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Cervara di Roma (RM)

In breve. Cervara di Roma (RM) è il comune più alto della Città metropolitana di Roma Capitale: il centro abitato si trova a 1.053 metri sul livello del mare e il territorio comunale sale dai 419 metri del fondovalle dell'Aniene fino ai 1.611…

Cervara di Roma (RM) è il comune più alto della Città metropolitana di Roma Capitale: il centro abitato si trova a 1.053 metri sul livello del mare e il territorio comunale sale dai 419 metri del fondovalle dell'Aniene fino ai 1.611 metri della cresta simbruina, con un dislivello interno di quasi milleduecento metri. Ci si arriva dalla Strada Provinciale 40/b da Subiaco oppure dalla Strada Provinciale 39/b da Arsoli, e chi parte da Roma imbocca la A24 uscendo a Vicovaro-Mandela o a Carsoli-Oricola a seconda della strada che preferisce; il viaggio dalla Capitale dura circa un'ora e un quarto senza traffico. Il paese non si visita a pagamento: non ci sono biglietti, tornelli né orari di apertura, perché il monumento è il paese stesso. L'auto si lascia nei parcheggi lungo la strada che lambisce l'abitato, perché il centro storico è pedonale per forza di cose: le vie sono gradinate e larghe quanto un mulo carico. Il resto del territorio comunale comprende la frazione di Campaegli, altopiano a 1.430 metri con punto informativo del Parco naturale regionale dei Monti Simbruini. Orari degli uffici comunali, aperture del Museo della Montagna e calendario aggiornato delle feste si controllano sul sito ufficiale del Comune di Cervara di Roma prima di partire, perché in un paese di poco più di quattrocento residenti le aperture seguono la stagione e non un orario continuato.

Cervara di Roma è la porta di ingresso al Parco naturale regionale dei Monti Simbruini, la più estesa area protetta del Lazio, e appartiene alla Comunità montana dell'Aniene insieme ai comuni della valle dell'Aniene.

Cervara di Roma (RM)
Cervara di Roma (RM)

Dove si trova Cervara di Roma (RM) e come ci si arriva davvero

La geografia spiega quasi tutto di questo paese. Cervara occupa uno sperone calcareo sulle pendici occidentali dei Monti Simbruini, affacciato sulla valle che l'Aniene ha inciso fra Subiaco e Arsoli. Da lassù lo sguardo corre verso i Monti Lucretili e i Monti della Sabina, e nelle giornate limpide di tramontana si distinguono profili che sembrano appartenere a un'altra regione. Il vecchio nucleo è appollaiato su un pianoro roccioso che nessun ingegnere avrebbe scelto per fondarci un abitato, se non avesse avuto in mente la difesa.

In auto verso Cervara di Roma

Le due strade provinciali che raggiungono il paese sono la SP 40/b, che sale da Subiaco, e la SP 39/b, che arriva da Arsoli. Sono strade di montagna vere: tornanti stretti, muretti a secco, tratti in cui l'asfalto si restringe e la faggeta arriva a lambire la carreggiata. In inverno possono essere innevate e l'attrezzatura invernale a bordo non è un vezzo. Da Roma il percorso più comodo è la A24 in direzione L'Aquila con uscita a Vicovaro-Mandela, poi la via Sublacense fino a Subiaco e da lì la salita. Chi arriva da nord o dall'Abruzzo esce a Carsoli-Oricola e scende su Arsoli. Un terzo ramo di provinciale collega la contrada Palio all'altopiano di Campaegli, otto chilometri di salita che vanno affrontati con calma.

Con i mezzi pubblici fino a Cervara di Roma

Il collegamento con l'autobus esiste e passa da Subiaco, che è il nodo di tutta l'alta valle dell'Aniene: le corse regionali sono poche al giorno e cambiano fra periodo scolastico ed estate, quindi gli orari vanno letti sul sito del vettore regionale il giorno prima e non il giorno stesso. La ferrovia, invece, non c'è più da quasi un secolo: la linea Mandela-Subiaco, che aveva una fermata intitolata Rocca Canterano-Cervara-Canterano, ha cessato il servizio nel 1933. Chi si muove senza auto e vuole vedere Cervara con calma fa bene a pernottare a Subiaco e salire in giornata.

Dove si parcheggia e quanto si cammina

Il centro storico si raggiunge a piedi con una salita di poche decine di metri di dislivello, breve ma ripida, tutta a gradini e ciottolato. Non è un percorso adatto a passeggini rigidi né a chi ha problemi di deambulazione: chi ha difficoltà motorie può comunque godersi la piazza bassa, il panorama e la parte pianeggiante, che già da sola vale la salita in auto. Scarpe chiuse con suola scolpita: la pietra locale, lucidata da secoli di passaggi, in giornata umida scivola.

Il comune più alto della provincia romana

Il dato che i cervaroli ripetono con giustificato orgoglio è questo: 1.053 metri sul livello del mare, nessun altro comune della Città metropolitana di Roma Capitale è più in alto. Nel Lazio soltanto Filettino lo supera. È un primato che non ha nulla di folkloristico, perché ha determinato la storia agraria, l'architettura e perfino la lingua del posto. A quella quota il grano non matura bene, la vite non regge, l'olivo neanche a parlarne: l'economia storica di Cervara è stata pastorizia, bosco, castagne, legname e caccia. Le case si sono compattate una addosso all'altra per risparmiare muri esposti al vento, e le finestre sono piccole per la stessa ragione.

La classificazione climatica ufficiale colloca Cervara in zona F, con 3.134 gradi giorno: è la fascia più fredda prevista dalla normativa italiana, la stessa dei comuni alpini. In pratica significa inverni con minime abbondantemente sotto lo zero, nevicate che in certe annate diventano imponenti, e un'estate che raramente supera i trenta gradi. Chi sale da Roma ad agosto con la maglietta e si ferma fino al tramonto se ne pente puntualmente: alle otto di sera, in piazza, serve una felpa anche a Ferragosto. Capita spesso di vedere gruppi arrivare in ciabatte e chiedere in prestito una giacca.

Cervara di Roma (RM)
Cervara di Roma (RM)

Il centro storico di Cervara di Roma passo per passo

Chiamarla visita è quasi improprio: a Cervara si sale e si scende, e la pianta del paese è una scala continua fra due piazze. La quota bassa è Piazza Giovanni XXIII, la quota alta è Piazza Umberto I, e fra le due corre il sistema di gradinate che ha reso famoso il borgo.

Piazza Umberto I, il balcone di Cervara di Roma

La piazza alta è il punto in cui il paese si affaccia sul vuoto. Da qui la valle dell'Aniene si apre in tutta la sua profondità e il paesaggio si legge come una carta topografica: i boschi di faggio in alto, i castagni a mezza costa, i coltivi e gli orti in basso. È il luogo dove i pittori dell'Ottocento piantavano il cavalletto, e non per caso: la luce del pomeriggio taglia la roccia di traverso e stacca le case dal fondo come in un teatro. Chi ha poco tempo e vuole capire Cervara in un colpo solo si sieda qui venti minuti.

Le vie scavate nella roccia

Il soprannome corrente di Cervara di Roma è paese scolpito nella roccia, e non è una metafora pubblicitaria: intere pareti di calcare fanno da muro maestro alle abitazioni, i vicoli sono tagliati nel banco roccioso e in più punti il pavimento della strada e la parete della casa sono la stessa pietra. Le viuzze tortuose, ripide, spesso coperte da archi e passaggi voltati, conservano l'impianto medievale senza restauri che l'abbiano falsificato. Fino agli anni Cinquanta del Novecento il paese si raggiungeva soltanto a dorso di mulo: questo isolamento, che allora fu povertà, oggi è la ragione per cui il tessuto urbano è arrivato intatto fino a noi.

La Fonte Munistrigliu e la vita quotidiana di un tempo

Poco fuori dall'abitato la Fonte Munistrigliu conserva l'antico lavatoio, che per generazioni è stato il vero centro sociale femminile del paese. La località di Munistrigliu ospitava anche un santuario rurale legato alla devozione per la Madonna della Portella ed era il punto di ritrovo della comunità nelle ricorrenze. Le donne che i pittori francesi hanno reso celebri con il nome di cervaroles sono le stesse che salivano da qui con la conca d'acqua in equilibrio sul capo: quando davanti al lavatoio si guarda la pendenza della strada si capisce quanto poco fosse pittoresco quel gesto per chi lo compiva.

Piazza Giovanni della Prugna

La piazza bassa è intitolata a Giovanni della Prugna, caduto nel 1943. Un paese di quattrocento anime che dedica una piazza a un suo morto di guerra sta dicendo qualcosa di preciso sulla propria memoria collettiva, e vale la pena leggere la lapide invece di attraversare di corsa.

La Rocca di Cervara di Roma e le sue guerre

Sopra il paese, sulla cima dello sperone, restano i ruderi della rocca medievale. Le fonti locali collocano la costruzione fra l'XI secolo e il principio del XII: la data che circola più spesso è il 1115, mentre la documentazione dell'ente comunale la fa risalire genericamente alla prima metà dell'XI secolo. Quello su cui tutte le fonti concordano è la funzione: fortezza militare di controllo, resa quasi inespugnabile dalla posizione più che dallo spessore delle mura.

Pelagio da Jenne, l'abate che si prese Cervara

La pagina più cupa della rocca porta il nome di Pelagio da Jenne. Nel 1273, dopo aver tentato invano di farsi eleggere abate di Subiaco, occupò con i suoi uomini la fortezza di Cervara e ne fece la base di un dominio personale su tutto il territorio, arrivando a occupare di notte il monastero di Santa Scolastica. La reazione arrivò da Roma: un esercito di sublacensi inviato dal pontefice pose l'assedio alla rocca, che capitolò dopo due mesi. Pelagio finì prigioniero nella rocca di Subiaco, dove morì. Tre anni di signoria abusiva su uno sperone di calcare: la storia dei castelli appenninici è fatta anche di questo, e raccontarla ai piedi delle mura sbrecciate funziona molto meglio che leggerla in un manuale.

Il declino e la statua dell'Immacolata

Dopo il Cinquecento la fortezza perse ogni ruolo difensivo e cominciò a sgretolarsi. Papa Pio VI valutò un intervento di ristrutturazione e vi rinunciò per il costo: una decisione che oggi ci ha lasciato un rudere invece di un castello rimaneggiato, e francamente il rudere racconta di più. Nel 1954 sui resti della rocca è stata collocata una statua dell'Immacolata, che dal paese si vede in controluce e di sera viene illuminata. La salita ai ruderi è breve ma esposta: con vento forte non è il caso di avvicinarsi al ciglio.

La Prugna, la fortezza scomparsa

Della seconda roccaforte del territorio, chiamata la Prugna, restano soltanto alcuni basamenti. La tradizione locale attribuisce la sua distruzione alle scorrerie del brigante Marco Sciarra, che tra la fine del Cinquecento e i primissimi anni del Seicento devastò l'alta valle dell'Aniene. Da allora il sito fu abbandonato. L'unico documento figurato che ci restituisce l'aspetto originario della Prugna è un dipinto a olio dell'Ottocento: un caso in cui la pittura di paesaggio ha fatto il lavoro dell'archeologia.

Cervara di Roma (RM)
Cervara di Roma (RM)

Le chiese di Cervara di Roma

Per un comune così piccolo il patrimonio religioso è sorprendentemente articolato, e già nel 1660 le fonti parrocchiali ne censivano tre in attività.

La collegiata di Maria Santissima della Visitazione

È la chiesa principale di Cervara di Roma, e si trova nei pressi dei ruderi della rocca, nella parte alta del centro storico. È costruita interamente in pietra locale, ha un campanile antico e un portale d'ingresso del XV secolo di impianto rinascimentale, il pezzo architettonico di maggior pregio del paese. L'intitolazione completa comprende anche Sant'Elisabetta e San Felice.

All'interno si conservano due dipinti a olio su tela della prima metà del Seicento. Il primo raffigura la Visitazione ed è attribuito a Vincenzo Manenti, pittore nato a Orvinio e attivo in tutta la Sabina, autore fecondo e diseguale la cui mano si riconosce dai panneggi larghi e dagli incarnati chiari. L'attribuzione è tradizionale, non documentata da contratto: davanti al quadro conviene saperlo. Il secondo dipinto, sull'altare maggiore, raffigura la Madonna del Carmine e appartiene allo stesso giro di anni.

San Felice, il martire arrivato dalle catacombe

Sotto l'altare maggiore riposa il corpo di un martire donato a Cervara da papa Pio VI e proveniente dalle catacombe di San Callisto, sulla via Appia. Accanto ai resti fu rinvenuta una lapide con l'iscrizione Felix, e da quella parola il martire prese nome: San Felice è oggi il protettore del paese. La pratica settecentesca di distribuire alle parrocchie di campagna i corpi estratti dai cimiteri sotterranei romani produsse centinaia di casi come questo in tutto il Lazio, e Cervara ne è un esempio limpido: il santo non ha una biografia, ha un'iscrizione.

Santa Maria della Portella

La chiesa di Santa Maria della Portella deve il nome alla sua posizione presso le porte del paese e domina la valle dell'Aniene da un affaccio notevole. Fu istituita nel 1702 dai Padri Gesuiti in occasione delle sante missioni che tennero in queste terre, ma l'edificio è più antico della istituzione: la costruzione viene collocata fra il 1514 e la seconda metà del Cinquecento. All'interno si conserva una statua in terracotta con la Madonna con Bambino, oggetto di una devozione locale tenace.

Sant'Emidio e San Rocco

La chiesa di Sant'Emidio sorge al limite dell'abitato, sull'ingresso principale della parte alta del paese; nel Seicento risultava intitolata a San Rocco, e il cambio di dedicazione a Sant'Emidio, protettore dai terremoti, racconta da solo la paura sismica di questi monti. La chiesa di San Rocco, protettore dalle epidemie e dalla peste, si trova sulla via che porta verso Camerata e verso la porta di montagna. Si aggiunge la chiesa della Beata Vergine del Carmelo, settecentesca, con un dipinto su legno della Vergine.

Cervara di Roma (RM)
Cervara di Roma (RM)

La Scalinata degli Artisti, il simbolo di Cervara di Roma

Se Cervara è conosciuta fuori dai confini della valle, il merito è di una scala. La Scalinata degli Artisti collega Piazza Giovanni XXIII, in basso, a Piazza Umberto I, in alto, e lungo il suo percorso la roccia calcarea è stata lavorata a bassorilievo, incisa con versi poetici e affiancata da sculture. Non è un museo all'aperto costruito a tavolino da un ufficio marketing: nasce nel 1984, quando gli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, coordinati dal professor Vincenzo Bianchi, titolare della cattedra di scultura, salgono a Cervara e lavorano direttamente sulla pietra viva del paese.

Il risultato è un dispositivo narrativo che il visitatore attraversa senza accorgersene: si sale per andare in piazza e ci si ritrova a leggere versi scolpiti, a passare accanto a figure che sembrano emergere dalla roccia invece di esservi state applicate. In alcuni punti della scalinata sono incise le note musicali composte da Ennio Morricone per il paese. Il consiglio: percorretela in salita, mai in discesa. In salita l'occhio incontra le opere alla giusta altezza e il ritmo del passo obbliga alle soste; in discesa si guarda dove si mettono i piedi e si perde tutto.

La Scalinata della Pace

Alla Scalinata degli Artisti si affianca la Scalinata della Pace, che sale verso la rocca ed è scandita da figure di valore simbolico. Le due gradinate collegano la parte a valle e la parte a monte dell'abitato, e insieme costituiscono l'ossatura pedonale del paese: a Cervara di Roma non esiste una passeggiata pianeggiante, esiste una salita che si è fatta opera d'arte.

La Montagna d'Europa e i murales di Cervara di Roma

Sulla parete calcarea a strapiombo sulla piazzetta si sviluppa il complesso scultoreo che porta il nome di Montagna d'Europa, dedicato alla pace nel mondo e modellato con figure che alludono alla fratellanza e alla solidarietà fra i popoli. È l'esito maturo dello stesso cantiere aperto dagli allievi fiorentini: la roccia non fa più da supporto, diventa materia dell'opera. Chi la guarda da sotto, in controluce del mattino, fatica a distinguere dove finisce la geologia e dove comincia lo scalpello. È il pezzo più ambizioso di tutto il progetto artistico cervarolo e, a nostro giudizio, il più riuscito.

Alla scultura si affianca la pittura murale: lungo le strade del paese sono stati realizzati quattordici murales, accompagnati da poesie incise. La stagione dei murales cervaroli parte già negli anni Settanta, quando artisti come Eric Hebborn, Giuseppe Ciotti e Julianos Kattinis decidono di lasciare traccia del proprio passaggio direttamente sui muri delle case, con affreschi e pitture. Il paese, che aveva ospitato per un secolo e mezzo pittori venuti a portarsi via l'immagine di Cervara su tela, comincia a trattenere l'arte sulle proprie pareti.

Cervara di Roma (RM) scalinata degli artisti
Cervara di Roma (RM) scalinata degli artisti

Cervara di Roma paese d'arte: la colonia degli artisti

Questa è la vera ragione per cui vale la pena salire fin quassù. Dal principio dell'Ottocento Cervara di Roma entra stabilmente nell'itinerario dei pittori stranieri che soggiornano a Roma, e per oltre un secolo il paese diventa una tappa fissa del pellegrinaggio artistico verso la montagna laziale, insieme a Subiaco, Anticoli Corrado e Olevano Romano. Non ci vengono per caso: cercano il paesaggio aspro, le rocce nude, i costumi popolari e i tipi umani che l'accademia romana non offriva più.

Il primo sguardo: Koch e Pinelli

Nel 1810 il pittore tirolese Joseph Anton Koch, uno dei protagonisti del paesaggio eroico di ambiente romano, ricava da Cervara il soggetto di un'incisione. Il vecchio racconto locale lo chiama Antonio Koch, ma il nome per esteso dell'artista è quello. Quasi negli stessi anni lavora sul paese Bartolomeo Pinelli, il più prolifico illustratore di Roma e della sua provincia, autore di circa diecimila fra disegni e incisioni: le sue tavole con i costumi cervaroli hanno fatto per l'immagine del paese quello che nel Novecento avrebbe fatto la fotografia. A loro si affiancano Gaetano Cottafavi, Filippo Ferrari ed Ernest Schweinfurth.

Adrian Ludwig Richter e il disegno di Dresda

Nel 1826 il tedesco Adrian Ludwig Richter realizza un paesaggio cervarolo, un disegno a penna oggi conservato al Kupferstichkabinett di Dresda. Richter appartiene a quella generazione di nordici che scendevano in Italia per imparare la luce: il foglio di Dresda è la prova che il nome di Cervara circolava già nei taccuini degli studi romani.

Samuel Morse, il pittore che inventò il telegrafo

Il 24 maggio 1830 arriva a Cervara, da Subiaco, con i bagagli caricati su due muli, Samuel Finley Breese Morse. Prima di essere l'inventore del telegrafo elettrico e dell'alfabeto che porta il suo nome, Morse era un pittore di professione, formato in Inghilterra e attivo negli Stati Uniti. Del suo arrivo resta un appunto che vale più di dieci descrizioni: il paesaggio è grandioso, passato un querceto appare Cervara dove si arriva per un sentiero di capre, nessuna carrozza ci passerebbe mai, e c'è qualcosa di stranamente maestoso nella calma di un posto come questo, dove regna per lo più un silenzio perfetto. Chi sale oggi in auto per una provinciale asfaltata farebbe bene a tenere a mente il sentiero di capre.

Willers, Lear, Gautier, Corot, von Blaas

Il pittore tedesco Ernst Willers dipinge Cervara nel 1836 e il quadro è oggi alla Kunsthalle di Brema. Due anni dopo, nel 1838, l'inglese Edward Lear, illustratore e autore di nonsense, ricava dal paese alcune litografie. Passa di qui il critico e scrittore francese Théophile Gautier. Vi lavora Jean-Baptiste Camille Corot, che nella campagna romana ha formato il proprio modo di trattare la luce. C'è Karl von Blaas, segnato dall'esperienza dei Nazareni, il gruppo di pittori romantici tedeschi attivi fra Roma e la provincia nell'Ottocento. Cinque nomi che in qualunque museo europeo occupano una sala: tutti, in anni diversi, davanti alla stessa rupe.

Ernest Hébert e le cervaroles

Fra tutti, l'artista che ha reso Cervara di Roma famosa in Europa è il francese Ernest Hébert, nato a Grenoble nel 1817 e morto a La Tronche nel 1908. Hébert non passò: si stabilì nel paese e ne condivise la vita semplice e dura. Si innamorò delle donne di Cervara, le cervaroles, e ne fece il soggetto ricorrente della propria pittura, cantandone ogni gesto e ogni espressione. Da quel soggiorno nascono Rosanera alla fontana, Le pic de Cervara, Une rue à Cervara, Porteuse d'eau de Cervara e soprattutto Les Cervarolles, dipinto negli anni 1856-1858 e oggi esposto al Museo d'Orsay di Parigi. Nel paese si indica ancora l'arco che compare in quel quadro. Andarci sotto, con la riproduzione del dipinto sul telefono, è l'esercizio più istruttivo che si possa fare a Cervara: la geometria dell'arco è identica, le donne no.

Robert Wellmann e Oskar Kokoschka

Nel 1900 l'austriaco Robert Wellmann è il primo artista del nuovo secolo a stabilirsi a Cervara: acquista una villa in contrada la Maddalena e vi vive e lavora per alcuni anni. Trent'anni dopo, nel 1930, arriva Oskar Kokoschka, pittore e drammaturgo austriaco formatosi a diretto contatto con Gustav Klimt negli anni della Secessione viennese. Che un protagonista dell'espressionismo europeo abbia messo il cavalletto in questo paese è un fatto che a Cervara si racconta poco e che invece varrebbe una targa.

Cervara di Roma (RM)
Cervara di Roma (RM)

Il Novecento: Alberti, Monachesi, Morricone

Dopo la seconda guerra mondiale il legame fra Cervara e gli artisti si allenta, e torna a saldarsi soltanto negli anni Sessanta. I primi a rimettere piede nelle stradine del centro storico sono Sante Monachesi, fondatore del Movimento Futurista Marche, il neorealista Domenico Purificato e Aldo Riso.

Rafael Alberti, il poeta della piazza

La figura che domina il Novecento cervarolo è però quella di Rafael Alberti, poeta spagnolo della generazione del Ventisette. Costretto all'esilio dalla vittoria franchista, Alberti passò decenni fra Francia, Messico e Argentina, e dal 1964 visse in provincia di Roma; tornò in Spagna soltanto dopo la morte di Francisco Franco. A Cervara lasciò dei versi, che oggi campeggiano nella piazza principale, e una definizione del paese che nessun ufficio turistico avrebbe saputo scrivere: una scultura nel cielo, che al cielo volerebbe se l'aria la sostenesse. Leggere quei versi in piazza, con la valle sotto, spiega la scelta della parola scultura meglio di qualsiasi commento.

Ennio Morricone e le musiche per Cervara

Nel 1998 Ennio Morricone compone per il paese due brani inediti, Notturno per Cervara e Passacaglia per Cervara. Furono eseguiti a Cervara il 2 luglio 1998 dalla Roma Sinfonietta diretta da Andrea Morricone. Le note di quelle partiture sono state incise sulla pietra della scalinata: un paese di quattrocento abitanti che si porta a casa una prima assoluta del più grande compositore italiano di musica per film, e la scrive sui gradini.

Il Museo della Montagna di Cervara di Roma

Il Museo della Montagna occupa due piani e raccoglie la cultura materiale del paese: pastorizia, cicli cerimoniali dell'anno, lavoro femminile, costumi locali con la loro oreficeria, agricoltura, artigianato e oggetti di devozione. Il percorso è corredato da materiale didattico in italiano, inglese e in scrittura Braille, una scelta di accessibilità rara in un comune di queste dimensioni e che merita di essere segnalata. Fra le sezioni più interessanti c'è quella dedicata alla località di Munistrigliu, con il santuario rurale della Madonna della Portella e la funzione di raduno comunitario che quel luogo svolgeva.

Un museo etnografico di paese vale nella misura in cui gli oggetti sono stati raccolti davvero nelle case del posto, e qui è così: i costumi con gli ori, le conche per l'acqua, gli attrezzi da bosco e da pastore vengono dalle famiglie cervarole. Gli orari non sono continuativi tutto l'anno: chi vuole visitarlo telefoni al Comune di Cervara di Roma qualche giorno prima, soprattutto fuori stagione. Vale una mezz'ora buona, e per chi viaggia con ragazzi delle medie è il modo migliore per far capire cosa significasse vivere a mille metri senza strada.

Campaegli e la montagna di Cervara di Roma

Otto chilometri di provinciale sopra il paese si apre l'altopiano di Campaegli, a 1.430 metri di quota: prati sommitali, faggete, doline e un orizzonte che nulla ha in comune con l'immagine corrente del Lazio. Qui il Parco naturale regionale dei Monti Simbruini mantiene un punto informativo, e qui si concentra l'attività sportiva di montagna del comune, praticabile tutto l'anno: sci di fondo e sleddog in inverno, equiturismo, escursionismo, tennis e calcetto nella bella stagione.

I sentieri intorno a Cervara di Roma

Il primo itinerario, alla portata di chiunque, è il Sentiero della Pineta, che parte dal paese e si sviluppa dentro una vegetazione fitta di pini e faggi: un'ora scarsa di cammino, ombra garantita, ottimo per il pomeriggio d'estate. Da Campaegli partono invece i percorsi di crinale che entrano dentro il massiccio simbruino, verso le vette che superano i 1.700 metri e verso i pianori carsici. La rete sentieristica del parco è segnata con la classica segnaletica biancorossa: le carte aggiornate e lo stato dei sentieri si chiedono al punto informativo del parco, perché in quota la neve resiste fino ad aprile inoltrato e certi tratti diventano impegnativi.

Una regola: sui Simbruini il telefono prende a tratti e le faggete disorientano più della roccia, perché tutti i tronchi si somigliano. Si cammina con carta, bussola o traccia scaricata in anticipo, e si torna prima del tramonto.

La Grotta Stoccolma e il carsismo

Nel territorio di Campaegli si apre la dolina carsica chiamata Grotta Stoccolma. Il calcare dei Simbruini è un colabrodo geologico: assorbe l'acqua meteorica in superficie, la fa circolare in profondità e la restituisce alle sorgenti del fondovalle. È questo il motivo per cui i Romani vennero a prendere qui l'acqua degli acquedotti Anio Vetus, Marcio, Claudio e Anio Novus: il nome stesso dei Simbruini rimanda alle acque sotto le quali il territorio si trova. Cervara di Roma è dentro questo sistema idrico, e la sua penuria storica di sorgenti in quota è il rovescio esatto della ricchezza d'acqua della valle.

L'Osservatorio astronomico di Campaegli

A Campaegli l'Associazione Astrofili ASTRIS gestisce l'Osservatorio astronomico Claudio del Sole, con possibilità di osservazioni notturne e diurne al telescopio. La quota e la distanza dalle luci della Capitale rendono questo uno dei cieli migliori della provincia romana: nelle notti senza luna la Via Lattea è visibile a occhio nudo. Le aperture sono legate al calendario dell'associazione e vanno concordate in anticipo. Se dovessi indicare una sola esperienza che a Cervara non si può replicare altrove vicino a Roma, indicherei una notte di osservazione a Campaegli, meglio se in agosto.

Cervara di Roma (RM) scalinata degli artisti
Cervara di Roma (RM) scalinata degli artisti

Domande frequenti su Cervara di Roma (RM)

Quanto costa visitare Cervara di Roma?

Visitare Cervara di Roma non costa nulla, perché è un paese abitato e non un sito a pagamento: si entra liberamente, senza biglietti né orari. Un costo può esserci solo per l'ingresso al Museo della Montagna e per le attività organizzate sull'altopiano di Campaegli, le cui tariffe vanno chieste direttamente al Comune o al gestore.

Perché Cervara di Roma è il comune più alto della provincia di Roma?

Cervara di Roma si trova a 1.053 metri sul livello del mare, il dato che ne fa il comune più alto della Città metropolitana di Roma Capitale; nel Lazio soltanto Filettino è più in alto. Questa quota ha determinato la storia agraria, l'architettura e perfino la lingua del paese, perché a quell'altezza il grano non matura bene e la vite non regge.

Che cos'è la Scalinata degli Artisti a Cervara di Roma?

La Scalinata degli Artisti è la scala che collega Piazza Giovanni XXIII, in basso, a Piazza Umberto I, in alto, a Cervara di Roma, e lungo il suo percorso la roccia calcarea è stata lavorata a bassorilievo con versi poetici e sculture. Nasce nel 1984, quando gli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Firenze iniziarono a scolpire la parete.

Come si arriva a Cervara di Roma e da dove conviene iniziare la visita?

Cervara di Roma occupa uno sperone calcareo sulle pendici occidentali dei Monti Simbruini, affacciato sulla valle dell'Aniene fra Subiaco e Arsoli. Conviene parcheggiare in basso, cominciare da Piazza Giovanni XXIII e salire a piedi lungo la Scalinata degli Artisti verso Piazza Umberto I, meglio la mattina presto, perché il paese si percorre da valle verso monte.

Cervara di Roma è accessibile in sedia a rotelle?

No, il centro storico di Cervara di Roma non è accessibile in sedia a rotelle, perché è fatto di gradinate scavate nella roccia e di pendenze che nessun adeguamento potrebbe correggere senza alterare il paese. Restano fruibili con l'auto la piazza bassa, gli affacci panoramici raggiungibili dalla strada e l'altopiano pianeggiante di Campaegli.

Cervara di Roma è adatta a una visita con bambini?

Cervara di Roma piace molto ai bambini dai sei anni in su, perché il paese è tutto una scala con figure scolpite nella roccia da cercare come in una caccia al tesoro, e la piazza alta ha un affaccio panoramico che li lascia senza parole. Il Museo della Montagna, con gli attrezzi da pastore e i costumi tradizionali, tiene alta l'attenzione anche dei più piccoli.

Qual è il periodo migliore per visitare Cervara di Roma?

La stagione migliore per visitare Cervara di Roma è l'autunno, fra la fine di settembre e la prima metà di novembre, quando le faggete dei Monti Simbruini cambiano colore, l'aria è tersa e il paese torna silenzioso. Ottima anche la primavera avanzata, da metà maggio, quando fioriscono i prati dell'altopiano di Campaegli.

Che cosa si mangia a Cervara di Roma?

Il prodotto simbolo di Cervara di Roma è il tartufo, riconosciuto fra i prodotti agroalimentari tradizionali del Lazio, celebrato con una sagra di fine settembre. Il primo piatto identitario è lo strozzaprete, una pasta di acqua e farina lavorata a mano, condita in bianco con il tartufo o al sugo; in inverno domina la polenta.

Il Parco naturale regionale dei Monti Simbruini

Cervara di Roma è la porta d'ingresso settentrionale del Parco naturale regionale dei Monti Simbruini, che con quasi trentamila ettari è la più estesa area protetta del Lazio. Il parco tutela le più grandi faggete della regione, un patrimonio forestale che in autunno vira a tutte le tonalità del rame e che ospita lupo appenninico, cervo, capriolo, aquila reale e una fauna minore ricchissima. Il territorio comunale di Cervara ne rappresenta il limite occidentale, quello che guarda verso la valle e verso Roma.

Per chi programma una giornata intera, la combinazione più efficace è Cervara al mattino, con la scalinata e il centro storico, e la montagna nel pomeriggio: Monte Livata, con le località di Campo dell'Osso e della Monna dell'Orso, si trova a pochi chilometri da Campaegli, in territorio di Subiaco. Campo dell'Osso si sviluppa intorno ai 1.560 metri e la zona sommitale della Monna dell'Orso arriva oltre i 1.700, servita da una seggiovia quadriposto inaugurata nel 2013. Chi ha in programma escursioni impegnative o vuole muoversi in gruppo su questi crinali faccia riferimento a professionisti abilitati: la rete di accompagnatori turistici di TourLeaderPro lavora abitualmente sull'Appennino laziale e conosce i tempi reali dei percorsi.

Feste e tradizioni del paese

Il calendario cervarolo è denso e conserva riti che altrove sono scomparsi. Le date che seguono sono quelle della tradizione consolidata: la conferma anno per anno, con orari e programmi, arriva dagli avvisi del Comune di Cervara di Roma e della parrocchia.

Gennaio e la Settimana Santa

Il 17 gennaio si celebra Sant'Antonio Abate con processione, fuochi e cena in piazza aperta a tutti: è la festa del bestiame e del fuoco, la più arcaica dell'anno appenninico. Nella Settimana Santa il Venerdì è segnato dalla processione del Cristo morto lungo le gradinate del paese, che di notte, con le sole torce, produce un effetto scenico che nessuna regia potrebbe costruire.

L'estate: patroni, Inchinata e Mammoccia

Il primo, il due e il tre luglio si festeggiano i santi patroni Elisabetta e Felice, con esibizioni di bande musicali. Il 10 agosto arde il gran falò della notte di San Lorenzo. Il 15 agosto va in scena la processione dell'Inchinata, l'incontro fra due processioni che si inchinano l'una all'altra: un rito di reciproco saluto fra simulacri diffuso nel Lazio e sempre carico di tensione emotiva. Il 16 agosto è la volta di San Rocco, con il ballo della Mammoccia, una pupazza di carta intorno alla quale ruotano i festeggiamenti, mentre lo stesso giorno si tiene la Soffitta della Nonna, mercatino di cambio e scambio. Sempre in agosto si tengono la Festa dei Faggi e la Sagra dello Strozzaprete. A fine agosto l'altopiano ospita il Palio di Campaegli, torneo cavalleresco allestito nel campo d'arme.

Settembre e dicembre

A fine settembre si tengono la Festa degli Artisti e la Sagra del Tartufo, il doppio appuntamento che meglio riassume l'identità del paese: l'arte e il bosco. Fra l'ultima settimana di dicembre e i primi giorni di gennaio arriva la Sagra della Polenta e del relalicu, piatto della tradizione cervarola. Se dovessi scegliere una sola data per capire Cervara, sceglierei la fine di settembre: la luce è la migliore dell'anno, i faggi cominciano a girare e il paese è pieno senza essere invaso.

Cosa si mangia quassù

Il prodotto simbolo è il tartufo, riconosciuto fra i prodotti agroalimentari tradizionali del Lazio: nasce nei boschi del comune e regge il confronto con zone tartufigene ben più pubblicizzate. Intorno al tartufo ruota la sagra di fine settembre. Il primo piatto identitario è lo strozzaprete, pasta di acqua e farina lavorata a mano, condita in bianco con il tartufo o al sugo. In inverno domina la polenta, servita sulla spianatora e accompagnata dai piatti poveri della montagna. Si aggiungono i formaggi di pecora della Comunità montana dell'Aniene, le castagne, i funghi e la selvaggina. Le trattorie sono poche e la domenica si riempiono: chi sale in gruppo prenoti, altrimenti si finisce a mangiare un panino in piazza. È successo, e non ai clienti degli altri.

Cervara di Roma (RM)
Cervara di Roma (RM)

Cervara di Roma con i bambini

Il paese piace molto ai bambini dai sei anni in su, per una ragione precisa: è tutto una scala, ci sono figure scolpite nella roccia da cercare come in una caccia al tesoro e la piazza alta ha un affaccio che li lascia zitti per qualche secondo. Le sculture della Scalinata degli Artisti funzionano benissimo come gioco di osservazione. Il Museo della Montagna, con gli attrezzi da pastore e i costumi, tiene l'attenzione per una mezz'ora. In estate Campaegli offre spazio per correre e prati per il picnic, e l'osservatorio astronomico è la carta vincente per i ragazzi più grandi.

Con i bambini molto piccoli il discorso cambia: il passeggino nel centro storico non serve a niente, va messo in conto lo zaino porta bimbo. Il fasciatoio non è garantito e i bagni pubblici sono pochi, quindi conviene organizzarsi prima di salire.

Accessibilità e limiti della visita

Va detto con chiarezza: il centro storico di Cervara di Roma non è accessibile in sedia a rotelle. Il tessuto urbano è fatto di gradinate scavate nella roccia e di pendenze che nessun adeguamento potrebbe correggere senza distruggere il paese. Restano fruibili con l'auto la piazza bassa, gli affacci panoramici raggiungibili dalla strada e l'altopiano di Campaegli, che è pianeggiante. Il Museo della Montagna offre materiale didattico in Braille, un segnale di attenzione all'accessibilità sensoriale. Chi viaggia con persone a mobilità ridotta può comunque organizzare una giornata soddisfacente, a patto di rinunciare alla salita e di concentrarsi sul paesaggio e sulla montagna.

Quando andare

La stagione migliore è l'autunno, fra la fine di settembre e la prima metà di novembre: le faggete cambiano colore, l'aria è tersa, il paese torna silenzioso e le fotografie riescono da sole. Ottima anche la primavera avanzata, da metà maggio, quando i prati di Campaegli fioriscono. L'estate è gradevolissima per la quota, con temperature medie fra i venticinque e i ventotto gradi, e agosto concentra la maggior parte delle feste. L'inverno è per chi ama la montagna vera: bello, spesso innevato, con le strade provinciali che richiedono prudenza e attrezzatura adeguata.

Il momento da evitare, se cercate silenzio, è il pomeriggio della domenica d'agosto: il paese è piccolo e i parcheggi finiscono presto. Il momento migliore in assoluto, a nostro giudizio, è il mattino presto di un giorno feriale d'ottobre, quando la nebbia di valle sale e Cervara emerge dal bianco come un'isola.

Cosa vedere intorno a Cervara di Roma

Cervara si presta benissimo a fare da base o da tappa dentro un itinerario più ampio nell'alta valle dell'Aniene. A poca distanza si trova Canterano, il paese confinante. Subiaco, con i monasteri benedettini di Santa Scolastica e del Sacro Speco, è il centro storico e religioso di tutta la valle e merita una giornata intera. Poco lontano ci sono le rovine di Camerata Vecchia, il borgo abbandonato dopo l'incendio del 1859, e il santuario della Santissima Trinità di Vallepietra, incastonato nella parete rocciosa.

Scendendo verso valle si incontrano Arsoli con il suo castello Massimo, Anticoli Corrado, altro paese di modelle e pittori, i laghetti di Percile e più giù Tivoli con le sue ville. Verso la Ciociaria si aprono Trevi nel Lazio, Filettino con la stazione di Campo Staffi, Guarcino e Campocatino, Fiuggi con le sue acque. Verso ovest ci sono Palestrina, Olevano Romano e il borgo fantasma di Antuni. Chi organizza un viaggio a Roma in inglese e cerca idee per le gite fuori porta trova un quadro d'insieme nella guida alle day trips from Italian cities di ItalyPlanner.

Una curiosità su Cervara di Roma (RM)

La curiosità più sorprendente di Cervara di Roma non riguarda una pietra né un quadro: riguarda le vocali. Nella dialettologia italiana esiste una categoria tecnica chiamata condizioni cervarole, e prende il nome proprio da questo paese. In una vasta area della valle dell'Aniene, a cavallo fra il gruppo sabino e il gruppo romanesco dei dialetti mediani, il sistema vocalico si comporta in un modo particolare che i linguisti hanno descritto e classificato usando Cervara come località campione. Significa che il nome di un comune di poco più di quattrocento abitanti è entrato nel lessico scientifico della linguistica romanza: quando uno studioso scrive condizioni cervarole in un saggio sul vocalismo dei dialetti mediani, sta citando questo sperone di roccia sopra l'Aniene.

Non è un dettaglio da eruditi. Il fatto che proprio qui si sia conservata una condizione linguistica arcaica dipende esattamente dalle stesse ragioni che hanno conservato il tessuto medievale del paese: l'isolamento. Fino agli anni Cinquanta del Novecento Cervara si raggiungeva a dorso di mulo, la ferrovia più vicina aveva chiuso nel 1933 e la strada asfaltata è arrivata tardi. Un paese che parla poco con l'esterno conserva le proprie vocali come conserva i propri vicoli. Il secondo elemento di curiosità è il nome stesso del comune: fino al 1881 si chiamava semplicemente Cervara, e fu in quell'anno che assunse la denominazione di Cervara di Roma, per distinguersi dalle numerose altre Cervara della penisola. Il cervo dello stemma comunale, slanciato su fondo azzurro con tre montagne verdi nei cantoni, riassume in un'immagine sola l'etimologia e la geografia del posto.

Una cosa che non ti dice nessuno su Cervara di Roma (RM)

Quello che non si legge nelle brochure è che a Cervara di Roma il turista arriva quasi sempre nel momento sbagliato della giornata. La Scalinata degli Artisti e la Montagna d'Europa sono opere scolpite in bassorilievo nella roccia calcarea, e il bassorilievo esiste soltanto se c'è una luce radente che produca ombra. A mezzogiorno, con il sole allo zenit, le figure si appiattiscono e molti visitatori passano davanti alla Montagna d'Europa senza capire cosa stanno guardando: vedono una parete grigia. Le stesse opere, alle nove del mattino o nelle due ore prima del tramonto, emergono dalla pietra con una forza che lascia interdetti. La differenza fra una visita memorabile e una visita deludente, a Cervara, è di quattro ore di orologio.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda il silenzio. Cervara è uno dei pochi luoghi a un'ora da Roma dove si può ancora sentire il rumore di fondo del nulla: nei giorni feriali fuori stagione il paese produce pochissimi suoni, e la conca acustica della valle amplifica quello che c'è. Samuel Morse lo aveva notato nel 1830 scrivendo che vi regna per lo più un silenzio perfetto, e la sua osservazione resiste. Chi ci va aspettandosi un borgo animato con negozi e locali resterà deluso: qui non c'è una via dello shopping, non c'è movida, ci sono quattro esercizi e una piazza. Terza informazione pratica poco diffusa: i servizi chiudono presto e nei mesi freddi molte attività riducono l'orario. Salire alle cinque del pomeriggio di un martedì di febbraio contando di cenare in paese è un azzardo che conviene evitare, e la telefonata preventiva risolve il problema in due minuti.

Il consiglio che ti do per visitare Cervara di Roma (RM)

Il consiglio è uno e lo do senza esitazioni: salite a Cervara di Roma il mattino presto e mettete in conto di camminare in salita. Il paese si percorre da valle verso monte, mai il contrario. Si parcheggia in basso, si comincia da Piazza Giovanni XXIII, si prende la Scalinata degli Artisti e si sale con calma leggendo i versi incisi e guardando le sculture, che sono pensate per essere incontrate salendo. Si arriva a Piazza Umberto I, ci si siede sul parapetto e si guarda la valle. Poi si prosegue verso la collegiata di Maria Santissima della Visitazione, si sale ancora fino ai ruderi della rocca e alla statua dell'Immacolata, e si scende dalla Scalinata della Pace chiudendo l'anello. Sono due ore scarse di cammino effettivo, ma dedicategliene tre.

Secondo consiglio, di ordine pratico: portate una giacca a vento anche in estate e scarpe con la suola scolpita in ogni stagione. Ripeto il punto perché lo vedo sbagliare di continuo. A mille metri, con la valle che tira, la sera di agosto è fresca sul serio, e la pietra levigata delle gradinate dopo una pioggia è insidiosa. Terzo: non liquidate Cervara in un'ora abbinandola a Subiaco nella stessa mattinata. È l'errore più comune. Subiaco con i suoi monasteri chiede mezza giornata da sola, e comprimere le due visite significa vedere male entrambe. Se avete un solo giorno, scegliete: Cervara di Roma al mattino e Campaegli nel pomeriggio, oppure Subiaco. Quarto, e vale come opinione netta: la Sagra del Tartufo di fine settembre è il momento in cui il paese dà il meglio di sé, ma se cercate raccoglimento andateci il giorno prima o il giorno dopo, non durante.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Cervara di Roma sia stata dipinta dagli artisti stranieri dell'Ottocento lo sanno tutti; quello che si cita poco è il meccanismo economico che rese possibile quella stagione, e che spiega anche il destino di altri paesi vicini. Fra la fine del Settecento e l'Ottocento Roma era la capitale europea della formazione artistica: le accademie nazionali mandavano qui i propri pensionati, e ogni pittore straniero che soggiornasse in città era tenuto a cercare soggetti dal vero. La campagna romana e la montagna laziale diventarono così un enorme atelier all'aperto, e paesi come Cervara, Anticoli Corrado, Olevano Romano e Subiaco entrarono in un circuito preciso, con itinerari, locande e persino tariffe consolidate per chi posava.

Il fatto poco citato è proprio questo: le cervaroles di Ernest Hébert non erano soltanto soggetti, erano modelle retribuite. Posare per un pittore straniero costituiva, per una donna di montagna, una fonte di reddito reale in un'economia che non ne offriva altre oltre alla pastorizia e alla raccolta. La celebre bellezza delle donne di Cervara, che la letteratura ottocentesca ha trasformato in mito romantico, aveva alle spalle un mercato. Lo stesso avvenne ad Anticoli Corrado, dove il fenomeno fu tanto vasto da segnare la demografia del paese. Raccontare le cervaroles senza questo pezzo di verità economica significa consegnare al lettore una cartolina invece di una storia. Il secondo elemento poco citato riguarda la geografia dell'arte: Cervara non fu scelta per la sua bellezza in astratto, ma perché si trovava sull'itinerario che dai monasteri di Subiaco portava verso l'Abruzzo, un percorso che i viaggiatori del Grand Tour facevano già per altre ragioni. La fortuna artistica di questo paese nasce da un passaggio obbligato.

La foto giusta da fare a Cervara di Roma (RM)

La fotografia che tutti tentano a Cervara di Roma è il paese visto da fuori, aggrappato allo sperone: la si fa dalla provinciale, nell'ultimo tratto prima di arrivare, e funziona nel tardo pomeriggio quando il sole illumina la facciata rocciosa da ovest. È una buona fotografia e vale la sosta, ma non è la migliore.

La foto giusta è un'altra e va fatta dentro il paese, sotto l'arco che compare in Les Cervarolles di Ernest Hébert. Si inquadra l'arco in controluce, con la valle che si apre oltre il passaggio voltato: la struttura è la stessa che il pittore francese usò negli anni 1856-1858 per il quadro oggi al Museo d'Orsay. È una fotografia che mette in relazione un luogo reale e un'opera esposta in uno dei musei più visitati d'Europa, e questo la rende infinitamente più interessante di una veduta panoramica. Se avete la riproduzione del dipinto sul telefono, componete l'inquadratura cercando lo stesso taglio: la sovrapposizione è impressionante.

Terza opzione, per chi ha tempo e pazienza: la Montagna d'Europa fotografata dal basso nell'ora che precede il tramonto, con la luce radente che estrae le figure dalla parete. Serve un obiettivo che tenga la gamma dinamica fra la roccia in ombra e il cielo, e serve accettare di aspettare venti minuti che la luce arrivi al punto giusto. Un consiglio tecnico che vale per tutto il paese: a Cervara il grandangolo spinto mente, perché appiattisce le pendenze e fa sembrare pianeggiante quello che pianeggiante non è. Un cinquanta millimetri restituisce le proporzioni vere delle gradinate. Ultima raccomandazione, di buona educazione più che di tecnica: molte case del centro storico sono abitate e le finestre danno direttamente sui vicoli. Si fotografano le pietre, non le cucine altrui.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è un atto notarile. Il 21 agosto 884 il console e duca Cesario dona all'abate Stefano una serie di possedimenti del territorio sublacense, fra cui il monte qui dicitur Cervaria: il documento è riportato nel Regesto Sublacense ed è la prima attestazione scritta del nome. Quella donazione funziona di fatto come atto di nascita di Cervara. La data certa successiva è il 1052, quando il nome del castello compare, insieme a quello di altri ventitré possedimenti dei monaci di Subiaco, nella lapide che l'abate Umberto fece murare nel chiostro del monastero di Santa Scolastica. Da quell'anno Cervara entra pienamente nelle vicende, spesso violente, della valle.

Il secondo avvenimento è l'occupazione di Pelagio da Jenne. Nel 1273 il monaco, respinto nella sua aspirazione alla carica abbaziale, si impadronisce della fortezza di Cervara, si proclama abate e imperversa sul territorio fino a occupare di notte il monastero di Santa Scolastica. L'assedio della rocca da parte dell'esercito inviato dal pontefice si conclude dopo due mesi con la resa; Pelagio muore prigioniero nella rocca di Subiaco. È l'episodio che ha fatto entrare Cervara nelle cronache ecclesiastiche del Duecento.

Il terzo avvenimento è del 1511. Diffusasi la falsa notizia della morte di papa Giulio II, il vescovo Pompeo tenta di porsi a capo degli abitanti di Cervara. L'operazione fallisce e la reazione è durissima: dichiarato colpevole di lesa maestà, viene privato del titolo vescovile e di tutti i benefici ecclesiastici. Un paese di montagna che finisce dentro una crisi di successione papale è una cosa che dice molto sul valore strategico attribuito a questa rupe.

Il quarto è l'aprile del 1592, quando il brigante Marco Sciarra assale il centro con i suoi uomini, provocando danni ingenti e numerosi morti. Sciarra è il capobanda più temuto dell'Appennino centrale di fine Cinquecento, e la sua incursione segna l'inizio del declino definitivo della fortezza. Alla sua azione la tradizione locale attribuisce anche la distruzione della roccaforte della Prugna.

Il quinto avvenimento è settecentesco e ha segno opposto: papa Pio VI dota Cervara di una chiesa parrocchiale con libri e arredi preziosi e le dona il corpo del martire San Felice, rinvenuto nelle catacombe di San Callisto. Dal punto di vista della comunità è un atto fondativo, perché consegna al paese il proprio patrono. Il sesto è del 1933, quando cessa il servizio della ferrovia Mandela-Subiaco, con la sua fermata di Rocca Canterano-Cervara-Canterano: la chiusura isola ulteriormente il comprensorio e contribuisce allo spopolamento. Il settimo, del 1954, è la collocazione della statua dell'Immacolata sui ruderi della rocca. L'ottavo è il 2 luglio 1998, con l'esecuzione a Cervara delle musiche inedite di Ennio Morricone dirette da Andrea Morricone.

Chi è passato da Cervara di Roma (RM)

L'elenco delle persone passate da questo paese è sproporzionato rispetto alle sue dimensioni. Sul versante artistico si comincia con Joseph Anton Koch, il tirolese che nel 1810 ricava da Cervara il soggetto di un'incisione, e con Bartolomeo Pinelli, l'incisore romano dei costumi popolari. Nel 1826 arriva Adrian Ludwig Richter, il cui disegno a penna è oggi al Kupferstichkabinett di Dresda. Il 24 maggio 1830 sale da Subiaco Samuel Finley Breese Morse, pittore americano destinato a passare alla storia per il telegrafo. Nel 1836 dipinge qui Ernst Willers, con l'opera oggi alla Kunsthalle di Brema; nel 1838 Edward Lear ricava dal paese alcune litografie.

Passano da Cervara il critico e scrittore francese Théophile Gautier, il pittore Jean-Baptiste Camille Corot e l'austriaco Karl von Blaas, formatosi nell'orbita dei Nazareni. Ci lavorano Gaetano Cottafavi, Filippo Ferrari ed Ernest Schweinfurth. Ci si stabilisce Ernest Hébert, nato a Grenoble nel 1817 e morto a La Tronche nel 1908, l'artista che con Les Cervarolles, oggi al Museo d'Orsay, ha consegnato Cervara alla storia della pittura europea. Nel 1900 acquista una villa in contrada la Maddalena l'austriaco Robert Wellmann. Nel 1930 arriva Oskar Kokoschka, uno dei nomi maggiori dell'espressionismo, formatosi accanto a Gustav Klimt.

Nel Novecento tornano gli italiani: Sante Monachesi, fondatore del Movimento Futurista Marche, il neorealista Domenico Purificato, Aldo Riso. Negli anni Settanta lasciano affreschi e murales sui muri del paese Eric Hebborn, Giuseppe Ciotti e Julianos Kattinis. Domina la scena il poeta spagnolo Rafael Alberti, esule dalla Spagna franchista, residente in provincia di Roma dal 1964, i cui versi sono oggi incisi nella piazza principale. Nel 1984 salgono qui gli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Firenze guidati dal professor Vincenzo Bianchi, autori della Scalinata degli Artisti.

Sul versante della storia e del potere, da Cervara sono passati o hanno inciso sul suo destino il duca Cesario e l'abate Stefano nell'884, l'abate Umberto di Subiaco nel 1052, il monaco ribelle Pelagio da Jenne nel 1273, il vescovo Pompeo nel 1511, il brigante Marco Sciarra nel 1592 e papa Pio VI nel Settecento. Nel 1998 ci ha portato la propria musica Ennio Morricone, con l'esecuzione diretta dal figlio Andrea. E nel cinema il paese è comparso come set del film Quo vado? di Checco Zalone, uscito il primo gennaio 2016, dove Cervara di Roma appare sotto il nome inventato di Castrovizzo: milioni di spettatori hanno visto queste gradinate senza sapere dove si trovassero. Chi organizza visite guidate e itinerari d'autore su questi luoghi trova un interlocutore nella redazione di TourLeaderPro per i viaggi di gruppo in Italia.

Domande veloci su Cervara di Roma (RM)

Quanto costa visitare Cervara di Roma?

Niente. Cervara di Roma è un paese abitato, non un sito a pagamento: si entra liberamente, non ci sono biglietti né orari. Un costo può esserci per l'ingresso al Museo della Montagna e per le attività organizzate a Campaegli, e in quel caso le tariffe si chiedono direttamente al Comune di Cervara di Roma o al gestore.

Quanto tempo serve per visitare Cervara di Roma?

Per il centro storico, la Scalinata degli Artisti, la collegiata e i ruderi della rocca calcolate due ore e mezza o tre, camminando con calma. Se aggiungete il Museo della Montagna arrivate a tre ore e mezza. Con l'altopiano di Campaegli serve la giornata intera.

A che altitudine si trova Cervara di Roma?

Il centro abitato è a 1.053 metri sul livello del mare, il che ne fa il comune più alto della Città metropolitana di Roma Capitale. Il territorio comunale va dai 419 ai 1.611 metri.

Quanto dista Cervara di Roma da Roma?

Circa un'ora e un quarto di auto dalla Capitale, percorrendo la A24 con uscita a Vicovaro-Mandela e poi la via Sublacense fino a Subiaco. La distanza reale dipende dal punto di partenza in città e dal traffico sul Grande Raccordo Anulare.

Come si arriva a Cervara di Roma senza auto?

Con l'autobus regionale, cambiando a Subiaco, che è il nodo di tutta l'alta valle dell'Aniene. Le corse giornaliere sono poche e variano fra periodo scolastico ed estate: gli orari vanno verificati sul sito del vettore. La ferrovia non esiste più dal 1933.

Cervara di Roma è accessibile in sedia a rotelle?

Il centro storico no: è interamente costituito da gradinate scavate nella roccia. Sono raggiungibili in auto la piazza bassa, alcuni affacci panoramici e l'altopiano di Campaegli, che è pianeggiante.

Che cos'è la Scalinata degli Artisti di Cervara di Roma?

È la gradinata che collega Piazza Giovanni XXIII a Piazza Umberto I, decorata con sculture, bassorilievi, murales e poesie incise nella roccia calcarea. Fu realizzata nel 1984 dagli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Firenze coordinati dal professor Vincenzo Bianchi. Lungo il percorso sono incise anche le note delle musiche composte da Ennio Morricone per il paese.

Che cos'è la Montagna d'Europa?

È il complesso scultoreo ricavato sulla parete calcarea a strapiombo sulla piazzetta, dedicato alla pace nel mondo e composto da figure che alludono alla fratellanza e alla solidarietà fra i popoli. Si guarda dal basso, meglio con luce radente.

Perché Cervara di Roma è chiamata il paese degli artisti?

Perché dal 1810 in poi è stata meta continua di pittori italiani e stranieri, da Joseph Anton Koch a Bartolomeo Pinelli, da Samuel Morse a Ernest Hébert fino a Oskar Kokoschka, e perché dagli anni Settanta del Novecento gli artisti hanno lasciato opere permanenti sulle sue pareti: murales, sculture e poesie incise.

Dove si trova il quadro più famoso dipinto a Cervara di Roma?

Les Cervarolles di Ernest Hébert, realizzato negli anni 1856-1858, è esposto al Museo d'Orsay di Parigi. Nel paese si riconosce ancora l'arco che compare nel dipinto.

Si può visitare la rocca di Cervara di Roma?

Della rocca medievale restano i ruderi, raggiungibili a piedi dal centro storico con una salita breve ma ripida. Sui resti è collocata dal 1954 una statua dell'Immacolata. In presenza di vento forte conviene rinunciare all'affaccio sul ciglio.

Qual è il santo patrono di Cervara di Roma?

San Felice, martire il cui corpo fu donato al paese da papa Pio VI e proviene dalle catacombe di San Callisto a Roma. La collegiata è intitolata a Maria Santissima della Visitazione, con Sant'Elisabetta e San Felice.

Quando si svolgono le feste principali a Cervara di Roma?

Il 17 gennaio Sant'Antonio Abate, il Venerdì Santo la processione del Cristo morto, il primo, il due e il tre luglio i santi patroni, il 10 agosto il falò di San Lorenzo, il 15 agosto l'Inchinata, il 16 agosto San Rocco con il ballo della Mammoccia, a fine settembre la Festa degli Artisti e la Sagra del Tartufo, a cavallo fra dicembre e gennaio la Sagra della Polenta. Le date esatte di ogni anno si verificano sugli avvisi comunali.

Che cosa si mangia a Cervara di Roma?

Tartufo locale, riconosciuto fra i prodotti agroalimentari tradizionali del Lazio, strozzapreti fatti a mano, polenta, formaggi di pecora, funghi, castagne e selvaggina. La domenica e nei giorni di sagra conviene prenotare: le trattorie sono poche.

Che cos'è Campaegli?

È la frazione montana di Cervara di Roma, un altopiano a 1.430 metri con punto informativo del Parco naturale regionale dei Monti Simbruini, impianti sportivi, percorsi per lo sci di fondo, sleddog, equiturismo ed escursionismo. Ospita anche l'Osservatorio astronomico Claudio del Sole dell'associazione ASTRIS.

Si può sciare a Cervara di Roma?

A Campaegli si pratica lo sci di fondo e si organizzano attività invernali. Per lo sci da discesa il riferimento più vicino è Monte Livata, con Campo dell'Osso e la zona della Monna dell'Orso, in territorio di Subiaco, a pochi chilometri da Campaegli.

Cervara di Roma è adatta ai bambini?

Dai sei anni in su moltissimo: le sculture della scalinata funzionano come una caccia al tesoro e la montagna offre spazio per correre. Con i bambini piccoli il passeggino è inservibile nel centro storico e serve lo zaino porta bimbo.

Quando è il momento migliore per andare a Cervara di Roma?

L'autunno, fra fine settembre e metà novembre, per il colore delle faggete e l'aria tersa. Ottima anche la tarda primavera. L'estate è fresca per via della quota e concentra le feste, ma le domeniche di agosto il paese si riempie.

Che tempo fa a Cervara di Roma?

Clima temperato freddo, zona climatica F con 3.134 gradi giorno. Inverni con minime sotto lo zero e nevicate che in certe annate diventano abbondanti; estati con medie fra i venticinque e i ventotto gradi e sere fresche anche ad agosto.

Che differenza c'è fra Cervara di Roma e Subiaco?

Subiaco è una cittadina con i monasteri benedettini di Santa Scolastica e del Sacro Speco, un patrimonio artistico di livello internazionale e servizi completi. Cervara di Roma è un paese di poco più di quattrocento abitanti la cui attrattiva è il tessuto urbano scavato nella roccia e l'arte contemporanea sulle sue pareti. Sono visite diverse e ognuna chiede il proprio tempo.

Cervara di Roma è stata usata come set cinematografico?

Sì. È uno dei luoghi in cui è stato girato Quo vado? di Checco Zalone, uscito il primo gennaio 2016, dove il paese compare con il nome di fantasia Castrovizzo.

Dove si parcheggia a Cervara di Roma?

Negli spazi lungo la strada che lambisce l'abitato, in basso. Il centro storico è pedonale per conformazione e non esiste alcuna possibilità di salire in auto fra le gradinate. Nei giorni di sagra i posti finiscono presto.

Vale la pena visitare Cervara di Roma in una gita da Roma?

Sì, a patto di dedicarle mezza giornata vera e di non comprimerla in un'ora di sosta. Chi prepara un viaggio nella Capitale e vuole un quadro delle cose da vedere in città prima di uscire verso i monti può partire dalla guida inglese alle best things to do in Rome.

Serve prenotare qualcosa per visitare Cervara di Roma?

Per il paese no. Conviene invece prenotare il ristorante nei fine settimana e nelle sagre, e concordare in anticipo la visita al Museo della Montagna e le osservazioni all'osservatorio di Campaegli, che seguono calendari propri.

Quanti abitanti ha Cervara di Roma?

Poco più di quattrocento residenti. È uno dei comuni meno popolosi della Città metropolitana di Roma Capitale, e il numero scende ancora nei mesi invernali.

Cervara di Roma è uno di quei posti che chiedono una scelta preliminare: o si accetta di salire a piedi e di guardare la roccia con attenzione, oppure conviene fermarsi al panorama dalla strada e proseguire. Non c'è una versione comoda di questa visita. Il momento migliore è fine settembre, quando la Sagra del Tartufo ha appena chiuso e il paese si svuota, con questo percorso: scalinata in salita, piazza alta, rocca, e mezz'ora seduti a guardare la valle senza fare niente. Se avete una sola giornata libera nell'alta valle dell'Aniene e volete capire perché mezza Europa artistica dell'Ottocento sia venuta fin quassù, dedicatela a Cervara: nessuna fotografia restituisce la sensazione di camminare dentro una scultura abitata.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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