Bosco di Paliano (FR)

Il Bosco di Paliano si trova in Contrada La Selva, 03018 Paliano, provincia di Frosinone, a pochi chilometri dal casello di Colleferro dell'autostrada A1; il telefono del parco è 370 1533848 e l'indirizzo di posta elettronica ilboscodipaliano@gmail.com. L'ingresso costa 6 euro l'intero e 4 euro il ridotto, riservato ai bambini sotto i dodici anni e agli over 70, con la possibilità di sottoscrivere un abbonamento valido per l'intera stagione; il biglietto si acquista anche online, sul sito ufficiale, e serve a evitare la fila al varco d'ingresso. Il biglietto va conservato per tutta la giornata e comprende l'uso dei tavoli da picnic e dei barbecue, che però conviene prenotare se si vuole la certezza del posto. Il parco non è aperto tutto l'anno: la stagione è concentrata fra la primavera e l'autunno, con i fine settimana come nucleo del calendario e l'estate come periodo di apertura più larga, ma il calendario esatto viene pubblicato ogni anno sul sito ufficiale ilboscodipaliano.it e va guardato prima di mettersi in macchina. Trenta ettari di bosco, cinque chilometri di sentieri battuti, un'area picnic con oltre sessanta tavoli e venti barbecue: questo è il perimetro concreto della giornata.

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il Bosco di Paliano in sintesi: che cosa è e che cosa non è

Qui serve una precisazione che quasi nessuno fa e che cambia la percezione del posto. Il Bosco di Paliano è un'area attrezzata e privata di circa 30 ettari, aperta al pubblico con biglietto, che si trova dentro un perimetro molto più ampio: il Monumento Naturale Selva di Paliano e Mola di Piscoli, 413 ettari di area protetta regionale. I due nomi vengono spesso usati come sinonimi, e non lo sono. Il Bosco di Paliano è la parte che si visita comprando un ingresso e trovandoci dentro tavoli, barbecue, noleggi e animatori; il Monumento Naturale è l'istituto di tutela regionale che comprende il bosco di cerro, i corsi d'acqua, gli specchi d'acqua artificiali e la torre medievale della Mola di Piscoli lungo il Sacco.

La differenza conta perché determina che cosa vi aspetta. Non è una riserva integrale dove si cammina in silenzio con il binocolo: è un bosco governato, con una strada carrabile interna, un punto ristoro, un campo per giocare a pallone e famiglie che accendono la carbonella verso mezzogiorno. Chi cerca la wilderness sarà deluso; chi cerca una giornata all'aperto con i bambini a un'ora da Roma, senza dover litigare per un tavolo, ha trovato quello che gli serve. La mia opinione, dopo anni di gite fuori porta con gruppi di ogni genere, è che il Bosco di Paliano sia uno dei pochi posti del Lazio dove la formula picnic funziona davvero, perché è organizzata invece di essere improvvisata.

Come arrivare al Bosco di Paliano da Roma

In auto

La via più rapida, indicata dallo stesso parco, è l'autostrada A1 con uscita al casello di Colleferro, sia arrivando da nord sia arrivando da sud. Usciti dal casello si gira a sinistra e si prosegue per pochi chilometri fino all'ingresso del Bosco di Paliano. In alternativa si prende la via Casilina in direzione Colleferro e poi si seguono le indicazioni per il casello A1: da lì il percorso è lo stesso. Da Roma, prendendo l'A1 dal Grande Raccordo Anulare, si tratta di poco più di un'ora di viaggio in condizioni normali, che diventano molto di più la domenica mattina di un ponte primaverile. Il consiglio operativo è banale e funziona: partire presto, entro le nove, perché l'area picnic si riempie prima di pranzo e il parcheggio ha una capienza finita.

In treno e autobus

Il riferimento ferroviario è la stazione di Colleferro, sulla dorsale Roma-Cassino-Napoli, servita da treni regionali e a lunga percorrenza. La stazione porta il nome composto di Colleferro-Segni-Paliano, che è già una dichiarazione di quanto quel nodo serva un pezzo di valle del Sacco. Dalla stazione si prende l'autobus Co.Tra.L. della linea Colleferro-Paliano e si scende alla fermata più vicina all'ingresso del bosco. Gli orari degli autobus extraurbani nei fine settimana sono meno fitti che nei giorni feriali: chi arriva in treno faccia il conto del ritorno prima di partire, perché una corsa persa nel pomeriggio di domenica significa un'attesa lunga.

In treno e bicicletta

Il parco suggerisce anche la combinazione treno più bicicletta: si scende a Colleferro con la bici al seguito, si seguono le indicazioni per il casello A1 di Colleferro e si prosegue per qualche chilometro fino all'ingresso. È una soluzione che ha senso per chi è allenato e non teme un tratto di strada aperta al traffico; non la consiglierei con i bambini piccoli al traino. Una volta dentro, però, le biciclette hanno cinque chilometri di sentieri tutti per loro, e in loco si possono anche noleggiare.

Il parcheggio e l'ingresso

L'ingresso è su Contrada La Selva, sulla direttrice che collega Colleferro a Paliano. Il parcheggio è all'esterno dell'area recintata; per i visitatori con disabilità il parco dichiara un parcheggio riservato, servizi igienici adeguati e la possibilità di muoversi lungo le strade carrabili interne, che non presentano barriere architettoniche. Le condizioni di ingresso agevolato per queste categorie vanno confermate al momento della prenotazione o direttamente al varco.

Bosco di Paliano
Bosco di Paliano

I cinque chilometri di sentieri del Bosco di Paliano

La rete dei sentieri è il cuore dell'area attrezzata: cinque chilometri di tracciati battuti che si sviluppano sui trenta ettari, ombreggiati per quasi tutta la loro lunghezza dalla copertura delle querce. Non sono sentieri di montagna: il fondo è compatto, in gran parte pianeggiante o con pendenze lievi, e questo li rende percorribili a piedi, in bicicletta e a cavallo senza attrezzatura particolare. Un passeggino robusto passa quasi ovunque, un passeggino leggero da città soffre sui tratti più sconnessi.

Il tracciato non è un anello unico ma una maglia di direttrici che si incrociano, per cui è difficile perdersi e altrettanto difficile fare esattamente lo stesso giro due volte. Chi cammina con calma copre l'intera rete in due ore abbondanti; chi va in bicicletta in molto meno, e infatti il consiglio è di alternare, lasciando la bici al punto ristoro e proseguendo a piedi nei tratti dove il sottobosco si fa più fitto e vale la pena guardare per terra.

Via delle Amache

Dentro il bosco esiste un tratto che il parco chiama proprio Via delle Amache: una porzione di sentiero dove gli alberi sono distanziati in modo da permettere di agganciare un'amaca fra due tronchi. Le amache si noleggiano all'ingresso e si sceglie la coppia di alberi che si preferisce. È l'attività più sottovalutata del posto e quella che consiglierei per prima a chi arriva con l'idea di leggere due ore senza che nessuno lo disturbi. Portatevi un libro vero: il regolamento invita a tenere basso il volume dei telefoni, e il senso della giornata è quello.

Il bosco didattico e i percorsi per i più piccoli

Lungo i sentieri sono distribuiti alcuni percorsi tematici pensati per i bambini: il bosco didattico, un itinerario educativo sulle specie e sull'ecosistema; le favole di Esopo, disseminate lungo il cammino; e il gioco degli alberi colorati, una caccia al tesoro che consiste nel trovare gli esemplari segnati con un colore. Sono attività semplici, senza pretese tecnologiche, e proprio per questo funzionano: un bambino di sei anni che deve trovare l'albero rosso cammina per un'ora senza accorgersene.

L'area picnic e i venti barbecue del Bosco di Paliano

L'area picnic è la ragione per cui molte famiglie della valle del Sacco e dei Castelli tornano qui ogni anno. Il parco dichiara oltre sessanta tavoli e venti barbecue a disposizione dei visitatori. L'uso dei tavoli e del barbecue è compreso nel prezzo del biglietto, ma se volete la certezza di avere un posto conviene prenotarlo; la carbonella si acquista in loco, e accendere fuochi al di fuori delle strutture predisposte è vietato senza eccezioni.

Un consiglio da chi ha visto molte grigliate finire male: arrivate con la carne già preparata e marinata a casa, portate una borsa termica seria e non contate sul barbecue per cucinare per dodici persone in mezz'ora. Venti barbecue per un'area che nei fine settimana di maggio lavora a pieno regime significano turni. Chi arriva alle undici mangia all'una; chi arriva all'una mangia alle tre.

Il punto ristoro, aperto nei fine settimana, vende prodotti biologici locali e piatti preparati sul momento con materie prime a chilometro zero. Nei sabati di luglio e agosto il parco organizza anche la pizza nel bosco, una serata a tema che allunga l'apertura oltre il tramonto. Chi non ha voglia di trasportare borse termiche può risolvere il pranzo lì e concentrarsi sul resto.

Tutte le attività del Bosco di Paliano, una per una

Il parco avventura e i giochi in legno

L'area giochi è attrezzata con strutture in legno e nei fine settimana e nei giorni festivi opera con animatori che seguono i bambini. È il presidio che permette ai genitori di mangiare seduti e ai figli di non stare fermi. Il sabato pomeriggio funziona anche un laboratorio creativo, gratuito per gli ospiti del parco.

La falconeria

Il sabato, la domenica e nei giorni festivi il Bosco di Paliano ospita dimostrazioni di falconeria. È l'attività che, dal mio punto di vista, giustifica da sola la scelta del fine settimana rispetto a un giorno feriale: vedere un rapace lavorare in volo a pochi metri, dentro una radura di cerri, è un'esperienza che ai bambini resta addosso molto più di un pomeriggio al centro commerciale. Le dimostrazioni hanno orari fissi durante la giornata e conviene chiederli all'ingresso appena arrivati.

Tiro con l'arco, calcio, pallavolo, pallacanestro

Il tiro con l'arco è disponibile la domenica e nei festivi, con istruttori. Il parco mette a disposizione anche spazi per il calcio, la pallavolo e la pallacanestro, oltre a un campo di calcetto. Non sono impianti agonistici: sono spazi liberi dove un gruppo di ragazzi può sfogarsi senza organizzare nulla in anticipo. Portate un pallone vostro, che è la cosa che tutti dimenticano.

I cavalli e l'area dedicata all'ippica

La domenica e nei giorni festivi il parco propone passeggiate a cavallo e lezioni. C'è un'area dedicata all'ippica e i sentieri sono percorribili anche in sella. Per chi non è mai salito su un cavallo, il contesto è quello giusto: terreno piano, percorsi brevi, personale abituato ai principianti.

Le biciclette e i quad elettrici

Le biciclette si possono portare da casa o noleggiare in loco, così come i quad elettrici. I cinque chilometri di sentieri sono la palestra ideale per un bambino che ha appena tolto le rotelle: nessuna automobile, fondo regolare, ombra costante. Sui quad elettrici la mia opinione è meno entusiasta: sono divertenti per un quarto d'ora e stonano un po' con l'impostazione silenziosa del posto, ma i ragazzini li adorano e il rumore è comunque contenuto.

La dama gigante, il mini camping, la biblioteca

Fra le attività minori ma riuscite ci sono una dama gigante all'aperto e un mini camping, cioè un gruppo di tende da campeggio montate stabilmente dove i bambini possono giocare a stare in tenda senza passarci la notte. Il parco sta inoltre allestendo una piccola biblioteca interna. Sono dettagli, ma raccontano l'idea che ispira il progetto: dare ai visitatori qualcosa da fare che non richieda uno schermo.

L'area dedicata ai cani

I cani sono ammessi, al guinzaglio, e il parco ha allestito uno spazio dedicato con attrezzi e giochi. All'ingresso vengono fornite le palette per la raccolta delle deiezioni. È una delle poche aree verdi attrezzate del Lazio meridionale dove portare il cane non è un problema da negoziare: è previsto e organizzato.

Feste, matrimoni ed eventi

Il Bosco di Paliano ospita anche feste di compleanno, matrimoni ed eventi privati, oltre alle attività scolastiche concentrate in primavera e in autunno. Se capitate in un fine settimana in cui è in corso un evento privato, alcune aree possono essere temporaneamente riservate: un'informazione che vale la pena chiedere per telefono prima di partire con dodici persone al seguito.

Il regolamento del Bosco di Paliano e la scelta plastic free

Il regolamento è breve e viene applicato sul serio. I rifiuti si portano via: all'ingresso vengono forniti sacchetti biodegradabili e il visitatore li riporta a casa. La plastica non è ammessa nel bosco, e per sostenere la scelta plastic free il parco vende una borraccia che si può riempire liberamente al punto ristoro. I fumatori possono richiedere all'ingresso un posacenere portatile e non devono gettare nulla per terra. Accendere fuochi è vietato. Si resta sulla sentieristica. I cani vanno tenuti al guinzaglio. Il biglietto si conserva per tutta la giornata.

C'è una regola in più, non sanzionata ma dichiarata, che dice molto del posto: abbassare il volume dei telefoni per ascoltare i suoni del bosco e non disturbare gli altri. Detta così sembra una frase di circostanza; applicata in un'area picnic con sessanta tavoli, è una piccola rivoluzione. Chi ha provato a fare un pranzo all'aperto vicino a un altoparlante bluetooth sa esattamente di cosa parlo.

La storia del Bosco di Paliano e della tenuta La Selva

1920: l'acquisto di Augusto Gazelli e il dono di nozze

Il bosco entra nella storia moderna intorno al 1920, quando Augusto Gazelli dei Conti di Rossana acquista l'intera proprietà a cui darà il nome di La Selva. L'acquisto non è un investimento agrario qualunque: è il dono di nozze per la figlia Luisa, che sposa il principe Fulco Ruffo di Calabria. Il racconto tramandato dalla proprietà vuole che a fare da testimone alle nozze fosse Gabriele D'Annunzio, e la circostanza è coerente con il profilo dello sposo, anche se va accolta come tradizione familiare più che come fatto documentato.

Fulco Ruffo di Calabria, l'asso dell'aviazione

Fulco Ruffo di Calabria, nato a Napoli il 12 agosto 1884 e morto il 23 agosto 1946, fu uno dei cinque assi italiani più titolati della prima guerra mondiale, con venti vittorie aeree confermate. Medaglia d'oro al valor militare, due medaglie d'argento e quattro di bronzo. Principe di Calabria, diciottesimo conte di Sinopoli, sesto duca di Guardia Lombardi, patrizio napoletano. Nel 1934 fu nominato senatore del Regno e fra l'aprile 1939 e il luglio 1944 ne fu questore. Dal matrimonio con Luisa Gazelli nacquero sette figli.

La guerra: bombe, quartier generale, ordigni inesplosi

Durante la seconda guerra mondiale La Selva, e con essa il bosco, fu teatro di bombardamenti e sede di un quartier generale tedesco. La posizione lo spiega: la valle del Sacco era il corridoio verso Cassino, e chi controllava questo tratto controllava una direttrice strategica. Ancora oggi, camminando lungo i sentieri, si riconoscono alcune depressioni circolari nel terreno che sono le buche scavate dalle bombe, ormai rimarginate dal sottobosco. Negli anni molti ordigni inesplosi sono stati rinvenuti nell'area. Uno dei figli di Fulco, Augusto, nato nel 1925, morì nel 1943 nel corso di operazioni partigiane.

Dal bosco ceduo all'alto fusto

Fino agli anni Settanta il bosco fu governato a ceduo, cioè tagliato periodicamente per ricavarne legna da ardere. Poi la conduzione cambiò e si passò all'alto fusto: le piante furono lasciate crescere fino alla maturità, ed è per questo che oggi si cammina sotto querce con chiome piene invece che fra polloni bassi. È una trasformazione che richiede decenni e che spiega la qualità dell'ombra estiva, uno dei motivi per cui l'area picnic funziona anche a luglio.

Il Parco Uccelli del 1974

Nel 1974 il principe Antonello Ruffo di Calabria, figlio di Fulco, avvia il progetto più ambizioso mai realizzato qui. Fa costruire un sistema idraulico di canali e fossi artificiali che deriva le acque dei fossi Sanguinara e Focarelle, generando laghetti e stagni. Su quegli specchi d'acqua nasce il Parco Uccelli: circa duecento specie di uccelli provenienti da tutto il mondo, alcune rare o in via di estinzione. Il parco viene attrezzato con bar e ristoranti, un vivaio giardino, piste per cavalli e biciclette, giochi. Per trent'anni è una delle attrazioni maggiori dell'Italia centrale, e diventa un punto di riferimento per artisti e architetti che vi trovano un terreno di sperimentazione sul rapporto fra uomo e ambiente.

Gli anni della caccia e il divieto

Sempre negli anni Settanta il bosco, popolato da cinghiali, è terreno di caccia e di ripopolamento. Il divieto arriva negli anni Ottanta, ed è allora che Antonello Ruffo di Calabria comincia i lavori per realizzare i cinque chilometri di sentieri che ancora oggi costituiscono la rete percorribile. La scelta di chiudere alla caccia e aprire al cammino è il vero spartiacque della storia recente di questo bosco.

2003: la chiusura, il degrado, il recupero

Nel 2003 il Parco Uccelli chiude per ragioni economiche. Segue un periodo difficile, con il degrado delle strutture e la pressione di possibili trasformazioni edilizie sull'area. Nel 2009 la Regione Lazio avvia un percorso di recupero in accordo con le comunità locali, che si conclude due anni dopo con l'istituzione del Monumento Naturale.

2011: nasce il Monumento Naturale

Il Monumento Naturale Selva di Paliano e Mola di Piscoli viene istituito con Decreto del Presidente della Regione Lazio del 3 novembre 2011, numero 361, e successivamente modificato con decreto del 5 febbraio 2015, numero T00024. Comprende 413 ettari nel comune di Paliano, in provincia di Frosinone, ed è gestito dalla Regione Lazio attraverso la Direzione Programmazione economica, Fondi europei e Patrimonio naturale.

27 giugno 2020: il Bosco di Paliano apre al pubblico

L'area attrezzata che oggi si chiama Bosco di Paliano viene aperta al pubblico per la prima volta il 27 giugno 2020. È una data recente, e spiega perché molti romani non ne abbiano ancora sentito parlare pur avendolo a un'ora di macchina. Chi ci arriva oggi trova un progetto giovane, ancora in crescita, con qualche ruvidezza organizzativa e una qualità ambientale che compensa abbondantemente.

Monumento Naturale Selva di Paliano e Mola di Piscoli
Monumento Naturale Selva di Paliano e Mola di Piscoli – vicino il Bosco di Paliano

Il Monumento Naturale che contiene il Bosco di Paliano

Il perimetro, la quota, la geologia

I 413 ettari del Monumento Naturale si collocano a una quota di circa 250 metri sul livello del mare, su terreni di origine vulcanica derivati da tufi pleistocenici. È un dato che spiega molte cose: il tufo trattiene l'acqua in modo particolare, si scava con facilità e determina la vegetazione. La Regione descrive l'area come un insieme di ambienti molto eterogenei, plasmati soprattutto dalle attività umane legate all'agricoltura e al turismo. Non è, ripeto, una foresta vergine: è un paesaggio costruito, e la sua qualità sta proprio nell'equilibrio raggiunto fra intervento umano e ripresa naturale.

La Mola di Piscoli

Dentro l'area protetta, a circa sei chilometri da Paliano, lungo il fiume Sacco, si trova la struttura che dà la seconda metà del nome al Monumento Naturale: la Mola, o Torre dei Piscoli. Era un complesso difensivo medievale composto da una torre di avvistamento, un recinto fortificato con fossato e un mulino annesso. Nella costruzione furono reimpiegati materiali di epoche precedenti, segno di secoli di uso e riadattamento continui. È una di quelle presenze che raccontano come funzionava il controllo del territorio nella valle del Sacco: acqua, macina, torre, tutto nello stesso punto.

Le zone umide e il sistema idraulico

I laghetti e gli stagni creati negli anni Settanta per il Parco Uccelli non sono spariti con la chiusura del parco: sono diventati habitat. Il sistema di canali derivati dai fossi Sanguinara e Focarelle continua a mantenere zone umide che oggi ospitano specie di interesse comunitario. Un'infrastruttura nata per esigenze di intrattenimento si è trasformata in patrimonio naturalistico, ed è una delle storie ambientali più interessanti del Lazio meridionale.

La flora del Bosco di Paliano

Il cerro, la quercia dominante

Il Bosco di Paliano è costituito in prevalenza da cerri, Quercus cerris, con una presenza importante di aceri campestri. La Regione descrive nel Monumento Naturale un bosco di circa 40 ettari a prevalenza di cerro. Il cerro è la quercia dei suoli freschi e profondi dell'Appennino centrale: foglie lobate con lobi appuntiti, corteccia grigia solcata, ghiande con la cupola ricoperta di squame ricurve, che sono il modo più semplice per distinguerlo da una roverella. In autunno le foglie del cerro seccano ma spesso restano attaccate ai rami per gran parte dell'inverno: guardando il bosco a gennaio si vede una macchia bruna invece che una selva spoglia.

L'orniello e il sottobosco di pungitopo

Fra le querce compare qualche pianta di orniello, il frassino da manna. Il sottobosco è fitto e ricco di pungitopo, Ruscus aculeatus, pianta protetta: quello che sembrano foglie appuntite sono in realtà rami trasformati, i cladodi, e la bacca rossa che compare in inverno nasce direttamente al centro di quella finta foglia. È un dettaglio che vale la pena mostrare ai bambini, perché è controintuitivo e si vede a occhio nudo. Il pungitopo è protetto proprio perché per decenni è stato raccolto a mazzi per le decorazioni natalizie.

Il calendario delle fioriture del Bosco di Paliano

Il bosco cambia con il calendario e chi lo conosce sceglie la data in base a cosa vuole vedere. In febbraio spuntano i crochi, macchie violette che precedono qualunque altra cosa. Marzo è il mese dell'anemone nemorosa, che tappezza il suolo di bianco prima che le querce mettano le foglie e chiudano la luce: è la finestra più bella dell'anno per un fotografo, e dura poche settimane. In autunno il terreno si ricopre di ciclamini, di orchidee selvatiche e di molteplici varietà di funghi. Ricordo che la raccolta nelle aree protette è regolata e che il regolamento del parco chiede di restare sui sentieri: si guarda, si fotografa, non si raccoglie.

Le specie ripariali del Monumento Naturale

Lungo i corsi d'acqua e le zone umide del Monumento Naturale la vegetazione cambia completamente: salici del genere Salix, pioppi del genere Populus, ontani neri, Alnus glutinosa. Nelle formazioni arbustive compaiono rovi, canne comuni, Arundo donax, e persino il bambù Phyllostachys bambusoides, eredità delle piantumazioni ornamentali del vecchio parco. Fra le specie di interesse comunitario la Regione segnala i giunchi del genere Juncus. Passare in poche centinaia di metri dal bosco di cerro alla vegetazione ripariale è l'esercizio botanico più istruttivo che si possa fare qui.

Bosco di Paliano
Bosco di Paliano

La fauna del Bosco di Paliano

I rapaci e gli uccelli del bosco

Nel Bosco di Paliano si possono osservare il gufo comune, il nibbio bruno, la poiana e la civetta. Il nibbio bruno è il più facile da riconoscere in volo, per la coda leggermente forcuta e il modo caratteristico di girare basso sulle radure; la poiana è più tozza e tende a stazionare sui pali e sui rami esposti. Il gufo comune si sente più di quanto si veda, e chi resta nel bosco fino all'imbrunire ha qualche possibilità.

Gli uccelli delle zone umide

Nelle zone umide del Monumento Naturale la Regione segnala specie di interesse comunitario di tutt'altro tipo: il martin pescatore, Alcedo atthis, il tarabusino, Ixobrychus minutus, l'airone rosso, Ardea purpurea, la cicogna nera, Ciconia nigra, e l'oca selvatica, Anser anser. La cicogna nera è fra gli uccelli più schivi d'Europa e la sua segnalazione in quest'area è, da sola, un motivo di rilievo naturalistico. Queste specie frequentano gli specchi d'acqua, non l'area picnic: chi le cerca deve muoversi verso il settore umido del monumento e portare un binocolo.

I mammiferi

Fra i mammiferi del bosco si incontrano l'istrice, il riccio, il tasso, il cinghiale e il toporagno. L'istrice si tradisce con gli aculei perduti lungo i sentieri, che sono il souvenir più cercato dai bambini. Nelle aree umide la Regione segnala inoltre la nutria, Myocastor coypus, specie alloctona ormai diffusa in tutto il bacino del Sacco, il ratto grigio, il topo selvatico e il topo selvatico dal collo giallo, Apodemus flavicollis. Il cinghiale è presente da sempre e la sua popolazione è la ragione per cui negli anni Settanta l'area fu terreno di caccia.

Rettili, anfibi e la testuggine palustre

Nel bosco vivono la tartaruga, il biacco, la vipera e il ramarro. Il biacco è un colubro innocuo, velocissimo e spesso scambiato per una vipera: la differenza si legge nella pupilla, rotonda nel biacco e verticale nella vipera, e nella forma della testa. La vipera è presente ma schiva; camminare sui sentieri battuti e non infilare le mani sotto i sassi risolve il problema. Nelle zone umide del Monumento Naturale sono segnalate due specie di grande valore conservazionistico: la testuggine palustre europea, Emys orbicularis, e il tritone crestato italiano, Triturus carnifex.

Gli insetti: il cerambice della quercia e lo scarabeo rinoceronte

Fra gli insetti più notevoli ci sono il cerambice della quercia e lo scarabeo rinoceronte. Il cerambice è un coleottero di grandi dimensioni con antenne lunghissime, legato alle querce mature: la sua presenza è un indicatore diretto della qualità del bosco, perché ha bisogno di alberi vecchi e di legno morto per completare il ciclo. Lo scarabeo rinoceronte, con il corno ricurvo sul capo del maschio, si sviluppa nel legno in decomposizione e nei cumuli di materiale vegetale. Sono entrambi motivi per lasciare per terra i tronchi caduti invece di ripulire tutto.

L'ululone che non si vede più

Fino al 1979 nell'area si poteva avvistare l'ululone, un piccolo anfibio dal ventre vistosamente maculato. Da quell'anno la sua presenza non è più stata documentata. È un'assenza che vale la pena nominare, perché racconta meglio di qualunque discorso generale che cosa succede quando gli habitat acquatici minori scompaiono. Molte altre specie animali e vegetali dell'area sono ancora da censire.

Una curiosità su Bosco di Paliano (FR)

La scena finale di Non ci resta che piangere, il film del 1984 di Roberto Benigni e Massimo Troisi, fu girata qui, dentro il Parco Uccelli della Selva di Paliano. Lo dichiara la stessa Regione Lazio nella documentazione del Monumento Naturale. Chi conosce il film ricorda il finale come uno dei momenti più teneri della commedia italiana degli anni Ottanta; quasi nessuno sa che quel paesaggio si trova in provincia di Frosinone, a un'ora dal Grande Raccordo Anulare, e che oggi si può camminare esattamente lì dentro con un biglietto da sei euro.

La cosa curiosa è che il Parco Uccelli, negli anni della sua fortuna, era un set naturale perfetto proprio perché non sembrava italiano: i canali artificiali derivati dai fossi Sanguinara e Focarelle avevano generato laghetti e stagni popolati da duecento specie di uccelli venuti da tutto il mondo, e il risultato era un paesaggio ibrido, riconoscibile e insieme spaesante. Artisti e architetti ci arrivavano da mezza Europa per lo stesso motivo. Poi il parco chiuse nel 2003, le strutture si degradarono, e per qualche anno sembrò che quel luogo dovesse finire sotto il cemento.

Che oggi il Bosco di Paliano sia di nuovo percorribile è il risultato di un recupero avviato dalla Regione Lazio nel 2009 insieme alle comunità locali e concluso con l'istituzione del Monumento Naturale nel 2011. La curiosità cinematografica, insomma, ha una coda seria: quel set è sopravvissuto perché qualcuno ha deciso di proteggerlo. Quando ci portate qualcuno, questa è la storia da raccontare fra il primo e il secondo chilometro di sentiero.

Una cosa che non ti dice nessuno su Bosco di Paliano (FR)

Camminando lungo i sentieri si incontrano delle depressioni circolari nel terreno, larghe qualche metro, ormai coperte di foglie e di rovi. Non sono doline carsiche e non sono avvallamenti naturali: sono buche di bomba. Durante la seconda guerra mondiale La Selva fu bombardata e ospitò un quartier generale tedesco, e negli anni successivi nell'area sono stati rinvenuti numerosi ordigni inesplosi. Nessuna targa lo segnala lungo il percorso. È la ragione, del tutto pratica, per cui il regolamento chiede di restare sulla sentieristica e non è soltanto una formula di stile.

La seconda informazione poco nota riguarda la geografia amministrativa. Il biglietto che comprate dà accesso a trenta ettari privati e attrezzati; il Monumento Naturale regionale ne misura 413 e comprende porzioni che non sono aperte alla visita libera, incluse le zone umide dove vivono la testuggine palustre europea e il tritone crestato italiano, e la torre medievale della Mola di Piscoli sul fiume Sacco, a circa sei chilometri dal paese. Chi arriva pensando di poter raggiungere la Mola a piedi dal parcheggio del bosco ha sbagliato i conti: sono due mete distinte, che richiedono due spostamenti diversi.

La terza cosa che nessuno dice è che la stagione di apertura non copre l'anno intero. Il parco lavora per campagne stagionali e chiude nei mesi freddi. Telefonare al 370 1533848 prima di partire, soprattutto in aprile e in ottobre, evita la delusione di trovare il cancello chiuso dopo un'ora di autostrada. Su questo ho visto sbagliare persone esperte.

Il consiglio che ti do per visitare Bosco di Paliano (FR)

Il consiglio principale è di scegliere il momento invece di subirlo. Se venite per il picnic e i bambini, puntate su un sabato o una domenica: sono i giorni in cui funzionano la falconeria, il tiro con l'arco, le passeggiate a cavallo, gli animatori dell'area giochi e il punto ristoro. Se invece cercate il bosco vero, il silenzio e le fioriture, venite in un giorno feriale di marzo, quando l'anemone nemorosa copre il suolo e le querce non hanno ancora messo le foglie: la luce arriva a terra e il bosco è un'altra cosa. Sono due gite diverse nello stesso luogo.

Il secondo consiglio riguarda l'organizzazione della giornata. Prenotate il tavolo con il barbecue se siete più di sei, arrivate entro le dieci del mattino, e lasciate la carbonella al parco invece di portarvela: si compra sul posto e vi risparmiate mezzo bagagliaio. Portate invece la borsa termica seria, un pallone, un binocolo leggero e un cambio di scarpe per i bambini, perché la terra del sottobosco dopo la pioggia tiene l'umidità per giorni.

Il terzo consiglio è meno ovvio: non fate tutto. La tentazione, davanti a un parco che offre falconeria, quad, cavalli, arco, amache e dama gigante, è di trasformare la giornata in una lista da spuntare. Il Bosco di Paliano dà il meglio se ne fate due cose e poi camminate. Prendete un'amaca a nolo, andate fino in fondo a Via delle Amache, e restateci un'ora. È l'unica attività qui che nessun altro parco del Lazio vi offre organizzata, ed è quella che tutti saltano per correre al barbecue.

Ultima cosa, sul portafoglio: se contate di tornare più di tre volte nella stessa stagione, l'abbonamento annuale si ripaga da solo. Con un ingresso a 6 euro per l'intero e 4 per i ridotti, una famiglia di quattro persone spende circa venti euro a visita, e questo posto è fatto per essere frequentato, non visitato una volta sola.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Paliano abbia una fortezza cinquecentesca lo sanno tutti quelli che ci sono passati. Che quella fortezza sia oggi un carcere lo sanno in molti. Quasi nessuno però collega le due cose alla vicenda che le lega: la rocca di Paliano fu il premio e insieme la posta di una guerra fra un papa e la famiglia Colonna.

Il 2 giugno 1556 papa Paolo IV Carafa istituì il ducato di Paliano a favore del nipote Giovanni Carafa, mettendo insieme trentasei feudi confiscati proprio ai Colonna nelle regioni di Campagna e Marittima. Fu una spoliazione in piena regola. Alla morte di Paolo IV la situazione si capovolse: i Colonna rientrarono in possesso dei loro beni e riottennero i territori del ducato, anche in forza delle clausole segrete del trattato di Cave. Nel 1569 papa Pio IV elevò il titolo da ducale a principesco, dignità che la famiglia mantenne fino al 1816.

La parentesi Carafa ebbe una coda tragica e letteraria. Nel 1559 Giovanni Carafa uccise la moglie Violante d'Alife e il presunto amante Marcello Capece; la vicenda arrivò a Stendhal, che ne trasse il racconto La duchessa di Paliano. Che un paese di settemila abitanti della valle del Sacco abbia una sua novella stendhaliana è un fatto risaputo fra gli storici locali e ignorato da chiunque altro.

Il seguito architettonico è altrettanto poco citato. Fra il 1620 e il 1630 il principe Filippo I Colonna fece costruire a Paliano un grande palazzo in tufo, collegato alla chiesa da una cappella e da una cripta funebre di famiglia. In quella cripta riposa anche Marcantonio Colonna, il comandante della flotta pontificia a Lepanto. La stessa famiglia che aveva perso tutto nel 1556 costruì, settant'anni dopo, il proprio mausoleo dentro il paese che le era stato tolto.

La foto giusta da fare a Bosco di Paliano (FR)

La fotografia che porta a casa questo posto non è quella dell'area picnic e non è il selfie con il cavallo. È la ripresa bassa del sottobosco in marzo, con l'anemone nemorosa che copre il terreno di bianco e i tronchi dei cerri ancora spogli che tagliano l'inquadratura in verticale. Mettetevi a terra, obiettivo a venti centimetri dal suolo, mettete a fuoco sul primo fiore e lasciate che le querce vadano fuori fuoco sullo sfondo: il contrasto fra il tappeto chiaro e le colonne scure è la sintesi visiva di che cosa è un bosco di cerro a fine inverno. La finestra dura poche settimane e cambia di anno in anno con l'andamento delle temperature.

La seconda foto, per chi viene in autunno, è il ciclamino sul tappeto di foglie secche, con lo stesso metodo e lo stesso risultato. La terza è controluce: nelle mattine di ottobre l'umidità che sale dal suolo, attraversata dal sole basso fra i tronchi, disegna raggi visibili a occhio nudo. Serve arrivare all'apertura, perché a metà mattina l'effetto è già finito.

Sul fronte tecnico, due avvertenze. Il bosco è scuro anche in pieno giorno, per via della copertura delle chiome: senza treppiede si scende in fretta a tempi che non tengono, e i telefoni compensano alzando gli ISO e impastando il verde. Se avete una macchina con obiettivi intercambiabili, un luminoso fisso è la scelta giusta. E ricordate che il regolamento chiede di restare sui sentieri: la foto perfetta del ciclamino non giustifica la calpestata su venti metri quadri di fioritura.

Per l'immagine da mostrare agli amici, infine, c'è Via delle Amache: l'amaca appesa fra due cerri, ripresa dal basso con le chiome che chiudono l'inquadratura in alto. È l'unica fotografia che dice in un colpo solo dove siete e che cosa ci state facendo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è preistorico e riguarda l'intera area: i primi insediamenti nel territorio di Paliano risalgono al Neolitico superiore e all'età del Bronzo, in un arco compreso indicativamente fra il XVII e il X secolo avanti Cristo. Seguirono gli Ernici, i Latini e i Romani, presenti nella regione fra il IV e il I secolo avanti Cristo. La valle del Sacco è stata un corridoio di transito e di conflitto fin da allora, e la Selva ne è una porzione.

Il secondo avvenimento è medievale. Nel 1232 il Castrum Palianus fu cinto di un fossato e di alte mura, e vi fu costruita un'altissima torre di avvistamento di forma quadrata: è il nucleo attorno a cui, tre secoli dopo, sarebbe cresciuta la fortezza. Alla stessa logica di controllo territoriale appartiene la Mola dei Piscoli, la torre con recinto fortificato, fossato e mulino annesso costruita lungo il Sacco a sei chilometri dal paese, dentro l'attuale Monumento Naturale.

Il terzo avvenimento è il cantiere di Marcantonio Colonna. Fra il 1554 e il 1559 Marcantonio avviò i lavori di adeguamento della rocca, organizzando intorno alla torre baluardi idonei alle artiglierie, fossati, mura, ponti levatoi e terrapieni. Addossati alle vecchie mura medievali furono realizzati terrapieni rinforzati con bastioni a coda di nibbio, capaci di reggere il colpo delle artiglierie moderne, secondo un progetto che la tradizione attribuisce al senese Giovanni Sallustio Peruzzi. I lavori proseguirono fino ai primi anni Settanta del Cinquecento.

Il quarto avvenimento è Lepanto, il 7 ottobre 1571, e quello che ne seguì a Paliano. Tornato vincitore dalla battaglia, Marcantonio Colonna volle che alcuni ambienti della fortezza fossero decorati con un ciclo di affreschi raffigurante il suo trionfale ingresso in Roma. Gli affreschi della Sala del Capitano, dei due camerini attigui e della Loggia coperta furono attribuiti per anni a Federico Zuccari o alla sua scuola, e più tardi a Pablo de Céspedes; solo di recente la ricerca ha individuato il responsabile del progetto nel senese Tiburzio Spannocchi (1541-1606), fino ad allora noto soltanto come architetto militare al servizio dello stesso Marcantonio e poi della corte spagnola. La documentazione ne attesta la partecipazione all'impresa decorativa nel 1575, in veste inedita di direttore del cantiere pittorico, affiancato da Paolo Veneziano di Tagliacozzo. Sempre nel 1571 Marcantonio istituì dentro il forte la cappella di Santa Maria in Arce, per le funzioni e per la confessione dei soldati; oggi occupa lo spazio che era il granaio della fortezza.

Il quinto avvenimento è la cessione del 1844: i Colonna cedettero la fortezza alla Santa Sede, che dopo alcuni lavori di adattamento la adibì a casa penale. Da allora la rocca ha ospitato le milizie pontificie e i granatieri italiani fino al 1928, è stata carcere mandamentale e sanatorio nel dopoguerra e alla fine degli anni Settanta è stata trasformata in istituto penitenziario. All'esterno l'aspetto è rimasto quasi integro; all'interno le modifiche dal 1844 in poi sono numerose.

Il sesto avvenimento è il 27 giugno 2020, quando il Bosco di Paliano fu aperto al pubblico per la prima volta. Fra la torre del 1232 e il primo biglietto staccato all'ingresso del bosco corrono quasi ottocento anni di usi diversi dello stesso pezzo di collina tufacea.

Chi è passato da Bosco di Paliano (FR)

Il primo nome è Fulco Ruffo di Calabria (1884-1946), che di questa tenuta fu il padrone per via di matrimonio. Asso dell'aviazione della prima guerra mondiale con venti vittorie aeree confermate, medaglia d'oro al valor militare, due medaglie d'argento e quattro di bronzo, principe di Calabria e senatore del Regno dal 1934. La Selva arrivò in famiglia intorno al 1920 come dono di nozze del suocero, Augusto Gazelli dei Conti di Rossana, per il matrimonio con la figlia Luisa. La tradizione familiare vuole che a fare da testimone alle nozze fosse Gabriele D'Annunzio, e il nome di D'Annunzio accanto a quello di un asso della caccia italiana ha, quantomeno, una sua coerenza biografica.

Dal matrimonio nacquero sette figli. Uno di loro, Augusto, nato nel 1925, morì nel 1943 durante operazioni partigiane. Un'altra, Paola, nata nel 1937, sarebbe diventata regina dei Belgi come moglie di re Alberto II. Che una regina d'Europa appartenga alla famiglia proprietaria di questo bosco è la nota mondana che a Paliano si racconta con una certa soddisfazione, e che fuori da qui quasi nessuno conosce.

Il terzo nome è Antonello Ruffo di Calabria (1930-2017), figlio di Fulco, ed è quello che ha inciso di più sul luogo che si visita oggi. Nel 1974 avviò i lavori idraulici che generarono i laghetti e fondò il Parco Uccelli; negli anni Ottanta, chiusa la stagione venatoria, fece tracciare i cinque chilometri di sentieri su cui si cammina adesso. Senza le sue due decisioni, prese a dieci anni di distanza l'una dall'altra, questo bosco sarebbe rimasto una tenuta privata come tante.

Poi ci sono i passaggi collettivi. Per trent'anni, fra il 1974 e il 2003, il Parco Uccelli fu meta di artisti e architetti provenienti da ogni parte del mondo, che qui trovavano un terreno di prova per idee sul rapporto fra uomo e ambiente. Nel 1984 ci passarono Roberto Benigni e Massimo Troisi con la troupe di Non ci resta che piangere, per girare la scena finale del film.

Allargando lo sguardo al paese, i nomi si moltiplicano: Marcantonio Colonna, vincitore di Lepanto, sepolto nella cripta della Collegiata di Sant'Andrea; papa Paolo IV Carafa, che nel 1556 tolse Paliano ai Colonna per darla al nipote; Stendhal, che dalla cronaca nera dei Carafa trasse La duchessa di Paliano; l'architetto Antonio Del Grande, che nel Seicento rifece la Collegiata; e Massimiliano Fuksas, che a Paliano firmò con Anna Maria Sacconi, fra il 1979 e il 1982, il complesso scolastico che gli valse la prima attenzione internazionale. Infine, il 13 aprile 2017, papa Francesco venne nella casa di reclusione ricavata nella fortezza per celebrarvi la messa del Giovedì Santo.

Castel Mattia (Castellaccio)
Castel Mattia (Castellaccio)

Cosa vedere a Paliano dopo il Bosco di Paliano

Il paese è a pochi chilometri dal bosco e si trova a circa 475 metri di quota, sulle pendici dei monti Prenestini ed Ernici, affacciato sulla valle del Sacco. Il municipio è in piazza XVII Martiri 1, telefono 0775 57081. Paliano conta poco meno di ottomila abitanti ed è documentato dal 1085, ma il territorio è frequentato da molto prima. Si presenta come città fortezza, cinta da circa tre chilometri di mura con tre porte. Se avete finito il picnic alle quattro del pomeriggio, il centro storico è il complemento naturale della giornata.

La Collegiata di Sant'Andrea Apostolo

La chiesa dedicata a Sant'Andrea risale al 1224. Nel Cinquecento Marcantonio Colonna la riedificò dalle fondamenta, in dimensioni ridotte rispetto all'originale, su un edificio preesistente dedicato al patrono, dotandola di una cripta privata per le sepolture della famiglia committente. Nel 1571 ottenne lo status di collegiata. All'inizio del Seicento Filippo I completò la tomba di famiglia e nel 1622 ampliò la cripta, costruendo una cappella dedicata a Santa Lucrezia in memoria della moglie defunta; la chiesa fu trasformata in un pantheon seicentesco con la realizzazione della Cappella Ducale, collegata all'adiacente palazzo, e della Cappella di Zancati.

Fra il 1644 e il 1666, all'epoca del cardinale Girolamo, l'edificio subì una completa rielaborazione progettuale a opera dell'architetto di famiglia Antonio Del Grande, che intervenne rispettando e valorizzando il preesistente: da lui vengono la ricostruzione della facciata, tripartita e scandita da due cornici orizzontali, e la ristrutturazione dello spazio interno. Nei secoli successivi, e soprattutto negli anni Trenta del Novecento, la chiesa fu oggetto di numerosi rifacimenti che ne hanno alterato in parte l'aspetto originale.

Le opere d'arte della Collegiata

L'interno, a pianta basilicale, è diviso in tre navate con soffitto a cassettoni e cappelle laterali, e conserva un nucleo di opere che copre l'arco compreso fra la prima metà del Seicento e la fine del Settecento. Al centro dell'abside, in alto, sopra il coro ligneo, si trova il dipinto ovale con il Martirio di Sant'Andrea, opera di Tommaso Conca (1734-1822), nipote del più celebre Sebastiano; l'opera fu commissionata nel 1789 dal prevosto dell'epoca, un certo Trovalusci.

Nell'ultimo altare della navata sinistra si trova la tela con Gesù bambino che appare a Sant'Antonio da Padova, Sant'Antonio Abate e San Francesco di Paola, opera di Stefano Pozzi (1699-1768), uno degli artisti privilegiati dai Colonna. Lungo la navata destra si può osservare Il martirio di Santa Caterina di Alessandria di Nicolò Ricciolini (1678-1763), dipinto commissionato nel 1760 per i festeggiamenti della nascita di Filippo III Colonna. Nella navata sinistra il fonte battesimale è accompagnato da un Battesimo di Gesù di Giacomo Lisia, e fra le cappelle si contano quelle di San Michele Arcangelo, del Sacro Cuore e della Santissima Trinità, quest'ultima con un affresco riferito alla scuola dei Carracci.

Nella cappella della navata destra è collocato l'affresco con la Madonna di Zancati, rinvenuto l'8 settembre del 1630 nella chiesa del diruto castello di Zancati e attribuito di recente al pittore Petrus, monaco o converso benedettino di formazione tardogotica e di scuola marchigiana, attivo nell'area di Subiaco nella seconda metà del Quattrocento. Le lunette laterali sotto il lucernario della Cappella di Zancati accolgono due dipinti con La fuga in Egitto e Il sogno di Giuseppe, attribuiti al pittore reatino Vincenzo Manenti (1600-1674).

Nel secondo altare della navata destra è collocata una tela che la tradizione orale attribuisce a Caravaggio: si tratta di un Noli me tangere, opera di pittore ignoto della metà del XVII secolo, forse allievo del Guercino. È il classico caso in cui la voce popolare va tenuta distinta dall'attribuzione: davanti a quel quadro conviene guardare la qualità della luce e trarne le proprie conclusioni. Meritano attenzione anche il terzo altare della navata destra, dedicato alla Confraternita del Gonfalone, realizzato con marmi pregevoli e con un crocifisso ligneo del XVII secolo, e la copertura della navata centrale, con soffitto in legno decorato a finto rilievo di gusto barocco. Del 1727 è l'installazione dell'organo, opera di Cesare Catarinozzi di Affile, collocato sul ballatoio nella controfacciata.

La Fortezza Colonna, il Castellaccio e il carcere

La fortezza sorge su un colle tufaceo fortificato già in tempi antichi e cinto di fossato e mura nel 1232, quando vi fu eretta la torre quadrata di avvistamento. Il volto attuale è quello del cantiere cinquecentesco di Marcantonio Colonna e del ciclo di affreschi di Lepanto diretto da Tiburzio Spannocchi. L'appartamento principale conservava due sale affrescate: una con una loggia in cui è raffigurato il Palazzo Rospigliosi e gli stemmi Colonna e Orsini, l'altra, detta del Capitano, con la marcia trionfale per la vittoria sui Turchi.

Dal 1844 la rocca è un istituto di pena, e lo è ancora oggi. La casa di reclusione di Paliano è un istituto specializzato per collaboratori di giustizia che scontano pene lunghe e comprende un reparto sanitario di origine ottocentesca; la struttura dispone di cinquantaquattro celle e ospita nell'ordine delle settanta persone. All'interno funzionano laboratori di restauro, un orto e una pizzeria, pensati come strumenti di reinserimento. Il 13 aprile 2017, Giovedì Santo, papa Francesco vi celebrò la messa in Coena Domini. Le sale affrescate si possono visitare in occasione delle giornate dedicate, che vengono annunciate dal Comune: essendo l'edificio un carcere in funzione, l'accesso è regolato e non si improvvisa.

La Chiesa di Sant'Anna

Fu edificata nel XVIII secolo come ampliamento di un edificio preesistente, conosciuto come Santa Maria della Neve, o Santa Maria Nova, e poi Santa Maria della Frusta. Era l'antica sede della Confraternita del Gonfalone, che gestiva l'annesso ospedale, oggi centro sociale anziani. Nel 1772 vi fu costituita la Congregazione delle Pie Consorelle di Sant'Anna, da cui prese il nome definitivo. Elevata a parrocchia nel 1791, fu completamente ricostruita e ampliata nel 1938. Nell'altare maggiore conserva una tela di Andrea Sacchi (1599-1661) raffigurante Sant'Anna, Maria bambina e San Gioacchino: un nome di prima grandezza del classicismo romano seicentesco, che in un paese di settemila abitanti nessuno si aspetta di trovare.

Il Gymnasium di Massimiliano Fuksas

Fra il 1979 e il 1982 Massimiliano Fuksas, insieme ad Anna Maria Sacconi, realizzò a Paliano un complesso scolastico che gli valse la prima attenzione internazionale, con la pubblicazione sulla rivista francese Architecture d'Aujourd'hui. L'edificio è composto da due corpi geometrici distinti: un primo volume rettangolare con i servizi, le aule speciali e gli spazi per il personale attorno a una sala mensa centrale, e un secondo corpo ad arco di cerchio con tre aule. Il riferimento dichiarato sono i Mercati di Traiano a Roma, e i percorsi interni collegano i due volumi passando accanto a un piccolo giardino con una scultura di Alfredo Anzellini. Struttura in cemento armato, facciata in laterizio. Per chi si occupa di architettura contemporanea è una tappa che vale la deviazione: è il punto in cui comincia la carriera di uno dei progettisti italiani più noti al mondo.

Palazzo Colonna e le mura

Il Palazzo Colonna fu costruito intorno al 1623 per volontà di Filippo I, in tufo, collegato alla Collegiata dalla cappella e dalla cripta funebre di famiglia, ed è tuttora di proprietà dei Colonna. Il circuito murario misura circa tre chilometri e conserva tre porte. Fuori dalle mura si trovano la chiesa di Santa Maria di Pugliano, settecentesca, il castello di Zancati, che una tradizione locale indica come luogo di nascita di papa Innocenzo III, e il convento dei Passionisti del 1755.

Le feste di Paliano

Il calendario del paese ruota attorno a tre appuntamenti. Il Palio dell'Assunta, il 15 agosto, è una competizione equestre in costume con corteo storico. A luglio si tiene Vino in Festa, dedicata al Cesanese, il vitigno rosso di questo pezzo di Ciociaria che nella zona del Piglio ha ottenuto la denominazione di origine controllata e garantita. Il 30 novembre è la festa di Sant'Andrea Apostolo, con la fiera storica. Chi programma una gita in agosto può combinare il Bosco di Paliano al mattino e il Palio nel pomeriggio, ma metta in conto un paese pieno.

Nei dintorni del Bosco di Paliano: la valle del Sacco e i monti Prenestini

Il Bosco di Paliano è il punto di partenza ideale per un fine settimana in una porzione di Lazio che i romani attraversano in autostrada senza fermarsi mai. A ovest, sui rilievi che chiudono la valle, ci sono Artena con il suo centro storico interdetto alle automobili e il Lago di Giulianello, uno dei pochi specchi d'acqua naturali della zona; poco oltre Cori, in provincia di Latina, con il tempio d'Ercole e le mura poligonali, e Carpineto Romano, patria di Leone XIII.

Verso nord si sale a Genazzano, con il castello Colonna e il Ninfeo attribuito a Bramante, e da lì si può proseguire verso Olevano Romano, che dal primo Ottocento è stata la meta dei pittori nordeuropei del Grand Tour, e verso Subiaco con i monasteri benedettini.

Verso sud est la valle del Sacco si apre sulla Ciociaria storica: Anagni con la cattedrale e il palazzo di Bonifacio VIII, Fiuggi con le sue terme, Ferentino con l'acropoli e le mura, Fumone dove morì Celestino V, Alatri con l'acropoli megalitica, e poi Guarcino, Collepardo con la certosa di Trisulti e il Pozzo Santullo, Vico nel Lazio con la cinta muraria meglio conservata del Lazio e Trevi nel Lazio. Sopra il bosco, sul versante opposto, il Castel Mattia, conosciuto come Castellaccio, chiude il paesaggio.

Chi prepara un itinerario di più giorni in questa parte del Lazio trova un buon inquadramento nelle guide in inglese di ItalyPlanner dedicate alle escursioni giornaliere in Italia, utili soprattutto per capire come incastrare treni e noleggi.

Il Bosco di Paliano con i bambini

Questo è, in tutta onestà, il posto meglio attrezzato per i bambini nel raggio di un'ora da Roma verso sud est. Le ragioni sono concrete: i sentieri sono piani e senza traffico, il parco avventura ha animatori nei fine settimana, il laboratorio creativo del sabato pomeriggio è compreso nel biglietto, la falconeria del fine settimana funziona come spettacolo e come lezione, e il ridotto a 4 euro per gli under 12 rende la giornata sostenibile anche per una famiglia numerosa. Le favole di Esopo lungo il percorso, la dama gigante, gli alberi colorati e il mini camping riempiono le ore morte fra il pranzo e il ritorno.

Qualche avvertenza pratica. I bambini molto piccoli hanno bisogno di un passeggino con ruote larghe, perché il fondo battuto è comodo ma non è asfalto. Il fasciatoio e i servizi sono concentrati nell'area centrale: non allontanatevi troppo con un neonato senza aver fatto i conti con la distanza di rientro. In estate, nonostante l'ombra, la temperatura della valle del Sacco arriva a livelli seri: acqua in abbondanza, cappello, e la fascia fra le tredici e le sedici passata all'ombra o sotto un'amaca. Per altre idee di giornate all'aperto con i più piccoli, la sezione dedicata alle famiglie e bambini raccoglie le proposte del Lazio.

Accessibilità e servizi del Bosco di Paliano

Il parco dichiara condizioni dedicate ai visitatori con disabilità: un parcheggio riservato, servizi igienici adeguati e la possibilità di muoversi liberamente sulle strade carrabili interne, che non presentano barriere architettoniche. Le agevolazioni di ingresso vanno confermate in fase di prenotazione o al varco. La conformazione del terreno, quasi pianeggiante, e la larghezza dei tracciati principali rendono percorribile in autonomia una parte consistente dell'area, il che in un bosco non è affatto scontato.

Gli altri servizi sono il punto ristoro aperto nei fine settimana, con prodotti biologici locali e piatti preparati sul momento, il noleggio di biciclette, quad elettrici e amache, la vendita di carbonella per i barbecue e la borraccia del progetto plastic free. All'ingresso si ritirano sacchetti biodegradabili per i rifiuti, palette per i cani e, su richiesta, posacenere portatili.

Quando andare al Bosco di Paliano e quando evitarlo

Marzo e aprile sono i mesi migliori dal punto di vista naturalistico: l'anemone nemorosa in fioritura, la luce che passa fra i rami ancora spogli, la temperatura ideale per camminare. Maggio e la prima metà di giugno sono il periodo classico per le famiglie, con l'apertura concentrata nei fine settimana. Luglio e agosto sono la stagione piena, con l'apertura più larga, la pizza nel bosco nei sabati sera e le temperature che rendono l'ombra un bene di prima necessità. Da metà settembre a fine ottobre torna la formula dei fine settimana, con il vantaggio dei ciclamini, dei funghi e delle mattine controluce.

Quando evitarlo: il 25 aprile, il primo maggio, il ferragosto e le domeniche di ponte, se cercate tranquillità. Sono i giorni in cui l'area picnic lavora al massimo e il parcheggio si riempie presto. Evitatelo anche il giorno dopo una pioggia intensa, perché i sentieri del sottobosco tengono l'umidità e i tavoli restano bagnati a lungo. E, ovviamente, evitate di presentarvi fuori stagione senza aver controllato il calendario sul sito ufficiale.

Quanto dura la visita al Bosco di Paliano e cosa mettere nello zaino

La durata minima sensata è mezza giornata, dalle quattro alle cinque ore. Una giornata intera, dalle dieci alle diciotto, è la misura giusta se avete prenotato il barbecue e i bambini vogliono fare tutto. Chi viene solo per camminare e fotografare risolve in due ore e mezza.

Nello zaino: acqua o borraccia da riempire al punto ristoro, scarpe chiuse con suola scolpita, un cambio per i bambini, una felpa anche in estate perché sotto le chiome la temperatura scende, il binocolo se vi interessano i rapaci, un telo per terra, la borsa termica se avete prenotato il barbecue e un sacchetto per i vostri rifiuti, che comunque il parco fornisce all'ingresso. Lasciate a casa le stoviglie di plastica, che qui non sono ammesse: piatti di carta, posate di legno o, meglio ancora, il set da picnic riutilizzabile.

Domande veloci su Bosco di Paliano (FR)

Quanto costa il biglietto del Bosco di Paliano?

L'ingresso intero costa 6 euro, il ridotto 4 euro ed è riservato ai bambini sotto i dodici anni e agli over 70. Esiste un abbonamento valido per l'intera stagione. Il biglietto si può acquistare online sul sito ufficiale per evitare la fila.

Dove si trova esattamente il Bosco di Paliano?

In Contrada La Selva, 03018 Paliano, in provincia di Frosinone, a pochi chilometri dal casello di Colleferro dell'autostrada A1.

Il Bosco di Paliano è aperto tutto l'anno?

No. Il parco lavora per stagioni, concentrate fra la primavera e l'autunno, con i fine settimana come nucleo del calendario e l'estate come periodo di apertura più ampia. Il calendario esatto viene pubblicato ogni anno sul sito ufficiale e va controllato prima di partire.

Come si arriva al Bosco di Paliano da Roma?

In auto, autostrada A1 con uscita al casello di Colleferro, poi a sinistra e pochi chilometri fino all'ingresso; in alternativa via Casilina verso Colleferro e poi indicazioni per il casello. In treno fino alla stazione di Colleferro sulla linea Roma-Cassino-Napoli, quindi autobus Co.Tra.L. della linea Colleferro-Paliano.

Quanto è grande il Bosco di Paliano?

L'area attrezzata e visitabile misura circa 30 ettari, con cinque chilometri di sentieri. Il Monumento Naturale Selva di Paliano e Mola di Piscoli, che la contiene, misura 413 ettari.

Si può fare il barbecue al Bosco di Paliano?

Sì. L'area picnic dispone di oltre sessanta tavoli e venti barbecue; l'uso è compreso nel biglietto, ma conviene prenotare il posto. La carbonella si acquista in loco. Accendere fuochi fuori dalle strutture predisposte è vietato.

Si possono portare i cani al Bosco di Paliano?

Sì, tenuti al guinzaglio e raccogliendo le deiezioni; le palette vengono fornite all'ingresso. Il parco ha anche uno spazio dedicato ai cani con attrezzi e giochi.

Il Bosco di Paliano è accessibile in sedia a rotelle?

Il parco dichiara un parcheggio riservato, servizi igienici adeguati e strade carrabili interne prive di barriere architettoniche. Le condizioni di ingresso agevolato vanno confermate al momento della prenotazione.

Serve prenotare per entrare al Bosco di Paliano?

Per il solo ingresso si può acquistare il biglietto online e saltare la fila. Per il tavolo con il barbecue, per le feste e per i gruppi la prenotazione è caldamente consigliata.

Si possono noleggiare le biciclette al Bosco di Paliano?

Sì, in loco si noleggiano biciclette, quad elettrici e amache. I cinque chilometri di sentieri sono percorribili a piedi, in bicicletta e a cavallo.

C'è un punto ristoro al Bosco di Paliano?

Sì, aperto nei fine settimana, con prodotti biologici locali e piatti preparati sul momento a chilometro zero. Nei sabati sera di luglio e agosto viene organizzata la pizza nel bosco.

Il Bosco di Paliano è adatto ai bambini piccoli?

Sì. Ci sono area giochi con strutture in legno, animatori nei fine settimana, laboratorio creativo il sabato pomeriggio, mini camping, dama gigante, bosco didattico e il percorso delle favole di Esopo. I sentieri sono piani e senza traffico.

Che differenza c'è fra il Bosco di Paliano e il Monumento Naturale Selva di Paliano?

Il Bosco di Paliano è l'area privata attrezzata di 30 ettari che si visita con il biglietto. Il Monumento Naturale, istituito nel 2011, è l'area protetta regionale di 413 ettari che comprende anche zone umide e la torre della Mola di Piscoli, non tutte aperte alla visita libera.

Quanto dura la visita al Bosco di Paliano?

Da due ore e mezza, se si viene solo per camminare, a una giornata intera se si prenota il barbecue e si fanno le attività. La misura più diffusa è mezza giornata, quattro o cinque ore.

Si può portare la plastica dentro il Bosco di Paliano?

No. Il parco è plastic free: la plastica non è ammessa, i rifiuti si portano via con i sacchetti biodegradabili forniti all'ingresso e si può acquistare la borraccia del parco da riempire al punto ristoro.

Che animali si possono vedere al Bosco di Paliano?

Nel bosco il gufo comune, il nibbio bruno, la poiana, la civetta, l'istrice, il riccio, il tasso, il cinghiale, il toporagno, il biacco, la vipera, il ramarro e la tartaruga. Nelle zone umide del Monumento Naturale sono segnalati martin pescatore, tarabusino, airone rosso, cicogna nera, oca selvatica, testuggine palustre europea e tritone crestato italiano.

Qual è il periodo migliore per fotografare il Bosco di Paliano?

Marzo, per il tappeto di anemone nemorosa con le querce ancora spoglie, e l'autunno per i ciclamini e le mattine controluce. In febbraio spuntano i crochi.

Si può raccogliere funghi al Bosco di Paliano?

La raccolta nelle aree protette è regolata e il regolamento del parco chiede di restare sui sentieri. In autunno il terreno si copre di funghi, orchidee selvatiche e ciclamini: si osservano e si fotografano.

Si può visitare la fortezza di Paliano?

La rocca ospita una casa di reclusione in funzione. Le sale affrescate si possono vedere soltanto in occasione delle giornate dedicate, annunciate dal Comune di Paliano.

Che cosa si vede a Paliano oltre al Bosco di Paliano?

La Collegiata di Sant'Andrea Apostolo con la cripta dei Colonna e le opere di Tommaso Conca, Stefano Pozzi e Nicolò Ricciolini; la Fortezza Colonna; la chiesa di Sant'Anna con la tela di Andrea Sacchi; Palazzo Colonna; le mura con le tre porte; il complesso scolastico di Massimiliano Fuksas del 1979-1982.

Il Bosco di Paliano si può raggiungere senza automobile?

Sì, con il treno fino a Colleferro e l'autobus Co.Tra.L. della linea Colleferro-Paliano, oppure con treno e bicicletta al seguito. Nei fine settimana le corse degli autobus sono meno frequenti: conviene verificare l'orario del ritorno prima di partire.

Ci sono ordigni bellici nell'area del Bosco di Paliano?

Durante la seconda guerra mondiale la zona fu bombardata e negli anni sono stati rinvenuti ordigni inesplosi; lungo i sentieri si riconoscono ancora le buche delle bombe. È una delle ragioni per cui il regolamento chiede di non uscire dalla sentieristica.

Il Bosco di Paliano organizza feste ed eventi privati?

Sì: feste di compleanno, matrimoni ed eventi, oltre alle attività scolastiche di primavera e autunno. In caso di evento privato alcune aree possono essere temporaneamente riservate, quindi conviene telefonare prima.

Un'ultima considerazione da chi accompagna gruppi da molti anni: il Bosco di Paliano non è un parco tematico e non prova a esserlo. Vale la pena venirci con l'idea giusta, cioè quella di passare otto ore all'aperto a bassa intensità, camminando, mangiando bene e lasciando che i bambini si stanchino da soli. Chi ci arriva cercando l'attrazione spettacolare resta perplesso; chi ci arriva con un libro, un'amaca a nolo e la carne già marinata torna a casa convinto di aver trovato il posto giusto. Se dovessi scegliere una sola data, sceglierei un mercoledì di fine marzo, con l'anemone nemorosa in fiore e il bosco quasi vuoto: costa lo stesso e sembra un altro luogo. Per chi organizza una giornata fuori porta per un gruppo strutturato, dalla scolaresca alla comitiva aziendale, i colleghi di TourLeaderPro che si occupano di viaggi di gruppo in Italia hanno l'esperienza logistica che serve a far quadrare autobus, orari e pranzo. E chi accompagna amici stranieri troverà utile la panoramica in inglese sulle cose migliori da fare a Roma di ItalyPlanner, da cui partire per costruire la giornata in Ciociaria.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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TagsBosco di PalianoPaliano

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IndirizzoVia Palianese Sud, 03018 Paliano FR Paliano FR, Borghi e paesini, Vicino Roma
Telefono370 153 3848
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