Atina (FR)
Atina è in provincia di Frosinone, nella Valle di Comino, a circa 490 metri sul livello del mare e a poco meno di due ore di automobile da Roma: si esce dall'autostrada A1 al casello di Cassino e si risalgono le statali della valle seguendo le indicazioni per Atina, con un tempo di percorrenza intorno all'ora e quaranta dal Grande Raccordo Anulare. Con i mezzi pubblici si arriva con le autolinee regionali Cotral, che collegano Atina con Cassino (dove c'è la stazione ferroviaria sulla linea Roma-Napoli) e con Sora; le corriere fermano in piazza Garibaldi, ai piedi del centro storico. Il borgo è abitato e si visita liberamente, senza biglietto e senza orari. Le sedi visitabili sono tre. Il Palazzo Ducale, in piazza Saturno, è la sede del Comune e apre al pubblico per le visite ogni domenica da luglio a settembre. Il Museo Archeologico di Atina e della Valle di Comino Giuseppe Visocchi è in via Vittorio Emanuele II, telefono 0776 628100 e 349 2603957, e-mail museoatina@gmail.com: orari e biglietti cambiano nel corso dell'anno e vanno chiesti al museo prima di partire. Palazzo Visocchi, dimora storica privata in via Samuele Pagano 9, si visita solo su prenotazione scrivendo a palazzovisocchi@gmail.com. La Pro Loco risponde al numero 0776 609309. Il patrono è san Marco Galileo, festeggiato il 1° ottobre; il borgo è nel circuito dei Borghi più belli d'Italia e ha la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
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✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Chi organizza una giornata o un fine settimana nella Valle di Comino farà bene a leggere Atina insieme alle pagine di San Donato Val di Comino e di Alvito, i due borghi che con Atina formano il triangolo storico della valle. Atina è la più antica delle tre, la più ricca di pietra romana e l'unica ad avere un museo archeologico che meriti davvero un'ora del vostro tempo.
Dove si trova Atina (FR) e come si arriva dalla capitale
Atina occupa un colle che chiude a sud-est la Valle di Comino, la conca appenninica compresa fra il massiccio della Meta, le Mainarde e il corso del fiume Melfa. Il centro storico è appoggiato alle pendici del colle di Santo Stefano, uno sperone del monte Prato, e guarda dall'alto la piana dove scorre il Melfa. La valle è una terra di confine: a nord c'è l'Abruzzo con il Parco Nazionale, a est il Molise, a sud la piana di Cassino e la via Casilina. Questa posizione spiega tutta la storia di Atina, dai Volsci ai tedeschi del 1944.
In automobile da Roma si percorre l'A1 in direzione Napoli fino all'uscita di Cassino e si prosegue verso nord lungo le strade regionali e statali che risalgono la valle; il tragitto complessivo è di circa un'ora e quaranta. Da Napoli si impiega un'ora e venti con lo stesso casello. Da Frosinone città si contano tre quarti d'ora. Chi arriva in treno scende a Cassino, sulla linea Roma-Napoli via Cassino, e da lì prende la corriera Cotral per Atina; una seconda linea Cotral serve la valle dal lato di Sora. Il capolinea utile per il borgo è piazza Garibaldi, la piazza bassa da cui parte la salita alla città vecchia.
Atina alta e Ponte Melfa: le due facce del comune
Il comune di Atina ha due centri, e conviene saperlo prima di impostare il navigatore. Il primo è la città antica sul colle, chiusa dalle mura, con circa cinquecento residenti, i monumenti e il museo. Il secondo è Ponte Melfa, l'abitato moderno cresciuto nella piana lungo il fiume dal dopoguerra in poi, dove si sono trasferiti diversi uffici comunali, i servizi, i supermercati, le banche e le attività commerciali. Ponte Melfa è oggi il vero polo commerciale della Valle di Comino, e chi cerca un distributore, una farmacia aperta o un parcheggio ampio lo trova lì. Chi cerca Atina, quella di Virgilio e di Cicerone, deve salire.

Perché Atina (FR) è uno dei Borghi più belli d'Italia
Atina è entrata nell'associazione dei Borghi più belli d'Italia con la motivazione più solida che un paese del Lazio meridionale possa vantare: un tessuto urbano medievale intatto, ricostruito dopo il terremoto del 1349 secondo un disegno unitario voluto dai Cantelmo, e un sostrato antico che affiora ovunque, dalle mura poligonali alle epigrafi murate nelle facciate dei palazzi. Ha ricevuto anche la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, il marchio riservato ai piccoli comuni dell'entroterra che uniscono patrimonio e accoglienza.
La differenza con tanti borghi della Ciociaria è la stratificazione. Ad Atina si cammina su tre città sovrapposte: quella preromana delle mura ciclopiche, quella romana del municipio ricco di magistrati e di templi, quella tardomedievale disegnata dopo il sisma con il Palazzo Ducale al centro e le strade che si aprono a cerchi concentrici intorno a esso. Chi ha l'occhio allenato ricompone le tre città in un pomeriggio; chi non lo ha, esce comunque con la sensazione di aver visto un luogo dove la storia è più lunga della memoria.
Le origini di Atina: Saturno, le città saturnie e l'Atina potens di Virgilio
La leggenda della fondazione di Atina
La tradizione attribuisce ad Atina un'origine divina. Sarebbe stata fondata da Saturno, il dio che regnò nel Lazio durante l'età dell'oro, insieme ad altre città il cui nome comincia con la lettera A: Alatri, Anagni, Arpino, Atina e Ferentino (che in questa versione della leggenda si chiamerebbe Antino). Le cinque città saturnie hanno in comune le mura in opera poligonale, quei blocchi giganteschi che i visitatori del Settecento e dell'Ottocento chiamavano ciclopiche, e la leggenda nasce proprio dal bisogno di spiegare chi mai avesse potuto sollevare pietre simili. Ad Atina la memoria di Saturno è ancora scritta nella toponomastica: la piazza del Palazzo Ducale si chiama piazza Saturno, e sotto la cattedrale, secondo la tradizione, c'era il tempio del dio.
Vale la pena aggiungere che il mito è stato preso sul serio per secoli. Il ciclo delle città saturnie compare nelle cronache locali e nei repertori eruditi dell'età moderna, e gli abitanti di Atina lo hanno adottato come carta d'identità. Le pagine di Alatri, Anagni, Arpino e Ferentino raccontano le sorelle di questo ciclo, e un viaggio che le tocchi tutte e cinque è uno dei più istruttivi che si possano fare nel Lazio antico.
Virgilio e la potente Atina
Le fonti letterarie confermano che Atina esisteva prima di Roma. Nel settimo libro dell'Eneide, quando Virgilio elenca le città del Lazio che preparano le armi in soccorso di Turno contro Enea, Atina apre la lista con l'epiteto di potens, potente. L'aggettivo non è un vezzo poetico. Atina era la città che controllava il passaggio fra la Valle del Liri e il Sannio, ed era vicina ai giacimenti di ferro del monte Meta, una risorsa che nell'Italia preromana valeva quanto una miniera d'argento. Atina potens è ancora oggi il motto che i cittadini usano per parlare della propria città, e lo trovate scritto sulle pubblicazioni del Comune e sulle insegne delle associazioni.
Volsci, Sanniti e la conquista romana di Atina
Con ogni probabilità Atina fu una città volsca, posta sulla strada che collegava Sora a Casinum. Nel IV secolo a.C., quando la potenza sannitica arrivò a contatto con Roma sul limitare della Valle del Liri, Atina compare fra le città della lega sannitica, quasi certamente nel territorio della grande tribù dei Pentri, la stessa di Alife, Cassino e Venafro. La conquista romana avvenne nel corso delle guerre sannitiche: le fonti moderne indicano il 293 a.C. come l'anno in cui la città entrò definitivamente nello Stato romano. Atina fu inserita nella tribù Teretina, divenne prefettura e poi municipio. Da quel momento la sua storia è quella di una piccola città italica che si romanizza in fretta e bene.
Atina romana: il municipio che Cicerone chiamava madre di uomini illustri
Cicerone, Gneo Plancio e l'elogio di Atina
L'Atina romana ha un avvocato illustre. Nel 54 a.C. Cicerone difese Gneo Plancio, un magistrato originario di Atina accusato di brogli elettorali dopo l'elezione all'edilità. L'orazione, la Pro Plancio, è arrivata fino a noi, e contiene il passo che ogni atinate conosce a memoria: Atina è madre di molti uomini illustri, tanto che nessuna città d'Italia può dirsi più ricca. Cicerone non lo diceva per cortesia. Plancio lo aveva ospitato e protetto durante l'esilio, quando l'oratore era stato costretto a lasciare Roma, e la difesa del 54 fu anche un modo di ripagare quel debito. Il legame fra il grande arpinate e la Valle di Comino è del resto fisico: Arpino, la città natale di Cicerone, è a mezz'ora da Atina, e la pagina di Arpino racconta l'altra metà di questa storia.
Dopo la guerra sociale del 90 a.C., quando le città italiche ottennero in via definitiva la cittadinanza romana, Atina fornì alla repubblica e poi all'impero amministratori e militari di rango. Le epigrafi che tappezzano il borgo lo confermano: nomi di magistrati, dediche, cariche, un patrimonio epigrafico che per una città di queste dimensioni è fuori dal comune.
Templi, foro, terme e acquedotto dell'Atina romana
Le iscrizioni parlano di templi e di culti dedicati a Cerere, a Venere e ad Augusto. Esisteva un foro con le terme, i bagni imperiali e un acquedotto che raggiungeva la città con una condotta che partiva dalle sorgenti di Chiusi, e con ogni probabilità un anfiteatro, del quale si ipotizza la traccia nella forma di alcuni lotti fuori dalle mura. Nell'ordinamento augusteo Atina fu compresa nella prima regione, Latium et Campania. Il tempio di Saturno sarebbe stato sotto l'attuale cattedrale, quello di Giove nell'area dove sorse la chiesa di San Marco: sono tradizioni consolidate, non scavi, e vanno prese come tali. Ciò che invece si tocca con mano è la pietra: i basoli della strada romana al Cimitero Vecchio, la cisterna in piazza Garibaldi, le colonne nel cortile del Palazzo Ducale, il mosaico con il guerriero sannita. Per un lettore che voglia collocare questi reperti in un quadro più ampio, la pagina del Museo Archeologico di Frosinone offre il confronto con il resto della Ciociaria antica.
Una curiosità su Atina (FR)
La curiosità che sorprende di più chi arriva ad Atina non è archeologica ma enologica. Il primo Cabernet coltivato in Italia, secondo la ricostruzione storica accolta dall'Associazione Italiana Sommelier del Lazio e dal disciplinare della denominazione, crebbe qui, nella Valle di Comino, e non in Piemonte o nel Veneto. L'artefice fu Pasquale Visocchi, agronomo e imprenditore della famiglia che nell'Ottocento trasformò l'economia della valle. A partire dal 1860 Visocchi importò dalla Francia, e in particolare dal Bordolese, le migliori varietà di uve rosse e bianche, e le impiantò sulle colline attorno ad Atina, dove il terreno calcareo e l'altitudine gli parvero adatti a riprodurre le condizioni della Gironda. L'esperimento riuscì. Le viti francesi si adattarono, il vino piacque, e lo Stabilimento Enologico dei Fratelli Visocchi, il cui edificio storico è ancora indicato fra le cose da vedere del borgo, divenne una delle prime cantine italiane a lavorare vitigni internazionali con metodo.
Il seguito di questa vicenda è del tutto contemporaneo. Nel 1998 la Valle di Comino ottenne la denominazione di origine controllata Atina, costruita attorno al Cabernet, con il contributo decisivo del produttore Giovanni Palombo e degli studi ampelografici di Attilio Scienza. La denominazione comprende oggi quattro rossi (Rosso, Rosso Riserva, Cabernet e Cabernet Riserva) e un bianco a base di Semillon, un vitigno bordolese che quasi nessuno in Italia coltiva. Il consorzio riunisce una quindicina di produttori. Il paradosso è gustoso: la città che Virgilio chiamava potente per il ferro dei suoi monti è diventata, un secolo e mezzo dopo Visocchi, una piccola Bordeaux appenninica. Chi assaggia un Atina Cabernet Riserva ad agosto, durante CantinAtina, quando le cantine storiche del borgo aprono le porte, capisce che questa non è una curiosità da guida, ma una delle ragioni per cui vale la pena venire fin qui.
Il borgo di Atina passo per passo: da Porta dell'Arco a piazza Garibaldi
La Porta dell'Arco, ingresso monumentale di Atina
Si entra nella città antica dalla Porta dell'Arco, uno dei tre ingressi principali del circuito murario. L'arco che vedete oggi è una ricostruzione del 1948: l'originale fu abbattuto dalle distruzioni della seconda guerra mondiale, quando Atina si trovò per mesi a ridosso della linea Gustav. La porta è comunque il modo giusto di cominciare, perché mette subito il visitatore dentro la scala del borgo: strade strette, palazzi alti, pietra ovunque. Un secondo accesso storico è la Porta Santa Maria, mentre della grande Porta Aurea dell'antichità resta soltanto il nome, tramandato dalle fonti e dalla toponomastica.
Piazza Garibaldi, il Fontanone e il convento di San Francesco
Piazza Garibaldi è la piazza bassa di Atina, quella dove fermano le corriere e dove si parcheggia. La domina il Fontanone, una fontana monumentale che è una riproduzione fedele di quella originaria, rimossa negli anni Sessanta e poi ricostruita a memoria d'uomo. Sul lato della piazza si affaccia il complesso di San Francesco, convento costruito nel 1630, con un chiostro e la chiesa annessa; l'impianto è a L, con un corpo longitudinale illuminato da una serie regolare di finestre. Nella piazza è visibile anche il cippo di un monumento funerario romano, che la tradizione locale collega al nome di Lucio Elio Aurelio Commodo. Da piazza Garibaldi partono la salita verso piazza Saturno e il Palazzo Ducale e, in direzione opposta, la strada che scende a Ponte Melfa.
La cisterna romana di Atina in piazza Garibaldi
Il reperto più antico della piazza è la cisterna romana, databile fra il III e il I secolo a.C., riportata in vista da pochi anni. Ha murature in opera poligonale e un pavimento in cotto, e si trovava all'interno della cinta muraria: serviva a garantire acqua alla città anche in caso di assedio, quando l'acquedotto dalle sorgenti di Chiusi poteva essere tagliato dal nemico. Guardatela con attenzione, perché è la prova più chiara di come Atina ragionasse in termini militari già in età repubblicana: una città potente è una città che non muore di sete.

Il Palazzo Ducale Cantelmo di Atina, la sede del Comune
La facciata e i torrioni del Palazzo Cantelmo
Il Palazzo Cantelmo, che tutti in paese chiamano Palazzo Ducale, è il monumento civile più importante di Atina e il perno attorno a cui la città fu ridisegnata dopo il terremoto del 1349. Lo fecero costruire i Cantelmo, la famiglia che dal 1348 tenne la Valle di Comino e che possedeva anche il castello di Alvito, sul luogo dove prima sorgeva la rocca dei conti d'Aquino. La facciata su piazza Saturno presenta due torrioni, dei quali soltanto quello di destra è compiuto: un'asimmetria che i visitatori spesso non notano e che racconta un cantiere interrotto. Sopra il portone d'ingresso è murato un bassorilievo romano di reimpiego, e la fronte è animata da bifore gotiche e da rosoni. Davanti alla facciata si trova una statua togata di età romana, priva della testa, mentre nel cortile interno sono raccolte epigrafi e frammenti di colonne provenienti dagli edifici antichi della città. Il palazzo è oggi la sede del Comune di Atina.
La cappella di Sant'Onofrio nel Palazzo Ducale di Atina
All'interno del palazzo si conserva la cappella di Sant'Onofrio, un ambiente rettangolare absidato che custodisce decorazioni pittoriche parietali del XIV secolo, eseguite nei decenni della ricostruzione post-sismica. Il ciclo raffigura la Madonna con il Bambino e san Giovanni Battista, il Cristo in gloria e i santi Onofrio, Giovanni Evangelista e Michele Arcangelo. Sono pitture di ambito tardogotico meridionale, sobrie e ben conservate, e costituiscono la testimonianza più alta della committenza dei Cantelmo. Tre affreschi dello stesso secolo, staccati dal palazzo, si trovano oggi nel museo archeologico.
Il mosaico del guerriero sannita
Il pezzo che merita la visita è però un pavimento. Nel palazzo è esposto un mosaico romano a tessere bianche e nere, datato al II secolo d.C., che raffigura un guerriero sannita in quattro posizioni di assalto: uno stesso uomo, armato alla maniera italica, ripetuto in quattro atteggiamenti successivi come nei fotogrammi di una pellicola. È un'immagine rara. I Romani, che avevano combattuto per generazioni contro i Sanniti, li ritraevano di solito come gladiatori; qui, in una città che era stata sannita, il guerriero compare invece come figura di prestigio, quasi un'insegna di famiglia. La mia opinione è che questo mosaico valga da solo la salita a piazza Saturno, e che sia il motivo per cui conviene visitare Atina di domenica, nei mesi da luglio a settembre, quando il Palazzo Ducale è aperto.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta di Atina
Storia della cattedrale: dal tempio di Saturno alla facciata del 1725
La concattedrale di Santa Maria Assunta, in piazza Veroli, sorge sul luogo della primitiva cattedrale paleocristiana, che secondo la tradizione il vescovo Leone avrebbe costruito sui resti del tempio di Saturno. La prima menzione documentaria è nel privilegio di papa Innocenzo III del 1208, dove la chiesa compare con il titolo di San Giovanni sopra il muro di mezzo. Il terremoto del 1349 la distrusse completamente; nel 1405 risultava quasi ricostruita, nel 1514 fu ampliata verso sud, e fra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento ricevette altri ampliamenti. Nel 1722 assunse il titolo attuale di Santa Maria Assunta e nel 1725 cominciò il grande restauro settecentesco che ne rifece la facciata; i lavori, conclusi nel 1746 secondo la datazione più diffusa, diedero alla chiesa l'assetto che vediamo oggi.
La facciata convessa e i due campanili
Due bassi campanili incorniciano la facciata, che ha una forma leggermente convessa, con andamento curvilineo, cornicioni fortemente aggettanti e un balcone centrale al primo piano che i critici hanno definito civettuolo. È un barocco misurato, provinciale nel senso migliore: gli spazi sono nitidi e geometrici, scanditi da lesene e cornici, e l'insieme resta severo nonostante le curve. Chi arriva da piazza Saturno la vede di scorcio, con il Palazzo Ducale sullo sfondo, ed è questo il punto di vista da cui la facciata rende meglio.
L'interno barocco della cattedrale di Atina e le sue opere
L'interno è a tre navate, con la centrale più ampia e lunga che termina in un'abside rettangolare. La cupola alta con lanterna sostituì il tiburio esagonale, distrutto dagli eventi bellici del Novecento. La decorazione è barocca e i dipinti sono in gran parte di scuola napoletana. Il pittore napoletano Luigi Velpi, che le fonti locali chiamano anche Aloisio Volpi, dipinse la Gloria di San Marco nel 1768 e, l'anno seguente, la Consacrazione e il Martirio di San Marco; della stessa scuola è Vespasiano dell'Aquila. L'atinate Teodoro Mancini, vissuto fra il 1796 e il 1868, affrescò la cupola e la volta centrale e dipinse l'Assunzione di Maria Vergine. Nel 1904 Vincenzo Galloppi aggiunse gli affreschi dell'abside con l'Incoronazione della Vergine. Nella cappella del Santissimo Sacramento c'è un Cenacolo di autore anonimo.
Gli arredi lignei sono di grande qualità: il battistero barocco del 1750, opera di artigiani napoletani, il coro ottocentesco, l'ambone con l'antico stemma di Atina e l'organo settecentesco realizzato dai Catarinozzi, la celebre famiglia di organari di Affile, ancora funzionante. Nella cattedrale si conservano le reliquie e la statua di san Marco Galileo, trasferite qui dopo che la chiesa a lui dedicata fu distrutta durante la seconda guerra mondiale.

San Marco Galileo, il vescovo patrono di Atina
Marco Galileo, o Marco di Atina, è secondo la tradizione uno dei discepoli dell'apostolo Pietro, dal quale sarebbe stato consacrato vescovo e inviato a evangelizzare la Marsica, il basso Lazio e alcune zone della Campania. Avrebbe subito il martirio ad Atina sotto Domiziano, nel 96 d.C. La Chiesa lo ricorda il 28 aprile, ma Atina lo festeggia il 1° ottobre, giorno della dedicazione della cattedrale che ne custodisce le reliquie. È un culto antichissimo, che ha fatto di Atina una meta di pellegrinaggio per secoli: il Palazzo della Prepositura, di cui parlo più avanti, fu costruito proprio per ospitare i pellegrini della festa di san Marco.
Una cosa che non ti dice nessuno su Atina (FR)
Nessuna guida vi avverte che la parte più impressionante di Atina non è dentro il borgo ma sopra di esso, e che per vederla bisogna camminare. Le mura poligonali di Atina si sviluppano per circa sei chilometri di perimetro e sono considerate fra le più grandi del mondo italico. Nel borgo se ne vedono tratti, murati nelle case, nelle cantine e nei terrazzamenti; ma il circuito vero corre sul colle di Santo Stefano, a ridosso del centro storico, dove in cima si trovano le possenti mura preromane, i resti dell'acropoli e la rocca medievale. La salita è breve, meno di mezz'ora di passo tranquillo, in mezzo ad alberi ad alto fusto che rendono la collina una piccola oasi naturalistica, e la vista sulla Valle di Comino dalla sommità è la migliore che si possa avere della valle senza salire su un monte vero.
Le mura sono costruite in tempi diversi e in tre maniere dell'opera poligonale, quelle che gli archeologi distinguono per il grado di lavorazione dei blocchi: dalla prima maniera, con massi appena sbozzati, alla terza, con i giunti perfettamente combacianti. Il fatto di trovarle tutte e tre nello stesso circuito racconta una città che ha continuato a fortificarsi per secoli, con ogni probabilità fra il VII e il II secolo a.C. Le datazioni più antiche, come le estensioni leggendarie, vanno prese con prudenza: la cronologia dell'opera poligonale è ancora discussa. Ma per un visitatore la lezione è semplice. Portate scarpe da camminata, andate di mattina prima del caldo, e dedicate al colle di Santo Stefano lo stesso tempo che dedicate alla cattedrale. Nessun altro borgo della valle ha una passeggiata archeologica di questo livello a cinque minuti dalla piazza.
Palazzi e case nobili di Atina: Prepositura, Visocchi e le epigrafi murate
Il Palazzo della Prepositura, detto Le Pennate
Il Palazzo della Prepositura, che gli atinati chiamano Le Pennate, ha una facciata allungata e leggermente curva, che segue l'andamento della strada. Fu costruito nel 1598 per volontà del cardinale Tolomeo Gallio, duca di Alvito, il potente segretario di Stato di Gregorio XIII che aveva acquistato il ducato pochi anni prima. Lo scopo era pratico: dare una sistemazione decorosa ai pellegrini che arrivavano ad Atina per la festa del patrono san Marco Galileo. È un edificio di servizio nato da una committenza principesca, e il contrasto fra la modestia della funzione e il nome del committente dice molto sul peso religioso che Atina aveva nel Cinquecento.
Palazzo Visocchi, dimora storica del Lazio
Palazzo Visocchi, in via Samuele Pagano 9, è iscritto nella rete delle Dimore Storiche del Lazio ed è una delle ultime grandi realizzazioni settecentesche di Atina. Fu progettato dall'architetto Rocco Bernasconi, con maestranze venute da Napoli e dall'Abruzzo, in particolare da Alfedena e da Pescocostanzo, e ha una pianta a T che lo distingue nel tessuto minuto del centro storico. Gli spazi settecenteschi sono intatti: cantine, cucine, piano di rappresentanza e appartamenti. L'atrio ha una volta a padiglione e un pavimento in ciottoli di pietra con listature in cotto, di gusto neoclassico. Al piano nobile la sala da pranzo conserva un raro esemplare di carta da parati ottocentesca, la cosiddetta carta francese, prodotta dalle Cartiere Lefebvre di Isola del Liri, la stessa città delle cascate del Liri. La cappella privata è dedicata alla Madonna di Loreto e si apre al pubblico nelle festività. Il palazzo si visita su prenotazione, scrivendo a palazzovisocchi@gmail.com: per chi ama gli interni d'epoca è la visita più preziosa del borgo, e va organizzata prima di partire.
Le epigrafi romane nelle facciate di Atina
Camminando per il borgo si incontrano epigrafi romane incastonate nelle facciate dei palazzi, alcune a livello degli occhi, altre sotto le finestre, altre ancora nei sottoportici. È un'abitudine antica: quando le famiglie ricostruivano le case dopo il 1349 usavano la pietra della città romana, e le iscrizioni con nomi di magistrati e dediche finivano in facciata come una sorta di certificato di nobiltà. Nella via Vittorio Emanuele sono visibili anche le are, altari romani reimpiegati, che la segnaletica turistica indica fra le cose da vedere. Portate con voi qualche nozione di epigrafia latina, o almeno la pazienza di leggere le abbreviazioni: Atina ripaga chi si ferma.

Il Museo Archeologico di Atina e della Valle di Comino Giuseppe Visocchi
Storia e sede del museo di Atina
Il museo civico fu istituito nel 1978 e allestito nella forma attuale fra il 1999 e il 2000. Ha sede al primo piano di un elegante edificio in stile classico su via Vittorio Emanuele II, nel centro storico, ed è intitolato a Giuseppe Visocchi, della famiglia che ha segnato l'Ottocento atinate. Il percorso si articola in cinque ampie sale e copre un arco cronologico che va dall'VIII secolo a.C. al tardo Medioevo, con materiali provenienti da Atina e dalla Valle di Comino: iscrizioni, ceramica preromana e romana, mosaici, sepolture con i loro corredi. Il museo fa parte del sistema museale SIF Cultura della provincia di Frosinone e della rete dei musei della Regione Lazio. Accanto al museo, nello stesso edificio, la Biblioteca comunale conserva volumi di grande interesse per la storia e l'archeologia della valle. Telefono 0776 628100 e 349 2603957, e-mail museoatina@gmail.com; orari di apertura e biglietti vanno chiesti prima della visita.
Sala 1: il leone funerario e la camera sepolcrale di Atina
La prima sala è dedicata ad Atina città romana e presenta i resti di un leone funerario, scultura di quelle che sormontavano i grandi sepolcri lungo le strade fuori dalle mura, e una camera funeraria ricostruita. Il leone è il tipo di reperto che spiega meglio di tante epigrafi la ricchezza dell'Atina imperiale: un monumento sepolcrale con un leone in pietra costava, e chi lo commissionava voleva essere ricordato.
Sale 2 e 4: le necropoli di Ominimorti a San Biagio Saracinisco
La seconda e la quarta sala espongono i corredi funerari provenienti dalle tre necropoli del monte Santa Croce, in località Ominimorti, nel territorio di San Biagio Saracinisco. Sono sepolture databili fra il VII e il V secolo a.C. e fra il IV e il III secolo a.C., quindi anteriori e coeve alla conquista romana. I materiali sono soprattutto ceramica preromana, armi in ferro e in bronzo e oggetti di ornamento. Il pezzo più celebre è il disco-corazza, la protezione pettorale in bronzo tipica dei guerrieri italici, che compare nelle tombe maschili di rango. Chi ha visto i corredi sannitici dei musei del Molise ritroverà qui la stessa cultura, e questo è il punto: la Valle di Comino, prima di Roma, guardava a est.
Sala 3: i plastici degli schieramenti militari romani
La terza sala ospita plastici che ricostruiscono gli schieramenti militari romani, uno strumento didattico che piace molto ai bambini e alle scolaresche, e che per gli adulti serve a leggere le guerre sannitiche come manovre sul terreno e non come date su un libro. Vista la posizione di Atina, sul confine fra Lazio e Sannio, l'allestimento ha una sua logica.
Sala 5: le tombe ricostruite e gli ex voto di Casale Pescarolo
L'ultima sala presenta due necropoli ricostruite dal territorio di San Biagio Saracinisco, con la riproduzione delle tombe e la disposizione originaria dei corredi, e gli ex voto provenienti dal santuario italico di Casale Pescarolo, nel territorio di Casalvieri: piccole terrecotte, offerte votive, oggetti lasciati alla divinità che raccontano la religiosità quotidiana della valle. Completa il percorso una sezione multimediale intitolata Medioevie, dedicata ad abbazie, eremi e castelli del Lazio meridionale, e i tre affreschi del XIV secolo staccati dal Palazzo Ducale. Il mio consiglio è di visitare il museo prima del borgo e non dopo: le mura, le epigrafi e il mosaico del guerriero si leggono meglio quando si sono già visti il disco-corazza e le tombe di Ominimorti.
Il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Atina
Il secondo museo di Atina è allestito in un locale di proprietà comunale e raccoglie, conserva e studia il materiale che riguarda la storia, la cultura, l'economia, i dialetti, i costumi e il folklore degli abitanti della Valle di Comino. È un museo etnografico nel senso pieno: attrezzi agricoli, telai, abiti, oggetti domestici, documenti della civiltà contadina che ha popolato la valle fino agli anni dell'emigrazione. Un intero settore è dedicato al costume tradizionale internazionale, allestito con gli abiti donati dai gruppi folkloristici che ogni anno si esibiscono nel Festival Internazionale del Folklore di Atina. È l'unico museo che conosca in cui i costumi di mezzo mondo siano finiti in vetrina come regalo degli ospiti, e la cosa dice molto sul carattere del festival. Gli orari di apertura dipendono dalla stagione e vanno chiesti alla Pro Loco.
Il consiglio che ti do per visitare Atina (FR)
Il consiglio è di scegliere il giorno con cura, perché Atina non si visita nello stesso modo in tutte le settimane dell'anno. Se potete, venite una domenica fra luglio e settembre. È l'unico periodo in cui il Palazzo Ducale è regolarmente aperto al pubblico, e senza il palazzo perdete la cappella di Sant'Onofrio e il mosaico del guerriero sannita, cioè le due cose che distinguono Atina da qualunque altro borgo della Ciociaria. Prenotate in anticipo Palazzo Visocchi scrivendo all'indirizzo della dimora e telefonate al museo archeologico il giorno prima per avere conferma dell'orario. Con queste tre mosse una giornata ad Atina diventa completa; senza, resta una passeggiata piacevole in un bel borgo, che è molto meno.
L'itinerario che consiglio è questo, in ordine. Si arriva a piazza Garibaldi in tarda mattinata, si lascia l'automobile e si guardano la cisterna, il Fontanone e San Francesco. Si sale al museo archeologico, un'ora abbondante. Si pranza nel borgo, dove i ristoranti del centro storico cucinano il fagiolo cannellino in tutte le maniere e servono il Cabernet della valle. Nel primo pomeriggio si visitano la cattedrale e il Palazzo Ducale in piazza Saturno, e si esce alla Porta dell'Arco. Verso le cinque si sale al colle di Santo Stefano, con la luce che comincia ad abbassarsi sulla valle. Chi ha un secondo giorno lo dedichi ai siti fuori dal borgo, al Cimitero Vecchio e a San Marciano, e poi a San Donato Val di Comino o ad Alvito.
Un'avvertenza da professionista: Atina è un borgo in salita, con scale e selciato, e a luglio il caldo nella Valle di Comino non è quello della montagna. Acqua, cappello e scarpe chiuse. E se venite per Atina Jazz, a metà luglio, prenotate il letto con mesi di anticipo: i posti nel borgo sono pochi e vanno via.
Le mura poligonali di Atina e il colle di Santo Stefano
Tre maniere, sei chilometri, quindici secoli
Le mura di Atina meritano un capitolo a sé, perché sono la ragione per cui la città fu chiamata potente. Gli avanzi in opera poligonale si riscontrano nel centro storico e nelle zone adiacenti, costruiti in tempi diversi e con tre maniere diverse. Al di là degli aspetti leggendari, che riguardano sia la datazione sia l'estensione, sono databili con buona approssimazione fra il VII e il II secolo a.C. Il perimetro complessivo di circa sei chilometri le colloca fra le cinte più ampie dell'Italia preromana, superiore a quella di molte città che oggi sono più famose. La città antica, completamente arroccata sul colle, doveva apparire inespugnabile a chi la guardava dalla valle, e questo è esattamente il senso dell'epiteto virgiliano.
L'acropoli e la rocca sul colle di Santo Stefano
Sulla sommità del colle di Santo Stefano, a 577 metri, si trovano i resti dell'acropoli antica e della rocca medievale, che riutilizzò le mura preromane come fondazione. La collina è coperta di alberi ad alto fusto ed è di fatto un parco naturale a ridosso del centro storico, con sentieri di media difficoltà che proseguono verso il monte Prato, a 1.087 metri. La vista dalla cima abbraccia l'intera Valle di Comino fino ai monti del Parco Nazionale d'Abruzzo. È il luogo dove Atina si capisce tutta in uno sguardo: la città antica sul colle, la città moderna nella piana, il fiume in mezzo e le montagne intorno come una corona.

Fuori dalle mura di Atina: Cimitero Vecchio, San Marco, la Collegiata e San Marciano
La strada basolata e la domus dell'area di San Marco
Appena fuori dal borgo, nell'area del Cimitero Vecchio, si trovano i resti di una strada romana a basolato, con i grandi lastroni di pietra ancora in posto, e di una domus con un terrazzamento in opera poligonale, nell'area archeologica di San Marco. La chiesa di San Marco, distrutta nella seconda guerra mondiale, sarebbe stata edificata sul sito del tempio di Giove, secondo una tradizione che gli scavi non hanno ancora confermato né smentito. Le tombe romane visibili in quest'area erano ventidue in una mappa del 1910; oggi ne restano tre. È un dato che racconta meglio di ogni discorso quanto patrimonio si sia perso nel Novecento, fra guerra, ricostruzione e abbandono.
La Collegiata di Santa Maria, la chiesa medievale di Atina
La Collegiata di Santa Maria è la più importante chiesa medievale di Atina. Sorge, secondo la tradizione, sul sito del tempio di Saturno, e questa doppia attribuzione, condivisa con la cattedrale, dice quanto il mito del dio fondatore abbia lavorato nella memoria cittadina. È una chiesa sobria, con l'impianto e le forme del romanico meridionale, e resta fuori dal circuito delle visite frettolose: chi la cerca la trova nel tessuto abitativo del borgo, e ne esce con l'idea di un'Atina medievale più raccolta e più povera di quella barocca della cattedrale.
La chiesa di San Marciano e il sepolcreto paleocristiano
La chiesa di San Marciano sorge su una vasta area funeraria utilizzata fin dall'antichità e riutilizza in gran parte elementi architettonici appartenuti a un imponente monumento funerario romano: blocchi, cornici, frammenti scolpiti che si riconoscono nelle murature. I restauri recenti hanno portato in luce un sepolcreto paleocristiano databile fra il V e il VI secolo d.C., la prova che Atina fu cristiana molto presto, coerentemente con la tradizione del vescovo Marco. Per un visitatore attento San Marciano è la sintesi di tutta la stratificazione atinate: un sepolcro romano diventato cimitero cristiano diventato chiesa.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Atina fu distrutta da un terremoto nel 1349 e ricostruita dai Cantelmo. Pochi si fermano a considerare che cosa questo significhi per la forma del borgo che visitano. Il sisma del settembre 1349 fu uno dei più violenti che l'Appennino centrale ricordi, lo stesso che danneggiò gravemente Roma e che Petrarca descrisse nelle lettere; ad Atina non lasciò in piedi quasi nulla, cattedrale compresa, e la città fu ricostruita qualche decennio dopo. Il punto interessante è che la ricostruzione non fu spontanea. I Cantelmo, che avevano appena ottenuto la Valle di Comino, impostarono la nuova Atina attorno al loro palazzo, e la città si sviluppò in cerchi concentrici intorno alla residenza ducale, con le strade che girano attorno a piazza Saturno seguendo le curve di livello. Chi guarda la pianta di Atina, o semplicemente cammina nelle strade del borgo, riconosce questo disegno: il Palazzo Ducale al centro, gli anelli delle abitazioni intorno, la cattedrale sul fianco, le porte ai margini.
Questo fa di Atina un caso raro di città medievale pianificata, dove l'urbanistica del Trecento è ancora leggibile senza sovrapposizioni pesanti. E spiega un'altra cosa che in genere non viene detta: le epigrafi romane murate ovunque non sono un vezzo erudito dell'Ottocento ma il risultato di quel cantiere, quando la città antica, sconvolta dal terremoto, divenne la cava della città nuova. Il Palazzo Ducale stesso ha un bassorilievo romano sopra il portone e colonne antiche nel cortile. La Atina del 1349 è, in senso letterale, fatta con le pietre della Atina di Cicerone.
La foto giusta da fare a Atina (FR)
La fotografia da portare a casa è la veduta del borgo intero sul suo colle, presa dalla piana di Ponte Melfa o, meglio, dalla strada che sale dalla valle. Da lì Atina si vede come la vedeva Virgilio: una città compatta, arroccata, chiusa sopra lo sperone del colle di Santo Stefano, con la cupola della cattedrale e i torrioni del Palazzo Ducale che emergono dal profilo dei tetti e la montagna alle spalle. Il momento giusto è la mattina presto, quando il sole entra nella valle da est e illumina il fronte del borgo lasciando in ombra la montagna dietro, oppure la sera d'estate, verso le otto, quando la pietra si scalda di una luce arancione e le finestre cominciano ad accendersi.
Dentro il borgo, la foto migliore è quella della facciata del Palazzo Ducale in piazza Saturno, presa dal lato della cattedrale in modo da avere nel quadro i due torrioni, quello compiuto e quello incompiuto, con le bifore gotiche e il bassorilievo sopra il portone. Serve un obiettivo grandangolare, perché la piazza è stretta. Una seconda inquadratura che pochi fanno è dalla sommità del colle di Santo Stefano verso la valle, con le mura poligonali in primo piano e la Valle di Comino aperta dietro: è la foto che spiega perché la città fu costruita qui. Per il mosaico del guerriero sannita, nel Palazzo Ducale, la luce è artificiale e le foto vengono meglio senza flash, dall'alto, tenendo la macchina parallela al pavimento. La mia opinione è che la veduta dalla valle valga più di tutte le altre messe insieme: Atina è un borgo che si capisce da fuori prima che da dentro.
Il Medioevo di Atina: Longobardi, vescovi, Montecassino e i duchi di Alvito
La distruzione longobarda e la rinascita del 626
La città romana ebbe fine con i Longobardi: nel 589 Atina fu distrutta dal duca Zotone di Benevento, e fu ricostruita nel 626, entrando nel Ducato di Benevento. Nell'anno 800 risulta sede vescovile, come si legge in un diploma di Carlo Magno che ne descrive con precisione l'estensione territoriale. La memoria del vescovado è affidata alla figura di san Marco Galileo, considerato il primo vescovo della città. Atina fece poi parte della contea di Capua e infine del regno unificato dai Normanni, il Regno di Sicilia, poi Regno di Napoli e delle Due Sicilie, e restò nella provincia di Terra di Lavoro fino alla creazione della provincia di Frosinone nel Novecento.
Montecassino, i conti d'Aquino e il terremoto del 1349
Alla fine del XII secolo Atina faceva parte dei domini dell'Abbazia di Montecassino, la grande potenza monastica della zona, ; in seguito rientrò nei possessi dei conti d'Aquino, la famiglia di san Tommaso, che ad Atina avevano una rocca nel luogo dove oggi sorge il Palazzo Ducale. Aquino, la città d'origine della dinastia, è a mezz'ora di strada. Nel 1349 il terremoto distrusse Atina, che fu ricostruita nei decenni successivi sotto la nuova signoria.
Cantelmo, Cardona e Gallio: Atina nel ducato di Alvito
Come buona parte della Valle di Comino, Atina fu inserita nella contea e poi nel ducato di Alvito. I Cantelmo la tennero dal 1348 al 1595; seguirono i Folch de Cardona e, dal 1595, i Gallio, con il cardinale Tolomeo Gallio, che ad Atina lasciò il Palazzo della Prepositura. Nonostante la dipendenza da Alvito, Atina mantenne una fisionomia cittadina propria, con le sue chiese, i suoi palazzi e il suo patrono, e nel Cinquecento vide sorgere le residenze delle famiglie Visocchi e Fasoli, in un periodo di stabilità che la valle non conosceva da secoli. Il castello dei Cantelmo domina ancora Alvito, e chi vuole capire il rapporto fra le due città farebbe bene a vederle nello stesso giorno.
Atina dall'Ottocento a oggi: i Visocchi, le ferriere, la guerra
La cartiera del 1845 e la centrale idroelettrica
Il protagonista dell'Ottocento atinate è la famiglia Visocchi. All'iniziativa dei Visocchi si deve la cartiera, introdotta nel 1845, e, sul finire del secolo, la centrale idroelettrica di Castellone, nel territorio di Picinisco, che sfruttava la caduta delle acque del Melfa attraverso una condotta forzata per alimentare gli impianti. La stessa famiglia impiantò i vigneti francesi da cui nasce il Cabernet, e costruì il palazzo di via Samuele Pagano. È difficile trovare in un paese di queste dimensioni una dinastia borghese che abbia inciso così tanto sul paesaggio, sull'economia e sulla cultura.
Le miniere di ferro del Meta e la Ferriera di Rosanisco
Lo sfruttamento delle miniere di ferro del monte Meta, in prevalenza limonite, al quale la storia di Atina e della Valle di Comino è legata dalla più remota antichità, continuò con alterne vicende anche in età moderna. Ebbe una ripresa dal 1774, con la costruzione di una ferriera nella valle di Canneto, chiusa nel 1799 durante l'occupazione francese. Nel 1852 il governo borbonico pensò a uno sfruttamento deciso delle risorse minerarie della zona, con la costruzione della Magona, o Reale Ferriera, in località Rosanisco, di cui le fonti locali datano l'avvio al 1854. Il progetto, che era in fase di completamento, si fermò con l'annessione piemontese del 1860. Del ferro di Atina resta così una lunga storia di tentativi e un'eco nel nome di Virgilio.
Atina nella seconda guerra mondiale: la manovra di Atina e la liberazione del 1944
Nell'inverno 1943-1944 Atina si trovò a ridosso della linea Gustav, la linea difensiva tedesca che correva da Cassino verso l'Adriatico. Nel gennaio 1944 il generale francese Alphonse Juin concepì la cosiddetta manovra di Atina: aggirare le difese di Cassino da nord, attraverso le montagne, per raggiungere la trasversale Sant'Elia Fiumerapido-Atina e coprire il fianco destro del II Corpo americano. La 2ª Divisione di fanteria marocchina e la 3ª Divisione algerina conquistarono fra il 12 e il 15 gennaio Costa San Pietro, Monna Casale e Monna Acquafondata, pagando oltre settecento uomini in quarantotto ore, e fra il 21 e il 24 gennaio combatterono per il monte Santa Croce sopra San Biagio Saracinisco, preso e riperso. Il 24 gennaio il comando della 5ª Armata sospese l'offensiva per concentrarsi su Cassino, e il fronte si fermò sulle montagne fino a maggio. Atina fu raggiunta dalla 6ª brigata della 2ª divisione neozelandese fra il 27 e il 28 maggio 1944, il giorno dopo la caduta di Montecassino. La chiesa di San Marco, la Porta dell'Arco e il tiburio della cattedrale furono fra le perdite; la porta fu ricostruita nel 1948, il tiburio sostituito dalla cupola attuale. La pagina di Cassino racconta il resto della battaglia.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la conquista romana del 293 a.C., nell'ultima fase della terza guerra sannitica: con essa Atina, città della lega sannitica, entrò nello Stato romano e nella tribù Teretina, e in pochi decenni si trasformò da roccaforte italica a prefettura e poi a municipio. È il passaggio che ha deciso tutto il resto, e che spiega perché una città con mura ciclopiche parli latino in ogni sua pietra.
Il secondo è il processo di Gneo Plancio nel 54 a.C. Plancio, atinate, edile eletto, fu accusato di brogli e difeso da Cicerone con l'orazione che porta il suo nome. L'assoluzione, o comunque l'esito favorevole che gli storici accolgono, non è il punto: il punto è che in quel processo, davanti a un tribunale romano, la piccola Atina fu proclamata madre di uomini illustri dal più grande oratore della repubblica, e da allora nessuna città della Ciociaria ha avuto un biglietto da visita paragonabile.
Il terzo avvenimento è il martirio di san Marco Galileo nel 96 d.C., sotto Domiziano. È un fatto di tradizione, non documentato da fonti coeve, ma ha avuto conseguenze storiche concrete: Atina divenne sede vescovile, come attesta il diploma di Carlo Magno dell'800, e meta di pellegrinaggio fino all'età moderna, tanto che nel 1598 un cardinale segretario di Stato costruì un palazzo per ospitare i pellegrini.
Il quarto è la distruzione longobarda del 589 per mano del duca Zotone e la ricostruzione del 626, che segna il passaggio di Atina dal mondo romano a quello beneventano e poi normanno. Il quinto è il terremoto del 1349, che rase al suolo la città e la cattedrale e diede ai Cantelmo l'occasione di ridisegnarla intorno al loro palazzo: la Atina che visitate è figlia di quel disastro.
Il sesto è l'impianto dei vitigni francesi da parte di Pasquale Visocchi a partire dal 1860, primo Cabernet coltivato in Italia, che ha cambiato l'economia della valle e che oggi sostiene una denominazione di origine con quindici produttori. Il settimo è la manovra di Atina del gennaio 1944 e la liberazione del 27-28 maggio dello stesso anno, con le truppe francesi, marocchine, algerine e neozelandesi che hanno combattuto su queste montagne. L'ultimo, per ora, è il 1986: quell'anno Vittorio Fortuna fondò il Festival internazionale di musica jazz di Atina, che nel 2026 ha celebrato la sua quarantesima edizione e che ha fatto di questo borgo di cinquecento abitanti un nome noto ai musicisti di mezzo mondo.
Chi è passato da Atina (FR)
Il primo nome è quello di Cicerone, che con Atina ebbe un rapporto di gratitudine: Gneo Plancio, atinate, lo aveva accolto e protetto durante l'esilio del 58 a.C., quando era questore in Macedonia, e l'oratore lo difese nel 54 a.C. con la Pro Plancio. Che Cicerone sia venuto fisicamente ad Atina non è documentato, ma Arpino, la sua città, è a pochi chilometri, e la valle era la sua terra.
Il secondo nome è quello di David Herbert Lawrence. Il 13 dicembre 1919 lo scrittore inglese e la moglie Frieda partirono da Roma in treno per Cassino, proseguirono in autobus fino ad Atina e da qui, in parte su un carro trainato da un asino e in parte a piedi, raggiunsero la casa di Orazio Cervi nelle campagne di Picinisco, dove restarono otto giorni. Lawrence doveva valutare se la zona fosse abitabile per un'amica inglese, Rosalind Baynes; concluse che era troppo fredda e troppo primitiva, e il 22 dicembre, alle cinque e mezza del mattino, dopo una nevicata, i due ripercorsero a piedi gli otto chilometri fino ad Atina per prendere la corriera per Cassino e poi il treno per Napoli e Capri. L'esperienza finì nel romanzo La ragazza perduta, uscito nel 1920, dove Picinisco diventa Pescocalascio e Atina diventa Ossona, la città di mercato in cima al passo, con i buoi, le pecore, i maiali e le contadine in costume. Il mercato del lunedì di Atina, che si tiene ancora, è quello che Lawrence descrisse.
Il terzo passaggio è militare: nel gennaio 1944 il generale Alphonse Juin diede il nome di Atina alla manovra con cui tentò di aggirare Cassino, e nel maggio dello stesso anno i neozelandesi della 2ª divisione entrarono nel borgo. Il quarto passaggio è musicale e continua ogni luglio. Dal 1986 Atina Jazz ha portato in piazza Marconi musicisti di prima grandezza; l'edizione del quarantennale, dal 15 al 19 luglio 2026, ha avuto sul palco Emma Smith, China Moses, Bill Frisell con Gregory Tardy, Irene Fornaciari e Eliane Elias. Per un chitarrista come Frisell o una pianista come Eliane Elias, suonare in un borgo di cinquecento abitanti della Valle di Comino non è un ripiego: è una tradizione che i musicisti conoscono e rispettano.
Il fagiolo cannellino di Atina DOP e il Cabernet di Atina DOC
Il fagiolo cannellino di Atina DOP
Il fagiolo cannellino di Atina ha la denominazione di origine protetta dal 4 agosto 2010. Si coltiva soltanto in sei comuni della Valle di Comino, Atina, Villa Latina, Picinisco, Casalvieri, Casalattico e Gallinaro, sui terreni alluvionali lungo i fiumi Melfa e Mollarino. Si semina fra il 15 giugno e il 15 luglio e si raccoglie fra il 10 settembre e il 30 ottobre; l'essiccazione avviene entro quarantacinque giorni dalla raccolta. Il fagiolo è bianco, opaco, reniforme, lungo fra nove e quattordici millimetri, con una buccia sottilissima che è la sua caratteristica commerciale: si cuoce senza ammollo e diventa in bocca tenero e quasi fondente. La sua fama è antica. Già nel 1811 le statistiche del Regno di Napoli lo indicavano come prodotto di alta qualità. Il Consorzio per la tutela ha sede ad Atina. La fagiolata di agosto e la sagra del fagiolo cannellino e del Cabernet sono le occasioni per mangiarlo come va mangiato: con l'olio della valle, le cotiche o le vongole, e un bicchiere di rosso.
Il Cabernet di Atina DOC
Sulle falde delle colline si coltivano i vigneti da cui nasce l'Atina DOC, denominazione riconosciuta nel 1998 e costruita attorno al Cabernet impiantato da Pasquale Visocchi dal 1860. Le tipologie sono Rosso, Rosso Riserva, Cabernet e Cabernet Riserva, più un bianco a base di Semillon. Il terreno calcareo e l'altitudine danno vini eleganti, con tannini vivi; il Merlot della valle è fruttato e croccante, il Cabernet più avvolgente. Il consorzio riunisce una quindicina di produttori su un territorio che dalla valle sale verso le alture appenniniche fra Lazio e Abruzzo. CantinAtina, a metà agosto, apre le cantine storiche del borgo per le degustazioni. La mia opinione è netta: un Atina Cabernet Riserva regge il confronto con molti rossi laziali più blasonati, e costa meno.
Eventi, tradizioni e folklore di Atina (FR)
Atina Jazz, il festival dal 1986
Atina Jazz è il festival internazionale di musica jazz fondato nel 1986 da Vittorio Fortuna, che si svolge ogni anno a metà luglio in piazza Marconi. È diretto oggi dall'agenzia Kunoichi Promotion con il sostegno del Comune di Atina e della Regione Lazio, e il programma spazia dal jazz tradizionale al soul e alle fusioni moderne. La quarantesima edizione si è tenuta dal 15 al 19 luglio 2026. Esiste anche un'appendice invernale, Atina Jazz Winter. Le informazioni sui biglietti sono sul sito del festival e su quello del Comune.
Il Festival Internazionale del Folklore e le feste religiose
Fra fine luglio e i primi di agosto Atina ospita il Festival Internazionale del Folklore, con gruppi in costume da tutto il mondo; i costumi donati dai gruppi sono finiti nel Museo delle Arti e Tradizioni Popolari. Il calendario religioso ha tre date fisse: la festa della Madonna del Carmelo a luglio, la festa dell'Assunta il 15 agosto, con riti religiosi e la celebrazione di Ferragosto, e la festa del patrono san Marco Galileo il 1° ottobre, seguita dalla festa della Santa Croce sempre a ottobre. In primavera si tiene la Ballarella, ad aprile.
Il calendario dell'estate atinate
L'estate di Atina è fitta. A luglio: le notti del cinema sotto le stelle nel centro storico, a ingresso libero; il torneo delle contrade; la sosta della Milano-Taranto motociclistica; la festa dell'agricoltura con le macchine d'epoca, erede della vecchia festa della trebbiatura; la fiera di mezza estate e la festa dell'emigrante; Atina in festa lungo corso Munazio Planco; l'Atina Summer Festival; la rassegna internazionale di strumenti popolari. Ad agosto: la fagiolata; il Gran Galà della lirica; CantinAtina; il Festival delle Storie, la manifestazione itinerante di scrittori e giornalisti che chiude l'estate della valle; la corsa con le carrozze a cuscinetti a sfera, una gara di discesa con carretti artigianali che i ragazzi del borgo costruiscono da soli; la sagra del fagiolo cannellino e del Cabernet. Le manifestazioni ciclistiche sono una costante: il Trofeo Bastianelli, corsa internazionale riservata agli Elite e Under 23, e la Ciociaria in Giro per juniores. In autunno la festa del vino novello, a novembre; nel periodo natalizio la mostra mercato del presepe. Fra le iniziative ricorrenti si segnalano anche il Gran Premio dell'Arco e la rassegna Una scultura per Atina. Le date cambiano di anno in anno e vanno controllate sui canali del Comune.
Sport, natura ed escursioni intorno ad Atina
Atina offre percorsi di media difficoltà con escursioni sul colle di Santo Stefano e sul monte Prato, e più in alto, verso il Pizzo del Prato Caselle a 1.365 metri, il paesaggio diventa quello dell'Appennino vero. Il territorio comunale scende fino al Melfa, a circa 340 metri, e sale ai monti che chiudono la valle. Per lo sport organizzato ci sono il kartodromo, la pista di motocross e gli impianti per il calcio, il basket, il tennis, l'equitazione e le bocce. La valle è anche una terra di ciclisti, come dimostrano le corse che vi si tengono ogni estate. A pochi chilometri, il lago di Posta Fibreno è la riserva naturale più bella della zona, con le sue acque di risorgiva e l'isola galleggiante, e il borgo di Posta Fibreno merita la deviazione.
I dintorni di Atina (FR): la Valle di Comino e la Ciociaria
Atina è il punto di partenza naturale per la Valle di Comino. San Donato Val di Comino è il borgo alle porte del Parco Nazionale d'Abruzzo; Alvito conserva il castello dei Cantelmo; Vicalvi ha una rocca longobarda; Campoli Appennino è il paese del tartufo. Verso valle, Sora è la città di Vittorio De Sica, Isola del Liri ha la cascata nel centro abitato e la cartiera che produceva la carta francese di Palazzo Visocchi, Arpino è la patria di Cicerone. Verso sud, Aquino e l'Abbazia di Montecassino chiudono l'itinerario. Chi ha un giorno in più può risalire la Ciociaria verso Veroli, la città da cui prende nome la piazza della cattedrale di Atina. Le cascate del Liri, San Biagio Saracinisco con la necropoli di Ominimorti e Casalvieri con il santuario di Casale Pescarolo completano il quadro delle località da cui provengono i reperti del museo.
Atina con i bambini, accessibilità e periodo migliore
Atina con i bambini
Atina funziona bene con i bambini dai sei anni in su. Il museo archeologico ha i plastici degli schieramenti romani e le tombe ricostruite, che sono esattamente le cose che i ragazzi guardano volentieri; il colle di Santo Stefano è una passeggiata nel bosco con un castello in cima; il mosaico del guerriero in quattro posizioni è un fumetto di duemila anni fa. Le carrozze a cuscinetti a sfera di agosto sono lo spettacolo più adatto ai piccoli di tutta l'estate. Il borgo è però in salita e con selciato: i passeggini soffrono, i marsupi funzionano.
Accessibilità
Il centro storico ha pendenze e gradini che rendono difficile la visita in sedia a rotelle, come in tutti i borghi di collina della Ciociaria; piazza Garibaldi, piazza Saturno e il tratto di corso fra le due sono i punti raggiungibili con meno difficoltà. Il museo è al primo piano di un edificio storico e la presenza di un ascensore va chiesta per telefono prima di partire. Il Palazzo Ducale e la cattedrale hanno accessi con gradini.
Quando andare ad Atina e quando evitarla
La stagione migliore è da maggio a ottobre, con due picchi: la settimana di Atina Jazz a metà luglio, per chi vuole la musica e accetta la folla e i prezzi delle camere, e la seconda metà di settembre, quando si raccoglie il fagiolo, l'aria è limpida e il borgo è tornato tranquillo. La domenica fra luglio e settembre è l'unico giorno certo per il Palazzo Ducale. Da evitare le giornate di pieno agosto nelle ore centrali, quando il caldo nella valle è pesante, e l'inverno inoltrato, quando molte attività del borgo sono chiuse e la valle, come scoprì Lawrence, è fredda.
Domande veloci su Atina (FR)
Dove si trova Atina e in quale provincia?
Atina è in provincia di Frosinone, nel Lazio meridionale, nella Valle di Comino, a circa 490 metri sul livello del mare, sul confine con l'Abruzzo e il Molise.
Quanto dista Atina da Roma e come ci si arriva?
Circa un'ora e quaranta di automobile dal Grande Raccordo Anulare, per l'A1 fino al casello di Cassino e poi le strade della valle. In treno si scende a Cassino e si prosegue con la corriera Cotral fino a piazza Garibaldi; una seconda linea Cotral arriva da Sora.
Si paga un biglietto per visitare Atina?
No. Il borgo è abitato e si visita liberamente. Eventuali biglietti riguardano solo il museo archeologico e, se richiesto, le visite guidate delle dimore private.
Quando è aperto il Palazzo Ducale di Atina?
Il Palazzo Ducale, sede del Comune, apre alle visite ogni domenica da luglio a settembre. Negli altri periodi conviene chiedere al Comune o alla Pro Loco, numero 0776 609309.
Quali sono gli orari e i prezzi del Museo Archeologico di Atina?
Orari e biglietti variano con la stagione e vanno chiesti al museo, telefono 0776 628100 e 349 2603957, e-mail museoatina@gmail.com. Il museo è in via Vittorio Emanuele II.
Quanto dura la visita di Atina?
Mezza giornata per il borgo, la cattedrale e il museo; una giornata intera aggiungendo il Palazzo Ducale, il colle di Santo Stefano e i siti fuori dalle mura. Con Palazzo Visocchi su prenotazione serve una giornata piena.
Che cosa vedere ad Atina in un giorno?
Piazza Garibaldi con la cisterna romana e il Fontanone, il Museo Archeologico Giuseppe Visocchi, la cattedrale di Santa Maria Assunta, il Palazzo Ducale con il mosaico del guerriero sannita, la Porta dell'Arco e la salita al colle di Santo Stefano.
Perché Atina è chiamata città di Saturno?
Per la leggenda che la vuole fondata dal dio Saturno insieme ad Alatri, Anagni, Arpino e Ferentino, le città saturnie del Lazio. La piazza del Palazzo Ducale si chiama piazza Saturno.
Che cosa vuol dire Atina potens?
È l'epiteto che Virgilio dà ad Atina nel settimo libro dell'Eneide, fra le città che armano Turno contro Enea: Atina potente, per la posizione e per le miniere di ferro del monte Meta.
Le mura poligonali di Atina si possono vedere?
Sì. Tratti sono visibili nel borgo e nelle zone adiacenti; il circuito più imponente è sul colle di Santo Stefano, raggiungibile a piedi dal centro storico, con i resti dell'acropoli e della rocca.
Che cos'è il mosaico del guerriero sannita di Atina?
Un mosaico romano a tessere bianche e nere del II secolo d.C., conservato nel Palazzo Ducale, che raffigura un guerriero sannita in quattro posizioni di assalto.
Palazzo Visocchi ad Atina si può visitare?
Sì, solo su prenotazione, scrivendo a palazzovisocchi@gmail.com. Si trova in via Samuele Pagano 9 e conserva la sala da pranzo con la carta francese e la cappella della Madonna di Loreto.
Quando si tiene Atina Jazz?
A metà luglio, in piazza Marconi, dal 1986. L'edizione 2026, la quarantesima, si è svolta dal 15 al 19 luglio. Esiste anche un'edizione invernale, Atina Jazz Winter.
Che cosa si mangia ad Atina?
Il fagiolo cannellino di Atina DOP, che si cuoce senza ammollo, e i vini dell'Atina DOC, in particolare il Cabernet. La fagiolata di agosto e CantinAtina sono le occasioni migliori.
Chi è il patrono di Atina e quando si festeggia?
San Marco Galileo, vescovo e martire secondo la tradizione, festeggiato il 1° ottobre. Le sue reliquie sono nella cattedrale di Santa Maria Assunta.
Atina è adatta ai bambini?
Sì, dai sei anni in su: museo con plastici e tombe ricostruite, passeggiata sul colle, mosaico del guerriero. Il borgo è in salita e i passeggini faticano.
Atina è accessibile in sedia a rotelle?
Solo in parte: piazza Garibaldi, piazza Saturno e il corso sono i tratti più praticabili; il museo è al primo piano e la disponibilità dell'ascensore va chiesta prima.
Dove si parcheggia ad Atina?
In piazza Garibaldi e lungo la strada che sale dalla valle; a Ponte Melfa, nella piana, i parcheggi sono più ampi, ma bisogna poi risalire al borgo in automobile o con la corriera.
Che differenza c'è fra Atina e Alvito?
Alvito era la capitale del ducato e ha il castello dei Cantelmo; Atina era la città antica della valle, con le mura preromane, il municipio romano e il museo archeologico. Si visitano bene nello stesso giorno.
Che cosa c'entra D.H. Lawrence con Atina?
Lawrence passò da Atina il 13 e il 22 dicembre 1919 andando e tornando da Picinisco, e la descrisse nel romanzo La ragazza perduta con il nome di Ossona, la città del mercato.
Atina è uno dei Borghi più belli d'Italia?
Sì, ed è anche Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
Si possono fare fotografie nel museo e nel Palazzo Ducale di Atina?
Di norma sì, senza flash e senza cavalletto; nel Palazzo Ducale, che è la sede del Comune, il personale può chiedere di limitarsi agli ambienti aperti alla visita.
Il mio parere su Atina (FR)
Atina è il borgo della Valle di Comino che consiglio a chi vuole capire la valle e non soltanto attraversarla. I borghi vicini hanno il castello, il parco, il lago; Atina ha tre città sovrapposte e un museo che le spiega. Andateci di domenica, fra luglio e settembre, entrate nel Palazzo Ducale a vedere il guerriero sannita, salite al colle di Santo Stefano prima del tramonto, e portate a casa una bottiglia di Cabernet Riserva e un chilo di cannellini. Il resto della Ciociaria aspetta volentieri un altro giorno.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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