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Basilica di San Sebastiano fuori le mura
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Contact Information
Indirizzo:
Via Appia Antica, 136, 00179 Roma RM Appio Latino, Roma, Roma Città
Descrizione:

A pochi passi dal Circo di Massenzio e dal Mausoleo di Romolo, sulla via Appia Antica n. 136, si trova la spettacolare ex basilica giubilare di San Sebastiano Fuori le mura, costruita sopra le catacombe di San Sebastino.

La Basilica di San Sebastiano fuori le mura, nel quartiere Ardeatino al confine con l'Appio Latino, ha fatto parte delle sette chiese di Roma visitate dai pellegrini in occasione del Giubileo, fino al Giubileo del 2000, quando è stata rimpiazzata dal Santuario della Madonna del Divino Amore.

La visita della basilica e delle straordinarie opere che cela al suo interno invitano ad un'autentica esperienza spirituale.

All’interno della Basilica di San Sebastiano fuori le mura è celebre la statua di San Sebastiano di Antonio Giorgetti del 1672 su disegno del Bernini nota come Salvator Mundi del Bernini.

Presso l’area museale che da accesso alle catacombe di San Sebastiano si visitano le murature conservate in altezza della basilica circiforme, all’interno della quale è stata collocata la più piccola Basilica barocca.

Basilica di San Sebastiano fuori le mura - Catacombe di San Sebastiano
Basilica di San Sebastiano fuori le mura - Catacombe di San Sebastiano

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Basilica di San Sebastiano fuori le mura | La Storia

La chiesa di San Sebastiano fuori le mura fu costruita nel IV secolo per volere dell'Imperatore Costantino, con l'antico titolo dei Santi Pietro e Paolo, sul luogo dove erano state trasferite nel 258 le reliquie dei due apostoli per salvarle dalle persecuzioni.

Ritornate in seguito nelle loro sedi originarie (in Vaticano e sulla via Ostiense), sopra le catacombe l'imperatore Costantino fece costruire, nella prima metà del IV secolo, una grande basilica, che inizialmente fu dedicata alla memoria apostolorum, e che in seguito assunse il nome attuale.

La chiesa di San Sebastiano fuori le mura ricevette anche l'attributo ad catacumbas per la presenza delle catacombe dove sul finire del III secolo vi furono deposte anche le spoglie del martire romano San Sebastiano (dei tempi di Diocleziano) da cui presero il nome, sulle quali venne costruita, mentre l'attributo fuori le mura è in riferimento al fatto che la chiesa si trova al di fuori delle mura aureliane e serviva a distinguerla dalla chiesa di San Sebastiano al Palatino.

I resti di san Sebastiano furono trasferiti nella basilica di San Pietro in Vaticano nell'826, per il timore di un assalto dei Saraceni, che si materializzò, causando la distruzione della Memoria Apostolorum (come era inizialmente conosciuto l’edificio).

Il luogo di culto fu riedificato da papa Nicola I (858-867) e l'altare del martire San Sebastiano fu riconsacrato da papa Onorio III su richiesta dei monaci cistercensi, che ricevettero la cura della chiesa.

L'edificio attuale della Basilica di San Sebastiano fuori le mura risale alla ricostruzione ordinata dal cardinale Scipione Caffarelli-Borghese nel XVII secolo e portata avanti da Flaminio Ponzio prima e da Giovanni Vasanzio poi.

La Basilica di San Sebastiano fuori le mura è sede parrocchiale, istituita il 18 aprile 1714 con bolla di papa Clemente XI.

Ed è anche sede del titolo cardinalizio di «San Sebastiano alle Catacombe» istituito da papa Giovanni XXIII nel 1960.

Salvator Mundi del Bernini nella Basilica di San Sebastiano fuori le mura
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Basilica di San Sebastiano fuori le mura | Descrizione

La basilica costantiniana

Costantino fece costruire la primitiva basilica secondo il modello circiforme a tre navate e preceduta da un grande atrio quadrangolare, modello riscontrabile anche nelle altre basiliche fatte erigere dall'imperatore a Sant'Agnese sulla via Nomentana e a San Lorenzo sulla via Tiburtina.

Parti di questa basilica furono utilizzate per la ricostruzione del XVII secolo: in particolare il nuovo edificio occupò l'antica navata centrale.

Nel 1933 furono ricostruite le navate utilizzando il deambulatorio che correva attorno alla basilica del IV secolo: nella navata di destra sono raccolti manufatti provenienti dalle sottostanti catacombe di San Sebastiano, ed è posta l'entrata al cimitero ipogeo; nella navata di sinistra vi sono una delle uscite della catacomba ed un museo epigrafico.

Catacombe di San Sebastiano
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L'attuale Basilica di San Sebastiano fuori le mura

La facciata dell'edificio è dovuta a Giovanni Vasanzio e fu terminata nel 1613; essa è costituita da un portico a tre archi nella parte inferiore, a cui corrispondono da tre grandi finestre separata da paraste nella parte superiore.
Gli archi inferiori sono sorretti da colonne di granito provenienti dalla basilica costantiniana.

L'interno è a navata unica, con soffitto ligneo intagliato: in esso sono raffigurati il santo titolare e gli stemmi del cardinale Scipione Borghese e di papa Gregorio XVI.

Sul lato sinistro si hanno: a sinistra dell'entrata, la lapide di papa Damaso I con l'elogio funebre del martire Eutichio, fatta scolpire a Furio Dionisio Filocalo; la cappella di San Sebastiano, costruita da Ciro Ferri nel 1672, con statua del santo di Giuseppe Giorgetti, dove sono conservate le reliquie del martire; la cappella del Crocifisso (antica sacrestia) costruita nel 1727; gli altari laterali dedicati a san Carlo Borromeo e a san Francesco, e in quest'ultimo una tela raffigurante San Francesco in preghiera di Gerolamo Muziano.

La navata centrale termina con l'arco trionfale che porta al presbiterio: questo, a pianta quadrata, è sormontato da una cupola. L'altare maggiore, composto da un'edicola con quattro colonne, è opera di Flaminio Ponzio: in esso si trovano una tela di Innocenzo Tacconi con la Crocifissione, e ai lati Busti dei santi Pietro e Paolo di Nicolas Cordier. Ai lati del presbiterio si trovano due cantorie, delle quali quella di sinistra accoglie l'organo a canne, costruito nel 1910 da Pacifico Inzoli e modificato e ampliato da Libero Rino Pinchi nel 1964 (opus 192).

Sul lato destro si trovano: in una nicchia il celebre Salvator Mundi (Busto del Salvatore), ultimo capolavoro di Gian Lorenzo Bernini riscoperto nel 2001 nel convento adiacente alla chiesa; procedendo, la cappella delle reliquie, decorata nel 1625, che conserva una freccia del martirio di San Sebastiano, la colonna cui fu legato e la pietra dell'episodio del "Quo Vadis?", che reca impresse le impronte dei piedi del Cristo quando apparve a San Pietro che fuggiva da Roma per evitare il martirio; gli altari di Santa Francesca Romana e di San Girolamo; la cappella Albani, costruita nel 1706-1712 dall'architetto Carlo Fontana su commissione di papa Clemente XI Albani, sotto la direzione di Carlo Maratta, con la collaborazione di Alessandro Specchi, Filippo Barigioni e Carlo Fontana, tra le cui opere vi è una statua di Francesco Papaleo raffigurante San Fabiano con angeli.

Soffitto della Basilica di San Sebastiano fuori le mura

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Basilica di San Sebastiano fuori le mura | catacombe di San Sebastiano

Nell'antichità le catacombe erano conosciute semplicemente col nome di in catacumbas, termine greco composto di due parole, katà e kymbe, che letteralmente significa presso le cavità.

In effetti ancora oggi, lungo la via Appia Antica, nei pressi del cimitero, è possibile riscontrare un forte avvallamento del terreno.

Inoltre, in antichità, prima del suo utilizzo cimiteriale, la zona era interessata da cave di pozzolana, oggi site ad una decina di metri sotto il pavimento dell'attuale basilica di San Sebastiano fuori le mura: queste cave sono all'origine di un cimitero pagano, successivamente utilizzato dai cristiani.

Nella navata destra della basilica primitiva, ricostruita nel 1933 su resti antichi, sono visibili a sinistra le arcate di comunicazione con la nave mediana della chiesa attuale, murate nel XIII secolo, e l'esterno dell'abside della Cappella delle Reliquie.

Vi sono raccolti sarcofagi interi e frammentari (per lo più del IV secolo) ritrovati negli scavi.

Per una scala si scende nelle gallerie dove sono vari cubicoli. Vi si segnalano le pitture della fine del IV secolo del cubicolo di Giona, il cui ciclo è raffigurato in quattro scene.

Si giunge alla ripristinata cripta di san Sebastiano, con un altare a mensa sul luogo dell'antico (restano alcune tracce del basamento) ed il busto di san Sebastiano attribuito al Bernini.

Di qui si arriva alla piazzola, sotto la quale si sviluppa una cavità arenaria cui si deve forse il nome di "ad catacumbas" che ebbe questo cimitero e che si estese poi agli altri.

Sulla piazzola si aprono tre mausolei della seconda metà del II secolo, utilizzati successivamente.

  • Il primo a destra, decorato esternamente con pitture (banchetti funebri, miracolo dell'indemoniato di Gerasa), conserva l'iscrizione col nome del proprietario, Marcus Clodius Hermes; l'interno, con sepolture a inumazione e pitture, è decorato sulla volta da una testa di gorgonie.
  • Il secondo, detto degli Innocentiores in quanto proprietà di un collegio funeraticio, presenta un descenso con volta decorata da stucchi raffinati; in alcuni vani sono iscrizioni greche nei caratteri ma scritte in latino, e un graffito con le iniziali delle parole greche significanti "Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore".
  • A sinistra è il mausoleo dell'Ascia, dall'arnese raffigurato all'esterno, la cui decorazione è formata da tralci di vite nascenti da kantharoi posti su finti pilastri.

Dalla piazzola si sale a un ambiente, posto circa a metà della basilica e tagliato in alto dalla costruzione della stessa: la cosiddetta "Triclia", luogo coperto da una tettoia dove si celebravano banchetti funebri.

Le pareti intonacate del vano mostrano centinaia di graffiti di devoti, incisi dalla seconda metà del III agli inizi del IV secolo, con invocazioni agli apostoli Pietro e Paolo.

Dalla Triclia si passa, per un vano di disimpegno, nell'antico ambulacro, che gira intorno all'abside: qui è ordinata una raccolta di epigrafi e un plastico completo dei mausolei, della Triclia e della basilica costantiniana; si scende poi nella Platonia, costruzione posteriore alla basilica che si credeva luogo della sepoltura temporanea dei due apostoli e che, invece, come hanno provato gli scavi del 1892, fu il mausoleo del martire Quirino, vescovo di Scoscia in Pannonia, qui trasportato nel V secolo.

A destra della Platonia, la cappella di Onorio III, adattata nel vestibolo del mausoleo, con interessanti pitture del XIII secolo (fra di esse, Pietro e Paolo, il Crocifisso, santi, Strage degli Innocenti, Maria col Bambino); a sinistra mausoleo absidato con altare murato contro l'abside: nella parete sinistra il graffito domus Petri si ritiene alluda a una dimora sepolcrale dell'apostolo.

Le più grandi catacombe di Roma, con i suoi 20 kilometri di gallerie sparse su circa 30 ettari sono le Catacombe di San Callisto, ma ne vengono trovate continuamente sotto le fondamenta dell'attuale città di Roma.

Molti hanno inserito posti come l'ipogeo trovato al Pigneto sotto al Bar Necci, come anche l'Ipogeo di Via Dino Compagni - visitabili solo su richiesta - e le Catacombe di Santa Tecla, in un tour che comprende il più famoso Museo dei Frati Cappuccini e Cripta ossario, o le note Catacombe di Priscilla, Catacombe di San Sebastiano, le Catacombe di Generosa e le Catacombe di Commodilla tra le tante rinvenute nei sotterranei di Roma.

Catacombe di San Sebastiano

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Le catacombe di San Sebastiano | I Martiri

Nel cimitero sulla via Appia, le fonti antiche documentano la presenza di tre martiri: SebastianoQuirino ed Eutichio.

I nomi dei tre martiri sono citati in un catalogo del VII secolo, chiamato Notula oleorum, mentre gli itinerari per pellegrini dell'alto Medioevo non citano Eutichio, perché la sua sepoltura era difficile da raggiungere.

Di Sebastiano, la Depositio martyrum ricorda la sua morte e la sua sepoltura il 20 gennaio in catacumbas.

Di lui si conosce ben poco: sant'Ambrogio (fine IV secolo) dice che era originario di Milano e che subì il martirio a Roma durante la persecuzione di Diocleziano; la passio del V secolo dice che era un soldato originario di Narbona nella Gallia, nato da famiglia milanese, morto a Roma sotto Diocleziano.

Le sue reliquie rimasero nella catacomba fino al IX secolo, furono poi trasferite dentro le mura della città, ed oggi sono nuovamente conservate sulla via Appia, nella cappella di San Sebastiano nella basilica soprastante il cimitero.

Quirino era un vescovo della Pannonia, i cui resti furono traslati a Roma da pellegrini di quella regione tra IV e V secolo.

Di Eutichio non si conosce nulla, se non il fatto certo della sua tomba, scoperta durante gli scavi archeologici del secolo scorso in una zona franosa della catacomba; inoltre di lui abbiamo il carme damasiano oggi esposto all'entrata della basilica.

Catacombe di San Sebastiano
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