Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

La Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini sta in via Acciaioli 2, 00186 Roma, rione Ponte, esattamente dove comincia via Giulia e dove il Tevere fa la curva prima di ponte Vittorio Emanuele II. L'ingresso in basilica è libero, non si paga biglietto e non serve prenotare: è una chiesa parrocchiale viva, non un museo a pagamento. Il telefono della parrocchia è 06 68892059 e il sito ufficiale è sangiovannibattistadeifiorentini.it. Sugli orari vi devo dire subito una cosa scomoda, perché è il dato su cui questa pagina prima mentiva per omissione: le fonti ufficiali lette oggi non dicono la stessa cosa. La pagina "Orari Sante Messe" del sito parrocchiale indica, dal 1 ottobre al 1 giugno, apertura alle 7.00 e alle 16.00 con chiusura alle 12.00 e alle 18.00 nei feriali, e apertura 8.30 e 17.30 con chiusura 13.00 e 19.45 nei festivi. La pagina "La Parrocchia Oggi" dello stesso sito, invece, per lo stesso periodo scrive feriali 7.30-12.00 e 17.00-18.45, festivi 8.30-13.30 e 17.00-19.00. E turismoroma.it, portale ufficiale del turismo di Roma, scrive un terzo orario ancora: invernale lunedì-venerdì 8.30-11.30 e 17.30-19.00, domenica e festivi 8.30-13.00 e 17.30-19.00, estivo luglio-agosto lunedì-venerdì 8.30-12.00 e 17.00-19.00, domenica e festivi 8.30-13.00 e 17.30-20.00. Tre fonti, tre orari. Non ne scelgo una al posto vostro: vi dico che il denominatore comune è mattina fino a mezzogiorno e pomeriggio dalle 17 alle 19, che a metà pomeriggio la basilica è quasi sempre chiusa, e che se avete un solo tentativo conviene telefonare al 06 68892059 il giorno stesso. Il Museo di arte sacra annesso, quello con il San Giovannino e i busti di Bernini, oggi risulta temporaneamente chiuso: lo dichiara la pagina del museo sul sito parrocchiale, letta oggi, e quindi non contateci. Per arrivarci: la linea 23 dell'ATAC passa proprio sotto l'abside, su lungotevere dei Sangallo e lungotevere dei Fiorentini, e questo l'ho verificato oggi sul percorso completo della linea; la metropolitana più vicina è la A, fermate Lepanto e Ottaviano, ma sono entrambe oltre il Tevere e vi tocca un quarto d'ora abbondante a piedi, quindi non è la soluzione furba. Se state girando il centro, la basilica è a cinque minuti a piedi da Castel Sant'Angelo e a dieci da piazza Navona. Chi vuole capire in che quartiere si trova può partire da Campo de' Fiori e risalire via Giulia tutta intera.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini
Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

Dove sta esattamente la Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

Qui devo correggere subito il vecchio testo di questa pagina, perché è il tipo di errore che manda le persone dalla parte sbagliata. La vecchia versione diceva che la Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini "si trova su Lungotevere San Gallo": il dato corretto, ve lo chiarisco, è che il lungotevere si chiama Lungotevere dei Sangallo, in una parola, e compare con questo nome nell'elenco ufficiale delle strade del territorio parrocchiale pubblicato dalla parrocchia stessa e letto oggi. Ma soprattutto: sul lungotevere ci affaccia l'abside, cioè il fondo della chiesa, non l'ingresso. L'ingresso vero è dall'altra parte, su via Acciaioli 2, che si apre su piazza dell'Oro. Chi arriva costeggiando il fiume e cerca la porta sul lungotevere gira a vuoto. Il modo giusto di avvicinarsi alla Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini è arrivare da corso Vittorio Emanuele II, infilare via Paola oppure scendere da largo dei Fiorentini, e trovarsi la facciata di travertino davanti, all'inizio di via Giulia. Da lì la strada rinascimentale parte dritta come una riga e va avanti per un chilometro fino a ponte Sisto. Il territorio della parrocchia, che la parrocchia stessa elenca via per via, dice bene dove siamo: via Giulia, via dei Banchi Nuovi, via dei Banchi Vecchi, via del Banco di Santo Spirito, via Paola, via di Monte Giordano, piazza dell'Orologio, piazza di Ponte Sant'Angelo, via del Gonfalone, via degli Orsini, piazza Sforza Cesarini, corso Vittorio Emanuele II. Se conoscete questi nomi sapete già che siete in uno dei pezzi più densi della Roma del Cinquecento.

Come ci si arriva davvero, senza inventarsi le linee

Sui trasporti preferisco dirvi poco e vero che tanto e approssimativo, perché a Roma le linee di superficie cambiano più in fretta di quanto i siti riescano ad aggiornare. Quello che ho verificato oggi sul percorso ufficiale: la linea 23, che fa Pincherle/Parravano-Piazzale Clodio, passa su lungotevere dei Sangallo e lungotevere dei Fiorentini, cioè letteralmente dietro la Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, e poi imbocca ponte Vittorio Emanuele II verso il Vaticano. Quella è la linea buona, e se arrivate da Ostiense, Testaccio, dall'Aventino o dal lungotevere Aventino è anche la più comoda in assoluto. Sulla linea 280, che diverse guide danno come utile per questa zona, sono costretto a essere onesto: l'elenco delle fermate che ho potuto leggere oggi non include lungotevere dei Sangallo né lungotevere dei Fiorentini, e mostra invece un percorso sull'altra sponda, verso lungotevere Sassia. Quindi non ve la do per buona: se il vostro itinerario dipende dal 280, controllate sull'app ATAC il giorno stesso. Corso Vittorio Emanuele II, che passa a due passi ed è dentro il territorio parrocchiale, è l'asse su cui corre il grosso delle linee di superficie del centro storico: lì scendete quasi da qualunque parte veniate, ma i numeri esatti verificateli sull'app, perché non ho una fonte ufficiale letta oggi che me li confermi tutti e non ho voglia di inventarveli. La metropolitana, ripeto, qui non serve: la linea A con Lepanto e Ottaviano sta oltre il fiume, la linea B non arriva da nessuna parte vicina. A piedi invece è tutto vicinissimo: dieci minuti da Sant'Andrea della Valle, un quarto d'ora dal Pantheon, venti minuti buoni da San Pietro passando per ponte Vittorio.

Una curiosità su Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

La cupola di questa chiesa ha un soprannome romano che dice tutto sul rapporto fra i romani e i fiorentini: la chiamavano "il confetto succhiato". Non è una battuta inventata da un blog, la riportano sia il sito ufficiale della parrocchia sia turismoroma.it, entrambi letti oggi. Il motivo è la forma: la cupola di Carlo Maderno è alta, stretta, allungata, poggia su un tamburo ottagonale in bugnato rustico toscano ed è leggermente ellittica invece che emisferica. Vista da ponte Vittorio o da lungotevere sembra proprio una caramella consumata, assottigliata dall'uso. I romani del Seicento, che avevano appena visto crescere le cupole rotonde e piene di mezza città, si trovarono davanti questo profilo affusolato e lo presero in giro. Il bello è che il soprannome è sopravvissuto quattro secoli e il progettista no: della cupola parlano tutti, di Maderno quasi nessuno, e la sua tomba sta lì sotto. La mia opinione, e me la prendo tutta: quel profilo è la cosa più bella dello skyline di questo tratto di Tevere, perché è l'unica cupola romana che si riconosce a colpo d'occhio senza dover leggere il cartello. Guardatela dal ponte, non dal sagrato, e capite perché.

Cupola della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini
Cupola della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

Perché i fiorentini a Roma volevano una chiesa loro

Bisogna partire da una cosa che oggi sembra strana: nella Roma del Quattro e Cinquecento le comunità straniere e forestiere avevano ognuna la propria chiesa nazionale, il proprio ospedale, la propria confraternita e spesso il proprio cimitero. I francesi avevano San Luigi dei Francesi, gli spagnoli, i tedeschi, i lombardi, i senesi avevano la loro. E i fiorentini, che a Roma erano tantissimi e soprattutto contavano tantissimo, perché erano i banchieri della Curia, avevano bisogno della loro. Il sito della parrocchia, letto oggi, racconta l'origine: nel 1508 papa Giulio II decise di demolire il piccolo oratorio di Sant'Orsola della Pietà sulla riva del Tevere, che era la sede dell'Arciconfraternita della Pietà dei nazionali fiorentini costituitasi nel 1448 per soccorrere i connazionali colpiti dalla peste, e di costruirci al suo posto la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, affidandone la realizzazione a Donato Bramante. Notate la data: 1448, cioè la confraternita esisteva da sessant'anni prima che si pensasse alla chiesa grande. Non è un capriccio papale calato dall'alto, è una comunità che si era già data un'organizzazione assistenziale e che a un certo punto pretende un edificio all'altezza. La dedica a San Giovanni Battista non è casuale: è il patrono di Firenze, quello del Battistero, quello del fiorino d'oro. Piantare quel nome a Roma, all'imbocco della strada nuova voluta dal papa, era una dichiarazione politica prima ancora che devozionale. E infatti la Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini è rimasta per cinque secoli il punto di riferimento dei fiorentini a Roma, con il palazzo del Consolato Fiorentino proprio accanto, come ricorda turismoroma.it.

Il concorso del Cinquecento: chi partecipò davvero

Qui vi devo dichiarare una contraddizione, perché le fonti ufficiali lette oggi non concordano e la regola di questa casa è che si dichiara, non si sceglie. Il sito della parrocchia scrive che dopo la morte di Giulio II fu Leone X, Giovanni de' Medici, a bandire un concorso "cui parteciparono tutti gli architetti di punta presenti a Roma: Raffaello, Baldassarre Peruzzi, Jacopo Sansovino e Antonio da Sangallo il Giovane". Turismoroma.it data il concorso al 1518 e indica come partecipanti Raffaello, Michelangelo e Baldassarre Peruzzi, con vittoria di Jacopo Sansovino. Il portale vaticano del Giubileo 2025, che ha una scheda dedicata a questa chiesa, cita fra i maestri che ci lavorarono Donato Bramante, Raffaello Sanzio, Giuliano da Sangallo e Giacomo della Porta, quindi nomina Giuliano e non Antonio da Sangallo. E la vecchia versione di questa pagina elencava Jacopo Sansovino, Raffaello Sanzio, Antonio da Sangallo e Baldassarre Peruzzi. Riassumo: sul vincitore sono tutti d'accordo, è Jacopo Sansovino. Su chi ci fosse in gara, no: Michelangelo compare in una fonte sola, il Sangallo cambia nome di battesimo a seconda della fonte, e la data del 1518 la dà solo turismoroma. Quello che si può dire senza forzare nulla è che il concorso per la Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini radunò negli anni Dieci del Cinquecento la prima linea assoluta dell'architettura italiana, e che ha vinto un fiorentino. Se qualcuno vi racconta l'elenco preciso dei concorrenti come se fosse un dato pacifico, sappiate che non lo è.

Sansovino, il Tevere e il cantiere che non stava in piedi

Il problema tecnico di questa chiesa è uno solo, ed è il fiume. La Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini è stata pensata con la zona absidale dentro il letto del Tevere, o comunque a filo d'acqua, in una fascia di terreno che è sabbia e limo, non tufo. Sansovino comincia la costruzione nel 1519 su pianta centrale, e si schianta quasi subito contro quel dato: per tenere in piedi l'abside servivano sostruzioni enormi, cioè fondazioni murarie gigantesche affondate nella sabbia bagnata, e ogni metro di quel lavoro costava una fortuna senza che si vedesse niente fuori terra. Il cantiere si impantana. Sul perché Sansovino se ne vada le fonti divergono in modo interessante: il sito parrocchiale, letto oggi, scrive che abbandonò il cantiere "in seguito ad una caduta dalle impalcature o per un ammanco nei finanziamenti papali", mettendo le due versioni in alternativa; la vecchia versione di questa pagina dava per certa la seconda, parlando di "alcuni sospetti sulla reale finalizzazione delle finanze". Ve lo dico com'è: la caduta e l'ammanco convivono nella stessa frase della fonte ufficiale, quindi non si può presentare il sospetto finanziario come un fatto accertato. La lezione vera è un'altra ed è la mia opinione da romano che ha visto un po' di cantieri: in questa città, quando il progetto sfida il fiume, il fiume vince ai punti e il progetto ci mette un secolo a rialzarsi. Qui ci ha messo esattamente un secolo.

Antonio da Sangallo il Giovane e le sostruzioni nella sabbia

Dopo Sansovino subentra Antonio da Sangallo il Giovane, e questa è la scelta più intelligente di tutta la vicenda. Sangallo non era il più raffinato dei disegnatori della sua generazione, ma era di gran lunga il più bravo a far stare in piedi le cose: veniva dalle fortificazioni militari, dove se sbagli un calcolo non ti criticano, ti crolla addosso una cortina. Lo dice anche la vecchia versione di questa pagina, ed è uno dei punti in cui aveva ragione: Sangallo aveva "dato prova delle proprie capacità tecniche in costruzioni militari" e "risolse brillantemente il problema delle sostruzioni". Il wiki specialistico sulle chiese di Roma, letto oggi, precisa che Sangallo il Giovane sovrintese al cantiere dal 1523 e ci lavorò fino alla sua morte, nel 1546: ventitré anni. Ventitré anni per mettere in sicurezza le fondazioni di una chiesa e non vederla finita. Il suo progetto puntava a tenere insieme la pianta centrale voluta dai primi disegni e l'impianto longitudinale che serviva a una chiesa parrocchiale vera, con la navata per i fedeli. È il compromesso che ritroverete, cinquant'anni dopo, nella soluzione di Giacomo della Porta. Quando entrate nella Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini e camminate verso l'altare, quello che sostiene il pavimento sotto i vostri piedi verso l'abside è, in buona sostanza, il lavoro invisibile di quest'uomo. Nessuno lo fotografa. È il mestiere.

I cinque disegni di Michelangelo e il modello di Tiberio Calcagni

In mezzo a questa storia c'è un episodio che vale da solo il viaggio, ed è il coinvolgimento di Michelangelo Buonarroti. Il wiki specialistico letto oggi lo data al 1559 e parla di cinque schemi a croce greca, mai realizzati, che Michelangelo affidò al suo allievo Tiberio Calcagni; la vecchia versione di questa pagina parlava degli stessi cinque disegni e del modello ligneo che Calcagni ne ricavò, più volte riprodotto. Il Michelangelo del 1559 è un uomo di ottantaquattro anni che sta già lavorando a San Pietro. Immaginate cosa sarebbe stato: una chiesa a pianta centrale, michelangiolesca, piantata sul Tevere all'imbocco di via Giulia, a un chilometro in linea d'aria dalla cupola di San Pietro. Non se n'è fatto niente, per i soliti motivi, cioè soldi e tempo. Ma i disegni esistono e il modello di Calcagni pure, ed è per questo che la Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini compare in ogni manuale di storia dell'architettura del Rinascimento anche se l'edificio che vedete non è di nessuno dei grandi nomi che ci hanno provato. È una chiesa fatta di progetti falliti di gente famosissima e di un progetto riuscito di gente meno famosa. Questa è la cosa che mi piace di più di questo posto, e ve lo dico senza giri: qui vince chi finisce, non chi disegna meglio.

La Fabrica dei Fiorentini e la Fabrica di San Pietro

Un punto che il vecchio testo aveva colto bene e che merita di essere riraccontato: la Fabrica di San Giovanni de' Fiorentini procedette per decenni in parallelo alla Fabrica di San Pietro, per temi, per problemi e per progetti, arrivando a copiarne i partiti decorativi. Non è una curiosità marginale, è la chiave per capire perché questa chiesa sembri più grande e più solenne di quanto una chiesa nazionale avrebbe avuto bisogno di essere. Le due fabbriche condividevano maestranze, capomastri, scalpellini, fornitori di travertino e soprattutto architetti: Sangallo il Giovane, Giacomo della Porta e Carlo Maderno hanno lavorato tutti e tre sia qui sia in Vaticano. Maderno, in particolare, è l'uomo della facciata e del prolungamento di San Pietro, e qui firma la cupola. Chi visita San Pietro e poi scende a piedi per ponte Vittorio fino a via Giulia, in venti minuti, sta di fatto ripercorrendo il tragitto quotidiano di quelle maestranze. Consiglio pratico: fatelo in questo ordine, prima San Pietro e poi i Fiorentini, e non nell'altro, perché la scala vi sembrerà sensata invece che deludente. Il contrario rovina il secondo dei due.

Giacomo della Porta e la chiesa che vedete oggi

L'edificio in cui entrate è, nella sostanza, quello impostato da Giacomo della Porta. Il sito parrocchiale letto oggi scrive che "dal 1583 al 1602 vi lavorò Giacomo della Porta che riprese i lavori e nel 1592 completò la navata centrale"; il wiki specialistico dice che riprese il cantiere nel 1584 su pianta a croce latina. Anche qui, due anni di scarto fra le fonti: 1583 o 1584. Poca roba, ma ve la segnalo lo stesso, perché la differenza fra un dato controllato e un dato copiato sta esattamente in queste inezie. Della Porta imposta una chiesa a pianta basilicale con tre navate su pilastri arcuati e cinque cappelle per lato, con tre catini absidati, croce e cupola: cinque cappelle a destra e cinque a sinistra fanno le dieci cappelle laterali che turismoroma.it cita come sede dei monumenti funebri dei maggiori scultori barocchi. Quando camminate lungo la navata della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini e contate le aperture ai lati, state leggendo il progetto di Della Porta. La navata centrale è alta e chiara, i pilastri sono massicci, la luce arriva dall'alto ed è bianca, quasi fredda. Non è una chiesa scenografica come Sant'Andrea della Valle e non è una chiesa teatrale come le costruzioni borrominiane vere: è una chiesa larga, ordinata, fatta per contenere una comunità che pagava.

La cupola di Carlo Maderno e la data che non torna

Adesso arriva la correzione più grossa che ho da farvi su questa pagina, e la faccio in chiaro. La vecchia versione di questa pagina scriveva che Carlo Maderno completò il progetto "edificando nel 1634 la slanciata cupola in laterizi e stucco". Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che il 1634 non lo conferma nessuna delle fonti che ho letto oggi, e soprattutto è una data impossibile: Carlo Maderno risulta morto nel 1629, secondo la scheda dell'enciclopedia cattolica consultata oggi, che lo data 1556-1629. Un architetto morto nel 1629 non costruisce una cupola nel 1634. Detto questo, la data giusta quale sarebbe? Non c'è accordo, e ve le do tutte e quattro. Il sito della parrocchia scrive che Maderno intervenne nel 1598 e "eresse il transetto, il coro e la cupola che poggia su un tamburo ottagonale". Turismoroma.it associa Maderno all'anno 1614. Il wiki specialistico sulle chiese romane dice che Maderno prese in mano il cantiere nel 1602 e "finì la cupola nel 1612". L'enciclopedia cattolica indica il 1620 come anno in cui Maderno completò la cupola, che è anche l'anno in cui, secondo il sito parrocchiale e turismoroma, la chiesa fu portata a termine. Quattro fonti, quattro numeri: 1598, 1612, 1614, 1620. La cosa onesta da dire è che la cupola della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini è di Carlo Maderno, che è stata costruita nel primo ventennio del Seicento e che chiunque vi dia una data secca al giorno o all'anno sta scegliendo una fonte sola e non ve lo dice. Io ve lo dico.

Una cosa che non ti dice nessuno su Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

Sotto la cupola, nella navata mediana, c'è una lastra di pavimento che il novantanove per cento dei visitatori calpesta senza sapere cosa sta calpestando. Lì sotto ci sono Carlo Maderno e Francesco Borromini, nella stessa tomba. Non due tombe vicine: una tomba sola, in due. Lo scrive il sito ufficiale della parrocchia, letto oggi, con queste parole: "Il Borromini, morto suicida nel 1667, è sepolto in un'unica tomba insieme con Carlo Maderno, suo parente e precettore, che si trova nella navata mediana, sotto la cupola". Turismoroma.it, letto oggi, conferma sia che Borromini è sepolto in basilica sia che Maderno era suo parente, definendolo però "zio di Francesco Borromini" invece che genericamente parente e precettore. Anche il portale vaticano del Giubileo 2025 dice che Maderno e Borromini sono entrambi sepolti qui. Vi lascio i due termini, zio e parente-precettore, senza scegliere, perché il grado esatto di parentela non me lo conferma una fonte unica e non ho intenzione di sistemarlo con una parola mia. Ma il punto è un altro. Borromini è l'architetto che ha fatto girare la testa a mezza Europa, uno che ha una chiesa a Sant'Ivo alla Sapienza che gli studenti di architettura vengono a studiare da tutto il mondo, e la sua tomba è una lastra anonima sotto una cupola in una chiesa dove entrano venti persone al giorno. Nessuna coda, nessun cartello grande, nessun sovrapprezzo. Andateci, guardate per terra sotto la cupola, e state zitti un minuto. Vale più di tante file.

Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini
Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

La facciata di Alessandro Galilei, il travertino e le sei statue

La facciata della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini è tutta in travertino e si legge in due ordini. L'ordine inferiore è scandito da otto semicolonne corinzie e si apre con tre grandi portali; sopra il portale centrale ci sono due statue allegoriche ai lati dello stemma di papa Clemente XII, la Carità a sinistra e la Fortezza a destra, entrambe di Filippo della Valle. Sull'attico stanno sei statue, tre per lato: da sinistra a destra Santa Maria Maddalena de' Pazzi, San Filippo Benizi, San Piero Igneo, San Bernardo degli Uberti, il Beato Eugenio Diacono, Santa Caterina de' Ricci. Sono tutti santi fiorentini, e questa è la firma finale della comunità sulla propria chiesa. Tutta questa descrizione viene dalla pagina "La Storia" del sito parrocchiale, letta oggi; turismoroma.it conferma le sei statue di grandi santi fiorentini e il travertino. Sulle date, come al solito, si litiga. Il sito parrocchiale scrive che "la facciata fu costruita nel 1732 da Alessandro Galilei che la completò in due anni, su richiesta di papa Clemente XII", quindi 1732-1734. Turismoroma.it dice 1734. Il wiki specialistico dice iniziata nel 1733 e finita nel 1738. L'enciclopedia cattolica riporta l'iscrizione che sta sulla facciata, CLEMENS XII PONT MAX A S MDCCXXXIV, cioè 1734, e data l'esecuzione al 1734-1738. La vecchia versione di questa pagina diceva 1734/1738. Io la leggo così, e ve lo dico come ipotesi di lettura e non come verità rivelata: il 1734 è la data incisa nella pietra, cioè l'anno che il papa si è fatto scrivere addosso, mentre il completamento materiale della decorazione scultorea è arrivato dopo, verso il 1738. Sono due cose diverse e per questo le fonti sembrano contraddirsi. Se volete la data che vedete voi, con i vostri occhi, alzando la testa dal sagrato, quella è MDCCXXXIV.

Galilei morto prima di vedere finita la sua facciata

Seconda correzione secca. La vecchia versione di questa pagina diceva che Alessandro Galilei "morì un anno prima del completamento della facciata". Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che Treccani, letta oggi, dà Alessandro Galilei nato a Firenze nel 1691 e morto a Roma nel 1736: se la facciata è stata completata nel 1738, come dicono il wiki specialistico e l'enciclopedia cattolica, gli anni sono due, non uno. E la stessa enciclopedia cattolica lo scrive esplicitamente, "morì due anni prima del completamento". Vi segnalo però un dettaglio che vale la pena di sapere: la data di morte di Galilei non è pacifica in tutta la letteratura, e io qui riporto quella delle due fonti che ho letto oggi, il 1736. Se trovate 1737 altrove, sappiate che non ve lo sto nascondendo, semplicemente non ho una fonte letta oggi che lo dica. Galilei, comunque, è un personaggio che merita due righe in più. Toscano, formatosi in Inghilterra, richiamato a Roma da Clemente XII che era fiorentino pure lui, in cinque anni firma le due facciate più classiche del Settecento romano: quella di San Giovanni in Laterano, che Treccani data 1731-1735, e questa. Se guardate le due cose una dopo l'altra vedete la stessa mano: colonne giganti, ordini rigorosi, zero curve barocche, un ritorno secco al classicismo mentre il resto della città era ancora pieno di stucchi. Galilei muore a quarantacinque anni scarsi con due facciate come queste in curriculum, e a Roma nessuno gli ha mai fatto una piazza.

Clemente XII, e la confusione sui papi fiorentini

Qui c'è una contraddizione fra fonti ufficiali che devo dichiarare perché è grossa. La pagina "La Storia" del sito parrocchiale, letta oggi, in un punto scrive che la facciata fu costruita "su richiesta di papa Clemente XII", e poche righe più sotto scrive che "solo nel 1734, sotto un altro Papa fiorentino, Clemente VII, la Chiesa poté dirsi completata". Clemente XII e Clemente VII sono due papi diversi e distanti duecento anni: la stessa pagina si contraddice da sola. Turismoroma.it, dal canto suo, scrive che la facciata fu realizzata nel 1734 "durante il papato di un altro papa della famiglia dei Medici, Clemente XII". Anche questo non torna, perché il vecchio testo di questa stessa pagina, quando descrive i monumenti dentro la basilica, parla della memoria e del busto di "Clemente XII Corsini", e Corsini non è Medici. Non ho una fonte istituzionale letta oggi che sciolga la questione in modo definitivo, quindi la lascio aperta e ve la consegno così com'è: sulla facciata è inciso CLEMENS XII, l'enciclopedia cattolica lo conferma, il papa in carica nel 1734 è quindi Clemente XII, e l'indicazione di Clemente VII nel sito parrocchiale è con ogni evidenza un refuso. Sull'appartenenza familiare, invece, le fonti lette oggi non bastano a chiudere: turismoroma lo dice Medici, il monumento dentro la chiesa lo dice Corsini. Controllatelo prima di ripeterlo in giro. Quello che è certo, e su cui tutte le fonti concordano, è che i papi che hanno spinto questa chiesa erano toscani e che la chiesa è nata come operazione identitaria fiorentina in casa d'altri.

L'altare maggiore, Pietro da Cortona e Francesco Borromini

L'abside della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini è la parte più impressionante della chiesa e la meno raccontata dalle guide. Il sito della parrocchia, letto oggi, la sintetizza così: "L'imponente altare maggiore fu eretto a spese della famiglia Falconieri. Iniziato da Pietro da Cortona nel 1634, fu terminato nel 1667 da Francesco Borromini la cui mano si vede nella scenografica edicola con tre colonne per lato che sostengono il frontone". Il vecchio testo di questa pagina raccontava lo stesso passaggio in modo più articolato e per una volta con più dettagli della fonte ufficiale: l'abside rimase senza decorazione fino agli anni Quaranta del Seicento, quando a Pietro da Cortona fu commissionato un allestimento provvisorio di legno e stucco con grandi tele prese in prestito dalla Chiesa Nuova; poi, con il passaggio del patronato della cappella absidale alla famiglia Falconieri, si arrivò a un progetto definitivo del Cortona che prevedeva un gruppo scultoreo colossale affidato a Francesco Mochi; e infine, negli anni Sessanta del Seicento, l'abside attuale fu realizzata su tema analogo ma in forme del tutto diverse da Francesco Borromini. Il 1667 è l'anno in cui Borromini muore. Vuol dire che questo altare è, a tutti gli effetti, una delle ultimissime cose che ha fatto, e che è morto lasciandola appena finita nella chiesa in cui sarebbe stato sepolto. Se cercate un pezzo di Borromini a Roma che non sia in fila su nessun itinerario, è questo. Guardate l'edicola: tre colonne per lato, non due, e il frontone che regge tutta la scena. È un modo di fare architettura con la luce che non assomiglia a nessun altro.

Il Battesimo di Cristo di Antonio Raggi

Dentro quell'edicola c'è il gruppo scultoreo che è il vero fuoco della chiesa: il Battesimo di Cristo di Antonio Raggi. Il sito parrocchiale, letto oggi, lo descrive così: "Sopra l'altare maggiore si trova il monumentale Battesimo di Cristo di Antonio Raggi (1686): su una lastra di bardiglio, marmo grigio scuro proveniente dalle Alpi Apuane, in bassorilievo, le Nuvole, i Putti e la Colomba dello Spirito Santo, sui quali, a tutto tondo, si sporge l'Eterno Padre". Il wiki specialistico sulle chiese di Roma, sempre letto oggi, data invece lo stesso bassorilievo al 1665. Ventuno anni di differenza fra due fonti: la dichiaro e non la sciolgo, perché non ho un elemento per farlo. Quello che potete verificare con gli occhi è la tecnica, ed è il motivo per cui questo gruppo è un pezzo di scultura barocca di primissimo livello: Raggi mette insieme sulla stessa superficie il bassorilievo, cioè le figure appena staccate dal fondo, e il tutto tondo, cioè le figure che escono completamente dalla parete. Il fondo di bardiglio grigio scuro serve da cielo, e sopra ci galleggiano le nuvole bianche, i putti, la colomba. L'Eterno Padre si sporge in avanti come se stesse per cadervi addosso. È un effetto teatrale calcolato per essere visto dal fondo della navata, quindi non correte sotto l'altare: guardatelo dall'ingresso, poi da metà navata, poi da vicino, e vedete tre cose diverse. Il vecchio testo di questa pagina definiva l'abside "un vero e proprio museo della scultura barocca immediatamente successiva a Bernini e Algardi", ed è la definizione più giusta che aveva.

Battesimo di Cristo - Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini
Battesimo di Cristo - Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

Il consiglio che ti do per visitare Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

Il consiglio è uno e ve lo do secco: venite alle nove del mattino di un giorno feriale, non il sabato pomeriggio. Vi spiego perché. Primo, per gli orari: tutte e tre le fonti ufficiali che ho letto oggi, per quanto discordino sui minuti, sono d'accordo che la basilica è aperta la mattina presto e che a metà pomeriggio è chiusa. La fascia sicura è la mattina. Secondo, per la luce: la Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini ha l'abside verso il Tevere e la facciata verso via Giulia, quindi la mattina la luce entra alta dal tamburo ottagonale e cade sulla navata bianca in un modo che il pomeriggio non si ripete. Terzo, e questo è il motivo vero: la mattina presto dentro non c'è nessuno. Questa non è una chiesa da folla, è una chiesa parrocchiale in un rione svuotato di residenti, e la differenza fra vederla vuota e vederla con dieci turisti che parlano è enorme, perché lo spazio è alto e riverbera. Quarto, molto pratico: se ci andate la mattina, uscendo avete via Giulia davanti con la luce buona e potete farvi tutta la strada a piedi fino a ponte Sisto in mezz'ora, passando davanti a Sant'Eligio degli Orefici e sotto l'arco dei Farnese. La sera quella strada è bella ma buia e ci si vede poco. Ultima cosa, e me la prendo come opinione personale: mettete in conto quaranta minuti dentro, non dieci. Sembra una chiesa che si liquida in cinque, e invece se contate le dieci cappelle, i busti del transetto, i monumenti nei pilastri e l'abside di Borromini vi accorgete che qui c'è più roba che in metà delle chiese per cui la gente fa la fila.

Le dieci cappelle laterali

Cinque per lato, come le ha impostate Giacomo della Porta. Turismoroma.it, letto oggi, le riassume in una frase che vale la pena di prendere alla lettera: nelle dieci cappelle laterali si conservano "monumenti funebri realizzati dai maggiori scultori dell'età barocca". Non è retorica da brochure, è letteralmente vero: gli artisti coinvolti in questa chiesa includono Gian Lorenzo Bernini, Alessandro Algardi, Ercole Ferrata, Domenico Guidi, Antonio Raggi, Filippo della Valle, Pietro Bracci, Francesco Queirolo. Sono i nomi che riempiono le sale di scultura barocca dei musei di mezzo mondo, e qui stanno tutti insieme in una chiesa dove si entra gratis. Il vecchio testo di questa pagina ne dava un elenco fitto che ho ricontrollato uno per uno e che vi riporto con l'avvertenza doverosa: le attribuzioni delle singole cappelle non me le conferma oggi una fonte istituzionale pezzo per pezzo, quindi ve le do come le dava il vecchio testo, segnalando che vanno verificate sul posto o su una monografia. Nell'abside, ai lati dell'altare, i sepolcri della famiglia Falconieri con le statue della Fede di Ercole Ferrata e della Carità di Domenico Guidi, arricchite da geni in stucco degli stessi, e ritratti marmorei settecenteschi di membri della famiglia Falconieri in medaglioni policromi retti da putti. Di Paolo Benaglia la memoria di Alessandro Falconieri e Marianna Lante, di gusto neoclassico. L'altare maggiore, colossale, in marmo rosso di Francia e marmo rosso di Cottanello, il paese in provincia di Rieti da cui viene quella pietra rossa e bianca che a Roma sta dappertutto, sormontato dalla Giustizia di Michel Anguier e dalla Fortezza di Leonardo Reti. La cappella dedicata a San Filippo Neri e la cappella di Gesù Misericordioso, entrambe con interventi moderni di cui parlo più avanti. E la cappella Sacchetti, che merita un capitolo suo.

La cappella Sacchetti e il crocefisso di bronzo

Se dovessi indicarvi una sola cappella della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, indicherei questa, e lo faccio riprendendo il vecchio testo che qui era preciso. La cappella dei marchesi Sacchetti sta a sinistra dell'altare maggiore. Gli stucchi bianchi e dorati raggiungono qui, e nella cappella della Madonna della Misericordia, un livello di raffinatezza che nel resto della chiesa non si ripete. Ma la cosa da vedere è sull'altare: un crocefisso in bronzo realizzato da Paolo Sanquirico su disegno di Prospero Antichi, inquadrato in una mostra di marmo nero africano lucidato a specchio. Fermatevi su questo dettaglio del marmo nero lucidato a specchio, perché è un'idea da orafi più che da architetti: il bronzo scuro del crocefisso si stacca su un fondo di pietra nera che riflette la luce delle finestre come uno specchio scuro, e a seconda di dove state il crocefisso sembra galleggiare oppure sparire. È il tipo di effetto che oggi si ottiene con l'illuminotecnica e che nel Seicento si otteneva scegliendo la pietra giusta e lucidandola per settimane. Anche qui, nota di onestà: l'attribuzione a Sanquirico su disegno di Antichi viene dal vecchio testo di questa pagina, non da una fonte istituzionale che ho potuto rileggere oggi, quindi ve la riporto ma non ve la garantisco. La cappella e il crocefisso invece ci sono, e si vedono.

La cappella di San Filippo Neri

San Filippo Neri e questa basilica hanno un legame documentato. Turismoroma.it, letto oggi, scrive che la cappella dedicata a San Filippo Neri fu realizzata da Ferdinando Fuga, 1699-1781, e che Filippo Neri fu rettore della basilica tra il 1564 e il 1575. L'enciclopedia cattolica letta oggi conferma le stesse date, 1564-1575, e aggiunge che proprio qui Filippo Neri fondò gli Oratoriani prima di trasferirsi alla Chiesa Nuova. Il portale vaticano del Giubileo 2025 dà però una versione diversa e più forte: dice che "il primo parroco che venne chiamato a servizio di questa comunità, proprio perché fiorentino, fu San Filippo Neri" e che da questa chiesa il santo ideò l'iniziativa della vita degli oratori. Rettore o parroco? La differenza non è formale. E qui c'è un elemento che permette almeno di inquadrare la questione: la parrocchia di San Giovanni Battista dei Fiorentini, come istituzione parrocchiale, è stata eretta da san Pio X con la costituzione apostolica Susceptum Deo inspirante del 24 ottobre 1906, dato che si legge sul sito parrocchiale letto oggi. Nel 1564 la parrocchia in senso canonico moderno non esisteva ancora, quindi la formula "primo parroco" del portale vaticano va letta in senso lato, mentre "rettore" è il termine tecnicamente corretto per il ruolo che Filippo Neri ha svolto. Ve la dichiaro così, senza scegliere: due fonti ufficiali usano due parole diverse per la stessa persona nello stesso posto. Quello che nessuno mette in dubbio è che Filippo Neri, fiorentino di nascita, ha passato undici anni della sua vita in questa chiesa e ci ha inventato dentro una cosa che ha cambiato la storia della devozione a Roma. Nella cappella a lui dedicata, secondo il vecchio testo di questa pagina, si conserva il busto del santo reliquiario della croce davanti alla quale era solito pregare, opera di Giuseppe Ducrot, cioè di uno scultore contemporaneo: un pezzo del ventesimo o ventunesimo secolo in una chiesa del Cinquecento, e per una volta non stona.

I busti del transetto: Bernini, Algardi e gli altri

Il transetto della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini è arricchito da una serie di busti commemorativi che, presi insieme, formano una piccola antologia della ritrattistica barocca. Il vecchio testo li elencava così, e li riprendo: il busto di Antonio Barberini, i busti del Bernini, quello di Pietro Francesco De Rossi, quello di Domenico Guidi, quello di Ottaviano Acciaioli di Ercole Ferrata, quello di Ottavio Corsini dell'Algardi. Turismoroma.it, letto oggi, aggiunge il dato che serviva e che al vecchio testo mancava: i due busti di mano di Gian Lorenzo Bernini conservati qui ritraggono Antonio Coppola e Antonio Cepparelli, e quei due signori non erano né papi né cardinali, erano patrizi fiorentini benefattori dell'Arciconfraternita e dell'Ospedale dei Fiorentini. Questo dettaglio cambia il senso di tutto il gruppo. Non stiamo guardando i ritratti del potere ecclesiastico, stiamo guardando i ritratti di chi tirava fuori i soldi per l'assistenza ai connazionali poveri e malati, scolpiti dal più grande scultore del secolo. Bernini che fa il busto di un benefattore di un ospedale è come, oggi, un architetto da premio Pritzker che firma la targa di una mensa sociale. Dice quanto contava quella comunità e quanto contava quell'ospedale. Nota onesta anche qui: sui busti singoli e sulle rispettive attribuzioni turismoroma conferma i due di Bernini, gli altri nomi vengono dal vecchio testo di questa pagina e non ho una fonte istituzionale letta oggi che li ripercorra uno per uno.

I monumenti nei pilastri delle navate

Nei pilastri che reggono le navate ci sono tre monumenti che il vecchio testo di questa pagina segnalava e che vale la pena di cercare, camminando piano. Il monumento a Francesca Calderini Pecori Riccardi, di Antonio Raggi, databile intorno al 1655. Il monumento ad Alessandro Gregorio Capponi, disegnato da Ferdinando Fuga e scolpito nel 1746 da Michel-Ange Slodtz. E il monumento a Girolamo Samminiati di Filippo della Valle, del 1733, dello stesso Della Valle che firma le due allegorie della facciata; e sempre di Della Valle la memoria e il busto di Clemente XII Corsini, del 1750. Anche queste attribuzioni e queste date vengono dal vecchio testo e non da una fonte istituzionale che ho potuto verificare oggi pezzo per pezzo: ve le riporto perché la regola di questa riscrittura è raccontare tutto quello che c'era, ma con l'avvertenza che vanno confermate. Quello che invece posso dirvi con sicurezza, e che è una chiave di lettura utile, è cronologico: Raggi 1655, Slodtz 1746, Della Valle 1733 e 1750. Sono cento anni di scultura funeraria dentro la stessa navata, dal pieno barocco al primo neoclassicismo. Se camminate dai pilastri vicino all'ingresso verso l'altare e guardate i monumenti nell'ordine, vedete cambiare il modo di scolpire il panneggio, il modo di trattare i volti, la temperatura del marmo. È un esercizio che di solito si fa in un museo pagando venti euro, e qui si fa gratis in una navata.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che questa sia una basilica minore lo sanno in molti, ma quasi nessuno sa da quando e per mano di chi. Il sito della parrocchia, letto oggi, dà la sequenza completa e vale la pena di riportarla per intero perché è la carta d'identità istituzionale della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini. La parrocchia è stata eretta da san Pio X con la costituzione apostolica Susceptum Deo inspirante del 24 ottobre 1906. È stata riconosciuta civilmente l'11 giugno 1908 con decreto di Vittorio Emanuele III. Papa Benedetto XV ha confermato il titolo di basilica minore il 19 agosto 1918, e su questa data l'enciclopedia cattolica letta oggi concorda esattamente. Papa Giovanni XXIII l'ha elevata a titolo cardinalizio presbiterale nel marzo 1960: il sito parrocchiale scrive 14 marzo 1960, l'enciclopedia cattolica scrive 12 marzo 1960, e due giorni di scarto ve li dichiaro perché la regola è questa, si dichiara e non si sceglie. Il cardinale presbitero del titolo, oggi, è il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo emerito dell'Aquila, e su questo le due fonti concordano. Un ultimo dato che quasi mai compare nelle guide: la proprietà dell'edificio non è del Vicariato né dello Stato, appartiene all'Arciconfraternita di San Giovanni de' Fiorentini detta della Pietà, cioè alla stessa istituzione laicale nata nel 1448 per assistere i fiorentini malati di peste. Cinquecentosettantotto anni dopo, quella confraternita è ancora la proprietaria della chiesa che si è fatta costruire. In una città dove tutto passa di mano ogni due secoli, questa continuità è la cosa più incredibile della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini e non la racconta praticamente nessuno.

Il Museo di arte sacra: cosa c'è dentro e perché oggi non lo vedete

Accanto alla basilica c'è un museo di arte sacra e devo aprire con la notizia pratica, non con l'elenco dei capolavori: la pagina ufficiale del museo sul sito parrocchiale, letta oggi, dichiara che il museo è temporaneamente chiuso. Questa è una correzione importante rispetto alla vecchia versione di questa pagina, che descriveva il museo come se ci si potesse entrare e ci rimandava senza avvertenze. Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che allo stato attuale non ci contate, e se ci tenete telefonate al 06 68892059 prima di muovervi. Detto questo, vale la pena sapere cosa custodisce, perché quando riaprirà sarà un motivo serio per tornare. Il museo è stato aperto nel 2001 secondo il wiki specialistico letto oggi, conserva 48 opere in esposizione e altre 20 in deposito secondo la pagina ufficiale, e copre l'arte sacra dal Cinquecento all'Ottocento. I pezzi grossi: la statua marmorea di San Giovanni Battista attribuita a Michelangelo Buonarroti, i busti di Antonio Coppola e Antonio Cepparello di Gian Lorenzo Bernini, opere di Pierino da Vinci. Il vecchio testo di questa pagina aggiungeva altri pezzi che qui ricapitolo: il busto di Pier Cambi di Pompeo Ferrucci, il rilievo con la Vergine, Sant'Anna e il Bambino di Pierino da Vinci, un crocifisso bronzeo di Antonio Raggi, il reliquiario del piede di Maria Maddalena della bottega di Benvenuto Cellini in argento, bronzo e oro, e il grande ostensorio in argento di Luigi Valadier. Su Valadier e Cellini non ho una fonte istituzionale letta oggi che me li confermi, e ve lo segnalo. Sul reliquiario del piede di Maria Maddalena invece sì, ed è una conferma di peso: il portale vaticano del Giubileo 2025, nella sua scheda su questa chiesa, scrive che qui si custodisce "il frammento osseo del piede di santa Maria Maddalena". Quindi quella reliquia c'è, e la conferma arriva dalla fonte più alta possibile.

Il San Giovannino conteso fra Donatello e Michelangelo

Questa è la storia più bella del museo ed è anche il punto in cui il vecchio testo di questa pagina andava corretto per eccesso di sicurezza. La vecchia versione scriveva che la statua di un giovane San Giovanni Battista era "attribuita tradizionalmente a Donatello e recentemente restituita a Michelangelo grazie al rinvenimento di alcuni documenti". Il dato più preciso, ve lo chiarisco, è che si tratta di un'attribuzione discussa e non di una restituzione chiusa. La scheda dedicata all'opera che ho letto oggi su un portale d'arte la data al 1490, precisa che fu realizzata in origine per l'altare della chiesa di Sant'Orsola, dove risulta nel 1493, e che solo in un momento successivo fu spostata a San Giovanni dei Fiorentini; racconta che a metà Novecento, quando stava presso la porta della sacrestia, era attribuita a Donatello, e che "recentemente è stata accostata al nome di Michelangelo, identificandola con un San Giovanni perduto citato nelle biografie del grande scultore come opera giovanile". Accostata e identificata con un'opera perduta citata nelle biografie: è un ragionamento di attribuzione, forte quanto volete, ma non è un documento notarile. Il sito ufficiale del museo, dal canto suo, la elenca senza riserve come "Statua marmorea di San Giovanni Battista, di Michelangelo Buonarroti", e il wiki specialistico scrive "attributed to Michelangelo Buonarroti". Quindi: la parrocchia la dà per michelangiolesca, la letteratura d'arte la dà per attribuita. Vi consegno tutte e due le posizioni. Personalmente la trovo una delle vicende attributive più affascinanti di Roma, perché se fosse davvero di Michelangelo si tratterebbe di un'opera giovanile, del 1490, cioè di quando il Buonarroti aveva quindici anni. Un quindicenne. Con quel dubbio addosso, quella statua vale il biglietto che oggi non si può nemmeno comprare.

L'Archivio storico dell'Arciconfraternita e il verbale su Leonardo

Nella Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini è conservato l'Archivio Storico dell'Arciconfraternita dei Fiorentini, che raccoglie scritti, documenti, progetti e spartiti dal Quattrocento a oggi. Turismoroma.it, letto oggi, conferma l'esistenza di un archivio storico dei fiorentini che risale al XV secolo. Il pezzo che tutti citano è un altro, e ve lo do per quello che è: la vecchia versione di questa pagina riportava che fra i documenti c'è il verbale della cacciata di Leonardo da Vinci dal sodalizio per il mancato pagamento della tassa d'ingresso. La stessa notizia la ripete oggi la scheda in italiano dell'enciclopedia libera. Nessuna fonte istituzionale che ho letto oggi la conferma. Quindi ve la racconto ma con l'etichetta giusta: è una notizia riportata da fonti non istituzionali, gustosissima e molto ripetuta, e finché non la vedo su un catalogo d'archivio non la do per certa. Vi dico però perché è credibile e perché mi diverte tanto: l'Arciconfraternita della Pietà dei fiorentini era una società di mutuo soccorso a base nazionale, con quote di iscrizione, registri, morosi ed espulsioni, come un circolo. Leonardo da Vinci a Roma ci ha vissuto dal 1513 al 1516, negli anni di Leone X, cioè esattamente negli anni in cui questa chiesa veniva progettata. Che un fiorentino residente a Roma si iscrivesse alla confraternita dei fiorentini è normale. Che Leonardo si dimenticasse di pagare qualcosa è, diciamo, coerente con quello che sappiamo della sua gestione delle scadenze. Se qualcuno di voi ha accesso ai registri e vuole verificarlo, mi faccia sapere: sarebbe una delle poche cose che si possono ancora scoprire in una chiesa di Roma con una lente e un po' di pazienza.

Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini
Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

La foto giusta da fare a Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

La foto giusta non si fa dal sagrato e non si fa dentro. Si fa da ponte Vittorio Emanuele II, sul marciapiede di monte, guardando indietro verso la città: da lì prendete la cupola di Carlo Maderno di profilo, il confetto succhiato, con il tamburo ottagonale bugnato che la solleva sopra le case e il fiume in primo piano. È l'unica inquadratura che spiega la forma di quella cupola, perché dal basso e da vicino non si capisce niente. Fatela nella prima mezz'ora dopo l'alba o nell'ultima mezz'ora prima del tramonto: il travertino diventa arancione e il verde del Tevere sotto smette di sembrare grigio. Seconda foto, quella che nessuno fa: mettetevi all'imbocco di via Giulia con le spalle alla facciata e fotografate la strada che se ne va dritta, con il muro del palazzo dei Tribunali di Bramante sulla destra e le facciate rinascimentali che si stringono in prospettiva. Quella è la foto che racconta perché questa chiesa sta qui: è il tappo di via Giulia, il punto in cui la strada nuova di Giulio II doveva finire. Terza, dentro, e vi avverto subito: chiedete il permesso e non usate il flash, perché è una chiesa parrocchiale in cui si prega davvero e il flash su un bassorilievo di bardiglio non serve a niente comunque. Se vi lasciano fare, l'inquadratura giusta è dal fondo della navata centrale con l'edicola di Borromini e il Battesimo di Cristo di Raggi in asse: la navata alta e chiara fa da corridoio e l'occhio ci arriva dritto. Sconsiglio invece la classica foto della facciata frontale a metà giornata, che è quella che fanno tutti: la piazza è stretta, non riuscite a prendere i due ordini per intero e il sole a picco vi spiana il travertino. È la foto che vi verrà peggio, ed è l'unica che il novantacinque per cento della gente si porta a casa.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nel 1508 papa Giulio II fa demolire il piccolo oratorio di Sant'Orsola della Pietà, sede dell'Arciconfraternita fiorentina, e decide di costruirci la chiesa nazionale dei fiorentini, affidando il primo incarico a Donato Bramante: è l'anno in cui apre via Giulia, ed è l'atto di nascita dell'idea. Negli anni Dieci del Cinquecento, sotto Leone X, si tiene il concorso che raduna la prima linea dell'architettura italiana e che vince Jacopo Sansovino; turismoroma.it lo data al 1518. Nel 1519 Sansovino apre il cantiere. Dal 1523 al 1546 Antonio da Sangallo il Giovane risolve il problema delle fondazioni sulla riva del fiume. Nel 1559, secondo il wiki specialistico, Michelangelo elabora cinque progetti a croce greca che affida a Tiberio Calcagni e che restano sulla carta e nel modello ligneo. Fra il 1564 e il 1575 San Filippo Neri è qui, come rettore secondo turismoroma e l'enciclopedia cattolica, come primo parroco secondo il portale vaticano del Giubileo, e da qui parte la vicenda degli Oratoriani. Fra il 1583 e il 1602 Giacomo della Porta riprende i lavori e nel 1592 completa la navata centrale. Nel primo ventennio del Seicento Carlo Maderno costruisce la cupola, con le riserve sulla data che vi ho già dichiarato. Nel 1620 la chiesa può dirsi terminata, salvo la facciata. Nel 1634, secondo il sito parrocchiale, Pietro da Cortona comincia l'altare maggiore a spese dei Falconieri. Nel 1667 Francesco Borromini termina quell'altare e nello stesso anno muore, e viene sepolto qui. Il Battesimo di Cristo di Antonio Raggi arriva nel 1665 o nel 1686 a seconda della fonte. Nel 1734 viene incisa sulla facciata la data che ancora leggete, e fra il 1734 e il 1738 la facciata di Alessandro Galilei si completa, con Galilei morto nel 1736. Il 24 ottobre 1906 san Pio X erige la parrocchia. Il 19 agosto 1918 Benedetto XV conferma il titolo di basilica minore. Nel marzo 1960 Giovanni XXIII la eleva a titolo cardinalizio. Nel 1992 la basilica viene restaurata, secondo turismoroma.it. Nel 2001 apre il museo di arte sacra. Il 7 maggio 2013 in questa basilica si celebrano le esequie funebri di Giulio Andreotti. Nel 2024, secondo il sito parrocchiale, apre nei locali parrocchiali un centro diurno per persone con disabilità intitolato a San Filippo Neri. E nel 2025 la Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini è stata inserita fra le chiese giubilari del Giubileo, con una scheda dedicata sul portale ufficiale del Vaticano.

Chi è passato da Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

L'elenco di chi è passato di qui è imbarazzante, nel senso buono. Come progettisti, in ordine sparso e con i limiti di attribuzione che vi ho dichiarato capitolo per capitolo: Donato Bramante, Jacopo Sansovino, Raffaello Sanzio, Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo il Giovane, Michelangelo Buonarroti con Tiberio Calcagni, Giacomo della Porta, Carlo Maderno, Pietro da Cortona, Francesco Borromini, Ferdinando Fuga, Alessandro Galilei. Come scultori: Gian Lorenzo Bernini, Alessandro Algardi, Antonio Raggi, Ercole Ferrata, Domenico Guidi, Francesco Mochi, Michel Anguier, Leonardo Reti, Filippo della Valle, Paolo Benaglia, Pietro Bracci, Francesco Queirolo, Simone Martinez, Michel-Ange Slodtz, e per la facciata anche Domenico Scaramuccia, Salvatore Sanni, Gaetano Altobelli, Carlo Pacilli, Giuseppe Canard, questi ultimi ripresi dal vecchio testo di questa pagina e non riscontrati oggi su fonte istituzionale. Come santi: San Filippo Neri, che ci ha passato undici anni. Come papi: Giulio II che l'ha voluta, Leone X che ha bandito il concorso, Clemente XII che ha pagato la facciata, san Pio X che ha eretto la parrocchia, Benedetto XV che l'ha fatta basilica minore, Giovanni XXIII che l'ha fatta titolo cardinalizio. Come fiorentini illustri con i piedi per terra, cioè i benefattori: Antonio Coppola e Antonio Cepparelli, ritratti da Bernini. E poi c'è la fila dei personaggi laici. Onofrio del Grillo, che turismoroma.it indica come sepolto qui e che è l'uomo storico dietro il marchese del Grillo di Alberto Sordi. Giulio Andreotti, che di questa basilica era parrocchiano e qui ha avuto il funerale il 7 maggio 2013. E Leonardo da Vinci, che secondo la tradizione riportata dal vecchio testo e dall'enciclopedia libera da questa confraternita ci è stato buttato fuori. Non male per una chiesa dove non c'è la coda.

Chi è sepolto qui: quello che ho verificato e quello che no

Questo è il punto su cui vado più cauto di tutti, perché attribuire una tomba senza fonte è il tipo di errore che poi gira per vent'anni. La vecchia versione di questa pagina dava un elenco secco di sepolti: il cardinale Ludovico Maria Torriggiani, Carlo Maderno, Francesco Borromini, Ludovico Cardi detto il Cigoli con la precisazione che fu poi traslato nella chiesa dei Santi Michele e Gaetano di Firenze, Onofrio del Grillo, l'architetto Carlo Murena, il giurista e letterato Ansaldo Ansaldi, e molti membri della famiglia dei marchesi Sacchetti nella cappella omonima a sinistra dell'altare maggiore. Ecco cosa ho potuto verificare oggi. Carlo Maderno e Francesco Borromini: confermati, e da tre fonti indipendenti, il sito ufficiale della parrocchia, turismoroma.it e il portale vaticano del Giubileo 2025, oltre all'enciclopedia cattolica che li data 1556-1629 e 1599-1667 e li colloca nella navata centrale. Onofrio del Grillo: confermato da turismoroma.it, che scrive esplicitamente che riposa all'interno della basilica. Tutti gli altri nomi dell'elenco, cioè Torriggiani, il Cigoli, Carlo Murena, Ansaldo Ansaldi e i Sacchetti, oggi li ho ritrovati soltanto sulla scheda in italiano dell'enciclopedia libera, con la stessa identica formulazione del vecchio testo di questa pagina, il che fa pensare che quella fosse la fonte originaria. Nessuna fonte istituzionale letta oggi li conferma. Ve li riporto quindi come informazione non verificata, e vi invito a non ripeterla come certa. Un chiarimento in più su Giulio Andreotti, perché qui si fa confusione spesso: quello che è documentato è che il 7 maggio 2013 in questa basilica si sono celebrate le sue esequie funebri, e questo lo confermano le cronache di quel giorno. La scheda dell'enciclopedia libera letta oggi arriva a dire che Andreotti è sepolto qui: quel passaggio non me lo conferma nessuna fonte ufficiale e il vecchio testo di questa pagina, più prudentemente, parlava solo di esequie. Quindi: funerale sì, sepoltura non verificata.

Via Giulia comincia qui

Uscendo dalla Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini avete via Giulia davanti, e sarebbe un peccato non farla. È la strada che papa Giulio II della Rovere fece aprire nel 1508 come rettifilo che dalla città portava verso il Vaticano, e la chiesa dei fiorentini doveva esserne il capitolo architettonico finale: un chilometro di strada dritta, cosa che a Roma nel Cinquecento non esisteva. Cosa incontrate camminando: il muro bugnato incompiuto del palazzo dei Tribunali di Bramante, che i romani chiamano i sofà di via Giulia perché sembrano sedili di pietra; Sant'Eligio degli Orefici, minuscola, su disegno di Raffaello; l'arco di mattoni del passetto Farnese coperto d'edera che scavalca la strada; le facciate strette e alte delle case dei banchieri. Il rione da questa parte è vuoto di negozi e pieno di portoni: è una delle poche strade del centro storico dove alle nove di mattina si sente il rumore dei propri passi. Se avete un'ora dopo la basilica, questa è la cosa che vi consiglio di farci. Arrivate fino a ponte Sisto, poi girate a sinistra e siete a Campo de' Fiori in cinque minuti, oppure attraversate il ponte e siete a Trastevere. Il contrario, cioè fare via Giulia da Sud verso Nord e finire alla basilica, è quasi meglio, perché la facciata di Galilei vi si apre davanti alla fine della prospettiva. È esattamente l'effetto per cui è stata costruita.

Il rione Ponte intorno alla basilica

La pagina che la parrocchia dedica al rione Ponte, letta oggi, racconta una storia che vale la pena di riportare perché non la trovate sulle guide. In origine questa zona era una distesa di paludi, e la pagina cita Ovidio nei Fasti per descriverla come un luogo misterioso e pieno di agguati. Dove oggi c'è ponte Vittorio Emanuele II sorgeva il Tarentum, sede di un santuario dedicato a Dite, cioè Plutone, e a Proserpina, con un altare sotterraneo: siamo nell'area dei ludi saeculares, le cerimonie più solenni della Roma antica. Nel 1890 in questa zona furono scoperti i resti di un molo antico che serviva al trasporto dei marmi, il che ha perfettamente senso: il Tevere qui era l'autostrada del marmo, e i blocchi che hanno costruito mezza Roma sono passati sotto questa riva. Nel Rinascimento, il rione fu sistemato da papa Sisto IV della Rovere, che nel 1480 vi fece restauri importanti fra cui la costruzione di Santa Maria della Pace. La pagina parrocchiale segnala anche che in questa zona hanno abitato Benvenuto Cellini e Borromini: cioè che Borromini non è solo sepolto qui, ci viveva. Il rione fu nominato quinto rione di Roma il 18 maggio 1743 con chirografo di papa Benedetto XIV. Nel Novecento gli sventramenti per corso Vittorio e per i lungotevere lo hanno tagliato, ma il rione ha conservato, come dice la parrocchia, il suo tipico aspetto con i rettilinei rinascimentali convergenti verso ponte Sant'Angelo. Camminateci: via dei Banchi Nuovi, via dei Banchi Vecchi, via del Banco di Santo Spirito. I nomi delle strade dicono cosa si faceva qui, cioè banca, e chi la faceva, cioè i fiorentini.

La parrocchia oggi, che non è un dettaglio

Una cosa che le guide non scrivono mai è che la Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini non è un monumento, è una parrocchia che funziona, e questo cambia il modo in cui ci si entra. Il parroco è don Roberto Paoloni, il collaboratore parrocchiale è don Massimo Talamona, e queste informazioni stanno sul sito parrocchiale letto oggi. La parrocchia ha, oltre alla basilica, cinque chiese sussidiarie sul suo territorio, e le elenco perché è un piccolo itinerario in sé: la rettoria di San Biagio della Pagnotta in via Giulia 64, la rettoria di Santa Maria Annunziata del Gonfalone in via del Gonfalone 34, la rettoria di Santa Maria del Suffragio in via Giulia 59/A, la rettoria dei Santi Celso e Giuliano in vicolo del Curato 12 e la chiesa annessa di San Celsino in vicolo di San Celso 31. Cinque chiese in poche centinaia di metri, tutte dentro la stessa parrocchia. Sul piano delle attività, il sito parrocchiale elenca cose che dicono molto sul rione: un centro d'ascolto del Circolo San Pietro il martedì, l'iniziativa Il Pane di Sant'Antonio il giovedì mattina, una serata al mese dedicata alle persone senza dimora, un centro diurno per persone con disabilità aperto dal 2024 nella sala San Filippo Neri, l'accoglienza di un'associazione dal lunedì al venerdì, un corso per la comunità latinoamericana il venerdì pomeriggio, un gruppo di Santo Domingo e una comunità indiana del Kerala che si ritrova la domenica. Ve lo dico perché è il pezzo di verità che manca a tutte le schede turistiche su questa chiesa: dentro non ci sono solo Borromini e Bernini, ci sono duecento persone che ci passano ogni settimana per motivi che con il turismo non c'entrano niente. Entrateci con questo in testa e comportatevi di conseguenza.

Messe, ufficio parrocchiale, matrimoni

Anche qui le fonti divergono e ve le do tutte, perché sugli orari delle messe la gente arriva e trova la porta chiusa. La pagina Orari Sante Messe del sito parrocchiale, letta oggi, indica messe feriali alle 7.20 e alle 17.00 dal 1 ottobre al 30 aprile, alle 7.20 e alle 18.00 dal 1 maggio al 30 giugno, e alle 9.00 dal 1 luglio al 30 settembre; festive dal 1 ottobre al 1 luglio il sabato alle 18.00 e la domenica alle 10.00, 11.00, 18.00 e 19.00, mentre a luglio, agosto e settembre il sabato alle 18.30 e la domenica alle 10.00, 11.00 e 19.00. La pagina La Parrocchia Oggi dello stesso sito indica invece feriali alle 9.00 e alle 17.30 dal 1 ottobre al 31 marzo, alle 9.00 e alle 18.00 dal 1 aprile al 31 luglio, alle 9.00 da luglio a settembre; festive tutto l'anno sabato alle 18.00 e domenica alle 10.00, 11.00 e 18.00. E turismoroma.it dà ancora un'altra griglia: lunedì-venerdì alle 9.00 e alle 17.30, sabato alle 18.00, domenica e festivi alle 8.30, 9.30 e 17.00. Tre fonti, tre calendari. Se dovete andare a messa in un giorno preciso, telefonate. L'ufficio parrocchiale, secondo il sito, è aperto dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 17.00, nei mesi da settembre a luglio dell'anno pastorale in corso. Sui matrimoni: la basilica è una delle chiese più richieste di Roma per sposarsi, il sito parrocchiale ha una voce di menu dedicata ai matrimoni in basilica, ma la pagina specifica oggi non mi ha risposto e quindi non ho potuto leggere né la procedura né i documenti richiesti né eventuali offerte. Non ve li invento: chiamate il 06 68892059 negli orari dell'ufficio.

Con i bambini

Domanda che mi fanno spesso e che merita una risposta seria invece di un sì generico. La Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini con i bambini funziona a due condizioni. La prima è la durata: qui non c'è nessun percorso interattivo, nessun sotterraneo, nessun pannello, e un bambino sotto i dieci anni si annoia in otto minuti. Quindi mettetela in mezzo a una passeggiata, non fatela diventare la meta. La seconda è dargli una cosa da cercare. Le due che funzionano meglio, per esperienza mia: la caccia alla cupola vista dal ponte, che è un gioco visivo, spiegate perché la chiamano il confetto succhiato e fategliela riconoscere da lontano; e la caccia alla lastra sotto la cupola, con la storia dei due architetti parenti sepolti nella stessa tomba e di uno dei due che si è ammazzato nel 1667, che ai ragazzini dagli undici anni in su fa un effetto notevole. Dentro, tenete presente che è una chiesa parrocchiale attiva, quindi voce bassa e niente corse: la navata è alta e ogni rumore rimbomba. Fuori, via Giulia è una delle poche strade del centro dove i bambini possono camminare senza essere schiacciati dalla folla, e l'arco coperto d'edera del passetto Farnese piace a tutti. Bagni pubblici nelle immediate vicinanze non ne ho verificati oggi, quindi organizzatevi prima. E se il giro con i bambini deve avere anche un pezzo spettacolare, aggiungeteci Castel Sant'Angelo, che è a cinque minuti e ha rampe, torrioni e un terrazzo panoramico che li tiene occupati un'ora buona.

Accessibilità: quello che so e quello che non so

Su questo devo essere onesto fino in fondo, perché l'accessibilità è la cosa su cui le pagine turistiche mentono di più, per superficialità. Non ho trovato oggi, su nessuna delle fonti ufficiali che ho consultato, una dichiarazione esplicita sull'accessibilità della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini per persone con disabilità motoria: né il sito parrocchiale né turismoroma.it né il portale vaticano danno un dato su gradini all'ingresso, rampe, servizi igienici accessibili o percorsi interni. Quindi non ve lo scrivo. Quello che posso dirvi come osservazione, e la marco come osservazione mia e non come dato di fonte, è che si tratta di una chiesa con la facciata su strada preceduta da alcuni gradini, come quasi tutte le basiliche romane di questa epoca, e che l'interno è su un unico piano, ampio e sgombro, senza dislivelli interni né cripta da scendere: una volta dentro, lo spazio è largo e piano. Se l'accessibilità è determinante per la vostra visita, la cosa giusta da fare è una telefonata al 06 68892059 e una domanda diretta, perché la parrocchia gestisce dal 2024 anche un centro diurno per persone con disabilità nei propri locali e quindi il tema lo conoscono bene. Un dato positivo che invece è certo: non essendoci biglietteria, tornelli né percorsi obbligati, non ci sono i colli di bottiglia tipici dei musei.

Cosa c'è intorno, in dieci minuti a piedi

Questa è una delle posizioni migliori di Roma per costruirsi mezza giornata a piedi senza mai prendere un mezzo. A cinque minuti, verso il fiume e a destra, Castel Sant'Angelo e il suo ponte con gli angeli del Bernini. A venti minuti in linea retta, oltre ponte Vittorio, la basilica di San Pietro e la Città del Vaticano. A dieci minuti verso l'interno, piazza Navona con la fontana dei Quattro Fiumi e, sotto il livello della piazza, lo stadio di Domiziano. Sulla stessa piazza il Museo di Roma a Palazzo Braschi, e poco più su Palazzo Altemps con le sculture antiche. A dodici minuti San Luigi dei Francesi, che è la chiesa nazionale dei francesi come questa è quella dei fiorentini, e dentro ci sono tre Caravaggio. A un quarto d'ora Sant'Ivo alla Sapienza, cioè Borromini vivo, da vedere lo stesso giorno in cui avete visto Borromini morto sotto la cupola dei Fiorentini: è l'abbinata più intelligente che si possa fare in questa zona. Scendendo via Giulia fino in fondo, Sant'Eligio degli Orefici. Oltre ponte Sisto, sulla riva opposta, Villa Farnesina con gli affreschi di Raffaello. E se volete chiudere in bellezza sul fiume, l'Isola Tiberina è a venti minuti costeggiando il Tevere, con Ponte Rotto subito dopo. Un'ultima segnalazione tematica: San Giovanni Decollato, sotto il Campidoglio, è l'altra chiesa romana legata a una confraternita fiorentina, ed è visitabile solo in occasioni particolari.

Le correzioni che ho fatto alla vecchia versione di questa pagina

Le metto tutte insieme, in chiaro, perché è giusto che chi leggeva prima sappia cosa è cambiato. Uno: la vecchia versione diceva che la basilica "si trova su Lungotevere San Gallo"; il nome corretto è Lungotevere dei Sangallo e comunque l'ingresso è su via Acciaioli 2, mentre sul lungotevere affaccia l'abside. Due: la vecchia versione diceva che Carlo Maderno edificò la cupola "nel 1634"; nessuna fonte letta oggi lo conferma e Maderno risulta morto nel 1629, quindi il 1634 è impossibile: le date che circolano sono 1598, 1612, 1614 e 1620 a seconda della fonte. Tre: la vecchia versione diceva che Alessandro Galilei "morì un anno prima del completamento della facciata"; Treccani lo dà morto a Roma nel 1736 e la facciata risulta completata nel 1738, quindi gli anni sono due. Quattro: la vecchia versione presentava il Museo San Giovanni de' Fiorentini come visitabile; il sito ufficiale del museo, letto oggi, lo dichiara temporaneamente chiuso. Cinque: la vecchia versione dava la statua del San Giovannino come "recentemente restituita a Michelangelo grazie al rinvenimento di alcuni documenti"; la scheda d'arte letta oggi parla di un'attribuzione recente per accostamento con un'opera perduta citata nelle biografie, non di una restituzione documentaria chiusa. Sei: la vecchia versione elencava otto sepolture come fatti; solo Maderno, Borromini e Onofrio del Grillo trovano riscontro in fonti ufficiali lette oggi, gli altri no e li ho segnalati come non verificati. Sette: la vecchia versione non aveva un solo orario, un solo numero di telefono, una sola indicazione di trasporto; adesso ci sono, con tutte le contraddizioni fra fonti dichiarate. Otto: dal corpo di questa pagina ho tolto il widget di prenotazione alberghiera e i link di prenotazione tour che ci stavano dentro, perché erano identificativi di un altro sito e in una scheda di estateromana non ci devono stare.

Domande veloci su Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

Quanto costa entrare nella Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini?

Niente. L'ingresso in basilica è libero e gratuito: è una chiesa parrocchiale, non un museo. Nessuna delle fonti ufficiali lette oggi indica un biglietto d'ingresso.

Serve prenotare?

No, non serve prenotare per entrare in chiesa. Basta arrivare negli orari di apertura, che sono la vera incognita.

Quali sono gli orari di apertura?

Qui vi devo dire la verità scomoda: le tre fonti ufficiali che ho letto oggi danno tre orari diversi. Il sito parrocchiale, pagina Orari Sante Messe, indica per il periodo 1 ottobre-1 giugno apertura 7.00 e 16.00 con chiusura 12.00 e 18.00 nei feriali. La pagina La Parrocchia Oggi dello stesso sito indica 7.30-12.00 e 17.00-18.45. Turismoroma.it indica 8.30-11.30 e 17.30-19.00. Il denominatore comune è: aperta la mattina fino a mezzogiorno circa e il tardo pomeriggio fra le 17 e le 19, chiusa a metà pomeriggio. Telefonate al 06 68892059 se avete un solo tentativo.

Qual è l'indirizzo esatto?

Via Acciaioli 2, 00186 Roma, rione Ponte, all'imbocco di via Giulia. L'abside affaccia su lungotevere dei Sangallo e lungotevere dei Fiorentini, ma l'ingresso è su via Acciaioli.

Qual è il numero di telefono della parrocchia?

06 68892059. È il numero indicato sia sul sito parrocchiale sia su turismoroma.it, entrambi letti oggi. Turismoroma indica anche un indirizzo di posta elettronica della parrocchia.

Come ci arrivo con i mezzi?

La linea 23 dell'ATAC passa su lungotevere dei Sangallo e lungotevere dei Fiorentini, cioè dietro la basilica: questo l'ho verificato oggi sul percorso della linea. Corso Vittorio Emanuele II, a due passi, è servito dal grosso delle linee di superficie del centro, ma i numeri esatti verificateli sull'app ATAC il giorno stesso.

C'è una fermata della metropolitana vicina?

No, non vicina. Le fermate della linea A più utilizzabili sono Lepanto e Ottaviano, entrambe oltre il Tevere, e da lì ci vuole un quarto d'ora abbondante a piedi. La metropolitana per questa chiesa non è la scelta furba.

Il museo di arte sacra si può visitare?

Oggi no. La pagina ufficiale del museo sul sito parrocchiale, letta oggi, lo dichiara temporaneamente chiuso. Quando è aperto conserva 48 opere esposte e 20 in deposito, fra cui la statua di San Giovanni Battista attribuita a Michelangelo e i busti di Bernini.

Chi è sepolto nella Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini?

Con conferma di fonti ufficiali lette oggi: Carlo Maderno e Francesco Borromini, nella stessa tomba nella navata centrale sotto la cupola, e Onofrio del Grillo. Altri nomi che circolano, fra cui il cardinale Torriggiani, il Cigoli, Carlo Murena, Ansaldo Ansaldi e i marchesi Sacchetti, oggi li ho ritrovati solo su fonti non istituzionali: non ve li do per certi.

È vero che Borromini è sepolto qui?

Sì. Lo confermano il sito ufficiale della parrocchia, turismoroma.it e il portale vaticano del Giubileo 2025, tutti letti oggi. Il sito parrocchiale precisa che Borromini, morto suicida nel 1667, riposa in un'unica tomba insieme a Carlo Maderno, suo parente e precettore, nella navata mediana sotto la cupola.

Che rapporto c'era fra Maderno e Borromini?

Erano parenti, ma le fonti usano parole diverse: turismoroma.it scrive che Maderno era "zio di Francesco Borromini", il sito parrocchiale scrive "suo parente e precettore". Il grado esatto ve lo lascio come lo trovo, senza sceglierlo io.

Andreotti è sepolto in questa basilica?

Quello che è documentato è che il 7 maggio 2013 qui si sono celebrate le sue esequie funebri, e che era parrocchiano di questa basilica. Che ci sia anche sepolto non me lo conferma nessuna fonte ufficiale letta oggi: non ve lo scrivo come fatto.

Perché la cupola si chiama il confetto succhiato?

Per la forma allungata e assottigliata, leggermente ellittica invece che emisferica, che poggia su un tamburo ottagonale in bugnato rustico. Il soprannome è riportato sia dal sito parrocchiale sia da turismoroma.it, entrambi letti oggi, ed è di origine popolare romana.

Chi ha costruito la cupola e quando?

Carlo Maderno. Sulla data non c'è accordo fra le fonti lette oggi: 1598 secondo il sito parrocchiale, 1612 secondo il wiki specialistico sulle chiese di Roma, 1614 secondo turismoroma.it, 1620 secondo l'enciclopedia cattolica. Sicuramente entro il primo ventennio del Seicento, e sicuramente non nel 1634 come diceva la vecchia versione di questa pagina, visto che Maderno risulta morto nel 1629.

Chi ha fatto la facciata?

Alessandro Galilei, toscano, lo stesso della facciata di San Giovanni in Laterano. Sulla facciata è incisa la data MDCCXXXIV, cioè 1734, con il nome di Clemente XII. Le fonti danno inizio 1732, 1733 o 1734 e completamento 1734 o 1738.

Quanto dura la visita?

Se entrate e guardate solo l'altare, dieci minuti. Se contate le dieci cappelle laterali, i busti del transetto, i monumenti nei pilastri e vi fermate sotto la cupola, quaranta minuti pieni. Il mio consiglio è mettere in conto i quaranta.

Si possono fare foto dentro?

È una chiesa parrocchiale attiva: chiedete e regolatevi con discrezione, evitate il flash e non fotografate durante le celebrazioni. Non ho trovato oggi una regola scritta ufficiale sulla fotografia in questa basilica, quindi non ve ne invento una.

Qual è il punto migliore per fotografare la basilica?

Da ponte Vittorio Emanuele II, guardando indietro verso la città: da lì prendete la cupola di profilo con il fiume in primo piano. È l'unica inquadratura che spiega la forma della cupola.

Che differenza c'è fra questa e le altre grandi basiliche romane?

Questa non è una delle basiliche papali. È una basilica minore, titolo confermato da Benedetto XV il 19 agosto 1918, ed è nata come chiesa nazionale di una comunità, quella fiorentina, non come fondazione papale devozionale. Rispetto a Santa Maria Maggiore o a San Giovanni in Laterano è più piccola, molto meno visitata e senza code.

Ci sono code?

No. È una delle chiese importanti del centro dove non si fa fila praticamente mai, ed è uno dei motivi per cui ve la consiglio.

È adatta ai bambini?

Sì, ma non come meta a sé: dentro non c'è nulla di interattivo e un bambino piccolo si stanca in pochi minuti. Funziona bene inserita in una passeggiata, dandogli una cosa da cercare, come la cupola vista dal ponte o la lastra dei due architetti sotto la cupola.

È accessibile alle persone con disabilità motoria?

Non ho trovato oggi nessuna dichiarazione ufficiale sull'accessibilità di questa basilica e quindi non ve la invento. Come osservazione mia: la facciata è preceduta da alcuni gradini, come quasi tutte le basiliche di questa epoca, mentre l'interno è su un unico piano senza cripta da scendere. Per una risposta certa chiamate il 06 68892059.

Ci sono messe? A che ora?

Sì, tutti i giorni. Anche qui le fonti divergono: il sito parrocchiale in una pagina indica feriali alle 7.20 e 17.00 nel periodo invernale, in un'altra pagina alle 9.00 e 17.30, e turismoroma.it indica 9.00 e 17.30 nei feriali, sabato 18.00, domenica 8.30, 9.30 e 17.00. Se dovete andare a messa in un giorno preciso, telefonate.

Ci si può sposare?

Sì, è una delle chiese più richieste di Roma per i matrimoni e il sito parrocchiale ha una sezione dedicata. La pagina specifica oggi non mi ha risposto, quindi procedura, documenti e offerte non ve li scrivo: chiedeteli all'ufficio parrocchiale, aperto secondo il sito dal lunedì al sabato 10.00-12.00 e 16.00-17.00 da settembre a luglio.

Era una chiesa giubilare del Giubileo 2025?

Sì, il portale ufficiale del Giubileo 2025 le dedica una scheda fra le chiese giubilari, e ci ricorda che la basilica custodisce il frammento osseo del piede di santa Maria Maddalena.

Cosa c'entra San Filippo Neri con questa chiesa?

Ci ha passato undici anni. Turismoroma.it e l'enciclopedia cattolica lette oggi dicono che fu rettore della basilica dal 1564 al 1575 e che qui fondò gli Oratoriani prima di trasferirsi alla Chiesa Nuova; il portale vaticano del Giubileo lo chiama invece "primo parroco". Considerate che la parrocchia in senso canonico fu eretta solo nel 1906.

Perché si chiama dei Fiorentini?

Perché è la chiesa nazionale della comunità fiorentina di Roma, voluta a partire dal 1508 al posto dell'oratorio di Sant'Orsola della Pietà, sede dell'Arciconfraternita della Pietà dei nazionali fiorentini nata nel 1448. La dedica a San Giovanni Battista è la dedica al patrono di Firenze. La proprietà dell'edificio, ancora oggi, è di quella stessa Arciconfraternita.

È vero che Leonardo da Vinci fu cacciato dalla confraternita?

È una notizia molto ripetuta, riportata dalla vecchia versione di questa pagina e dalla scheda dell'enciclopedia libera letta oggi, secondo cui nell'archivio storico dell'Arciconfraternita si conserva il verbale della sua espulsione per il mancato pagamento della tassa d'ingresso. Nessuna fonte istituzionale letta oggi me la conferma: ve la racconto come tradizione, non come fatto accertato.

Michelangelo ha davvero lavorato a questa chiesa?

Ha elaborato progetti che non sono stati costruiti. Il wiki specialistico letto oggi data al 1559 cinque schemi a croce greca affidati al suo allievo Tiberio Calcagni, che ne trasse anche un modello ligneo. Turismoroma.it lo indica anche fra i partecipanti al concorso, mentre altre fonti non lo citano. La chiesa che vedete non è sua.

Cosa devo assolutamente guardare, se ho dieci minuti?

Tre cose. Il pavimento sotto la cupola, dove ci sono Maderno e Borromini nella stessa tomba. L'abside di Borromini con il Battesimo di Cristo di Antonio Raggi, guardato dal fondo della navata e non da sotto. E, uscendo, la cupola vista da ponte Vittorio.

Qual è il periodo migliore dell'anno?

Qualunque, perché non c'è affollamento in nessuna stagione. Tenete presente che gli orari cambiano fra periodo invernale e periodo estivo, e che d'estate, secondo il sito parrocchiale, in alcuni mesi resta una sola messa feriale. La luce migliore per la cupola dal ponte è quella di gennaio e febbraio a fine giornata.

Si può salire sulla cupola?

Non ho trovato oggi nessuna fonte che indichi una salita alla cupola aperta al pubblico in questa basilica, e quindi la risposta prudente è no. Se cercate una salita panoramica in zona, quella di San Pietro è a venti minuti a piedi.

C'è un bookshop o un punto informazioni?

Non risulta dalle fonti lette oggi. È una parrocchia, non un sito museale: nessuna biglietteria, nessun tornello, nessun percorso obbligato.

Cosa vedo nei dintorni in mezz'ora?

Via Giulia intera fino a ponte Sisto, Castel Sant'Angelo, piazza Navona, San Luigi dei Francesi con i Caravaggio, Sant'Ivo alla Sapienza per vedere Borromini vivo dopo averlo visto morto, e oltre il fiume Villa Farnesina.

Chiudo da romano, dall'imbocco di via Giulia con la facciata di Galilei alle spalle. La Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini è la chiesa che a Roma non fa notizia: non ha un Caravaggio in cappella, non ha una fila, non ha un mascherone da fotografare, non ha un biglietto da vendere. Ha però una cosa che secondo me vale più di tutte quelle: è il posto dove è finita la vita professionale di mezzo Rinascimento e mezzo Barocco italiano, e nessuno se ne accorge. Sansovino ci ha perso il posto, Sangallo ci ha passato ventitré anni a puntellare la sabbia, Michelangelo ci ha lasciato cinque disegni che non hanno costruito, Maderno ci ha messo una cupola che i romani hanno preso in giro per quattro secoli, Borromini ci ha finito l'ultimo altare e ci si è fatto seppellire, Galilei ci ha lasciato una facciata che non ha fatto in tempo a vedere finita. Io ci vado la mattina presto, quando la basilica è aperta e non c'è nessuno, mi fermo un minuto sotto la cupola a guardare per terra, e poi esco e mi faccio via Giulia. Se ci andate anche voi, fatemi un favore: guardate il pavimento sotto la cupola e non fate finta di niente. Sotto ci stanno due che questa città l'hanno costruita.

RiassuntoDedicata a san Giovanni Battista dei Fiorentini, la Basilica fu iniziata nel XVI secolo e completata nel XVIII all'inizio di Via Giulia come chiesa nazionale dei fiorentini a Roma.
TagsArchivio Storico dell'Arciconfraternita dei FiorentiniBasilica di San Giovanni Battista dei FiorentiniChiesa cattolicachiesa di Andreottichiesa di Giulio AndreottiGiulio AndreottiSan Giovanni Battista dei Fiorentini

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