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Basilica di San Clemente

In breve. La Basilica di San Clemente si visita a Via Labicana 95, 00184 Roma, con l'ingresso che si apre su Piazza San Clemente, a cinque minuti a piedi dal Colosseo secondo il sito ufficiale dei domenicani irlandesi che la reggono.

La Basilica di San Clemente si visita a Via Labicana 95, 00184 Roma, con l'ingresso che si apre su Piazza San Clemente, a cinque minuti a piedi dal Colosseo secondo il sito ufficiale dei domenicani irlandesi che la reggono. Ci si arriva con la metro B, fermata Colosseo, e da dicembre 2025 anche con la metro C, che al Colosseo ha aperto la sua nuova stazione: turismoroma.it, il portale turistico ufficiale, indica come data di inaugurazione della stazione-museo il 16 dicembre 2025, e romamobilita.it descrive la linea C come Pantano-Colosseo. Da lì sono trecento metri buoni di camminata lungo via di San Giovanni in Laterano, in leggera salita. Il biglietto: intero 10 euro, ridotto 5 euro per studenti fino a 26 anni e per i gruppi scolastici, gratis per i bambini fino a 16 anni accompagnati da chi compra il biglietto intero e gratis per gli invalidi con accompagnatore. Sono le tariffe pubblicate sulla pagina "Orari e info" del sito ufficiale basilicasanclemente.com. Gli orari, dalla stessa fonte: lunedì-sabato 9.00-12.30 con ultimo ingresso alle 12.00, poi 14.00-18.00 con ultimo ingresso alle 17.30; domenica e festivi solo 12.00-18.00, ultimo ingresso 17.30. Non c'è un giorno di chiusura settimanale dichiarato: c'è invece la pausa di mezzogiorno nei feriali e la mezza giornata di domenica, che di fatto è la trappola in cui cade chi arriva alle 11 di domenica mattina e trova gli scavi ancora chiusi. La prenotazione online è obbligatoria per scendere agli scavi archeologici e si fa su basilicasanclemente.com/prenota/, perché il numero di ingressi giornalieri è limitato. Il quadro generale di questo tipo di visita sotterranea a Roma lo trovate nella scheda delle Catacombe di Roma, e il monumento che avete alle spalle mentre camminate verso San Clemente è ovviamente il Colosseo.

basilica di San Clemente al Laterano
basilica di San Clemente al Laterano

Orari, biglietti e prenotazione della Basilica di San Clemente

Cominciamo dalle informazioni pratiche. Orari, prezzi, prenotazione e giorno di chiusura sono la prima cosa che serve per organizzare una mattinata. Ecco i dati corretti, con la fonte riga per riga. La pagina "Orari e info" di basilicasanclemente.com dice: lunedì-sabato dalle 9.00 alle 12.30 con ultimo ingresso alle 12.00, e dalle 14.00 alle 18.00 con ultimo ingresso alle 17.30. Domenica e festivi dalle 12.00 alle 18.00, ultimo ingresso alle 17.30. La versione inglese della stessa pagina specifica che quegli orari valgono per "The Basilica and the Excavations", cioè per la chiesa e per gli scavi insieme. Il sito invita comunque a controllare il calendario aggiornato per eventuali variazioni, ed è un invito da prendere sul serio: una chiesa officiata può chiudere per una funzione straordinaria senza preavviso.

I prezzi. Intero 10 euro. Ridotto 5 euro per gli studenti fino a 26 anni. Gruppi scolastici 5 euro a studente, con un insegnante ogni dieci studenti che entra gratis. Gratuito per i bambini fino a 16 anni, purché accompagnati da chi acquista un biglietto intero. Gratuito per gli invalidi e per i loro accompagnatori. Sui gruppi c'è un limite fisico che vi conviene sapere prima di prenotare in venti amici: negli scavi si scende in gruppi di massimo 25 persone più la guida. E c'è un dettaglio utile: all'ingresso vi consegnano una brochure, ma la basilica non offre visite guidate proprie. Se volete una guida, ve la portate voi. Questo spiega perché in giro trovate decine di tour a pagamento venduti da terzi: non sono la visita ufficiale, sono guide private che vi accompagnano dentro una visita che di suo è libera e silenziosa.

La prenotazione. È obbligatoria online per accedere agli scavi archeologici, e la ragione dichiarata dal sito è la tutela del patrimonio e il numero limitato di ingressi giornalieri. Il modulo sta su basilicasanclemente.com/prenota/. Sulla pagina "Prenota" la piattaforma effettiva, le fasce orarie disponibili, gli eventuali diritti di prenotazione e le condizioni di annullamento si vedono solo al momento dell'acquisto. Prenotate sul sito ufficiale e leggete voi le condizioni al momento dell'acquisto. Per qualunque cosa non torni c'è la segreteria: segreteria@basilicasanclemente.com, attiva dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 16.00, e il telefono +39 06 7740021.

Un'ultima precisazione sul biglietto. Nelle chiese di Roma l'ingresso è quasi sempre libero e si paga solo l'eventuale parte archeologica. Qui il sito ufficiale mette un solo prezzo per "la Basilica e gli Scavi" e non scrive da nessuna parte, in modo esplicito, che entrare nella sola chiesa superiore per pregare o per guardare il mosaico sia gratuito. Nessuna riga ufficiale lo afferma, quindi non va dato per certo. Quello che è certo, e che il sito dice chiaro, è che San Clemente resta un luogo di culto attivo con messe quotidiane: se ci andate all'ora della messa, ci andate come si va in chiesa.

Le messe alla Basilica di San Clemente, e perché d'estate cambiano

Gli orari delle messe compaiono in due fonti e per una volta combaciano, cosa che a Roma non è scontata. La pagina "Orari SS Messe" del sito ufficiale e la scheda di turismoroma.it dicono la stessa cosa: nei giorni feriali messa alle 8.00 e alle 18.30; la domenica e nei giorni festivi alle 9.00, alle 11.00 e alle 18.30. Poi arriva il dettaglio che sposta i piani a chi viene a Roma d'estate: dal primo luglio al 31 agosto le messe serali sono sospese, sia nei feriali sia nei festivi. Lo scrivono entrambe le fonti. Quindi ad agosto la messa delle 18.30 non c'è. Il sito ufficiale aggiunge altre due informazioni pratiche: le confessioni si fanno in italiano e in inglese prima di ogni messa domenicale, e il rosario si recita ogni giorno feriale alle 18.00. E una terza, che sembra burocratica e invece risparmia telefonate inutili: a San Clemente non si celebrano matrimoni né battesimi.

Perché conta anche in una visita turistica: la mattina presto e la tarda mattinata della domenica sono esattamente le fasce in cui una chiesa officiata smette di essere un museo. Gli orari di visita della domenica cominciano a mezzogiorno proprio per questo: prima ci sono le due messe. Se avete un'ora sola e ci andate di domenica mattina, non ce la fate. Meglio spostarsi al pomeriggio, o meglio ancora venire in un feriale alle 14.00 in punto, quando riaprono dopo la pausa e sotto non c'è ancora nessuno.

L'indirizzo giusto: due fonti ufficiali ne danno due diversi

Qui due fonti entrambe ufficiali si contraddicono. Il sito dei domenicani irlandesi, basilicasanclemente.com, scrive in chiaro nella pagina contatti: Via Labicana 95, 00184 Roma RM. Il portale turistico ufficiale di Roma Capitale, turismoroma.it, nella scheda della basilica scrive: Via di San Giovanni in Laterano 45, 00187 Roma, con le coordinate 41 gradi 53 primi 21,59 secondi Nord e 12 gradi 29 primi 49,55 secondi Est. Due vie diverse e perfino due CAP diversi per lo stesso edificio. Le fonti non si accordano. Sul posto le cose stanno così: il complesso di San Clemente occupa un isolato intero fra via Labicana e via di San Giovanni in Laterano, e il sito ufficiale precisa che l'ingresso si trova in Piazza San Clemente. Se impostate un navigatore, provate prima Piazza San Clemente: è l'unico dato su cui il gestore della basilica si sbilancia parlando di ingresso. Se il navigatore vi porta su via Labicana e trovate un muro cieco, girate l'angolo. Via Labicana 95 è l'indirizzo del sito ufficiale, ma da solo è incompleto.

Come arrivare alla Basilica di San Clemente con metro, bus e a piedi

La metro prima di tutto. Fermata Colosseo, linea B: da lì si esce, si costeggia l'Anfiteatro Flavio e si imbocca via di San Giovanni in Laterano. Turismoroma.it descrive la basilica come "circa 300 metri oltre il Colosseo", il sito ufficiale dice cinque minuti a piedi. Hanno ragione tutti e due: è una camminata breve, in leggera salita, che d'estate alle due del pomeriggio sembra più lunga di quanto sia. Da dicembre 2025 al Colosseo c'è anche la metro C: turismoroma.it data l'inaugurazione della stazione-museo al 16 dicembre 2025 e cita, nel materiale ufficiale, il collegamento diretto con la fermata Colosseo della linea B esistente. Romamobilita.it, che è l'agenzia della mobilità di Roma Capitale, elenca la linea C come Pantano-Colosseo. Orari del servizio metro, sempre da romamobilita.it: da domenica a giovedì dalle 5.30 alle 23.30, il venerdì e il sabato dalle 5.30 all'1.30. Utile saperlo se dopo San Clemente vi fermate a cena da queste parti.

Gli autobus. Qui conviene essere precisi. Romamobilita.it, in un avviso di servizio datato 5 novembre 2025, scrive "Regolari le linee 51, 85, 87, 118" dopo la riapertura di via dei Fori Imperiali, e precisa che restano deviate le linee 75, 117 e la notturna nMB per la chiusura di via Cavour. Nello stesso avviso si legge che il 75, nella tratta piazza del Colosseo-Santa Maria Maggiore, devia e transita per via Labicana e via Merulana, e che il 117 verso San Giovanni passa per piazza di San Giovanni in Laterano, via dell'Amba Aradam, via Celimontana, via Claudia, piazza del Colosseo, via Labicana e via Merulana. La notturna nMB verso Rebibbia transita anch'essa per via Labicana. Sulla home di atac.roma.it la deviazione risulta ancora in corso: "Chiusura via Cavour: stiamo deviando le linee 75-117-nMB". Quindi, secondo questi avvisi, su via Labicana ci passano il 75 e il 117 deviati, e la notturna nMB. Resta da verificare sul cercalinee di ATAC il nome esatto delle fermate davanti alla basilica e se le linee 51, 85, 87 e 118 fermino su via di San Giovanni in Laterano o solo più avanti verso il Laterano. Se dipendete dall'autobus, controllate il percorso aggiornato su atac.roma.it il giorno stesso, perché il cantiere di via Cavour sta ancora muovendo mezza rete di superficie.

I biglietti del trasporto, tariffe ufficiali ATAC: il BIT costa 1,50 euro e vale 100 minuti; il Roma 24 ore costa 8,50 euro; il 48 ore 15 euro; il 72 ore 22 euro; il CIS settimanale 29 euro, valido 7 giorni dalla prima convalida. Se in giornata fate San Clemente, il Colosseo e magari San Giovanni in Laterano, il 24 ore si ripaga solo se vi muovete parecchio: a piedi, in questa zona, si fa quasi tutto.

A piedi, il percorso migliore: dalla fermata Colosseo si prende via di San Giovanni in Laterano, e in dieci minuti scarsi si è al portone. Da Santa Maria Maggiore si scende per via Merulana e si taglia a destra: è la stessa distanza. Da San Pietro in Vincoli si scende la salita dei Borgia, si attraversa davanti al Colosseo e si prosegue. Tre percorsi diversi, tutti sotto il quarto d'ora.

I quattro livelli della Basilica di San Clemente, dall'alto verso il basso

Questa è la parte più sorprendente della visita. San Clemente è fatta di piani sovrapposti, come una casa costruita sulle rovine della casa di prima, e la cosa notevole è che li potete percorrere quasi tutti. Dall'alto: la basilica attuale, medievale, del XII secolo. Sotto, la basilica antica del IV secolo, ricavata in un edificio che era già stato dimora privata. Sotto ancora, un insieme di costruzioni romane di epoca post-neroniana. E a un quarto livello, più in profondità, tracce di costruzioni romane ancora più antiche. I primi due livelli sotterranei sono stati consolidati e sono in buona parte percorribili: il sito ufficiale organizza infatti la visita proprio su tre piani.

Perché qui la stratificazione è così evidente? la basilica sta in una valle, quella fra Esquilino e Celio, e le valli si riempiono di detriti. Ci si sono messi anche gli avvenimenti storici. L'incendio neroniano del 64 d.C. è citato dallo stesso sito della basilica, che scrive che le costruzioni del I secolo furono distrutte nell'incendio di Nerone del 64 d.C. Sul saccheggio normanno di Roberto il Guiscardo del 1084, invece, circola un errore serio, spiegato più avanti in un capitolo dedicato.

Un dato di misura rende l'idea meglio di qualunque aggettivo: quando nel XII secolo costruirono la chiesa nuova, interrarono la vecchia fino a circa quattro metri di quota, usando i muri antichi come fondazione. E la navata centrale della basilica sotterranea è larga quanto la navata centrale più la navatella destra della basilica di sopra. Vuol dire che mentre camminate nella chiesa del XII secolo, sotto i vostri piedi c'è una chiesa più larga, spostata di lato. Non è una metafora, è geometria.

Basilica di San Clemente
Basilica di San Clemente

La basilica del XII secolo: il mosaico absidale, la schola cantorum, il pavimento

La visita comincia di sopra, e di sopra c'è il pezzo forte. La pagina "I luoghi della Basilica" del sito ufficiale elenca per il livello superiore la pavimentazione cosmatesca, l'atrio del XII secolo, la Schola Cantorum e i mosaici dell'abside. Il mosaico è il motivo per cui questa chiesa sta in tutti i manuali. Turismoroma.it lo chiama "Trionfo della Croce" e lo data al XII secolo. Vale la pena descriverlo per intero: su un fondo dorato di gusto bizantino si staglia un Cristo in croce fra la Vergine e San Giovanni Evangelista; dalla croce si diramano girali di acanto che formano l'albero della vita, simbolo della chiesa che dà vita all'umanità intera; fra le foglie compaiono figure di animali e di uomini; sulla croce ci sono dodici colombe, che sono i dodici apostoli; ai piedi del crocifisso si aprono i quattro fiumi del Paradiso, e ci si abbeverano vari animali, immagine del popolo di Dio che si avvicina alla verità. Ogni creatura ha un significato: il pavone, per esempio, è simbolo di immortalità perché si credeva che la sua carne fosse incorruttibile. Sopra la scena, fra raggi di luce, la mano di Dio protende una corona verso la croce. Ai lati del catino ci sono San Pietro e San Paolo, e sotto di loro i profeti Isaia e Geremia. Più in alto il Cristo pantocratore circondato dal tetramorfo.

La nostra opinione, e non è una opinione popolare: il mosaico va guardato per ultimo, non per primo. Se entrate e ve lo bevete subito, poi scendete sotto e tutto il resto vi sembra una appendice archeologica. Se invece fate il percorso al contrario, cioè scendete prima ai livelli romani e risalite alla fine, quel fondo d'oro vi arriva addosso con una forza diversa, perché avete appena visto da dove viene tutto quanto. Purtroppo il percorso di visita ufficiale comincia di sopra. Allora fate così: di sopra date una occhiata veloce, scendete, e quando risalite fermatevi dieci minuti davanti all'abside prima di uscire. È il modo giusto di chiudere.

La schola cantorum, cioè il recinto marmoreo che divide la navata a metà, è una macchina del tempo dentro la macchina del tempo. Il sito ufficiale scrive che è un complesso medievale del XII secolo che riutilizza pannelli del VI secolo provenienti dalla chiesa inferiore. Quindi il marmo che vedete è seicento anni più vecchio del recinto in cui è montato. Le fonti concordano nel parlare di un elemento reimpiegato dalla basilica precedente con aggiunte del XII secolo. Dentro il recinto ci sono il ciborio medievale e il candelabro pasquale cosmatesco, quella colonna tortile intarsiata che vale da sola il viaggio per chi ama il lavoro dei Cosmati.

Sul pavimento serve invece una precisazione che molti articoli in giro ignorano. I pavimenti di San Clemente sono stati a lungo considerati fra i più belli pavimenti cosmateschi di Roma; si è poi dimostrato che quella pavimentazione ha subito numerosi rifacimenti nei secoli, e che quindi quello che vediamo oggi non è l'originale medievale. Il sito ufficiale, dal canto suo, parla semplicemente di "pavimentazione cosmatesca" senza entrare nel merito dei rifacimenti. Le due cose non si contraddicono: il pavimento è cosmatesco per tecnica e disegno, ma non è un pezzo intatto del XII secolo. Guardatelo sapendolo.

Il manufatto attuale si presenta a tre navate divise da colonne di spoglio, interrotte al centro da pilastri che dividono la navata in due spazi, con colonne di granito che si alternano a colonne di marmo scanalato. È un dettaglio che merita due secondi di attenzione: quelle colonne vengono da edifici romani smontati, e camminando ci passate accanto senza accorgervene. Anche il quadriportico all'ingresso, che tanti presentano come esempio di architettura paleocristiana, è in realtà frutto di ristrutturazioni successive ed è pesantemente rimaneggiato.

L'aspetto che vedete oggi: il restauro settecentesco di Clemente XI

La chiesa che si vede adesso non è arrivata pulita dal XII secolo. Numerosi interventi ne hanno cambiato l'aspetto dentro e fuori, e la forma definitiva le è stata data da un restauro fra il 1713 e il 1719 voluto da papa Clemente XI e affidato all'architetto Carlo Stefano Fontana. La datazione regge: la fonte enciclopedica di riferimento indica lo stesso arco 1713-1719 sotto Clemente XI con Carlo Stefano Fontana, aggiunge che la nuova facciata fu completata nel 1719 e che in quegli anni furono montati i soffitti a cassettoni intagliati e dorati con i dipinti. Si legge spesso che Carlo Stefano Fontana fosse "nipote del più famoso Domenico Fontana", ma la parentela non risulta documentata. Se vi interessa la genealogia dei Fontana, è una famiglia di architetti ticinesi lunga tre generazioni e ci si confonde facilmente. Qui ci si ferma dove finisce la prova.

Quello che il restauro settecentesco ha significato per il visitatore di oggi è semplice: entrate in una chiesa medievale vestita da chiesa barocca. Il soffitto dorato sopra la testa e il mosaico bizantineggiante nell'abside stanno nello stesso ambiente e appartengono a due mondi lontani seicento anni. A nostro giudizio questa stonatura è un pregio. È l'unica cosa in cui Roma è davvero maestra: sovrapporre senza cancellare.

La cappella di Santa Caterina e gli affreschi di Masolino

La cappella di Santa Caterina d'Alessandria è uno dei posti in cui si vede l'inizio del Rinascimento a Roma. Il sito ufficiale scrive che la cappella ospita affreschi di Masolino da Panicale "che rappresentano l'aurora del rinascimento". Turismoroma.it conferma la presenza degli affreschi di Masolino da Panicale nella cappella di Santa Caterina. Sta sulla navata sinistra, appena entrati, e la gente le passa davanti di corsa perché ha fretta di scendere sotto. Fermatevi. Sono scene della vita di Santa Caterina e una Crocifissione, e la profondità che Masolino tira fuori dalle architetture dipinte è esattamente il momento in cui la pittura italiana smette di essere medievale.

Le datazioni precise degli affreschi non risultano da una fonte ufficiale, e su Masolino le date circolanti ballano di qualche anno. Il consiglio pratico: la cappella è poco illuminata, guardatela con calma e senza fretta, e non usate il flash. Sulla politica fotografica della basilica si torna più avanti.

La basilica inferiore del IV secolo e i suoi affreschi

Si scende, e la temperatura cala di colpo. Il sito ufficiale descrive il secondo livello come la "Basilica del IV secolo d.C." con affreschi che vanno dall'VIII all'XI secolo, e segnala in particolare l'affresco del Cristo fra Angeli e Santi e la Leggenda di Sisinnio, datata 1084-1100. Turismoroma.it conferma la datazione della leggenda al 1084-1100 e ricorda che qui riposano i resti di San Cirillo.

La pagina degli affreschi della basilica inferiore, sempre sul sito ufficiale, è molto ricca, e vale la pena ripercorrerla secolo per secolo perché è il vero tesoro di San Clemente. Dell'VIII secolo c'è una Madonna col Bambino di gusto bizantino: Maria in abito imperiale con le perle, seduta in trono, Gesù che tiene un rotolo, affiancati da Sant'Eufemia e da una santa non identificata. Del IX secolo c'è una Ascensione con Cristo che sale fra gli angeli e sotto i discepoli e Maria, e dentro quella scena c'è il ritratto di papa Leone IV, il papa che regno' fra l'847 e l'855, riconoscibile da una iscrizione. Nello stesso ciclo ci sono la Crocifissione, le Marie al sepolcro, le Nozze di Cana e la Discesa al Limbo. E c'è una Anastasis, cioè la discesa agli inferi, con Cristo che scende a liberare le anime dei giusti in uno spazio che sembra una prigione, e con il ritratto di un monaco orientale con il nimbo quadrato.

Il nimbo quadrato merita una nota, perché è uno di quei dettagli che cambiano il modo di guardare un muro. Nell'iconografia medievale il nimbo quadrato si usava per le persone ancora vive al momento in cui venivano dipinte. Quindi quel monaco, quando qualcuno lo ha affrescato su quella parete, camminava. È una fotografia dell'XI secolo, fatta a mano.

Dell'XI secolo, nel nartece, ci sono due scene grandi. La prima è il Miracolo del Mar d'Azov, che racconta il martirio di San Clemente e il miracolo delle acque che si ritirano per mostrare una tomba, con i ritratti dei donatori della famiglia de Rapiza. La seconda è la Traslazione delle reliquie di San Clemente, con il papa e i santi Cirillo e Metodio in processione che portano il corpo di Clemente da San Pietro a San Clemente. Nella navata centrale ci sono le storie di Sant'Alessio, il santo che torna a casa e non viene riconosciuto, vive nascosto come servo sotto la scala e muore mentre la famiglia lo piange senza sapere chi sia. E c'è la Messa di San Clemente con la leggenda di Sisinnio, che è il pezzo più famoso del sotterraneo e a cui è dedicato il capitolo che segue. La fonte enciclopedica aggiunge che i committenti laici dei grandi affreschi furono Beno de Rapiza e Maria Macellaria, e li colloca nell'ultimo terzo dell'XI secolo.

La leggenda di Sisinnio e le prime parole di italiano scritte su un muro

L'esempio più famoso è uno dei primi documenti di volgare italiano, le storie di San Clemente dell'XI secolo: l'opera narra di San Clemente e di Sisinnio, spesso descritto come "un prefetto romano che perseguitava Clemente poiché cristiano". La fonte ufficiale non lo definisce prefetto. La pagina degli affreschi di basilicasanclemente.com descrive Sisinnio come un nobile pagano, colpito da cecità per essere entrato in chiesa, i cui servi cercano di trascinare fuori dalla casa una colonna scambiandola per Clemente. La sostanza della storia resta, il ruolo istituzionale di Sisinnio no.

Il motivo per cui questo affresco sta in tutte le storie della lingua italiana è l'iscrizione dipinta accanto ai personaggi. È il momento in cui il volgare, cioè la lingua che la gente parlava per strada, entra dentro una chiesa dipinta su un muro. La trascrizione pubblicata sul sito ufficiale della basilica riporta le battute dei servi che tirano la colonna: "Falite dereto colo palo Carvoncelle", "Gosmari Albertel traite", "Fili dele pute traite". La grafia è quella della fonte, senza normalizzazioni e senza accenti aggiunti. Tradotto alla buona: mettigli dietro il palo, Carvoncello; Gosmario, Albertello, tirate; figli di quelle donne, tirate. Sì, c'è anche una bestemmia laica, la prima parolaccia scritta in italiano su un muro di chiesa, e sta lì dall'XI secolo. Sopra, a distinguere i registri, San Clemente parla in latino.

La reazione è quasi sempre la stessa: prima non si crede che sia italiano, poi lo si legge ad alta voce e si capisce. È il tipo di emozione che non si compra con un biglietto da 40 euro in un museo con il climatizzatore. Costa 10 euro, sta sette metri sotto il livello della strada, e ci arrivate in metro.

basilica di San Clemente al Laterano
basilica di San Clemente al Laterano

Il mitreo e la domus romana

Scendendo ancora si arriva al livello romano, ed è qui che circolano le informazioni più datate. Vediamole una per una. Si legge spesso: "Alla metà del II secolo d.C. risale invece un'insula, cioè una casa privata che accolse al suo interno un mitreo, si pensa verso il III secolo". La pagina "I luoghi della Basilica" del sito ufficiale dice un'altra cosa: il mitreo è datato alla fine del II secolo d.C. e sorse fra le pareti di una casa romana, una domus, più antica, realizzata nella seconda metà del I secolo d.C. La pagina "Storia" dello stesso sito conferma: "Intorno alla fine del II secolo quest'area sotterranea fu trasformata in un complesso templare dai seguaci della religione mitraica". La fonte enciclopedica colloca il mitreo intorno al 200 d.C., costruito nel cortile dell'insula. Quindi: la casa è del I secolo, non del II; il mitreo è di fine II secolo o intorno al 200, non del III. Il dato corretto è quello del sito ufficiale.

Dentro il mitreo c'è l'altare con Mitra che uccide il toro, lo scrive il sito ufficiale, oltre alle decorazioni a fresco. L'aula principale del culto misurava circa 9,6 metri per 6, secondo la fonte enciclopedica, che aggiunge un dettaglio che spiega perché per decenni non si è potuto studiare: quell'ambiente non fu indagabile fino al 1914 per mancanza di drenaggio. Vuol dire che stava sott'acqua. È un particolare da tenere a mente mentre siete là sotto, perché l'acqua a San Clemente non è un ricordo.

Una parola sul mitraismo, visto che siete in una chiesa. Il culto di Mitra e il cristianesimo hanno convissuto a Roma nello stesso isolato e negli stessi decenni, e a San Clemente questa convivenza è letteralmente impilata: il tempio pagano sta sotto la chiesa. Non è una vittoria di uno sull'altro, è una stratigrafia. I mitrei erano ambienti piccoli, bui, riservati a iniziati maschi, con panche laterali per il banchetto rituale. Quando ci scendete, guardate la forma della stanza prima delle immagini: la forma vi dice tutto sul tipo di religione che era.

La zecca imperiale, non il magazzino del grano

Ecco l'altro errore diffuso. Del livello più profondo si legge spesso: "Il primo edificio identificato è di forma rettangolare e risale alla fine del I secolo d.C. Si è ipotizzato possa trattarsi di un horreum, cioè un magazzino per le merci, forse legato ai giochi dell'anfiteatro Flavio o allo stoccaggio del grano". Il dato corretto è un altro. Il sito ufficiale scrive che a quel livello ci sono stanze appartenute a un grande edificio pubblico "il quale si presume facesse parte della Moneta o zecca imperiale". La pagina del virtual tour della stessa basilica parla, per il terzo livello, di costruzioni romane, di una domus e dei probabili resti della zecca imperiale. La fonte enciclopedica concorda: un edificio industriale, "probabilmente la zecca imperiale di Roma dalla fine del I secolo d.C. in poi", occupava l'area in età flavia. Il magazzino del grano è una ipotesi vecchia, superata dalla lettura corrente. Se avete letto in giro che sotto San Clemente c'era un granaio, adesso sapete perché: è un'ipotesi superata.

Il muro di quell'edificio è fatto di grandi blocchi di tufo e travertino, e resta vero che la scarsità dei resti non permette di definire con certezza assoluta la funzione. Ma "si presume la zecca" e "forse un granaio" non sono la stessa frase, e le fonti ufficiali dicono la prima.

E poi c'è l'acqua. È forse la cosa più impressionante di tutta San Clemente. Il sito ufficiale scrive che nell'edificio pubblico romano scorrono ancora "le acque perdute dell'antica Roma". Non è letteratura: state in piedi al livello più basso, in silenzio, e sentite un rumore d'acqua corrente che viene da un canale antico che nessuno ha mai spento. Duemila anni di storia sopra la testa e un ruscello sotto i piedi che scorre come scorreva sotto Domiziano. Andateci solo per quello, se non vi interessa nient'altro.

San Clemente papa, San Cirillo, Sant'Ignazio: le reliquie

La basilica è dedicata a papa Clemente I. Giusto. La pagina "Storia" del sito ufficiale precisa che San Clemente fu il terzo successore di San Pietro e morì intorno all'anno 100 d.C.; la scheda di turismoroma.it lo definisce terzo papa dopo San Pietro. La home del sito ufficiale aggiunge che la basilica è un luogo di preghiera attivo che custodisce reliquie di San Clemente, di Sant'Ignazio e di San Cirillo. Sant'Ignazio è Ignazio di Antiochia, uno dei Padri apostolici. E San Cirillo è il Cirillo dei Santi Cirillo e Metodio, gli apostoli degli slavi, quelli dell'alfabeto.

La storia di Cirillo qui è un pezzo di geopolitica del IX secolo. La pagina "Storia" della basilica dice che Cirillo fu sepolto qui nel IX secolo e che le sue reliquie stanno oggi nella cappella dedicata ai Santi Cirillo e Metodio. Ed è esattamente la scena che vedete affrescata di sotto, nel nartece della basilica inferiore: la traslazione del corpo di San Clemente da San Pietro a San Clemente con Cirillo e Metodio in processione. I due fratelli avevano portato a Roma le reliquie di Clemente ritrovate in Crimea, e uno dei due è rimasto qui. Ancora oggi San Clemente è un luogo di pellegrinaggio per i cattolici di lingua slava, e nella cappella si trovano spesso ex voto e bandiere. Se ci capitate in un giorno di pellegrinaggio, sentirete pregare in una lingua che non è l'italiano.

Del papato di quegli anni la basilica conserva un altro nome: la pagina "Storia" ricorda il VI secolo e papa Giovanni II, che prima di diventare papa era il sacerdote Mercurio. È il primo papa della storia ad aver cambiato nome salendo al soglio, e il motivo è che si chiamava come una divinità pagana. Era prete titolare di questa chiesa. Il suo monogramma sta sui pannelli marmorei del VI secolo che nel XII secolo furono rimontati nella schola cantorum di sopra: quei marmi sono passati da una chiesa all'altra, da un piano all'altro, e sono ancora lì.

I domenicani irlandesi e padre Mullooly

La basilica è retta dalla provincia irlandese dei domenicani e ha la dignità di basilica minore. Sulla data dell'affidamento però le fonti non concordano. La pagina "Storia" del sito ufficiale scrive: "Nel 1677 la basilica fu assegnata ai Domenicani Irlandesi, che ancora oggi amministrano la basilica". La fonte enciclopedica scrive invece che i domenicani irlandesi possiedono San Clemente e il complesso circostante dal 1667. Sono dieci anni di differenza, da non appianare a caso: fonte della basilica 1677, fonte enciclopedica 1667. Se il dato vi serve per una tesi, chiedete alla segreteria.

Il personaggio che ha cambiato la storia di questo posto è padre Joseph Mullooly, domenicano irlandese, priore del convento. La pagina "Storia" del sito ufficiale scrive che "nel 1857 il Padre Joseph Mullooly, allora Priore di San Clemente, cominciò dei lavori di scavo" scoprendo gli strati inferiori. La fonte enciclopedica colloca le scoperte "negli anni 1860" e precisa che Mullooly fu priore della casa dei domenicani irlandesi a San Clemente dal 1847 al 1880. Le due cose stanno insieme senza contraddirsi troppo: nel 1857 comincia a scavare, negli anni Sessanta arrivano i risultati. Vale la pena saperlo, perché in giro trovate entrambe le date spacciate come "la data della scoperta".

La nostra opinione su Mullooly. Un frate irlandese che nel 1857, senza pompe idrauliche moderne, decide di bucare il pavimento della propria chiesa perché sospetta che sotto ci sia qualcosa, e va avanti per anni togliendo terra e acqua a mano, è una figura che a Roma non celebra quasi nessuno. La basilica gli dedica una pagina fra i protagonisti. Meritava una statua, ha avuto una scala.

Il Progetto San Clemente: il restauro in corso adesso

Questa è la novità che cambia il modo in cui visiterete San Clemente nei prossimi anni. Sul sito ufficiale c'è una pagina intitolata "Progetto San Clemente", che descrive "un restauro straordinario, basato sulla fede, la bellezza e la responsabilità storica" e riguarda sia la basilica superiore sia i livelli sotterranei. L'iniziativa è guidata dalla Hortus Foundation, definita dalla stessa pagina una organizzazione no-profit americana, sostenuta da filantropi americani fra cui viene citato Jim Perry. La pagina rimanda a sanclementeproject.org, che reindirizza al sito della fondazione.

Il piano, secondo la pagina della fondazione, è diviso in tre fasi. Fase 1, la chiesa del XII secolo: restauro delle opere interne danneggiate dal tempo, dall'umidità e dagli insetti, pulitura e riparazione dei marmi, ripitturazione e restauro degli intonaci, ammodernamento degli impianti di illuminazione e audio. Durata indicata: due anni. Fase 2, la chiesa del IV secolo: conservazione delle opere superstiti al livello del IV secolo, scavo di un nuovo spazio di accoglienza con elementi museali interattivi, interventi di sicurezza per i visitatori su flussi, uscite di emergenza e impianti elettrici. Durata indicata: due anni. Fase 3, l'esperienza museale: garantire l'accessibilità degli edifici romani e del tempio mitraico, aggiornare le funzioni museali e il sistema di biglietteria, modelli tridimensionali e allestimenti atmosferici, una applicazione interattiva per il percorso. Durata indicata: un anno e mezzo.

Non risulta pubblicato se e quando i lavori comportino chiusure parziali della basilica o degli scavi. Né la pagina della basilica né quella della fondazione lo dichiarano. Il consiglio pratico è banale e serve: prima di prenotare, aprite basilicasanclemente.com e guardate se c'è un avviso. Un cantiere da cinque anni e mezzo complessivi, dentro un edificio del XII secolo, prima o poi qualche transenna la mette.

C'è anche una alternativa digitale ufficiale: la pagina "Virtual Tour" della basilica offre tre percorsi a 360 gradi realizzati con Matterport, uno per ciascun livello, disponibili in italiano e in inglese. Il primo livello mostra i mosaici absidali, gli amboni, il candelabro pasquale, la schola cantorum e la cappella di Santa Caterina con Masolino; il secondo la basilica del IV secolo con gli affreschi e la tomba di San Cirillo; il terzo gli edifici romani, la domus e i probabili resti della zecca. Non è indicato se sia gratuito, ma è pubblicato sul sito ufficiale come sezione consultabile. Per chi non può scendere le scale, è l'unico modo onesto di vedere il terzo livello.

Una curiosità sulla Basilica di San Clemente

La curiosità vera di San Clemente non è il mosaico e non è il mitreo. È che sotto la chiesa scorre ancora un corso d'acqua antico, e lo si sente. Il sito ufficiale lo scrive con una formula che resta impressa: nell'edificio pubblico romano del primo livello scorrono ancora "le acque perdute dell'antica Roma". Nessun cartello con la freccia, nessun pannello luminoso, nessun effetto sonoro. Scendete, arrivate in fondo, e a un certo punto smettete di sentire i passi degli altri visitatori e sentite l'acqua.

Il secondo motivo per cui questo dettaglio è notevole è pratico: quell'acqua è anche il motivo per cui il livello più basso è rimasto sconosciuto così a lungo. La fonte enciclopedica scrive che l'aula principale del mitreo non fu indagabile fino al 1914 per mancanza di drenaggio. Cioè: stava allagata. San Clemente è un posto che ha dovuto essere prosciugato prima di poter essere visitato. Padre Mullooly cominciò nel 1857 e ci sono voluti decenni per arrivare al fondo. Quando camminate all'asciutto sul terzo livello, state camminando dentro un problema idraulico risolto da altri.

Terza curiosità, più leggera. La chiesa è dedicata al terzo successore di San Pietro, morto intorno all'anno 100 secondo il sito ufficiale, e la scena del suo martirio la trovate affrescata di sotto nel Miracolo del Mar d'Azov. Un santo martirizzato in Crimea, le cui reliquie tornano a Roma portate da due fratelli greci di Tessalonica che avevano inventato un alfabeto per gli slavi, e finiscono in una chiesa costruita sopra un tempio persiano di Mitra, retta da frati irlandesi. Se qualcuno vi chiede cos'è Roma, portatelo qui e non dite niente.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Basilica di San Clemente

Che la domenica mattina non si entra. Detto brutalmente, perché è un errore frequente. Gli orari ufficiali per la domenica e i festivi sono 12.00-18.00, con ultimo ingresso alle 17.30. Nei feriali si apre alle 9.00 ma si chiude alle 12.30 con ultimo ingresso alle 12.00, e si riapre solo alle 14.00. Vuol dire che le due fasce più comode per un turista, cioè la tarda mattinata dei feriali e la mattina della domenica, sono proprio quelle in cui rischiate di trovare il portone della discesa chiuso. Fonte: pagina "Orari e info" del sito ufficiale.

La seconda cosa che non vi dice nessuno è che la basilica non fa visite guidate. Lo scrive il sito ufficiale: all'ingresso vi consegnano una brochure, ma non sono offerte visite guidate. Quindi tutti quei tour che trovate venduti online come "visita guidata di San Clemente" sono guide indipendenti che vi accompagnano dentro. Non c'è niente di male, alcune sono ottime, ma sappiate cosa state comprando: state pagando la guida, non un accesso privilegiato. Il biglietto ufficiale costa 10 euro.

Terza cosa. La prenotazione online è obbligatoria e gli ingressi giornalieri sono limitati. Questa è la frase del sito ufficiale, e non è un dettaglio burocratico: significa che presentarsi al portone senza prenotazione, in un pomeriggio di alta stagione, può voler dire restare fuori. Non è come una chiesa qualsiasi dove entri e basta. Sotto ci sono ambienti stretti, e il numero delle persone che ci stanno contemporaneamente è contato.

Quarta, e questa è la nostra opinione. Il vero motivo per cui la gente esce da San Clemente delusa è che ci va con mezz'ora. Mezz'ora qui non basta. Tre livelli, tre epoche, un ciclo di affreschi dell'XI secolo e un mitreo: se avete meno di un'ora, andate al Pantheon e tornate un altro giorno.

Il consiglio che ti do per visitare la Basilica di San Clemente

Prenotate per le 14.00 di un giorno feriale. È l'orario di riapertura pomeridiana secondo il sito ufficiale, ed è di solito il momento in cui i sotterranei sono più vuoti: i gruppi del mattino se ne sono andati, quelli del pomeriggio non sono ancora arrivati, e c'è la finestra più silenziosa della giornata. Scendete subito e risalite alla fine. Il mosaico absidale guardatelo per ultimo.

Portatevi una felpa anche ad agosto. Non esiste un dato ufficiale sulla temperatura degli scavi di San Clemente, ma ogni ambiente sotterraneo di Roma sta parecchio sotto la temperatura di strada, e qui c'è pure l'acqua corrente. Se uscite dal Colosseo con 36 gradi e scendete di sette metri, lo sentite.

Scarpe chiuse con la suola che tiene. I livelli inferiori sono percorribili, ma sono scavi archeologici consolidati, non un corridoio di museo. Ci sono scale, e in alcuni punti il piano è irregolare.

Non pianificate San Clemente subito dopo il Colosseo nella stessa mattinata se avete comprato un biglietto a fascia oraria per l'anfiteatro. Sono due visite che si mordono: uscite dal Colosseo tardi, camminate trecento metri, e trovate la pausa di mezzogiorno. Meglio fare Colosseo la mattina, pranzare da queste parti, ed entrare a San Clemente alle 14.00. Oppure il contrario: San Clemente alle 9.00 appena aprono, poi il Palatino e i Fori con calma.

Se venite d'estate, ricordate che dal primo luglio al 31 agosto le messe serali sono sospese: lo dicono sia il sito ufficiale sia turismoroma.it. Vuol dire che il tardo pomeriggio è più libero da funzioni. Ma vuol dire anche che se contavate di assistere a una messa alle 18.30 in una basilica del XII secolo, in questi due mesi non potete.

Ultima cosa, e vale oro: leggete l'iscrizione di Sisinnio ad alta voce. Non a voce alta da disturbare, a mezza voce. È scritta per essere sentita, non per essere studiata.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che a San Clemente è stato eletto un papa. Papa Pasquale II, che era stato cardinale titolare di questa chiesa dal 1076 circa al 1099, fu nominato papa nel 1099 nella basilica stessa. La fonte enciclopedica aggiunge una precisazione che vale la pena avere: fu eletto papa nella basilica inferiore, cioè nella chiesa del IV secolo, quella che oggi si visita scendendo le scale. Quindi il posto dove state in piedi a guardare gli affreschi di Sant'Alessio è il posto dove nel 1099 un conclave ha fatto un papa.

Il fatto risaputo ma poco citato ha anche un seguito. La basilica superiore fu realizzata nel XII secolo da Anastasio, cardinale titolare fra il 1099 e il 1120, e la consacrazione avvenne in data non precisata. La fonte enciclopedica conferma il quadro e lo restringe: il cardinale Anastasio ricostruì l'attuale basilica in una unica campagna di lavori collocata fra il 1099 circa e il 1120 circa. Si legge spesso che la chiesa fu "inaugurata nel 1118". Quella data non risulta dalle fonti consultabili: il cantiere sta fra il 1099 e il 1120 e la data esatta della consacrazione non è documentata.

C'è un terzo strato di politica in questa storia. La demolizione della chiesa antica non si spiega solo con il degrado. Si parla spesso del clima di rinnovamento romanico portato dai benedettini nel clero romano e della relazione profonda fra la basilica inferiore e l'antipapa Clemente III, cioè Guiberto di Ravenna. Nessuna fonte ufficiale conferma questo passaggio: è una lettura storiografica, non un fatto verificato. Ma ha una sua logica evidente: se la chiesa di sotto era legata al nome di un antipapa, seppellirla e costruirci sopra era anche un atto politico.

La foto giusta da fare alla Basilica di San Clemente

La foto giusta è il catino absidale ripreso dal fondo della navata centrale, con la schola cantorum in primo piano. Serve a due cose: mostra il mosaico e mostra la stanza in cui sta, cioè il rapporto fra il fondo d'oro e le colonne di spoglio. Se salite troppo vicino perdete la profondità, se restate troppo indietro il quadriportico vi taglia la luce.

La seconda foto è il pavimento cosmatesco preso in diagonale, non frontale. I dischi di porfido e serpentino si leggono meglio di sbieco, e così si capisce anche la doppia divisione della navata.

Un punto da chiarire. Né il sito ufficiale né la scheda di turismoroma.it pubblicano una regola scritta sulle fotografie: se siano ammesse dappertutto, se siano vietate negli scavi, se sia vietato il flash o il treppiede. Nelle chiese romane il flash è quasi sempre vietato e il buon senso lo suggerisce da solo davanti a un affresco dell'VIII secolo: la regola vigente va verificata all'ingresso. Chiedete al personale all'ingresso, e se un cartello dice di no, il cartello vince. Nei sotterranei, comunque, la luce è pochissima: senza treppiede e senza flash, con il telefono, portate a casa poco.

La foto che invece riesce sempre è quella di fuori: la facciata e il quadriportico da via di San Giovanni in Laterano, con la luce del tardo pomeriggio che arriva di lato. È anche l'unica foto che potete fare senza pensieri, perché è strada pubblica.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Ecco i dati, con la fonte accanto. Anno 64 d.C.: le costruzioni del I secolo presenti in quest'area furono distrutte nell'incendio di Nerone, lo scrive la pagina "Storia" del sito ufficiale. Fine del I secolo d.C. in avanti: sull'area sorge un grande edificio pubblico che si presume facesse parte della Moneta, la zecca imperiale, secondo il sito ufficiale e la fonte enciclopedica. Seconda metà del I secolo d.C.: viene costruita la domus romana, sito ufficiale. Fine del II secolo d.C.: l'area sotterranea viene trasformata in complesso templare dai seguaci del culto di Mitra, sito ufficiale; la fonte enciclopedica colloca il mitreo intorno al 200 d.C.

IV secolo: nasce la basilica originaria, sito ufficiale. Qui le fonti non concordano. Turismoroma.it scrive che la basilica "risale al 385 d.C." e la definisce eretta prima del 385. La fonte enciclopedica riporta invece che nel 392 d.C. San Girolamo documenta l'esistenza della chiesa dedicata a San Clemente. Sono due riferimenti diversi, 385 e 392, entrambi collocati nel IV secolo ma non sovrapponibili. Il secolo è certo, l'anno no.

VI secolo: papa Giovanni II, già sacerdote Mercurio, è legato a questa chiesa, sito ufficiale. IX secolo: viene sepolto qui San Cirillo, sito ufficiale; nello stesso secolo si datano l'Ascensione con il ritratto di papa Leone IV, che regno' fra l'847 e l'855, e l'Anastasis, pagina degli affreschi del sito ufficiale. 1084-1100: si data la Leggenda di Sisinnio, sito ufficiale e turismoroma.it. Ultimo terzo dell'XI secolo: i coniugi Beno de Rapiza e Maria Macellaria commissionano i grandi affreschi, fonte enciclopedica.

1099: Pasquale II viene eletto papa qui, nella basilica inferiore. Dal 1099 circa al 1120 circa: il cardinale Anastasio ricostruisce la basilica superiore in una unica campagna. 1667 oppure 1677: la basilica viene affidata ai domenicani irlandesi, e le due fonti, come detto, non concordano. 1713-1719: restauro voluto da Clemente XI con l'architetto Carlo Stefano Fontana, facciata completata nel 1719. 1857: padre Joseph Mullooly, priore, comincia gli scavi. 1914: solo allora, risolto il problema del drenaggio, diventa indagabile l'aula principale del mitreo.

E un evento su cui circola un errore. Si legge spesso, fra le cause della demolizione della basilica antica "l'accumulo di macerie a seguito dell'incendio delle truppe normanne del 1084". La fonte enciclopedica definisce questa una ipotesi ormai superata e aggiunge una frase netta: nella basilica inferiore non è stata trovata alcuna prova di danni da incendio. Il dato corretto è che il saccheggio di Roberto il Guiscardo del 1084 è avvenuto, ma che l'incendio della chiesa inferiore come causa dell'interro non ha riscontro archeologico. Restano in piedi le altre motivazioni: il cattivo stato dell'edificio e le ragioni di rinnovamento del clero romano.

Chi è passato dalla Basilica di San Clemente

Papi, prima di tutto, e non di passaggio. Papa Giovanni II, che era il sacerdote Mercurio ed era titolare di questa chiesa nel VI secolo. Papa Leone IV, che regno' fra l'847 e l'855 e il cui ritratto sta affrescato nell'Ascensione della basilica inferiore. Papa Pasquale II, che qui fu cardinale titolare per oltre vent'anni e qui fu eletto papa nel 1099. Papa Clemente XI, che fra il 1713 e il 1719 pagò il restauro che ha dato alla chiesa l'aspetto che vedete. E il cardinale Anastasio, che non diventò papa ma costruì la basilica.

Santi. San Clemente, il titolare, terzo successore di Pietro, morto intorno all'anno 100. Sant'Ignazio di Antiochia, di cui la basilica custodisce reliquie secondo la home del sito ufficiale. San Cirillo, sepolto qui nel IX secolo, e con lui la memoria del fratello Metodio: sono i due che portarono a Roma le reliquie di Clemente e che vedete dipinti nella traslazione, nel nartece di sotto.

Artisti. Masolino da Panicale, che affrescò la cappella di Santa Caterina e che il sito ufficiale associa all'aurora del Rinascimento. Le maestranze cosmatesche, che hanno lasciato il candelabro pasquale e il pavimento. E i mosaicisti anonimi del XII secolo che hanno fatto il Trionfo della Croce.

Gente comune, e questa è la parte migliore. Beno de Rapiza e Maria Macellaria, marito e moglie, laici, committenti degli affreschi dell'XI secolo, ritratti dentro le scene che hanno pagato. Il nome di lei, Macellaria, dice il mestiere di famiglia. Erano bottegai. Hanno pagato uno dei cicli pittorici più importanti del Medioevo romano e ci si sono fatti dipingere dentro, e ottocento anni dopo noi sappiamo come si chiamavano. Poi c'è Carvoncello, Gosmario e Albertello, i tre servi che nella leggenda di Sisinnio tirano la colonna e si insultano fra loro nella prima lingua italiana scritta. Non sono mai esistiti, probabilmente, ma hanno nomi da vicini di casa.

E poi padre Joseph Mullooly, il priore irlandese che nel 1857 decise di guardare cosa c'era sotto.

Visitare la Basilica di San Clemente con i bambini

Funziona, e funziona meglio di quasi tutti i musei di Roma, per un motivo semplice: si scende. Ai bambini la parte di sopra interessa poco, la scala interessa moltissimo. E la sequenza chiesa-chiesa più antica-casa romana-tempio di Mitra è una storia che si racconta da sola mentre la si cammina. Se dovete spiegare a un bambino di otto anni cos'è l'archeologia, qui ci mettete tre minuti.

Sul biglietto: fino a 16 anni si entra gratis, purché accompagnati da chi acquista il biglietto intero, secondo la pagina "Orari e info" del sito ufficiale. Quindi due genitori e due ragazzini pagano 20 euro in tutto. Per Roma è poco.

Le cautele. Non ci sono ringhiere ovunque come in un museo moderno, si scendono scale, e in basso è buio e fresco. Non ci sono indicazioni ufficiali sui passeggini, ma il buon senso dice che un passeggino su tre livelli di scale non è gestibile: se avete un bambino piccolo, portatevi il marsupio o lo zaino porta-bimbo. Sotto non c'è spazio per manovrare. Se il bambino ha paura del buio, avvisatelo prima: la basilica inferiore è illuminata ma tenuta bassa per proteggere gli affreschi.

Se poi la giornata la volete costruire tutta su Roma sotterranea, il pezzo che sta meglio insieme a San Clemente è un giro alle catacombe: la scheda madre è quella delle Catacombe di Roma, e il complesso più spettacolare da fare con i ragazzi sono le Catacombe di San Callisto sull'Appia Antica. Sono due tipi di sotterraneo diversi: qui gli strati di una città, lì un cimitero.

Accessibilità

Qui serve chiarezza più che rassicurazione. Sul tema accessibilità il sito ufficiale della basilica non pubblica una scheda dedicata: non ci sono informazioni scritte su barriere architettoniche, ascensori, servoscala, servizi igienici accessibili o percorsi alternativi per chi non può fare le scale. La scheda di turismoroma.it rimanda genericamente alla sezione "Roma accessibile" del portale senza dare dettagli sulla basilica. Quindi qualunque numero o rassicurazione leggiate in giro, non viene da queste due fonti.

Ecco quello che le fonti dicono davvero. Primo: il biglietto è gratuito per gli invalidi e per i loro accompagnatori, e questo sta scritto sulla pagina "Orari e info" del sito ufficiale. Secondo: la basilica è un complesso su tre livelli sovrapposti collegati da scale, e i livelli sotterranei sono scavi archeologici consolidati, non ambienti costruiti per l'accessibilità. Terzo: la fase 2 e la fase 3 del Progetto San Clemente, come descritte sul sito della Hortus Foundation, prevedono interventi sui percorsi dei visitatori, sulle uscite di emergenza e sulle funzioni museali, il che lascia intendere che il tema sia sul tavolo, ma non è scritto da nessuna parte che l'esito sarà un accesso in sedia a rotelle ai livelli inferiori.

Il consiglio pratico è uno solo: se avete una difficoltà motoria, scrivete alla segreteria a segreteria@basilicasanclemente.com o telefonate al +39 06 7740021 prima di prenotare, e fatevi dire loro cosa è fattibile. La segreteria risponde dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 16.00. Nel frattempo, il Virtual Tour ufficiale a 360 gradi permette di vedere tutti e tre i livelli da casa, in italiano e in inglese.

Cosa c'è intorno alla Basilica di San Clemente

Siete in uno dei punti più densi di Roma e potete costruire una giornata intera senza mai prendere un mezzo. A trecento metri indietro c'è il Colosseo, con accanto il Palatino e la Domus Aurea, che con San Clemente ha in comune l'incendio del 64 e il modo in cui Roma ha seppellito il proprio passato per riusarlo. Salendo sul colle Oppio ci sono San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo e, poco più in là, la Basilica di Santa Prassede con i suoi mosaici del IX secolo, che sono il naturale complemento a quelli di San Clemente.

Nell'altra direzione, dieci minuti a piedi lungo via di San Giovanni in Laterano, c'è la Basilica di San Giovanni in Laterano, che è la cattedrale di Roma. Sul Celio, vicinissime, ci sono le Case Romane del Celio, che sono l'altro grande sotterraneo domestico della zona e stanno benissimo in coppia con San Clemente, e Villa Celimontana se vi serve un prato all'ombra. Più giù verso sud ci sono le Terme di Caracalla e l'attacco delle Mura Aureliane.

Se invece volete continuare sul tema dell'archeologia sotto il pavimento, il confronto più istruttivo lo fate con le Domus Romane di Palazzo Valentini vicino a piazza Venezia, dove lo stesso principio, cioè una casa romana sotto un palazzo moderno, è raccontato con proiezioni e luci. San Clemente è l'opposto: nessuna scenografia, solo mattoni e acqua. La nostra preferenza va a San Clemente, ma sono due modi legittimi di fare la stessa cosa.

Per mangiare, questa è zona di trappole. Le vie intorno al Colosseo sono piene di ristoranti con le foto dei piatti fuori. Se avete un'ora, allontanatevi verso il Celio o salite verso Monti: si mangia meglio e si spende meno. La scheda generale delle attrazioni cittadine sta nella pagina attrazioni turistiche, e quello che vi interessa potete salvarlo su Il mio viaggio.

Domande veloci sulla Basilica di San Clemente

Quanto costa il biglietto per la Basilica di San Clemente?

Intero 10 euro, ridotto 5 euro per studenti fino a 26 anni e gruppi scolastici. Tariffe in vigore ad agosto 2026 secondo la pagina "Orari e info" del sito ufficiale basilicasanclemente.com.

I bambini pagano?

No fino a 16 anni, purché accompagnati da chi acquista un biglietto intero. Lo scrive il sito ufficiale.

Ci sono ingressi gratuiti?

Sì: bambini fino a 16 anni accompagnati, invalidi e loro accompagnatori. Per i gruppi scolastici, un insegnante ogni dieci studenti entra gratis.

Quali sono gli orari della Basilica di San Clemente?

Lunedì-sabato 9.00-12.30 con ultimo ingresso alle 12.00, e 14.00-18.00 con ultimo ingresso alle 17.30. Domenica e festivi 12.00-18.00, ultimo ingresso 17.30.

Qual è il giorno di chiusura?

Il sito ufficiale non dichiara un giorno di chiusura settimanale. Dichiara invece la pausa di mezzogiorno nei feriali e l'apertura solo pomeridiana la domenica e nei festivi. Il sito invita a controllare il calendario aggiornato per le variazioni.

Serve prenotare?

Sì, la prenotazione online è obbligatoria per entrare agli scavi archeologici, perché il numero di ingressi giornalieri è limitato. Si prenota su basilicasanclemente.com/prenota/.

Posso presentarmi senza prenotazione?

Il sito ufficiale indica la prenotazione online come richiesta per gli scavi e come unico modo per assicurarsi l'ingresso e scegliere data e orario. Nessuna fonte garantisce la vendita di biglietti in loco, quindi non contateci.

Quanto dura la visita?

La basilica non dichiara una durata ufficiale della visita. A nostro giudizio, con tre livelli da vedere, meno di un'ora è poco, un'ora e mezza è la misura giusta.

Ci sono visite guidate della basilica?

No. Il sito ufficiale scrive che all'ingresso viene consegnata una brochure ma che non sono offerte visite guidate. Le visite guidate che trovate in vendita online sono di operatori terzi.

Quante persone possono scendere insieme?

I gruppi guidati negli scavi sono limitati a un massimo di 25 persone più la guida, secondo il sito ufficiale.

Si possono fare fotografie?

Né il sito ufficiale né turismoroma.it pubblicano una regola scritta sulle fotografie. Chiedete al personale all'ingresso e rispettate i cartelli. Nei sotterranei la luce è molto bassa.

Fa freddo negli scavi?

Non esiste un dato ufficiale sulla temperatura di questi ambienti. Sono però ambienti sotterranei con acqua corrente, nettamente più freschi della strada: portate una felpa anche in agosto.

È accessibile in sedia a rotelle?

Non ci sono informazioni ufficiali sull'accessibilità del complesso. È un edificio su tre livelli collegati da scale, con scavi archeologici in basso. Scrivete alla segreteria a segreteria@basilicasanclemente.com o chiamate il +39 06 7740021 prima di prenotare.

Qual è l'indirizzo esatto?

Il sito ufficiale indica Via Labicana 95, 00184 Roma, con ingresso in Piazza San Clemente. Turismoroma.it indica invece Via di San Giovanni in Laterano 45, 00187 Roma. Sono due fonti ufficiali che danno due indirizzi diversi per lo stesso complesso.

Come ci arrivo con la metro?

Fermata Colosseo. Linea B, e da dicembre 2025 anche linea C, la cui stazione al Colosseo secondo turismoroma.it è stata inaugurata il 16 dicembre 2025. Da lì sono circa trecento metri a piedi lungo via di San Giovanni in Laterano.

Quali autobus passano vicino?

Su via Labicana transitano le linee 75 e 117 in deviazione per la chiusura di via Cavour, e la notturna nMB: lo scrive romamobilita.it e la deviazione risulta attiva anche sulla home di atac.roma.it. Le linee 51, 85, 87 e 118 sono indicate come regolari nella zona. Il nome esatto delle fermate davanti alla basilica non risulta verificato: controllate il percorso aggiornato su atac.roma.it il giorno stesso.

Quanto costa il biglietto dell'autobus a Roma?

Tariffe ATAC: BIT 1,50 euro valido 100 minuti, Roma 24 ore 8,50 euro, 48 ore 15 euro, 72 ore 22 euro, CIS settimanale 29 euro valido 7 giorni dalla prima convalida.

Quanti livelli si visitano?

Tre: la basilica del XII secolo in superficie, la basilica del IV secolo sottoterra, e il livello romano del I-II secolo con la domus, il mitreo e i resti dell'edificio pubblico. Sotto ancora ci sono tracce di costruzioni romane più antiche, che non fanno parte del percorso.

C'è davvero un tempio di Mitra sotto la chiesa?

Sì. Il sito ufficiale lo data alla fine del II secolo d.C. e descrive l'altare con Mitra che uccide il toro. Sorse fra le pareti di una domus della seconda metà del I secolo.

Che cos'è l'iscrizione di Sisinnio?

È il testo dipinto accanto all'affresco della Messa di San Clemente nella basilica inferiore, datato 1084-1100, considerato uno dei primi documenti in volgare italiano. Il sito ufficiale ne riporta le battute: "Falite dereto colo palo Carvoncelle", "Gosmari Albertel traite", "Fili dele pute traite".

Si sente davvero l'acqua sotto?

Sì. Il sito ufficiale scrive che nell'edificio pubblico romano del livello più basso scorrono ancora le acque perdute dell'antica Roma. È la cosa che ricorderete di più.

Chi gestisce la Basilica di San Clemente?

I domenicani irlandesi. Il sito ufficiale scrive che nel 1677 la basilica fu assegnata ai Domenicani Irlandesi, che ancora oggi la amministrano; la fonte enciclopedica indica invece il 1667.

Ci sono messe?

Sì. Feriali alle 8.00 e alle 18.30; domenica e festivi alle 9.00, 11.00 e 18.30. Dal primo luglio al 31 agosto le messe serali sono sospese. Rosario alle 18.00 nei feriali, confessioni in italiano e inglese prima di ogni messa domenicale.

Si celebrano matrimoni o battesimi?

No. Lo dichiara il sito ufficiale nella pagina degli orari delle messe.

Ci sono lavori di restauro in corso?

Sì. Il "Progetto San Clemente", guidato dalla Hortus Foundation, è in corso su tre fasi che coprono la chiesa del XII secolo, quella del IV secolo e l'allestimento museale, per una durata complessiva indicata di cinque anni e mezzo. Nessuna delle due fonti dichiara chiusure: controllate gli avvisi prima di partire.

Esiste una visita virtuale?

Sì. Il sito ufficiale pubblica un Virtual Tour a 360 gradi realizzato con Matterport, diviso nei tre livelli, in italiano e in inglese. Non è dichiarato se sia gratuito.

Vale la pena se ho già visto le catacombe?

Sì, perché è un'altra cosa. Le catacombe sono cimiteri scavati nel tufo fuori dalle mura. San Clemente è un pezzo di città viva impilato su sé stesso: casa, tempio, chiesa, chiesa. È il posto in cui si capisce come Roma sia salita di quota nei secoli.

Qual è il momento migliore per andarci?

Le 14.00 di un giorno feriale, appena riaprono dopo la pausa. È l'orario più vuoto della giornata.

Posso comprare i biglietti in anticipo online?

Sì, anzi dovete: la prenotazione online è richiesta per gli scavi e si fa su basilicasanclemente.com/prenota/. Le condizioni operative, come fasce orarie e annullamenti, leggetele al momento della prenotazione.

C'è un numero di telefono?

+39 06 7740021, e la segreteria risponde via email a segreteria@basilicasanclemente.com dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 16.00.

Di San Clemente si ricorda sempre il mosaico d'oro, che è giustissimo, e invece il ricordo più forte è il rumore dell'acqua al terzo livello. Sopra passano gli autobus su via Labicana. Sotto, la stessa acqua che passava quando qui si coniavano le monete. Fatevi questo regalo: prenotate per un feriale alle due, scendete fino in fondo, spegnete il telefono e state fermi dieci minuti. Poi risalite piano, guardate Sisinnio e i suoi servi che si insultano in italiano dell'XI secolo, e uscite all'abside con il fondo d'oro. Dieci euro. A Roma, a quel prezzo, è difficile trovare di meglio.

Prepara la visita

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RiassuntoLa basilica di San Clemente a Roma, dedicata a papa Clemente I, sorge nella valle tra l'Esquilino e il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano, nel rione Monti.
Tagsal copertoarcheologiaBasilicachiesaColosseocosa vedere a romaluogo di cultoRoma

Contact Information

IndirizzoVia Labicana, 95, 00184 Roma RM Celio, Roma, Roma Città

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