Chiesa di San Luigi dei Francesi
Chiesa di San Luigi dei Francesi, Piazza di San Luigi dei Francesi, rione Sant'Eustachio, 00186 Roma. Ingresso libero: è una chiesa, non si paga nessun biglietto e non serve prenotare, e lo scrive la parrocchia stessa sulla pagina degli orari di visita, letta oggi, primo agosto 2026, con parole che riporto: è una chiesa, l'ingresso non è quindi a pagamento, nessun biglietto è richiesto. Telefono +39 06 688271, email saintlouis.rome@gmail.com, sito ufficiale saintlouis-rome.net. Orari di visita secondo il sito ufficiale della parrocchia: da lunedì a venerdì 9.30-12.45 e 14.30-18.15, sabato 9.30-12.00 e 14.30-18.30, domenica 12.00-12.45 e 14.30-18.30, e il mattino di ogni primo mercoledì del mese la chiesa resta chiusa. Attenzione però, perché qui le fonti ufficiali non dicono la stessa cosa e ve lo metto in cima invece che nasconderlo in fondo: la scheda di cultura.gov.it, letta anch'essa oggi, indica lunedì-mercoledì 10.00-19.00, giovedì chiuso, venerdì-domenica 10.00-19.00. Sono due orari completamente diversi, con un giorno di chiusura che nell'una non esiste e nell'altra sì. Io non scelgo per voi: se avete un solo pomeriggio a Roma e la Chiesa di San Luigi dei Francesi è il motivo per cui attraversate il centro, telefonate allo 06 688271 la mattina stessa. La metropolitana in questa zona non arriva, e i numeri delle linee di superficie che passano su Corso del Rinascimento oggi non ho potuto verificarli su una fonte ufficiale, quindi non ve li invento: ci si arriva a piedi, ed è il modo giusto comunque.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Questa pagina l'avevo scritta anni fa in poche righe e la riscrivo da capo oggi, controllando dato per dato sul sito ufficiale della parrocchia di Saint-Louis-des-Français, sulla scheda del Ministero della Cultura e sulle voci enciclopediche italiana e inglese. Ho trovato imprecisioni nella vecchia versione, e ve le dichiaro tutte dentro la pagina, una per una, nel punto in cui l'argomento salta fuori e poi di nuovo tutte insieme in un capitolo apposta. Una premessa di metodo che vale per tutto quello che segue: la Chiesa di San Luigi dei Francesi è famosa nel mondo per tre tele di Caravaggio, e quelle tre tele hanno una pagina tutta loro su questo sito. Qui parlo della chiesa: di come è nata, di chi l'ha pagata, di che cosa ci si vede oltre alla Cappella Contarelli, di chi ci è sepolto dentro, dell'organo, della messa in francese e di come si visita senza fare la figura del turista maleducato. Per il capitolo lungo sui tre Caravaggio andate su Cappella Contarelli, che è la scheda dedicata.

Dove si trova e come si arriva alla Chiesa di San Luigi dei Francesi
La Chiesa di San Luigi dei Francesi sta in una piazzetta che porta il suo nome, incastrata fra Corso del Rinascimento e via della Dogana Vecchia, dentro il rione Sant'Eustachio. È il quadrilatero più denso di Roma: da una parte piazza Navona, dall'altra il Pantheon, in mezzo Palazzo Madama che è la sede del Senato della Repubblica e che con la chiesa condivide praticamente il muro. Se state a piazza Navona, uscite dal lato est, quello dove c'è la fontana con l'obelisco alle spalle, attraversate Corso del Rinascimento e in due minuti ci siete. Se venite dal Pantheon, prendete via Giustiniani e camminate cinque minuti scarsi.
L'indirizzo che la parrocchia scrive sul proprio sito è Piazza di San Luigi dei Francesi, 00186 Roma, senza numero civico, e anche la scheda del Ministero della Cultura lo riporta senza civico, nella forma Piazza di San Luigi de Francesi. La vecchia versione di questa pagina scriveva Piazza di S. Luigi de' Francesi: non è un errore vero e proprio, è una grafia più antica che si trova ancora sulle targhe e nei documenti, ma la parrocchia oggi scrive dei Francesi e io mi allineo alla parrocchia. Se cercate il posto con il telefono in mano, la piazza è piccola e il portale è uno solo, quello grande al centro della facciata: non potete sbagliarvi, perché la facciata di travertino occupa tutto un lato della piazza e non c'è nient'altro che le somigli.
Sui mezzi pubblici sono costretto a essere onesto invece che utile. Le linee di superficie che servono Corso del Rinascimento e Corso Vittorio Emanuele II cambiano spesso, e oggi non sono riuscito a leggerne l'elenco aggiornato su una fonte ufficiale: la pagina dei percorsi di Atac che ho provato a consultare non risponde, e il sito di Roma Servizi per la Mobilità in home page non pubblica gli elenchi per via. Quindi non vi scrivo numeri di autobus a memoria. Il numero verde della mobilità romana è 06.57003, attivo secondo il sito da lunedì a venerdì dalle 8 alle 18, e il calcolo percorso sta sul portale di Roma Servizi per la Mobilità. Quello che vi posso dire da romano è che la metropolitana in questo pezzo di centro storico non esiste: nessuna linea passa fra piazza Navona e il Pantheon, e non è un caso, sotto ci sono duemila anni di stratificazione. Chi scende alla metro A e viene a piedi cammina venti minuti buoni. Chi arriva a largo Argentina, che è il nodo di superficie più grosso della zona, cammina dieci minuti e passa davanti a mezza Roma barocca.
Un consiglio pratico che vale più di un numero di autobus: arrivate alla Chiesa di San Luigi dei Francesi da via della Scrofa e non da Corso del Rinascimento. Corso del Rinascimento è una strada di traffico, larga, ventosa, con i pullman del Senato in doppia fila. Via della Scrofa e via della Dogana Vecchia sono strette, in ombra, con le botteghe, e vi sbucano addosso alla piazza di lato: la facciata ve la trovate davanti tutta insieme, in scorcio, invece di vederla arrivare da lontano. È la differenza fra entrare in un posto e capitarci dentro.
Orari, biglietti e regole di visita della Chiesa di San Luigi dei Francesi
Ripeto gli orari perché sono la cosa che vi fa perdere o guadagnare il pomeriggio. Il sito ufficiale della parrocchia, alla pagina degli orari di visita consultata oggi, scrive: da lunedì a venerdì 9.30-12.45 e 14.30-18.15; sabato 9.30-12.00 e 14.30-18.30; domenica 12.00-12.45 e 14.30-18.30. E aggiunge una riga che quasi nessuno legge e che rovina i programmi di parecchia gente: il mattino di ogni primo mercoledì del mese la chiesa è chiusa. Segnatevela. Se il vostro unico mattino a Roma è il primo mercoledì del mese, la Chiesa di San Luigi dei Francesi non ve la fanno vedere prima delle 14.30.
La stessa pagina avverte che gli orari possono cambiare in occasione di eventi particolari, e che la chiesa è prima di tutto un luogo dedicato alla preghiera. Non è una formula di rito: significa che se arrivate alle 18.10 di un giovedì e dentro c'è una celebrazione, la Cappella Contarelli non ve la fanno guardare con la torcia del telefono. Significa anche che se entrate durante la messa delle 19 e vi mettete a fotografare, qualcuno vi dice qualcosa, e ha ragione lui.
La contraddizione fra le fonti la ripeto perché è seria. La scheda del Ministero della Cultura su cultura.gov.it, letta oggi, dà orari continuati 10.00-19.00 da lunedì a mercoledì e da venerdì a domenica, con il giovedì chiuso. Il sito della parrocchia dà orari spezzati con la pausa pranzo e non nomina nessuna chiusura settimanale, ma nomina la chiusura del primo mercoledì mattina. Le due versioni non sono conciliabili. Io, dovendo scommettere, do più peso a chi tiene le chiavi, cioè alla parrocchia: ma non vi dico che l'altra fonte sbaglia, vi dico che sono diverse e che il numero da chiamare è 06 688271. Stessa storia per l'indirizzo email: il sito della parrocchia pubblica saintlouis.rome@gmail.com, la scheda ministeriale pubblica contact@saintlouis-rome.net. Se dovete scrivere per una visita di gruppo, provate con quello della parrocchia.
Sulle visite di gruppo il sito ufficiale dice due cose utili. La prima: durante gli orari di apertura si possono chiedere visite guidate con i sacerdoti della comunità. La seconda: per visite private fuori dagli orari di apertura bisogna contattare direttamente la parrocchia. La pagina dei contatti indica che il centro pastorale risponde in settimana dalle 9 alle 10 o dalle 14 alle 15, e il giovedì pomeriggio fra le 14 e le 19, per le richieste di visita dei gruppi. Se portate una classe o un gruppo parrocchiale, telefonate in quelle fasce e non alle nove di sera.
Una cosa che il sito della parrocchia menziona e che ho letto oggi: sono disponibili audioguide in francese, inglese e italiano da attivare con il telefono. Non ho potuto provarle e non so se il servizio funzioni in ogni momento, quindi ve lo giro come informazione della parrocchia e non come mia raccomandazione verificata. Se ci contate, portatevi gli auricolari: ascoltare una guida a volume alto dentro la Chiesa di San Luigi dei Francesi mentre qualcuno prega è esattamente il comportamento che fa chiudere le chiese ai turisti.
Sulla monetina per la luce della Cappella Contarelli non scrivo cifre. È il dato che tutte le guide riportano in modo diverso e che cambia senza preavviso, e oggi non l'ho trovato scritto su nessuna fonte ufficiale che ho potuto leggere. Andateci con delle monete in tasca e non pensateci più: è la spesa più redditizia che farete a Roma, qualunque sia l'importo.

Perché a Roma esiste una chiesa nazionale dei francesi
La Chiesa di San Luigi dei Francesi è la chiesa nazionale della Francia a Roma. Non è un modo di dire e non è folklore: è uno status giuridico e patrimoniale che dura da secoli e che ha conseguenze concrete su chi paga il restauro dei Caravaggio, su chi decide gli orari, su chi celebra la messa e in che lingua. La scheda del Ministero della Cultura letta oggi lo scrive in una riga: è la chiesa nazionale dei francesi di Roma dal 1589.
Il meccanismo delle chiese nazionali è una delle cose che spiega Roma meglio di mille pagine di storia. Nella città del papa ogni nazione cattolica ha voluto la sua chiesa, con il suo santo, la sua lingua, il suo ospizio per i pellegrini e il suo cimitero. Gli spagnoli hanno la loro, i tedeschi la loro, i portoghesi, i polacchi, gli inglesi, i lorenesi, i bretoni. E i francesi hanno la Chiesa di San Luigi dei Francesi, dedicata a Luigi IX, il re crociato canonizzato nel Duecento, che nel nome italiano diventa semplicemente San Luigi. Chi visita queste chiese in fila capisce che il centro di Roma è una specie di quartiere diplomatico del Cinquecento, dove ogni potenza europea ha piantato una bandiera fatta di travertino.
La gestione, oggi, fa capo ai Pieux Établissements de la France à Rome et Lorette, la fondazione che amministra il patrimonio francese in città. Sul sito ufficiale, alla pagina dedicata alla presenza francese a Roma letta oggi, si legge che il coro e l'orchestra dei Pieux Établissements danno concerti regolari alla Chiesa di San Luigi dei Francesi e alla Trinità dei Monti sotto il nome di Capella Ludovicea. La stessa pagina elenca la costellazione di istituzioni francesi che ruota attorno a questa parrocchia: il Seminario Pontificio Francese fondato nel 1853, l'Institut Français Centre Saint-Louis fondato nel 1945 dall'ambasciatore e filosofo Jacques Maritain, il liceo francese Chateaubriand con circa 1.500 studenti, l'Institut International Saint-Dominique con circa 300 studenti, l'ambasciata di Francia presso la Santa Sede e l'associazione Rome Accueil nata nel 1986. La pagina fa riferimento a cinque chiese francesi a Roma. Non ne elenca esplicitamente i nomi nel testo che ho letto oggi, quindi non ve li scrivo tutti come se fossero certi: quello che è certo è che la Chiesa di San Luigi dei Francesi è la principale, ed è quella dove si celebra la messa domenicale della comunità.
La mia opinione, e la dico netta: questa è la chiave che quasi tutti i turisti perdono. La gente entra alla Chiesa di San Luigi dei Francesi, guarda i tre Caravaggio per undici minuti ed esce, convinta di avere visitato un museo con l'ingresso gratis. Non è un museo. È l'ambasciata spirituale di un paese straniero, dentro Roma, da più di quattrocento anni, con la sua lingua, il suo liceo, la sua biblioteca e i suoi morti. Le tele di Caravaggio stanno lì dentro perché un cardinale francese le ha pagate, e stanno ancora lì perché quel paese non se le è mai portate via. Questo è il pezzo di storia che vale il viaggio, e non lo racconta nessuna audioguida.
La fondazione della Chiesa di San Luigi dei Francesi, dal 1518 alla consacrazione del 1589
Prima della Chiesa di San Luigi dei Francesi che vedete oggi, i francesi di Roma avevano una cappella piccola, in un'altra posizione. Le voci enciclopediche italiana e inglese che ho letto oggi raccontano lo stesso passaggio con parole diverse: la comunità francese possedeva una cappella dalle parti di Sant'Andrea della Valle e verso la fine del Quattrocento la scambiò con altri beni dell'abbazia di Farfa per potersi costruire una chiesa nazionale più grande. La versione inglese fissa al 1480 il momento in cui la famiglia Medici entra in possesso di quei terreni, e dice che una preesistente chiesa dedicata a Santa Maria venne riorientata alla dedicazione a San Luigi. Sul dettaglio delle date le due voci non coincidono perfettamente, e ve lo dico invece di scegliere: quello su cui concordano è che il terreno viene da Farfa e che i Medici ci mettono la mano.
Il cantiere vero parte nel 1518, e qui la vecchia versione di questa pagina aveva ragione: la fondazione si deve al cardinale Giulio de' Medici, quello che sarebbe diventato papa Clemente VII. Il dato l'ho ricontrollato oggi ed è confermato dalle fonti enciclopediche che ho consultato. Confermato anche il seguito: i lavori vanno avanti per settant'anni, con lunghe pause, e a un certo punto ci mette dei soldi Caterina de' Medici, che di suo aveva l'interesse di famiglia e quello di regina di Francia. La voce inglese dice che donò alcune proprietà nella zona per portare a termine l'opera. Settant'anni per una chiesa non sono un'anomalia romana: sono la norma, e chi ha visto quanti cantieri di questa città si sono trascinati per generazioni lo sa.
Il progetto della facciata è di Giacomo della Porta, l'esecuzione materiale è di Domenico Fontana, e su questo tutte le fonti che ho letto oggi vanno d'accordo, compresa la vecchia versione di questa pagina che scriveva completata nel 1589 da Domenico Fontana, su disegno di Giacomo della Porta. Il dato che la vecchia versione non dava, e che aggiungo, è la data esatta della consacrazione: 8 ottobre 1589, per mano del cardinale François de Joyeuse, protettore di Francia presso la Santa Sede. Lo riporta la voce enciclopedica inglese letta oggi. Settantun anni dopo la posa dei lavori.
Vale la pena fermarsi un secondo su quei due nomi, perché non sono due artigiani qualsiasi. Giacomo della Porta è l'uomo che ha chiuso la cupola di San Pietro con Domenico Fontana, e Domenico Fontana è l'ingegnere che ha alzato l'obelisco in piazza San Pietro nel 1586, tre anni prima della consacrazione della Chiesa di San Luigi dei Francesi. Cioè: la chiesa nazionale dei francesi se la sono fatta finire dalla squadra tecnica più forte che Roma avesse in quel momento, gli stessi che stavano montando i pezzi grossi del papato di Sisto V. Non è dettaglio da eruditi, è la misura di quanto contasse la Francia a Roma alla fine del Cinquecento.
La facciata della Chiesa di San Luigi dei Francesi, letta riga per riga
La facciata della Chiesa di San Luigi dei Francesi è tutta di travertino, tardo rinascimentale, e occupa un lato intero della piazza. È divisa in cinque campate da lesene, ha tre portali, si chiude in alto con un timpano triangolare che porta lo stemma di Francia, e ospita quattro statue. La vecchia versione di questa pagina descriveva esattamente così, e su questo aveva ragione: ampia facciata tardo rinascimentale, sormontata da un timpano triangolare con lo stemma di Francia, rivestita di travertino, ripartita da lesene in cinque campate, con tre portali.
Le quattro statue raffigurano Carlo Magno, Luigi IX di Francia, Santa Clotilde e Santa Giovanna di Valois. Il dato è confermato dalla voce enciclopedica inglese letta oggi, che le descrive come statue che richiamano la storia nazionale francese. Ed è un programma politico scolpito nella pietra: Carlo Magno, cioè l'impero; Luigi IX, cioè il re santo e la crociata; Clotilde, cioè la regina che porta il marito Clodoveo al battesimo e quindi la conversione dei Franchi; Giovanna di Valois, cioè la santa di casa reale, figlia di Luigi XI. Quattro figure, quattro modi di dire la stessa frase: la Francia è cattolica da sempre e per diritto proprio. Nel 1589, con le guerre di religione francesi che ancora bruciavano, quella facciata era un manifesto.
Sull'attribuzione delle statue devo fare una precisazione onesta. La vecchia versione di questa pagina scriveva statue di Pierre Lestache (1758). Oggi, sulle fonti che sono riuscito a leggere, l'attribuzione a Pierre Lestache e la data 1758 non le ho trovate confermate: le fonti mi confermano chi sono i quattro personaggi, non chi ha scolpito i marmi né in che anno. Non vi dico che il vecchio dato è sbagliato, perché non ho elementi per dirlo. Vi dico che oggi non l'ho potuto verificare, e quindi lo tratto come un'informazione da confermare e non come un fatto. Se lo trovate ripetuto altrove, sappiate che potrebbe derivare tutto dalla stessa fonte non controllata.
Un'osservazione da romano che ci passa davanti da cinquant'anni. La facciata della Chiesa di San Luigi dei Francesi non è bella nel senso in cui è bella la facciata di Sant'Andrea della Valle o quella del Gesù. È squadrata, un po' rigida, con quel secondo ordine che sembra appoggiato sopra il primo invece che nato con lui. Il motivo, secondo me, sta nei settant'anni di cantiere: quando l'hanno finita, il linguaggio architettonico era già cambiato due volte. Il risultato è un edificio di transizione, con un piede nel Rinascimento e uno appena dentro il Barocco che sta arrivando. Guardatela dall'angolo di via della Dogana Vecchia, di sbieco, e vi sembrerà meno rigida: di fronte, in piena luce, mostra tutte le sue giunture.
Una curiosità su Chiesa di San Luigi dei Francesi
La curiosità è che questa chiesa non è mai stata italiana. Sta nel rione Sant'Eustachio, a duecento metri dal Senato della Repubblica, e giuridicamente non è un pezzo di Roma come le altre chiese della zona: è un bene amministrato dai Pieux Établissements de la France à Rome et Lorette, l'ente francese che gestisce il patrimonio della Francia in città. Quando nella Chiesa di San Luigi dei Francesi si restaura un Caravaggio, la trattativa non passa dai canali che passano per una parrocchia romana qualunque. Quando ci si sposa, ci si sposa nella chiesa nazionale di un altro paese. Quando ci si va a messa la domenica alle 10.30, si sente parlare francese.
C'è di più, e questa parte è la mia preferita. La Chiesa di San Luigi dei Francesi ha una biblioteca. Non uno scaffale in sacrestia: una biblioteca vera, con un catalogo consultabile online, una sezione digitale e un fondo intitolato a Lesellier, tutti raggiungibili dai link che il sito ufficiale pubblica in home page e che ho aperto oggi. Sotto i vostri piedi, mentre voi state in fila davanti alla Cappella Contarelli con il telefono acceso, c'è un istituto di ricerca che studia la presenza francese a Roma da secoli. Il sito ufficiale, nella sezione multimediale, cita anche un museo, e specifica fra parentesi che non è aperto alle visite. Quindi no, non ci potete entrare, e ve lo dico prima che chiediate.
Terza curiosità, di quelle che si notano solo se ci si ferma. La Chiesa di San Luigi dei Francesi confina praticamente con Palazzo Madama, cioè con il Senato. Nei giorni di seduta, sul marciapiede fra la chiesa e il palazzo, ci sono i carabinieri, le transenne e le auto blu. Un turista giapponese esce dalla Vocazione di San Matteo e si ritrova in mezzo a un servizio d'ordine della Repubblica Italiana. Roma è fatta così: quattro secoli e mezzo di storia francese, un capolavoro assoluto della pittura occidentale e la politica italiana di oggi stanno tutti dentro lo stesso incrocio di cinquanta metri per cinquanta.

Com'è fatta dentro la Chiesa di San Luigi dei Francesi
L'interno della Chiesa di San Luigi dei Francesi è a tre navate. Le navate sono scandite da arcate massicce separate da pilastri, ai lati ci sono cinque cappelle per parte, in fondo un presbiterio profondo, sopra una volta a botte elaborata. Anche questa descrizione la prendo dalla vecchia versione di questa pagina, perché era corretta e la regola di casa è che quello che è giusto non si butta: si ricontrolla e si racconta di nuovo.
Quello che la vecchia versione non diceva, e che cambia parecchio il modo di guardare la chiesa, è che l'interno che vedete oggi non è quello del Cinquecento. Le fonti enciclopediche lette oggi concordano su un punto: a metà Settecento l'interno venne rifatto su progetto dell'architetto francese Antoine Dérizet. Sulle date, però, non concordano: la voce italiana dice che il rinnovamento parte nel 1749 e i lavori proseguono fino al 1764, la voce inglese scrive che Dérizet restaurò l'interno fra il 1749 e il 1756. Non scelgo io: la data d'inizio è la stessa in entrambe, il 1749, e il termine oscilla fra il 1756 e il 1764 a seconda di chi lo racconta.
La conseguenza pratica è questa, ed è la ragione per cui vale la pena saperlo. Quando entrate alla Chiesa di San Luigi dei Francesi e trovate quell'apparato di marmi policromi, stucchi dorati, capitelli e specchiature che sembra gridare Barocco pieno, non state guardando la chiesa che Caravaggio ha visto. Caravaggio, nel 1600, ha dipinto per una chiesa molto più severa, con meno oro addosso. Le sue tele stanno adesso dentro una cornice decorativa arrivata centocinquant'anni dopo di lui. È uno dei motivi per cui quelle tele, nella luce di oggi, sembrano ancora più nere e ancora più fuori posto: perché lo sono. Sono le uniche cose dentro quella chiesa che non brillano.
Le cinque cappelle per lato sono la struttura da cui partire per orientarsi. La numerazione si conta dall'ingresso verso l'altare. Le due che tutti cercano sono la seconda a destra, che è la cappella con gli affreschi di Santa Cecilia, e l'ultima a sinistra, la quinta, quella più vicina all'abside, che è la Cappella Contarelli con i Caravaggio. Se vi ricordate solo questo, seconda a destra e ultima a sinistra, avete già in mano il novanta per cento della visita.
Sull'altare maggiore le fonti enciclopediche che ho letto oggi indicano una pala con l'Assunzione della Vergine attribuita a Francesco Bassano, databile intorno al 1588. Lo riporto con la cautela che merita, perché il dato mi è arrivato in forma indiretta e non l'ho potuto leggere in una scheda di catalogo: consideratelo un'indicazione da verificare in loco sul cartellino, non un fatto che vi metto in bocca. Il presbiterio profondo, quello sì, si vede a occhio: è la parte della chiesa dove la luce arriva meglio, e nelle ore centrali del pomeriggio è quasi l'unico punto luminoso di tutto l'edificio.
La cappella di Santa Cecilia e gli affreschi del Domenichino
La seconda cappella della navata destra della Chiesa di San Luigi dei Francesi è dedicata a Santa Cecilia e ospita il ciclo di affreschi con le storie della vita della santa dipinto dal Domenichino, cioè Domenico Zampieri. La vecchia versione di questa pagina lo scriveva e lo scriveva bene, e le fonti enciclopediche italiana e inglese lette oggi lo confermano. Sulla data precisa degli affreschi non ho trovato oggi una fonte che me la dia in modo controllabile, quindi non ve la invento: il ciclo è del primo Seicento maturo del Domenichino, e il numero preciso ve lo dirà il cartellino in cappella.
Una nota di nomenclatura che serve a chi legge più di una guida. La voce enciclopedica inglese chiama questa cappella Polet Chapel, dal nome del committente francese, mentre la voce italiana e il vecchio testo di questa pagina la chiamano semplicemente cappella di Santa Cecilia. Non è una contraddizione sostanziale, è lo stesso ambiente chiamato in due modi: uno dal committente, l'altro dalla dedicazione. Ve lo segnalo perché se cercate cappella Polet in italiano non trovate niente, e se cercate Santa Cecilia in inglese vi rimandano al nome del committente.
Sul valore delle cose, e qui parlo io. Il Domenichino di questa cappella è la ragione per cui vale la pena entrare alla Chiesa di San Luigi dei Francesi anche se dei Caravaggio non ve ne importa niente. È pittura di scuola bolognese, misurata, chiara, con i colori tenuti bassi e le figure disposte come in un teatro: l'esatto contrario di quello che sta a venti metri di distanza nella navata opposta. La cosa straordinaria è che le due cappelle stanno nella stessa chiesa, a pochi passi l'una dall'altra, e rappresentano le due strade opposte che la pittura italiana ha preso nello stesso identico momento. Da una parte il naturalismo violento di Merisi, dall'altra il classicismo emiliano. Chi vuole capire il Seicento in dieci minuti entra alla Chiesa di San Luigi dei Francesi, guarda a destra, guarda a sinistra, e ha capito.
Il mio consiglio operativo, che è controcorrente e lo so: guardate prima il Domenichino e poi i Caravaggio. Tutti fanno il contrario, entrano, tirano dritto alla Cappella Contarelli, si prendono la botta e poi girano il resto della chiesa con gli occhi spenti. Se fate al contrario, la cappella di Santa Cecilia ve la godete davvero, con la sua luce e i suoi colori, e quando poi arrivate davanti alla Vocazione di San Matteo il salto vi arriva addosso con il doppio della forza. Costa cinque minuti in più. Vale il triplo.
La pala di Santa Cecilia e una correzione che devo farvi
Sopra l'altare della cappella di Santa Cecilia c'è una tela con Santa Cecilia riferita a Guido Reni. Qui devo fare una correzione dichiarata, di quelle che alla gente non piacciono ma che stanno alla base di come lavoro. La vecchia versione di questa pagina scriveva la pala d'altare di Santa Cecilia di Guido Reni, e detta così lascia intendere che si tratti di un'invenzione originale del Reni. Le fonti enciclopediche italiana e inglese lette oggi dicono un'altra cosa: si tratta di una copia eseguita da Guido Reni della Santa Cecilia di Raffaello, cioè del celebre dipinto raffaellesco oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. Il dato corretto, ve lo chiarisco, è questo: la mano è di Reni, l'invenzione è di Raffaello.
Che non sia un dettaglio da pedanti lo capite subito. Un originale di Reni e una copia di Reni da Raffaello sono due oggetti diversi per la storia dell'arte, per il valore, per il significato di quella cappella. E dice qualcosa di preciso sul gusto del committente: chi ha pagato quella cappella voleva la Santa Cecilia di Raffaello nella propria chiesa, e non potendo avere l'originale si è fatto fare la copia dal miglior pennello classicista in circolazione. È lo stesso ragionamento per cui oggi si compra una stampa in alta risoluzione di un quadro che sta in un museo dall'altra parte d'Europa, solo con quattrocento anni di anticipo e un artista di primissimo livello al posto della stampante.
Aggiungo la cautela dovuta, perché il metodo vale sempre. Le fonti su cui poggio questa correzione sono voci enciclopediche lette oggi, italiana e inglese, che concordano fra loro. Non ho potuto leggere oggi una scheda di catalogo scientifico o un documento della Soprintendenza che lo confermi. Quindi: la correzione la faccio, perché due fonti indipendenti dicono la stessa cosa contro una formulazione ambigua del vecchio testo, ma se in cappella trovate un cartellino che dice diversamente, il cartellino della Chiesa di San Luigi dei Francesi vince su di me.

Una cosa che non ti dice nessuno su Chiesa di San Luigi dei Francesi
La cosa che non vi dice nessuno è che alla Chiesa di San Luigi dei Francesi si entra gratis e si esce senza avere pagato niente, e che questo è il motivo per cui ci sta dentro sempre troppa gente. Non è una battuta. Le tre tele più famose di Michelangelo Merisi da Caravaggio ancora al loro posto originale, cioè non staccate, non trasferite in un museo, non messe sotto vetro in una sala climatizzata, si guardano gratuitamente, in piedi, in una chiesa parrocchiale, in mezzo a gente che prega e a gruppi di scolaresche. Se le stesse tre tele stessero in un museo, il biglietto costerebbe venti euro, ci sarebbe la prenotazione con la fascia oraria e una fila di due mesi. Qui no. Qui si entra dalla porta e si guarda.
La seconda cosa che non vi dice nessuno è che questo gratis ha un prezzo, e lo paga la chiesa. La Chiesa di San Luigi dei Francesi è una parrocchia viva, con la messa quotidiana, le confessioni, i battesimi, i matrimoni, un gruppo di giovani, l'assistenza ai poveri: tutto quello che il sito ufficiale elenca nella sezione dedicata alla parrocchia e che ho letto oggi. Quella parrocchia si trova ogni giorno migliaia di persone in casa che non sono venute a pregare. Ed è per questo che la pagina degli orari di visita mette per iscritto, con parole gentili, che la chiesa è prima di tutto un luogo dedicato alla preghiera. È un promemoria, non una formula.
La terza cosa che non vi dice nessuno riguarda il rumore. La Chiesa di San Luigi dei Francesi, nelle ore di punta, ha un livello sonoro che nessun museo tollererebbe: gruppi con la guida a voce alta, telefoni che squillano, bambini, la macchinetta della luce che scatta. Se andate nel momento sbagliato, i Caravaggio li guardate dentro un frastuono. Se andate nel momento giusto, che secondo me è il pomeriggio tardi di un giorno feriale verso la chiusura, la stessa cappella è un'altra cosa. Stessi quadri, stessa luce artificiale, esperienza opposta. Nessuno ve lo dice perché nessuno vi vuole dire che il momento in cui siete arrivati era quello sbagliato.
I tre Caravaggio della Cappella Contarelli, i dati essenziali
Diciamolo apertamente: nove persone su dieci entrano alla Chiesa di San Luigi dei Francesi per i tre Caravaggio, e le altre dieci per cento sono entrate per caso e poi hanno scoperto i tre Caravaggio. Qui vi do i dati essenziali e vi mando alla scheda dedicata, perché il capitolo lungo con la lettura quadro per quadro sta lì e non ha senso raccontarlo due volte.
La Cappella Contarelli è l'ultima cappella della navata sinistra, quella addossata all'abside. Prende il nome dalla forma italianizzata del cardinale francese Matthieu Cointrel, e già qui le fonti non si accordano sulla grafia: il vecchio testo di questa pagina scrive Mathieu Cointrel, la voce enciclopedica inglese letta oggi scrive Matthieu Cointerel, e il nome italianizzato è Matteo Contarelli. Sono la stessa persona, cambia solo la trascrizione del cognome, e ve lo segnalo perché se cercate online una grafia soltanto vi perdete metà dei risultati.
La cronologia, ricostruita sulle fonti lette oggi, è questa. Il cardinale acquista la cappella nel 1565. Muore nel 1585, lasciando un fondo destinato alla decorazione. L'esecutore testamentario affida le pitture della volta a Giuseppe Cesari detto il Cavalier d'Arpino, che la porta a termine entro il 1593, e affida allo scultore fiammingo Jacques Cobaert una statua in marmo di San Matteo con l'angelo per l'altare. Il contratto con Caravaggio viene firmato il 23 luglio 1599. Le due grandi tele laterali, la Vocazione di San Matteo e il Martirio di San Matteo, risultano collocate entro il luglio 1600. La pala d'altare con San Matteo e l'angelo risulta al suo posto entro il 1602. La statua di Cobaert fu rifiutata perché rappresentava Matteo senza l'angelo della tradizione, e finì acquistata dall'arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini per la propria cappella.
Il vecchio testo di questa pagina diceva tre dipinti realizzati da Michelangelo Merisi tra il 1599 e il 1602, e su questo aveva ragione: la forbice è quella. Aggiungeva che nella volta ci sono affreschi del Cavalier d'Arpino, e anche questo è confermato. Quello che il vecchio testo non diceva è la sequenza interna, cioè che le due tele laterali arrivano nel 1600 e la pala centrale due anni dopo, e che quindi le tre tele non nascono insieme.
C'è una storia molto raccontata su una prima versione di San Matteo e l'angelo che sarebbe stata rifiutata e sostituita. Oggi, sulle fonti che sono riuscito a leggere, quella vicenda non l'ho trovata documentata in modo verificabile, e quindi non ve la racconto come un fatto. Sulle fonti odierne l'unico rifiuto documentato che ho letto è quello della statua di Cobaert. Se cercate la trattazione estesa, i confronti fra le tele e la questione della prima versione, andate sulla scheda Cappella Contarelli: è la pagina che si occupa solo di quello, quadro per quadro.
Una cosa la aggiungo io, da romano e da persona che quella cappella l'ha guardata decine di volte in quarant'anni. La Vocazione di San Matteo funziona per un motivo tecnico che nessuno nota: la luce dipinta da Caravaggio entra nel quadro dalla stessa parte da cui entra la luce vera dentro la cappella. Merisi ha dipinto quelle tele sapendo esattamente dove sarebbero state appese e da dove sarebbe arrivata la luce naturale. Quando la macchinetta dell'illuminazione si spegne e restate al buio per qualche secondo, guardate ancora: nella penombra la Vocazione si legge meglio che sotto i fari. Provate.
Le altre cappelle della Chiesa di San Luigi dei Francesi
Cinque cappelle per lato, dieci in tutto, e la stragrande maggioranza dei visitatori ne guarda due. È uno spreco. Sulla dedicazione e sull'attribuzione di ciascuna delle altre otto non posso darvi oggi un elenco completo e verificato: le fonti che ho potuto leggere oggi descrivono in dettaglio soltanto la cappella di Santa Cecilia e la Cappella Contarelli, e le altre le nominano appena. Preferisco lasciarvi con otto cappelle senza etichetta piuttosto che riempirvi la pagina di attribuzioni prese a memoria. È esattamente il tipo di dato che una scheda onesta lascia in bianco.
Quello che posso dirvi è come si guardano. Le cappelle della Chiesa di San Luigi dei Francesi sono profonde, chiuse da cancellate o transenne, e quasi tutte molto scure. La maggior parte ha una pala d'altare, decorazioni a stucco e marmi settecenteschi arrivati con il rifacimento di Antoine Dérizet. Ci sono monumenti funebri addossati alle pareti, iscrizioni in latino e in francese, stemmi. Chi legge il francese si diverte parecchio: le lapidi raccontano una comunità straniera che a Roma nasceva, si sposava, faceva fortuna e moriva, generazione dopo generazione, per quattro secoli.
Il consiglio pratico è di fare il giro completo in senso orario partendo dalla navata destra, cappella per cappella, senza saltare, e di tenere la Cappella Contarelli per ultima. Sono dieci minuti in più rispetto alla visita mordi e fuggi, e sono i dieci minuti che distinguono chi ha visto la Chiesa di San Luigi dei Francesi da chi ha visto tre quadri dentro un edificio.

L'organo Merklin del 1881 sopra la porta
Sulla cantoria sopra la porta d'ingresso della Chiesa di San Luigi dei Francesi c'è un organo costruito dall'organaro francese Joseph Merklin nel 1881. Il dato è confermato dalla voce enciclopedica italiana letta oggi, che indica tre manuali e pedaliera e trasmissione meccanica. La vecchia versione di questa pagina aggiungeva i dettagli tecnici: tre manuali di 56 note e pedaliera di 30 note, a trasmissione meccanica con leva Barker. Quei numeri, 56 e 30, e la leva Barker, oggi non li ho potuti confermare su una fonte che ho letto: ve li riporto come informazione della vecchia scheda da verificare, non come dato controllato. Quello che risulta confermato è il costruttore, l'anno, i tre manuali con pedaliera e la trasmissione meccanica.
Joseph Merklin non è un nome qualunque per chi mastica di organi: è uno dei grandi costruttori francesi dell'Ottocento, il concorrente storico di Cavaillé-Coll. Avere un Merklin del 1881 dentro la chiesa nazionale francese di Roma è perfettamente coerente con tutto il resto: il paese ha mandato a Roma i suoi architetti, i suoi pittori, i suoi cardinali e anche il suo organaro. Sotto un organo francese, in una chiesa francese, con un coro francese che ci canta sopra.
Il coro esiste ancora ed è attivo. Il sito ufficiale, alla pagina sulla presenza francese a Roma letta oggi, scrive che il coro e l'orchestra dei Pieux Établissements offrono concerti regolari alla Chiesa di San Luigi dei Francesi e alla Trinità dei Monti, sotto il nome di Capella Ludovicea. Se capitate a Roma e trovate un concerto annunciato lì dentro, andateci: sentire quell'organo e quel coro nella navata di questa chiesa è un'esperienza che vale più di qualsiasi visita diurna con il telefono in mano. Non vi do date né prezzi, perché oggi non ne ho letti: il calendario sta sul sito della parrocchia e sul foglio settimanale che pubblicano in formato PDF.
Il consiglio che ti do per visitare Chiesa di San Luigi dei Francesi
Il consiglio è uno solo e ve lo do senza giri: andateci alle 17.30 di un giorno feriale, non di mattina. Gli orari del sito ufficiale dicono che da lunedì a venerdì si chiude alle 18.15, il sabato e la domenica alle 18.30. L'ultima ora è quella in cui i gruppi organizzati sono già andati via, gli autobus turistici hanno finito il giro, e dentro la Chiesa di San Luigi dei Francesi resta un terzo della gente che c'era alle undici del mattino. La luce naturale a quell'ora è già scarsa e alla Cappella Contarelli serve comunque l'illuminazione artificiale, quindi non perdete niente. Guadagnate silenzio, spazio davanti alle tele e la possibilità di stare fermi due minuti nello stesso punto senza che qualcuno vi spinga.
Secondo consiglio, e questo è quello che nessuno segue. Entrate e non guardate niente per un minuto. Mettetevi in fondo alla navata centrale, in piedi, e lasciate che gli occhi si abituino al buio. La Chiesa di San Luigi dei Francesi è scura, molto più scura di quanto ci si aspetti entrando dalla piazza in pieno sole, e se andate subito alla cappella con le pupille ancora chiuse vi perdete i primi trenta secondi davanti a Caravaggio, che sono i più importanti. Un minuto di attesa alla porta vi restituisce tutto il quadro.
Terzo consiglio: portate monete. Non biglietti da cinque, monete. L'illuminazione delle cappelle in molte chiese romane funziona a gettone o a moneta, e restare al buio davanti al Martirio di San Matteo con solo una carta di credito in tasca è una delle esperienze più frustranti che Roma sappia offrire. Non vi scrivo l'importo esatto perché oggi non l'ho trovato su una fonte ufficiale e perché cambia. Un paio di euro spiccioli vi mettono al sicuro.
Quarto consiglio, di quelli seri. Non andate alla Chiesa di San Luigi dei Francesi la domenica mattina pensando di visitarla con calma. La domenica il sito ufficiale apre alle visite solo dalle 12.00 alle 12.45 e poi dalle 14.30, perché la mattina c'è la messa della comunità alle 10.30. Quella finestra di quarantacinque minuti a mezzogiorno di domenica è, secondo me, il momento peggiore della settimana per entrare: ci si accalca tutto il turismo che ha sbagliato orario. Se il vostro unico giorno a Roma è la domenica, venite alle 15.
Quinto e ultimo. Se venite con un gruppo, anche piccolo, avvisate. Il sito ufficiale dice che durante gli orari di apertura si possono chiedere visite guidate con i sacerdoti, e che per le visite private fuori orario bisogna contattare la parrocchia, con il centro pastorale raggiungibile in settimana dalle 9 alle 10 o dalle 14 alle 15 e il giovedì pomeriggio fra le 14 e le 19. Entrare in quindici persone senza avere avvisato nessuno, in una chiesa parrocchiale, con la guida che parla a voce alta, è la cosa che fa arrabbiare i parroci di mezza Roma. E quando i parroci si arrabbiano, le chiese si chiudono.
Le tombe dei francesi illustri dentro la Chiesa di San Luigi dei Francesi
La Chiesa di San Luigi dei Francesi è anche un cimitero, nel senso che ci sono sepolte parecchie persone, e alcune di queste hanno una storia che vale il viaggio da sola. La vecchia versione di questa pagina ne citava tre e le fonti enciclopediche lette oggi confermano quei tre nomi, aggiungendone altri due che il vecchio testo non nominava.
Il primo nome è Pauline de Beaumont. Il vecchio testo scriveva che il suo monumento fu fatto costruire dal suo amante François-René de Chateaubriand, e le fonti odierne confermano che Pauline de Beaumont è sepolta qui. Chateaubriand è lo scrittore che ha inventato mezzo Romanticismo francese e che a Roma ci stava come diplomatico: il liceo francese di Roma porta ancora il suo nome, e anche l'aumônerie della parrocchia si chiama Chateaubriand, come si legge sul sito ufficiale. Una storia d'amore finita male, in una città straniera, con un monumento funebre pagato da un uomo che non poteva riconoscerla in pubblico. Questa è la Chiesa di San Luigi dei Francesi, non la vetrina di un museo.
Il secondo nome, e qui devo correggere una grafia. La vecchia versione di questa pagina scriveva del cardinale François Joachin de Bernis, ambasciatore dei re Luigi XV e Luigi XVI. La forma corretta del nome, secondo la voce enciclopedica inglese letta oggi, è cardinale François-Joachim de Pierre de Bernis: Joachin con la n finale è un refuso, si scrive Joachim. Il dato corretto, ve lo chiarisco, è François-Joachim. Sulla funzione di ambasciatore sotto Luigi XV e Luigi XVI non ho letto oggi una fonte che la confermi in questi termini, quindi ve la lascio come informazione della vecchia scheda: quello che è confermato è che de Bernis era cardinale e che è sepolto in questa chiesa.
Il terzo nome è Frédéric Bastiat, e anche qui c'è un accento da rimettere a posto: la vecchia versione scriveva Frederic Bastiat senza accento, la forma corretta è Frédéric. Bastiat è l'economista e scrittore liberale francese dell'Ottocento, quello della petizione dei fabbricanti di candele contro il sole, uno dei testi satirici più citati della storia del pensiero economico. È morto a Roma ed è sepolto alla Chiesa di San Luigi dei Francesi. Ogni tanto, davanti a quella lapide, ci trovate qualcuno arrivato da mezzo mondo che non ha idea di chi sia Caravaggio ed è venuto solo per lui. A me questa cosa diverte moltissimo.
Le fonti enciclopediche lette oggi aggiungono altri due nomi che il vecchio testo di questa pagina non citava e che quindi vi metto in più: Giuseppe Sisco e Marin Tourlonias. Su chi fossero esattamente non ho letto oggi informazioni che possa riportarvi con sicurezza, e quindi mi fermo qui: sono due nomi in più da cercare sulle lapidi, non due biografie che vi invento.
La riflessione da romano è questa. In una città dove tutti corrono a fotografare i tre Caravaggio, le lapidi della Chiesa di San Luigi dei Francesi sono l'unico posto dove si vede la comunità che quella chiesa l'ha costruita e usata. Non i cardinali dei manuali: i mercanti, i medici, le mogli, i cappellani, i diplomatici. Duecento metri quadri di pavimento e di pareti che raccontano quattro secoli di francesi che a Roma ci sono nati e ci sono morti. Se avete dieci minuti in più, guardate per terra e leggete le iscrizioni. Vi sembrerà di sentire parlare francese.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che la Chiesa di San Luigi dei Francesi ha tre Caravaggio. Lo sanno tutti. Quello che quasi nessuno cita è la conseguenza: sono le uniche tele di Caravaggio a Roma che si possono vedere gratis, esposte, tutti i giorni, senza prenotare, insieme a quelle di altre due chiese del centro. Tutti gli altri Caravaggio romani stanno nei musei, e i musei costano e vogliono la fila. La Galleria Borghese vuole la prenotazione con la fascia oraria, Palazzo Barberini vuole il biglietto, la Galleria Doria Pamphilj pure. Nelle chiese no.
Questo genera un fenomeno che a Roma conosciamo bene e che nessuno mette per iscritto: la giornata caravaggesca a costo zero. Si parte dalla Chiesa di San Luigi dei Francesi con le tre tele di San Matteo, si cammina cinque minuti fino a Santa Maria del Popolo per la Cappella Cerasi, e in mezzo si passa da Sant'Agostino. Tre chiese, sette tele di Caravaggio se contate tutto, zero euro di biglietti e qualche moneta per le luci. Non esiste un altro posto al mondo dove si possa fare una cosa del genere. Non esiste, e i romani ci sono così abituati che se ne dimenticano.
Il secondo fatto risaputo eppure poco citato riguarda il committente. Tutti sanno che i Caravaggio della Chiesa di San Luigi dei Francesi sono nella Cappella Contarelli. Pochi collegano il fatto che Contarelli è la traduzione italiana di un cognome francese, Cointrel, e che quindi la commissione più importante della carriera giovanile di Caravaggio arriva dall'ambiente francese di Roma. La voce enciclopedica sulla cappella letta oggi lo dice chiaramente: la pagina ufficiale della parrocchia scrive che nel 1600, grazie alle sue amicizie nell'ambiente filofrancese, Merisi ottiene la commissione della Vocazione e del Martirio di San Matteo. Cioè: il pittore lombardo più italiano che ci sia diventa Caravaggio grazie a una lobby straniera. Roma funziona così da sempre.
Terzo fatto risaputo e poco citato. La Chiesa di San Luigi dei Francesi non è dedicata a un santo romano, né italiano, né a un martire delle catacombe. È dedicata a un re di Francia morto nel 1270 durante una crociata a Tunisi, Luigi IX, canonizzato ventisette anni dopo. In una città piena di chiese intitolate a martiri dei primi secoli e a santi locali, questa è intitolata a un sovrano medievale straniero. Chi ci fa caso capisce subito che cosa sta guardando: non una chiesa romana, ma un pezzo di Francia costruito dentro Roma.
La messa in francese e la vita della parrocchia
La Chiesa di San Luigi dei Francesi è una parrocchia funzionante, e questa è la parte che i visitatori tendono a rimuovere. Gli orari delle celebrazioni pubblicati sul sito ufficiale e letti oggi sono questi: messa domenicale alle 10.30; da lunedì a venerdì messa alle 19, preceduta dai vespri alle 18.45 salvo il periodo da giugno a settembre; sabato messa alle 12.30. La pagina dei contatti del sito, letta anch'essa oggi, riporta gli stessi tre orari, domenica 10.30, feriali 19.00, sabato 12.30.
Le confessioni, sempre secondo il sito ufficiale, durante l'anno universitario si tengono la domenica dalle 10 alle 10.30, da lunedì a venerdì dalle 18.30 alle 19 e il sabato dalle 12 alle 12.30. Qui devo segnalarvi una piccola discordanza fra due pagine dello stesso sito lette oggi: la home page, nel riquadro degli orari correnti, indicava per i giorni feriali confessioni dalle 18.30 alle 18.55 e messa alle 18.55, mentre la pagina degli orari delle celebrazioni indica messa alle 19 e confessioni fino alle 19. Sono cinque minuti di differenza e non cambiano la vita a nessuno, ma sono la prova di una cosa che vale la pena sapere: gli orari di questa parrocchia si aggiornano di settimana in settimana. Il sito pubblica un foglio settimanale in formato PDF, la feuille hebdomadaire, ed è quello il documento che fa fede. Se dovete andare a una messa precisa, aprite quello.
Il sito ufficiale indica anche che la comunità celebra alcune messe presso Saint-Yves-des-Bretons, cioè Sant'Ivo dei Bretoni, che è un'altra delle chiese francesi di Roma: la domenica alle 18.30 e il giovedì alle 18.30 durante l'anno accademico. Attenzione, quindi: la messa serale della domenica non è alla Chiesa di San Luigi dei Francesi, è in un'altra chiesa. È il genere di dettaglio che fa arrivare la gente davanti al portone chiuso.
Sulla lingua devo essere preciso invece che comodo. Le pagine che ho letto oggi indicano gli orari ma non specificano esplicitamente la lingua di ciascuna celebrazione. Che la messa domenicale delle 10.30 della chiesa nazionale francese di Roma sia in francese è quello che chiunque si aspetta, ed è coerente con tutto il resto del sito, che è scritto in francese e si rivolge alla comunità francofona di Roma. Ma non l'ho letto scritto oggi in una riga che possa citare, e quindi ve lo do come attesa ragionevole e non come dato verificato.
La mia opinione, netta come sempre. Se siete a Roma di domenica e volete capire che cosa è davvero la Chiesa di San Luigi dei Francesi, andate alla messa delle 10.30 invece che alla visita di mezzogiorno. Non serve essere credenti e non serve capire il francese. Serve stare seduti quaranta minuti dentro un edificio che per una volta fa il mestiere per cui è stato costruito, con la sua gente dentro, e con i tre Caravaggio spenti nel buio della cappella in fondo a sinistra. Quando poi accendono la luce, l'effetto è di un altro pianeta rispetto a quello che prova chi è entrato alle undici di mattina di un martedì insieme a duecento persone.

La foto giusta da fare a Chiesa di San Luigi dei Francesi
La foto giusta non è quella della Vocazione di San Matteo. Quella l'hanno fatta tutti, viene sempre male perché la tela sta in alto e di sbieco, i riflessi dell'illuminazione artificiale la rovinano, e comunque esistono riproduzioni professionali migliori di qualunque cosa vi esca dal telefono. Se proprio la volete, fatela e passate oltre, ma non è quella la fotografia che vi ricorderete.
La foto giusta alla Chiesa di San Luigi dei Francesi è la facciata vista dall'imbocco di via della Dogana Vecchia, di scorcio, con il travertino illuminato di taglio e la piazzetta stretta che comprime l'inquadratura. Il momento migliore è il tardo pomeriggio, quando il sole basso prende la facciata di fianco e tira fuori i rilievi delle lesene e delle statue che di mattina sono piatti. Verticale, non orizzontale: la facciata è alta e la piazza è piccola, e in orizzontale vi entra dentro mezza fila di motorini parcheggiati.
La seconda foto giusta è dentro, ed è la più difficile. È la navata centrale vista dal fondo, dall'ingresso, con il presbiterio profondo che tira lo sguardo in fondo e le cappelle buie che aprono ai lati. Serve appoggiare il telefono su qualcosa perché la luce è pochissima, e serve pazienza per aspettare che il campo si liberi dalla gente. Vi riesce una volta su cinque. Quando riesce, è la fotografia che racconta la Chiesa di San Luigi dei Francesi meglio di qualunque primo piano di un quadro: buio, oro, un fondo luminoso lontano.
La terza foto, quella che non fa nessuno e che secondo me è la migliore, è il pavimento. Le lastre tombali, le iscrizioni consumate dai passi, i gigli e gli stemmi francesi ripetuti nel marmo. Si fa dall'alto, in piedi, senza flash, con il telefono puntato per terra. Nessuno ve la invidierà su un social e nessuno capirà che cosa sia. È la fotografia che fra dieci anni vi farà ricordare di essere stati dentro un pezzo di Francia dentro Roma.
Regole del buon senso, che non sono mie: niente flash, mai, e non solo per i quadri, anche per rispetto di chi prega. Niente treppiedi, che in una chiesa parrocchiale affollata sono un pericolo e un'invadenza. Niente riprese durante le celebrazioni. E se un sacrestano vi dice di smettere, si smette senza discutere: la pagina degli orari di visita della Chiesa di San Luigi dei Francesi ricorda che questo è prima di tutto un luogo di preghiera, e chi lo ricorda per iscritto ha tutto il diritto di farlo rispettare.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la posa del cantiere nel 1518, per volontà del cardinale Giulio de' Medici. Non è una data qualunque: siamo un anno dopo le tesi di Lutero, in piena stagione di Leone X, con Roma al massimo della sua ambizione rinascimentale. La chiesa nazionale dei francesi nasce in quel clima, e nove anni dopo il Sacco di Roma del 1527 avrebbe travolto la città e messo in ginocchio proprio quel Giulio de' Medici che nel frattempo era diventato papa Clemente VII. Il cantiere della Chiesa di San Luigi dei Francesi attraversa tutto questo.
Il secondo avvenimento è la consacrazione dell'8 ottobre 1589, celebrata dal cardinale François de Joyeuse, protettore di Francia presso la Santa Sede, secondo la voce enciclopedica inglese letta oggi. Anche questa è una data pesante: nell'estate del 1589 era stato assassinato Enrico III, l'ultimo dei Valois, e la Francia era in piena guerra di successione con Enrico di Navarra ugonotto che rivendicava il trono. Consacrare in quel momento la chiesa nazionale francese di Roma, dedicata a un re santo, non era un atto devozionale neutro. Era una dichiarazione.
Il terzo avvenimento è la commissione Contarelli e l'arrivo di Caravaggio. Il cardinale Matthieu Cointrel compra la cappella nel 1565 e muore nel 1585 lasciando i soldi per decorarla. Il Cavalier d'Arpino finisce la volta entro il 1593. Il contratto con Caravaggio è del 23 luglio 1599, le due tele laterali sono in posto entro il luglio 1600, la pala d'altare entro il 1602. In quei tre anni, dentro la Chiesa di San Luigi dei Francesi, la pittura europea cambia direzione. Non è un modo di dire enfatico: chi ha visto la Vocazione di San Matteo nel 1600 ha capito che si poteva dipingere in un altro modo, e nel giro di vent'anni mezza Europa dipingeva così.
Il quarto avvenimento è il rifacimento settecentesco. Nel 1749 parte il progetto di Antoine Dérizet, e i lavori vanno avanti fino al 1756 secondo la voce inglese, fino al 1764 secondo quella italiana. È il momento in cui la Chiesa di San Luigi dei Francesi prende l'aspetto che ha oggi all'interno. Ogni volta che qualcuno dice che dentro c'è la chiesa che ha visto Caravaggio, sta dicendo una cosa imprecisa: dentro c'è la chiesa rifatta centocinquant'anni dopo di lui, con le sue tele rimaste al loro posto.
Il quinto avvenimento non ha una data e non lo trovate in nessun elenco: è il fatto che quelle tre tele siano ancora lì. In quattro secoli le opere d'arte di Roma sono state requisite dai francesi durante l'occupazione napoleonica, vendute, trasferite nei musei, portate in Vaticano, spostate per sicurezza durante le guerre. I tre Caravaggio della Chiesa di San Luigi dei Francesi non si sono mai mossi dalla cappella per cui sono stati dipinti. Questo, per un dipinto del 1600, è quasi un miracolo statistico.
Chi è passato da Chiesa di San Luigi dei Francesi
Ci è passato Michelangelo Merisi da Caravaggio, ovviamente, e non da turista: ci ha lavorato dentro, con i ponteggi, fra il 1599 e il 1602, all'età di circa trent'anni, giocandosi la carriera su una commissione pubblica che era la sua prima grande occasione. La pagina ufficiale della parrocchia, letta oggi, dice che ottenne quella commissione grazie alle sue amicizie nell'ambiente filofrancese di Roma.
Ci è passato Giuseppe Cesari detto il Cavalier d'Arpino, che nella stessa cappella aveva dipinto la volta entro il 1593 e che di Caravaggio era stato il datore di lavoro quando Merisi, appena arrivato a Roma, dipingeva fiori e frutta nella sua bottega. Immaginateveli tutti e due, a distanza di pochi anni, dentro lo stesso ambiente: prima il maestro affermato sulla volta, poi il garzone diventato pittore sulle pareti. E indovinate chi si ricorda oggi la gente.
Ci è passato il Domenichino, Domenico Zampieri, per gli affreschi della cappella di Santa Cecilia, e Guido Reni per la pala che copia la Santa Cecilia di Raffaello. Due bolognesi dentro la chiesa dei francesi, a pochi metri dal lombardo più scandaloso della città.
Ci sono passati gli architetti: Giacomo della Porta per il disegno, Domenico Fontana per l'esecuzione, Antoine Dérizet per il rifacimento settecentesco degli interni. Tre generazioni, due paesi, un edificio solo.
Ci è passato François-René de Chateaubriand, che a Roma stava come diplomatico e che qui fece erigere il monumento a Pauline de Beaumont. Ci sono passati, e ci sono rimasti, il cardinale François-Joachim de Pierre de Bernis e l'economista Frédéric Bastiat. Ci è passato il cardinale François de Joyeuse per la consacrazione nel 1589. E ci sono passati, e ci passano ancora, i francesi di Roma: gli studenti del liceo Chateaubriand, i seminaristi del Seminario Pontificio Francese fondato nel 1853, i frequentatori del Centre Saint-Louis fondato nel 1945 da Jacques Maritain, i soci di Rome Accueil nata nel 1986, tutte istituzioni elencate sul sito ufficiale della parrocchia che ho letto oggi.
Infine ci passa, ogni anno, qualche milione di persone che non sa niente di tutto questo ed entra solo per undici minuti di Caravaggio. Non li giudico: ci sono passato anch'io la prima volta, a vent'anni, ed è andata esattamente così. Poi ci sono tornato, ed è quello che vi auguro.
Alla Chiesa di San Luigi dei Francesi con i bambini
Con i bambini la Chiesa di San Luigi dei Francesi funziona meglio di quanto immaginiate, a una condizione: che non proviate a spiegargli la storia dell'arte. Non gliene importa niente della Cappella Contarelli, del naturalismo e della luce radente. Gli importa che è buio, che c'è una macchinetta che accende la luce con una moneta, e che sui muri ci sono spade, teste tagliate e gente per terra.
Il trucco che funziona è trasformare il Martirio di San Matteo in una caccia ai dettagli. Chi è il ragazzino che scappa urlando. Chi è l'uomo con la spada in mano. Dove sta il vecchio con la barba che guarda da dietro. Nella Vocazione, chi è il personaggio che sta contando i soldi sul tavolo e non ha ancora capito che cosa sta succedendo. Sono domande da bambini e sono anche esattamente le domande giuste, quelle che si fanno gli storici dell'arte. Un bambino di otto anni davanti a quelle tele, se lo lasciate cercare invece di spiegargli, ci resta dieci minuti buoni.
Le cose pratiche. La visita è breve, non ci sono scale monumentali da fare, non c'è biglietteria, non c'è fila con la prenotazione. Il pavimento è liscio e il passeggino ci entra senza problemi. Non ci sono bagni pubblici dentro la chiesa e non contateci: il bar più vicino sta in piazza o su via della Dogana Vecchia, e in centro il bagno si usa consumando qualcosa. Non c'è guardaroba, non c'è deposito bagagli, non c'è niente di tutto l'apparato di un museo, perché non è un museo.
Una regola di comportamento che vale più delle altre. Se il bambino piange o urla, si esce. Non perché siamo bigotti, ma perché dentro la Chiesa di San Luigi dei Francesi c'è quasi sempre qualcuno che prega davvero, e perché il rumore in quella navata rimbalza come dentro un tamburo. Si esce in piazza, ci si calma, si rientra. Sono cinque minuti e vi risparmiano lo sguardo di mezza chiesa.
Accessibilità della Chiesa di San Luigi dei Francesi
Devo essere onesto: sull'accessibilità della Chiesa di San Luigi dei Francesi non ho trovato oggi informazioni ufficiali. La scheda del Ministero della Cultura che ho letto non riporta nulla di specifico su servizi e accessibilità per persone con disabilità, e il sito della parrocchia, nelle pagine che ho consultato, non ha una sezione dedicata. Quindi non vi scrivo che è accessibile e non vi scrivo che non lo è: vi scrivo che il dato non è pubblicato e che l'unico modo serio di saperlo è telefonare allo 06 688271 prima di partire.
Quello che posso dirvi per esperienza diretta, e lo do come osservazione personale e non come dato certificato, è che l'ingresso principale della Chiesa di San Luigi dei Francesi si affaccia sulla piazza con qualche gradino, come praticamente tutte le chiese romane di quell'epoca, e che l'interno una volta dentro è pianeggiante, senza dislivelli fra le navate e le cappelle. Chi si muove in sedia a rotelle dovrebbe verificare in anticipo la presenza di un accesso alternativo. Non fidatevi delle app di mappe su questo genere di informazione: sulle chiese romane sbagliano quasi sempre.
Un'altra cosa da mettere in conto è l'illuminazione. La Chiesa di San Luigi dei Francesi è molto scura, e per chi ha problemi di vista la lettura delle iscrizioni, dei cartellini e degli scalini richiede attenzione. Se venite con una persona anziana, tenetela per il braccio nei primi metri dopo l'ingresso, che è il punto in cui l'occhio non si è ancora abituato e il pavimento in marmo antico è irregolare.
Quanto dura la visita alla Chiesa di San Luigi dei Francesi
La visita minima, quella che fa la maggior parte dei turisti, dura undici minuti: si entra, si va alla cappella in fondo a sinistra, si aspetta il proprio turno davanti ai Caravaggio, si guarda per il tempo di due accensioni della luce, si esce. Non è una visita, è un timbro.
La visita giusta dura fra i quaranta e i cinquanta minuti e si organizza così. Cinque minuti in fondo alla navata per abituare gli occhi e guardare l'insieme. Dieci minuti sulla navata destra, cappella per cappella, con la seconda a destra, quella di Santa Cecilia, che da sola vale metà del tempo. Cinque minuti sul presbiterio e sull'altare maggiore. Dieci minuti sulla navata sinistra risalendo verso l'ingresso, saltando per il momento l'ultima cappella. Poi la Cappella Contarelli, senza limite di tempo: quanto ci volete stare, ci state, ed è normale che siano venti minuti. Chiudete con cinque minuti sul pavimento e sulle lapidi, e uno sguardo all'organo sopra la porta prima di uscire.
Se avete tempo per una sola cosa a Roma, la Chiesa di San Luigi dei Francesi non è quella cosa: andate a San Pietro, andate al Pantheon, andate al Colosseo. Ma se avete tre giorni e state comunque camminando fra piazza Navona e il Pantheon, non entrare qui è un errore che non si giustifica: sono quaranta minuti, non costano niente, e ci sono tre quadri che hanno cambiato la pittura europea.
Quando andare alla Chiesa di San Luigi dei Francesi e quando evitarla
Da evitare: le 11 del mattino di qualsiasi giorno da marzo a ottobre. È l'ora in cui i gruppi organizzati arrivano in blocco dopo il giro di piazza Navona, e dentro la Chiesa di San Luigi dei Francesi si sta in coda per guardare. Da evitare anche la finestra di mezzogiorno della domenica, che dura solo quarantacinque minuti secondo il sito ufficiale, dalle 12 alle 12.45, e che concentra in un fazzoletto di tempo tutta la gente che la mattina non è potuta entrare.
Da evitare, ovviamente, il mattino del primo mercoledì del mese, perché la chiesa è chiusa e lo dice il sito ufficiale. Se il vostro viaggio a Roma cade lì, spostate la Chiesa di San Luigi dei Francesi al pomeriggio, dalle 14.30 in poi, e la mattina fate qualcos'altro.
Da preferire: l'ultima ora prima della chiusura di un giorno feriale, quindi verso le 17.15 o le 17.30 sapendo che si chiude alle 18.15. Da preferire anche il sabato pomeriggio dalle 16 in poi, che chiude alle 18.30 e che nel primo pomeriggio è più tranquillo di quanto ci si aspetti. Da preferire, se ci siete a novembre, a gennaio o a febbraio, qualsiasi ora: nei mesi morti del turismo romano la Chiesa di San Luigi dei Francesi torna a essere una chiesa di quartiere con tre capolavori dentro, e ci si sta come si deve.
Un consiglio stagionale che vale per tutta questa zona. Nei pomeriggi di luglio e agosto, quando il centro di Roma diventa una piastra rovente, le chiese sono il posto più fresco e più gratuito della città. La Chiesa di San Luigi dei Francesi, con i suoi muri spessi e la sua penombra, ha dentro parecchi gradi in meno della piazza. I romani lo sanno da sempre. Entrare per il fresco e uscire dopo mezz'ora avendo visto tre Caravaggio è, secondo me, il miglior affare disponibile in agosto a Roma.
Cosa c'è intorno alla Chiesa di San Luigi dei Francesi in dieci minuti a piedi
Questo è il pezzo di Roma con la densità più alta di cose da vedere per metro quadro, e dalla porta della Chiesa di San Luigi dei Francesi non serve prendere niente: si cammina.
A due minuti c'è piazza Navona, con la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini e Sant'Agnese in Agone. Sotto piazza Navona ci sono i resti dello Stadio di Domiziano, che si visitano nei sotterranei e che spiegano perché la piazza ha quella forma allungata: è la pianta di uno stadio del primo secolo.
A tre minuti c'è Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, che confina con la chiesa. A cinque minuti c'è il Pantheon, e alle spalle del Pantheon la Basilica di Santa Maria sopra Minerva, l'unica chiesa gotica di Roma, con il Cristo di Michelangelo e la tomba di santa Caterina da Siena.
A cinque minuti, sull'altro lato di Corso del Rinascimento, c'è la Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza del Borromini, con quella cupola a spirale che è una delle invenzioni più libere del barocco romano. A otto minuti c'è Palazzo Altemps, uno dei quattro poli del Museo Nazionale Romano, con la collezione Ludovisi.
A dieci minuti si arriva a Campo de' Fiori, al Museo di Roma a Palazzo Braschi, alla Galleria Doria Pamphilj e a largo Argentina con l'area sacra repubblicana. In direzione opposta, verso via del Corso, si arriva alla Basilica di San Lorenzo in Lucina e alla Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, quella con la finta cupola dipinta del padre Pozzo. Un altro quarto d'ora e siete alla Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, che alla chiesa dei francesi fa il paio: è la chiesa nazionale dei fiorentini.
Se volete un itinerario che tenga insieme le cose, guardate anche la pagina delle attrazioni turistiche di Roma. Il mio consiglio personale per questa zona è di fare un giro delle chiese nazionali: la Chiesa di San Luigi dei Francesi per la Francia, San Giovanni dei Fiorentini per Firenze, e strada facendo scoprite quante altre ce ne sono. È un modo di leggere il centro storico che non trovate su nessuna guida generalista, e che vi fa capire Roma molto meglio di una fila davanti alla Fontana di Trevi.
Quanto costa visitare la Chiesa di San Luigi dei Francesi
Zero. L'ingresso alla Chiesa di San Luigi dei Francesi è gratuito e non serve nessun biglietto, e lo scrive la parrocchia stessa sulla pagina degli orari di visita letta oggi. La scheda del Ministero della Cultura, letta anch'essa oggi, conferma che la prenotazione non è richiesta. Non ci sono biglietti scontati perché non ci sono biglietti, non ci sono ridotti, non esiste una prima domenica del mese gratuita per il semplice motivo che è gratis tutti i giorni.
Le uniche spese possibili sono due e sono entrambe volontarie. La prima è la moneta per l'illuminazione delle cappelle, che non vi quantifico perché oggi non ho trovato l'importo su una fonte ufficiale. La seconda è l'offerta: c'è una cassetta, e quella chiesa vive di offerte e del sostegno dell'ente francese che la amministra. Chi entra gratis a vedere tre Caravaggio e non lascia due euro nella cassetta, secondo me, fa una cosa meschina. Non è un obbligo. È una questione di educazione.
Un avvertimento di quelli che fanno risparmiare davvero. Diffidate delle visite guidate a pagamento vendute in piazza che promettono l'accesso ai Caravaggio di San Luigi dei Francesi come se fosse un ingresso privilegiato. L'ingresso è libero per tutti, non esiste salta fila, non esiste biglietto prioritario. Se pagate una guida, la state pagando per la guida, e va benissimo se la guida è brava. Ma nessuno vi sta vendendo un accesso che non potreste avere gratis camminando fino al portone.
Tutte le correzioni che ho fatto alla vecchia versione di questa pagina
Metto in fila quello che ho cambiato, perché chi legge ha il diritto di sapere che cosa diceva prima questa scheda e perché adesso dice un'altra cosa.
Prima correzione. La vecchia versione scriveva la pala d'altare di Santa Cecilia di Guido Reni, lasciando intendere un originale. Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che si tratta di una copia eseguita da Guido Reni della Santa Cecilia di Raffaello. Fonte: voci enciclopediche italiana e inglese lette oggi, concordi fra loro.
Seconda correzione. La vecchia versione scriveva François Joachin de Bernis. La forma corretta è François-Joachim de Pierre de Bernis. Fonte: voce enciclopedica inglese letta oggi.
Terza correzione. La vecchia versione scriveva Frederic Bastiat senza accento. La forma corretta è Frédéric Bastiat. Fonte: voce enciclopedica inglese letta oggi.
Quarta correzione, di sostanza. La vecchia versione descriveva l'interno senza dire che è un rifacimento settecentesco. L'interno che si vede oggi è quello progettato da Antoine Dérizet a partire dal 1749: non è la chiesa che ha visto Caravaggio. Fonte: voci enciclopediche italiana e inglese lette oggi, che però non concordano sulla data di fine lavori, 1756 per l'una e 1764 per l'altra.
Quinta correzione, sulla completezza. La vecchia versione non dava nessun orario, nessun prezzo, nessuna indicazione su come si visita. Sono i dati che la gente cerca per primi e che adesso stanno nel primo paragrafo, con la fonte dichiarata e con la contraddizione fra le due fonti ufficiali messa in chiaro.
Sesta correzione, sulla data di consacrazione. La vecchia versione diceva solo completata nel 1589. Adesso c'è la data precisa, 8 ottobre 1589, e il nome del cardinale consacrante, François de Joyeuse. Fonte: voce enciclopedica inglese letta oggi.
Settima correzione, sulla grafia dell'indirizzo. La vecchia versione scriveva Piazza di S. Luigi de' Francesi. La parrocchia oggi scrive Piazza di San Luigi dei Francesi, e la scheda ministeriale scrive Piazza di San Luigi de Francesi. Ho adottato la forma della parrocchia.
E adesso i dati della vecchia versione che ho lasciato ma non ho potuto verificare oggi, dichiarandolo. L'attribuzione delle statue di facciata a Pierre Lestache e la data 1758. I numeri tecnici dell'organo, cioè i tre manuali di 56 note, la pedaliera di 30 note e la leva Barker. Il ruolo di ambasciatore sotto Luigi XV e Luigi XVI attribuito al cardinale de Bernis. Nessuno di questi tre dati l'ho trovato confermato oggi sulle fonti che sono riuscito a leggere, e nessuno l'ho trovato smentito: restano indicazioni da verificare, e ve le segnalo come tali invece di spacciarle per certezze o di cancellarle senza dirlo.
Domande veloci su Chiesa di San Luigi dei Francesi
Quanto costa entrare alla Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Niente. L'ingresso è gratuito e non serve nessun biglietto. Lo scrive la parrocchia sulla pagina degli orari di visita letta oggi: è una chiesa, l'ingresso non è quindi a pagamento, nessun biglietto è richiesto. L'unica spesa possibile è la moneta per accendere la luce delle cappelle, che è volontaria.
Quali sono gli orari della Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Secondo il sito ufficiale della parrocchia, letto oggi: lunedì-venerdì 9.30-12.45 e 14.30-18.15, sabato 9.30-12.00 e 14.30-18.30, domenica 12.00-12.45 e 14.30-18.30. La scheda del Ministero della Cultura, letta oggi, indica invece 10.00-19.00 con il giovedì chiuso. Le due fonti non concordano: telefonate allo 06 688271 se avete una sola occasione.
La Chiesa di San Luigi dei Francesi è chiusa qualche giorno?
Il sito ufficiale segnala una sola chiusura ricorrente: il mattino di ogni primo mercoledì del mese. La scheda ministeriale indica invece il giovedì come giorno di chiusura. Anche qui le fonti divergono e ve lo dichiaro invece di sceglierne una.
Serve prenotare per visitare la Chiesa di San Luigi dei Francesi?
No. La scheda del Ministero della Cultura letta oggi dice esplicitamente che la prenotazione non è richiesta, e il sito della parrocchia conferma che non serve alcun biglietto. La prenotazione serve solo se volete una visita guidata con i sacerdoti o una visita privata fuori dagli orari di apertura.
Quanti Caravaggio ci sono alla Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Tre, tutti nella Cappella Contarelli: la Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e San Matteo e l'angelo. Le due tele laterali risultano in posto entro il luglio 1600, la pala d'altare entro il 1602. Per la trattazione estesa c'è la scheda dedicata alla Cappella Contarelli.
Dove si trova esattamente la Cappella Contarelli dentro la chiesa?
È l'ultima cappella della navata sinistra, la quinta contando dall'ingresso, quella addossata all'abside. Entrando dal portone principale, tenete la sinistra e camminate fino in fondo.
Si possono fare fotografie alla Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Non ho trovato oggi un divieto pubblicato di fotografia sul sito ufficiale, e nella pratica la gente fotografa. Il flash però non si usa mai, i treppiedi non si usano, e durante le celebrazioni non si fotografa. La pagina degli orari di visita ricorda che la chiesa è prima di tutto un luogo dedicato alla preghiera.
Quanto dura la visita alla Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Dieci minuti se guardate solo i Caravaggio, quaranta o cinquanta minuti se fate la chiesa per intero, cappella per cappella, con il presbiterio e le lapidi del pavimento. Il mio consiglio è di calcolare tre quarti d'ora.
La Chiesa di San Luigi dei Francesi è accessibile in sedia a rotelle?
Non lo so, e non ve lo invento. La scheda del Ministero della Cultura letta oggi non riporta informazioni su accessibilità, e il sito della parrocchia non ha una pagina dedicata. L'unico modo serio per saperlo è telefonare allo 06 688271. L'interno, una volta dentro, è pianeggiante.
C'è un guardaroba o un deposito bagagli?
No. Non è un museo: non ci sono guardaroba, deposito bagagli, biglietteria, bookshop o servizi igienici a disposizione dei visitatori. Se avete valigie, non è il posto dove portarle.
Quanto si aspetta in coda alla Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Fuori dalla porta di solito non si fa coda, perché non c'è controllo biglietti. La coda si fa dentro, davanti alla Cappella Contarelli, e nelle ore di punta può voler dire dieci o quindici minuti di attesa in piedi. Andate nell'ultima ora prima della chiusura e la coda quasi non esiste.
La Chiesa di San Luigi dei Francesi è adatta ai bambini?
Sì, a patto di non fargli una lezione di storia dell'arte. Funziona come una caccia ai dettagli dentro i quadri: chi scappa, chi ha la spada, chi conta le monete. Il passeggino entra, il pavimento è liscio, la visita è breve.
Chi ha costruito la Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Il cantiere parte nel 1518 per volontà del cardinale Giulio de' Medici, futuro papa Clemente VII, con il contributo successivo di Caterina de' Medici. La facciata è su progetto di Giacomo della Porta, l'esecuzione è di Domenico Fontana. La consacrazione è dell'8 ottobre 1589, per mano del cardinale François de Joyeuse.
Perché si chiama Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Perché è la chiesa nazionale dei francesi di Roma ed è dedicata a Luigi IX di Francia, il re crociato morto nel 1270 e canonizzato pochi decenni dopo. La scheda del Ministero della Cultura letta oggi la definisce chiesa nazionale dei francesi di Roma dal 1589.
Chi gestisce oggi la Chiesa di San Luigi dei Francesi?
La parrocchia, con una comunità di sacerdoti guidata da un rettore, all'interno del patrimonio amministrato dai Pieux Établissements de la France à Rome et Lorette. Sono le informazioni che ho letto oggi sul sito ufficiale, nelle pagine dedicate alla parrocchia e alla presenza francese a Roma.
A che ora è la messa alla Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Secondo il sito ufficiale letto oggi: domenica alle 10.30, da lunedì a venerdì alle 19 con i vespri alle 18.45 salvo il periodo giugno-settembre, sabato alle 12.30. Gli orari possono cambiare di settimana in settimana: la parrocchia pubblica un foglio settimanale in PDF ed è quello che fa fede.
La messa è in francese?
È quello che ci si aspetta dalla chiesa nazionale francese di Roma, ma le pagine ufficiali che ho letto oggi indicano gli orari senza specificare la lingua di ciascuna celebrazione. Quindi ve lo do come attesa ragionevole e non come dato verificato.
Ci sono le confessioni?
Sì. Il sito ufficiale, per l'anno universitario, indica confessioni la domenica dalle 10 alle 10.30, da lunedì a venerdì dalle 18.30 alle 19 e il sabato dalle 12 alle 12.30. La home page dello stesso sito riportava per i feriali una fascia leggermente diversa, 18.30-18.55: sono cinque minuti di scarto fra due pagine e ve li segnalo.
Chi è sepolto alla Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Fra gli altri Pauline de Beaumont, il cardinale François-Joachim de Pierre de Bernis e l'economista Frédéric Bastiat. Le fonti enciclopediche lette oggi aggiungono i nomi di Giuseppe Sisco e Marin Tourlonias.
Che cosa c'è nella cappella di Santa Cecilia?
Gli affreschi con le storie della vita della santa dipinti dal Domenichino e, sull'altare, una Santa Cecilia che secondo le fonti enciclopediche lette oggi è una copia eseguita da Guido Reni dal dipinto di Raffaello. È la seconda cappella della navata destra. La voce enciclopedica inglese la chiama Polet Chapel, dal nome del committente.
Com'è l'organo della Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Sta sulla cantoria sopra la porta d'ingresso ed è stato costruito dall'organaro francese Joseph Merklin nel 1881, con tre manuali e pedaliera e trasmissione meccanica. I dettagli tecnici che la vecchia versione di questa pagina riportava, 56 note per manuale, 30 note di pedaliera e leva Barker, oggi non li ho potuti verificare.
Come ci si arriva alla Chiesa di San Luigi dei Francesi con i mezzi?
La metropolitana in questa zona non arriva. Le linee di superficie che servono Corso del Rinascimento oggi non le ho potute verificare su una fonte ufficiale e quindi non ve le elenco: il calcolo percorso sta sul portale di Roma Servizi per la Mobilità e il numero è 06.57003, attivo secondo il sito da lunedì a venerdì dalle 8 alle 18. In pratica ci si arriva a piedi da piazza Navona in due minuti e dal Pantheon in cinque.
Si entra gratis la prima domenica del mese?
La domanda non ha senso qui, e ve lo dico con simpatia: la prima domenica gratuita riguarda i musei statali. Alla Chiesa di San Luigi dei Francesi si entra gratis tutti i giorni di apertura, prima domenica compresa.
Che differenza c'è fra la Chiesa di San Luigi dei Francesi e la Cappella Contarelli?
La Cappella Contarelli è una delle dieci cappelle dentro la Chiesa di San Luigi dei Francesi, l'ultima della navata sinistra, ed è quella che contiene i tre Caravaggio. Non sono due luoghi diversi e non si paga niente per passare dall'una all'altra: si cammina venti metri. Su questo sito la Cappella Contarelli ha una scheda sua perché il materiale su quei tre quadri è talmente tanto da meritare una pagina intera.
Vale la pena andarci se ho poco tempo a Roma?
Se avete un giorno solo, no: San Pietro, Colosseo e Pantheon vengono prima. Se ne avete tre e state comunque camminando in quella zona, sì, senza discussione. Sono quaranta minuti gratis per tre quadri che hanno cambiato la pittura europea, e la chiesa sta esattamente in mezzo alla strada che fate comunque.
Posso vedere altri Caravaggio gratis vicino alla Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Sì, ed è la cosa più bella di questa città. A pochi minuti a piedi c'è Sant'Agostino, e a una quindicina di minuti Santa Maria del Popolo con la Cappella Cerasi. Tre chiese, ingresso libero, e un gruppo di tele di Merisi che nessun museo al mondo può mettere insieme.
La Chiesa di San Luigi dei Francesi è la stessa cosa di Sant'Andrea della Valle?
No, ma c'è un legame storico curioso: le fonti enciclopediche lette oggi raccontano che la comunità francese di Roma aveva una cappella dalle parti di Sant'Andrea della Valle e che verso la fine del Quattrocento la scambiò con beni dell'abbazia di Farfa per potersi costruire una chiesa più grande. Quella chiesa più grande è la Chiesa di San Luigi dei Francesi.
C'è un museo dentro la Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Il sito ufficiale, nella sezione multimediale, mostra fotografie di un museo e specifica fra parentesi che non è aperto alle visite. Quindi esiste, ma non ci si entra.
Ci sono concerti alla Chiesa di San Luigi dei Francesi?
Sì. Il sito ufficiale scrive che il coro e l'orchestra dei Pieux Établissements danno concerti regolari qui e alla Trinità dei Monti sotto il nome di Capella Ludovicea. Date e prezzi non ve li do perché oggi non ne ho letti: il calendario sta sul sito della parrocchia.
Chiudo da romano
La Chiesa di San Luigi dei Francesi per me è stata per anni una scorciatoia. Ci passavo davanti tagliando da piazza Navona verso il Pantheon, con la testa altrove, e quel portone lo consideravo un pezzo di arredo urbano. Poi un pomeriggio di gennaio, con la pioggia, sono entrato per non bagnarmi e mi sono trovato in fondo alla navata al buio, con due signore francesi che parlavano piano e nessun altro. Ho fatto tutto il giro con calma, per la prima volta in trent'anni di Roma. Ci torno un paio di volte l'anno e ci vado sempre d'inverno.
Questa pagina l'ho riscritta da capo perché la vecchia diceva cose giuste ma incomplete, e un paio di cose imprecise che stavano online da troppo tempo. Una copia di Reni da Raffaello spacciata per un originale di Reni. Un cardinale con il nome storpiato. Un economista senza il suo accento. Un interno settecentesco raccontato come se fosse quello che ha visto Caravaggio. E soprattutto: nessun orario, nessun prezzo, nessuna riga su come ci si entra, che è poi la prima cosa che chiunque vuole sapere. Correggere costa mezza giornata di lavoro. Lasciare l'errore online costa la faccia.
Dove le fonti ufficiali si contraddicono, e qui si contraddicono parecchio sugli orari e persino sull'indirizzo email, non ho scelto io per voi: ve le ho messe in fila tutte e due e vi ho dato il numero da chiamare, 06 688271. Dove non ho potuto verificare, l'ho scritto invece di riempire il buco con qualcosa di plausibile. Le linee degli autobus non ve le ho date perché oggi non le ho lette su una fonte ufficiale, e preferisco che mi diate del pigro piuttosto che farvi aspettare a una fermata sbagliata.
Un'ultima cosa, e poi vi lascio. Quando entrate alla Chiesa di San Luigi dei Francesi, prima di andare in fondo a sinistra dai Caravaggio, girate a destra e andate a vedere Santa Cecilia del Domenichino. Cinque minuti. Poi attraversate la navata e mettetevi davanti alla Vocazione di San Matteo. Quello che sentirete in quel momento, il salto fra due modi opposti di dipingere lo stesso secolo, è il motivo per cui vale la pena continuare a entrare nelle chiese di Roma anche dopo cinquant'anni che ci si vive.
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