Genazzano (RM)

Genazzano (RM) occupa uno sperone di tufo vulcanico a 375 metri di quota, sul bordo orientale dei Monti Prenestini, a una quarantina di chilometri da Roma in direzione della valle del Sacco. In auto la strada piu comoda resta l'Autostrada del Sole A1 con uscita a Valmontone e poi una decina di chilometri di strada provinciale; in alternativa si sale dalla Casilina o dalla Prenestina, con qualche tornante in piu e molto piu paesaggio. Con i mezzi pubblici ci si arriva in autobus Cotral dai terminal di Anagnina (metro A) e di Ponte Mammolo (metro B): il santuario indica queste due partenze come i collegamenti regolari, e gli orari aggiornati sono sul sito Cotral. Il paese non ha stazione ferroviaria propria: chi viaggia in treno scende sulla linea per Cassino a Valmontone e prosegue in autobus o in taxi. Il centro storico si visita a piedi e non costa nulla; si lascia l'auto nei parcheggi a valle, fuori Porta Romana, e si sale. La Basilica Santuario Madre del Buon Consiglio, in Corso Cardinali Vannutelli 2, apre dalle 7.00 alle 12.45 e dalle 15.00 alle 18.45 in inverno, fino alle 19.45 in estate, con ingresso libero (telefono 06 9579002). Il Ninfeo del Bramante, fuori le mura, e sempre accessibile e gratuito. Il Museo Atelier dentro il Castello Colonna, in Piazza San Nicola, e aperto da venerdi a domenica: 10.00-18.00 nella stagione fredda, 9.30-13.00 e 14.30-19.00 in quella calda (telefono 06 95579203). La Chiesa di San Nicola, secondo la scheda del Comune, resta chiusa al pubblico durante l'anno con apertura straordinaria il 6 dicembre per la festa del patrono. Centralino del Comune: 06 955791. Orari e aperture cambiano con le stagioni e con le mostre: una telefonata prima di partire evita un viaggio a vuoto.

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Se state costruendo un itinerario piu ampio fra i borghi a est di Roma, conviene tenere sott'occhio anche il castagneto prenestino e la dorsale dei Monti Lepini, che da Genazzano si vedono chiaramente all'orizzonte.

Genazzano
Genazzano

Come si arriva a Genazzano (RM) e cosa conviene sapere prima di partire

In auto da Roma verso Genazzano (RM)

La via piu rapida e la A1 fino a Valmontone, poi la provinciale che risale verso i Prenestini: dal casello sono circa dieci chilometri, e il paese compare all'improvviso sopra la valle, un muro di case grigio e nero come il tufo su cui poggia. La seconda opzione e la Casilina, la vecchia strada consolare, che allunga di venti minuti ma attraversa un pezzo di campagna romana che l'autostrada taglia via. La terza e la Prenestina in direzione Fiuggi: e la strada dei viaggiatori dell'Ottocento, e passa da Palestrina, che vale una sosta di suo. Calcolate un'ora e dieci dal Grande Raccordo Anulare in condizioni normali, un'ora e mezza il sabato mattina.

Autobus e treno per Genazzano (RM)

Le corse Cotral partono da Anagnina, capolinea della metro A, e da Ponte Mammolo, capolinea della metro B. Sono le due porte indicate dal santuario stesso a chi arriva senza automobile. Il consiglio pratico: verificate sul sito Cotral la corsa di ritorno prima ancora di salire sull'andata, perche nei giorni feriali le ultime partenze dal paese sono presto e nei festivi il servizio si dirada parecchio. Chi arriva in treno usa la linea Roma-Cassino e scende a Valmontone: da li servono comunque un autobus o un passaggio. Non esiste un collegamento su ferro fino al centro di Genazzano.

Dove si lascia l'auto e come si sale al centro storico

L'abitato antico si sviluppa su una lingua di roccia larga settanta o ottanta metri: dentro non c'e spazio, e non c'e ragione di provarci. I parcheggi utili sono a valle, verso Porta Romana e verso l'area del Ninfeo. Da li la salita e breve ma ripida, con qualche scalinata. Chi ha problemi di deambulazione faccia il percorso al contrario: si arriva alto, vicino a Piazza San Nicola e al castello, e si scende verso il santuario e la porta, evitando la parte piu faticosa. Un'opinione netta, da chi accompagna gruppi: Genazzano si gode in discesa, non in salita.

Genazzano (RM) in breve: mille anni di storia su una lama di tufo

Prima del borgo: la campagna delle gentes romane

Il territorio era frequentato molto prima che esistesse il paese. Le fonti locali collegano la zona alla villeggiatura di famiglie romane, la Gens Genucia in particolare, cui la tradizione fa risalire il toponimo, insieme ai nomi delle gentes Antonina e Iulia. Su questo punto conviene essere onesti sul grado di certezza: si tratta di una etimologia tradizionale, non di un dato epigrafico dimostrato. Quel che e certo e la vocazione della fascia collinare fra Prenestini e valle del Sacco come area di ville e di poderi in eta romana, un paesaggio agricolo fitto che le strade consolari servivano bene.

L'XI secolo e la nascita del castrum

Il borgo come lo vediamo nasce nell'XI secolo, e la prima menzione documentaria compare nei primi decenni del millennio: il santuario indica il 1021, la tradizione castellana ricorda un documento del 1022 relativo alla rocca. La differenza di un anno fra le due indicazioni non cambia la sostanza: siamo davanti a un insediamento fortificato di pieno Medioevo, cresciuto dove la geografia offriva una difesa naturale quasi perfetta. Uno sperone stretto, pareti a picco su tre lati, un solo accesso da monte: chi progettava castelli nell'XI secolo non chiedeva di meglio.

Il feudo dei Colonna e il controllo della strada per Napoli

Genazzano diventa uno dei capisaldi dei Colonna, una delle due o tre famiglie che per secoli hanno deciso chi comandava a Roma. La posizione spiega tutto: da qui si sorvegliava il transito fra Roma e il Regno di Napoli lungo la direttrice della valle del Sacco. Il palazzo baronale, che tutti chiamano Castello Colonna, nasce come macchina militare e diventa, generazione dopo generazione, residenza signorile. Nel 1200 circa si avviano i lavori per farne un avamposto difensivo con due torri sul lato nord, quello esposto.

Oddone Colonna, il papa nato qui

Il personaggio che porta Genazzano dentro la storia europea e Oddone Colonna. Il Dizionario Biografico degli Italiani colloca la sua nascita a Genazzano fra il gennaio 1369 e il gennaio 1370, mentre la tradizione locale ripete il 1368. Fu eletto pontefice l'11 novembre 1417 al Concilio di Costanza con il nome di Martino V, e quella elezione chiude di fatto il Grande Scisma d'Occidente. Rientro a Roma il 28 settembre 1420, con ingresso solenne il 30 settembre. Mori il 20 febbraio 1431 ed e sepolto in San Giovanni in Laterano, sotto una lastra tombale bronzea con il ritratto a rilievo che si vede ancora oggi. Per il suo paese natale quel pontificato significo denaro, cantieri e privilegi: il castello passa da rocca a residenza, la chiesa di San Nicola viene elevata a collegiata, l'abitato si riorganizza. Roma ha decine di luoghi legati a Martino V; il paese dove nacque e uno solo.

Giovanni Brancaleone e la Disfida di Barletta

Il secondo nome che Genazzano rivendica e quello di Giovanni Brancaleone, dei de Carlonibus, uno dei tredici cavalieri italiani della Disfida di Barletta del 13 febbraio 1503. Lo scontro si svolse nella piana fra Andria e Corato, in territorio di Trani, tredici italiani contro tredici francesi guidati da Guy de la Motte, e si concluse con la vittoria italiana. Il nome di Brancaleone figura regolarmente nell'elenco dei tredici accanto a Ettore Fieramosca, Fanfulla da Lodi, Riccio da Parma, Francesco Salamone. Lo stemma del paese ricorda quell'episodio, e la sua lapide familiare si trova in San Nicola.

Il Novecento: le bombe del 1943 e i quarant'anni di abbandono

Nel 1943 una squadriglia della RAF colpi il castello per distruggere i forni che l'esercito tedesco vi aveva allestito per rifornire il fronte di Cassino. I crolli interessarono soprattutto il lato nord. Nell'immediato dopoguerra il Genio civile demoli il vecchio ponte di accesso e lo rifece a campata unica in cemento armato, prima sostituzione edilizia pesante nella storia del complesso. Seguirono quarant'anni di abbandono. Solo nel 1979 il castello fu acquistato dalla Provincia di Roma e trasferito al Comune di Genazzano, che avvio i restauri, completati con l'intervento massiccio finanziato in occasione del Giubileo del 2000.

Genazzano Castello Colonna
Genazzano Castello Colonna

Che cosa vedere a Genazzano (RM), luogo per luogo

Il Castello Colonna di Genazzano (RM)

Il castello occupa l'estremita nord dello sperone, la piu difendibile, e da li domina paese e valle. La sua storia coincide con quella della famiglia: ogni generazione ha aggiunto, modificato, abbellito, trasformando una fortezza in una residenza padronale di notevole valore architettonico. Il nucleo militare del Duecento si legge ancora nella parte alta, con l'impianto delle due torri rivolte verso monte. La svolta arriva con Oddone Colonna, che fece restaurare l'ala ovest per adibirla a propria residenza: cornici di marmo alle finestre, camini, sedili di marmo nelle sale di rappresentanza. Sul versante est si riconosce invece la cosiddetta ala borgiana, in travertino: fra il 1500 e il 1503 il castello fu in mano ai Borgia, che rafforzarono le difese orientali. Sono due linguaggi diversi affiancati sullo stesso edificio, e riconoscerli e il vero esercizio di lettura da fare qui.

Oggi il complesso sviluppa circa tremila metri quadrati distribuiti su piu di venti sale. Guardatelo dal basso, dalla valle, prima di salire: e l'unico modo per capire il rapporto fra la mole del castello e la sottigliezza della roccia che lo regge.

Il CIAC e il Museo Atelier dentro il Castello Colonna

Dentro il castello opera il CIAC, Centro Internazionale di Arte Contemporanea, fra le realta piu attive del settore nella provincia romana, con una programmazione di mostre che negli anni ha portato in paese nomi di peso. Nell'ala ovest si visita il Museo Atelier, organizzato in quattro sezioni: pinacoteca, archeologia, arti e tradizioni popolari, Infiorata. Gli orari, secondo la scheda del circuito museale, sono venerdi, sabato e domenica: dalle 10.00 alle 18.00 nella stagione invernale, dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 19.00 in quella estiva. Il numero da chiamare e 06 95579203. Segnalo un dato che vale la pena conoscere in anticipo: alcune schede istituzionali riportano il castello come chiuso, altre indicano il museo regolarmente aperto nel fine settimana. La contraddizione si risolve solo con una telefonata. Nel castello ha sede anche la biblioteca comunale, istituita nel 1969 e trasferita qui nel 1981.

Opinione personale: la sezione dedicata all'Infiorata e la piu interessante per chi arriva fuori stagione, perche spiega con i bozzetti e gli attrezzi una manifestazione che dal vivo dura poche ore.

La Basilica Santuario Madre del Buon Consiglio

E il monumento che porta a Genazzano i pellegrini, e la ragione per cui questo paese e conosciuto ben oltre il Lazio. La chiesa originaria di Santa Maria risale alla fine del X secolo; ne resta memoria documentaria certa dal 1277. Nel 1356 Pietro di Giordano Colonna affido la parrocchia agli eremitani di Sant'Agostino, e da allora la comunita agostiniana non ha mai lasciato il luogo. L'edificio attuale fu costruito nel 1621 su progetto di Domenico D'Ottavio, ma inglobo strutture precedenti: la facciata occidentale conserva un portale gotico e un rosone trecenteschi, mentre il fronte principale e neoclassico. Sotto la pavimentazione si trova l'area dell'antico cimitero.

Il cuore devozionale e l'immagine della Madonna col Bambino. La tradizione racconta che l'affresco si sia staccato da una chiesa di Scutari, in Albania, all'arrivo degli Ottomani, e che sia giunto a Genazzano accompagnato da angeli durante il vespro del 25 aprile 1467, posandosi su un muro della chiesa che la Beata Petruccia, vedova e terziaria agostiniana, aveva iniziato a ricostruire fra mille difficolta. E un racconto di tradizione, non un fatto documentato, e va presentato per quello che e; e documentato invece che gia nel 1467 Paolo II mando due vescovi a verificare l'accaduto, e che da quel momento la piccola chiesa divento santuario e le elemosine dei pellegrini permisero di finire i lavori che Petruccia non era riuscita a completare. Il timpano del portale ricorda l'episodio con un bassorilievo: la Madonna portata dagli angeli sopra le nubi.

All'interno si conserva una balaustra marmorea attribuita all'ambito berniniano, con putti che sorreggono una pesante tenda guardando verso l'alto: l'attribuzione a Gian Lorenzo Bernini circola nella letteratura locale, ma va presa come tradizione critica e non come dato certo. Dietro l'altare domina il grande organo liturgico realizzato nel 1930. Nell'edificio si trova anche un crocifisso di scuola romana della fine del Quattrocento.

Il museo del santuario e il San Giovanni Battista di Andrea Bregno

Al piano terra del complesso si visita il museo, che conserva una statua di San Giovanni Battista attribuita ad Andrea Bregno, scultore lombardo attivo a Roma nella seconda meta del Quattrocento e autore di alcuni dei sepolcri piu raffinati delle basiliche romane. Ci sono poi tele di autori diversi e, soprattutto, gli affreschi staccati dalla cantoria del coro all'inizio del Novecento per fare posto all'organo. Sono opere che nessuno si aspetta in un paese di cinquemila abitanti: e proprio questo lo scarto che rende Genazzano interessante.

La Chiesa di San Nicola, la collegiata di Martino V

Di fronte al castello, in Piazza San Nicola, sorge la chiesa dedicata al patrono, Nicola di Bari. Faceva parte del Castelluccio, di cui era la chiesa ufficiale, e risale nel suo impianto al Duecento. Papa Martino V, nato qui e con ogni probabilita battezzato in questa chiesa, la elevo a collegiata dotandola di privilegi, reliquie e rendite; l'ampliamento tardogotico di quella stagione si riconosce nei capitelli dell'abside e nel portale laterale ogivale sul lato nord. Restano il soffitto ligneo policromo e una pavimentazione cosmatesca con le classiche ruote di porfido e serpentino, nella quale si leggono frammenti di lapidi antiche e sepolcri medievali. Una ristrutturazione importante si data al 1616, sotto Filippo I Colonna.

Fra le lapidi murate spiccano quella di una principessa gota, Flavia Amalafrida Theodinanda, relegata in esilio in una villa di Genazzano, e quella della famiglia di Giovanni Brancaleone. Le due colonne centrali incorniciano un'edicola con il quadro di San Nicola con la Vergine e il Bambino del pittore genazzanese Carlo Ascenzi, attivo nel Seicento. L'organo sulla cantoria sopra il portale maggiore e opera della famiglia di organari Catarinozzi, e il coro ligneo dell'abside risale alla meta del Settecento. Avvertenza pratica e severa: la scheda del Comune indica la chiesa chiusa al pubblico durante l'anno, con apertura straordinaria il 6 dicembre per la festa del patrono. Chi vuole vedere il pavimento cosmatesco deve organizzarsi con il Comune o scegliere quella data.

La Chiesa di San Paolo Apostolo

Affaccia su Piazza G. E. D'Amico e con ogni probabilita fu eretta nel XIII secolo; le notizie certe partono dal 1277, dalle Conventiones. Una ristrutturazione settecentesca alterp l'aspetto romanico originario risparmiando pero la torre campanaria, che resta l'elemento piu antico leggibile dall'esterno. Dentro si conservano un'edicola marmorea del 1512, un fonte battesimale del Cinquecento, la pala dell'altare maggiore con Maria, San Pietro e San Paolo, e una serie di busti marmorei dei santi titolari: due del XIV secolo in facciata, due del XIII sotto l'edicola del 1512, altri due sull'arco trionfale. La decorazione e sobria pur nella ricchezza dei marmi policromi, e l'arco trionfale riecheggia, nelle proporzioni, il vicino Ninfeo. Questa chiesa e il punto di arrivo della processione dell'Infiorata: tenerlo a mente aiuta a capire la geografia della festa.

La Chiesa di San Giovanni

Piccola, nella piazza sotto il castello, si visita in dieci minuti e ne vale la pena per tre pezzi precisi. Nel presbiterio, murata nella parete, un'acquasantiera con sovrapposta custodia degli olii santi scolpita a bassorilievo, entrambe in marmo del XV secolo, e una colonnina marmorea tardogotica. A destra dell'ingresso, un fonte battesimale marmoreo coperto da una cupola lignea quattrocentesca a base ottagonale con lanterna. Quel coperchio di legno e il genere di oggetto che nei musei finisce in vetrina e qui invece si trova ancora al proprio posto, sopra il fonte per cui fu fatto.

La Chiesa di Santa Croce e il Sacrario dei Caduti

Dentro la cinta muraria, subito a destra di Porta Romana, in cima a una scalinata ripida. Il periodo di fondazione non e noto; si ritiene che rientrasse fra i beni dei Benedettini di Subiaco. Poco dopo la meta del Quattrocento divento cappella del nuovo ospedale voluto da Antonio Colonna. All'interno si conservano affreschi riconducibili a tre cicli pittorici diversi, di epoche distinte: e la ragione per cui qualcuno, con enfasi, l'ha chiamata la cappella Sistina di Genazzano. Della pavimentazione originaria non resta traccia, mentre si conserva un'acquasantiera ricavata da un capitello di spoglio, cioe da un pezzo antico riutilizzato. Oggi la chiesa e chiusa al culto e adibita a Sacrario dei Caduti, con ossario interrato al centro della navata.

Palazzo Apolloni e le bifore di Genazzano (RM)

L'edificio gotico in stile aragonese lungo la strada principale e uno dei pezzi civili piu belli del paese. La tradizione ha voluto riconoscervi la casa natale di Martino V, ma l'ipotesi piu probabile e che si trattasse dell'abitazione di un nobile cortigiano, vista l'eleganza delle finestre bifore in tufo a sesto acuto, con colonnine tortili e rosone intagliato, e del portale ad arco ribassato con cornici a dentelli, fogliami e fregi. Passato agli Apolloni, l'edificio detto Uditorato fu sede del Tribunale del Barone. Nel 1910 il palazzo fu acquistato dal cardinale Vincenzo Vannutelli, che ne affido il restauro all'architetto Giovenale: un restauro di ricomposizione, fondato sulla riproduzione degli elementi originali, secondo una scuola di pensiero che oggi discutiamo ma che allora era prassi. Altre bifore notevoli si trovano nei palazzi affacciati sulla stessa strada, a partire da quello proprio di fronte.

Porta Romana e la Portella

Si chiama Romana perche e l'ingresso principale per chi arriva da Roma, ed e il primo accesso al paese dal basso. Risale al Medioevo, e protetta da un grande torrione poligonale e porta sopra l'arco lo stemma di Genazzano in cotto rosso. Accanto, vicino alla fontana, restano i resti dell'accesso secondario dell'antica Porta Portella. Chi entra da qui capisce subito la logica del borgo: una sola strada in salita, il tufo a vista, le case addossate.

Genazzano Castello Colonna
Genazzano Castello Colonna

Il Ninfeo del Bramante, il monumento piu discusso di Genazzano (RM)

Fuori le mura, nella valle sotto Porta Romana, si trova l'edificio che ha fatto scrivere piu pagine di tutto il resto del paese messo insieme. All'inizio del Cinquecento i Colonna concepirono un giardino nella valle di Soglia, con un lago e un ninfeo. Quel che resta e un fronte a loggiato con tre serliane, una zona rialzata e una sala ottagonale di destinazione termale, con conchiglie, oculi e nicchie: un lessico classico rigoroso, di quelli che a Roma si vedevano solo nei cantieri migliori del primo Cinquecento. Il Comune indica il monumento sempre aperto e a ingresso libero, non accessibile in sedia a rotelle, in via P. P. Pasolini.

La vicenda attributiva merita di essere raccontata per intero, perche e una lezione di metodo. Fra Seicento e Settecento l'edificio fu scambiato per antico e battezzato Bagni di Antonino Pio: la somiglianza con certi ambienti termali romani, come le Terme di Diocleziano, e con lo schema superstite della Basilica di Massenzio, aveva ingannato osservatori seri. Solo a fine Ottocento Giuseppe Tomassetti lo riconobbe come opera rinascimentale. Nel Novecento Gustavo Giovannoni lo giudico di scuola bramantesca. Piu di recente Christoph Luitpold Frommel e Arnaldo Bruschi hanno sostenuto con convinzione l'attribuzione a Donato Bramante in persona. Distinguiamo i gradi: rinascimentale e certo, bramantesco per scuola e ampiamente accettato, autografo di Bramante e la tesi forte della critica recente.

La lettura funzionale proposta dal Comune e affascinante: il portico esterno come ingresso di scena, la loggia come spazio degli attori, la zona rialzata per i musici. Un teatro all'antica costruito dentro un giardino, cinquant'anni prima che il teatro all'italiana diventasse un genere. Se dovessi indicare una sola cosa da vedere a Genazzano a chi ha due ore, indicherei questa, non il castello.

Una curiosita su Genazzano (RM)

La curiosita non riguarda il castello ne il santuario, ma un pezzo di ingegneria idraulica romana che si insinua sotto la valle: il Ninfeo cinquecentesco fu impostato in un contesto attraversato dal ramo dell'Acquedotto Claudio, e la valle di Soglia era scelta anche per l'abbondanza d'acqua. Ma la vera curiosita e cronologica ed e questa: per due secoli buoni, dal Seicento al tardo Ottocento, tutti quelli che scrivevano di Genazzano erano convinti che il ninfeo fosse un edificio termale dell'antichita, e lo chiamavano Bagni di Antonino Pio. Guide, erudizioni locali, disegni di viaggiatori: tutti d'accordo, tutti sbagliati di circa millequattrocento anni.

Il motivo dell'equivoco e istruttivo e dice qualcosa di profondo sul Rinascimento romano. Bramante e la sua cerchia studiavano le rovine antiche con una precisione ossessiva, misuravano, ridisegnavano, ricostruivano. Il risultato, quando riuscivano, era un'architettura talmente aderente alla grammatica antica da risultare indistinguibile dal modello. Il Ninfeo di Genazzano e uno dei casi in cui l'imitazione ha ingannato non i turisti ma gli studiosi, per generazioni. Solo l'archeologia e la filologia dell'Ottocento, con Giuseppe Tomassetti, hanno rimesso le date al loro posto.

C'e un secondo strato di curiosita, ed e ancora piu godibile. Ammesso e sostenuto dalla critica recente che il progetto sia di Bramante, questo edificio a poche decine di chilometri da Roma sarebbe una delle pochissime opere private dell'architetto che ha ridisegnato San Pietro. Un ninfeo per feste di famiglia, in una valle di provincia, dello stesso uomo del Tempietto di San Pietro in Montorio. Il fatto che il monumento sia sempre aperto, gratuito, senza biglietteria e quasi senza cartelli, mentre in citta si fa la fila per molto meno, e uno di quei paradossi che rendono il Lazio un posto straordinario per chi sa dove guardare.

La Selva di Genazzano e il verde intorno al borgo

A poca distanza dal paese si estende il monumento naturale della Selva di Genazzano, istituito dalla Regione Lazio nel 2000. E uno dei boschi piu belli del piccolo gruppo dei Monti Prenestini e, secondo la scheda del Comune, l'unico residuo di vegetazione autoctona osservabile nell'alta valle del Sacco: un dato che da solo giustifica la tutela.

La composizione forestale e una cerreta con leccio, associazione oggi quasi scomparsa nel resto della provincia romana per effetto dei tagli e delle trasformazioni agricole. Vi si trovano anche carpini, tigli e meli selvatici. Nello strato erbaceo sopravvivono due specie di carice molto rare, a rischio di estinzione: il genere di dettaglio che un escursionista non nota e che invece definisce il valore scientifico di un bosco. La fauna comprende il granchio di fiume nei corsi d'acqua, l'istrice, che scava le tane sui versanti ripidi, e l'allocco, il rapace notturno il cui richiamo si sente al crepuscolo.

La storia recente del bosco e quella di mezzo Appennino. Donato al Comune dal cardinale Del Drago alla fine dell'Ottocento con la concessione dell'uso civico del legnatico, fu utilizzato fino agli anni Cinquanta e Sessanta per la produzione di carbone: restano ancora oggi le piazzole dove si allestivano le carbonaie, ripiani circolari perfettamente riconoscibili una volta che si sa cosa cercare. Gli ultimi tagli risalgono al 1975; da allora sono vietati, e il bosco si e ripreso.

La Selva di Genazzano
La Selva di Genazzano

Sull'accesso il Comune indica condizioni specifiche e invita a contattare gli uffici: e un monumento naturale, non un parco urbano, e le regole di visita possono cambiare. Chi cerca escursioni piu strutturate nella stessa fascia appenninica trova terreno nei Monti Simbruini e nel bosco di Paliano, poco piu a sud.

Selva di Genazzano
Selva di Genazzano

Una cosa che non ti dice nessuno su Genazzano (RM)

Le guide raccontano l'Infiorata, il castello, il santuario. Quasi nessuna racconta che questo paese e uno dei luoghi mariani piu frequentati dai pontefici degli ultimi centocinquant'anni, e che questa frequentazione ha lasciato tracce concrete e datate.

Leone XIII, il papa nato a Carpineto Romano, a una trentina di chilometri da qui, fu devoto della Madre del Buon Consiglio fin da ragazzo. Da pontefice approvo il nuovo Ufficio liturgico nel 1884, istitui uno scapolare con indulgenze nel 1892, inseri l'invocazione nelle litanie lauretane il 22 aprile 1903 ed elevo il santuario a basilica minore il 7 marzo dello stesso anno. Non e devozione generica: sono atti giuridici, con date.

Prima di lui, Paolo II mando due vescovi a verificare l'accaduto del 1467; Sisto IV confermo nel 1475 la donazione della chiesa agli agostiniani con privilegi e indulgenze; Alessandro VI scomunico nel 1502 chi aveva saccheggiato il convento; Innocenzo XI autorizzo nel 1682 la doppia corona d'oro per l'immagine; Benedetto XIV approvo nel 1753 la Pia Unione, che nel 1790 contava circa diciannovemila iscritti.

Nel Novecento la lista continua. Pio XII frequento il santuario da seminarista e da giovane sacerdote, prima del pontificato, e nel luglio 1953 invio una lettera di lode e benedizione per il bicentenario della Pia Unione. Giovanni XXIII vi si reco il 25 agosto 1959, con la massima discrezione, e fu accolto da una folla spontanea. Giovanni Paolo II venne il 22 aprile 1993, tre giorni prima di partire per l'Albania, e affido quel viaggio alla protezione della Madonna: un gesto che chiude simbolicamente il cerchio con la tradizione dell'immagine partita da Scutari. Benedetto XVI benedisse un'icona della Madre del Buon Consiglio nei giardini vaticani il 9 luglio 2009. E il 10 maggio 2025 Leone XIV scelse Genazzano per una delle sue primissime uscite da pontefice: per un paese di cinquemila abitanti, un fatto che vale da solo un pomeriggio di viaggio.

Aggiungo i santi, perche completano il quadro: don Luigi Orione, che qui confido che la sua Piccola Opera era nata ai piedi della Madonna del Buon Consiglio, e Madre Teresa di Calcutta, che vi torno piu volte e nella visita del 10 giugno 1993 chiese un'immagine da portare in Cina.

Genazzano
Genazzano

Feste, tradizioni e folklore a Genazzano (RM)

L'Infiorata di Genazzano (RM), la piu grande del mondo

La manifestazione piu sentita si tiene la prima domenica di luglio, in occasione della festa del Sacro Cuore. La tradizione del tappeto di fiori per accogliere la processione risale al 1883, quando il cardinale Vincenzo Vannutelli stabili le prime celebrazioni con la processione solenne e pubblico lo statuto dell'Associazione dell'Apostolato della Preghiera in onore del Sacro Cuore di Gesu. Alcune ricostruzioni fanno risalire a molto prima, al Seicento, la consuetudine di infiorare le strade: sul punto le fonti divergono, e la data sicura resta il 1883.

Il record e documentato: nel 2012 il Guinness World Records certifico a Genazzano il piu grande tappeto di petali di fiori del mondo, 1642,57 metri quadrati. Nel 2013 le Poste italiane dedicarono all'impresa un francobollo commemorativo. Il paese si definisce oggi Citta d'Arte e dell'Infiorata, e la manifestazione e stata candidata al riconoscimento come patrimonio culturale immateriale.

Il meccanismo e piu interessante del record. Nella settimana precedente ogni gruppo provvede alla raccolta dei fiori nella campagna e sui Prenestini, alla spruia, cioe alla separazione dei petali, alla selezione dei colori e alla conservazione dei petali nelle cantine fresche scavate nel tufo. La posa avviene la notte del sabato, dai rioni del paese, fino alle prime ore del mattino, con una partecipazione che coinvolge l'intero abitato. Sul numero dei rioni le fonti non coincidono: alcune ne indicano diciassette, altre ventidue. I quadri floreali affrontano temi sacri, soggetti di attualita e avvenimenti dell'anno, e si sviluppano dal cortile del Castello Colonna fino a Piazza della Repubblica, per una lunghezza che supera i millecinquecento metri quadrati di superficie decorata. Negli ultimi anni, nell'ambito degli scambi con Infioritalia, sono arrivati maestri infioratori di altre citta italiane.

Consiglio operativo secco: chi vuole vedere l'Infiorata deve arrivare la notte fra sabato e domenica, non la domenica pomeriggio. Di giorno si vede il tappeto finito, con la folla; di notte si vede farlo, ed e tutta un'altra esperienza.

Genazzano Infiorata
Genazzano Infiorata

La Processione del Sacro Cuore

La processione che percorre il tappeto e unica nel suo genere. Alla sfilata di circa quattrocento figuranti in costume, che rievocano episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento e la storia della Chiesa, si alternano misteri, promesse, lampioncini, crocifissi e arazzi sacri; con loro procedono il vescovo e un gruppo di religiosi che elevano il tabernacolo con l'Eucaristia. Il corteo parte da Piazza G. E. D'Amico alle ore 18.00, esce all'esterno di Porta Romana e rientra sotto il portale della Chiesa di San Paolo.

La preparazione e lunga: si sceglie il tipo di stoffa per i costumi, si reperiscono materiali e accessori per gli ornamenti, e circa un mese prima si assegnano le parti da rappresentare. E teatro di comunita nel senso pieno del termine, con una filiera che coinvolge decine di famiglie.

Il Palio di Brancaleone

Nell'ultima settimana di maggio il paese ricorda il suo cavaliere con il Palio di Brancaleone: giochi, sfilate in costume rinascimentale e numerose occasioni di interesse agroalimentare. I momenti forti sono tre: il giuramento dei cavalieri in chiesa, l'assalto al castello e la rievocazione del duello vittorioso fra italiani e francesi. Nella scenografia del borgo, con il castello che chiude la prospettiva, funziona molto meglio di tante rievocazioni piu blasonate.

La festa della Madre del Buon Consiglio, l'8 settembre

A settembre si celebra la festa patronale mariana dell'8 settembre, con una settimana di eventi religiosi, musicali, spettacoli di cabaret e proiezioni cinematografiche. Il 25 aprile, anniversario dell'apparizione secondo la tradizione, e l'altra data forte del calendario devozionale; il santuario dedica inoltre al culto mariano il 25 di ogni mese, con liturgia alle 16.00 in inverno e alle 17.00 in estate.

Musica al Castello, Ninfeo Live e il Festival Sete Sois Sete Luas

Durante l'anno il Castello Colonna ospita stage musicali, in particolare corsi di perfezionamento di chitarra classica, violino, pianoforte e musica d'insieme, concerti di giovani musicisti, mostre fotografiche e di artigianato ed eventi gastronomici. Nella terza settimana di luglio si tengono La Musica che Unisce e il Festival Sete Sois Sete Luas, rassegna che porta a Genazzano artisti di musica popolare contemporanea dei paesi euro-mediterranei. Da quel progetto e nata l'Orchestra Popolare a Colori, formata da elementi della Banda Musicale di Genazzano ai quali si aggiungono violini e chitarre fino a raggiungere una cinquantina di esecutori. Il concerto principale si tiene il primo sabato di luglio nel cortile del castello.

La seconda settimana di luglio, nell'area verde davanti al Ninfeo, si svolge il Ninfeo Live: gruppi musicali giovanili, mostre fotografiche, eventi teatrali e stand gastronomici. Suonare davanti a una loggia con tre serliane attribuita a Bramante e un privilegio che pochi festival possono offrire. Nel corso dell'anno si tengono anche concerti della Banda Musicale Comunale, dell'Orchestra Popolare a Colori e della Schola Cantorum Padre Belli, mentre due gruppi teatrali amatoriali presentano spettacoli al Cinema Italia durante la stagione invernale.

Calici di Stelle e Cantine Aperte

Intorno al 10 agosto, nel fine settimana piu vicino a San Lorenzo, si tiene Calici di Stelle, con degustazioni enogastronomiche, musica e spettacoli, sfruttando il cielo scuro della valle per la notte delle stelle cadenti. Nella seconda meta di settembre le strade e le piazze del centro storico ospitano le Cantine Aperte, con degustazioni di vini e piatti tipici e gruppi musicali itineranti. Le date esatte cambiano di anno in anno: si controllano sul canale del Comune o della Pro Loco prima di mettersi in viaggio.

Il consiglio che ti do per visitare Genazzano (RM)

Il primo consiglio riguarda l'ordine della visita, e vale piu di qualsiasi elenco di monumenti. Non entrate in paese dall'alto. Lasciate l'auto a valle, andate prima al Ninfeo, che e sempre aperto e non costa nulla, e guardate il borgo dal basso: da li si capisce in trenta secondi la logica dell'insediamento, la lama di tufo, il castello che chiude il fronte nord, il santuario che occupa la parte bassa. Poi salite da Porta Romana. La visita diventa un racconto invece che una collezione di tappe.

Il secondo consiglio riguarda i giorni. Genazzano non e un paese museificato: gran parte di quello che si visita apre secondo calendari propri, e il castello con il suo museo si visita da venerdi a domenica. Andarci di martedi significa vedere un bel borgo e poco altro. Se dovete scegliere un giorno, scegliete il sabato: castello aperto, santuario aperto, negozi aperti, e ristoranti che lavorano davvero.

Il terzo consiglio e sulle stagioni. Luglio e il mese delle feste, ed e anche il mese in cui il paese si riempie: se venite per l'Infiorata mettete in conto parcheggi lontani e una notte in bianco, perche il colpo d'occhio migliore e all'alba, con il tappeto finito e nessuno sopra. Fuori luglio, i mesi migliori sono aprile e maggio, quando il verde dei Prenestini e al massimo e la luce del pomeriggio taglia il tufo di lato, e ottobre, quando la Selva cambia colore. Agosto, alle ore centrali, e semplicemente una salita al sole senza ombra.

Il quarto consiglio e telefonare. Il Comune risponde allo 06 955791, il santuario allo 06 9579002, il museo del castello allo 06 95579203. Cinque minuti di telefono valgono un'ora di macchina. E se volete che qualcuno vi apra le chiese normalmente chiuse e vi racconti il paese come si deve, un accompagnatore professionista lo si trova: il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro lavora esattamente su questo tipo di itinerari fuori Roma.

Cosa si mangia e cosa si beve a Genazzano (RM)

I vini: Genazzano DOC e Cesanese di Olevano Romano DOC

Il territorio comunale rientra in due denominazioni di origine controllata, e questo per un paese di queste dimensioni e notevole. La DOC Genazzano e stata riconosciuta nel 1992 e la sua zona comprende, secondo la scheda regionale, i comuni di Cave, Genazzano, Olevano Romano e San Vito Romano in provincia di Roma, piu Paliano in provincia di Frosinone. Il bianco, secondo la stessa fonte, si basa su Malvasia di Candia dal 50 al 70 per cento, con Bellone e Bombino dal 10 al 30 per cento e completamento di Trebbiano toscano, Pinot bianco e altri vitigni a bacca bianca; colore paglierino scarico con riflessi verdognoli, profumo fruttato delicato, gradazione minima 10,5 gradi. Il rosso si fonda su Sangiovese dal 70 al 90 per cento con Cesanese dal 10 al 30 per cento e altri vitigni a bacca rossa a completamento; rubino vivo, fruttato, fresco, gradazione minima 11 gradi. Va detto con chiarezza che circolano schede piu vecchie con percentuali diverse: in caso di dubbio fa fede il disciplinare vigente.

La seconda denominazione e il Cesanese di Olevano Romano, o semplicemente Olevano Romano DOC, che copre tutto il territorio di Olevano e una parte di quello di Genazzano. E un rosso di antica tradizione, rubino con riflessi violacei, asciutto e di buona struttura, prodotto in prevalenza da Cesanese di Affile e Cesanese comune. Il Cesanese trova qui, sulle colline prenestine fra la provincia romana e la Ciociaria, uno dei suoi areali di elezione. Opinione personale, e non e popolare: il Cesanese giovane e spesso beverino e dimenticabile, mentre le versioni superiore e riserva di questa fascia collinare reggono il confronto con rossi molto piu blasonati. Vale la pena spendere qualche euro in piu.

Gnocchetti a coa de sorica e gnocchetti di tiritello

Gli gnocchetti a coa de sorica, in italiano a coda di topo, si ricavano da un impasto di acqua e farina al quale si aggiunge un uovo ogni chilo, quel tanto che basta a dare all'impasto la consistenza necessaria perche il pezzo mantenga la forma a elica. Sono una pasta povera di casa, e vanno cercati nelle trattorie che li fanno ancora a mano. Gli gnocchetti di tiritello sono un'altra cosa: il tiritello e la farina di crusca di frumento, e l'impasto di farinello di crusca con acqua fredda produce grosse fettuccine spesse, di sapore rustico e colore scuro. E cucina di sussistenza diventata identita, come succede spesso nel Lazio interno.

La barachia e i dolci di Genazzano (RM)

Il dolce tipico e unico del paese e la barachia: pasta frolla e marmellata di prugne. Semplice, poco fotogenico, ottimo. Accanto compaiono le ciambelline al vino, comuni a tutta l'area prenestina e ciociara, che si inzuppano nel rosso a fine pasto senza chiedere scusa a nessuno.

Il marchio DE.CO. e i prodotti del territorio

Il Comune di Genazzano ha istituito un marchio DE.CO., Denominazione Comunale di Origine, per valorizzare le produzioni tipiche legate a tradizioni e ricette antiche. E uno strumento amministrativo, non una certificazione europea, ma serve: mette nero su bianco quali preparazioni appartengono al paese e con quali regole. Completano il quadro formaggi e frutta della fascia collinare. Sui nomi dei singoli locali non mi sbilancio: le gestioni cambiano, e un elenco vecchio fa piu danni che altro. Chiedete in paese, e fidatevi di dove mangiano i genazzanesi la domenica.

Genazzano
Genazzano

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Genazzano abbia dato i natali a un papa lo sanno in molti. Quello che si cita di rado e la portata di quel pontificato e quanto ne abbia beneficiato il paese in termini materiali e giuridici.

Martino V non fu un papa qualsiasi. Fu eletto l'11 novembre 1417 dal Concilio di Costanza, l'assemblea convocata per chiudere lo scisma che da quarant'anni divideva la cristianita occidentale fra piu obbedienze. La sua elezione fu il punto di svolta di quella crisi, e il processo si chiuse formalmente solo il 26 luglio 1429, quando l'antipapa Clemente VIII rinuncio e i cardinali della linea avignonese riconobbero il pontefice romano. Nel frattempo Martino V aveva riportato la sede papale a Roma, con il rientro del 28 settembre 1420 e l'ingresso solenne da Santa Maria del Popolo a San Pietro il 30 settembre. Trovo una citta ridotta a poche decine di migliaia di abitanti, con basiliche pericolanti e strade impraticabili, e comincio a rimetterla in piedi. Mori il 20 febbraio 1431 di apoplessia e riposa in San Giovanni in Laterano.

Il riflesso su Genazzano fu diretto e verificabile sul terreno. Il castello smette di essere una rocca e diventa residenza: e l'ala ovest, con le cornici marmoree, i camini e i sedili di pietra delle sale di rappresentanza. La chiesa di San Nicola viene elevata a collegiata, dotata di privilegi, reliquie e rendite, ampliata in forme tardogotiche e arricchita del soffitto ligneo policromo e del pavimento cosmatesco. Il borgo conosce trasformazioni urbane importanti. In altre parole: la fase piu bella dell'architettura genazzanese e finanziata dal potere pontificio di un figlio del paese. E il modello classico del rapporto fra Roma e i feudi laziali, e qui si legge con una chiarezza che altrove manca.

Aggiungo un dettaglio che quasi nessuno racconta e che aiuta a datare le cose a occhio: la stessa famiglia che finanzia questa fase e quella che, un secolo dopo, chiama nella valle un progettista di livello europeo per il Ninfeo. Fra la cornice tardogotica di San Nicola e le serliane del Ninfeo passano poco piu di cent'anni e un cambio completo di linguaggio. Camminare da una all'altro, in venti minuti a piedi, e una lezione di storia dell'architettura che nessun manuale sostituisce.

Come si visita Genazzano (RM): tempi, percorso, bambini e accessibilita

Quanto tempo serve e in che ordine

Per una visita seria servono dalle tre alle quattro ore, senza pranzo. Percorso consigliato: Ninfeo del Bramante, salita a Porta Romana, Chiesa di Santa Croce, Basilica del Buon Consiglio con il museo, risalita lungo la via principale fino a Palazzo Apolloni, Piazza San Nicola con la chiesa del patrono e il Castello Colonna, Chiesa di San Giovanni nella piazza sottostante, discesa verso Piazza G. E. D'Amico e la Chiesa di San Paolo. Chi ha una giornata intera aggiunga la Selva e un giro fra i vigneti verso Olevano.

Genazzano (RM) con i bambini

Il paese funziona bene con i ragazzini per due motivi: il castello, che a differenza di tanti palazzi ha ancora un aspetto da castello vero, e il Ninfeo, che e un edificio con conchiglie, nicchie e oculi dove si possono raccontare le storie giuste. L'Infiorata, per un bambino, e un ricordo che resta: petali sul selciato, disegni grandi come una strada, gente che lavora di notte. Attenzione ai passeggini: le pendenze sono importanti e le scalinate frequenti, meglio il marsupio o lo zaino porta-bambino sotto i due anni.

Accessibilita

Il quadro e onesto e va detto senza giri di parole. Il santuario dispone di rampe per l'accesso in sedia a rotelle, secondo la scheda comunale. Il Ninfeo del Bramante e indicato come non accessibile in sedia a rotelle. La Chiesa di San Nicola si raggiunge solo per scale, senza rampa. Il centro storico ha pendenze forti e pavimentazioni antiche. Chi ha problemi di mobilita puo comunque fare una visita bella e sensata concentrandosi sulla parte bassa, con il santuario, e su Piazza San Nicola raggiunta in auto.

Quanto costa una giornata a Genazzano (RM)

Il borgo e gratuito. Il Ninfeo e gratuito. Il santuario e a ingresso libero negli orari di apertura. La spesa reale sono il carburante o il biglietto Cotral, l'eventuale ingresso al museo del castello e il pranzo. E una delle gite piu economiche che si possano fare da Roma, e questo la rende perfetta anche per chi viaggia a lungo con un budget stretto: chi organizza un itinerario italiano completo trova impostazioni utili nella guida in inglese sulle gite di un giorno in Italia di ItalyPlanner.

Quando andare e quando evitare

Primavera e primo autunno sono le stagioni giuste. Luglio e il mese delle feste, con il picco dell'Infiorata la prima domenica. Da evitare: le ore centrali di agosto e i lunedi e martedi fuori stagione, quando il paese e chiuso. La domenica mattina, con il santuario pieno per le messe, l'atmosfera e bella ma la visita e piu lenta.

La foto giusta da fare a Genazzano (RM)

La foto vera di Genazzano non e dentro il paese: e da fuori, dal basso, con il borgo che si presenta di taglio come una prua. Il punto migliore e sulla strada che sale da valle, nell'area sotto Porta Romana e verso il Ninfeo, dove la fila delle case sopra il costone di tufo si legge per intero e il castello chiude la composizione in alto. Ferdinand Gregorovius, che passo di qui nell'Ottocento durante i suoi viaggi laziali, descrisse esattamente questa immagine: le case che sembrano avviarsi in processione verso la chiesa del Buon Consiglio e verso il castello baronale che occupa la sommita. Ha visto quello che si vede ancora oggi da quel punto.

Ora la parte tecnica, che e quella che fa la differenza. La luce buona e quella del tardo pomeriggio, quando il sole radente entra nelle irregolarita del tufo e il grigio smette di essere piatto. La mattina presto il fronte del borgo e in ombra e il risultato e piatto e slavato. Usate una focale media, fra i 50 e gli 85 millimetri equivalenti: il grandangolo allontana il paese e lo rimpicciolisce, e l'effetto prua sparisce. Se avete un teleobiettivo, provate a comprimere il piano del borgo con quello dei Lepini sullo sfondo: e la fotografia che spiega la geografia di questo pezzo di Lazio meglio di una cartina.

Le altre due inquadrature che consiglio. La prima: il cortile del Castello Colonna, con il taglio di cielo fra le murature, meglio a metà mattina quando la luce rimbalza sulle pareti chiare. La seconda, e la piu difficile, e l'interno del Ninfeo con la sequenza delle tre serliane: serve un treppiede o una superficie d'appoggio, tempi lunghi e pazienza, perche il contrasto fra l'ombra della sala e la luce del giardino e violento. Il giorno dell'Infiorata cambia tutto: li si scatta dall'alto, dai punti in quota lungo la via principale, e si scatta all'alba, quando il tappeto e finito e nessuno ci cammina sopra. Fotografarlo alle undici di domenica, in mezzo alla folla, significa portarsi a casa una foto di teste.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo, in ordine di tempo e di peso simbolico, e il 25 aprile 1467: la data che la tradizione assegna all'arrivo dell'immagine mariana sul muro della chiesa in costruzione. La verifica ecclesiastica fu immediata, perche gia in quell'anno Paolo II mando due vescovi a Genazzano per accertare l'accaduto. Fatto documentato: l'inchiesta. Fatto di tradizione: il viaggio dell'immagine da Scutari. La distinzione conta.

Il secondo e il 15 maggio 1502, quando Alessandro VI emise una scomunica contro chi aveva saccheggiato il convento. Dietro quella data c'e una guerra: erano gli anni in cui i Borgia stavano smantellando il potere dei Colonna nel Lazio, e Genazzano ne pago il prezzo. Fra il 1500 e il 1503 il castello risulta in mano ai Borgia, che vi realizzarono le fortificazioni del lato est ancora oggi riconoscibili nel travertino.

Il terzo e il 13 febbraio 1503, la Disfida di Barletta, con Giovanni Brancaleone fra i tredici cavalieri italiani. Non accadde a Genazzano, ma e l'evento che il paese ha scelto come propria memoria civica: lo stemma comunale lo ricorda, e il Palio di fine maggio lo rievoca ogni anno.

Il quarto e il 1883, l'anno in cui il cardinale Vincenzo Vannutelli stabili le celebrazioni del Sacro Cuore con la processione solenne e pubblico lo statuto dell'Associazione dell'Apostolato della Preghiera. Da quel gesto amministrativo e devozionale nasce l'Infiorata, che centoquarant'anni dopo e un record mondiale certificato.

Il quinto e il 1903, anno doppio: il 7 marzo Leone XIII elevo il santuario a basilica minore, il 22 aprile inseri l'invocazione alla Madre del Buon Consiglio nelle litanie lauretane. Da allora quel titolo si recita in tutto il mondo cattolico, ed e nato qui.

Il sesto e il 1943, con il bombardamento della RAF sul castello, mirato ai forni installati dai tedeschi per rifornire il fronte di Cassino. Crolli gravi sul lato nord, e l'inizio di una decadenza che durera decenni: il ponte demolito e rifatto in cemento armato nel dopoguerra, poi quarant'anni di abbandono fino all'acquisto del 1979 da parte della Provincia di Roma e al passaggio al Comune.

Il settimo e il 2012, con la certificazione Guinness del piu grande tappeto di petali del mondo, 1642,57 metri quadrati, seguita nel 2013 dal francobollo commemorativo delle Poste italiane. Un paese di cinquemila abitanti che entra nei primati mondiali con i fiori raccolti a mano nella settimana precedente: e un fatto che merita di essere raccontato per intero, non liquidato in una riga.

Chi e passato da Genazzano (RM)

Il primo nome e quello di Oddone Colonna, che qui nacque fra il 1369 e il 1370 e da qui parti per diventare Martino V. Non e un passaggio: e un'origine, e cambia il modo in cui si guarda il paese.

Poi vengono i papi pellegrini, con date verificabili. Leone XIII, nato a Carpineto Romano, devoto fin da ragazzo, che nel 1903 elevo il santuario a basilica minore e mise il titolo del Buon Consiglio nelle litanie. Pio XII, che frequento Genazzano da seminarista e da giovane prete e nel luglio 1953 mando una lettera di lode per il bicentenario della Pia Unione. Giovanni XXIII, il 25 agosto 1959, arrivato in gran riservatezza e accolto da una folla che si formo da sola. Giovanni Paolo II, il 22 aprile 1993, tre giorni prima di volare in Albania: e difficile immaginare una scelta piu carica di significato, vista la tradizione che lega l'immagine a Scutari. Benedetto XVI, che il 9 luglio 2009 benedisse un'icona della Madre del Buon Consiglio nei giardini vaticani. E Leone XIV, che il 10 maggio 2025 si reco a Genazzano fra le primissime uscite del suo pontificato, riportando il paese sui notiziari di mezzo mondo per un pomeriggio.

Sono passati anche i santi. Don Luigi Orione, piu volte, che qui disse che la sua Piccola Opera era nata ai piedi della Madonna del Buon Consiglio. Madre Teresa di Calcutta, che vi torno in diverse occasioni e nella visita del 10 giugno 1993 chiese un'immagine da portare in Cina.

Sul fronte laico, il nome piu illustre e quello di Ferdinand Gregorovius, lo storico tedesco del Medioevo romano, che percorse a piedi e a cavallo il Lazio dei castelli e lascio del profilo di Genazzano sopra la valle una descrizione che chiunque puo verificare con i propri occhi salendo dalla strada bassa. Prima di lui, e dopo di lui, il paese e stato attraversato dai viaggiatori del Grand Tour diretti verso Napoli lungo la valle del Sacco: non era una tappa obbligatoria dell'itinerario classico, ma il castello dei Colonna sopra il tufo finiva regolarmente nei taccuini.

Infine i Borgia, che non ci passarono da ospiti ma da occupanti, fra il 1500 e il 1503, lasciando in travertino la firma piu concreta di tutte. Chi cerca un accompagnamento professionale su queste storie, con guide che lavorano davvero sul territorio laziale e non solo dentro le mura di Roma, trova la struttura giusta nel servizio di TourLeaderPro per Roma e il Lazio.

Cosa vedere intorno a Genazzano (RM)

Genazzano funziona benissimo come base o come tappa di un itinerario piu ampio, perche siede al centro di una delle aree piu dense di borghi del Lazio. Verso monte si sale a Subiaco, con i monasteri benedettini, e ai Monti Simbruini; sulla stessa direttrice si trovano Vallepietra con il santuario della Trinita, Filettino e Guarcino con Campocatino.

Verso Roma, a un quarto d'ora, c'e Palestrina con il santuario della Fortuna Primigenia e il mosaico nilotico, che da solo vale il viaggio. A sud si aprono la valle del Sacco e la Ciociaria: Anagni, la citta dei papi, Ferentino con le mura ciclopiche, Fumone, Alatri con la sua acropoli, Collepardo, Vico nel Lazio e Fiuggi con le sue acque.

A ovest, verso i Monti Lepini, ci sono Artena, Segni, Carpineto Romano, patria di Leone XIII, Cori con il tempio di Ercole e il Lago di Giulianello. Per chi ama i luoghi abbandonati, nella stessa area si raggiungono le rovine di Camerata Vecchia e il borgo fantasma delle Rocchettine. Piu a ovest ancora si entra nel Parco dei Castelli Romani, un'altra storia e un'altra geologia.

Chi viaggia dall'estero e vuole capire come incastrare un borgo come questo dentro un itinerario italiano di una settimana, trova un'impostazione onesta nella guida in inglese di ItalyPlanner su cosa fare a Roma, che dedica spazio anche a quello che c'e appena fuori dal Grande Raccordo.

Domande veloci su Genazzano (RM)

Quanto dista Genazzano (RM) da Roma?

Circa 45 chilometri in linea stradale verso est. In auto si calcola un'ora e dieci dal Grande Raccordo Anulare in condizioni normali, di piu il sabato mattina e nei giorni di festa.

Come si arriva a Genazzano (RM) senza automobile?

Con gli autobus Cotral dai terminal di Anagnina, sulla metro A, e di Ponte Mammolo, sulla metro B. Gli orari si consultano sul sito Cotral. Non esiste stazione ferroviaria in paese: chi arriva in treno scende a Valmontone e prosegue in autobus.

Quanto costa visitare Genazzano (RM)?

Il centro storico e gratuito, il Ninfeo del Bramante e gratuito e il santuario ha ingresso libero negli orari di apertura. Le uniche spese sono il viaggio, l'eventuale biglietto del museo nel castello e il pranzo.

Quanto tempo serve per visitare Genazzano (RM)?

Dalle tre alle quattro ore per il centro storico e i monumenti principali. Una giornata intera se si aggiungono la Selva di Genazzano e un giro fra i vigneti verso Olevano Romano.

Quando e aperto il Castello Colonna?

Il museo ospitato nell'ala ovest risulta aperto da venerdi a domenica, dalle 10.00 alle 18.00 in inverno e dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 19.00 in estate. Alcune schede istituzionali riportano il complesso come chiuso: conviene telefonare allo 06 95579203 prima di partire.

Quali sono gli orari del Santuario della Madre del Buon Consiglio?

La basilica apre dalle 7.00 alle 12.45 e dalle 15.00 alle 18.45 in inverno, fino alle 19.45 in estate. Le messe feriali sono alle 7.30, alle 9.00 e alle 17.00 in inverno o alle 18.00 in estate; la domenica alle 7.30, 9.30, 11.00 e 18.00.

Si puo visitare la Chiesa di San Nicola a Genazzano (RM)?

La scheda del Comune la indica chiusa al pubblico durante l'anno, con apertura straordinaria il 6 dicembre per la festa del patrono. Per una visita fuori da quella data occorre rivolgersi al Comune, allo 06 955791.

Quando si tiene l'Infiorata di Genazzano (RM)?

La prima domenica di luglio, in occasione della festa del Sacro Cuore. La posa dei petali avviene nella notte fra sabato e domenica, ed e il momento piu interessante da vedere.

Perche l'Infiorata di Genazzano (RM) e nel Guinness dei primati?

Perche nel 2012 il Guinness World Records ha certificato qui il piu grande tappeto di petali di fiori del mondo, con 1642,57 metri quadrati. Nel 2013 le Poste italiane hanno dedicato all'impresa un francobollo commemorativo.

Il Ninfeo del Bramante e visitabile?

Il Comune lo indica sempre aperto, con accesso libero e gratuito, in via P. P. Pasolini, fuori Porta Romana. Non e accessibile in sedia a rotelle.

Genazzano (RM) e adatto a chi si muove in sedia a rotelle?

In parte. Il santuario dispone di rampe di accesso; il Ninfeo e la Chiesa di San Nicola risultano non accessibili. Il centro storico ha pendenze forti e scalinate: conviene concentrarsi sulla parte bassa e su Piazza San Nicola raggiunta in auto.

Serve prenotare per visitare Genazzano (RM)?

No per il borgo, il Ninfeo e il santuario. Per il museo del castello e per le chiese normalmente chiuse conviene chiamare in anticipo, e in caso di gruppi la prenotazione e sempre raccomandata.

Dove si parcheggia a Genazzano (RM)?

Nelle aree a valle, verso Porta Romana e nella zona del Ninfeo. Il centro storico si sviluppa su una lingua di tufo larga settanta o ottanta metri e non offre spazi di sosta utili.

Genazzano (RM) e adatto ai bambini?

Si, soprattutto per il castello e per il Ninfeo, che si prestano al racconto. Occhio ai passeggini: pendenze forti e scalinate frequenti rendono preferibile lo zaino porta-bambino con i piu piccoli.

Che differenza c'e fra Genazzano (RM) e Palestrina?

Palestrina e una citta antica, con il grande santuario della Fortuna Primigenia e un museo archeologico di primo piano. Genazzano e un borgo medievale e rinascimentale, con castello, santuario mariano e ninfeo. Sono due visite complementari e distano un quarto d'ora l'una dall'altra.

Quali vini si producono a Genazzano (RM)?

La DOC Genazzano, riconosciuta nel 1992, nelle versioni bianco e rosso, e il Cesanese di Olevano Romano DOC, la cui zona comprende anche una parte del territorio comunale di Genazzano.

Che cosa si mangia a Genazzano (RM)?

Gnocchetti a coa de sorica, gnocchetti di tiritello, formaggi e frutta della zona collinare, e come dolce la barachia, di pasta frolla con marmellata di prugne. Il Comune ha istituito un marchio DE.CO. per le produzioni tipiche.

Quanti abitanti ha Genazzano (RM) e a che altezza si trova?

Poco piu di cinquemilasettecento abitanti. Il centro sorge a 375 metri sul livello del mare, su uno sperone di tufo vulcanico, con quote comunali che arrivano fino a seicento metri.

Quale papa e nato a Genazzano (RM)?

Martino V, al secolo Oddone Colonna, nato qui fra il 1369 e il 1370 secondo il Dizionario Biografico degli Italiani ed eletto l'11 novembre 1417 al Concilio di Costanza. Mori il 20 febbraio 1431 ed e sepolto in San Giovanni in Laterano.

Qual e il periodo migliore per visitare Genazzano (RM)?

Aprile, maggio e ottobre per la luce e per il verde; la prima domenica di luglio per l'Infiorata, mettendo in conto folla e parcheggi lontani. Da evitare le ore centrali di agosto e i primi giorni della settimana in bassa stagione, quando molti luoghi restano chiusi.

Si puo vedere la Selva di Genazzano (RM)?

E un monumento naturale istituito dalla Regione Lazio nel 2000. Il Comune indica condizioni di accesso specifiche e invita a contattare gli uffici allo 06 955791 prima della visita.

Genazzano non e un borgo da cartolina e non prova a esserlo. E un paese vero, con una storia sproporzionata rispetto alle sue dimensioni, un ninfeo che gli studiosi si contendono da un secolo e mezzo, una festa dei fiori che ha battuto il mondo intero e un pavimento cosmatesco che quasi nessuno riesce a vedere. Se dovessi dare un'unica indicazione, e questa: non venite di corsa fra una tappa e l'altra. Arrivate nel pomeriggio, guardate il borgo dal basso, salite piano, fermatevi a bere un bicchiere di Cesanese quando la luce comincia a scendere. Il posto si apre solo a chi gli concede tempo.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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