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Alatri (FR)
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Indirizzo:
Via del Duomo, 31, 03011 Alatri FR
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Descrizione:

Alatri è uno dei borghi del Lazio da scoprire e visitare almeno una volta, ricco di testimonianze archeologiche e medioevali, architetture sacre e palazzi storici e i celebri festeggiamenti per il solstizio d'Estate il 21 Giugno - che coincide con il Natale di Alatri -, e per quello d'inverno il 21 Dicembre

Alatri è un comune italiano di poco meno di 30000 abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio, una delle città principali della Ciociaria e la terza della provincia per popolazione dopo Frosinone e Cassino.

È l'antica Aletrium, secondo la leggenda la città nata da un raggio di sole, uno dei centri più antichi del Lazio, che fu una delle principali città del popolo italico degli Ernici.

La leggenda attribuisce ad Alatri origini antichissime: sarebbe stata fondata da Saturno nella mitica età dell'oro, insieme ad altre 5 città del Lazio che cominciano con la lettera A e dette, appunto, città saturnie: Alatri, AnagniArpinoAtina e Ferentino (detta altrimenti Antino)

Gli abitanti sono noti come alatresi, alatrensi o alatrini.

La città di Alatri sorge su una collina bigemina nel cuore della Ciociaria, alle pendici dei Monti Ernici che costituiscono il confine naturale del Lazio con l'Abruzzo.

Attualmente questa città, adagiata su una collina rivestita di uliveti, è centro turistico di grande valore grazie alle sue importanti testimonianze archeologiche e medioevali, e alle sue numerose manifestazioni culturali e folcloristiche, che ne fanno un gioiello della Ciociaria.

Nota soprattutto per l'acropoli preromana cinta da mura megalitiche, ben conservata, della quale risalta per imponenza la Porta Maggiore, seguita dalla Porta Minore o dei Falli, possiede inoltre un significativo patrimonio di monumenti di notevole interesse architettonico e artistico, quali la chiesa collegiata romanico-gotica di Santa Maria Maggiore, la basilica concattedrale di San Paolo, le chiese di San Francesco e San Silvestro, il protocenobio di San Sebastiano, le ottocentesche fontane monumentali, il palazzo Gottifredo e il palazzo Conti-Gentili ornato da una grande meridiana murale.

Nel Duomo è custodita la celebre reliquia dell'Ostia incarnata, miracolo del 1227.

Un secondo circuito murario, sempre in opera poligonale, si estende per oltre 2 km e nel medioevo furono aggiunti torrioni quadrangolari, che rafforzavano il sistema difensivo anche delle porte di accesso alla città.

Notevoli sono i monumenti dell'età medievale.

La chiesa di S. Maria Maggiore custodisce il gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli (XIII sec.) e il Trittico del Redentore di Antonio di Alatri.

Del sec. XIII è pure il Palazzo Gottifredo, dove è alloggiato il museo civico con una sezione antropologica in cui sono esposti oggetti particolari, quali una culla in tondino di ferro collocata tra due alberi che veniva utilizzata dalle coppie di carbonai per preservare i neonati da eventuali animali, e numerosi altri oggetti di vita quotidiana.

Il museo comprende, inoltre, l'importantissima sezione epigrafica; tra le altre iscrizioni famosissima quella che descrive le opere fatte eseguire dal censore Lucio Betilieno Varo nel periodo di Roma Repubblicana per rinnovare la città (nuove vie, portico che conduce all'Acropoli, piscina per il bagno, serbatoio dell'acqua, orologio solare).

Alatri conobbe nei secoli momenti di oscurantismo e sottomissioni ma anche fermenti culturali e religiosi.

Nelle vicinanze molti posti meritano sicuramente una visita, come Artena e il Lago di Giulianello, Cori (LT), Genazzano, Carpineto Romano, il Bosco di Paliano, Anagni, Fiuggi, Ferentino, FumoneGuarcino, Collepardo, Vico nel Lazio, Trevi nel Lazio...

Alatri

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Alatri | La Storia

La presenza umana nel territorio di Alatri è accertata dal periodo calcolitico.

L'archeologo francese Louis-Charles-François Petit-Radel (1756-1836) pose la datazione della fondazione di Alatri prima della Seconda Colonia Pelasgica, risalente al 1539 a.C.

In epoca storica la città è abitata dalla popolazione osco-umbra degli Ernici, la cui capitale era la vicina Anagni.

Nel 380 e nel 362 a.C. gli Ernici entrarono in conflitto con Roma.

Nella successiva rivolta del 306 a.C. Alatri, rimasta fedele a Roma (...venissetque in periculum summa rerum, ni T.Quinctius peregrinis copiis, cum Latino Hernicoque exercitu, subvenisset... - Tito Livio, in "ab urbe condita", narra come l'apporto delle legioni erniche fu decisivo nella vittoria contro gli eserciti dei Volsci e degli Equi che stavano per avere la meglio su Roma, dopo un assedio a tradimento per la rottura improvvisa dei trattati di pace, cui Alatri non solo non aderì, ma avvertì Roma dell'imminente attacco), ottiene di restare indipendente e conosce un periodo di benessere, che ha un culmine nel primo quarantennio del II secolo a.C. in coincidenza con la riorganizzazione urbanistica e amministrativa della città promossa dal censore Lucio Betilieno Varo, nota grazie all'epigrafe conservata nel museo civico.

Tra il III e il II secolo a.C. si data il piccolo tempio di Alatri, di tipo etrusco-italico, i cui resti sono conservati nel museo civico mentre nel Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma ne è ospitata una celebre ricostruzione a grandezza naturale.

Nel 90 a.C. Alatri ottenne la piena cittadinanza romana.

Si suppone che il Cristianesimo sia arrivato già nell'età apostolica, sebbene la presenza di cristiani nella città non sia documentata prima del 380.

Dopo la caduta di Roma la città subisce le invasioni barbariche e la sanguinosa guerra tra Odoacre e Teodorico.

Nel 543 Alatri è saccheggiata da Totila e rimane completamente distrutta; l'anno successivo viene inclusa nel Ducato romano, soggetto all'autorità papale.

Nel 1173 Alatri conquista l'autonomia comunale. A quell'anno risale l'elezione dei consoli.

Nel 1186 la città, durante le lotte del papato contro l'impero, è assediata dall'esercito di Enrico VI al quale riesce tuttavia a resistere.

Nel Duecento il comune alatrense si espande a danno dei paesi limitrofi: sottomette Collepardo ed in seguito anche Trivigliano, e aggredisce Vico nel Lazio, che verrà assoggettata all'inizio del XIV secolo, quando anche Frosinone sarà costretta a partecipare al Parlamento di Alatri e fornire truppe al comune ernico.

Un forte periodo di sviluppo economico, monumentale ed edilizio si ha con la nomina del cardinal Gottifredo di Raynaldo a podestà nel 1286.

La cattività avignonese del papato coincide con una fase di decadenza per Alatri, che nel 1324 viene conquistata da Francesco de Ceccano.

Il terremoto del 1349 danneggia gravemente il centro abitato, mentre nel 1357 le Costituzioni egidiane obbligano la città a restituire la signoria su Trivigliano al papato e quella su Torre ai Caetani.

Durante lo Scisma d'Occidente la città è occupata dalle milizie papali e rimane forzatamente fedele a Papa Urbano VI.

Tuttavia, a seguito dell'ingresso in città di Onorato Caetani, che cattura quaranta nobili, gli alatrensi per difendersi da ulteriori scorrerie nominano i Conti signori della città.

Nel Quattrocento il dominio sulla città da parte di re Ladislao I di Napoli (1408-1414) divide la città in fazioni. In seguito, salvo la breve signoria di Filippo Maria Visconti nel 1434, Alatri deve sottostare al diretto potere pontificio, che si fa più soffocante.

Nel XVI secolo il Sacco di Roma e la successiva occupazione spagnola lasciano la città impoverita e a dover fronteggiare la peste.

La situazione economica si aggrava anche a causa di lunghe lotte con i comuni vicini e delle occupazioni da parte di Cesare di Caietani prima, e di Fernando Álvarez de Toledo poi.

Una riorganizzazione sociale e religiosa viene promossa da Ignazio Danti, vescovo della città dal 1583 al 1586, ricordato in particolare per la costruzione del monastero dell'Annunziata.

Il XVII secolo per Alatri è segnato da due terremoti (1617 e 1654) e nuovamente dalla peste del 1656.

Nel Settecento la città raggiunge gli ottomila abitanti; viene attuata una riforma delle istituzioni locali, e nel 1729 viene istituito il Collegio delle Scuole Pie.

Con la proclamazione della Repubblica Romana nel 1798 emerge in città un ceto dirigente filofrancese, abbattuto però, nel luglio 1798, da una ribellione che sfocia in un massacro.

Nel riordino amministrativo della provincia pontificia di Campagna e Marittima (che cambia nome in Dipartimento del Circeo), Alatri diviene capo cantone di un vasto territorio.

Dal 1809 al 1814 la città subisce il dominio dell'impero napoleonico, e la deportazione in Francia di molti dissidenti e del vescovo Giuseppe Della Casa.

La Restaurazione produce un periodo di incertezza politica; il fenomeno del brigantaggio testimonia l'arretratezza generale dello Stato pontificio, nonostante i tentativi di migliorare la situazione (come la realizzazione dell'acquedotto per volere di Papa Pio IX).

Con l'instaurazione della Seconda Repubblica romana, il patriota alatrense Sisto Vinciguerra viene eletto deputato alla Costituente.

In seguito all'unificazione della penisola, la popolazione raggiunge i tredicimila abitanti; vengono potenziati i servizi di assistenza ed ha inizio un vivace progresso.
Fiorisce anche la vita letteraria e politica. Nello stesso tempo, con l'aumento della popolazione, l'area del centro abitato supera assai presto l'antica cerchia muraria.
Nel 1917 l'inaugurazione di una ferrovia vicinale fa cadere l'isolamento in cui si trovava la città.

Durante la seconda guerra mondiale la città subisce pesanti perdite umane e la rovina di molti monumenti e abitazioni.

Nel 1941 nel territorio di Alatri viene istituito il campo di internamento di Fraschette, che rimarrà in funzione come tale fino al 1944, per poi essere trasformato in campo profughi, rimanendo attivo fino agli anni Settanta.

Dopo la guerra Alatri diviene una città florida economicamente, con un potenziamento delle attività commerciali.

Alatri vista dall'acropoli
Alatri vista dall'acropoli

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Alatri | Tradizioni, Folklore & Leggende

  • San Sisto "Ginnàr'" (11 gennaio): anniversario dell'arrivo ad Alatri delle reliquie del Santo Patrono
  • Processione del Venerdì Santo: rievocazione storico-religiosa delle Sacre scritture, della via Crucis e del Golgota;
  • Festa di san Sisto, il primo mercoledì dopo Pasqua.
  • Infiorataalatri, in occasione della solennità del Corpus Domini.
  • Maria Santissima della Libera (8 settembre); in occasione della ricorrenza della compatrona di Alatri si svolge la "Fiera delle cipolle".
  • Palio delle Quattro Porte (8 settembre): simile al classico gioco della ruzzola, in costume d'epoca: una forma di parmigiano di circa 30 kg viene fatta rotolare lungo un percorso che termina presso il Chiostro di San Francesco

Alatri  è nota come la “Città dei Ciclopi” per l’eccezionale stato di conservazione di uno dei maggiori esempi di architettura antica in Italia, vale a dire l’Acropoli preromana della Civita cinta da mura megalitiche, vero simbolo delle “città megalitiche” laziali, a cui da sempre sono legati misteri e leggende.

Ad Alatri monumentali massi compongono una cortina muraria compatta sulla quale si aprono due porte di accesso: Porta Maggiore, che presenta uno straordinario architrave monolitico e Porta Minore o dei Falli, fornita di un piano inclinato per salire alla platea superiore, dove i templi pagani furono distrutti per realizzare il Duomo e l'Episcopio.

Nella Porta Minore dell’acropoli di Alatri si è osservato un fenomeno che in essa si realizza nei giorni d’equinozio: solo in quelle fasi infatti il sole penetra interamente il corridoio poligonale sovrastante la porta, per la lunghezza di circa 17 metri, segnalando in tal modo la cadenza dei due equinozi.

Addirittura indicandoci il giorno esatto dell’Equinozio, facendo arretrare od avanzare il raggio di circa 50 cm. in un giorno, a seconda se è l’Equinozio di Primavera o d’Autunno.

Indagando su relazioni archeoastronomiche delle mura in opera poligonale della città di Alatri alcuni sostengono infatti che l'acropoli potrebbe essere una porta stellare e che studiando gli allineamenti astronomici dell’acropoli si possano trovare collegamenti con Hattusa (capitale dell’impero ittita), la piana di Giza e le piramidi di Visoko in Bosnia.

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Alatri - ipotesi di un tempio stellare

L’ipotesi del tempio di Alatri

Il “Templum” è stato scoperto da Ornello Tofani insieme al Prof. Gianni Boezi nel 2008, prolungando verso l’orizzonte le due frecce scolpite e proiettandole sulla volta celeste, si nota come attraverso la processione degli equinozi, un movimento pendolare delle stelle che va da 170° di Azimut (basandosi sul 10.750 a.C.), a 90° nel 2012 a.C. ; di conseguenza le stesse indicavano nel 5.300 a.C. il sorgere progressivo delle tre stelle della cintura di Orione: Alnitak, Alnilam, Mintaka e poi la stella Sirio, ad Est i Gemelli e l’Auriga per dare la forma del tempio stellare.

In particolare, la struttura dell’Acropoli di Alatri richiama molte volte il numero 3, articolato sui lati delle mura e anche all’interno della porta della fertilità, dove sono visibili 3 falli; scolpiti nel lato Nord-Ovest, i falli , mentre nel lato sud verso la porta maggiore insistono 3 false porte che simboleggiano il passaggio delle divinità.

Ornello Tofani sostiene poi di aver notato misteriosi collegamenti tra l’Acropoli di Alatri, le Piramidi di Giza, La Mecca, Carnac (Francia), Hattusa, Xi’an e Visoko, luoghi dove vi sono insediamenti megalitici simili a quelli nostrani e che sarebbero collegati da linee megalitiche.

Cosa vedere ad Alatri

Alatri | L'acropoli

L'acropoli di Alatri – detta Civita – è posta nel cuore del centro storico, sulla cima del colle.

È di notevole interesse per le sue mura in opera poligonale, costituite da diversi strati di megaliti polimorfici che spesso raggiungono la lunghezza di 3 metri, provenienti dalla stessa collina e fatti combaciare perfettamente ad incastro senza l'ausilio di calce o cementi.

Il perimetro delle mura è di 2 km. L'acropoli, oltre alla rampa d'accesso, presenta due porte: la Porta Maggiore e la Porta Minore o dei Falli.

La Porta Maggiore è posizionata nel tratto sudorientale dell'Acropoli, all'opposto della porta dei falli posizionata verso nord-ovest.

Su una roccia affiorante, nella parte più alta dell'Acropoli, è stato rinvenuto nel 2008, un graffito rappresentante un templum (triplice cinta), perfettamente orientato astronomicamente.

Su di essa sorge la basilica concattedrale (già cattedrale) dedicata a san Paolo apostolo.

Acropoli di Alatri
Acropoli di Alatri

Alatri | Le Mura

Approssimativamente concentrica all'Acropoli, e costruttivamente analoga per la tecnica dell'opera poligonale, è una seconda e più ampia cinta di mura; lunga oltre due chilometri e quasi integralmente conservata, delimita un'area di circa 25 ettari, il centro storico della città, caratterizzandosi per il perfetto innesto delle strutture murarie su un ambiente naturale impervio e caotico.

Lungo tale cerchia esterna delle mura, in corrispondenza dei tracciati viari più antichi ed importanti della città, si aprono cinque porte di accesso, in origine tutte sormontate da architravi monolitici, delle quali l'unica preservatasi nella struttura originaria è porta San Benedetto.

La datazione delle mura è stata molto discussa, anche in rapporto alla realizzazione dell'acropoli, nell'ambito più generale della datazione delle strutture in opera poligonale.

Secondo l'archeologo Filippo Coarelli tali mura risalirebbero agli inizi del I secolo a.C., presumibilmente nel contesto delle lotte tra Gaio Mario e Lucio Cornelio Silla, dopo la costituzione del municipio.
La datazione è derivata da scavi condotti dallo studioso nell'originario terrapieno dietro la porta San Benedetto, e da un'iscrizione (CIL X 5806) in cui si commemorerebbe la costruzione delle mura esterne curata dal quattuorviro Publio Betilieno Hapalo, magistrato municipale (il municipio fu istituito a seguito della guerra sociale).
Più recente è l'interpretazione dell'iscrizione citata come relativa non alla costruzione ma alla riparazione di un tratto del circuito dopo i danni dovuti alla guerra sociale, fra il 90 e l'80 a.C. La costruzione delle mura sarebbe invece da porre nel IV secolo a.C., all'epoca delle lotte tra Ernici e Roma.

Nel medioevo l'intero circuito, ad eccezione del tratto meridionale, già di per sé protetto da un duplice sbarramento megalitico, fu ulteriormente rinforzato con l'inserzione di alti torrioni quadrangolari (fa eccezione il torrione detto "Brocchetti", circolare con base tronco-conica) dai quali veniva esercitato il controllo sui territori circostanti.

Alatri | Basilica concattedrale di San Paolo

Sulla sommità dell'acropoli, sul podio di un antico ierone (altare ernico) e sui resti di un tempio dedicato a Saturno sorgono rispettivamente la Basilica di San Paolo apostolo e l'attiguo Vescovado, risalenti al periodo altomedioevale: ne abbiamo notizie fin dal 930.

A seguito di un importante intervento di ristrutturazione effettuato nel corso del XVIII secolo, entrambi gli edifici si presentano al visitatore moderno con linee e forme settecentesche.

La facciata della cattedrale, in pietra e laterizio, è stata realizzata assieme al campanile da Jacopo Subleyras tra il 1790 e il 1808; il modello è quello delle maggiori basiliche romane, con la presenza di un unico ordine di paraste a binati. Nel 1884 furono aggiunti l'attico e il timpano.

La cattedrale venne dichiarata basilica minore da papa Pio IX nella sua prima visita in città nel 1850, ma altra fonte sostiene che la dignità ufficiale di basilica minore le fu conferita da papa Pio XII nel settembre del 1950.

L'interno è a croce latina, a tre navate e con un lungo transetto sopraelevato in corrispondenza del presbiterio.

Tra il materiale artistico di pregio custodito nel luogo sacro vanno annoverati i reperti di un pergamo cosmatesco risalente al 1222.

La chiesa conserva parte delle reliquie del patrono della città, san Sisto I papa; esse si trovano all'interno di un'antichissima urna di piombo, sul cui coperchio è incisa la scritta: «HIC RECONDITUM EST CORPUS XYSTI PP. PRIMI ET MARTIRIS».

In fondo alla navata destra, si conserva inoltre il corpo di S.Alessandro martire, estratto dal cimitero di S. Callisto, donato nel 1640 alla chiesa di Alatri.

Alatri | Collegiata di Santa Maria Maggiore

La chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore risale al V secolo: fu edificata sulle rovine di un tempio pagano.
L'aspetto romanico-gotico si deve principalmente alle profonde modificazioni operate nel XIII secolo.

Dell'esterno va segnalato il grande rosone realizzato agli inizi del XIV secolo.

Nella chiesa sono conservate pregevoli opere quali il gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli (XIII secolo), il Trittico del Redentore di Antonio da Alatri, la Vergine con il Bambino e san Salvatore (prima metà del XV secolo) e il fonte battesimale del XIII secolo.

Alatri | Chiesa di San Francesco

Costruita tra la seconda metà del XIII secolo e la prima metà del XIV, si caratterizza per una struttura compatta, in stile gotico; la facciata presenta un portale archiacuto e un rosone a colonnine radiali.
L'interno, in un'unica navata, venne ristrutturato in epoca barocca e conserva una nota Deposizione di scuola napoletana del Seicento, e un mantello risalente al XIII secolo attribuito a san Francesco d'Assisi.

La chiesa aveva annesso un contiguo convento, i cui ambienti sono adibiti a sala espositiva, e sono noti come il "Chiostro".

In un'angusta intercapedine dell'ex-convento si trova un affresco di notevole interesse raffigurante un Cristo Pantocratore al centro di un labirinto.

Alatri | Chiesa di Santo Stefano e monastero dell'Annunziata

Costruita tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo con dimensioni limitate, la chiesa di Santo Stefano aveva inizialmente forme romaniche.
Venne ristrutturata ed ingrandita nel 1284 per volontà del cardinal Gottifredo di Raynaldo secondo i caratteri dell'architettura gotica.
Un'epigrafe resta a ricordare l'ampliamento: è scolpita in caratteri gotici su due lastre collocate sugli stipiti del portale; il testo è in versi leonini, ossia esametri e pentametri in rima ed è dedicata al cardinal Gottifredo.

Nel XVI secolo venne privata della navata di sinistra per la costruzione del Monastero dell'Annunziata, fortemente voluto dal vescovo Ignazio Danti e da lui stesso progettato nel 1586, ed ancora molto attivo (nel 1984 ha ricevuto la visita di papa Giovanni Paolo II).

Successivi rimaneggiamenti nei due secoli seguenti hanno finito di snaturare il primitivo edificio medievale, lasciando intatto unicamente il portale trilobato, ricollocato tuttavia sul lato destro della chiesa così come il leone crocigero medievale posto sull'apice del timpano.

L'interno è tardobarocco e custodisce numerose opere d'arte tra le quali una pala del Seicento con i santi Stefano, Benedetto e Scolastica sull'altare maggiore, e sulla parete sinistra una tela raffigurante la Vocazione di Matteo dipinta nel 1739 da Filippo Palazzetti.

Sul campanile della chiesa è installata una campana detta di San Benedetto risalente al VI secolo e che, secondo la tradizione, sarebbe stata donata da san Benedetto da Norcia al protocenobio di San Sebastiano, retto dal diacono Servando, durante la sua visita del 528.

Alatri | Chiesa di San Silvestro

Ubicata nella zona delle Piagge (in dialetto Piaje), venne costruita tra il X e l'XI secolo in un'unica navata, alla quale nel 1331 vennero aggiunte la navata sinistra e la sagrestia.
Mantiene le linee romaniche: l'austera semplicità della struttura esterna, la sobrietà dell'interno ed il soffitto a capriate lignee offrono al visitatore suggestioni dal sapore antico.

Notevole, per l'intensità di espressione e per la sua antica fattura, è l'affresco di San Silvestro con il drago del XII secolo, collocato sul lato destro dell'abside.

Sul lato opposto immagini votive, rappresentazioni del Nuovo Testamento e successioni di santi, databili tra il XIII ed il XV secolo.

Dall'interno della Chiesa si può accedere alla cripta del IX secolo con volte a crociera e un affresco di Santo Benedicente, di fattura bizantineggiante.

Alatri | Chiesa degli Scolopi

La Chiesa degli Scolopi fu realizzata tra il 1734 ed il 1745 su progetto del padre calasanziano Benedetto Margariti da Manduria, saldandola al palazzo Conti-Gentili dove era stato istituito il collegio scolopio, ed è dedicata allo Sposalizio della Vergine, come indica l'iscrizione sulla fronte: IN HONOREM DEIPARÆ SPONSÆ AD MDCCXLV.

La facciata, in travertino, è concepita come un organismo architettonico a sé stante, e reinterpreta motivi borrominiani; si dispone su due registri orizzontali attraverso un doppio ordine di lesene tuscaniche che inquadrano, al di sotto di un ampio timpano mistilineo, l'unico portale di ingresso con la sovrastante finestra centrale.

La grande compostezza del prospetto si conclude con la sequenza verticale delle finestre incorniciate da larghe membrature aggettanti nelle sezioni laterali; queste, secondo l'originario progetto, non portato a compimento, dovevano terminare con due campanili gemelli.

L'interno, a croce greca, con terminazioni absidate, è dominato dalla tensione ascensionale delle lesene corinzie, raccordate fra loro da una trabeazione ininterrotta, su cui si impostano le grandi arcate a tutto sesto che sorreggono la cupola.

Molto curata la monocroma decorazione a stucco delle superfici murarie, sulle quali risaltano per contrasto le grandi tele settecentesche, poste ad ornamento dei tre altari della chiesa: sull'altare maggiore troviamo lo Sposalizio della Vergine, dipinto nel 1731 da Carmine Spinetti, mentre sui due laterali trovano posto una Crocifissione del pittore veneto Benedetto Mora e un'opera non firmata raffigurante San Giuseppe Calasanzio, realizzata nella seconda metà del Settecento per celebrare il padre fondatore dell'Ordine degli Scolopi.

Gli Scolopi lasciarono Alatri nel 1971.

Oggi la chiesa ospita esposizioni ed eventi di vario genere.

Alatri | Chiesa di San Benedetto

Di questa piccola chiesa si hanno notizie fin dal 1138. Posta subito all'interno di porta San Francesco e costruita poggiando sulle mura ciclopiche, ha un'unica navata con abside e campanile a vela.
Fino al 1330 fu la chiesa dei francescani di Alatri ed è stata per secoli affiancata dall'ospedale cittadino (esistente almeno dal 1186 e in origine solo uno dei numerosi esistenti in città).
La chiesetta ha ospitato, dal 1945 al 2010, la tomba di suor Maria Raffaella Cimatti, oggi beata, che operò nell'antico ospedale e nell'attigua farmacia.

Alatri | Chiesa di San Michele

Situata in piazza Sant'Anna, di fronte alla fontana Antonini, era parte dello scomparso ospedale di Santo Spirito; è costituita da un'unica navata ed ha un piccolo campanile a vela.

Vi è inoltre un ambiente ipogeo con un martirio di san Lorenzo.

Alatri | Chiesa di Santa Lucia

Già esistente nel XIV secolo, era in origine dedicata a san Simeone, acquisì l'attuale denominazione nel 1600.

Vi si conserva una Madonna lignea del Quattrocento.

Alatri | Protocenobio di San Sebastiano

Grancia di TecchienaEdificio di grande suggestione, la sua costruzione risale alla fine del V secolo per volere del prefetto delle Gallie Liberio, che l'affidò all'abate Servando; in origine il complesso ospitò una delle più antiche comunità cenobitiche d'Occidente, tanto che non è da escludersi che proprio in questo sito abbia avuto stesura la Regula Magistri, alla quale si ispirò san Benedetto da Norcia che qui soggiornò nel 528.

Il monastero appare come una suggestiva opera architettonica dalle linee medievali, con decorazioni duecentesche raffiguranti la vita di Cristo e della Madonna.

Una parte del complesso è appartenuta a sir John Leslie, nobile e militare irlandese decorato con la legion d'onore.

Sorge alle pendici del piccolo colle Monticchio, sul quale, intorno all'XI secolo, sorsero per volontà del popolo di Alatri alcune fortificazioni.

Continue contese con la vicina Ferentino, sfociate in autentiche azioni belliche, indussero nel 1245 papa Innocenzo IV a privare il comune alatrino di qualsiasi diritto su ciò che restava del castello, incamerando l'area di Tecchiena nei beni della Chiesa e rivendendola successivamente (nel 1395) ai Certosini di Trisulti.

I monaci fondarono una vera azienda agricola che nella seconda metà del XVIII secolo fu trasformata nel complesso della Grancia (granaio), che gestirono fino agli inizi del Novecento. La struttura consta di più corpi riuniti da linee settecentesche che hanno saputo fondere edificio e paesaggio.

Nei pressi del complesso sono visibili alcune rovine dell'antico castello.

Alatri | Convento dei Padri Cappuccini

Il Convento dei Cappuccini sorge sul colle San Pietro (nelle vicinanze del centro storico della città), dove nell'antichità si ergeva un tempio dedicato alla dea Bellona.

Nei primi secoli del Cristianesimo vi fu eretta una chiesa dedicata a San Pietro da cui nel XIII secolo si sviluppò una comunità di monache benedettine alle quali nel 1566 si sostituirono i Cappuccini, che sottoposero il monastero ad ampi rifacimenti.

Nella chiesa di San Pietro, in stile tardorinascimentale ma totalmente ristrutturata nella seconda metà del Settecento, si trova un monumentale altare maggiore in legno di noce, costruito da padre Giovanni da Collepardo nel 1755, decorato dalla luminosa pala dell'Immacolata Concezione dipinta dal pittore alatrense Vincenzo Cerica.

Alatri | Chiesa della Donna

La chiesa della Donna si trova sulla Strada statale 155 di Fiuggi, nel punto dove da questa si diparte via Provinciale, che conduce al centro di Alatri.

Fu costruita nel XV secolo ma il suo aspetto risente di interventi del XVIII secolo e poi del XIX, quando l'ingresso venne spostato dal lato che guarda verso Alatri a quello opposto, sulla Statale, e fu realizzata la facciata neogotica.

All'interno vi è ancora traccia delle arcate gotiche presenti in origine, sebbene il soffitto, settecentesco, si presenti costituito da una struttura cassettonata policroma con finte capriate.

Il presbiterio è coperto da una volta a carena a cassettoni decorati da rosette. La cantoria, posta al di sopra dell'ingresso, è coperta da una volta a crociera affrescata con un cielo stellato.

Degli antichi dipinti votivi della chiesa ci sono giunti una Madonna in trono con Bambino e quattro figure di Santi, e a destra dell'ingresso un affresco attribuito ad Antonio da Alatri raffigurante una Vergine, il Bambino e San Giovanni Battista.

Dopo un lungo restauro, durato quindici anni, la chiesa è stata riaperta ed è tornata attiva nel 2012.

Alatri | Chiesa della Maddalena

Dedicata dal 1196 alla Maddalena penitente, sorge nelle vicinanze del centro di Alatri, ai piedi del monte Sant'Angelo in Formis, nel luogo anticamente adibito a lebbrosario.
La chiesa, sobria ed essenziale, fu costruita alla fine dell'XI secolo.
Sulla facciata, preceduta da un portico, spicca il portale lunettato, sormontato da una stretta monofora ampiamente strombata.

L'interno, in un'unica navata, è costituito da tre grandi archi che sorreggono il tetto.

Sulle pareti si conserva un'interessante serie di pitture ad affresco quattrocentesche, rappresentanti santi e sante, opera probabile del pittore locale Antonio da Alatri.

Il tema iconografico dominante è costituito dalla figura di Maria Maddalena, replicato più volte all'interno della chiesa.

Sulla parete destra della chiesa, è invece, raffigurato il trecentesco affresco di un santo vescovo, seguito dalla figura di san Pietro della prima metà del Cinquecento e la quattrocentesca raffigurazione della Trinità vicino all'ingresso.

Il ciclo pittorico viene concluso dalla figura panneggiata della Madonna col Bambino, dipinta nell'ambito del presbiterio. Sulla parete d'ingresso della chiesa si trova un grande quadro dipinto da Raffaele Zappelli nel 1877 raffigurante san Cristoforo e il Bambino Gesù.

Alatri | Chiesa delle XII Marie

È una tipica cappellania rurale, situata fuori dell'abitato, costruita nel tardo Trecento a partire da una primitiva piccola edicola.

La chiesa, ad unica navata, è particolarmente interessante per la teoria di Santi e Sante e per le dodici raffigurazioni mariane che ne adornano le pareti e danno il nome alla chiesa, attribuite alla mano del pittore tardo-gotico Antonio da Alatri.

Entrando, sulla parete sinistra, si può ammirare oltre ad una Madonna col Bambino e un Sant'Antonio Abate, un'altra immagine della Vergine affiancata da una duplice raffigurazione di san Leonardo dall'inconfondibile attributo dei ceppi; accanto, la figura inginocchiata del committente.

Ad altra mano appartengono invece le figure di san Giovanni Battista, di Cristo nel Sepolcro e di san Floriano, poste sulla parete di fondo.

Nella piccola icona, invece, nel riquadro che accoglie una Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Evangelista e Sisto I papa e in quelli che accolgono la Vergine col bambino e una figura di santa orante, prevale decisamente lo stile senese.

Sulla parete sinistra, ancora le raffigurazioni del pittore Antonio di Alatri con tre Vergini col Bambino insieme a santa Caterina d'Alessandria, santa Lucia e san Giovanni Battista.

Infine, sulla parete d'ingresso trovano posto le ultime due immagini della Maternità di Maria.

Alatri | Chiesa di Portadini

La Chiesa di Portadini si trova immediatamente all'esterno del tratto meridionale della cinta muraria, in prossimità dell'omonima porta, in un antico luogo di sosta per i contadini in cammino tra la città e i campi.

È costituita da un unico ambiente e ha una semplice facciata con porta principale, due finestre laterali e una finestra centrale.

L'interno conserva un'icona rinascimentale, di autore ignoto, raffigurante una Madonna nell'atto di allattare; riguardo a tale immagine gli archivi storici del comune di Alatri narrano di un evento miracoloso che sarebbe avvenuto nel maggio 1619: colpita da un sasso in corrispondenza della guancia, l'icona si sarebbe gonfiata sanguinando.

L'evento è riportato anche tra gli atti pubblici dell'epoca.

L'immagine viene venerata nel giorno della festa della Madonna della Risurrezione.

Alatri | Chiesa di San Matteo

Situata a breve distanza da porta San Francesco, era già esistente nel XIII secolo assieme a un attiguo ospedale poi soppresso.

Fu concessa nel 1778 dal vescovo Speranza alla confraternita della Passione.

È punto di ritrovo e partenza della processione del Venerdì Santo.

Alatri | Chiesa della Madonna della Sanità

È una cappella situata nella zona di Colleprata.

Conserva una Madonna idropica e altri tre affreschi: un Cristo, una Maddalena e un San Sebastiano, del Maestro della Madonna di Alvito.

Alatri | Architetture civili

Alatri | Palazzo Conti-Gentili

Il Palazzo Conti-Gentili, edificio gentilizio che risale al XIII secolo, compone uno dei lati della piazza Santa Maria Maggiore, ed è saldato su un fianco alla chiesa degli Scolopi, con la quale condivide gran parte della sua storia recente: per oltre due secoli è infatti stato sede del Collegio delle Scuole Pie, retto dal 1729 al 1971 dalla comunità religiosa dei Padri Scolopi.

Alatri | Palazzo Gottifredo

Concepito nella più totale autonomia dalle consuete forme tipologiche dell'architettura medioevale alatrina, questo edificio, imponente nella sua altezza, è stato costruito intorno alla metà del XIII secolo come residenza del cardinale Gottifredo di Raynaldo, ricco feudatario alatrino e dotto diplomatico pontificio durante gli anni della lotta anti-imperiale.

Il disegno del palazzo è espresso dalla fusione tra due robuste case-torri, diverse per stile ed epoca di costruzione, collegate fra loro da un ampio corpo longitudinale, che si snoda con un profilo sfaccettato per gran parte del corso Vittorio Emanuele.

Le notevoli difformità stilistiche sono rese evidenti, oltre che dalla diversa ornamentazione dei due ingressi principali, anche e soprattutto dalla diversa disposizione delle aperture superiori: assai irregolari e rade nella più antica torre angolare, alquanto ordinate e strutturalmente più organiche nei restanti corpi di fabbrica.

L'interno, compromesso dal terremoto del 1349 che causò il crollo delle grandi arcate ogivali a sostegno del settore centrale della copertura, è stato restaurato dagli architetti Giovanni Fontana e Alfredo Spalvieri.

Una sua porzione ospita il museo civico archeologico.

Alatri | Palazzo comunale

L'edificio originario venne innalzato nella prima metà del XII secolo, e fu in seguito ristrutturato nel 1395 e poi nel 1558.

Tra il 1863 e il 1870 ha assunto le forme neoclassiche per opera dell'architetto Raffaele Boretti.

L'orologio che ne coronava la facciata è andato distrutto sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Alatri | Palazzo Grappelli

Si tratta di un possente edificio risalente al XIII secolo, munito di torre (Torre Grappelli).

Noto anche come Palazzo Patrassi o Patrassi-Grappelli, dal nome dei primi proprietari, fu un importante punto di riferimento per la vita politica della città durante l'età comunale.

Nel XVII secolo venne ampliato per volontà di Paolo Grappelli.

Così lo descrisse il Gregorovius: «Un'ampia corte interna, belle scale in pietra, un salone magnifico, dove era stato eretto un teatrino, molte stanze con soffitti dipinti e pareti adorne di affreschi, ed infine in mezzo ad alcune costruzioni laterali in pessimo stato, una torre in rovina rivelava che un tempo vi era una fortezza».

Alla famiglia alatrense dei marchesi Grappelli appartenne il celebre jazzista Stéphane Grappelli.

Alatri | Palazzo Molella

Il Palazzo Molella è un edificio appartenente all'omonima famiglia di Alatri.

Precedentemente il palazzo dovrebbe essere stato di proprietà della famiglia alatrense dei Caccianti, molto attiva tra i secoli XV e XVI, così come è testimoniato dallo stemma lapideo, di chiara foggia rinascimentale, presente sul portone d'ingresso.

Ospita la biblioteca Molella.

Alatri | Palazzo Amore e Stampa

Risalente anch'esso al XIII secolo, il Palazzo Amore e Stampa deve l'aspetto attuale alla radicale ristrutturazione del 1855.

L'aspetto originario dell'edificio ci è suggerito dalle bifore tamponate e dagli arcate ogivali al piano terreno. Il complesso ha inglobato l'antica sinagoga cittadina che sorgeva nel lato su vicolo Vezzacchi, dove è tuttora visibile una formella in pietra simbolo di una famiglia ebraica.

In passato il palazzo ha ospitato il Collegio Stanislao Stampa; oggi è sede dell'associazione Musicapolis e dell'Ente Morale Stampa.

Alatri | Fontana Pia

La monumentale fonte, inaugurata nel 1870 e dedicata a papa Pio IX in segno di gratitudine per il cospicuo contributo in denaro elargito alla città nel 1863 per la realizzazione di un nuovo acquedotto, è opera dell'architetto Giuseppe Olivieri.

La semplicità degli elementi linguistici, desunti dalla tradizione medievale, è posta al servizio di una più complessa struttura dichiaratamente scenografica, che pur nelle non grandi dimensioni appare deliziosa per finitezza tecnica ed elaborazione; intenso il dinamismo che dalla grande vasca quadrangolare della base raggiunge attraverso la struttura elicoidale dei delfini annodati i due catini con teste leonine, confezionando un leggiadro gioco d'acque.

Alatri | Fontana Antonini

Collocata nel rione Spidini, al termine di corso Umberto I di fronte alla piccola chiesa di San Michele, venne costruita nel 1869.

Come riportato dall'iscrizione centrale le spese furono a carico del conte Filippo Antonini, gonfaloniere della città che ne affidò il progetto all'architetto Giuseppe Olivieri.

La fontana ha un prospetto strutturalmente semplice e richiama i portoni dei palazzi circostanti: tutto è raccolto entro il motivo classico dell'arcata a sesto pieno, a cui obbedisce ogni altro elemento della posata composizione.

Esplicita appena la costruzione allegorica, direttamente ispirata all'araldica degli Antonini, di cui si avverte il ricordo nella chiara allusione a draghi che gettano acqua e alle numerose stelle a otto punte che interrompono la ghiera ed i piedritti dell'arco.

Alatri | Fontana di Porta San Pietro

Contemporanea alle altre due fontane monumentali della città, fu anch'essa progettata dall'architetto Giuseppe Olivieri, dopo la costruzione dell'acquedotto di Trovalle, inaugurato il 27 dicembre 1866 in questo stesso luogo con una fonte provvisoria.

Essa ha un tono semplice e dimesso con il rilievo smorzato dal telaio centrale, atto a raccordare la grande vasca antistante con le due volute che racchiudono la ricca decorazione dello stemma alatrino.

La nitidezza del travertino dai toni caldi e preziosi, l'eleganza estrema di ogni particolare abilmente scalpellato, fanno di questa fonte un piccolo ma senza dubbio raffinato capolavoro.

Alatri | Scavi archeologici presso Monte Lungo

Negli anni settanta, presso la collina di Monte Lungo (in dial. Mònt'lòng') vennero segnalate da un contadino locale alcune pietre intagliate che ricordavano le costruzioni delle mura dell'Acropoli.

Scavi successivi guidati dalla Soprintendenza della regione Lazio, in associazione con l'archeoclub locale, portarono alla luce resti di muraglie del tutto simili a quelle delle città saturnie, appartenenti al gruppo della "prima maniera".

Varie sono state le ipotesi, pubblicate peraltro nel 1988, dal paese gemello all'avamposto militare: l'opzione che si ritiene la più probabile è legata alla mancanza di organicità delle mura e sottolinea come in realtà possa trattarsi di alcune prove fatte dai costruttori prima di accingersi alla fondazione della città.

Alatri | Campo di internamento delle Fraschette

Il Campo di internamento di Fraschette fu istituito nel 1941 dalle autorità militari del regime fascista nel territorio di Alatri, in località Fraschette.

Entrò in funzione il 1º ottobre 1942 e rimase attivo fino al 19 aprile 1944. Benché progettato per ospitare prigionieri di guerra, finì per diventare luogo di internamento di civili per lo più slavi e greci, e delle altre popolazioni direttamente in guerra con l'Italia.

Nel dopoguerra fu riconvertito come campo profughi, dando accoglienza agli italiani di Istria, Dalmazia ed Africa e successivamente ai profughi in fuga dai regimi comunisti, soprattutto ungheresi.

 

 

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