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Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

In breve. Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini si raggiunge da Roma in poco più di un'ora di auto: l'accesso principale è l'autostrada A24 Roma-L'Aquila fino all'uscita di Vicovaro-Mandela, poi la strada statale 5 Sublacense in…

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini si raggiunge da Roma in poco più di un'ora di auto: l'accesso principale è l'autostrada A24 Roma-L'Aquila fino all'uscita di Vicovaro-Mandela, poi la strada statale 5 Sublacense in direzione di Subiaco, da dove partono le salite verso Monte Livata, Jenne, Vallepietra e Cervara di Roma. La sede dell'ente di gestione, l'Ente Parco Appennino Monti Simbruini, è a Jenne in via dei Prati 5, telefono 0774 827221, posta elettronica monti.simbruini@simbruini.it. L'ingresso al parco è libero e gratuito, in ogni stagione e a ogni ora: non esiste biglietteria, non esiste cancello, non serve prenotare. Si pagano semmai i servizi, che sono un'altra cosa: gli impianti di risalita d'inverno, il noleggio delle ciaspole, la guida escursionistica, il parcheggio in alcuni pianori nei fine settimana di alta stagione, l'ingresso ai monasteri di Subiaco quando è previsto un contributo. Le tariffe cambiano di anno in anno e vanno controllate sul sito ufficiale del parco o su quello del singolo gestore prima di mettersi in strada. Il territorio copre 29.990 ettari fra le province di Roma e Frosinone ed è la più estesa area protetta terrestre del Lazio.

Chi arriva senza automobile deve mettere in conto un cambio: il treno regionale della linea Roma-Avezzano-Sulmona porta a Mandela-Sambuci o a Roviano, e da lì gli autobus Cotral risalgono la valle dell'Aniene verso Subiaco, capolinea di fatto del trasporto pubblico dell'alta valle. Da Subiaco esistono corse per Jenne, Vallepietra, Cervara e Monte Livata, ma con frequenze pensate per i residenti e non per gli escursionisti: orari da verificare sul sito Cotral il giorno prima, e in inverno la corsa per Livata non è garantita in caso di neve. La verità pratica è che il parco, senza automobile, si visita bene soltanto da Subiaco.

Per inquadrare questa montagna dentro il resto dell'offerta laziale conviene tenere d'occhio la pagina delle attrazioni turistiche del Lazio, dove i parchi regionali sono messi in fila uno accanto all'altro.

Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini
Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Che cosa è il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

La catena dei Monti Simbruini occupa l'angolo nord-orientale del Lazio, sullo spartiacque che divide la regione dall'Abruzzo. È un massiccio calcareo, compatto, con poche strade e molte praterie d'alta quota, e ha una caratteristica che lo distingue da tutte le altre montagne vicine a Roma: l'acqua. Qui piove come in nessun altro punto dell'Appennino centrale, e quell'acqua sparisce sottoterra per riapparire più in basso sotto forma di sorgenti perenni. Il nome stesso della catena viene da questa condizione meteorologica, e non da una leggenda.

La legge regionale che ha istituito il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Il parco nasce con la legge regionale del Lazio numero 8 del 29 gennaio 1983, pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione il 28 febbraio dello stesso anno. È una data che vale la pena ricordare, perché colloca i Simbruini fra i primi grandi parchi regionali italiani, in un momento in cui la legge quadro nazionale sulle aree protette era ancora lontana sette anni. Sul testo del 1983 sono intervenute due leggi successive, la numero 7 del 14 luglio 2014 e la numero 15 del 16 novembre 2015, che hanno ritoccato perimetri e assetto dell'ente. Chi cerca la norma la trova negli atti della Regione Lazio: non è un dettaglio burocratico, perché il perimetro del 1983 e quello attuale non coincidono, e la differenza spiega perché certe cartine vecchie mostrano confini che oggi non esistono più.

Quanto è grande il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

La superficie ufficiale indicata dalla Regione Lazio è di 29.990 ettari, quasi trecento chilometri quadrati. Per capirci: è un'estensione paragonabile a quella del territorio comunale di Roma diviso quasi per cinque, ed è la più vasta area protetta terrestre del Lazio. Molte pubblicazioni arrotondano a trentamila ettari, ed è un arrotondamento onesto, ma il numero esatto della scheda regionale è quello. Dentro questo perimetro convivono praterie sopra i milleottocento metri, faggete che scendono fino a ottocento, gole fluviali, borghi abitati, strade asfaltate, impianti da sci, monasteri del sesto secolo e almeno un santuario che richiama decine di migliaia di pellegrini in un solo giorno. Il parco non è una riserva integrale disabitata: è un territorio vivo, con più di cinquemila residenti stabili, e questo cambia radicalmente il modo in cui lo si visita.

I comuni del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

La tradizione parla di sette comuni, e sono i sette che ogni escursionista impara a memoria: Camerata Nuova, Cervara di Roma, Filettino, Jenne, Subiaco, Trevi nel Lazio e Vallepietra. La scheda ufficiale della Regione ne elenca oggi otto, aggiungendo Arsoli, che affaccia sulla valle dell'Aniene all'imbocco settentrionale del massiccio. Cinque appartengono alla Città metropolitana di Roma Capitale, due alla provincia di Frosinone: Filettino e Trevi nel Lazio. Questa doppia appartenenza amministrativa spiega parecchie cose, dalla frammentazione dei servizi di trasporto alla difficoltà storica di costruire una promozione turistica unitaria. Il visitatore la percepisce in modo banale: il versante romano guarda a Subiaco, quello ciociaro guarda a Fiuggi e alla valle del Sacco, e i due mondi si toccano soltanto in quota.

L'ente di gestione e la sede di Jenne

L'ente che amministra il territorio si chiama Ente Parco Appennino Monti Simbruini e ha sede a Jenne, in via dei Prati 5, un paese di poche centinaia di abitanti arroccato sopra la gola dell'Aniene. La scelta è stata politica quanto geografica: mettere la sede in uno dei comuni più piccoli anziché a Subiaco, che è il centro maggiore, ha significato dichiarare che il parco appartiene alla montagna e non al fondovalle. Allo stesso ente la Regione ha affidato anche la gestione dei siti della rete Natura 2000 che insistono sul massiccio. I recapiti: telefono 0774 827221, fax 0774 827183, posta certificata parcomontisimbruini@pec.regione.lazio.it. Il sito istituzionale è parcomontisimbruini.it, e resta il riferimento per calendari, ordinanze, chiusure temporanee di sentieri e bandi.

Perché si chiamano Simbruini: i monti sotto la pioggia

Il toponimo viene dal latino sub imbribus, letteralmente sotto le piogge. Non è un vezzo erudito: è una descrizione meteorologica che i Romani avevano ricavato dall'esperienza, perché da queste montagne veniva l'acqua che beveva la città. Le correnti umide che risalgono dal Tirreno attraversano la pianura pontina e la valle latina senza incontrare ostacoli, poi si schiantano contro la prima barriera seria dell'Appennino centrale, che è esattamente questa. Il risultato sono precipitazioni che superano i duemila millimetri annui, valori da Alpi occidentali misurati a un'ora da Roma, dove ne cadono seicento.

Quella pioggia non scorre in superficie. Il calcare la beve, la conduce lungo fratture e condotti sotterranei, la restituisce a quote più basse attraverso sorgenti di portata enorme e di qualità eccellente. È il motivo per cui le praterie sommitali dei Simbruini, pur ricevendo il doppio dell'acqua di Roma, hanno pochissimi ruscelli visibili: l'idrografia vera è sottoterra. Chi cammina d'estate sui pianori si trova davanti un paesaggio che sembra arido e non lo è affatto.

Un secondo nome, meno fortunato ma ricorrente nella pubblicistica del Novecento, è Alpi Romane. È una definizione da depliant, nata per vendere la neve della capitale, e regge male al confronto: le forme sono appenniniche, arrotondate, prative, senza guglie né ghiacciai. Però contiene un fondo di verità climatica, perché in inverno la quantità di neve che cade su Campo Staffi e Campo dell'Osso non ha paragoni nel resto del Lazio.

Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini
Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

La geografia del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Chi guarda una carta capisce subito che i Simbruini non sono una montagna sola ma un sistema di dorsali orientate da nord-ovest a sud-est, parallele alla direzione generale dell'Appennino, incise da valli trasversali che le spezzano. I confini geografici sono netti: a nord i Monti Carseolani, a est la Valle Roveto e l'Abruzzo, a sud i Monti Cantari e poi gli Ernici, a ovest i Monti Affilani e la Valle Latina. La valle dell'Aniene taglia il fianco nord-occidentale e funziona da corridoio d'accesso.

Dal Fosso Fiojo al crinale principale

Il punto in cui i Carseolani finiscono e cominciano i Simbruini è il Fosso Fiojo, sul confine fra Lazio e Abruzzo. Da lì la catena si alza verso sud-est lungo lo spartiacque fra il bacino dell'Aniene e quello del Turano, all'inizio con pendenze dolci che generano la corona di pianori carsici della parte settentrionale del parco: Campaegli, Campo Buffone, Campo dell'Osso, Campo della Pietra, Camposecco. Poi il rilievo si fa più deciso e culmina nel Monte Autore, che domina l'omonima valle e regala il panorama più completo dell'intero massiccio.

La Valle del Simbrivio, la frattura che divide in due i Monti Simbruini

A questo punto interviene un elemento che nessuna carta a piccola scala rende bene: la profonda depressione della Valle del Simbrivio, che si incunea perpendicolarmente alla direzione della catena e la taglia quasi in due metà. È una valle stretta, ombrosa, percorsa da un torrente che d'inverno gonfia in fretta, e ha determinato la storia degli insediamenti: Vallepietra è arroccata su un suo fianco, e il Santuario della Santissima Trinità è appoggiato alla parete che la chiude in testata. Chi vuole passare da un settore all'altro del parco a piedi deve scendere e risalire quasi mille metri, oppure fare il giro lungo.

Il settore meridionale e i Monti Cantari

Oltre il Colle della Tagliata, alla cui base si apre l'anfiteatro roccioso del santuario, lo spartiacque riprende quota con il Monte Tarinello e il Monte Tarino, ridiscende al passo di Monna della Forcina, risale a Campo Staffi e culmina nel Monte Cotento. A sud del passo di Serra Sant'Antonio comincia il gruppo dei Monti Cantari, che è geograficamente un massiccio a sé stante ma amministrativamente rientra nel perimetro del parco regionale. Il confine meridionale segue la cresta del Monte Viglio fino a Trevi nel Lazio, e da lì ridiscende lungo il corso dell'Aniene fino a Subiaco. Sul versante abruzzese si stacca invece la piccola catena della Renga, che chiude il panorama verso oriente.

Le vette del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Le cime dei Simbruini non impressionano per verticalità e impressionano parecchio per estensione. Sono montagne prative, larghe, che si salgono su sentiero senza mai mettere le mani, e proprio per questo hanno mietuto vittime fra gli imprudenti: la nebbia in quota cancella i riferimenti in dieci minuti e un pianoro senza alberi, con la visibilità a venti metri, diventa un labirinto.

Monte Autore, la montagna della capitale

Il Monte Autore supera di poco i 1.850 metri ed è il rilievo più alto della Città metropolitana di Roma Capitale. Le schede ufficiali dei percorsi regionali indicano quote comprese fra 1.850 e 1.862 metri a seconda del punto di misura sulla sommità, che è ampia e appena ondulata. La salita classica parte da Campo dell'Osso, a 1.590 metri, e con il percorso segnato 673d attraverso Valle Maiura, Cannavacciari e la Valle di Monte Autore copre 7,5 chilometri con 540 metri di dislivello in salita e circa due ore e quaranta di cammino, difficoltà E. È l'itinerario che consiglio a chi viene per la prima volta: pascoli, faggete, nessun passaggio esposto, e in cima una croce con una vista che da sola giustifica il viaggio.

Le Vedute di Monte Autore

Il belvedere chiamato Le Vedute apre lo sguardo su tutta la parte meridionale della catena e sui Cantari: Assalonne, Tarinello, Tarino, l'altopiano di Faito, il Cotento, il Viglio, il Crepacuore, con Campocatino sul fondo. Nelle giornate terse d'inverno, quando l'aria è asciutta e la neve ha ripulito l'atmosfera, si distingue il Gran Sasso a nord e si intuisce il mare a occidente. È il punto in cui capisci l'architettura del massiccio meglio che su qualunque carta.

Monte Cotento, l'unica cima oltre i duemila

Con i suoi 2.015 metri il Monte Cotento è la vetta più elevata dei Simbruini propriamente detti e l'unica del gruppo a superare la soglia dei duemila. Si sale da Campo Staffi, sopra Filettino, ed è una salita onesta, ripida nel tratto finale, su prateria d'alta quota. D'inverno diventa terreno da scialpinismo e da ciaspole, con l'avvertenza che il versante settentrionale accumula neve ventata e va valutato con attenzione.

Monte Viglio, il gigante del confine meridionale

Il Monte Viglio, sul limite fra Lazio e Abruzzo sopra Filettino, è la montagna più alta compresa nel perimetro del parco regionale e supera anch'esso i duemila metri. I percorsi ufficiali che vi salgono sono tre e tutti classificati EE: il 694b da Filettino per Colli Albaneti e il Pratone, tre ore e quaranta; il 696b da Valle Granara per Valle Fura, due ore e mezza, la via più diretta; il 696a, anello di cinque ore e dieci che passa per Fonte della Moscosa e Monte Piano. La cresta sommitale è lunga e completamente esposta al vento: con tempo incerto è il posto sbagliato dove trovarsi.

Monte Tarino e Monte Tarinello

Il Tarino sfiora i duemila metri e chiude verso nord il settore centrale, separato dal gruppo dell'Autore dalla frattura del Simbrivio. È forse la cima più selvaggia del parco, quella dove si incontra meno gente anche ad agosto, e il suo versante orientale precipita verso la Valle Roveto con dislivelli notevoli. Il Tarinello lo precede sul crinale e funziona da anticima. Chi vuole una giornata lunga e solitaria trova qui il terreno giusto.

I pianori carsici del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Se c'è un paesaggio che identifica i Simbruini, non sono le cime: sono i pianori. Conche chiuse, erbose, senza emissari, larghe qualche centinaio di metri o qualche chilometro, circondate da dorsali tondeggianti e da faggete. Si formano perché l'acqua piovana, invece di scavare valli, scioglie il calcare e sprofonda. Il termine tecnico è carsismo, dal nome del Carso triestino dove il fenomeno fu studiato per primo: l'acqua piovana carica di anidride carbonica diventa acido carbonico, aggredisce il carbonato di calcio della roccia, lo trasforma in bicarbonato solubile e se lo porta via. In superficie restano doline e inghiottitoi; sotto, un reticolo di grotte dove il carbonato riprecipita in stalattiti e stalagmiti.

Campo dell'Osso e Campo della Pietra

Campo dell'Osso, a 1.590 metri sopra Monte Livata, è il pianoro più frequentato e il punto di partenza di mezzo parco. D'estate è un prato immenso con cavalli e vacche al pascolo brado; d'inverno diventa il cuore dell'area sciistica di Livata, con piste da discesa e anelli di fondo. Campo della Pietra gli è vicino e conserva un aspetto più severo, con affioramenti rocciosi che spuntano dall'erba e giustificano il nome.

Camposecco, il pianoro che sembra l'Irlanda

Camposecco, sopra Camerata Nuova, è il pianoro che colpisce di più chi non lo conosce: una conca vastissima a circa 1.400 metri, con muretti a secco, mandrie e un silenzio quasi assoluto. Il nome dice tutto, perché l'acqua non vi resta mai: dopo i temporali si formano pozze effimere che spariscono in poche ore negli inghiottitoi. È raggiungibile in auto da Camerata Nuova su strada sterrata e in parte asfaltata, con parcheggio nei pressi. Il percorso 664c da Camerata Nuova risale Camposecco e prosegue per la Valle di Monte Autore fino alla cima, cinque ore di cammino con difficoltà EE.

Campaegli, la porta di Cervara

Campaegli si trova a circa otto chilometri da Cervara di Roma ed è un piccolo insediamento turistico a 1.430 metri da cui, attraverso una valletta, si accede a un ampio pianoro carsico compreso fra Livata e Cervara, nelle vicinanze del Monte Calvo. Al centro dell'abitato il parco ha aperto un punto informativo. È una base comoda per famiglie: prati pianeggianti, aree per il pic-nic attrezzate, sentieri brevi, la possibilità di passeggiare a cavallo. Nei dintorni si trova la Grotta Stoccolma, un inghiottitoio che i guardiaparco hanno ripulito dopo anni in cui era stata riempita di materiali di ogni genere, con un lavoro che vale più di dieci cartelli educativi.

Campo Buffone e i pianori minori

Campo Buffone completa la corona settentrionale insieme a conche minori che sulle carte hanno nomi locali e sul terreno sono radure erbose circondate da faggio. Sono i posti dove d'estate si cammina all'alba per vedere i cervi tornare nel bosco, e dove d'inverno la neve si accumula in modo sproporzionato rispetto alla quota, perché il vento la scarica dentro le conche. Un avvertimento pratico: nei pianori il gelo notturno è molto più intenso che sulle dorsali, per inversione termica. In una notte di gennaio a Camposecco si toccano temperature che non si registrano duecento metri più in alto.

L'acqua del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Questa è la ragione per cui Roma ha bevuto per duemila anni. La combinazione di piogge abbondanti e roccia carbonatica permeabile genera un serbatoio sotterraneo di dimensioni enormi, che restituisce acqua da sorgenti pedemontane di portata costante e qualità eccellente. La compresenza sullo stesso territorio di un'area protetta regionale, di una Zona Speciale di Conservazione e di una Zona di Protezione Speciale non è un capriccio normativo: protegge una riserva idrica strategica.

L'Aniene nasce qui

L'Aniene, il fiume che attraversa la periferia orientale di Roma e si getta nel Tevere all'altezza di Ponte Salario, nasce nel territorio di Filettino, sul versante del Monte Tarino, a circa 1.200 metri di quota. Le sorgenti sono un luogo che vale la deviazione, anche perché contraddicono ogni aspettativa: non un rivolo, ma un getto già consistente che esce dalla roccia. Da lì il fiume scende verso Trevi nel Lazio, entra nelle gole sotto Jenne, forma cascate e laghetti nel territorio di Subiaco e poi apre la valle che porta a Tivoli. Il nome latino Anio è quello di due dei quattro acquedotti romani alimentati da queste acque.

Il Simbrivio

Il Simbrivio è il torrente che dà il nome alla valle omonima e scende da Vallepietra verso l'Aniene. Le sue sorgenti alimentano un acquedotto moderno che serve decine di comuni del Lazio meridionale, e la sua portata racconta meglio di qualsiasi statistica quanto piova su queste montagne. La strada di fondovalle che lo affianca, oggi asfaltata, è il primo tratto del percorso 683a da Vallepietra al santuario e poi al Monte Autore.

Il Liri e lo spartiacque

Dal versante meridionale del massiccio nasce anche il Liri, che prende tutt'altra direzione: scende verso la valle di Sora, riceve il Fibreno, diventa Garigliano e sfocia nel Tirreno al confine con la Campania. Tre fiumi maggiori da un solo gruppo montuoso, con bacini che finiscono in punti diversi del mare: è una delle ragioni per cui i geografi considerano i Simbruini un nodo idrografico di primo livello dell'Appennino centrale.

I quattro acquedotti romani

Da queste montagne partivano quattro acquedotti di età romana: l'Anio Vetus, l'Aqua Marcia, l'Aqua Claudia e l'Anio Novus. L'Anio Vetus è il secondo acquedotto della storia di Roma, l'Aqua Marcia era considerata dagli antichi la migliore per qualità dell'acqua, la Claudia e l'Anio Novus sono quelle che arrivavano in città sulle arcate monumentali che ancora oggi si attraversano al Parco degli Acquedotti. Il sistema è rimasto in funzione, con interruzioni e restauri, per secoli. Oggi le sorgenti simbruine, attraverso condotte moderne, approvvigionano la parte meridionale di Roma e i Castelli Romani, servendo circa un milione di utenti. Bere l'acqua del rubinetto in mezza provincia significa bere pioggia caduta sui Simbruini qualche anno prima.

I laghi dell'Aniene a Subiaco

Nel territorio di Subiaco l'Aniene forma cascate e specchi d'acqua che hanno una storia antichissima: qui Nerone fece costruire una villa con tre laghi artificiali sbarrando il fiume, e da quei laghi il luogo prese il nome di Sublaqueum, cioè sotto i laghi, da cui Subiaco. Uno degli sbarramenti crollò nel 1305 e il paesaggio cambiò per sempre. Oggi resta il lago di San Benedetto, con le sue acque verdi e gelide, meta estiva molto frequentata e molto sottovalutata dal punto di vista storico.

Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini
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Le faggete del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Il bosco dominante è la faggeta, e sui Simbruini raggiunge estensioni che nel Lazio non hanno confronti. La scheda regionale segnala il valore naturalistico elevato di questi boschi, motivato dalla vetustà degli alberi e dalle associazioni vegetali presenti: non è una formula di cortesia, perché la vetustà in ecologia forestale significa alberi centenari, legno morto a terra, cavità, funghi e insetti xilofagi, cioè un ecosistema completo e raro.

Il faggio che scende troppo in basso

La particolarità botanica più citata dagli specialisti riguarda la quota: sui Simbruini il faggio scende molto più in basso di quanto la latitudine farebbe prevedere, fino a ottocento metri e in alcuni impluvi ancora meno. La causa è l'umidità atmosferica e l'inversione termica delle valli strette, che creano condizioni fresche a quote da bosco misto. Il risultato è che si cammina dentro faggete cattedrale a poche centinaia di metri sopra il fondovalle, cosa che altrove richiede di salire il doppio.

Gli alberi monumentali

Nel territorio di Monte Livata si trova una delle faggete più estese d'Europa, e in diversi settori del parco sopravvivono nuclei di alberi di dimensioni notevoli, scampati alle utilizzazioni del Novecento perché troppo scomodi da raggiungere. Camminare fra quei tronchi in ottobre, quando la foglia vira al rame e la luce entra bassa, è l'esperienza estetica migliore che il parco offra. Un'avvertenza da professionista: molti visitatori vanno in quota ad agosto e in faggeta in agosto non c'è quasi nulla da vedere, perché la volta è chiusa e il sottobosco è spento. Il bosco va visitato ad aprile e a ottobre.

Il sottobosco e le fioriture

In primavera, prima che il faggio metta le foglie, il suolo si copre di geofite: anemoni, scille, dentarie, bucaneve nelle stazioni più fresche. Sulle praterie sommitali, fra giugno e luglio, esplodono le fioriture d'alta quota, con genziane, orchidee spontanee e specie endemiche appenniniche. Il parco ha dedicato alle orchidee una pubblicazione specifica, segno che il patrimonio orchidologico locale è considerevole. Le orchidee spontanee si fotografano e non si raccolgono: sono tutte protette e molte impiegano anni a fiorire la prima volta.

La fauna del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Il massiccio funziona da corridoio ecologico fra il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e le montagne che guardano Roma. È una posizione strategica: gli animali che si spostano dal cuore dell'Appennino verso ovest passano di qui.

Il lupo appenninico

Il lupo è presente stabilmente. Non è una presenza da depliant: è documentata da anni di monitoraggi e da segnalazioni costanti di pastori e guardiaparco. Vederlo è raro e avvistarlo di giorno lo è ancora di più, ma trovare impronte sulla neve fresca dei pianori è tutt'altro che improbabile. Il lupo non rappresenta un pericolo per l'escursionista; rappresenta un problema economico per la zootecnia locale, e la convivenza si regge su indennizzi e su sistemi di prevenzione come i recinti elettrificati e i cani da guardiania. Se incontrate un pastore maremmano al pascolo, allontanatevi dal gregge senza correre e tenete il cane al guinzaglio.

Il cervo e l'area faunistica di Camerata Nuova

Il cervo è tornato sui Simbruini ed è oggi una delle presenze più visibili del parco. A Camerata Nuova l'ente gestisce un'area faunistica dedicata, che permette di osservare gli animali in recinti ampi e serve soprattutto da strumento didattico per le scolaresche. In natura il momento migliore per l'incontro è il bramito autunnale, fra metà settembre e inizio ottobre, quando i maschi si sfidano vocalmente all'alba e al tramonto sui pianori. Le uscite guidate al bramito sono organizzate ogni anno: si prenotano e si fanno in silenzio, senza torce e senza avvicinarsi.

I rapaci e la Zona di Protezione Speciale

La ZPS Monti Simbruini e Ernici, codice Natura 2000 IT6050008, copre 52.098,6 ettari fra le province di Roma e Frosinone, quindi molto più del solo parco regionale, ed è stata istituita per tutelare l'avifauna. Sulle pareti e sulle praterie d'alta quota nidificano rapaci diurni; sulle dorsali aperte si osservano in migrazione specie che usano queste creste come rotta. Le misure di conservazione della ZPS risalgono al decreto regionale 612 del 16 dicembre 2011 e la gestione è affidata all'ente parco dal 2019.

Gli abitanti dell'acqua

Torrenti freddi e sorgenti perenni ospitano anfibi e invertebrati sensibilissimi alla qualità dell'acqua, che è la ragione per cui certi tratti fluviali hanno regolamentazioni severe. La salamandrina dagli occhiali, endemismo italiano, frequenta i ruscelli ombrosi delle faggete; tritoni e rane appenniniche popolano le pozze temporanee dei pianori. Sono animali che si guardano accucciandosi e che non si toccano mai a mani asciutte.

Natura 2000 nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Sul territorio del parco insistono più siti della rete europea Natura 2000, gestiti dall'Ente Parco Appennino Monti Simbruini. La Zona Speciale di Conservazione Monte Autore e Monti Simbruini centrali, codice IT6030040, copre 6.684,8 ettari fra le province di Roma e Frosinone: le sue misure di conservazione sono state approvate con delibera di giunta regionale 159 del 14 aprile 2016 e la nomina del soggetto gestore risale alla delibera 305 del 19 giugno 2018. La ZPS Monti Simbruini e Ernici, già citata, è di gran lunga più estesa e ingloba anche territori esterni al parco.

Che cosa cambia per chi cammina? Concretamente poco, perché le misure di conservazione riguardano soprattutto attività economiche, tagli boschivi, pascolo, opere. Cambia però il quadro giuridico: dentro una ZSC o una ZPS il fuori sentiero, la raccolta, il campeggio libero e il volo di droni hanno regole più rigide, e le sanzioni non sono simboliche. Prima di programmare riprese aeree o un bivacco conviene scrivere all'ente.

I sentieri del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

La rete escursionistica è ampia e numerata secondo la tradizione del Club Alpino Italiano, con centinaia di chilometri segnati. Le schede ufficiali della Regione Lazio riportano decine di itinerari a piedi e in mountain bike con difficoltà, tempi e sviluppo. Vale la pena ricordare la scala: T significa turistico, su strade e mulattiere evidenti; E escursionistico, su sentiero segnato, con qualche tratto ripido; EE per escursionisti esperti, con passaggi su terreno infido o tracce poco evidenti; EEA richiede attrezzatura da ferrata. Sui Simbruini quasi tutto è E o EE.

Percorso 673d, da Campo dell'Osso al Monte Autore

Partenza da Campo dell'Osso a 1.590 metri nel comune di Subiaco, arrivo in vetta al Monte Autore, 7,5 chilometri, 540 metri di dislivello positivo e 230 negativo, quota minima 1.509 metri, due ore e quaranta, difficoltà E. Attraversa Valle Maiura, Cannavacciari e la Valle di Monte Autore, alternando pascoli erbosi e faggete. È l'itinerario più equilibrato del parco e quello giusto per chi sale per la prima volta.

Percorso 683a, da Vallepietra al santuario e alla vetta

Il più impegnativo dei classici: partenza da Vallepietra a 818 metri, arrivo sul Monte Autore intorno ai 1.850, 9,1 chilometri, oltre 1.400 metri di dislivello in salita, tre ore e venti in salita e due e mezza per il ritorno, difficoltà EE. Si segue dapprima la strada di fondovalle che costeggia il torrente Simbrivio, si passa il cimitero e l'edicola della Rimessa, si arriva al Santuario della Santissima Trinità, poi il sentiero si fa ripido in faggeta, tocca la Fonte della Fossaiola e il Passo Procoio e risale per mulattiera fino alla croce di vetta. Millequattrocento metri di dislivello sono una giornata vera: acqua, cibo e partenza presto.

Percorso 664c, da Camerata Nuova per Camposecco

Cinque ore, difficoltà EE, da Camerata Nuova a Camposecco e poi per la Valle di Monte Autore fino alla cima. È l'accesso da nord, il meno battuto, e regala l'attraversamento integrale del pianoro di Camposecco. Da fare con visibilità buona: sui prati aperti la traccia in alcuni punti si perde.

Percorso 673c, l'anello di Campominio

Quattro ore, difficoltà EE, anello che da Campo dell'Osso raggiunge Campominio, la Sella di Monte Autore, la Valle di Monte Autore e Camposecco prima di rientrare. È la scelta giusta per chi vuole vedere due pianori diversi in una sola giornata senza ripercorrere lo stesso tracciato.

Le salite al Monte Viglio

Tre itinerari ufficiali, tutti EE: il 694b da Filettino per Colli Albaneti e il Pratone, tre ore e quaranta; il 696b da Valle Granara per Valle Fura, due ore e trenta, la via più breve; il 696a, anello da Valle Granara per Fonte della Moscosa e Monte Piano, cinque ore e dieci. La cresta finale è lunga, panoramica e battuta dal vento.

La mountain bike nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Gli itinerari ciclabili segnati sono numerosi e vanno dal turistico all'impegnativo: il percorso MTB 9 collega Monte Livata, Campo dell'Osso, Campo della Pietra, il Rifugio Ceraso e Campo Staffi, difficoltà EE, ed è la traversata d'alta quota per eccellenza; il MTB 10 unisce Filettino, Trevi nel Lazio, Ponte Anali, l'Arco di Trevi e Pratiglio Sant'Onofrio; il MTB 13 scende da Subiaco a Comunacque e a Trevi nel Lazio con difficoltà E; il MTB 16 è l'anello Camerata Nuova, Camposecco, Piana di Campaegli; il MTB 17, da Ponte Sant'Antonio a Ponte Minnone, è classificato T ed è adatto anche a chi pedala con i bambini; la Classica Livata, numero 30, resta il giro più popolare del parco.

Regole pratiche sui sentieri dei Monti Simbruini

Il cane va tenuto al guinzaglio, il fuoco è vietato fuori dalle aree attrezzate, il campeggio libero non è consentito, i rifiuti si riportano a valle compresi i fazzoletti. Il fuori sentiero sui pianori sembra innocuo e non lo è: si calpestano fioriture e si disturba la fauna. Ultimo punto, quello che i romani sottovalutano di più: qui il telefono non prende quasi mai. La copertura è discontinua sulle dorsali e assente nelle valli. Si scarica la traccia prima di partire e si lascia detto a qualcuno dove si va.

Domande frequenti sul Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Quanto costa entrare nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

L'accesso al territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini è libero e gratuito, senza biglietto e senza orari. Si pagano soltanto i servizi, come gli impianti di risalita, i noleggi, le guide, alcuni parcheggi in alta stagione e gli eventuali contributi richiesti dai monasteri di Subiaco.

Quanto è grande il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini copre una superficie ufficiale di 29.990 ettari, il che lo rende la più estesa area protetta del Lazio. Il massiccio calcareo occupa l'angolo nord orientale della regione, sullo spartiacque con l'Abruzzo, ed è attraversato da dorsali, pianori carsici e ampie faggete.

Perché i Monti Simbruini si chiamano così?

Il nome del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini viene dal latino sub imbribus, cioè sotto le piogge: una descrizione meteorologica che i Romani avevano ricavato dall'esperienza, perché da queste montagne veniva l'acqua che alimentava gli acquedotti della città. È l'area dell'Appennino centrale dove piove di più.

Il Parco dei Monti Simbruini è adatto ai bambini?

Sì, è uno dei pochi territori di montagna vicini a Roma che funziona davvero con i bambini piccoli, perché i pianori sono pianeggianti e non si fatica a camminarci. Campaegli ha aree pic-nic attrezzate, Campo dell'Osso offre il campo scuola d'inverno e l'area faunistica del cervo a Camerata Nuova permette di vedere gli animali senza percorrere chilometri.

Si possono vedere lupi nel Parco dei Monti Simbruini?

Il lupo appenninico è presente stabilmente nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, come documentano anni di monitoraggi e segnalazioni costanti di pastori e guardiaparco, perché il massiccio funziona da corridoio ecologico fra il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e le montagne che guardano Roma. Vederlo resta comunque un evento raro e fortuito.

Quando è il periodo migliore per andare sui Monti Simbruini?

Aprile e maggio sono i mesi migliori in assoluto per il bosco del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, quando il faggio mette le foglie e il sottobosco fiorisce. In quota può restare neve fino a metà maggio sui versanti settentrionali, mentre luglio e agosto offrono un vantaggio termico rispetto al caldo di Roma.

Il Parco dei Monti Simbruini è accessibile a chi ha difficoltà motorie?

In parte: la montagna non è un ambiente facile per chi ha difficoltà motorie, ma i pianori raggiungibili in auto, come Campo dell'Osso, Campaegli e Camposecco, permettono di godere del paesaggio a pochi metri dal parcheggio su terreno erboso compatto. Il monastero di Santa Scolastica, a Subiaco, è più accessibile del Sacro Speco, che è tutto scale scavate nella roccia.

I centri visita del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

L'ente gestisce una rete di strutture distribuite nei comuni del parco: punti informativi e centri visita a Cervara di Roma, Filettino, Jenne, Monte Livata, Subiaco, Trevi nel Lazio e Vallepietra, oltre alla sede amministrativa. Sono presidi piccoli, con orari variabili e spesso legati alla stagione e alle festività: telefonate prima di contarci, perché fuori stagione parecchi aprono soltanto nel fine settimana. Dove sono aperti trovate cartografia, informazioni aggiornate sullo stato dei sentieri, materiale didattico e la possibilità di prenotare una visita guidata. Il punto informativo di Campaegli, a 1.430 metri al centro dell'abitato, è quello più comodo per chi arriva dal versante di Cervara.

Chi organizza un'uscita di gruppo, una gita scolastica o un'attività aziendale in montagna può appoggiarsi a professionisti abilitati: il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro lavora abitualmente sulle destinazioni del Lazio e gestisce la parte logistica, che su un territorio con strade strette e parcheggi limitati è metà del problema.

I Monti Simbruini dal belvedere di Filettino (FR)
I Monti Simbruini dal belvedere di Filettino (FR)

Sciare nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

La neve dei Simbruini è il motivo per cui generazioni di romani hanno imparato a sciare senza attraversare l'Appennino. Le stazioni sono piccole, la quota è modesta per gli standard alpini, gli innevamenti sono irregolari di anno in anno: chi arriva aspettandosi le Dolomiti resta deluso, chi arriva sapendo che cosa sono le montagne del Lazio si diverte parecchio.

Monte Livata e Campo dell'Osso

L'altopiano di Monte Livata, a circa quindici chilometri da Subiaco, si estende per oltre tremila ettari ed è sede della stazione sciistica omonima. La sua storia è istruttiva: massima fortuna fra gli anni settanta e gli anni ottanta, poi un declino lungo, conclusosi con la chiusura nella prima metà degli anni duemila; grazie all'intervento di imprenditori locali e allo stanziamento di fondi europei la nuova stazione ha riaperto nel 2013. Oggi Livata viene chiamata la montagna della capitale, per la vicinanza a Roma e perché il Monte Autore, su cui si appoggia, è la vetta più alta della provincia romana. Accanto alle piste da discesa di Campo dell'Osso funzionano anelli per lo sci di fondo e itinerari per le ciaspole, che negli ultimi anni hanno superato per numero di praticanti lo sci alpino.

Campo Staffi

Sul versante ciociaro, sopra Filettino, ai confini con i Monti Cantari, Campo Staffi è l'altra stazione storica del parco, con impianti che salgono verso il Monte Cotento. È la zona che prende più neve in assoluto e quella dove la stagione dura più a lungo. Fuori dagli impianti, i pendii aperti sopra la conca sono terreno classico di scialpinismo e ciaspolata.

Campaegli e il versante abruzzese

Campaegli, sopra Cervara di Roma, ha una vocazione più familiare: campo scuola, sci di fondo, slittino. Sul lato abruzzese, appena oltre lo spartiacque, opera la stazione di Camporotondo. Considerate sempre che sopra i 1.400 metri l'accesso stradale richiede catene a bordo o pneumatici invernali per obbligo di ordinanza: nei fine settimana con neve fresca la strada per Livata viene regolata e chi arriva impreparato viene respinto.

Monte Livata
Monte Livata - Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

I borghi del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Il parco non è disabitato, e i suoi paesi valgono almeno quanto le cime. Sono tutti insediamenti d'altura, nati per difesa in epoca medievale, spopolati dall'emigrazione del Novecento e oggi in parte ripopolati dal turismo di ritorno.

Subiaco, la porta del parco

Subiaco è il centro maggiore e la porta d'ingresso naturale. Città della Rocca Abbaziale, dei monasteri benedettini, del ponte di San Francesco, è anche il luogo dove nel 1465 due chierici tedeschi, Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz, impiantarono la prima tipografia a caratteri mobili d'Italia, dentro il monastero di Santa Scolastica. Nel 2025 Subiaco è stata Capitale italiana del libro, riconoscimento che discende direttamente da quella primogenitura. Chi sale ai monti passa di qui e fa male a non fermarsi.

Jenne

Jenne, sede dell'ente parco, è appollaiata sopra la gola dell'Aniene a poco meno di ottocento metri. Da qui si scende alle Comunacque, dove il fiume riceve il Simbrivio, e si accede alla Grotta Mora Cavorso, uno dei siti preistorici più importanti del Lazio. Il paese ha dato alla Chiesa papa Alessandro IV, della famiglia dei conti di Jenne, eletto nel 1254.

Cervara di Roma, il paese degli artisti

Cervara di Roma, a 1.053 metri, è il comune più alto della Città metropolitana e uno dei borghi più fotogenici dell'intero Lazio. Dall'Ottocento è meta di pittori paesaggisti: la Scalinata degli Artisti, scavata nella roccia e scolpita con opere contemporanee, racconta questa vocazione, e sopra il paese la Montagna d'Europa dedicata alla Pace nel Mondo raccoglie sculture all'aperto. Da Cervara si sale a Campaegli in pochi minuti di auto.

Camerata Nuova e le rovine di Camerata Vecchia

Camerata Nuova è il paese ricostruito dopo l'incendio del 1859, quando l'abitato originario andò distrutto. Le rovine di Camerata Vecchia, aggrappate a uno sperone roccioso sopra la valle, sono uno dei luoghi più impressionanti del parco: muri, archi e vicoli senza tetto, invasi dal bosco. Dal paese nuovo parte la strada per Camposecco e l'area faunistica del cervo.

Vallepietra

Vallepietra, a 825 metri, vive in simbiosi con il suo santuario. Conserva la Torre Caetani, resto del sistema difensivo della famiglia che dominò questa parte dell'Appennino fra Duecento e Trecento, e mantiene tradizioni musicali e devozionali antichissime, a partire dal canto dei pellegrini.

Trevi nel Lazio

Trevi nel Lazio, in provincia di Frosinone, è dominata dal castello Caetani, una delle fortificazioni meglio conservate della zona. Nell'agosto del 2006 nel territorio comunale gli speleologi hanno scoperto un sistema di grotte attive, con acqua corrente, per oltre un chilometro di sviluppo: una scoperta che ha confermato quanto poco si conosca ancora del sottosuolo simbruino.

Filettino, il comune più alto del Lazio

Filettino, a 1.062 metri, è il comune più elevato del Lazio. Conserva le cosiddette Mura Saracene, il belvedere che apre sulla catena, e soprattutto il territorio in cui nascono l'Aniene e sale la strada per Campo Staffi. È la base ideale per il settore meridionale del parco.

Arsoli e la soglia settentrionale

Arsoli, all'imbocco della valle, con il suo castello Massimo e il centro storico compatto, funziona da cerniera fra la valle dell'Aniene e l'altopiano carseolano. Poco lontano, già fuori dal parco ma nello stesso paesaggio, meritano una deviazione Anticoli Corrado, altro paese di modelli e pittori, e le grotte di Pietrasecca, che mostrano il carsismo di questi monti visto da dentro.

Cervara di Roma (RM)
Cervara di Roma (RM) - Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

I monasteri di Subiaco dentro il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Nessuna visita a questo massiccio è completa senza i due monasteri benedettini di Subiaco, che occupano il fianco roccioso sopra la gola dell'Aniene. Sono il motivo per cui questa montagna ha un peso nella storia europea e non soltanto in quella locale.

Il monastero di Santa Scolastica

Santa Scolastica è l'unico dei tredici monasteri fondati secondo la tradizione da Benedetto nella valle sublacense a essere sopravvissuto senza interruzioni. Ha tre chiostri di epoche diverse, uno dei quali cosmatesco, un campanile romanico dell'undicesimo secolo e una biblioteca che è fra le più antiche d'Italia. Qui, nel 1465, uscirono i primi libri stampati in Italia. Gli orari di visita indicati dai monaci sono 9.30-12.15 e 15.30-17.15 nel periodo invernale, 9.30-12.15 e 15.30-18.15 in quello estivo; il recapito telefonico è 0774 82421. Per i gruppi si prenota.

Il monastero di Santa Scolastica merita almeno un'ora e mezza, e non è un luogo da attraversare di corsa fra un impianto da sci e l'altro.

Il Sacro Speco, monastero di San Benedetto

Il monastero di San Benedetto, detto Sacro Speco, è costruito addossato alla parete verticale sopra la grotta in cui secondo la tradizione Benedetto da Norcia visse tre anni da eremita all'inizio del sesto secolo. L'edificio non ha una pianta: si adatta alla roccia, sovrapponendo chiese, scale e cappelle su più livelli. Gli affreschi coprono tre secoli di pittura, dal tredicesimo al quindicesimo, con maestri umbri, senesi e romani; nella cappella di San Gregorio si trova il ritratto di san Francesco d'Assisi considerato dagli studiosi il più antico conservato, dipinto quando il santo era ancora in vita o pochissimi anni dopo, senza aureola e senza stimmate. È un dettaglio che da solo giustifica la salita. Le visite di gruppo vanno prenotate in anticipo, contattando la comunità monastica.

Come organizzare la visita ai monasteri

I due monasteri sono collegati da una strada stretta e da un sentiero nel bosco: il parcheggio del Sacro Speco è limitato e nei fine settimana si riempie entro le dieci del mattino. Conviene salire in auto fino a Santa Scolastica, lasciare la macchina lì e proseguire a piedi per venti minuti lungo la mulattiera. Si arriva più riposati e senza aver litigato con nessuno per un posto auto. Abbigliamento consono, silenzio in chiesa, niente fotografie con il flash sugli affreschi.

Il Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra

Appoggiato alla base di una parete rocciosa a circa 1.337 metri di quota, sotto il Colle della Tagliata, il Santuario della Santissima Trinità è il luogo di culto più frequentato dell'intero massiccio e uno dei santuari montani più antichi dell'Italia centrale. Il centro devozionale è un affresco che raffigura la Trinità con tre figure identiche sedute, iconografia arcaica e rarissima, che gli studiosi collocano fra il dodicesimo e il tredicesimo secolo e che la tradizione locale attribuisce a un intervento miracoloso.

Il pellegrinaggio grande cade nella domenica di Pentecoste e raduna migliaia di persone che arrivano a piedi da tutto il Lazio e dall'Abruzzo, in compagnie organizzate per paese, con canti tramandati oralmente. Le compagnie salgono di notte, cantano davanti all'affresco all'alba e ridiscendono in giornata: chi vuole capire che cosa sia la religiosità popolare appenninica ha qui il suo laboratorio a cielo aperto. Il santuario è raggiungibile in auto da Vallepietra lungo una strada che negli ultimi chilometri diventa stretta e ripida, oppure a piedi lungo il percorso 683a. Nei giorni della festa la strada viene chiusa e si sale con le navette: informatevi prima, perché i dispositivi di traffico cambiano ogni anno.

Una nota importante: il santuario non è un belvedere panoramico, è un luogo di culto vivo. Nelle giornate di pellegrinaggio si entra in punta di piedi e non si fotografano le persone in preghiera.

Archeologia e preistoria nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Queste montagne sono abitate da molto prima dei Romani. La Grotta Mora Cavorso, nel territorio di Jenne, ha restituito reperti del Neolitico antico e sepolture che hanno cambiato la cronologia del popolamento preistorico del Lazio interno: è uno dei siti su cui lavorano da anni le università romane, e il materiale che ne esce è esposto in ambito museale e scientifico. Non è una grotta turistica: si visita nell'ambito di iniziative organizzate.

Di epoca protostorica e storica restano invece i tracciati della transumanza, che collegavano i pascoli d'alta quota alla campagna romana e alla Ciociaria. Sono le stesse linee che oggi ricalcano molti sentieri segnati: quando camminate su una mulattiera lastricata sui pianori, state camminando su una infrastruttura economica che ha funzionato per due millenni. Il sistema degli acquedotti romani, di cui si è detto, è l'altra grande opera che questo territorio ha generato. Chi vuole vedere che cosa i Romani costruivano appena fuori dal parco trova, ad Arcinazzo, la villa di Traiano, residenza imperiale d'altura scavata sull'altopiano, a pochi minuti dal confine del parco e dal borgo di Arcinazzo Romano.

Quando andare nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

La primavera

Aprile e maggio sono i mesi migliori in assoluto per il bosco: il faggio mette le foglie, il sottobosco fiorisce prima che la volta si chiuda, l'acqua scorre ovunque. In quota può esserci ancora neve fino a metà maggio sui versanti settentrionali, e i pianori sono fangosi. Portate scarponi impermeabili e ghette.

L'estate

Luglio e agosto offrono il vantaggio termico: mentre Roma tocca i trentotto gradi, a Campo dell'Osso se ne registrano dieci in meno, e all'ombra della faggeta si cammina senza soffrire. Lo svantaggio sono i temporali pomeridiani, che qui si formano con una rapidità che sorprende chi viene dalla costa. Regola semplice: in quota si arriva entro le tredici e alle quindici si è già scesi. Il ferragosto sui pianori accessibili in auto è un girone: se cercate silenzio, scegliete Camposecco o il Tarino e non Campo dell'Osso.

L'autunno

Ottobre è la stagione che consiglio a chi ha un solo giorno. Il foliage delle faggete simbruine regge il confronto con qualunque bosco appenninico, l'aria è limpida, i pianori si svuotano, e fra metà settembre e inizio ottobre si sente il bramito dei cervi. Le giornate si accorciano in fretta: pianificate il rientro con almeno un'ora di margine sulla luce.

L'inverno

Da dicembre a marzo il parco cambia mestiere e diventa terreno da neve. Sci alpino a Livata e Campo Staffi, fondo a Campo dell'Osso e Campaegli, ciaspole ovunque. Chi si muove fuori pista deve avere coscienza del rischio valanghe, che qui esiste eccome nonostante la quota modesta, e portare l'attrezzatura di autosoccorso. Le strade richiedono catene o gomme invernali per ordinanza.

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini con i bambini

È uno dei pochi territori di montagna vicini a Roma che funziona davvero con i bambini piccoli, perché i pianori sono pianeggianti e non ci si stanca. Campaegli ha aree pic-nic attrezzate e sentieri brevi; Campo dell'Osso d'inverno ha il campo scuola e i bob; l'area faunistica del cervo a Camerata Nuova consente di vedere gli animali senza chilometri di cammino; il lago di San Benedetto a Subiaco è una passeggiata facile lungo l'acqua. Alcune avvertenze che risparmiano la giornata: in quota il sole picchia anche d'inverno e la crema solare serve, l'acqua potabile in cammino non è garantita e va portata, i servizi igienici esistono soltanto nei centri abitati e nei rifugi. Le ciaspole per bambini si noleggiano a Livata e Campaegli dai gestori locali. Il passeggino, sui sentieri, è inservibile: serve lo zaino porta-bimbo.

Chi viaggia dall'estero e vuole costruirsi un itinerario che unisca Roma e le montagne del Lazio trova materiale in inglese nelle guide regionali di ItalyPlanner sul Lazio e nella sezione dedicata alla montagna e alla natura in Italia.

Accessibilità e servizi nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

La montagna non è un ambiente facile per chi ha difficoltà motorie, ma alcune cose si possono fare. I pianori raggiungibili in auto, Campo dell'Osso, Campaegli e Camposecco, permettono di godere del paesaggio a pochi metri dal parcheggio, su terreno erboso compatto e pianeggiante. Il monastero di Santa Scolastica è più accessibile del Sacro Speco, che per conformazione è tutto scale scavate nella roccia. Il Santuario della Santissima Trinità è raggiungibile in auto fino al piazzale, con un breve tratto in salita all'ingresso. Per informazioni puntuali su percorsi adattati e servizi conviene scrivere all'ente parco, che ha in corso progetti sull'accessibilità dei sentieri.

Sui servizi va detta la verità: il parco è servito in modo diseguale. Nei borghi trovate bar, alimentari e ristoranti; in quota, fuori dai rifugi e dai centri delle stazioni sciistiche, non c'è nulla. Il rifornimento di carburante si fa a Subiaco o a Fiuggi, non a Vallepietra. I bancomat sono pochi e in alta stagione finiscono i contanti. Portare acqua, un panino e un giubbotto antivento anche nelle giornate serene è buona regola, non pessimismo.

Che cosa si mangia nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

La cucina è quella pastorale dell'Appennino laziale, senza concessioni: pecorino, ricotta, agnello, castrato alla brace, fettuccine tirate a mano, sagne e fagioli, polenta nei paesi più alti. Subiaco ha una tradizione di pane e di dolci conventuali; Filettino e Trevi nel Lazio lavorano il tartufo; a Vallepietra la festa porta con sé una gastronomia da pellegrinaggio, essenziale e nutriente. I formaggi di capra e di pecora di questi pascoli hanno un carattere che deriva direttamente dalle fioriture d'alta quota, e si comprano meglio dai produttori che nei negozi di souvenir. Un consiglio netto: la trota dei ristoranti lungo l'Aniene è spesso di allevamento anche quando il menu lascia intendere altro, mentre l'agnello e i formaggi qui sono davvero locali. Ordinate di conseguenza.

Una curiosità sul Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

La curiosità più bella riguarda il nome, e quasi nessuno la racconta per intero. Sub imbribus, sotto le piogge, non è un'etichetta poetica inventata da un geografo ottocentesco: è una constatazione tecnica dei Romani, che di queste montagne conoscevano il regime idrico meglio di quanto lo conoscessero i pastori che ci vivevano. L'ingegneria idraulica della capitale antica dipendeva da un fatto meteorologico preciso, e cioè che la prima barriera montuosa incontrata dalle correnti umide provenienti dal Tirreno rilascia qui oltre duemila millimetri di pioggia all'anno, tre volte e mezza quello che cade su Roma. Quando i censori Marcio Re e poi Claudio ordinarono di captare le sorgenti dell'alta valle dell'Aniene, non stavano scegliendo un posto qualsiasi: stavano scegliendo il punto in cui il cielo consegna più acqua di tutto il Lazio.

La seconda parte della curiosità riguarda dove quella pioggia finisca. Non nei torrenti. Il calcare la inghiotte quasi tutta attraverso doline e inghiottitoi, la conduce per decine di chilometri lungo condotti sotterranei che nessuno ha ancora mappato per intero, e la restituisce a valle dalle sorgenti pedemontane, filtrata e a temperatura costante. Gli speleologi lavorano da decenni per capire dove entri e dove esca ciascuna vena: la scoperta del 2006 a Trevi nel Lazio, oltre un chilometro di grotte attive con acqua corrente, ha mostrato che il sottosuolo simbruino è ancora in gran parte ignoto. Ed ecco il paradosso: sul massiccio più piovoso dell'Appennino centrale, d'estate, in quota, si cammina per ore senza incontrare una goccia d'acqua in superficie. Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini è una spugna gigantesca che tiene tutto dentro, e quello che sembra un altopiano arido è in realtà il serbatoio di un milione di persone.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Che il parco non ha un ingresso. Sembra ovvio scritto così, e invece è la fonte del novanta per cento degli errori di pianificazione che vedo commettere. Chi arriva convinto di trovare un cancello, una biglietteria, un centro accoglienza aperto tutti i giorni con una mappa in mano, si ritrova su una strada di montagna con tre bivi e nessuna indicazione utile. Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini è un territorio di quasi trentamila ettari con otto accessi stradali indipendenti che non comunicano fra loro se non facendo il giro completo del massiccio, e i centri visita sono presidi piccoli, distribuiti nei paesi, con orari stagionali. Nessuno ve lo dice perché nessuno ha interesse a dirvelo.

La conseguenza pratica è che una giornata sui Simbruini si decide a casa, non sul posto. Bisogna scegliere prima il settore: nord, da Camerata Nuova e Camposecco; centro, da Subiaco e Livata; est, da Cervara e Campaegli; sud, da Filettino, Trevi e Campo Staffi; il Simbrivio, da Vallepietra. Passare da uno all'altro in giornata significa un'ora e mezza di tornanti. C'è chi parte alle otto da Roma per Campo Staffi, imbocca la Sublacense verso Subiaco perché è quella che conosce, e arriva a destinazione alle tredici passando per tutta l'alta valle. La seconda cosa che non vi dice nessuno è che il telefono, dentro il parco, spesso non funziona: la copertura sulle dorsali è discontinua e nelle valli incise è assente. La mappa offline va scaricata prima di lasciare il fondovalle, non quando serve.

Il consiglio che ti do per visitare il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Sceglietene un pezzo solo, e vivetelo con calma. Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini è la più estesa area protetta del Lazio e non si vede in un giorno: chi ci prova torna a casa con quattro parcheggi e nessun ricordo. L'itinerario consigliato per una prima visita è questo: partenza da Roma presto, A24 fino a Vicovaro-Mandela, Sublacense fino a Subiaco, salita a Monte Livata e parcheggio a Campo dell'Osso entro le nove e mezza. Da lì il percorso 673d fino al Monte Autore, due ore e quaranta di cammino, sosta lunga alle Vedute, ritorno per lo stesso itinerario o per l'anello 673c se si hanno gambe e tempo. Rientro a Subiaco nel pomeriggio, visita a Santa Scolastica prima della chiusura pomeridiana, cena in paese e ritorno a Roma con il buio. È una giornata piena e onesta, e dà un'idea corretta di che cosa siano queste montagne.

Il consiglio più impopolare riguarda invece la stagione: evitate luglio e agosto, se potete. Non per il caldo, che qui non c'è, ma perché i pianori accessibili in automobile diventano parcheggi e i temporali pomeridiani costringono a orari rigidi. Andate a metà ottobre. Il bosco è al massimo, i cervi bramiscono, i pianori sono vuoti, l'aria è tersa e la luce radente rende giustizia a un paesaggio che in piena estate appare piatto. Portate uno strato in più: alle cinque del pomeriggio, in ottobre, a 1.800 metri, la temperatura crolla. E una torcia frontale, perché il buio arriva prima di quanto la testa di un romano si aspetti.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che queste montagne hanno fatto da set al western italiano. Fra il 1970 e il 1971 sui Simbruini furono girate scene di Lo chiamavano Trinità e del suo seguito Continuavano a chiamarlo Trinità, i due film che consacrarono la coppia Terence Hill e Bud Spencer e che restano fra i maggiori successi commerciali del cinema italiano di sempre. Il fatto è risaputo fra gli appassionati e nei paesi, dove chi era ragazzo allora ricorda le troupe e le comparse reclutate in loco, ma quasi mai compare nella comunicazione turistica del territorio.

La ragione della scelta è tecnica ed è interessante: i pianori carsici dei Simbruini, ampi, erbosi, privi di alberi e senza costruzioni moderne all'orizzonte, somigliano abbastanza alle praterie americane da reggere l'inquadratura, e distano un'ora e mezza da Cinecittà. Costavano una frazione della Spagna. Lo stesso ragionamento aveva già portato in zona altre produzioni negli anni sessanta. Chi cammina a Camposecco o a Campo della Pietra con questa informazione in testa riconosce gli sfondi, e la passeggiata acquista un livello in più. Aggiungo una postilla per i cinefili: la geografia dei film è ricomposta al montaggio, quindi non cercate il set, perché un set qui non esiste. Cercate il paesaggio, che è rimasto identico perché il vincolo del parco ha impedito che ci costruissero sopra.

La foto giusta da fare al Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

La foto giusta non è la vetta. È il pianoro con il bestiame al pascolo e la faggeta che lo chiude alle spalle, fotografato d'estate all'alba o d'autunno nel tardo pomeriggio, quando la luce radente disegna le ondulazioni del terreno carsico e rende leggibili le doline. Camposecco, sopra Camerata Nuova, offre la composizione migliore del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini: prato immenso, muretti a secco, mandrie, nessuna costruzione nell'inquadratura. Con un obiettivo moderatamente lungo, intorno agli ottanta o ai cento millimetri equivalenti, si comprimono i piani e la conca acquista profondità; con il grandangolo, invece, il pianoro si appiattisce e diventa un prato qualsiasi. È l'errore più frequente che vedo fare.

La seconda foto da portare a casa è dalle Vedute di Monte Autore, ed è una foto d'inverno: la catena meridionale innevata, il Cotento e il Viglio in sequenza, Campocatino sul fondo. Serve una giornata di tramontana dopo una nevicata, che è la condizione in cui l'aria del Lazio è più pulita. La terza, meno ovvia, è il Sacro Speco visto dal sentiero che sale da Santa Scolastica: l'edificio incollato alla parete, con la roccia che lo schiaccia dall'alto, racconta l'idea stessa del monachesimo eremitico meglio di qualunque interno. Per le fotografie dentro le chiese, niente flash e niente cavalletto senza permesso. E i droni: dentro le zone della rete Natura 2000 le regole sono restrittive, si chiede all'ente prima e non dopo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è di età imperiale: la costruzione della villa di Nerone a Subiaco, con i tre laghi artificiali ottenuti sbarrando l'Aniene. Da quei laghi il luogo prese il nome latino Sublaqueum e poi Subiaco. Uno degli sbarramenti resistette per oltre milleduecento anni e crollò nel 1305, modificando per sempre la morfologia della valle: un evento idraulico che è insieme storia romana e storia medievale.

Il secondo è la scelta di Benedetto da Norcia, all'inizio del sesto secolo, di ritirarsi nella grotta sopra la valle. Da quel gesto individuale nacquero, secondo la tradizione, tredici monasteri, e da quella esperienza uscì la Regola che avrebbe organizzato la vita monastica dell'intero Occidente. Sostenere che l'Europa monastica comincia in una grotta dei Monti Simbruini non è retorica: è il dato storiografico.

Il terzo è del 1465, ed è il più sottovalutato. Due chierici tedeschi, Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz, impiantarono nel monastero di Santa Scolastica la prima tipografia a caratteri mobili attiva in Italia, stampando fra gli altri il De oratore di Cicerone e il Lattanzio. La stampa italiana nasce in montagna, non in una città. Nel 2025 Subiaco è stata proclamata Capitale italiana del libro proprio in ragione di questa primogenitura.

Il quarto è la tragedia di Camerata Vecchia, distrutta da un incendio nel 1859: la popolazione ricostruì l'abitato più a valle, dando origine a Camerata Nuova, e le rovine dell'antico paese restarono aggrappate allo sperone roccioso, invase dal bosco, come sono oggi.

Il quinto è del Novecento e riguarda la seconda guerra mondiale: la linea Gustav correva più a sud, ma l'alta valle dell'Aniene conobbe occupazione, rastrellamenti e attività partigiana, e i paesi del parco pagarono il loro prezzo in vite e in distruzioni. Il sesto, infine, è amministrativo e ha cambiato il destino del territorio: la legge regionale numero 8 del 29 gennaio 1983, che istituendo il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini ha impedito la cementificazione dei pianori in un decennio in cui mezza montagna italiana veniva lottizzata. Chi oggi fotografa Camposecco senza seconde case nell'inquadratura lo deve a quella legge.

Chi è passato dal Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Benedetto da Norcia, prima di tutti. Giovane studente venuto dall'Umbria a Roma, secondo la tradizione lasciò la città disgustato dai costumi e risalì l'Aniene fino a trovare la grotta sopra Subiaco, dove visse in solitudine prima di fondare le comunità della valle. La sua permanenza sublacense precede Montecassino ed è il momento fondativo del monachesimo occidentale.

Nerone ci passò da imperatore e da committente, facendo costruire la villa e i laghi. Papa Alessandro IV, eletto nel 1254, era della famiglia dei conti di Jenne e da questo paese veniva. I Caetani dominarono la zona fra Duecento e Trecento e lasciarono il castello di Trevi nel Lazio e la torre di Vallepietra; la famiglia diede alla Chiesa Bonifacio VIII. Sweynheym e Pannartz, i due prototipografi tedeschi, arrivarono a Santa Scolastica nel 1465 e da lì la stampa scese a Roma.

Dall'Ottocento cominciano gli artisti. Cervara di Roma divenne meta di pittori paesaggisti, soprattutto stranieri, che dal Grand Tour avevano preso l'abitudine di risalire dalla campagna romana verso i monti in cerca di luce e di modelli; lo stesso accadde ad Anticoli Corrado, poco più a valle, che di quella stagione fece un mestiere. La Scalinata degli Artisti di Cervara conserva la memoria di questa frequentazione.

Nel Novecento arrivarono il cinema e lo sport. Terence Hill e Bud Spencer girarono qui parte dei due film di Trinità fra il 1970 e il 1971; le stazioni di Livata e Campo Staffi videro passare generazioni di sciatori romani negli anni del boom, e su questi pianori si sono formati atleti dello sci nordico laziale. E poi ci sono passati, e continuano a passarci, i pellegrini: decine di migliaia ogni anno verso il Santuario della Santissima Trinità, in compagnie di paese che cantano salendo. Sono loro, più di ogni personaggio illustre, la vera storia continua di questa montagna.

Domande veloci sul Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Quanto costa entrare nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Nulla. L'accesso al territorio del parco è libero e gratuito, senza biglietto e senza orari. Si pagano soltanto i servizi: impianti di risalita, noleggi, guide, alcuni parcheggi in alta stagione, eventuali contributi richiesti dai monasteri.

Quanto è grande il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

La superficie ufficiale è di 29.990 ettari, cioè quasi trecento chilometri quadrati, fra le province di Roma e Frosinone. È la più estesa area protetta terrestre del Lazio.

Quando è stato istituito il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Con la legge regionale del Lazio numero 8 del 29 gennaio 1983. Sono intervenute successivamente la legge regionale 7 del 14 luglio 2014 e la 15 del 16 novembre 2015.

Quali sono i comuni del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

I sette comuni storicamente citati sono Camerata Nuova, Cervara di Roma, Filettino, Jenne, Subiaco, Trevi nel Lazio e Vallepietra. La scheda regionale aggiunge oggi anche Arsoli. Filettino e Trevi nel Lazio appartengono alla provincia di Frosinone, gli altri alla Città metropolitana di Roma Capitale.

Perché si chiamano Monti Simbruini?

Dal latino sub imbribus, sotto le piogge. È la zona più piovosa dell'Appennino centrale, con precipitazioni che superano i duemila millimetri annui.

Qual è la montagna più alta del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Nel perimetro del parco la cima maggiore è il Monte Viglio, oltre i duemila metri, sul confine con l'Abruzzo sopra Filettino. Fra i Simbruini propriamente detti la vetta più elevata è il Monte Cotento, 2.015 metri, unica del gruppo a superare i duemila.

Quanto è alto il Monte Autore?

Poco più di 1.850 metri: le schede regionali dei percorsi indicano quote fra 1.850 e 1.862 a seconda del punto della sommità. È il rilievo più alto della Città metropolitana di Roma Capitale.

Come si arriva da Roma al Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

In auto, A24 fino a Vicovaro-Mandela e poi strada statale 5 Sublacense verso Subiaco: da un'ora e un quarto a un'ora e mezza secondo la destinazione. In treno, linea regionale per Avezzano fino a Mandela-Sambuci o Roviano, poi autobus Cotral fino a Subiaco e da lì verso i paesi del parco.

Si può arrivare nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini senza automobile?

Sì, ma con limiti seri. Il trasporto pubblico serve bene soltanto Subiaco; le corse per Livata, Jenne, Vallepietra e Cervara sono poche e calibrate sui residenti, e d'inverno possono saltare per neve. Verificate gli orari il giorno prima.

Quanto dura la visita al Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Una giornata basta per un settore soltanto: un'escursione più un borgo, oppure i monasteri di Subiaco più un pianoro. Per vedere nord, centro e sud servono almeno tre giorni, meglio con pernottamento in zona.

Serve prenotare per visitare il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Per il territorio no. Si prenotano invece le visite guidate, le uscite al bramito del cervo, le attività nell'area faunistica e le visite di gruppo ai monasteri di Subiaco.

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini è adatto ai bambini?

Molto. I pianori sono pianeggianti e larghi, Campaegli e Campo dell'Osso hanno aree attrezzate, l'area faunistica del cervo a Camerata Nuova funziona bene con i più piccoli e il lago di San Benedetto a Subiaco offre una passeggiata facile. Il passeggino sui sentieri è inutilizzabile: serve lo zaino porta-bimbo.

Si può portare il cane nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Sì, al guinzaglio. Attenzione ai cani da guardiania dei greggi, che difendono il territorio: si passa larghi, senza correre e senza urlare, e il proprio cane si tiene corto.

Dove si scia nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

A Monte Livata e Campo dell'Osso sopra Subiaco, a Campo Staffi sopra Filettino, a Campaegli sopra Cervara di Roma per il fondo e il campo scuola. Sul versante abruzzese opera Camporotondo. L'innevamento varia molto di anno in anno.

Ci sono grotte visitabili nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Il sottosuolo è ricchissimo, ma non esistono grotte turistiche attrezzate come altrove. La Grotta Mora Cavorso a Jenne è un sito archeologico che si visita nell'ambito di iniziative organizzate; nel 2006 a Trevi nel Lazio sono stati scoperti oltre mille metri di grotte attive. Per una grotta attrezzata poco distante ci si sposta a Pietrasecca, presso Carsoli.

Che animali si vedono nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Cervi, cinghiali, volpi, caprioli, rapaci diurni, e il lupo appenninico, presente stabilmente ma raramente osservabile. Nei torrenti vivono anfibi rari come la salamandrina dagli occhiali.

Qual è il periodo migliore per visitare il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Metà ottobre per il bosco, il bramito e la luce; aprile e maggio per le fioriture; l'inverno per la neve. Luglio e agosto danno refrigerio ma portano folla sui pianori raggiungibili in auto e temporali pomeridiani.

Il telefono prende nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Poco e male. La copertura è discontinua sulle dorsali e spesso assente nelle valli. Scaricate mappe e tracce prima di partire e comunicate a qualcuno l'itinerario.

Quali sentieri consigliate a chi viene per la prima volta?

Il percorso 673d da Campo dell'Osso al Monte Autore: 7,5 chilometri, 540 metri di dislivello, circa due ore e quaranta, difficoltà E. Per chi vuole meno fatica, la traversata del pianoro di Camposecco da Camerata Nuova, restando in piano.

Quanto dislivello ha la salita da Vallepietra al Monte Autore?

Oltre 1.400 metri in salita su 9,1 chilometri, difficoltà EE, circa tre ore e venti in salita e due e mezza in discesa. Si passa dal Santuario della Santissima Trinità.

Quanto costa visitare i monasteri di Subiaco?

Le modalità di visita e gli eventuali contributi sono indicati dalla comunità monastica: Santa Scolastica apre in fasce orarie mattutine e pomeridiane, il Sacro Speco richiede prenotazione per i gruppi. Verificate sul sito ufficiale dei monasteri benedettini prima di salire.

Dove si trova il Santuario della Santissima Trinità?

Nel comune di Vallepietra, a circa 1.337 metri, alla base della parete sotto il Colle della Tagliata. Ci si arriva in auto da Vallepietra o a piedi con il percorso 683a. Nei giorni del pellegrinaggio di Pentecoste la viabilità viene regolata con navette.

Si può fare mountain bike nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Sì, esiste una rete di itinerari segnati con difficoltà da T a EEA. Il più facile fra i classici è il numero 17 da Ponte Sant'Antonio a Ponte Minnone; il più impegnativo la traversata numero 9 da Livata a Campo Staffi.

Si può campeggiare o accendere il fuoco nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

No. Il campeggio libero non è consentito e il fuoco è vietato fuori dalle aree attrezzate. Anche i droni hanno limitazioni severe nelle zone della rete Natura 2000: si chiede autorizzazione all'ente parco.

Che differenza c'è fra il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini e il Parco Nazionale d'Abruzzo?

Sono due aree protette distinte e confinanti a distanza: il primo è regionale, istituito nel 1983, quasi trentamila ettari sullo spartiacque laziale; il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è nazionale, molto più antico e più esteso, con l'orso bruno marsicano come specie simbolo. I Simbruini funzionano da corridoio ecologico verso ovest.

Dove si mangia bene nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

Nei paesi, non in quota. La cucina è pastorale: pecorino, ricotta, agnello, castrato, fettuccine a mano, sagne e fagioli. Formaggi e carne di agnello sono realmente locali; sulla trota conviene chiedere la provenienza.

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini è accessibile con disabilità motoria?

Parzialmente. I pianori raggiungibili in auto permettono di godere il paesaggio su terreno pianeggiante a pochi metri dal parcheggio; Santa Scolastica è più praticabile del Sacro Speco, che è tutto scale nella roccia. Per percorsi adattati conviene contattare l'ente parco.

Dove si trova la sede del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini?

A Jenne, in via dei Prati 5, telefono 0774 827221. L'ente di gestione si chiama Ente Parco Appennino Monti Simbruini e gestisce anche i siti Natura 2000 del massiccio.

Un'ultima raccomandazione per queste montagne

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini paga da sempre il prezzo della vicinanza a Roma: viene trattato come il posto dove si va a prendere aria la domenica, si parcheggia sul primo prato, si mangia e si torna. È un peccato, perché qui c'è un massiccio calcareo che ha alimentato gli acquedotti di una capitale imperiale, la grotta da cui è uscita la regola monastica dell'Occidente, la prima tipografia italiana, il santuario montano più frequentato del Lazio e trentamila ettari di faggete e praterie che nessuno ha cementificato. Datele una giornata intera e un obiettivo preciso, non un pomeriggio di ripiego. Chi prepara un viaggio più ampio e vuole incastrare la montagna laziale fra Roma e il resto del paese trova indicazioni pratiche nelle guide sulle escursioni di un giorno in Italia, mentre per una giornata costruita su misura, con trasporto e accompagnamento, il riferimento sono i servizi di TourLeaderPro a Roma.

Se devo lasciarvi un solo consiglio, è questo: salite a Camposecco in un'alba di ottobre, spegnete il telefono, sedetevi su un muretto a secco e aspettate venti minuti senza fare niente. Sentirete i campanacci prima di vedere le mandrie, e forse un bramito lontano. Vale tutti i musei che avete in programma.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini (dal latino sub imbribus - sotto le piogge, detti anche Alpi Romane), è lo scrigno che racchiude la bellezza naturalistica del confine naturale del Lazio con l'Abruzzo: la catena montuosa del subappennino laziale.
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IndirizzoVia dei Prati 5 Jenne (RM), sede Ente Parco Vicino Roma 00020
Telefono0774827221

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