Galleria Colonna
Galleria Colonna si visita a Palazzo Colonna, via della Pilotta 17, rione Trevi: il sabato mattina si entra da qui, il venerdì mattina invece da piazza Santi Apostoli 66, che resta anche l'ingresso per chi ha difficoltà motorie e per le visite private. Il sabato l'apertura al pubblico comincia alle 9,15 e l'ultimo accesso è fissato alle 13,15; il percorso breve, che comprende l'Appartamento Galleria, il Padiglione Pio e i giardini, costa 15 euro, mentre il percorso completo, che aggiunge l'Appartamento della Principessa Isabelle, costa 25 euro con riduzione a 20 euro per gli iscritti al FAI. Il venerdì mattina si entra soltanto con visita guidata: percorso completo di circa due ore a 35 euro, 30 euro per gli iscritti FAI, in italiano, inglese, francese e spagnolo. Il sabato l'audioguida in dieci lingue costa 5 euro in più, mentre un accompagnamento dedicato per gruppi si prenota a 150 euro oltre ai biglietti di ingresso, con gruppi di massimo quindici persone. L'ingresso è gratuito per i bambini fino a dodici anni, al massimo due per ogni accompagnatore pagante, e per l'accompagnatore di una persona con disabilità. Dalla domenica al giovedì, e nei pomeriggi di venerdì e sabato, il palazzo apre soltanto per visite private su prenotazione: si scrive a info@galleriacolonna.it o si telefona allo 06 6784350. I biglietti si acquistano anche online tramite TicketOne e l'ingresso rientra fra quelli utilizzabili con la Roma Pass. Gli orari e i listini vanno controllati sul sito ufficiale prima di partire, perché il calendario di una casa privata cambia più facilmente di quello di un museo statale.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Questa guida fa parte della raccolta dei musei di Roma di Estate Romana.
Quello che si visita non è un museo costruito attorno a una collezione: è una collezione rimasta dentro la casa che l'ha generata. I Colonna abitano ancora il palazzo, e la parte aperta al pubblico è l'ala di rappresentanza che la famiglia usava per ricevere. La differenza si sente subito, e vale il prezzo del biglietto: nessuna vetrina, nessun pannello didattico invadente, i quadri appesi dove il committente li volle, i mobili al loro posto, la luce che entra dalle finestre vere. Se avete già visto la Galleria Borghese e Palazzo Doria Pamphilj, qui trovate il terzo vertice del triangolo delle grandi quadrerie private romane, e in molti giorni dell'anno il meno affollato dei tre.

Dove si trova Galleria Colonna e come ci si arriva
Palazzo Colonna occupa per intero l'isolato delimitato da piazza Santi Apostoli, via Ventiquattro Maggio, via Quattro Novembre e piazza della Pilotta. È una massa edilizia enorme, che la maggior parte dei romani attraversa senza accorgersene: chi scende da via Ventiquattro Maggio verso piazza Venezia passa sotto gli archi cavalcavia che scavalcano via della Pilotta e collega mentalmente quel gomito di strada a una scenografia, non a un palazzo abitato. L'area di proprietà, compresa la villa sul fianco del Quirinale, misura circa tre ettari, e la famiglia la indica come la maggiore estensione privata continua del centro storico.
A piedi verso Galleria Colonna
Da piazza Venezia si arriva in tre minuti: si imbocca via Cesare Battisti, si tiene la sinistra verso piazza Santi Apostoli e via della Pilotta si apre subito dietro la basilica. Dalla Fontana di Trevi sono sette o otto minuti in discesa per via delle Muratte e via dell'Umiltà. Dal Palazzo del Quirinale se ne impiegano una decina scendendo la salita di via Ventiquattro Maggio. Dai Mercati di Traiano il tragitto è di cinque minuti lungo via Quattro Novembre, e questo dettaglio topografico spiega più di molte pagine di storia: via della Pilotta ricalca il tracciato dell'antica via Biberatica, la strada di servizio dei mercati traianei, e i Colonna costruirono la loro fortuna medievale proprio addossandosi a quelle rovine.
Mezzi pubblici per Galleria Colonna
La fermata di riferimento è piazza Venezia, dove ha capolinea il tram 8 e dove converge un fascio di linee di autobus provenienti da Termini, dal Lungotevere e da Trastevere. Il cantiere della stazione Venezia della metro C ha modificato la posizione di alcune fermate: conviene controllare la propria linea il giorno stesso, perché la sistemazione provvisoria cambia periodicamente. La stazione di metropolitana più comoda è Barberini sulla linea A, a una decina di minuti a piedi in discesa per via del Tritone e via dell'Umiltà; sulla linea B si scende a Cavour o a Colosseo, con un quarto d'ora di cammino. In taxi si chiede piazza Santi Apostoli: via della Pilotta è una strada stretta e a senso unico, e nelle mattine di sabato il carico e scarico davanti al portone è scomodo.
Parcheggio e Zona a Traffico Limitato
Siamo dentro la ZTL del centro storico: chi non ha permesso non entra in automobile negli orari di attivazione, e i varchi sono sorvegliati da telecamere. Il parcheggio interrato più vicino è quello del Quirinale, in via Ventiquattro Maggio, a due minuti dall'ingresso di piazza Santi Apostoli. Il mio consiglio è semplice: qui l'automobile è un errore. Il palazzo si trova al centro di un quadrilatero che si percorre a piedi meglio che con qualunque mezzo.
Biglietti e orari di Galleria Colonna
La struttura tariffaria di Galleria Colonna è articolata, e capirla prima di presentarsi al botteghino evita la delusione più frequente, che è scoprire di aver comprato il biglietto sbagliato e di non poter vedere l'Appartamento della Principessa Isabelle.
Il percorso breve del sabato
Quindici euro danno accesso all'Appartamento Galleria, cioè alla sequenza monumentale che culmina nella Sala Grande, al Padiglione Pio e ai giardini sul colle. È già molto: si tratta della parte celebre del palazzo, quella che tutti hanno visto in fotografia. Chi ha un'ora scarsa e vuole spendere poco fa bene a fermarsi qui.
Il percorso completo del sabato
Venticinque euro aggiungono l'Appartamento della Principessa Isabelle al piano terreno, con le trentasette vedute di Vanvitelli e gli ambienti lasciati come erano quando la principessa vi riceveva. Gli iscritti al FAI pagano venti euro. Detto senza giri di parole: la differenza di dieci euro è il miglior investimento che si possa fare in questo palazzo, e chi rinuncia all'Appartamento per risparmiare porta a casa metà della visita.
Il venerdì mattina con la guida
Il venerdì non esiste la visita libera: si entra da piazza Santi Apostoli 66 accompagnati, per un percorso completo di circa due ore, a 35 euro (30 per gli iscritti FAI), in italiano, inglese, francese o spagnolo. È la formula che consiglio a chi viene per la prima volta e non ha basi di storia dell'arte: due ore accompagnate in questo palazzo valgono tre visite libere.
Gratuità, riduzioni e prenotazione
Entrano gratis i bambini fino a dodici anni, con il limite di due per ogni accompagnatore pagante, e l'accompagnatore di una persona con disabilità. Il museo è privato: qui non valgono le domeniche gratuite dei musei statali e comunali, non ci sono le settimane dei musei, non ci sono le tariffe agevolate per i residenti. La prenotazione non è sempre obbligatoria per il sabato mattina, ma nei fine settimana di ponte e nei mesi di primavera il palazzo si riempie: scrivere a info@galleriacolonna.it o telefonare allo 06 6784350 con qualche giorno di anticipo è prudente. Il museo avverte esplicitamente di non rispondere dei biglietti rivenduti a prezzo maggiorato da intermediari, e questo è un avviso da prendere sul serio: si compra dal sito ufficiale, da TicketOne o al botteghino.
La famiglia Colonna e cinque secoli di cantiere
Nessun altro palazzo romano ha una storia costruttiva così lunga e così poco lineare. Palazzo Colonna non è stato progettato: è stato accumulato. Case, torri, fortezze, palazzetti, giardini e chiese incorporati uno dopo l'altro nell'arco di seicento anni e poi cuciti insieme, nel Seicento, da una regia unitaria. Chi visita Galleria Colonna sta camminando dentro il risultato finale di quella cucitura.
L'insediamento medievale dei Colonna
Dal XII secolo le fonti registrano un palazzo e un castello dei Colonna proprio in questo settore della città, insieme ad altri edifici della stessa famiglia. Il nucleo abitato si raccoglieva attorno alla basilica dei Santi XII Apostoli ed era il centro di una proprietà vastissima, che dal Quirinale arrivava al Monte Acceptorium, l'attuale Montecitorio, e comprendeva le aree dove oggi si trovano Palazzo Odescalchi e Palazzo Sciarra. Prima ancora, già nel X secolo, qui era documentata la corte di Alberico di Roma, che si faceva chiamare Princeps atque Senator omnium Romanorum. I Colonna discendono dai Conti di Tuscolo, e la continuità di possesso su questo pezzo di Roma è uno dei casi più lunghi documentati in Europa.
Il corpo principale del palazzo fu fatto abbattere da papa Bonifacio VIII, nel contesto della guerra che oppose il pontefice ai Colonna alla fine del Duecento. Venne riedificato in fretta e già nel Trecento ospitava personaggi di primo piano: nel 1328 l'imperatore Ludovico il Bavaro e Castruccio Castracani, e poi Francesco Petrarca, amico di casa, negli anni in cui, nel 1341, veniva incoronato poeta in Campidoglio. Nel 1347 il tribuno Cola di Rienzo, nemico dichiarato della nobiltà e dei Colonna in particolare, li cacciò dalla città e la famiglia si rifugiò nei propri feudi di Marino. La partita si chiuse nel 1354, quando Cola fu ucciso da un popolano in Campidoglio mentre tentava la fuga: il cadavere venne trascinato fino a questo palazzo e appeso per due giorni e una notte. Nessun pannello lo ricorda, ma la scena si è svolta a poche decine di metri dal portone da cui entrate.
Palazzo Colonna nel Quattrocento e nel Cinquecento
All'inizio del Quattrocento Giordano Colonna, signore di Genazzano e dal 1419 principe di Salerno, fratello maggiore del futuro papa Martino V, abitava il palazzo che si affacciava sulla piazza dell'Olmo, l'odierna piazza della Pilotta. Non pare che sia lo stesso edificio ritratto da Maarten van Heemskerck fra il 1534 e il 1536, noto dal Trecento come Loggia dei Colonnesi, inglobato poi nel cosiddetto palazzo dell'olmo e demolito nel 1926 per fare posto alla Pontificia Università Gregoriana. In quel palazzetto visse per qualche anno Ferdinando Gonzaga come affittuario dei Colonna, e dal Seicento l'edificio veniva normalmente affittato a cardinali. Un progetto mai realizzato, visibile nella veduta del giardino Colonna incisa da Giuseppe Vasi a metà Settecento, prevedeva di inglobare il palazzetto e le rovine dette anticaglie, riferite al probabile tempio del Sole o al tempio di Serapide, dentro un Casino nuovo. Nella pianta di Giovanni Battista Nolli il complesso porta il numero 258 con la dicitura Palazzo e giardino del Connestabile Colonna con Ruine antiche. Verso il Quirinale, alle spalle dell'edificio, si addossava la Torre Mesa, abbattuta definitivamente nel 1574.
L'edificio dove risiedeva Giordano con il nipote Antonio e i congiunti del ramo di Genazzano era verosimilmente quello detto del vaso, anch'esso vicino alla piazza e a via della Pilotta, l'antica via Biberatica, alle spalle e sul fianco sinistro della basilica dei Santi Apostoli. Secondo Pasquale Adinolfi era il più antico dei fabbricati, pervenuto ai Colonna dai conti di Tuscolo, e fu ampliato fino alla piazza dei Santi Apostoli dai Della Rovere, che ne entrarono in possesso nella seconda metà del Quattrocento. Sul fianco destro della basilica, almeno dal Duecento, un altro edificio di famiglia serviva da residenza ai cardinali Colonna: vi abitò il cardinale Oddone, il futuro Martino V. Alla sua morte l'immobile passò temporaneamente ad altri, fra cui il cardinale Bessarione, che ampliò il corpo di fabbrica sul lato sinistro della basilica includendo i resti dell'antica chiesa di Sant'Andrea de Biberatica, che doveva sorgere nell'area dell'attuale secondo cortile. Poi toccò ai parenti di Sisto IV, fra i quali Giuliano della Rovere, il futuro Giulio II, che vi fece costruire la palazzina omonima con affreschi del Pinturicchio. Il complesso tornò ai Colonna nel 1517 con una bolla di Leone X. Fra palazzo e basilica furono aperti passaggi che consentivano ai membri della famiglia di assistere alle celebrazioni da tribune riservate, ancora visibili, senza mettere piede in strada.
Oddone Colonna, eletto papa nel 1417 con il nome di Martino V, è il pontefice che chiuse la stagione avignonese e il grande scisma riportando la sede pontificia a Roma. Trovò una città in condizioni disastrose, lurida ed abbandonata secondo la formula del Platina. Rimise in ordine Roma e rimise in ordine il palazzo di famiglia, che fu la sua dimora fino alla morte, nel 1431. Per circa un decennio questo isolato funzionò a tutti gli effetti da sede del papato: un dettaglio che i visitatori tendono a dimenticare e che spiega perché due sale della Galleria siano dedicate a lui.
Nel 1527, durante il Sacco di Roma, il palazzo ospitò Isabella d'Este, marchesana di Mantova. La sua presenza salvò l'edificio: era madre di Ferrante I Gonzaga, uno dei comandanti dei lanzichenecchi, e Palazzo Colonna fu l'unico grande palazzo romano risparmiato dal saccheggio. Il salvataggio fu comunque parziale, perché le oltre duemila persone che vi si erano rifugiate furono catturate e costrette a pagare un riscatto per riavere la libertà. Ancora nel 1535, secondo la veduta di van Heemskerck, il palazzo dell'olmo insisteva sulle rovine dei templi imperiali, presumibilmente il Serapeo del Quirinale. Nel Cinquecento i Colonna rientrarono in possesso dei palazzi Riario e Della Rovere, già loro nel medioevo e perduti a causa dell'ostilità dei papi Eugenio IV e Sisto IV: agli inizi del Seicento in questa zona si contavano sei palazzi della famiglia. Il palazzo Colonna della Rovere, già detto del Vaso, dopo un probabile abbandono seguito ai saccheggi e agli incendi della prima metà del secolo, fu ceduto dal cardinale Ascanio ai Frati minori conventuali per volontà di Sisto V nel 1589, a un prezzo molto inferiore al valore reale, e divenne sede del Ministro e della Curia generale dell'ordine. I frati, che dalla metà del Quattrocento lamentavano di non poter costruire un monastero perché la basilica era circondata dalle proprietà dei Colonna, ottennero così quello che chiedevano da centoquarant'anni.
Il palazzo barocco e la nascita di Galleria Colonna
Nel 1649 il cardinale Girolamo Colonna, figlio del connestabile Filippo e di Lucrezia Tomacelli Cybo, avviò il progetto che avrebbe dato al complesso la forma attuale: accorpare i vari corpi di fabbrica in un unico organismo architettonico. In quella campagna la Sala Grande e il salone Turco furono dipinti e decorati da Giacinto Brandi e da Giovanni Battista Magni detto il Modanino. La direzione dei lavori fu affidata ad Antonio Del Grande e, dopo la sua morte nel 1671, a Girolamo Fontana. Il cantiere proseguì sotto il Gran Connestabile Lorenzo Onofrio, nipote del cardinale, e sotto Filippo II fino al 1714. Nel 1730 Fabrizio IV, figlio di Filippo II, affidò nuovi lavori a Nicola Michetti, cui si deve il prospetto su piazza Santi Apostoli. Fra il 1757 e il 1764 il cardinale Girolamo II fece edificare dall'architetto senese Paolo Posi la seconda galleria con la sala ovale detta rustica, rimasta incompiuta nella decorazione interna, su via della Pilotta, insieme a due dei quattro archi cavalcavia che collegano il palazzo al giardino della villa e alla facciata vera e propria oltre la cortina sulla piazza.
L'ala più famosa, la Galleria, fu voluta da Girolamo I e iniziata da Antonio Del Grande nel 1654; il cantiere fu ripreso da Girolamo Fontana nel 1693 e la sala venne inaugurata dal connestabile Filippo II all'alba del Settecento. Nella fase finale della decorazione intervennero anche Gian Lorenzo Bernini, Johann Paul Schor e Carlo Fontana. La destinazione era chiarissima fin dal principio: accogliere la collezione di famiglia avviata da Filippo I, che nel campo della pittura sarebbe diventata una delle più importanti della città, e celebrare la vittoria della flotta cristiana sui turchi a Lepanto nel 1571 sotto il comando di Marcantonio II Colonna. Non è una galleria di quadri con qualche allusione politica: è un monumento politico che ospita anche dei quadri.
Nella seconda metà del Seicento Lorenzo Onofrio I Colonna e la moglie Maria Mancini furono fra i maggiori promotori di spettacoli musicali e teatrali a Roma. Nel teatro del palazzo, già attivo nel 1610 quando se ne occupò Girolamo Rainaldi, andò in scena nel 1668 la prima assoluta del Girello di Jacopo Melani e nel 1676 quella della Donna ancora è fedele di Bernardo Pasquini, che qui rappresentò altre sue opere. Nel 1681 Carlo Fontana realizzò un nuovo teatro al piano terra dell'edificio adiacente alla basilica dei Santi Apostoli. La storia successiva è quella di tutte le grandi case romane: per aiutare lo Stato Pontificio a far fronte alle imposizioni del Trattato di Tolentino i Colonna dovettero vendere gran parte dei gioielli e dell'argenteria e alcune delle opere più importanti, fra cui dipinti di Raffaello, Tiziano, Veronese, Correggio, Reni e Guercino, sostituiti solo in parte da acquisizioni successive. Nel 1802, dalle sale di questo palazzo, Carlo Emanuele IV re di Sardegna abdicò in favore di Vittorio Emanuele I.

La Sala della Colonna Bellica
La visita dell'Appartamento Galleria comincia da qui, e il nome non è decorativo. Al centro della sala, su un piedistallo, si alza una colonna in marmo rosso: è lo stemma di famiglia tradotto in oggetto, la colonna che dà il nome ai Colonna e che il visitatore incontra prima ancora dei quadri. Gli intarsi del piedistallo illustrano scene di vita della Roma antica, e questo accostamento fra araldica moderna e antichità romana è la dichiarazione programmatica dell'intero appartamento: i Colonna si presentano come continuatori dell'urbe, non come una casata fra le altre.
La volta è affrescata da Giuseppe Bartolomeo Chiari e raffigura la presentazione in cielo di Marcantonio II Colonna alla Vergine. Va guardata con attenzione, perché definisce il registro di tutto quello che segue: il vincitore di Lepanto non è celebrato come ammiraglio ma come strumento della Provvidenza, e l'apoteosi militare diventa apoteosi religiosa.
Alle pareti c'è il primo capolavoro del percorso, la Venere, Cupido e Satiro di Agnolo Bronzino. È una tela fredda, levigata, di una sensualità costruita a tavolino, come tutto il miglior manierismo fiorentino: la carne non è carne, è smalto. Sopra il Bronzino sta La Notte di Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, e sulla parete opposta due altre grandi tele dello stesso pittore, L'Aurora e Venere e Amore. Michele Tosini, detto Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, lavorò a lungo su modelli michelangioleschi: le sue figure distese derivano dalle allegorie delle tombe medicee di San Lorenzo, e riconoscerlo cambia la lettura della sala. Sono opere che il visitatore frettoloso salta perché è già proiettato verso la Sala Grande. Sbaglia.
La palla di cannone del 1849 sulla scalinata di Galleria Colonna
Fra la Sala della Colonna Bellica e la Sala Grande si scende una breve rampa di gradini. A metà della rampa, incastrata nel marmo, c'è una palla di cannone. Non è un pezzo da collezione e non è stata messa lì per fare effetto: è arrivata da sola, in quel punto esatto, nel 1849.
Erano i mesi della Repubblica Romana. Pio IX era fuggito a Gaeta, il triumvirato di Mazzini, Armellini e Saffi governava la città, e un corpo di spedizione francese agli ordini del generale Oudinot era stato inviato a restaurare il potere pontificio. Il fronte più duro fu quello del Gianicolo, dove i difensori tennero per settimane. Le batterie francesi, una volta sistemate sull'altura, battevano il centro. Un colpo entrò dalla finestra della Galleria, attraverso la vetrata, e si fermò sulla scalinata. I Colonna non lo fecero rimuovere. Lo lasciarono dove era caduto e ci costruirono attorno un piccolo racconto di famiglia.
Questa è la cosa che ricordo a ogni gruppo che accompagno: fra un affresco e un arazzo del valore di un appartamento, l'oggetto che colpisce di più i visitatori è una sfera di ferro grande come un melone. È il pezzo di storia più recente della sala, ed è l'unico che nessuno ha voluto. Fermatevi due minuti, guardate la traiettoria che avrebbe dovuto seguire, alzate gli occhi verso le finestre alte: la geometria funziona ancora.
La Sala Grande di Galleria Colonna
Si scende la rampa e ci si trova in una delle poche sale romane che reggono il confronto con Versailles: una infilata monumentale scandita da colonne rivestite in giallo di Siena, specchi, stucchi dorati, e sopra la testa una volta continua. Chi arriva la mattina presto, con la luce che entra dalle finestre alte e nessuno davanti, ha davanti lo spettacolo per cui vale l'intero biglietto.
La volta con la Battaglia di Lepanto
La volta della Galleria fu affrescata da Giovanni Coli e Filippo Gherardi, due pittori lucchesi formati sull'esempio veneto, e il soggetto centrale è la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Marcantonio II Colonna, comandante della flotta pontificia nella Lega Santa, compare in più momenti lungo tutta la volta: nell'azione navale, nel trionfo, nell'ascesa celeste. Guardatela con calma e da più punti della sala, perché l'impaginazione è costruita per essere letta camminando, non da fermi. È pittura di apparato, dichiaratamente propagandistica, e proprio per questo è un documento storico di prima mano: ci dice come una famiglia romana volle raccontare la propria ora più alta, trent'anni dopo averla vissuta.
Le specchiere dipinte e i mobili della Sala Grande
Le quattro grandi specchiere sono dipinte da Mario dei Fiori, Giovanni Stanchi e Carlo Maratta. Sono oggetti che oggi si fatica a classificare: superfici riflettenti sulle quali sono dipinti fiori e putti, a metà strada fra il quadro e l'arredo. Mario Nuzzi, detto Mario dei Fiori, era il maggiore specialista romano di natura morta floreale del Seicento, e queste specchiere sono fra le sue prove più celebri. Osservate il gioco: il fiore dipinto si riflette nello specchio accanto e moltiplica la sala. È un effetto pensato per la luce delle candele, non per quella elettrica.
Tutte le consoles della Galleria, come i due grandi stipi della Sala dei Paesaggi, poggiano su figure di prigionieri sottomessi: sono i turchi vinti a Lepanto, trasformati in sostegni di mobilia. Chi cerca un esempio di come il potere barocco parlasse attraverso gli oggetti quotidiani lo ha davanti agli occhi.
I dipinti della Sala Grande
Lungo la Galleria si succedono tele di Guercino, Salvator Rosa, Jacopo Tintoretto, Francesco Salviati, Guido Reni e Giovanni Lanfranco. Salvator Rosa merita una sosta: napoletano, poeta e attore oltre che pittore, inventò un paesaggio drammatico e disordinato che nel secolo successivo diventò il modello del gusto sublime per i viaggiatori inglesi del Grand Tour. Guido Reni sta all'estremo opposto, con la sua bellezza calcolata e senza asprezze. Averli nella stessa sala, a pochi metri di distanza, è la migliore lezione di storia dell'arte che si possa avere a Roma senza aprire un libro.
Il fedecommesso e la sopravvivenza della collezione
Le collezioni artistiche di famiglia sono vincolate da un fedecommesso che risale al XIX secolo: sono legate alle mura del palazzo, inalienabili e indivisibili. Questa clausola giuridica è la ragione per cui vediamo ancora insieme quello che vediamo. Le quadrerie romane si sono sfasciate quasi tutte fra Ottocento e Novecento, vendute a pezzi ai musei stranieri; qui il vincolo ha funzionato da diga. Non è un dettaglio notarile, è la spiegazione della visita.
La Sala dei Paesaggi e Gaspard Dughet
Oltrepassate le due colonne rivestite in giallo di Siena, si entra nella Sala dei Paesaggi, così chiamata per la serie di dipinti a soggetto campestre di Gaspard Dughet. Dughet, francese di nascita e romano di formazione, era cognato di Nicolas Poussin e visse quasi sempre a Roma: i suoi paesaggi della campagna laziale, con Tivoli e i monti Prenestini sullo sfondo, hanno educato l'occhio di due generazioni di viaggiatori europei. Chi ha visto solo vedute di rovine settecentesche trova qui il modello che le precede.
La volta, con un'Allegoria della Battaglia di Lepanto, fu dipinta alla fine del Seicento da Sebastiano Ricci, il veneziano che sarebbe diventato uno dei tramiti fra il tardo barocco e il rococò europeo. Il grande stipo in ebano e avorio dei fratelli tedeschi Steinhart raffigura scene dell'Antico e del Nuovo Testamento e, nella parte centrale, riproduce in miniatura il Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina. Sulla parete opposta un secondo stipo, in legno di sandalo e pietre dure, riproduce una villa romana. Guardateli da vicino: la parte più interessante non è l'insieme, sono i cassetti e gli sportelli, ciascuno con la propria scenetta.

La Sala dell'Apoteosi di Martino V
Il nome viene dalla grande tela di Benedetto Luti al centro del soffitto, con la presentazione in cielo del papa di famiglia. Ma questa sala è soprattutto la pinacoteca vera del palazzo: qui è concentrata la maggior parte dei dipinti che un appassionato viene a cercare.
Il Mangiafagioli di Annibale Carracci
Il Mangiafagioli di Annibale Carracci è il quadro più famoso di Galleria Colonna e uno dei più importanti del naturalismo italiano. Un contadino seduto a tavola, davanti a una scodella di fagioli, con il cucchiaio a mezz'aria e lo sguardo che va verso chi guarda: pane, cipollotti, una brocca, una tovaglia stropicciata. Nessun santo, nessuna allegoria, nessuna nobiltà. Alla fine del Cinquecento questo era un gesto rivoluzionario, e Annibale, bolognese, lo compie prima e indipendentemente da Caravaggio. La datazione oscilla, ma la collocazione critica è saldamente negli anni bolognesi del pittore.
Si legge spesso che il quadro avrebbe ispirato Van Gogh e Degas: è un accostamento critico moderno, non un fatto documentato, e va preso per quello che è, una suggestione di lettura. Quello che invece si può affermare senza cautele è che il Mangiafagioli sta alla radice di tutta la pittura di genere italiana del Seicento. Il mio consiglio: guardatelo da vicino e poi da tre metri. Da vicino è materia grezza, da lontano è un ritratto psicologico.
Bronzino e i dipinti del camino
Sopra il Mangiafagioli è collocata una tavola di Agnolo Bronzino con la Madonna, il Bambino assopito, sant'Anna e san Giovannino: smalto fiorentino allo stato puro, colori acidi, contorni tagliati. L'accostamento fra il Bronzino e il Carracci, uno sopra l'altro, è uno dei confronti più istruttivi che Roma offra: due modi opposti di intendere la pittura a quarant'anni di distanza.
Alla destra del camino, in alto, un San Giuliano l'ospitaliere di Perin del Vaga, allievo di Raffaello e protagonista della diaspora artistica seguita al Sacco del 1527; in basso, il Ritratto del compositore Adrian Willaert alla spinetta di Jacopo Tintoretto. Willaert era il maestro di cappella di San Marco a Venezia e il fondatore della scuola polifonica veneziana: un musicista fiammingo ritratto da un veneziano e finito in una casa romana, che è un riassunto perfetto della circolazione artistica del Cinquecento.
La parete centrale e gli altri capolavori
Sulla parete centrale si allineano Il Tempo rapisce la Bellezza del Cavalier d'Arpino, Il Ratto d'Europa di Francesco Albani, il San Girolamo penitente nel deserto del Perugino e la Sacra Famiglia con san Sebastiano, san Girolamo e la Maddalena di Paris Bordone. Poi la Madonna Incoronata di Andrea del Sarto, l'Autoritratto con cammeo e la Resurrezione di Lazzaro di Francesco Salviati. Il Perugino è il pezzo che consiglio di non trattare come opera di passaggio: il maestro di Raffaello in una versione ascetica e paesaggistica che si vede raramente.
Al centro della parete d'ingresso, sopra una console romana del Seicento, si trova il busto in marmo di Carrara del cardinale Girolamo I Colonna, committente della Galleria, scolpito da Orfeo Boselli intorno alla metà del Seicento. A sinistra un dipinto di Jacopo Tintoretto con il ritratto di Onofrio Panvinio, storico agostiniano molto noto ai suoi tempi e uno dei padri dell'erudizione antiquaria romana; a destra Il Gentiluomo di Paolo Veronese, uno di quei ritratti veneziani in cui l'abito conta quanto il volto.
La Sala del Trono di Galleria Colonna
La sala successiva è dedicata ancora a Oddone Colonna, eletto pontefice l'11 novembre 1417, giorno di san Martino, motivo per cui scelse il nome di Martino V. Il suo pontificato durò fino al 1431 e per circa dieci anni il palazzo di famiglia fu di fatto sede pontificia.
Al centro c'è il pezzo che tutti fotografano: il seggio sotto il ritratto papale. Secondo l'uso delle grandi case principesche romane, ogni famiglia con diritto di ricevere il pontefice teneva una sala del trono con il seggio riservato alla sua visita, e il seggio restava girato verso la parete finché il papa non arrivava. Le visite papali ai palazzi del patriziato romano si interruppero nel 1870, con la fine del potere temporale. Da allora quel seggio aspetta un ospite che non è più venuto. È un oggetto che racconta la storia di Roma meglio di un intero capitolo di manuale, e non costa nulla fermarcisi davanti trenta secondi in più.
Ai lati del ritratto di Martino V sono collocati due piccoli ritratti di Marcantonio II Colonna, il vincitore di Lepanto, e della moglie Felice Orsini, opera di Scipione Pulzone, ritrattista gaetano di una precisione quasi fotografica. Sulla stessa parete si trovano i due dipinti più antichi dell'intera collezione: la Madonna con Angeli di Stefano da Verona, del XIV secolo, e la Crocifissione di Jacopo Avanzi, anch'essa trecentesca. Sono due tavole piccole, facili da oltrepassare, e sono il punto di partenza cronologico di tutto quello che si è visto finora.
La Sala dell'Arazzo
Prende il nome dal grande arazzo seicentesco di manifattura italiana che raffigura la regina Artemisia mentre esamina il progetto per la tomba del marito Mausolo: il monumento che avrebbe dato il nome a tutti i mausolei. Il ciclo di Artemisia, disegnato in Francia all'inizio del Seicento, ebbe una fortuna europea enorme e i Colonna ne possiedono più pezzi, distribuiti in sale diverse.
Alle pareti, dipinti di ottima qualità: La strage degli innocenti di Jacopo del Sellaio, fiorentino del Quattrocento vicino a Botticelli; La riconciliazione di Esaù con Giacobbe di Peter Paul Rubens, testimonianza del passaggio romano del maestro fiammingo; l'Ecce homo di Francesco Bassano il Giovane, della dinastia di pittori veneti che fece della pittura di genere una specialità di famiglia.
La Sala gialla e la Sala della Cappella
La Sala gialla è l'ingresso all'Appartamento Galleria dall'interno del palazzo e si trova fra la Sala dell'Arazzo e la Sala della Cappella. Gli affreschi delle pareti sono dei fratelli Giuseppe e Stefano Pozzi per le figure e di Giovanni Angeloni per paesaggi e ornati, eseguiti intorno alla metà degli anni Cinquanta del Settecento. Rappresentano vedute ideali di ville con effetti di trompe l'oeil, raccordati alla volta da due ghirlande di stucco a rilievo. È un ambiente di passaggio che quasi nessuno guarda: dategli un minuto, perché è il punto in cui il palazzo cambia secolo sotto gli occhi.
Attraverso due porte si accede alla Sala della Cappella, che conserva altri arazzi della serie di Artemisia: i due ai lati della finestra e quello sulla parete d'ingresso sono datati ai primi anni del Seicento e provengono dalla manifattura parigina del Boulevard Saint Marcel. Fra i dipinti spicca la Resurrezione di Cristo e di alcuni esponenti della famiglia Colonna alla fine dei tempi di Pietro da Cortona: un soggetto vertiginoso, in cui i committenti si fanno ritrarre mentre risorgono. Nella stessa sala si trova il Mosè con le tavole della legge di Guercino. Sopra la testa pende il lampadario più grande del palazzo, realizzato a Murano nel Settecento.
La sala si apre sulla piccola cappella di famiglia, dove sopra l'altare si trova una Sacra Famiglia di Giuseppe Bartolomeo Chiari e, sulla destra, una Deposizione di Paolo Farinati del Cinquecento. A sinistra una vetrata ottocentesca raffigura la traslazione del corpo della beata Margherita Colonna da Castel San Pietro alla chiesa romana di San Silvestro in Capite, avvenuta nel 1283. Margherita, morta giovane nel 1280, è la santa di casa: una famiglia che ha dato un papa, un ammiraglio e una beata ha coperto tutte le caselle disponibili nella Roma medievale.
La Sala dei Primitivi
Riattraversata la Sala gialla si entra nella Sala dei Primitivi, dove domina un grande arazzo francese dei primi del Seicento, anch'esso della manifattura parigina del Boulevard Saint Marcel, con la regina Artemisia che assiste alla lezione di equitazione del figlio, il giovane principe Lygdamis. La tappezzeria è stata ripulita e restaurata a Bruxelles presso la Manifattura reale De Wit fra il 2011 e il 2012: un intervento lungo e costoso, di cui si vede il risultato nella tenuta dei blu.
La sala ospita una raccolta di dipinti prevalentemente sacri fra Quattrocento e Seicento. Due piccole tavole di Cosmè Tura, il grande ferrarese di corte estense, raffigurano la Madonna col Bambino, detta anche Madonna dello Zodiaco per i segni zodiacali sullo sfondo, e la Vergine Annunciata: linea tagliente, colori metallici, una durezza che non somiglia a nulla di romano. Accanto, il Sant'Agostino di Carlo Crivelli, veneziano trapiantato nelle Marche e maestro di una pittura preziosa e spigolosa; la Madonna con Bambino e Santi di Jacopo Palma il Giovane; due tavole di Pietro Alemanno con Sant'Antonio Abate e un Santo Vescovo; due opere di Bernardino di Mariotto con L'adorazione dei pastori e Cristo fra i dottori; e infine due tavolette del cosiddetto Maestro della Predella Colonna, con La Nascita della Vergine e Due donatori inginocchiati in un paesaggio. Quel nome convenzionale, Maestro della Predella Colonna, è nato proprio da queste tavole: un pittore anonimo battezzato dalla collezione che lo conserva.
Opinione netta: questa è la sala che i visitatori attraversano più in fretta e quella che, per chi ama la pittura, contiene le cose migliori. I due Tura da soli giustificano una sosta di dieci minuti.
La Sala dei Ricami
Il nome viene dalle tappezzerie all'indiana della metà del Seicento che rivestono le pareti, tessute con filo d'oro e seta. Il baldacchino centrale porta gli stemmi Colonna e Pamphilj, unione araldica del matrimonio fra Filippo II Colonna, figlio di Lorenzo Onofrio e di Maria Mancini Mazzarino, e Olimpia Pamphilj, celebrato nel 1697. Sono le stesse alleanze che si leggono nelle sale di Palazzo Doria Pamphilj, a meno di dieci minuti a piedi da qui: due palazzi, una sola rete di parentele.
Dalla Sala dei Ricami si passa in un piccolo vestibolo con specchi, affrescato a metà Settecento, che riporta nella Sala dell'Apoteosi di Martino V e chiude il circuito dell'Appartamento Galleria.
Il Padiglione Pio di Galleria Colonna
Il Padiglione Pio è dedicato alla principessa donna Sveva Colonna (1912-1999), sposata nel 1932 con il principe spagnolo don Alfonso Pio Falcò (1903-1967). Sveva era la maggiore dei due figli della principessa Isabelle Colonna Sursock e sorella del principe Aspreno Colonna, padre degli attuali principi. Non ebbe figli. La si incontra due volte in queste sale: nel grande ritratto del pittore spagnolo Ignacio Zuloaga (1870-1945), che la raffigura a venticinque anni con il cane Whisky davanti a villa Mombello a Imbersago, in provincia di Lecco, proprietà del marito, e in un busto di bronzo di Antonio Berti (1904-1990).
Le sale che oggi compongono il Padiglione facevano parte dell'appartamento cardinalizio abitato da tre cardinali Colonna: Ascanio nel Cinquecento, Girolamo I nel Seicento e Girolamo II nel Settecento. I sei grandi arazzi secenteschi della manifattura francese dei Gobelins raccontano episodi della vita di Alessandro Magno e provengono dalla collezione di Filippo III Colonna, nel Settecento. Dalla collezione Pio arrivano invece il busto di papa Benedetto XIV, al secolo Prospero Lambertini (1675-1758), il ritratto e i busti di donna Sveva e quello del re Filippo IV di Spagna (1605-1665).

La Sala della Cornucopia
Il soffitto della Sala della Cornucopia e quello della successiva Sala del Baldacchino furono decorati nel tardo Cinquecento, fra il 1588 e il 1592, nella grande campagna promossa dal cardinale Ascanio Colonna (1560-1608), e restaurati a metà Seicento dal cardinale Girolamo I (1604-1666). A quest'ultima fase risalgono le mostre delle porte con l'iscrizione HIERONYMUS CARDINALIS COLUMNA DUX ET PRINCEPS, le decorazioni floreali delle lunette alla base delle volte e il restauro delle pitture cinquecentesche.
Il soffitto è una macchina araldica: su fondo oro, attorno al grande stemma Colonna, si dispongono il collare dell'Ordine del Toson d'oro, vessilli turchi e bandiere con le insegne di papa Pio V, pontefice dal 1566 al 1572, e del regno spagnolo di Castiglia e Leon. Sono tutti richiami a Lepanto: Pio V fu l'artefice della Lega Santa, la Spagna ne fu la potenza navale, i vessilli turchi sono il bottino. Gli affreschi celebrano il ruolo culturale ed ecclesiastico di Ascanio attraverso figure allegoriche di Virtù ed emblemi del potere vescovile, cardinalizio e papale retti da figure alate e putti. Nei quattro ovali attorno allo stemma corrono Storie dell'Antico Testamento: la Creazione di Adamo, la Creazione di Eva, il Peccato originale, la Cacciata dei Progenitori dal Paradiso Terrestre.
L'allestimento delle pareti con arazzi e pannelli in tessuto dipinto risale alla ristrutturazione affidata dal cardinale Girolamo II (1708-1763) all'architetto Paolo Posi fra il 1756 e il 1763. I quattro arazzi dei Gobelins furono tessuti a Parigi nel Seicento sui cartoni di un celebre ciclo di dipinti eseguito per Luigi XIV da Charles Le Brun (1619-1690), soprintendente delle manifatture reali francesi. Lorenzo Onofrio Colonna (1637-1689) li acquistò per 982 scudi, cifra che vale la pena tenere a mente per capire il rapporto fra prezzo degli arazzi e prezzo dei quadri nel Seicento: allora la tappezzeria costava più della pittura. Rappresentano le Storie di Alessandro Magno e vanno letti in senso orario dalla parete di fronte alle finestre: la battaglia del Granico del 334 avanti Cristo, primo scontro con l'esercito persiano in Asia minore; la famiglia di Dario che rende omaggio ad Alessandro dopo Isso, nel 333; la battaglia sul fiume Idaspe del 326, l'ultima grande battaglia macedone, combattuta contro il re indiano Poro nel Punjab; e la sconfitta di Poro, sempre nel 326.
Negli spazi lasciati liberi dagli arazzi i fratelli Stefano e Giuseppe Pozzi eseguirono, nel Settecento, sette pannelli in tessuto con Putti e trofei bellici dipinti a succhi d'erba, pigmenti vegetali che imitano l'effetto dell'arazzo vero e creano un rivestimento continuo. Il pavimento in giallo di Siena, con una cornucopia intarsiata al centro e quattro fiocchi in rosso di Francia agli angoli, è invece del 1948: lo fece eseguire donna Isabelle Sursock Colonna (1889-1984) dalla ditta Medici su progetto dell'architetto Clemente Busiri Vici. In una sala cinquecentesca si cammina quindi su un pavimento del dopoguerra, e la cosa notevole è che non stona.
La Sala del Baldacchino
Anche qui la volta appartiene alla campagna del cardinale Ascanio, con restauri di metà Seicento. Al centro lo stemma Colonna sormontato dalla corona e dalla sirena bifida, affiancato da due putti che reggono bandiere con insegne pontificie e con lo stemma di Castiglia e Leon. Attorno corre una decorazione a grottesche su fondo bianco, piena di motivi allusivi alla fama e al trionfo. Nelle vele sono dipinti trofei militari su fondo oro, molto simili a quelli delle Sale del Tempesta e del Dughet nell'Appartamento della Principessa Isabelle. La prevalenza dell'elemento bellico celebra le imprese militari della famiglia e in particolare la fama nata da Lepanto.
Sulle pareti maggiori due arazzi della serie di Alessandro Magno, tessuti a Parigi nel Seicento dai Gobelins sui dipinti di Le Brun, completano il ciclo della Sala della Cornucopia: la battaglia di Arbela, o Gaugamela, del 331 avanti Cristo, combattuta contro Dario III non lontano dall'antica capitale assira di Ninive, nei pressi dell'odierna Mosul, e l'ingresso trionfale di Alessandro a Babilonia, nell'ottobre dello stesso anno.
La sala ospita inoltre un Ritratto di papa Martino V Colonna eseguito nel Cinquecento a olio su tavola, che è la più antica effigie del pontefice conservata nel palazzo; un busto in marmo di Benedetto XIV, papa dal 1740 al 1758, opera di Pietro Bracci (1700-1773), lo scultore che firmò l'Oceano della Fontana di Trevi; il ritratto di Sveva Colonna Pio di Zuloaga; e alcune tele di paesaggio del Sei e Settecento di Gaspard Dughet e Frans van Bloemen. Il pavimento in marmo a disegno geometrico, con specchiature in rosso dei Pirenei e riquadri in verde Aosta, fu eseguito nel 1947 per volontà di donna Isabelle Sursock Colonna dalla ditta Medici su progetto di Clemente Busiri Vici.
La Galleriola
È un piccolo disimpegno ricavato nei lavori di metà Settecento voluti dal cardinale Girolamo II e dipinto negli stessi anni, fra il 1756 e il 1763, da Giovanni Angeloni e dai fratelli Stefano e Giuseppe Pozzi: un finto loggiato scoperto si apre illusivamente su vedute di giardini con statue, vasi all'antica e fontane. Ospita un busto in bronzo di Filippo IV di Spagna dalla collezione Pio Falcò. È lo spazio più piccolo del percorso e uno dei più riusciti: il trompe l'oeil funziona ancora, e se vi mettete al centro capite perché nel Settecento questo genere di pittura veniva pagato quanto un quadro da museo.
La Sala delle Maioliche
Ristrutturata anch'essa fra il 1756 e il 1763 sotto Girolamo II, con una elaborata decorazione a stucchi dorati alle pareti. Sulla parete di fronte alle finestre un camino rivestito in giallo antico e verde è sormontato da una grande specchiera dalla cornice intagliata e dorata, coronata dal monogramma del principe Lorenzo Onofrio Colonna. Nella sala si trova il busto in bronzo di Sveva Colonna Pio eseguito da Antonio Berti nel luglio del 1939 e proveniente dalla collezione Pio Falcò. Il soffitto ligneo con emblemi araldici Colonna è ottocentesco, mentre il pavimento è in maioliche di Vietri del Settecento: un pavimento campano in una casa romana, arrivato qui con i possedimenti meridionali della famiglia.
L'Appartamento della Principessa Isabelle
Al piano terreno si apre la parte del palazzo che il percorso completo aggiunge, e che a mio parere è la ragione principale per venire a Galleria Colonna. I principi Colonna hanno lasciato l'appartamento della principessa Isabelle esattamente come era quando lei viveva: gli stessi mobili, le stesse fotografie di famiglia sui tavolini, la stessa disposizione degli oggetti. Non è un allestimento museale che imita una casa, è una casa.

Le trentasette vedute di Vanvitelli
La collezione conserva trentasette vedute di Gaspar van Wittel, l'olandese che a Roma divenne Vanvitelli e che fu il padre della veduta italiana moderna, oltre che padre di Luigi Vanvitelli, l'architetto della Reggia di Caserta. Van Wittel dipinse Roma con una precisione topografica che nessuno aveva avuto prima: le sue vedute sono documenti urbanistici oltre che quadri. Chi vuole sapere come apparivano piazza Navona, il Tevere o il Quirinale prima degli interventi ottocenteschi trova qui una fonte visiva di prima qualità, e trentasette pezzi insieme sono un numero che pochissime raccolte al mondo possono esibire.
La Sala della Fontana e l'orologio notturno
La Sala della Fontana conserva l'unico tratto superstite del vecchio pavimento alla veneziana: negli altri ambienti la principessa lo fece sostituire con marmo orientale lucido, scelta forse legata alle sue origini libanesi. Qui si trova uno degli oggetti più rari della casa, un orologio notturno dipinto, custodito fra due bauli all'antica: all'interno un meccanismo silenzioso muove i numeri, retroilluminati da una candela. Gli orologi notturni furono un'invenzione romana del Seicento, pensata per chi voleva sapere l'ora senza essere svegliato dal ticchettio. Poco più in là c'è un divano doppio a esse, quello che gli storici dell'arredo chiamano confidenza, fatto per conversare guardandosi in faccia.
All'inizio del percorso accoglie il visitatore un coccodrillo in porfido: è una delle poche tracce superstiti del santuario romano su cui poggia questa ala del palazzo, il tempio di Serapide. Il coccodrillo appartiene all'iconografia egizia dei culti isiaci e serapiaci diffusi a Roma dall'età imperiale, e vederlo qui, in un salotto novecentesco, è uno di quei cortocircuiti che a Roma capitano di continuo.

La Sala delle Feste, la Sala del Dughet e la Sala del Mascherone
La sequenza dei saloni comprende la Sala del Vanvitelli, la Sala delle Feste, la Sala della Fontana, la Sala del Dughet e la Sala del Mascherone. Sulle pareti e sui soffitti si sono alternati artisti come il Pinturicchio, il Pomarancio e il Cavalier Tempesta, cioè Pieter Mulier il Giovane, olandese specializzato in marine e tempeste, che a Roma si guadagnò il soprannome dal soggetto che dipingeva meglio. Nelle stanze si riconosce ancora il baldacchino con il simbolo di famiglia e, al centro, la consolle in legno dorato con i turchi incatenati che ricordano Lepanto: lo stesso motivo dell'appartamento nobile, riproposto al piano terreno.
Maria Mancini e Olimpia Pamphilj
In questi salotti si incontrano due figure femminili che meritano più di una nota. Maria Mancini, nipote del cardinale Mazzarino, è conservata nel ritratto di Simon Vouet, pittore alla corte di Luigi XIV. Fu il primo amore del giovane Luigi XIV, allontanata dalla corte per ragioni di Stato e maritata a Lorenzo Onofrio Colonna. Nei suoi diari raccontò le disavventure di un matrimonio infelice e la propria fuga da Roma; per costringerla a tornare il marito le fece chiudere le porte di tutti i salotti d'Europa. Eppure l'inizio era stato diverso: il soffitto dipinto da Giacinto Gimignani mostra l'incontro fra una colonna antica e una coppia di pesci, l'emblema araldico dei Mancini, e Carlo Maratta e Gaspard Dughet ritrassero i due sposi nelle vesti di Venere e Paride, come forse amavano mostrarsi nei balli in costume che organizzavano.
Olimpia Pamphilj è evocata dalle colombe con il ramo d'ulivo dipinte sui soffitti dei primi saloni: l'emblema dei Pamphilj, portato in casa Colonna dal matrimonio del 1697. Accanto al doppio ritratto in costume, Jan Brueghel il Vecchio ha lasciato nove piccoli paesaggi fantastici dipinti su rame, supporto scelto per far risaltare il calore dei rossi e la trasparenza degli azzurri. Sono minuscoli e vanno guardati da vicinissimo.
Chi era la principessa Isabelle
Isabelle Colonna, nata Sursock, apparteneva a una famiglia di origine bizantina stabilitasi in Libano dal Seicento. Sposò il principe Marcantonio Colonna e si trasferì a Roma, dove seppe inserirsi nella società della capitale negli anni dell'ascesa di Mussolini. Alla sua morte, il 18 novembre 1984, Laura Laurenzi la ricordava su la Repubblica come gran dama di corte, intelligente, colta, conservatrice nel senso più puro e coerente, che dopo la caduta della monarchia si era trovata a sostituire Maria José come regina supplente, offrendo ricevimenti regali cui erano ammesse unicamente teste coronate e, fra i borghesi, soltanto finanzieri e banchieri, purché non divorziati. Negli ultimi anni mostrava il suo appartamento soltanto agli amici più stretti. Oggi si visita al sabato con un biglietto da venticinque euro, e questo passaggio da salotto privatissimo a percorso museale è forse il fatto più interessante della storia recente del palazzo.
Il giardino di Galleria Colonna e il tempio di Serapide
Il giardino si arrampica sul fianco del Quirinale ed è collegato al palazzo dai quattro archi cavalcavia che scavalcano via della Pilotta. È compreso in entrambi i percorsi di visita ed è la parte che i visitatori sottovalutano di più. Salendo si incontrano i resti murari che le fonti antiquarie chiamavano le anticaglie: strutture di età imperiale riferite dagli eruditi ora al tempio del Sole ora al tempio di Serapide, il grande santuario che occupava il versante del colle. Erano rovine talmente imponenti che ancora nel Cinquecento, come mostra la veduta di Maarten van Heemskerck, il palazzo dell'olmo vi si appoggiava sopra.
Il Serapeo del Quirinale, edificato in età severiana, era uno dei complessi più grandi della Roma imperiale e la sua scalinata monumentale collegava il colle alla valle sottostante. Quello che ne resta è inglobato nelle strutture del palazzo e del giardino, ed è visibile in parte anche da via della Pilotta e dalla salita verso il Quirinale. Il mio consiglio: guardate il giardino non come un intervallo verde fra due sale, ma come il piano archeologico su cui l'intero palazzo poggia. La terrazza affacciata sul giardino interno viene aperta ai visitatori nella buona stagione, e nelle mattine limpide di aprile e ottobre è il posto migliore dell'intera visita.
Galleria Colonna e Vacanze romane
La scena finale di Vacanze romane, il film di William Wyler del 1953 con Audrey Hepburn e Gregory Peck, è stata girata qui. La conferenza stampa in cui la principessa Anna incontra i giornalisti stranieri si svolge nella Sala Grande della Galleria: è lì che la principessa scende dal seggio per salutare uno a uno i cronisti, riceve da Irving le fotografie della sua vacanza romana e saluta Joe con un ultimo sorriso silenzioso. Se avete in mente quell'inquadratura, riconoscerete le colonne di giallo di Siena e la fuga di specchi appena entrati.
Va detta una cosa, perché il fraintendimento è comune: nel film quella sala rappresenta un'ambasciata, non un palazzo privato. La produzione cercava un ambiente che desse l'idea di una corte europea e lo trovò in una casa romana. È il motivo per cui migliaia di visitatori arrivano ogni anno con l'aspettativa sbagliata: non cercate il trono del film, cercate la sala. Il trono, quello vero, sta due stanze prima ed è girato verso il muro.
Quanto dura la visita a Galleria Colonna
Il percorso breve si copre in cinquanta minuti se si cammina, in un'ora e un quarto se ci si ferma davanti ai quadri. Il percorso completo, con l'Appartamento della Principessa Isabelle e i giardini, richiede due ore piene, e due ore e mezza se si è del mestiere o se si porta un'audioguida. La visita guidata del venerdì dura circa due ore.
Il calcolo che consiglio di fare è un altro, però. Il sabato l'ultimo accesso è alle 13,15: chi entra all'ultimo momento con il biglietto del percorso completo si trova a correre nell'Appartamento Isabelle. Presentarsi fra le 9,15 e le 10,30 cambia completamente l'esperienza. Non è questione di sola comodità: cambia la luce. La mattina presto la luce naturale entra dalle finestre alte della Sala Grande e la attraversa di taglio, e quella è l'ora per cui la sala è stata pensata.
Quando andare a Galleria Colonna
Il palazzo apre al pubblico due mattine a settimana e questo, paradossalmente, distribuisce meglio i visitatori di quanto facciano molti musei aperti sei giorni su sette: chi arriva a Roma senza informarsi non ci capita per caso. I periodi più affollati sono i fine settimana di primavera, i ponti e i sabati di dicembre. I più tranquilli sono le mattine di gennaio, febbraio e novembre.
Ad agosto Roma si svuota e le sale sono quasi deserte, ma il palazzo non è climatizzato come un museo moderno: alle undici del mattino di un sabato di agosto la Sala Grande è calda. Se dovete scegliere un mese, scegliete ottobre: luce bassa e limpida, terrazza sul giardino ancora aperta, temperature giuste per salire al Quirinale a piedi dopo la visita. Se dovete scegliere un'ora, scegliete le 9,15 esatte.
Galleria Colonna con i bambini
I bambini fino a dodici anni entrano gratis, con il limite di due per accompagnatore pagante, e questa è una delle politiche più generose fra i musei romani a gestione privata. Detto questo, va scelto con criterio cosa raccontare: una sequenza di sale dorate stanca in fretta chi ha sei anni.
Quello che funziona sempre, per esperienza di gruppi, sono tre cose: la palla di cannone incastrata nella scalinata, che si vede e si tocca con gli occhi e ha una storia in tre frasi; il coccodrillo di porfido all'ingresso dell'Appartamento Isabelle; e i turchi incatenati che reggono i tavoli, una caccia al tesoro naturale che si può proporre sala per sala. Con i ragazzi delle medie funziona anche la volta di Lepanto, se la si racconta come una battaglia navale con numeri veri: oltre duecento navi cristiane schierate, una giornata sola, il 7 ottobre 1571. Nel giardino i bambini possono finalmente muoversi. Non ci sono passeggini in prestito e le sale storiche non amano le ruote: un marsupio o uno zaino porta-bimbo sono la soluzione migliore.
Accessibilità di Galleria Colonna
L'ingresso per le persone con disabilità è quello di piazza Santi Apostoli 66, anche nelle mattine di sabato in cui il pubblico entra da via della Pilotta 17. L'accompagnatore di una persona con disabilità entra gratuitamente. Il palazzo resta un edificio storico su più livelli, con la rampa di gradini fra la Sala della Colonna Bellica e la Sala Grande e con il giardino in salita sul colle: prima di venire conviene telefonare allo 06 6784350 e concordare il percorso, perché il personale conosce le alternative interne meglio di qualunque descrizione scritta. Le audioguide del sabato sono disponibili in dieci lingue.
Cosa vedere intorno a Galleria Colonna
Poche zone di Roma concentrano tanti luoghi visitabili in un raggio di dieci minuti a piedi. Questo è il vero motivo per cui consiglio la visita del sabato mattina: alle undici e mezza si esce e la giornata è appena cominciata.
Piazza Venezia e il Vittoriano
A tre minuti si apre piazza Venezia, con l'Altare della Patria e le sue terrazze panoramiche, e con il Museo Nazionale del Palazzo Venezia, che occupa un palazzo quattrocentesco altrettanto stratificato di questo e molto meno frequentato di quanto meriti. Salendo la cordonata si arriva ai Musei Capitolini, sul colle capitolino, dove la giornata può finire con il Marco Aurelio e la Lupa.
La Fontana di Trevi e il rione
Sette minuti in leggera salita e si arriva alla Fontana di Trevi, che è incastonata nella facciata di Palazzo Poli: un dettaglio che quasi nessuno nota, perché tutti guardano l'acqua e nessuno alza gli occhi sull'edificio. A due passi si nasconde la Galleria Sciarra, cortile liberty affrescato con le virtù femminili, aperto e gratuito, e uno dei posti più belli e meno visitati del centro.
Il Quirinale e le Scuderie
Salendo via Ventiquattro Maggio in dieci minuti si arriva alla piazza del Palazzo del Quirinale, con i Dioscuri e l'obelisco, e alle Scuderie del Quirinale, la sede espositiva che ospita le grandi mostre romane. Poco oltre, verso via delle Quattro Fontane, si trova Palazzo Barberini: chi vuole una giornata interamente barocca può abbinare le due volte, quella di Coli e Gherardi qui e quella di Pietro da Cortona là.
La basilica dei Santi XII Apostoli e i Mercati di Traiano
La basilica dei Santi XII Apostoli è attaccata al palazzo, ha ingresso libero sulla piazza omonima e conserva il monumento funebre di Clemente XIV di Antonio Canova: dentro si entra in tre minuti e vale la sosta, anche solo per capire il rapporto fisico fra la casa dei Colonna e la loro chiesa. Dall'altro lato, cinque minuti lungo via Quattro Novembre, ci sono i Mercati di Traiano, con la via Biberatica che spiega la forma di via della Pilotta.
Una curiosità su Galleria Colonna
La curiosità che racconto sempre riguarda il nome. Si legge spesso, e lo si legge anche in guide serie, che i Colonna si chiamerebbero così per la vicinanza alla Colonna Traiana. È una spiegazione affascinante e circola da secoli, ma resta una tradizione erudita, non un dato documentato: le fonti medievali fanno derivare il nome dal feudo di Colonna, sui Colli Albani, che la famiglia possedeva e da cui presero il cognome i discendenti dei conti di Tuscolo nell'XI secolo. Il monumento traianeo è a poche centinaia di metri, i Colonna dominavano quel settore della città, e l'accostamento è nato da solo.
Quello che invece è documentato, e che quasi nessuno racconta, è come la famiglia abbia usato quell'ambiguità. Una casata che porta per stemma una colonna e che possiede il quartiere dove svetta la colonna più famosa dell'antichità ha un vantaggio simbolico enorme, e i Colonna lo hanno sfruttato senza mai smentire la leggenda. La colonna in marmo rosso al centro della Sala della Colonna Bellica funziona esattamente così: un fusto antico issato su un piedistallo moderno, che al visitatore fa venire in mente proprio quel monumento. Il messaggio è semplice: noi siamo qui da prima di voi, e la nostra insegna è scolpita nel marmo di Roma.
Aggiungo una postilla che diverte sempre i gruppi: nel Lazio esistono ancora oggi il paese di Colonna, i castelli Colonna di Genazzano e di Castelnuovo di Porto, la Rocca di Marino. La geografia dei nomi in questa regione è quasi tutta feudale, e la sua mappa si legge ancora sui cartelli stradali.
Una cosa che non ti dice nessuno su Galleria Colonna
Che il biglietto da quindici euro e quello da venticinque non sono due versioni della stessa visita, ma due visite diverse. Il percorso breve mostra l'ala di rappresentanza, cioè il palazzo che i Colonna facevano vedere agli altri. Il percorso completo aggiunge il piano terreno, cioè il palazzo dove i Colonna vivevano. Sono due registri opposti: sopra la magnificenza costruita per impressionare gli ambasciatori, sotto le fotografie di famiglia sui tavolini e un divano a esse per conversare. Chi vuole capire davvero come funzionava una casa principesca romana deve vedere tutti e due, e in quest'ordine.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda i giardini. Sono compresi nel biglietto, entrambi i percorsi li includono, e moltissimi visitatori escono senza averli visti perché hanno finito il tempo nelle sale o perché pensano che si tratti di una aiuola di servizio. Non lo è: si sale sul fianco del Quirinale, si passa sotto gli archi cavalcavia e si cammina sopra i resti del Serapeo. La terrazza sul giardino interno viene aperta nella buona stagione.
Terza cosa, quella che riguarda il portafoglio: il museo avverte apertamente di non rispondere dei biglietti venduti a prezzo maggiorato da intermediari. In rete circolano pacchetti a cifre molto superiori al listino ufficiale, spesso con l'aggiunta di servizi che non servono a nulla. Si compra sul sito ufficiale, su TicketOne, con la Roma Pass o direttamente in biglietteria. Non c'è nessun vantaggio a fare diversamente, e in un museo che apre due mattine a settimana la fila non è mai il problema.
Il consiglio che ti do per visitare Galleria Colonna
Prendete il percorso completo del sabato ed entrate alle 9,15, appena aprono. Poi fate una cosa contraria all'istinto: non cominciate dalla Sala Grande. Attraversatela, guardatela di sfuggita, scendete subito all'Appartamento della Principessa Isabelle e dedicategli quaranta minuti puliti mentre non c'è nessuno. Risalite dopo. La Sala Grande regge la folla molto meglio dell'appartamento, perché è enorme e perché è fatta per contenere gente; l'appartamento invece è una casa, e con venti persone dentro non si capisce più nulla.
Seconda parte del consiglio: prendete l'audioguida se venite il sabato, oppure venite il venerdì con la visita guidata. Questo palazzo, senza qualcuno che spieghi, è una sequenza di stanze dorate che dopo mezz'ora si somigliano tutte. Con una spiegazione diventa il racconto di una famiglia che ha attraversato mille anni di storia romana da protagonista. Cinque euro di audioguida su un biglietto da venticinque sono la spesa più redditizia della giornata.
Terza parte, e la dico da guida: non fate di Galleria Colonna la vostra unica visita della mattinata. Il palazzo chiude a mezzogiorno e mezzo passato e vi lascia in mezzo a uno dei quadranti più densi di Roma. Programmate un secondo tempo, che sia il Quirinale, la basilica dei Santi Apostoli, il Vittoriano o una passeggiata verso Palazzo Doria Pamphilj. Uscire da qui e tornare in albergo è uno spreco.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Palazzo Colonna fu la sede del papato. Lo si legge in ogni scheda, e nessuno si ferma a considerare cosa significhi. Oddone Colonna fu eletto pontefice l'11 novembre 1417 al concilio di Costanza, chiudendo il grande scisma d'Occidente che aveva diviso la cristianità per quarant'anni. Tornò a Roma nel 1420 e trovò una città spopolata, con le basiliche scoperchiate e i lupi nelle strade: lurida ed abbandonata, secondo la formula del Platina. Non andò ad abitare in Vaticano né al Laterano, che erano inagibili. Andò a casa sua, in questo isolato, e da qui governò la Chiesa universale fino alla morte, nel 1431.
Significa che per circa un decennio la corrispondenza diplomatica di mezza Europa arrivava a questo indirizzo, che i cardinali salivano queste scale, che le bolle pontificie venivano firmate a poche decine di metri da dove oggi si compra il biglietto. Significa anche che la ricostruzione di Roma, il cantiere che avrebbe portato al Rinascimento romano, è stato diretto da qui.
Il palazzo ne conserva memoria in due sale, la Sala dell'Apoteosi di Martino V e la Sala del Trono, e in un ritratto cinquecentesco nel Padiglione Pio che è la più antica effigie del papa rimasta in casa. Nessuna targa, nessun percorso tematico, nessun pannello che lo spieghi al visitatore distratto. Il fatto più importante della storia di questo indirizzo è anche quello raccontato con meno enfasi, e a me questa sobrietà piace: è il modo in cui una famiglia molto antica tratta il proprio passato, senza doverlo gridare.
La foto giusta da fare a Galleria Colonna
La fotografia che tutti provano a fare è la Sala Grande in asse, dall'alto della rampa di gradini: si vede la fuga delle colonne di giallo di Siena, la volta di Lepanto e il fondo della sala. È l'inquadratura di Vacanze romane e funziona, a due condizioni. La prima è arrivare presto, perché con dieci persone nell'asse la fotografia è rovinata. La seconda è esporre per le finestre e non per le pareti: la sala è molto più contrastata di quanto sembri a occhio, e la maggior parte degli scatti torna a casa con le finestre bruciate e la volta illeggibile. Se il telefono ha la modalità HDR, è il momento di usarla.
La fotografia che invece consiglio, quella che nessuno fa, è un dettaglio: la palla di cannone sulla scalinata, ripresa dal basso, con il marmo scheggiato in primo piano e la fuga della Galleria sfocata dietro. Racconta in un'immagine sola tutto quello che questo palazzo è: una casa bellissima che ha attraversato la storia e ne porta i segni.
Terza opzione, per chi viene nella buona stagione: la terrazza sul giardino interno, con gli archi cavalcavia di via della Pilotta e il verde che sale verso il Quirinale. È l'unico punto da cui si capisce l'estensione reale della proprietà. Il flash è inutile ovunque e va spento, sia per le opere sia perché su superfici dorate e specchi restituisce solo un lampo bianco. Regolamento fotografico e uso dei treppiedi vanno verificati in biglietteria: nelle case private le regole cambiano più spesso che nei musei pubblici.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo è il più brutale. Nel 1354 Cola di Rienzo, tornato a Roma dopo l'esilio e di nuovo padrone della città, fu ucciso da un popolano in Campidoglio mentre tentava di fuggire travestito. Il corpo venne trascinato fino al palazzo dei Colonna, i nemici che aveva perseguitato, e appeso per due giorni e una notte. La fine del sogno repubblicano trecentesco si consumò letteralmente davanti a questo portone.
Il secondo è il Sacco di Roma del 1527. Mentre i lanzichenecchi devastavano la città, Palazzo Colonna fu l'unico grande palazzo risparmiato, perché vi alloggiava Isabella d'Este, marchesana di Mantova e madre di Ferrante I Gonzaga, uno dei comandanti imperiali. Non fu però un salvataggio pulito: le oltre duemila persone che si erano rifugiate qui furono catturate e dovettero pagare un riscatto per riavere la libertà.
Il terzo è l'abdicazione del 1802. Carlo Emanuele IV, re di Sardegna, che dopo l'invasione francese del Piemonte viveva in esilio a Roma ospite dei Colonna, rinunciò al trono in favore del fratello Vittorio Emanuele I proprio in queste sale. Una corona europea ha cambiato testa dentro questo palazzo.
Il quarto è il 1849. Durante l'assedio francese della Repubblica Romana un colpo di cannone sparato dalle batterie del Gianicolo attraversò la Galleria e si fermò sulla scalinata, dove è rimasto. Il quinto, molto più lieve, è il 1953: la troupe di William Wyler occupò la Sala Grande per girare la sequenza finale di Vacanze romane, e da allora milioni di persone hanno visto questa sala senza sapere dove fosse.
Chi è passato da Galleria Colonna
L'elenco è lungo perché il palazzo è vecchio. Nel Trecento vi furono ospitati l'imperatore Ludovico il Bavaro e Castruccio Castracani, signore di Lucca, nel 1328. Francesco Petrarca era amico di casa Colonna: fu al servizio del cardinale Giovanni Colonna e nel 1341 venne incoronato poeta in Campidoglio negli anni della sua frequentazione romana della famiglia. Oddone Colonna, papa Martino V, non ci passò: ci abitò, per un decennio, portandosi dietro la corte pontificia.
Nel Cinquecento arrivò Isabella d'Este durante il Sacco. Nello stesso secolo il cardinale Ascanio Colonna, uomo di studi e collezionista di libri, aprì il grande cantiere decorativo di cui si vedono i soffitti nel Padiglione Pio. Nel Seicento il palazzo divenne una delle capitali della musica romana: Bernardo Pasquini e Jacopo Melani vi fecero rappresentare opere in prima assoluta, e Maria Mancini, nipote di Mazzarino e primo amore di Luigi XIV, ne fu la padrona di casa. Gian Lorenzo Bernini, Carlo Fontana e Johann Paul Schor lavorarono alla Galleria nella sua fase finale.
Nel Settecento le visite dei pontefici erano un rito: la Sala del Trono esiste per quello. Nel 1802 vi abitò e vi abdicò Carlo Emanuele IV di Savoia. Nel Novecento la principessa Isabelle Sursock trasformò il piano terreno nel salotto più esclusivo di Roma, dove passarono teste coronate e alta finanza europea, e sua figlia Sveva fu ritratta da Ignacio Zuloaga. Nel 1953 ci sono passati Audrey Hepburn e Gregory Peck, che nella Sala Grande girarono il finale di Vacanze romane. Se cercate un luogo dove la storia d'Italia si sia fermata più volte nello stesso salone, questo è uno dei pochissimi indirizzi possibili.
Domande veloci su Galleria Colonna
Quanto costa il biglietto per Galleria Colonna?
Il sabato mattina il percorso breve costa 15 euro e il percorso completo 25 euro, con riduzione a 20 euro per gli iscritti al FAI. Il venerdì mattina, con visita guidata obbligatoria, il percorso completo costa 35 euro, 30 euro per gli iscritti FAI.
Quando è aperta Galleria Colonna?
Al pubblico il venerdì mattina e il sabato mattina. Il sabato l'apertura comincia alle 9,15 e l'ultimo accesso è alle 13,15. Negli altri giorni si entra solo con visita privata su prenotazione.
Qual è l'ingresso di Galleria Colonna?
Il sabato mattina si entra da via della Pilotta 17; il venerdì e per le visite private da piazza Santi Apostoli 66, che è anche l'ingresso per le persone con disabilità.
Serve prenotare per visitare Galleria Colonna?
Per il sabato mattina non è sempre obbligatorio, ma nei periodi di punta è fortemente consigliato. Per il venerdì, per i gruppi e per le visite private la prenotazione è necessaria: 06 6784350 oppure info@galleriacolonna.it.
L'Appartamento della Principessa Isabelle è compreso nel biglietto?
Solo nel percorso completo da 25 euro del sabato, nella visita guidata del venerdì e nelle visite private. Il percorso breve da 15 euro non lo comprende.
Quanto dura la visita a Galleria Colonna?
Il percorso breve richiede circa un'ora, il percorso completo circa due ore. La visita guidata del venerdì dura circa due ore.
Ci sono visite guidate a Galleria Colonna?
Sì. Il venerdì mattina l'ingresso è esclusivamente con visita guidata, in italiano, inglese, francese e spagnolo. Il sabato si può prenotare un accompagnamento dedicato a 150 euro oltre ai biglietti, per gruppi di massimo quindici persone.
Esiste l'audioguida di Galleria Colonna?
Sì, il sabato mattina, in dieci lingue, con un supplemento di 5 euro.
I bambini pagano il biglietto per Galleria Colonna?
I bambini fino a dodici anni entrano gratis, con il limite di due bambini per ogni accompagnatore pagante.
Galleria Colonna è accessibile alle persone con disabilità?
L'accesso dedicato è da piazza Santi Apostoli 66 e l'accompagnatore entra gratuitamente. Trattandosi di un palazzo storico su più livelli, conviene concordare il percorso telefonando allo 06 6784350.
Si possono fare fotografie a Galleria Colonna?
Le regole delle collezioni private cambiano con una certa frequenza: il regolamento fotografico, l'uso del flash e quello dei treppiedi vanno verificati in biglietteria al momento dell'ingresso. In ogni caso il flash su specchi e dorature non serve a niente.
Galleria Colonna è gratis la prima domenica del mese?
No. Le domeniche gratuite riguardano i musei statali e quelli del sistema comunale: questo è un museo privato, con un proprio listino e senza aperture gratuite ricorrenti.
Si può usare la Roma Pass a Galleria Colonna?
Il museo indica la Roma Pass fra i canali di accesso. Conviene comunque verificare le condizioni aggiornate della carta prima di contarci.
Dove si comprano i biglietti per Galleria Colonna?
Sul sito ufficiale, su TicketOne, con la Roma Pass o direttamente in biglietteria. Il museo avverte di non rispondere dei biglietti rivenduti a prezzo maggiorato da intermediari.
Il giardino è compreso nella visita di Galleria Colonna?
Sì, i giardini sono compresi sia nel percorso breve sia in quello completo. La terrazza sul giardino interno viene aperta ai visitatori nella buona stagione.
Qual è l'opera più importante di Galleria Colonna?
Il Mangiafagioli di Annibale Carracci, nella Sala dell'Apoteosi di Martino V, è l'opera più celebre. Per molti studiosi contano altrettanto le due tavolette di Cosmè Tura nella Sala dei Primitivi e le trentasette vedute di Vanvitelli nell'Appartamento della Principessa Isabelle.
Perché c'è una palla di cannone sulla scalinata?
Perché ci è arrivata nel 1849, sparata dalle batterie francesi del generale Oudinot dal Gianicolo durante l'assedio della Repubblica Romana. La famiglia ha scelto di lasciarla dove si era fermata.
Perché il trono è rivolto verso il muro?
Secondo l'uso delle case principesche romane il seggio riservato al pontefice restava girato verso la parete e si voltava solo in occasione della visita papale. Dopo il 1870 quelle visite cessarono.
Dove è stata girata la scena finale di Vacanze romane?
Nella Sala Grande della Galleria, dentro Palazzo Colonna: è la sala della conferenza stampa in cui la principessa Anna saluta i giornalisti.
Che differenza c'è fra Galleria Colonna e Palazzo Doria Pamphilj?
Sono due quadrerie private romane ancora abitate dalle famiglie proprietarie. Doria Pamphilj apre tutti i giorni e ha una collezione più vasta, con il Velazquez e i Caravaggio; Galleria Colonna apre due mattine a settimana e offre un ambiente di rappresentanza barocco più compatto e spettacolare, oltre a un appartamento abitato conservato come era.
Galleria Colonna è la stessa cosa di piazza Colonna?
No, e la confusione è frequente. Piazza Colonna, con la Colonna di Marco Aurelio, è a pochi minuti a piedi e non ha rapporto con il palazzo della famiglia. Anche la Colonna Traiana, vicina, è un monumento antico e non appartiene ai Colonna.
Il palazzo è ancora abitato dalla famiglia Colonna?
Sì. Le sale aperte al pubblico sono l'ala di rappresentanza e gli ambienti museali; il resto del complesso resta residenza privata dei principi Colonna.
Quanto è grande Palazzo Colonna?
La proprietà, compresa la villa sul colle del Quirinale, si estende su circa tre ettari e occupa l'intero isolato fra piazza Santi Apostoli, via Ventiquattro Maggio, via Quattro Novembre e piazza della Pilotta.
C'è un guardaroba a Galleria Colonna?
Come in ogni dimora storica, borse e zaini ingombranti si portano davanti o si lasciano all'ingresso, e le condizioni esatte del deposito si chiedono in biglietteria al momento dell'accesso. Trolley e bagagli grandi è meglio non portarli affatto: chi arriva dalla stazione faccia una sosta in albergo o al deposito bagagli.
C'è un bookshop a Galleria Colonna?
Sì, il bookshop è in via della Pilotta 17.
Vale la pena visitare Galleria Colonna con poco tempo a Roma?
Se siete a Roma per la prima volta e avete due giorni, no. Se ci tornate e volete vedere la Roma privata, quella che non è entrata nei circuiti di massa, allora è fra le tre o quattro cose che consiglierei per prime, insieme a Palazzo Doria Pamphilj e alla Galleria Borghese.
La mia opinione su Galleria Colonna
Accompagno gruppi in questo palazzo da anni e continuo a pensare che sia il posto in cui Roma si spiega meglio con meno parole. Non per la Sala Grande, che pure toglie il fiato e che tutti fotografano. Per il resto: una palla di cannone lasciata dove è caduta, un seggio girato verso il muro che aspetta un ospite che non verrà più, un coccodrillo egizio in un salotto del Novecento, un pavimento del 1948 sotto un soffitto del 1590. Nessuno di questi oggetti è stato messo in scena per noi. Sono rimasti lì perché nessuno li ha tolti.
Se dovessi dare un solo consiglio: prendete il biglietto da venticinque euro, arrivate alle 9,15 e non guardate l'orologio. E se potete scegliere il mese, venite in ottobre.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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