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Piazza Colonna

In breve. Piazza Colonna si apre su Via del Corso, all'altezza del civico 300 circa, nel rione III Colonna, e il suo indirizzo postale è semplicemente Piazza Colonna, 00187 Roma.

Piazza Colonna si apre su Via del Corso, all'altezza del civico 300 circa, nel rione III Colonna, e il suo indirizzo postale è semplicemente Piazza Colonna, 00187 Roma. Non si paga biglietto, non si prenota, non chiude mai: è una piazza pubblica, aperta ventiquattro ore su ventiquattro, presidiata giorno e notte dalle forze dell'ordine perché vi si affaccia la sede della Presidenza del Consiglio dei ministri. Ci si arriva a piedi dalla fermata Barberini della metropolitana linea A in una decina di minuti, oppure dalla fermata Spagna in un quarto d'ora scarso; gli autobus che percorrono via del Corso e le vie adiacenti fermano a pochi metri, e la fermata capolinea di riferimento per chi arriva da fuori è quella di via del Tritone o di piazza San Silvestro, a tre minuti di cammino. La colonna di Marco Aurelio, che occupa il centro della piazza, non si visita internamente: la scala a chiocciola ricavata nel fusto non è aperta al pubblico. Palazzo Chigi si visita solo in occasioni straordinarie annunciate dalla Presidenza del Consiglio sul proprio sito ufficiale, con prenotazione obbligatoria e posti limitati: chi ci tiene deve controllare lì, perché non esiste una biglietteria.

Chi arriva a Roma con un programma già scritto trova Piazza Colonna quasi sempre in mezzo al percorso e quasi mai come meta. È un errore di prospettiva che questa guida vuole correggere: in duecento metri quadrati di travertino si concentrano un monumento imperiale intatto nella sua posizione originale, la sede del Governo italiano, un porticato costruito con colonne rubate a una città etrusca, una fontana cinquecentesca di Giacomo Della Porta e l'ingresso di una galleria commerciale dedicata al più romano degli attori italiani. Se cercate una prima mappa per orientarvi nella città, la pagina delle attrazioni turistiche di Roma vi dà il quadro generale; qui si scende nel dettaglio di un solo quadrilatero.

Piazza Colonna
Piazza Colonna

Dove si trova Piazza Colonna e come arrivare

Piazza Colonna è un rettangolo allungato che taglia trasversalmente Via del Corso poco oltre la metà del suo percorso, venendo da Piazza del Popolo verso Piazza Venezia. Il lato corto orientale si affaccia sul Corso; il lato occidentale prosegue in piazza di Montecitorio attraverso un breve passaggio; il lato nord è interamente occupato dalla facciata di Palazzo Chigi; il lato sud da Palazzo Ferrajoli e dalla chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro dei Bergamaschi. Chi guarda la pianta di Roma capisce subito perché questa piazza conti: è il punto in cui l'asse commerciale della città moderna incrocia l'asse del potere politico.

Gli indirizzi e i confini di Piazza Colonna

L'indirizzo che serve, se dovete indicarlo a un tassista o infilarlo in un navigatore, è Piazza Colonna 00187 Roma. Gli edifici hanno numerazioni proprie: Palazzo Chigi si trova a Piazza Colonna 370, Palazzo Wedekind al civico 366, Palazzo Ferrajoli al 355. La Galleria Alberto Sordi ha due ingressi, uno su Piazza Colonna e uno su Via del Corso. Tenete presente che il tratto di Corso davanti alla piazza è pedonale nelle ore di punta e che l'intera area appartiene alla zona a traffico limitato del centro storico: arrivare in auto è una pessima idea anche quando è tecnicamente possibile.

Autobus e metropolitana per Piazza Colonna

La metropolitana non passa sotto Piazza Colonna. Le due fermate utili della linea A sono Barberini, da cui si scende per via del Tritone in nove o dieci minuti di cammino, e Spagna, da cui si arriva in un quarto d'ora passando per via dei Condotti e il Corso. Chi viene dalla stazione Termini può prendere la linea A fino a Barberini oppure percorrere a piedi via Nazionale e via del Tritone, quaranta minuti buoni ma un bel percorso. Le linee di superficie che servono la zona fermano su via del Tritone, in piazza San Silvestro e sul Corso: i numeri cambiano con una certa frequenza per via dei cantieri del centro, quindi conviene controllare il percorso aggiornato sull'applicazione ufficiale del trasporto pubblico romano il giorno stesso. Il consiglio pratico è sempre lo stesso: nel centro storico di Roma si cammina, l'autobus serve solo per entrarci e per uscirne.

A piedi verso Piazza Colonna

Dal Pantheon sono cinquecento metri, sei minuti, passando per piazza di Pietra o per via degli Uffici del Vicario. Dalla Fontana di Trevi sono sette minuti per via delle Muratte e il Corso. Da Piazza di Spagna tredici minuti, da Piazza Navona dodici, dall'Ara Pacis dieci. Il Colosseo è a venticinque minuti di passo tranquillo lungo via dei Fori Imperiali. Questa densità è la ragione per cui Piazza Colonna finisce per essere attraversata da chiunque: il punto è fermarsi, invece di attraversarla.

Che cosa è Piazza Colonna e perché conta

Piazza Colonna è il luogo in cui l'Italia repubblicana prende le sue decisioni e insieme il luogo in cui Roma imperiale ha lasciato uno dei suoi monumenti meglio conservati. Le due cose non convivono per caso. Quando Sisto V, fra il 1585 e il 1590, riorganizzò l'urbanistica romana attorno a un sistema di assi e di punti focali segnalati da obelischi e colonne, la colonna di Marco Aurelio divenne il perno visivo di questo tratto del Campo Marzio. La piazza venne regolarizzata attorno a essa proprio in quegli anni. Prima si chiamava altrimenti: nel Quattrocento era conosciuta come piazza dei Del Bufalo-Cancellieri, dal nome della famiglia romana che vi possedeva il palazzo principale.

Il salto di rango arrivò molto più tardi, nel Novecento, quando lo Stato italiano acquistò Palazzo Chigi e la piazza diventò a tutti gli effetti l'anticamera del Governo. Da allora Piazza Colonna è il fondale fisso dei telegiornali italiani: il cronista in diretta, la colonna alle spalle, il portone di Palazzo Chigi sulla destra. Quel fondale lo avete visto mille volte senza sapere di guardarlo.

La Colonna di Marco Aurelio, il monumento che dà il nome a Piazza Colonna

La colonna di Marco Aurelio fu eretta per celebrare le vittorie dell'imperatore Marco Aurelio, che regnò dal 161 al 180, sulle popolazioni germaniche e sarmatiche stanziate a nord del medio corso del Danubio: Marcomanni, Quadi, Sarmati Iazigi. Le fonti e gli studiosi collocano la costruzione fra il 176 e il 193, quindi in buona parte dopo la morte dell'imperatore, sotto il regno del figlio Commodo. È ancora nella sua collocazione originale, cosa che a Roma capita meno spesso di quanto si creda: non è stata spostata, non è stata ricomposta altrove, il basamento poggia dove poggiava diciotto secoli fa.

Le misure della Colonna di Marco Aurelio

Il fusto misura 29,617 metri, che sono esattamente cento piedi romani: una misura voluta, non casuale, perché il monumento doveva essere la replica dichiarata della Colonna Traiana, anch'essa di cento piedi. Considerando la base, il monumento raggiunge i 42 metri; il complesso originario, con il basamento antico e la statua in cima, sfiorava i cinquanta. Il fusto è composto da ventisette rocchi di marmo lunense, il marmo bianco delle cave delle Apuane, con un diametro che passa da 3,80 metri alla base a 3,65 in alto: la rastremazione è calcolata per correggere l'effetto ottico e far leggere il fusto come perfettamente cilindrico da terra. Vi assicuro che l'effetto funziona. Provate a coprire con la mano la sommità e guardate il profilo: sembra dritto, non lo è.

Il fregio a spirale: ventuno giri e centosedici scene

Attorno al fusto si avvolge un fregio scolpito a rilievo alto circa un metro e mezzo, che compie ventuno giri completi. Se lo si potesse srotolare, supererebbe i centodieci metri di lunghezza. Le scene rappresentate sono centosedici. La Colonna Traiana, il modello, ha ventitré spire: la differenza non è un dettaglio da contabili, perché significa che qui le fasce sono più alte e le figure più grandi, scelta deliberata per renderle leggibili da terra. Gli scultori della colonna di Marco Aurelio sapevano di lavorare per un pubblico che avrebbe guardato da venti metri più in basso, e hanno ingrandito le teste, approfondito i solchi, sacrificato la finezza alla visibilità.

Le scene non seguono un ordine cronologico rigoroso, al contrario di quanto avviene nella Colonna Traiana, e la cronologia degli avvenimenti resta incerta. L'ipotesi più accreditata dagli studiosi distingue due blocchi: la parte inferiore racconterebbe le campagne dal 168 al 172, fino alla figura della Vittoria che scrive sullo scudo con la Germania subacta ai lati, cioè la Germania soggiogata; la parte superiore le operazioni fra il 173 e il 174. Su questo punto la ricerca non ha detto l'ultima parola e chi vi racconta una sequenza sicura vi sta raccontando un'ipotesi travestita da fatto.

Le guerre contro Marcomanni e Quadi raccontate sulla colonna

Le guerre marcomanniche furono il grande trauma militare del regno di Marco Aurelio. Marcomanni e Quadi, popolazioni germaniche insediate nell'area corrispondente all'odierna Boemia e Moravia, sfondarono il limes danubiano; i Sarmati Iazigi premevano dalla pianura ungherese. Per la prima volta dopo secoli un esercito barbarico arrivò a minacciare l'Italia settentrionale, arrivando ad assediare Aquileia. L'imperatore filosofo, l'autore dei Colloqui con se stesso, passò gli ultimi anni di vita in accampamento sul Danubio e lì morì, nel 180.

Il fregio racconta quella guerra senza addolcirla. Ci sono le teste mozzate, i villaggi in fiamme, le donne barbare trascinate via per i capelli, i prigionieri decapitati sotto gli occhi dell'imperatore. Nella Colonna Traiana il nemico è spesso nobile, quasi un pari; qui il nemico è schiacciato e la violenza è esibita. Gli storici dell'arte leggono in questo cambio di registro il riflesso di un impero che ha smesso di sentirsi invincibile e ha bisogno di mostrare la propria durezza. Chi si mette a guardare la colonna con un binocolo se ne accorge nel giro di due minuti. E qui va detta una cosa scomoda: la colonna di Marco Aurelio è il monumento più sgradevole di Roma antica, e proprio per questo uno dei più onesti.

Il miracolo della pioggia sulla Colonna di Marco Aurelio

Fra le scene del fregio ce n'è una che ha attraversato i secoli con una fortuna sproporzionata. Mostra una figura maschile alata e barbuta, con le braccia spalancate e l'acqua che scende a torrenti dalle braccia e dalla barba: sotto, i soldati romani bevono e riempiono gli elmi, mentre i nemici e i loro cavalli annegano. È l'episodio che la storiografia chiama il miracolo della pioggia. La tradizione antica lo colloca durante una campagna contro i Quadi, con l'esercito romano accerchiato e allo stremo per la sete, salvato da un acquazzone improvviso che insieme travolse il nemico.

Sulla causa del prodigio le fonti antiche litigano, e la lite è più interessante del prodigio. Cassio Dione lo attribuisce a un mago egiziano al seguito dell'imperatore; le fonti cristiane, Tertulliano fra le prime, lo attribuiscono invece alla preghiera dei soldati cristiani arruolati nell'esercito, e la tradizione successiva legò l'episodio alla Legio XII, che da allora avrebbe portato il soprannome di Fulminata. Distinguiamo con chiarezza: che il fregio raffiguri la scena è un fatto, la si vede; che sia avvenuto un temporale provvidenziale durante una campagna danubiana è riferito da fonti antiche; l'attribuzione del fatto a una preghiera cristiana o a un incantesimo egiziano è tradizione, non documentazione. La figura scolpita, per parte sua, è quella di una divinità della pioggia, comunemente identificata con Giove Pluvio.

Lo stile plebeo, la svolta artistica di Piazza Colonna

Gli storici dell'arte considerano i rilievi della colonna meno raffinati di quelli traianei, e hanno ragione sul piano tecnico. Ma la faccenda è più interessante di una semplice perdita di qualità. Qui compare in un monumento imperiale ufficiale quello che gli studiosi chiamano stile plebeo o popolare: proporzioni gerarchiche, la figura dell'imperatore ingrandita e ripetuta ossessivamente, prospettive schiacciate, espressioni fortemente accentuate. È il linguaggio che nel giro di un secolo e mezzo avrebbe soppiantato il classicismo ufficiale e che porta diritto ai rilievi dell'arco di Costantino e poi all'arte tardoantica. Chi vuole capire come si arriva dalla scultura romana a quella bizantina ha a Piazza Colonna il documento più chiaro che esista, e per giunta all'aperto e gratis.

La scala interna e i duecentotré gradini

Dentro il fusto, ricavata nello spessore dei rocchi di marmo, corre una scala a chiocciola di duecentotré gradini che sale fino alla piattaforma sommitale. Piccole feritoie aperte nel marmo la illuminano, e sono quelle fessure scure che si notano scorrendo il fusto con lo sguardo: non sono danni, sono finestre. La scala non è accessibile al pubblico. Lo scrivo perché me lo chiedono ogni volta: no, non si sale, non esiste una visita guidata che vi porti in cima, e chi vi promette il contrario sta vendendo aria.

Il basamento perduto e la dedica sbagliata

Il basamento antico era decorato da una serie di rilievi che andarono distrutti nel restauro tardocinquecentesco. Al loro posto fu montato un rivestimento nuovo e un'iscrizione che attribuisce il monumento ad Antonino Pio: un errore clamoroso, perché la colonna di Antonino Pio era un altro monumento, e il suo fusto di granito rosso finì impiegato, secoli dopo, per rattoppare l'obelisco di Montecitorio. L'iscrizione sbagliata è ancora lì, leggibile, ed è uno dei pochi casi in cui l'errore filologico di un papa è diventato a sua volta un pezzo di storia da conservare. I marmi usati per il rifacimento furono ricavati dal Settizodio, il gigantesco ninfeo severiano ai piedi del Palatino demolito proprio in quegli anni per fornire materiale da costruzione.

La statua di San Paolo posta nel 1589

In cima alla colonna, in antico, si ergeva una statua bronzea dell'imperatore, andata perduta nel Medioevo. Nel 1589 papa Sisto V, nell'ambito del restauro affidato a Domenico Fontana, vi fece collocare una statua in bronzo di san Paolo. È la stessa operazione che il medesimo papa fece sulla Colonna Traiana, coronata con san Pietro: i due apostoli sulle due colonne imperiali, in modo che i due monumenti pagani più alti di Roma diventassero due enormi piedistalli cristiani. Chiamatela pure appropriazione simbolica, perché è esattamente quello che è, condotta con una sicurezza di mano che ancora oggi impressiona. Guardando dal basso, la figura sembra minuscola: è alta oltre tre metri.

La torsione della colonna e i terremoti dell'847 e dell'849

Osservando con attenzione l'allineamento dei rocchi si notano scarti: la colonna ha subito una torsione, riconoscibile da alcuni blocchi dislocati rispetto all'asse. La spiegazione accolta dagli studiosi chiama in causa i due gravi terremoti che colpirono Roma nell'847 e nell'849. Furono sismi pesanti: al primo si attribuisce il crollo di gran parte del settore meridionale del Colosseo, che poggiava su terreno instabile; al secondo, con ogni probabilità, la caduta della grande meridiana di Augusto, il cui gnomone è l'obelisco che oggi vediamo in piazza di Montecitorio, peraltro non nella posizione antica. Un monumento che assorbe due terremoti e resta in piedi torcendosi di qualche grado dice qualcosa sulla qualità dell'ingegneria che lo ha messo insieme.

Piazza Colonna
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Palazzo Chigi, il Governo italiano su Piazza Colonna

Il lato nord di Piazza Colonna è occupato per intero da Palazzo Chigi, che dal 1961 è la sede ufficiale della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il portone che vedete in asse con la colonna è quello da cui escono i presidenti del Consiglio quando vanno al Quirinale, ed è il punto più fotografato d'Italia dai fotoreporter politici.

Dagli Aldobrandini ai Chigi

Il palazzo nacque nel Cinquecento per volontà della famiglia Aldobrandini, che acquistò e accorpò gli edifici preesistenti affidando il progetto a Matteo di Città di Castello, detto Matteo da Castello. I lavori proseguirono per decenni e vi misero mano alcuni fra i maggiori architetti romani del periodo, in fasi successive: il cantiere di un palazzo nobiliare romano non è mai opera di una mano sola, ed è per questo che la facciata su Piazza Colonna ha un ritmo così compatto e severo, mentre gli interni hanno respiri diversi. Nel 1659 l'edificio passò ai Chigi, la famiglia senese che aveva appena dato alla Chiesa papa Alessandro VII, e dai Chigi prese il nome che porta ancora oggi. La famiglia lo tenne per oltre due secoli e mezzo, arricchendolo di una biblioteca e di una collezione d'arte di primo livello.

Da residenza nobiliare a sede del Governo

Prima di diventare italiano, Palazzo Chigi fu straniero: ospitò per anni l'ambasciata dell'Impero austro-ungarico presso il Regno d'Italia, e chi conosce i rapporti fra Roma e Vienna fra Otto e Novecento sa quanto quel dettaglio pesi. Nel 1916, in piena guerra mondiale, lo Stato italiano acquistò l'edificio. Fu prima sede del Ministero delle Colonie, poi, dagli anni Venti, del Ministero degli Affari Esteri: per un ventennio il nome Palazzo Chigi, nel linguaggio dei giornali, significò la politica estera italiana, esattamente come Quai d'Orsay significa quella francese. Solo il 29 marzo 1961 il palazzo divenne la sede ufficiale del Governo, subentrando a Palazzo del Viminale in quella funzione. Da allora Palazzo Chigi vuol dire Presidenza del Consiglio, e la metonimia è entrata nella lingua comune.

Che cosa si vede di Palazzo Chigi da Piazza Colonna

Dall'esterno si legge una facciata di tre piani su alto basamento bugnato, con finestre incorniciate e un portale monumentale sull'asse della colonna. L'insieme è volutamente austero: non c'è nulla di teatrale, nessuna scenografia barocca, e questo lo distingue dai palazzi papali più spettacolari. Il cortile interno, con il suo doppio ordine di arcate, è visibile solo in occasione delle aperture straordinarie. La grande biblioteca chigiana non è più qui: il fondo librario e manoscritto passò alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Chi arriva sperando in una visita libera resta a mani vuote: il palazzo è un edificio governativo in funzione, non un museo, e va guardato da fuori come si guarda un palazzo abitato.

Palazzo Wedekind e le colonne di Veio

Sul lato occidentale di Piazza Colonna si allunga il portico di Palazzo Wedekind, ed è la cosa più archeologicamente sorprendente della piazza dopo la colonna. Il nucleo originario dell'edificio risale alla seconda metà del Seicento, ma la forma attuale è ottocentesca: fu papa Gregorio XVI a farlo ricostruire integralmente nel 1838, su disegno di Pietro Camporese il Giovane.

Le colonne ioniche portate da Veio

Il portico è formato da sedici colonne, e undici di queste sono antiche: provengono dagli scavi condotti nella città etrusca di Veio, il grande centro rivale di Roma sconfitto secondo la tradizione nel 396 avanti Cristo dopo un assedio decennale, i cui resti si trovano oggi nella zona settentrionale di Roma, verso l'Olgiata e Isola Farnese. Fermatevi sotto il portico e appoggiate la mano su un fusto: state toccando marmo che era già in piedi in un santuario etrusco prima che Roma avesse un impero, rimontato qui nell'Ottocento per fare da quinta a una piazza papale. La pratica del reimpiego, che a Roma ha duemila anni di storia continuata, non ha smesso di funzionare nemmeno nel secolo delle ferrovie.

Il banchiere Wedekind e il quotidiano Il Tempo

Il nome attuale viene da Karl Wedekind, banchiere che acquistò l'edificio nel 1879 e lo fece ristrutturare. Nel Novecento il palazzo entrò nell'orbita dell'editoria: ospitò a lungo la redazione del quotidiano Il Tempo, che per i romani è rimasta l'identità del palazzo anche dopo che la proprietà è passata all'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. L'insegna del giornale sul portico è stata per decenni uno degli elementi riconoscibili di Piazza Colonna nelle fotografie del secondo dopoguerra.

Palazzo Ferrajoli e la chiesa dei Bergamaschi

Sul lato meridionale di Piazza Colonna si trova Palazzo Ferrajoli, fatto erigere dalla famiglia romana Del Bufalo-Cancellieri: sono loro ad aver dato il nome alla piazza per tutto il Quattrocento, quando la denominazione corrente era piazza dei Del Bufalo. Il palazzo passò poi agli eredi, i marchesi Niccolini, e infine ai Ferrajoli. Oggi ospita, fra l'altro, le sedi di rappresentanza a Roma delle regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta, oltre a spazi affittati per eventi e conferenze stampa: se seguite la politica italiana, molte conferenze che avete visto in televisione sono state registrate qui dentro, a trenta metri da Palazzo Chigi.

Accanto si apre la chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro dei Bergamaschi, chiesa nazionale della comunità bergamasca a Roma. È piccola, spesso chiusa fuori dagli orari di culto, e passa inosservata a chiunque non la cerchi. Le chiese nazionali romane sono una delle chiavi meno note per capire la città: ogni comunità regionale e straniera, nei secoli della Roma papale, aveva la propria chiesa, la propria confraternita e il proprio ospizio, e la mappa di queste istituzioni racconta la geografia degli affari e delle migrazioni meglio di qualunque cronaca.

La Galleria Alberto Sordi su Piazza Colonna

All'angolo fra Piazza Colonna e il Corso si apre l'ingresso della Galleria Alberto Sordi, la galleria commerciale coperta a pianta triangolare che collega il Corso a via di Santa Maria in Via.

Il palazzo Piombino demolito nel 1889

Sul quel lotto sorgeva un palazzo appartenuto ai Boncompagni Ludovisi, principi di Piombino, da cui il nome corrente di palazzo Piombino. La Roma appena diventata capitale voleva liberare la vista della colonna e regolarizzare la piazza: l'accordo per la demolizione maturò alla fine degli anni Ottanta dell'Ottocento e il palazzo fu abbattuto nel 1889. Per un quarto di secolo il lato rimase uno spazio irrisolto, uno di quei vuoti urbani che a Roma durano decenni.

Dalla Galleria Colonna alla Galleria Alberto Sordi

La galleria fu inaugurata il 20 ottobre 1922 con il nome di Galleria Colonna, dalla piazza. Vetrate a copertura, pavimenti a mosaico, negozi eleganti: era il modello delle gallerie ottocentesche europee applicato in ritardo e con gusto romano. Divenne il ritrovo della borghesia cittadina e restò tale per decenni, prima di scivolare in un lungo periodo di degrado che la ridusse a un passaggio sporco e semivuoto. Il restauro la riportò in vita e la galleria fu riaperta il 7 dicembre 2003. Pochi mesi prima, il 24 febbraio 2003, era morto Alberto Sordi, romano di Trastevere, e la galleria fu intitolata a lui. La Galleria Alberto Sordi resta per molti romani anziani la Galleria Colonna, e sentirete usare entrambi i nomi nello stesso discorso.

Opinione netta, visto che siamo qui: la galleria è bella come architettura e modesta come esperienza commerciale. Entrateci per la copertura vetrata e per il caffè al primo piano da cui si vede la piazza dall'alto, non per lo shopping, che altrove in città è migliore e meno caro.

La fontana di Piazza Colonna

All'estremità meridionale della piazza, spesso ignorata da chi ha gli occhi puntati in alto, c'è una fontana cinquecentesca di tutto rispetto. La progettò Giacomo Della Porta su incarico di papa Gregorio XIII, nella grande stagione di fontane rese possibili dal ripristino dell'acquedotto dell'Acqua Vergine: la data corrente del progetto è il 1575 e la vasca fu compiuta negli anni immediatamente successivi. Della Porta, che a Roma ha firmato decine di fontane pubbliche, qui disegnò una vasca ovale di grande sobrietà.

La fontana che vedete oggi non è però quella originaria in ogni sua parte. Nel 1830 un intervento di risistemazione sostituì il catino centrale dellaportiano con uno più piccolo e aggiunse i due gruppi marmorei con delfini dalle code intrecciate e conchiglie aperte, che sono l'elemento scultoreo più riconoscibile. Nel Seicento era stato perfino ipotizzato di trasferirla altrove, in piazza Santi Apostoli, su un progetto di Pietro da Cortona che rimase sulla carta e fu abbandonato alla morte di papa Alessandro VII, nel 1666. Un consiglio: sedetevi sul bordo cinque minuti. È il punto della piazza con il rumore d'acqua sufficiente a coprire il traffico del Corso, e cambia completamente la percezione del posto.

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Montecitorio e l'obelisco di Psammetico II accanto a Piazza Colonna

Basta attraversare il passaggio sul lato occidentale di Piazza Colonna per trovarsi in piazza di Montecitorio, che con la prima forma di fatto un unico organismo urbano: la piazza del Governo e la piazza del Parlamento, separate da trenta metri di lastricato.

Palazzo Montecitorio, dalla Curia Innocenziana alla Camera

Il palazzo nacque come residenza per la famiglia Ludovisi: nel 1653 papa Innocenzo X ne affidò il progetto a Gian Lorenzo Bernini, che disegnò la celebre facciata convessa, articolata in cinque sezioni e piegata per adattarsi all'andamento del terreno e alla forma della piazza. I lavori si interruppero presto, nel 1654, per un contrasto fra il papa e il principe Niccolò Ludovisi, e si fermarono del tutto alla morte di quest'ultimo, nel 1664. Circa vent'anni dopo il cantiere fu ripreso da Carlo Fontana sotto Innocenzo XII: Fontana conservò la facciata berniniana, aggiunse il campanile a vela con l'orologio e modificò l'ingresso. Il palazzo fu inaugurato nel 1696 come Curia Innocenziana, sede dei tribunali pontifici, con i proventi destinati all'Ospizio Apostolico dei poveri invalidi.

Con Roma capitale il Regno d'Italia destinò il palazzo alla Camera dei deputati. L'ingegnere Paolo Comotto costruì nel cortile un'aula semicircolare con struttura in ferro, inaugurata il 27 novembre 1871, che si rivelò un disastro funzionale: acustica pessima, caldo insopportabile d'estate, freddo d'inverno, infiltrazioni d'acqua. Fu chiusa nel 1900. Dal 1903 l'architetto palermitano Ernesto Basile guidò l'ampliamento che diede al complesso l'aspetto odierno: conservò la facciata di Bernini, demolì il resto e costruì verso piazza del Parlamento un edificio nuovo in laterizio e travertino con quattro torri angolari. L'aula definitiva entrò in funzione nel 1918, coperta dal velario a ventaglio in vetro di Giovanni Beltrami e cinta dal fregio storico di Giulio Aristide Sartorio. Sempre di Basile è il Transatlantico, il corridoio rivestito di marmi siciliani il cui nome viene dalla somiglianza con il salone di un piroscafo.

L'obelisco di Psammetico II e la meridiana di Augusto

Al centro di piazza di Montecitorio si erge un obelisco di granito rosso proveniente da Eliopoli, in Egitto, fatto realizzare dal faraone Psammetico II, che regnò fra il 595 e il 589 avanti Cristo. Augusto lo fece portare a Roma nel 10 avanti Cristo, insieme con quello oggi in Piazza del Popolo, e lo destinò a una funzione precisa: fare da gnomone alla grande meridiana del Campo Marzio, una linea meridiana in lastre di travertino con indicazioni bronzee, tracciata sul piano della piazza antica. L'ombra della punta scorreva sul pavimento segnando i giorni dell'anno. Un orologio solare grande come un quartiere.

Il monumento crollò nell'alto Medioevo e finì sepolto. Tracce della meridiana emersero durante il pontificato di Benedetto XIV, nel 1748. Solo alla fine del secolo, sotto Pio VI, l'obelisco fu recuperato, restaurato e rialzato dall'architetto Giovanni Antinori, che nel restauro utilizzò anche granito ricavato dal fusto della colonna di Antonino Pio, cioè proprio il monumento a cui Sisto V aveva erroneamente dedicato la colonna di Marco Aurelio. L'obelisco fu eretto nella collocazione attuale nel 1792, con il basamento raggiunge i 21,79 metri e con il globo bronzeo forato in cima supera i 33 metri. Il globo non è decorativo: il foro proietta un raggio di luce che al mezzogiorno segna la linea tracciata sul selciato della piazza. Chi visita Montecitorio e guarda solo il palazzo si perde metà della storia.

Il rione Colonna, il terzo rione di Roma

Piazza Colonna dà il nome al rione III Colonna, uno dei ventidue rioni storici della città. Lo stemma è una colonna bianca in campo rosso e allude direttamente alla colonna di Marco Aurelio. La denominazione medievale suonava Regio Columpne et sancte Marie in Aquiro, dove la seconda parte richiama la chiesa di Santa Maria in Aquiro, in piazza Capranica, poco lontano. Il rione confina con Ludovisi, Trevi, Pigna, Sant'Eustachio e Campo Marzio, e comprende un patrimonio che pochi quartieri al mondo possono pareggiare: la colonna di Marco Aurelio, il Tempio di Adriano, la meridiana di Augusto, Palazzo Montecitorio, Palazzo Chigi, la Galleria Alberto Sordi e undici chiese, fra cui la basilica di San Lorenzo in Lucina, la basilica di Sant'Andrea delle Fratte e Santa Maria in Aquiro.

Chi cammina nel rione Colonna attraversa in dieci minuti il Campo Marzio augusteo, la Roma papale del Cinquecento e del Seicento, l'urbanistica umbertina del Regno d'Italia e il centro politico della Repubblica. Non conosco altro rione in cui questi quattro strati siano leggibili con questa nitidezza senza mai entrare in un museo.

Cosa vedere intorno a Piazza Colonna in dieci minuti a piedi

Tre suggerimenti concreti per costruire un giro che abbia senso, tutti raggiungibili a piedi partendo dalla colonna.

Il Tempio di Adriano in piazza di Pietra

Due minuti di cammino verso sud e si entra in piazza di Pietra, dove undici colonne corinzie alte quindici metri, con un diametro di 1,44 metri e un podio in peperino alto quattro metri, sostengono ancora una porzione di trabeazione. Sono quello che resta del tempio dedicato ad Adriano dal suo successore Antonino Pio, terminato attorno al 145 dopo Cristo. Nel 1695, sotto Innocenzo XII, Carlo Fontana inglobò i resti nel palazzo della Dogana di Terra, e dal 1831 l'edificio ospitò la Borsa valori di Roma prima del trasferimento alla Camera di commercio nel 1874. Il nome della piazza deriva proprio dalla persistenza secolare di quelle pietre. Andateci dopo il tramonto, quando l'illuminazione radente mette in evidenza le scanalature.

La basilica di San Lorenzo in Lucina

Cinque minuti a nord, la basilica di San Lorenzo in Lucina sorse secondo la tradizione nel IV secolo sulla casa della matrona romana Lucina, e la domus fu consacrata come luogo di culto ufficiale nel 440 da papa Sisto III. Fu ricostruita sotto papa Pasquale II e completata nel 1130; il campanile romanico a cinque ordini è uno dei più eleganti del centro. Dentro ci sono il Crocifisso di Guido Reni sull'altare maggiore, disegnato da Carlo Rainaldi nel 1669, la tomba del pittore Nicolas Poussin fatta erigere nell'Ottocento da Chateaubriand, allora ambasciatore di Francia a Roma, con incisa la frase et in arcadia ego, e i resti della graticola del martirio di san Lorenzo sotto la mensa di una cappella. Entrata libera, dieci minuti, e vale ogni secondo.

Sant'Ignazio, il Pantheon e la Fontana di Trevi

Domande frequenti sulla Piazza Colonna

Quanto costa entrare a Piazza Colonna?

Piazza Colonna, a Roma, non costa nulla: è uno spazio pubblico e la colonna di Marco Aurelio si guarda gratuitamente in qualunque momento del giorno e della notte. Non esistono biglietti, prenotazioni obbligatorie o percorsi a pagamento per vedere la piazza e il monumento.

Serve prenotare per visitare Piazza Colonna?

No, non serve alcuna prenotazione per Piazza Colonna e per la colonna di Marco Aurelio. La prenotazione serve soltanto per le aperture straordinarie di Palazzo Chigi, il palazzo del Governo che occupa l'intero lato nord della piazza.

Dove si trova Piazza Colonna?

Piazza Colonna è un rettangolo allungato che taglia trasversalmente via del Corso poco oltre la metà del suo percorso, venendo da piazza del Popolo verso piazza Venezia. Il lato occidentale prosegue in piazza di Montecitorio attraverso un breve passaggio.

Piazza Colonna è accessibile in sedia a rotelle?

Sì, Piazza Colonna è pianeggiante e completamente percorribile in sedia a rotelle. Il fondo è in sampietrini e lastre, quindi ci sono le vibrazioni tipiche del selciato romano, ma senza dislivelli significativi né gradinate; la Galleria Alberto Sordi, all'angolo con il Corso, ha ingressi a raso e ascensori interni.

Piazza Colonna è adatta ai bambini?

Sì, Piazza Colonna è una piazza facile per le famiglie: non c'è traffico sul lastricato interno, c'è spazio per muoversi e la fontana con i delfini attira sempre l'attenzione dei più piccoli. Un gioco semplice è dare un binocolo e chiedere di trovare sul fregio della colonna un cavallo, una barca o un uomo.

Quando andare a Piazza Colonna?

Il momento migliore per andare a Piazza Colonna è la mattina presto, fra le sette e le otto, quando la piazza è quasi vuota e la luce radente colpisce il fusto della colonna da est, rendendo leggibile il fregio nella sua metà inferiore. A metà giornata la piazza è molto più affollata.

Cosa vedere vicino a Piazza Colonna in pochi minuti a piedi?

A due minuti di cammino da Piazza Colonna, in piazza di Pietra, si trova il Tempio di Adriano: undici colonne corinzie alte quindici metri che sostengono ancora una porzione di trabeazione. È uno dei suggerimenti più rapidi per un giro a piedi che parta dalla colonna di Marco Aurelio.

Cosa rappresenta la Colonna di Marco Aurelio in Piazza Colonna?

La Colonna di Marco Aurelio, che dà il nome a Piazza Colonna, fu eretta per celebrare le vittorie dell'imperatore Marco Aurelio sulle popolazioni germaniche e sarmatiche stanziate a nord del medio corso del Danubio, i Marcomanni, i Quadi e i Sarmati Iazigi. La costruzione è collocata dagli studiosi fra il 176 e il 193, in buona parte dopo la morte dell'imperatore.

La chiesa di Sant'Ignazio di Loyola è a sei minuti e contiene la più celebre volta illusionistica di Roma; il Pantheon è a sei minuti e resta l'edificio antico meglio conservato del mondo; la Fontana di Trevi è a sette minuti ed è alimentata dallo stesso acquedotto, l'Acqua Vergine, che riempie la fontana di Piazza Colonna. Se avete mezza giornata e volete un itinerario ragionato invece di un elenco, le guide inglesi della rete dei colleghi lo mettono in fila bene: c'è un itinerario di tre giorni a Roma che parte esattamente da questa logica di distanze brevi.

Quando andare a Piazza Colonna

Piazza Colonna cambia faccia tre volte al giorno. La mattina presto, fra le sette e le otto, è quasi vuota: ci sono gli operatori che montano le postazioni televisive, i commessi che aprono il Corso, la luce radente che colpisce il fusto da est e rende leggibile il fregio nella sua metà inferiore. È il momento migliore in assoluto per guardare la colonna e per fotografarla. A metà giornata la piazza è attraversata da un fiume di persone e il Corso scarica passanti in continuazione: si vede tutto e non si guarda niente. La sera, dopo le nove, l'illuminazione artificiale lavora dal basso e appiattisce i rilievi, ma il colpo d'occhio complessivo sulla piazza illuminata è il migliore della giornata.

Per le stagioni vale quello che vale per tutto il centro di Roma: aprile, maggio, ottobre e la prima metà di novembre sono i periodi giusti. Luglio e agosto sono caldissimi e la piazza offre pochissima ombra: l'unico riparo affidabile è il portico di Palazzo Wedekind, che nelle ore centrali diventa il posto dove tutti si rifugiano. In dicembre il Corso e la piazza sono percorsi dalle luminarie e la folla dello shopping natalizio rende difficile perfino camminare. Se avete una sola sera libera a dicembre, passateci verso le ventitré: la piazza si svuota e resta bellissima.

Piazza Colonna con i bambini

È una piazza facile per le famiglie, ed è uno dei pochi punti del centro dove i bambini possono fermarsi senza correre rischi: niente traffico sul lastricato interno, spazio per muoversi, la fontana con i delfini che li attira sempre. Il trucco con le famiglie è semplice: dare un binocolo o anche solo lo zoom del telefono e chiedere di trovare sul fregio tre cose precise, un cavallo, una barca, un uomo che porta un secchio. Nel giro di dieci minuti i ragazzini hanno guardato la colonna più attentamente di metà degli adulti presenti. Il racconto del miracolo della pioggia, con il dio dell'acqua che spalanca le braccia mentre i cavalli nemici annegano, funziona a ogni età.

I servizi igienici non ci sono in piazza: quelli della Galleria Alberto Sordi sono la soluzione più comoda, all'interno del percorso commerciale. Per il passeggino nessun problema: superfici piane, nessun gradino, attraversamenti brevi.

Accessibilità di Piazza Colonna

La piazza è pianeggiante e completamente percorribile in sedia a rotelle. Il fondo è in sampietrini e lastre, quindi ci sono le vibrazioni tipiche del selciato romano, ma senza dislivelli significativi né gradinate. La colonna si osserva dal perimetro della sua recinzione bassa, alla stessa distanza per tutti. La Galleria Alberto Sordi ha ingressi a raso e ascensori interni. Le difficoltà vere cominciano appena si esce dalla piazza, sui marciapiedi stretti delle vie laterali, dove parcheggi selvaggi e dehors restringono i passaggi: conviene muoversi lungo il Corso, che è pedonale in molte fasce orarie.

Quanto costa visitare Piazza Colonna

Niente. Piazza Colonna è uno spazio pubblico e la colonna di Marco Aurelio si guarda gratuitamente in qualunque momento del giorno e della notte. Non esistono biglietti, non esistono prenotazioni obbligatorie, non esistono percorsi a pagamento. Le uniche spese possibili sono il caffè al bancone di uno dei bar della zona, che nel raggio di cento metri da Palazzo Chigi costa quanto vi aspettate costi il caffè davanti alla sede del Governo, e una guida che vi racconti quello che vedete. Su quest'ultimo punto un'opinione da professionista: per la colonna un'ora di spiegazione competente vale più di qualunque audioguida, perché il fregio va letto, non ascoltato in sottofondo. Se cercate accompagnatori abilitati per Roma, i colleghi di TourLeaderPro organizzano visite private su misura anche su singoli monumenti come questo.

Una curiosità sulla Piazza Colonna

La curiosità che preferisco raccontare davanti alla colonna riguarda un errore ufficiale mai corretto. L'iscrizione che Sisto V fece incidere sul basamento nel 1589 dedica il monumento ad Antonino Pio, predecessore e padre adottivo di Marco Aurelio. È sbagliata: la colonna di Antonino Pio era un altro monumento, un fusto liscio di granito rosso privo di rilievi, eretto nel Campo Marzio settentrionale. Gli eruditi del Cinquecento avevano confuso i due, e la confusione fu scolpita nel marmo con tutta l'autorevolezza di un'iscrizione papale.

Il seguito della vicenda è il pezzo migliore. La vera colonna di Antonino Pio, ridotta a rudere, finì smembrata, e il suo granito fu impiegato nel Settecento per rattoppare l'obelisco di Psammetico II quando Giovanni Antinori lo rimise in piedi, nel 1792, in piazza di Montecitorio. Risultato: a duecento metri l'una dall'altro, Piazza Colonna conserva un monumento di Marco Aurelio con il nome di Antonino Pio inciso sopra, e piazza di Montecitorio un obelisco egiziano rappezzato con il marmo di Antonino Pio vero. Due monumenti che si sono scambiati l'identità sotto gli occhi di tutti, e nessuno dei due cartelli lo spiega.

Aggiungo una seconda curiosità, più visibile: il nome stesso del rione, dei suoi abitanti e perfino di una delle famiglie baronali romane non ha nulla a che vedere con questa colonna. La famiglia Colonna prende il nome dal feudo di Colonna nei Castelli Romani, e la loro Roma è dall'altra parte della città, attorno ai Santi Apostoli. La Galleria Colonna di piazza Colonna e la Galleria Colonna della famiglia principesca sono due cose diverse, e la confusione fra le due è l'errore più diffuso fra i visitatori italiani.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Piazza Colonna

Nessuna guida vi dirà che la colonna di Marco Aurelio che vedete non è esattamente quella che vedevano i romani antichi, e non per il santo in cima. Il livello del suolo è cambiato. In antico il monumento sorgeva in un'area sacra recintata, con il basamento decorato da rilievi e un piano di calpestio più basso di parecchi metri rispetto all'attuale piazza: il Campo Marzio si è alzato secolo dopo secolo per effetto delle alluvioni del Tevere e degli accumuli di macerie. Quando Domenico Fontana intervenne nel 1588 e 1589 per conto di Sisto V, non si limitò a restaurare: rifece il basamento, lo rialzò, e ricalibrò il rapporto del monumento con il nuovo livello urbano. Quello che oggi chiamiamo base è in buona parte un'opera tardocinquecentesca costruita con materiali di spoglio provenienti dal Settizodio severiano.

La conseguenza pratica è che le proporzioni percepite sono diverse da quelle progettate. Il monumento antico era pensato per essere visto dal basso, a distanza ravvicinata, dentro un recinto in cui lo spettatore camminava attorno leggendo la spirale; oggi lo guardiamo da un piano rialzato, con l'occhio che parte più in alto, e la parte inferiore del fregio ci arriva quasi frontale. È il motivo per cui le prime spire sembrano sproporzionatamente grandi rispetto alle ultime: non è un errore degli scultori, è il risultato di un cambio di quota avvenuto quattordici secoli dopo.

C'è un secondo dato poco divulgato: la colonna non è mai stata isolata come la vediamo. Fino alla fine dell'Ottocento la piazza era più stretta e disordinata, con edifici addossati e botteghe sui lati; la demolizione del palazzo Piombino nel 1889 e la sistemazione umbertina hanno creato l'attuale respiro rettangolare. La colonna monumentale in mezzo a uno spazio libero è un'immagine moderna, figlia della Roma capitale, non della Roma dei papi e tanto meno di quella degli imperatori.

Il consiglio che ti do per visitare la Piazza Colonna

Il consiglio è uno solo e va preso alla lettera: portate un binocolo, oppure usate lo zoom ottico del telefono, e dedicate alla colonna venti minuti camminandole attorno in senso antiorario, partendo dal lato che guarda Palazzo Chigi. Venti minuti sembrano tanti per una piazza che quasi tutti attraversano in quaranta secondi. Sono esattamente quello che serve per compiere il giro del monumento due volte, una per la vista d'insieme e una per la lettura del fregio.

La ragione tecnica è che il fregio è stato progettato per essere percorso, non guardato da fermi. La spirale sale da sinistra a destra e chi la segue camminando ricostruisce la narrazione nel modo in cui gli scultori l'avevano pensata. Fermarsi da un solo lato significa leggere una pagina ogni ventuno. Con il binocolo, mirate al primo giro completo sopra il basamento: lì si riconosce l'attraversamento del Danubio su un ponte di barche, con i soldati in fila e gli scudi allineati, ed è la scena più leggibile dell'intero monumento.

Secondo elemento del consiglio: l'orario. Andate fra le sette e mezza e le nove del mattino. La luce arriva da est, radente, e ha l'unica inclinazione che produce ombre profonde nei solchi del rilievo; in quel momento le figure escono dal fondo e si distinguono. Verso mezzogiorno, con il sole a picco, il fregio diventa una superficie grigia e uniforme in cui non si legge più niente. La differenza fra i due momenti è tale che, con la luce sbagliata, conviene rimandare.

Terzo elemento: non liquidate la piazza da sola. Costruite un anello di novanta minuti che parta da Piazza Colonna, entri in piazza di Montecitorio per l'obelisco, prosegua per piazza di Pietra e il Tempio di Adriano, tocchi Sant'Ignazio e chiuda al Pantheon. Sono meno di ottocento metri complessivi e coprono il Campo Marzio antico, papale e moderno. Un ultimo avvertimento che vale denaro: diffidate di chi vi propone in piazza visite improvvisate. Le guide abilitate hanno un tesserino della Regione, si qualificano prima e lavorano su appuntamento, come i colleghi di TourLeaderPro.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la colonna di Marco Aurelio imiti la Colonna Traiana lo dicono tutte le guide. Quello che si cita molto meno è la portata della differenza fra le due, che non è stilistica ma politica. La Colonna Traiana, del 113, funziona come un documento: le scene si susseguono in ordine cronologico, il racconto è ordinato, l'imperatore compare come comandante fra i suoi uomini, i Daci sono avversari trattati con dignità, perfino nella morte. La colonna di Marco Aurelio, tre generazioni dopo, abbandona l'ordine cronologico, moltiplica le apparizioni dell'imperatore fino a renderlo onnipresente e mostra il nemico come una massa di vinti, di supplici e di giustiziati.

Il secondo elemento poco citato riguarda la funzione funeraria. La Colonna Traiana conteneva nel basamento le ceneri dell'imperatore, ed era quindi anche un sepolcro. Per la colonna di Marco Aurelio la questione resta aperta: il basamento antico è perduto, e l'ipotesi di una funzione analoga è discussa dagli studiosi senza prove decisive. Chi ve la racconta come certezza vi sta consegnando un'ipotesi. Vale la pena dirlo perché la differenza fra un monumento celebrativo e un sepolcro monumentale non è un dettaglio: cambia il senso dell'intera operazione.

Terzo fatto, banale e trascurato: la colonna è cava e percorribile. Duecentotré gradini nello spessore del marmo, illuminati da feritoie. Tutti sanno che la Colonna Traiana si può salire in occasioni eccezionali; quasi nessuno sa che anche questa ha la sua scala, semplicemente perché non è mai aperta. Quando guardate il fusto e notate quelle fessure scure allineate lungo la spirale, non sono scheggiature: sono le finestre di una scala che nessuno percorre da secoli.

La foto giusta da fare alla Piazza Colonna

La fotografia che quasi tutti scattano è la peggiore possibile: colonna intera inquadrata dal basso, in verticale, con il cielo bianco dietro. Il risultato è una striscia grigia illeggibile in cui non si distingue nulla e la statua in cima diventa un puntino scuro. Ci sono tre inquadrature migliori, e le do in ordine di resa.

La prima è il dettaglio stretto del fregio con teleobiettivo o zoom, puntando le spire fra la terza e la sesta, quelle ancora vicine e ben illuminate dalla luce del mattino. Isolate tre o quattro figure: un gruppo di legionari, una capanna in fiamme, un prigioniero inginocchiato. Una fotografia così racconta il monumento molto meglio di venti fotografie d'insieme, perché restituisce la scala reale delle figure, che sono grandi quasi quanto una persona.

La seconda è la prospettiva dal lato sud della piazza, vicino alla fontana, con l'acqua e i delfini in primo piano sfocati, la colonna al centro e la facciata di Palazzo Chigi sullo sfondo. Si ottiene in un colpo solo l'antico, il papale e il politico, che è il senso di Piazza Colonna. Abbassatevi di cinquanta centimetri rispetto alla posizione naturale: il bordo della vasca entra in quadro e dà profondità.

La terza, la più riuscita, si scatta da sotto il portico di Palazzo Wedekind, fra le colonne ioniche venute da Veio. Usate due fusti antichi come cornice laterale e inquadrate la colonna di Marco Aurelio nel varco fra i due. La foto contiene allora marmo etrusco del periodo arcaico, marmo imperiale del secondo secolo e la sede del Governo italiano, tutto dentro lo stesso rettangolo. Il momento giusto è il tardo pomeriggio, quando il portico è in ombra e la piazza ancora illuminata: il contrasto fa il lavoro al posto vostro. Per le fotografie verso Palazzo Chigi una regola di buon senso: fotografate il palazzo quanto volete, evitate primi piani insistiti sui militari di guardia e sui loro presidi.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Piazza Colonna ha ospitato più storia di quanta ne mostri. Il primo avvenimento è la costruzione stessa del monumento, fra il 176 e il 193: un cantiere ventennale, con blocchi di marmo lunense portati via mare e via fiume dalle Apuane e sollevati uno sull'altro nel mezzo del Campo Marzio, mentre sul Danubio si combatteva ancora. La dedica avvenne quando Marco Aurelio era già morto, per volontà del figlio Commodo.

Il secondo avvenimento è sismico e distruttivo: i terremoti dell'847 e dell'849, che torsero i rocchi della colonna, abbatterono buona parte del settore meridionale del Colosseo e con ogni probabilità fecero cadere la meridiana augustea a poche decine di metri da qui. In due anni il quartiere perse due dei suoi monumenti e ne ebbe uno storpiato. La colonna restò in piedi, e il fatto che ci sia riuscita è la ragione per cui oggi abbiamo qualcosa da guardare.

Il terzo avvenimento è il restauro sistino del 1588 e 1589. Sisto V regnò cinque anni e in quei cinque anni riscrisse la faccia di Roma: obelischi rialzati, strade tracciate, acquedotti ripristinati, colonne imperiali coronate con gli apostoli. Il cantiere di Domenico Fontana su questa colonna fu una delle operazioni più spettacolari dell'intera campagna, e comportò la perdita definitiva dei rilievi del basamento antico. Fu insieme un salvataggio e una distruzione: senza quell'intervento la colonna probabilmente non sarebbe arrivata intatta all'Ottocento, ma il prezzo pagato in materiale antico fu altissimo.

Il quarto avvenimento è la trasformazione urbanistica della Roma capitale: la demolizione del palazzo Piombino nel 1889, la regolarizzazione della piazza, l'apertura della galleria nel 1922, e prima di tutto ciò la ricostruzione di Palazzo Wedekind voluta da Gregorio XVI nel 1838 con le colonne di Veio. Nell'arco di ottant'anni la piazza cambiò forma, dimensioni e funzione, passando da spazio di mercato e di passaggio a salotto della borghesia cittadina.

Il quinto avvenimento è politico e dura tuttora. Dal 1916 lo Stato italiano possiede Palazzo Chigi; dagli anni Venti l'edificio ospitò il Ministero degli Esteri; dal 29 marzo 1961 è la sede della Presidenza del Consiglio dei ministri. Da sessant'anni quel portone è il punto in cui entrano ed escono i governi della Repubblica, e la piazza davanti è il luogo fisico in cui l'opinione pubblica italiana si affaccia sul potere esecutivo: cortei, presidi, dirette televisive, annunci notturni dopo i consigli dei ministri più lunghi. Nessun'altra piazza di Roma tiene insieme un fregio del secondo secolo e le cronache di ieri sera.

Chi è passato dalla Piazza Colonna

Il primo nome è quello di Marco Aurelio, che di questa piazza è la ragione d'essere pur non avendola mai vista come piazza: morì nel 180 e il monumento fu completato dopo. Il secondo è Commodo, suo figlio, che ne volle il compimento. Il terzo è Sisto V, il papa marchigiano che in cinque anni di pontificato, dal 1585 al 1590, riorganizzò Roma e fece coronare questa colonna con la statua di san Paolo nel 1589, insieme al suo architetto Domenico Fontana, l'uomo che aveva già spostato l'obelisco vaticano davanti a San Pietro.

Da qui è passato Giacomo Della Porta, che nel 1575 disegnò la fontana su incarico di Gregorio XIII. Ci sono passati Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana, autori a trenta metri di distanza della facciata convessa e del campanile a vela di Montecitorio. Ci è passato Pietro da Cortona, che nel 1660 progettò di spostare la fontana in piazza Santi Apostoli, progetto abbandonato nel 1666 alla morte di Alessandro VII.

Poi vengono i viaggiatori. Johann Wolfgang Goethe attraversò questa piazza durante il suo soggiorno romano e ne lasciò una riga nel Viaggio in Italia, datata 24 luglio 1787: annotò di aver visto la piazza della colonna con Palazzo Chigi illuminato dalla luna e la colonna che spiccava nel cielo notturno con il piedistallo bianco e abbagliante. È forse la più bella descrizione notturna di Piazza Colonna, e funziona ancora oggi: provate a verificarla di persona, una sera di luna piena, mettendovi sul lato del Corso.

Nel Settecento ci passarono i vedutisti, e prima di loro Giovanni Battista Falda, che nel Seicento incise la piazza in una delle tavole più riprodotte della sua raccolta di vedute romane: la stampa mostra la colonna, la fontana e l'assetto degli edifici prima dei rifacimenti ottocenteschi, ed è il documento visivo più utile per capire quanto la piazza sia cambiata.

Nell'Ottocento e nel Novecento è passata di qui tutta la vita pubblica italiana: ministri, ambasciatori austriaci fino alla Grande Guerra, giornalisti del Tempo che scendevano dal portico di Palazzo Wedekind, e naturalmente Alberto Sordi, romano, che della galleria affacciata su questa piazza porta il nome dal 2003. Il primo a passare di qui, però, resta un liberto o uno schiavo senza nome che nel secondo secolo dopo Cristo tirava su un blocco di marmo con un argano di legno. Il fregio celebra un imperatore; il monumento lo hanno fatto loro.

Domande veloci sulla Piazza Colonna

Quanto costa entrare a Piazza Colonna?

Nulla. Piazza Colonna è uno spazio pubblico all'aperto, accessibile gratuitamente a qualunque ora del giorno e della notte, senza biglietto e senza prenotazione.

Serve prenotare per visitare Piazza Colonna?

No. Nessuna prenotazione è richiesta per la piazza e per la colonna di Marco Aurelio. La prenotazione serve soltanto per le aperture straordinarie di Palazzo Chigi, che vengono annunciate dalla Presidenza del Consiglio sul proprio sito ufficiale e hanno posti limitati.

Quanto tempo serve per visitare Piazza Colonna?

Venti minuti per guardare la colonna come merita, camminandole attorno due volte. Novanta minuti se costruite l'anello che comprende piazza di Montecitorio, piazza di Pietra, Sant'Ignazio e il Pantheon.

Si può salire sulla colonna di Marco Aurelio?

No. Dentro il fusto esiste una scala a chiocciola di duecentotré gradini illuminata da feritoie, ma non è aperta al pubblico e non esistono visite autorizzate che portino in cima.

Quanto è alta la colonna di Marco Aurelio?

Il fusto misura 29,617 metri, pari a cento piedi romani. Con la base il monumento raggiunge circa 42 metri, e il complesso originario, con il basamento antico e la statua, sfiorava i cinquanta metri.

Chi è la statua in cima alla colonna di Piazza Colonna?

È san Paolo, in bronzo, collocata nel 1589 per volontà di papa Sisto V nell'ambito del restauro diretto da Domenico Fontana. La statua antica raffigurava Marco Aurelio e andò perduta nel Medioevo.

Perché l'iscrizione parla di Antonino Pio?

Perché l'iscrizione cinquecentesca attribuisce erroneamente il monumento ad Antonino Pio. L'errore non è mai stato corretto e si legge ancora sul basamento.

Quante scene ha il fregio della colonna di Marco Aurelio?

Centosedici scene, distribuite su ventuno giri di spirale. Il fregio è alto circa un metro e mezzo e, se fosse srotolato, supererebbe i centodieci metri.

Che differenza c'è fra la colonna di Piazza Colonna e la Colonna Traiana?

La Colonna Traiana, del 113, ha ventitré spire, un racconto in ordine cronologico e un rilievo più raffinato. Quella di Marco Aurelio ha ventuno spire, figure più grandi e leggibili da terra, nessun ordine cronologico rigoroso e uno stile che anticipa l'arte tardoantica. Entrambe misurano cento piedi romani di fusto.

Si possono fare foto a Piazza Colonna?

Sì, la piazza è pubblica e si fotografa liberamente. Buon senso davanti a Palazzo Chigi: evitate primi piani insistiti sul personale di sicurezza e sui dispositivi di controllo.

Si può visitare Palazzo Chigi?

Solo in occasione di aperture straordinarie annunciate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri sul sito ufficiale, con prenotazione obbligatoria. Non esiste una biglietteria né una visita libera: è un edificio governativo in funzione.

Piazza Colonna è accessibile in sedia a rotelle?

Sì. La piazza è pianeggiante e senza gradini; il fondo in sampietrini e lastre comporta le vibrazioni tipiche del selciato romano. La Galleria Alberto Sordi ha ingressi a raso e ascensori interni.

Ci sono bagni pubblici a Piazza Colonna?

Non in piazza. La soluzione più comoda sono i servizi della Galleria Alberto Sordi, all'interno del percorso commerciale che collega la piazza a via del Corso.

Piazza Colonna è adatta ai bambini?

Molto. Non c'è traffico sul lastricato interno, c'è spazio per muoversi, la fontana con i delfini li attrae sempre e il fregio, guardato con un binocolo come una caccia al tesoro, li tiene occupati a lungo.

Qual è l'orario migliore per andare a Piazza Colonna?

Fra le sette e mezza e le nove del mattino: la luce radente da est è l'unica che renda leggibile il rilievo del fregio. La sera la piazza illuminata offre il miglior colpo d'occhio d'insieme, ma il fregio si appiattisce.

Come si arriva a Piazza Colonna con la metropolitana?

Non esiste una fermata in piazza. Le due più vicine sono Barberini e Spagna, entrambe sulla linea A: dalla prima sono nove o dieci minuti a piedi, dalla seconda circa un quarto d'ora.

Si può arrivare a Piazza Colonna in auto?

Sconsigliato. L'area appartiene alla zona a traffico limitato del centro storico e il tratto adiacente di via del Corso è pedonale in molte fasce orarie. Meglio arrivare a piedi o con il trasporto pubblico.

Che cos'è il palazzo con il portico su Piazza Colonna?

È Palazzo Wedekind, ricostruito nel 1838 per volontà di Gregorio XVI su disegno di Pietro Camporese il Giovane. Il portico ha sedici colonne, undici delle quali sono colonne ioniche antiche provenienti dagli scavi della città etrusca di Veio.

Qual è la differenza fra Galleria Colonna e Galleria Alberto Sordi?

Sono lo stesso luogo: la galleria fu inaugurata il 20 ottobre 1922 come Galleria Colonna e fu intitolata ad Alberto Sordi alla riapertura del 7 dicembre 2003, dopo la morte dell'attore avvenuta il 24 febbraio di quell'anno. Da non confondere con la Galleria Colonna della famiglia principesca, che è un'altra cosa e si trova altrove in città.

Che cos'è l'obelisco accanto a Piazza Colonna?

È l'obelisco di Montecitorio, in granito rosso, fatto realizzare dal faraone Psammetico II e portato a Roma da Augusto nel 10 avanti Cristo per fungere da gnomone della grande meridiana del Campo Marzio. Fu rialzato nella posizione attuale nel 1792 dall'architetto Giovanni Antinori.

Che cos'è il miracolo della pioggia raffigurato sulla colonna?

È la scena in cui una divinità della pioggia, identificata con Giove Pluvio, spalanca le braccia da cui scende l'acqua: i romani bevono, i nemici annegano. Le fonti antiche riferiscono l'episodio in modi discordanti, chi attribuendolo a un mago egiziano e chi alla preghiera dei soldati cristiani.

Piazza Colonna è sempre aperta?

Sì, è una piazza pubblica senza cancelli, percorribile ventiquattro ore su ventiquattro. In occasione di manifestazioni, vertici o eventi istituzionali l'accesso può essere temporaneamente limitato dalle forze dell'ordine.

Che cosa vedere vicino a Piazza Colonna?

Piazza di Montecitorio con l'obelisco a due minuti, il Tempio di Adriano in piazza di Pietra a due minuti, Sant'Ignazio a sei, il Pantheon a sei, la Fontana di Trevi a sette, San Lorenzo in Lucina a cinque, Piazza di Spagna a tredici.

Vale la pena una guida per Piazza Colonna?

Per la piazza in sé no, per il fregio della colonna sì. Il rilievo va letto scena per scena e un'ora di spiegazione competente cambia completamente quello che portate a casa.

Piazza Colonna vale una sosta anche di sera?

Sì, ed è il momento in cui la piazza dà il meglio come insieme: Palazzo Chigi illuminato, la colonna che si staglia contro il cielo, il Corso quasi vuoto dopo le ventitré.

Dove trovo una guida in inglese su Roma per un amico straniero?

Le guide in inglese sulla città, con itinerari e cose da vedere, sono raccolte nella pagina delle trenta cose da fare a Roma di ItalyPlanner.

Il consiglio finale su Piazza Colonna

Se dovessi scegliere una sola cosa da far guardare a chi ha due giorni a Roma e li vuole spendere bene, non sarebbe il Colosseo. Sarebbe il primo giro di spirale della colonna di Marco Aurelio, alle otto del mattino, con un binocolo in mano e nessuno attorno. In quei tre metri di marmo c'è un esercito che attraversa un fiume, un impero che comincia ad avere paura e un modo di scolpire che sta cambiando sotto gli occhi di chi guarda. Costa zero, dura venti minuti e resta addosso per anni. Poi andate pure a fare la coda altrove: ve la sarete meritata.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

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RiassuntoPiazza Colonna a Roma deve il suo nome alla Colonna di Marco Aurelio che qui sorge sin dall'antichità, e che dà il nome anche all'omonimo Rione Colonna, di cui la piazza fa parte.
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