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Velletri (RM)

Velletri (RM) si raggiunge da Roma in treno con la linea regionale FL4 da Roma Termini (fermate intermedie a Ciampino, poi Lanuvio e altre stazioni minori): il capolinea di Velletri si tocca in circa un'ora e la stazione, in viale dei Volsci, resta a un quarto d'ora a piedi dal centro storico, con i bus urbani e il capolinea Cotral a fianco. In autobus Cotral si parte da Roma Anagnina (metro A) passando per Albano Laziale e Genzano di Roma: contate da un'ora a un'ora e mezza a seconda del traffico, con fermata utile in piazza Garibaldi. In auto si esce da Roma per la via Appia Nuova (SS 7) verso Albano e Genzano, oppure si prende la via dei Laghi, in tutto una quarantina di chilometri e circa cinquanta minuti senza traffico; parcheggi a pagamento e liberi sono intorno a piazza Garibaldi, in via dei Volsci e presso il Parco Muratori. I Musei Civici di Velletri hanno sede nel Palazzo Comunale, in via Goffredo Mameli 4-6 (telefono 06 96158268): dal primo giugno aprono dal martedì al giovedì dalle 9 alle 13, il venerdì dalle 15 alle 19, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 14 e dalle 16 alle 19; chiusi il lunedì, il primo gennaio, a Pasqua, il 15 agosto e il 25 dicembre. Il biglietto intero costa 5 euro per un museo e 8 euro per i due musei civici (ridotto 3 e 5 euro); l'Area archeologica delle Stimmate da sola costa 2 euro (ridotto 1), 9 euro il cumulativo area più due musei; gratuito sotto i sei anni, per i visitatori con disabilità e accompagnatore, per guide turistiche e insegnanti. La prenotazione è obbligatoria solo per gruppi e scolaresche, e si fa scrivendo a museicivicivelletri@gmail.com. Il Museo Diocesano, in corso della Repubblica 347 accanto al chiostro della Cattedrale, apre di norma dal venerdì alla domenica (9-13 e 15-19) con biglietto intorno ai 4 euro: controllate gli orari sul sito della diocesi prima di mettervi in viaggio, perché variano con le mostre. Chiese, porte, fontane e parchi sono gratuiti e sempre accessibili dall'esterno.

Velletri è il comune più esteso e popoloso dei Castelli Romani, e la porta meridionale del parco regionale: chi vuole capire il rapporto fra il Vulcano Laziale, il vino e la storia dei papi parte da qui. Se preferite farvi accompagnare, una guida abilitata cambia la giornata: la potete cercare fra i professionisti certificati che TourLeaderPro mette in rete.

Velletri
Velletri

Perché Velletri (RM) non somiglia agli altri Castelli Romani

Chi arriva a Velletri dopo Frascati, Marino o Castel Gandolfo si aspetta il solito borgo compatto sul bordo del cratere, con la piazza belvedere e le fraschette. Trova invece una città vera, di oltre cinquantamila abitanti, distesa su un colle lavico a forma di scudo a circa 350 metri di quota, con un territorio comunale di circa 113 chilometri quadrati che scende dalle pendici del Monte Artemisio fino alla pianura pontina. Per questo molti velletrani, con una punta di orgoglio, considerano improprio contarla fra i castelli: Velletri fu città dei Volsci quando gli altri centri erano villaggi latini, ebbe un vescovo cardinale e una zecca, si governò per secoli come una repubblica, e fu per tre volte campo di battaglia europeo. A nostro giudizio è il castello meno cartolina e il più istruttivo, e proprio per questo vale una giornata intera e non la solita sosta di due ore.

Velletri è un apprezzato centro vinicolo, meta di turismo culturale e di villeggiatura, con percorsi escursionistici che salgono sull'Artemisio, e possiede un circuito museale di primo piano: nel Museo Archeologico Oreste Nardini si ammira il celebre Sarcofago delle Fatiche di Ercole, un capolavoro del II secolo d.C. che da solo giustifica il viaggio. Aggiungete chiese romaniche e barocche, palazzi cinquecenteschi e settecenteschi, una torre gotica, due porte urbiche superstiti, fontane monumentali e una sequenza di feste popolari che va dalla Pasquella di gennaio alla Festa dell'Uva di fine settembre.

La storia di Velletri (RM): dai Volsci a Benedetto XVI

Velester, la città dei Volsci

Il nome antico era Velester in lingua volsca e Velitrae in latino. Le notizie più remote sul centro risalgono al periodo dei Volsci, il popolo osco-umbro che nel VI e V secolo a.C. contese ai Latini e a Roma il controllo della pianura pontina e dei Monti Lepini. L'antica Velitrae subì una forte influenza etrusca, come dimostrano le terrecotte architettoniche e le iscrizioni ritrovate nel suo territorio: le lastre fittili del tempio delle Stimmate, del VI secolo a.C., sono infatti di gusto etrusco-italico. Lo storico greco Dionigi d'Alicarnasso la definisce con l'aggettivo epiphanés, cioè illustre, cospicua, e la considera già autorevole all'epoca del re Anco Marzio: da questa definizione deriva la fortuna dell'epiteto di città più illustre dei Colli Albani, ripetuto per secoli dagli eruditi locali.

La conquista romana e la Velletri degli Ottavi

Velitrae combatté a lungo contro Roma. Nel 338 a.C., alla fine della guerra latina, la città venne sottomessa: la tradizione storiografica attribuisce l'impresa a Furio Camillo (il figlio del più famoso Marco Furio Camillo) e Livio racconta la punizione esemplare, con le mura abbattute, i senatori volsci deportati oltre il Tevere e le terre assegnate a coloni romani. Da allora Velitrae fu colonia agraria e poi municipio, e i suoi uomini combatterono nelle legioni contro Pirro e contro Annibale. Seguirono secoli di prosperità tranquilla, in cui la campagna velletrana si coprì di ville: qui aveva le sue radici la gens Octavia, e Svetonio racconta che il futuro imperatore Augusto ebbe una stanza nella villa di famiglia, chiamata dal biografo il suo piccolo studio, dove secondo alcuni sarebbe stato allevato. La pax romana venne interrotta dai Goti di Alarico con l'invasione del 410 d.C., e per Velletri, come per tutto il Lazio meridionale, cominciò il lungo inverno altomedievale.

Clemente, il vescovo cardinale e la repubblica

Secondo la tradizione la cristianizzazione di Velletri si deve a un religioso che nell'88 d.C. sarebbe divenuto papa con il nome di Clemente I: per questo san Clemente è il patrono della città e la cattedrale porta il suo nome. Il dato storico certo è un altro, e pesa di più: Velletri è una delle sette sedi suburbicarie, cioè le antiche diocesi intorno a Roma il cui vescovo è un cardinale. Nel 1088 il conclave riunito a Terracina elesse papa Oddone di Lagery, che era vescovo di Ostia e Velletri: prese il nome di Urbano II e bandì la Prima Crociata a Clermont nel 1095. Nel XIII secolo la città si amministrò in forma di repubblica, con propri statuti e priori, e nel 1298 Bonifacio VIII, che prima del pontificato era stato podestà di Velletri, la liberò da ogni soggezione alla provincia pontificia di Campagna e Marittima, rendendola di fatto indipendente. Nel 1408 Ladislao d'Angiò Durazzo, re di Napoli, la occupò durante la sua marcia su Roma, ma ne rispettò l'autonomia.

Il Cinquecento: Lanzichenecchi, cardinali e la fine dell'autonomia

Nel 1527 le bande dei Lanzichenecchi reduci dal Sacco di Roma saccheggiarono anche Velletri, mentre scendevano verso Napoli. Fu il colpo di grazia all'indipendenza comunale: nel 1559 il papa impose alla città anche il governo civile del cardinale vescovo, e il primo a esercitarlo fu Gian Pietro Carafa, il futuro Paolo IV. Da allora e fino all'Ottocento Velletri fu una città dello Stato Pontificio governata dal decano del Sacro Collegio, perché dal 1150 fino al 1914 la sede di Velletri rimase unita a quella di Ostia, tradizionalmente riservata al cardinale più anziano. Nello stesso secolo la città si dette i suoi monumenti civili maggiori: Porta Romana rifatta dal Vignola nel 1573, la cinta muraria rafforzata, e il Palazzo Comunale iniziato nel 1575.

1744 e 1849: le due battaglie di Velletri

Il 1744 portò a Velletri la guerra di successione austriaca. L'esercito austriaco del principe Lobkowitz e quello ispano-napoletano del giovane Carlo di Borbone, re di Napoli, si fronteggiarono per mesi intorno alla città; nella notte fra il 10 e l'11 agosto gli austriaci tentarono un colpo di mano, entrarono in città e per poco non catturarono il re, che dormiva nel Palazzo Ginnetti e fuggì in camicia. Il contrattacco borbonico ribaltò la giornata e l'esercito napoletano restò padrone del campo, ma Velletri pagò con saccheggi, edifici distrutti e l'acquedotto tagliato. Nel 1798, con l'arrivo dei francesi e la Repubblica Romana giacobina, il territorio velletrano fu attraversato dalle bande di Michele Pezza, il Fra Diavolo, in armi contro i francesi e in accordo con parte della popolazione. Il 19 maggio 1849 la storia tornò a passare di qui: le truppe della seconda Repubblica Romana, guidate da Giuseppe Garibaldi, respinsero l'esercito di Ferdinando II di Borbone che risaliva verso Roma. Garibaldi, che nello scontro venne travolto dalla sua stessa cavalleria e rischiò di essere catturato, chiese anni dopo la cittadinanza velletrana, e suo figlio Menotti si stabilì nel territorio ricoprendo cariche amministrative.

Il treno di Pio IX, il tram e le bombe del 1944

Nel 1862 fu inaugurata la ferrovia Roma-Ceprano, che toccava Velletri: la linea fu voluta da Pio IX, il papa delle ferrovie, ed è una delle prime dello Stato Pontificio dopo la Roma-Frascati. Il tratto Roma-Velletri è oggi la FL4 che usate per arrivare. Nel 1882 la città ospitò una Fiera Enologica, negli stessi anni nacque la Cantina Sperimentale, che ancora oggi è un istituto di ricerca sul vino, e nel 1885 aprì la Cassa di Risparmio di Velletri. Nel 1913 arrivarono le Tramvie dei Castelli Romani, che collegavano Velletri a Roma e agli altri castelli e restarono in servizio su questa tratta fino al 1953. Poi la seconda guerra mondiale: Velletri si trovava sulla direttrice fra la testa di ponte alleata di Anzio e Roma, e dal 22 gennaio 1944, giorno dello sbarco, fu bombardata ripetutamente e per settimane. Gran parte del centro storico, compresi il Palazzo Comunale, la Cattedrale e il Palazzo Ginnetti, andò distrutta; la città fu liberata all'inizio di giugno del 1944, pochi giorni prima di Roma. Il 19 aprile 2005 il cardinale Joseph Ratzinger, che dal 1993 era stato cardinale vescovo di Velletri-Segni, divenne papa con il nome di Benedetto XVI: la tradizione locale lo conta come il quattordicesimo pontefice uscito da questa cattedra.

Le accademie letterarie e il Grand Tour a Velletri (RM)

Durante il Medioevo e tutto il Rinascimento Velletri fu un centro culturale attivo, ma è nel Seicento che la città diventa un caso singolare: in una comunità di poche migliaia di abitanti nacquero, una dopo l'altra, accademie letterarie fondate da eruditi e umanisti che si riunivano nelle sale dei palazzi nobiliari. Si contano l'Accademia degli Affaticati, quella degli Erranti, degli Estinti, dei Gonfiatori, dei Riaccesi, dei Sollevati e degli Innominati; i nomi, con quell'ironia tipica delle accademie barocche, dicono già tutto del gusto per il paradosso. Un caso a parte era l'Accademia degli Incogniti, che si riuniva nei locali del seminario vescovile, cioè sotto l'ala diretta del cardinale. Nel 1755 due velletrani, Clemente Erminio Borgia e Domenico Antonio Cardinali, fondarono la Società letteraria Volsca Veliterna: gli Atti di questa società, stampati alcuni anni dopo la fondazione, si conservano nel Fondo Antico della Biblioteca comunale Oreste Nardini e sono una fonte di prima mano sulla Velletri del Settecento.

Il nome Borgia non è casuale. Fra XVII e XVIII secolo Velletri divenne un centro di studi antiquari di rilievo europeo grazie alla famiglia Borgia di Velletri (omonima ma distinta dai Borgia di Alessandro VI): il cardinale Stefano Borgia, nato qui nel 1731, raccolse nel palazzo di famiglia un museo di antichità egizie, copte, indiane, cinesi e messicane che gli studiosi di tutta Europa venivano a vedere, e che dopo la sua morte finì in gran parte a Napoli, dove ancora oggi forma la collezione Borgia del Museo Archeologico Nazionale. Per questo Velletri era una delle tappe del Grand Tour: chi viaggiava da Roma a Napoli lungo l'Appia si fermava qui per le collezioni, per i panorami sulla pianura pontina e per le architetture, e i diari di viaggio del Settecento la descrivono come una città colta e un poco malinconica. Goethe, nel febbraio del 1787, nel Viaggio in Italia annota la visita al museo Borgia proprio sulla strada per Napoli. Se leggete l'inglese, la logica del viaggio da Roma verso sud, con Anzio e la costa, è spiegata bene nella guida ai day trips da Roma di ItalyPlanner.

Una curiosità su Velletri (RM)

Davanti al Palazzo Comunale la curiosità riguarda una lamina di bronzo lunga poco più di venti centimetri. Nel 1784, durante lavori nella chiesa delle Santissime Stimmate di San Francesco, oggi Area archeologica delle Stimmate, gli operai trovarono una tavoletta bronzea con quattro righe di scrittura in una lingua che nessuno sapeva leggere. Era volsco: la Tabula Veliterna, o lamina di Velletri, resta ancora oggi il documento più lungo che possediamo di quella lingua, e contiene le norme sacre per l'uso di un terreno consacrato al dio Declunus, con le pene per chi lo avesse violato. Nello stesso scavo emersero sedici lastre di rivestimento in terracotta dipinta, di gusto etrusco, appartenute a un tempio del VI secolo a.C.: sfilate di carri, cavalieri, banchetti, un repertorio identico a quello dei templi etruschi di Veio e Cerveteri. La lamina e le lastre settecentesche presero la strada di Napoli, con la collezione Borgia, e si trovano al Museo Archeologico Nazionale; ma nel 1910 un nuovo scavo alle Stimmate restituì altre lastre, le cosiddette Terrecotte Volsche, e quelle sono rimaste a Velletri, nel Museo Nardini. Ecco la curiosità vera: per leggere per intero il tempio più antico dei Castelli Romani bisogna fare due viaggi, uno a Velletri e uno a Napoli. Nessun'altra città laziale ha un pezzo del proprio passato diviso in questo modo, e la cosa, a Velletri, brucia ancora.

La seconda curiosità, minore ma irresistibile per chi guida gruppi, riguarda l'anfiteatro romano. Nessuno lo ha mai scavato, eppure sappiamo che esisteva: lo cita un'iscrizione ritrovata nel 1565 e, soprattutto, lo tradisce il disegno delle strade. Nell'area adiacente al Palazzo Comunale il tessuto viario descrive una curva anomala, che è la traccia fossile della cavea: le case medievali si appoggiarono alle gradinate e ne conservarono la forma. Guardate la pianta della città dall'alto, dalla terrazza del Palazzo Comunale, e la vedrete.

Che cosa vedere a Velletri (RM): le chiese, una per una

Velletri è una città di chiese, e il vecchio elenco delle architetture religiose conta ventisette edifici. Molti sono aperti solo nelle ore delle funzioni, alcuni sono sconsacrati o in restauro: per gli orari fa fede la parrocchia, e chi vuole vedere l'interno di una chiesa minore fa bene a chiedere in Cattedrale. Le descrivo nell'ordine in cui le incontrerete camminando dal Trivio verso sud e poi nei quartieri esterni.

La Basilica Cattedrale di San Clemente a Velletri (RM)

È la chiesa madre della diocesi suburbicaria di Velletri-Segni e la meta del pellegrinaggio patronale del 23 novembre. Sorge nella parte alta e meridionale della città, al termine di corso della Repubblica, sul luogo di una chiesa paleocristiana: la tradizione la vuole fondata nel IV secolo su un edificio pubblico romano, e la cripta, che è la parte più antica dell'edificio, conserva colonne e capitelli di reimpiego. La basilica fu rifatta più volte, in forme romaniche nel Medioevo e poi, in modo radicale, nel Seicento (la ricostruzione barocca è documentata intorno al 1660). Le bombe del 1944 la colpirono duramente e l'aspetto attuale, con l'interno a tre navate su pilastri, è frutto del restauro postbellico che privilegiò la sobrietà. Fra le opere segnalo la pala della Incoronazione della Vergine di Giovanni Balducci, pittore fiorentino attivo a Roma e Napoli fra Cinque e Seicento, e il ciborio; ma il vero motivo per entrare è il chiostro, con il palazzo seicentesco che ospita il Museo Diocesano, e la memoria dei cardinali che qui furono vescovi: da Urbano II a Paolo IV, fino a Joseph Ratzinger, che tornò a Velletri da papa il 23 settembre 2007 per una visita pastorale.

Santa Maria del Trivio e la Torre del Trivio

Il Trivio è il punto in cui si incrociano le tre strade principali del centro, e la chiesa di Santa Maria del Trivio ne prende il nome. L'edificio attuale è una ricostruzione moderna, perché la chiesa fu distrutta nel 1944; accanto resta invece intatta la Torre del Trivio, il campanile gotico trecentesco, in laterizio, alto e sottile, aperto da bifore e trifore su più ordini e coronato da una cuspide. La tradizione locale lo data al 1353 e lo lega alla vittoria della città su una rivolta o, secondo altri, a un voto per la peste: prendete la data come tradizione, non come documento. È il simbolo di Velletri, il primo edificio che si vede arrivando in treno e l'ultimo che si perde di vista andando via.

Torre del Trivio a Velletri
Torre del Trivio, Velletri

Il Santissimo Salvatore, San Michele Arcangelo e San Martino

La chiesa del Santissimo Salvatore, con facciata settecentesca, si trova lungo via del Salvatore, poco sotto il Trivio, e conserva nell'interno a navata unica altari barocchi e una devozione al Salvatore che a Velletri ha radici medievali. San Michele Arcangelo è una delle parrocchie storiche del centro, di origine medievale e più volte rifatta, nel quartiere che porta lo stesso nome; San Martino da Tours, citata come edificio dell'XI-XIX secolo, riassume nella sua stessa datazione la storia edilizia della città, con un impianto romanico rimaneggiato fino all'Ottocento. Sono chiese di quartiere, aperte a messa: se ne trovate una aperta, entrate, perché l'atmosfera delle chiese minori velletrane, con le confraternite e gli stendardi, racconta la città meglio di qualunque museo.

Sant'Antonio da Padova, San Francesco e la Casermaccia

La chiesa di Sant'Antonio da Padova, dei frati minori, appartiene alla tradizione francescana che a Velletri è antichissima: la tradizione fa passare di qui san Francesco stesso, e il convento di San Francesco d'Assisi, con la sua chiesa oggi sconsacrata, fu uno dei più grandi della città. Dopo l'Unità d'Italia il convento venne incamerato e trasformato nella caserma Giuseppe Garibaldi, che i velletrani chiamano ancora la Casermaccia; è un grande complesso in attesa di un destino, e vi consiglio di guardarlo dall'esterno come esempio di come le leggi eversive del 1866 abbiano cambiato le città pontificie.

San Lorenzo, Santi Pietro e Bartolomeo, Santa Chiara e Santa Teresa

San Lorenzo è una piccola chiesa di origine medievale nel tessuto del centro storico. La chiesa dei Santissimi Pietro e Bartolomeo custodisce la memoria di una delle parrocchie più antiche, mentre Santa Chiara d'Assisi era la chiesa delle clarisse, con annesso monastero, e mostra le forme sobrie tipiche delle chiese monastiche femminili del Seicento. Santa Teresa, legata ai carmelitani scalzi, e Sant'Antonio Abate, dove il 17 gennaio si benedicono gli animali e si distribuiscono polenta e zampitti, completano il nucleo delle chiese dell'abitato. Sant'Antonio Abate merita una menzione a parte: la sagra di gennaio, con i fuochi e la polenta, è una delle feste più sentite della città, e la chiesa è il suo centro.

San Crispino, la Coroncina, San Silvestro e la Madonna della Neve

San Crispino, patrono dei calzolai, ricorda le corporazioni artigiane che a Velletri furono forti fino all'Ottocento. Della chiesa della Santissima Concezione, detta della Coroncina, restano soltanto ruderi, una delle molte ferite lasciate dalla guerra e dall'abbandono. San Silvestro e la Madonna della Neve sono chiese minori legate a devozioni popolari: la seconda, intitolata alla Madonna della Neve come la basilica romana di Santa Maria Maggiore, si festeggia il 5 agosto.

Santa Maria del Sangue e il Tempietto

L'Oratorio di Santa Maria del Sangue, che i velletrani chiamano il Tempietto del Sangue, è uno degli edifici più eleganti della città: un tempietto rinascimentale a pianta centrale, ottagonale, che chiude con il Palazzo Comunale e il Palazzo dei Conservatori la piazza civica anticamente detta Piazza di Corte. Il nome deriva da un'immagine della Madonna che, secondo la tradizione, avrebbe sanguinato dopo essere stata colpita nel Cinquecento; l'edificio fu eretto per custodirla ed è attribuito alla cultura architettonica del tardo Cinquecento romano, la stessa del Vignola e di Giacomo della Porta. Non è sempre aperto, ma la facciata e la cupola bastano per capire perché lo si consideri il vertice dell'architettura religiosa velletrana.

La Santissima Trinità, Sant'Apollonia, San Giovanni in Plagis e San Giovanni Battista

La chiesa della Santissima Trinità e quella di Sant'Apollonia sono edifici minori del centro; San Giovanni in Plagis, il cui nome ricorda la porta medievale omonima, si trova fuori dalla cerchia più antica, e il toponimo Plagis, cioè le piaghe, le pendici, indica la sua posizione sul declivio. San Giovanni Battista completa la serie delle chiese dedicate ai due Giovanni, e testimonia quanto fossero numerose le parrocchie in una città che nel Medioevo contava una popolazione molto superiore a quella degli altri castelli.

Santa Maria dell'Orto, Santa Maria degli Angeli e il Calvario

Santa Maria dell'Orto era un'abbazia agostiniana ai margini dell'abitato: da qui proviene l'affresco staccato della Crocifissione oggi al Museo Diocesano, e il parco omonimo conserva una delle più antiche fonti pubbliche della città. Santa Maria degli Angeli sorge in campagna, nella località dove la tradizione colloca la Villa degli Ottavi, e da lì vengono i centosettanta frammenti di lastre Campana della donazione Pellegrini esposti al Museo Nardini: un caso raro in cui una chiesa, una villa imperiale e un museo si tengono per mano. La chiesa della Santa Croce del Monte Calvario, in posizione elevata, chiude la via crucis cittadina.

Santo Stefano, il Carmine, il Rosario e Regina Pacis

Santo Stefano è un'altra chiesa antica del centro. Santa Maria del Carmine, con il convento carmelitano, inglobò nel Seicento l'antica porta Santa Martinella, una delle otto porte medievali: entrando nel convento si attraversa, senza saperlo, una porta della città. La Madonna del Rosario, di devozione domenicana, e Regina Pacis, chiesa novecentesca sorta nei quartieri nuovi, chiudono l'elenco. Regina Pacis, dedicata alla pace dopo le distruzioni della guerra, è il modo con cui Velletri ha messo in pietra la memoria del 1944.

Una cosa che non ti dice nessuno su Velletri (RM)

Nessuna guida vi dice che il Palazzo Ginnetti, il più grande palazzo barocco di Velletri, non esiste più, e che non lo hanno distrutto solo le bombe. Il cardinale Marzio Ginnetti, che fu vicario di Roma sotto Urbano VIII e cardinale dal 1627, lo fece costruire alla metà del Seicento sul lato di piazza Cairoli: era famoso per la loggia ad arcate del cortile, per lo scalone e per il parco immenso che scendeva alle sue spalle, tanto che nel 1744 Carlo di Borbone lo scelse come quartier generale, e da una delle sue finestre fuggì la notte dell'assalto austriaco. Da quella data il palazzo iniziò a decadere, abitato da truppe e poi diviso; i bombardamenti del 1944 lo sventrarono a metà, e nel dopoguerra, invece di restaurare la parte superstite, si decise di demolirlo del tutto per costruire due palazzi moderni. È una ferita che ancora divide i velletrani, e chi passa in piazza Cairoli senza saperlo vede solo due condomini. Resta il parco, oggi Villa Ginnetti, con il cancello monumentale e qualche rudere disposto fra le aiuole come in un museo a cielo aperto: andateci, e provate a immaginare quello che manca. Un consiglio da professionista: se vi interessa questo tipo di storia, la Velletri delle demolizioni e delle ricostruzioni, non accontentatevi della piazza. Il Palazzo Comunale, la Cattedrale e il Palazzo dei Conservatori che vedete sono tutti ricostruzioni fedeli del dopoguerra; la città vera, quella del Grand Tour, sopravvive nelle chiese minori, nelle porte e nelle fontane, che le bombe risparmiarono.

La seconda cosa che non si dice: la lingua. A Velletri il dialetto non è romanesco, e nemmeno castellano puro. Ha tratti meridionali, eredità della posizione di frontiera fra Stato Pontificio e Regno di Napoli, e una tradizione di poesia a braccio, il canto improvvisato in ottava rima, che dalle pendici dell'Artemisio arriva fino a Giulianello e ai Monti Lepini. I poeti a braccio si esibiscono ancora nelle feste e nelle cantine: chiedete, e qualcuno vi dirà dove.

I palazzi di Velletri (RM): architetture civili

Il Palazzo Comunale di Velletri (RM)

Il Consiglio Maggiore della Comunità di Velletri votò il 12 ottobre 1572 la costruzione di una nuova sede per i Priori; la prima pietra fu posata il 26 gennaio 1575 e l'edificio, concepito in forme monumentali, si disse completato nel 1590, anche se i lavori si trascinarono in realtà fino al 1720, quando l'architetto Filippo Barigioni concluse i consolidamenti. La tradizione attribuisce il disegno a Giacomo della Porta, che avrebbe lavorato su un'idea del Vignola morto nel 1573: l'attribuzione al della Porta è quella corrente, quella al Vignola resta un'ipotesi. Il palazzo fu impostato sui resti di un edificio romano, e questa scelta gli procurò per secoli problemi statici mai risolti del tutto. Distrutto dai bombardamenti del 1944, venne ricostruito nel dopoguerra sostanzialmente fedele al progetto originario. Ha pianta rettangolare senza cortile, un prospetto sobrio ed elegante e un impianto semplice: due grandi scaloni organizzano i tre piani a partire dal piano rialzato, mentre il seminterrato è indipendente e si apre sulla facciata posteriore. Proprio nel seminterrato, dal dicembre 2003, hanno sede i Musei Civici, con l'archeologico nell'ala sud-ovest e il geopaleontologico in quella sud-est. Il Palazzo Comunale, con il Palazzo dei Conservatori e il Tempietto del Sangue, delimita la piazza civica rinascimentale un tempo chiamata Piazza di Corte. Salite alla terrazza quando è accessibile: la vista sulla pianura pontina, fino al Circeo nelle giornate limpide, è il miglior panorama dei Castelli meridionali.

Palazzo Comunale di Velletri, sede dei Musei Civici
Palazzo Comunale Velletri, Musei Civici

Il Palazzo dei Conservatori, detto Palazzo Vecchio

Il Palazzo Vecchio, o Palazzo dei Conservatori, fu iniziato nel 1822 come sede della Delegazione apostolica di Velletri, la circoscrizione amministrativa pontificia che governava la parte meridionale del Lazio, e dal 1870 divenne sede degli uffici giudiziari e del tribunale. Danneggiato nel 1944, è stato ricostruito fedelmente al progetto originale e completa, con il Comunale e il Tempietto, il fronte della piazza civica. Non va confuso con l'omonimo palazzo del Campidoglio: qui il nome ricorda i Conservatori, cioè i magistrati che nell'antico regime comunale affiancavano i Priori.

Il Palazzo Ginnetti e ciò che ne resta

La fine è raccontata nel capitolo precedente. Costruito dal cardinale Marzio Ginnetti alla metà del XVII secolo, celebre per la loggia arcata del cortile e per il parco, iniziò a decadere nel 1744, quando vi si acquartierarono le truppe napoletane e Carlo di Borbone, fu sventrato dai bombardamenti anglo-americani del 1944 e demolito del tutto nel dopoguerra per far posto a due palazzi moderni, una scelta che a distanza di decenni provoca ancora amarezza. Resta il parco, Villa Ginnetti, con il cancello monumentale.

Palazzo Toruzzi, Palazzo Borgia, Palazzo Alfonsi e Palazzetto Corsini

Lungo corso della Repubblica e nelle vie adiacenti si allineano i palazzi delle famiglie che governarono Velletri fra Cinque e Ottocento. Palazzo Toruzzi mostra un prospetto settecentesco; Palazzo Borgia è quello che conta di più per la storia della cultura, perché ospitò il museo del cardinale Stefano Borgia, visitato da Goethe e dagli eruditi di tutta Europa, prima che le collezioni prendessero la via di Napoli; Palazzo Alfonsi e il Palazzetto Corsini, più piccoli, mantengono portali e cornici di gusto tardobarocco. Tutti si vedono dall'esterno: la regola per i palazzi velletrani è alzare gli occhi ai portali e ai balconi, perché è lì che i restauri postbellici hanno salvato il più possibile.

Palazzo Romani, Palazzo Filippi, il Palazzo Vescovile e Palazzo De Bonis

Palazzo Romani porta il nome della famiglia dell'ingegnere Girolamo Romani, che a metà Ottocento restituì l'acqua alle fontane della città; Palazzo Filippi e Palazzo De Bonis sono dimore signorili dell'Ottocento. Il Palazzo Vescovile, accanto alla Cattedrale, fu la residenza dei cardinali vescovi e quindi, per secoli, la vera sede del potere: da qui il decano del Sacro Collegio governava la città e da qui, fra il 1993 e il 2005, passò più volte il cardinale Ratzinger.

Il Convento di San Francesco e Villa Bernabei

Il Convento di San Francesco, dopo l'Unità d'Italia caserma Giuseppe Garibaldi e per tutti la Casermaccia, è la mole più grande del centro storico dopo il Palazzo Comunale. Villa Bernabei, dimora ottocentesca con giardino, è tornata alla città nel 2011 e viene usata dal Comune per mostre e attività culturali: chiedete all'ufficio turistico quale esposizione ospita, perché è uno degli spazi più belli per vedere la Velletri borghese dell'Ottocento.

La Torre del Trivio

La Torre del Trivio è l'unico grande monumento medievale sopravvissuto intatto ai bombardamenti: il campanile gotico trecentesco della chiesa di Santa Maria del Trivio, in laterizio, a più ordini di bifore e trifore, con la cuspide che si vede da tutta la pianura. Da sola vale la sosta al Trivio, e vi consiglio di fotografarla dal basso, da via del Trivio, nel tardo pomeriggio.

Le mura e le porte di Velletri (RM)

Velletri fin dall'età volsca era cinta di mura poderose, rase al suolo nel 338 a.C. per punizione dopo la conquista romana e la riduzione della città a colonia agraria; in età antica non furono più ricostruite, perché una città interna dello Stato romano non ne aveva bisogno. Nel Medioevo, con le incursioni saracene del IX secolo, Velletri si dette una nuova cinta castellana in cui si aprivano otto porte: porta Furia, porta del Pontone, porta Santa Martinella (poi inglobata nel Convento del Carmine), la Portella, porta Santa Lucia, porta San Giovanni in Plagis, porta Romana e porta Napoletana. Nel XVI secolo la cerchia fu riedificata e rafforzata, con la chiusura di alcune porte e il mantenimento di soli tre varchi: porta Santa Lucia, porta Napoletana e porta Romana.

Porta Napoletana a Velletri (RM)

Porta Napoletana fu edificata nel 1511 da maestranze di provenienza lombarda, i maestri comacini che lavoravano in tutto lo Stato Pontificio, e colpisce per la mole e per l'aria antica, quella vetustà che impressionò fra gli altri Gaetano Moroni, l'erudito autore del Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica. Nel 1596 la Congregazione del Buon Governo fece scrivere su una parete della porta l'avviso Si paga gabella: era la dogana verso il Regno di Napoli, e il nome della porta dice tutto sulla direzione dei traffici. Questo accesso fortificato non venne smantellato nell'Ottocento né dopo, ed è arrivato quasi incolume fino a noi; oggi ospita la sede velletrana dell'Associazione Italiana Sommelier, che a Velletri, città del vino, è più di una coincidenza. È il monumento da vedere per primo arrivando dall'Appia: si capisce in un colpo d'occhio che cosa fu una città di confine.

Porta Napoletana a Velletri, sulla via Appia
Porta Napoletana, Velletri (via Appia)

Porta Romana e piazza Garibaldi

Porta Romana fu ricostruita in forme monumentali nel 1573 su progetto di Jacopo Barozzi da Vignola, insieme al bastione vicino: era l'ingresso di chi arrivava da Roma lungo l'Appia. Durante i lavori di ampliamento della via Appia la porta venne demolita e al suo posto sorse prima il cosiddetto blocco di porta Romana, un posto di dogana, e poi l'attuale piazza Giuseppe Garibaldi, con la fontana e la villa comunale. Chi scende dal bus Cotral in piazza Garibaldi entra quindi in città esattamente dove entravano i viaggiatori del Grand Tour, solo senza la porta.

Le fontane di Velletri (RM) e l'acquedotto dell'Artemisio

Velletri ha numerose fontane pubbliche, alcune monumentali, ed è utile sapere che erano tutte servite dall'acquedotto comunale realizzato nel XVII secolo dall'ingegnere Giovanni Fontana, fratello del più celebre Domenico e specialista di acque per i papi: l'acquedotto parte dalle selve della Faiola, sul Monte Artemisio, e scende con un tracciato tortuoso e ingegnoso. Distrutto nell'ultimo tratto durante i fatti bellici del 1744, fu riattivato dall'ingegner Girolamo Romani con lavori eseguiti fra il 1842 e il 1845. Le quattro fontane da vedere:

La fontana di piazza Cairoli

La fontana monumentale di piazza Cairoli fu edificata nel 1622 su progetto dell'architetto Giovanni Battista Rainaldi, con la manodopera dello scalpellino Pasquale Desideri. Sostituiva un'altra fontana, posta sul lato opposto della piazza, iniziata nel 1618 su progetto dell'architetto Massimiliano Bruni e mai compiuta, tanto che venne rasa al suolo. Il Rainaldi è il padre di Carlo Rainaldi, l'architetto di Santa Maria in Campitelli e delle chiese gemelle di piazza del Popolo: Velletri è una delle poche città dove si può vedere il lavoro del padre.

La fontana di piazza Mazzini

La fontana monumentale di piazza Giuseppe Mazzini, in travertino, fu realizzata nel 1612 su progetto di Massimiliano Bruni con la manodopera di Angelo Pellegrini; interventi sostanziali seguirono nel 1623 per mano di Giovanni Battista Rainaldi, nel 1684 e nel 1755 con l'architetto Nicola Giansimoni. Raffigura scene mitologiche ed è la più bella della città: la vasca e le figure meritano il giro completo.

La fontana di piazza Garibaldi e la fonte di San Giacomo

La fontana di piazza Giuseppe Garibaldi, al centro della piazza, fu realizzata al termine dei lavori per l'acquedotto del Simbrivio, l'acquedotto moderno che porta a Velletri l'acqua dei Monti Simbruini; la fontana di piazza Caduti sul Lavoro, anch'essa del XVII secolo, portava in origine il nome di fonte di San Giacomo, e proprio in una casa di questa piazza l'archeologo Antonio Nibby vide murato il frammento di iscrizione che gli fece ipotizzare una basilica civile romana.

Il consiglio che ti do per visitare Velletri (RM)

Il consiglio è uno solo: non fate di Velletri una tappa, fatene la giornata. La città è grande, i monumenti sono sparsi e la parte migliore, i musei nel seminterrato del Palazzo Comunale, chiede almeno due ore. Arrivate in treno con la FL4 alle nove, salite a piedi dalla stazione lungo viale dei Volsci fino a piazza Garibaldi, e cominciate dai musei prima che arrivino le scolaresche. All'uscita, il giro dei palazzi e delle fontane della piazza civica, il Tempietto del Sangue, il corso fino alla Cattedrale e al Museo Diocesano, poi il Trivio e la torre. Pranzo in centro, con i piatti che descrivo più avanti, e nel pomeriggio Porta Napoletana e, se avete l'auto, l'Area delle Stimmate e una cantina sulle pendici dell'Artemisio. La scelta del giorno conta: il venerdì i Musei Civici aprono solo nel pomeriggio, dal martedì al giovedì solo la mattina, e il lunedì sono chiusi; il sabato e la domenica sono gli unici giorni con doppio turno, e il Museo Diocesano apre di norma solo da venerdì a domenica. Dunque, per vedere tutto in un giorno, il sabato è la scelta giusta. Evitate il weekend della Festa dell'Uva se cercate silenzio, cercatelo invece se volete vedere Velletri nel suo momento più vero. Un ultimo consiglio: Velletri non è una città che si spiega da sola, i restauri postbellici hanno cancellato molte tracce e il centro storico non è compatto; con una guida locale i dettagli si vedono, senza guida si rischia di uscire con l'idea di una città moderna qualunque. Per un gruppo, un'azienda o una famiglia che vuole una giornata costruita su misura, con cantina e archeologia, la formula delle esperienze private nei Castelli Romani di TourLeaderPro è quella che consiglio.

I siti archeologici di Velletri (RM)

Dell'antica Velitrae, città volsca e poi colonia romana, restano reperti raccolti in parte nel Museo Civico Archeologico e nel Museo Diocesano, in parte dispersi in vari musei italiani ed esteri, Napoli in testa. In età romana esistevano a Velitrae templi dedicati ad Apollo, a Ercole e a Marte; Antonio Nibby ipotizzò anche una basilica civile, attestata da un frammento di iscrizione murato in una casa sull'attuale piazza Caduti del Lavoro; l'esistenza di un anfiteatro è provata da un'iscrizione rinvenuta nel 1565 e dalla curva del tessuto viario vicino al Palazzo Comunale.

L'Area archeologica delle Stimmate

Nel 1784, durante lavori nella chiesa delle Santissime Stimmate di San Francesco, oggi Area archeologica delle Stimmate, venne alla luce la lamina bronzea di Velletri, di fabbricazione volsca, insieme a sedici lastre di rivestimento in terracotta, di gusto etrusco, appartenenti a un tempio etrusco-italico del VI secolo a.C.; tutto quel materiale è conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Gli scavi del 1910 restituirono altre terrecotte, esposte al Museo Nardini, e le indagini più recenti hanno reso l'area visitabile: si vedono le fondazioni del tempio, le strutture della chiesa medievale e le stratificazioni del quartiere. L'area fa parte del sistema dei Musei Civici, costa 2 euro da sola e si abbina al biglietto dei musei; chiedete alla biglietteria del Palazzo Comunale gli orari di apertura del giorno, perché l'area apre con personale dedicato.

Area Archeologica delle Stimmate a Velletri, pianta
Area Archeologica delle Stimmate, Velletri

Area Archeologica delle Stimmate a Velletri
Area Archeologica delle Stimmate, Velletri

La Villa degli Ottavi a San Cesareo

Fuori dall'abitato, nelle campagne in località San Cesareo, è stato identificato il sito della Villa degli Ottavi, la residenza suburbana della gens Octavia e di Ottaviano Augusto, e l'unica villa romana del territorio velletrano sottoposta a scavi metodici, condotti in occasione del bimillenario augusteo. Nel 1930 l'archeologo Giuseppe Lugli mise in luce un battistero cristiano ricavato da un ambiente termale, con condutture d'acqua e resti di un monastero medievale. Della grandiosa villa, costruita su tre terrazzamenti in tre periodi diversi (repubblicano, imperiale e cristiano), non rimane traccia in superficie, mentre è ancora in buone condizioni la cisterna di età repubblicana. La zona, nonostante il vincolo, è stata lottizzata, e la cisterna è oggi inglobata in un'abitazione privata e non accessibile. Questa cisterna a tre navate, di 15,05 per 13,20 metri, ha una particolarità che gli archeologi citano nei manuali: i pilastri sostengono archi ogivali a sesto molto acuto, l'unico esempio conosciuto del loro impiego nel mondo romano. L'ultima testimonianza della decorazione della villa era un mosaico, sul quale è stato piantato un palo della linea elettrica. L'area appartiene a privati e non si visita: lo dico subito, perché ogni anno qualcuno ci arriva con il navigatore e resta deluso.

La Cisterna di Centocolonne e la villa di Civitana

Un'altra cisterna romana si trova in località Capanna Murata e si chiama Cisterna di Centocolonne perché sorretta da 32 pilastri disposti su quattro file. Situata lungo il tracciato dell'Appia antica, fino al 1982 sembrava isolata nella campagna e non se ne capiva la funzione; quell'anno, nonostante il vincolo archeologico, il terreno fu oggetto di uno sbancamento edilizio che sfondò la volta della costruzione e mise in luce i resti di una villa, indagata solo in parte dal successivo sondaggio della Soprintendenza. Una terza cisterna, di 25,80 per 11,60 metri, è stata trovata in località Civitana, su un terrazzo artificiale di 120 metri di lato a ridosso dell'antica via Appia: ed è a Civitana che nel 1980 la Soprintendenza recuperò il grande sarcofago romano della seconda metà del III secolo oggi nella Sala Sarcofagi del Museo Nardini. Per chi vuole leggere il territorio, la lezione è chiara: l'Appia antica, a Velletri, corre più in basso della città, e lungo il suo tracciato si allineavano le ville.

Velletri
Velletri

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Augusto era di Velletri; pochi si soffermano su che cosa significhi. Svetonio, all'inizio della Vita di Augusto, scrive che la gens Octavia era antica e onorata a Velitrae, che una via della città e un altare portavano il nome degli Ottavi, e che in una villa suburbana della famiglia si mostrava ancora ai suoi tempi la stanzetta in cui il futuro imperatore sarebbe stato allevato, tanto piccola da sembrare una dispensa, e che nessuno osava entrarvi senza rispetto. Aggiunge un aneddoto: un nuovo proprietario che vi si era coricato per sfida ne fu scacciato nella notte da una forza misteriosa. Questo è il fatto risaputo. Quello poco citato è che Augusto stesso, nato a Roma sul Palatino nel 63 a.C., non rinnegò mai la piccola patria, e che le prime monete e i primi ritratti della sua propaganda rispettarono un'origine municipale, provinciale, che i nobili di Roma gli rinfacciavano; Cassio di Parma, in una lettera velenosa citata da Svetonio, lo chiamava nipote di un fornaio di Aricia. Velletri, con la Villa degli Ottavi a San Cesareo e la tradizione della Madonna degli Angeli, custodisce dunque il luogo in cui il sistema imperiale ha una radice, e lo custodisce male: la villa è sotto le case, il mosaico sotto un palo. Il secondo fatto, ancora meno citato: il Sarcofago di Velletri, il capolavoro del museo, non è stato trovato in uno scavo programmato ma nel 1955, per caso, durante lavori nella campagna velletrana, ed è quello che ha riportato in vita un museo devastato dalla guerra. Il museo che vedete oggi esiste perché qualcuno, scavando per tutt'altro, ha urtato un blocco di marmo.

I Musei di Velletri (RM): il Sistema Museale Urbano

I musei di Velletri, cioè il Museo Civico Archeologico Oreste Nardini, il Museo Civico di Geopaleontologia e Preistoria dei Colli Albani e il Museo Diocesano, si sono costituiti in un Sistema Museale Urbano: un itinerario di visita in cui si ricompongono le tappe fondamentali della storia e della cultura cittadina, dalla formazione del vulcano ai tesori del Capitolo della Cattedrale. I due musei civici condividono, nel seminterrato del Palazzo Comunale, l'ingresso, la biglietteria e la sala di accoglienza; il Diocesano si trova in corso della Repubblica, accanto al chiostro di San Clemente. Con 8 euro si vedono i due civici, con un cumulativo che il sistema offre a prezzo ridotto anche il Diocesano, valido per una settimana: chiedete in biglietteria la formula in vigore.

Il Museo Geopaleontologico di Velletri (RM)

Il Museo Civico di Geopaleontologia e Preistoria dei Colli Albani, inaugurato nel dicembre 2007, occupa l'ala sud-est del Palazzo Comunale. Si articola in cinque sezioni (geologia, paleontologia, antropologia, preistoria e protostoria) su due livelli, per circa cinquecento metri quadrati, e racconta il passato più remoto del territorio: la formazione, l'evoluzione e il popolamento dai primordi alla fine dell'età del Bronzo, intorno al 1000 a.C., attraverso fossili, ceramiche e industria litica. L'allestimento è interattivo, con filmati e ambientazioni scenografiche, e l'apparato didattico affianca ai pannelli tradizionali, in italiano e inglese, un percorso parallelo per i più piccoli: pannelli iconografici posti ad altezza di bambino in cui il Vulcano Laziale, protagonista della storia del territorio, fa da mascotte e racconta il percorso con immagini colorate e un linguaggio semplice. Il museo vuole che il visitatore usi tutti i sensi: si vede, si ascolta, si tocca. Il tatto è privilegiato, sia per permettere ai visitatori non vedenti un viaggio attraverso le origini del territorio, sia per lasciare a ciascuno il ricordo di un museo sperimentato e non subito. L'apparato fotografico illustra le attività sul campo (ricognizioni, analisi degli affioramenti, scavi, analisi di laboratorio), e l'Itinerario Bimbi accompagna i visitatori più giovani.

Sala per sala: geologia, paleontologia, antropologia

Il racconto della nascita dei Colli Albani comincia nella sezione di Geologia, nell'atmosfera creata dai supporti audiovisivi, con l'espediente scenico del condotto di fuoco: un lungo corridoio all'inizio del percorso, trasformato in una discesa nelle viscere del vulcano con suoni e immagini di un'eruzione, che catapulta il visitatore oltre cinquecentomila anni indietro. Seguono i pannelli cassettonati, il plastico della piattaforma carbonatica, cioè la ricostruzione del territorio laziale di oltre 140 milioni di anni fa, quando qui c'era un mare tropicale, e il plastico del Vulcano Laziale. La sezione di Paleontologia parte dal tema della fossilizzazione e prosegue con una ricca raccolta di fossili, un plastico con i dinosauri, i calchi delle loro impronte e un filmato sulla nascita e l'evoluzione della vita nel territorio prima della comparsa dell'uomo; il plastico dei dinosauri è, prevedibilmente, il punto in cui i bambini si fermano. La sezione di Antropologia esamina le spinte biologiche e ambientali che portarono alla comparsa dell'uomo e le tappe della sua evoluzione: di grande impatto l'installazione con sei sagome in legno dipinte a mano, a grandezza naturale, che mostrano la variazione di forme, postura e mole del corpo dai primati a Homo sapiens nel corso di tre milioni di anni.

Sala per sala: preistoria e protostoria

Al piano superiore, la sezione di Preistoria rappresenta i cambiamenti dal Paleolitico inferiore al Neolitico con testimonianze di vita quotidiana (strumenti in pietra e ceramiche), diversi diorami e la ricostruzione scenografica di una grotta in cui si entra, per un contatto diretto con l'ambiente e le abitudini dell'uomo del Paleolitico. Una grande vetrina espone punte, raschiatoi e coltelli a dorso che dimostrano l'abilità dell'uomo di Neanderthal, accanto all'industria litica di Homo sapiens; i materiali vengono dal versante esterno sud-occidentale della caldera del Vulcano Laziale, fra Genzano e Velletri, dove i gruppi di cacciatori-raccoglitori si spostavano in cerca di selvaggina e acqua. La sezione di Protostoria illustra i tipi di organizzazione sociale ed economica dei Colli Albani dal Bronzo antico all'età del Ferro, con materiali da insediamenti dell'età del Bronzo e soprattutto con i corredi delle necropoli ritrovate intorno ai centri protostorici: urne a capanna, oggetti del banchetto funebre, per la distribuzione del vino (anfore, brocche, coppe, tripodi) e per la ripartizione della carne (coltelli, spiedi, ciotole), ornamenti e gioielli. Si entra nella ricostruzione dell'interno di una capanna, si interagisce con i materiali e si assiste a brevi filmati; la ricostruzione di un rogo funebre chiude il percorso. È il museo per bambini meglio pensato dei Castelli Romani, e batte senza fatica l'analogo museo geopaleontologico di Rocca di Cave per didattica, anche se quest'ultimo vince per il sito.

La storia della collezione geopaleontologica

Una serie di ricognizioni sistematiche dei ricercatori dell'Università di Roma Tor Vergata e i ritrovamenti della Soprintendenza Archeologica per il Lazio hanno permesso di comprendere aspetti del passato dei Colli Albani fino ad allora poco rappresentati al pubblico: la formazione del Vulcano Laziale, i giacimenti fossiliferi, i cambiamenti climatici, la presenza umana nel Paleolitico medio, la nascita della complessità sociale e la formazione della città in epoca protostorica. Non erano temi sconosciuti, ma mancavano documenti materiali e una sintesi organica. L'assegnazione al museo di nuovi locali, insieme alle acquisizioni paleontologiche e archeologiche e a una cospicua donazione di fossili, portò nel 2005 alla creazione di un nuovo percorso, inaugurato due anni dopo. Senza interferire con l'adiacente museo archeologico, esso si muove su aspetti del sapere più lontani dalla cultura classica, secondo due principi: il rigore scientifico nella raccolta e nello studio dei materiali e lo spirito didattico. Oggi i Musei Civici si compongono di due itinerari distinti: quello archeologico nell'ala ovest, con l'antica raccolta, e quello di geopaleontologia e preistoria nell'ala est, con i nuovi materiali e le raccolte della Soprintendenza; nelle prime sezioni al piano terra si vedono minerali e fossili, la Preistoria accoglie i ritrovamenti più recenti del versante Genzano-Velletri.

Il percorso del Museo Geopaleontologico

La visita si presenta come una discesa nel passato più remoto dei Colli Albani, dalle origini, centinaia di milioni di anni fa, all'età del Ferro (IX-VII secolo a.C.), in cinque sezioni su due piani: al piano terra Geologia, Paleontologia e Antropologia, a quello superiore Preistoria e Protostoria. L'allestimento spiega fenomeni svoltisi su vasta scala e in tempi lunghissimi con materiali paleontologici e archeologici, riproduzioni, calchi, filmati e plastici ricostruttivi, come quello del Vulcano Laziale in Geologia e quello dei dinosauri in Paleontologia. La stessa conformazione degli ambienti ha suggerito soluzioni ingegnose: il lungo corridoio iniziale è diventato il condotto di fuoco, con suoni e immagini tridimensionali di un'eruzione che dalle viscere del vulcano proietta il visitatore nelle ere più lontane. La macchina espositiva si basa su un sistema ricorrente di vetrine in cristallo di varie dimensioni, plastici e diorami, pensati per esaltare le raccolte senza ostruire la visione d'insieme del grande ambiente. Poiché l'attività vulcanica ha inciso a fondo sul paesaggio, il viaggio comincia dai vulcani, anche se la storia del territorio inizia molti milioni di anni prima, come raccontano gli ambienti successivi. Contate un'ora abbondante, di più con i bambini.

Il Museo Archeologico Oreste Nardini di Velletri (RM)

Il Museo Archeologico Oreste Nardini fu inaugurato nel 1920 e, sotto la direzione dell'ingegner Oreste Nardini, Ispettore Onorario ai monumenti e agli scavi di Velletri, divenne un'istituzione viva, in continua crescita grazie alla sua ricerca appassionata dei reperti e della relativa documentazione scientifica. Dopo le perdite e le dispersioni della guerra, nel 1955, sotto la direzione di Ferruccio Tata Nardini, la raccolta si arricchì del suo pezzo più prezioso, il monumentale Sarcofago di Velletri o Sarcofago delle Fatiche di Ercole, e riacquistò prestigio. Seguì un lungo periodo di chiusura; nel giugno 1982 la struttura riaprì con un nuovo allestimento scientifico, ma per alterne vicende chiusure e riaperture continuarono finché, nel 1992, il Comune assegnò all'istituzione l'organico minimo richiesto dalla Regione Lazio e ne assicurò stabilmente la gestione. Nel 1998 cominciò un intervento di ristrutturazione e ampliamento finanziato dalla Regione e completato nel 2001, con l'adeguamento alle norme di sicurezza e conservazione, una biblioteca specializzata, un laboratorio di restauro, due depositi, una sala conferenze e uffici, e un allestimento rinnovato. In occasione della riapertura del 2001 il museo fu intitolato a Oreste Nardini, vero nume tutelare delle antichità velletrane. Il museo è inserito nell'Organizzazione Museale Regionale, forma con il Geopaleontologico e con il Diocesano il Sistema Museale Urbano e dal 2004 ha il Marchio di Qualità della Regione come punto di eccellenza, riconfermato ogni anno.

Sarcofago di Velletri o Sarcofago delle Fatiche di Ercole, Museo Archeologico Oreste Nardini
Sarcofago di Velletri o Sarcofago delle Fatiche di Ercole. Museo Archeologico Oreste Nardini

Il Sarcofago delle Fatiche di Ercole

Il Sarcofago di Velletri è uno dei più grandi e complessi sarcofagi romani decorati che si conoscano: un cassone in marmo con coperchio a tetto, lungo quasi tre metri e alto quasi un metro e mezzo con il coperchio, ricoperto su tutti i lati da due registri di rilievi. Nel registro superiore, fra colonnine e archi, sfilano le dodici fatiche di Ercole; in quello inferiore le scene del mondo dei morti, con Plutone e Proserpina, il ratto della dea, Cerbero, i dannati, Alcesti riportata dall'Ade da Ercole, e le porte dell'oltretomba. È un programma funerario completo: l'eroe che vince la morte per virtù e fatica, il defunto che spera nella stessa sorte. La datazione corrente è la metà del II secolo d.C., in età antonina; il marmo è stato indicato come pario nella letteratura locale, e il committente resta ignoto, forse un ricco proprietario delle ville lungo l'Appia. Lo si guarda con calma, a un metro di distanza, seguendo le fatiche una per una: il leone di Nemea, l'idra, il cinghiale, la cerva, gli uccelli, le stalle, il toro, le cavalle, il cinto di Ippolita, i buoi di Gerione, i pomi delle Esperidi, Cerbero. Chi ha visto i sarcofagi dei Musei Vaticani troverà qui una qualità di scalpello non inferiore, in una sala dove si è quasi sempre soli. Non è un'esagerazione: è il motivo per cui l'archeologia internazionale conosce Velletri.

La storia della collezione archeologica

Il museo espone opere archeologiche provenienti dal territorio di Velletri e dalle zone limitrofe. Vanto della raccolta è il Sarcofago delle Fatiche di Ercole, noto alla letteratura archeologica internazionale come Sarcofago di Velletri, emblema del patrimonio archeologico della città. La raccolta è costituita soprattutto da materiali lapidei (cippi, sculture, urne funerarie, epigrafi) e fittili (lastre architettoniche, votivi, instrumentum domesticum) dal periodo preistorico all'alto Medioevo. Fra le opere maggiori, oltre al sarcofago, meritano menzione la Lastra dell'Orante, una lastra sepolcrale cristiana del IV secolo d.C. con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, che documenta la presenza di una comunità cristiana velletrana nei decenni successivi alla pace costantiniana, e le cosiddette Terrecotte Volsche, le lastre fittili di rivestimento rinvenute nel 1910 nell'area delle Stimmate. Il primo nucleo della collezione proviene dalla località Fosso del Metabo e risale al 1881; di anno in anno la raccolta crebbe con ritrovamenti, donazioni e acquisti del Comune, fino all'inaugurazione del 1920 con Oreste Nardini. La guerra causò gravi perdite; il museo riacquistò importanza solo nel 1955, con il ritrovamento del sarcofago. Nel 1980 la Soprintendenza Archeologica per il Lazio recuperò a Velletri, in località Civitana, un altro grande sarcofago romano della seconda metà del III secolo d.C., oggi nella Sala Sarcofagi. Nel 2003 nuove donazioni e acquisizioni arricchirono le raccolte, e fra queste la donazione Pellegrini, centosettanta frammenti di lastre Campana dalla località Madonna degli Angeli, dove la tradizione colloca la Villa degli Ottavi in cui Augusto avrebbe trascorso l'infanzia.

Il percorso del Museo Archeologico

Il percorso si snoda su due piani, il pianterreno e la zona soppalcata, in dodici sezioni, nella luce artificiale di vetrine e faretti che, nell'oscurità delle sale (tinte in azzurro al piano terra e in ocra al piano superiore), mette in risalto le opere e dà agli ambienti una nota scenografica. La chiave di lettura è l'origine collezionistica della raccolta e la nascita del museo nel periodo postunitario, quando gli Ispettori Onorari svolsero gratuitamente un ruolo decisivo per la tutela del territorio: emerge l'attività dei tre Ispettori Onorari che operarono a Velletri e in particolare di Oreste Nardini. Al piano terra il percorso è preceduto da due piccole sezioni su temi diversi: la conservazione dei beni culturali e le collezioni velletrane dal XVII secolo a oggi, con il panorama delle raccolte Ginnetti e Borgia, del Museo Diocesano e del Museo Civico, e un pannello che dà visibilità al patrimonio artistico conservato al Diocesano. Soluzioni allestitive mirate rafforzano la leggibilità di alcune opere, come le lastre delle Stimmate, o ne raccontano la funzione originaria, come gli ex voto disposti a ricreare una favissa, la fossa in cui si seppellivano le offerte dei templi; di grande effetto anche la ricostruzione di una sepoltura preistorica e quella di un colombario. L'itinerario didattico è doppio: uno per gli adulti, con pannelli bilingui in cui caratteri, veste grafica e citazioni in apertura rimandano ai giornali dell'epoca e riportano fedelmente notizie e commenti dell'archeologia locale del tempo; uno per i bambini, con gli stessi temi trattati in modo più semplice, con illustrazioni, giochi e quesiti. L'abbattimento delle barriere architettoniche rende il museo accessibile sia al piano terra sia al soppalco.

Il Museo Diocesano di Velletri (RM)

Il Museo Diocesano occupa il piano nobile del palazzo seicentesco adiacente al chiostro della Cattedrale di San Clemente, in corso della Repubblica 347, e fu fondato nel 1927 dal vescovo Basilio Pompili per raccogliere il tesoro del Capitolo. In cinque sale espone opere che non ci si aspetterebbe in una città di provincia: una Madonna con Bambino e angeli di Gentile da Fabriano, il maestro del gotico internazionale, proveniente dalla basilica romana dei Santi Cosma e Damiano; una Madonna con Bambino di Antoniazzo Romano, il maggiore pittore romano del Quattrocento; la Croce Veliterna, una stauroteca di oreficeria bizantineggiante con pietre preziose e filigrana d'oro, databile all'età di Federico II, che è il pezzo più prezioso; il busto reliquiario seicentesco di san Clemente; un paramento liturgico attribuito a papa Benedetto XI e l'affresco staccato della Crocifissione dall'abbazia agostiniana di Santa Maria dell'Orto. Il museo apre di norma da venerdì a domenica, mattina e pomeriggio, con biglietto intero intorno ai 4 euro e ridotto per ragazzi e over 65; verificate sul sito della diocesi, perché gli orari cambiano nei periodi di mostra. È il museo che i visitatori saltano più spesso ed è un errore: la Croce Veliterna e il Gentile valgono da soli il biglietto.

La foto giusta da fare a Velletri (RM)

La foto giusta di Velletri è la Torre del Trivio, ma non dalla piazza. Prendete via del Trivio e mettetevi sotto la torre a una ventina di metri, con il grandangolo puntato in alto: il laterizio rosso, le bifore e la cuspide contro il cielo, e ai lati le facciate dei palazzi che chiudono l'inquadratura. L'ora è il tardo pomeriggio, quando il sole radente illumina il lato ovest e il mattone diventa color rame; in inverno, con la luce bassa, anche le due del pomeriggio vanno bene. La seconda inquadratura, che i fotografi di paesaggio preferiscono, è dalla terrazza del Palazzo Comunale o, in alternativa, dai giardinetti di piazzale Donatori del Sangue, il belvedere: da lì lo sguardo scende sulla pianura pontina, con i Monti Lepini a sinistra e, nelle giornate limpide, il Circeo e il mare. Portate un teleobiettivo: la sagoma del Circeo compressa sopra i vigneti è la foto che spiega meglio la posizione di Velletri fra collina e mare. La terza è Porta Napoletana dall'esterno, dalla via Appia, di mattina, con il sole che entra nell'arco: mettetevi al centro della strada solo quando non passa nessuno, perché è una strada vera. Per la Festa dell'Uva, la fotografia da portare a casa è quella dei carri allegorici in corso della Repubblica, con la torre sullo sfondo; occorre arrivare presto e conquistare un posto sui gradini dei palazzi. Dentro i musei le foto per uso personale sono ammesse senza flash; per la pubblicazione, anche su un sito, il regolamento prevede una richiesta scritta e una tariffa. Il sarcofago, con la luce radente dei faretti, viene bene con sensibilità alta e senza treppiede.

Festa dell'Uva e dei Vini a Velletri
Festa dell'Uva e dei Vini a Velletri

Parchi e aree verdi di Velletri (RM)

Il Parco regionale dei Castelli Romani

Il territorio comunale di Velletri rientra in gran parte nel Parco regionale dei Castelli Romani, e ne costituisce il settore meridionale, con il Monte Artemisio (812 metri), i boschi della Faiola e la Fossa di Velletri. Dall'abitato partono sentieri segnati che salgono all'Artemisio e al Maschio d'Ariano, con vedute sul lago di Nemi da un lato e sulla pianura dall'altro: un'escursione di mezza giornata, adatta a chi cammina abitualmente, da fare in primavera o in autunno, mai in piena estate senza acqua. Per chi arriva da Roma in treno e vuole camminare, conviene abbinare i sentieri dell'Artemisio a Nemi o a Lariano, che si trovano sull'altro versante.

Il Parco di Villa Ginnetti

Villa storica della città, era il giardino del distrutto Palazzo Ginnetti: l'imponente edificio della famiglia Ginnetti, che dominava piazza Cairoli ed era arricchito sul retro da un giardino enorme, andò distrutto nella seconda guerra mondiale e resta soltanto l'area verde, con il cancello monumentale della villa. Ristrutturata nel 2008, è il punto d'incontro dei giovani e il luogo degli eventi culturali della città, oltre che museo a cielo aperto con alcuni ruderi del palazzo perduto collocati fra le aree verdi. Ospita manifestazioni di prim'ordine come la Festa dell'Uva e la Festa delle Camelie, e dispone di una vasta area pianeggiante per concerti e iniziative. È il parco da cui partire per la passeggiata in centro.

Il Parco Muratori

Secondo parco cittadino per estensione, si trova nella parte più esterna del centro urbano e dispone di un ampio parcheggio, il che lo rende utile a chi arriva in auto e vuole lasciare la macchina fuori dalla zona a traffico limitato. A pochi metri ha sede il distaccamento velletrano dell'Università della Tuscia di Viterbo, con i corsi agrari e forestali che a Velletri hanno un senso preciso. Ristrutturato anch'esso nel 2008, ha al centro una grande area coperta dove si tengono iniziative culturali.

I Giardini Comunali di via Metabo e i giardinetti di piazza Martiri di Pratolungo

I giardini di via Metabo, vicino alla Basilica di San Clemente, sono il ritrovo abituale di bambini e famiglie della parte sud del centro, con fontane, panchine, aiuole e giochi: un'area preziosa per chi visita la città con i piccoli e ha bisogno di una pausa dopo la Cattedrale. Il nome Metabo è quello del re dei Volsci di Priverno, padre della guerriera Camilla nell'Eneide, e ricorda il Fosso del Metabo da cui viene il primo nucleo del museo. I giardinetti di piazza Martiri di Pratolungo, fra corso della Repubblica e le vie interne, costruiti negli anni Duemila, hanno una fontana e aiuole con panchine, e sono il ritrovo delle famiglie che passano la giornata in pieno centro.

Il Parco di Santa Maria dell'Orto

In posizione periferica rispetto agli altri parchi, il Parco di Santa Maria dell'Orto conserva una delle più antiche fonti di acqua pubblica di Velletri. Usato per feste e aperto ogni giorno, dispone di un bar, di una pista di pattinaggio pubblica e di servizi igienici, ed è la sede del Velletri Blues, la rassegna musicale estiva che richiama pubblico da tutti i Castelli Romani. Se siete in città in una sera di luglio, informatevi sul programma: è uno dei pochi festival blues del Lazio con una storia lunga.

I Giardini del Ponte Rosso e la Villa di viale Marconi

I Giardini Comunali del Ponte Rosso, sotto la via Appia, sono uno dei polmoni verdi più belli della città e da qualche anno ospitano lo Skate Park, ritrovo dei giovani e dei residenti della zona nord. La Villa di viale Marconi, il giardino a due passi dalla stazione ferroviaria, sorge sui resti di una villa romana che la voce popolare attribuisce a Ottaviano Augusto, senza alcuna prova: è una delle aree verdi più grandi della città, ha una pista di pattinaggio pubblica e nei mesi estivi, da luglio a settembre, ospita il Marconi Village, con stand e musica. Per chi scende dal treno è il primo pezzo di Velletri che si incontra, e non è male.

Il Belvedere, la Villa Comunale di piazza Garibaldi e il Monumento ai Caduti

I giardinetti di piazzale Donatori del Sangue, detti il Belvedere, sono il balcone naturale della città sulla pianura, già citati per la fotografia. La Villa Comunale di piazza Garibaldi, all'inizio di corso della Repubblica, è nota per il busto in bronzo di Giuseppe Garibaldi, trafugato da ignoti e ricollocato nel 2010, quando la villa fu risistemata con nuovi arredi urbani: il busto ricorda l'uomo che nel 1849 combatté qui e che chiese poi la cittadinanza velletrana. Il Monumento ai Caduti, in posizione sopraelevata, è chiuso al pubblico e si vede solo dall'esterno: giardini ornamentali fanno da cornice ai nomi dei caduti della seconda guerra mondiale, e ogni anno, nell'anniversario del bombardamento del 22 gennaio 1944, autorità e superstiti vi tengono la commemorazione. I Giardini del Centro Culturale Amministrativo, costruiti insieme al Centro che i velletrani chiamano il Ciammellone per la forma ad anello, hanno panchine e aree verdi fra la zona 167 e il quartiere San Biagio: sono il verde della Velletri moderna, quella cresciuta dopo la guerra.

Feste, sagre e cucina di Velletri (RM)

Che cosa si mangia a Velletri (RM)

La cucina velletrana appartiene alla tradizione romana e laziale, con una forte impronta contadina. I piatti da cercare: il carciofo alla matticella, il carciofo romanesco cotto sulla brace di tralci di vite raccolti in fascetti, le matticelle appunto, che gli danno un profumo di fumo e vigna; le fettuccine al bastone, tirate a mano con il matterello; gli gnocchi alla velletrana; la zuppa di cavoli con il baccalà; la panzanella alla velletrana, pane raffermo bagnato e condito con pomodoro, cipolla e olio; i polli in porchetta, cioè farciti e aromatizzati come la porchetta; la zuppa di fagioli con le cotiche; e, a gennaio, la polenta con i zampitti, le salsicce piccanti locali. Tutto si accompagna con il vino Velletri, che ha la Denominazione di Origine Controllata dal 1972 ed esiste in più tipologie, dal Velletri bianco al Velletri rosso riserva; il bianco nasce da Malvasia e Trebbiano, il rosso da Sangiovese, Montepulciano e Cesanese, e la Cantina Sperimentale, nata alla fine dell'Ottocento, ha fatto scuola per tutto il Lazio. Un'opinione netta: il rosso riserva, invecchiato, è il vino più sottovalutato dei Castelli, che il pubblico associa solo ai bianchi di Frascati e Marino. Chiedete la lista delle cantine all'ufficio turistico e andate in una di quelle sull'Artemisio.

La Festa dell'Uva e dei Vini di Velletri (RM)

La Festa dell'Uva e dei Vini è la manifestazione più importante della città: la prima edizione risale al 1930, quando le feste dell'uva furono promosse in tutta Italia, e Velletri è una delle poche città che non l'hanno mai abbandonata. Si svolge ogni anno nell'ultimo weekend di settembre e nel 2026 arriva alla novantacinquesima edizione, con il Velletri Wine Festival intitolato a Nicola Ferri il 26 e 27 settembre, nel ricordo di Romina Trenta. Il programma tipico prevede la sfilata dei carri allegorici lungo il corso, con i rioni che gareggiano per il carro più bello, la fontana che versa vino invece che acqua, le degustazioni dei produttori, musica e balli folkloristici, i premi letterari e artistici (La Scaletta, dal 1978, il Ve.La. e il premio Romina Trenta), e i banchi delle specialità locali. È il momento in cui Velletri si mostra per quella che è, una città di vignaioli: arrivate in treno, perché il centro chiude alle auto e i parcheggi si riempiono.

Festa dell'Uva e dei Vini a Velletri
Festa dell'Uva e dei Vini a Velletri

La Pasquella, Sant'Antonio Abate e le Camelie

La Pasquella del 5 gennaio è un canto augurale portato dalle squadre di pasquellari alle famiglie velletrane nella vigilia dell'Epifania: un augurio che, nella tradizione, copre la famiglia da quel momento fino alla Pasqua, con strumenti popolari e strofe in dialetto, e con il bicchiere di vino offerto in cambio. A gennaio, per Sant'Antonio Abate, si tiene la Sagra della Polenta e dei Zampitti, con i fuochi, la benedizione degli animali e la polenta distribuita nelle piazze. La Festa delle Camelie si svolge di solito nel terzo weekend di marzo: le camelie, che nel territorio di Velletri trovano il microclima e il terreno vulcanico che amano, sono coltivate da generazioni, e per la festa vivaisti da tutta Italia espongono piante e fiori nel parco comunale, le strade si addobbano e gli stand propongono i prodotti locali. È la festa che consiglio a chi non ama la folla della vendemmia.

Il Palio delle Decarcie e la Sagra del Carciofo

Il Palio delle Decarcie rievoca la sfida in cui cavalieri in rappresentanza delle contrade cittadine, le Decarcie, le antiche contrade il cui nome rimanda a una divisione per dieci del territorio comunale, si contendevano il palio: sfilate in costume rinascimentale per il centro storico, sbandieratori, giochi di strada e cene a tema ne sono ogni anno i protagonisti, di solito in giugno. La Sagra del Carciofo alla Matticella, in maggio, celebra il piatto simbolo della città, di tradizione secolare, per il quale è stato chiesto l'inserimento fra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali e il riconoscimento europeo di Specialità Tradizionale Garantita: i carciofi romaneschi cuociono sulla brace delle matticelle davanti al pubblico, con musica, canti e vino locale. Le feste patronali chiudono il calendario: San Clemente il 23 novembre, con la processione dalla Cattedrale, e Santa Maria delle Grazie, la compatrona, in primavera.

L'Estate Velletrana

Nel periodo estivo il Comune compone il calendario dell'Estate Velletrana, con rassegne musicali, cabaret, incontri letterari e attività artistiche e culturali, fra Villa Ginnetti, il Parco di Santa Maria dell'Orto con il Velletri Blues e il Marconi Village accanto alla stazione. Il programma si trova sul sito del Comune e sui canali del parco regionale. Per chi cerca eventi in tutto il territorio dei Castelli, la pagina delle attrazioni turistiche di EstateRomana raccoglie le proposte della stagione.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 338 a.C. resta la data fondativa: Velitrae, la città volsca che per un secolo e mezzo aveva combattuto Roma, viene punita con l'abbattimento delle mura, la deportazione del senato oltre il Tevere e l'assegnazione delle terre a coloni romani. Livio lo racconta come esempio della severità romana, e da quella severità nasce, paradossalmente, la Velletri romana degli Ottavi. Nel 1088 il vescovo di Ostia e Velletri Oddone di Lagery viene eletto papa a Terracina con il nome di Urbano II, e sette anni dopo bandisce la Prima Crociata: un vescovo di Velletri ha cambiato la storia d'Europa. Nel 1298 Bonifacio VIII, già podestà della città, la rende indipendente dalla provincia di Campagna e Marittima. Nel 1514, secondo una tradizione locale che nessun documento conferma, Raffaello in visita a Velletri avrebbe dipinto la Madonna della Seggiola ispirandosi a una giovane del luogo: la storia è cara ai velletrani, ma resta una leggenda, e la Madonna della Seggiola, oggi a Palazzo Pitti, si data intorno al 1513-1514 senza legami documentati con Velletri. Nel 1527 il sacco dei Lanzichenecchi, nel 1559 la fine dell'autonomia comunale.

La notte fra il 10 e l'11 agosto 1744 è l'avvenimento più incredibile: gli austriaci di Maria Teresa, guidati dal principe Lobkowitz, entrano di sorpresa a Velletri per catturare Carlo di Borbone, re di Napoli, che dorme nel Palazzo Ginnetti; il re fugge in camicia, si riorganizza e con il duca di Modena e i suoi generali ributta fuori gli austriaci nella giornata. La battaglia di Velletri, vinta dai borbonici, consolida il Regno di Napoli sotto i Borbone e lascia in città distruzioni, saccheggi e l'acquedotto tagliato. Nel 1798-99, con la Repubblica Romana giacobina, il territorio è percorso dalle bande di Fra Diavolo. Il 19 maggio 1849 Garibaldi, con le truppe della Repubblica Romana, respinge sotto le mura di Velletri l'esercito napoletano di Ferdinando II, che rinuncia alla marcia su Roma: nella confusione dello scontro Garibaldi cade da cavallo, travolto dai suoi stessi cavalleggeri in ritirata, e si rialza. Nel 1862 arriva la ferrovia voluta da Pio IX. Nel settembre 1870 Velletri passa al Regno d'Italia e alla provincia di Roma. Il 22 gennaio 1944, giorno dello sbarco alleato ad Anzio, comincia la serie dei bombardamenti che rade al suolo gran parte del centro, Palazzo Comunale e Cattedrale compresi; la città è liberata ai primi di giugno del 1944, con gli americani che risalgono dalla testa di ponte verso Roma, e la storia di quei mesi si legge bene al Museo dello Sbarco di Anzio. Il 19 aprile 2005, infine, il cardinale vescovo di Velletri-Segni Joseph Ratzinger diventa Benedetto XVI, e il 23 settembre 2007 torna in città da papa: le foto della visita sono ancora nelle vetrine del corso.

Chi è passato da Velletri (RM)

Augusto, prima di tutti: la sua famiglia era di qui, e Svetonio testimonia che nel I secolo d.C. si mostrava ancora la stanza della villa degli Ottavi in cui sarebbe stato allevato. Papa Clemente I, secondo la tradizione, avrebbe evangelizzato la città. Urbano II, come vescovo di Ostia e Velletri, e Bonifacio VIII, come podestà prima del pontificato, governarono la città di persona. Gian Pietro Carafa, il futuro Paolo IV, fu il primo cardinale vescovo a governarla anche civilmente, nel 1559; dopo di lui, per quattro secoli, ogni decano del Sacro Collegio fu vescovo di Velletri, come Alessandro Farnese, il cardinale nipote di Paolo III, alla fine del Cinquecento. Il Vignola disegnò Porta Romana nel 1573, Giacomo della Porta il Palazzo Comunale, Giovanni Fontana l'acquedotto, Giovanni Battista Rainaldi le fontane. Raffaello, secondo la leggenda del 1514. I Lanzichenecchi nel 1527, e non furono ospiti graditi. Carlo di Borbone dormì nel Palazzo Ginnetti nell'agosto del 1744 e ne uscì di corsa. Il cardinale Stefano Borgia, nato qui nel 1731, raccolse nel palazzo di famiglia il museo che Goethe visitò il 22 febbraio 1787 sulla strada per Napoli, annotandolo nel Viaggio in Italia. Stendhal, nel saggio sui briganti in Italia, ricorda il brigante Barbone, alias Stefano d'Annibale, famoso per crudeltà e temerarietà, che secondo alcuni fu recluso e secondo altri custode a Castel Sant'Angelo; la sua banda batteva le strade fra Velletri e Terracina. Gaetano Moroni, l'erudito di Gregorio XVI, descrisse Porta Napoletana. Pio IX passò in treno sulla ferrovia da lui voluta e si affacciò dal finestrino alla stazione di Velletri, come mostra una fotografia dell'epoca. Giuseppe Garibaldi combatté qui il 19 maggio 1849, chiese la cittadinanza e vi lasciò il figlio Menotti come amministratore. Antonio Nibby e Giuseppe Lugli, i due archeologi, vi cercarono la basilica civile e la villa degli Ottavi. I soldati americani della Quinta Armata vi entrarono nel giugno del 1944. E Joseph Ratzinger, cardinale vescovo dal 1993 al 2005, tornò da Benedetto XVI nel 2007. Se cercate un filo fra questi nomi, è uno solo: Velletri è sempre stata la prima città vera sulla strada da Roma verso sud, e chiunque andasse a Napoli, con un esercito o con un taccuino, doveva passare di qui.

Come si visita davvero Velletri (RM)

Quanto tempo serve e in che ordine

Una giornata piena, dalle nove alle diciotto, permette di vedere i due musei civici (due ore), la piazza civica con il Tempietto, il corso, la Cattedrale con il Diocesano (un'ora), il Trivio e la torre, le fontane e Porta Napoletana (un'ora e mezza a piedi), e l'Area delle Stimmate (mezz'ora). Mezza giornata basta per i musei e il centro. Il centro storico è in salita: dalla stazione a piazza Garibaldi si sale, e dal Trivio alla Cattedrale ancora. Scarpe comode e, in estate, acqua: le fontane sono lì per quello.

Velletri (RM) con i bambini

Velletri è, nei Castelli, la città più adatta ai bambini fra i cinque e i dodici anni: il Museo Geopaleontologico con il condotto di fuoco, i dinosauri, la grotta e la capanna in cui si entra, l'Itinerario Bimbi e i pannelli ad altezza di bambino, il percorso per bambini del Museo Archeologico con giochi e quesiti, poi i giardini di via Metabo e la pista di pattinaggio del Parco di Santa Maria dell'Orto. I minori di sei anni entrano gratis, dai sei ai diciotto pagano il ridotto. I gruppi scolastici prenotano e non pagano il biglietto.

Accessibilità a Velletri (RM)

I Musei Civici hanno abbattuto le barriere architettoniche: il Museo Archeologico è accessibile sia al piano terra sia al soppalco, e il Geopaleontologico ha percorsi tattili pensati anche per i non vedenti; i visitatori con disabilità e l'accompagnatore entrano gratuitamente. Il centro storico, con salite e sampietrini, è più impegnativo, e per la Cattedrale e il Diocesano conviene telefonare prima per la rampa. Le fontane, le porte e i parchi sono accessibili.

Quanto costa e come si risparmia

Il cumulativo dei due musei civici (8 euro intero, 5 ridotto) conviene sempre rispetto ai due biglietti singoli; con l'area delle Stimmate 9 euro. Ridotto per i residenti, per i ragazzi dai sei ai diciotto anni, per gli over 65 e per gli studenti universitari di archeologia e storia dell'arte; gratis sotto i sei anni, per le guide turistiche, gli insegnanti, i giornalisti, i soci ICOM, i visitatori con disabilità con accompagnatore, e per tutti nelle giornate ICOM, nelle Giornate Europee dell'Archeologia, l'8 marzo e il 31 dicembre. La visita guidata dei musei, per singoli, costa 4 euro per un museo e 6 per due, in aggiunta al biglietto; per gruppi da 15 a 25 persone 60 e 90 euro, in inglese 100 e 170. Chiese, porte, fontane e parchi sono gratuiti. Il treno FL4 da Roma è il modo più economico di arrivare.

Che cosa c'è intorno a Velletri (RM)

Nel raggio di dieci minuti d'auto: Lariano con il suo pane, Lanuvio con il santuario di Giunone Sospita e le mura, Genzano con l'Infiorata, Nemi con il lago e le fragole. A venti minuti, verso sud, Cori con il tempio di Ercole e, più oltre, il Giardino di Ninfa e Sermoneta; a mezz'ora Anzio e il mare. La differenza con Frascati, la domanda più frequente: Frascati è la città delle ville tuscolane e delle fraschette, a un passo da Roma e affollata; Velletri è più lontana, più grande, più vera, con musei che Frascati non ha e con un vino rosso che Frascati non produce. Per una gita da Roma verso la costa, con Anzio e Nettuno, la guida in inglese di ItalyPlanner su Anzio spiega come combinare le tappe.

Quando andare e quando evitare

Il periodo migliore è da metà settembre a fine ottobre: la vendemmia, la Festa dell'Uva, la luce sulla pianura e i primi freschi. La primavera, con le camelie a marzo e i carciofi a maggio, viene subito dopo. L'estate è calda, ma Velletri, a 350 metri e con la brezza dal mare, è più vivibile di Roma, e la sera si sta bene nei parchi. Evitate il lunedì, quando i musei sono chiusi, e i giorni feriali se volete vedere anche il Diocesano. Un'avvertenza: i Musei Civici osservano una chiusura estiva, comunicata di anno in anno sul loro sito; in agosto controllate prima di partire.

Domande veloci su Velletri (RM)

Quanto dista Velletri (RM) da Roma?

Circa 40 chilometri dal centro di Roma per la via Appia Nuova o la via dei Laghi; in auto contate cinquanta minuti senza traffico, in treno FL4 da Termini circa un'ora, in bus Cotral da Anagnina da un'ora a un'ora e mezza.

Come si arriva a Velletri (RM) in treno?

Con la linea regionale FL4 da Roma Termini, che ha tre rami (Frascati, Albano e Velletri): scegliete i treni con destinazione Velletri. La stazione è in viale dei Volsci, a un quarto d'ora a piedi dal centro; il capolinea dei bus urbani e Cotral è a fianco.

Quanto costa visitare i musei di Velletri (RM)?

5 euro un museo civico, 8 euro i due musei civici, 9 euro con l'Area delle Stimmate; ridotti 3, 5 e 6 euro. Gratis sotto i sei anni. Il Museo Diocesano ha un biglietto proprio, intorno ai 4 euro.

Quali sono gli orari dei Musei Civici di Velletri (RM)?

Dal primo giugno: martedì, mercoledì e giovedì 9-13; venerdì 15-19; sabato, domenica e festivi 10-14 e 16-19. Chiusi il lunedì, il primo gennaio, a Pasqua, il 15 agosto e il 25 dicembre. Gli orari invernali e la chiusura estiva sono sul sito dei musei.

Serve prenotare per i musei di Velletri (RM)?

No per i singoli e le famiglie. La prenotazione è obbligatoria per gruppi e scolaresche, scrivendo a museicivicivelletri@gmail.com o telefonando allo 06 96158268.

I musei di Velletri (RM) sono gratis la prima domenica del mese?

No: la gratuità della prima domenica riguarda i musei statali, e i musei di Velletri sono civici. Sono gratuiti per tutti nelle Giornate Europee dell'Archeologia, nella giornata ICOM, l'8 marzo e il 31 dicembre.

Quanto dura la visita dei musei di Velletri (RM)?

Un'ora per il Museo Archeologico, un'ora abbondante per il Geopaleontologico, mezz'ora per il Diocesano. Con i bambini, di più.

Che cos'è il Sarcofago di Velletri?

Un monumentale sarcofago romano in marmo della metà del II secolo d.C., decorato su tutti i lati con le dodici fatiche di Ercole e con scene dell'oltretomba, ritrovato nel 1955 ed esposto al Museo Archeologico Oreste Nardini. È uno dei più importanti sarcofagi romani conosciuti.

Si possono fare foto nei musei di Velletri (RM)?

Sì, per uso personale e senza flash. Per pubblicazioni, anche sul web, il regolamento del museo richiede autorizzazione scritta e una tariffa.

Velletri (RM) è accessibile in sedia a rotelle?

I Musei Civici sì, su entrambi i piani. Il centro storico è in salita e con pavimentazione irregolare; le chiese hanno gradini, per la Cattedrale conviene chiedere in anticipo.

Velletri (RM) è adatta ai bambini?

Molto: il Museo Geopaleontologico è pensato per loro, con grotta, capanna, dinosauri e Itinerario Bimbi; il Museo Archeologico ha un percorso per bambini; ci sono giardini con giochi e due piste di pattinaggio.

Dove si parcheggia a Velletri (RM)?

Intorno a piazza Garibaldi e in viale dei Volsci, nei parcheggi a pagamento, oppure al Parco Muratori, che ha un parcheggio ampio. Il centro storico ha una zona a traffico limitato: lasciate l'auto fuori.

Quando si svolge la Festa dell'Uva di Velletri (RM)?

Ogni anno nell'ultimo weekend di settembre; nel 2026 è la novantacinquesima edizione, con il Velletri Wine Festival il 26 e 27 settembre. Carri allegorici, degustazioni, musica e la fontana del vino.

Che cosa si mangia a Velletri (RM)?

Carciofo alla matticella, fettuccine al bastone, gnocchi alla velletrana, zuppa di cavoli con baccalà, panzanella, polli in porchetta, zuppa di fagioli con le cotiche, polenta con i zampitti a gennaio. Da bere, il Velletri DOC bianco o rosso.

Velletri (RM) fa parte dei Castelli Romani?

Sì, è il comune più grande e popoloso dei Castelli Romani e rientra nel parco regionale, ma per storia e dimensioni è una città a sé: fu città volsca, sede di un cardinale vescovo e repubblica comunale.

Qual è la differenza fra Velletri (RM) e Frascati?

Frascati è vicina a Roma, piccola, con le ville tuscolane e le fraschette, molto frequentata. Velletri è più lontana, grande, con tre musei, una torre gotica e una porta rinascimentale, e produce anche vino rosso. Per una giornata di cultura, Velletri; per una serata di vino e porchetta, Frascati.

Che cosa vedere a Velletri (RM) in due ore?

Il Museo Archeologico con il sarcofago, la piazza civica con il Palazzo Comunale e il Tempietto del Sangue, il corso fino alla Cattedrale e la Torre del Trivio. Porta Napoletana se avete l'auto.

Si può salire sulla Torre del Trivio?

Di norma no, la torre è un campanile e non ha un percorso di visita aperto al pubblico; si ammira dall'esterno. In occasione di eventi il Comune organizza talvolta aperture straordinarie: informatevi all'ufficio turistico.

Dove si trova la villa di Augusto a Velletri (RM)?

In località San Cesareo, fuori dall'abitato, dove nel 1930 Giuseppe Lugli scavò la Villa degli Ottavi; oggi l'area è privata e lottizzata, e la cisterna è dentro un'abitazione. Non si visita. I materiali dalla vicina località Madonna degli Angeli sono al Museo Nardini.

Che cosa si vede all'Area archeologica delle Stimmate?

Le fondazioni del tempio etrusco-italico del VI secolo a.C., i resti della chiesa medievale delle Stimmate e le stratificazioni del quartiere; le terrecotte del 1910 sono al Museo Nardini, quelle del 1784 e la lamina volsca a Napoli. Biglietto 2 euro, o cumulativo con i musei.

Velletri (RM) si visita anche d'inverno?

Sì, e gennaio è un buon mese per la Pasquella del 5 e per Sant'Antonio Abate con la polenta; i musei hanno orari ridotti nei feriali, quindi scegliete il weekend.

Vale la pena una guida per visitare Velletri (RM)?

Sì, più che in altri Castelli: i restauri postbellici hanno cancellato molte tracce e i monumenti sono sparsi. I musei offrono visite guidate a pagamento; per un tour privato o aziendale della città e delle cantine dell'Artemisio, TourLeaderPro organizza esperienze per gruppi e aziende anche fuori Roma.

L'ultima parola: se dovete scegliere un solo castello per una giornata di cultura, scegliete questo, entrate nel seminterrato del Palazzo Comunale prima di ogni altra cosa, e lasciate la fontana del vino per la fine. Velletri non chiede di essere ammirata; chiede di essere capita, e ripaga chi le dedica il tempo giusto.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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