Palazzo Madama – Senato della Repubblica Italiana
Palazzo Madama occupa l'isolato compreso fra corso del Rinascimento, via del Salvatore, via della Dogana Vecchia e piazza Madama, nel rione Sant'Eustachio: la pianta non è regolare, somiglia a un pentagono con i lati di lunghezza molto diversa. L'ingresso di rappresentanza si apre su corso del Rinascimento, quello secondario dal lato di San Luigi dei Francesi. Nessuna stazione della metropolitana serve la piazza: ci si arriva a piedi, in tre o quattro minuti dal Pantheon e in due da piazza Navona, oppure con gli autobus che percorrono corso del Rinascimento e con quelli che fanno capo a largo di Torre Argentina; i numeri delle linee cambiano spesso e conviene controllarli sull'app dell'azienda dei trasporti prima di muoversi. Il palazzo non è un museo: è la sede del Senato della Repubblica, quindi non ha biglietteria, non ha orario di apertura continuato e non si visita liberamente. Le visite guidate esistono, sono gratuite e riservate a gruppi organizzati, scuole, enti, associazioni e privati che ne facciano richiesta: modalità, calendario e moduli sono pubblicati dal Senato sul proprio sito ufficiale, che resta l'unica fonte da consultare prima di programmare qualsiasi cosa. Chi non riesce a entrare ha comunque a disposizione il tour virtuale messo online dall'istituzione, che consente di percorrere l'Aula e i saloni di rappresentanza dallo schermo.
Una cosa da mettere subito in chiaro: davanti a Palazzo Madama la maggior parte dei visitatori si ferma trenta secondi, fotografa la facciata e prosegue verso Navona. È uno spreco. Questa è una delle poche facciate barocche di Roma che si legge come un testo, e chi sa cosa guardare ci passa un quarto d'ora. Se vuoi inquadrare il palazzo dentro il sistema dei grandi contenitori storici della città, parti dall'indice dei musei di Roma e dalla pagina delle attrazioni turistiche.

Che cosa è oggi Palazzo Madama
Palazzo Madama deve il nome a Margherita della casa d'Asburgo, detta Madama d'Austria, che vi risiedette dopo la morte del marito Alessandro de' Medici. Oggi l'edificio è proprietà dello Stato ed è sede del Senato della Repubblica: per metonimia l'espressione Palazzo Madama è diventata, nel linguaggio giornalistico e nel parlato, sinonimo di Senato italiano, esattamente come Montecitorio vale per la Camera e Palazzo Chigi per il governo.
Dentro le mura trovano posto l'Aula, alcuni gruppi parlamentari, gli uffici della Presidenza e del Segretariato generale e i servizi più direttamente legati all'attività parlamentare. Il numero dei senatori elettivi è sceso a 200 dopo la riforma costituzionale del 2020, 196 eletti in Italia e 4 nella circoscrizione Estero; sommati i senatori a vita di nomina presidenziale, al 12 marzo 2025 l'assemblea contava 205 membri. È un dato che serve alla visita più di quanto sembri: l'emiciclo che vedi dall'alto fu pensato per un'assemblea molto più numerosa, e questo spiega perché oggi appaia largo.
Il Senato non lavora da solo in questo isolato. Poco più in là, su via della Dogana Vecchia, c'è Palazzo Giustiniani, che ospita la residenza del Presidente del Senato e alcuni uffici; sull'altro fronte, verso corso del Rinascimento, il palazzo Baldinotti Carpegna, anch'esso di proprietà del Senato, è collegato a Palazzo Madama da un corpo di fabbrica novecentesco. L'istituzione occupa quindi un piccolo quartiere, e chi passeggia qui la sera lo capisce dal numero di ingressi presidiati.
La visita a Palazzo Madama, ambiente per ambiente
Quello che segue è il percorso che si vede nelle visite istituzionali, nell'ordine in cui lo si affronta salendo dal piano terra. Non tutte le sale sono sempre accessibili: dipende dai lavori dell'Aula e dalle esigenze di sicurezza.
Il Cortile d'Onore di Palazzo Madama
L'ingresso principale su corso del Rinascimento conduce al Cortile d'Onore, di forma rettangolare, con al centro una statua in bronzo di Emilio Greco intitolata Grande figura accoccolata, del 1971. Greco, nato a Catania nel 1913 e morto a Roma nel 1995, aveva cominciato a tredici anni come apprendista in una bottega di lapicidi e chiuse la carriera con le porte del Duomo di Orvieto e il monumento a Giovanni XXIII in San Pietro: la sua è una figuratività levigata, di linea continua, che in un cortile cinquecentesco funziona per contrasto e non per assonanza. Metterla lì fu una scelta coraggiosa e a nostro giudizio riuscita.
Il pavimento attuale, in marmo, ha sostituito quello originale in travertino. Le sei colonne del portico appartengono invece alla struttura dei tempi di Leone X: sono il pezzo più antico che il visitatore incontra e vale la pena appoggiarci una mano. Alla sinistra del portico si eleva la Scala d'onore.

La seconda scalinata e il soffitto mediceo
L'altra scalinata, alla quale si accede dall'ingresso rivolto verso San Luigi dei Francesi, è coperta da un soffitto in legno dorato del XVI secolo con lo stemma dei Medici e una raffigurazione di divinità marine. Attenzione al dettaglio che sfugge quasi a tutti: quel soffitto non è nato lì. Fu collocato sopra la scala nel 1931, durante la grande campagna di rifacimenti novecenteschi, e proviene da un altro ambiente del palazzo. È un esempio limpido di come, in un edificio istituzionale, le opere migrino da una stanza all'altra a seconda delle esigenze di rappresentanza.
Il primo piano di Palazzo Madama: le sale
Al primo piano si aprono, in sequenza, la Buvette, l'anticamera della Balaustra, la Sala Cavour, la Sala Maccari, la Sala Italia, la Sala del Risorgimento, la Sala dello Struzzo, la Sala della Firma, la Sala Marconi, la Sala dei Postergali, la Sala Pannini e l'Aula. Sono dodici ambienti, alcuni di puro passaggio, altri che valgono da soli il permesso di ingresso. Li racconto uno per uno.
L'Aula legislativa di Palazzo Madama
L'Aula è tappezzata in rosso. Non lo è sempre stata: in precedenza il colore dominante era l'azzurro, per motivi tutti riconducibili ai colori del vessillo di casa Savoia. Sorge in posizione rialzata rispetto al cortile di epoca pontificia sul quale fu ricavata, e la quota venne alzata in via precauzionale dopo l'inondazione del Tevere del 1870, quando l'acqua invase mezzo centro storico. È una decisione di ingegneria idraulica diventata architettura parlamentare, e la si legge ancora oggi nel dislivello che si affronta entrando.
Dietro la postazione del Presidente del Senato si leggono due iscrizioni su targhe rettangolari: una ricorda la proclamazione della Repubblica dopo il referendum del 1946, l'altra riporta le parole con cui Vittorio Emanuele II commemorò la proclamazione dell'unità d'Italia. Le due targhe, affiancate, riassumono in pochi centimetri il passaggio dalla monarchia alla Repubblica: nessun museo lo dice con altrettanta economia.
Il soffitto a cupoletta è tappezzato con un panno dipinto a gesso secondo la tecnica neocinquecentesca della grottesca. Si chiama Velario e contiene medaglioni con le effigi di quattro giurisperiti, delle quattro virtù civiche e delle quattro capitali dei regni preunitari. Quando le riprese televisive inquadrano l'emiciclo dall'alto, il Velario resta quasi sempre fuori campo: è l'elemento decorativo più sottovalutato dell'intero palazzo.

La Sala Cavour di Palazzo Madama
Al centro del soffitto, realizzato sul tipo degli antichi cassettoni, è stato collocato un oculo ovale con il dipinto Bacco e Arianna di Giambattista Pittoni. Pittoni, veneziano dal 1687 al 1767, fu tra i massimi esponenti del rococò lagunare e fondò con Tiepolo l'Accademia di belle arti di Venezia, che poi presiedette: la sua tavolozza, riconoscibile per un azzurro freddo e per una luce vetrosa, in un ambiente romano di rappresentanza produce un effetto quasi straniante.
La sala è a disposizione dei membri del Governo che presenziano alle sedute e talvolta ospita il Consiglio dei Ministri. Detto altrimenti: quando i telegiornali annunciano un Consiglio dei Ministri convocato al Senato, la stanza è questa, con un Bacco settecentesco che guarda dall'alto la trattativa. Il cortocircuito è servito.
La Sala Maccari, il capolavoro di Palazzo Madama
La sala, detta anche sala gialla dal colore delle pareti damascate, prende il nome da Cesare Maccari, che la decorò dopo avere vinto un concorso bandito dal Ministero della Pubblica Istruzione nel 1880. Maccari era nato a Siena nel 1840 e morì a Roma nel 1919; si era formato con Luigi Mussini all'Accademia senese dopo avere cominciato come scultore, e aveva costruito la propria fama con la decorazione della Cappella reale della Sindone. Il ciclo del Senato lo impegnò dal 1881 al 1888. Chiuse la carriera con la cupola del santuario di Loreto, fra il 1895 e il 1907, e nel 1909 una paralisi lo costrinse ad abbandonare il lavoro dieci anni prima della morte. Se dovessi indicare un solo ambiente per cui vale la pena insistere fino a ottenere il permesso di visita, indicherei questo senza esitare.
Le decorazioni del soffitto mostrano quattro figure allegoriche che circondano il motivo centrale, una personificazione dell'Italia trionfante. I quattro medaglioni rappresentano il commercio e l'agricoltura, cioè l'Industria, poi le Armi, le Scienze e le Arti; le allegorie hanno forma di fanciulli e fanciulle nudi. Il fregio che raccorda le pareti al soffitto è percorso da due frasi di Machiavelli e Guicciardini: il richiamo alla tradizione politica fiorentina, in un palazzo che i Medici avevano fatto proprio, è tutt'altro che casuale.
I cinque affreschi del Senato antico nella Sala Maccari
Alle pareti sono raffigurati cinque celebri episodi del Senato di Roma antica. Il primo affresco a destra, subito dopo l'ingresso, mostra Appio Claudio condotto in Senato per esortare i romani a non accettare le condizioni di pace offerte da Cinea, l'ambasciatore di Pirro. Maccari coglie con evidente partecipazione l'espressione di peso e di stanchezza augusta e severa del vecchio Appio; la figura dell'ambasciatore si impone per la giustezza e la nobiltà dell'atteggiamento.
I due quadri più piccoli, sulla parete di fronte all'ingresso e separati da un finestrone, rappresentano l'uno il senatore Papirio Gallo impassibile davanti ai Celti che invadono Roma, l'altro il tentativo di corruzione dei Sanniti ai danni di Curio Dentato, perché convincesse i romani alla pace. Sono i due pezzi che il pubblico guarda meno e che dal punto di vista narrativo reggono meglio.
Il terzo affresco raffigura il Senato di Roma nel momento in cui Cicerone, indignato, con le braccia tese verso Catilina, prorompe nel celebre Quousque tandem. Catilina, seduto nel suo stallo in primo piano, china la testa e stringe convulsamente la gamba destra con le mani, abbandonato da tutti. È l'immagine che tutti gli italiani hanno visto almeno una volta su un libro di scuola senza sapere dove si trovasse l'originale: è qui, dentro il Senato della Repubblica.
L'ultimo affresco mostra Attilio Regolo sul punto di consigliare al Senato di Roma la resistenza contro Cartagine, che lo aveva mandato, dietro promessa di ritorno, a proporre e sostenere la pace presso la sua patria. Il Senato ascolta, la folla ammira, la famiglia di Regolo lo scongiura di rompere la fede data e di non tornare a Cartagine; il cielo è di un azzurro smagliante che si incurva verso il tramonto, sullo sfondo dei palazzi di Roma circonfusi dalla luce morente del sole.


La Buvette di Palazzo Madama
La buvette è un'ampia sala con una volta decorata da fregi e figurine in stucco chiaro del 1931. Su una parete è appeso un arazzo mediceo del secolo XVI proveniente dagli Uffizi di Firenze: un prestito che racconta, meglio di qualsiasi targa, la continuità fra il palazzo romano dei Medici e la loro capitale toscana. Di fronte si allunga il bancone del bar, che reca una piccola statua di Vincenzo Gemito con funzione di fontanella.
Le altre due pareti ospitano due nature morte di Luciano Ventrone, La Pausa e Il ritorno di Ulisse, entrambe del 2002. Ventrone lavorava con un iperrealismo di matrice fotografica che nel contesto di una sala del 1931 stona quel tanto che basta a farsi guardare. Opinione netta: la buvette è l'ambiente in cui la Repubblica ha collezionato meglio, perché ha comprato contemporaneo quando era ancora contemporaneo.
La Sala Italia di Palazzo Madama
È un ampio salone adibito a funzioni di rappresentanza, creato all'inizio degli anni Trenta demolendo una parete divisoria e dotato di un soffitto a cassettoni in stile moderno. Nella parte del fregio seicentesco rivolta verso la buvette predominano figure di putti e leoni; nell'altra compaiono figure femminili. Sei affreschi di carattere storico completano la decorazione.
Nell'agosto del 2003 nella sala fu collocata la statua in legno Italia di Giuliano Vangi, alta 2,35 metri: una figura femminile con treccine e occhi in avorio, poi trasferita a Palazzo Giustiniani. Dello stesso anno è il paesaggio marino di Piero Guccione intitolato Il nero e l'azzurro, sistemato su una delle pareti corte. Guccione dipingeva il mare di Sicilia come una questione di ordine morale prima che cromatico, e in una sala di rappresentanza istituzionale quella tela agisce come una finestra aperta.
La Sala dello Struzzo di Palazzo Madama
Si distingue dalle altre perché non ha il consueto fregio mediceo: nel soffitto in legno dorato a cassettoni, al suo posto, compare uno struzzo. L'animale, del XVI secolo, è aggiogato con un nastro legato al collo a uno scudo della famiglia medicea, aggiunto nel XVII secolo. La spiegazione più accreditata, e resta un'ipotesi ricorrente nella letteratura sul palazzo, è che lo struzzo alluda a Margherita d'Austria attraverso il gioco di parole francese fra Autriche, Austria, e autruche, struzzo. Non è l'unica lettura possibile: c'è anche chi vi riconosce un simbolo araldico di velocità e di precedenza, oppure di fermezza e di forza.
Un elemento invece è certo: lo struzzo fu scelto da un personaggio che non ricopriva cariche religiose, come dimostra la corona che sormonta la testa dell'animale e che richiama la discendenza imperiale. Alle pareti sono affisse due vedute di Roma di Mauro Reggio, una del teatro di Marcello e l'altra delle chiese gemelle di piazza del Popolo; completano l'arredo un dipinto novecentesco di Corrado Cagli con l'Etna in eruzione e un arazzo seicentesco con una donna e un bambino.
Le altre sale del primo piano di Palazzo Madama
L'anticamera della Balaustra è la sala che regola il flusso verso l'emiciclo; la Sala del Risorgimento e la Sala della Firma appartengono al circuito di rappresentanza; la Sala Marconi è legata alla memoria dello scienziato, che fu senatore del Regno; la Sala dei Postergali prende il nome dagli alti schienali lignei che ne caratterizzano l'arredo; la Sala Pannini deve il proprio nome al pittore piacentino Giovanni Paolo Pannini, maestro della veduta romana settecentesca. Sono ambienti che nelle visite si attraversano rapidamente e sui quali la documentazione pubblica è più scarna: per una descrizione puntuale conviene fare riferimento al materiale distribuito dal Senato durante la visita.

La storia di Palazzo Madama, fase per fase
Dai benedettini di Farfa ai primi proprietari
La vicenda comincia sul finire del Quattrocento, sotto il pontificato di Sisto IV. Il terreno sul quale sorge il palazzo era appartenuto, insieme a quello limitrofo di piazza Navona, per quasi cinque secoli ai monaci benedettini dell'abbazia di Farfa: da qui l'originario nome di piazza Longobarda. Nel 1479 i benedettini lo cedettero al monarca francese, che a sua volta donò al proprio tesoriere e vescovo di Chiusi, Sinulfo Ottieri di Castell'Ottieri, la porzione compresa fra la torre dei Crescenzi e le terme di Alessandro. Su quel lotto venne fondato il nucleo originario dell'edificio.
Nel gennaio 1503 la proprietà rientrò nel lascito testamentario al fratello di Sinulfo, Guidone conte di Montorio, che prima la affittò e poi la cedette a Giovanni de' Medici, il futuro papa Leone X. Tenere a mente questa catena serve: spiega perché il palazzo, per due secoli, resti un pezzo di Firenze piantato in mezzo a Roma.
Il cenacolo di Leone X a Palazzo Madama
Il palazzo entrò davvero in possesso dei Medici quando il cardinale Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, lo acquistò a rate nel 1505, dopo averci abitato in affitto, e commissionò un importante restauro a Giuliano da Sangallo. Dopo la cacciata della famiglia da Firenze, Giovanni, ormai Leone X, ne fece la sede romana del casato, che estese la propria presenza a tutto il quartiere: si trattava di controbilanciare piazza del Popolo e la sua chiesa della Rovere con un centro mediceo altrettanto importante e glorioso. Con il trasferimento di ciò che restava della biblioteca fiorentina, il palazzo divenne anche un punto di irradiazione della cultura umanistica.
Le vicende patrimoniali furono movimentate. Costretto dai debiti, Leone X vendette l'immobile alla cognata Alfonsina Orsini, per rientrarne in possesso nel 1519 alla morte di lei, che glielo lasciò in eredità. Alla morte del pontefice, nel 1521, il palazzo fu assegnato al cugino Giulio de' Medici, che vi aveva vissuto in adolescenza e che sarebbe diventato papa con il nome di Clemente VII. Anche allora l'edificio ospitò un secondo esilio dei Medici, espulsi da Firenze dal 1527 al 1530.
Madama Margherita d'Austria e il nome di Palazzo Madama
Il nome arriva con Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V e moglie del duca Alessandro de' Medici. Rimasta vedova nel 1537, sposò in seconde nozze Ottavio Farnese e soggiornò a lungo nell'edificio, che da lei prese il nome conservato fino a oggi. A Margherita si fa risalire l'apposizione dello scudo con lo struzzo nel soffitto a cassettoni della sala omonima, simbolo del passaggio del palazzo alla sfera d'influenza ispano-austriaca; il consueto stemma nobiliare mediceo lo avrebbe sormontato in epoca seicentesca, con l'aggiunta del nastro che lo collega al collo dell'animale.
Quando Margherita partì per il governatorato delle Province Unite, la residenza fu affittata a vari porporati. Tornò poi al titolare del casato, Ferdinando I, che da cardinale vi visse pochi anni: partendo per assumere il granducato a Firenze la lasciò al proprio stretto collaboratore, il cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria, legato per parentela con i Borbone-Navarra alla fazione filofrancese della diplomazia pontificia.
La contesa proprietaria con Caterina de' Medici
La regina di Francia Caterina de' Medici visse nel palazzo soltanto pochi anni, da bambina. Poiché Leone X aveva lasciato l'eredità ai due soli maschi viventi della discendenza di Lorenzo il Magnifico, Caterina ne prese atto nel 1533, sottoscrivendo formale rinuncia ai beni paterni in favore del fratellastro Alessandro. Dopo la morte di lui, però, ritrattò la rinuncia, e solo nel 1560 firmò una prima concordia con Margherita d'Austria: la regina di Francia fu riconosciuta proprietaria e concesse l'usufrutto alla moglie di Ottavio Farnese.
La vertenza si chiuse un anno dopo la morte di Margherita, quando l'erede Alessandro Farnese, nel 1587, rinunciò a ogni pretesa sulla residenza romana dei Medici. L'anno seguente, nei capitoli matrimoniali fra il granduca Ferdinando I e Cristina di Lorena, nipote di Caterina, il primo ottenne la cessione dei beni di famiglia ancora di proprietà di quest'ultima, con particolare riferimento a Palazzo Madama: siamo nel 1588. Fra i viaggiatori francesi la contesa alimentò a lungo la leggenda secondo cui l'appellativo di Madama si riferisse a Caterina e non a Margherita. È una svista che si legge ancora in qualche guida straniera.
Il Seicento: la facciata barocca e il camerino del cardinal Del Monte
Dalla corrispondenza del cardinale Del Monte con il granduca emerge che il palazzo versava in cattivo stato di manutenzione. Non gli impedì di allestirvi un camerino musicale nel quale, si legge, aveva voluto far porre Il suonatore di liuto accanto ai Musici del Caravaggio. Tieni presente dove ti trovi: a pochi passi, in San Luigi dei Francesi, la cappella Contarelli conserva il ciclo di san Matteo dello stesso pittore, commissionato negli stessi anni e nello stesso giro di protezioni. Il quartiere fu, per un breve periodo, il centro di gravità del caravaggismo europeo.
Nel 1635 l'ambasciatore toscano Niccolini persuase Carlo di Ferdinando de' Medici a non vendere il palazzo e a procedere invece a nuovi lavori. Ne nacque una facciata barocca progettata da Paolo Maruscelli e ultimata nel 1642, che prese il posto del precedente frontone asimmetrico. Su di essa si contano oltre cento forme leonine, compresa la pelle del leone di Nemea scolpita sul portale d'ingresso: richiama il mito erculeo e trova corrispondenza nel volto di Onfale, le cui trecce cingono una finestra. Onfale è la mitica progenitrice di Tirreno, dal quale i Medici facevano discendere la propria genealogia. All'interno, sotto la direzione del toscano Romano Monanni, si moltiplicarono soffitti decorati e fregi.
Il Settecento: accademie, Violante Beatrice, i Lorena
Dopo essere stato residenza del cardinale Giovan Carlo de' Medici, nel Seicento l'edificio ospitò l'Accademia Fiorentina nell'Urbe, fondata nel 1673 dal granduca Cosimo III. Guidata da Ciro Ferri e da Ercole Ferrata, vi si formarono fra gli altri Giovan Battista Foggini e Massimiliano Soldani Benzi, che importarono le novità romane nel linguaggio fiorentino delle arti. Nonostante l'ampliamento e l'abbellimento, i Medici non tornarono ad abitarlo fino al 1725, quando vi prese dimora Violante Beatrice di Baviera, cognata del granduca Gian Gastone, che vi risiedette fino alla morte. Fu una stagione di balli e di feste, e la sede dell'Accademia dei Quirini. Nel 1737, alla morte di Gian Gastone, il Granducato di Toscana e con esso Palazzo Madama passarono dai Medici ai Lorena.
L'uso pontificio e il palazzo del Governo nuovo
Nel 1755 il palazzo fu acquistato da papa Benedetto XIV, il cui stemma campeggia ancora sull'ingresso principale, e divenne un edificio pubblico dello Stato Pontificio. Seguirono interventi importanti: fu aperto un secondo cortile e fu sistemata piazza Madama, per opera di Luigi Hostini. Vi furono installati gli uffici del tribunale criminale del Governatore di Roma e la sede della polizia, tanto che in quel periodo l'edificio assunse il nome di palazzo del Governo nuovo.
Fu forse per questa vocazione amministrativa, più che per la pur persistente inclinazione francofila del luogo, che Palazzo Madama ospitò l'ufficio centrale della Repubblica Romana del 1798-1799. Nel 1849 Pio IX vi trasferì il Ministero delle Finanze e del Debito Pubblico e le Poste Pontificie, senza escludere la direzione del Lotto: l'estrazione dei numeri ebbe luogo sulla loggia esterna a partire dal 26 gennaio 1850. Nel febbraio del 1853 si tenne la cerimonia di inaugurazione dei nuovi uffici, al termine di una campagna di restauri.
Il Senato del Regno e la chiesa scomparsa di San Salvatore in Thermis
La decisione di destinare l'edificio al Senato del Regno d'Italia fu assunta nel febbraio del 1871 e resa operativa a poco più di un anno dalla breccia di Porta Pia: il Senato del Regno si riunì per la prima volta il 28 novembre 1871, dopo ampi lavori di adattamento che ricavarono l'Aula nello spazio del cortile delle poste pontificie, su progetto dell'ingegner Luigi Gabet. Fra le opere volute dal senatore Giovanni Barracco spicca la Biblioteca del Senato, collocata nel 1890 in una palazzina disegnata da Gaetano Koch, lo stesso architetto del palazzo della Banca d'Italia a Roma.
C'è un episodio che merita di essere ricordato per intero. Fra l'Ottocento e il primo ventennio del Novecento la piccola chiesa di San Salvatore in Thermis, risalente al VI secolo, che si elevava nella strada a sinistra del palazzo, fu prima chiusa, poi espropriata e infine rasa al suolo per ragioni di sicurezza: la polizia riteneva che qualcuno potesse servirsene per attentare al Senato. Alcuni degli affreschi che conteneva furono incorporati nel palazzo. Una chiesa altomedievale demolita per timore di un attentato è una notizia che, raccontata a un gruppo davanti a via del Salvatore, produce sempre lo stesso silenzio.
I rifacimenti novecenteschi e l'apertura di corso del Rinascimento
Nel primo trentennio del Novecento Palazzo Madama e gli edifici adiacenti subirono ulteriori interventi di ristrutturazione e adattamento. La trasformazione fu radicale: ammodernamento dell'emiciclo, rifacimento integrale dei prospetti su via del Salvatore e via della Dogana Vecchia, realizzazione di un corpo di collegamento con l'adiacente Palazzo Carpegna, che il Senato possedeva e che fu interamente ricostruito in posizione avanzata rispetto all'originaria.
Quei lavori vanno letti insieme a un'operazione urbanistica più vasta. Corso del Rinascimento, la strada che oggi consideriamo l'indirizzo di rappresentanza del Senato, fu inaugurato il 21 aprile 1938, dopo la convenzione firmata il 3 aprile 1936 fra il governatorato di Roma e l'Istituto nazionale delle assicurazioni. Prima di quella data la facciata di Maruscelli guardava un tessuto di vicoli, non un asse rettilineo. Chi fotografa oggi il palazzo dal marciapiede opposto lo vede in una prospettiva che ha meno di novant'anni.

Una curiosità sul Palazzo Madama - Senato della Repubblica Italiana
La curiosità che preferisco riguarda il gioco di parole nascosto nel soffitto della Sala dello Struzzo. In un edificio pieno di stemmi medicei, una sala rinuncia al fregio di famiglia e mette al suo posto un uccello che non vola. La lettura più diffusa collega l'animale a Margherita d'Austria attraverso la somiglianza fonetica fra Autriche e autruche: un calembour francese inciso nel legno dorato di un palazzo romano abitato da una principessa asburgica sposata a un Medici e poi a un Farnese. Tre dinastie e due lingue in un solo simbolo.
La cosa si complica quando si guarda il dettaglio araldico. Lo struzzo porta una corona sulla testa, e la corona rimanda alla discendenza imperiale: significa che chi lo scelse non era un ecclesiastico, perché un cardinale avrebbe adottato altri segni. Il nastro che lega l'animale allo scudo mediceo, invece, è un'aggiunta del Seicento: qualcuno, un secolo dopo, decise di riportare sotto controllo familiare un emblema che familiare non era. La storia dell'arte chiama questi interventi addizioni; in realtà sono correzioni politiche fatte con lo scalpello.
Va detto che il calembour resta un'ipotesi, per quanto solida e ripetuta: esistono letture alternative che vedono nello struzzo un simbolo di velocità e di precedenza, oppure di fermezza e di forza, secondo una tradizione araldica ben documentata in altri contesti. Nessuna fonte certa dichiara l'intenzione di chi commissionò il cassettone. Va detto apertamente: davanti a un simbolo del Cinquecento la risposta onesta è spesso plurale, e riconoscere il margine di incertezza vale più di una spiegazione elegante e falsa. Chi vuole approfondire il linguaggio degli stemmi troverà pane per i denti anche a Palazzo Altemps, dove le collezioni Ludovisi raccontano un'altra strategia di autorappresentazione nobiliare.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Palazzo Madama - Senato della Repubblica Italiana
Nessuna guida generalista dirà che la piazza davanti al Senato ha perso una chiesa del VI secolo per ragioni di ordine pubblico. San Salvatore in Thermis si elevava nella strada a sinistra del palazzo, e il suo nome conservava la memoria delle terme di Alessandro, il grande impianto severiano che occupava questa porzione di Campo Marzio. Fra Otto e Novecento la chiesa fu chiusa, espropriata e demolita: la polizia riteneva che un edificio addossato al Senato, con accessi propri e vani non controllabili, potesse servire a preparare un attentato. Alcuni affreschi furono staccati e incorporati nel palazzo.
La seconda cosa che non ti dice nessuno riguarda la quota dell'Aula. L'emiciclo fu costruito più in alto rispetto al cortile pontificio sul quale sorge, e non per ragioni cerimoniali: la scelta venne presa in via precauzionale dopo l'inondazione del Tevere del 1870, la piena che allagò il centro storico nel dicembre di quell'anno, pochi mesi dopo la breccia di Porta Pia. Il giovane Stato italiano, prima ancora di insediare il proprio Senato, dovette fare i conti con un fiume che non aveva ancora i muraglioni. L'Aula del Senato è, letteralmente, una stanza costruita in difesa dall'acqua.
La terza riguarda il colore. L'Aula oggi è rossa, ma per decenni fu azzurra, in omaggio ai colori di casa Savoia. Il passaggio cromatico è uno di quei dettagli che nessuno racconta e che invece dice tutto: cambiata la forma dello Stato, si cambiò la tappezzeria. Chi vuole confrontare la scelta del Senato con quella dell'altro ramo del Parlamento può osservare l'emiciclo di Montecitorio, dove la soluzione decorativa liberty segue una logica del tutto diversa.
Il consiglio che ti do per visitare il Palazzo Madama - Senato della Repubblica Italiana
Il consiglio numero uno è organizzativo e va contro l'istinto di chi viaggia: non provare a entrare come singolo turista di passaggio. Palazzo Madama non è un museo, non ha biglietteria e non funziona a ingressi liberi. Le visite gratuite sono gestite dal Senato per canali distinti, uno per le scuole, uno per enti e associazioni, uno per i privati, e vanno richieste con anticipo attraverso i moduli pubblicati sul sito ufficiale dell'istituzione. Chi si presenta al portone senza autorizzazione non entra, e questo vale anche nei giorni di apertura straordinaria, quando la fila si forma presto e si chiude prima di quanto si creda.
Il consiglio numero due riguarda il modo di guardare. Se ottieni la visita, dedica alla Sala Maccari almeno la metà del tempo disponibile: è l'unico ambiente in cui la decorazione ottocentesca ragiona sul senso stesso dell'istituzione che la ospita, mettendo in scena cinque episodi del Senato antico davanti ai senatori moderni. Guarda i due quadri piccoli sulla parete di fronte all'ingresso, quelli che quasi tutti saltano. E poi alza gli occhi al fregio con le frasi di Machiavelli e Guicciardini: è lì che il ciclo dichiara la propria tesi politica.
Il consiglio numero tre è per chi non entra, che poi sono i più. Fai il giro completo dell'isolato a piedi, partendo da piazza Madama e chiudendo su corso del Rinascimento: è l'unico modo per capire la pianta pentagonale e per vedere quanto sia diverso il fronte barocco dai prospetti rifatti nel Novecento. Se accompagni un gruppo e vuoi che l'esperienza abbia un filo, conviene affidarsi a chi lavora con guide abilitate su Roma: TourLeaderPro organizza percorsi tematici nel centro storico, e per i piccoli gruppi con esigenze particolari esiste una linea dedicata di esperienze personalizzate a Roma.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che la Costituzione italiana entrò in vigore il primo gennaio 1948. Quasi nessuno ricorda dove venne firmata: non nell'Aula di Palazzo Madama e nemmeno a Montecitorio, ma a pochi metri da qui, in Palazzo Giustiniani, su via della Dogana Vecchia. Il 27 dicembre 1947 il Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola appose la firma nella sala che da allora porta il nome di Sala della Costituzione. Palazzo Giustiniani ospita oggi la residenza del Presidente del Senato e alcuni uffici dell'istituzione, e il suo cortile porta la firma di Francesco Borromini, che nel 1650 vi disegnò gli archi ribassati che ancora lo caratterizzano.
Nello stesso edificio si trova la Sala Zuccari, decorata da Federico Zuccari con cinque episodi della vita del re Salomone e con figure di virtù: è l'unico ambiente rimasto pressoché inalterato attraverso le numerose ristrutturazioni. Aggiungo un dato che sorprende sempre: dal 1901 al 1985 Palazzo Giustiniani fu la sede del Grande Oriente d'Italia. Nel 1926 il regime ne prese possesso e ne consentì l'uso al Senato; il pieno controllo dell'istituzione parlamentare arrivò soltanto nel 1985, quando la massoneria si trasferì a Villa del Vascello.
Perché questo fatto conta per chi visita Palazzo Madama? Perché mostra che il Senato non è un edificio, ma un sistema di edifici, cresciuto per acquisizioni successive dentro un rione minuto. E perché la statua Italia di Giuliano Vangi, collocata nella Sala Italia nell'agosto del 2003, è finita proprio a Palazzo Giustiniani: le opere si muovono fra i palazzi del Senato come i documenti fra gli uffici.
La foto giusta da fare al Palazzo Madama - Senato della Repubblica Italiana
La foto sbagliata è quella che fanno tutti: frontale, dal marciapiede opposto di corso del Rinascimento, a mezzogiorno, con il palazzo schiacciato e il cielo bruciato. La facciata di Maruscelli è rivolta in modo tale che nelle ore centrali riceva una luce piatta, e il risultato è un muro giallo senza rilievo.
La foto giusta si scatta nel tardo pomeriggio, quando la luce radente entra di taglio e le oltre cento forme leonine della facciata acquistano ombra. Mettiti in diagonale, verso l'angolo con piazza Madama, e usa la prospettiva obliqua: il fronte barocco guadagna profondità e il portale con la pelle del leone di Nemea diventa leggibile. Se hai un teleobiettivo, isola due dettagli: il mascherone di Onfale con le trecce che cingono la finestra e lo stemma di Benedetto XIV sull'ingresso principale. Sono i due elementi che raccontano l'intera parabola dell'edificio, dai Medici allo Stato Pontificio, e nessuno li fotografa.
Terza opzione, la migliore: la sera, dal fondo di via del Salvatore, con i lampioni accesi e il palazzo che chiude la strada. In notturna i prospetti novecenteschi si semplificano e l'insieme recupera l'aria di quinta teatrale che aveva prima dell'apertura del corso. Un avvertimento pratico: davanti agli ingressi presidiati non si sosta a lungo con l'attrezzatura montata, e il buon senso vale più di qualsiasi regolamento. Per chi cerca inquadrature meno battute nello stesso raggio di trecento metri, la cupola di Sant'Ivo alla Sapienza offre una delle spirali più fotogeniche di Roma.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la fondazione stessa: nel 1479 i benedettini di Farfa cedono al re di Francia un terreno che apparteneva all'abbazia da quasi cinque secoli, e da quella cessione nasce il nucleo del palazzo. Il secondo è l'acquisto a rate del 1505 da parte del cardinale Giovanni de' Medici, con il restauro affidato a Giuliano da Sangallo: da quel momento l'edificio diventa la testa di ponte fiorentina a Roma.
Il terzo è il doppio esilio mediceo. Fra il 1527 e il 1530 la famiglia, cacciata da Firenze, trova qui rifugio: un palazzo romano che ospita il governo in esilio di una repubblica toscana rovesciata. Il quarto è la lunga contesa proprietaria fra Caterina de' Medici e Margherita d'Austria, chiusa solo nel 1587 con la rinuncia di Alessandro Farnese e regolata definitivamente nel 1588 dai capitoli matrimoniali fra Ferdinando I e Cristina di Lorena.
Il quinto è la stagione pontificia. Nel 1755 Benedetto XIV compra il palazzo per lo Stato della Chiesa; poco dopo vi si insediano il tribunale criminale del Governatore e la polizia. Nel 1798-1799 l'edificio ospita l'ufficio centrale della Repubblica Romana. Nel 1849 Pio IX vi porta il Ministero delle Finanze, le Poste Pontificie e la direzione del Lotto: dal 26 gennaio 1850 l'estrazione dei numeri si tiene sulla loggia esterna, sotto gli occhi della folla. È una scena che vale la pena immaginare mentre si guarda la facciata.
Il sesto è la svolta: la decisione del febbraio 1871 di destinare il palazzo al Senato del Regno d'Italia, e la prima seduta del 28 novembre 1871, nell'Aula appena ricavata da Luigi Gabet nel cortile delle poste pontificie. Il settimo è la demolizione di San Salvatore in Thermis per timore di attentati, fra Otto e Novecento. L'ottavo è la campagna di rifacimenti del primo trentennio del Novecento, culminata nell'apertura di corso del Rinascimento il 21 aprile 1938. Il nono è il referendum del 1946, ricordato da una delle due targhe dietro il banco della Presidenza. Il decimo, infine, è la riforma costituzionale del 2020, che ha ridotto a 200 i senatori elettivi: la prima modifica in ottant'anni che ha cambiato il numero di persone che quell'emiciclo deve contenere.

Chi è passato dal Palazzo Madama - Senato della Repubblica Italiana
Due papi ci hanno abitato prima di diventare tali. Giovanni de' Medici, che qui visse da cardinale e che nel 1513 salì al soglio come Leone X, e Giulio de' Medici, che vi passò l'adolescenza e che nel 1523 divenne Clemente VII. Un terzo papa, Benedetto XIV, non vi abitò ma lo comprò nel 1755 e vi lasciò il proprio stemma sull'ingresso principale.
Fra le donne, tre nomi pesano più degli altri. Alfonsina Orsini, cognata di Leone X, che ne fu proprietaria fino al 1519. Margherita d'Austria, figlia di Carlo V, vedova di Alessandro de' Medici e poi moglie di Ottavio Farnese, che diede al palazzo il nome e probabilmente lo struzzo. Caterina de' Medici, futura regina di Francia, che vi trascorse pochi anni da bambina e che da adulta ne rivendicò la proprietà per un quarto di secolo. Aggiungo Violante Beatrice di Baviera, cognata di Gian Gastone, che dal 1725 fino alla morte vi tenne una corte di balli, feste e accademie.
Sul versante artistico il passaggio più clamoroso è indiretto. Il cardinale Francesco Maria Del Monte, che ebbe il palazzo da Ferdinando I, allestì qui un camerino musicale dove volle porre Il suonatore di liuto accanto ai Musici del Caravaggio: due tele che oggi si vedono in musei lontanissimi fra loro. Del Monte fu il protettore che aprì a Merisi le porte della committenza romana, e la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi nacque in quel contesto. Ci passarono anche Giuliano da Sangallo come restauratore, Paolo Maruscelli come architetto della facciata, Ciro Ferri ed Ercole Ferrata come maestri dell'Accademia Fiorentina nell'Urbe, con allievi del calibro di Giovan Battista Foggini e Massimiliano Soldani Benzi. Nell'Ottocento arrivarono l'ingegner Luigi Gabet, che disegnò l'Aula, Gaetano Koch, che nel 1890 firmò la palazzina della Biblioteca voluta dal senatore Giovanni Barracco, e Cesare Maccari, che fra il 1881 e il 1888 dipinse la sala che porta il suo nome.
Nel Novecento e nel nostro secolo il palazzo ha continuato a chiamare artisti: Emilio Greco con la Grande figura accoccolata del 1971 nel Cortile d'Onore, Corrado Cagli con l'Etna, Mauro Reggio con le vedute romane, Piero Guccione con Il nero e l'azzurro, Luciano Ventrone con le due nature morte della buvette, Giuliano Vangi con l'Italia lignea del 2003. E poi, naturalmente, ogni senatore della Repubblica dal 1948 a oggi, e prima di loro i senatori del Regno dal 28 novembre 1871.
Palazzo Madama con i bambini e con le scuole
Il canale scolastico è quello che funziona meglio. Il Senato riserva alle scuole un percorso dedicato, con richiesta da inoltrare tramite il modulo apposito pubblicato sul sito ufficiale dell'istituzione; le classi entrano in gruppo, accompagnate, e il percorso è calibrato sull'educazione civica. Per un bambino sotto i dieci anni, invece, la visita risulta lunga e statica: se viaggi in famiglia e non hai una prenotazione scolastica, meglio puntare su altro.
Il suggerimento per le famiglie è semplice: usa il palazzo come tappa esterna di dieci minuti, racconta la storia dello struzzo e della chiesa demolita, poi porta i bambini a vedere qualcosa che si tocca. Il Museo di Roma a Palazzo Braschi è a cinque minuti e ha sale che funzionano bene con i ragazzi; il Pantheon con la sua apertura zenitale resta il colpo di scena più efficace del centro storico.
Accessibilità, sicurezza e regole di ingresso a Palazzo Madama
Trattandosi di una sede istituzionale, valgono regole più rigide di quelle di un museo. L'ingresso avviene solo con visita autorizzata, previo controllo di sicurezza; l'abbigliamento richiesto è formale, le borse di grandi dimensioni sono soggette a limitazioni e il documento di identità è obbligatorio. Sulle regole di dettaglio, sulle condizioni di accessibilità per le persone con disabilità e sulla possibilità di assistere alle sedute dalle tribune, l'unica fonte affidabile è il sito ufficiale del Senato, che pubblica le istruzioni per ciascun canale di visita. Diffida di quello che trovi sui portali di terze parti: cambia spesso e nessuno lo corregge.
Un'ultima osservazione: i tempi di controllo all'ingresso di una sede parlamentare non sono comprimibili. Se hai un appuntamento, calcola almeno venti minuti in più rispetto a quello che calcoleresti per un museo civico, e avvisa il gruppo che i telefoni potrebbero dover restare spenti in alcune sale.
Che cosa c'è intorno a Palazzo Madama in dieci minuti a piedi
Questo isolato è uno dei più densi di Roma. A due passi, sulla stessa insula, la chiesa di San Luigi dei Francesi custodisce il ciclo di san Matteo del Caravaggio: tre tele che da sole giustificano un viaggio. Sul lato opposto di corso del Rinascimento, il palazzo della Sapienza, storica sede dell'università e oggi Archivio di Stato, racchiude la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza, con la lanterna a spirale di Borromini.
In due minuti si arriva a piazza Navona, che ricalca lo stadio di Domiziano, e in quattro al Pantheon. Verso il fiume, Palazzo Altemps conserva la collezione Ludovisi di sculture antiche; verso sud, Campo de' Fiori con il mercato mattutino e il monumento a Giordano Bruno. Chi vuole completare il giro istituzionale trova Montecitorio, sede della Camera dei deputati, a sette o otto minuti, e la Fontana di Trevi a un quarto d'ora scarso. Più in alto, il Palazzo del Quirinale chiude il triangolo dei tre poteri, e dal Campidoglio si misura in un colpo d'occhio la distanza fra la Roma antica e quella repubblicana.
Quando andare e quando evitare Palazzo Madama
Se l'obiettivo è la visita interna, il periodo migliore coincide con le sospensioni dei lavori parlamentari, quando l'Aula è libera e il calendario delle visite si allarga. I mesi peggiori sono quelli di sessione intensa, in particolare l'autunno della legge di bilancio: le richieste vengono accolte con più difficoltà e le sale di rappresentanza risultano spesso occupate.
Se l'obiettivo è la facciata, evita le undici del mattino di una giornata limpida di luglio: luce zenitale, marmo bruciato, nessun rilievo. Vai in ottobre o in febbraio, verso le cinque del pomeriggio. È una preferenza, ma è difendibile: il barocco romano si legge con il sole basso, punto.
Che cosa mangiare intorno a Palazzo Madama
La zona fra il Senato e piazza Navona è territorio di trappole per turisti, e non ha senso fingere il contrario. Le regole sono tre: allontanati di almeno due isolati dalla piazza, diffida dei menu tradotti in sei lingue esposti sul marciapiede e guarda chi siede ai tavoli a mezzogiorno e mezzo di un martedì. Se ci sono impiegati e commessi del quartiere, il posto tiene.
Sui piatti, in questa zona il repertorio è quello romano classico: cacio e pepe, gricia, amatriciana, carbonara, coda alla vaccinara, carciofo alla romana in stagione fra febbraio e aprile, e la pizza al taglio come pranzo veloce fra una tappa e l'altra. Evito di fare nomi di locali: cambiano gestione, cambiano cuoco, e una guida che consiglia un indirizzo senza averlo provato di recente fa un danno. Chiedi in loco, e fidati dei bar dove il caffè costa quello che costa in periferia.
Palazzo Madama nel sistema dei palazzi del potere romano
C'è un modo intelligente di usare questa tappa: inserirla in un itinerario dei palazzi istituzionali. Il triangolo è stretto e si copre a piedi in un'ora abbondante. Montecitorio per la Camera, con la facciata berniniana e l'obelisco davanti; Palazzo Chigi per il governo, che si osserva solo dall'esterno; il Palazzo del Quirinale per la Presidenza della Repubblica, l'unico dei quattro che si visita con regolarità. Palazzo Madama chiude il quadro con la sua pianta pentagonale e la sua facciata leonina.
Per chi prepara un viaggio a Roma e legge in inglese, il quadro d'insieme delle cose da vedere in città è nella guida di ItalyPlanner dedicata a Roma, mentre il taglio storico-artistico, utile per capire come si incastrano palazzi, chiese e musei, è in art and history in Italy. Sono letture che consiglio prima della partenza, non durante: davanti alla facciata conviene avere già in testa lo schema.
Domande veloci sul Palazzo Madama – Senato della Repubblica Italiana
Si può visitare Palazzo Madama?
Sì, ma non liberamente. Le visite sono gratuite e vanno richieste in anticipo al Senato attraverso i canali dedicati a scuole, enti e associazioni, e privati. Non esiste una biglietteria e non si entra come turista di passaggio.
Quanto costa entrare a Palazzo Madama?
Le visite organizzate dal Senato sono gratuite. Non è prevista alcuna tariffa di ingresso, né intera né ridotta, perché l'edificio non è un museo ma una sede istituzionale.
Dove si trova Palazzo Madama?
Nel rione Sant'Eustachio, fra corso del Rinascimento, via del Salvatore, via della Dogana Vecchia e piazza Madama, a metà strada fra piazza Navona e il Pantheon.
Come si arriva a Palazzo Madama?
A piedi, nella maggior parte dei casi: due minuti da piazza Navona, tre o quattro dal Pantheon, una decina da largo di Torre Argentina. Nessuna fermata della metropolitana serve la zona; gli autobus percorrono corso del Rinascimento e fanno capo a largo di Torre Argentina, e conviene verificare i numeri delle linee sull'app dell'azienda dei trasporti, perché cambiano di frequente.
Perché Palazzo Madama si chiama così?
Dal soprannome di Margherita d'Austria, detta Madama d'Austria, figlia naturale di Carlo V e vedova di Alessandro de' Medici, che vi soggiornò a lungo nel Cinquecento.
Palazzo Madama è la sede del Senato o della Camera?
Del Senato della Repubblica. La Camera dei deputati ha sede a Montecitorio, a sette o otto minuti a piedi.
Quanto dura la visita a Palazzo Madama?
I percorsi istituzionali durano in genere poco più di un'ora, controlli di sicurezza esclusi. Calcola almeno venti minuti in più rispetto all'orario di convocazione.
Si possono fare foto dentro Palazzo Madama?
Le regole sulle riprese dipendono dal tipo di visita e dalle sale attraversate e vengono comunicate all'ingresso. All'esterno si fotografa liberamente, evitando di sostare davanti agli accessi presidiati.
Palazzo Madama è accessibile con la sedia a rotelle?
Le condizioni di accessibilità e i percorsi alternativi vanno concordati in fase di richiesta: le informazioni operative sono pubblicate dal Senato sul proprio sito ufficiale.
Serve prenotare per visitare Palazzo Madama?
Sempre. La richiesta va inoltrata con anticipo attraverso il canale corrispondente alla categoria di appartenenza, scuole, enti e associazioni oppure privati.
Si può assistere alle sedute del Senato?
L'accesso alle tribune del pubblico è regolato dall'amministrazione del Senato e richiede autorizzazione. Le modalità e i requisiti sono indicati sul sito ufficiale dell'istituzione.
Esiste una visita virtuale di Palazzo Madama?
Sì. Il Senato ha realizzato un tour virtuale che consente di percorrere l'Aula e i saloni di rappresentanza online, ed è la soluzione migliore per chi non ottiene l'accesso fisico.
Qual è la sala più bella di Palazzo Madama?
La Sala Maccari, senza discussione. Il ciclo di Cesare Maccari con i cinque episodi del Senato antico, dipinto fra il 1881 e il 1888, è uno dei capolavori della pittura di storia italiana dell'Ottocento.
Che cos'è la Sala dello Struzzo di Palazzo Madama?
Una sala del primo piano il cui soffitto dorato a cassettoni porta uno struzzo al posto del fregio mediceo, con ogni probabilità in riferimento al gioco di parole francese fra Autriche e autruche legato a Margherita d'Austria.
Quanti senatori ci sono in Italia?
Dopo la riforma costituzionale del 2020 i senatori elettivi sono 200, 196 eletti in Italia e 4 nella circoscrizione Estero. Con i senatori a vita, al 12 marzo 2025 l'assemblea contava 205 membri.
Dove è stata firmata la Costituzione italiana?
A Palazzo Giustiniani, su via della Dogana Vecchia, il 27 dicembre 1947, per mano del Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola. L'edificio ospita oggi la residenza del Presidente del Senato.
Che differenza c'è fra Palazzo Madama e Palazzo Giustiniani?
Palazzo Madama ospita l'Aula e gli uffici principali del Senato; Palazzo Giustiniani, poco distante, ospita la residenza del Presidente del Senato, uffici e la Sala Zuccari, con il cortile disegnato da Borromini nel 1650.
Palazzo Madama a Roma è lo stesso di Palazzo Madama a Torino?
No. Sono due edifici diversi con lo stesso nome: quello torinese, in piazza Castello, è un museo civico di arte antica e non ha alcun rapporto istituzionale con il Senato della Repubblica.
Che cosa vedere vicino a Palazzo Madama?
San Luigi dei Francesi con il Caravaggio, Sant'Ivo alla Sapienza, piazza Navona, il Pantheon, Palazzo Altemps, il Museo di Roma a Palazzo Braschi e Campo de' Fiori: tutto entro dieci minuti a piedi.
Palazzo Madama è gratis la prima domenica del mese?
No. L'iniziativa che apre gratuitamente i musei statali la prima domenica del mese non riguarda le sedi parlamentari. Per le aperture straordinarie del Senato fa fede il calendario pubblicato dall'istituzione.
Chiudiamo con la nostra opinione su questa facciata. Palazzo Madama è il monumento romano più sottovalutato in assoluto, e la colpa non è dei turisti: è di un'idea sbagliata secondo cui un edificio in funzione non sarebbe visitabile. Invece questo palazzo racconta cinque secoli senza soluzione di continuità, dai benedettini di Farfa alla riforma del 2020, e lo fa continuando a lavorare. Se hai una scuola, un'associazione o anche solo un gruppo di amici disposti a compilare un modulo, insisti: la Sala Maccari ripaga ogni pratica burocratica. E se non ci riesci, fai il giro dell'isolato al tramonto e guarda i leoni. Sono più di cento e nessuno li conta mai.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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