Olevano Romano (RM)

Olevano Romano si trova in provincia di Roma, sullo sperone del monte Celeste, ai margini del complesso montuoso prenestino-lepino-ernico, una cinquantina di chilometri a est della capitale. In auto da Roma si prende l'Autostrada del Sole A1 e si esce a Valmontone o a Colleferro, poi si sale sulla provinciale in direzione del borgo: dal casello alla piazza sono altri venti minuti circa di curve fra i vigneti. Chi non ha la macchina parte in autobus Cotral dalla stazione della metro B di Ponte Mammolo, con corse dirette al paese, oppure combina il treno regionale FL6 per Cassino fino a Zagarolo o Valmontone e da lì la coincidenza su gomma. Il capolinea in paese è su Via Koch, la strada intitolata al pittore che di Olevano fece la sua seconda patria. Non c'è biglietto d'ingresso al borgo: si cammina liberamente per i vicoli, e le uniche tariffe riguardano il museo civico e le cantine che aprono le porte su prenotazione.

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Il paese conta poco più di seimila abitanti e vive di due economie che qui si intrecciano da due secoli: il vino Cesanese, rosso profondo che ha la sua denominazione di origine controllata, e la memoria dei pittori del Nord Europa che a Olevano vennero a cercare la luce del Lazio. È un borgo dei Monti Prenestini, non un museo a cielo aperto costruito per i turisti: la Rocca dei Colonna, le mura poligonali degli Equi, il querceto della Serpentara comprato dagli artisti tedeschi nell'Ottocento sono cose vere, ancora al loro posto, e vanno viste con le gambe e con calma. Questa guida le mette in fila una per una, con gli orari e gli indirizzi che ho verificato, e con qualche opinione che negli anni mi sono fatto accompagnando qui i gruppi.

Per inquadrare Olevano dentro il resto della zona conviene tenere sott'occhio la pagina dei Monti Lepini e quella dei borghi vicini: da qui, in mezza giornata, si raggiungono Genazzano, Palestrina e Subiaco.

Il borgo di Olevano Romano arroccato sullo sperone del monte Celeste
Olevano Romano (RM)

Dove si trova Olevano Romano e come arrivarci

Olevano Romano sorge dove i Monti Prenestini digradano verso l'alta Valle del Sacco, in un punto che gli antichi scelsero per la difesa e i pittori per il panorama. Il centro abitato si arrampica sul fianco del monte Celeste, e la torre della vecchia rocca è il segno che si scorge da lontano, arrivando dalla pianura. Il territorio comunale confina con Bellegra, Genazzano, Roiate, Paliano e Serrone, e questa posizione di cerniera fra la provincia di Roma e la Ciociaria spiega bene perché Olevano abbia sempre avuto un piede nel mondo romano e uno in quello ernico e prenestino.

In auto verso Olevano Romano

La via più comoda da Roma è l'Autostrada del Sole. Chi esce a Valmontone imbocca poi le provinciali che risalgono verso il paese, chi preferisce Colleferro prende la strada provinciale 21: in entrambi i casi si tratta di una quarantina di minuti dal casello, ai quali va aggiunto il tempo per raggiungere l'autostrada. In alternativa si sale per la Casilina fino a innestarsi sulla regionale di Fiuggi, oppure per la Prenestina. Da nord, da L'Aquila e dall'Abruzzo, si viaggia sulla A24 uscendo a Carsoli-Oricola e scendendo poi verso Subiaco. Il parcheggio in paese si trova nella parte bassa, sotto il centro storico: le auto restano lì e la visita prosegue a piedi, perché i vicoli medievali salgono ripidi e non sono fatti per il traffico.

Con i mezzi pubblici a Olevano Romano

Il collegamento con Roma è affidato a Cotral, la società di trasporto regionale del Lazio. Le corse dirette partono dal terminal della metropolitana B di Ponte Mammolo e arrivano al capolinea di Via Koch, in paese. Gli orari cambiano fra giorni feriali e festivi e conviene controllarli sul sito di Cotral prima di mettersi in strada, perché nel fine settimana le corse si diradano. Chi arriva in treno scende dai regionali della linea per Cassino a Zagarolo o a Valmontone e prosegue con la coincidenza su autobus. È un viaggio che richiede un po' di programmazione, ma ha il vantaggio di lasciarvi liberi di assaggiare il Cesanese in cantina senza pensieri di guida.

Le origini equicole di Olevano Romano

Prima dei Colonna, prima di Roma, questa montagna era degli Equi. La popolazione italica di ceppo osco-umbro che presidiava le alture fra la Valle del Sacco e l'Aniene lasciò a Olevano il suo segno più imponente: le mura poligonali che ancora reggono la parte bassa del centro storico. Sono i grandi blocchi di pietra calcarea, squadrati alla grossa e incastrati senza malta, che gli studiosi collocano in età pre-romana e riferiscono al sistema di fortificazioni d'altura, gli oppida, con cui gli Equi controllavano i valichi. La datazione precisa resta discussa, ma la tecnica costruttiva e la posizione lasciano pochi dubbi sulla natura difensiva dell'insediamento originario.

Con la sconfitta degli Equi e la romanizzazione del territorio, fra la tarda repubblica e l'età imperiale, il paesaggio cambiò volto. Alle rocche difensive subentrarono le ville rustiche, aziende agricole che sfruttavano i terreni fertili delle pendici. Olevano entrò così nell'orbita di Roma senza mai perdere del tutto la sua fisionomia di paese di montagna: le mura ciclopiche restarono al loro posto, e sopra di esse, secoli dopo, si costruì il borgo medievale. Chi cammina lungo la base dell'abitato di Olevano Romano tocca con mano questa stratificazione, dai blocchi degli Equi alle case che vi poggiano sopra.

La Villa romana di Lanetto

Della fase romana restano le tracce di una villa rustica in località Lanetto, poco fuori dal centro. Non è un sito monumentale da grande turismo, ma i reperti che ne sono emersi raccontano un territorio abitato e colto: negli anni Ottanta vi furono rinvenuti un busto di Attis e un'erma di Apollo databili al secondo secolo dopo Cristo, testimonianza della vita e dei culti che animavano queste campagne in epoca imperiale. Sono il genere di ritrovamenti che spiegano perché Olevano non sia semplicemente un borgo medievale, ma un luogo con una storia lunga quanto quella dell'agro romano.

Gli Statuti di Olevano Romano

Nel 1364, quando il feudo era passato per un periodo al Comune di Roma, la comunità di Olevano si diede un proprio corpo di leggi: gli Statuta Olibani. Erano circa centoquaranta capitoli che regolavano la vita civile, penale e amministrativa del paese, dalle pene ai danni di campagna, dai pesi e le misure agli obblighi verso la comunità. Vennero poi riformati nel corso dei secoli, nel Quattrocento e nel Cinquecento. Documenti come questi sono preziosi perché fotografano la vita quotidiana di un borgo laziale del basso medioevo meglio di qualsiasi cronaca, e raccontano una comunità che, pur sotto il dominio dei grandi casati, sapeva darsi regole proprie.

Una curiosità su Olevano Romano (RM)

La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda un bosco. A nord del paese si estende la Serpentara, un querceto di lecci e roverelle antiche che deve il nome ai serpenti che un tempo lo popolavano. Non sarebbe niente di speciale, un bosco fra i tanti, se non fosse che nel 1873 quel querceto rischiò di essere raso al suolo: serviva legname per fabbricare le traversine delle ferrovie, e la macchia stava per finire sotto le asce. A salvarlo fu una colletta internazionale. Un gruppo di artisti tedeschi e italiani, innamorati di quei tronchi contorti che avevano dipinto e disegnato per decenni, raccolse il denaro necessario e comprò il bosco per sottrarlo al taglio. È uno dei primissimi casi documentati in Europa di un paesaggio acquistato non per sfruttarlo, ma per conservarlo intatto come opera d'arte naturale.

La storia non finì lì. All'inizio del Novecento lo scultore Heinrich Gerhardt, originario di Kassel e residente a Roma, fece costruire dentro la Serpentara un piccolo rifugio di montagna, e nel 1914 lo donò all'Accademia delle Arti di Berlino. Da allora quel fazzoletto di querce e la casa che lo custodisce sono proprietà tedesca in terra laziale, gestita oggi dall'Accademia Tedesca Roma Villa Massimo. Nel 2023 la Serpentara ha compiuto centocinquant'anni da quella colletta: un bosco che è insieme un monumento all'arte del paesaggio e una delle più vecchie riserve nate per volontà di pittori. Camminarci dentro, oggi, significa attraversare gli stessi scorci che finirono sulle tele delle gallerie di Berlino e dell'Ermitage.

Punto panoramico su Olevano Romano con la valle sullo sfondo
Olevano Romano (RM) punto panoramico

Una cosa che non ti dice nessuno su Olevano Romano (RM)

Nella chiesa di San Rocco, dentro il centro storico, è sepolto un ragazzo tedesco morto a ventidue anni. Si chiamava Franz Theobald Horny, era arrivato a Roma appena diciottenne e a Olevano venne a cercare aria buona quando la tubercolosi cominciò a divorarlo. Era l'allievo prediletto di Joseph Anton Koch, il maestro tirolese che di Olevano fece la capitale morale della pittura di paesaggio nordica. Horny morì nel 1824, giovanissimo, lasciando disegni di una finezza che ancora oggi lo fanno considerare uno dei talenti più puri e sprecati del romanticismo tedesco. La lapide è lì, dentro San Rocco, e pochissimi dei visitatori che passano davanti alla chiesa sanno di avere accanto la tomba di un pittore che a Berlino e a Weimar studiano nei manuali.

Questo è il segreto di Olevano che le brochure non raccontano: il paese non fu semplicemente dipinto dagli stranieri, li accolse e a volte li seppellì. Le case private aprirono le porte ai forestieri del Grand Tour, e nomi che oggi riempiono le gallerie europee dormirono, mangiarono e morirono fra questi vicoli. Camminando per il centro storico non si vedono targhe a ogni angolo, ma quasi ogni scorcio che sembra ordinario è stato in realtà il soggetto di una tela conservata a centinaia di chilometri da qui. Olevano è un paese che ha esportato la propria immagine in tutta Europa restando, a casa propria, quasi anonimo.

Il consiglio che ti do per visitare Olevano Romano (RM)

Il mio consiglio, dopo aver accompagnato qui parecchi gruppi, è di venire di sabato o di domenica e di trattare Olevano come una giornata intera, non come una sosta. Il museo civico apre nel fine settimana anche di pomeriggio, le cantine ricevono su appuntamento, e la luce migliore per il paesaggio, quella che cercavano i pittori, è quella del tardo pomeriggio, quando il sole radente accende le querce e i tetti. Se arrivate la mattina, dedicate le prime ore alla salita dentro il centro storico, fino alla torre, quando l'aria è ancora fresca e i vicoli in ombra; tenete il pranzo in una trattoria del paese, dove il Cesanese si beve alla fonte; lasciate il pomeriggio alla Serpentara e ai parchi.

Un errore che vedo fare spesso è liquidare Olevano in un'ora, guardando solo la piazza e ripartendo. È un paese che si concede a chi cammina in salita e alza gli occhi: la ricompensa arriva in cima, dalla torre, con l'Alta Valle del Sacco spalancata sotto i piedi. Un altro consiglio pratico: telefonate al museo prima di partire, perché è capitato che chiudesse per lavori di restauro, e non c'è nulla di peggio che salire fin quassù per trovare le sale sbarrate. Portate scarpe comode con la suola che tiene, perché il selciato è antico e in alcuni tratti è lucido e scivoloso. E se potete scegliere la stagione, fine agosto è il momento del Cesanese in festa, con la sagra che riempie le strade.

Vista dalla torre di Olevano Romano sulla Valle del Sacco
Olevano Romano (RM) vista sulla valle

Il centro storico di Olevano Romano, vicolo per vicolo

La visita del centro storico di Olevano Romano è una salita continua, dalla parte bassa del paese fino allo sperone di roccia calcarea su cui si aggrappa la torre. Si comincia dai resti delle mura poligonali, si passa sotto una porta antica e si entra in un dedalo di vicoli medievali che i secoli hanno stratificato senza mai cancellarli del tutto. Conviene affrontarlo a piedi e senza fretta, perché ogni svolta apre uno scorcio diverso e i pittori, non a torto, ci trovavano infinite inquadrature.

Le mura poligonali e le porte di Olevano Romano

La cosa più antica di Olevano sono le mura in opera poligonale che fanno da base al borgo medievale. Sono grossi blocchi di pietra locale, rozzamente squadrati e incastrati fra loro senza malta, di una tecnica che gli archeologi chiamano appunto poligonale o ciclopica. La datazione è incerta, ma i blocchi risalgono a un'epoca anteriore alla romanizzazione del territorio, e la tradizione li attribuisce agli Equi, la popolazione italica che presidiava queste montagne prima di Roma. Camminando lungo la parte bassa del centro si toccano con mano questi massi enormi, che ancora sostengono le case costruite sopra secoli e secoli dopo. Dalle mura si entra nel borgo attraverso porte che portano nomi antichi, la Porta del Sole fra le principali, varchi stretti da cui la strada sale verso l'alto.

La Chiesa di Santa Margherita e il corpo di San Vittore

Risalendo dalle porte per i vicoli si raggiunge la chiesa di Santa Margherita, la parrocchiale dedicata alla patrona del paese. Le sue origini risalgono al IX secolo, e nei secoli è stata più volte restaurata e ingrandita. Ha una struttura a due navate e un soffitto a cassettoni, quadrati e rettangolari, decorati con fregi dorati che ripagano l'alzata di testa. Sotto l'altare è conservato il corpo di San Vittore, il martire venerato dagli olevanesi. La festa patronale di Santa Margherita, a luglio, resta uno degli appuntamenti sentiti del calendario del paese, con la processione che percorre i vicoli del centro.

La chiesetta di Santa Maria di Corte e i suoi affreschi

Salendo ancora verso il nucleo più alto e antico del centro storico si arriva alla chiesetta di Santa Maria di Corte, la piccola chiesa fatta costruire da Oddone Colonna nella prima metà del Trecento, quando i Colonna erano signori di Olevano. Il suo pregio maggiore sono gli affreschi dell'abside, dietro l'altare maggiore: pittura medievale sopravvissuta accanto ai resti del potere feudale, il palazzo baronale e la torre. È un angolo raccolto, di quelli che chi visita di corsa non trova nemmeno, e vale la deviazione proprio per il contrasto fra la pietra spoglia e i colori dell'abside.

La chiesetta di Santa Maria di Corte nel nucleo alto di Olevano Romano
chiesetta di Santa Maria di Corte, Olevano Romano (RM)

La Chiesa di San Rocco e la tomba di Horny

Attraverso un'altra porta del centro si giunge alla piazza di San Rocco, dove sorge l'omonima chiesa. È a navata unica, con un soffitto a capriate scoperte che le dà un'aria semplice e severa. Qui, come detto, riposano le spoglie del pittore tedesco Franz Theobald Horny, l'allievo di Koch morto a ventidue anni: la sua presenza fa di questa chiesa modesta uno dei luoghi più cari alla memoria della colonia artistica. San Rocco fu anche la parrocchia di don Umberto Carletti, il sacerdote-muratore che a Olevano è quasi una leggenda, e di cui vale la pena raccontare la storia più avanti.

Il Santuario della Santissima Annunziata

Nella parte bassa del centro storico, staccato dal resto dell'abitato e affacciato su una piazza pavimentata di pietra, si trova il Santuario della Santissima Annunziata. La sua posizione appartata, fuori dalla salita principale, ne fa un luogo di sosta e di raccoglimento, e la piazza selciata davanti alla facciata è uno degli spazi più belli del paese per fermarsi un momento. Insieme a Santa Margherita, Santa Maria di Corte e San Rocco compone il quartetto delle chiese storiche di Olevano, ciascuna legata a una fase diversa della vita del borgo.

La Rocca e la torre dei Colonna a Olevano Romano

Il punto più alto del centro storico è occupato dai resti del castello, la Rocca che i Colonna edificarono sull'alto sperone di roccia calcarea a difesa del borgo. Del complesso restano soprattutto la torre, che domina ancora il profilo del paese, e il palazzo baronale, oggi di proprietà privata. La costruzione del castello risale al Duecento, quando Olevano divenne un castrum e i Colonna ne presero il controllo. Salire fino alla torre è la ricompensa della visita: da lassù la vista è un giro d'orizzonte a trecentosessanta gradi.

Dal belvedere della torre, a sud si distinguono i Monti Lepini, la Valle del Sacco e, nelle giornate limpide, in lontananza l'inizio della pianura pontina; a ovest si aprono i Monti Prenestini e l'alta Valle del Sacco; a nord si stagliano i Monti Simbruini; a est si alza il Monte Scalambra. È il panorama che spiega da solo perché il paese abbia sempre avuto un valore strategico e perché i pittori vi salissero con cavalletto e taccuino. Vi consiglio di riservare a questo affaccio l'ultima parte della salita, quando avete già il fiato per godervi la vista senza altro da fare che guardare. Per orientarvi verso oriente e verso i borghi vicini tenete a mente le pagine dei Monti Simbruini e di Subiaco, che da qui si intravedono.

La torre medievale dei Colonna, detta Il Picocco, a Olevano Romano
La torre, Il Picocco di Olevano Romano (RM)

Il Museo Civico d'Arte di Olevano Romano a Villa de Pisa

Poco fuori dal centro, nella settecentesca Villa de Pisa in Viale Vittorio Veneto 25, ha sede il Museo Civico d'Arte di Olevano Romano, conosciuto anche come Centro Studi sulla Pittura di Paesaggio Europea. È il luogo dove la vocazione artistica del paese si fa collezione: qui sono raccolte, secondo l'Associazione Amici del Museo che lo cura, oltre duemila opere fra dipinti, incisioni e disegni, messe insieme in circa trent'anni di donazioni e acquisizioni. Oli, acquerelli, bozzetti e sculture che ritraggono il borgo e il suo paesaggio, il repertorio visivo di due secoli di pittori che qui hanno lavorato.

Le vedute di Joseph Anton Koch e la donazione Hindorf

Il pezzo forte della collezione è la serie delle Vedute romane di Joseph Anton Koch, venti incisioni realizzate dal maestro tirolese nel 1810. I rami originali di quelle incisioni furono donati al museo nel 1999 dagli eredi dell'artista, un ritorno a casa dopo quasi due secoli. Accanto a Koch, il museo custodisce la donazione del pittore Heinz Hindorf e un fondo di disegni e serigrafie dell'Ottocento e del Novecento. Il Museo Civico d'Arte di Olevano Romano fa parte della rete museale del Lazio e del sistema Museum Grandtour, e la sua ambizione, dichiarata fin dal nome, va oltre Olevano e abbraccia l'intera stagione europea della pittura di paesaggio.

Orari e visita del Museo Civico d'Arte

Il museo apre di norma dal mercoledì al venerdì la mattina, dalle 9 alle 13, e il sabato e la domenica sia la mattina sia il pomeriggio, indicativamente dalle 9 alle 13 e dalle 15:30 alle 19. Nel fine settimana la prenotazione è consigliata, e il contatto telefonico del museo è il modo più sicuro per verificare l'apertura, perché la sede è stata interessata da lavori di ristrutturazione che ne hanno sospeso temporaneamente le visite. Prima di programmare la salita a Olevano appositamente per il museo, un colpo di telefono al Comune o all'Associazione Amici del Museo evita brutte sorprese. L'ingresso alle sale è la ragione principale per cui vale la pena scegliere il fine settimana per la visita.

Il vino Cesanese di Olevano Romano

Olevano Romano dà il nome a una delle denominazioni storiche del Lazio, il Cesanese di Olevano Romano. La DOC fu riconosciuta nel 1973, con decreto del Presidente della Repubblica del maggio di quell'anno, e la sua zona di produzione comprende i territori di Olevano Romano e di Genazzano. Il vino nasce dal vitigno Cesanese, nelle sue due varietà, il Cesanese di Affile e il Cesanese comune, uve rosse autoctone di questa fascia di colline fra la provincia di Roma e la Ciociaria. È un rosso di carattere, che il disciplinare declina in più tipologie, dal secco all'amabile e al dolce, fino alla versione Superiore e alla Riserva.

La Strada del Vino Terra del Cesanese

Attorno al Cesanese ruota la Strada del Vino Terra del Cesanese di Olevano Romano, un itinerario segnalato da cartelli lungo il quale si incontrano vigneti, cantine di aziende singole e associate, produzioni agroalimentari e artigianali del territorio. Non è solo un percorso enologico: è pensato come strumento di promozione di un turismo enogastronomico di qualità, che leghi il vino al paesaggio, alla storia e alla vita del paese. Molte cantine ricevono i visitatori su appuntamento, e una degustazione di Cesanese accompagnata dai formaggi e dai salumi locali è un modo eccellente di chiudere la giornata. Se il vino è il motivo del vostro viaggio, mettete in conto anche le pagine di Genazzano, l'altro comune della denominazione, e di Fiuggi, poco più a sud.

Il sentiero dei pittori e la pittura di paesaggio a Olevano Romano

Per capire davvero Olevano bisogna capire perché i pittori del Nord vi vennero in massa. Fra la fine del Settecento e la fine dell'Ottocento, il viaggio in Italia era la scuola obbligata di ogni artista europeo, e la campagna romana ne era il grande laboratorio all'aperto. Olevano offriva quello che serviva alla pittura di paesaggio: rocce, querce contorte, una luce netta che scolpiva le forme, e un rilievo movimentato che si prestava alle composizioni. Non era il pittoresco addomesticato dei giardini, ma una natura forte, quasi eroica, che gli artisti dipingevano dal vero, con il cavalletto piantato fra le pietre.

Da quella stagione è nata l'idea, oggi valorizzata dal paese, di un sentiero dei pittori: gli scorci e i punti di vista dai quali i maestri romantici ritrassero il borgo e la Serpentara. Camminare per Olevano con questa consapevolezza cambia lo sguardo. Ci si accorge che l'inquadratura della torre sullo sperone, il profilo delle querce contro il cielo, la valle che si apre sotto il paese non sono viste qualsiasi: sono composizioni che pittori come Koch e Corot hanno fissato su tela e che oggi si conservano nelle grandi gallerie europee. È una forma di turismo colto, che unisce la passeggiata alla storia dell'arte, e che fa di Olevano Romano un luogo unico nel panorama laziale.

La Serpentara e i parchi di Olevano Romano

La vocazione al verde è una costante di Olevano: parchi e giardini penetrano dentro il tessuto edificato e lo dividono, e attorno al paese si estendono boschi che sono parte della sua identità. Il più celebre resta la Serpentara, il querceto salvato dagli artisti nel 1873, che oggi appartiene all'Accademia delle Arti di Berlino e ospita, nel rifugio costruito da Heinrich Gerhardt e restaurato negli anni 2016 e 2017, i borsisti tedeschi che vi soggiornano per tre mesi. Il bosco si raggiunge dal centro con una passeggiata, ed è lì che si respira la stessa atmosfera che sedusse i romantici.

Il Parco dell'Acqua Santa

Poco distante, verso la Serpentara, si incontra il Parco dell'Acqua Santa, legato a un'antica sorgente e caro sia agli olevanesi sia ai forestieri fin dall'inizio dell'Ottocento. Era una delle mete preferite dai pittori stranieri e, in seguito, una classica gita fuori porta dei romani. Fu don Umberto Carletti, il parroco di San Rocco, a lavorare perché il parco entrasse fra i beni della parrocchia, così da tutelarlo. Oggi resta un luogo di sosta ombroso e fresco, ideale per il pomeriggio.

Casa Baldi e la Villa Serpentara

Vicino alla Serpentara sorge Casa Baldi, che fu residenza estiva del Cardinale Scipione Borghese e divenne, nell'Ottocento, uno dei primi ritrovi dei pittori del Nord in cerca di alloggio e di paesaggio. Casa Baldi e la Villa Serpentara, entrambe legate alla presenza culturale tedesca, sono ancora oggi punti di riferimento della fitta rete di rapporti fra Olevano e la Germania, e ospitano artisti e borsisti inviati dalle accademie berlinesi. Sono la prova concreta che il legame nato due secoli fa non si è mai spezzato: la cittadina continua a ricevere ospiti dell'accademia d'arte tedesca, come faceva quando Koch e Corot vi piantavano il cavalletto.

Alexander Kanoldt e la Nuova oggettività a Olevano Romano

La storia della pittura a Olevano non si ferma ai romantici dell'Ottocento. Negli anni Venti del Novecento arrivò qui Alexander Kanoldt, uno dei protagonisti della Nuova oggettività, il movimento tedesco che reagì agli eccessi dell'espressionismo tornando a una forma nitida, controllata, quasi metafisica. Kanoldt dipinse alcune vedute di Olevano che sono fra le testimonianze più interessanti di come lo stesso paesaggio potesse parlare a generazioni di artisti tanto diverse. Dove i romantici avevano cercato l'emozione e il sublime della natura, Kanoldt trovò la struttura geometrica del borgo, i volumi delle case sovrapposte, la nettezza delle linee.

È un capitolo che si cita poco, ma dice molto: Olevano non fu una moda passeggera di una sola stagione artistica, fu un soggetto che attraversò più di un secolo di storia della pittura europea, reinventato ogni volta secondo la sensibilità di chi lo guardava. Dalla luce romantica di Koch alla forma rigorosa di Kanoldt, il paese ha continuato a offrire ai pittori esattamente ciò di cui avevano bisogno. E questo, in fondo, è il filo che tiene insieme tutta la vicenda artistica di Olevano Romano: un luogo che non smette di farsi dipingere.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Si dice sempre che Olevano fu il paese dei pittori tedeschi, e questo lo sanno in molti. Quello che si cita meno è che Olevano non fu una scoperta occasionale, ma il centro di un vero e proprio sistema: nell'Ottocento il borgo ospitò, nel corso dei decenni, più di mille artisti internazionali, e per accoglierli furono le case private del paese ad aprirsi, non alberghi o strutture pensate per il turismo. Gli olevanesi affittavano stanze, davano da mangiare, facevano posto al cavalletto. Si creò un'economia dell'ospitalità artistica che tenne il paese legato al Nord Europa per un secolo intero, molto prima che esistesse l'idea moderna di residenza per artisti.

Il fatto ancora meno noto è che quel legame non è un ricordo da cartolina: è vivo. La Serpentara e Casa Baldi sono tuttora proprietà e sedi tedesche, gestite dall'Accademia di Berlino e dall'Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, e ogni anno arrivano a Olevano borsisti che vi soggiornano per mesi, esattamente come duecento anni fa. Poche località in Italia possono vantare una continuità simile fra la propria storia culturale ottocentesca e la propria vita presente. Olevano non celebra i pittori del passato: continua a ospitarne di nuovi.

Scorcio del paesaggio dipinto di Olevano Romano fra querce e colline
Olevano Romano (RM)

La foto giusta da fare a Olevano Romano (RM)

La fotografia che porta a casa Olevano non è quella del vicolo, per quanto bello, ma quella del paesaggio visto dall'alto. Salite fino alla torre della Rocca nel tardo pomeriggio, quando il sole cala verso ovest e illumina di taglio la Valle del Sacco: da lassù il borgo che si arrampica sullo sperone, le querce della Serpentara sullo sfondo e i profili dei Monti Lepini e Simbruini all'orizzonte compongono l'inquadratura che i pittori romantici cercavano da due secoli. È letteralmente la stessa veduta che finì sulle tele di Koch e Corot: fotografarla oggi significa rifare, con la macchina, il gesto che loro facevano con il pennello.

Se volete la foto del borgo intero, invece, scendete nella parte bassa e cercate uno dei punti panoramici che guardano il paese di fronte: da lì Olevano si vede tutto, con la torre in cima e le case a scalare sotto. La luce del mattino presto rende bene la pietra chiara. Ma la fotografia che vi consiglio davvero è quella dentro la Serpentara: i tronchi contorti dei lecci antichi, controluce, restituiscono l'immagine che ha reso famoso questo paese in mezza Europa. Non serve un obiettivo speciale, serve la pazienza di aspettare la luce giusta, come facevano gli artisti che qui venivano apposta.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento che dà a Olevano un posto nei documenti è del 1232: in quell'anno un atto di vendita nomina Oddone Colonna come signore di Olevano e usa per la prima volta il termine castrum per indicare il borgo fortificato. È l'atto di nascita della Olevano medievale, quella della Rocca e della torre. Da lì la storia del paese è un passaggio di mano fra i grandi casati: dopo i Colonna il feudo passò al Comune di Roma, che nel 1364 diede alla comunità i suoi Statuti, i Statuta Olibani, un corpus di norme civili, penali e amministrative poi riformato nei secoli successivi. Seguirono gli Orsini, che ne ebbero il controllo per concessione di Papa Bonifacio IX, e infine i Borghese, fino a Camillo, l'ultimo signore.

L'avvenimento di cui gli olevanesi vanno più fieri è però del 1849, e riguarda la Repubblica Romana. Quando Roma era assediata, una colonna di uomini di Olevano ruppe le linee nemiche per portare rifornimenti in città. Garibaldi in persona li passò in rivista, e li descrisse con parole rimaste celebri: uomini scalzi, sporchi, laceri, ma armati di certi coltelli. Per quel gesto il Senato della Repubblica Romana concesse a Olevano di fregiarsi delle insegne di Roma, l'SPQR, che ancora oggi compare nello stemma comunale accanto alle tre colline sormontate dalla pianta d'ulivo. Un secolo dopo, durante la Seconda guerra mondiale, don Umberto Carletti, parroco di San Rocco, fornì documenti falsi agli ebrei perseguitati, costruendo per loro nuove identità e la possibilità concreta di sfuggire alle razzie naziste: un capitolo meno noto ma non meno importante della storia del paese.

Don Umberto Carletti, il muratore dalle quattro lauree

Se c'è una figura che a Olevano viene ricordata più di ogni altra, è don Umberto Carletti. Nacque in paese il 20 febbraio 1905 e studiò nei seminari e nelle università più severe, dal Seminario Vescovile di Palestrina al Collegio Leoniano di Anagni, dall'Angelicum di Roma alla Regia Università, conseguendo licenze e lauree in filosofia, teologia e lettere. Fu ordinato sacerdote nel 1930 e dal 1933 divenne parroco di San Rocco, la chiesa che avrebbe segnato la sua vita.

La sua non fu una parrocchia da sacrestia. Don Umberto rifece il tetto e la scala della chiesa, riorganizzò l'antica confraternita di San Rocco portandola a oltre centocinquanta membri, comprò addirittura un apparecchio radio per tenere insieme la comunità con serate scandite dal catechismo, dal giornale radio e dal commento ai fatti del giorno. Nel dopoguerra si buttò sul lavoro concreto: fece costruire un campo sportivo mettendoci la propria terra e le proprie braccia, avviò scuole-cantiere per insegnare ai giovani il mestiere dell'edilizia, lavorò per portare il parco dell'Acqua Santa fra i beni della parrocchia e per aprire in paese una sezione del liceo scientifico, la prima distaccata dal Liceo Spallanzani di Tivoli, inaugurata il primo ottobre 1964. Vi insegnò latino e religione, temuto e amato vicepreside che sorvegliava di persona l'ingresso degli studenti. Morì il 16 aprile 1988. Gli olevanesi lo ricordano con una frase che vale un ritratto: un muratore dalle quattro lauree, sempre con la pala in mano, la tonaca tirata su e il mozzicone di sigaretta in bocca. Per capire la sua Tivoli, si può dare un'occhiata alla pagina di Tivoli, dove studiò e insegnò il liceo che portò a Olevano.

Chi è passato da Olevano Romano (RM)

L'elenco dei nomi che sono passati da Olevano Romano è, per un paese di seimila anime, sproporzionato. Il primo è Joseph Anton Koch, il pittore tirolese che a Olevano trovò la sua musa e che sposò una donna del posto, Cassandra Ranaldi: fu lui a fare del borgo la meta obbligata dei paesaggisti nordici, e a lui è intitolata la strada del capolinea. Dietro Koch arrivò una folla: nel corso dell'Ottocento si contano più di mille pittori internazionali, tedeschi, danesi, inglesi, francesi e di mezza Europa, che scelsero Olevano come tappa del loro viaggio in Italia, quel Grand Tour che si riteneva indispensabile per imparare a rendere la luce, il colore e una natura fatta di rocce e querce.

Fra i più celebri spicca il francese Jean-Baptiste Camille Corot, che immortalò la campagna olevanese in dipinti oggi conservati nei grandi musei; e poi Friedrich von Olivier, e Franz Theobald Horny, morto qui a ventidue anni e sepolto in San Rocco. Nel Novecento arrivò anche Alexander Kanoldt, che negli anni Venti dipinse alcune vedute del paese ed è ricordato come uno dei protagonisti della Nuova oggettività, il movimento tedesco che reagì all'espressionismo con un ritorno alla forma nitida. Accanto ai pittori, la storia feudale ha portato a Olevano famiglie che hanno segnato Roma: i Colonna, gli Orsini, e infine i Borghese, con Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte e cognato di Napoleone, ultimo signore del feudo.

Lo stemma di Olevano Romano

Lo stemma del comune racconta in un'immagine l'anima del paese. Vi si vedono tre colline, e su quella centrale si innalza una pianta d'ulivo, l'albero che dà probabilmente il nome stesso a Olevano e che segna un territorio da sempre votato alla terra e alle sue coltivazioni. Accanto compare la sigla SPQR, le insegne del Senato e del Popolo Romano, che a un paese di montagna a cinquanta chilometri dalla capitale possono sembrare fuori posto. Non lo sono: sono un onore concesso.

Il diritto di fregiarsi dell'SPQR fu accordato a Olevano dal Senato della Repubblica Romana nel 1849, in riconoscimento di un gesto di coraggio. Durante l'assedio di Roma, una colonna di olevanesi ruppe le linee nemiche per portare rifornimenti in città. È da quell'episodio, e dalle parole con cui Garibaldi descrisse quegli uomini, che nasce il legame simbolico fra il piccolo borgo prenestino e la grande Roma repubblicana. Uno stemma, insomma, che non è un semplice ornamento araldico ma la sintesi di due secoli di storia: la vocazione agricola e l'orgoglio civile.

Dove mangiare e bere il Cesanese a Olevano Romano

Una visita a Olevano non è completa senza una sosta a tavola. La cucina locale è quella robusta dei borghi dei Monti Prenestini: paste fatte in casa, carni, formaggi e salumi del territorio, e a giugno la Sagra degli gnocchi celebra uno dei piatti simbolo. Il compagno naturale di questa tavola è il Cesanese, il rosso di casa, che nelle trattorie del paese si beve alla fonte, spesso sfuso e a prezzi onesti. Molte aziende agricole della Strada del Vino Terra del Cesanese ricevono per degustazioni su prenotazione, e assaggiare il vino direttamente in cantina, dal produttore, è un'esperienza che vale il viaggio.

Il mio consiglio è di programmare il pranzo come parte della visita, non come un intervallo. Prenotate in una trattoria del centro o in un'azienda agricola nei dintorni, lasciatevi consigliare l'abbinamento fra il Cesanese e i formaggi locali, e non abbiate fretta. Se capitate a fine agosto, la Sagra del Vino Cesanese trasforma tutto il paese in una grande tavolata all'aperto. Per chi vuole fermarsi la notte, la zona offre agriturismi e strutture ricettive fra i vigneti, comode anche come base per esplorare i borghi vicini.

Accessibilità a Olevano Romano

Va detto con franchezza: il centro storico di Olevano non è facile per chi ha difficoltà motorie. È un borgo medievale costruito in verticale su uno sperone di roccia, con vicoli ripidi, scalinate e selciato antico, in alcuni tratti sconnesso o scivoloso. Salire fino alla torre richiede gambe in ordine, e i passeggini faticano sulle pendenze. Chi ha problemi di deambulazione può comunque godersi la parte bassa del paese, i parchi e gli affacci raggiungibili in auto, ma la salita al nucleo alto resta impegnativa.

Per il Museo Civico d'Arte e per le informazioni sull'accessibilità delle singole strutture conviene contattare in anticipo il Comune o l'Associazione Amici del Museo, che possono indicare percorsi e soluzioni. I parchi come quello dell'Acqua Santa offrono spazi più pianeggianti e ombrosi, adatti a una visita più tranquilla. In generale, Olevano Romano premia chi cammina, e va affrontato mettendo in conto la salita come parte dell'esperienza.

Olevano Romano con i bambini

Olevano è un paese che i bambini possono apprezzare, a patto di dosare la salita. Il centro storico è tutto in pendenza e su selciato antico, poco adatto ai passeggini, ma i più grandicelli si divertono a scoprire le porte, la torre e i vicoli come fossero un labirinto. La carta vincente, con i bambini, sono i parchi: il Parco dell'Acqua Santa e gli spazi verdi che circondano il paese offrono ombra, prati e la possibilità di correre. La Serpentara, con le sue querce da fiaba, ha un fascino che colpisce anche i piccoli. Mettete in conto soste frequenti e portate acqua, perché in salita e d'estate il caldo si fa sentire.

Cosa vedere nei dintorni di Olevano Romano

Olevano è un ottimo campo base per esplorare un angolo di Lazio ricco e poco battuto. A pochi chilometri c'è Genazzano, l'altro comune del Cesanese, con il suo castello Colonna e il santuario della Madonna del Buon Consiglio. Poco oltre, Subiaco custodisce i monasteri benedettini scavati nella roccia, fra i luoghi più straordinari della cristianità. Verso ovest, Palestrina è dominata dal grandioso Santuario della Fortuna Primigenia e conserva nel suo museo archeologico il celebre mosaico del Nilo. Più a sud si scende in Ciociaria, verso Anagni, la città dei papi con la sua cattedrale e la cripta affrescata, e verso Fiuggi con le sue acque termali.

Chi ha tempo può allungare fino a Tivoli, con le sue ville patrimonio dell'umanità, o addentrarsi nei Monti Simbruini e nei Monti Lepini per il trekking e la natura. Ecco alcune tappe utili per costruire l'itinerario intorno a Olevano: il museo archeologico di Palestrina, la villa di Adriano a Palestrina, Anagni, il museo della cattedrale di Anagni e la selva di Genazzano. Tutta la zona rientra nel comprensorio dei Castelli Romani e dei Prenestini, un territorio che merita più di una gita.

Eventi, sagre e tradizioni di Olevano Romano

Il calendario di Olevano ruota attorno al vino e alle stagioni. L'appuntamento clou è la Sagra del Vino Cesanese di Olevano Romano, a fine agosto, quando le strade del centro si riempiono di banchi e di bicchieri. All'inizio di agosto si tiene Calici di Stelle, la notte di degustazioni sotto il cielo, e a giugno Vinointorno, la rassegna nazionale dedicata al vino e al cibo di qualità. La festa patronale di Santa Margherita cade a luglio, con la processione della patrona. In autunno, a novembre, arriva la Sagra dell'Olio d'Oliva e del Vino Novello, mentre a giugno c'è la Sagra degli gnocchi, e nel Parco dell'Acqua Santa si svolge il Radiolevano Eco Fest.

A ottobre l'Olevano Romano Open Day apre gratuitamente palazzi, ville, siti archeologici e musei, con laboratori e mostre, dentro la più ampia giornata di festa dei Castelli Romani e Prenestini. D'estate l'Estate Olevanese anima il paese di serate e appuntamenti, e a dicembre il Natale a Olevano Romano veste di luci il centro storico. Per la spesa, il mercato settimanale si tiene ogni lunedì, e la terza domenica del mese torna il mercato contadino a marchio slow food, occasione per portare a casa i prodotti del territorio direttamente dai produttori.

Un itinerario di una giornata a Olevano Romano

Se avete un solo giorno, ecco come lo organizzerei io. Arrivate in mattinata e lasciate l'auto nel parcheggio della parte bassa. Cominciate dalle mura poligonali, per prendere le misure alla storia più antica del paese, poi salite dentro il centro attraverso le porte antiche. Dedicate la mattinata alla salita lenta fra i vicoli: la chiesa di Santa Margherita con il corpo di San Vittore, la chiesetta di Santa Maria di Corte con i suoi affreschi, la chiesa di San Rocco dove riposa Horny, e infine la torre della Rocca, da cui abbracciare con lo sguardo l'intera valle. È il momento migliore, con l'aria ancora fresca e i vicoli in ombra.

A mezzogiorno scendete a tavola: una trattoria del centro, la cucina locale e un bicchiere di Cesanese. Nel pomeriggio, se è sabato o domenica, entrate al Museo Civico d'Arte a Villa de Pisa per vedere le incisioni di Koch e la collezione dei paesaggisti; altrimenti puntate direttamente sulla Serpentara e sul Parco dell'Acqua Santa, dove passare le ore più calde all'ombra delle querce. Chiudete la giornata con una degustazione in una cantina della Strada del Vino, prenotata in anticipo, e ripartite con qualche bottiglia di Cesanese nel bagagliaio. È una giornata piena, ma è il modo giusto di rendere giustizia a Olevano Romano.

Quando andare a Olevano Romano

Olevano ha una stagione per ogni ragione di viaggio. La primavera è forse il momento più equilibrato: le giornate si allungano, la campagna è verde, la Serpentara mette le foglie nuove e il caldo non è ancora un problema per la salita al centro storico. L'estate è la stagione delle feste e del vino, con l'apice a fine agosto quando la Sagra del Cesanese riempie le strade; il rovescio della medaglia è il caldo, che nelle ore centrali rende faticosa la salita fra i vicoli, per cui conviene muoversi la mattina presto o nel tardo pomeriggio.

L'autunno è la stagione che preferisco. È il tempo della vendemmia e delle sagre dell'olio e del vino novello, la luce si fa dorata e i boschi cambiano colore, offrendo alla macchina fotografica esattamente quelle atmosfere che i pittori venivano a cercare. L'inverno è più silenzioso, il paese si svuota dei visitatori e nelle giornate limpide il panorama dalla torre arriva lontano, fino alle cime innevate dei Simbruini; il Natale a Olevano Romano veste il centro di luci. In ogni stagione, il consiglio resta di preferire il fine settimana, quando il museo apre anche di pomeriggio e le cantine sono più disposte a ricevere.

Domande veloci su Olevano Romano (RM)

Dove si trova Olevano Romano?

Olevano Romano si trova in provincia di Roma, sul monte Celeste, ai margini dei Monti Prenestini e dell'alta Valle del Sacco, a una cinquantina di chilometri a est di Roma, al confine fra il territorio romano e la Ciociaria.

Come si arriva a Olevano Romano da Roma?

In auto si prende l'Autostrada del Sole uscendo a Valmontone o a Colleferro e si prosegue sulle provinciali. Con i mezzi pubblici ci sono le corse Cotral dirette dal terminal della metro B di Ponte Mammolo al capolinea di Via Koch in paese; in alternativa treno regionale per Cassino fino a Zagarolo o Valmontone e coincidenza in autobus.

Quanto tempo serve per visitare Olevano Romano?

Per il centro storico, la torre e una passeggiata basta mezza giornata, ma se volete anche il museo, la Serpentara e una degustazione di Cesanese conviene dedicare a Olevano Romano l'intera giornata.

Si paga un biglietto per entrare a Olevano Romano?

No, il borgo si visita liberamente e gratuitamente. Le uniche tariffe riguardano l'ingresso al Museo Civico d'Arte e le eventuali degustazioni nelle cantine.

Quando è aperto il Museo Civico d'Arte di Olevano Romano?

Di norma dal mercoledì al venerdì la mattina e il sabato e la domenica mattina e pomeriggio, con prenotazione consigliata nel fine settimana. Poiché la sede è stata interessata da lavori di ristrutturazione, conviene verificare l'apertura telefonando prima di salire.

Che vino si produce a Olevano Romano?

Il vino simbolo è il Cesanese di Olevano Romano DOC, un rosso ottenuto dai vitigni Cesanese di Affile e Cesanese comune, con denominazione riconosciuta nel 1973 e zona di produzione che comprende Olevano Romano e Genazzano.

Che cos'è la Serpentara di Olevano Romano?

È un querceto a nord del paese, salvato dal taglio nel 1873 grazie a una colletta di artisti tedeschi e italiani. Oggi appartiene all'Accademia delle Arti di Berlino e ospita borsisti tedeschi nel rifugio costruito all'inizio del Novecento.

Perché Olevano Romano è famosa per i pittori?

Perché nell'Ottocento fu meta di oltre mille pittori paesaggisti, soprattutto tedeschi e scandinavi, che ne dipinsero il paesaggio durante il loro viaggio in Italia. Fra loro Joseph Anton Koch, Camille Corot e Franz Theobald Horny.

Chi è sepolto nella Chiesa di San Rocco a Olevano Romano?

Nella chiesa di San Rocco riposa Franz Theobald Horny, pittore tedesco allievo di Joseph Anton Koch, morto a Olevano a ventidue anni nel 1824.

Olevano Romano è adatta ai bambini?

Sì, con qualche accorgimento. Il centro storico è ripido e su selciato antico, poco pratico con i passeggini, ma i parchi e la Serpentara offrono spazi verdi dove i bambini possono correre e giocare.

Si può visitare la torre della Rocca di Olevano Romano?

La torre e i resti del castello dei Colonna dominano il punto più alto del centro storico e regalano il panorama migliore sulla valle. Il palazzo baronale annesso è di proprietà privata.

Quando andare a Olevano Romano?

Il fine settimana è il momento migliore, perché il museo apre anche di pomeriggio. Fine agosto, con la Sagra del Cesanese, è la stagione più viva; il tardo pomeriggio offre la luce migliore per il paesaggio.

Cosa vedere nei dintorni di Olevano Romano?

Nei dintorni ci sono Genazzano, Subiaco con i suoi monasteri benedettini, Palestrina con il santuario della Fortuna, Anagni la città dei papi e Fiuggi con le sue terme, oltre ai Monti Simbruini e Lepini.

Quanti abitanti ha Olevano Romano?

Il comune conta poco più di seimila abitanti ed è uno dei borghi dei Monti Prenestini in provincia di Roma.

C'è da mangiare e da bere bene a Olevano Romano?

Sì. Le trattorie del paese servono la cucina locale accompagnata dal Cesanese, e molte cantine ricevono i visitatori per degustazioni su prenotazione lungo la Strada del Vino Terra del Cesanese.

Qual è la festa più importante di Olevano Romano?

La festa patronale di Santa Margherita, a luglio, e la Sagra del Vino Cesanese, a fine agosto, sono i due appuntamenti più sentiti dell'anno.

Perché la Serpentara di Olevano Romano è tedesca?

Perché nel 1873 un gruppo di artisti tedeschi e italiani raccolse i fondi per comprare il bosco e salvarlo dal taglio, e all'inizio del Novecento il rifugio costruito al suo interno fu donato all'Accademia delle Arti di Berlino. Oggi è gestita dall'Accademia Tedesca Roma Villa Massimo.

Che cosa si conserva nel Museo di Olevano Romano?

Oltre duemila opere fra dipinti, incisioni e disegni raccolti dall'Associazione Amici del Museo, tra cui le venti incisioni delle Vedute romane di Joseph Anton Koch, i cui rami originali furono donati nel 1999, e la donazione del pittore Heinz Hindorf.

Chi erano gli Equi di Olevano Romano?

Gli Equi erano la popolazione italica di ceppo osco-umbro che, prima di Roma, presidiava queste montagne e costruì le mura poligonali che ancora reggono la parte bassa del centro storico.

Perché nello stemma di Olevano Romano c'è la sigla SPQR?

Perché nel 1849 il Senato della Repubblica Romana concesse a Olevano di fregiarsi delle insegne di Roma, in riconoscimento del coraggio degli olevanesi che ruppero l'assedio della città per portare rifornimenti.

Il mio giudizio finale su Olevano Romano

Olevano è uno di quei paesi che ti ripagano in proporzione a quanto ci metti. Chi sale, cammina, prenota il museo e si siede a bere un bicchiere di Cesanese con calma se ne va con la sensazione di aver capito un pezzo di Lazio che i circuiti turistici ignorano. Chi passa di corsa vede solo un borgo in salita come tanti. Il mio consiglio resta quello di sempre: trattatelo come una giornata piena, arrivate col tempo di aspettare la luce del pomeriggio sulla torre, e non ripartite senza essere entrati nella Serpentara. È lì, fra le querce che due secoli fa un gruppo di pittori comprò per non vederle abbattute, che si capisce perché mezza Europa artistica si sia innamorata di questo angolo di montagna.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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