Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio
La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio sta in piazza dei Santi Giovanni e Paolo 13, 00184 Roma, in cima al colle Celio, e la prima cosa da chiarire è che in questo posto ci sono due visite diverse con due ingressi diversi. La chiesa si entra dalla piazza, dal portico a otto colonne. Le Case romane del Celio, il complesso archeologico che sta sotto, si entrano da un altro portone, sul Clivo di Scauro, sono un museo con biglietteria propria e non si raggiungono passando dalla navata. Orari della basilica letti oggi sul sito ufficiale dei Passionisti che la custodiscono, basilicassgiovanniepaolo.it: dalle 8.30 alle 12.45 e dalle 14.00 alle 17.00, con la nota che nella stagione dei matrimoni, da maggio a ottobre, può restare aperta fino alle 18.30. Gli stessi orari li riporta turismoroma.it. Nessuna delle fonti lette oggi indica un biglietto per entrare in chiesa: il biglietto riguarda solo il museo sotterraneo. Case romane del Celio: intero 8 euro, ridotto 6 euro, diritto di prenotazione 2 euro, orario 10.00-16.00 con la biglietteria che chiude alle 15.00 (caseromanedelcelio.it, sito ufficiale, e cultura.gov.it, che conferma le stesse cifre). Sui giorni di apertura le fonti ufficiali non dicono la stessa cosa e io ve lo dichiaro invece di scegliere per voi: il sito ufficiale e coopculture.it scrivono "da lunedì a domenica e festivi", quindi tutti i giorni, con chiusura solo il 1 gennaio e il 25 dicembre; cultura.gov.it e turismoroma.it scrivono invece lunedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica e festivi, cioè chiuso il martedì e il giovedì. Prima di partire per il Celio in un martedì, telefonate. Telefono delle Case romane 06 70454544, mail info@caseromane.it; prenotazioni singoli prenotazioni@coopculture.it, tel. 06 39967755 dal lunedì al venerdì 10.00-13.00; gruppi tour@coopculture.it; scuole edu@coopculture.it. Il rettore della basilica, indicato oggi sul sito ufficiale in padre Graziano Leonardo, risponde al 351 8161314 e alla mail basilica.gioepaolo@passiochristi.org. Ci si arriva con la metro B, fermata Circo Massimo o fermata Colosseo, dieci minuti a piedi in salita da entrambe; tram 3; autobus 85, 87, 117, 175, 186, 271, 571, 673, 810, fermata Colosseo (elenco letto oggi sulla pagina "come arrivare" del sito ufficiale delle Case romane e confermato da coopculture.it). Prenotare non serve per la chiesa; per il museo sotterraneo è obbligatorio solo per gruppi e scuole, i singoli possono presentarsi ma fanno bene a comprare online. Se state costruendo un giro sotterraneo di Roma, questa scheda si lega bene a Case romane del Celio, all'hub Catacombe di Roma e alla Basilica di San Clemente, che è l'altro grande stratificato della zona.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

Due indirizzi, due biglietti: la basilica e le Case romane non sono la stessa visita
Questa è la confusione numero uno e la vecchia versione di questa pagina ci cascava dentro in pieno. La vecchia versione diceva che "in fondo alla navata destra è l'accesso agli ambienti ipogei della basilica". Il dato corretto, ve lo chiarisco, è un altro: oggi l'ingresso alle Case romane del Celio è dal Clivo di Scauro, la stradina in discesa che costeggia il fianco della chiesa, e la pagina "info e prenotazioni" del sito ufficiale caseromanedelcelio.it lo scrive nero su bianco, "Clivo di Scauro adiacente piazza Santi Giovanni e Paolo". Anche turismoroma.it, letto oggi, dice che l'accesso principale è dal Clivo di Scauro. La descrizione del percorso sul sito ufficiale parte dal Portico sul Clivo di Scauro e prosegue negli ambienti catalogati con le lettere dalla A alla J. Quindi: chi entra in chiesa dalla piazza vede la chiesa, e basta. Chi vuole vedere le domus romane deve uscire, girare l'angolo, scendere per il clivo e pagare il biglietto. Sono duecento metri di camminata e due esperienze completamente diverse. Ve lo dico perché ho visto decine di persone entrare in basilica, guardarsi intorno cercando una scala, non trovarla e andarsene convinte che il museo fosse chiuso. Il mio consiglio pratico è invertire l'ordine rispetto a come lo fanno tutti: prima il sottosuolo, poi la chiesa. Il sottosuolo ha orari più stretti (10.00-16.00, biglietteria fino alle 15.00) e la chiesa vi resta aperta fino alle 17.00, quindi se sbagliate ordine rischiate di trovare la biglietteria chiusa.
Una curiosità su Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio
Sopra la testa di chi entra in questa basilica pendono lampadari che vengono da un albergo di New York. Non è una leggenda da guida turistica: lo scrive Vatican News nella scheda su questa chiesa stazionale, letta oggi, raccontando che il cardinale Francis Joseph Spellman, arcivescovo di New York e titolare di questa basilica, negli anni Cinquanta fece riportare la facciata alle forme paleocristiane e aggiunse in navata lampadari di cristallo provenienti dal Waldorf Hotel di New York. È uno di quei dettagli che ribalta la percezione del posto: state guardando un edificio con le fondamenta in insulae del I e II secolo dopo Cristo, murature del V secolo, un portico del XII e un campanile che poggia sul podio del tempio del divo Claudio, e sopra di voi c'è illuminazione da sala da ballo americana di metà Novecento. La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio è fatta così, a strati che non si nascondono a vicenda. Sulla data esatta dell'intervento Spellman le fonti lette oggi non coincidono al giorno: la vecchia versione di questa pagina diceva 1951, romasegreta.it parla di un restauro 1950-1952, Vatican News si limita a "negli anni Cinquanta". Ve lo dichiaro senza sceglierne una: siamo dentro un triennio, e chi vi dà la data secca senza citare la fonte se la sta inventando.
Il Clivo di Scauro, la strada romana su cui si cammina ancora
Il Clivo di Scauro è la cosa che a Roma dovrebbe essere famosa e invece la conoscono in pochi. È una strada romana viva. Non un tratto di basolato dentro una recinzione con il cartello, non un lacerto conservato sotto vetro: una strada in discesa dove passano le macchine e i motorini, con sopra una fila di archi in laterizio che la scavalcano da un lato all'altro come contrafforti. Romasegreta.it, letto oggi, spiega che la via conserva il nome antico, Clivus Scauri, che il tracciato è documentato in fonti medievali a partire dall'VIII secolo e confermato da iscrizioni di età imperiale, e che la costruzione è attribuita a un membro della famiglia degli Emilii Scauri, probabilmente Marco Emilio Scauro, censore nel 109 avanti Cristo. Gli archi che vedete sono stati rifatti in età medievale ma con ogni probabilità esistevano già in antico, e fino al Cinquecento avevano un secondo ordine sopra, poi perduto. Vatican News dice la stessa cosa in una riga: il Clivus Scaurii conserva ancora il tracciato romano originario. Camminarci sotto è gratis, si fa in tre minuti, e a mio parere è il pezzo più bello di tutto il Celio. La luce del tardo pomeriggio ci entra di taglio e gli archi proiettano sul muro delle Case romane delle bande d'ombra che sono esattamente quelle che vedeva chi ci passava nel Quattrocento. Fatelo prima o dopo la visita, ma fatelo a piedi e lentamente, senza il telefono in mano per i primi cento metri.
Una cosa che non ti dice nessuno su Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio
L'uomo che nel 1887 trovò le Case romane scavando sotto questa chiesa e l'uomo che confessava e guidava spiritualmente santa Gemma Galgani portano lo stesso nome, e nessuna delle due fonti che ho letto oggi li mette in relazione. Il sito ufficiale caseromanedelcelio.it scrive che il complesso "fu scoperto nel 1887 da Padre Germano di S. Stanislao, rettore della Basilica". Vatican News, nella scheda sulla basilica, scrive che nella chiesa è sepolto il venerabile padre Germano Ruoppolo, confessore di santa Gemma Galgani, la mistica lucchese che qui ha un altare nella navata sinistra con una vetrata donata da Pio XII. Padre Germano di San Stanislao e padre Germano Ruoppolo sono, secondo tutto quello che so io, la stessa persona: il nome di battesimo e il nome di religione dello stesso passionista. Ma attenzione, questo ve lo do come mia ipotesi di lettura, non come dato verificato: nessuna delle due fonti ufficiali lette oggi lo dice esplicitamente, e in modalità onesta la differenza tra "lo dice la fonte" e "lo deduco io" va scritta, non nascosta. Se l'ipotesi è giusta, e credo lo sia, allora nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio è sepolto l'uomo che le ha restituito il suo sottosuolo. Un rettore che cercava la tomba di due martiri e ha trovato mezzo isolato romano. Vatican News riporta per padre Germano Ruoppolo le date 1882-1970, che con la scoperta del 1887 non tornano: quelle date, così come stanno sulla pagina letta oggi, non le uso e ve le segnalo come incoerenti.
La storia della basilica, dal 398 in poi, per come si legge sui muri
La vicenda è questa, e la racconto con i dati che ho ricontrollato oggi uno per uno. Sotto la chiesa attuale c'erano, tra il I e il II secolo dopo Cristo, modeste insulae, caseggiati d'affitto. Nel III secolo il blocco venne accorpato in un'unica grande residenza. Dopo il 398 il senatore Bizante, o suo figlio Pammachio, costruì qui il luogo di culto che poi diventerà basilica; l'edificio precedente era stato usato come domus ecclesiae da una comunità cristiana. Fin qui la vecchia versione di questa pagina e Vatican News, letto oggi, dicono la stessa cosa. La prima citazione documentaria è negli atti del sinodo celebrato da papa Simmaco nel 499, dove la chiesa compare come Titulus Pammachii, o Titulus Byzantii: confermato oggi da Vatican News. Poi arrivano i guai, e sono tre, tutti confermati: il sacco dei Visigoti di Alarico I nel 410, il terremoto del 442, il saccheggio dei Normanni nel 1084. Sulla ricostruzione successiva le fonti lette oggi divergono e la divergenza ve la dichiaro. La vecchia versione di questa pagina attribuiva a papa Pasquale II, quindi tra il 1099 e il 1118, l'aggiunta del campanile e del portico al posto del nartece originario. Vatican News colloca l'intervento genericamente "tra l'XI e il XII secolo". Romasegreta.it parla di una ricostruzione completa nel XII secolo sotto il cardinale Teobaldo. Sono tre versioni che non si escludono ma nemmeno coincidono: la fase è quella, il committente no. Non scelgo. Nel 1216 il cardinale Cencio Savelli, futuro papa Onorio III, modificò il portico creando la galleria superiore e il portale cosmatesco: questo lo scrive turismoroma.it e lo conferma Vatican News per la data della galleria. Poi il Settecento, con restauri all'interno che turismoroma.it colloca genericamente nel XVIII secolo; la vecchia versione di questa pagina faceva il nome del cardinale Fabrizio Paolucci e l'anno 1715, che oggi non ho potuto confermare su nessuna fonte ufficiale: ve lo riporto come dato della vecchia versione, non verificato. Infine il Novecento di Spellman e della facciata paleocristiana. Sei fasi, quasi milleseicento anni, e la cosa notevole è che si vedono ancora tutte contemporaneamente dalla piazza.
Il campanile romanico e il tempio del divo Claudio che ci sta sotto
Il campanile della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio è, secondo turismoroma.it letto oggi, tra i più belli della città, ed è costruito sui resti del tempio dell'imperatore Claudio. Vatican News aggiunge il dettaglio tecnico: decorato con bacini di maiolica e bifore, eretto sopra il podio del tempio del divo Claudio. Romasegreta.it entra ancora più nel merito e descrive due fasi costruttive, i primi due piani nel XII secolo e altri cinque piani nel XIII, con bifore su colonnine, dischi di porfido e serpentino, piatti ceramici di gusto bizantino, e tre campane datate 1580, 1714 e 1849. Se sommate le fasi vengono sette piani. Il punto che mi interessa è un altro. Il tempio del divo Claudio, il Claudianum, era un enorme recinto sacro che occupava la sommità del Celio; quando l'hanno smesso di usare come tempio non l'hanno raso al suolo, ci hanno costruito sopra. Il campanile romanico è letteralmente un edificio cristiano appoggiato su una piattaforma di culto imperiale. Questa è Roma: non si demolisce, si riusa. Guardatelo dal basso, dal Clivo di Scauro, e poi guardatelo dalla piazza: sono due campanili diversi, perché dalla piazza vi manca il basamento antico e dal clivo vi manca la cella campanaria. Vale i due minuti di camminata per vederlo da entrambi i lati. E vale ricordare che i bacini di maiolica incastonati nella muratura erano il modo medievale di dire che la città commerciava con l'Oriente: ceramica preziosa messa fuori, sul muro, dove tutti la vedevano e nessuno la rubava perché era murata.
Il consiglio che ti do per visitare Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio
Andateci di mattina presto, tra le 8.30 e le 10, e cominciate dalla chiesa. Motivo pratico e non poetico: la basilica apre alle 8.30 e le Case romane alle 10, quindi in quella prima ora e mezza avete la navata praticamente vuota e vi risparmiate l'attesa. Poi alle 10 scendete al Clivo di Scauro, comprate il biglietto, fate il sottosuolo, e uscite verso mezzogiorno con ancora tre quarti d'ora di chiesa aperta se volete tornarci con occhi diversi, perché dopo aver visto le domus la navata la leggete in un altro modo. Secondo consiglio: se ci andate nel fine settimana, valutate la visita guidata. Il sito ufficiale caseromanedelcelio.it, letto oggi, indica per i singoli una partenza fissa il sabato, la domenica e nei festivi alle 11.30, in italiano, al prezzo di 15 euro comprensivo di visita, biglietto d'ingresso e diritti di prenotazione. Qui devo dichiararvi una seconda contraddizione tra fonti ufficiali: cultura.gov.it, sempre letto oggi, riporta invece visite didattiche la domenica e nei festivi alle 11.15 al costo di 5 euro più il biglietto d'ingresso. Orario diverso di un quarto d'ora e prezzo strutturato in modo diverso. Non scelgo io: verificate al momento della prenotazione. In alternativa ci sono le audioguide a 5 euro, in italiano e in inglese. Terzo consiglio, il più banale e il più ignorato: mettetevi scarpe con la suola che tiene. Il Clivo di Scauro è in pendenza e lastricato, e sotto si scende e si risale per scale e rampe. Ho visto gente arrivare in infradito a luglio e maledirsi al terzo gradino.
Cosa vedi dentro la basilica, navata per navata
Dalla piazza si entra sotto un portico a otto colonne ioniche con la trabeazione che porta l'iscrizione dedicatoria ai due martiri (Vatican News, letto oggi). Sopra il portico corre la galleria del 1216. Il portale è inquadrato da una cornice cosmatesca, sormontato da un'aquila ad ali spiegate e affiancato da due leoni accovacciati: così lo descrivono sia turismoroma.it sia Vatican News; romasegreta.it aggiunge un particolare che le altre due non danno, cioè che l'aquila stringe un coniglio. Dentro, tre navate. Turismoroma.it segnala il soffitto a cassettoni di XVI secolo, romasegreta.it lo data al 1589 e conta sedici colonne nell'interno attuale. Attenzione, perché qui c'è un numero che va spiegato e non copiato: la vecchia versione di questa pagina parlava di dodici colonne che reggevano tredici archi, ma quel dato si riferisce alla basilica antica, non a quella che vedete oggi, dove le colonne originali sono in parte inglobate nei pilastri costruiti sopra. Le due cifre non si contraddicono, raccontano due edifici distanti mille anni. Nel pavimento della navata centrale, dice Vatican News, una lastra segnerebbe il punto esatto del martirio dei due santi: cercatela, la gente ci cammina sopra senza saperlo. L'altare maggiore custodisce in una vasca di porfido le reliquie dei martiri. Nell'abside c'è il Cristo Redentore in gloria con la corte celeste, affresco del 1588 del Pomarancio, cioè Niccolò Circignani: turismoroma.it lo attribuisce al Pomarancio, romasegreta.it lo firma Circignani, ed è la stessa persona chiamata in due modi. Sulle navate laterali si aprono le cappelle: romasegreta.it ne conta cinque a sinistra e quattro a destra. La cappella di San Paolo della Croce, a pianta a croce greca, è datata dalla stessa fonte al 1862 e conserva le spoglie del fondatore dei Passionisti. Nella navata destra c'è anche l'altare di san Gabriele dell'Addolorata; nella sinistra quello di santa Gemma Galgani, con la vetrata istoriata donata da Pio XII (Vatican News).
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Questa basilica non appartiene alla Chiesa. Appartiene allo Stato italiano. Le Case romane del Celio, si legge oggi sulla scheda di cultura.gov.it, sono proprietà del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno, e il complesso della basilica compare nell'elenco delle chiese FEC. Il Fondo Edifici di Culto è l'ente che gestisce il patrimonio ecclesiastico incamerato dallo Stato con le leggi eversive dell'Ottocento: circa ottocento chiese in tutta Italia, molte delle quali fra le più visitate del Paese, che sono di proprietà pubblica e vengono date in uso per il culto. Lo sanno in pochissimi, e cambia il modo di guardare le cose: i restauri, la manutenzione, i lavori di consolidamento del Clivo di Scauro non li paga una parrocchia, li paga il Ministero dell'Interno. Sempre cultura.gov.it segnala che il sito delle Case romane ha la certificazione Herity, il sistema di valutazione della qualità della gestione dei beni culturali aperti al pubblico. È un dettaglio burocratico che a me dice una cosa concreta: qualcuno misura come viene tenuto questo posto, e non capita ovunque. La basilica intanto resta officiata dai Passionisti, che l'hanno ricevuta nel 1773 da papa Clemente XIV (Vatican News): la chiesa è dello Stato, la custodia è di una congregazione religiosa, il museo sotto lo gestisce CoopCulture. Tre soggetti diversi sullo stesso isolato, ed è anche per questo che le informazioni su orari e biglietti circolano in versioni diverse.
Le Case romane del Celio: oltre venti ambienti, quattro fasi, un museo a sé
Scendere sotto la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio significa entrare in un pezzo di città romana rimasto in piedi perché ci hanno costruito sopra una chiesa. Il sito ufficiale, letto oggi, parla di oltre venti ambienti ipogei su vari livelli, in parte affrescati, con pitture databili tra il III secolo dopo Cristo e l'età medievale. Qui va fatta una correzione alla vecchia versione di questa pagina, che scriveva "venti ambienti dipinti, appartenenti ad almeno cinque edifici diversi datati tra il I e il IV secolo": il numero regge, la datazione degli affreschi no. Il dato corretto, ve lo chiarisco sulla base del sito ufficiale caseromanedelcelio.it letto oggi, è che le strutture partono dal II secolo ma le pitture conservate vanno dal III secolo fino al medioevo, e c'è almeno un ciclo del IX secolo. Le fasi d'uso individuate dal sito ufficiale sono quattro e vale la pena impararle prima di scendere, perché è l'unico modo per capire cosa si sta guardando. Fase uno, inizio del II secolo: un edificio residenziale di lusso a due piani con impianto termale. Fase due, inizio del III secolo: viene costruita un'insula, un caseggiato a più piani diviso in appartamenti d'affitto. Fase tre, fine III e inizio IV secolo: un proprietario unico acquisisce l'intero isolato e si tiene il piano terra come abitazione signorile. Fase quattro, metà del IV secolo: il complesso viene identificato come la domus dei martiri, l'abitazione dei santi Giovanni e Paolo. In quattro sale avete quattro secoli di storia sociale romana: dal villino con le terme private, al condominio popolare, alla riconquista del blocco da parte di un ricco, alla casa che diventa memoria cristiana. Non conosco molti posti a Roma dove questa sequenza si legga così chiaramente.

Gli affreschi delle Case romane, sala per sala
Il percorso, dice il sito ufficiale, parte dal Portico sul Clivo di Scauro e attraversa ambienti catalogati dalla A alla J. Le sale che vale la pena cercare, con i nomi che usa la fonte ufficiale letta oggi, sono queste. L'Oratorio del Salvatore, con un ciclo cristologico del IX secolo e scene della Passione: è la parte più tarda e la più esplicitamente cristiana. La Sala dei Geni, rivestita in marmo, con figure di geni alati e scene di vendemmia. La Sala dei Finti Marmi, con decorazioni su tre registri di inizio IV secolo che imitano l'opus sectile, cioè marmo dipinto che finge marmo tagliato, una cosa che i romani facevano quando i soldi finivano o quando il vero opus sectile pesava troppo. L'Anticamera, dove si riconoscono il dio Api e due baccanti. La Sala dell'Orante, che prende il nome dalla figura femminile con tunica lunga e braccia tese in preghiera. Il Ninfeo, con una scena mitologica ambientata in contesto marino, con eroti. E qui c'è la seconda correzione da fare alla vecchia versione di questa pagina, che dava per certa l'identificazione: diceva "un elegante affresco del III secolo con Proserpina e altre divinità tra putti in barca". Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che l'identificazione è discussa: il sito ufficiale letto oggi elenca fra le interpretazioni possibili sia una Venere marina sia il ritorno di Proserpina dall'Ade tra Bacco e Cerere. Non è la stessa cosa dire "è Proserpina" e dire "potrebbe essere Proserpina oppure Venere". Poi la Confessio, piccolo luogo di culto con decorazioni del IV secolo che raffigurano il martirio e figure di oranti: la vecchia versione parlava di una confessione nel criptoportico dietro il Clivus Scauri, con la Decapitazione di Crispo, Crispiniano e Benedetta, e quei nomi oggi non li ho trovati sulla fonte ufficiale, che descrive genericamente scene di martirio e oranti. Ve li riporto come dato della vecchia versione, non confermato oggi. Infine la Cella Vinaria, trasformata in magazzino, dove sono state trovate anfore. Chiude il percorso l'Antiquarium, che raccoglie materiali romani e medievali usciti dagli scavi fatti tra il 1887 e il 1936: busti in alabastro, coppe in vetro, ceramica bizantina, affreschi medievali del XII secolo. La vecchia versione di questa pagina parlava di "un piccolo museo della basilica" dove sarebbero finiti i resti di mosaico, affresco e stucco dell'abside: molto probabilmente si riferiva a questo Antiquarium, ma nessuna fonte letta oggi lo dice esplicitamente e quindi lo segnalo come collegamento probabile, non certo.
La foto giusta da fare a Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio
La foto giusta non è la facciata. La facciata è bella, ordinata, paleocristiana rimessa a nuovo negli anni Cinquanta, e la fanno tutti dalla piazza con il sole in faccia e il risultato piatto. La foto giusta si fa dal Clivo di Scauro, a metà della discesa, girandosi indietro: da lì inquadrate in un colpo solo la fila degli archi in laterizio che scavalcano la strada, il muro delle Case romane sulla destra e il campanile che spunta in alto sopra tutto. È una foto che racconta tre epoche in una sola inquadratura e non ha bisogno di didascalia. L'ora giusta è il tardo pomeriggio, quando la luce arriva radente da ovest e gli archi diventano una sequenza di ombre parallele sul selciato. In alternativa, se ci andate di mattina, la seconda foto buona è dentro il portico: mettetevi sotto la trabeazione, appoggiate le spalle al muro della chiesa e fotografate lungo la fila delle otto colonne ioniche, con la piazza che si apre in fondo. Viene una prospettiva stretta e profonda che rende l'idea di quanto sia antico questo ingresso. Terza opzione, per chi ha pazienza: la lastra nel pavimento della navata centrale, quella che secondo Vatican News segnerebbe il punto del martirio. Fotografata dall'alto, da sopra, con le proprie scarpe fuori campo, è l'immagine più eloquente che si possa portare via da qui. Dentro le Case romane invece le regole sulle foto vanno chieste in biglietteria: non ho trovato oggi, su nessuna fonte ufficiale, una policy scritta sulla fotografia nel sottosuolo, e non me la invento. Chiedete e vi diranno.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Nel 362, secondo la tradizione, i due fratelli Giovanni e Paolo, alti funzionari già al servizio di Costanza figlia di Costantino, vengono uccisi nella loro casa sul Celio durante il regno di Flavio Claudio Giuliano, l'imperatore che i cristiani chiamarono l'Apostata, e sepolti dentro casa propria: è la versione che riportano oggi sia Vatican News sia turismoroma.it, con la cautela che si tratta di tradizione agiografica e non di cronaca documentata. Dopo il 398 il senatore Bizante o il figlio Pammachio fanno costruire il luogo di culto. Nel 410 arrivano i Visigoti di Alarico I e la chiesa subisce danni. Nel 442 un terremoto la colpisce di nuovo. Nel 499 papa Simmaco celebra il sinodo in cui la chiesa viene citata per la prima volta come Titulus Pammachii. Nel 1084 i Normanni saccheggiano il quartiere e la basilica va di nuovo a pezzi. Tra XI e XII secolo la ricostruzione, con portico e campanile. Nel 1216 il cardinale Cencio Savelli, che diventerà Onorio III, rifà il portico e il portale. Nel 1588 il Pomarancio affresca l'abside; l'anno dopo, secondo romasegreta.it, viene messo il soffitto a cassettoni. Nel 1773 papa Clemente XIV assegna la basilica ai Passionisti (Vatican News). Nel 1775 muore qui san Paolo della Croce, che nella basilica aveva trascorso gli ultimi anni. Nel 1887 padre Germano scava sotto la chiesa cercando la tomba dei martiri e trova le domus. Tra il 1887 e il 1936 proseguono gli scavi che riempiono l'Antiquarium. Negli anni Cinquanta il cardinale Spellman ripristina la facciata paleocristiana. Nel novembre 2020 comincia qui il Giubileo dei Passionisti per il terzo centenario della congregazione, chiuso il 1 gennaio 2022 (Vatican News). E ogni anno, in Quaresima, la basilica torna a essere chiesa stazionale: la stessa fonte documenta per il venerdì della prima settimana di Quaresima del 2021 una messa stazionale alle 16.30. Gli orari delle stazioni quaresimali cambiano di anno in anno e vanno verificati sul calendario del Vicariato, che oggi non ho potuto consultare perché vicariatusurbis.org mi ha risposto con un blocco robots.
Chi è passato da Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio
San Paolo della Croce, al secolo Paolo Francesco Danei, nato nel 1694 in Monferrato e morto nel 1775, fondatore nel 1720 della Congregazione della Passione di Gesù Cristo, ha vissuto qui gli ultimi anni della sua vita e qui riposa, in una cappella della navata destra: lo scrive Vatican News, letto oggi. San Gabriele dell'Addolorata, 1838-1862, il passionista assisiate venerato soprattutto in Abruzzo e nelle Marche, ha un altare nella navata destra. Santa Gemma Galgani, 1878-1903, la mistica lucchese, ha un altare nella navata sinistra e in basilica sono conservate numerose sue reliquie, compresa la biografia autografa; la vetrata istoriata sopra il suo altare fu donata da Pio XII. Il suo confessore, il venerabile padre Germano Ruoppolo, è sepolto qui. Il cardinale Cencio Savelli, poi papa Onorio III, ci ha messo mano nel 1216. Il cardinale Francis Joseph Spellman, arcivescovo di New York, è stato titolare di questa basilica e l'ha fatta restaurare a metà Novecento. Il pittore Niccolò Circignani detto il Pomarancio ci ha lavorato nel 1588. Papa Clemente XIV l'ha consegnata ai Passionisti nel 1773. E nel titolo cardinalizio dei Santi Giovanni e Paolo si sono succeduti nei secoli decine di cardinali: l'elenco aggiornato del titolare in carica va verificato sull'Annuario Pontificio o sulle pagine del Collegio cardinalizio su vatican.va, che oggi ho consultato solo nell'indice generale e non nella scheda specifica di questo titolo. Non vi do un nome che non ho letto.
Gli organi a canne, quello grande e quello piccolo
Questo capitolo lo tengo perché c'era nella vecchia versione della pagina e le informazioni non si buttano via, ma ve lo do con l'avvertenza che segue. L'organo a canne principale sta sulla cantoria in controfacciata; sarebbe stato costruito dalla ditta Morettini nel 1856, modificato dalla stessa nel 1902 e ampliato nel 1964 dalla ditta Tamburini con l'opus 469; a trasmissione elettrica, cinquanta registri su tre manuali e pedale. Nella cappella di San Paolo della Croce ci sarebbe un organo positivo costruito nel 2017 dalla ditta L'Organaria riutilizzando materiale dell'organo Tamburini opus 453 del 1962, che stava sulla cantoria della cappella stessa. Avvertenza: nessuna di queste informazioni ho potuto confermarla oggi su una fonte ufficiale. Il sito dei Passionisti che custodiscono la basilica non ha una pagina sugli organi, turismoroma.it non ne parla, Vatican News nemmeno. Ve le riporto quindi come dati della vecchia versione di questa pagina, non verificati, e se qualcuno di voi è organista e ci suona, mi scriva e correggo. Quello che invece posso dirvi con certezza, perché sta sul sito ufficiale letto oggi, è che tutte le messe con il popolo si celebrano nella cappella di San Paolo della Croce e non nella navata principale: feriale alle 17.00 dal martedì al venerdì, prefestiva alle 17.00 il sabato e nelle solennità, domenicale e festiva alle 11.45 dalla prima domenica di settembre all'ultima domenica di giugno. Se venite d'estate, la messa domenicale delle 11.45 potrebbe non esserci: quella finestra da luglio ad agosto sul sito non è coperta.
Accessibilità, bambini, e i tempi reali della visita
Sull'accessibilità delle Case romane ho un dato ufficiale preciso, letto oggi sulla pagina delle visite guidate del sito caseromanedelcelio.it: il sito è accessibile, con l'eccezione della sala della Confessio per i visitatori con disabilità motoria o mobilità ridotta. È un'informazione onesta e utile, perché vuol dire che il grosso del percorso si fa ma una sala no. I visitatori diversamente abili certificati hanno ingresso gratuito. Sull'accessibilità della basilica sopra, invece, nessuna delle fonti lette oggi dice niente: c'è una scalinata dalla piazza al portico e non ho trovato indicazioni su rampe o ingressi alternativi, quindi vi consiglio di telefonare al rettore prima di andare. Sui tempi: nessuna fonte ufficiale letta oggi dichiara una durata media della visita al sottosuolo. Non me la invento. Quello che posso dirvi è che gli ambienti sono oltre venti su più livelli e che la visita guidata del fine settimana parte alle 11.30 e la biglietteria chiude alle 15.00, quindi organizzatevi con almeno un'ora abbondante di margine. Sulla temperatura interna, che nelle catacombe è un dato standard, qui non ho trovato niente di ufficiale: è un sotterraneo, portatevi qualcosa di leggero da mettere sulle spalle anche a luglio, ma il numero di gradi non ve lo do perché non l'ho letto da nessuna parte. Con i bambini: sotto i 6 anni non pagano, dai 6 ai 14 pagano il ridotto a 6 euro. Il percorso ha scale e passaggi stretti, quindi il passeggino è un problema; un bambino che cammina invece qui si diverte, perché è una casa e non un museo di vetrine, e le storie dei geni alati, delle baccanti e delle anfore nella cella del vino funzionano bene a otto anni.
Cosa c'è intorno: il Celio a piedi in mezza giornata
Il Celio è il colle che i romani stessi attraversano di corsa per andare altrove, e sbagliano. Partendo dalla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio si mette insieme un giro a piedi che non supera i tre chilometri. Scendendo dal Clivo di Scauro si arriva in cinque minuti al Circo Massimo e alle Terme di Caracalla, che d'estate sono anche il palcoscenico dell'opera all'aperto. Verso l'altro lato, dieci minuti a piedi, ci sono l'Arco di Costantino e il Colosseo, con l'ingresso al Palatino e la Domus Aurea a poca distanza. Restando sul colle, la Basilica dei Santi Quattro Coronati e la Basilica di San Clemente completano il trittico dei sotterranei del Celio: San Clemente in particolare è l'altra grande stratificazione verticale della zona, con basilica, chiesa paleocristiana e mitreo uno sotto l'altro, e chi ha visto le Case romane la capisce al volo. Poi c'è Villa Celimontana, il parco dietro l'angolo dove d'estate si fa jazz all'aperto e dove si può sedere gratis all'ombra dopo il sottosuolo. Più giù, verso il Laterano, la Basilica di San Giovanni in Laterano. Chi vuole allungare verso l'Appia trova Parco Appia Antica e le Catacombe di San Callisto, che restano il termine di paragone obbligato per capire quanto le Case romane siano un'altra cosa rispetto a un cimitero sotterraneo.
Le correzioni che ho fatto alla vecchia versione di questa pagina
Le metto tutte insieme, così sono verificabili. Uno: la vecchia versione diceva che l'accesso alle Case romane è in fondo alla navata destra della basilica; oggi l'ingresso è dal Clivo di Scauro ed è un museo separato con biglietto (caseromanedelcelio.it e turismoroma.it). Due: la vecchia versione dava per certa l'identificazione dell'affresco del ninfeo con Proserpina; il sito ufficiale elenca almeno due interpretazioni possibili, Venere marina o ritorno di Proserpina. Tre: la vecchia versione datava gli affreschi tra il I e il IV secolo; il sito ufficiale li data tra il III secolo e l'età medievale, con un ciclo del IX secolo nell'Oratorio del Salvatore. Quattro: la vecchia versione scriveva "Dûra Éuropos" con accenti che in italiano non esistono; si scrive Dura Europos. Cinque: la vecchia versione scriveva "dell'abisde" per abside. Sei: la vecchia versione non dava indirizzo, orari, prezzi, mezzi, contatti e accessibilità, cioè esattamente quello che serve a chi legge; adesso ci sono, con le fonti. Sette: la vecchia versione conteneva due blocchi promozionali con link e widget di affiliazione, uno per i tour e uno per gli alberghi, oltre a due script; sono stati eliminati integralmente, e in questa pagina non c'è nessun link affiliato. Otto: la vecchia versione portava ancora uno slogan da ripartenza post pandemia che nel 2026 non ha più senso, ed è stato tolto. Nove: la vecchia versione parlava di dodici colonne e tredici archi senza dire che quel dato riguarda la basilica antica e non l'interno attuale, dove romasegreta.it conta sedici colonne. Dieci: le misure della navata riportate dalla vecchia versione, 44,30 metri di lunghezza per 14,68 di larghezza con navatelle di 7,40, oggi non le ho potute confermare su nessuna fonte ufficiale e ve le segnalo come non verificate. Undici: i dati sugli organi a canne e i nomi dei santi raffigurati nella Confessio restano quelli della vecchia versione, non confermati oggi, e li ho dichiarati tali dove compaiono.
Domande veloci su Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio
Quanto costa entrare nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio?
Nessuna delle fonti ufficiali lette oggi indica un biglietto per entrare in chiesa. Il biglietto riguarda solo le Case romane del Celio, il museo archeologico sotterraneo, che ha ingresso separato dal Clivo di Scauro e costa 8 euro intero, 6 ridotto, più 2 euro di diritto di prenotazione.
Quali sono gli orari della basilica?
Dalle 8.30 alle 12.45 e dalle 14.00 alle 17.00, secondo il sito ufficiale basilicassgiovanniepaolo.it e turismoroma.it letti oggi. Da maggio a ottobre, nella stagione dei matrimoni, il sito ufficiale segnala che può restare aperta fino alle 18.30.
Quali sono gli orari delle Case romane del Celio?
Dalle 10.00 alle 16.00, con la biglietteria che chiude alle 15.00. Sui giorni le fonti ufficiali si contraddicono: il sito ufficiale e coopculture.it dicono tutti i giorni, cultura.gov.it e turismoroma.it dicono chiuso il martedì e il giovedì. Verificate prima di partire.
Le Case romane del Celio sono chiuse il martedì?
Dipende dalla fonte, e questa è una delle contraddizioni che ho trovato oggi. Il sito ufficiale caseromanedelcelio.it scrive "da lunedì a domenica e festivi". Cultura.gov.it e turismoroma.it scrivono che il martedì e il giovedì non festivi sono giorni di chiusura. Non scelgo io: telefonate allo 06 70454544 o scrivete a info@caseromane.it.
Si entra nelle Case romane dalla chiesa?
No. Si entra dal Clivo di Scauro, la strada in discesa che costeggia il fianco della basilica. La vecchia versione di questa pagina diceva il contrario ed era sbagliata.
Serve prenotare?
Per la basilica no. Per le Case romane la prenotazione è obbligatoria solo per gruppi e scuole; i singoli possono prenotare scrivendo a prenotazioni@coopculture.it o comprare online su coopculture.it.
Come ci arrivo con i mezzi?
Metro B, fermata Circo Massimo o fermata Colosseo, poi dieci minuti a piedi in salita. Tram 3. Autobus 85, 87, 117, 175, 186, 271, 571, 673, 810, fermata Colosseo. Elenco letto oggi sul sito ufficiale delle Case romane e confermato da coopculture.it.
Qual è l'indirizzo esatto?
La basilica sta in piazza dei Santi Giovanni e Paolo 13, 00184 Roma. Le Case romane si trovano sul Clivo di Scauro, adiacente alla stessa piazza, stesso CAP.
Quanto dura la visita?
Nessuna fonte ufficiale letta oggi dichiara una durata media e non ve la invento. Gli ambienti sotterranei sono oltre venti su più livelli; la visita guidata del fine settimana parte alle 11.30 e la biglietteria chiude alle 15.00, quindi calcolate almeno un'ora abbondante per il sottosuolo e mezz'ora per la chiesa.
C'è una visita guidata?
Sì, ma le fonti ufficiali danno due versioni. Il sito ufficiale indica per i singoli una partenza fissa sabato, domenica e festivi alle 11.30, in italiano, a 15 euro comprensivi di visita, biglietto e diritti di prenotazione. Cultura.gov.it indica visite didattiche domenica e festivi alle 11.15 a 5 euro più il biglietto. Verificate al momento della prenotazione.
Ci sono le audioguide?
Sì, a 5 euro, in italiano e in inglese, secondo la pagina delle visite guidate del sito ufficiale letta oggi.
Chi ha diritto al biglietto ridotto?
Secondo il sito ufficiale: gruppi oltre le 12 persone, visitatori con visita guidata privata, scuole senza servizio di guida, bambini dai 6 ai 14 anni. Il ridotto costa 6 euro.
Chi entra gratis?
Minori di 6 anni, scolaresche con guida, guide turistiche, visitatori diversamente abili certificati, giornalisti, studenti di archeologia, storia dell'arte, beni culturali e architettura, dipendenti del FEC e insegnanti accompagnatori delle scuole in visita guidata. Elenco letto oggi sul sito ufficiale.
Quanto costa per un gruppo o per una scolaresca?
Il sito ufficiale indica per i gruppi 10 euro con minimo 12 e massimo 25 persone, e per le scuole 5 euro con minimo 12 e massimo 25 alunni, in entrambi i casi con il biglietto d'ingresso escluso.
È accessibile a chi ha difficoltà motorie?
Il sito ufficiale dichiara che il sito archeologico è accessibile a eccezione della sala della Confessio per visitatori con disabilità motoria o mobilità ridotta. Sulla basilica sopra non ho trovato indicazioni ufficiali: c'è una scalinata dalla piazza al portico, conviene telefonare al rettore al 351 8161314.
È adatta ai bambini?
Il sottosuolo sì, dagli otto anni in su funziona benissimo perché è una casa e non una fila di vetrine. Il passeggino invece è un problema, ci sono scale e passaggi stretti. Sotto i 6 anni non si paga.
Si possono fare fotografie?
Nella basilica e sul Clivo di Scauro sì, senza problemi. Per le Case romane non ho trovato oggi una policy scritta su nessuna fonte ufficiale, quindi chiedete in biglietteria prima di scendere.
Fa freddo sotto?
È un sotterraneo, quindi più fresco della strada anche in estate, ma nessuna fonte ufficiale letta oggi indica una temperatura in gradi e non ve la invento. Portatevi qualcosa di leggero da mettere sulle spalle.
Che differenza c'è con la Basilica di San Clemente?
San Clemente è una stratificazione verticale su tre livelli: chiesa medievale, basilica paleocristiana, mitreo romano, uno sotto l'altro. Qui invece si scende in un isolato residenziale romano, con appartamenti, terme private, un ninfeo e una cella del vino, che poi diventa memoria cristiana. San Clemente racconta la storia del culto, il Celio racconta la storia dell'abitare.
Che differenza c'è con le catacombe?
Le catacombe sono cimiteri sotterranei scavati fuori dalle mura lungo le vie consolari. Le Case romane del Celio sono case, dentro le mura, sotto una chiesa. Non ci sono sepolture di massa e non ci sono ossa esposte: ci sono stanze, affreschi e pavimenti.
Ci sono ossa o sepolture visibili?
Nessuna fonte letta oggi descrive ossari o sepolture a vista nel percorso delle Case romane. In basilica, secondo Vatican News, le reliquie dei martiri sono custodite in una vasca di porfido sotto l'altare maggiore, e le spoglie di san Paolo della Croce riposano nella cappella a lui dedicata.
Perché si chiama Clivo di Scauro?
Perché conserva il nome antico, Clivus Scauri, e la costruzione è attribuita a un membro della famiglia degli Emilii Scauri, probabilmente Marco Emilio Scauro, censore nel 109 avanti Cristo. Lo scrive romasegreta.it, letto oggi.
Il campanile è visitabile?
Nessuna fonte letta oggi indica una salita al campanile aperta al pubblico. Si guarda da fuori, dalla piazza e dal Clivo di Scauro.
Su cosa è costruito il campanile?
Sui resti del tempio dell'imperatore Claudio, il Claudianum. Lo dicono oggi sia turismoroma.it sia Vatican News, che precisa "sopra il podio del tempio del divo Claudio".
Chi ha dipinto l'abside?
Niccolò Circignani detto il Pomarancio, nel 1588, con un Cristo Redentore in gloria e la corte celeste. Turismoroma.it lo chiama Pomarancio, romasegreta.it lo firma Circignani: è la stessa persona.
Chi custodisce oggi la basilica?
I Passionisti, cioè la Congregazione della Passione di Gesù Cristo, che l'hanno ricevuta nel 1773 da papa Clemente XIV secondo Vatican News. La proprietà però è del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno, come indica cultura.gov.it.
A che ora sono le messe?
Secondo il sito ufficiale dei Passionisti letto oggi: feriale alle 17.00 dal martedì al venerdì, prefestiva alle 17.00 il sabato e nelle solennità, domenicale e festiva alle 11.45 dalla prima domenica di settembre all'ultima domenica di giugno. Tutte nella cappella di San Paolo della Croce.
Ci si può sposare?
Sì, la basilica celebra matrimoni e ha una sezione del sito dedicata. Turismoroma.it riporta come orari per le cerimonie 10.30, 15.30 e 17.30 da aprile a settembre, e 10.30, 15.00 e 17.00 da ottobre a marzo. Il rettore riceve, sempre secondo turismoroma.it, mercoledì, giovedì e sabato dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 17.00.
È una chiesa stazionale?
Sì. Vatican News documenta una messa stazionale qui nella prima settimana di Quaresima. Gli orari cambiano ogni anno e vanno verificati sul calendario del Vicariato di Roma, che oggi non ho potuto consultare perché il sito mi ha risposto con un blocco.
Quanto è antico quello che si vede sotto?
Le strutture partono dall'inizio del II secolo dopo Cristo con un edificio residenziale a due piani con terme private, e arrivano fino all'età medievale con gli affreschi del IX secolo dell'Oratorio del Salvatore. Sono quattro fasi d'uso, elencate sul sito ufficiale letto oggi.
Vale la pena pagare 8 euro?
Secondo me sì, e lo dico da romano che ci è stato. Otto euro per venti stanze affrescate di una casa romana intatta sotto una basilica sono un prezzo onesto, soprattutto confrontato con quello che si paga cento metri più in là per il Colosseo. Se avete un'ora, spendeteli.
Si può vedere solo il Clivo di Scauro senza pagare?
Sì. Il Clivo di Scauro è una strada pubblica, ci si cammina gratis, e gli archi in laterizio che la scavalcano si vedono e si fotografano senza biglietto. È la parte gratuita più bella di tutto il complesso.
Come la vedo io
Chiudo da romano. Il Celio è il colle su cui la gente sale solo per sbaglio, uscendo dal Colosseo dalla parte sbagliata, e la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio è la ragione per cui vale la pena salirci apposta. Non è la chiesa più bella di Roma, non è nemmeno la più ricca, e sopra le vostre teste c'è un lampadario che veniva da un albergo di New York. Ma è uno dei pochissimi posti dove si può toccare con mano il modo in cui questa città si è costruita addosso a se stessa: un condominio d'affitto del III secolo che diventa la casa di un ricco, che diventa la casa di due martiri, che diventa una chiesa, che diventa la sede di una congregazione, che diventa proprietà del Ministero dell'Interno, con un campanile appoggiato sul podio di un tempio imperiale e una strada romana che scende in mezzo a tutto questo con le macchine che ci passano ancora. Se avete mezza giornata e volete capire Roma invece di collezionarla, questo è l'indirizzo. Andateci presto, portate le scarpe giuste, e prima di partire fate quella telefonata sui giorni di apertura: perché su questo, oggi, le fonti ufficiali non sono d'accordo tra loro, e io preferisco dirvelo piuttosto che farvi trovare il portone chiuso sul Clivo di Scauro.
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