Arco di Costantino
L'Arco di Costantino si trova a Roma in via di San Gregorio, all'angolo con piazza del Colosseo, nella zona pedonale compresa fra l'anfiteatro Flavio e le pendici del Palatino: l'indirizzo che si dà al tassista è semplicemente piazza del Colosseo. Si guarda gratis, a qualunque ora del giorno e della notte, perché l'arco è fuori dalla recinzione del Parco archeologico del Colosseo e le sue quattro facce si girano a piedi senza biglietto e senza prenotazione; l'interno dell'attico non si visita. Il biglietto serve solo se poi si vuole entrare nel Colosseo, nel Foro e sul Palatino, con tariffe e prenotazione sul sito ufficiale del Parco. Si arriva con la metro B, fermata Colosseo, uscita su piazza del Colosseo, e l'arco è a duecento metri; in superficie fermano alla stessa piazza le linee 51, 75, 87, 117 e 118, mentre il 75 e l'81 fermano in via di San Gregorio e in via Celio Vibenna, sul lato sud, a un minuto dai fornici; il tram 3 ha la fermata Colosseo. In automobile non conviene: tutta l'area è chiusa al traffico privato e i parcheggi più vicini sono quelli a pagamento dalle parti di via Labicana e del Celio. Per una visita completa dell'arco servono quaranta minuti; per farla come si deve, con un binocolo e la testa all'insù, un'ora buona.
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✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
L'Arco di Costantino è la porta d'ingresso naturale ai musei e monumenti di Roma che raccontano l'Impero: chi lo legge bene, prima di salire al Colosseo o al Foro, entra dopo con occhi diversi. E per chi arriva da fuori, ItalyPlanner ha una guida in inglese dedicata all'Arch of Constantine.
Che cosa è l'Arco di Costantino
L'Arco di Costantino è un arco trionfale a tre fornici: un passaggio centrale, largo 6,50 metri e alto 11,45, affiancato da due passaggi laterali più piccoli. Il prospetto misura 21 metri di altezza con l'attico, circa 25,9 metri di larghezza (alcune misurazioni danno 25,70) e 7,40 metri di profondità. È il più grande dei tre archi trionfali sopravvissuti a Roma: gli altri due sono l'arco di Tito, eretto fra l'81 e il 90 circa, e l'arco di Settimio Severo, del 202-203, entrambi dentro il Foro Romano. Rispetto a quei due, l'Arco di Costantino ha una qualità in più che lo rende unico: oltre a essere un monumento, è un vero museo di scultura romana ufficiale, straordinario per ricchezza e importanza, perché sulle sue pareti convivono rilievi di quattro epoche diverse, dall'età di Traiano a quella di Costantino, e chi sa leggerli vede in un solo colpo d'occhio due secoli di storia dell'arte romana.
La collocazione non fu casuale. L'arco sorge fra il Palatino e il Celio, sul tratto finale dell'antico percorso dei trionfi: la via Triumphalis, che dal Circo Massimo risaliva verso il Colosseo per piegare poi lungo la via Sacra e arrivare al Campidoglio. Ogni generale vittorioso, dalla Repubblica in poi, era passato di qui. Costruire l'arco in questo punto significava iscriversi in quella fila.
Un dettaglio che sorprende sempre i miei gruppi: dell'Arco di Costantino, come dell'arco di Tito, le fonti letterarie antiche non parlano quasi mai. Quello che sappiamo con certezza deriva in gran parte dalla lunga iscrizione di dedica, ripetuta identica sulle due facce principali dell'attico, e dagli scavi e dagli studi degli ultimi due secoli. Un monumento così enorme, e un silenzio quasi totale degli scrittori: è una delle stranezze più eloquenti dell'archeologia romana.

Perché fu costruito l'Arco di Costantino: Ponte Milvio e i decennalia
L'Arco di Costantino fu dedicato dal Senato e dal popolo romano per commemorare la vittoria di Costantino I su Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio, combattuta il 28 ottobre 312 pochi chilometri a nord della città, lungo il Tevere. Fu inaugurato nel 315, in occasione dei decennalia, i dieci anni di regno dell'imperatore: la data più accreditata per la dedica è il 25 luglio 315. Tre anni di cantiere per un monumento di queste dimensioni sono pochissimi, ed è uno dei motivi per cui gran parte della decorazione fu presa da monumenti più antichi, come vedremo.
Il punto politico va detto con chiarezza, perché spiega tutto il resto. Massenzio non era un usurpatore qualsiasi: era un tetrarca al pari di Costantino, aveva governato da Roma per sei anni ed era stato ben voluto dai romani proprio perché aveva esercitato il potere dall'antica capitale, riportandovi un'attività edilizia che la città non vedeva da decenni, dalla basilica di Massenzio al circo sulla via Appia. Costantino, vincitore di una guerra civile, doveva quindi stabilire la legittimità della propria successione davanti a una città che aveva amato lo sconfitto. La soluzione fu ideologica: presentarsi come il restauratore dell'età felice del II secolo, l'età dei «buoni imperatori» Traiano, Adriano e Marco Aurelio. Da qui la scelta di incastonare sull'arco i rilievi di quei tre imperatori, con le teste rilavorate per dare loro le sembianze di Costantino. Il messaggio era limpido per chiunque passasse sotto i fornici: l'erede dei grandi è tornato.
Costantino, il cristianesimo e l'Arco di Costantino
La tradizione agiografica racconta l'apparizione della Croce a Costantino prima della battaglia di Ponte Milvio, e lo storico Eusebio di Cesarea riferisce l'episodio. Ma all'epoca della costruzione dell'Arco di Costantino l'imperatore non aveva ancora reso pubblica alcuna simpatia verso il cristianesimo. Nel 313 aveva ribadito la libertà di culto per tutte le popolazioni dell'Impero; solo nel 325 avrebbe partecipato al concilio di Nicea. Nell'iscrizione dell'attico compare la discussa formula instinctu divinitatis, «per ispirazione divina», che ha alimentato discussioni lunghe un secolo fra gli studiosi: è verosimile che l'allusione fosse volutamente oscura, e che Costantino mantenesse una calcolata equidistanza fra le religioni, anche per ragioni di interesse politico. Il monoteismo gli appariva come possibile base ideologica del potere imperiale, affine in questo al culto dinastico del Sol Invictus, ma il passo decisivo non era ancora stato compiuto.
L'arco stesso lo dimostra. Fra i suoi rilievi compaiono scene di sacrificio a diverse divinità pagane, nei tondi adrianei; busti di divinità sono inseriti nei passaggi laterali; altre divinità erano scolpite sulle chiavi d'arco. Eppure un'assenza pesa più di tutte queste presenze: fra i pannelli riciclati dal monumento di Marco Aurelio furono lasciati fuori proprio i tre che raffigurano il trionfo e il sacrificio capitolino, cioè la più alta cerimonia della religione di Stato pagana, e quei tre pannelli oggi sono ai Musei Capitolini, nel Palazzo dei Conservatori. Chi decise che cosa mettere e che cosa lasciare in magazzino sapeva perfettamente ciò che faceva. La mia opinione, dopo anni davanti a queste pareti: l'Arco di Costantino non è un monumento cristiano né pagano, è un monumento di un uomo che non voleva ancora scegliere, e questo lo rende molto più interessante di un manifesto.
Come è costruito l'Arco di Costantino
I piloni dell'Arco di Costantino sono in opera quadrata di marmo, cioè blocchi squadrati sovrapposti a secco; l'attico, che ospita al suo interno uno spazio accessibile, è invece in muratura e cementizio rivestita all'esterno di blocchi marmorei. I marmi bianchi impiegati sono di qualità diverse, reimpiegati indifferentemente da monumenti più antichi, e di reimpiego sono anche buona parte degli elementi architettonici e delle sculture. Il materiale arrivava dai depositi e dai magazzini dell'Urbe e delle zone vicine: un reimpiego massiccio di spoglie di epoche e provenienze diverse, adattate e rilavorate per l'assemblaggio.
La struttura architettonica riprende molto da vicino l'arco di Settimio Severo nel Foro Romano, davanti ai Mercati di Traiano: tre fornici inquadrati da colonne sporgenti su alti plinti. Anche alcuni temi decorativi, come le Vittorie nei pennacchi del fornice centrale, sono presi dal medesimo modello. La cornice dell'ordine principale è fatta di elementi rettilinei di reimpiego, datati all'età antonina o primo-severiana, integrati da copie costantiniane per gli elementi sporgenti sopra le colonne, scolpiti con più cura sulla fronte che sui fianchi. Di reimpiego sono i capitelli corinzi, sempre antonini, i fusti rudentati in marmo giallo antico e le basi delle colonne; capitelli e basi delle lesene retrostanti sono copie costantiniane, mentre i fusti delle lesene, probabilmente antichi anch'essi, furono quasi tutti sostituiti nei restauri del Settecento. Di epoca domizianea, con rilavorazioni successive, è il coronamento di imposta del fornice centrale. Di età costantiniana sono gli archivolti del fornice centrale e tutti gli elementi lisci: coronamenti e zoccoli, fregio, architrave e basi dell'ordine principale, archivolti e coronamenti d'imposta dei fornici laterali, che presentano modanature semplificate e un andamento non sempre allineato. Chi si mette con il naso a un metro dallo zoccolo vede le linee che non combaciano: è la firma di un cantiere che andava di fretta.
L'ipotesi di un arco più antico sotto l'Arco di Costantino
Le indagini nelle fondazioni condotte a fine anni Novanta e all'inizio del Duemila hanno riaperto una questione seria: secondo una parte degli studiosi la struttura potrebbe essere stata costruita già in età adrianea e poi pesantemente rimaneggiata all'epoca di Costantino, con lo spostamento delle colonne, il rifacimento dell'attico e l'inserimento del grande fregio traianeo. In questa lettura i tondi adrianei si troverebbero sull'arco fin dalla prima edificazione. Un'altra corrente ha proposto che Costantino abbia completato un arco iniziato da Massenzio. Contro l'idea di una collocazione originaria dei tondi sta però un dato materiale: le loro incorniciature furono rilavorate per essere inserite nella nuova posizione, e questo mal si concilia con un semplice riassetto. La questione è aperta; in pagina do la lettura tradizionale, che resta la più diffusa, ma chi ama l'archeologia sappia che sotto l'Arco di Costantino c'è ancora una domanda senza risposta definitiva.
Le iscrizioni dell'Arco di Costantino
Al centro dell'attico, su entrambe le facce, l'Arco di Costantino porta la stessa iscrizione dedicatoria:
| (LA)«IMP(eratori) · CAES(ari) · FL(avio) · CONSTANTINO · MAXIMO · P(io) · F(elici) · AVGUSTO · S(enatus) · P(opulus) · Q(ue) · R(omanus) · QVOD · INSTINCTV · DIVINITATIS · MENTIS · MAGNITVDINE · CVM · EXERCITV · SVO · TAM · DE · TYRANNO · QVAM · DE · OMNI · EIVS · FACTIONE · VNO · TEMPORE · IVSTIS · REM-PUBLICAM · VLTVS · EST · ARMIS · ARCVM · TRIVMPHIS · INSIGNEM · DICAVIT ·» | (IT)«All'imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo Pio Felice Augusto, il Senato e il popolo romano, poiché per ispirazione divina e per la grandezza del suo spirito in una sola volta con il suo esercito ha vendicato lo Stato, per mezzo di una giusta guerra, sia dal tiranno che da ogni sua fazione, dedicarono questo arco insigne per trionfi.» |
| (CIL VI, 1139 = ILS 694) | |
Le lettere erano in origine di bronzo dorato, incastrate nei fori che ancora si vedono; oggi si legge il solco. La parola «tiranno» è Massenzio, mai nominato: la damnatio del nome era un'arma politica quanto la spada. Altre iscrizioni si trovano sulle pareti interne del fornice centrale, LIBERATORI · VRBIS e FVNDATORI · QVIETIS, «al liberatore della città» e «al fondatore della quiete», e al di sopra dei fornici laterali: sulla facciata nord VOTIS · X · VOTIS · XX, sulla facciata sud SIC · X · SIC · XX. Queste ultime si riferiscono alla celebrazione dei decennalia e all'auspicio per i vicennalia, i festeggiamenti per i dieci e per i venti anni di regno: in pratica un augurio inciso nel marmo, «così per i dieci, così per i venti».

Lo schema decorativo dell'Arco di Costantino, livello per livello
Prima di scendere nei dettagli conviene fissare la mappa, perché l'Arco di Costantino si legge dall'alto verso il basso e per epoche. Nella parte più alta, l'attico, al centro dei lati maggiori compare l'ampia iscrizione, affiancata da coppie di rilievi rettangolari dell'epoca di Marco Aurelio; sui lati minori dell'attico sono murate lastre di un fregio di epoca traianea, di cui altre lastre si trovano nel passaggio del fornice maggiore. In corrispondenza delle colonne, sull'attico, poggiano le statue a tutto tondo dei Daci prigionieri in marmo pavonazzetto, anch'esse traianee. Al livello inferiore, sui lati principali, sopra i due fornici minori, sono collocate coppie di tondi dell'epoca di Adriano, un tempo incorniciati da lastre di porfido rosso. Sui lati minori, alla stessa altezza, la serie dei tondi adrianei è completata da due tondi realizzati appositamente in epoca costantiniana. Sotto i tondi corre un lungo fregio a bassorilievo, scolpito sui blocchi in età costantiniana, che gira su tutti e quattro i lati. Altri bassorilievi costantiniani si trovano sopra gli archi (Vittorie e Fiumi) e sui plinti delle colonne.
Perché l'Arco di Costantino riusa i rilievi degli altri imperatori
I rilievi riutilizzati richiamano le figure dei «buoni imperatori» del II secolo, Traiano, Adriano e Marco Aurelio, e a loro viene assimilata a fini propagandistici la figura di Costantino. L'uso di materiale di recupero da monumenti antichi, che divenne abituale proprio a partire da questi anni, fu dettato, almeno nella scelta di cosa apporre sull'Arco di Costantino, da valori più simbolici che pratici: si presero «citazioni» degli imperatori più amati e le loro teste vennero rilavorate con le sembianze di Costantino, che si proponeva come loro diretto erede. Nello scolpire le nuove teste, oggi in gran parte sostituite dai restauri settecenteschi con alcune lacune nei pannelli aureliani, alcune furono dotate del nimbus, il disco luminoso che è l'antenato dell'aureola, come mostrano tracce superstiti: era il simbolo della maiestas imperiale, e solo più tardi sarebbe diventato un segno di santità cristiana. Può darsi che nei quattro tondi adrianei con scene di sacrificio le teste raffigurassero anche Licinio, il collega di Costantino, o Costanzo Cloro, suo padre.
I rilievi si dispongono, insieme a quelli eseguiti appositamente, in modo simmetrico sulle due facciate (nord e sud) e sui due lati corti (est e ovest). Come è tipico negli archi romani decorati da rilievi, sulla facciata esterna, rivolta a sud verso chi entrava in città, prevalgono le scene di guerra; sulla facciata interna, rivolta a nord verso la città, le scene di pace. È una grammatica precisa: se avete solo dieci minuti, guardate il lato sud per l'esercito e il lato nord per il buon governo.
Il grande fregio traianeo sull'Arco di Costantino
Sull'Arco di Costantino sono reimpiegate in tutto otto lastre di un unico grande fregio alto circa 3 metri, con scene di battaglia, in marmo pentelico, cioè greco, delle cave dell'Attica. Coppie di lastre contigue compongono i quattro pannelli a rilievo collocati sulle pareti laterali del fornice centrale e sui lati corti dell'attico. Il fregio raffigurava le gesta di Traiano nelle campagne di conquista della Dacia (102-107) e proveniva probabilmente dal Foro di Traiano, forse dalla basilica Ulpia o da un edificio del complesso. Doveva essere completato da altre lastre, in parte perdute e in parte riconosciute in frammenti conservati al Louvre, all'Antiquarium Forense e alla Galleria Borghese: la ricostruzione della lunghezza complessiva e l'individuazione della collocazione originaria sono ancora discusse. Le teste dell'imperatore nelle lastre reimpiegate furono tutte rilavorate come ritratti di Costantino. I calchi delle lastre sono ricomposti nella loro unità al Museo della Civiltà Romana, all'EUR, che consiglio a chi vuole vedere il racconto per intero e ad altezza d'occhio.
Le scene del fregio traianeo sull'Arco di Costantino
Nelle parti combacianti sull'Arco di Costantino il fregio raffigura, da destra a sinistra, la conquista di un villaggio dacico da parte della cavalleria e della fanteria romana, che spingono avanti i prigionieri; in secondo piano i soldati, sullo sfondo delle capanne del villaggio, mostrano le teste mozzate dei barbari. I prigionieri sono incalzati dall'altro lato da una carica della cavalleria guidata dall'imperatore in persona, seguito dai signiferi e dai cornicini. Infine si vede Traiano che entra a Roma, incoronato da una Vittoria e condotto verso la città dalla personificazione della Virtus in abito amazzonico. Il pannello più leggibile per un visitatore è quello sulla parete interna del fornice centrale, perché è all'altezza giusta e in ombra: prendetevi il tempo di contare le teste mozzate, un dettaglio che l'arte ufficiale romana non nascondeva affatto.
Lo stile del fregio traianeo e il confronto con la Colonna
Il fregio storico, dove i Daci sono ben riconoscibili nei loro costumi, con i berretti e le tuniche lunghe, è stato confrontato con i rilievi della Colonna Traiana fino a ipotizzare la presenza dello stesso maestro nelle due opere. Qui mancano però gli intenti di fedele ricostruzione degli avvenimenti e della sequenza temporale, anche se alcune scene si somigliano: la scena 51 della Colonna, in cui Traiano riceve le teste di due capi daci, e le scene di cavalleria alla carica. Se si tratta della stessa mano, almeno nei disegni e nella concezione, siamo comunque davanti a due contenuti diversi, narrativo-cronistico sulla Colonna e celebrativo-simbolico sul fregio, espressi con linguaggi differenti, nonostante tratti comuni inconfondibili come il solco di contorno delle figure, alcuni schemi compositivi e il ritratto dei barbari vinti come avversari onorevoli. La presenza della scena dell'adventus, il ritorno, che sulla Colonna non c'è, forma una sorta di continuazione del racconto delle imprese di Traiano. Lo stile è «baroccheggiante»: composizione affollata e complessa, ricco chiaroscuro, notevole senso della spazialità dato dagli elementi non disposti su uno sfondo piatto ma variamente fluttuanti, teste, alberi, lance. Per chi conosce la Colonna, il confronto dal vivo è una lezione di storia dell'arte gratuita.
I Daci dell'Arco di Costantino
Sempre dal Foro di Traiano provengono le otto statue di prigionieri Daci in marmo pavonazzetto, un marmo bianco venato di viola cavato in Frigia, collocate su basamenti di marmo cipollino sull'attico, in asse con le colonne. A venti metri d'altezza guardano in basso con dignità composta, le mani incrociate davanti, e sono la prova visibile che Costantino voleva Traiano al proprio fianco: nel Foro di Traiano queste figure ornavano l'attico dei portici, e chiunque a Roma nel 315 lo sapeva. Le teste e le mani delle sculture, e una delle figure per intero in marmo bianco, si devono al restauro settecentesco di Pietro Bracci. Osservate quella figura tutta bianca: è la più facile da individuare ed è un buon esercizio per capire quanto un restauro del Settecento potesse essere disinvolto.

I tondi adrianei dell'Arco di Costantino
Otto rilievi circolari dell'epoca di Adriano, alti oltre 2 metri, sono collocati sopra i fornici laterali sulle due facciate dell'Arco di Costantino, inseriti a due a due in un campo rettangolare che in origine era ricoperto da lastre di porfido, la pietra rossa d'Egitto riservata agli imperatori: immaginate i tondi bianchi su fondo rosso cupo, e capirete l'effetto voluto. L'attribuzione all'epoca adrianea si fonda su fattori stilistici, sulla scelta delle scene e soprattutto sulla presenza, almeno tre volte, della figura ben nota di Antinoo, il giovane amato da Adriano, morto nel Nilo nel 130 e divinizzato. La cronologia dell'opera è fissata fra il 130 e il 138, l'anno della morte dell'imperatore.
Le scene dei tondi adrianei
I tondi raffigurano alternativamente scene di caccia (partenza per la caccia, caccia all'orso, al cinghiale, al leone) e scene di sacrificio a divinità pagane, collegate ciascuna a una delle cacce: Silvano, Diana, Apollo, Ercole. Anche qui le teste dell'imperatore furono rilavorate: sui tondi della facciata sud come ritratti di Costantino nelle scene di sacrificio e di Licinio o di Costanzo Cloro nelle scene di caccia, e viceversa sulla facciata nord. Alle effigi di Costantino fu aggiunto il nimbus, ormai spettante alla maiestas imperiale. Affiancano l'imperatore due o tre personaggi, a cavallo in due dei rilievi di caccia e a piedi negli altri. Le composizioni sono studiate con cura attorno alla figura imperiale e gli sfondi sono essenziali, secondo le convenzioni dell'arte ellenistica: fronde di alberi, un arco che simboleggia la partenza. L'esecuzione è finissima, come mostrano i panneggi, le teste, la cura dei dettagli. Del tutto assente è l'enfasi e la partecipazione narrativa del fregio traianeo, risolta qui in una misurata compostezza. Il tema della caccia, che proprio Adriano riportò in voga, è connesso all'esaltazione eroica del sovrano secondo uno schema che risale ad Alessandro Magno ed è tipico delle antiche civiltà orientali; più incerto resta il motivo della presenza dei quattro sacrifici campestri. Per me i tondi sono la parte più bella dell'Arco di Costantino, e anche la più sottovalutata: la gente fotografa le statue dei Daci e ignora otto capolavori di scultura classica a portata di sguardo.
Da dove vengono i tondi dell'Arco di Costantino
La provenienza dei tondi è discussa. L'ipotesi più seguita è un monumento dedicato ad Antinoo situato sul Palatino; meno probabile la provenienza dal tempio del Divo Traiano o da un arco all'ingresso di quel tempio, perché le scene di caccia sarebbero incompatibili con un monumento postumo. Esiste anche l'ipotesi, di cui ho detto sopra, che i tondi fossero originariamente proprio sull'arco, adrianeo nella prima edificazione e ricomposto e ridecorato all'epoca di Costantino; la rilavorazione delle incorniciature per l'inserimento nella nuova collocazione sembra però smentirla. Chi vuole vedere altra scultura adrianea di questo livello ha una sola scelta: Villa Adriana a Tivoli, dove la stessa mano colta produsse un mondo intero.

I pannelli di Marco Aurelio sull'Arco di Costantino
Sull'attico, ai lati dell'iscrizione, sono murati otto rilievi rettangolari alti più di 3 metri che raffigurano episodi delle imprese di Marco Aurelio contro i Quadi e i Marcomanni, le popolazioni germaniche del Danubio definitivamente sconfitte nel 175. Le teste dell'imperatore furono rilavorate anche qui, probabilmente come ritratti di Costantino e di Licinio; le teste attuali sono però quelle del restauro del Settecento e raffigurano Traiano, perché all'epoca i rilievi erano attribuiti a quell'imperatore. Fanno forse parte della stessa serie altri tre rilievi, analoghi per dimensioni ma con alcune differenze stilistiche, oggi esposti al Palazzo dei Conservatori in Campidoglio. In ogni caso il medesimo soggetto delle imprese e la presenza costante, alle spalle dell'imperatore, di un personaggio identificato con Tiberio Claudio Pompeiano, genero e per un certo periodo successore in pectore di Marco Aurelio, fanno propendere per un'origine comune di tutti i rilievi.
Facciata meridionale dell'Arco di Costantino: i quattro pannelli di guerra
Sulla facciata sud, da sinistra a destra, l'ordine attuale dei pannelli segue la ricostruzione delle guerre marcomanniche.
- Rex datus, la presentazione all'imperatore di un capo barbaro sottomesso: Marco Aurelio, accompagnato da Pompeiano, presenta al gruppo dei barbari il nuovo re tributario a lui sottomesso, forse Furzio; sullo sfondo un edificio dell'accampamento e, dietro ai barbari, aquiliferi con le insegne.
- Captivi, i prigionieri condotti all'imperatore: Marco Aurelio e Pompeiano, su un basso tribunal alla presenza di soldati con vessilli, giudicano un principe barbaro dai capelli folti e corvini, spinto verso di loro con le mani legate dietro la schiena; sullo sfondo un albero. Il particolare curioso è che i soldati che accompagnano i prigionieri sembrano appartenere, a giudicare dai simboli sugli scudi, alla legio I Adiutrix, di stanza a Brigetio al tempo di Marco Aurelio, o alla legio II Adiutrix, di stanza ad Aquincum, l'odierna Budapest. Si tratterebbe perciò di un capo dei Quadi, forse Ariogeso, il popolo che fronteggiava proprio quel tratto di limes danubiano compreso fra le due fortezze legionarie.
- Adlocutio, il discorso ai soldati: l'imperatore parla alle truppe dal suggesto, il palco rialzato; dietro di lui Pompeiano.
- Lustratio, il sacrificio al campo: Marco Aurelio, nella toga sacrificale con il capo velato, celebra i suovetaurilia, il sacrificio di un maiale, una pecora e un toro, su un altare mobile, assistito da un camillo e circondato da soldati, signiferi e tubicini; alle sue spalle, fra due aquiliferi, ancora Pompeiano.
Facciata settentrionale dell'Arco di Costantino: i quattro pannelli di pace
- Adventus, l'arrivo dell'imperatore a Roma: Marco Aurelio, sulla cui testa vola una Vittoria con un serto, è affiancato da Marte e dalla Virtus, che lo invitano a entrare dalla Porta Triumphalis; in secondo piano le divinità dei templi presso la porta, nell'area sacra di Sant'Omobono ai piedi del Campidoglio: la Mater Matuta e la Fortuna Redux, con il tempio della Fortuna a sinistra.
- Profectio, la partenza da Roma: l'imperatore in abito da viaggio fra il Genius Senatus e il Genius Populi Romani a sinistra e un gruppo di soldati con vessilli a destra; in basso la figura sdraiata è la personificazione di una via che invita l'imperatore; sullo sfondo si distingue la Porta Triumphalis; oltre il profilo della testa di Marco Aurelio, restaurata, si vede il volto di Pompeiano.
- Liberalitas, la distribuzione di denaro al popolo: l'imperatore in toga siede sulla sella curulis, su un podio altissimo, dove si trovano anche un inserviente che dispensa il materiale del congiarium, a sinistra, e un togato ben caratterizzato nei tratti del volto, forse il prefetto dell'Urbe Lucio Sergio Paolo; alle loro spalle due figure su un gradino, quella di destra Pompeiano, l'altra forse Claudio Severo, anche lui genero di Marco Aurelio e console, e un colonnato di sfondo, forse la basilica Ulpia; in basso le figure del popolo, compresi alcuni bambini, fra le quali spiccano per originalità compositiva l'uomo di spalle che guarda in alto e il padre con il figlio seduto sulle spalle. È il pannello che i bambini in visita amano di più, e lo capisco.
- Submissio o Clementia, la sottomissione di un capo barbaro: l'imperatore, con Pompeiano alle spalle, su un alto podio davanti ai soldati e agli aquiliferi con i signa, con un gesto di clemenza assolve un principe barbaro che protegge il figlio giovinetto con un braccio sulla spalla.
Da dove vengono i pannelli aureliani dell'Arco di Costantino
I dodici rilievi originari, otto qui e tre in Campidoglio più uno perduto, provenivano forse da un arco trionfale dedicato a Marco Aurelio, oggi scomparso. In alternativa sono stati collegati al complesso celebrativo eretto in onore dell'imperatore dal figlio Commodo nel Campo Marzio, di cui oggi rimane la Colonna Antonina in piazza Colonna e a cui forse apparteneva anche la celebre statua equestre bronzea di Marco Aurelio, collocata al centro della piazza del Campidoglio da Paolo III nel 1538 e oggi al riparo nei Musei Capitolini. L'ordine dei pannelli nel monumento originario era diverso da quello odierno: sull'Arco di Costantino i rilievi furono disposti non secondo un ordine narrativo ma secondo la divisione delle due facciate per temi di guerra, a sud, e di pace, a nord, cercando anche effetti d'insieme, come l'accostamento della partenza (Profectio) e dell'arrivo (Adventus), che così presentano un continuo sfondo di edifici.
Il Maestro delle Imprese di Marco Aurelio
I pannelli, attribuiti al cosiddetto Maestro delle Imprese di Marco Aurelio, sono fra le opere più significative della svolta artistica dell'epoca di Commodo: lo spazio è concepito per essere compatibile con il punto di vista dell'osservatore e gli elementi del rilievo sono disposti come se fra di essi circolasse davvero l'aria, come nei vessilli che penzolano davanti alle architetture di fondo, secondo una spazialità che il mondo greco non conosceva e che Roma aveva già sperimentato nei rilievi dell'arco di Tito, sebbene in modo meno coerente. L'anonimo artista padroneggiava la tecnica ellenistica, dal cui solco non si allontanò, ma la piegò a valori formali tipicamente romani. Nei suoi rilievi c'è anche pietà e coinvolgimento per la condizione dei vinti, come sulla Colonna Traiana: esemplare è il gruppo del rilievo con il capo barbaro supplice e infermo, sorretto da un giovinetto. Le scene sono di tipo onorario, non trionfale, perché il Senato non decretò il trionfo all'imperatore al ritorno dalle campagne del 171-172; dall'analisi dei soggetti i rilievi sono databili al 173 e si spingono a descrivere eventi futuri, immaginati dai senatori, come la Liberalitas, che di fatto non ebbe luogo in quella forma.
Il restauro settecentesco dei pannelli aureliani
Sono di restauro le otto teste dell'imperatore e altre teste mancanti di personaggi secondari, eseguite da Pietro Bracci nel Settecento, negli anni del pontificato di Clemente XII Corsini, secondo la ricostruzione più accreditata nel 1732-1733. Bracci, lo scultore della Fontana di Trevi, rifece anche teste e braccia dei Daci. Un'avvertenza da professionista: molte guide dicono ai gruppi «guardate il volto di Marco Aurelio», ma i volti che si vedono oggi sull'attico dell'Arco di Costantino sono ritratti settecenteschi di Traiano. Il vero Marco Aurelio, con la sua barba filosofica, lo si incontra nei tre pannelli del Campidoglio.

I tondi costantiniani dell'Arco di Costantino: il Sole e la Luna
Sui lati corti dell'Arco di Costantino il ciclo dei tondi è completato da due rilievi circolari scolpiti appositamente all'epoca di Costantino. Sul lato est il Sole-Apollo sulla quadriga sorge dal mare; sul lato ovest la Luna-Diana guida una biga che si immerge nell'Oceano. I due rilievi inquadrano la vittoria dell'imperatore in una dimensione cosmica: il Sole a oriente e la Luna a occidente segnano l'inizio e la fine del giorno, e fra i due, in mezzo, corre il racconto della guerra. Il Sol Invictus era la divinità dinastica cara a Costantino prima della svolta cristiana, e la scelta di collocarlo sul lato da cui sorge il sole vero non è una coincidenza da poco. Stilisticamente i due tondi sono di qualità inferiore a quelli adrianei, e il confronto ravvicinato, con gli otto tondi antichi a pochi metri, è impietoso: guardateli in sequenza e capirete in un minuto che cosa era cambiato in due secoli.
Il fregio costantiniano dell'Arco di Costantino
Sopra i fornici laterali e sotto i tondi adrianei corre un fregio continuo, alto poco meno di un metro, che prosegue anche sui lati corti del monumento con il raccordo di elementi angolari. Fu scolpito all'epoca di Costantino direttamente sui blocchi della muratura, leggermente sporgenti. È una delle opere più significative dell'arte costantiniana perché mostra con estrema chiarezza una serie di elementi di rottura rispetto alla tradizione classica. Il racconto riguarda la guerra contro Massenzio e la celebrazione della vittoria a Roma: inizia sul lato corto occidentale e prosegue girando intorno all'Arco di Costantino in senso antiorario, per terminare all'angolo nord-occidentale. Chi vuole seguirlo deve girare intorno all'arco in quel senso: partendo dal lato verso il Palatino, poi il lato sud verso via di San Gregorio, poi il lato est verso il Colosseo, infine il lato nord.
Partenza da Milano (Profectio), lato ovest
Sotto il tondo con la Luna-Diana, Costantino è seduto su un carro con cathedra ed è preceduto dalle truppe a piedi e a cavallo. Dall'equipaggiamento si riconoscono i legionari regolari e gli ausiliari, con l'elmo cornuto, e i dromedarii, i soldati montati su cammello; alcuni soldati recano in mano statuette di Sol Invictus e di Victoria. Milano era la residenza imperiale da cui Costantino mosse nella primavera del 312: il fregio comincia da lì.
Assedio di Verona (Obsidio), lato sud
Costantino si vede a sinistra fra due protectores divini lateris, le guardie del corpo, mentre una Vittoria in volo lo incorona; al centro il gruppo dei soldati assedianti, legionari, cornuti e arcieri mauri; a destra le mura della città, rimpicciolite, oltre le quali sporgono gli assediati, composti da truppe pretoriane, alcuni pronti a lanciare pietre contro gli assalitori. Un soldato di Costantino si aggira sotto le mura, visto dai nemici, e un altro precipita a capofitto dalle fortificazioni. Le città sono in scala ridotta rispetto alle figure: non è incapacità, è gerarchia.
Battaglia di Ponte Milvio (Proelium), lato sud
All'estrema sinistra si vede il ponte Milvio con una personificazione del Tevere che si affaccia, mentre i soldati di Costantino passano fra la Virtus e la Vittoria; seguono il massacro e l'annegamento dei catafratti di Massenzio, la cavalleria pesante corazzata, per mano della cavalleria costantiniana; all'estrema destra i trombettieri dell'esercito vincitore richiamano le truppe. Massenzio morì annegato nel Tevere in quella giornata, e il fregio non lo mostra: gli sconfitti sono una massa che affonda.
Arrivo a Roma (Ingressus), lato est
La scena fa pendant con la partenza sul lato opposto e mostra l'ingresso dell'imperatore nell'Urbe, avvenuto il 29 ottobre 312, il giorno dopo la battaglia. L'imperatore sul carro si trova a sinistra e incede verso la porta della città preceduto dai cavalieri con il berretto pannonico, dai fanti con le armi o con le insegne e dai cornicines, cioè dalle truppe palatine, legionarie, dai cornuti e dagli arcieri mauri.
Discorso dai Rostri nel Foro Romano (Oratio), lato nord
La scena ha luogo nel Foro Romano e sullo sfondo sono probabilmente riconoscibili la basilica Giulia, l'arco di Tiberio, i Rostri con il palco imperiale, il monumento dei decennali dei Tetrarchi e l'arco di Settimio Severo. L'imperatore, mutilo della parte superiore, siede al centro, in posizione rigidamente frontale e ingrandito gerarchicamente; la folla e i lati del Foro sono composti in prospettiva ribaltata; ai lati del palco si trovano le statue di Adriano, a destra, e di Marco Aurelio, a sinistra: i buoni imperatori, ancora una volta, come garanti. Questo è il pannello da studiare più a lungo di tutti, ed è comodamente a portata di occhio dal lato del Colosseo.
Distribuzione di denaro al popolo (Congiarium o Liberalitas), lato nord
L'episodio avvenne il 1º gennaio 313 e nel rappresentarlo furono usati addirittura cinque moduli di proporzione gerarchica. Al primo livello l'imperatore, seduto al centro sul trono in rigida posizione frontale, sovrasta tutti; al secondo i personaggi del seguito sulla stessa loggia, a loro volta più grandi dei funzionari nelle logge laterali, che formano il terzo livello; al quarto i personaggi in toga contabulata, in basso vicino all'imperatore, supplici o intenti a ricevere con le mani velate il donativo dalle mani dell'imperatore; al quinto, nella fascia inferiore, la massa anonima dei beneficiati, colti con la mano alzata per ricevere e rappresentati in una prospettiva ribaltata che rigira le figure che dovrebbero volgere le spalle. Nelle logge sopraelevate con tende, forse la porticus Minucia o il Foro di Cesare, si vedono i funzionari che registrano le elargizioni e prelevano il denaro dai forzieri. È una scena di contabilità imperiale scolpita nel marmo: nessun altro monumento romano mostra così bene come funzionava la generosità di Stato.

Lo stile del fregio costantiniano: nasce l'arte tardoantica
Il fregio costantiniano, da leggere come una narrazione continua scandita dai singoli episodi, prosegue la tradizione romana del rilievo storico e tuttavia se ne distacca nettamente dal punto di vista dello stile, segnando l'abbandono del naturalismo di origine ellenistica a favore di un carattere più marcatamente simbolico. Le figure sono tozze, con le teste leggermente sproporzionate rispetto ai corpi. Le scene sono di massa, affollate, e denotano una perdita di interesse verso la figura individuale isolata, tipica della visione greca. Cresce, rispetto alla tradizione, il ricorso al trapano, che crea scavature più profonde e quindi ombre più scure in netto contrasto con le zone illuminate; si privilegia la linea di contorno rispetto a una reale consistenza volumetrica, e i volti dagli occhi grandi e sbarrati sono segnati da un marcato espressionismo.
Nella scena dell'Oratio l'imperatore si erge seduto al centro in posizione rialzata sulla tribuna, unico in posizione frontale a parte le due statue dei predecessori, e acquista una valenza sacrale, come una divinità che si mostri ai fedeli isolata nella propria dimensione trascendente, sottolineata dalle dimensioni leggermente maggiori della figura. È uno dei primissimi casi a Roma di proporzioni organizzate secondo gerarchia, caratteristica che diventerà tipica dell'arte paleocristiana e medievale: la grandezza delle figure non dipende più dalla loro posizione nello spazio ma dalla loro importanza. Un altro elemento notevole è la perdita dei rapporti spaziali: lo sfondo mostra i monumenti del Foro Romano visibili all'epoca, ma la loro collocazione non è realistica rispetto al luogo in cui si svolge la scena, i Rostri, anzi sono allineati e paralleli alla superficie del rilievo. Ancora più inconsueta è la «prospettiva ribaltata» dei due gruppi laterali di popolani, che dovrebbero trovarsi davanti alla tribuna e invece sono ruotati e schiacciati ai due lati.
Sono tutte caratteristiche dell'arte tardoantica, che anticipa l'arte medievale e a sua volta era stata in parte anticipata dalla corrente «plebea» e «provinciale» che si intreccia con l'arte ufficiale lungo tutta l'evoluzione dell'arte romana. In questo periodo quella forma d'arte giunge a Roma perché la stessa classe dirigente, proprietari terrieri, ricchi mercanti, ufficiali e gli stessi imperatori, proviene dalle province. L'allontanamento dalle ricerche naturalistiche greche portava d'altro canto una lettura più immediata e una più facile interpretazione delle immagini. Per lungo tempo questa produzione fu vista come esempio chiaro di decadenza; studi più ampi hanno dimostrato che queste tendenze non erano novità, ma erano già presenti da secoli nei territori provinciali, e che il loro emergere nell'arte ufficiale fu il rovescio di un processo di irradiazione artistica dal centro verso la periferia, con l'inevitabile ritorno delle tendenze dalle periferie al centro, come è accaduto in altre epoche. La mia opinione netta: chi liquida il fregio costantiniano come «brutto» non ha capito che cosa guarda. È il primo capitolo dell'arte europea del Medioevo, scolpito accanto all'ultimo capitolo dell'arte classica, sulla stessa parete.
Le altre sculture costantiniane dell'Arco di Costantino
Altre decorazioni scultoree eseguite in epoca costantiniana completano l'Arco di Costantino, e sono quelle che il visitatore ha più vicino agli occhi.
- I rilievi sui plinti delle colonne, accoppiati simmetricamente: sul fronte Vittorie che scrivono su scudi o reggono rami di palma, e trofei con barbari orientali e nordici prigionieri; sui lati dei fornici laterali prigionieri nordici e orientali da soli o con soldati romani; sui lati del fornice centrale soldati con i signa, oppure Sol Invictus e Victoria.
- Gli otto busti su lastre inseriti nella muratura dei passaggi laterali, non tutti conservati, con ritratti imperiali e figure di divinità.
- Le Vittorie alate con trofei e i Geni delle Stagioni nei pennacchi, gli spazi triangolari di risulta del fornice centrale.
- Le personificazioni di fiumi nei pennacchi dei fornici laterali.
- Le sculture delle chiavi d'arco con divinità: sui fornici laterali Marte, Mercurio e il Genius populi Romani; sul fornice centrale Roma e la Quies Rei Publicae, la Quiete dello Stato, che riprende il «fundatori quietis» dell'iscrizione interna.
Le figure allegoriche costantiniane sono nello stile classicista del recupero della tradizione figurativa voluto da Costantino, ma il loro contenuto è svuotato: la forma denota stanchezza, come era già accaduto nella base dei Decennalia di Diocleziano nel Foro, il volume è appiattito e la resa scivola facilmente nel disegnativo e nel calligrafico, come nei panneggi delle Vittorie. Rispetto al fregio storico, animato dalla viva stereometria dell'età tetrarchica, si nota uno stile diverso; nel complesso però tutti i rilievi costantiniani sembrano usciti dalla stessa officina urbana, dalla quale dovettero uscire anche le maestranze impegnate nella decorazione della basilica di Massenzio e di alcuni sarcofagi pagani e cristiani, come il Sarcofago dogmatico dei Musei Vaticani, per tutto il primo trentennio del IV secolo. Guardate i plinti delle colonne sul lato sud a metà mattina, con la luce radente: i barbari prigionieri con i pantaloni e i berretti frigi sono a un metro e mezzo da terra e nessuno li guarda.

L'Arco di Costantino dal Medioevo a oggi
L'Arco di Costantino non è mai stato sepolto del tutto e non è mai stato dimenticato: è arrivato a noi in piedi perché nel Medioevo fu inglobato nelle fortificazioni della famiglia Frangipane, che controllava tutta l'area dal Colosseo al Palatino, e un arco trasformato in torre non si demolisce. Con il Rinascimento tornò a essere un modello: gli architetti lo misuravano, i pittori lo disegnavano, i papi lo restauravano. Nel 1536 Paolo III Farnese fece passare sotto i suoi fornici il corteo trionfale di Carlo V, reduce dalla vittoria di Tunisi, e per aprire la strada al corteo furono demolite case e chiese medievali fra l'arco e il Campidoglio, con la regia del commissario alle antichità Latino Giovenale Manetti. Nel Settecento arrivarono i restauri di Clemente XII e di Pietro Bracci. Nell'Ottocento la zona fu liberata dalle costruzioni e scavata fino al livello antico, così che oggi l'arco si vede su una piazza ribassata rispetto alla strada moderna. Il rettilineo di via di San Gregorio, aperto negli anni Trenta del Novecento come via dei Trionfi, lo trasformò nel fondale scenografico che tutti fotografano. Fra il 2021 e gli anni successivi il Parco archeologico del Colosseo ha condotto campagne di pulitura e restauro delle superfici, lato per lato, con rimozione della vegetazione infestante e integrazione delle stuccature nei colori dei marmi; il 3 settembre 2024, durante un nubifragio, un fulmine ha colpito l'arco facendo cadere alcuni frammenti, tutti recuperati e messi in sicurezza dal Parco. Se trovate un ponteggio su una faccia, non è un problema: girate dall'altra, l'Arco di Costantino ha sempre almeno tre lati da mostrare.
Una curiosità su Arco di Costantino
Nel 1530 un giovane della famiglia più potente d'Italia, Lorenzino de' Medici, il futuro assassino del duca Alessandro, fu cacciato da Roma per aver tagliato per divertimento le teste di alcuni rilievi dell'Arco di Costantino, in una notte di vandalismo che scandalizzò la città e il papa Clemente VII, che pure era un Medici. Il gesto passò alla cronaca come una bravata di un ventenne annoiato, ma per l'arco fu un danno serio: le teste mutilate rimasero tali per due secoli e furono in parte reintegrate solo nel Settecento, quando Pietro Bracci rifece i volti degli imperatori e dei personaggi minori. Il particolare che mi diverte sempre raccontare davanti all'attico è che il restauratore, non sapendo che i pannelli fossero di Marco Aurelio, scolpì le teste con i tratti di Traiano: così il vandalismo di un Medici e l'errore erudito di un papa Corsini hanno prodotto insieme il volto che oggi guardiamo. Una curiosità in più: quando nel 1536 Carlo V passò sotto l'Arco di Costantino, sei anni dopo la bravata di Lorenzino, il monumento aveva ancora le ferite di quella notte, e un testimone del corteo, Zanobio Cessino, annotò la gioia stupita dell'imperatore alla vista del monumento del suo predecessore, evidentemente senza badare alle teste mancanti.
Una cosa che non ti dice nessuno su Arco di Costantino
Dentro l'attico dell'Arco di Costantino c'è una stanza. Il coronamento del monumento, che da fuori sembra un blocco pieno di marmo, è in realtà una struttura in muratura e cementizio rivestita di lastre marmoree, e al suo interno corre uno spazio accessibile, raggiungibile da una scala interna che parte dal pilone. Nell'antichità serviva ai manutentori e forse alle cerimonie; nel Medioevo, quando l'arco era una torre dei Frangipane, quello spazio divenne una postazione utile; oggi lo usano archeologi e restauratori, e i video del cantiere pubblicati dal Parco archeologico del Colosseo mostrano proprio la salita sui ponteggi fino a quel livello. Non si visita, ma sapere che esiste cambia il modo di guardare l'arco: le otto statue dei Daci non poggiano su un massello ma sul tetto di una stanza. Seconda cosa che non si dice quasi mai: i tondi adrianei erano in origine incastonati in un fondo di porfido rosso, del quale sopravvivono solo le tracce delle lastre. Il bianco su fondo bianco che vediamo oggi è una versione sbiadita del contrasto originale, come guardare una fotografia a colori stampata in bianco e nero. Terza cosa: l'ordine attuale degli otto pannelli aureliani non è quello con cui furono concepiti, e il monumento da cui furono presi non è mai stato trovato. Chi vi dice con sicurezza «venivano dall'arco di Marco Aurelio» sta riferendo un'ipotesi, autorevole ma non dimostrata.
Il consiglio che ti do per visitare Arco di Costantino
Portate un binocolo, anche piccolo, e arrivate prima delle nove del mattino. Il consiglio del binocolo vale più di qualunque biglietto: i rilievi importanti dell'Arco di Costantino, i pannelli aureliani e i Daci, sono a venti metri d'altezza, e a occhio nudo si vedono figure indistinte; con un binocolo da otto ingrandimenti si leggono i volti, le insegne, i simboli sugli scudi della legio Adiutrix, e l'arco diventa un libro. L'orario conta perché la facciata nord, verso il Colosseo, è quella più leggibile e riceve la luce migliore al mattino presto e nel tardo pomeriggio, mentre la facciata sud, verso via di San Gregorio, è in pieno sole a metà giornata e i rilievi si appiattiscono. Alle otto e mezzo, inoltre, la piazza del Colosseo è quasi vuota: alle undici è un formicaio di gruppi e venditori. Fate il giro in senso antiorario partendo dal lato ovest, verso il Palatino, seguendo il fregio costantiniano nell'ordine in cui fu pensato: partenza da Milano, Verona, Ponte Milvio, ingresso a Roma, discorso dai Rostri, distribuzione del denaro. È un percorso di quaranta minuti che nessun gruppo organizzato fa, perché i gruppi guardano l'arco per tre minuti dal lato del Colosseo e ripartono. Se volete una visita con una guida vera, che sappia distinguere i tondi adrianei dai costantiniani e il fregio traianeo dagli aureliani, TourLeaderPro organizza esperienze private a Roma per piccoli gruppi con guide abilitate, e per i gruppi numerosi offre un servizio di accompagnamento turistico professionale. Ultimo consiglio, il più importante: visitate l'Arco di Costantino prima del Colosseo, non dopo. Dopo due ore nell'anfiteatro nessuno ha più occhi per un fregio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che l'Arco di Costantino è fatto di pezzi presi da altri monumenti; pochi si fermano a considerare che cosa significhi in termini di tempo. Fra la battaglia di Ponte Milvio, 28 ottobre 312, e la dedica dell'arco, 25 luglio 315, passarono meno di tre anni. Un monumento di 21 metri di altezza, con centinaia di blocchi marmorei, otto statue colossali e una quarantina di rilievi, fu progettato, assemblato e inaugurato in trentatré mesi. Nessun cantiere antico, con i mezzi dell'epoca, avrebbe potuto scolpire ex novo quella quantità di marmo in così poco tempo: il reimpiego non fu solo una scelta ideologica, fu anche una necessità di calendario, perché i decennalia cadevano nel 315 e l'arco doveva essere pronto. Il secondo fatto risaputo e poco citato riguarda le teste: su tutto l'Arco di Costantino non c'è una sola testa antica di Costantino intatta. Le teste rilavorate nel IV secolo sui rilievi traianei, adrianei e aureliani sono state a loro volta mutilate nei secoli, dai vandali medievali a Lorenzino de' Medici, e sostituite in gran parte nel Settecento. Il ritratto autentico di Costantino a Roma lo si vede altrove: nella testa colossale del cortile del Palazzo dei Conservatori, ai Musei Capitolini, resto della statua che sedeva nella basilica di Massenzio. Il terzo fatto: i tre archi trionfali di Roma sono a pochi minuti di cammino l'uno dall'altro, e l'Arco di Costantino è l'unico dei tre che si può vedere senza biglietto. Una guida in inglese su questo e sugli altri monumenti del Foro la trovate su ItalyPlanner, Foro Romano.
La foto giusta da fare a Arco di Costantino
La foto classica dell'Arco di Costantino si fa dalla piazza del Colosseo, dal lato nord, con l'arco in primo piano e il Palatino dietro; è bella, ma la fanno tutti e a metà giornata è controluce. La foto giusta è un'altra: si sale sulla terrazza a fianco del Colosseo, sul lato di via dei Fori Imperiali, oppure ci si mette sul marciapiede rialzato di via di San Gregorio, e si inquadra l'arco di tre quarti con il Colosseo alle spalle. Da lì si vedono insieme la facciata sud, con le scene di guerra, e il lato est con il tondo del Sole, e le due mole, arco e anfiteatro, si sovrappongono nella stessa immagine. L'orario migliore per questa inquadratura è il tardo pomeriggio, un'ora prima del tramonto, quando il sole basso da ovest accende il marmo di un colore caldo e i rilievi prendono ombra. Chi ha un teleobiettivo, anche solo lo zoom del telefono, deve puntare i Daci dell'attico contro il cielo: otto figure scure in pavonazzetto su fondo azzurro, in fila, sono la foto più insolita che si possa portare a casa dall'Arco di Costantino. Di notte l'arco è illuminato e la foto dal lato del Colosseo, con l'anfiteatro acceso alle spalle, è spettacolare ma difficile senza treppiede. Un errore che vedo fare a tutti: fotografare il fornice centrale da sotto, in verticale. Si ottiene una porta deformata. Fate un passo indietro di trenta metri.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il 25 luglio 315 il Senato dedicò l'Arco di Costantino durante i decennalia dell'imperatore, e Costantino stesso, arrivato a Roma per la ricorrenza, passò sotto i fornici del monumento che portava il suo nome: fu una delle sue ultime visite alla città, che avrebbe presto abbandonato per la nuova capitale sul Bosforo. Nei secoli seguenti, con il trasferimento della corte e le invasioni, il quartiere si spopolò e l'arco divenne una fortezza dei Frangipane. Il 5 aprile 1536 il corteo di Carlo V d'Asburgo, imperatore e re di Spagna, reduce dalla conquista di Tunisi, entrò a Roma dalla via Appia e passò sotto l'Arco di Costantino, poi sotto l'arco di Tito e quello di Settimio Severo, lungo un percorso che Paolo III aveva fatto sgomberare demolendo edifici medievali: fu l'ultimo trionfo all'antica celebrato in questa strada. Nel 1732-1733, sotto Clemente XII, Pietro Bracci restaurò le statue e le teste dei rilievi. Il 10 settembre 1960 l'Arco di Costantino fu il traguardo della maratona olimpica dei Giochi della XVII Olimpiade: la gara, partita dalla scalinata del Campidoglio e passata per la via Appia Antica, terminò sul rettilineo di via dei Trionfi dove erano state costruite tribune provvisorie per dodicimila spettatori, e la vinse a piedi scalzi l'etiope Abebe Bikila, con il record olimpico, primo atleta dell'Africa subsahariana a conquistare un oro olimpico. Fu una delle immagini più forti del Novecento: un soldato della guardia imperiale etiope che vinceva sotto il monumento di un imperatore romano, a venticinque anni dall'invasione italiana dell'Etiopia. Il 3 settembre 2024 un fulmine ha colpito l'arco durante un temporale violento, facendo cadere frammenti, subito recuperati. Fra tutti questi avvenimenti, il mio preferito resta Bikila: chi vuole capire perché, guardi le fotografie di quella sera con l'arco illuminato dalle torce.
Chi è passato da Arco di Costantino
Da questo arco sono passati, in senso letterale, tutti quelli che hanno contato a Roma dal IV secolo in poi, perché la strada che lo attraversa è la via dei trionfi e poi la strada principale fra il Celio e il Foro. Costantino nel 315, per la dedica. I Frangipane nel XII secolo, che lo abitarono come torre. Lorenzino de' Medici nel 1530, che lo mutilò. Carlo V nel 1536, che lo attraversò in trionfo con il papa Paolo III ad attenderlo. Clemente XII e Pietro Bracci, che lo restaurarono negli anni Trenta del Settecento. Giovanni Battista Piranesi, che nel Settecento lo incise più volte nelle sue Vedute di Roma, e con lui generazioni di artisti del Grand Tour, per i quali l'Arco di Costantino accanto al Colosseo era la veduta romana per eccellenza: le tele di paesaggisti veneti e nordici del XVIII secolo con l'arco in primo piano sono nei musei di mezza Europa. Gli archeologi e gli architetti dell'Ottocento che lo liberarono e lo misurarono. Abebe Bikila, il 10 settembre 1960, che sotto l'arco tagliò il traguardo scalzo. Gli archeologi delle campagne di scavo degli anni Novanta, che scendendo nelle fondazioni hanno riaperto la domanda sull'età del monumento, e i restauratori del Parco archeologico che dal 2021 lo hanno ripulito lato per lato. E ogni giorno decine di migliaia di visitatori, che gli passano accanto in fila per il Colosseo senza alzare la testa: se avete letto fin qui, non sarete fra loro.
Come si visita davvero l'Arco di Costantino
L'Arco di Costantino non ha biglietteria, orari o code, ed è per questo che nessuno lo visita davvero. Il percorso che consiglio dura un'ora. Si comincia dal lato nord, dalla piazza del Colosseo, leggendo dall'alto in basso: iscrizione, pannelli aureliani di pace, Daci, tondi adrianei con i sacrifici e le cacce, fregio costantiniano con l'Oratio e la Liberalitas, Vittorie dei pennacchi, plinti. Poi il lato est, verso il Colosseo, con il tondo del Sole e l'Ingressus; poi il lato sud, dal marciapiede di via di San Gregorio, con i pannelli aureliani di guerra, l'assedio di Verona e Ponte Milvio; infine il lato ovest, verso il Palatino, con la Luna e la Profectio. Il fornice centrale si attraversa a piedi ed è il momento di guardare le pareti interne: le due lastre del fregio traianeo e le iscrizioni Liberatori Urbis e Fundatori Quietis. I fornici laterali conservano i busti nelle nicchie. Con una guida che conosce l'arco, la visita diventa una lezione sull'intera arte romana: ItalyPlanner offre in inglese una guida completa al Colosseo che spiega come combinare le due visite, e TourLeaderPro può inserire l'arco in un tour privato o aziendale di Roma antica.
L'Arco di Costantino con i bambini
L'Arco di Costantino è uno dei monumenti più adatti ai bambini di tutto il centro di Roma, e per una ragione semplice: si gira intorno, non si entra, ed è pieno di figure che raccontano storie. Ai bambini dai sei anni in su propongo sempre tre giochi. Il primo: contare i Daci sull'attico, otto, e trovare quello tutto bianco rifatto nel Settecento. Il secondo: sul fregio costantiniano del lato sud cercare il soldato che cade a testa in giù dalle mura di Verona e il fiume Tevere che si affaccia dal ponte. Il terzo: nel pannello della Liberalitas, sul lato nord in alto, individuare con il binocolo il papà con il bambino sulle spalle. Ai più grandi si racconta la caccia al leone dei tondi e la storia del ragazzo che tagliò le teste nel 1530: funziona sempre. La zona è pedonale e senza traffico, ma il pavimento è in sampietrini irregolari e il passeggino va portato con pazienza; non ci sono bagni pubblici nell'immediato, quelli più vicini sono all'interno del Colosseo per chi ha il biglietto e nei bar di via dei Fori Imperiali e del Celio. Per una giornata intera con i bambini l'abbinamento migliore è arco, Colosseo dall'esterno, e poi il Circo Massimo, dove possono finalmente correre.
Accessibilità dell'Arco di Costantino
L'Arco di Costantino si trova al livello della piazza pedonale, senza gradini, e si raggiunge in sedia a rotelle dalla stazione della metro B Colosseo, che dispone di ascensore, e dalle fermate degli autobus su piazza del Colosseo. Il fondo è in sampietrini e in alcuni tratti in terra battuta, quindi la carrozzina procede con qualche scossone ma senza ostacoli reali; il giro completo delle quattro facce è possibile, con l'unica accortezza che il lato sud è delimitato da una recinzione bassa e va guardato dal marciapiede di via di San Gregorio. L'attraversamento del fornice centrale è consentito ai pedoni e alle carrozzine. Per i non vedenti l'arco non ha modelli tattili sul posto; ne esistono nei musei della città. L'illuminazione notturna rende l'arco visibile e fotografabile anche dopo il tramonto, e la piazza è frequentata a tutte le ore.
Quanto costa l'Arco di Costantino e come si risparmia
L'Arco di Costantino non costa nulla: si vede da fuori, da ogni lato, a qualunque ora, senza biglietto. Il risparmio vero riguarda quello che c'è intorno. Il biglietto del Parco archeologico del Colosseo, che comprende Colosseo, Foro Romano e Palatino, si compra sul sito ufficiale del Parco, che indica anche il rivenditore autorizzato, e conviene prenotarlo con anticipo perché le fasce orarie del Colosseo si esauriscono; il prezzo intero e le riduzioni per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni vanno controllati sul sito ufficiale prima della visita, perché cambiano. La prima domenica del mese l'ingresso ai siti statali è gratuito, con code lunghissime: quel giorno l'arco, che è gratis sempre, è l'unica cosa che si vede senza aspettare. Chi vuole vedere gratis anche i tre pannelli aureliani mancanti e la testa colossale di Costantino deve andare ai Musei Capitolini, che per i residenti a Roma sono gratuiti la prima domenica del mese; l'elenco completo dei musei gratis a Roma è utile per organizzare una giornata a costo zero. Diffidate di chi, nella piazza, vende «biglietti salta-fila per l'Arco di Costantino»: non esistono, perché non esiste un ingresso.
Cosa c'è intorno all'Arco di Costantino nel raggio di dieci minuti
L'Arco di Costantino è al centro dell'area archeologica più densa d'Europa. A cento metri il Colosseo; subito dietro, l'ingresso del Palatino di via di San Gregorio, con la Domus Augustana e gli Orti Farnesiani; a cinque minuti il Foro Romano con l'arco di Tito e la basilica di Massenzio, dove sedeva la statua colossale di Costantino; sul colle Oppio la Domus Aurea di Nerone, che si visita solo su prenotazione. Sul Celio, a dieci minuti a piedi, le Case Romane del Celio sotto la basilica dei Santi Giovanni e Paolo e, poco più in là, la basilica di San Clemente con i suoi tre livelli sovrapposti; verso il Tevere, il Circo Massimo. Chi vuole capire da dove venivano i Daci e il fregio traianeo sale in un quarto d'ora ai Mercati di Traiano e alla Colonna; chi vuole vedere i tre pannelli aureliani esclusi dall'arco e la testa di Costantino sale al Campidoglio. Se avete una giornata sola, l'ordine giusto è: Arco di Costantino, Colosseo, Foro, Campidoglio. In questo ordine, l'arco è la premessa; in quello inverso, è un ripensamento.
Quando andare all'Arco di Costantino e quando evitarlo
Le ore migliori sono le prime del mattino, fra le otto e le nove e mezzo, e l'ultima ora prima del tramonto; le peggiori fra le undici e le quindici, quando i gruppi in coda per il Colosseo occupano la piazza e la luce è piatta. I mesi migliori sono aprile, maggio, ottobre e la prima metà di novembre, con l'aria tersa e i marmi che prendono colore; in luglio e agosto il sole sulla piazza senza ombra è punitivo e la visita va concentrata alle otto del mattino o dopo le diciannove. La prima domenica del mese e le giornate di eventi al Colosseo la piazza è affollatissima. In caso di grandi manifestazioni, come i concerti o le celebrazioni al Circo Massimo, la zona può essere transennata: le ordinanze si trovano sul sito del Comune. Sotto la pioggia leggera, invece, l'Arco di Costantino è bellissimo e deserto, e il marmo bagnato mostra le venature del pavonazzetto dei Daci meglio di qualunque giornata di sole.
Cosa mangiare vicino all'Arco di Costantino
Intorno all'Arco di Costantino i bar della piazza vivono di turismo di passaggio e i prezzi lo dimostrano; conviene camminare dieci minuti. La direzione giusta è il rione Monti, oltre via dei Fori Imperiali, con le sue trattorie e i forni, oppure il Celio, verso via di San Giovanni in Laterano, dove si mangia romano senza fronzoli. I piatti da cercare sono quelli della cucina della città: la pasta alla gricia e la carbonara, le puntarelle con le alici quando è stagione, da novembre a marzo, il carciofo alla romana in primavera, la coda alla vaccinara e la trippa il sabato, il supplì al telefono come spuntino in piedi. Chi ha poco tempo trova pizza al taglio e supplì nelle vie del Celio e di Monti a prezzi onesti. Portate con voi una bottiglia d'acqua: i nasoni, le fontanelle pubbliche di ghisa, sono numerosi nella zona e l'acqua è buona e gratuita, come l'arco.
Domande veloci su Arco di Costantino
Quanto costa visitare l'Arco di Costantino?
Nulla. L'Arco di Costantino si guarda gratuitamente da tutti e quattro i lati, a qualsiasi ora; non ha biglietteria né ingresso. Si paga solo per entrare nel Colosseo, nel Foro e sul Palatino.
Serve prenotare per l'Arco di Costantino?
No. La prenotazione serve per il Colosseo e per il Parco archeologico, non per l'arco, che è all'esterno della recinzione.
Quanto dura la visita dell'Arco di Costantino?
Un giro veloce dura dieci minuti; una lettura completa delle quattro facce, con binocolo, da quaranta minuti a un'ora.
Dove si trova esattamente l'Arco di Costantino?
Fra il Colosseo e il Palatino, in via di San Gregorio all'angolo con piazza del Colosseo, nel rione Celio, a Roma.
Come si arriva all'Arco di Costantino con i mezzi?
Metro B fermata Colosseo; autobus 51, 75, 87, 117 e 118 alla fermata Colosseo, 75 e 81 alle fermate San Gregorio e Celio Vibenna; tram 3 fermata Colosseo.
Si può entrare dentro l'Arco di Costantino?
Si attraversano a piedi i tre fornici; l'ambiente interno all'attico, con la scala nei piloni, non è aperto al pubblico.
Quanto è alto l'Arco di Costantino?
21 metri con l'attico; è largo circa 25,9 metri e profondo 7,4. Il fornice centrale è alto 11,45 metri e largo 6,50.
Quando fu costruito l'Arco di Costantino?
Fra il 312 e il 315; fu dedicato nel 315, in occasione dei dieci anni di regno di Costantino, la data più accreditata è il 25 luglio.
Perché l'Arco di Costantino ha sculture di epoche diverse?
Perché gran parte della decorazione fu presa da monumenti di Traiano, Adriano e Marco Aurelio, per associare Costantino ai buoni imperatori del II secolo e per finire il cantiere in meno di tre anni.
Le teste di Costantino sull'arco sono originali?
No. Le teste antiche rilavorate nel IV secolo sono state mutilate nei secoli e in gran parte sostituite nel Settecento da Pietro Bracci; i volti sui pannelli aureliani raffigurano Traiano.
Che cosa vuol dire instinctu divinitatis sull'Arco di Costantino?
«Per ispirazione divina»: una formula volutamente ambigua, che non nomina alcun dio, e che gli studiosi leggono come segno della prudenza religiosa di Costantino nel 315.
L'Arco di Costantino è accessibile in sedia a rotelle?
Sì: la piazza è pedonale e senza gradini, con fondo in sampietrini; la metro Colosseo ha l'ascensore.
L'Arco di Costantino è adatto ai bambini?
Molto: non ci sono code né ingressi, e i rilievi sono pieni di scene da cercare, dalle cacce al leone ai soldati che cadono dalle mura di Verona.
Si possono fare foto all'Arco di Costantino?
Sì, liberamente, anche con il treppiede; i droni no, perché il centro di Roma è area interdetta al volo senza autorizzazione. La luce migliore è al mattino presto sul lato nord e al tramonto sul lato sud.
Dove si parcheggia per l'Arco di Costantino?
La zona è chiusa al traffico privato; i parcheggi a pagamento più vicini sono nelle vie del Celio e verso via Labicana. La metro è la scelta giusta.
L'Arco di Costantino è gratis la prima domenica del mese?
È gratis sempre. La prima domenica del mese sono gratuiti Colosseo, Foro e Palatino, con code molto lunghe.
Che differenza c'è fra l'Arco di Costantino e l'arco di Tito?
L'arco di Tito, nel Foro, è più antico di oltre due secoli, ha un solo fornice e rilievi scolpiti apposta; l'Arco di Costantino ha tre fornici, è molto più grande e riusa sculture di tre imperatori precedenti. Per vedere l'arco di Tito serve il biglietto del Foro.
Dove si vedono i pezzi dell'Arco di Costantino che non sono sull'arco?
I tre pannelli aureliani esclusi sono al Palazzo dei Conservatori in Campidoglio; i calchi del fregio traianeo ricomposto al Museo della Civiltà Romana all'EUR; frammenti del fregio al Louvre, all'Antiquarium Forense e alla Galleria Borghese.
Perché la maratona del 1960 finiva all'Arco di Costantino?
Gli organizzatori delle Olimpiadi di Roma vollero un traguardo monumentale sulla via dei Trionfi, con tribune per dodicimila persone; la vinse a piedi scalzi Abebe Bikila il 10 settembre 1960.
L'Arco di Costantino è stato danneggiato dal fulmine del 2024?
Il 3 settembre 2024 un fulmine ha fatto cadere alcuni frammenti, recuperati e messi in sicurezza dal Parco archeologico del Colosseo; l'arco si visita normalmente.
Ho accompagnato centinaia di gruppi davanti a questo arco e ho imparato una cosa: l'Arco di Costantino non premia chi ha fretta, premia chi alza la testa. Fatelo per primo, prima del Colosseo, con un binocolo in tasca e un'ora davanti, e sarà il monumento di Roma che ricorderete meglio.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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