Basilica di San Lorenzo in Lucina
Indirizzo: Piazza di San Lorenzo in Lucina, rione Colonna, 00186 Roma. Il numero civico cambia a seconda della fonte: il sito ufficiale della parrocchia (sanlorenzoinlucina.com) scrive "Piazza di S. Lorenzo in Lucina, 6"; turismoroma.it scrive "Via In Lucina, 16/A"; museionline.info scrive "Piazza di S. Lorenzo in Lucina, 16 A"; gcatholic.org e cathopedia riportano "Piazza di San Lorenzo in Lucina 16/A"; arte.it scrive "Via in Lucina, 16". Le fonti non concordano, ma sono tutti ingressi affacciati sullo stesso isolato fra la piazza e via in Lucina, e chiunque arrivi in piazza trova il portico davanti a sé. Telefono 06 6871494 (concordano turismoroma.it, arte.it, cathopedia, gcatholic). Come ci si arriva: la pagina ufficiale degli orari indica metro A fermata Barberini, circa un chilometro a piedi, e i bus 100 e 119 con fermata Fontanella Borghese a centocinquanta metri. Anche la fermata Spagna della linea A serve la zona, ma la distanza esatta non risulta da una fonte ufficiale. Ingresso in chiesa: gratuito. Orari di visita: anche qui le fonti non concordano, perché il sito ufficiale pubblica soltanto gli orari delle messe e quelli dell'infopoint, mentre museionline.info indica lunedi-sabato 11.00-18.00 e domenica 14.00-18.00. Messe secondo il sito ufficiale: feriali 11.00 e 18.30, festivi 10.30, 12.00 e 18.30. Sotterranei e scavi: si visitano solo con visita guidata su prenotazione, e i prezzi pubblicati non coincidono fra loro: i tre listini sono più avanti nel capitolo dedicato. Se venite qui per capire il sottosuolo di Roma, mettete in programma anche la Basilica di San Clemente e i sotterranei dello Stadio di Domiziano, e partite dal nostro indice generale delle attrazioni turistiche di Roma.

Perché la Basilica di San Lorenzo in Lucina merita la sosta
La Basilica di San Lorenzo in Lucina è una delle chiese più sottovalutate del centro di Roma. Sta a duecento metri da via del Corso, la gente le cammina accanto correndo verso piazza di Spagna o verso la Fontana di Trevi, e quasi nessuno alza gli occhi sul portico medievale con i due leoni. Dentro ci sono un Crocifisso di Guido Reni sull'altare maggiore, una cappella progettata da Gian Lorenzo Bernini, un campanile romanico a cinque ordini e, sotto il pavimento, una vasca battesimale paleocristiana di quattro metri di diametro. Sopra la piazza, a pochi passi, c'è Montecitorio con il suo obelisco: quell'obelisco è lo gnomone dell'orologio solare di Augusto, e parte di quell'orologio è stata trovata proprio qui sotto. Detta così sembra una lista della spesa. Il punto è un altro. La Basilica di San Lorenzo in Lucina è uno dei pochi luoghi di Roma dove il tempo si legge in verticale senza dover prendere un autobus: strada moderna, chiesa medievale, ristrutturazione barocca, insula romana del secondo secolo, tutto nello stesso perimetro.
Il consiglio netto: se avete un'ora sola in zona Campo Marzio, meglio questa basilica che l'ennesima fila davanti a una fontana. Non c'è biglietteria, non c'è tornello, non c'è coda. C'è una porta aperta.
Dove sta esattamente la Basilica di San Lorenzo in Lucina e come ci si arriva
La piazza è un rettangolo raccolto nel rione Colonna, chiuso a nord dal fianco di Palazzo Fiano e aperto a sud verso via in Lucina. Se arrivate da via del Corso, il varco è subito dopo il palazzo: due passi e vi trovate davanti al portico. Se arrivate da piazza Colonna e dalla Galleria Alberto Sordi, sono meno di trecento metri di camminata piana.
Sui mezzi fa fede la pagina informativa della parrocchia. Metro A, fermata Barberini, circa un chilometro a piedi. Autobus 100 e 119, fermata Fontanella Borghese, centocinquanta metri. Il 119 è una linea elettrica piccola che gira dentro il Tridente ed è quella comoda se vi muovete da piazza del Popolo. Il 100 fa un percorso analogo nel quadrante centrale. Per le altre linee che passano lungo il Corso e su via del Tritone non risulta una fonte ufficiale che le colleghi a questa basilica: chiedete all'app dell'azienda dei trasporti il giorno stesso, perché i percorsi nel centro storico cambiano spesso per manifestazioni e cortei, e qui di cortei ne passano parecchi vista la vicinanza con il Parlamento.
Un consiglio pratico che vale più di una mappa: non venite in macchina. Siete dentro la zona a traffico limitato del centro storico, i parcheggi non esistono e le telecamere sono ovunque. A piedi da piazza del Popolo ci mettete un quarto d'ora abbondante scendendo tutto il Corso, e in mezzo vi passano accanto l'Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto, che con questa storia c'entrano molto più di quanto sembri.
Orari, biglietti e dove le fonti non vanno d'accordo
Entrare in chiesa non costa nulla. Questo è il dato semplice. Il resto è meno lineare, perché le fonti non coincidono.
Il sito ufficiale della parrocchia non pubblica un orario di apertura turistica della basilica. Pubblica gli orari delle messe e quelli dell'infopoint OhMyGuide - Rome Museum Store di via dei Bergamaschi 49, che risulta aperto lunedi-venerdi 08.30-18.00, sabato 08.30-15.00, domenica 11.30-18.00. Museionline.info, invece, indica per la basilica lunedi-sabato 11.00-18.00 e domenica 14.00-18.00. Sono due informazioni diverse e non è possibile stabilire quale prevalga. Se dovete organizzare una visita stretta, telefonate al 06 6871494 la mattina stessa.
Anche sulle messe le fonti divergono. Il sito ufficiale scrive: feriali 11.00 e 18.30; festivi 10.30, 12.00 e 18.30. Turismoroma.it distingue invece due stagioni: dal primo ottobre al 14 giugno, lunedi-sabato 11.00 e 18.30, domenica e festivi 10.00, 11.00, 12.00 e 18.30; dal 15 giugno al 30 settembre, lunedi-sabato 11.00 e 18.30, domenica 10.00, 12.00 e 18.30. Regola generale che vale per qualunque chiesa di Roma: durante le funzioni la visita turistica non si fa, e in una parrocchia viva come questa le funzioni non sono un dettaglio.
Un'ultima nota sull'uso dello spazio: San Lorenzo in Lucina è chiesa stazionale il venerdi della terza settimana di Quaresima, secondo gcatholic.org. In quei giorni l'afflusso è diverso dal solito e la chiesa è impegnata.

I sotterranei della Basilica di San Lorenzo in Lucina: come si visitano davvero
Si legge spesso che gli ambienti sotterranei sono in parte visitabili. Vero, ma inutile per chi deve organizzarsi. Sotto la Basilica di San Lorenzo in Lucina non si scende liberamente: si scende con una visita guidata, quasi sempre su prenotazione, e i listini pubblicati sono tre e non coincidono. Eccoli tutti, con la fonte accanto.
Primo regime. Museionline.info indica l'area archeologica visitabile il primo sabato del mese alle 16.15 al costo di 2,00 euro, e in alternativa un tour con operatore e audioguida a 15,00 euro.
Secondo regime. Visiteromasotterranea.it indica una visita guidata a 12 euro con auricolari inclusi, più 3 euro di biglietto da pagare direttamente in chiesa, durata un'ora e un quarto, ritrovo al bookshop di piazza San Lorenzo in Lucina 5/A un quarto d'ora prima, gruppi da massimo venticinque persone, telefono 334 7401467. Sullo stesso canale si legge che non esiste un calendario fisso e che la visita si organizza in forma privata su richiesta.
Terzo regime. I Viaggi di Adriano, tramite pigierre.com, indica 15 euro intero, 13 euro ridotto per convenzionati e possessori di WeKard, 10 euro per gli under 18 e 5 euro per gli under 10, con ritrovo in piazza di S. Lorenzo in Lucina 6 davanti all'ingresso, prenotazione obbligatoria ai numeri 334 3006636 oppure 06 51963729 o all'indirizzo info@iviaggidiadriano.it. La stessa fonte segnala la presenza di barriere architettoniche.
Tre operatori, tre listini, tre punti di ritrovo. Non è un pasticcio: è semplicemente il modo in cui funzionano oggi molti sotterranei romani, dati in gestione a soggetti diversi in momenti diversi. La raccomandazione operativa è una sola: prima di partire telefonate e fatevi confermare data, prezzo e punto di ritrovo. Non presentatevi in piazza sperando che ci sia qualcuno.
Sul tempo: un'ora e un quarto è la durata dichiarata dall'unica fonte che la dichiara. Sotto fa più fresco che in chiesa e il pavimento è irregolare. Scarpe chiuse, sempre.
Che cosa c'è sotto la Basilica di San Lorenzo in Lucina
Gli scavi hanno restituito, sotto un ambiente esterno alla navata detto oggi sala dei canonici, la vasca circolare di un battistero paleocristiano e una vasca quadrangolare più piccola dalla destinazione non chiara; e sotto la navata, il cui pavimento fu rialzato nel 1598, i muri di sostegno poggiati sul pavimento di un edificio di secondo secolo, convertito verso il quarto secolo in un'insula con una scala verso il piano superiore, con mosaico bianco e nero e tracce di intonaco dipinto. È il cuore archeologico del posto, e le fonti di scavo aggiungono qualche dettaglio.
La vasca battesimale circolare misura circa quattro metri di diametro ed era rivestita di marmo. Sta nella cripta sotto la cappella di San Giovanni Battista, cioè l'ambiente che oggi chiamano sala dei canonici. Accanto c'è la vasca minore, rettangolare, con una nicchia e un timpano: le ipotesi la assegnano al battesimo dei bambini, oppure alla benedizione dell'acqua, oppure alla lavanda dei piedi. Ipotesi, non certezze.
Sulle date delle campagne di scavo le fonti non concordano. Si legge spesso "tra il 1982 e il 2000". Romasotterranea.it parla di campagne nel 1982-1983 e nel 1985 a cura della Soprintendenza Archeologica di Roma, e poi nel 1993-1998 insieme all'Istituto Svedese di Studi Classici. Cathopedia riporta 1983-1985 e 1993-1998. La versione inglese di Wikipedia cita il 1993. Il dato che se ne ricava: le campagne sono state più d'una, distribuite fra i primi anni Ottanta e la fine degli anni Novanta, con la partecipazione dell'Istituto Svedese. L'estremo del 2000 non trova conferma in queste fonti.
C'è poi un equivoco diffuso. Si racconta spesso del "pozzo ancora oggi visibile nel sotterraneo" come conferma archeologica della tradizione del tempio di Giunone Lucina e della sua acqua miracolosa. In realtà le fonti di scavo non descrivono un pozzo di culto pagano: descrivono un impianto battesimale cristiano, la vasca circolare rivestita di marmo e quella rettangolare minore. Il tempio di Giunone Lucina resta una tradizione erudita, rispettabile e antica, ma non è il pozzo del sotterraneo a dimostrarla. Se volete vedere che aspetto ha un santuario davvero dedicato a Giunone, il rimando corretto è al santuario di Giunone Sospita, che sta a Lanuvio ed è un'altra cosa.

La meridiana di Augusto e l'obelisco di Montecitorio
Si legge spesso che sotto la sagrestia della basilica furono ritrovati i resti del grande orologio solare costruito da Augusto nel 10 avanti Cristo, con l'obelisco egiziano oggi a Montecitorio come gnomone. È vero in parte, e la parte mancante è quella che rende la storia interessante.
Il ritrovamento antico è del 1457, nelle fondazioni di Palazzo Fiano-Almagià e durante i lavori per la cappella dei Santi Filippo e Giacomo, quella che oggi corrisponde alla sagrestia, a circa otto metri sotto il livello stradale; a documentarlo fu Pomponio Leto, e il cardinale titolare dell'epoca era Filippo Calandrino. Ma la porzione grande e leggibile del pavimento dell'orologio, lastre di travertino per oltre dieci metri con le tacche in bronzo, i segni zodiacali e le iscrizioni in greco, è venuta fuori nel 1979 nelle cantine di via di Campo Marzio 48, che è un altro indirizzo, a pochi passi di qui. Quindi l'orologio di Augusto non sta "sotto la sagrestia" come unico luogo: è un impianto enorme, esteso sotto un intero isolato del Campo Marzio, di cui la basilica intercetta solo un lembo.
Il racconto di Plinio sull'orologio che funzionava male e sulla riparazione sotto Domiziano fa parte della tradizione erudita del monumento, ma la datazione precisa non risulta confermata da una fonte ufficiale: prendetelo come racconto antico, non come cronaca. L'obelisco, quello sì, è lì che lo vedete: sta in piazza di Montecitorio e ci passate davanti in tre minuti.
Se il tema vi prende, il percorso naturale è questo: Basilica di San Lorenzo in Lucina, poi largo Argentina per capire il livello antico del Campo Marzio, poi Ara Pacis e Mausoleo di Augusto. Tutto Augusto, tutto a piedi, tutto in un pomeriggio.
Le origini della Basilica di San Lorenzo in Lucina e le due teorie sul nome
Il nome della Basilica di San Lorenzo in Lucina si spiega in due modi, e da secoli gli eruditi si dividono. Prima teoria: una matrona romana di nome Lucina avrebbe messo a disposizione della comunità cristiana una parte della sua casa, dando vita a una ecclesia domestica; da lì il titulus Lucinae che compare negli atti del sinodo di papa Simmaco del 499. Seconda teoria: il nome verrebbe da un antico tempio di Giunone Lucina, la dea che presiedeva ai parti, presso il quale le donne dell'antica Roma attingevano un'acqua ritenuta miracolosa.
La seconda teoria viene spesso appoggiata al ritrovamento del pozzo nel sotterraneo. Come spiegato sopra, quel ritrovamento è un battistero, non un pozzo di culto. La teoria di Giunone Lucina resta in piedi come ipotesi toponomastica, ma senza quella prova.
La prima appare la più solida, per una ragione semplice: il titulus Lucinae compare nelle carte del 499 come nome di una comunità e di un luogo di culto cristiano già consolidato, e sotto la navata gli scavi hanno trovato una casa privata romana convertita in insula, non un tempio. La coincidenza fra la casa e il nome della padrona di casa è il tipo di cosa che a Roma succede spessissimo. Resta un'opinione, non un fatto.
Un dettaglio poco noto: qui, nel 366, fu eletto papa Damaso I. E la tradizione vuole che papa Marcello I si sia nascosto in questo luogo durante le persecuzioni di Massenzio. Damaso non è un nome qualunque per chi si occupa di Roma sotterranea: è il papa che sistemò e monumentalizzò le catacombe, quello degli elogia in versi. Se seguite quel filo, la tappa successiva sono le catacombe di Roma e in particolare le catacombe di San Callisto.
Sisto III, il quarto secolo e la consacrazione del 440
La basilica sorse nel quarto secolo secondo la tradizione, e fu consacrata come luogo di culto ufficiale nel 440 da papa Sisto III. Il contesto rende la data meno astratta: siamo negli anni in cui Roma sta ricucendo se stessa dopo il sacco del 410, e in cui i tituli, cioè le chiese di quartiere legate a un nome e a una proprietà , diventano la rete capillare della città cristiana. La Basilica di San Lorenzo in Lucina nasce esattamente così: non come monumento imperiale, ma come chiesa di isolato, dentro un tessuto di case.
La dedica a san Lorenzo lega questo luogo al diacono martirizzato nel 258 sotto Valeriano, lo stesso a cui è dedicata la basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Due chiese, un solo santo, due funzioni diverse: quella fuori le mura sta sul sepolcro, questa in città custodisce la reliquia della graticola. Sono complementari e conviene vederle nella stessa settimana.
Pasquale II, Anacleto II e Celestino III: il cantiere medievale
Sotto papa Pasquale II la chiesa fu ricostruita, con il completamento nel 1130. A lui si devono il portico affiancato dai due leoni, l'abside medievale e il campanile a cinque ordini. Poi ci sono le cose meno note che vale la pena sapere.
La consacrazione del 1130 fu celebrata dall'antipapa Anacleto II. Non è un dettaglio di lana caprina: il 1130 è l'anno dello scisma, con Innocenzo II e Anacleto II eletti quasi contemporaneamente e Roma spaccata in due. Che questa basilica sia stata consacrata dal contendente poi rimasto fuori dalla successione ufficiale spiega perché nel 1196, cioè appena sessantasei anni dopo, ci fu bisogno di una nuova consacrazione: quella di papa Celestino III, il 26 maggio 1196, ricordata dalla più importante delle iscrizioni murate nel portico.
Dietro l'altare, in fondo all'abside, c'è la cattedra di papa Pasquale II, datata al 1130, in marmi policromi di spoglio. Vale una sosta lunga: è uno di quei pezzi che nelle chiese romane si guardano di corsa e che invece raccontano tutto il metodo del cantiere medievale, cioè il riuso sistematico di quello che l'antichità aveva lasciato per terra. Se vi interessa quel linguaggio di marmi rimontati, le altre due chiese romane da mettere in fila sono Santa Prassede e San Clemente.

Il portico, i leoni e le iscrizioni
Il portico della Basilica di San Lorenzo in Lucina ha sei colonne di granito con basi e capitelli ionici, sormontate da un architrave ricavato da un'enorme colonna antica scanalata. Ai lati dell'ingresso stanno due leoni stilofori del dodicesimo secolo. Nel muro del portico sono murate iscrizioni medievali, fra cui quelle che ricordano le consacrazioni del 1130 e del 1196.
Ci sono due modi di guardare un portico così. Il primo è passarci sotto in tre secondi. Il secondo è fermarsi e chiedersi da dove viene ogni pezzo: il granito delle colonne è romano, l'architrave è una colonna antica sdraiata, i capitelli sono ionici e non tutti uguali, i leoni sono medievali e mordicchiati dal tempo. Il portico è un catalogo di reimpiego. Conviene il secondo modo, costa due minuti.
Sopra il portico, nella parte centrale della facciata, sotto il timpano triangolare, ci sono il rosone al centro e due finestre rettangolari barocche ai lati. Il campanile romanico si alza arretrato sulla destra: base quadrata e cinque ordini, i primi due con bifore a pilastro e gli altri tre con doppie bifore su colonnine, decorati con dischi di porfido e bacini di maiolica verde. Le campane portano le date 1606 e 1759. Quei bacini di ceramica invetriata incastonati nella muratura sono un vezzo tipico dei campanili romanici romani e da terra si vedono male: portatevi il teleobiettivo o accontentatevi dello zoom del telefono.
All'esterno, in tempi molto più recenti, è stata collocata la scultura "When I Was a Stranger" di Timothy Schmalz, che fa parte della collezione ispirata al capitolo 25 di Matteo realizzata per il Giubileo della Misericordia. È bronzo contemporaneo accanto a pietra medievale, e il contrasto non stona affatto.
Dentro la Basilica di San Lorenzo in Lucina: da tre navate a una sola
La basilica nasce a tre navate e oggi si presenta a navata unica, con quattro cappelle per lato che accompagnano verso l'altare maggiore. La trasformazione è seicentesca. Verso la metà del diciassettesimo secolo l'interno fu ridisegnato da Cosimo Fanzago: il pavimento venne rialzato per difendersi dalle piene del Tevere e le navate laterali furono chiuse e trasformate in cappelle gentilizie. Ecco perché quando scendete nei sotterranei trovate i muri della chiesa appoggiati su un pavimento antico: il piano di calpestio della basilica di oggi non è quello di ieri.
Per il rialzamento del pavimento della navata circola una data precisa, il 1598. È compatibile con quello che raccontano gli scavi, ma la trasformazione fanzaghiana è di metà Seicento: sono due momenti distinti dello stesso problema, cioè l'acqua del Tevere che entrava in chiesa. Prima delle arginature ottocentesche, in Campo Marzio le piene erano una faccenda ordinaria, non un'emergenza.
Nel 1606 Paolo V affidò la basilica ai Chierici Regolari Minori, i Caracciolini, che la tennero per secoli e ne segnarono le scelte artistiche. Nel 1873, con le leggi eversive del nuovo Stato, l'edificio passò al demanio italiano. Oggi la proprietà è del Fondo Edifici di Culto, cioè del Ministero dell'Interno, mentre la cura pastorale è della parrocchia. Questo passaggio, apparentemente burocratico, torna utile più avanti, nella vicenda dell'angelo restaurato: perché in una chiesa così ogni intervento deve passare da tre soggetti diversi, e chi lo dimentica finisce sui giornali.
L'altare maggiore, il Crocifisso di Guido Reni e la cattedra
Sull'altare maggiore c'è la tela del Crocifisso di Guido Reni, incorniciata da sei colonne corinzie di marmo nero. È il pezzo forte della basilica e conviene guardarlo dalla navata, indietreggiando fino a metà chiesa, non da sotto: Reni aveva calcolato la distanza.
Sulla data ci sono due versioni. Cathopedia indica 1637-1638. La Wikipedia inglese indica 1639-1640. In entrambi i casi siamo nella maturità piena di Reni, negli anni in cui il suo Cristo in croce diventa il modello di riferimento per mezza Europa.
Anche sull'altare che regge la tela circolano due date, 1669 e 1675. Secondo Cathopedia l'altare di Carlo Rainaldi è del 1669, ed è in marmo nero.
Dietro l'altare, come già detto, la cattedra di Pasquale II del 1130. Guardatele insieme, la cattedra e il Crocifisso: cinquecento anni di distanza a due metri l'una dall'altro.
I tre itinerari interni della Basilica di San Lorenzo in Lucina
La disposizione delle cappelle non è casuale, ed è una delle cose più belle della basilica. La basilica propone tre percorsi di lettura.
Il primo è cristologico. Si parte dalla prima cappella a sinistra, il battistero, dove è raffigurato il battesimo di Cristo, cioè l'inizio. Si passa alla crocifissione, la pala di Guido Reni sopra l'altare maggiore, cioè la fine del percorso terreno. Si chiude con l'ascensione, dipinta sul soffitto a cassettoni, dove compaiono Cristo con papa Damaso I, san Lorenzo e la matrona Lucina.
Il secondo è mariano: la nascita della Madonna, raccontata solo nei vangeli apocrifi, l'Annunciazione, la Presentazione al Tempio e infine la cappella dell'Immacolata Concezione.
Il terzo è laurentino, dedicato al patrono. Nella prima cappella a destra, detta cappella Lovatti dalla metà dell'Ottocento, ci sono le tele con i momenti salienti della vita del santo; nell'altare in basso stanno le catene con cui fu imprigionato; e sotto l'altare centrale è conservata la graticola del martirio.
I percorsi teologici organizzati sono spesso ricostruzioni a posteriori. Qui però la sequenza regge e si legge camminando. Provate a farla nell'ordine: entrate, girate a sinistra, chiudete il giro. Ci mettete venti minuti e uscite avendo capito la chiesa invece di aver fotografato otto altari a caso.
Le cappelle di sinistra, una per una
Entrando e girando a sinistra, la prima è il battistero, disegnato nel 1721 da Giuseppe Sardi, con il Battesimo di Gesù di Giuseppe Nicola Nasini. La data del progetto e il nome del pittore vengono da Cathopedia.
La seconda è dedicata a san Carlo Borromeo e ospita "San Carlo porta in processione il Santo Chiodo" di Carlo Saraceni, databile fra il 1612 e il 1619, più due dipinti di Gregorio Preti. Saraceni è uno dei caravaggeschi meno chiacchierati e più bravi, e quella processione con il chiodo è un pezzo di pittura lombardo-romana che da solo giustifica una sosta di cinque minuti.
La terza è di san Giovanni Nepomuceno, con la statua di Gaetano Altobelli del 1732. La quarta è la cappella di San Giuseppe, così chiamata per la "Sacra Famiglia con Dio Padre e angeli" di Alessandro Turchi, metà del Seicento. Questa cappella era gentilizia dei principi Ottoboni duchi di Fiano, la famiglia di papa Alessandro VIII, che l'ebbero con breve pontificio in concessione perpetua: in alto all'ingresso si vede ancora il loro stemma. Nel 1943 la cappella fu trasformata in sepolcro del cardinale Cremonesi e ricoperta di marmi verdi che hanno nascosto le lapidi degli Ottoboni; in un angolo sta il busto marmoreo del cardinale. Si è parlato di cappella "snaturata", ed è un giudizio condivisibile: coprire le lapidi di una famiglia per farci il sepolcro di un altro è un modo brusco di trattare la memoria.
La quinta cappella di questo lato, dedicata a san Francesco e a santa Giacinta, fu progettata nel 1624 da Simon Vouet e conserva la "Morte di santa Giacinta Marescotti" di Marco Benefial, databile intorno al 1736, oltre a un affresco attribuito a Bernardino Luini sulla cimasa. Si legge spesso che nella cappella di San Francesco ci sono tele del caravaggesco francese Simon Vouet. In realtà Vouet risulta autore del progetto della cappella nel 1624 secondo Cathopedia, e i dipinti che oggi vi si leggono non sono tutti suoi. Il Luini in una chiesa romana è poi una presenza anomala e discussa: se ci passate, guardatelo con curiosità e senza aspettative da Milano.
Le cappelle di destra e la cappella Fonseca del Bernini
A destra la prima è la cappella di San Lorenzo, la Lovatti, con i dipinti di Sigismondo Rosa e il reliquiario che custodisce la graticola. La seconda è di sant'Antonio da Padova, disegnata nel 1663 da Carlo Rainaldi, con il "Miracolo di sant'Antonio" di Jan Miel, 1655-1657. La terza è di san Francesco Caracciolo, con la pala in cui il santo adora l'Eucaristia, di Ludovico Stern, intorno al 1740. La quarta è la cappella dell'Annunciazione, cioè la cappella Fonseca.
Su questa vale la pena rallentare. La progettò Gian Lorenzo Bernini fra il 1660 e il 1664 per il portoghese Gabriele Fonseca, medico personale di Innocenzo X, noto per aver contribuito a introdurre l'uso del chinino contro la malaria. Bernini chiese al pittore Giacinto Gimignani una copia della celebre Annunciazione di Guido Reni del Quirinale, collegata allo spazio attraverso angeli in stucco realizzati fra il 1660 e il 1670 che accompagnano lo sguardo verso la lanterna. E poi c'è il busto: Fonseca che emerge da una finta finestra, la mano al petto, il volto voltato verso l'altare, secondo il tipico artificio barocco di far entrare il committente dentro la scena. Nella cappella si trovano quattro busti della famiglia Fonseca, databili al 1668-1669.
Le formule da depliant che invitano a non perdersela non dicono nulla. La cosa concreta è questa: il busto di Fonseca è uno dei tre o quattro ritratti berniniani più intensi che si vedono a Roma fuori dai musei, e sta in una chiesa gratuita a duecento metri dal Corso, mentre la gente fa la fila alla Galleria Borghese per vedere altri Bernini. Fatevi due conti.
La graticola, le catene e il culto di san Lorenzo
In una delle cappelle un reliquiario conserva la graticola sulla quale, secondo la tradizione, san Lorenzo subì il martirio ordinato dall'imperatore Valeriano nel 258. Sotto l'altare centrale sta la graticola, nell'altare in basso della cappella Lovatti stanno le catene. Sono oggetti di culto e vanno guardati per quello che sono: non reperti archeologici certificati, ma reliquie con una storia di venerazione lunga secoli. Questo non toglie nulla al valore del posto.
Nella basilica c'è anche una urna settecentesca legata a questa reliquia, ed è uno dei pezzi più fotografati della chiesa.

L'organo Mascioni opus 302
Nell'abside, sulla cantoria settecentesca di destra, sta l'organo a canne Mascioni opus 302, costruito dalla ditta varesina. Due tastiere di cinquantotto note ciascuna, pedaliera concavo-radiale di ventisette, trasmissione integralmente pneumatico-tubolare. Sono numeri che dicono poco a chi non suona e moltissimo a chi suona: la trasmissione pneumatico-tubolare colloca lo strumento in un momento preciso della storia organaria italiana, quello fra Otto e Novecento, prima del ritorno alla meccanica.
Lo strumento fu voluto dal cardinale titolare Pietro Gasparri. Attenzione però a una confusione frequente. Gasparri fu creato cardinale nel 1907, ma divenne titolare di San Lorenzo in Lucina il 22 gennaio 1915, come risulta dall'elenco dei titolari. Nel 1907 quindi era già cardinale ma non era ancora il titolare di questa basilica.
L'Ottocento di Pio IX: Busiri Vici, Bompiani e il pulpito salvato
Nella seconda metà dell'Ottocento la basilica fu rimaneggiata per volontà di Pio IX: furono rimosse le decorazioni barocche della navata e sostituite con affreschi. I restauri furono diretti da Andrea Busiri Vici fra il 1856 e il 1858; Roberto Bompiani dipinse sul soffitto a cassettoni l'Ascensione fra il 1857 e il 1858 e le Storie della vita di san Lorenzo nel 1860. Quindi non un intervento generico di fine Ottocento, ma un cantiere ben datato con un architetto e un pittore.
Del vecchio arredo barocco fu risparmiato il pulpito, rimasto al suo posto. Una scelta curiosa, quella di salvare un solo pezzo: e infatti oggi il pulpito sta lì come un testimone di come fosse la chiesa prima dell'intervento. Guardatelo e provate a immaginare tutta la navata di quel tono.
Il giudizio storico su queste ripuliture ottocentesche è severo quasi ovunque, e in parte fondato: si è cancellato molto. Ma il soffitto di Bompiani, con l'Ascensione e le Storie di san Lorenzo, ha il pregio di chiudere il percorso cristologico descritto prima. Non è decorazione buttata lì.
Basilica minore dal 27 novembre 1908
Papa Pio X la elevò al rango di basilica minore il 27 novembre 1908, come riportano gcatholic.org e Cathopedia.
Il restauro ottocentesco viene prima: il cantiere di Busiri Vici e Bompiani sta fra il 1856 e il 1860.
Chi è sepolto nella Basilica di San Lorenzo in Lucina
La lista è lunga e sorprendente per una chiesa di quartiere. Nicolas Poussin, il pittore francese, ha qui la tomba fatta costruire nell'Ottocento da Chateaubriand, allora ambasciatore di Francia a Roma, con la frase "et in arcadia ego": il monumento fu donato nel 1830. Adam Elsheimer, 1578-1610, il tedesco che insegnò mezza Europa a dipingere la notte. Luca Marenzio, madrigalista. Josef Myslivecek, detto "il divino boemo". Bernardo Pasquini, organista e compositore, che in Arcadia si chiamava Protico Azoteo e di cui qui si conserva un ritratto in marmo di Carrara di Pietro Francesco Papaleo. Domingo Miguel Bernabè Terradellas, detto Terradeglias. Carlo Fea, archeologo. Giuseppe De Matthaeis. Matteo Lovatti, 1769-1849, e Clemente Lovatti, 1779-1860. Il cardinale Pietro Ciriaci, 1885-1966, titolare dal 1964 alla morte, nella cappella Lovatti.
A questa lista le fonti aggiungono tre nomi: Pompeo Batoni, 1708-1787, il ritrattista che dipinse mezza aristocrazia europea in Grand Tour; l'architetto Raffaele Stern; e Charles Stewart, morto nel 1864.
Fermiamoci un attimo su questa cosa. In una chiesa senza biglietto, vicinissima al Parlamento, riposano un pittore francese, un pittore tedesco, un compositore boemo, uno catalano, due musicisti italiani, un archeologo e un ritrattista lucchese. La Basilica di San Lorenzo in Lucina era la parrocchia degli stranieri di Campo Marzio, quelli che venivano a Roma per lavorare e ci restavano. È un cimitero d'artisti travestito da chiesa di rione.

Il titolo cardinalizio e il titolare di oggi
San Lorenzo in Lucina è un titolo cardinalizio antichissimo, la cui istituzione viene fatta risalire probabilmente al secondo secolo, e storicamente veniva assegnato al cardinale protopresbitero, cioè al più anziano fra i cardinali preti.
Il titolare attuale è il cardinale Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, arcivescovo metropolita di Colombo, in carica dal 20 novembre 2010. Prima di lui: Pietro Gasparri dal 22 gennaio 1915 al 18 novembre 1934, Carlo Cremonesi dal 1935 al 1943, Manuel Arteaga y Betancourt dal 1946 al 1963, Pietro Ciriaci dal 1964 al 1966, Pietro Parente dal 1967 al 1986, Opilio Rossi dal 1987 al 2004.
Se vi state chiedendo che cosa significhi in pratica: il cardinale titolare non è il parroco e non amministra la chiesa. È un legame simbolico che fa di lui un membro del clero di Roma. Il parroco attuale della basilica è monsignor Daniele Micheletti, e questo nome vi servirà fra due paragrafi.
L'angelo restaurato e il caso del 2026
C'è anche una vicenda recente, e se venite in visita qualcuno ve ne parlerà .
Fra la fine di gennaio e i primi di febbraio del 2026 la Basilica di San Lorenzo in Lucina è finita sui giornali per un dipinto restaurato. Si tratta di un dipinto con due angeli ai lati di un busto di Umberto II. Sulla collocazione esatta le fonti divergono: ilpost.it, il 31 gennaio 2026, lo colloca in una cappella a destra dell'altare, su una parete dedicata ai Savoia; il comunicato del Ministero della Cultura del 4 febbraio 2026 parla di "cappella del crocifisso".
I fatti che le fonti concordano nel riportare sono questi. Il restauro è stato eseguito da Bruno Valentinetti, ottantatré anni, autodidatta e volontario, su richiesta del parroco monsignor Daniele Micheletti; è durato due anni e si è concluso nel 2025; il volto di uno degli angeli, una volta ridipinto, somigliava a Giorgia Meloni. Il 31 gennaio 2026 il Ministero della Cultura ha diffuso un comunicato: il ministro Alessandro Giuli ha disposto un sopralluogo, affidato al Soprintendente Speciale di Roma Daniela Porro. Il 4 febbraio 2026 un secondo comunicato ha reso noto che il volto è stato cancellato e che per qualsiasi ripristino serviranno le autorizzazioni del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno, che è il proprietario dell'immobile, del Vicariato e della Soprintendenza Speciale di Roma, con bozzetto accluso.
A nostro giudizio il problema non è il volto e non è la somiglianza. Il problema è che in un bene vincolato di proprietà statale un intervento pittorico non si fa senza autorizzazione, nemmeno se è gratuito e fatto in buona fede. Detto questo, un signore di ottantatré anni che passa due anni della sua vita a restaurare gratis un dipinto in una chiesa merita rispetto.
La piazza intorno alla Basilica di San Lorenzo in Lucina
La piazza vale quanto la chiesa, e chi entra e riesce di corsa se la perde. Sul lato nord si alza Palazzo Fiano, la cui origine risale al tredicesimo secolo: fu proprio nelle sue fondazioni che nel 1568 vennero alla luce alcune parti dell'Ara Pacis. Detto altrimenti: l'altare della pace di Augusto stava sotto questo isolato, e lo si è scoperto scavando cantine.
Sull'altro lato c'è l'ex convento dei Caracciolini, costruito nel 1665 su progetto di Carlo Rainaldi, oggi sede dei Carabinieri. Lo stesso Rainaldi che ha firmato l'altare maggiore e la cappella di sant'Antonio: in questo isolato ha lavorato per anni.
La piazza oggi è occupata dai tavolini di un paio di locali storici del centro. È un posto dove i romani si danno appuntamento, non un fondale per turisti. Se ci arrivate verso le sette di sera d'estate trovate una scena di quartiere che nel resto del Tridente si è persa da tempo.
Nel raggio di trecento metri avete via dei Condotti, la Galleria Alberto Sordi, piazza Colonna con la colonna di Marco Aurelio e Montecitorio. A cinquecento metri il Pantheon e la chiesa di Sant'Ignazio di Loyola con la finta cupola. A settecento metri piazza Navona e San Luigi dei Francesi con i Caravaggio.
Con i bambini e con chi ha poco tempo
Con i bambini funziona, a condizione di non trattarla come una lezione. I leoni del portico si toccano e si contano. Il campanile con i piatti di ceramica verde si guarda con il naso all'insù e si trasforma facilmente in una caccia al tesoro. La graticola con le catene, se la si racconta bene, tiene banco quanto un cartone animato. Sotto, negli scavi, il pavimento è irregolare e non c'è luce naturale: sotto i sei anni è sconsigliabile, sopra i dieci funziona benissimo.
Se avete venti minuti soltanto: portico e leoni, navata fino a metà , Crocifisso di Reni guardato dalla giusta distanza, cappella Fonseca sulla destra con il busto berniniano, cattedra di Pasquale II dietro l'altare, e via. Sono i cinque pezzi che non si trovano altrove.
Se avete un'ora e mezza: aggiungete le otto cappelle una per una e il soffitto a cassettoni, e sedetevi cinque minuti in fondo alla navata senza fare nulla. Le chiese romane vanno anche ascoltate: il rumore del Corso qui non arriva.
Accessibilità della Basilica di San Lorenzo in Lucina
Per la chiesa in superficie non risulta una dichiarazione ufficiale di accessibilità : l'ingresso è sotto il portico e il piano della navata è rialzato rispetto alla strada, quindi mettete in conto qualche gradino. Chi ha bisogno di certezze telefoni al 06 6871494 prima di partire.
Sui sotterranei invece un dato ufficiale c'è, e va detto senza giri di parole: la scheda de I Viaggi di Adriano segnala esplicitamente la presenza di barriere architettoniche. Chi si muove in sedia a rotelle o ha difficoltà importanti nella deambulazione, per gli scavi metta in conto un problema serio.
Nei sotterranei la temperatura è più bassa che in superficie e l'umidità più alta. In agosto è un sollievo, in gennaio serve una giacca anche se fuori c'è il sole.
Quando venire alla Basilica di San Lorenzo in Lucina
Il momento migliore è la tarda mattinata di un giorno feriale, dopo la messa delle 11 e prima delle due del pomeriggio. La luce entra dal rosone e dalle finestre alte e taglia la navata: è l'ora in cui il Crocifisso di Reni si legge meglio, senza riflessi.
Il sabato pomeriggio il rione Colonna è pieno di gente che fa shopping su via del Corso e la piazza diventa un parcheggio di passeggini. La domenica mattina la chiesa è impegnata dalle funzioni.
Il 10 agosto, festa di san Lorenzo, è la giornata in cui questa basilica è se stessa fino in fondo: la reliquia della graticola torna al centro e la parrocchia si riempie. Se siete a Roma d'agosto e volete vedere una festa patronale vera invece di una cartolina, questo è l'indirizzo. Il programma però cambia di anno in anno e non risulta pubblicato: chiedete in parrocchia nei giorni precedenti.
Una curiosità sulla Basilica di San Lorenzo in Lucina
La curiosità più bella riguarda l'ombra. Sotto questa basilica, e sotto l'isolato che le sta intorno, passava il pavimento del più grande orologio solare mai costruito nell'antichità : quello che Augusto fece realizzare nel 10 avanti Cristo usando come gnomone un obelisco egiziano portato da Eliopoli. Quell'obelisco oggi lo vedete in piedi in piazza di Montecitorio, a trecento metri da qui, davanti alla Camera dei Deputati. Ogni giorno migliaia di persone lo fotografano senza sapere che è il puntatore di uno strumento il cui quadrante sta sotto i loro piedi, spezzettato fra le cantine del rione.
Nel 1457, durante i lavori nelle fondazioni di Palazzo Fiano e per l'erezione della cappella dei Santi Filippo e Giacomo, oggi sagrestia della basilica, si scese fino a otto metri sotto il livello stradale e si trovarono i primi resti: a documentarlo fu l'umanista Pomponio Leto, e il titolare della basilica in quegli anni era il cardinale Filippo Calandrino. Poi la scoperta grossa arrivò nel 1979, nelle cantine di via di Campo Marzio 48: oltre dieci metri di lastre di travertino con le tacche in bronzo, i segni dello zodiaco e le iscrizioni in greco.
Ecco la curiosità vera: la Basilica di San Lorenzo in Lucina è costruita sopra un cronometro. Un cronometro che, a leggere Plinio, a un certo punto smise di segnare l'ora giusta, forse per un cedimento del terreno, tanto che sotto Domiziano si dovette metterci mano. Quella parte del racconto va presa come tradizione antica, perché la cronologia esatta non risulta confermata da una fonte ufficiale.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Basilica di San Lorenzo in Lucina
Che il pavimento su cui camminate non è quello della chiesa antica, e che la distanza fra i due si misura in metri, non in centimetri.
Il piano della navata fu rialzato per difendersi dalle piene del Tevere, con un intervento datato al 1598 e poi con la trasformazione di metà Seicento firmata da Cosimo Fanzago. Sotto, gli scavi hanno trovato il pavimento di un edificio del secondo secolo, poi convertito verso il quarto secolo in un'insula, con una scala che saliva al piano superiore, un mosaico bianco e nero e tracce di intonaco dipinto. I muri di sostegno della chiesa attuale poggiano su quel pavimento.
Nessuno ve lo dice perché non si vede. Entrate, la chiesa è luminosa, il soffitto è a cassettoni, tutto sembra barocco e ottocentesco. Poi scendete e capite che state camminando sul tetto di un condominio romano. Quella scala che sale verso il piano superiore, in particolare, colpisce: è l'unico pezzo di architettura domestica in tutta la basilica, l'unico posto dove si vede che qui la gente ci abitava prima che ci pregasse.
L'altra cosa che nessuno vi dice è che questo tipo di stratigrafia, a Roma, è la norma e non l'eccezione. Semplicemente quasi nessuna chiesa la mostra. San Lorenzo in Lucina, quando i sotterranei sono aperti, la mostra.
Il consiglio che ti do per visitare la Basilica di San Lorenzo in Lucina
Telefonate prima. Punto.
Suona banale, ma in questo caso è la differenza fra una visita riuscita e un viaggio a vuoto. La chiesa in superficie è gratuita e quasi sempre aperta, ma sugli orari le fonti non concordano, e nessuna è la parrocchia stessa. I sotterranei poi non hanno un calendario fisso: uno degli operatori dichiara apertamente che la visita si organizza in forma privata su richiesta, un altro indica il primo sabato del mese alle 16.15, un terzo lavora solo su prenotazione con due numeri di telefono. Se venite da fuori Roma per gli scavi e vi presentate in piazza senza aver prenotato, la probabilità di scendere è bassa.
Il secondo consiglio riguarda l'ordine della giornata. Fate prima la chiesa, con calma, e solo dopo scendete. Se scendete per primi vi porterete negli occhi il buio e la muffa e sopra non guarderete più niente. Se salite per ultimi, invece, il Crocifisso di Reni e il busto di Fonseca vi restano addosso.
Terzo: non fatela di corsa nel mezzo di un giro del Tridente. Questa è una chiesa da venti minuti minimo, un'ora se avete un minimo di curiosità . Infilarla fra piazza di Spagna e la Fontana di Trevi come riempitivo è il modo migliore per non vederla.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che qui, nel 366, fu eletto papa Damaso I.
È un fatto che sta scritto in tutte le schede storiche e che nessuno racconta mai, perché Damaso non ha la popolarità di altri papi e perché l'elezione del 366 fu una faccenda sanguinosa che nessuno ha voglia di rievocare: due candidati, due fazioni, scontri per le strade di Roma. Damaso è però il papa che ha fatto più di chiunque altro per la memoria dei martiri romani, quello che scese nelle catacombe, fece scavare, allargare le gallerie e incidere gli elogia in versi sulle tombe dei martiri. Senza Damaso, la Roma sotterranea che oggi si visita non avrebbe la forma che ha.
Che il suo nome sia legato a questa basilica, e che compaia dipinto anche sul soffitto a cassettoni accanto a Cristo, a san Lorenzo e alla matrona Lucina, chiude un cerchio: il papa delle catacombe eletto in una chiesa che poggia su una casa romana e su un battistero paleocristiano.
Altro fatto risaputo e poco citato, restando in tema: la tradizione vuole che papa Marcello I si sia nascosto in questo luogo durante le persecuzioni di Massenzio. E il nome "titulus Lucinae" compare negli atti del sinodo indetto da papa Simmaco nel 499, che è il primo elenco scritto delle chiese di Roma. Nel 499 questa chiesa era già una istituzione. Poche cose in città possono dire lo stesso.
La foto giusta da fare alla Basilica di San Lorenzo in Lucina
La foto giusta non è la facciata. La facciata da sola non regge, perché la piazza è stretta e non avete la distanza per inquadrarla intera senza deformarla.
La foto giusta è sotto il portico, in piedi accanto a una delle sei colonne di granito, obiettivo puntato lungo la fila di colonne verso l'altro leone. Vi vengono in un colpo solo: il granito antico, i capitelli ionici, l'ombra del portico, il leone medievale in fondo e, oltre, la luce della piazza. È un'inquadratura che racconta cinque secoli in un fotogramma. Fatela di mattina, quando il sole batte sulla piazza e il portico resta in ombra: il contrasto lavora per voi.
La seconda foto è il campanile visto da un angolo della piazza, con lo zoom spinto sui bacini di maiolica verde e sui dischi di porfido incastonati fra le bifore. A occhio nudo sembrano macchie. Con il teleobiettivo diventano ceramica.
Dentro, la foto sensata è il Crocifisso di Reni ripreso dal centro della navata, con le sei colonne corinzie di marmo nero che lo incorniciano. Senza flash, sempre: il flash su una tela seicentesca non si usa, e comunque non serve a nulla a quella distanza. Se dovete portarvi a casa un solo dettaglio, è il busto di Gabriele Fonseca nella cappella berniniana: quel volto sporto dalla finta finestra, con la mano sul petto, è fatto apposta per essere colto di tre quarti.
Nei sotterranei, se ci scendete, ricordatevi che si fotografa quello che l'accompagnatore vi dice che si può fotografare. Regola generale che vale in tutti gli scavi in concessione: chiedete prima.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Ecco le date in ordine, così come le fonti le riportano, con le divergenze segnalate dove ci sono.
Secondo secolo: si costruisce l'edificio i cui resti stanno sotto la navata. Il titolo cardinalizio, secondo la tradizione, risalirebbe anch'esso al secondo secolo. Quarto secolo: l'edificio viene convertito in insula; secondo la tradizione la matrona Lucina mette a disposizione della comunità cristiana uno spazio di culto. 258: san Lorenzo subisce il martirio sotto Valeriano; la graticola arriverà qui come reliquia. 366: elezione di papa Damaso I. 440: papa Sisto III consacra la chiesa come luogo di culto ufficiale. 499: il titulus Lucinae compare negli atti del sinodo di papa Simmaco. 1130: completamento della ricostruzione voluta da Pasquale II, consacrazione celebrata dall'antipapa Anacleto II; è anche la data della cattedra in marmi policromi. 26 maggio 1196: nuova consacrazione da parte di papa Celestino III, ricordata dall'iscrizione nel portico. 1457: nelle fondazioni di Palazzo Fiano e nel cantiere della cappella dei Santi Filippo e Giacomo affiorano i primi resti dell'orologio di Augusto, documentati da Pomponio Leto. 1568: nelle fondazioni di Palazzo Fiano vengono alla luce parti dell'Ara Pacis. 1598: rialzamento del pavimento della navata. 1606: Paolo V affida la basilica ai Chierici Regolari Minori, i Caracciolini; sono dello stesso anno alcune campane. 1624: Simon Vouet progetta la cappella di San Francesco e Santa Giacinta. Metà del Seicento: Cosimo Fanzago trasforma l'interno, le navate laterali diventano cappelle gentilizie. 1660-1664: Bernini progetta la cappella Fonseca; gli angeli in stucco sono del 1660-1670, i quattro busti Fonseca del 1668-1669. 1663: Carlo Rainaldi disegna la cappella di sant'Antonio da Padova. 1665: Rainaldi costruisce il convento dei Caracciolini sulla piazza. 1669: altare maggiore di Carlo Rainaldi in marmo nero. 1721: Giuseppe Sardi disegna il battistero. 1759: seconda data sulle campane. 1830: Chateaubriand dona il monumento a Poussin. 1856-1858: restauri diretti da Andrea Busiri Vici per volontà di Pio IX. 1857-1858 e 1860: Roberto Bompiani dipinge l'Ascensione e le Storie della vita di san Lorenzo sul soffitto a cassettoni. 1873: l'edificio passa al demanio italiano. 27 novembre 1908: Pio X eleva la chiesa a basilica minore. 1943: la cappella di San Giuseppe diventa sepolcro del cardinale Cremonesi. Anni Ottanta e Novanta: le campagne di scavo sotto la basilica, con l'Istituto Svedese di Studi Classici; sulle date esatte le fonti divergono, come spiegato sopra. 17 gennaio 1988: visita di Giovanni Paolo II. 20 novembre 2010: Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don diventa cardinale titolare. Gennaio-febbraio 2026: il caso del dipinto restaurato e del volto poi cancellato.
Non è un elenco per fare volume. È il modo più rapido per farvi vedere che questa chiesa non ha avuto un'epoca d'oro seguita da un lungo sonno: ha lavorato ininterrottamente per milleseicento anni.
Chi è passato dalla Basilica di San Lorenzo in Lucina
Ci sono passati i papi, e non di sfuggita. Damaso I ci fu eletto nel 366. Sisto III la consacrò nel 440. Marcello I, secondo la tradizione, ci si nascose. Pasquale II la ricostruì. Anacleto II, che la storia registra come antipapa, la consacrò nel 1130. Celestino III la riconsacrò nel 1196. Alessandro VIII, della famiglia Ottoboni, aveva qui la cappella di famiglia. Innocenzo X ci mandò il suo medico personale, Gabriele Fonseca, che ci si fece seppellire. Pio IX ne ordinò il rifacimento ottocentesco. Pio X la elevò a basilica minore. Giovanni Paolo II ci venne in visita il 17 gennaio 1988.
Ci sono passati gli artisti, in due modi diversi: lavorandoci e restandoci. Ci hanno lavorato Gian Lorenzo Bernini, Carlo Rainaldi, Cosimo Fanzago, Guido Reni con la tela del Crocifisso, Carlo Saraceni, Jan Miel, Alessandro Turchi, Ludovico Stern, Marco Benefial, Giuseppe Nicola Nasini, Gaetano Altobelli, Giuseppe Sardi, Giacinto Gimignani, Simon Vouet, Gregorio Preti, Roberto Bompiani, Andrea Busiri Vici, Pietro Francesco Papaleo. Ci sono rimasti Nicolas Poussin, Adam Elsheimer, Pompeo Batoni, Raffaele Stern, Luca Marenzio, Bernardo Pasquini, Josef Myslivecek, Domingo Miguel Bernabè Terradellas, Carlo Fea, Giuseppe De Matthaeis, Matteo e Clemente Lovatti, Charles Stewart, il cardinale Cremonesi e il cardinale Ciriaci.
E ci è passato Chateaubriand, che da ambasciatore di Francia a Roma fece costruire nel 1830 il monumento a Poussin con quella frase, "et in arcadia ego", che è il titolo di due quadri di Poussin stesso e insieme un promemoria su come vanno a finire le cose. Che uno scrittore francese abbia scelto una chiesa romana per commemorare un pittore francese morto centosessant'anni prima dice tutto sul ruolo che questa piazza ha avuto per gli stranieri di Roma.
Un nome contemporaneo, per chiudere il giro: Timothy Schmalz, lo scultore canadese la cui opera "When I Was a Stranger" sta oggi all'esterno della basilica. La lista continua.
Che cosa vedere vicino alla Basilica di San Lorenzo in Lucina
Ecco tre giri, tutti a piedi, tutti sotto i venti minuti di camminata.
Giro di Augusto: da qui all'Ara Pacis e al Mausoleo di Augusto, con la sosta obbligata sotto l'obelisco di Montecitorio che dell'orologio solare era lo gnomone. Se volete capire quanto in basso stia il livello antico, chiudete con largo Argentina.
Giro delle chiese di Campo Marzio: San Luigi dei Francesi con i tre Caravaggio della cappella Contarelli, Sant'Ignazio di Loyola con la cupola dipinta da Andrea Pozzo che cupola non è, il Pantheon e Santa Maria del Popolo in fondo al Corso.
Giro dei sotterranei: se la Basilica di San Lorenzo in Lucina vi ha preso, i posti dove Roma si legge in verticale sono la Basilica di San Clemente, con i suoi tre livelli fino al mitreo, e i sotterranei dello Stadio di Domiziano sotto piazza Navona. Poi, fuori dal centro, le catacombe di Roma. Se volete costruirvi un itinerario su misura, partite dalla pagina Il mio viaggio.
Domande veloci sulla Basilica di San Lorenzo in Lucina
Dove si trova esattamente la Basilica di San Lorenzo in Lucina?
In piazza di San Lorenzo in Lucina, rione Colonna, 00186 Roma, a duecento metri da via del Corso. Sul numero civico le fonti non concordano: il sito ufficiale della parrocchia scrive 6, turismoroma.it scrive Via In Lucina 16/A, museionline.info e Cathopedia scrivono Piazza di S. Lorenzo in Lucina 16 A, arte.it scrive Via in Lucina 16. Arrivate in piazza e il portico è davanti a voi.
Quanto costa entrare nella Basilica di San Lorenzo in Lucina?
L'ingresso in chiesa è gratuito. Si paga solo la visita guidata ai sotterranei, e lì i listini pubblicati sono tre e diversi fra loro.
Quanto costa visitare i sotterranei?
Dipende dall'operatore. Museionline.info indica 2,00 euro per l'area archeologica il primo sabato del mese alle 16.15 e 15,00 euro per il tour con operatore e audioguida. Visiteromasotterranea.it indica 12 euro di visita guidata con auricolari più 3 euro di biglietto da pagare in chiesa. I Viaggi di Adriano, tramite pigierre.com, indica 15 euro intero, 13 euro ridotto per convenzionati e possessori di WeKard, 10 euro under 18, 5 euro under 10. Le fonti non concordano: verificate al telefono.
Serve prenotare per i sotterranei?
Sì, praticamente sempre. Una delle fonti dichiara che non esiste un calendario fisso e che la visita si organizza in forma privata su richiesta; un'altra parla di prenotazione obbligatoria ai numeri 334 3006636 o 06 51963729, oppure all'indirizzo info@iviaggidiadriano.it. Un altro riferimento telefonico è 334 7401467.
Quanto dura la visita ai sotterranei?
Un'ora e un quarto, secondo l'unica fonte che dichiara la durata. Gruppi da massimo venticinque persone.
Dov'è il punto di ritrovo per la visita agli scavi?
Anche qui dipende da chi organizza: una fonte indica il bookshop di piazza San Lorenzo in Lucina 5/A, quindici minuti prima; un'altra indica piazza di S. Lorenzo in Lucina 6, davanti all'ingresso. Fatevelo confermare quando prenotate.
Che orari fa la Basilica di San Lorenzo in Lucina?
Il sito ufficiale non pubblica un orario di visita turistica, ma solo quelli delle messe e dell'infopoint. Museionline.info indica lunedi-sabato 11.00-18.00 e domenica 14.00-18.00. Le due informazioni non coincidono.
A che ora sono le messe?
Il sito ufficiale indica feriali 11.00 e 18.30, festivi 10.30, 12.00 e 18.30. Turismoroma.it distingue invece stagione invernale, dal primo ottobre al 14 giugno, con lunedi-sabato 11.00 e 18.30 e domenica e festivi 10.00, 11.00, 12.00 e 18.30, e stagione estiva, dal 15 giugno al 30 settembre, con lunedi-sabato 11.00 e 18.30 e domenica 10.00, 12.00 e 18.30. Le fonti divergono, telefonate al 06 6871494.
C'è un giorno di chiusura?
Nessuna fonte ufficiale indica un giorno di chiusura settimanale per la Basilica di San Lorenzo in Lucina. Le funzioni religiose però sospendono la visita turistica, e la domenica mattina sono parecchie.
Come si arriva con i mezzi pubblici?
La pagina informativa della parrocchia indica la metro A fermata Barberini, a circa un chilometro, e i bus 100 e 119 con fermata Fontanella Borghese a centocinquanta metri. Anche la fermata Spagna della linea A serve la zona, ma la distanza esatta non risulta da una fonte ufficiale.
Si può arrivare in auto?
È sconsigliabile. Siete dentro la zona a traffico limitato del centro storico e i posti auto non esistono. Meglio metro più venti minuti a piedi.
Quanto tempo ci vuole per visitare la Basilica di San Lorenzo in Lucina?
Venti minuti per i pezzi principali, un'ora e mezza per farla bene cappella per cappella. Aggiungete un'ora e un quarto se scendete negli scavi.
Si possono fare fotografie?
In chiesa sì, senza flash e senza treppiede, e con il rispetto che si deve a un luogo di culto in cui si celebra. Nei sotterranei chiedete all'accompagnatore prima di scattare.
La Basilica di San Lorenzo in Lucina è accessibile a chi ha difficoltà motorie?
Per la chiesa non risulta una dichiarazione ufficiale, e il piano della navata è rialzato rispetto alla strada: mettete in conto qualche gradino e telefonate prima. Sui sotterranei invece la scheda de I Viaggi di Adriano segnala esplicitamente la presenza di barriere architettoniche.
È adatta ai bambini?
La chiesa sì, a partire dai quattro o cinque anni, se raccontata bene: i leoni del portico, i piatti di ceramica sul campanile e la storia della graticola funzionano sempre. Gli scavi meglio dai dieci anni in su, per via del pavimento irregolare e del buio.
Fa freddo nei sotterranei?
Più fresco che in superficie e più umido. D'estate è un sollievo, d'inverno portatevi una giacca anche se fuori splende il sole.
Chi è la Lucina del nome?
Due teorie. Secondo la prima, una matrona romana di nome Lucina che avrebbe ospitato in casa sua la comunità cristiana, da cui il titulus Lucinae. Secondo la seconda, la dea Giunone Lucina, protettrice dei parti, il cui tempio sarebbe sorto qui. Nessuna delle due è dimostrata; la prima appare la più solida, ma è un'opinione.
È vero che sotto c'è un pozzo sacro di Giunone Lucina?
No. Le fonti di scavo descrivono un impianto battesimale paleocristiano, con una vasca circolare di circa quattro metri di diametro rivestita di marmo e una vasca rettangolare minore, non un pozzo di culto pagano.
Che cosa hanno trovato gli scavi sotto la basilica?
Il battistero paleocristiano nella cripta sotto la cappella di San Giovanni Battista, oggi detta sala dei canonici; e sotto la navata il pavimento di un edificio del secondo secolo, convertito verso il quarto secolo in insula, con una scala verso il piano superiore, un mosaico bianco e nero e tracce di intonaco dipinto.
In che anni si è scavato?
Le fonti divergono. Romasotterranea.it indica 1982-1983 e 1985, poi 1993-1998 con l'Istituto Svedese di Studi Classici. Cathopedia indica 1983-1985 e 1993-1998. La Wikipedia inglese cita il 1993. Si legge spesso "tra il 1982 e il 2000", ma l'estremo del 2000 non trova conferma in queste fonti.
Che cosa c'entra l'obelisco di Montecitorio con la Basilica di San Lorenzo in Lucina?
È lo gnomone dell'orologio solare che Augusto fece costruire nel 10 avanti Cristo, il cui quadrante si estendeva sotto questo isolato. Nel 1457 ne affiorarono i primi resti nelle fondazioni di Palazzo Fiano e nel cantiere della cappella oggi sagrestia, a otto metri di profondità . Nel 1979 la parte grande, oltre dieci metri di lastre di travertino con tacche in bronzo e segni zodiacali, è venuta fuori nelle cantine di via di Campo Marzio 48.
La meridiana di Augusto si visita?
Non come parte della visita alla basilica. Il grande lacerto trovato nel 1979 sta sotto un altro edificio, in via di Campo Marzio 48. Quello che vedete qui sotto è il tessuto edilizio romano e il battistero paleocristiano.
Chi ha dipinto il Crocifisso sull'altare maggiore?
Guido Reni. Sulla data le fonti divergono: Cathopedia indica 1637-1638, la Wikipedia inglese 1639-1640. La tela è incorniciata da sei colonne corinzie di marmo nero.
Chi ha disegnato l'altare maggiore?
Carlo Rainaldi. Circolano due date, 1669 e 1675: secondo Cathopedia è il 1669, e l'altare è in marmo nero.
C'è davvero un Bernini nella Basilica di San Lorenzo in Lucina?
Sì. La cappella Fonseca, quarta a destra, progettata fra il 1660 e il 1664, con il busto marmoreo di Gabriele Fonseca che sporge da una finta finestra, gli angeli in stucco del 1660-1670 e quattro busti di famiglia del 1668-1669. Ingresso gratuito, nessuna fila.
Chi era Gabriele Fonseca?
Un medico portoghese, medico personale di papa Innocenzo X, noto per aver contribuito a introdurre l'uso del chinino contro la malaria. Il suo ritratto berniniano è uno dei più intensi che si vedano a Roma fuori dai musei.
È vero che qui è sepolto Poussin?
Sì. La tomba con il monumento fu voluta da Chateaubriand, ambasciatore di Francia a Roma, e donata nel 1830; porta la frase "et in arcadia ego".
Chi altro è sepolto nella Basilica di San Lorenzo in Lucina?
Adam Elsheimer, Pompeo Batoni, l'architetto Raffaele Stern, Luca Marenzio, Bernardo Pasquini, Josef Myslivecek detto il divino boemo, Domingo Miguel Bernabè Terradellas, Carlo Fea, Giuseppe De Matthaeis, Matteo e Clemente Lovatti, Charles Stewart morto nel 1864, il cardinale Cremonesi e il cardinale Pietro Ciriaci.
Perché si chiama basilica se è una parrocchia?
Perché è basilica minore, titolo concesso da Pio X il 27 novembre 1908. La data esatta è riportata da gcatholic.org e Cathopedia.
Chi è il cardinale titolare della Basilica di San Lorenzo in Lucina?
Il cardinale Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, arcivescovo metropolita di Colombo, titolare dal 20 novembre 2010.
Chi era il titolare prima di lui?
Opilio Rossi dal 1987 al 2004, prima Pietro Parente dal 1967 al 1986, Pietro Ciriaci dal 1964 al 1966, Manuel Arteaga y Betancourt dal 1946 al 1963, Carlo Cremonesi dal 1935 al 1943 e Pietro Gasparri dal 22 gennaio 1915 al 18 novembre 1934.
Chi è il parroco?
Monsignor Daniele Micheletti.
Di chi è la proprietà dell'edificio?
Del Fondo Edifici di Culto, cioè dello Stato italiano tramite il Ministero dell'Interno. L'edificio passò al demanio nel 1873.
Che cos'è la storia dell'angelo con il volto di Giorgia Meloni?
Un dipinto con due angeli ai lati di un busto di Umberto II, restaurato in due anni da Bruno Valentinetti, ottantatré anni, autodidatta e volontario, su richiesta del parroco. Il restauro si è concluso nel 2025 e uno dei volti risultava somigliante alla presidente del Consiglio. Il 31 gennaio 2026 il Ministero della Cultura ha disposto un sopralluogo; il 4 febbraio 2026 ha reso noto che il volto è stato cancellato e che ogni ripristino richiederà l'autorizzazione del Fondo Edifici di Culto, del Vicariato e della Soprintendenza Speciale di Roma. Sulla collocazione della cappella le fonti divergono: ilpost.it parla di una cappella a destra dell'altare su una parete dedicata ai Savoia, il comunicato ministeriale parla di cappella del crocifisso.
Quante cappelle ci sono?
Quattro per lato, otto in tutto, ricavate dalle navate laterali chiuse a metà Seicento nella trasformazione di Cosimo Fanzago.
Che cos'è la cappella Lovatti?
La prima a destra, dedicata a san Lorenzo, così chiamata dalla metà dell'Ottocento. Vi si trovano i dipinti con i momenti salienti della vita del santo e le catene con cui fu imprigionato, e vi è sepolto il cardinale Ciriaci.
Dov'è la graticola di san Lorenzo?
Sotto l'altare centrale, custodita in un reliquiario, con una urna settecentesca legata alla stessa reliquia. Il martirio, secondo la tradizione, avvenne nel 258 sotto l'imperatore Valeriano.
Che organo c'è nella Basilica di San Lorenzo in Lucina?
Un Mascioni opus 302, sulla cantoria settecentesca di destra nell'abside: due tastiere di cinquantotto note, pedaliera concavo-radiale di ventisette, trasmissione integralmente pneumatico-tubolare. Fu voluto dal cardinale titolare Pietro Gasparri.
Chi ha dipinto il soffitto?
Roberto Bompiani: l'Ascensione fra il 1857 e il 1858 e le Storie della vita di san Lorenzo nel 1860, nell'ambito dei restauri diretti da Andrea Busiri Vici fra il 1856 e il 1858 per volontà di Pio IX.
Che differenza c'è fra San Lorenzo in Lucina e San Lorenzo fuori le Mura?
Sono due chiese diverse dedicate allo stesso santo. Quella fuori le mura sorge sul luogo della sepoltura, dentro il complesso cimiteriale del Verano; questa, in pieno Campo Marzio, custodisce la reliquia della graticola ed è nata come chiesa di quartiere, un titulus.
Vale la pena entrare se ho poco tempo a Roma?
Sì, proprio perché è gratuita, è aperta e non ha code. Venti minuti vi bastano per il portico, il Crocifisso di Reni, la cappella Fonseca e la cattedra di Pasquale II. Sono quattro cose che altrove vi costerebbero un biglietto e un'ora di fila.
Ci sono altri sotterranei simili a Roma?
Sì, e sono il naturale seguito di questa visita: la Basilica di San Clemente con i suoi tre livelli fino al mitreo, i sotterranei dello Stadio di Domiziano sotto piazza Navona, e poi le catacombe fuori dalle mura.
Qual è il periodo migliore dell'anno?
Va bene tutto l'anno, perché si sta al coperto. Il 10 agosto, festa di san Lorenzo, è il giorno in cui la basilica è più se stessa, ma il programma cambia ogni anno e non risulta pubblicato: informatevi in parrocchia nei giorni precedenti.
C'è un bookshop?
Una delle fonti indica come punto di ritrovo per le visite guidate il bookshop di piazza San Lorenzo in Lucina 5/A. L'infopoint segnalato dal sito ufficiale è invece OhMyGuide - Rome Museum Store, in via dei Bergamaschi 49.
Come contatto la parrocchia?
Telefono 06 6871494. Fra gli indirizzi di posta elettronica pubblicati ci sono basilicasanlorenzoinlucina@gmail.com e accoglienza@sanlorenzoinlucina.com. Il sito ufficiale sta sul dominio sanlorenzoinlucina.com; alcune schede esterne citano un dominio .it, che non risulta quello attivo.
Prepara la visita
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Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.





