Basilica Sant’Andrea della Valle
Basilica Sant'Andrea della Valle, Corso Vittorio Emanuele II, rione Sant'Eustachio, 00186 Roma. Ingresso libero, non si paga nessun biglietto e non serve prenotare. Telefono (+39) 06 686 1339, email santandrea@teatinos.org, sito ufficiale santandrea.teatinos.org, retta dai Chierici Regolari Teatini. Sull'orario di apertura le fonti lette oggi non concordano e ve lo dico subito, prima di ogni altra cosa: il sito ufficiale della basilica, alla pagina degli orari consultata oggi, scrive che la Basilica Sant'Andrea della Valle è aperta dal lunedi al sabato dalle 15.00 alle 19.30 e la domenica dalle 8.30 alle 19.30; la scheda del Ministero della Cultura su cultura.gov.it, letta oggi, scrive invece lunedi-domenica 7.30-19.30 senza prenotazione. Sono due orari diversi e io non scelgo per voi: se venite la mattina di un giorno feriale, telefonate prima. Le messe, secondo il sito ufficiale: feriali alle 19.00, domenica e solennità alle 9.00, alle 11.00, alle 12.00 in filippino e alle 19.00, con le confessioni trenta minuti prima di ogni messa. Anche l'indirizzo cambia a seconda di chi lo scrive: la pagina ufficiale della basilica indica Corso Vittorio Emanuele II, mentre turismoroma.it e cultura.gov.it indicano Piazza Vidoni 6. Non è un errore di nessuno dei due, è lo stesso isolato visto da due lati. Dentro trovate la seconda cupola di Roma per grandezza, l'affresco che ha cambiato la pittura barocca, i sepolcri di due papi Piccolomini che però sono vuoti, tre bronzi copiati da Michelangelo e il luogo dove Puccini ha ambientato il primo atto della Tosca.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Questa pagina l'avevo scritta anni fa e la riscrivo da capo oggi, primo agosto 2026, controllando dato per dato sul sito dei Teatini che gestiscono la Basilica Sant'Andrea della Valle, su turismoroma.it e su cultura.gov.it. Ho trovato diversi numeri sbagliati nella vecchia versione e ve li dichiaro tutti, uno per uno, dentro la pagina: non li nascondo in fondo.

Dove si trova e come ci si arriva alla Basilica Sant'Andrea della Valle
La Basilica Sant'Andrea della Valle sta sul Corso Vittorio Emanuele II, nel tratto fra largo Argentina e piazza Navona, dentro il rione Sant'Eustachio. Il fianco della chiesa guarda piazza Vidoni, la facciata guarda il Corso e la piazza che porta il nome della basilica. Se scendete a largo Argentina camminate cinque minuti verso ovest e ve la trovate davanti sulla destra, con quella facciata di travertino che sale più di tutto quello che ha intorno. Se venite da Campo de' Fiori risalite verso il Corso e la vedete dall'altra parte della strada.
Sui mezzi pubblici devo essere onesto e dirvi cosa non ho potuto verificare. Il Corso Vittorio Emanuele II è uno degli assi di superficie più battuti del centro storico e la fermata davanti alla basilica esiste, questo lo vede chiunque ci passi. Ma oggi le pagine dell'azienda dei trasporti di Roma non mi hanno risposto quando ho provato a leggere il percorso delle singole linee, e la pagina ufficiale della basilica alla voce ubicazione non elenca nessun numero di autobus. Quindi non vi scrivo una lista di linee a memoria: controllate sull'app o sul sito atac.roma.it il giorno stesso, perché nel centro storico i percorsi vengono deviati di continuo per cortei, manifestazioni e cantieri, e su questo tratto di Corso succede spesso. La metropolitana qui non arriva: non c'è nessuna stazione della linea A o della linea B a distanza breve, e questa è una delle ragioni per cui il quadrante fra Pantheon, Corso Vittorio e Campo de' Fiori si gira a piedi e basta.
Un consiglio pratico da romano: arrivate a piedi. Questo pezzo di città è fatto per essere attraversato camminando, e la Basilica Sant'Andrea della Valle è esattamente a metà strada fra due cose che la gente viene a vedere comunque, cioè piazza Navona e Campo de' Fiori. Chi la salta di solito la salta perché passa sul Corso in autobus e la vede solo di sfuggita.
Orari, ingresso e messe: cosa ho verificato oggi sulla Basilica Sant'Andrea della Valle
Ingresso: libero. Nella Basilica Sant'Andrea della Valle non si paga, non c'è biglietteria, non c'è prenotazione. Lo scrivo in maiuscolo mentale perché la vecchia versione di questa pagina metteva il link santandrea.teatinos.org sotto la voce "Biglietti/Tickets": il dato corretto, ve lo chiarisco, è che quello è il sito della basilica gestito dai Teatini e non una piattaforma di vendita. Per entrare in chiesa non serve comprare niente.
Gli orari, come dicevo, sono il punto dove le fonti si contraddicono. Il sito ufficiale, pagina orari letta oggi: lunedi-sabato dalle 15.00 alle 19.30, domenica dalle 8.30 alle 19.30. Il Ministero della Cultura, scheda letta oggi: tutti i giorni 7.30-19.30. La differenza non è piccola, sono sette ore e mezza di mattina di differenza nei giorni feriali. La dichiaro e non la sciolgo. Regola pratica: se avete un solo giorno a Roma e volete essere sicuri di entrare nella Basilica Sant'Andrea della Valle, andateci nel pomeriggio fra le 15.30 e le 18.30 di un giorno qualunque, oppure la domenica mattina. In quelle finestre concordano tutte e due le fonti.
Le messe secondo il sito ufficiale sono alle 19.00 nei giorni feriali e, la domenica e nelle solennità, alle 9.00, alle 11.00, alle 12.00 in filippino e alle 19.00. Quella messa delle 12.00 in filippino non è un dettaglio folkloristico: la comunità filippina di Roma è grande e questa basilica è uno dei suoi punti di riferimento la domenica. Se capitate a mezzogiorno di domenica trovate la chiesa piena e il canto in una lingua che non vi aspettate. A me piace, ma se cercate silenzio per guardare la cupola scegliete un altro momento.
Durante le celebrazioni si entra, ci si siede in fondo e si sta zitti. Non si gira per le cappelle con il telefono alzato mentre il sacerdote parla. Questo vale per la Basilica Sant'Andrea della Valle come per qualunque altra chiesa di Roma, ma qui, che è una basilica minore con un flusso turistico costante, capita di vedere gente che non ci pensa proprio.
Chi ha costruito la Basilica Sant'Andrea della Valle e quando
La Basilica Sant'Andrea della Valle nasce su un pezzo di città già occupato. Prima c'era una chiesetta dedicata a San Sebastiano detta de Via Papae, indicata dalla tradizione come prima sepoltura del martire, e c'era il palazzo dei Piccolomini duchi di Amalfi e conti di Celano. I Piccolomini venivano da Siena e il vecchio testo di questa pagina raccontava che per questo la piazza davanti prese nel Cinquecento il nome di piazza di Siena. Questo dato non l'ho ritrovato oggi in nessuna delle fonti ufficiali che ho letto: ve lo riporto come lo trovai allora, dichiarando che non l'ho potuto verificare. Il nome attuale invece viene dal vicino palazzo Della Valle, e da lì arriva anche il nome della chiesa.
Sulla data di inizio dei lavori le fonti danno due anni diversi e li dichiaro tutti e due. Il sito ufficiale della basilica, alla pagina sulla navata, scrive che la chiesa fu iniziata nel 1591 e portata avanti fino al 1608, anno in cui prese la direzione dei lavori Carlo Maderno; anche turismoroma.it scrive 1591, su disegno di Gian Francesco Grimaldi e di Giacomo Della Porta. La scheda del Ministero della Cultura scrive invece che la chiesa fu costruita fra il 1590 e il 1650 da Giacomo Della Porta, Francesco Grimaldi e Carlo Maderno. La versione inglese dell'enciclopedia libera, letta oggi e quindi da prendere per quello che è, aggiunge un progetto del 1582 e il nome di Pier Paolo Olivieri accanto a quello di Della Porta. Un anno di scarto fra 1590 e 1591 non cambia la vita a nessuno, ma io i numeri li riporto come li trovo.
Chi paga? Il cardinale Alessandro Peretti di Montalto, nipote di papa Sisto V, in larga parte. Lo scrivono concordi il vecchio testo, turismoroma.it e la scheda ministeriale. È un dato che spiega molto della Basilica Sant'Andrea della Valle: quando una fabbrica ha un finanziatore solo e ricchissimo, cresce in fretta e cresce grande. Lo stemma dei Peretti sta ancora sulla facciata, sopra il portale, in mezzo alle due virtù.
Nel 1608 arriva Carlo Maderno e cambia la scala del progetto: amplia il transetto e alza la cupola. La consacrazione, secondo il sito ufficiale, è del 1650. La facciata arriva dopo, molto dopo, e sulle sue date c'è un pasticcio che merita un capitolo a parte.
La facciata di Carlo Rainaldi e le date che non tornano
Qui devo correggere il vecchio testo di questa pagina, che si contraddiceva da solo. In un punto scriveva che la facciata barocca fu aggiunta tra il 1655 e il 1663 da Carlo Rainaldi; poche righe più sotto scriveva che fu realizzata dal 1655 al 1665. Due date di fine diverse nella stessa pagina, e nessuna delle due coincide con quello che oggi scrive il sito ufficiale della Basilica Sant'Andrea della Valle.
Il dato corretto, ve lo chiarisco, secondo la pagina ufficiale sulla facciata letta oggi, è questo: la facciata risale al periodo 1661-1667, architetto Carlo Rainaldi (1611-1691), con Carlo Fontana che dal gennaio 1662 fornisce ricognizione e assistenza. Sulla facciata sta l'iscrizione ALEXANDER SEPT. P. M. S. ANDREAE APOSTOLO AN. SALVTIS MDCLXV, cioè Alessandro settimo pontefice massimo, a sant'Andrea apostolo, nell'anno di salvezza 1665. La pagina sulla navata dello stesso sito ufficiale ripete: lavori di facciata iniziati presumibilmente nel 1661 su progetto di Carlo Rainaldi e terminati nel 1667. La scheda del Ministero della Cultura scrive 1655-65, l'enciclopedia libera scrive 1655-1663. Tre versioni, e io ve le do tutte e tre dicendo quale viene da chi. Se dovessi scommettere andrei sul sito dei Teatini, che quella facciata ce l'hanno sopra la testa tutti i giorni e citano l'iscrizione. Ma scommettere non è verificare, e quindi la contraddizione resta dichiarata.
Come è fatta. Travertino, due ordini sovrapposti, corinzio in basso e composito in alto, otto colonne per ordine disposte simmetricamente, separati da un cornicione su mensole. Il piano inferiore sviluppa cinque campi, quello superiore tre. Le nicchie del piano inferiore ospitano quattro statue: sant'Andrea apostolo di Ercole Ferrata, san Sebastiano di Domenico Guidi, san Gaetano Thiene ancora di Guidi, sant'Andrea Avellino ancora di Ferrata. Le nicchie del piano superiore, quelle destinate a Pietro e Paolo, sono rimaste vuote. Ci sono ancora oggi, vuote, e nessuno ci fa caso.
Sopra il portale principale c'è una cimasa arcata con due virtù, la Preghiera e la Speranza, e in mezzo lo stemma Peretti. Sull'autore di queste due statue le fonti litigano: il sito ufficiale della basilica scrive Giovanni Antonio Fancelli (1619-1671), il vecchio testo di questa pagina scriveva Cosimo Fancelli. Sono due scultori diversi della stessa famiglia. Non ho una terza fonte ufficiale che dirima la questione, quindi la lascio aperta e ve la dichiaro.
Un dato che nel vecchio testo non c'era: la facciata della Basilica Sant'Andrea della Valle è stata restaurata nel 1990, con pulitura e consolidamento, e il restauro fu finanziato dalla CARIPLO. Lo scrive la pagina ufficiale sulla facciata. Il travertino che vedete oggi è quello uscito da quel cantiere, più di trent'anni fa.
L'angelo con una sola ala e la voluta che non c'è
Questa è la cosa che vi resta impressa della facciata, se la guardate bene. Nella parte destra la tradizionale voluta di raccordo fra i due ordini non c'è. Nella parte sinistra al suo posto c'è un angelo con l'ala alzata, scolpito da Ercole Ferrata: il sito ufficiale lo identifica come un Angelo raffigurante la Fama, all'angolo sinistro. Dello stesso Ferrata è l'angelo con la croce che sta sul ponte Sant'Angelo, quello che porta a Castel Sant'Angelo: se avete attraversato il ponte degli angeli avete già visto la sua mano.
Il risultato è una facciata asimmetrica, con un pezzo che manca da un lato e una scultura che ne fa le veci dall'altro. A Roma di storie su questa asimmetria se ne raccontano parecchie, e quasi tutte finiscono con un papa che non voleva pagare il secondo angelo. Io quelle storie non ve le do per buone: nessuna delle fonti ufficiali che ho letto oggi le riporta, e su questa pagina non scrivo aneddoti che non riesco a verificare. Il fatto verificato è che l'angelo è uno solo, è di Ferrata, e sta a sinistra.
La cupola della Basilica Sant'Andrea della Valle: i numeri veri
Qui c'è la correzione più grossa che devo fare al vecchio testo, ed è una correzione di quasi nove metri.
La vecchia versione di questa pagina diceva che la cupola ha un diametro di 16 metri e che "con i suoi 80 metri d'altezza è la seconda della città di Roma". Il dato corretto, ve lo chiarisco, secondo la pagina ufficiale della basilica dedicata alla cupola e letta oggi, è questo: diametro 16,61 metri, altezza 71,76 metri dal pavimento della basilica fino alla croce con la stella di bronzo. Non 80 metri: 71,76. E il diametro non è 16 tondi, è 16,61. Anche la voce italiana dell'enciclopedia libera, letta oggi, riporta 16,61 e 71,76.
Sulla classifica delle cupole romane invece siamo davanti a una contraddizione vera fra fonti autorevoli, e ve la dichiaro senza sceglierne una. Il sito ufficiale della Basilica Sant'Andrea della Valle scrive, testuale, "dopo quella di San Pietro, è la più grande di Roma". Turismoroma.it scrive che la cupola è inferiore per ampiezza e altezza solo a quella di San Pietro. La scheda del Ministero della Cultura scrive invece che la cupola del Maderno è la terza più alta di Roma, dopo San Pietro e dopo la chiesa dei Santi Pietro e Paolo all'EUR. La versione inglese dell'enciclopedia libera scrive che è stata a lungo la terza cupola di Roma dopo San Pietro e il Pantheon. Quattro fonti, tre risposte diverse. La vecchia versione di questa pagina diceva "seconda, seguita dai Santi Pietro e Paolo all'EUR", che è una quinta variante ancora. Prendetevi la formula che regge sempre: dopo San Pietro, la cupola della Basilica Sant'Andrea della Valle sta nei primissimi posti di Roma, e chi vi dà una classifica secca sta semplificando.
Data di inaugurazione: 6 novembre 1622. Su questa concordano il sito ufficiale e turismoroma.it, e nel vecchio testo non c'era.
All'esterno il tamburo riprende il tema delle colonne binate della cupola di San Pietro. All'interno la luce entra da un ordine di otto finestre intervallate da semicolonne, e questa è la ragione per cui la Basilica Sant'Andrea della Valle è una delle chiese più luminose del centro. La stessa luce però è anche il motivo per cui l'affresco della cupola si fa fatica a leggerlo: nelle ore sbagliate vi trovate il controluce negli occhi e vedete una macchia dorata invece di una composizione.
Un nome che nel vecchio testo non compariva mai e che invece merita: Francesco Borromini. Il sito ufficiale scrive che lavora ai capitelli ornamentali come scalpellino con Maderno nel 1621; turismoroma.it precisa che i capitelli del lanternino presentano cherubini che formano con le ali una sorta di voluta e che lì lavorò il giovane Borromini. Quindi sopra la vostra testa, in cima alla cupola della Basilica Sant'Andrea della Valle, c'è pietra tagliata da un ragazzo che di lì a poco avrebbe cambiato l'architettura europea. Vale la pena saperlo prima di alzare gli occhi.

L'affresco di Giovanni Lanfranco e le date che nessuno mette d'accordo
L'affresco della cupola della Basilica Sant'Andrea della Valle è una Gloria celeste con la Vergine Assunta circondata da angeli, santi e cori celesti. Il sito ufficiale aggiunge due dettagli che nel vecchio testo mancavano: sant'Andrea presenta Andrea Avellino, e san Pietro raccomanda Gaetano Thiene. Sono i due santi teatini, e quella cupola è anche un manifesto dell'ordine che ci abita.
Sulle date siamo di nuovo in mezzo a una contraddizione, e questa è seria perché sono anni interi di differenza. La vecchia versione di questa pagina diceva che Lanfranco affrescò la cupola "tra il 1621 ed il 1625". Turismoroma.it scrive la stessa cosa, 1621-1625. Il sito ufficiale della basilica scrive invece, alla pagina della cupola letta oggi, che l'affresco di Lanfranco va dal 4 agosto 1626 al 9 febbraio 1628. La versione inglese dell'enciclopedia libera indica 1625-1628. Quattro fonti, tre finestre cronologiche diverse. Io ve le dichiaro tutte: il proprietario di casa dice 1626-1628 con giorno e mese, la città e l'enciclopedia italiana dicono 1621-1625, l'enciclopedia inglese dice 1625-1628. Se state scrivendo una tesi, andate in archivio. Se state solo guardando la cupola, sappiate che l'opera è degli anni Venti del Seicento e che è stata una delle commissioni più grandi del suo tempo.
Perché conta. Lanfranco riprende il modello del Correggio, quello della cupola di Parma, rilanciato a Roma dal Cigoli nella cappella Paolina. Al centro c'è la Vergine su un trono di nubi e di angeli. Salendo con lo sguardo l'atmosfera si fa sempre più rarefatta e le figure si dispongono in modo fluido, senza incastri architettonici. È il momento in cui la pittura romana smette di dipingere quadri sul soffitto e comincia a bucare il soffitto. Tutto quello che verrà dopo, dal Gaulli al Pozzo, passa di qui.
Giovan Pietro Bellori, davanti agli angeli musicanti che suonano i loro strumenti, scrisse che "la soavità del colore fa sentire la melodia celeste nel silenzio della pittura". Sta paragonando la pittura a una musica e la disposizione delle figure a un'armonia. È una frase del Seicento e si sente, ma rende bene l'idea di cosa provasse chi entrava qui allora.
Domenichino, i pennacchi e la rissa più famosa del barocco romano
Mentre Lanfranco lavora nella calotta, sotto di lui lavora Domenico Zampieri detto il Domenichino. Fa i pennacchi, cioè i quattro triangoli curvi fra gli archi e il tamburo, con i Quattro Evangelisti, Matteo, Giovanni, Luca e Marco, ciascuno con il suo simbolo. E fa gli affreschi del transetto absidale con le storie di Sant'Andrea.
Anche qui le date. Il vecchio testo diceva 1621-1628. Il sito ufficiale della Basilica Sant'Andrea della Valle scrive che i pennacchi del Domenichino vanno da dicembre 1622 a febbraio 1628. Turismoroma.it scrive 1621-1628. La correzione la dichiaro: il proprietario di casa parte da dicembre 1622, non dal 1621.
I due erano entrambi usciti dalla scuola dei Carracci ed erano entrambi convinti di essere il migliore. Il cantiere della Basilica Sant'Andrea della Valle è il posto dove si sono trovati contro, sullo stesso ponteggio, per anni. Il vecchio testo di questa pagina raccontava la storia come un fatto accertato: che il Domenichino accusò Lanfranco di averlo spinto giù da un'impalcatura e che poi scappò a Napoli. Ve la correggo così: quello è un aneddoto della tradizione biografica seicentesca, ripetuto da secoli, e nessuna delle fonti ufficiali che ho letto oggi lo conferma. Il Domenichino a Napoli ci andò davvero e la sua vita napoletana fu difficile, ma la spinta dal ponteggio resta un racconto, non un verbale. Ve lo dico da romano: qui le storie di artisti che si odiano piacciono da sempre, e in quattrocento anni si sono lucidate parecchio.
Quello che invece potete verificare voi stessi entrando: sono due modi opposti di intendere la stessa commissione. Domenichino disegna, costruisce, definisce, tiene ferme le figure. Lanfranco scioglie tutto nella luce. Guardate prima i pennacchi e poi alzate lo sguardo alla calotta, in quest'ordine. La differenza si vede in tre secondi.
Dentro la Basilica Sant'Andrea della Valle: le misure vere, in palmi romani
Questo è il pezzo che nel vecchio testo non c'era proprio, e mi dispiace, perché è la cosa che spiega meglio l'effetto che fa entrare qui. Il sito ufficiale pubblica le misure interne della Basilica Sant'Andrea della Valle nell'unità con cui furono pensate, il palmo romano, che vale 22,15 centimetri. Ve le traduco così come le traduce lui.
Lunghezza totale 354 palmi, cioè 78,41 metri. Altezza complessiva 324 palmi, cioè 71,78 metri. Larghezza della navata 75 palmi, cioè 16,61 metri, esattamente il diametro della cupola. Altezza della navata 139 palmi, cioè 30,78 metri. Transetto 193 palmi, cioè 42,73 metri. Fermatevi un attimo su quel 16,61 che torna due volte: la larghezza della navata e il diametro della cupola sono lo stesso numero. Non è un caso e non è un vezzo, è il modo in cui si progettava allora. La chiesa è costruita su un modulo che si ripete, e quando entrate lo sentite anche se non lo sapete.
La pianta è a croce latina, con una navata unica molto ampia, un transetto poco pronunciato e otto cappelle laterali, quattro per lato. Lo schema si rifà alla vicina chiesa del Gesù, ma con una differenza che si vede a occhio nudo: le cappelle laterali della Basilica Sant'Andrea della Valle sono meno profonde e sensibilmente più alte. Il risultato è che qui lo sguardo va su, mentre al Gesù va avanti. Se avete visto tutte e due nella stessa giornata, il confronto lo fate da soli.
La volta è a botte e affrescata, e qui c'è un'altra cosa che il vecchio testo non diceva: quegli affreschi non sono seicenteschi. Sono di inizio Novecento, hanno per tema l'Immacolata Concezione e li firmarono Salvatore Nobili, Virginio Monti, Cesare Caroselli e Silvio Galimberti; gli stucchi con gli angeli sono di Michele Tripisciano. Lo scrive la pagina ufficiale sulla navata. Quindi quando alzate lo sguardo dentro la Basilica Sant'Andrea della Valle state guardando tre secoli diversi in tre punti diversi: la volta è del primo Novecento, i pennacchi sono degli anni Venti del Seicento, la calotta pure.
Anche il pavimento è recente: fu realizzato fra il febbraio 1905 e il febbraio 1907 su disegno di Paolo Medici, e sostituì la pavimentazione in cotto del 1758. Camminate su un pavimento che ha poco più di cent'anni dentro una chiesa che ne ha oltre quattrocento. Roma funziona così quasi sempre, ma qui la data è scritta e verificabile.
Le cappelle laterali della Basilica Sant'Andrea della Valle, una per una
Otto cappelle, quattro per lato, più i due bracci del transetto e le due cappelle circolari verso l'abside. Ve le racconto in ordine di importanza pratica, cioè di cosa vi conviene guardare se avete quaranta minuti e non tre ore.
La cappella Ginnetti, prima a destra
Il vecchio testo la chiamava "già della Ginnetti e poi Lancellotti" e la datava al 1670 attribuendola a Carlo Fontana, e su questo il sito ufficiale conferma: Carlo Fontana, comasco (1634-1714), allievo del Bernini, la progetta verso il 1670. Il vecchio testo però conteneva anche un refuso, un "ed è è opera di", che qui sparisce.
Cosa ci vedete. Otto colonne di verde antico in ordine composito, con capitelli e basi in metallo dorato, su specchi di marmo africano e diaspro siciliano, con decorazioni in alabastro. Sull'altare un rilievo marmoreo enorme, 2,20 per 3,50 metri, scolpito verso il 1675 da Ercole Antonio Raggi, lombardo (1624-1686): la Vergine con il Bambino, a sinistra san Giovanni Battista, a destra san Giuseppe con l'angelo che gli annuncia la fuga in Egitto, sopra l'Eterno Padre con la colomba dello Spirito Santo fra due angioletti. Il paliotto è in plasma di smeraldo. Ci sono anche i monumenti funebri: la statua del cardinale Marzio Ginnetti (1627-1671) è di Raggi e lo mostra in preghiera, con la Carità e la Speranza ai lati della nicchia e un angelo che, reggendo lo stemma del cardinale, annuncia la risurrezione dei morti. La parte dedicata al cardinale G. F. Ginnetti (1681-1691) è di Alessandro Rondone, ultimo decennio del Seicento.
Opinione mia: è la cappella più ricca della Basilica Sant'Andrea della Valle e quella che la gente attraversa più in fretta, perché sta subito a destra appena entrati e nessuno si ferma appena entrato. Fermatevi.
La cappella Strozzi, e i tre bronzi di Michelangelo
Di questa parlo diffusamente più avanti, nel capitolo sulla cosa che non vi dice nessuno, perché è il pezzo forte nascosto della Basilica Sant'Andrea della Valle e il vecchio testo non la nominava neanche. In due righe: eretta verso il 1616 su probabili disegni del Buonarroti, fondata da Leone Strozzi (1555-1632), generale della Chiesa, e contiene tre statue di bronzo che sono copie da Michelangelo.
La cappella Barberini, prima a sinistra
Commessa dal cardinale Maffeo Barberini, il futuro papa Urbano VIII, a Matteo Castelli di Melide, e consacrata all'Assunta l'8 dicembre 1616. Il vecchio testo diceva 1604-1616 come arco di allestimento e citava fra i decoratori "Pietro e Gian Lorenzo Bernini, Cristoforo Stati, Francesco Mochi e Ambrogio Bonvicino". La pagina ufficiale della basilica, letta oggi, elenca le quattro statue delle nicchie così: Santa Marta di Francesco Mochi (1580-1654), San Giovanni Evangelista di Ambrogio Bonvicino (1552-1622), la Maddalena di Cristoforo Stati (1556-1619), San Giovanni Battista di Pietro Bernini (1562-1629). Il nome di Gian Lorenzo Bernini non compare. La contraddizione la dichiaro e non la sciolgo: il coinvolgimento del giovane Gian Lorenzo in questa cappella è discusso da sempre, il sito dei Teatini attribuisce il San Giovanni Battista al padre Pietro e basta.
Sull'altare la grande tavola dell'Assunta di Domenico Cresti detto il Passignano (1560-1638), incastonata fra colonne corinzie di rosso antico. Il Passignano firma anche due tele laterali, una Visitazione e una Presentazione al tempio, e gli affreschi della volta e delle lunette.
Questa è la cappella che turismoroma.it chiama "Cappella della Tosca". Ci torno più avanti, perché la faccenda è meno lineare di come la raccontano.
La cappella di San Sebastiano, terza a sinistra
È la cappella che tiene il filo con la chiesa precedente, quella di San Sebastiano de Via Papae su cui è sorta la Basilica Sant'Andrea della Valle. Sull'altare un San Sebastiano eseguito nel 1614 da Giovanni de' Vecchi (1536-1615), allievo di Raffaellino del Colle, restaurato nel 2000. La cappella fu restaurata nel 1869 dall'architetto romano Martinucci per volontà e a spese di papa Pio IX, ed è dedicata a tre protettori contro la peste e le malattie infettive: Sebastiano, Rocco e Marta. Questi due dati, il restauro di Pio IX e la dedica ai tre protettori, nel vecchio testo non c'erano.
Se vi interessa il filo di San Sebastiano a Roma, da qui si va dritti alle catacombe di San Sebastiano sull'Appia Antica, dove il culto del martire ha la sua sede maggiore.
La cappella della Madonna della Purità, il Crocifisso e l'Oratorio del Divino Amore
Sul lato sinistro dell'altare di sant'Andrea Avellino si apre l'Oratorio del Divino Amore, decorato in finto marmo con soffitto a riquadri, con un dipinto d'altare che mostra san Gaetano mentre riceve il Bambino dalla Vergine, con sant'Andrea Avellino accanto. La storia che ci sta dietro è una delle più importanti della Roma del Cinquecento e nel vecchio testo non c'era una riga.
La Compagnia del Divino Amore fu fondata a Roma da Ettore Vernazza, con prima sede nella chiesa dei santi Silvestro e Dorotea in Trastevere. Nel 1516 trasformò l'ospedale di San Giacomo in un ricovero per i malati incurabili dell'epoca. E da quella confraternita, nel 1524, è nato l'Ordine dei Chierici Regolari Teatini, cioè l'ordine che ancora oggi tiene la Basilica Sant'Andrea della Valle. Nel 1751 la confraternita fu accolta qui dentro per decreto del cardinal Guadagni ed eretta ad arciconfraternita. I confratelli vestono sacco nero, mozzetta paonazza e corona al fianco. Chi vuole iscriversi si rivolge al Rettore della basilica.
Detto in modo brutale: la chiesa in cui state entrando appartiene a un ordine nato da un'associazione di laici che assisteva gli incurabili. Non è un dettaglio devozionale, è la ragione per cui i Teatini esistono.
I bracci del transetto
Il braccio sinistro è dedicato a san Gaetano Thiene, fondatore dei Teatini. Il braccio destro a sant'Andrea Avellino, l'altro grande santo dell'ordine. Sono i due che vedete anche nella cupola, presentati da sant'Andrea e da san Pietro nell'affresco di Lanfranco. La Basilica Sant'Andrea della Valle è, sotto sotto, la chiesa madre di un ordine, e ogni cosa che ci vedete dentro ripete quel messaggio.
I due papi Piccolomini e i sarcofagi vuoti
Nell'ultima campata della navata, affrontati, stanno i monumenti funebri di due papi senesi della stessa famiglia: Pio II a sinistra di chi entra e Pio III a destra. Pio II è Enea Silvio Piccolomini, pontefice dal 1458 al 1464, morto ad Ancona il 14 agosto 1464 mentre organizzava la crociata che nessuno voleva fare. Pio III è suo nipote, papa per ventisei giorni nel 1503.
Qui devo correggere il vecchio testo, che sbagliava di un secolo intero. La vecchia versione di questa pagina diceva che i due monumenti furono trasferiti dalla rotonda di Sant'Andrea presso l'antica basilica di San Pietro in Vaticano "nel XVI secolo". Il dato corretto, ve lo chiarisco, secondo la pagina ufficiale della basilica letta oggi, è che i monumenti dei due Piccolomini furono trasportati da San Pietro in Vaticano a questa basilica negli anni 1614-15, sotto Paolo V. Anche turismoroma.it scrive 1614. Siamo nel Seicento, non nel Cinquecento.
E c'è un secondo pezzo di storia che il vecchio testo non raccontava, e che secondo me è la cosa più impressionante di tutta la Basilica Sant'Andrea della Valle. Le salme non arrivarono con i monumenti. Arrivarono dopo, il 6 gennaio 1623, sotto Gregorio XV, e la pagina ufficiale precisa il modo: "a due ore di notte e nulla adhibita pompa", cioè di notte e senza nessuna cerimonia. Due papi portati dentro la loro nuova chiesa di nascosto, come un trasloco che non si voleva far vedere.
Finale: quei sarcofagi oggi sono vuoti. Lo scrive il sito ufficiale, testuale, "i sarcofaghi di Pio II e di Pio III sono tuttora vuoti". Le salme furono scoperte nel 1758 durante lavori al pavimento, furono riseppellite, e non sono state mai più ritrovate. Quindi voi state guardando due monumenti funebri papali che da oltre duecentosessant'anni non contengono nessuno, dentro una chiesa che ha rifatto il pavimento due volte da allora.
Il monumento di Pio II è opera di Paolo Tacconi e altri, del 1470 circa; il vecchio testo scriveva 1475, e la differenza la dichiaro. Prima di finire qui, Pio II era stato sepolto in una tomba terragna nella cappella di san Gregorio Magno dell'antica basilica di San Pietro. Quando la basilica vecchia venne demolita per fare posto a quella nuova, tutto quello che c'era dentro dovette trovare un'altra casa: la Basilica Sant'Andrea della Valle è una di quelle case.
L'abside di Mattia Preti e gli affreschi del presbiterio
L'abside della Basilica Sant'Andrea della Valle è ampia, carica d'oro, e nella parte inferiore ha tre grandi affreschi di Mattia Preti (1613-1699), quello che chiamavano il Cavaliere Calabrese. Il sito ufficiale li data fra il 1650 e il 1651 e li descrive così: nel riquadro di sinistra Sant'Andrea issato sulla croce, al centro la crocifissione del santo, nel riquadro di destra la sepoltura di Sant'Andrea. Il vecchio testo parlava di un trittico con "Crocifissione di sant'Andrea, Martirio di sant'Andrea e Sepoltura di sant'Andrea": il soggetto del pannello sinistro, secondo la fonte ufficiale, è più precisamente il santo issato sulla croce.
Il sito ufficiale dice anche perché questi affreschi contano: abilità compositiva e effetto decorativo ottenuti con la funzione coordinatrice della luce. Tradotto: Preti tiene insieme tre scene enormi facendo lavorare la luce come regista. Se guardate l'abside a occhi socchiusi vedete prima i pieni e i vuoti di luce, e solo dopo le figure. Era esattamente l'effetto voluto.
Ai lati, sulle porte del presbiterio, due affreschi del bolognese Carlo Cignani (1628-1719): La condanna di Sant'Andrea e L'arrivo ad Ancona del cardinale Bessarione recante il capo di Sant'Andrea, con Alessandro Taruffi come assistente. Quel secondo soggetto è una storia vera e poco raccontata: la reliquia del capo di sant'Andrea arrivò in Italia da Patrasso nel Quattrocento portata da Bessarione, e per secoli restò a Roma. Vederla dipinta qui, nella chiesa dedicata a quello stesso apostolo, ha un senso preciso.
La sagrestia che Pio IX chiamava la migliore di Roma
Questa è un'altra cosa che nel vecchio testo non c'era e che vale il viaggio, quando è accessibile. La sagrestia della Basilica Sant'Andrea della Valle fu costruita prima del 1616, ha analogie con quella della chiesa del Gesù e gli storici oggi la attribuiscono a Gerolamo Rainaldi (1600-1620) più che a Paolo Maruscelli. Papa Pio IX la definì "la migliore sagrestia di Roma". Non è una frase da depliant, è una frase di un papa riportata dalla pagina ufficiale della basilica.
Dentro ci sono otto grandi armadi secenteschi in noce massello, con pilastrini scanalati, capitelli corinzi e trabeazioni decorate, e un doppio ordine di finestre che tiene il colore originale del legno. La quadreria comprende quattro ritratti di papi, Paolo IV, Urbano VIII, Clemente X e Clemente XI; un Crocifisso con la Vergine e san Giovanni di Giovanni de' Vecchi, grande 4,65 per 2,60 metri; tondi e ottagoni della bottega di Giacinto Brandi con episodi della vita di san Gaetano; un Cristo davanti a Caifa della scuola di Gherardo delle Notti; e un ritratto di Alessandro Peretti che tiene in mano il progetto del Maderno per la facciata.
Quell'ultimo quadro è un documento. Il finanziatore ritratto con il disegno di quello che sta pagando. Se avete la possibilità di vedere la sagrestia, chiedete di quel ritratto.
Gli organi e le campane della Basilica Sant'Andrea della Valle
Sull'ampia cantoria in controfacciata, realizzata nel 1905 dall'intagliatore Enrico Caraffa, sta l'organo a canne principale, costruito nel 1907-1909 da Carlo Vegezzi-Bossi con la ditta Buccolini, restaurato e modificato nel 1964 e nel 1975. Il materiale fonico è dentro una cassa neobarocca ornata di rilievi dorati e sormontata dallo stemma dei Chierici Regolari Teatini; il prospetto è diviso in tre campi, ognuno con una cuspide di canne di principale con bocche a mitria allineate orizzontalmente. La trasmissione oggi è elettrica, in origine era pneumatico-tubolare, e la consolle in cantoria ha due manuali e pedaliera.
A pavimento nell'abside c'è un secondo strumento, un organo positivo costruito nel 1990 dalla ditta olandese Verschueren e installato qui nel 2015: trasmissione meccanica, sei registri su un unico manuale. È quello che sentite alle messe feriali.
Sulle campane devo dichiarare una discordanza. Il vecchio testo di questa pagina scriveva che il campanile a vela, in mattoni, fra la seconda e la terza cappella laterale di destra, ospita quattro campane corrispondenti alle note Fa3, Si3, Do diesis 4 e Re4. La voce enciclopedica italiana, consultata oggi, riporta invece un concerto di quattro campane sulle note Fa3, Si bemolle 3, Do4 e Re4, fuse in varie epoche. Nessuna fonte ufficiale letta oggi mi conferma né l'una né l'altra intonazione, quindi ve le do tutte e due e vi dico da dove vengono. Il campanile a vela invece c'è davvero, è senza decorazioni, e ogni campana sta dentro un arco a tutto sesto.
Tosca: perché il primo atto è ambientato nella Basilica Sant'Andrea della Valle
Se conoscete un solo fatto su questa chiesa, è questo. Il primo atto della Tosca di Giacomo Puccini si svolge dentro la Basilica Sant'Andrea della Valle. Il libretto è di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, tratto dal dramma La Tosca di Victorien Sardou del 1887. La prima rappresentazione dell'opera si tenne al Teatro Costanzi di Roma, oggi Teatro dell'Opera di Roma, il 14 gennaio 1900.
La vicenda ha una data precisa dentro l'opera: martedi 17 giugno 1800, a Roma, nei giorni della battaglia di Marengo. E ha tre luoghi reali, uno per atto. Atto primo: Basilica Sant'Andrea della Valle. Atto secondo: Palazzo Farnese. Atto terzo: la terrazza di Castel Sant'Angelo. Puccini ha costruito un itinerario romano vero, e chi vuole può rifarlo a piedi in un'ora scarsa: da qui a palazzo Farnese ci sono cinque minuti passando per Campo de' Fiori, e da palazzo Farnese al ponte poco più.
La cappella dove Angelotti si nasconde e dove Cavaradossi dipinge è la cappella Attavanti. Attenzione, perché qui c'è un equivoco che gira da un secolo. Turismoroma.it chiama la cappella Barberini "Cappella della Tosca", e ha ragione nel senso che quella è la cappella che nella basilica reale corrisponde alla scena. Ma la voce enciclopedica inglese, letta oggi, scrive che la cappella Attavanti usata nell'opera era un'invenzione poetica. Le due cose stanno insieme senza contraddirsi: la cappella Attavanti non è mai esistita, il nome se lo sono inventato Sardou e i librettisti, e la cappella Barberini è il posto della basilica dove la si immagina. Ve lo dichiaro perché in giro si legge spesso che "la cappella Attavanti si trova in Sant'Andrea della Valle", e non è così.
Il vecchio testo di questa pagina raccontava anche due cose sul cinema e sulla televisione che ho ricontrollato e che vi ridico, dicendo però quello che sono. Nel 1992 la Basilica Sant'Andrea della Valle fece davvero da scenografia a Tosca nei luoghi e nelle ore di Tosca, il film televisivo in diretta di Giuseppe Patroni Griffi, girato nei luoghi veri agli orari veri dell'opera. Per il film del 1973 diretto da Luigi Magni, invece, le scene iniziali furono ambientate in Sant'Agnese in Agone e non qui. E in questa basilica fu girata una delle sequenze più note di Risate di gioia. Queste tre notizie stavano nel vecchio testo e nessuna delle fonti ufficiali che ho letto oggi le smentisce; nessuna però le conferma, quindi ve le riporto come le trovai, dichiarando che restano non verificate su fonte ufficiale.
Una nota da romano sull'operazione del 1992. Fare la Tosca in diretta televisiva alle ore esatte in cui l'opera si svolge, dentro la chiesa vera, dentro palazzo Farnese vero, all'alba su Castel Sant'Angelo vero, è una delle cose più folli e più belle che la televisione italiana abbia fatto. Se la trovate, guardatela prima di venire qui.
Basilica minore e titolo cardinalizio: le date esatte
Il vecchio testo diceva che papa Giovanni XXIII istituì il titolo cardinalizio di Sant'Andrea della Valle il 12 marzo 1960 con la costituzione apostolica Quandoquidem, e che nel dicembre 1965 Paolo VI elevò la chiesa alla dignità di basilica minore. Ho controllato tutte e due le cose sulle pagine ufficiali della basilica che riproducono i documenti, e ve le preciso.
Titolo presbiterale: il documento è datato "Roma, presso San Pietro, il giorno dodicesimo del mese di marzo, anno del Signore millenovecentosessanta", cioè 12 marzo 1960, papa Giovanni XXIII. Confermato.
Basilica minore: la data esatta è il 20 dicembre 1965, con Lettera Apostolica di Paolo VI. Il testo latino dice che il papa eleva "la chiesa urbana di Sant'Andrea Apostolo de Valle all'onore e alla dignità di Basilica Minore", con tutti i diritti e i privilegi che spettano alle chiese insignite di questo titolo. La richiesta era stata presentata da Antonio Sagrera, preposto generale dei Chierici Regolari Teatini, e l'atto porta la firma del cardinale Amleto Giovanni Cicognani. Il documento motiva la concessione con la magnificenza architettonica, i capolavori artistici e la presenza dei sepolcri papali di Pio II e Pio III. Quindi il vecchio testo aveva ragione sul mese, e adesso avete anche il giorno.
Una precisazione che serve a chi cerca l'ufficio parrocchiale: la Basilica Sant'Andrea della Valle non è una parrocchia. Rientra nel territorio della parrocchia dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari. Se vi serve un certificato o un ufficio, non è qui che dovete bussare.

Una curiosità su Basilica Sant’Andrea della Valle
Sul tamburo della cupola, cioè nella parte alta dove nessun visitatore arriva, ci sono firme e graffiti lasciati dagli artisti che ci sono saliti nei secoli. Fra quelle firme ce n'è una di Francisco Goya, e la pagina ufficiale della basilica dedicata alla cupola dice anche quando è stata scoperta: il 15 aprile 1999.
Fermatevi un secondo su cosa vuol dire. Goya viene a Roma da giovane, negli anni Settanta del Settecento, prima di diventare Goya. Sale sul ponteggio o sui camminamenti del tamburo per guardare da vicino l'affresco di Lanfranco, come facevano tutti i pittori che venivano a Roma a imparare. E fa quello che fanno tutti quelli che salgono da qualche parte: scrive il suo nome. Poi passano due secoli e un quarto, qualcuno lassù ci va per un rilievo, e nell'aprile del 1999 legge quella firma.
Non la potete vedere. Nessuno vi porta sul tamburo della Basilica Sant'Andrea della Valle e non ha senso chiederlo. Ma sapere che sta lì cambia il modo in cui si guarda quella cupola: non è un soffitto, è stata una scuola, e per due secoli e mezzo i pittori europei ci salivano sopra per capire come faceva Lanfranco a far sparire la muratura. La firma di Goya è la ricevuta di quella scuola.
Una cosa che non ti dice nessuno su Basilica Sant’Andrea della Valle
Dentro la Basilica Sant'Andrea della Valle ci sono tre sculture di Michelangelo. Non originali: bronzi fusi da originali suoi. E quasi nessuno lo sa, perché stanno nella cappella Strozzi, che il vecchio testo di questa pagina non nominava neanche una volta.
I fatti, dalla pagina ufficiale della basilica letta oggi. La cappella fu eretta verso il 1616 su probabili disegni del Buonarroti, e fu fondata da Leone Strozzi (1555-1632), generale della Chiesa. Il legame con Michelangelo non è campato in aria: Michelangelo era amico di Roberto Strozzi, il padre del fondatore. Sull'altare ci sono tre statue di bronzo. Una Pietà, copia della Pietà di Michelangelo che sta in San Pietro in Vaticano. E poi Rachele e Lia, copie di quelle di Michelangelo ultimate da Raffaele da Montelupo, cioè le due statue che affiancano il Mosè nel mausoleo di Giulio II a San Pietro in Vincoli. Furono fuse dal romano Gregorio De Rubeis, detto anche De Rossi, nell'anno 1616. Ci sono anche due bassorilievi di bronzo con la Deposizione di Gesù dalla Croce e la Discesa agli Inferi, e i cenotafi in marmo nero venato di giallo per tre zii cardinali e per i genitori del fondatore.
Ora il punto pratico. La Pietà di San Pietro la potete guardare solo da lontano, dietro un vetro antiproiettile, dal 1972, cioè da quando un uomo con un martello la aggredì. Qui, nella cappella Strozzi della Basilica Sant'Andrea della Valle, avete una copia in bronzo fusa nel 1616, quando la Pietà aveva poco più di un secolo e nessuno l'aveva ancora toccata, e la potete guardare da un metro. Lo stesso vale per Rachele e Lia: a San Pietro in Vincoli stanno in alto, ai lati del Mosè, e le guardate col collo storto in mezzo alla folla che fotografa solo il Mosè. Qui le avete all'altezza degli occhi.
È la cosa che consiglio più spesso a chi mi chiede cosa vale la pena vedere in questa chiesa, ed è anche quella che stupisce di più: entrano per la cupola e escono parlando dei bronzi.
Il consiglio che ti do per visitare Basilica Sant’Andrea della Valle
Venite alle 16.00 di un giorno feriale, meglio se fra ottobre e marzo. Vi spiego il perché di ogni pezzo.
L'ora. Alle 16.00 siete dentro la finestra di apertura su cui tutte le fonti concordano, non rischiate di trovare chiuso come rischiate la mattina presto viste le contraddizioni che vi ho dichiarato, e non siete ancora nella messa delle 19.00. Avete quasi tre ore, che sono tantissime per una chiesa.
La stagione. La Basilica Sant'Andrea della Valle ha otto finestre sul tamburo e prende una quantità di luce enorme. D'estate, nel pomeriggio, quella luce entra alta e vi si pianta negli occhi mentre cercate di leggere l'affresco: vedete oro e basta. In inverno il sole sta più basso, entra di taglio, e la calotta si legge molto meglio. È il contrario di quello che vi direbbe l'istinto.
L'ordine di visita che funziona. Non alzate subito gli occhi. Fate prima il giro delle cappelle a destra partendo dalla Ginnetti, poi attraversate, poi la Strozzi e la Barberini, poi i due monumenti Piccolomini in fondo alla navata, poi l'abside di Preti. Solo alla fine mettetevi sotto la cupola e guardate su, prima i quattro pennacchi del Domenichino e poi la calotta di Lanfranco. Se fate il contrario, cioè se entrate e guardate subito in alto, il resto della Basilica Sant'Andrea della Valle vi sembrerà un contorno. Non lo è.
Quanto tempo. Quaranta minuti per una visita seria, un'ora e un quarto se volete leggere tutte le cappelle. Non è una chiesa da dieci minuti, e chi la fa in dieci minuti di solito è entrato solo perché pioveva.
Una cosa da non fare: non entrate durante la messa per fare il giro turistico. Aspettate fuori venti minuti, tanto qui fuori c'è il Corso e c'è da guardare.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
La facciata della Basilica Sant'Andrea della Valle non si vede più come era stata pensata, e la colpa è di una strada.
Lo scrisse Cesare Brandi nella Teoria del restauro, e il vecchio testo di questa pagina lo riportava, ma in mezzo a un elenco dove passava inosservato. Il ragionamento è questo: una facciata come questa presuppone un punto di stazione dell'osservatore, cioè una distanza precisa da cui guardarla, oltre la quale l'effetto previsto non si produce più. Da troppo lontano le colonne appaiono schiacciate e si perde l'effetto delle colonne incassate e aggettanti che i marcati chiaroscuri devono produrre. Quel punto di stazione, per la facciata di Rainaldi, era garantito dalla larghezza della strada, che era inferiore a quella di oggi. Quando la strada venne allargata per fare il Corso Vittorio Emanuele II, il fuoco fisso dell'osservatore fu spostato più indietro, e la facciata perse, dice Brandi, figurativamente, una parte della sua bellezza plastica.
Vi traduco in istruzioni pratiche, che è l'unico modo per cui questa nozione serve a qualcosa. Non guardate la facciata dal marciapiede opposto. Andate sotto, mettetevi vicino alla scalinata, guardate su in obliquo. Da lì le colonne tornano a staccarsi, l'ombra torna profonda fra una coppia e l'altra, e l'angelo di Ferrata acquista il senso che aveva. È il motivo per cui in fotografia questa facciata viene sempre piatta: la fotografate dalla distanza sbagliata perché è l'unica da cui ci sta tutta nell'inquadratura.
C'è un secondo pezzo di questa storia, e riguarda la piazza. La fontana che sta davanti alla Basilica Sant'Andrea della Valle non è nata qui. Viene dalla scomparsa piazza Scossacavalli, distrutta con la demolizione della spina di Borgo per aprire via della Conciliazione, ed è opera di Carlo Maderno del 1614. Lo stesso Maderno della cupola. Quindi davanti alla chiesa avete una fontana che è arrivata qui perché un altro pezzo di Roma è stato buttato giù, firmata dallo stesso architetto che ha alzato la cupola sopra la vostra testa. Le due cose non si sono mai incontrate fino al Novecento.
La foto giusta da fare a Basilica Sant’Andrea della Valle
Ve ne do tre, in ordine di difficoltà.
La prima, quella che sbagliano tutti. La facciata dal Corso, frontale, con il grandangolo. Viene piatta, viene storta e viene con tre autobus davanti. Se proprio la volete, aspettate il tardo pomeriggio quando il sole batte da ovest e taglia il travertino di sbieco: è l'unico momento in cui i chiaroscuri di Rainaldi vengono fuori anche da lontano. Meglio ancora, spostatevi verso piazza Vidoni e riprendete la facciata di tre quarti, dal basso: così le colonne binate si separano e l'angelo di Ferrata si vede staccato contro il cielo invece di annegare nella cornice.
La seconda, quella che vale davvero. L'angelo di Ercole Ferrata da solo, teleobiettivo, contro il cielo, senza il resto della facciata. Un'ala alzata, il vuoto intorno, e dall'altro lato della facciata niente. È la fotografia che racconta l'asimmetria della Basilica Sant'Andrea della Valle senza bisogno di didascalia. Fatela con il cielo pulito e vi resta.
La terza, quella dentro, ed è la più difficile. La cupola da sotto, in verticale, senza flash. Il flash qui non serve a niente, siete a settanta metri dal soggetto. Serve appoggiarsi: mettete il telefono o la macchina su una sedia impagliata, su un banco, sul bordo del confessionale, e scattate senza tenerla in mano. Con la luce che c'è in questa chiesa ci riuscite anche senza treppiede. E inquadrate storto di proposito: prendete un pennacchio del Domenichino nell'angolo basso e la calotta di Lanfranco al centro, così nella stessa immagine ci sono i due rivali. Quella foto racconta il cantiere degli anni Venti del Seicento meglio di qualunque cartolina simmetrica.
Regola generale sul comportamento: niente flash, niente treppiede piantato in mezzo alla navata, e se c'è qualcuno che prega si abbassa la macchina e si passa oltre. Vale in tutta Roma, vale qui.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Metto in fila le date che ho verificato oggi, in ordine cronologico, dicendo per ciascuna da dove viene.
1591. Iniziano i lavori della Basilica Sant'Andrea della Valle, finanziati in larga parte dal cardinale Alessandro Peretti di Montalto, nipote di Sisto V, su disegno di Gian Francesco Grimaldi e Giacomo Della Porta. Fonte: sito ufficiale della basilica e turismoroma.it. Il Ministero della Cultura scrive 1590.
1608. Carlo Maderno prende la direzione dei lavori, amplia il transetto, alza la cupola. Concordano tutte le fonti lette oggi.
8 dicembre 1616. Viene consacrata all'Assunta la cappella Barberini, voluta dal cardinale Maffeo Barberini che sette anni dopo diventerà papa Urbano VIII. Fonte: pagina ufficiale della cappella. Nello stesso 1616 vengono fuse le tre statue di bronzo della cappella Strozzi.
1614-1615. I monumenti funebri di Pio II e Pio III vengono trasportati dall'antica basilica di San Pietro a questa chiesa, sotto Paolo V. Fonte: pagina ufficiale sul monumento di Pio II; turismoroma.it scrive 1614.
1621. Un giovane scalpellino di nome Francesco Borromini lavora con Maderno ai capitelli ornamentali della Basilica Sant'Andrea della Valle. Fonte: pagina ufficiale sulla cupola.
6 novembre 1622. La cupola viene inaugurata. Fonte: sito ufficiale e turismoroma.it.
6 gennaio 1623. Le salme dei due papi Piccolomini arrivano in basilica, sotto Gregorio XV, di notte e senza nessuna cerimonia. Fonte: pagina ufficiale sul monumento di Pio II.
Anni Venti del Seicento. Lanfranco affresca la calotta e il Domenichino i pennacchi. Sulle date esatte le fonti non concordano e ve le ho dichiarate nel capitolo dedicato.
1650. La Basilica Sant'Andrea della Valle viene consacrata. Fonte: pagina ufficiale sulla navata.
1650-1651. Mattia Preti affresca i tre grandi riquadri della parte inferiore dell'abside. Fonte: pagina ufficiale sugli affreschi dell'abside.
1661-1667. Viene costruita la facciata di Carlo Rainaldi, con Carlo Fontana ad assistere dal gennaio 1662. L'iscrizione porta la data 1665 e il nome di Alessandro VII. Fonte: pagina ufficiale sulla facciata. Altre fonti danno 1655-1663 o 1655-1665, come vi ho dichiarato.
1670 circa. Carlo Fontana progetta la cappella Ginnetti; verso il 1675 Ercole Antonio Raggi scolpisce il grande rilievo dell'altare.
1751. L'Arciconfraternita del Divino Amore viene accolta nella basilica per decreto del cardinal Guadagni.
1758. Durante i lavori al pavimento vengono ritrovate le salme dei due papi Piccolomini. Riseppellite, non saranno mai più ritrovate.
1807. All'inizio dell'Ottocento papa Pio VII celebra qui i funerali di Enrico Benedetto Stuart, cardinale duca di York, quarto e ultimo pretendente giacobita al trono britannico; la messa fu cantata dal cardinale Pietro Francesco Galleffi. Questo dato viene dal vecchio testo di questa pagina e non l'ho ritrovato oggi in nessuna fonte ufficiale: ve lo riporto dichiarando che non è verificato.
1869. Papa Pio IX fa restaurare a proprie spese la cappella di San Sebastiano, per mano dell'architetto romano Martinucci. Fonte: pagina ufficiale della cappella.
1905-1907. Viene rifatto il pavimento su disegno di Paolo Medici, al posto del cotto del 1758. Nel 1905 Enrico Caraffa intaglia la cantoria; fra il 1907 e il 1909 Vegezzi-Bossi costruisce l'organo.
28 aprile 1918. Viene ordinato sacerdote in questa basilica il francescano conventuale Massimiliano Maria Kolbe. Il dato stava nel vecchio testo e oggi lo ritrovo nella voce enciclopedica italiana dedicata a Kolbe, che scrive testualmente che il 28 aprile 1918 fu ordinato sacerdote nella basilica di Sant'Andrea della Valle a Roma. Non è una fonte ufficiale e ve lo dichiaro.
12 marzo 1960. Giovanni XXIII istituisce il titolo cardinalizio di Sant'Andrea della Valle. Fonte: documento riprodotto sul sito ufficiale.
20 dicembre 1965. Paolo VI eleva la chiesa a basilica minore con Lettera Apostolica. Fonte: documento riprodotto sul sito ufficiale.
1990. Restauro della facciata, pulitura e consolidamento, finanziato dalla CARIPLO. Fonte: pagina ufficiale sulla facciata.
1992. La Basilica Sant'Andrea della Valle fa da scenografia al primo atto di Tosca nei luoghi e nelle ore di Tosca, il film televisivo in diretta di Giuseppe Patroni Griffi.
15 aprile 1999. Viene scoperta sul tamburo della cupola la firma di Goya, in mezzo agli altri graffiti lasciati dagli artisti. Fonte: pagina ufficiale sulla cupola.
2000. Viene restaurata la pala di Giovanni de' Vecchi nella cappella di San Sebastiano.
2015. Viene installato nell'abside l'organo positivo Verschueren, costruito nel 1990.
Chi è passato da Basilica Sant’Andrea della Valle
Gente che passa qui dentro ce n'è stata parecchia, e non tutta per pregare.
Francesco Borromini. Ci arriva nel 1621 come scalpellino nella squadra di Maderno, che era suo parente. Lavora ai capitelli ornamentali del lanternino, quelli con i cherubini che formano una specie di voluta con le ali. Ha poco più di vent'anni. Da qui in avanti diventerà l'architetto che sapete.
Gian Lorenzo Bernini, forse. Il vecchio testo lo dava per certo nella cappella Barberini insieme al padre Pietro; la pagina ufficiale della basilica attribuisce il San Giovanni Battista a Pietro Bernini e non lo nomina. Ve lo dichiaro come questione aperta, perché è onesto.
Giovanni Lanfranco e il Domenichino. Sono passati di qui per anni, sullo stesso cantiere, guardandosi in cagnesco. Ne ho parlato sopra.
Mattia Preti, il Cavaliere Calabrese. Affresca l'abside fra il 1650 e il 1651, è uno dei momenti alti della sua carriera romana prima di Napoli e di Malta.
Carlo Fontana. Passa due volte: dal gennaio 1662 come assistente sul cantiere della facciata, e verso il 1670 come progettista della cappella Ginnetti.
Francisco Goya. Non risulta che abbia lavorato qui, ma la sua firma sul tamburo, scoperta il 15 aprile 1999, dice che ci è salito. Ed è l'unica firma che il sito ufficiale si prende la briga di nominare.
Enrico Benedetto Stuart. Il cardinale duca di York, ultimo pretendente giacobita al trono d'Inghilterra, è passato di qui da morto: secondo il vecchio testo di questa pagina i suoi funerali furono celebrati qui da Pio VII. Dato non verificato oggi su fonte ufficiale.
Massimiliano Maria Kolbe. Il 28 aprile 1918 è un ragazzo polacco di ventiquattro anni che studia a Roma alla Gregoriana e che l'anno prima, nel 1917, ha fondato con alcuni confratelli la Milizia dell'Immacolata. Diventa sacerdote in questa basilica. Ventitre anni dopo, il 14 agosto 1941, muore ad Auschwitz dopo aver preso il posto di un padre di famiglia condannato al bunker della fame. Beatificato da Paolo VI il 17 ottobre 1971, canonizzato da Giovanni Paolo II il 10 ottobre 1982. Se questa pagina vi lascia una cosa sola, lasci questa: dentro una chiesa piena di marmi e di ori, l'evento più grande è stato un ragazzo che si è inginocchiato per farsi prete.
Giacomo Puccini, per interposta persona. Non risulta che Puccini abbia mai messo piede qui, ma ci ha mandato Floria Tosca, Mario Cavaradossi, Cesare Angelotti e il barone Scarpia, e da centoventisei anni la Basilica Sant'Andrea della Valle è anche il posto dove finisce il primo atto con il Te Deum e Scarpia che canta sopra il coro. È la scena più potente che sia stata scritta dentro una chiesa romana.
Papa Pio IX. Ci mise mano due volte: fece restaurare a sue spese la cappella di San Sebastiano nel 1869 e definì la sagrestia la migliore di Roma.
Cosa vedere intorno alla Basilica Sant'Andrea della Valle
Questa è una delle poche chiese di Roma dove, uscendo, avete più cose da vedere di quante ne abbiate viste dentro. E dentro ce ne sono parecchie. Vi metto in fila quello che sta a piedi, con i minuti veri, non quelli delle guide che contano in linea d'aria.
Attraversate Corso Vittorio Emanuele II sulle strisce davanti alla scalinata e in due minuti siete a Campo de' Fiori, con il mercato la mattina fino a circa mezzogiorno e la statua di Giordano Bruno al centro. Da li, altri tre minuti e c'è Galleria Spada, dove sta la galleria prospettica del Borromini: sembra lunga trenta metri, ne misura poco più di otto. È la beffa ottica più famosa del barocco romano e sta a duecento metri da qui.
Dall'altra parte, verso nord, cinque minuti scarsi e siete a Piazza Navona con la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini al centro. Sotto la piazza, all'altezza di via di Tor Sanguigna, si scende negli scavi dello Stadio di Domiziano: è li che si capisce perché la piazza ha quella forma allungata. Non è una piazza barocca, è uno stadio del 86 dopo Cristo con i palazzi costruiti sopra le gradinate.
A metà strada fra la basilica e Piazza Navona c'è San Luigi dei Francesi, e dentro San Luigi c'è la Cappella Contarelli con i tre Caravaggio dedicati a San Matteo. Ingresso libero, monetina per la luce, e vi consiglio di andarci prima delle dieci del mattino o tardo pomeriggio, altrimenti c'è la fila davanti alla cappella. Il mio giro preferito è proprio questo: Sant'Andrea della Valle per la cupola, San Luigi per Caravaggio, e in mezzo il caffè.
Sempre a due passi, in via della Dogana Vecchia dietro il Senato, si prende per il Pantheon (otto minuti a piedi da qui) e per Santa Maria sopra Minerva, l'unica chiesa gotica di Roma, con il Cristo di Michelangelo e l'elefantino del Bernini in piazza. Se invece scendete verso il Tevere per via dei Banchi Vecchi arrivate a San Giovanni dei Fiorentini, la chiesa dove Carlo Maderno, lo stesso che ha alzato la cupola qui, è sepolto.
Sul lato est, verso Largo di Torre Argentina, cinquecento metri di Corso Vittorio e siete a Largo Argentina, area sacra di quattro templi repubblicani, aperta alle visite dal giugno 2023 con la passerella. Dentro c'è anche il santuario dei gatti, che è una cosa serissima e romanissima. Sulla strada, all'angolo con via del Sudario, alzate gli occhi e cercate la zuppiera: è la fontana a forma di zuppiera che quasi nessuno nota mentre corre a prendere l'autobus.
Due musei piccoli e vicinissimi che la gente salta sempre: il Museo Barracco di scultura antica, dentro la Piccola Farnesina in Corso Vittorio a centocinquanta metri, e il Museo di Roma a Palazzo Braschi, all'angolo di Piazza Navona. Il Barracco lo consiglio a chi ha un'ora e non vuole folla. C'è poi Sant'Ivo alla Sapienza con la lanterna a spirale del Borromini, aperta con orari ridottissimi, quindi controllate prima di incamminarvi.
Se volete restare sul tema delle chiese grandi, San Lorenzo in Lucina sta a un quarto d'ora buono verso il Corso, e San Clemente è dall'altra parte della città, vicino al Colosseo, ma vale il viaggio per i tre livelli sovrapposti. Sono altre due pagine di questo sito.
La Basilica Sant'Andrea della Valle con i bambini
Vi dico la verità: una chiesa barocca con i bambini piccoli dura otto minuti, non di più. Però qui avete tre carte da giocare e funzionano.
La prima è l'angelo con una sola ala sulla facciata. Fatelo cercare a loro. Sta a sinistra guardando la chiesa, e quando lo trovano e capiscono che dall'altra parte non c'è niente la storia si racconta da sola. La seconda è la cupola: mettetevi sotto, all'incrocio del transetto, con la testa all'insù. Sono settantuno metri e settantasei sopra di voi e gli occhi dei bambini lo registrano meglio di qualunque spiegazione. La terza è Tosca. Se hanno visto anche solo uno spezzone del film o un cartone dove qualcuno canta, dire loro che qui dentro un pittore ha nascosto un evaso è un aggancio che regge.
Il passeggino entra senza problemi: c'è la scalinata davanti, ma sul fianco di piazza Vidoni l'accesso è più comodo. Bagno pubblico dentro la chiesa non c'è, quindi organizzatevi prima; i bar di Corso Vittorio sono a trenta metri. Non ci sono cose da toccare, non c'è bookshop per bambini, non c'è audioguida. È una chiesa parrocchiale, non un museo attrezzato, e questo va detto prima e non dopo.
Accessibilità e regole pratiche della Basilica Sant'Andrea della Valle
La scalinata frontale su Corso Vittorio ha una serie di gradini che per una carrozzina sono un problema. L'ingresso laterale dal lato di piazza Vidoni è quello da tentare, ed è quello che vedo usare da chi ha difficoltà motorie. Dentro, la navata è piana e larga e ci si muove bene; le cappelle laterali hanno uno o due gradini ciascuna. Non ho trovato oggi, su nessuna fonte ufficiale, una scheda accessibilità della basilica: quindi non vi do garanzie che non posso dare. Se avete bisogno di certezze telefonate al 06 6861339 e chiedete.
Regole di buon senso che qui valgono davvero: è una chiesa aperta al culto e le messe non sono uno sfondo. Se entrate durante una funzione, restate in fondo e non girate per le cappelle. Spalle coperte e ginocchia coperte, come in tutte le chiese di Roma, e vale anche a luglio con trentotto gradi. Le foto senza flash e senza treppiede sono tollerate, i video con la luce accesa no. Il cellulare silenzioso. Cani non ammessi, salvo cani guida.
Ultima cosa pratica, poco romantica ma utile: l'ingresso è gratuito e nessuno vi venderà un biglietto. Se qualcuno davanti alla chiesa vi propone un ticket o un "salta fila" per Sant'Andrea della Valle, è una truffa. Qui non esiste biglietto, non esiste prenotazione, non esiste tornello.
Cosa ho corretto rispetto alla vecchia versione di questa pagina
Metto tutto in fila, perché la trasparenza vale più della bella figura. Questa pagina l'avevo scritta anni fa e diverse cose non stavano in piedi.
L'altezza della cupola. La vecchia versione di questa pagina diceva ottanta metri: il dato corretto, ve lo chiarisco, secondo il sito ufficiale della basilica è 71,76 metri dal pavimento alla stella di bronzo in cima alla croce. Il diametro non è sedici metri tondi ma 16,61.
Il primato della cupola. La vecchia versione diceva che è la seconda di Roma, seguita da quella dell'EUR. Qui non c'è un dato corretto da darvi, c'è un disaccordo fra fonti che ho già dichiarato nel capitolo sulla cupola: il sito della basilica la dice la più grande dopo San Pietro, cultura.gov.it la dice terza per altezza dopo San Pietro e i Santi Pietro e Paolo all'EUR, la Wikipedia inglese la dice terza per ampiezza dopo San Pietro e il Pantheon. Controllate voi quale metro vi interessa, altezza o diametro, perché è li che nasce la confusione.
Le date dell'affresco del Lanfranco. La vecchia versione diceva 1621-1625. Il sito ufficiale della basilica indica 4 agosto 1626 come inizio e 9 febbraio 1628 come fine. La Wikipedia inglese dice 1625-1628. Le ho dichiarate tutte e tre nel capitolo dedicato, senza sceglierne una.
Le date della facciata. La vecchia versione di questa pagina si contraddiceva da sola, scrivendo in un punto 1655-1663 e in un altro 1655-1665. Il sito ufficiale indica 1661-1667, con l'iscrizione MDCLXV cioè 1665 sulla trabeazione; cultura.gov.it scrive 1655-65; la Wikipedia inglese 1655-1663. Contraddizione dichiarata, non risolta.
Le statue sopra il portale. La vecchia versione le assegnava a Cosimo Fancelli. Il sito ufficiale della basilica scrive Giovanni Antonio Fancelli, 1619-1671. Sono due scultori diversi e nessuna delle due fonti spiega l'altra: ve lo segnalo come questione aperta.
I monumenti dei due papi Piccolomini. La vecchia versione diceva che furono portati qui nel XVI secolo. Il sito ufficiale indica il trasferimento nel 1614-15 sotto Paolo V, e turismoroma.it il 1614. I corpi arrivarono il 6 gennaio 1623, sotto Gregorio XV, di notte e senza cerimonia. E i sarcofagi che vedete oggi sono vuoti: i corpi furono ritrovati nel 1758, risepolti, e da allora non sono più stati identificati.
La data del monumento di Pio II. La vecchia versione scriveva 1475. Il riferimento che ho letto oggi lo colloca intorno al 1470, opera di Paolo Tacconi detto Paolo Romano.
L'inizio dei lavori. La vecchia versione, e con lei la scheda di cultura.gov.it, indica il 1590. Il sito ufficiale della basilica e turismoroma.it indicano il 1591. Un anno di scarto, dichiarato.
Le date del Domenichino nei pennacchi. La vecchia versione diceva 1621-1628. Il sito ufficiale indica dicembre 1622 come inizio e febbraio 1628 come fine.
Il trittico dell'abside. La vecchia versione elencava Crocifissione, Martirio e Sepoltura di sant'Andrea. Il sito ufficiale descrive il pannello di sinistra come Sant'Andrea issato sulla croce, che non è esattamente la stessa scena.
Le campane. La vecchia versione dava Fa3, Si3, Do diesis 4, Re4. La voce italiana di Wikipedia oggi elenca Fa3, Si bemolle 3, Do4, Re4, fuse in epoche diverse. Nessuna fonte ufficiale conferma né l'una né l'altra: ve le do entrambe e vi dico che il dato non è verificato.
La cappella Barberini. La vecchia versione attribuiva le sculture a Pietro e Gian Lorenzo Bernini. Il sito ufficiale attribuisce il San Giovanni Battista al solo Pietro Bernini e non nomina il figlio. Questione aperta, dichiarata.
La spinta dal ponteggio. La vecchia versione raccontava come fatto che il Lanfranco, o i suoi, avessero fatto cadere il Domenichino dall'impalcatura. Oggi ve la ridico per quello che è: una tradizione biografica del Seicento, riportata dalle vite degli artisti, che nessuna fonte ufficiale letta oggi conferma.
I biglietti. La vecchia versione di questa pagina metteva santandrea.teatinos.org sotto la voce Biglietti. Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che quello è il sito ufficiale della basilica e che qui non si paga niente: ingresso libero, nessun biglietto, nessuna prenotazione.
Tre cose che ho tenuto ma che non ho potuto verificare oggi: l'origine del nome di piazza di Siena, il funerale del cardinale Enrico Benedetto Stuart nel 1807 e le note sulle riprese cinematografiche e televisive degli anni Settanta e Novanta. Erano nella vecchia pagina, le ho lasciate perché la regola è riraccontare tutto, ma nessuna fonte ufficiale letta oggi me le conferma e ve lo scrivo qui invece di farvele passare per certe.
Domande veloci su Basilica Sant'Andrea della Valle
Quanto costa entrare nella Basilica Sant'Andrea della Valle?
Niente. L'ingresso è libero e gratuito, non c'è biglietteria, non c'è intero e ridotto, non c'è contributo obbligatorio. Se qualcuno vi vende un ticket per entrare qui, vi sta imbrogliando.
Che orari fa la Basilica Sant'Andrea della Valle?
Qui le fonti non vanno d'accordo e ve lo dico chiaro invece di sceglierne una. Il sito ufficiale della basilica indica lunedi-sabato 15.00-19.30 e domenica 8.30-19.30. La scheda di cultura.gov.it indica lunedi-domenica 7.30-19.30. Prima di attraversare mezza Roma telefonate al 06 6861339.
Serve prenotare per visitare la Basilica Sant'Andrea della Valle?
No. Non esiste prenotazione, non esiste fascia oraria, non esiste salta fila. Si entra dalla porta.
Dove si trova esattamente la Basilica Sant'Andrea della Valle?
Su Corso Vittorio Emanuele II, all'altezza di piazza Vidoni, rione Sant'Eustachio, 00186 Roma. Anche qui le fonti divergono sull'indirizzo formale: il sito ufficiale scrive Corso Vittorio Emanuele II, turismoroma.it e cultura.gov.it scrivono Piazza Vidoni 6. È lo stesso edificio, cambia il lato da cui lo si indirizza.
Come si arriva alla Basilica Sant'Andrea della Valle con i mezzi?
Non c'è metropolitana che serva questa zona, ed è la prima cosa da sapere. Ci si arriva con i bus di Corso Vittorio Emanuele II, che ha una fermata proprio davanti alla chiesa. I numeri delle linee non ve li scrivo perché oggi non sono riuscito a verificarli su una fonte ufficiale: le pagine di atac.roma.it che ho provato non rispondevano. Controllate sull'app Atac o su atac.roma.it il giorno stesso, perché su Corso Vittorio i percorsi cambiano spesso per cantieri e manifestazioni.
Quanto tempo ci vuole per visitare la Basilica Sant'Andrea della Valle?
Venti minuti se guardate cupola, pennacchi e abside. Un'ora abbondante se fate le cappelle una per una e vi fermate davanti ai due sepolcri dei Piccolomini. Io ci metto sempre più del previsto, perché la cupola non si smette di guardare.
Si possono fare fotografie dentro la Basilica Sant'Andrea della Valle?
Foto senza flash, sì. Flash, treppiede e video con luci, no. E non durante le messe.
Quanto è alta la cupola della Basilica Sant'Andrea della Valle?
71,76 metri dal pavimento alla stella di bronzo sopra la croce, secondo il sito ufficiale della basilica. Il diametro interno è 16,61 metri. La vecchia versione di questa pagina diceva ottanta metri e sedici: era sbagliato.
È vero che è la cupola più grande di Roma dopo San Pietro?
Dipende da cosa misurate e da chi leggete. Il sito della basilica dice che dopo quella di San Pietro è la più grande di Roma. Cultura.gov.it la mette terza per altezza, dopo San Pietro e i Santi Pietro e Paolo all'EUR. La Wikipedia inglese la mette terza per ampiezza dopo San Pietro e il Pantheon. Tre fonti, tre classifiche. Ve le do tutte.
Chi ha affrescato la cupola della Basilica Sant'Andrea della Valle?
Giovanni Lanfranco, con l'Assunzione della Vergine. Sulle date c'è disaccordo: il sito ufficiale scrive 4 agosto 1626 - 9 febbraio 1628, la vecchia versione di questa pagina e altre fonti scrivono 1621-1625, la Wikipedia inglese 1625-1628.
Chi ha dipinto i pennacchi?
Domenico Zampieri detto il Domenichino, i quattro Evangelisti, secondo il sito ufficiale fra dicembre 1622 e febbraio 1628. Sono gli stessi anni in cui il Lanfranco lavorava sopra di lui, ed è da li che nasce la rivalità più raccontata del barocco romano.
È vero che il Domenichino fu spinto giù dal ponteggio?
È una storia che si racconta dal Seicento e che sta nelle biografie degli artisti. Nessuna fonte ufficiale che ho letto oggi la conferma. Io ve la racconto come leggenda d'ambiente, non come cronaca.
Perché l'angelo della facciata ha una sola ala?
Perché è l'unico dei due angeli previsti che fu realizzato, opera di Ercole Ferrata. La battuta romana dice che papa Alessandro VII si lamentò del costo e lo scultore rispose che l'altro glielo avrebbe fatto il suo successore. Aneddoto, non documento: l'ala mancante invece è li da vedere e quella è verissima.
Chi ha progettato la Basilica Sant'Andrea della Valle?
Il progetto parte da Giacomo della Porta e Pier Paolo Olivieri, prosegue con Carlo Maderno che alza la cupola nel 1622, e la facciata la chiude Carlo Rainaldi. L'anno di inizio dei lavori è 1590 secondo cultura.gov.it e la vecchia versione di questa pagina, 1591 secondo il sito ufficiale e turismoroma.it.
Di chi è la chiesa oggi?
Dei Chierici Regolari Teatini, l'ordine fondato da san Gaetano Thiene e da Gian Pietro Carafa, il futuro papa Paolo IV. È la loro chiesa madre a Roma.
La Basilica Sant'Andrea della Valle è una basilica minore?
Sì. Ed è anche sede di titolo cardinalizio.
Perché Tosca inizia nella Basilica Sant'Andrea della Valle?
Perché il libretto di Giacosa e Illica, dal dramma di Sardou, ambienta qui il primo atto: Cesare Angelotti evaso si nasconde nella cappella Attavanti, Cavaradossi dipinge, Scarpia arriva e il Te Deum chiude l'atto. La prima assoluta fu al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900.
Esiste davvero la cappella Attavanti?
No. La famiglia Attavanti e la sua cappella sono un'invenzione del dramma. Le cappelle della basilica sono altre e hanno altri nomi: Ginnetti, Strozzi, Barberini, San Sebastiano, Madonna della Purità.
Cosa c'è di Michelangelo nella Basilica Sant'Andrea della Valle?
Nella cappella Strozzi ci sono tre bronzi derivati da modelli di Michelangelo: la Pietà e le due statue di Lia e Rachele. Sono copie in bronzo, non originali marmorei, e questo va detto. Resta una delle cose più notevoli della chiesa e quasi nessuno ci si ferma.
Chi è sepolto nella Basilica Sant'Andrea della Valle?
I monumenti funebri di due papi Piccolomini, Pio II e Pio III, trasferiti qui da San Pietro. I sarcofagi che vedete sono vuoti: i corpi furono ritrovati nel 1758 e risepolti, e da allora non sono più stati ritrovati.
C'è qualcosa di Goya nella Basilica Sant'Andrea della Valle?
Sì, ed è la cosa più strana della chiesa. Sul tamburo della cupola c'è una firma incisa attribuita a Francisco Goya, ritrovata nell'aprile del 1999 durante i lavori. Non la vedete dal basso: sta li dove arrivano solo i restauratori.
La Basilica Sant'Andrea della Valle è accessibile in carrozzina?
La scalinata frontale è un ostacolo serio. L'accesso laterale dal lato di piazza Vidoni è quello praticabile. Dentro la navata è piana, le cappelle hanno gradini. Non ho trovato oggi una scheda ufficiale di accessibilità: per certezze chiamate il 06 6861339.
Si celebrano messe nella Basilica Sant'Andrea della Valle?
Sì, è una chiesa aperta al culto con celebrazioni regolari. Gli orari delle messe cambiano fra periodo ordinario ed estate: guardateli sul sito ufficiale o sul cartello all'ingresso, che è sempre la fonte più aggiornata.
Ci si sposa nella Basilica Sant'Andrea della Valle?
È una parrocchia, quindi sì, ma le condizioni e le disponibilità le dà solo la parrocchia. Telefono 06 6861339.
Si può salire sulla cupola della Basilica Sant'Andrea della Valle?
No. Non esiste una visita alla cupola aperta al pubblico come a San Pietro. La cupola si guarda dal basso, all'incrocio del transetto.
Quando è meglio andare alla Basilica Sant'Andrea della Valle?
Tardo pomeriggio, quando la luce entra dai finestroni del tamburo e l'Assunzione del Lanfranco smette di essere una superficie e diventa profondità. La mattina presto la chiesa è più vuota ma la cupola è più spenta.
C'è bagno dentro la Basilica Sant'Andrea della Valle?
Non c'è un servizio pubblico. I bar di Corso Vittorio Emanuele II sono a pochi metri.
Fa freddo dentro la Basilica Sant'Andrea della Valle?
D'inverno sì, e non poco: è un volume enorme senza riscaldamento vero. D'estate invece è uno dei posti più freschi di Corso Vittorio, ed è il motivo per cui in agosto la gente entra e resta seduta dieci minuti in più del previsto.
Quanto dista la Basilica Sant'Andrea della Valle da Piazza Navona?
Cinque minuti a piedi scarsi, verso nord. Da Campo de' Fiori due minuti, dall'altra parte del Corso.
Quanto dista dal Pantheon?
Circa otto minuti a piedi, passando per Sant'Eustachio.
Si può visitare la sagrestia?
La sagrestia non è parte del percorso libero. Quando è aperta vale la deviazione: Pio IX la definì la migliore di Roma e non era uno che faceva complimenti a caso.
C'è un bookshop o un'audioguida?
No. Niente bookshop, niente audioguida, niente pannelli multilingue. È una chiesa parrocchiale, non un museo attrezzato, e conviene saperlo prima.
Cani ammessi?
No, salvo cani guida.
Come ci si veste per entrare?
Spalle e ginocchia coperte. Vale tutto l'anno, anche ad agosto.
Che differenza c'è fra la Basilica Sant'Andrea della Valle e le altre chiese barocche di Roma?
Che qui il barocco è tutto sopra la testa. Nella maggior parte delle chiese romane le cose da guardare sono alle pareti, nelle cappelle, negli altari. Qui il pezzo forte è la volta della cupola con il Lanfranco e i quattro pennacchi del Domenichino, e per vederli si sta in piedi al centro con il collo piegato all'indietro. È un'esperienza fisica diversa.
Vale la pena andarci se ho poco tempo a Roma?
Se avete tre giorni e non ci siete mai stati, mettetela nel tragitto fra Campo de' Fiori e Piazza Navona: costa dieci minuti e non costa un euro. Se avete un giorno solo, no, andate al Pantheon e a San Pietro. Ve lo dico da romano e senza girarci intorno.
Chiudo da romano
Su Corso Vittorio ci sono passato migliaia di volte in autobus e per anni la Basilica Sant'Andrea della Valle è stata per me solo la fermata dopo Largo Argentina. Poi un pomeriggio di luglio sono entrato per il fresco, mi sono seduto al centro e ho alzato la testa. Da allora ci torno un paio di volte l'anno e mi metto sempre nello stesso punto.
Questa pagina l'ho riscritta da capo perché quella vecchia aveva numeri sbagliati e li aveva da troppo tempo. Ottanta metri di cupola invece di 71,76, date del Lanfranco che non tornavano, i sarcofagi dei papi dati per pieni quando sono vuoti, un sito ufficiale spacciato per biglietteria di una chiesa che non fa biglietti. Correggere costa poco, lasciare l'errore online costa la faccia. Dove le fonti ufficiali si contraddicono, e su questa basilica si contraddicono parecchio, non ho scelto io per voi: ve le ho messe in fila tutte e due e vi ho detto di chiamare il 06 6861339 prima di partire.
Se ci andate, fate così: entrate, non guardate niente per i primi trenta secondi, arrivate all'incrocio del transetto, e solo li alzate gli occhi. Poi tornate indietro con calma e fate le cappelle. La Basilica Sant'Andrea della Valle si racconta meglio al contrario.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.


