Palazzo Merulana
Palazzo Merulana occupa l'angolo tra via Merulana 121 e viale Manzoni, all'Esquilino, a un passo da piazza Vittorio Emanuele II. Ingresso al museo dalla scalinata su via Merulana, nel rione fra la stazione Termini e San Giovanni in Laterano. Ci si arriva a piedi da Termini in circa dieci minuti, oppure con la metro A fino a Vittorio Emanuele e poi cinque minuti di cammino; in tram la linea 5 e la linea 14 fermano lungo via Emanuele Filiberto, mentre i bus 16, 714 e 105 servono l'asse di via Merulana e piazza Vittorio. Il museo apre da mercoledì a domenica; la collezione permanente e la mostra in corso si visitano il mercoledi, il giovedi e il venerdi con turni di ingresso ogni ora dalle 12 alle 20 (ultimo ingresso alle 19), il sabato e la domenica dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso alle 19). Lunedi e martedi sono i giorni di chiusura. Il biglietto intero costa 13 euro, il ridotto 11, la tariffa per le scolaresche 6 euro, con un diritto di prevendita di 2 euro sull'acquisto online; il piano terra, con la Sala delle Sculture, il bookshop e la caffetteria, resta ad accesso libero da mercoledì a domenica dalle 9 alle 20. Prima di partire conviene controllare orari e tariffe sul sito ufficiale palazzomerulana.it e sul canale di biglietteria autorizzato che il museo indica sul proprio sito, perché il calendario cambia in occasione di mostre, allestimenti ed eventi privati.
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✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
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Palazzo Merulana in breve: indirizzo, orari e biglietti
Palazzo Merulana è un museo privato aperto al pubblico, sede della Collezione di Elena e Claudio Cerasi. L'edificio si trova in via Merulana 121, codice postale 00185, nel rione Esquilino. Il recapito telefonico è +39 06 3996 7800 e il riferimento in rete è palazzomerulana.it. La gestione dei servizi al pubblico, della biglietteria e delle attività didattiche è affidata a CoopCulture, l'operatore che cura molti siti culturali romani; questo spiega perché i biglietti si acquistano sul circuito che il museo autorizza e indica sul proprio sito, senza passare per rivenditori terzi.
Come arrivare a Palazzo Merulana
L'Esquilino è uno dei rioni meglio serviti di Roma, e Palazzo Merulana ne approfitta. Dalla stazione Termini si cammina per una decina di minuti scendendo verso piazza Vittorio; dalla fermata della metropolitana linea A Vittorio Emanuele si arriva in cinque minuti risalendo via Carlo Alberto e imboccando via Merulana. I tram 5 e 14, che collegano Termini con Prenestina e Togliatti, corrono lungo via Emanuele Filiberto a poche centinaia di metri; gli autobus che servono il tratto di via Merulana e piazza Vittorio comprendono le linee 16, 714 e 105. In auto la zona è a traffico regolato e i parcheggi in strada scarseggiano: chi non ha necessità specifiche fa prima e meglio a lasciare la macchina e muoversi con il trasporto pubblico. La scalinata di accesso al museo è su via Merulana, subito all'angolo con viale Manzoni.
Orari di Palazzo Merulana
Il museo osserva un orario doppio. La collezione permanente insieme alla mostra temporanea del momento si visita da mercoledì a venerdì con ingressi scaglionati ogni ora, dalle 12 alle 20, con ultimo accesso alle 19; il sabato e la domenica l'apertura è continuata dalle 10 alle 20, sempre con ultimo ingresso alle 19. Il piano terra, che comprende la Sala delle Sculture, la caffetteria e il bookshop, è a ingresso libero e resta aperto da mercoledì a domenica dalle 9 alle 20. I giorni di chiusura settimanale sono lunedì e martedì. In alcuni periodi dell'anno, tipicamente a Ferragosto, il museo osserva chiusure prolungate: il calendario preciso va controllato sul sito ufficiale prima di presentarsi, perché le date variano di anno in anno.
Biglietti di Palazzo Merulana: quanto costa
Il biglietto intero per la collezione e la mostra costa 13 euro, il ridotto 11 euro. Le scolaresche pagano una tariffa dedicata di 6 euro, e sull'acquisto in prevendita online si aggiunge un diritto di 2 euro. Le riduzioni valgono per i giovani sotto i 26 anni, per gli over 65, per gli insegnanti in servizio e per i titolari di diverse card e convenzioni; l'ingresso gratuito è previsto per i bambini piccoli, per gli accompagnatori di gruppi e di persone con disabilità, per le guide turistiche abilitate e per altre categorie che il museo elenca alla biglietteria. Poiché le fasce e le convenzioni cambiano nel tempo, chi rientra in una categoria agevolata fa bene a verificare la propria posizione al momento dell'acquisto. Il piano terra, ripeto, si visita gratis: è la porta d'ingresso alla collezione anche per chi ha poco tempo o poca voglia di spendere.
Una curiosità su Palazzo Merulana
La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda la natura stessa dell'edificio: quello che oggi si ammira come un elegante palazzo di primo Novecento è, in realtà, un moncone. Palazzo Merulana è l'unica porzione sopravvissuta di un complesso ben più vasto, l'antico Ufficio d'Igiene e Sanità del Comune di Roma, che occupava l'intero isolato tra via Merulana e viale Manzoni. Negli anni Cinquanta e Sessanta il Consiglio comunale decise di radere al suolo l'intero blocco per ricostruirlo: la demolizione procedette per anni, finché la Soprintendenza, nel 1963, bloccò le ruspe. Si salvò solo l'ala su via Merulana, e la si salvò per un soffio.
Il risultato di quel salvataggio a metà è visibile a chi sa guardare. Per decenni la facciata su via Merulana è rimasta troncata di netto sul lato verso viale Manzoni, come se un taglio verticale l'avesse amputata. Le finestre vennero murate con cortine di mattoni, le colonne in travertino furono smontate e portate via, e per quasi mezzo secolo il palazzo restò una ferita aperta in una delle zone più centrali della città. Chi passava di lì negli anni Ottanta e Novanta vedeva un rudere urbano, non un museo. La curiosità vera è che il Palazzo Merulana che si visita oggi non è un edificio storico intatto: è una ricostruzione filologica, cioè una ricomposizione fatta con gli stessi materiali e le stesse tecniche dell'originale, portata a termine solo nel 2018. Poche altre sedi museali romane raccontano, nel proprio corpo di pietra, una vicenda di demolizione e rinascita così netta.
La storia dell'edificio di Palazzo Merulana
Per capire Palazzo Merulana bisogna tornare all'Esquilino di fine Ottocento, quando il colle, dopo l'Unità e il trasferimento della capitale a Roma, divenne un enorme cantiere di espansione urbana. La storia dell'edificio è la storia di questo rione: una vicenda di case popolari, di igiene pubblica, di demolizioni sciagurate e, alla fine, di un recupero che ha pochi eguali in città.
L'Esquilino e le case economiche di fine Ottocento
Il lotto su cui sorge Palazzo Merulana faceva parte delle aree che il Comune di Roma cedette al senatore Alessandro Rossi nel 1877 per la costruzione di case economiche, realizzate lungo l'asse di via Galilei. Erano gli anni della grande speculazione edilizia post-unitaria, quando l'Esquilino si riempiva di palazzine a reddito e di quartieri operai. La destinazione del lotto, però, era destinata a cambiare presto. All'inizio del Novecento il Comune riacquisì l'area e la ripensò come polo sanitario: a partire dal 1912 vi sorsero i nuovi edifici dell'Ufficio d'Igiene, con ambulatori, un lazzaretto, una casa contumaciale per gli isolamenti e un padiglione antitubercolare. Era, in sostanza, il presidio dell'igiene pubblica per una città che stava crescendo troppo in fretta e che aveva bisogno di controllare epidemie e contagi.
L'Ufficio d'Igiene e il complesso sanitario
Il complesso venne edificato intorno al 1929, nello stile umbertino allora corrente: un linguaggio architettonico eclettico e monumentale, fatto di paramenti in mattoni, cornici in travertino, colonne e volte, che dava dignità istituzionale anche a un edificio di servizio come un ufficio sanitario. Le sale, lunghe e strette, ricalcavano la funzione originaria: ambienti di passaggio, corridoi di visita, stanze per il personale medico e amministrativo. Questa pianta allungata, ereditata dall'uso ospedaliero e amministrativo, condiziona ancora oggi il percorso museale, che si sviluppa in saloni profondi e stretti anziché in grandi sale quadrate. Chi visita il museo cammina, senza saperlo, dentro la logica distributiva di un vecchio ufficio d'igiene.
La demolizione e l'abbandono di Palazzo Merulana
Dal 1957 il complesso entrò in una lunga agonia. La ASL e gli uffici comunali cominciarono a spostarsi altrove, e il Consiglio comunale deliberò la demolizione dell'intero isolato per far posto a nuove costruzioni. Le ruspe lavorarono per anni: l'ala che affacciava su viale Manzoni fu abbattuta, e la demolizione avrebbe cancellato tutto se la Soprintendenza non fosse intervenuta nel 1963, fermando i lavori sull'ultima porzione rimasta, quella su via Merulana. Da quel momento l'edificio superstite piombò nel degrado. Le aperture furono tamponate con mattoni, le colonne in travertino rimosse, e la facciata rimase mozzata sul fianco, esibendo la sezione tagliata come una ferita. Per oltre quarant'anni Palazzo Merulana fu un guscio vuoto, un relitto in mezzo a un rione vivo e affollato, uno di quei luoghi davanti a cui i romani passavano senza più vederli.
Il recupero filologico di Palazzo Merulana (2004-2018)
La svolta arriva nel 2004, quando la SAC, Società Appalti e Costruzioni della famiglia Cerasi, si aggiudica il bando del Comune di Roma per il recupero del palazzo con la formula del project financing. Il progetto prevedeva la ricostruzione di una parte della facciata, senza però ripristinare l'avancorpo destro che era andato perduto. I lavori partirono in ritardo, per via della lentezza con cui gli uffici sanitari lasciarono gli spazi; il cantiere vero e proprio aprì nel 2014 e si concluse nel 2018. La ricostruzione fu condotta con criterio filologico, cioè fedele all'originale: si usarono di nuovo mattoni, blocchetti di tufo e travertino, si rifecero le volte interamente in laterizio, si rivestirono gli esterni in stucco. L'intervento, curato dall'architetto Carlo Lococo d'intesa con la Soprintendenza, ebbe un costo di circa cinque milioni e mezzo di euro. Fu, di fatto, il primo ripristino filologico ricostruttivo realizzato a Roma dal dopoguerra, e il primo caso in cui l'edilizia degli anni Venti, tanto disprezzata negli anni Sessanta da giustificarne l'abbattimento, veniva riabilitata e ricostruita anziché demolita. C'è un che di poetico in questa inversione: la stessa architettura condannata a morte da una generazione viene resuscitata, pietra per pietra, da quella successiva.
Una cosa che non ti dice nessuno su Palazzo Merulana
La cosa che le guide sbrigative non dicono è semplice e concreta: il piano terra di Palazzo Merulana si visita gratis, tutti i giorni di apertura, senza biglietto. La Sala delle Sculture, con le sue grandi vetrate aperte sulla strada, il bookshop e la caffetteria interna, è ad accesso libero da mercoledì a domenica dalle 9 alle 20. Significa che chiunque passi per l'Esquilino può entrare, sedersi al chiuso o nel piccolo giardino urbano sul retro, prendere un caffè lontano dal traffico di via Merulana e trovarsi accanto sculture di Antonietta Raphaël, Pericle Fazzini, Ercole Drei e altri maestri del Novecento, senza spendere un euro. È uno dei pochi luoghi del centro dove ci si può riparare dalla calura o dalla pioggia in un ambiente di qualità, con l'arte a portata di mano e senza obbligo di consumazione museale.
La seconda informazione poco diffusa riguarda gli ingressi a orario. Da mercoledì a venerdì la collezione si visita per turni scaglionati ogni ora, non a flusso libero: chi arriva senza pensarci può doversi aspettare fino allo slot successivo. Nel fine settimana l'accesso è più continuo, ma nelle giornate di grande afflusso, per esempio quando è in corso una mostra molto pubblicizzata, il turno consigliato è comunque quello di apertura. Sapere in anticipo che il meccanismo è a fasce orarie evita l'attesa inutile e permette di calibrare la visita: il piano terra gratuito, del resto, si può sempre vedere mentre si aspetta il proprio turno per salire.
La collezione Cerasi: cosa si vede a Palazzo Merulana
Il cuore di Palazzo Merulana è la Collezione di Elena e Claudio Cerasi, una raccolta privata di circa novanta opere fisse, distribuita su 1.800 metri quadrati e articolata su quattro piani. Il nucleo fondante è la Scuola Romana e, più in generale, il Novecento italiano tra le due guerre, con qualche sconfinamento verso la contemporaneità. Non è una pinacoteca enciclopedica: è una collezione d'autore, costruita con un gusto preciso e un'idea di casa, in cui la pittura e la scultura dialogano in ambienti pensati come un grande soggiorno abitato. Vale la pena conoscere, uno per uno, i protagonisti che si incontrano salendo.
La Scuola Romana a Palazzo Merulana
La Scuola Romana non fu un movimento organizzato con un manifesto, ma un ambiente di artisti attivi a Roma tra gli anni Venti e Quaranta, uniti da una pittura densa, materica, spesso venata di malinconia e di realismo. Si distinse per la varietà delle voci e per una sperimentazione linguistica che la rese uno dei fenomeni più solidi e vivaci dell'arte italiana fra le due guerre. Elena e Claudio Cerasi ne fecero il perno della loro raccolta, arricchendolo poi con opere di altri protagonisti del Novecento nazionale, così da comporre un insieme coerente. A Palazzo Merulana la Scuola Romana non è un capitolo da manuale: è un ambiente vivo, in cui si passa da un ritratto a una natura morta, da un paesaggio urbano a una figura, cogliendo la temperatura di una Roma artistica che cercava una modernità tutta sua.
Il Ritorno all'Ordine e la Metafisica di De Chirico
Una parte della collezione racconta il clima del cosiddetto Ritorno all'Ordine, la stagione in cui, dopo le avanguardie, molti artisti europei recuperarono la figura, la classicità e il mestiere. Giorgio De Chirico, il padre della pittura metafisica, è presente con opere che documentano il suo passaggio dalle celebri piazze deserte a un linguaggio più costruito; tra i temi di questa fase compaiono le figure mitologiche e i suoi enigmatici interni. Davanti a un De Chirico conviene fermarsi: la sua è una pittura di silenzi, di ombre lunghe e di prospettive che non tornano, e va guardata con la stessa lentezza con cui è stata concepita. La Metafisica, nata a Ferrara negli anni della Grande Guerra, è una delle poche invenzioni davvero italiane del Novecento europeo, e vederne un esempio dal vivo, dentro un salone domestico anziché in un grande museo statale, cambia il modo di percepirla.
Antonietta Raphaël e Mario Mafai a Palazzo Merulana
Il binomio Mafai-Raphaël è al centro della Scuola Romana, ed è al centro della collezione. Mario Mafai, romano, e Antonietta Raphaël, nata in Lituania e giunta a Roma passando per Londra e Parigi, furono compagni nella vita e nell'arte, e insieme diedero vita alla cosiddetta Scuola di via Cavour, il primo nucleo della pittura romana degli anni Trenta. Palazzo Merulana conserva un gruppo importante di opere di Antonietta Raphaël, scultrice e pittrice dalla materia forte e dai colori accesi, e diverse tele di Mario Mafai, autore di paesaggi urbani, nature morte di fiori e delle celebri Demolizioni, cicli in cui la Roma sventrata dal piccone del regime diventa soggetto pittorico. C'è una coincidenza amara e istruttiva nel vedere le Demolizioni di Mafai esposte proprio dentro un edificio che le demolizioni le ha subite sulla propria pelle.
Giacomo Balla a Palazzo Merulana
Giacomo Balla, torinese di nascita ma romano d'adozione, fu tra i firmatari del futurismo e uno dei suoi interpreti più raffinati. A Palazzo Merulana lo si incontra in una fase matura, quando la scomposizione dinamica della luce e del movimento delle sue opere più celebri si stempera in un linguaggio più disteso. Balla è l'artista che ha portato il futurismo nella vita quotidiana, dagli abiti agli arredi, e la sua presenza nella collezione ricorda che Roma, spesso raccontata come città antica e immobile, fu anche laboratorio dell'avanguardia. Davanti a un Balla vale la pena cercare il gesto, la traccia della velocità e della vibrazione: anche quando dipinge una figura ferma, la sua mano pensa in movimento.
Mario Sironi e il Novecento a Palazzo Merulana
Mario Sironi è una delle presenze forti della raccolta. Pittore del Novecento italiano, il gruppo promosso a Milano negli anni Venti, Sironi costruisce immagini severe e monumentali: periferie urbane, architetture spoglie, figure massicce che sembrano scolpite nella materia. La sua è una pittura cupa e grave, spesso di terre e grigi, che dà voce a una modernità industriale malinconica. In una collezione dominata dalla Scuola Romana, Sironi porta il contrappunto lombardo e l'idea di un'arte pubblica, murale, capace di parlare alle folle. Davanti alle sue tele conviene notare il peso: tutto, in Sironi, sembra gravare verso il basso, come se la storia stessa pesasse sulle figure.
Antonio Donghi, il realismo magico
Antonio Donghi, romano, è forse la sorpresa più grande per chi non lo conosce. La sua pittura appartiene al filone del realismo magico: figure nitide, contorni precisi, superfici levigate come porcellana, scene di vita quotidiana e di spettacolo popolare, saltimbanchi, gite, processioni, rese con una calma sospesa che le rende quasi irreali. Tra le opere legate alla collezione compare una Gita in barca, esempio limpido di questo sguardo che trasfigura l'ordinario in qualcosa di fermo ed eterno. Donghi è un artista da guardare da vicino, per cogliere la levigatezza della pennellata e quel silenzio che avvolge i suoi personaggi, sempre presenti e insieme lontani. Chi ama la pittura ben fatta, di mestiere sicuro, davanti a Donghi si ferma a lungo.
Giuseppe Capogrossi prima dei segni
Giuseppe Capogrossi è celebre nel mondo per il segno astratto, quella specie di forcella o pettine che ripeté ossessivamente dagli anni Cinquanta in poi diventando la sua firma. A Palazzo Merulana lo si incontra però nella stagione precedente, quella figurativa, quando dipingeva scene di vita romana con una pittura ancora ancorata al reale. Vedere il Capogrossi degli esordi accanto alla fama del Capogrossi astratto è istruttivo: aiuta a capire che l'astrazione non nasce dal nulla, ma dal superamento consapevole di una figurazione già padroneggiata. È uno di quei casi in cui la collezione insegna qualcosa che i cataloghi divulgativi tendono a saltare, concentrandosi solo sull'artista maturo.
Duilio Cambellotti e le arti applicate
Duilio Cambellotti è l'anima decorativa e simbolista della raccolta. Artista totale, fu pittore, scultore, illustratore, scenografo e maestro delle arti applicate, legato al mondo della campagna romana, dell'Agro e delle sue figure. A Palazzo Merulana la sua presenza si coglie in opere di scultura e nelle prove di quel gusto per la linea e per il mito che percorre tutta la sua produzione, dai bronzi alle vetrate. Cambellotti ricorda che il Novecento romano non fu solo pittura da cavalletto: fu anche decorazione, teatro, artigianato d'arte, un intreccio di discipline che la collezione documenta con cura. Davanti alle sue opere conviene cercare il segno grafico, netto e sinuoso, che le tiene tutte insieme.
Le sculture di Palazzo Merulana: Fazzini, Raphaël, Drei
La scultura ha un ruolo di primo piano, a partire dalla Sala delle Sculture al piano terra. Pericle Fazzini, marchigiano, autore della grande Resurrezione dell'Aula Paolo VI in Vaticano, è presente con opere che mostrano la sua capacità di dare movimento e vento al bronzo. Antonietta Raphaël, già incontrata come pittrice, torna qui come scultrice di forte plasticità. Ercole Drei, emiliano di formazione classica, porta il versante più composto e monumentale. A questi si affiancano altri autori del Novecento, in un insieme che consente di leggere la scultura italiana del secolo scorso nelle sue diverse tensioni, dalla figura classica alla ricerca espressionista. Chi entra dal piano terra, gratuito, ha già davanti agli occhi un piccolo museo della scultura moderna prima ancora di comprare il biglietto per salire.
Lo sguardo contemporaneo: Jan Fabre a Palazzo Merulana
In mezzo al Novecento italiano, al centro del salone principale, si trova un'opera del belga Jan Fabre, artista contemporaneo tra i più discussi della scena europea, intitolata Il Direttore delle Stelle. La scelta è deliberata: la collezione Cerasi non è un mausoleo del passato, ma un organismo che tiene aperta una finestra sul presente. L'inserimento di un lavoro contemporaneo tra le opere storiche crea un cortocircuito voluto, che invita a leggere il Novecento non come un capitolo chiuso ma come una radice del contemporaneo. Piaccia o no Fabre, la sua presenza dice qualcosa sull'ambizione del museo: non conservare soltanto, ma far parlare tra loro epoche diverse.
La visita piano per piano a Palazzo Merulana
Palazzo Merulana si sviluppa in verticale, e la visita segue i piani. Il percorso è chiaro, ma conviene conoscerne la logica prima di salire, così da non trattare come secondari gli spazi che secondari non sono.
Piano terra: la Sala delle Sculture di Palazzo Merulana (ingresso libero)
Il piano terra è la soglia democratica del museo. La Sala delle Sculture, con grandi vetrate aperte su via Merulana, ospita le opere tridimensionali della collezione insieme al bookshop e alla caffetteria; l'accesso è libero, senza biglietto, da mercoledì a domenica dalle 9 alle 20. È un ambiente pensato per la sosta e la distensione, prolungato sul retro da un piccolo giardino urbano che offre un angolo di quiete a pochi metri dal traffico. Qui si incontrano le sculture di Antonietta Raphaël, Pericle Fazzini, Ercole Drei e di altri maestri del Novecento. Consiglio di non trattare questo piano come una semplice hall: è già collezione, ed è la parte che tutti possono vedere.
Secondo piano: il salone della collezione di Palazzo Merulana
Il secondo piano è il cuore pulsante della raccolta, il nucleo principale delle opere di arte moderna e contemporanea di Elena e Claudio Cerasi, dedicato soprattutto alla Scuola Romana e al Novecento italiano. L'ambiente è concepito e arredato come un ampio soggiorno confortevole, dove ci si può fermare, sedere e guardare con calma le opere di Mafai, Donghi, De Chirico, Cambellotti, Capogrossi, Balla e degli altri protagonisti. Al centro del salone campeggia Il Direttore delle Stelle di Jan Fabre, perno contemporaneo attorno a cui ruota la lettura storica. È il piano in cui la collezione mostra la propria idea di fondo: l'arte come esperienza domestica, abitabile, non come sfilata di capolavori in teche fredde.
Terzo piano: la galleria delle mostre temporanee di Palazzo Merulana
Il terzo piano ospita la Galleria, uno spazio dinamico riservato alle mostre temporanee, che cambiano nel corso dell'anno. Qui il museo dialoga con la scena artistica contemporanea e con progetti espositivi che affiancano la collezione permanente. Poiché il programma varia, la mostra in corso al momento della visita va verificata sul sito ufficiale; è comunque questo il piano che ripaga chi torna, perché offre ogni volta qualcosa di diverso. Lungo la salita conviene tenere gli occhi aperti anche sulle pareti delle scale, dove trovano posto opere di passaggio.
La Sala Attico di Palazzo Merulana
Salendo ancora si raggiunge la Sala Attico, un ambiente polifunzionale e versatile, usato per iniziative culturali, incontri, eventi enogastronomici e occasioni private. La sua vocazione camaleontica ne fa uno spazio che cambia volto a seconda dell'uso, e in alcuni periodi ospita anche allestimenti temporanei. Non è sempre accessibile nella visita ordinaria, perché legato al calendario degli eventi, ma vale la pena chiedere in biglietteria se in giornata è aperto.
La terrazza su via Merulana
All'ultimo livello si apre la terrazza, affacciata su via Merulana. Tra le chiome degli alti platani del viale si scorgono i tetti e le cupole della città, in una veduta che pochi si aspettano da un museo del rione. La terrazza è aperta al pubblico in occasione di eventi e iniziative culturali, ed è disponibile in esclusiva per eventi privati e aziendali; non fa quindi parte del percorso quotidiano, ma è uno dei motivi per tenere d'occhio il calendario delle attività, perché salire lassù al tramonto è un'esperienza che ripaga la scala in più.
Il consiglio che ti do per visitare Palazzo Merulana
Il consiglio che do, dopo aver accompagnato gruppi in giro per Roma per anni, è di rovesciare l'ordine mentale con cui si affronta questo museo. Non arrivate pensando di dover salire di corsa al secondo piano per vedere i quadri famosi: cominciate dal piano terra, gratuito, e prendetevi il tempo per le sculture e per il giardino sul retro. Serve a due cose. Primo, entra nell'occhio il linguaggio plastico del Novecento, così che al piano superiore la pittura si legga con più profondità. Secondo, se capitate da mercoledì a venerdì, quando gli ingressi alla collezione sono a turni orari, il piano terra è il posto giusto dove aspettare il proprio slot senza perdere tempo.
La mia opinione netta è questa: Palazzo Merulana va visitato con lentezza, non in venti minuti. Il salone del secondo piano è arredato come una casa proprio per invitare a sedersi, e chi lo attraversa in fretta si perde il senso della collezione, che non è la quantità delle opere ma la loro convivenza. Calcolate un'ora e mezza abbondante. Se potete scegliere, andate nel tardo pomeriggio del fine settimana, quando l'apertura è continuata dalle 10 alle 20 e la luce che entra dalle vetrate del piano terra è più morbida. Evitate invece la fascia centrale del sabato in concomitanza con una mostra molto pubblicizzata, perché è il momento di massimo affollamento. E, per una volta, lasciate perdere l'audioguida al primo giro: guardate prima, leggete dopo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto, noto agli addetti ma raramente raccontato ai visitatori, è che Palazzo Merulana è considerato il primo intervento di ripristino filologico ricostruttivo realizzato a Roma dal dopoguerra in poi. La formula tecnica suona astratta, ma il senso è potente: invece di restaurare ciò che restava o di costruire qualcosa di nuovo in stile, si è scelto di ricostruire l'edificio degli anni Venti così com'era, usando gli stessi materiali, mattoni, tufo, travertino, e le stesse tecniche, con le volte rifatte interamente in laterizio. Per la prima volta a Roma l'architettura del primo Novecento, quella che negli anni Sessanta era stata giudicata brutta al punto da meritare la demolizione, veniva riconosciuta come patrimonio e riportata in vita.
Questo dato dice molto sul cambiamento di sensibilità nella cultura del restauro. Ciò che una generazione considerava scarto edilizio, appena buono per la ruspa, una generazione successiva lo tutela e lo ricostruisce. L'operazione, curata d'intesa con la Soprintendenza e costata circa cinque milioni e mezzo di euro, ha anche un valore di precedente: ha dimostrato che il project financing, cioè il coinvolgimento di un privato nel recupero di un bene pubblico, poteva restituire alla città un edificio altrimenti perduto. Che poi quel privato, la famiglia Cerasi, vi abbia collocato la propria collezione d'arte, trasformando un ex ufficio d'igiene in museo, chiude il cerchio in un modo che pochi altri palazzi romani possono vantare.
La foto giusta da fare a Palazzo Merulana
La foto che consiglio non è quella dell'opera famosa, che troverete già scattata mille volte, ma quella che racconta la natura doppia del luogo. Uscite sul marciapiede di via Merulana e inquadrate la facciata dall'angolo con viale Manzoni: da lì si legge il carattere del palazzo, il paramento in mattoni, le cornici in travertino, e si intuisce il punto in cui l'edificio fu troncato e poi ricomposto. È una fotografia che spiega, senza didascalie, cosa significhi ricostruzione filologica: la si capisce guardando la geometria della facciata.
All'interno, la fotografia migliore è quella delle vetrate del piano terra, la Sala delle Sculture, controluce nelle ore in cui la strada manda dentro la sua luce: le sagome scure delle sculture contro il chiarore del vetro danno un'immagine forte e pulita, e qui si scatta liberamente perché il piano è ad accesso libero. Chi ha voglia di una veduta d'insieme miri invece al salone del secondo piano, arredato come un soggiorno, dove la presenza dell'opera di Jan Fabre al centro crea un punto focale naturale. Sull'uso di cavalletti, flash e riprese video conviene chiedere in biglietteria, perché le regole possono variare a seconda della sala e delle mostre in corso. Nella collezione, in generale, il rispetto delle opere viene prima dello scatto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento che segna la storia di questo luogo è la sua nascita come presidio sanitario. A partire dal 1912, sull'area dell'ex lotto Rossi, il Comune edificò il complesso dell'Ufficio d'Igiene, con ambulatori, lazzaretto, casa contumaciale e padiglione antitubercolare: per decenni fu il centro nevralgico della lotta alle epidemie in una Roma in piena espansione demografica. Dietro le mura di questo edificio passarono migliaia di cittadini per controlli, vaccinazioni, isolamenti sanitari. È una storia di salute pubblica che raramente entra nelle guide, ma che spiega la forma stessa degli ambienti, lunghi e stretti come corsie.
Il secondo avvenimento, drammatico, è la demolizione. Dal 1957 partì lo smantellamento dell'isolato deciso dal Consiglio comunale; le ruspe lavorarono per anni e abbatterono l'ala su viale Manzoni. Nel 1963 la Soprintendenza fermò i lavori, salvando l'ultima porzione superstite: è un episodio esemplare del braccio di ferro, tipico della Roma del Novecento, tra la furia edificatoria e la tutela del patrimonio. Da quel blocco dipende l'esistenza stessa del palazzo che oggi si visita.
Il terzo avvenimento è la rinascita. Nel 2004 il bando comunale vinto dalla SAC apre la strada al recupero; nel 2014 si apre il cantiere e nel 2018 il palazzo riapre come museo, sede della Collezione Cerasi. Nei suoi primi anni di attività Palazzo Merulana è diventato un punto di riferimento per l'Esquilino, ospitando mostre temporanee, presentazioni, iniziative culturali e serate: la sua terrazza e le sue sale sono entrate nel circuito della vita culturale del rione. La parabola completa, da ufficio d'igiene a rudere, da rudere a museo, è essa stessa l'avvenimento più notevole di questo indirizzo.
Chi è passato da Palazzo Merulana
A differenza di un monumento antico, Palazzo Merulana non ha attraversato i secoli, e va raccontato con onestà: i personaggi che gli danno spessore non sono imperatori o papi, ma gli artisti le cui opere lo abitano e le persone che lo hanno voluto. I veri protagonisti che si incontrano qui sono i pittori e gli scultori della Scuola Romana e del Novecento italiano: Giacomo Balla, il futurista torinese che a Roma visse e lavorò per decenni; Mario Sironi, la voce grave del Novecento milanese; Giorgio De Chirico, l'inventore della Metafisica; Antonio Donghi, il romano del realismo magico; Mario Mafai e Antonietta Raphaël, la coppia che diede vita alla Scuola di via Cavour; Giuseppe Capogrossi, prima figurativo e poi maestro del segno astratto; Duilio Cambellotti, artista totale della Roma simbolista. Sono loro ad aver davvero abitato queste pareti, attraverso le proprie opere.
Poi ci sono coloro che hanno reso possibile il museo. Elena e Claudio Cerasi, collezionisti e mecenati, hanno raccolto in decenni le opere e hanno scelto di aprirle alla città, facendo del palazzo la dimora pubblica della loro raccolta. L'architetto Carlo Lococo ha firmato la ricostruzione filologica, d'intesa con la Soprintendenza. E, in senso più largo, sono passati di qui i tanti abitanti dell'Esquilino che per un secolo hanno visto l'edificio cambiare pelle, da ufficio sanitario a rovina, da rovina a museo. Tra le presenze contemporanee va citato il belga Jan Fabre, la cui opera Il Direttore delle Stelle presidia il salone principale: un artista vivente entrato di diritto nella storia del luogo.
Palazzo Merulana con i bambini
Palazzo Merulana è un museo che si presta bene a una visita con i bambini, a patto di calibrarla. Gli spazi sono raccolti, la collezione non è dispersiva, e il salone arredato come un soggiorno riduce la soggezione tipica dei musei tradizionali. Il piano terra gratuito, con le sculture a portata d'occhio e la caffetteria, è un ottimo punto di partenza per i più piccoli, che possono girare intorno alle opere tridimensionali senza la rigidità delle sale con i quadri appesi. Il museo organizza inoltre attività didattiche e laboratori, il cui calendario va verificato sul sito ufficiale. Per i bambini piccoli l'ingresso è gratuito. Il consiglio pratico è di non puntare a vedere tutto: scegliete quattro o cinque opere, raccontatele come storie, e concludete con una sosta al piano terra o nel giardino urbano sul retro.
Accessibilità di Palazzo Merulana
Trattandosi di un edificio interamente ricostruito e riaperto nel 2018, Palazzo Merulana è dotato di collegamenti verticali che rendono i piani raggiungibili anche a chi ha difficoltà motorie. Le persone con disabilità e i loro accompagnatori rientrano tra le categorie con accesso agevolato o gratuito. Poiché però la conformazione storica delle sale e le esigenze delle mostre possono comportare limitazioni puntuali, chi visita con una sedia a rotelle o ha necessità specifiche fa bene a contattare in anticipo il museo al numero indicato, così da concordare l'accesso più comodo. Il piano terra, a livello strada e ad accesso libero, è comunque la parte più facilmente fruibile da tutti.
Cosa c'è intorno a Palazzo Merulana
Uno dei pregi di Palazzo Merulana è la posizione: nel raggio di dieci minuti a piedi si concentra una quantità sorprendente di storia romana, dal tardo impero al Barocco. Vale la pena costruire un itinerario che tenga insieme il museo e ciò che lo circonda.
Risalendo via Merulana verso nord si raggiunge in pochi minuti la basilica di Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche papali, con i suoi mosaici paleocristiani; scendendo lungo lo stesso asse verso sud si arriva alla basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma. A due passi si apre piazza Vittorio Emanuele II, con i suoi giardini e la misteriosa Porta Alchemica, e il vivace Nuovo Mercato Esquilino, cuore multietnico del rione. Poco oltre, sul Colle Oppio, si trova la Domus Aurea di Nerone, mentre verso Termini si incontrano le Terme di Diocleziano. Chi resta in tema di Novecento e arte moderna può proseguire l'esplorazione con La Galleria Nazionale di arte moderna e contemporanea, con il MACRO museo d'arte contemporanea, con la Centrale Montemartini dove le statue antiche dialogano con le macchine industriali, o con le grandi rassegne del Palazzo delle Esposizioni e dei Musei Capitolini. D'estate, la sera, piazza Vittorio ospita la rassegna delle Notti di Cinema a Piazza Vittorio, l'arena all'aperto del rione.
Quando andare a Palazzo Merulana
Il momento migliore per visitare Palazzo Merulana è il fine settimana nel tardo pomeriggio, quando l'orario continuato dalle 10 alle 20 consente di gestire la visita senza l'obbligo dei turni orari dei giorni feriali. Chi preferisce la calma dovrebbe scegliere l'apertura del mattino del sabato o della domenica, oppure la fascia serale infrasettimanale. Da mercoledì a venerdì gli ingressi alla collezione sono scaglionati ogni ora, quindi conviene arrivare qualche minuto prima dell'ora piena. Il piano terra, ad accesso libero fino alle 20, è una carta preziosa d'estate, quando offre un rifugio fresco e ombreggiato a pochi passi dalla calura di via Merulana. Ricordate che lunedì e martedì il museo è chiuso e che, in genere intorno a Ferragosto, osserva una chiusura prolungata: le date esatte vanno controllate ogni anno sul sito ufficiale.
Lo stile umbertino di Palazzo Merulana
Vale la pena spendere qualche parola sullo stile dell'edificio, perché è parte del racconto. Lo stile umbertino, dal nome di re Umberto I, è il linguaggio architettonico dominante a Roma tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento: un eclettismo monumentale che mescola richiami rinascimentali e barocchi, paramenti in mattoni a vista, cornici e bugnati in travertino, colonne, timpani, volte. È lo stile con cui la nuova capitale volle darsi un'immagine solida e rappresentativa, e riempì interi rioni, l'Esquilino su tutti, di palazzi imponenti. Palazzo Merulana, costruito intorno al 1929, ne è un esempio applicato a un edificio di servizio: anche un ufficio d'igiene, in quella stagione, doveva avere la dignità formale di un palazzo civile. Negli anni Sessanta questo linguaggio cadde in disgrazia, giudicato pesante e privo di valore, ed è proprio questo disprezzo a spiegare la facilità con cui se ne decretò la demolizione. Guardare oggi la facciata ricostruita significa anche guardare la riabilitazione di un intero capitolo dell'architettura romana.
Quanto tempo serve e come organizzare la visita a Palazzo Merulana
Chi ha poco tempo può cavarsela con quarantacinque minuti concentrati sul secondo piano, il salone della collezione, aggiungendo una rapida occhiata alla mostra temporanea del terzo. Ma il museo dà il meglio a chi non ha fretta: un'ora e mezza è la misura giusta per attraversare i piani con calma, sedersi nel salone, salire alla galleria e chiudere al piano terra tra le sculture. Se viaggiate in famiglia o con persone poco allenate ai musei, conviene alternare la visita con le pause, sfruttando la caffetteria del piano terra e il giardino urbano. Un ordine che funziona bene è questo: piano terra e sculture in ingresso, poi salita al secondo piano per il nucleo della collezione, terzo piano per la mostra, e ridiscesa con sosta finale al bar. In questo modo la visita ha un ritmo, comincia e finisce nello spazio libero e gratuito, e i piani a pagamento restano al centro, quando l'attenzione è più alta. Ricordate che nei giorni feriali l'accesso alla collezione è a turni orari, quindi calcolate l'orario dello slot nel programmare l'arrivo.
Eventi privati e aziendali a Palazzo Merulana
Oltre che museo, Palazzo Merulana è una sede per eventi privati e aziendali, a due passi da piazza Vittorio. Gli spazi si prestano a convegni, conferenze, presentazioni e iniziative culturali. La Sala delle Sculture e il Giardino delle Sculture al piano terra accolgono colazioni e aperitivi di lavoro fino a una sessantina di persone, e ricevimenti con catering a porte chiuse fino a un centinaio di ospiti a buffet o una sessantina seduti. Lo Spazio Incontri e la Terrazza offrono una sala convegni attrezzata per un centinaio e mezzo di partecipanti, con la possibilità di welcome coffee e brunch in terrazza. Ogni evento può essere arricchito da visite guidate in esclusiva al salone e alla galleria, alla scoperta dei capolavori della Scuola Romana e del Novecento italiano. Per informazioni sugli allestimenti e sui servizi dedicati, dall'accoglienza alla traduzione simultanea, dal catering al materiale grafico, il riferimento è la segreteria del museo.
Domande veloci su Palazzo Merulana
Dove si trova Palazzo Merulana
In via Merulana 121, 00185 Roma, all'angolo con viale Manzoni, nel rione Esquilino, a breve distanza da piazza Vittorio e dalla stazione Termini.
Quali sono gli orari di Palazzo Merulana
La collezione e la mostra si visitano da mercoledì a venerdì dalle 12 alle 20 con ingressi a turni orari (ultimo alle 19) e il sabato e la domenica dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso alle 19). Il piano terra è aperto da mercoledì a domenica dalle 9 alle 20. Chiuso lunedì e martedì.
Quanto costa il biglietto di Palazzo Merulana
Il biglietto intero costa 13 euro, il ridotto 11, la tariffa per le scolaresche 6 euro, con 2 euro di diritto di prevendita sull'acquisto online. Le tariffe vanno confermate al momento dell'acquisto sul sito ufficiale.
Si entra gratis a Palazzo Merulana
Il piano terra, con la Sala delle Sculture, il bookshop e la caffetteria, è ad accesso libero da mercoledì a domenica dalle 9 alle 20. Per la collezione ai piani superiori serve il biglietto, con gratuità previste per alcune categorie.
Quanto dura la visita a Palazzo Merulana
Per vedere con calma la collezione e la mostra temporanea servono circa un'ora e mezza. Chi vuole includere il piano terra e la caffetteria può calcolare due ore.
Come si arriva a Palazzo Merulana
A piedi da Termini in una decina di minuti, con la metro A fino a Vittorio Emanuele e cinque minuti a piedi, con i tram 5 e 14 lungo via Emanuele Filiberto o con i bus che servono via Merulana e piazza Vittorio.
Palazzo Merulana è accessibile in sedia a rotelle
L'edificio, ricostruito e riaperto nel 2018, dispone di collegamenti verticali ai piani. Per necessità specifiche conviene contattare il museo in anticipo. Le persone con disabilità e i loro accompagnatori rientrano tra le categorie agevolate.
Serve prenotare per visitare Palazzo Merulana
Da mercoledì a venerdì gli ingressi alla collezione sono a turni orari, quindi la prenotazione o l'acquisto anticipato aiutano a scegliere lo slot. Nel fine settimana l'accesso è più continuo. In caso di mostre molto frequentate conviene comunque prenotare.
Si possono fare foto a Palazzo Merulana
Al piano terra, ad accesso libero, si fotografa senza problemi. Per le sale della collezione e per l'uso di cavalletti, flash o video conviene chiedere in biglietteria, perché le regole possono variare in base alle sale e alle mostre.
Cosa si vede a Palazzo Merulana
La Collezione Cerasi, circa novanta opere della Scuola Romana e del Novecento italiano, con dipinti e sculture di Balla, Sironi, De Chirico, Donghi, Mafai, Raphaël, Capogrossi, Cambellotti e altri, più una mostra temporanea al terzo piano e un'opera contemporanea di Jan Fabre nel salone.
Chi ha fondato Palazzo Merulana
Il museo nasce dalla volontà dei collezionisti Elena e Claudio Cerasi, che hanno recuperato l'edificio e vi hanno collocato la propria raccolta d'arte, aperta al pubblico nel 2018.
Perché Palazzo Merulana è importante
Perché è il primo ripristino filologico ricostruttivo realizzato a Roma dal dopoguerra e perché ospita una delle più significative collezioni private dedicate alla Scuola Romana e al Novecento italiano.
Palazzo Merulana è adatto ai bambini
Sì. Gli spazi raccolti, il piano terra gratuito con le sculture e le attività didattiche lo rendono adatto a una visita in famiglia, meglio se mirata su poche opere. Per i bambini piccoli l'ingresso è gratuito.
C'è una caffetteria a Palazzo Merulana
Sì, al piano terra, insieme al bookshop, in uno spazio ad accesso libero con grandi vetrate e un giardino urbano sul retro.
Si può visitare la terrazza di Palazzo Merulana
La terrazza affacciata su via Merulana è aperta al pubblico in occasione di eventi e iniziative culturali, e disponibile in esclusiva per eventi privati. Non fa parte del percorso quotidiano.
Che differenza c'è tra Palazzo Merulana e un museo statale
Palazzo Merulana è un museo privato che espone una collezione d'autore in ambienti pensati come un grande soggiorno, mentre i musei statali ospitano raccolte pubbliche più ampie ed enciclopediche. Qui il taglio è intimo e monografico sul Novecento.
Quando è chiuso Palazzo Merulana
Lunedì e martedì. In genere osserva anche una chiusura prolungata intorno a Ferragosto, con date che cambiano di anno in anno: vanno verificate sul sito ufficiale.
Cosa vedere vicino a Palazzo Merulana
Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, piazza Vittorio con la Porta Alchemica, il Nuovo Mercato Esquilino, la Domus Aurea sul Colle Oppio e le Terme di Diocleziano, tutti raggiungibili a piedi.
Si possono organizzare eventi a Palazzo Merulana
Sì. Il museo mette a disposizione la Sala delle Sculture, lo Spazio Incontri, la Sala Attico e la Terrazza per convegni, conferenze, ricevimenti ed eventi aziendali, con servizi dedicati e visite guidate in esclusiva.
Se dovessi riassumere il senso di questo indirizzo in una frase, direi che Palazzo Merulana è il museo che restituisce dignità a due cose bistrattate: l'architettura del primo Novecento e la Scuola Romana. Andateci senza fretta, cominciate dal basso, sedetevi nel salone come fareste in casa di qualcuno che ha buon gusto, e uscite avendo capito perché valeva la pena salvare, all'ultimo minuto, un vecchio ufficio d'igiene destinato alle ruspe.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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