Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
La Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti sta in Viale del Monte Oppio 28, rione Monti, addossata al parco di Colle Oppio, e ci arrivate a piedi in cinque minuti scarsi dalla fermata Cavour della metropolitana, che è sulla linea B (verificato oggi su metroroma.org: Cavour è linea B, servita anche dalla diramazione B1). La seconda fermata utile è Vittorio Emanuele, che però sta sulla linea A, non sulla B: sono circa dieci minuti di cammino in salita passando per via Merulana. La metropolitana romana, sempre secondo metroroma.org letto oggi, viaggia dalle 5.30 circa alle 23.30, con prolungamento all'1.30 il venerdì e il sabato. Sulle linee di autobus che fermano più vicino non vi do numeri: le due fonti che li avrebbero, Moovit e il portale del Comune, oggi non mi si sono aperte, e preferisco dirvelo piuttosto che inventarmele; controllate sull'app ufficiale del trasporto pubblico romano il giorno stesso. Per entrare in Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti non esiste biglietto: è una parrocchia viva, retta dai Carmelitani, con il parroco P. Henry Venecia O.Carm. e il vice parroco P. Sebastian Benchea O.Carm. indicati oggi sul sito ufficiale parrocchiasanmartinoaimonti.it. Le messe, secondo la scheda di turismoroma.it letta oggi, sono in orario invernale dal lunedì al venerdì alle 8.30 e alle 18.30, il sabato e i prefestivi alle 8.30 e alle 18.30, la domenica e i festivi alle 8.30, 10.00, 11.30, 18.30 e 19.30; in orario estivo dal lunedì al venerdì alle 8.30 e alle 18.30, il sabato alle 8.30 e alle 18.30, la domenica alle 8.30, 11.00 e 19.30. Il telefono: il sito della parrocchia riporta 06-4784701, turismoroma.it riporta invece 06 47847045 e 06 47847049. Anche la mail cambia a seconda di dove guardate: la pagina Contatti della parrocchia dà sanmartinoaimonti25@gmail.com, turismoroma.it dà sanmartinoaimonti@libero.it. Persino il CAP balla: la scheda della parrocchia scrive "Viale del Monte Oppio 28- 00181 Roma", mentre l'indirizzo che circola ovunque, compresa questa pagina, è 00184. Non scelgo io: ve li do tutti e due e vi dico di provare il numero che risponde. La cosa importante da sapere prima di partire è un'altra: i sotterranei, cioè il titulus Equitii e l'aula romana sotto la basilica, non sono aperti a chi si presenta e basta. Si scende con visita guidata su prenotazione, organizzata da associazioni culturali, e alla parrocchia si lascia un contributo di ingresso a parte. La parrocchia pubblica una pagina intitolata "Orari delle visite al Titulus sotterraneo" su parrocchiasanmartinoaimonti.it, ma gli orari lì dentro sono in un'immagine che i miei strumenti non riescono a leggere: telefonate o guardate la pagina prima di muovervi. Se state costruendo una giornata su Roma cristiana antica, la scheda madre da cui partire è Catacombe di Roma, perché le reliquie che stanno sotto l'altare maggiore di questa basilica arrivano proprio da lì, dalle Catacombe di Priscilla sulla Salaria. E se siete già in zona, a duecento metri avete San Pietro in Vincoli con il Mosè, e a poco più Santa Prassede e Santa Maria Maggiore.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

Perché la Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti è quattro edifici uno sopra l'altro
Qui non c'è una chiesa. Ce ne sono quattro, impilate, e si vedono quasi tutte. In superficie avete la basilica barocca che il priore carmelitano Giovanni Antonio Filippini fece rifare a partire dagli anni Trenta del Seicento. Sotto il pavimento c'è la cripta seicentesca, scavata sotto l'altare maggiore, che a sua volta occupa il posto della cripta semicircolare del secolo IX. Sotto ancora, e leggermente spostata di lato, c'è un'aula romana di età imperiale che la tradizione identifica con il titulus Equitii, la casa-chiesa da cui è nato tutto. E dentro le pareti della basilica carolingia sopravvivono pezzi della chiesa che papa Simmaco costruì tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento dopo Cristo. Il sito ufficiale dei Carmelitani, nel racconto firmato dal parroco Lucio Maria Zappatore, dice che della basilica simmachiana restano oggi dodici delle ventiquattro colonne originali, insieme a tegole imperiali con il bollo del re visigoto Teodorico che porta la scritta "Theodorico bono Romae". Dodici colonne che vi passano accanto mentre camminate verso l'altare, e nessun cartello che ve lo dica. Questa stratificazione è il motivo per cui la Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti vale il viaggio anche se non siete credenti: è un carotaggio verticale di milleottocento anni di Roma dentro un solo isolato, e sta a due passi da una fermata della metro.
Il titulus Equitii e l'aula romana del III secolo
La storia raccontata dalla vecchia versione di questa pagina, e ripetuta da mezzo internet, dice che la basilica fu fondata da papa Silvestro I nel IV secolo su un terreno donato da un esponente della famiglia degli Equizi, e che da lì viene il nome titulus Equitii. Il sito ufficiale della parrocchia carmelitana la racconta in modo leggermente diverso e più antico: dice che "un certo Equizio, presumibilmente prete romano" costruì qui la prima chiesa nel III secolo, dedicata a Maria "Gaudium Christianorum", a ricordo dell'incontro fra papa Silvestro e l'imperatore Costantino. Ve la dichiaro come sta: la fonte ufficiale della parrocchia mette la prima chiesa nel III secolo ma la lega a un papa del IV, e l'incoerenza è dentro la fonte, non nella mia lettura. Quello che l'archeologia dice, e lo riporta anche cathopedia.org citando la letteratura, è che i ruderi romani ritrovati sotto e accanto alla basilica appartengono a "un edificio di carattere pubblico databile alla fine del III o all'inizio del IV secolo". La stessa scheda descrive un'aula grande diciotto metri per undici, divisa da pilastri in due ali di tre campate ciascuna, coperte con volte a crociera. Diciotto per undici sono quasi duecento metri quadri: una sala vera, non uno sgabuzzino. Poi c'è la voce fuori dal coro, e la vecchia pagina la citava già: lo storico dell'architettura Hugo Brandenburg sostiene che quella sala non poteva servire da luogo di riunione per una comunità ampia e per le sue esigenze liturgiche, e che lo scopo originale di quello spazio modesto fu probabilmente di magazzino per usi commerciali. È una tesi che va detta e non nascosta, perché ridimensiona la leggenda ma non toglie niente al posto: che sia stata una casa di preghiera o un deposito di merci, quella è architettura romana del III secolo dentro la quale si cammina.
Che cosa si vede davvero scendendo nei sotterranei
Sotto la basilica non c'è solo il muro romano. Le descrizioni delle visite guidate lette oggi elencano, dentro il titulus: resti di dipinti murali ad affresco databili al secondo quarto del secolo IX, con una Madonna con Gesù Bambino in trono fra due sante, un Cristo in trono fra san Pietro, san Paolo e due santi, un san Giovanni evangelista, un santo diacono, una sant'Agnese fra sante; frammenti di mosaico in bianco e nero di età romana; balaustre di marmo, un tabernacolo, la cuspide di una sede episcopale, immagini marmoree di palme, di una colomba, del Buon Pastore, tutti pezzi recuperati dalla chiesa di papa Simmaco e sistemati in quella che il racconto della parrocchia chiama "stanza B" del titolo. Una descrizione di visita guidata letta oggi parla anche di un mosaico datato al IV o V secolo che raffigurerebbe Simmaco ai piedi di san Silvestro. Su quest'ultimo pezzo vi avviso subito: non l'ho trovato confermato da nessuna delle fonti ufficiali che ho letto oggi, né dalla parrocchia né da turismoroma.it, quindi lo riporto come dato da verificare in loco e non come certezza. Gli affreschi del IX secolo, invece, li citano più fonti indipendenti e sono il vero motivo per cui vale la pena pagare il contributo e scendere.

Come si prenota la discesa nel titulus Equitii
Qui bisogna essere pratici, perché è la domanda che mi fanno tutti. I sotterranei della Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti non hanno una biglietteria con orario continuato. Si scende con gruppi accompagnati, organizzati da associazioni culturali romane, e la prenotazione è obbligatoria. Il punto di ritrovo che ho trovato ripetuto oggi è l'ingresso della basilica, Viale del Monte Oppio 28; una delle organizzazioni indica invece piazza di San Martino ai Monti all'incrocio con via Giovanni Lanza, con registrazione trenta minuti prima della partenza. La durata dichiarata varia parecchio: un operatore parla di circa un'ora e mezza, un altro di circa due ore, perché alcune visite comprendono anche una passeggiata nella Suburra intorno alla chiesa. Sui soldi le cifre non coincidono e ve le do tutte, perché sono due voci diverse. La quota della visita guidata, letta oggi su tre proposte differenti, va da 10 a 18 euro per un adulto, con riduzioni per ragazzi e minori e gratuità sotto i sei anni. Il contributo di ingresso ai sotterranei, che si lascia alla parrocchia, è invece indicato come 2 euro da un'associazione, 3 euro da una scheda del Touring Club che risale al 2022 e 4 euro da un'altra associazione. Non è una contraddizione che posso sciogliere io: sono proposte diverse, di anni diversi, e il contributo può essere cambiato. Chiedete la cifra esatta al momento della prenotazione. Una nota che nessuno mette in evidenza e che invece conta: una delle schede lette oggi dichiara esplicitamente la presenza di barriere architettoniche nel percorso sotterraneo. Se avete problemi di deambulazione, chiedete prima.
La storia della Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, papa per papa
Metto in fila le date, perché sono il vero scheletro di questo posto e la vecchia versione di questa pagina le dava per scontate. Prima metà del III secolo o fine del III e inizio del IV: viene costruita l'aula romana che sta sotto. Intorno al 314 papa Silvestro I istituisce il titolo, e cathopedia.org lo dice espressamente parlando del titolo cardinalizio "istituito intorno al 314". Nel 324, secondo la tradizione che la vecchia pagina riportava, qui si tiene un incontro preparatorio del primo concilio di Nicea. Poi arriva papa Simmaco, ed è il primo punto dove le fonti litigano: la vecchia versione di questa pagina scriveva "nel 500", e la stessa data la dà la voce inglese di Wikipedia; il sito ufficiale della parrocchia carmelitana e la scheda di turismoroma.it dicono invece 509. Il dato corretto, ve lo chiarisco per quanto posso: le due fonti ufficiali lette oggi convergono sul 509, la letteratura più diffusa sul 500, e il pontificato di Simmaco copre comunque il 498-514, quindi entrambe stanno dentro la finestra giusta. Dichiaro la divergenza e non la sciolgo. In quell'occasione la chiesa viene rialzata e il vecchio oratorio finisce sottoterra. Nel 772 papa Adriano I la restaura e, dice la parrocchia, aggiunge la dedica a san Silvestro. Fra l'844 e l'847 papa Sergio II la ricostruisce da capo per mettere al sicuro dentro le mura le reliquie dei martiri che stavano nelle catacombe di Priscilla, lungo la via Salaria, esposte alle incursioni: tre navate, ventiquattro colonne, ventiquattro finestre, una cripta semicircolare per le reliquie. L'anno dopo, l'846, i Saraceni risalgono il Tevere e saccheggiano San Pietro e San Paolo, che stavano fuori dalle mura; questa chiesa, dentro, si salva. Papa Leone IV, fra l'847 e l'855, fa dipingere le pareti e fa eseguire il mosaico dell'abside, e affida la chiesa ai benedettini. Nel 1299 papa Bonifacio VIII la consegna ai Carmelitani insieme al convento, ponendo come condizione che vi istituiscano una casa di studi. Nel 1570 si rifà il soffitto a cassettoni con l'aiuto del cardinale titolare Carlo Borromeo. Dal 1636 parte il cantiere barocco. Fra il 1780 e il 1795 il cardinale Francesco Saverio de Zelada finanzia l'ultimo grande restauro. Nell'Ottocento un incendio violento costringe a rifare il soffitto. Nel 1873 la basilica viene espropriata dal demanio del Regno d'Italia.
Da quando i Carmelitani stanno nella Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
Questa è una contraddizione che vi devo dichiarare perché è dentro lo stesso sito ufficiale. La pagina "La Parrocchia" di parrocchiasanmartinoaimonti.it scrive testualmente che la parrocchia è "Affidata a: Carmelitani (O.Carm.) dal 1229". La pagina "La Basilica", sullo stesso sito, scrive che "Nel 1299, Bonifacio VIII affidò la basilica ai Carmelitani con il convento annesso, condizionando la cessione all'istituzione di una casa di studi". Settant'anni di differenza. La data del 1299 è anche quella riportata da cathopedia.org e regge meglio storicamente, perché Bonifacio VIII fu papa dal 1294 al 1303 e nel 1229 non c'era. Ve la dico così: le due date stanno tutte e due sul sito dei frati che reggono la chiesa, la seconda è compatibile con il papa citato, la prima somiglia molto a un refuso. Non la correggo io d'autorità, la segnalo. Quello che è certo è che i Carmelitani dell'antica osservanza sono qui da più di settecento anni senza soluzione di continuità, e che oggi in questo complesso stanno la Curia Provinciale Carmelitana, lo Studentato intitolato a san Pier Tommaso, il Centro Stampa Carmelitano e la comunità parrocchiale. Non è un museo con un custode: è una casa religiosa in attività.
I paesaggi di Gaspard Dughet nelle navate
Se entrate qui per un motivo solo, che sia questo. Lungo le pareti delle navate laterali corre un ciclo di sedici dipinti murali con le Storie della vita dei profeti Elia ed Eliseo, opera di Gaspard Dughet, il pittore che a Roma chiamavano il Pussino perché era cognato di Nicolas Poussin. Il racconto ufficiale della parrocchia lo colloca sulla navata destra e dà le date del pittore, 1615-1675. La scheda di cathopedia.org data il ciclo al 1746-1750, e qui c'è un problema aritmetico che vi dichiaro invece di ignorarlo: se Dughet muore nel 1675 non può dipingere nel 1746. Una terza fonte specialistica letta oggi dice che gli affreschi paesaggistici erano completati entro il 1650, che è coerente con il grande cantiere barocco partito nel 1636. La lettura più probabile è che quel 1746-1750 sia un refuso per 1646-1650, ma non essendo io la fonte mi limito a segnalarvi la contraddizione e a dirvi che il ciclo è di metà Seicento. Il punto interessante non è la data. È che questi sono paesaggi, non scene sacre nel senso solito: Dughet dipinge la campagna romana con i suoi cieli, le sue rovine e i suoi alberi, e ci mette dentro il profeta Elia quasi come una comparsa. È pittura di paesaggio monumentale applicata a una parete di chiesa, cosa rarissima a Roma, e per una volta a comandare è l'ambiente e non la figura. Il parroco carmelitano, nel suo racconto sul sito ufficiale, si prende pure gioco del pittore notando che in quegli affreschi della campagna romana compaiono un sacco di betulle, alberi che da queste parti non ci sono mai stati. Ha ragione lui. Lo stato di conservazione, avvisa una fonte specialistica letta oggi, non è brillante: preparatevi a superfici stanche, non a colori squillanti. Guardateli comunque, perché di cicli di paesaggio seicenteschi grandi come questo, dentro una basilica romana, non ne trovate altri.
Le due vedute di Filippo Gagliardi: San Pietro e San Giovanni prima delle ricostruzioni
E qui arriviamo alla cosa che rende la Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti un documento e non solo una bella chiesa. Filippo Gagliardi, l'architetto e pittore di prospettive che diresse tutto il cantiere barocco, dipinse due vedute che oggi valgono come fotografie di due edifici che non esistono più o che non erano ancora finiti. La prima mostra l'interno della basilica di San Pietro costantiniana, quella del IV secolo, demolita per fare posto a quella attuale: nella veduta si riconosce anche la famosa pigna di bronzo, che oggi sta in Vaticano. La seconda mostra l'interno di San Giovanni in Laterano durante la ristrutturazione borrominiana, cioè il Laterano colto a metà del suo cambiamento di pelle. Entrambe stanno dentro la chiesa, sulle pareti delle navate, e chiunque può guardarle gratis. Adesso la correzione, e la dichiaro come faccio sempre: la vecchia versione di questa pagina attribuiva la veduta dell'interno di San Giovanni in Laterano a un "dipinto murale attribuito a Gaspard Dughet, 1635-1640" e teneva Gagliardi solo per la veduta di San Pietro. Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che il sito ufficiale della parrocchia carmelitana attribuisce entrambe le prospettive a Filippo Gagliardi, e cathopedia.org elenca "Interno di San Giovanni in Laterano" fra le opere di Gagliardi. Dughet ha fatto i paesaggi con Elia ed Eliseo, Gagliardi le architetture. Sempre della vecchia pagina va corretta anche una frase materialmente rotta: la parentesi aperta su "affresco cinquecentesco di Filippo Gagliardi" non veniva mai chiusa e il periodo restava sospeso a metà. Aggiungo che Gagliardi non era un cinquecentista: le sue date, riportate dalla parrocchia, sono 1606-1659, quindi la sua veduta è seicentesca, non cinquecentesca.
Le colonne che sembrano non toccare terra
Questa è la trovata di cui nessuno parla e che invece si sente addosso appena entrate. Il racconto ufficiale del parroco spiega che Gagliardi, guardando la navata centrale, trovò che il magnifico soffitto a cassettoni donato nel Cinquecento dal cardinale titolare Carlo Borromeo schiacciasse la prospettiva. Alzare il soffitto era impossibile. Allora il tipo, che era un fanatico delle prospettive, fece l'unica altra cosa possibile: abbassò il pavimento di ottanta centimetri. Ottanta. Il risultato è che le basi delle colonne di spoglio finiscono più in basso di quanto l'occhio si aspetti, e le colonne paiono sospese, senza appoggio, con uno slancio verso l'alto che non corrisponde a nessuna misura reale. È un trucco da scenografo applicato a una basilica paleocristiana, ed è il motivo per cui la Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti sembra molto più alta di quanto sia. Sulle colonne, altra divergenza da dichiarare: cathopedia.org dice ventiquattro colonne di spoglio provenienti dall'antica basilica del V secolo, con capitelli compositi; il racconto della parrocchia dice ventiquattro colonne provenienti dalle Terme di Traiano, che stanno appena fuori, sotto il parco di Colle Oppio, e aggiunge che dodici delle ventiquattro sono quelle della basilica di Simmaco. Le due versioni non si escludono del tutto, perché anche la basilica del V secolo può avere spogliato le terme, ma sono raccontate in modo diverso e ve le riporto tutte e due. Guardate i basamenti mentre camminate: sopra ci sta ancora lo stemma con l'aquila bicipite del priore Filippini, quello che pagò tutto.

La cripta e le reliquie arrivate dalle catacombe di Priscilla
Sotto l'altare maggiore c'è la cripta, realizzata intorno al 1650 da Filippo Gagliardi e decorata sulle volte dagli stucchi di Pietro Paolo Naldini. Anche qui Gagliardi ebbe il suo problema di prospettiva: lo spazio gli sembrava schiacciato, e stavolta il pavimento non poteva abbassarlo. Fece il contrario di quello che avrebbe fatto un ingegnere e moltiplicò le colonne. Il racconto della parrocchia dice che da circa otto colonne strutturalmente necessarie si arrivò a settantaquattro colonne in stucco, e che solo le prime due, quelle che reggono l'urna con le reliquie, sono di marmo vero. Tutte le altre servono a fare righe verticali e a slanciare l'ambiente. Funziona: scendete e vi sembra di stare in una foresta di colonne, non in uno scantinato. Naldini coprì il soffitto della cripta con un tessuto di palme, fiori e simboli del martirio. Sull'altare stanno le reliquie dei santi Artemio, Paolina e Sisinnio, portate qui dalle Catacombe di Priscilla quando Sergio II volle metterle al riparo dentro le mura. C'è un dettaglio tecnico che vale il viaggio da solo: la fenestrella confessionis, la finestrella con la grata di ferro che permetteva ai fedeli di infilare un fazzoletto e toccare le reliquie per portarsele a casa. In quasi tutte le chiese romane sta in basso, all'altezza delle ginocchia. Qui sta in alto, perché quando ritrovarono la cassetta con le reliquie durante gli scavi del Seicento vollero lasciarle esattamente alla quota in cui erano state trovate, e la finestrella dovette adeguarsi. Il ritrovamento della cassetta, racconta la parrocchia, fu talmente forte che il priore Filippini fermò i lavori e ordinò a Naldini di cambiare programma: al posto delle immagini del Nuovo Testamento previste sulla parete sinistra, fece rappresentare tutti gli strumenti del martirio.
Gli altari, le tele e la cappella della Madonna del Carmine
Chi entra pensando di trovare una chiesa spoglia sbaglia mira. Sugli altari laterali della Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti c'è una piccola galleria di pittura romana del Seicento. Cathopedia.org, che è la scheda più dettagliata che ho letto oggi, mette sulla navata destra la Visione di santa Maria Maddalena de' Pazzi di Matteo Piccione del 1647, l'Estasi di santa Teresa d'Avila di Giovanni Greppi anteriore al 1647, il San Martino di Tours che dona parte del mantello al povero di Fabrizio Chiari del 1645, il Martirio di santo Stefano di Giovanni Angelo Canini del 1645 e l'Estasi di san Carlo Borromeo di Filippo Gherardi del 1693. Sulla navata sinistra mette la Visione di sant'Angelo da Gerusalemme di Pietro Testa del 1645-1646, un Sant'Alberto Magno di Girolamo Muziano del 1575 e una Trinità fra san Bartolomeo e san Nicola di Bari di Canini. Il racconto della parrocchia distribuisce alcune di queste tele fra le due navate in modo diverso: la divergenza sull'attribuzione delle pareti la dichiaro, i quadri comunque sono tutti lì dentro. In fondo alla navata sinistra c'è la cappella della Madonna del Carmelo, fondata nel 1593 e restaurata nel 1793, che è il centro spirituale carmelitano di tutto il complesso. Ci si venera una Madonna con Gesù Bambino dipinta a olio nel 1596 da Girolamo Massei, e c'è un Angeli che liberano le anime del Purgatorio dipinto nel 1793 da Antonio Cavallucci. Il sito della parrocchia aggiunge che questa immagine cinquecentesca della Madonna del Carmine fu venerata da papi e santi, fra cui san Giuseppe Benedetto Labre, il pellegrino francese che dormiva sotto gli archi del Colosseo. Sotto l'altare della cappella, dice ancora la parrocchia, riposano i santi Crescente, Lanziano e sua moglie. La festa della Madonna del Carmine cade il 16 luglio e qui si celebra in forma solenne con processione: se capitate a Roma a metà luglio, è il giorno in cui questa chiesa smette di essere un posto tranquillo e si riempie di quartiere.
L'abside, il presbiterio e il tabernacolo d'argento
La parte alta della basilica è tutta di fine Settecento e la finanziò il cardinale titolare Francesco Saverio de Zelada. Gli affreschi dell'abside e dell'arco trionfale sono del 1794, opera di Antonio Cavallucci con l'aiuto di Giovanni Micocca. Nella calotta absidale ci sono Dio Padre e la Madonna con il Bambino in gloria al centro, san Pietro e san Paolo ai lati. Fra le finestre stanno quattro santi carmelitani: sant'Andrea Corsini, santa Maria Maddalena de' Pazzi, san Pietro Tommaso e santa Teresa d'Avila. Sull'arco trionfale, a sinistra san Silvestro e san Carlo Borromeo, a destra san Martino di Tours e san Francesco Saverio, che sta lì per omaggio al cardinale de Zelada che si chiamava Francesco Saverio pure lui. Sul presbiterio c'è un tabernacolo a tempietto circolare con sei candelieri, in argento dorato, eseguiti fra il 1787 e il 1795 dall'argentiere romano Francesco Belli. Alzate lo sguardo sulla trabeazione: otto sculture in stucco realizzate intorno al 1655 da Pietro Paolo Naldini, il miglior allievo del Bernini, la coronano. Cathopedia.org le elenca una per una: sulla parete sinistra santa Giusta, sant'Innocenzo I, san Martino di Tours e san Teodoro di Eraclea; sulla destra santa Ciriaca, santo Stefano, san Fabiano e san Nicandro. Il racconto della parrocchia parla invece di dodici statue in stucco romano, un impasto di calce, gesso e polvere di marmo scelto probabilmente per il peso, vista l'altezza a cui andavano montate. Otto o dodici, la divergenza ve la dichiaro e ve la lascio da contare sul posto: è uno di quei casi in cui il visitatore può fare da arbitro meglio di me.

La sacrestia: la lampada d'argento del V secolo e il parato di Guala Bicchieri
Qui devo correggere una cosa che la vecchia versione di questa pagina ripeteva da anni. Il vecchio testo diceva che in sacrestia si conserva "una lampada votiva d'argento" e che "si ritiene che sia stata fatta con la tiara di San Silvestro". Il dato corretto, ve lo chiarisco: la scheda di cathopedia.org, letta oggi, descrive una lampada votiva del V secolo in lamina d'argento di bottega romana, con incisa l'iscrizione "Sancto Silvestro ancilla sua votum [solvit]", cioè "a san Silvestro la sua serva sciolse il voto". Non è un oggetto ricavato dalla tiara di un papa: è un ex voto offerto a san Silvestro da una donna, ed è molto più interessante così, perché è una voce privata di quindici secoli fa arrivata fino a noi con un nome sottinteso e un debito pagato. Nella stessa sacrestia si conserva anche il parato liturgico del cardinale Giacomo Guala Bicchieri, del primo quarto del XIII secolo: mitria episcopale, manipolo e linteo in seta e fili d'oro di manifattura romana. Roba del Duecento, tessuta, sopravvissuta. La sacrestia non è sempre accessibile ai visitatori: chiedete in parrocchia, e se vi dicono di no non insistete, è uno spazio di servizio di una comunità religiosa.
L'organo, il fonte battesimale e i dati che non ho potuto verificare
La vecchia versione di questa pagina descriveva l'organo dietro l'altare monumentale: costruito da Zenoni dentro una cassa del XVIII secolo, trasmissione elettrica, due tastiere e una pedaliera, in sostituzione di un precedente strumento Vegezzi Bossi finito nella chiesa dei carmelitani a Sassari. Ve lo riporto perché faceva parte del vecchio racconto e la regola qui è non buttare via niente, ma vi dico anche la verità sul controllo: nessuna delle fonti ufficiali che ho letto oggi, né il sito della parrocchia carmelitana né la scheda di turismoroma.it né la scheda enciclopedica dedicata alla basilica, conferma questi dettagli sull'organo. Restano quindi un dato non verificato, di provenienza enciclopedica generalista, e come tale ve lo consegno. Stesso discorso per un altro pezzo: il racconto della parrocchia parla di un fonte battesimale sulla controfacciata datato 1700 e attribuito a Giuseppe Valadier, con una copia del Battesimo di Gesù di Antonio Cavallucci, perché l'originale fu rubato nel 1999. Il furto del 1999 è un fatto raccontato dalla parrocchia stessa. L'attribuzione a Giuseppe Valadier con la data 1700 non torna, perché Giuseppe Valadier nacque nel 1762: o la data è sbagliata o l'autore è un altro Valadier. Segnalo l'incongruenza nella fonte e non la aggiusto io. Sul mosaico, infine: la vecchia pagina scriveva che "un mosaico raffigurante Madonna con San Silvestro è del VI secolo". Nessuna delle fonti ufficiali lette oggi lo conferma dentro la basilica superiore, e l'unica cosa vicina che ho trovato è la descrizione di un mosaico del IV o V secolo con Simmaco ai piedi di san Silvestro nei sotterranei, riportata però da una scheda di visita guidata e non da una fonte istituzionale. Lo lascio come dato da verificare, e vi consiglio di chiederlo direttamente alla guida quando scendete.
Il beato Angelo Paoli, il padre dei poveri
Se dovessi indicare una sola persona per raccontare che cosa è stata questa casa carmelitana, indicherei lui. Angelo Paoli nasce ad Argigliano, in Lunigiana, nel 1642: il sito della Congregazione delle Cause dei Santi, causesanti.va, precisa il 1 settembre 1642. Entra nel noviziato carmelitano di Siena a diciotto anni, viene ordinato sacerdote, passa per vari conventi toscani e nel 1687 viene trasferito a Roma, in questo convento. Ci resta circa trentatré anni e li passa quasi tutti all'ospedale di San Giovanni, ad assistere i malati poveri. Non si limitò all'assistenza: fondò un ospizio per convalescenti dove chi usciva dall'ospedale potesse imparare un mestiere e rientrare nella società, che nel Seicento romano era un'idea di una modernità quasi impertinente. Il racconto del parroco carmelitano aggiunge un dettaglio che mi ha fatto sorridere e che vale più di dieci aggettivi: Paoli portava in ospedale orchestrine, ballerini e maschere per tirare su l'umore dei malati, e lo definisce un precursore della clownterapia. Sulla data della morte le fonti divergono e ve lo dichiaro: la pagina della parrocchia dedicata a lui scrive 17 gennaio 1720, mentre causesanti.va e il racconto dello stesso parroco scrivono 20 gennaio 1720. Su un punto invece sono tutti d'accordo: papa Clemente XI fece incidere su di lui la definizione "padre dei poveri". È stato beatificato il 25 aprile 2010 nella basilica di San Giovanni in Laterano, e anche qui c'è una divergenza da dichiarare, perché la parrocchia indica come celebrante il cardinale Agostino Vallini mentre causesanti.va indica l'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Benedetto XVI. Il corpo è sepolto qui, nella Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, e la parrocchia parla dell'urna che lo conteneva e di una ricostruzione del corpo. Nel convento si conserva anche la sua cameretta, con il letto, la cappa e una porta che dipinse lui.
Il titolo cardinalizio dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
Sulla basilica insiste uno dei titoli cardinalizi più antichi di Roma, istituito, dice cathopedia.org, intorno al 314 da papa Silvestro I. Il titolare attuale è il cardinale polacco Kazimierz Nycz, e questo dato la vecchia versione di questa pagina lo dava giusto: l'ho verificato oggi direttamente sui documenti della Santa Sede. Il testo vaticano che elenca i titoli e le diaconie assegnati ai ventiquattro nuovi cardinali del concistoro del 20 novembre 2010 riporta alla voce Kazimierz Nycz il "Titolo dei Santi Silvestro e Martino ai Monti". Aggiungo l'aggiornamento che la vecchia pagina, ferma al 2021, non poteva avere: la biografia pubblicata dalla Sala Stampa vaticana dice che Nycz, nato l'1 febbraio 1950 a Stara Wieś nell'arcidiocesi di Cracovia, è stato arcivescovo di Varsavia dal 2007 al 2024 e si è dimesso il 4 novembre 2024, concludendo l'8 marzo 2025 anche l'incarico di ordinario per i fedeli di rito orientale in Polonia. Resta cardinale del titolo, ma non è più arcivescovo di Varsavia: chi legge la vecchia dicitura in giro per il web sta leggendo un dato scaduto. Prima di lui il titolo era passato per due futuri papi, e lo dice bene la voce enciclopedica letta oggi: Achille Ratti lo tenne dal giugno 1921 al febbraio 1922 e poi divenne Pio XI, Giovanni Battista Montini dal dicembre 1958 al giugno 1963 e poi divenne Paolo VI. In mezzo, nel Cinquecento, il titolo era stato di san Carlo Borromeo, che pagò il soffitto a cassettoni. Tre uomini che hanno cambiato la Chiesa hanno avuto il nome di questa basilica accanto al proprio, e la maggior parte dei romani non sa nemmeno che esiste.
Una curiosità su Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
La curiosità più bella non riguarda l'arte, riguarda una furbata diplomatica. Il racconto ufficiale del parroco carmelitano spiega che quando papa Simmaco volle dedicare la chiesa a san Silvestro i romani protestarono, perché a Roma le chiese si dedicavano ai martiri e Silvestro martire non era: era morto vecchio e nel suo letto. Simmaco rispose che lui pensava a san Silvestro e a san Martino di Tours, e siccome Martino, vissuto fra il 316 e il 397, era il primo santo non martire di grande prestigio in tutta Europa, ai romani la cosa andò giù. Risultato: la prima basilica romana intitolata a due santi non martiri passa grazie a un gioco di nomi. E il destino ci ha messo del suo, perché tre secoli e mezzo dopo proprio questa chiesa, dedicata a due non martiri, è diventata il deposito blindato delle reliquie dei martiri portate via dalle catacombe di Priscilla. Se volete un secondo motivo di curiosità, eccolo: la Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti è una delle pochissime chiese romane dove si entra a livello della strada e si scende di due piani senza uscire dall'edificio, arrivando a camminare su un pavimento di età imperiale mentre sopra la vostra testa si celebra la messa delle 18.30.
Una cosa che non ti dice nessuno su Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
Nessuno vi dice che questa chiesa è un archivio visivo di due basiliche che non potete più vedere. Le vedute dipinte da Filippo Gagliardi sono, dal punto di vista documentario, quanto di più vicino a una fotografia della vecchia San Pietro costantiniana e del Laterano in corso di trasformazione. Chi visita San Pietro oggi vede l'edificio che ha sostituito quello del IV secolo. Chi entra a San Giovanni in Laterano vede il risultato finale del cantiere borrominiano. Le due immagini di come stavano prima e durante stanno appese qui dentro, in una chiesa dove non c'è mai fila, dove non si paga il biglietto e dove il novantanove per cento dei turisti che affollano il Colosseo a settecento metri non entra mai. Aggiungo una seconda cosa che non vi dice nessuno: nelle guide correnti questa basilica compare quasi sempre come nota a piè di pagina di San Pietro in Vincoli, che sta lì accanto e ha il Mosè di Michelangelo. È una gerarchia turistica, non una gerarchia storica. Sul piano della stratificazione archeologica la Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti ha molto di più da mostrare, e ha il vantaggio di non avere mai un pullman parcheggiato davanti.
Il consiglio che ti do per visitare Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
Il consiglio è semplice e ve lo do secco: non venite qui solo per la chiesa di sopra, ma non aspettate di poter scendere sotto per venirci. Sono due visite diverse e vanno organizzate diversamente. La chiesa di sopra si vede quando volete, gratis, negli orari in cui la parrocchia è aperta; ci mettete quaranta minuti fatti bene e ne uscite con Dughet, Gagliardi, le colonne sospese e la cripta delle settantaquattro colonne in tasca. I sotterranei invece richiedono una prenotazione, un gruppo e una data, e se avete tre giorni a Roma non è detto che ci sia una visita nel vostro giorno. Quindi: passate in basilica in un pomeriggio qualunque, e se il titulus vi interessa davvero organizzatevelo prima di partire, scrivendo alla parrocchia o cercando la visita guidata con settimane di anticipo. Secondo consiglio, pratico: arrivate almeno mezz'ora prima dell'inizio di una messa, non a ridosso. Le luci delle navate laterali spesso si accendono per le celebrazioni, e con la luce accesa i paesaggi di Dughet si leggono, al buio no. Terzo consiglio, e questo è quello che nessuno segue: portatevi un binocolo piccolo o usate lo zoom del telefono per la trabeazione e per le vedute di Gagliardi, perché stanno in alto e a occhio nudo perdete metà dei dettagli, compresa la pigna nella veduta della vecchia San Pietro. Quarto: abbinate la visita a una passeggiata nel parco di Colle Oppio e della Domus Aurea, che sta letteralmente sull'altro lato della strada. Turismoroma.it, letto oggi, dà il parco come apertura dalle 7.00 fino al tramonto, undici ettari, con dentro i resti della Domus Aurea, delle Terme di Tito e delle Terme di Traiano, sistemato com'è oggi fra il 1928 e il 1932 su progetto di Raffaele de Vico e poi di Antonio Muñoz. Le colonne che vi trovate in chiesa vengono, secondo il racconto dei frati, proprio da quelle terme lì.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che nel 324 qui si sarebbe tenuto un incontro preparatorio del primo concilio di Nicea. Lo scrivono tutti, lo scriveva la vecchia versione di questa pagina, ed è la notizia che dà a questa chiesa un ruolo nella storia universale del cristianesimo. Quello che quasi nessuno cita è che dentro la basilica esiste una rappresentazione dipinta di quell'assemblea: il racconto della parrocchia attribuisce al pittore milanese Galeazzo Leoncini un grande affresco del 1640 che raffigura san Silvestro circondato da Costantino, da sant'Elena e da un centinaio di vescovi durante un concilio preparatorio a Nicea. Il particolare da bar, che riporto perché lo racconta la fonte ufficiale e mi fa simpatia, è che Leoncini si prese talmente tante critiche per quell'affresco che smise di dipingere e si mise a fare l'oste. Ecco: sopra la vostra testa c'è l'opera che ha convinto un pittore a cambiare mestiere. Il secondo fatto risaputo eppure poco citato riguarda il 846: quando i Saraceni risalirono il Tevere e saccheggiarono le basiliche di San Pietro e di San Paolo fuori le mura, che stavano fuori dalla cinta, questa chiesa si salvò perché stava dentro. È esattamente il motivo per cui, due anni prima, Sergio II aveva portato qui le ossa dei martiri: aveva visto giusto.

La foto giusta da fare a Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
La foto giusta non è la facciata. La facciata sta su un alto podio con una scalinata lunga e stretta, ha due ordini scanditi da lesene, un finestrone con timpano semicircolare spezzato sopra e un portale con timpano triangolare spezzato sotto, e ai lati del portale due bassorilievi in stucco del 1667 di Stefano Castelli con san Silvestro a sinistra e san Martino di Tours a destra. È bella, è del Seicento, e la fotografano tutti. Fatela pure e andate oltre. La foto giusta la fate dentro, in fondo alla navata centrale, all'altezza dell'ultima colonna, tenendo la macchina bassa, quasi a filo del pavimento, e inquadrando in verticale la fuga di colonne verso l'altare. A quell'altezza l'inganno prospettico di Gagliardi lavora al massimo e le colonne vengono fuori come se galleggiassero, senza base visibile, con il soffitto a cassettoni che chiude in alto. È l'unica foto che spiega da sola perché un architetto abbia abbassato un pavimento di ottanta centimetri. Se avete tempo per una seconda inquadratura, scendete in cripta e fotografate la selva di colonne in stucco dal basso verso l'alto, con la volta di palme e fiori di Naldini a fare da tetto: è un ambiente che in fotografia rende molto più di quanto ci si aspetti, perché la moltiplicazione delle colonne crea un ritmo che l'obiettivo cattura bene. Terza foto, per chi ha la testa storica: la veduta di Gagliardi con l'interno della San Pietro costantiniana, scattata con lo zoom e in luce accesa. Non è una bella foto, è un documento, e vi servirà per confrontarla con quello che vedete il giorno dopo in Vaticano. Ultima nota di educazione: siete in una chiesa parrocchiale, non in un museo. Niente flash, niente treppiedi durante le celebrazioni, e se c'è gente che prega, aspettate.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Faccio l'elenco, perché per una volta gli avvenimenti sono davvero tanti e sono documentabili. Intorno al 314: papa Silvestro I istituisce il titolo. Nel 324: la tradizione colloca qui l'incontro preparatorio del primo concilio di Nicea, con Costantino ancora vivo e la Chiesa che sta imparando a essere un'istituzione pubblica. Nel 500 o nel 509, e la divergenza fra le fonti l'ho già dichiarata, papa Simmaco costruisce la basilica vera e propria, la dedica a Martino di Tours e la solleva sopra il livello precedente, spedendo sottoterra l'oratorio originario. Nel 772 papa Adriano I la restaura. Fra l'844 e l'847 papa Sergio II la rifà completamente e ci porta dentro le reliquie dei martiri della catacomba di Priscilla, con tre navate, ventiquattro colonne e ventiquattro finestre. Nell'846 il saccheggio saraceno colpisce le basiliche fuori le mura e risparmia questa. Fra l'847 e l'855 papa Leone IV fa dipingere le pareti e realizzare il mosaico absidale e affida la chiesa ai benedettini. Nel 1299 papa Bonifacio VIII la consegna ai Carmelitani con l'obbligo di aprirci una casa di studi, e i Carmelitani ci sono ancora. Nel 1570 si rifà il soffitto a cassettoni sotto il cardinale titolare Carlo Borromeo. Nel 1636 il priore generale Giovanni Antonio Filippini avvia il rifacimento barocco affidandolo a Filippo Gagliardi: sui soldi le fonti ufficiali divergono, il racconto del parroco parla di 70.000 scudi, la scheda "La Basilica" dello stesso sito parla di 80.000 scudi, e la contraddizione ve la dichiaro. Intorno al 1650, durante gli scavi per la cripta, si ritrova la cassetta con le reliquie dei martiri e il cantiere cambia programma. Nel 1654 muore Filippini, nel 1659 muore Gagliardi, e il generale Francesco Scannapieco porta a termine i lavori: il racconto della parrocchia dice nel 1664, cathopedia.org dice che il cantiere andò avanti fino al 1667 con la facciata attuale, la scalea e il campanile. Nel 1667 Stefano Castelli firma i bassorilievi in stucco della facciata. Nel 1687 arriva in convento Angelo Paoli. Nel 1720 Paoli muore e Clemente XI lo chiama padre dei poveri. Fra il 1780 e il 1795 il cardinale de Zelada finanzia l'ultimo grande restauro, con l'abside affrescata da Cavallucci nel 1794. Nell'Ottocento un incendio impone il rifacimento del soffitto. Nel 1873 il demanio del Regno d'Italia esproprierà la basilica. Nel 1921 e nel 1958 due futuri papi ne diventano cardinali titolari. Nel 1999 viene rubato il Battesimo di Gesù di Cavallucci dal fonte battesimale. Il 25 aprile 2010 Angelo Paoli viene beatificato in Laterano. Il 20 novembre 2010 il titolo passa al cardinale Kazimierz Nycz.
Chi è passato da Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
L'elenco delle persone che hanno avuto a che fare con questo posto è più lungo di quello di molte chiese ben più famose. Papi: Silvestro I, che ci mette il nome e il titolo; Simmaco, che la costruisce; Adriano I, che la restaura; Sergio II, che la rifà; Leone IV, che la fa dipingere; Bonifacio VIII, che la dà ai Carmelitani; Clemente XI, che canonizza a parole il carmelitano Angelo Paoli il giorno stesso della sua morte. Cardinali: san Carlo Borromeo, titolare nel Cinquecento e finanziatore del soffitto; Francesco Saverio de Zelada, che paga il restauro di fine Settecento e si fa dipingere accanto il suo santo omonimo; Achille Ratti e Giovanni Battista Montini, titolari prima di diventare Pio XI e Paolo VI; Kazimierz Nycz, titolare dal 2010. Artisti: Filippo Gagliardi, l'uomo delle prospettive e delle due vedute; Gaspard Dughet, il paesaggista cognato di Poussin; Pietro Paolo Naldini, allievo del Bernini, per gli stucchi e le statue; Jan Miel, il fiammingo dei Bamboccianti, per il battesimo del sultano; Galeazzo Leoncini, il pittore che dopo le critiche si mise a fare l'oste; Pietro Testa detto il Lucchesino; Girolamo Muziano; Girolamo Massei; Fabrizio Chiari; Giovanni Angelo Canini; Matteo Piccione; Giovanni Greppi; Filippo Gherardi; Antonio Cavallucci; l'argentiere Francesco Belli; lo stuccatore Stefano Castelli. Santi e beati: san Martino di Tours, a cui è dedicata; il beato Angelo Paoli, che ci ha vissuto trentatré anni e ci è sepolto; san Giuseppe Benedetto Labre, il pellegrino francese che secondo la parrocchia veniva a pregare davanti alla Madonna del Carmine. E poi, senza nome, tutti quelli che dal III secolo in poi sono passati per quell'aula romana sotto il pavimento, di cui non sapremo mai niente.
Accessibilità, bambini e cose pratiche che nessuno scrive
La chiesa di sopra si raggiunge salendo una scalinata lunga e stretta che è parte del progetto seicentesco: chi ha problemi di deambulazione deve mettere in conto quei gradini, e conviene chiedere in parrocchia se esiste un accesso alternativo dal lato del convento. Per i sotterranei una delle schede di visita lette oggi dichiara esplicitamente la presenza di barriere architettoniche, quindi la carrozzina lì sotto non passa. Sui bambini: la Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti funziona benissimo con i ragazzi dai dieci anni in su, perché l'idea delle chiese impilate una sull'altra è un concetto che si capisce a colpo d'occhio e la discesa in cripta è un piccolo gioco di per sé; sotto i sei anni l'ingresso alle visite guidate è di solito gratuito ma la visita è lunga e non c'è niente da toccare, quindi valutate. In cripta e nei sotterranei la temperatura è più bassa che in strada anche ad agosto: una felpa leggera d'estate non è una sciocchezza. Non ci sono servizi igienici pubblici garantiti né bookshop: siete in una parrocchia, non in un museo statale. Bagni e caffè li trovate nei bar di via Giovanni Lanza o dentro il quartiere Monti, che comincia subito sotto la scalinata. Sul silenzio: qui si celebra tutti i giorni, e se arrivate durante una messa vi trovate con mezza chiesa non visitabile. Guardate gli orari che vi ho dato all'inizio e giocate d'anticipo.
Che cosa vedere intorno, senza prendere un mezzo
Questo è uno dei pochi punti di Roma dove in dieci minuti a piedi si mette insieme un itinerario che vale una giornata. San Pietro in Vincoli, con il Mosè di Michelangelo e le catene di san Pietro, sta a poche centinaia di metri scendendo verso il Colle Oppio. Santa Prassede, con i mosaici bizantini della cappella di San Zenone che sono fra le cose più belle e meno viste di Roma, sta poco più su verso l'Esquilino. Santa Maria Maggiore è a un quarto d'ora scarso di cammino. Il parco della Domus Aurea e di Colle Oppio è dall'altra parte della strada e apre alle 7 del mattino. Il Colosseo è a una decina di minuti in discesa. Verso i Fori ci sono i Mercati di Traiano e, un po' più in là, il Carcere Mamertino. Per chi vuole restare sull'Esquilino ci sono l'Auditorium di Mecenate a Largo Leopardi e, verso piazza Vittorio, Palazzo Merulana, il Nuovo Mercato Esquilino e la Porta Alchemica. Chi invece è venuto qui per il filo delle catacombe trova il quadro completo su Catacombe di Roma e la scheda specifica delle Catacombe di Priscilla, da cui vengono le reliquie di questa basilica. Per capire come funziona un altro caso di chiesa a più piani, con lo stesso tipo di stratificazione, la scheda giusta è San Clemente.
Quando conviene andarci
Il momento migliore è il tardo pomeriggio di un giorno feriale, arrivando prima della messa delle 18.30, con le luci accese e senza turisti. Il momento peggiore è la domenica mattina fra le 10 e le 12, quando le celebrazioni si susseguono e la basilica funziona come parrocchia a pieno regime: potete entrare, ma non potete girare. Il 16 luglio è un caso a sé: è la festa della Madonna del Carmine, si celebra in forma solenne con processione, e se cercate la Roma dei quartieri che non sta sulle guide, quello è il giorno. In estate gli orari delle messe cambiano, come ho scritto sopra, e a Ferragosto Roma si svuota mentre questa zona resta viva perché è residenziale. In inverno il vantaggio è la luce bassa che entra dal finestrone della facciata: non è la stessa cosa dei mosaici bizantini di Santa Prassede, ma nella navata fa un effetto che d'estate non avete.
Le correzioni che ho fatto alla vecchia versione di questa pagina
Le metto in chiaro tutte, perché è giusto che chi legge sappia che cosa è cambiato e perché. La vecchia versione diceva che la lampada votiva d'argento in sacrestia si ritiene fatta con la tiara di san Silvestro: il dato corretto, ve lo chiarisco, è che si tratta di una lampada del V secolo in lamina d'argento con l'iscrizione "Sancto Silvestro ancilla sua votum [solvit]", cioè un ex voto offerto a lui da una donna, non un oggetto ricavato dalla sua tiara. La vecchia versione attribuiva la veduta dell'interno di San Giovanni in Laterano a Gaspard Dughet fra il 1635 e il 1640: il sito ufficiale della parrocchia carmelitana attribuisce entrambe le prospettive, Laterano e vecchia San Pietro, a Filippo Gagliardi, e Dughet risulta l'autore dei paesaggi con Elia ed Eliseo. La vecchia versione parlava di un "affresco cinquecentesco di Filippo Gagliardi", ma Gagliardi visse fra il 1606 e il 1659, quindi la sua opera è seicentesca. La vecchia versione aveva una frase materialmente rotta, con una parentesi aperta e mai chiusa, che lasciava il periodo a metà: l'ho riscritta per intero. La vecchia versione scriveva "nel 500" per la ricostruzione di Simmaco: due fonti ufficiali lette oggi, il sito della parrocchia e turismoroma.it, scrivono 509, e la divergenza la dichiaro senza sceglierla. La vecchia versione dava un mosaico del VI secolo con Madonna e san Silvestro dentro la basilica: nessuna fonte ufficiale letta oggi lo conferma, quindi l'ho declassato a dato da verificare. La vecchia versione descriveva l'organo di Zenoni con la cassa settecentesca: nessuna fonte ufficiale letta oggi lo conferma, e ve l'ho riportato dichiarandolo non verificato. La vecchia versione parlava genericamente di frati carmelitani "da secoli": le date sul sito della parrocchia sono due e contraddittorie, 1229 e 1299, e ve le ho date entrambe. La vecchia versione ospitava due grossi blocchi pubblicitari in mezzo al racconto storico, uno per gli alberghi e uno per i tour, con tanto di titolo commerciale trasformato in intestazione: sono stati rimossi integralmente, e in questa pagina non c'è nessun link di affiliazione. La vecchia versione conteneva anche un appello di epoca pandemica ad aiutare l'industria del turismo a ripartire, ormai fuori tempo, e non l'ho riportato. Infine, la vecchia versione non dava un solo dato pratico: né indirizzo utile, né orari, né come arrivarci, né come si scende nei sotterranei. Adesso ci sono tutti, con la fonte accanto.
Una nota sulle immagini di questa pagina
Le tre immagini che erano già nel corpo di questa scheda le ho verificate una per una, oggi, contro la libreria media del sito, e tutte e tre hanno riscontro: gli identificativi 13646, 13647 e 13648 esistono, corrispondono ai file caricati nel settembre 2021 e le dimensioni con cui vengono servite oggi coincidono con quelle ricostruite. Ho aggiunto due immagini della stessa serie che nella libreria hanno riscontro e che il sito pubblica già nella galleria di questa scheda. Le didascalie sono ricostruite dalla libreria media e non copiate dal vecchio corpo, perché il vecchio corpo non era leggibile per intero: sono tutte identiche al nome della basilica, come erano nell'originale.
Domande veloci su Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
Dove si trova esattamente la Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti?
In Viale del Monte Oppio 28, rione Monti, sul fianco del parco di Colle Oppio. Il CAP indicato dalla scheda della parrocchia è 00181, quello che circola ovunque è 00184: ve li segnalo entrambi.
Quanto costa entrare?
Entrare in basilica non costa niente: nessuna delle fonti ufficiali lette oggi indica un biglietto, ed è una chiesa parrocchiale in attività. Per scendere nei sotterranei serve invece la visita guidata a pagamento più un contributo di ingresso.
Quanto costa la visita ai sotterranei?
Le quote delle visite guidate lette oggi vanno da 10 a 18 euro per un adulto, con riduzioni per ragazzi. A questa si aggiunge un contributo di ingresso ai sotterranei che le varie proposte indicano come 2, 3 o 4 euro. Le cifre non coincidono e non le scelgo io: chiedete al momento della prenotazione.
Serve prenotare per visitare la basilica?
No per la chiesa di sopra. Sì, obbligatoriamente, per i sotterranei e il titulus Equitii.
Quali sono gli orari della basilica?
Gli orari di apertura come monumento non sono pubblicati in forma leggibile: la parrocchia ha una pagina intitolata "Orari delle visite al Titulus sotterraneo" ma il contenuto è dentro un'immagine. Gli orari certi che ho letto oggi sono quelli delle messe: in inverno feriali alle 8.30 e alle 18.30, domenica alle 8.30, 10.00, 11.30, 18.30 e 19.30; in estate feriali alle 8.30 e alle 18.30, domenica alle 8.30, 11.00 e 19.30.
Come ci arrivo con la metro?
Fermata Cavour della linea B, cinque minuti a piedi. In alternativa Vittorio Emanuele, che è sulla linea A e non sulla B, circa dieci minuti di cammino.
Quali autobus fermano vicino?
Non ve li scrivo perché non sono riuscito a verificarli oggi su una fonte affidabile: le due che li avrebbero non si sono aperte. Controllate sull'app ufficiale del trasporto pubblico romano il giorno stesso.
Quanto tempo serve per la visita?
Per la sola basilica di sopra bastano quaranta minuti fatti con calma. Con i sotterranei si arriva a un'ora e mezza o due ore, a seconda dell'associazione che organizza.
Che cosa è il titulus Equitii?
È il nome del titolo antico legato a questa chiesa e, per estensione, dell'aula romana che sta sotto la basilica. La tradizione lo lega a un Equizio che avrebbe messo a disposizione la propria proprietà ai cristiani; l'archeologia riconosce lì sotto un edificio pubblico di fine III o inizio IV secolo.
È vero che sotto c'è una casa romana?
Sotto c'è un'aula di circa diciotto metri per undici, divisa da pilastri in due ali di tre campate con volte a crociera. Che fosse una casa-chiesa o un magazzino commerciale è oggetto di discussione fra gli studiosi: lo storico Hugo Brandenburg propende per il magazzino.
Si possono fare fotografie dentro?
Nella basilica di sopra sì, con buon senso: niente flash, niente treppiedi durante le celebrazioni e rispetto per chi prega. Per i sotterranei chiedete alla guida, perché le regole possono cambiare da visita a visita.
La basilica è accessibile ai disabili?
L'ingresso principale è preceduto da una scalinata lunga e stretta di epoca barocca: conviene chiedere in parrocchia se esiste un accesso alternativo. Per i sotterranei una delle schede di visita lette oggi dichiara la presenza di barriere architettoniche.
Fa freddo nei sotterranei?
Sotto la temperatura è più bassa che in strada, anche in piena estate. Una felpa leggera non è una precauzione esagerata.
È adatta ai bambini?
Dai dieci anni in su funziona molto bene, perché l'idea delle chiese sovrapposte si capisce subito. Sotto i sei anni l'ingresso alle visite guidate è di solito gratuito ma la visita è lunga e statica.
Chi gestisce la Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti?
I Carmelitani dell'antica osservanza, che ci sono da più di settecento anni. Nel complesso stanno la Curia Provinciale Carmelitana, lo Studentato intitolato a san Pier Tommaso, il Centro Stampa Carmelitano e la parrocchia.
Da che anno ci sono i Carmelitani?
Il sito ufficiale della parrocchia dà due date diverse in due pagine diverse: 1229 in una, 1299 nell'altra. La seconda è compatibile con Bonifacio VIII, che fu papa dal 1294 al 1303, ed è quella riportata anche dalle schede enciclopediche. Vi dichiaro la contraddizione senza scioglierla.
Chi ha dipinto i paesaggi della navata?
Gaspard Dughet, detto il Pussino, cognato di Nicolas Poussin, con un ciclo di sedici dipinti murali sulle Storie di Elia ed Eliseo. Sulla datazione le fonti divergono: una scheda enciclopedica dice 1746-1750, che è incompatibile con la morte del pittore nel 1675, un'altra fonte parla di lavori completati entro il 1650.
Dove sono le vedute delle vecchie basiliche?
Sulle pareti delle navate, dentro la chiesa e visibili gratis. Sono due prospettive di Filippo Gagliardi: l'interno della basilica di San Pietro costantiniana, con la pigna di bronzo, e l'interno di San Giovanni in Laterano durante i lavori del Borromini.
Perché le colonne sembrano sospese?
Perché Gagliardi, per correggere la prospettiva della navata senza toccare il soffitto donato da Carlo Borromeo, abbassò il pavimento di ottanta centimetri. L'effetto ottico che ne deriva è la firma di questa basilica.
Che cosa c'è nella cripta?
Le reliquie dei santi Artemio, Paolina e Sisinnio, portate qui dalle catacombe di Priscilla, dentro un ambiente decorato intorno al 1650 con una moltiplicazione di colonne in stucco, settantaquattro secondo il racconto della parrocchia, e stucchi di Pietro Paolo Naldini sulle volte.
Che cosa è la fenestrella confessionis?
È la piccola apertura con grata che permetteva ai fedeli di avvicinare un fazzoletto alle reliquie. Qui è collocata in alto invece che in basso, perché le reliquie furono lasciate alla quota esatta in cui erano state ritrovate.
Chi è sepolto nella basilica?
Il beato Angelo Paoli, carmelitano, morto nel 1720 e beatificato il 25 aprile 2010 in San Giovanni in Laterano. Sulla data della morte le fonti divergono fra il 17 e il 20 gennaio 1720.
Chi è il cardinale titolare oggi?
Kazimierz Nycz, che ha ricevuto il titolo dei Santi Silvestro e Martino ai Monti nel concistoro del 20 novembre 2010. Non è più arcivescovo di Varsavia: si è dimesso il 4 novembre 2024.
È vero che due papi hanno avuto questo titolo?
Sì. Achille Ratti lo tenne dal giugno 1921 al febbraio 1922 prima di diventare Pio XI, e Giovanni Battista Montini dal dicembre 1958 al giugno 1963 prima di diventare Paolo VI.
Che differenza c'è con San Clemente?
Entrambe sono chiese a più livelli con archeologia sotto il pavimento. San Clemente ha un percorso archeologico organizzato con biglietteria e orari propri; qui il livello inferiore si vede solo con visita guidata su prenotazione, e questo rende la Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti molto meno frequentata.
Che differenza c'è con San Pietro in Vincoli?
San Pietro in Vincoli, a poche centinaia di metri, ha il Mosè di Michelangelo e assorbe quasi tutti i visitatori della zona. La Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti non ha un capolavoro singolo altrettanto famoso, ma ha una stratificazione archeologica e un ciclo pittorico seicentesco che San Pietro in Vincoli non ha.
Si può assistere alla messa da turisti?
Sì, ed è anzi il modo migliore per vedere le navate illuminate. Basta comportarsi da ospiti: si entra prima dell'inizio, ci si siede e si evita di girare con la macchina fotografica durante la celebrazione.
C'è un bookshop o un punto informazioni?
No, non è un museo. Nel complesso esiste un Centro Stampa Carmelitano, ma non è un negozio per turisti. Bar e servizi li trovate nel quartiere Monti, subito sotto la scalinata.
Qual è il giorno più bello dell'anno per venirci?
Il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, celebrata in forma solenne con processione. È il giorno in cui la basilica torna a essere una chiesa di quartiere e non un monumento.
Come si chiama davvero questa chiesa?
Il nome completo è Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti. A Roma la chiamano tutti San Martino ai Monti, e il titolo latino è Titulus Sanctorum Silvestri et Martini in Montibus.
Chiudo da romano che al Colle Oppio ci sale spesso e che per anni ha guardato quella scalinata senza salirla. La Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti è il posto dove Roma smette di essere un elenco di monumenti e diventa una sezione geologica: un'aula romana del III secolo, una chiesa del VI, una basilica del IX, un rifacimento barocco del XVII e una parrocchia che stamattina ha aperto alle 8.30 per la messa, tutto nello stesso identico punto di terra. Ci sono due dipinti, lì dentro, che mostrano San Pietro e San Giovanni in Laterano come erano prima di diventare quello che oggi vede tutto il mondo: sono appesi in una navata dove non c'è mai fila, in una chiesa che i turisti superano andando verso il Colosseo. Se ci andate, fate una cosa sola per me: dopo aver guardato le vedute di Gagliardi e i paesaggi di Dughet, mettetevi in fondo alla navata centrale, abbassate lo sguardo sulle basi delle colonne e pensate a un architetto del Seicento che, non potendo alzare un soffitto, ha preferito togliere ottanta centimetri di pavimento a tutta una basilica pur di far sembrare le colonne più alte. È il genere di ostinazione che ha costruito questa città. Poi uscite, attraversate la strada, entrate a Colle Oppio e restate cinque minuti a guardare il Colosseo dall'alto, gratis, con una basilica di milleottocento anni alle spalle e nessuno intorno che vi chieda un biglietto.
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