Ferentino (FR)
Ferentino sorge su un colle degli Ernici a circa settantacinque chilometri da Roma, in provincia di Frosinone, e domina la Valle del Sacco da un balcone naturale che i suoi abitanti presidiano da almeno ventisei secoli. Chi arriva in automobile lascia l'A1 Roma-Napoli al casello di Ferentino e sale verso il centro storico in pochi minuti; chi viaggia in treno scende alla stazione di Ferentino-Supino, sulla linea Roma-Cassino, che si trova a valle, diversi chilometri sotto l'acropoli, ed è collegata al borgo alto da un servizio locale su gomma. Dalla capitale partono anche le corriere Cotral dal capolinea di Roma Anagnina. Il borgo si visita a piedi: le mura ciclopiche, i vicoli, le porte antiche e l'area del Mercato Romano sono all'aperto e liberamente percorribili, mentre le chiese seguono gli orari delle funzioni e il Mercato Romano coperto e alcuni monumenti si aprono su richiesta o in occasione di visite guidate organizzate dalla Pro Loco. I prezzi degli ingressi ai singoli monumenti, quando previsti, conviene verificarli sul posto o presso l'ufficio turistico, perché variano con le stagioni e con le aperture straordinarie. Il consiglio pratico da cui parto è semplice: parcheggiate nella parte bassa o lungo la circonvallazione e affrontate la salita con calma, perché tutto il bello di Ferentino è nel dislivello, nelle rampe e nei punti panoramici che si aprono a ogni curva.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Questa pagina fa parte del percorso dei borghi e paesi del Lazio che si possono raggiungere in giornata da Roma; se cercate altre idee per uscire dalla città trovate spunti nella sezione attrazioni turistiche e potete costruire un itinerario personale con Il mio viaggio.

Ferentino (FR): il borgo degli Ernici affacciato sulla Valle del Sacco
Ferentino è una città d'arte ricca di testimonianze storiche, culturali e archeologiche, e uno dei borghi più antichi del Lazio. La sua vicenda è impressa nel territorio comunale con una nitidezza che pochi centri conservano: si passa dalla pietra megalitica delle mura preromane all'opera quadrata dei Romani, dal romanico delle chiese alle logiche difensive del Medioevo, senza soluzione di continuità. La collina su cui il paese si distende è una dolce altura dei Monti Ernici affacciata sulla Valle del Sacco, e intorno le distese di ulivi restituiscono l'atmosfera di quiete che colpì già i viaggiatori antichi. Il nome latino Ferentinum viene fatto derivare dal verbo ferre, produrre, portare frutto, a indicare la fertilità di questa terra di confine.
La posizione spiega tutto il resto. Ferentino occupa la sommità di un colle che domina l'ampia vallata del fiume Sacco e si trova al crocevia di direttrici importanti, quella nord-sud fra il Lazio e la Campania e quella est-ovest fra il Tirreno e l'Adriatico. Per questo, in epoca romana, divenne un centro amato dalla nobiltà, attratta dal clima, dalle ville e dalle sorgenti d'acqua. La stessa logica di crocevia la mise però al centro delle guerre: fu prima fiera avversaria di Roma, poi sua fedele alleata. Il borgo appartiene alla Ciociaria degli Ernici, la stessa famiglia di città murate a cui si legano Alatri e Veroli, e con loro condivide un tratto che rende la zona unica in Italia: interi tratti di cinta megalitica ancora in piedi, integrati nella vita quotidiana.
Le origini saturnie di Ferentino (FR)
La leggenda attribuisce a Ferentino origini remotissime. La tradizione la vuole fondata da Saturno nella mitica età dell'oro, insieme ad altre città del Lazio meridionale: Alatri, Anagni, Arpino, Atina e la stessa Ferentino, dette per questo città saturnie. Nelle fonti erudite il borgo compare anche con il nome di Antino. Sono origini mitiche, da prendere per quello che sono, cioè un modo con cui gli antichi spiegavano l'antichità evidente di queste mura, che a loro apparivano già inspiegabilmente vecchie. Le stesse suggestioni collegano il territorio ad Anagni, la vicina città dei papi, e ad Arpino, patria di Cicerone: tutte cittadelle appollaiate sui rilievi, tutte cinte da massi ciclopici che la mitologia preferiva assegnare a un dio o a un popolo di giganti piuttosto che a mani umane.
Dietro il mito c'è però un fatto storico solido: prima dei Romani, questa era terra degli Ernici, un popolo italico che parlava una lingua osco-umbra e che seppe tenere testa a Roma per generazioni. Ferentino era una delle loro roccaforti. Quando l'egemonia romana si impose, la città non scomparve: si romanizzò, mantenendo la propria cinta e aggiungendo alla pietra megalitica il travertino squadrato dei nuovi padroni. Ancora oggi, camminando lungo le mura, si legge questa stratificazione a occhio nudo, filare dopo filare.
Ferentino (FR) | La storia, dagli Ernici alla Medaglia d'Oro
Raccontare Ferentino significa attraversare quasi tutta la storia d'Italia, perché il colle non è mai stato abbandonato. Conviene procedere per epoche, perché ognuna ha lasciato un segno che il visitatore può ancora toccare.
Ferentino romana
Fra il VI e il IV secolo avanti Cristo il territorio fu teatro dei combattimenti fra Ernici, Volsci e Romani. Roma trovò in Ferentino dapprima un'avversaria tenace, poi un'alleata fedele, e la integrò nel proprio sistema. Da quel momento la città conobbe secoli di prosperità. Sorsero un teatro capace di ospitare fino a tremila spettatori, un mercato coperto, terme alimentate da sorgenti, tratti di acquedotto e il basolato della via Latina, la grande strada che collegava Roma alla Campania passando proprio di qui. La ricchezza del ceto dirigente locale è raccontata da un documento straordinario, il testamento di Aulo Quintilio Prisco, inciso nella roccia fuori le mura, di cui parlo più avanti perché merita un capitolo a sé.
Il personaggio romano più celebre legato al nome della città è Aulo Irzio, nato a Ferentino nel 90 avanti Cristo. Fu luogotenente di Giulio Cesare durante la guerra gallica, poi pretore, governatore della Gallia Transalpina e infine console nel 43 avanti Cristo, anno in cui morì nella battaglia di Modena. A lui si lega anche uno dei nodi archeologici più discussi dell'acropoli, l'iscrizione dei censori: ne riparlo nel capitolo sulla curiosità, perché è il genere di dettaglio che si racconta volentieri davanti alla pietra.
Ferentino cristiana e medievale
Il cristianesimo mise radici presto. La tradizione colloca nel 304, durante le persecuzioni, il martirio del centurione Ambrogio, poi divenuto patrono della città. Nei secoli seguenti Ferentino divenne un importante centro religioso, sede vescovile e crocevia di ordini monastici. La Cattedrale dedicata ai Santi Martiri Giovanni e Paolo fu costruita nel 1108 sull'acropoli, sui resti di un più antico luogo di culto. Poco dopo, nel corso del XIII secolo, si eresse l'abbazia gotico-cistercense di Santa Maria Maggiore, considerata un prototipo della più celebre abbazia di Fossanova.
Fra il 1198 e il 1557 Ferentino fu capoluogo delle province di Campagna e Marittima, cioè del Lazio meridionale pontificio, grazie a papa Innocenzo III, che ne fece una sede privilegiata. In città si insediarono quasi tutti gli ordini religiosi dell'epoca: Benedettini, Cistercensi, Francescani, Clarisse, Carmelitani, Celestiniani, Domenicani, Cavalieri Gaudenti, Cavalieri di Malta e Templari. Il borgo fu tra i primi liberi comuni italiani, con un proprio statuto già nel XII secolo. Federico II di Svevia vi soggiornò più volte da giovane e proprio a Ferentino subì poi una sconfitta, per opera del condottiero locale Gregorio da Montelongo, legato pontificio nella battaglia di Parma del 1248. Nel Quattrocento l'umanista Martino Filetico portò qui i fasti dell'Umanesimo.
Ferentino moderna e contemporanea
Nel 1556 la città respinse un assedio delle truppe spagnole guidate dal Duca d'Alba. Fra il 1740 e il 1800, durante la prima rivoluzione industriale, vi nacque un distretto artigianale; a cavallo del secolo furono anni di lotte fra Sanfedisti e Giacobini. Passò di qui anche Garibaldi. Il Novecento presentò il conto più duro: durante la seconda guerra mondiale Ferentino, retrovia del fronte di Cassino e snodo stradale strategico, subì pesanti bombardamenti. La città seppe reagire istituendo un centro di accoglienza per gli sfollati, e per questo fu insignita della Medaglia d'Oro al Valor Civile. Negli anni Sessanta e Settanta l'antica economia agricola del lino e dei vitigni ciociari, e l'artigianato delle scope di saggina e del cotto lavorato a mano, cedettero il passo a una forte industrializzazione, soprattutto nei settori farmaceutico e plastico, favorita dai piani statali di sviluppo.
La conseguenza per il visitatore di oggi è che Ferentino non è un borgo imbalsamato: è una cittadina viva, con la sua zona industriale a valle e il suo centro storico in alto, dove la storia non è una scenografia ma il terreno su cui la gente cammina ogni giorno.

Cosa vedere a Ferentino (FR): monumenti e luoghi d'interesse
Ferentino si visita salendo e scendendo, perché tutto ruota intorno all'acropoli e alla cinta muraria. Provo a portarvi dentro il borgo nell'ordine in cui conviene affrontarlo, monumento per monumento, come farei accompagnando un gruppo.
Le mura ciclopiche di Ferentino (FR)
Il centro storico è racchiuso entro una cinta muraria che nei tratti più antichi risale al VI secolo avanti Cristo. Sono le famose mura ciclopiche, chiamate così per la dimensione dei blocchi: massi di pietra calcarea di volume superiore anche a venticinque metri cubi, incastrati a secco senza malta. A differenza dei paesi vicini, dove prevale la muratura poligonale, a Ferentino si osservano più tecniche sovrapposte: la pietra megalitica preromana alla base, i rifacimenti in opera quadrata del I secolo avanti Cristo nei filari superiori, e i rinforzi medievali con torri in pietre irregolari. Le fortificazioni si sviluppano per circa duemilacinquecento metri e si aprivano in dodici porte.
Camminare lungo le mura è il vero motivo per venire fin qui. Si passa dalla Porta Sanguinaria, il cui nome popolare evoca le esecuzioni o forse il colore rossastro dei conci, alla Porta Maggiore, detta anche Porta Casamari, dalla Porta Montana alla Porta Sant'Agata, dalla Porta Stupa alla Porta Pentagonale, dalla Porta Santa Croce alla Porta Castello. A queste si aggiungono l'accesso all'acropoli attraverso l'Arco del Fattore, l'ingresso al percorso sotterraneo architravato con pietre megalitiche detto Grotta Para, e due porterule minori a nord-ovest e a sud-ovest. Ognuna racconta una fase della città: chi vuole capire davvero Ferentino deve seguirle una a una, come i grani di un rosario di pietra.
L'acropoli di Ferentino (FR)
Il punto più alto e più antico è l'acropoli, una vasta area di forma quadrilatera, circa centoquaranta metri per novantacinque, le cui pendici furono fortificate e regolarizzate da un'imponente opera muraria. Qui si leggono due tecniche costruttive distinte: un basamento di grandi blocchi di calcare e, sopra, muri in travertino. Proprio questa differenza ha diviso gli archeologi. Secondo un'interpretazione la parte inferiore, pelasgica e poligonale, in calcare, appartiene a un'epoca molto antica, mentre quella superiore in travertino risale all'età sillana; secondo un'altra lettura si tratterebbe invece di un cantiere unico del II-I secolo avanti Cristo. Sull'acropoli oggi si trovano la Concattedrale dei Santi Giovanni e Paolo, il Vescovado con il suo orto e il seminario. Il belvedere che si apre da lassù, sulla Valle del Sacco e sui monti, ripaga da solo la salita.
Il Mercato Romano di Ferentino (FR)
Se dovessi indicare un solo monumento da non lasciarsi scappare a Ferentino, indicherei il Mercato Romano coperto. Risale all'epoca sillana, fra II e I secolo avanti Cristo, contemporaneo al rinnovamento dell'acropoli, con pavimentazione in opus incertum. Si trova a un livello di circa dodici metri più basso rispetto alla spianata soprastante e fu inserito nel tessuto murario dell'acropoli. L'ingresso è un arcone in opera quadrata alto circa otto metri, con conci radiali in calcare e una strombatura accentuata verso est, calcolata perché la luce del mattino penetri nelle prime ore del giorno. All'interno si apre un'aula lunga ventiquattro metri, con cinque botteghe coperte da volte a botte.
La ragione per cui questo edificio conta molto è che è ritenuto il prototipo di uno schema costruttivo, il mercato coperto, che avrebbe avuto grande fortuna nell'architettura romana: un antenato dei grandi mercati imperiali. Ed è perfettamente conservato, il che è rarissimo. Poterlo visitare significa entrare in uno spazio commerciale di duemila anni fa con i muri ancora al loro posto: una fortuna che a Roma, dove pure c'erano mercati ben più grandi, non capita quasi mai.

Il Teatro Romano di Ferentino (FR)
Vicino alla Porta Sanguinaria, adiacente all'antico percorso viario del Kardo Massimo, si trova il Teatro Romano, databile al II secolo dopo Cristo. Come tutti i teatri antichi ben progettati, sfruttava il declivio naturale del colle per appoggiare la cavea. Fu individuato dall'archeologo Alfonso Bartoli nel 1923, nell'area del giardino De Andreis, ma per lungo tempo è rimasto in gran parte sepolto sotto la terra e nascosto dalla vegetazione. Nel Medioevo, dopo l'abbandono, gli edifici scenici furono spogliati dei loro materiali, riutilizzati per nuove costruzioni: le strutture di fondazione della cavea, nel settore orientale, furono sfruttate come base per edifici successivi, che ancora oggi conservano un profilo marcatamente curvilineo, quasi calcato sulle antiche gradinate.
La notizia bella è che il teatro sta tornando alla luce: dal 2021 sono ripresi gli scavi per riportare in vista l'intero emiciclo, con la demolizione delle strutture in pietra che ne coprivano l'area. Chi visita Ferentino oggi assiste, in un certo senso, a un monumento che rinasce sotto gli occhi. Vale la pena informarsi presso la Pro Loco sullo stato dei lavori e sulla possibilità di avvicinarsi al cantiere.

Il Testamento di Aulo Quintilio Prisco
Fuori dalla Porta Casamari, su un terrazzo a cui si arriva per un sentiero, si trova uno dei documenti epigrafici più notevoli del mondo romano: il Testamento di Aulo Quintilio Prisco, scolpito direttamente nella roccia in forma di edicola rettangolare sormontata da un frontone triangolare. L'iscrizione risale all'epoca di Traiano, nel II secolo dopo Cristo. La lapide misura circa due metri e quaranta di altezza per due e cinquantatre di larghezza, e poggia su una base lunga quasi sette metri.
Il contenuto è ciò che lo rende unico: è il testamento vero e proprio di un cittadino illustre, Aulo Quintilio Prisco, quadrunviro per l'edilizia e la giustizia e quinquennale aggiunto per decreto del Senato ferentinate. L'uomo lasciava alla comunità case e terreni, con l'obbligo di distribuire al popolo, ogni cinque anni nel giorno del suo compleanno, denaro insieme a vino mielato, focacce e noci, e destinava trenta sesterzi in perpetuo alla manutenzione della sua statua e dei suoi ritratti. In vita aveva speso settantamila sesterzi per riscattare fondi rurali a beneficio della città, che per riconoscenza gli eresse una statua nel foro. Leggere sulla pietra il testamento di un uomo morto diciannove secoli fa, con le sue cifre e le sue noci, è un'esperienza che nessun museo può offrire.
Le Terme Pompeo di Ferentino (FR)
Fra le architetture civili spiccano le Terme Pompeo, la cui vocazione termale ha origini antichissime. Le qualità terapeutiche di queste acque erano note fin dall'età romana, e la tradizione, documentata da fonti erudite come lo scritto del Cialino del 1690, attribuisce la costruzione dell'impianto alla volontà di Flavia Domitilla, moglie dell'imperatore Vespasiano. Le terme furono frequentate dalla società romana più alta, poi danneggiate dalle invasioni barbariche, finché l'area non degradò in palude malsana. La rinascita si deve a un imprenditore ferentinate, Ambrogio Pompeo, che nel 1854 promosse la ricreazione dello stabilimento, convogliando varie sorgenti e facendo studiare dai medici le proprietà acidulo-solforose delle acque. Da allora le Terme Pompeo sono di nuovo attive: chi cerca una sosta diversa dalla visita archeologica può concludere la giornata proprio qui. È un dettaglio che dice molto della continuità di Ferentino: le stesse acque che la nobiltà romana veniva a cercare fra il I e il II secolo dopo Cristo alimentano ancora oggi uno stabilimento in funzione, a poca distanza dai monumenti antichi. Poche località possono vantare una vocazione così ininterrotta, dall'impero romano al presente, e questa è una delle ragioni per cui il borgo ripaga chi gli concede tempo invece di attraversarlo in fretta.
Ferentino (FR) | Le architetture religiose
Il patrimonio ecclesiastico di Ferentino è talmente denso che vale la pena percorrerlo chiesa per chiesa. Non sono monumenti isolati: raccontano insieme la stagione in cui la città fu capitale religiosa del Lazio meridionale.
La Concattedrale dei Santi Giovanni e Paolo
La Concattedrale dei Santi Giovanni e Paolo si trova sull'acropoli, edificata nel 1108 sui resti di un più antico luogo di culto. La facciata è a salienti, con spioventi a diverse altezze, e presenta tre porte architravate sormontate da lunette. L'interno è a tre navate, coperto da capriate lignee con tavelle di cotto decorate, e conserva una pavimentazione a mosaico del XII secolo. L'altare maggiore è cosmatesco e sopra di esso si erge il ciborio duecentesco firmato da Drudo da Trivio, uno dei nomi grandi della scultura marmoraria medievale. Vi si custodiscono le reliquie e la statua d'argento di Sant'Ambrogio martire, patrono della città. Prendetevi il tempo di guardare il pavimento: i mosaici cosmateschi sono un tappeto geometrico che a Roma pagheremmo la coda ai Musei Vaticani e che qui si ammira in silenzio.
La Chiesa abbaziale di Santa Maria Maggiore
Santa Maria Maggiore è tra i monumenti più insigni del Lazio meridionale e una delle prime chiese gotico-cistercensi della regione, in compagnia di Fossanova e Casamari. Fu probabilmente costruita nella seconda metà del XIII secolo, opera dei monaci cistercensi presenti nella zona dal 1135, quando San Bernardo da Chiaravalle, con la protezione di papa Innocenzo III, guidava il rinnovamento dell'ordine benedettino. Del chiostro originale restano le arcate lungo la parete nord. È un'architettura che parla la lingua della sobrietà cistercense, dove la bellezza nasce dalla proporzione e dalla luce, non dalla decorazione. Chi ama questo linguaggio ritrova echi vicini nella cattedrale di Anagni e nei monasteri della Ciociaria.
Il Monastero di Sant'Antonio Abate
Il Monastero di Sant'Antonio Abate, in stile romanico, fu fondato da papa Celestino V e ospitò le spoglie del pontefice fino al 1327, diventando meta di pellegrinaggi. La chiesa fu retta dall'Ordine dei Celestini fra il XIII e il XVII secolo, poi aggregata alla chiesa di Sant'Eusebio a Roma e trasformata in grangia agricola. La facciata è a capanna, con portale architravato sormontato da lunetta, una finestra circolare e un semplice campanile: l'architettura è volutamente povera, segnata dall'influsso degli ordini mendicanti e dal recupero della tipologia cistercense. Qui è sepolto l'umanista Martino Filetico. La pala d'altare, opera del Giorgini del 1829, raffigura la Vergine con il Bambino insieme a Sant'Antonio Abate, San Giovanni Battista e papa Celestino V. Al centro del corpo del monastero si apre il chiostro, con le camere dei monaci disposte intorno.
Il Convento delle Clarisse
Il Convento delle Clarisse ebbe un primo insediamento nel XIII secolo presso Porta San Francesco, e fu ricostruito nel Settecento su progetto dell'architetto Giovan Battista Nolli, lo stesso della celebre pianta di Roma, nell'angolo sud-occidentale del terrazzamento dell'acropoli. La costruzione fu promossa dal vescovo Fabrizio Borgia, in carica fra il 1729 e il 1754, e conclusa sotto il vescovo Pietro Paolo Tosi. Il 12 ottobre 1760 fu consacrata la nuova chiesa, intitolata a Santa Chiara. Il monastero conserva una reliquia straordinaria: il cuore di papa Celestino V. Un frammento della reliquia fu donato a Pio IX in occasione della sua visita del 1863.
Chiesa di San Valentino, Chiesa di Sant'Agata e Chiesa di San Francesco
La Chiesa di San Valentino, benedettina, si trova in piazza Giacomo Matteotti e fu ricostruita dopo l'ultima guerra. Sulla volta rifatta si vedono copie di affreschi del Domenichino, mentre prima vi era dipinto un cielo stellato; si conservano affreschi duecenteschi con la Resurrezione, la Madonna della Misericordia e tre Santi, oltre a un'abside pregevole e ai locali sottostanti rimasti intatti.
La Chiesa di Sant'Agata Vergine e Martire fu in gran parte distrutta dai bombardamenti del 1944, ma conserva il campanile romanico del XIII secolo e la cripta. Al suo interno si custodisce un crocifisso ligneo seicentesco di grande valore, opera del frate laico Vincenzo Maria Pietrosanti da Bassiano; la chiesa è retta dai Servi della Carità di San Luigi Guanella.
La Chiesa di San Francesco, romanica, ha origini benedettine e fu in principio dedicata a San Sebastiano. Nel 1256 passò ai frati minori francescani e fu ricostruita, salvo il campanile. La facciata si distingue per il bel rosone in pietra a dodici raggi, con colonnine lisce e tortili; l'interno è a una sola navata, coperta in parte da volta e in parte da capriate.
Ferentino (FR) | Aree naturali: il Lago di Canterno, il lago fantasma
Fuori dall'abitato, a poca distanza, c'è uno dei fenomeni naturali più curiosi del Lazio: il Lago di Canterno, uno dei bacini carsici più estesi della regione, il cui territorio tocca i comuni di Fumone, Ferentino, Fiuggi e Trivigliano. Lo chiamano il lago fantasma, e il soprannome è meritato. Si formò intorno al 1800, quando un'inondazione allagò campi coltivati, e da allora ha mostrato una peculiarità eccezionale: si prosciuga, in parte o del tutto, in certi periodi, per poi riapparire dopo giorni, mesi o addirittura anni. Rimase completamente asciutto dal 1894 al 1943.
La spiegazione del mistero arrivò proprio nel 1943, quando si comprese che un inghiottitoio del fiume Pertuso comunica con una grotta sotterranea: i pesci sopravvivevano ai periodi di secca rifugiandosi nelle acque profonde del sistema carsico, e ricomparivano appena il lago tornava a riempirsi, apparentemente dal nulla, con grande sorpresa di chi si affrettava a pescarli. Oggi il lago ha un'estensione variabile intorno a un chilometro quadrato e un decimo, un perimetro di circa cinque chilometri e profondità che oscillano fra i quindici e i venticinque metri.
La storia recente è quella di un lago addomesticato. L'area originaria era coltivata, tranne la zona depressa attorno all'inghiottitoio detto il Pertuso, che drenava le acque del versante settentrionale del Monte Maino. Nel 1942 la Società Elettrica Romana ne avviò lo sfruttamento idroelettrico, realizzando una condotta artificiale in galleria lunga circa due chilometri, con un salto di circa trecento metri, e una diga che divide il lago per mantenere la funzione dell'inghiottitoio. Un canale in galleria a pelo libero, lungo oltre sei chilometri e ottocento metri, porta acqua da Guarcino. Dal 1997 l'area è parte di una Riserva naturale regionale, gestita dall'Ente Parco Monti Ausoni e Lago di Fondi, che tutela il paesaggio e ospita l'avifauna delle zone umide: aironi cenerini, gallinelle d'acqua, aironi rossi. Chi vuole allungare il giro può salire verso Fiuggi e la rocca di Fumone, che dominano lo stesso bacino, oppure risalire il corso verso Guarcino.

Ferentino (FR) | Le frazioni
Il territorio comunale è ampio e comprende alcune frazioni che meritano una deviazione. Porciano si trova a circa quindici chilometri dal centro, sulle pendici dell'omonimo monte e in prossimità del Lago di Canterno; è rinomata per l'aria salubre e per la produzione del formaggio pecorino, e conserva i ruderi di un castello medievale, il Castrum Porciani, e il santuario della Madonna della Stella. Tofe confina con il territorio di Anagni e ha per fulcro la chiesa parrocchiale del Sacro Cuore e il Parco Molazzete. La Cartiera prende il nome da un opificio ormai in disuso, mentre Cupiccia è un'altra frazione al confine con Anagni. Sono luoghi minori, ma restituiscono il volto rurale e produttivo di Ferentino, quello degli ulivi, dei pascoli e dell'acqua, che ha sostenuto la città quando le mura non bastavano più a difenderla.
Una curiosità su Ferentino (FR)
La curiosità che racconto sempre riguarda l'acropoli e una manciata di lettere incise nella pietra. Sul cosiddetto avancorpo dell'acropoli, la poderosa struttura in blocchi che regge la spianata sacra, corre un'iscrizione che nomina due magistrati romani con la carica di censori, incaricati di sovrintendere ai lavori. Uno dei due nomi è quello di Aulo Irzio, l'altro di Marco Lollio. La tradizione locale ha a lungo identificato quell'Aulo Irzio con il celebre luogotenente di Cesare nato a Ferentino, e la coincidenza è affascinante, anche se gli studiosi invitano alla prudenza sull'identità precisa del personaggio. Quello che è certo, e che si può leggere davanti alla pietra, è che l'iscrizione documenta un intervento pubblico di regolarizzazione delle mura affidato a magistrati con potere censorio: un cantiere di Stato di duemila anni fa, con tanto di firma.
La cosa che fa sorridere, e che pochi notano, è la scala del lavoro. Non si trattava di apporre una targa: significava spostare, tagliare e mettere in opera blocchi da diverse tonnellate lungo un perimetro di centinaia di metri, e volerlo ricordare ai posteri incidendo i nomi dei responsabili. È l'equivalente romano della targa del cantiere, con la differenza che è ancora lì, leggibile, dopo venti secoli. Quando accompagno qualcuno, mi piace fermarmi proprio su queste lettere: raccontano una città che teneva alla propria opera pubblica e voleva che si sapesse chi l'aveva fatta.
Una cosa che non ti dice nessuno su Ferentino (FR)
Quello che le guide veloci non spiegano è come leggere le mura, che è poi la cosa che rende Ferentino diverso da qualsiasi altro borgo. Non sono un muro solo: sono un libro di storia in verticale. Alla base trovate i blocchi poligonali preromani, enormi, incastrati a secco con giunti irregolari che seguono la forma naturale della pietra; è la tecnica che gli antichi chiamavano ciclopica perché non credevano fosse opera umana. Salendo con lo sguardo, i filari cambiano: compaiono i blocchi squadrati e regolari dell'opera quadrata romana, del I secolo avanti Cristo, disposti su corsi orizzontali netti. Più in alto ancora, dove il Medioevo ha rattoppato e rialzato, la pietra si fa piccola e irregolare, spesso con torri di rinforzo.
Il trucco, allora, è camminare lungo la cinta guardando i giunti, non i mattoni. Dove i giunti sono a incastro poligonale siete davanti al preromano; dove sono orizzontali e regolari, ai Romani; dove sono minuti e disordinati, al Medioevo. In pochi metri di muratura potete attraversare mille anni. È un esercizio che a Roma si può fare solo in poche zone privilegiate, mentre qui è a portata di mano lungo tutto il giro delle mura. Portatevi scarpe comode e datevi tempo: la lettura delle murature è il vero museo a cielo aperto di Ferentino, e non costa un euro.

Il consiglio che ti do per visitare Ferentino (FR)
Il consiglio, maturato accompagnando gruppi in questa parte di Ciociaria, è di rovesciare l'ordine istintivo della visita. Quasi tutti partono dalla Cattedrale perché è il monumento più noto; io suggerisco di cominciare dal basso, dalla Porta Sanguinaria e dal Teatro Romano, e di salire lentamente verso l'acropoli, lasciando la Concattedrale e il belvedere per ultimi. Il motivo è pratico e insieme scenografico: si affronta la salita con le gambe fresche, si arriva in cima quando la luce è migliore e si conclude nel punto più alto, con la vista sulla Valle del Sacco, invece di ridiscendere stanchi verso il nulla.
Secondo consiglio: dedicate al Mercato Romano coperto più tempo di quanto pensiate, e verificate prima le modalità di apertura, perché non è sempre visitabile senza accordo con la Pro Loco o con l'ufficio turistico. È il pezzo forte della visita e sarebbe un peccato trovarlo chiuso. Terzo: mezza giornata è il minimo, ma Ferentino ripaga chi le concede una giornata intera, magari abbinando nel pomeriggio il Lago di Canterno o una delle città saturnie vicine. Sul quando andare, la mia opinione è netta: evitate le ore centrali dei mesi estivi, perché il borgo è esposto e il sole picchia sulla pietra chiara; la primavera e l'inizio dell'autunno sono le stagioni giuste, con la campagna verde e la luce radente che fa risaltare i giunti delle mura. Chi vuole legare Ferentino ad altre tappe della zona può guardare a Boville Ernica, a Collepardo con la sua Certosa e a Ceccano, tutte a breve distanza.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Si ripete spesso che Ferentino fu lodata dai poeti antichi, ma pochi ricordano davvero le parole e il contesto. A elogiarla fu Orazio, nelle Epistole, che la indicò come il rifugio ideale per chi cerca la quiete. Il senso dei suoi versi, nella resa italiana che se ne fa comunemente, suona così: se ti piace la vita tranquilla e il sonno protratto fino a giorno pieno, se ti seccano la polvere e il frastuono delle ruote, allora ritirati a Ferentino, perché lì anche chi non è ricco può vivere bene. Non è un dettaglio da poco: è la fotografia, scattata da un contemporaneo di Augusto, di una cittadina di provincia benestante e riposante, l'esatto contrario del caos della capitale.
Il fatto poco citato è che questa fama di luogo tranquillo e salubre non era retorica: dipendeva dalle acque. Le stesse sorgenti che diedero vita alle terme facevano di Ferentino una meta di villeggiatura e di cura per la nobiltà romana, che qui possedeva ville. In altre parole, il borgo che oggi guardiamo come sito archeologico era, ai suoi tempi, una stazione di benessere. Tenetelo a mente mentre percorrete i vicoli: quella pace che Orazio prometteva è ancora, in buona misura, quello che si respira salendo verso l'acropoli in una mattina di primavera.
La foto giusta da fare a Ferentino (FR)
La fotografia che consiglio non è il primo piano di un monumento, ma un'inquadratura che tenga insieme la pietra e il paesaggio. Il punto migliore è l'affaccio dall'acropoli, dietro la Concattedrale: da lì si abbraccia la Valle del Sacco con i monti sullo sfondo e, se ci si sporge, la linea delle mura che precipita lungo il colle. La luce ideale è quella del tardo pomeriggio, quando il sole basso arriva radente e scava i giunti delle murature, facendo risaltare la differenza fra i blocchi poligonali e quelli squadrati. In pieno mezzogiorno la stessa parete appare piatta e slavata; al tramonto diventa scultura.
La seconda foto da portare a casa è dentro il Mercato Romano coperto: mettetevi in fondo all'aula e inquadrate l'arcone d'ingresso in controluce, aspettando che la luce del mattino entri dalla strombatura orientale. È l'effetto per cui quell'apertura fu progettata duemila anni fa, e funziona ancora. Per chi ama le vedute d'insieme, infine, conviene uscire dal borgo lungo la strada verso Morolo: da lì Ferentino si presenta tutta intera, arrampicata sul colle, con la mole della Cattedrale in cima. È l'immagine che riassume la città meglio di qualsiasi didascalia.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di Ferentino è punteggiata di episodi che vale la pena tenere a mente, perché danno spessore alle pietre. Il primo è militare e antichissimo: fra il VI e il IV secolo avanti Cristo il colle fu al centro delle guerre fra Ernici, Volsci e Romani, e da roccaforte nemica di Roma la città divenne poi sua alleata, chiudendo un capitolo lungo di resistenza italica. Nel 304, secondo la tradizione, vi fu martirizzato il centurione Ambrogio, che la città avrebbe poi eletto a patrono.
Nel Duecento Ferentino entrò nella grande partita fra Papato e Impero. Federico II di Svevia, che da giovane vi aveva soggiornato più volte, vi fu sconfitto per opera del ferentinate Gregorio da Montelongo, poi legato pontificio nella battaglia di Parma del 1248. Nel 1556 la città respinse l'assedio delle truppe spagnole del Duca d'Alba, un episodio che ne confermò il ruolo di piazzaforte pontificia. A cavallo fra Settecento e Ottocento il borgo visse le convulsioni dell'epoca rivoluzionaria, con le lotte fra Sanfedisti e Giacobini, e vide il passaggio di Garibaldi.
L'avvenimento più drammatico e più recente è la seconda guerra mondiale. Retrovia del fronte di Cassino e nodo stradale strategico, Ferentino subì bombardamenti pesantissimi che sventrarono chiese e case, come Sant'Agata, in gran parte distrutta nel 1944. La città rispose organizzando un centro di accoglienza per gli sfollati che affluivano dalle zone del fronte, e per questo comportamento le fu conferita la Medaglia d'Oro al Valor Civile. Chi cammina oggi fra i vicoli ricostruiti dovrebbe ricordare che molte di quelle mura sono state rialzate due volte: dai Romani e dai ferentini del dopoguerra.
Chi è passato da Ferentino (FR)
Di qui è passata una folla di personaggi che compongono, presi insieme, un piccolo compendio di storia romana e italiana. Il primo è un ferentinate d'origine, Aulo Irzio, nato in città nel 90 avanti Cristo, luogotenente di Cesare nella guerra gallica, poi pretore, governatore della Gallia Transalpina e console nel 43 avanti Cristo, caduto nella battaglia di Modena. Sempre in età romana lasciò la sua traccia più duratura Aulo Quintilio Prisco, il notabile il cui testamento è ancora inciso nella roccia fuori Porta Casamari.
Nel Medioevo Ferentino ospitò papi e imperatori. Innocenzo III ne fece una delle sue sedi privilegiate, elevandola a capoluogo delle province di Campagna e Marittima. Federico II di Svevia vi soggiornò più volte da giovane. Papa Celestino V, il pontefice del gran rifiuto, vi lasciò un legame profondo: fondò il Monastero di Sant'Antonio Abate, che ne custodì le spoglie fino al 1327, e ancora oggi il suo cuore è conservato presso il Convento delle Clarisse. Dal condottiero locale Gregorio da Montelongo all'umanista Martino Filetico, che qui portò l'Umanesimo ed è sepolto in Sant'Antonio Abate, la città fu attraversata dalle grandi correnti culturali del suo tempo.
Fra i grandi che ne parlarono senza necessariamente abitarvi c'è Orazio, che la citò nelle Epistole come rifugio di pace, e più tardi Garibaldi, che vi passò nelle sue campagne. Persino papa Pio IX ebbe un legame con Ferentino: nel 1863, in visita, ricevette in dono un frammento della reliquia del cuore di Celestino V. Non è la lista dei divi di una capitale, ma per un borgo di collina è un elenco che molte città più grandi invidierebbero.
Come arrivare a Ferentino (FR) e come muoversi
Ferentino si raggiunge comodamente in automobile dall'A1 Roma-Napoli, uscita Ferentino, da cui si sale al centro storico in pochi minuti. In treno si scende alla stazione di Ferentino-Supino, sulla linea Roma-Cassino, che si trova a valle, a diversi chilometri dal borgo alto, collegata al centro da un servizio locale su gomma; conviene verificare gli orari delle coincidenze prima di partire. In autobus, le corriere Cotral collegano Ferentino con Roma, con capolinea alla stazione Anagnina della metro A. Una volta in paese, ci si muove esclusivamente a piedi: il centro storico è tutto in salita e le automobili vanno lasciate nei parcheggi lungo la circonvallazione o nella parte bassa. Mettete in conto rampe e scalinate, e calzature adatte a un fondo talvolta irregolare.
Ferentino (FR) con i bambini e per chi ha poco tempo
Ferentino funziona bene anche con i bambini, a patto di trasformare la visita in una caccia al tesoro fra le porte delle mura e i blocchi giganti. Il Mercato Romano coperto, con le sue botteghe e la sua volta, colpisce l'immaginazione dei più piccoli meglio di tante chiese, e il racconto del lago che sparisce e riappare con i suoi pesci è il genere di storia che i bambini ricordano. Per chi ha davvero poco tempo, il minimo sindacale è la coppia acropoli-Cattedrale in alto e Porta Sanguinaria con il Teatro in basso, unite dalla passeggiata lungo le mura: un'ora e mezza abbondante, sufficiente a capire perché questo borgo è speciale. Chi invece vuole approfondire l'archeologia della zona può abbinare a Ferentino il Museo Archeologico di Frosinone, che aiuta a inquadrare gli Ernici e i Volsci.
Cosa c'è intorno a Ferentino (FR)
Ferentino è un ottimo campo base per la Ciociaria degli Ernici. Nel raggio di pochi chilometri si incontrano altre città saturnie e murate: Alatri, con la sua acropoli poligonale che è forse la più spettacolare d'Italia, Anagni, la città dei papi, e Arpino, patria di Cicerone e Mario. Verso i monti si sale a Collepardo e alle terme e ai boschi dell'alta valle, mentre verso il Lago di Canterno si raggiungono Fumone e Fiuggi. Chi vuole un itinerario più lungo può spingersi fino ad Atina, nell'alta Val di Comino. Sono tutte mete che si legano bene a Ferentino in una gita di uno o due giorni, componendo un ritratto della provincia di Frosinone che va molto oltre il luogo comune.
Le dodici porte delle mura di Ferentino (FR)
Le porte della cinta meritano un discorso a parte, perché sono il modo migliore per orientarsi nel borgo e per capire come funzionava la difesa. La più celebre è la Porta Sanguinaria, in blocchi megalitici sormontati da un arco romano: il nome popolare, dal sapore truce, ne ha fatto la porta simbolo di Ferentino, ed è vicina al Teatro Romano e all'antico tracciato del Kardo Massimo. La Porta Maggiore, detta anche Porta Casamari perché da lì partiva la strada verso l'omonima abbazia, apre il lato dove, poco fuori, si trova il Testamento di Aulo Quintilio Prisco. La Porta Montana e la Porta Sant'Agata prendono nome dai luoghi verso cui conducevano, quest'ultima dalla chiesa omonima.
Completano il giro la Porta Stupa, la Porta Pentagonale, la Porta Santa Croce e la Porta Castello, ciascuna incastonata in un tratto diverso della muratura. A queste otto si aggiungono gli accessi minori e specializzati: l'ingresso all'acropoli attraverso l'Arco del Fattore, l'imbocco del percorso sotterraneo architravato con pietre megalitiche detto Grotta Para, e due porterule, aperture di servizio più strette, a nord-ovest e a sud-ovest. Percorrere le mura passando da una porta all'altra, in senso orario, è l'itinerario che consiglio a chi vuole vedere Ferentino senza perdersi: le porte fanno da tappe naturali e da punti di sosta all'ombra.

Celestino V e la giostra dell'anello a Ferentino (FR)
Fra tutti i legami religiosi della città, quello con papa Celestino V è il più vivo ancora oggi. Il pontefice eremita, celebre per la rinuncia al soglio, fondò a Ferentino il Monastero di Sant'Antonio Abate, che ne custodì le spoglie fino al 1327, quando furono traslate. La sua vicenda ferentinate è avventurosa: la chiesa di Sant'Agata ricevette le spoglie prima che venissero trafugate verso l'abbazia di Collemaggio, all'Aquila, mentre a Ferentino è rimasta una reliquia straordinaria, il cuore del papa, conservato presso il Convento delle Clarisse. Per questo Celestino V è venerato come compatrono della città.
Il legame non è confinato ai libri di storia. Dal 2002 Ferentino celebra ogni anno, in suo onore, la giostra dell'anello, una rievocazione con palio che riporta il borgo alla sua dimensione medievale, con cortei in costume e la competizione fra i rioni. Chi capita in città nei giorni della manifestazione trova un contesto in cui le mura e le porte tornano a essere quello per cui furono fatte: lo sfondo della vita di una comunità. Vale la pena controllare in anticipo il calendario della giostra, perché è il momento in cui Ferentino dà il meglio di sé.
Ferentino (FR) e le città saturnie della Ciociaria
Per capire davvero Ferentino conviene inserirla nel gruppo a cui appartiene, quello delle città saturnie. La tradizione erudita attribuiva a Saturno la fondazione di cinque o sei centri del Lazio meridionale, tutti caratterizzati dalle mura megalitiche: Alatri, Anagni, Arpino, Atina e Ferentino. Non è una parentela solo mitica: questi borghi condividono la stessa civiltà degli Ernici e dei Volsci, la stessa tecnica costruttiva ciclopica e la stessa posizione strategica sui rilievi che chiudono la Valle del Sacco e la Valle del Liri. Visitarne più di uno nello stesso viaggio è il modo migliore per leggerli, perché ciascuno conserva un pezzo diverso del racconto.
Alatri offre l'acropoli poligonale forse più imponente d'Italia, un recinto sacro cinto da mura che lasciano senza parole. Anagni aggiunge la dimensione papale, con la cattedrale e il palazzo di Bonifacio VIII. Arpino porta il nome di Cicerone e conserva a sua volta un tratto di mura con un arco a sesto acuto unico nel suo genere. Ferentino, in questo concerto, è la città delle porte e del mercato coperto, quella dove la stratificazione delle murature si legge con più chiarezza. Metterle in fila, magari appoggiandosi ai borghi ernici minori come Veroli e Boville Ernica, significa comporre un itinerario che pochi conoscono e che regge il confronto con mete assai più celebrate.
Domande veloci su Ferentino (FR)
Dove si trova Ferentino (FR)?
Ferentino è in provincia di Frosinone, nel Lazio meridionale, su un colle dei Monti Ernici affacciato sulla Valle del Sacco, a circa settantacinque chilometri a sud-est di Roma.
Come si arriva a Ferentino (FR) da Roma?
In automobile dall'A1 Roma-Napoli, uscita Ferentino; in treno fino alla stazione di Ferentino-Supino sulla linea Roma-Cassino, che si trova a valle e va collegata al centro con il bus locale; in corriera Cotral dal capolinea di Roma Anagnina.
Quanto tempo serve per visitare Ferentino (FR)?
Il minimo per vedere l'acropoli, la Cattedrale, la Porta Sanguinaria, il Teatro e un tratto di mura è circa un'ora e mezza. Per godersi anche il Mercato Romano, le chiese e il panorama con calma serve mezza giornata; una giornata intera consente di aggiungere il Lago di Canterno o un borgo vicino.
Si paga il biglietto per entrare a Ferentino (FR)?
Il borgo, le mura, le porte antiche e i vicoli sono liberamente accessibili. Alcuni monumenti, come il Mercato Romano coperto, possono richiedere un accordo con la Pro Loco o l'ufficio turistico; eventuali contributi e orari conviene verificarli sul posto.
Cosa vedere assolutamente a Ferentino (FR)?
Le mura ciclopiche con le loro porte, l'acropoli con la Concattedrale dei Santi Giovanni e Paolo, il Mercato Romano coperto, il Teatro Romano e il Testamento di Aulo Quintilio Prisco inciso nella roccia fuori Porta Casamari.
Perché le mura di Ferentino (FR) si chiamano ciclopiche?
Perché sono formate da massi enormi, alcuni di volume superiore ai venticinque metri cubi, incastrati a secco. Gli antichi non credevano fossero opera umana e le attribuivano ai Ciclopi. Sono fra le più imponenti del Lazio, alte in alcuni punti diversi metri.
Il Mercato Romano di Ferentino (FR) è visitabile?
Sì, ed è uno dei mercati coperti romani meglio conservati che esistano, con l'arcone d'ingresso alto circa otto metri e cinque botteghe voltate a botte. Non è però sempre aperto liberamente: conviene informarsi in anticipo presso la Pro Loco.
Cos'è il Testamento di Aulo Quintilio Prisco?
È un'iscrizione di epoca traianea, il II secolo dopo Cristo, scolpita nella roccia fuori Porta Casamari, che riporta le volontà di un notabile ferentinate: lasciava beni alla città con l'obbligo di distribuire al popolo denaro, vino mielato, focacce e noci ogni cinque anni nel giorno del suo compleanno.
Perché il Lago di Canterno è chiamato lago fantasma?
Perché nel corso della sua storia si è prosciugato, del tutto o in parte, per poi riapparire dopo mesi o anni; rimase completamente asciutto dal 1894 al 1943. Il fenomeno dipende da un inghiottitoio del fiume Pertuso collegato a una grotta sotterranea.
Il Teatro Romano di Ferentino (FR) si può vedere?
Il teatro, del II secolo dopo Cristo, fu individuato nel 1923 e per lungo tempo è rimasto sepolto. Dal 2021 sono in corso scavi per riportarlo alla luce: conviene chiedere alla Pro Loco lo stato dei lavori e le possibilità di visita.
Chi è il santo patrono di Ferentino (FR)?
Il patrono è Sant'Ambrogio martire, centurione la cui uccisione la tradizione colloca nel 304; le sue reliquie e una statua d'argento si conservano nella Concattedrale. Papa Celestino V è venerato come compatrono, ricordato ogni anno con la giostra dell'anello.
Ferentino (FR) è adatta ai bambini?
Sì, trasformando la visita in un'esplorazione delle porte e dei blocchi giganti delle mura. Il Mercato Romano coperto e la storia del lago che appare e scompare piacciono molto ai più piccoli. Va messo in conto che il centro è tutto in salita.
Ferentino (FR) è accessibile alle persone con difficoltà motorie?
Il centro storico è ripido, con rampe e scalinate, e alcuni tratti hanno fondo irregolare: la visita completa è impegnativa per chi ha problemi di deambulazione. Alcuni punti panoramici e monumenti bassi sono comunque raggiungibili in automobile; conviene programmare il percorso in anticipo.
Quando conviene visitare Ferentino (FR)?
La primavera e l'inizio dell'autunno sono le stagioni migliori, con la campagna verde e la luce radente che valorizza le murature. In estate conviene evitare le ore centrali, perché il borgo è esposto e la pietra chiara riflette il calore.
Perché Ferentino (FR) ha la Medaglia d'Oro al Valor Civile?
Per il comportamento della città durante la seconda guerra mondiale, quando, pur bombardata come retrovia del fronte di Cassino, organizzò un centro di accoglienza per gli sfollati che affluivano dalle zone del fronte.
Cosa si può abbinare a una visita a Ferentino (FR)?
Le vicine città saturnie di Alatri, Anagni e Arpino, il Lago di Canterno con Fumone e Fiuggi, i borghi ernici di Boville Ernica, Collepardo, Veroli e Ceccano, e il Museo Archeologico di Frosinone per approfondire gli Ernici.
Ci sono terme a Ferentino (FR)?
Sì, le Terme Pompeo, di antichissima tradizione, la cui rinascita ottocentesca si deve all'imprenditore Ambrogio Pompeo. Le acque acidulo-solforose sono note fin dall'età romana. È un buon modo per chiudere la giornata dopo la visita al borgo.
Quante porte hanno le mura di Ferentino (FR)?
La cinta si apriva in dodici porte, fra cui la Porta Sanguinaria, la Porta Maggiore o Casamari, la Porta Montana, la Porta Sant'Agata, la Porta Santa Croce e la Porta Pentagonale, oltre agli accessi all'acropoli e alle porterule minori.
Chi era Aulo Irzio di Ferentino (FR)?
Un ferentinate illustre, nato in città nel 90 avanti Cristo. Fu luogotenente di Giulio Cesare nella guerra gallica, poi pretore, governatore della Gallia Transalpina e console nel 43 avanti Cristo, anno in cui morì nella battaglia di Modena. Il suo nome compare in un'iscrizione di censori sull'avancorpo dell'acropoli.
Cos'è l'acropoli di Ferentino (FR)?
È la parte più alta e antica della città, un quadrilatero di circa centoquaranta metri per novantacinque, con pendici fortificate in blocchi di calcare alla base e muri di travertino in alto. Vi sorgono oggi la Concattedrale, il Vescovado e il seminario, e offre un ampio panorama sulla Valle del Sacco.
Quali borghi vicini a Ferentino (FR) vale la pena visitare?
Le città saturnie di Alatri, Anagni e Arpino, i borghi ernici di Boville Ernica, Collepardo, Veroli e Ceccano, e verso il Lago di Canterno i paesi di Fumone, Fiuggi e Guarcino. Per l'archeologia locale è utile il Museo Archeologico di Frosinone.
C'è una festa tradizionale a Ferentino (FR)?
Sì, dal 2002 si celebra ogni anno la giostra dell'anello in onore di papa Celestino V, compatrono della città, con palio e cortei in costume. Conviene verificare il calendario dell'anno in corso presso la Pro Loco.
Un'ultima parola su Ferentino (FR)
Se dovessi convincere qualcuno a dedicare una giornata a questo borgo invece che a una delle mete più gettonate, punterei tutto sull'autenticità. Ferentino non è stata addobbata per i turisti: è una città che porta addosso, senza vergogna e senza maquillage, ventisei secoli di lavoro umano, dai massi ciclopici degli Ernici alle chiese ricostruite dopo le bombe. Camminarci significa leggere la storia con i piedi e con le mani, filare dopo filare. La mia opinione, dopo averla percorsa più volte, è che valga il viaggio proprio perché chiede un piccolo sforzo: la salita, la ricerca delle porte, la pazienza di aspettare l'apertura del Mercato Romano. Chi accetta questo patto se ne torna a casa con qualcosa che le grandi attrazioni, ormai levigate dalla folla, non sanno più dare.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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