Basilica Santa Maria in Trastevere
Trastevere non ha la metropolitana e questo è il primo dato che vi risparmia mezz'ora di ricerche sbagliate. Le linee di superficie che le fonti indicano sono queste. Monnoroma.it: tram 8 con fermata Gioacchino Belli, autobus H con fermata Sonnino/San Gallicano, autobus 23 e 280 con fermata Lungotevere Sanzio/Filipperi. Arte.it: tram 8 e autobus 23, 64 e 125 con fermata Piazza Sant'Egidio. Le due liste non coincidono sui numeri degli autobus: il tram 8 e l'autobus 23 sono gli unici su cui entrambe concordano. Il tram 8, secondo la voce italiana di Wikipedia, collega piazza Venezia a via del Casaletto passando per viale di Trastevere, quindi dal centro è il mezzo più semplice. Dalla fermata del tram alla piazza della basilica sono cinque minuti a piedi in salita leggera dentro i vicoli. Controllate comunque il percorso aggiornato sul sito di Atac prima di partire, perché a Roma le linee vengono deviate spesso.
Si arriva a piedi dal centro
Sì, ed è il modo migliore. Da Largo Argentina, passando per Ponte Garibaldi, sono meno di venti minuti. Dall'Isola Tiberina sono dieci minuti scarsi, attraversando il ponte Cestio e infilandosi in via della Lungaretta. Dal Gianicolo si scende in un quarto d'ora, e la discesa dalla Fontana dell'Acqua Paola verso la piazza è una delle più belle passeggiate di Roma. Chi arriva dalla Sinagoga e dal Portico d'Ottavia attraversa il fiume e ci mette un quarto d'ora.
Accessibilità della Basilica Santa Maria in Trastevere
Una scheda ufficiale di accessibilità per questa basilica non risulta disponibile: turismoroma.it rimanda a una sezione dedicata del proprio sito. Non si tratta di dati certificati, ma l'ingresso principale dalla piazza ha pochi gradini sotto il portico e l'interno è su un unico piano, con pavimento antico irregolare e qualche dislivello verso il presbiterio. Chi si muove in carrozzina dovrebbe telefonare prima al 06 5814802 e chiedere dell'ingresso laterale. La conferma va chiesta al telefono.
Con i bambini
Funziona meglio di quanto pensiate, a patto di dargli qualcosa da cercare. Tre cacce al tesoro che qui riescono sempre. Prima: trovare il punto della fons olei sul gradino del presbiterio. Seconda: contare quante delle dieci donne del mosaico di facciata hanno la lampada accesa e quante ce l'hanno spenta. Terza: cercare nei capitelli i punti dove sono state scalpellate le teste egizie. Sono tre giochi da venti minuti totali che trasformano una chiesa in una cosa che si guarda. La piazza fuori, con la fontana e i gradini, è il posto giusto per la pausa gelato subito dopo.
La piazza davanti, che vale quanto la chiesa
Piazza di Santa Maria in Trastevere è una delle poche piazze romane senza traffico e con una fontana su cui la gente si siede davvero. La fontana ha una storia lunga di rifacimenti che attraversa Bramante, Bernini e Carlo Fontana, e proprio per questo non ha una singola paternità: quello che vedete è il risultato di più interventi. Di sera la piazza si riempie, ci sono musicisti, ragazzini seduti sui gradini, turisti, romani, e la facciata dorata illuminata sopra tutti. Se dovete scegliere un momento solo per venire, scegliete quello.
Cosa c'è intorno
Il rione è una macchina da mezze giornate. La Basilica di Santa Cecilia in Trastevere con il Giudizio Universale di Cavallini nel coro delle monache, e quel Giudizio è del 1293, cioè due anni dopo i mosaici di qui, quindi il confronto è la cosa più istruttiva che potete fare in una giornata romana. La Chiesa di San Francesco a Ripa con la Beata Ludovica Albertoni del Bernini. La Chiesa di Sant'Agata in Trastevere. Il Museo di Roma in Trastevere per capire com'era il rione prima degli sventramenti. Salendo, la Villa Farnesina con Raffaello, l'Orto Botanico di Roma, la Galleria Corsini, e più su ancora San Pietro in Montorio con il Tempietto del Bramante e il Gianicolo. La domenica mattina, Porta Portese. Per le giornate lunghe, Villa Doria Pamphilj.
Una curiosità sulla Basilica Santa Maria in Trastevere
La curiosità vera non sono i mosaici: è l'olio. In nessuna altra chiesa di Roma il punto esatto di un prodigio raccontato da autori pagani, Cassio Dione e poi ripreso da san Girolamo, è segnato fisicamente sul pavimento del presbiterio con una scritta. La fons olei del 38 avanti Cristo è un fatto di cronaca antica, uno zampillo di olio minerale dal terreno che scorse fino al Tevere, trasformato secoli dopo in profezia. È l'unico caso romano in cui potete mettere il dito su un punto e dire: qui, secondo la tradizione, è successa quella cosa lì. Vale la precisazione già fatta sopra: nel 38 avanti Cristo cristiani non ce n'erano, e la lettura messianica dell'olio arriva dopo. La curiosità resta intatta, la cronologia va raddrizzata.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Basilica Santa Maria in Trastevere
Che qui dentro c'è un antipapa. La voce inglese di Wikipedia elenca fra le sepolture della basilica quella di Anacleto II, cioè Pietro Pierleoni, l'uomo che per otto anni tenne Roma contro Innocenzo II e che la Chiesa considera antipapa. Innocenzo II ricostruì questa basilica ed è sepolto qui. Il suo avversario, secondo quella stessa fonte, sta qui pure lui. Nessuna guida lo racconta, nessun cartello lo segnala, e in effetti la faccenda è delicata: gli antipapi non hanno tombe monumentali e la loro memoria si dissolve in fretta. Ma se è vero, e la fonte lo dice, allora questa è l'unica chiesa di Roma dove un papa e il suo antipapa dormono sotto lo stesso tetto. Va presa per quello che è: un dato di una fonte enciclopedica, non un'iscrizione che potete leggere sul posto.
Il consiglio che ti do per visitare la Basilica Santa Maria in Trastevere
Venite due volte nello stesso giorno. La prima la mattina presto, appena aperto, quando la basilica è vuota e la luce entra dalle finestre alte della navata: è l'unico momento in cui potete stare venti minuti fermi davanti all'abside senza nessuno che vi passa davanti, e i mosaici di Cavallini hanno bisogno esattamente di quei venti minuti. La seconda tornate la sera, dopo le otto, quando la piazza si riempie e dentro c'è la preghiera della Comunità di Sant'Egidio delle 20.30. Sono due edifici diversi. Il secondo consiglio, meno poetico e più utile: portatevi due euro in moneta per l'illuminazione dell'abside, perché in molte chiese romane il catino resta al buio finché non si mette la moneta, e i mosaici al buio non li vedete. Terzo: non venite fra le 12 e le 16 in agosto, perché secondo entrambe le fonti in quella fascia rischiate di trovarla chiusa, e le due fonti litigano solo su dove esattamente cade la chiusura.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che le colonne vengono dalle Terme di Caracalla lo scrivono tutti. Quello che quasi nessuno aggiunge è la conseguenza: questa basilica è fatta con i pezzi di un edificio pagano smontato, ventidue colonne di granito più l'architrave del portale, e questo la rende un catalogo involontario di scultura romana imperiale. I capitelli sono di ordini diversi, ionici e corinzi, di misure che non combaciano, e i costruttori del XII secolo hanno dovuto pareggiare le altezze con basi e plinti. Andate a guardare la base delle colonne e vedrete i trucchi. È l'architettura del riuso, e a Roma è la regola, non l'eccezione: gli stessi marmorari che rifornivano questi cantieri lavoravano anche a San Clemente e a Santa Maria in Cosmedin.

La foto giusta da fare alla Basilica Santa Maria in Trastevere
Non è l'interno. L'interno è buio e i mosaici dell'abside, senza treppiede e senza illuminazione accesa, vi verranno una macchia gialla. La foto giusta si fa fuori, in piazza, al tramonto o subito dopo, quando accendono i fari sulla facciata e il mosaico delle dieci donne con le lampade si stacca sul mattone scuro. Mettetevi sul lato opposto della piazza, con le spalle a via della Paglia, abbassatevi fino all'altezza dei gradini della fontana e inquadrate la fontana in primo piano a sinistra e la facciata dietro: così la fontana vi dà profondità e non vi ritrovate una facciata piatta. Se avete il telefono, usate la modalità notte ma appoggiate il gomito sul bordo della fontana, perché a mano libera il mosaico viene mosso. La seconda foto buona, dentro, è il soffitto del Domenichino: vi mettete sotto l'ottagono centrale, telefono rivolto in su, e il cassettonato dorato fa da cornice all'Assunzione. Quella riesce anche senza treppiede. Terza, per chi ha pazienza: il campanile visto dal vicolo di Santa Maria in Trastevere, con i panni stesi, la mattina.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Ecco, in ordine, quello che le fonti datano con precisione. Il 38 avanti Cristo, secondo la tradizione riportata da Cassio Dione e da san Girolamo, lo zampillo della fons olei. Fra il 217 e il 222, sotto papa Callisto I, la fondazione del titulus. Il IV secolo, con papa Giulio I, la costruzione della prima vera basilica: 340 secondo turismoroma.it e la Wikipedia inglese, 349 secondo Cathopedia. Fra l'VIII e il IX secolo l'aggiunta delle navate laterali e lo scavo della confessione con le reliquie dei martiri. Il cantiere di Innocenzo II, fra il 1138 e il 1148 a seconda della fonte, con i mosaici absidali del 1140-1143. La consacrazione da parte di Alessandro III negli anni Sessanta del XII secolo, secondo Cathopedia. Il 1291, i mosaici di Pietro Cavallini per il cardinale Bertoldo Stefaneschi. Il 1483, la sacrestia del cardinale Stefano Nardini. Il 1584-1585, la cappella Altemps per la Madonna della Clemenza. Il 1616-1617, il soffitto del Domenichino. Il 1625, l'arrivo della Madonna di Strada Cupa voluto da Urbano VIII, incoronata nel 1634 secondo la Wikipedia inglese. Il 1659, l'incoronazione canonica della Madonna della Clemenza. Il 1680, o intorno al 1686 secondo Cathopedia, la cappella Avila di Antonio Gherardi. Il 1702, il portico di Carlo Fontana per Clemente XI e l'organo di Filippo Testa. Il 1870, sotto Pio IX, la scalpellatura delle teste egizie sui capitelli. Fra il 1866 e il 1877, il restauro generale di Virginio Vespignani. Il 1911, l'organo Mutin Cavaille-Coll. Il 2018, la messa di papa Francesco per i cinquant'anni della Comunità di Sant'Egidio, secondo la voce inglese di Wikipedia, dato non confermato da una fonte vaticana.
Chi è passato dalla Basilica Santa Maria in Trastevere
Gli artisti, prima di tutti: Pietro Cavallini, che qui nel 1291 fa il salto che porta alla pittura italiana; il Domenichino, che disegna il soffitto e dipinge l'Assunzione fra il 1616 e il 1617 e progetta anche la cappella della Madonna di Strada Cupa; Carlo Fontana, che nel 1702 rifà il portico; Antonio Gherardi, che intorno al 1680 costruisce la cappella Avila; Mino da Fiesole, con il tabernacolo per gli oli santi; Giacinto Brandi, Giacomo Zoboli, Etienne Parrocel, Ferraù Fenzoni, Carlo Maratta, Jacopo Palma il Giovane con il Martirio dei santi Filippo e Giacomo nel transetto sinistro secondo la voce italiana di Wikipedia, Filippo Raguzzini, Virginio Vespignani. I papi: Callisto I, Giulio I, Innocenzo II, Alessandro III, Urbano VIII, Clemente XI, Pio IX. E l'antipapa Anacleto II, sepolto qui secondo la voce inglese di Wikipedia. I cardinali titolari, che sono un elenco da manuale di storia: papa Giovanni XI fra il 925 e il 931, papa Eugenio IV fra il 1426 e il 1431, Giovanni Morone, Pietro Aldobrandini, il cardinale Federico Corner, il duca di York Henry Benedict Stuart fra il 1759 e il 1761, cioè l'ultimo pretendente Stuart al trono d'Inghilterra, il futuro papa Leone XII, l'americano James Gibbons dal 1887 al 1921, che secondo la Wikipedia inglese prese possesso della chiesa con un discorso in difesa del modello costituzionale americano, e il polacco Stefan Wyszynski dal 1957 al 1981, il primate di Polonia beatificato nel 2021 e maestro di Karol Wojtyla. Fra i fatti recenti, la stessa fonte segnala nel 2014 il matrimonio del principe Amedeo del Belgio e nel 2018 la messa di papa Francesco per i cinquant'anni di Sant'Egidio. E poi, tutte le sere, la gente della Comunità di Sant'Egidio, che di questa basilica ha fatto la propria casa di preghiera.
Domande veloci sulla Basilica Santa Maria in Trastevere
Quanto costa entrare alla Basilica Santa Maria in Trastevere
Niente. Arte.it dichiara ingresso gratuito e nessuna delle altre fonti parla di biglietto. È una chiesa parrocchiale attiva, non un museo.
Serve prenotare
No. Non c'è prenotazione, non c'è cassa, non c'è fila regolamentata. Si entra e basta, negli orari di apertura.
Quali sono gli orari di apertura
Le due fonti disponibili dicono 7.30-21.00, con monnoroma.it che aggiunge il venerdì dalle 9.00. In agosto arte.it dice 8.00-12.00 e 16.00-21.00, monnoroma.it dice 8.00-13.00 e 15.00-21.00. Nel dubbio, puntate alla mattina presto o al pomeriggio dopo le 16.
Quanto tempo ci vuole per visitarla
Arte.it indica circa un'ora. Quaranta minuti bastano se venite per i mosaici, un'ora e mezza se volete anche le cappelle laterali, il portico con il lapidario e il vestibolo.
Si possono fare foto dentro
Una regola ufficiale scritta per questa basilica non risulta pubblicata. La prassi delle chiese parrocchiali romane è che le foto senza flash e senza treppiede si fanno, mentre durante le celebrazioni no. Regolatevi così e guardate se ci sono cartelli all'ingresso.
Dove sono esattamente i mosaici di Cavallini
Nella fascia bassa dell'abside, sotto il grande catino con Cristo e la Vergine in trono. Sono sei riquadri con le Storie della Vergine più un medaglione centrale con la Madonna fra i santi Pietro e Paolo e il cardinale Bertoldo Stefaneschi che li commissionò nel 1291.
Che differenza c'è fra il mosaico del catino e quelli di Cavallini
Un secolo e mezzo e due mondi. Il catino, con l'incoronazione della Vergine, è del cantiere di Innocenzo II, 1140-1143, ed è bizantineggiante, piatto, ieratico, tutto oro. I riquadri di Cavallini sono del 1291 e hanno volume, ombra, architetture prospettiche, gesti naturali. Guardarli uno sopra l'altro nella stessa abside è la lezione di storia dell'arte più economica di Roma.
Dov'è il punto della fons olei
Sul gradino del presbiterio, segnato con un'iscrizione. È il punto dove secondo la tradizione, nel 38 avanti Cristo, uscì l'olio dal terreno.
La Basilica Santa Maria in Trastevere è la chiesa più antica di Roma
Dipende da cosa intendete per chiesa. Le fonti, compresa turismoroma.it, usano la formula prudente "probabilmente il primo luogo ufficiale di culto cristiano a Roma", riferita alla domus ecclesiae di Callisto I. L'edificio che vedete oggi è del XII secolo. Quindi: titolo antichissimo, muri medievali.
È vero che è la prima chiesa dedicata alla Madonna
È quello che riportano concordemente turismoroma.it e arte.it: la prima a Roma dedicata al culto della Vergine. Il titolo mariano subentra al titulus Calixti nel VI secolo.
Ci sono resti antichi visibili sotto la basilica
Nessuna fonte descrive un percorso archeologico sotterraneo visitabile qui, come esiste per esempio a San Clemente. Quello che le fonti descrivono è la confessione sotto l'altare, scavata fra VIII e IX secolo. Se cercate il sottosuolo stratificato, San Clemente resta la basilica giusta.
La chiesa è accessibile in carrozzina
Una scheda ufficiale di accessibilità non risulta disponibile. L'ingresso principale ha pochi gradini e l'interno è su un piano solo, ma con pavimento antico irregolare. Telefonate al 06 5814802 e chiedete dell'ingresso laterale: è l'unico modo per avere una risposta certa.
Ci sono i bagni
Non risulta un servizio igienico pubblico dentro la basilica e nessuna fonte lo conferma o lo esclude. I bar della piazza sono la soluzione pratica di sempre.
Fa caldo dentro in agosto
Meno che fuori. Le chiese romane in muratura pesante restano parecchi gradi sotto la temperatura della piazza, e Santa Maria in Trastevere è larga, alta e ombrosa. Nelle giornate di canicola è uno dei posti dove il rione respira.
Quando c'è la preghiera della Comunità di Sant'Egidio
Il sito santegidio.org indica la preghiera serale a Santa Maria in Trastevere alle 20.30, trasmessa anche in diretta. Durante la preghiera la basilica non si visita: si partecipa o si torna.
Si può entrare durante la messa
Si entra, ma non si gira. Arte.it lo scrive esplicitamente: durante le messe la visita non è consentita. Se il vostro obiettivo sono i mosaici, guardate gli orari delle celebrazioni prima di salire in piazza.
Quali linee di autobus e tram arrivano vicino
Monnoroma.it indica tram 8 fermata Gioacchino Belli, autobus H fermata Sonnino/San Gallicano, autobus 23 e 280 fermata Lungotevere Sanzio/Filipperi. Arte.it indica tram 8 e autobus 23, 64 e 125 con fermata Piazza Sant'Egidio. Le due liste non coincidono: tram 8 e autobus 23 sono i due su cui entrambe concordano. Verificate su Atac prima di partire.
C'è una metropolitana a Trastevere
No. Il rione non è servito dalla metropolitana. Chi arriva in treno alla stazione Trastevere prosegue con il tram 8 o a piedi in una ventina di minuti.
La basilica è adatta ai bambini
Sì, se gli date qualcosa da cercare: il punto della fons olei, le lampade accese e spente nel mosaico di facciata, i capitelli con le teste scalpellate. Fuori c'è la piazza con la fontana per la pausa.
Che cosa è la Madonna della Clemenza
Una tavola dipinta a encausto con la Madonna in trono col Bambino fra angeli, conservata nella cappella Altemps. Le fonti la datano fra il VI e il IX secolo, con la maggioranza sul VI. È uno dei più antichi dipinti mariani sopravvissuti in Occidente.
Chi è sepolto nella basilica
Le fonti indicano papa Callisto I, papa Innocenzo II, l'antipapa Anacleto II, il cardinale Filippo di Alencon e il cardinale Lorenzo Campeggio, oltre alle reliquie di papa Giulio I, alla testa di sant'Apollonia e a una porzione della Santa Spugna.
Ci sono concerti d'organo
La basilica ha due organi storici, uno del 1702 di Filippo Testa e uno del 1911 di Mutin Cavaille-Coll, ma un calendario concerti ufficiale non risulta pubblicato. Se vi interessa, chiedete in parrocchia al 06 5814802.
Vale la pena venire di sera
È il momento migliore. La facciata illuminata con il mosaico duecentesco, la piazza piena, la preghiera dentro alle 20.30. È l'unica ora in cui capite perché questa chiesa e questo rione sono la stessa cosa.
Che differenza c'è con Santa Cecilia in Trastevere
Sono a dieci minuti l'una dall'altra e si completano. Qui trovate i mosaici di Cavallini del 1291 nell'abside; a Santa Cecilia trovate il suo Giudizio Universale affrescato due anni dopo, nel coro delle monache, con accesso separato e orari propri. Vederli nello stesso giorno è il modo migliore di capire chi era Cavallini.

Perché venirci
La Basilica Santa Maria in Trastevere è l'unica chiesa di Roma che riesce a essere allo stesso tempo un capolavoro di storia dell'arte e il salotto di un quartiere. La gente ci entra a fare la spesa dell'anima e ne esce per sedersi sui gradini della fontana. Non ha il tornello, non ha l'audioguida, non ha la fila. Ha ventidue colonne rubate alle Terme di Caracalla, un mosaico dove Cristo tiene la Madre per le spalle otto secoli prima che qualcuno pensasse che si potesse fare, sei riquadri di Pietro Cavallini che valgono da soli il viaggio, e alle otto e mezza di sera un centinaio di persone che cantano. Se avete un'ora sola a Trastevere, spendetela qui. E se ne avete due, spendetene una la mattina presto e una la sera: è lo stesso posto e sono due esperienze diverse. Poi uscite, girate a sinistra, prendete un caffè al bar della piazza e guardate la facciata dorata mentre si accendono i fari.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più. Come funzionano
Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.




