Parco dei Castelli Romani

Il Parco Regionale dei Castelli Romani copre per intero l'apparato dell'antico Vulcano Laziale, a sud est di Roma: circa quindicimila ettari secondo i dati della Regione Lazio, saliti a poco meno di sedicimila dopo gli ampliamenti verso Ciampino, Marino e la sughereta di Pomezia. L'ingresso è libero, gratuito, ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni l'anno: non ci sono biglietterie, tornelli, orari di chiusura. La sede dell'Ente Parco è a Villa Barattolo, via Cesare Battisti 5, a Rocca di Papa, telefono 06 9479931. Da Roma il mezzo più comodo è il treno regionale FL4, che parte da Roma Termini e a Ciampino si apre in tre rami: Frascati, Albano Laziale, Velletri. Il resto lo coprono gli autobus Cotral, che partono dal capolinea della metro A di Anagnina e servono quasi tutti i paesi del comprensorio. In auto si sale per la via Appia Nuova, la via Tuscolana o la via dei Laghi. Le uniche limitazioni riguardano le proprietà private e le aree archeologiche gestite dalla Soprintendenza, che hanno orari e biglietti propri.

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Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Se cercate un quadro generale delle mete intorno alla capitale, la pagina delle attrazioni turistiche raccoglie i luoghi che vale la pena mettere in fila prima di scegliere.

Parco dei Castelli Romani
Parco dei Castelli Romani

Il Parco dei Castelli Romani in cifre

I numeri di questo parco raccontano una storia precisa, e conviene tenerli a mente perché spiegano quasi tutto il resto. La legge regionale del 13 gennaio 1984, numero 2, istituisce l'area protetta; due leggi successive, la 64 del 28 settembre 1984 e la 63 del 24 maggio 1990, ne ridefiniscono i confini. La superficie indicata dalle fonti regionali si aggira sui quindicimila ettari, con una cifra più recente vicina ai quindicimilasettecento dopo gli allargamenti: prima di citare un dato al metro quadro conviene controllare la scheda aggiornata dell'Ente. I comuni interessati sono quindici sul corpo principale del vulcano, ai quali si aggiungono porzioni di Ciampino e la riserva della Sughereta di Pomezia.

La quota e le cime del Parco dei Castelli Romani

La vetta più alta è il Maschio delle Faete, 956 metri sul livello del mare. Subito sotto viene Monte Cavo, 949 metri, che però è la montagna che tutti riconoscono da Roma perché porta in cima il pettine delle antenne televisive. Il recinto esterno del vulcano, il cosiddetto recinto tuscolano artemisio, si sviluppa in un arco che tocca il Tuscolo a 670 metri sull'acropoli e prosegue fino al Monte Artemisio sopra Velletri. Il fondo dei Campi di Annibale, la conca interna, si trova intorno ai 750 metri; i Pratoni del Vivaro, l'altopiano erboso più famoso del parco, sui 580.

I due laghi

Il lago Albano e il lago di Nemi sono gli unici due specchi d'acqua sopravvissuti dei molti che l'attività idromagmatica aveva scavato nei fianchi del vulcano. Il primo, di forma ovale allungata in direzione nord ovest sud est, si trova intorno ai trecento metri di quota; il secondo, più piccolo e più raccolto, occupa un cratere quasi perfetto. Sono i due punti dove il parco si guarda meglio, e i due punti dove d'estate si parcheggia peggio.

Come arrivare al Parco dei Castelli Romani

Chi arriva dall'estero pensa ai Castelli come a una gita in pullman. Sbagliato: è pendolarismo puro, gli abitanti di questi paesi vanno a lavorare a Roma tutti i giorni, e voi potete fare il percorso inverso con gli stessi treni.

In treno: la linea FL4

La FL4 parte da Roma Termini e corre verso sud est fino a Ciampino, dove si separa in tre diramazioni. Il ramo per Frascati, aperto il 7 luglio 1858, è lungo circa ventiquattro chilometri e fu il primo dei tre. Il ramo per Albano Laziale, inaugurato nell'ottobre del 1889, misura circa ventinove chilometri e serve anche Villetta. Il ramo per Velletri, il più lungo con i suoi quarantuno chilometri circa, passa per Pavona e Lanuvio. Le tre linee coprono il fianco settentrionale e occidentale del vulcano; il fianco meridionale, dalla parte di Lariano e dell'Artemisio, resta appannaggio della gomma. Un consiglio pratico che vale più di molte guide: se scendete a Frascati siete già dentro il paese, mentre le stazioni di Albano e Velletri richiedono una salita a piedi non banale con i bagagli.

Con il Cotral

Gli autobus extraurbani del Cotral sono la spina dorsale dei collegamenti interni. Il nodo principale è il capolinea della metropolitana A ad Anagnina, dal quale partono le corse per Frascati, Grottaferrata, Marino, Rocca di Papa, Genzano, Velletri e gli altri centri. Un secondo nodo utile è la stazione di Albano Laziale, che smista verso Ariccia, Genzano e Nemi. Gli orari cambiano tra periodo scolastico ed estate, e la domenica le corse si diradano parecchio: chi vuole rientrare la sera controlli l'ultima partenza prima di incamminarsi.

In auto e in moto

Tre strade salgono dai Castelli Romani verso l'interno del parco. La via Tuscolana porta a Frascati e Grottaferrata; la via Appia Nuova serve Marino, Albano, Ariccia e Genzano; la via dei Laghi, la più bella delle tre, taglia il fianco orientale del vulcano tra i boschi e apre sui due laghi. In moto la via dei Laghi è un classico romano, il che significa che la domenica mattina è affollatissima e sorvegliata. Il parcheggio nei paesi è quasi sempre a pagamento con strisce blu; ai Pratoni del Vivaro e ai belvedere sui laghi si lascia l'auto sugli slarghi sterrati, senza garanzie e senza custodia.

Il Vulcano Laziale: la geologia del Parco dei Castelli Romani

Roma è costruita con i Castelli Romani. Detta così suona come una provocazione, ma è letteralmente vera: il tufo delle mura serviane, il peperino dei basamenti, il selce basaltico dei basoli delle strade consolari vengono da qui, da un vulcano che ha smesso di eruttare da poche migliaia di anni e che gli specialisti considerano quiescente, non estinto.

Le tre fasi del vulcano

La prima fase, che gli studi collocano fra circa 550.000 e 360.000 anni fa, costruisce il grande edificio esterno e lo svuota in una caldera: il suo orlo è il recinto tuscolano artemisio, quella lunga cresta che da Monte Porzio Catone arriva fino a Velletri e che dall'autostrada si legge come un anfiteatro naturale. La seconda fase, fra 280.000 e 260.000 anni fa, edifica dentro la caldera un cono interno, il cui cratere sommitale sono i Campi di Annibale: Monte Cavo e il Maschio delle Faete ne sono i resti del bordo. La terza fase, fra 200.000 e 36.000 anni fa, è idromagmatica: il magma incontra le falde acquifere, le esplosioni sono violente e superficiali e scavano crateri eccentrici sul fianco del vulcano. Due di quei crateri oggi contengono acqua e si chiamano lago Albano e lago di Nemi.

Il peperino, la pietra grigia dei Castelli

Il materiale eruttivo dell'ultima fase ha dato origine al peperino, la pietra grigia punteggiata di scaglie scure che ha vestito mezza Roma barocca e tutta l'edilizia locale. Le cave storiche sono a Marino, ad Albano Laziale e ad Ariccia. Guardate i portali delle case nei centri storici, gli stipiti delle finestre, le fontane: quella grana punteggiata che sembra pepe macinato è la firma del vulcano sotto i vostri piedi. Il nome viene proprio da lì.

Il vulcano dorme davvero?

Il Vulcano Laziale non è classificato come estinto. La zona registra sciami sismici periodici, in particolare nel settore fra Rocca di Papa e Marino, e in alcuni punti si liberano emissioni gassose naturali dal sottosuolo, il caso più noto essendo l'area di Cava dei Selci. Sono fenomeni monitorati e circoscritti, con segnaletica e recinzioni dove serve: nessun motivo di allarme per chi cammina sui sentieri, ma un buon motivo per non scavalcare una recinzione perché sembra messa lì per caso.

Una curiosità su Parco dei Castelli Romani

Nel 398 avanti Cristo il lago Albano fece qualcosa che nessuno sapeva spiegare: si alzò fuori stagione, senza piogge, minacciando di tracimare oltre l'orlo del cratere. Roma stava assediando Veio da anni senza venirne a capo, e la coincidenza fra il prodigio del lago e la guerra che non finiva bastava alla mentalità religiosa dell'epoca per fare della prima la chiave della seconda. La risposta romana fu, molto romanamente, un cantiere. Attraverso la parete del cratere venne scavato un cunicolo di drenaggio lungo circa 1.450 metri, largo un metro e venti e alto due metri, che raccoglie l'acqua a una quota fissata e la scarica a valle, in località Le Mole, sotto Castel Gandolfo.

Quel cunicolo funziona ancora. Non è un rudere da fotografare da lontano: è un'opera idraulica del quinto secolo avanti Cristo che continua a fare esattamente il lavoro per cui è stata scavata, regolando il livello del lago da venticinque secoli. Lo si scava a mano, con due squadre che partono dalle due estremità e si incontrano nel mezzo, con una precisione che oggi si otterrebbe con la strumentazione laser. È il tipo di dettaglio che cambia il modo in cui si guarda uno specchio d'acqua: quello che dal belvedere di Castel Gandolfo sembra un paesaggio naturale è in realtà un bacino a livello controllato dall'ingegneria romana.

La mia opinione, dopo aver accompagnato molti gruppi su quella terrazza: il cunicolo dell'emissario è la cosa più interessante dell'intero lago Albano, e quasi nessuno lo cita. Si parla del papa, delle ville, del panorama, del ristorante con la vista. Dell'unico manufatto che ha determinato la forma di quel paesaggio, silenzio. Anche il lago di Nemi ha il suo emissario romano sotterraneo, lungo circa 1.650 metri, che passa sotto Genzano e sbocca in Vallericcia: due gallerie gemelle, due secoli di distanza fra loro, stesso principio.

Parco dei Castelli Romani
Parco dei Castelli Romani

Il lago Albano, il più grande dei due

Il lago Albano si distende in un ovale allungato in direzione nord ovest sud est, incassato fra pareti ripide che in alcuni punti superano i cento metri di dislivello sul pelo dell'acqua. Il nome viene da Alba Longa, la città latina che la tradizione vuole fondata da Ascanio, figlio di Enea, e distrutta da Roma intorno al sesto secolo avanti Cristo: la sua localizzazione esatta è ancora discussa dagli archeologi e va presa per quello che è, una tradizione antica con qualche appoggio topografico, non un dato accertato. I comuni che si affacciano sull'invaso sono Castel Gandolfo, Albano Laziale, Ariccia, Rocca di Papa e Marino: la pagina dedicata al lago di Albano entra nel dettaglio delle spiagge e degli accessi.

L'anello del lago Albano a piedi

Il giro completo della sponda si fa in circa tre ore di cammino, con dislivelli modesti ma con tratti su fondo irregolare e qualche passaggio su asfalto trafficato nella parte bassa verso Castel Gandolfo. La discesa dal belvedere di Castel Gandolfo alla riva è ripida e, soprattutto, va risalita al ritorno: chi non ha allenamento la faccia al mattino presto e non alle tre del pomeriggio di luglio. Sulla sponda settentrionale si trovano stabilimenti, noleggi di canoe e pedalò, chioschi. La balneazione è regolamentata e le condizioni cambiano di stagione in stagione: le ordinanze comunali e le analisi dell'Arpa Lazio sono l'unico riferimento serio.

Il lago Albano e le Olimpiadi del 1960

Nel 1960 il bacino ospitò le gare olimpiche di canottaggio e di canoa e kayak. Chi cammina oggi lungo la sponda nord ha sotto gli occhi lo stesso specchio d'acqua sul quale si assegnarono quelle medaglie, e la vocazione sportiva del lago non si è mai interrotta: le società remiere locali si allenano qui tutto l'anno, e la mattina presto l'acqua è abitata solo da otto e da singoli. Se dovete scegliere un'ora per fotografare il lago, è quella.

Il lago di Nemi, lo specchio di Diana

Il lago di Nemi occupa un cratere quasi circolare e ha una qualità che il lago Albano non ha: si abbraccia tutto con un colpo d'occhio dal paese, che lo domina a strapiombo. Gli antichi lo chiamavano speculum Dianae, lo specchio di Diana, e il nome del lago viene dal nemus, il bosco sacro consacrato alla dea. L'edificio romano dedicato al culto, il santuario di Diana Nemorense, sorgeva sulla riva; oggi si trova a una certa distanza dall'acqua perché il bacino ha ridotto la propria estensione.

Il santuario di Diana Nemorense e il rex Nemorensis

Al santuario di Diana Nemorense è legata una delle istituzioni più inquietanti dell'antichità italica. Il sacerdote del bosco, il rex Nemorensis, era per tradizione uno schiavo fuggitivo che conquistava la carica uccidendo in duello il predecessore, dopo aver staccato un ramo dall'albero sacro; e restava sacerdote finché un altro fuggitivo non faceva a lui quello che lui aveva fatto al suo. Su questa notizia, riportata dalle fonti antiche e ripresa nell'Ottocento da James Frazer come apertura del Ramo d'oro, si è costruita una parte consistente dell'antropologia religiosa moderna. Va detto con onestà: gli studiosi contemporanei discutono quanto quel rito fosse ancora praticato in età storica e quanto fosse già allora un residuo raccontato. Resta il fatto che i Romani lo raccontavano, e che questo bosco era per loro un luogo di confine.

Le navi di Caligola

Sul fondo del lago giacevano due navi fatte costruire dall'imperatore Caligola, lunghe circa settanta metri e larghe più di venticinque: non navi da guerra né da trasporto, ma palazzi galleggianti collegati al culto di Iside e di Diana, rivestiti di mosaici, bronzi e tubature di piombo con il nome dell'imperatore. Dopo l'uccisione di Caligola nel 41 dopo Cristo il Senato ne ordinò la distruzione, dentro quella cancellazione sistematica della memoria che i moderni chiamano damnatio memoriae, e gli scafi finirono sul fondo.

Il recupero è una delle imprese archeologiche più spettacolari del Novecento italiano: dall'ottobre del 1928 all'ottobre del 1932 il livello del lago venne abbassato con impianti di pompaggio, sotto il coordinamento dell'ingegner Guido Ucelli, fino a lasciare gli scafi all'asciutto. Per conservarli fu costruito sulla riva un museo apposito. Fra il 31 maggio e il primo giugno del 1944 un incendio distrusse le due navi e gran parte dei reperti: una commissione d'inchiesta indicò come causa più probabile la presenza di militari tedeschi acquartierati nelle vicinanze, e la questione è rimasta controversa. Oggi il Museo delle navi romane conserva i modelli in scala, i materiali superstiti e la documentazione dello scavo: è una visita breve e amara, e va fatta.

Una cosa che non ti dice nessuno su Parco dei Castelli Romani

Il Parco dei Castelli Romani non ha un ingresso. Sembra banale e invece è l'informazione che manca in nove pagine su dieci, con conseguenze pratiche molto concrete per chi organizza una giornata. Non esiste un cancello dove presentarsi, non esiste una biglietteria, non esiste una mappa unica affissa all'entrata, non esiste un orario di chiusura che vi obblighi a scendere prima del tramonto. Il perimetro dell'area protetta include quindici paesi vivi, con le loro scuole, i loro supermercati, le loro strade provinciali. Voi non entrate nel parco: ci siete già dentro nel momento in cui scendete dal treno a Frascati.

La conseguenza operativa è che la pianificazione va rovesciata. In un parco recintato si arriva all'ingresso e si decide lì; qui bisogna decidere prima, perché il territorio è grande quanto una provincia piccola e i collegamenti trasversali fra un versante e l'altro sono lenti. Andare da Frascati a Velletri in mezzi pubblici, che sulla carta sono venti chilometri, può costare due ore fra attese e cambi. Chi vuole vedere i due laghi e una vetta nella stessa giornata ha bisogno dell'automobile, oppure deve rinunciare a uno dei tre.

La seconda conseguenza, quella che nessuno scrive mai, è che i sentieri attraversano proprietà private. In un territorio abitato da tremila anni, boschi, castagneti e vigne hanno un proprietario, e le tracce segnate passano spesso in servitù di passaggio. Se trovate una sbarra, una recinzione o un cartello di divieto in un punto dove la vostra mappa dice che il sentiero prosegue, non è un errore della segnaletica pubblica: è un confine catastale. Si torna indietro e si cerca l'alternativa. Ugualmente, le aree archeologiche dentro il parco, dal Tuscolo alle ville romane, hanno gestori, orari e a volte biglietti propri, indipendenti dall'Ente Parco. Il parco è aperto sempre; le cose dentro il parco, no.

Parco dei Castelli Romani
Parco dei Castelli Romani

Monte Cavo e la via Sacra

Monte Cavo è la montagna che da Roma si vede sempre, quella con le antenne. Nell'antichità era il mons Albanus, e in cima sorgeva il tempio di Iuppiter Latiaris, il Giove Laziale, santuario federale della Lega Latina la cui costruzione la tradizione attribuisce a Tarquinio Prisco. Sul mons Albanus, fra gennaio e marzo, si celebravano le feriae Latinae: i consoli in carica dovevano sacrificare al Giove Laziale e indire la festa prima di poter partire per le campagne militari. Chi otteneva un trionfo minore, o chi il Senato non riteneva di premiare con il trionfo in città, poteva celebrarlo qui: il trionfo sul Monte Albano era un ripiego prestigioso.

La via Sacra, la strada che sale al tempio

Al santuario si arrivava per una strada lastricata in basalto, la via Sacra o via Trionfale, lunga circa sei chilometri, che saliva da Rocca di Papa. Ne restano tratti notevoli di basolato originale, ancora percorribili a piedi, ed è il pezzo di archeologia stradale più impressionante di tutto il parco: si cammina sulle stesse pietre sulle quali passarono i consoli. Il fondo è sconnesso, scivoloso con la pioggia e infido con le foglie bagnate d'autunno: servono scarpe con una suola seria, non sneakers da città.

Che cosa si trova oggi in cima

Del tempio non è rimasto nulla di visibile. Nel 1758 sulla sommità si insediarono i passionisti di San Paolo della Croce, con un convento restaurato nel 1783 dal vescovo di Frascati, e le pietre antiche furono largamente riutilizzate. Nel 1890 l'edificio divenne albergo e ospitò teste coronate e scrittori. Oggi la vetta è un centro di trasmissione radiotelevisiva, con un impianto di antenne di cui è stato deciso lo spostamento di circa metà degli apparati. Detto brutalmente: si sale a Monte Cavo per la via Sacra e per il panorama, che nelle giornate limpide arriva al mare e al circondario dei Lepini, non per l'archeologia in cima. È comunque una delle camminate più belle del Lazio.

Il Maschio delle Faete e i Campi di Annibale

Il Maschio delle Faete, 956 metri, è la cima più alta dei Colli Albani e quindi il tetto del Parco dei Castelli Romani. Il nome viene dal faggio: qui la faggeta scende a quote molto basse per la latitudine, un fenomeno che i botanici chiamano inversione termica e che dipende dall'aria fredda che ristagna nelle conche. Camminare fra i faggi a novecento metri, a mezz'ora di macchina dal Raccordo Anulare, è un'esperienza che spiazza chiunque si aspetti la macchia mediterranea.

Fra Monte Cavo e il Maschio delle Faete si apre la conca dei Campi di Annibale, il cratere del cono interno del vulcano. Il nome deriva dalla tradizione secondo cui Annibale vi avrebbe accampato l'esercito durante la marcia su Roma del 211 avanti Cristo: è una attribuzione tradizionale, non un dato documentato, e va raccontata come tale. La conca oggi è in parte abitata, in parte coltivata, e costituisce la parte alta del comune di Rocca di Papa.

I Pratoni del Vivaro

Poco più in basso, verso sud, si apre l'altopiano erboso dei Pratoni del Vivaro, a circa 580 metri, diviso a metà fra i comuni di Rocca di Papa e di Velletri. Nel 1959 il Comitato Olimpico Nazionale Italiano vi realizzò un centro ippico, usato per la prima volta durante i Giochi olimpici di Roma del 1960 e poi sede dei campionati europei di concorso completo del 1995 e del 2007. La distesa dei Pratoni è il luogo dove i romani portano i bambini a correre la domenica: prato aperto, cavalli, cornice di monti su tutti i lati. Un consiglio da chi ci va da anni: è anche il posto più ventoso e più freddo del parco, e a marzo può fare dieci gradi meno che a Roma.

Il consiglio che ti do per visitare Parco dei Castelli Romani

Non provate a vedere il Parco dei Castelli Romani in una giornata. È l'errore che vedo commettere più spesso, e produce sempre lo stesso risultato: quattro paesi visti dal finestrino, due ore perse in coda sulla via dei Laghi, e la sensazione di non aver capito niente. Il comprensorio si divide in quattro settori, e ogni settore vale una giornata piena.

Il primo settore è quello tuscolano: Frascati, Grottaferrata, Monte Porzio Catone, l'area archeologica del Tuscolo. Ci si arriva in treno, si cammina, si mangia. Il secondo settore è quello del lago Albano: Marino, Castel Gandolfo, Albano Laziale, con il belvedere sul lago e le Ville Pontificie. Il terzo è quello dei laghi interni: Ariccia, Genzano di Roma, Nemi, con il Museo delle navi. Il quarto è quello alto e boscoso: Rocca di Papa, Monte Cavo, i Pratoni del Vivaro, il Maschio delle Faete, ed è quello che richiede più gambe.

Il mio consiglio operativo, in ordine di priorità. Se avete una sola giornata e nessuna macchina, prendete la FL4 per Frascati la mattina presto, salite al Tuscolo a piedi e scendete a Grottaferrata per l'abbazia: è l'itinerario con il rapporto migliore fra fatica e sostanza, e si chiude con un pranzo serio. Se avete una sola giornata e la macchina, fate la via dei Laghi con soste a Nemi e a Castel Gandolfo, e mettete in conto due ore di camminata sulla via Sacra. Se avete due giorni, aggiungete Ariccia e Genzano. Se andate di domenica, partite prima delle otto: dopo le dieci la via dei Laghi diventa un parcheggio lineare, e non sto esagerando.

Ultima cosa, e vale più di tutte: evitate agosto. Il caldo qui è meno feroce che a Roma, ma i paesi si svuotano, molte trattorie chiudono, i musei riducono gli orari e le uniche cose piene sono le spiagge dei laghi. I mesi giusti sono aprile, maggio, la seconda metà di settembre e ottobre, quando i castagneti cambiano colore e i vini nuovi arrivano nelle fraschette.

I sentieri del Parco dei Castelli Romani

La rete escursionistica del Parco dei Castelli Romani conta una trentina di percorsi documentati, in gran parte inseriti nella numerazione del Club Alpino Italiano in una serie che va indicativamente dal 501 al 526, ai quali si aggiunge il passaggio del Cammino Naturale dei Parchi, il lungo itinerario che collega le aree protette del Lazio. Le tracce sono segnate con il consueto bianco e rosso; la segnaletica verticale, come in tutte le aree protette italiane, ha una manutenzione disomogenea e in qualche bivio manca. Portate una traccia gps o una mappa cartacea, non affidatevi ai soli cartelli.

I percorsi più frequentati

L'anello del lago Albano, circa dieci chilometri, è il più battuto e il più facile da improvvisare, con l'avvertenza già detta sulla risalita finale. La via Sacra da Rocca di Papa a Monte Cavo è il percorso storicamente più denso, circa sei chilometri di salita su basolato antico. L'anello dei Pratoni del Vivaro è il più adatto alle famiglie: prato aperto, dislivello minimo, possibilità di accorciare in qualunque momento. Il sentiero del Monte Artemisio, sul versante di Velletri, è il più selvatico e il meno frequentato, e attraversa un bosco maturo di castagni e cerri. L'anello del lago di Nemi, più corto di quello albano, ha il vantaggio di passare accanto all'area del santuario di Diana.

Regole e buon senso sui sentieri

Il parco è area protetta: non si raccolgono fiori, non si asportano campioni geologici, non si accendono fuochi. La raccolta dei funghi e delle castagne è regolamentata e in molte aree è riservata ai residenti o richiede tesserino: informatevi al comune competente prima, perché le sanzioni ci sono. I cani vanno tenuti al guinzaglio, e non è una formalità: nel parco vive il lupo, e un cane sciolto è un problema per lui e per voi. In estate il rischio incendio è alto e i divieti si inaspriscono con ordinanze regionali.

In bicicletta nel Parco dei Castelli Romani

I Castelli Romani sono terreno da ciclismo da sempre: le salite sono corte e cattive, il fondo è buono, il traffico è il vero nemico. Su strada il giro classico è il periplo del lago Albano con salita a Rocca di Papa, che i romani usano come palestra invernale; la via dei Laghi da Marino a Velletri è un lungo saliscendi panoramico, bello e pericoloso nelle giornate di traffico. La salita a Monte Cavo dalla parte di Rocca di Papa è un tratto duro con pendenze in doppia cifra.

Fuoristrada, il territorio ha una densità di sterrate notevole: le strade forestali dei castagneti sopra Rocca di Papa e Lariano, le carrarecce dell'Artemisio, gli attraversamenti dei Pratoni del Vivaro. Regola non negoziabile: sui sentieri escursionistici stretti la bici va condotta a mano quando ci sono pedoni, e nelle aree di tutela integrale non si entra affatto. L'Ente Parco pubblica gli itinerari ciclabili sul proprio sito ufficiale, ed è lì che vanno controllati i tratti temporaneamente chiusi per lavori o per rischio caduta alberi, che dopo le mareggiate di vento sono frequenti.

Parco dei Castelli Romani
Parco dei Castelli Romani

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che i Castelli Romani siano terra di vino lo sanno tutti. Che siano stati, in età imperiale, uno dei distretti vinicoli più organizzati del Mediterraneo occidentale, con una filiera che partiva dai vigneti dei colli e arrivava alle banchine di Ostia, è un fatto che si legge molto più di rado. Eppure la viticoltura qui era già diffusa nei primi anni dell'Impero, e il vino laziale si esportava in tutte le regioni: proprio per questo Ostia divenne un emporio vinario di grande importanza, uno snodo commerciale dove il prodotto dei colli veniva imbarcato e distribuito.

Il dettaglio che rende la cosa concreta è tecnico. A differenza dei Greci, che conservavano il vino in anfore di terracotta, i Romani cominciarono a usare barili di legno e bottiglie di vetro, introducendo di fatto il concetto di invecchiamento: il vino smette di essere una bevanda dell'annata e diventa un prodotto che migliora con il tempo, cioè diventa un bene che si può capitalizzare. Sui colli intorno a Roma questo passaggio avvenne prima e meglio che altrove, per un motivo di mercato semplicissimo: c'era la città più grande del mondo antico a mezza giornata di carro.

C'è poi la questione del gusto, che sfata un luogo comune. Il vino romano non si beveva come lo beviamo noi. Nella cucina antica era onnipresente il vino cotto, usato semplice o corretto con il miele, nelle versioni di passito, di sapa, di defrutum e di caroenum. Il vino mielato si otteneva mescolando qualche cucchiaiata di miele al liquido denso, tanto più che il vino non era pastorizzato né filtrato. Il passito, ottenuto da grappoli fatti appassire sui graticci, ha una discendenza diretta nei vini dolci italiani di oggi. E i viandanti portavano con sé un vasetto di miele e uno di pepe per condire all'istante il vino servito nelle osterie e nei thermopolia lungo le vie consolari: un gesto che oggi ci sembrerebbe barbaro e che era, semplicemente, il modo romano di bere.

I quindici paesi del Parco dei Castelli Romani

La legge del 1984 nasce per tutelare l'integrità delle caratteristiche naturali e culturali dei quindici paesi che occupano l'antico Vulcano Laziale, ai quali si sono aggiunti in seguito porzioni di territorio di Ciampino e, con la riserva della Sughereta, il comune di Pomezia, incluso per salvaguardare i resti delle antiche sugherete alle falde dei colli. Vale la pena scorrerli uno per uno, perché ciascuno ha una fisionomia diversa e sceglierne uno a caso è il modo migliore per sprecare una giornata.

Il versante tuscolano

Frascati è la capitale morale del comprensorio, con la scenografia delle ville tuscolane e la Villa Aldobrandini che chiude la prospettiva della piazza. Grottaferrata ha l'abbazia greca, che merita un capitolo a parte. Monte Porzio Catone è un balcone su Roma e ospita l'osservatorio astronomico. Monte Compatri conserva un centro storico stretto e verticale che pochi visitano. Rocca Priora, a 768 metri, è il comune più alto del comprensorio e per questo il primo a vedere la neve.

Il versante del lago Albano

Marino è la città del vino e della Sagra dell'Uva. Castel Gandolfo vive del suo affaccio sul lago e delle Ville Pontificie. Albano Laziale è il centro urbanisticamente più complesso, cresciuto sui resti dei Castra Albana, l'accampamento stabile della Legio II Parthica voluto da Settimio Severo: le cisterne, la porta pretoria e l'anfiteatro sono ancora leggibili dentro il tessuto della città.

Il versante dei laghi interni

Ariccia è la città di Bernini, con la piazza di Corte, la chiesa di Santa Maria Assunta e il Palazzo Chigi, uno dei rarissimi palazzi barocchi rimasti con l'arredo originale. Genzano di Roma è il paese dell'Infiorata e del pane casareccio. Nemi, minuscolo, campa di fragole e di panorama. Lanuvio, l'antica Lanuvium, custodisce il santuario di Giunone Sospita e un museo civico che vale la deviazione.

Il versante alto e meridionale

Rocca di Papa è il paese più verticale di tutti, con il quartiere dei Bavaresi arrampicato sotto la rocca e il museo geofisico che racconta i terremoti e il vulcano. Lariano, comune autonomo dal 1967, è il regno del pane e dei castagneti dell'Artemisio. Velletri chiude il comprensorio a sud ed è il comune più esteso, con una superficie viticola imponente.

Tuscolo e le ville tuscolane

Sopra Frascati, a 670 metri sull'acropoli e 629 sul foro, si trovano le rovine di Tuscolo, la città latina che la leggenda vuole fondata nel decimo secolo avanti Cristo da Telegono, figlio di Ulisse e Circe. Tuscolo fu uno dei centri maggiori della Lega Latina e mantenne un ruolo di primo piano fino alla battaglia del lago Regillo, collocata dalle fonti fra il 499 e il 496 avanti Cristo, dopo la quale entrò nell'orbita romana restando alleata privilegiata.

Che cosa si vede nell'area archeologica

Il teatro romano è l'edificio più imponente del complesso, con un diametro originario di quarantacinque metri e una capienza di circa millecinquecento spettatori; la scena fu poi ampliata a dodici metri per trentacinque e decorata con statue di soggetto mitologico. L'anfiteatro, dell'anno duecento circa, misura ottanta metri per cinquantatre con un'arena di quarantasette per ventinove e poteva contenere intorno ai tremila spettatori. La via dei Sepolcri, lastricata, collega l'area abitata all'anfiteatro e conserva sepolture di rilievo, fra le quali quella di Marco Celio Viniciano.

La fine di Tuscolo e il ricordo di Cicerone

Nel 1191 la città fu rasa al suolo dopo aver ospitato le truppe di Federico Barbarossa durante la sua quarta discesa in Italia: il territorio venne donato al papa, che lo distribuì fra chiese e conventi. Da quella distruzione nasce, per dispersione degli abitanti, buona parte dei paesi che oggi chiamiamo Castelli Romani. Prima di tutto questo, Tuscolo era il luogo del Tusculanum di Cicerone, la villa dove l'oratore scrisse le Tusculanae disputationes: in tarda repubblica e primo impero l'aristocrazia romana aveva qui una concentrazione di residenze di lusso. Gli scavi sistematici cominciarono nel 1806 con il finanziamento di Luciano Bonaparte; le campagne scientifiche moderne si aprirono nel 1994 sotto la direzione di Xavier Dupre Raventos, con tredici campagne fino al 2009.

Le ville tuscolane

Tra Cinquecento e Seicento la nobiltà romana ricostruì su questo versante il proprio sistema di ville di delizie, in continuità ideale con le residenze antiche. La più celebre è Villa Aldobrandini a Frascati, con il teatro delle acque; accanto a essa Villa Falconieri, Villa Torlonia, Villa Grazioli, Villa Lancellotti, Villa Sora, Villa Mondragone. Molte hanno oggi funzione universitaria, congressuale o ricettiva e non sono liberamente visitabili: le aperture vanno verificate sui rispettivi siti ufficiali, e questa è una delle poche cose sulle quali conviene telefonare prima invece che presentarsi.

L'abbazia greca di San Nilo a Grottaferrata

A Grottaferrata sopravvive qualcosa di anomalo in Italia centrale: un monastero di rito bizantino attivo da mille anni senza interruzioni. L'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata fu fondata agli inizi dell'anno Mille, con la chiesa che si data al 1004, da san Nilo da Rossano e da san Bartolomeo. La liturgia si celebra ancora oggi secondo il rito bizantino in lingua greca, e in alcune occasioni particolari in lingua albanese; la comunità appartiene all'Ordine basiliano italiano di Grottaferrata, nell'ambito della Chiesa bizantina cattolica italiana.

Dentro la chiesa, la cappella dei Santi Nilo e Bartolomeo, detta anche cappella Farnesiana, conserva il ciclo di affreschi con le storie di san Nilo dipinto dal Domenichino intorno al 1608 e al 1610: è uno dei vertici della pittura classicista bolognese a Roma e si vede in un'abbazia di provincia, gratis, spesso da soli. La mia opinione netta: è il singolo interno artistico più importante del Parco dei Castelli Romani, e il pubblico che lo visita è una frazione di quello che sale a fotografare il lago di Nemi.

La biblioteca del monastero conserva circa cinquecento manoscritti greci e altrettanti latini, oltre a migliaia di volumi a stampa. Dal 1931 vi ha sede il Laboratorio di restauro del libro antico, il primo laboratorio scientifico italiano dedicato alla conservazione libraria: un'istituzione che ha formato generazioni di restauratori e che continua a lavorare su materiali provenienti da tutto il mondo.

Le Ville Pontificie di Castel Gandolfo

Il complesso delle Ville Pontificie si estende su circa cinquantacinque ettari a Castel Gandolfo e comprende il Palazzo Pontificio, restaurato e ampliato da Carlo Maderno per Urbano VIII, Villa Cybo, acquisita nel 1773 da Clemente XIV, e Villa Barberini, costituita da Taddeo Barberini fra il 1628 e il 1631, con i relativi giardini. L'area gode dell'extraterritorialità concessa alla Santa Sede con i Patti Lateranensi del 1929.

Nell'ottobre del 2016 papa Francesco ha deciso di aprire al pubblico l'intero complesso delle Ville Pontificie, trasformandolo in un museo. Dentro le proprietà di Villa Barberini si conservano resti abbondanti della zona residenziale e monumentale della villa di Domiziano, con il teatro, il criptoportico e l'ippodromo: significa che si cammina in un giardino papale sopra la residenza imperiale del primo secolo. La Specola Vaticana, l'osservatorio astronomico affidato ai gesuiti, fu trasferita qui nel 1933 perché il cielo notturno di Roma era ormai troppo inquinato dall'illuminazione artificiale. Il complesso comprende anche un'azienda agricola in funzione, nata dall'acquisto di terreni verso Albano.

Orari, modalità di visita e biglietti sono gestiti dagli uffici vaticani e cambiano con le stagioni: vanno controllati sul sito ufficiale prima di mettersi in viaggio. La visita ai giardini si fa in piccoli gruppi accompagnati e ha una durata fissa; chi ha problemi di deambulazione consideri che il percorso è lungo e in parte su ghiaia.

La foto giusta da fare a Parco dei Castelli Romani

La fotografia che tutti fanno è il lago di Nemi dal belvedere del paese, con il paese stesso in primo piano e il cratere che si chiude sullo sfondo. È una bella immagine e sbaglia due cose: l'ora e la direzione. Nemi guarda a nord ovest, quindi a metà giornata avete il sole in faccia sull'acqua e il paese in ombra. La stessa inquadratura al tramonto, con la luce radente che accende le case gialle e i castagneti, è un'altra fotografia.

La mia scelta però è un'altra, e vale la sveglia presto. Salite sulla strada panoramica sopra Rocca di Papa, o meglio ancora percorrete la via Sacra fino al belvedere sotto la cima di Monte Cavo, nella prima ora dopo l'alba. Da lì si vedono contemporaneamente le due caldere gemelle, il lago Albano a sinistra con Castel Gandolfo sul suo orlo e il lago di Nemi a destra, e nelle giornate limpide dietro di loro la piana verso il mare. È l'unico punto del parco dove la struttura del vulcano si legge in una sola inquadratura, e la foto spiega la geologia meglio di qualunque didascalia. Servono un obiettivo abbastanza largo, intorno ai ventiquattro millimetri su pieno formato, e la pazienza di aspettare che si alzi la foschia.

Terza opzione, per chi ama i dettagli più delle vedute: il basolato della via Sacra fotografato controluce nella nebbia di novembre, con i faggi ai lati. Non c'è orizzonte, non c'è panorama, non c'è cartolina, e viene fuori l'immagine più antica che questo territorio possa dare. Un avvertimento pratico: i belvedere sui laghi hanno parapetti bassi e bordi franosi, e ogni anno qualcuno si sporge troppo per l'inquadratura. Nessuna fotografia vale una caduta di ottanta metri.

Flora e fauna del Parco dei Castelli Romani

Dopo l'istituzione del parco la fauna è aumentata notevolmente di anno in anno, e non è un modo di dire da opuscolo: è il risultato misurabile di quarant'anni di divieto di caccia su una superficie continua e di ricrescita del bosco su terreni un tempo coltivati. Un ambiente con tante specie vegetali diverse e con un sottobosco fitto consente lo sviluppo della vita anche alle specie animali più elusive, quelle che spariscono al primo disturbo.

Il bosco del Parco dei Castelli Romani

La copertura vegetale cambia con la quota. In alto dominano il faggio e il castagno, con l'agrifoglio nel sottobosco; scendendo compaiono l'acero campestre, la roverella, il leccio, il viburno, il corbezzolo e il lauro, cioè il repertorio della macchia mediterranea evoluta. Il castagneto è la formazione più estesa e la più antropica: è stato piantato e governato per secoli per la produzione dei frutti e dei pali, e senza la mano dell'uomo tenderebbe a essere sostituito dal bosco misto di querce. La sughereta di Pomezia, alle falde dei colli, conserva i resti di un'antica copertura a sughera che un tempo scendeva verso la costa.

I mammiferi

Il ritorno più clamoroso è quello del lupo, che oggi frequenta stabilmente i settori boscati più quieti: è un animale schivo, che nessuno incontra per caso, e la sua presenza è l'indicatore migliore della salute del bosco. Nel fitto trovano rifugio il tasso, la martora e l'istrice. Altri mammiferi dei boschi sono la faina, il moscardino, la donnola e il cinghiale, sempre più comune e ormai problematico anche nelle periferie dei paesi. L'abbondanza di ghiande offre cibo allo scoiattolo. Le radure con erba alta e cespugli isolati sono frequentate dalla lepre, dal riccio e dalla talpa. La volpe si vede di frequente al crepuscolo lungo le strade forestali.

Gli uccelli

I vecchi alberi cavi sono ideali per la nidificazione dell'allocco. La ghiandaia, un corvide chiassoso e colorato, si nutre di ghiande come lo scoiattolo ed è la principale disseminatrice delle querce. I tronchi maturi sono frequentati dal picchio verde e dal picchio rosso maggiore. L'abbondanza di passeriformi, dal merlo al pettirosso, dall'allodola alla capinera fino alla cinciarella, offre alimento allo sparviere, il rapace che caccia in volo dentro il bosco. All'apice della catena alimentare, insieme al lupo e alla volpe, troviamo la poiana e il falco pellegrino, che nidifica sulle pareti rocciose dei crateri. Sui laghi si osservano il germano reale e l'airone cenerino.

I rapaci notturni

La notte cambia il cast. I rapaci notturni presenti nel parco sono la civetta, l'allocco già citato, il gufo comune e il barbagianni, che caccia lungo i coltivi e nei ruderi. Chi si ferma al buio ai Pratoni del Vivaro o sulla strada dei Campi di Annibale li sente lavorare: è un'esperienza che vale una gita notturna organizzata con una guida naturalistica, e le associazioni locali le propongono regolarmente.

Anfibi e rettili

Negli stagni e nelle pozze si trovano la rana dalmatina, il rospo comune e il tritone crestato, specie di interesse comunitario che dipende dalla sopravvivenza delle piccole raccolte d'acqua temporanee. Fra i rettili sono comuni il biacco e il saettone, entrambi innocui, e la vipera comune, l'unico serpente velenoso della zona: vive nelle radure assolate e nei pietrai, non attacca se non viene calpestata, e la regola è non mettere le mani dove non si vede. La testuggine di Hermann è segnalata nei settori più caldi e bassi.

Il vino e il culto di Dioniso nell'Ager Lanuvinus

Quella del vino è un'antica tradizione che ha reso i Castelli Romani terra di produzione di ottimi vini a denominazione di origine controllata. Al vino sono dedicate le principali manifestazioni del territorio, e ogni occasione è buona per apprezzare la cultura enologica del comprensorio. Ma la storia dei vini qui affonda le radici in tempi molto più lontani di quanto la parola sagra faccia pensare.

Una storia che comincia lontano

La storia del vino coincide in buona parte con la storia dell'umanità, e tracciarne il corso è complesso quanto necessario: ogni popolazione possiede una propria storia del vino, anche se le origini vanno probabilmente cercate in oriente. La vitis vinifera, alla quale appartengono quasi tutte le moderne varietà d'uva, ha una discendenza che risale ad epoche preistoriche. La Bibbia, nella Genesi, riferisce che Noè, appena sceso dall'arca dopo il diluvio, piantò una vigna per ottenerne vino: una testimonianza narrativa del fatto che le tecniche enologiche fossero note in un'epoca assai remota. Gli Egiziani furono maestri e depositari di queste metodologie, come mostrano i numerosi geroglifici che registrano con accuratezza tutte le fasi del processo produttivo, dal lavoro in vigna alla conservazione.

Il simposio greco e la misura

Attraverso i Greci e i Fenici il vino si diffuse in Europa, e i poemi omerici ne testimoniano ampiamente l'importanza: a Polifemo, per esempio, viene offerto puro un vino che secondo le usanze dell'epoca andava diluito con acqua. In Grecia il rituale della commensalità separava nettamente le attività legate al cibo, il banchetto o deipnon, da quelle legate alle bevande, il simposio o symposion, secondo abitudini rimaste immutate nel tempo. Al banchetto seguiva il simposio, nel corso del quale si servivano cibi salati, dolci e finalmente vino in abbondanza. Poiché bere il liquido puro era ritenuto usanza barbara, lo si serviva sempre diluito con acqua fredda o tiepida, e compito del simposiarca era deciderne le proporzioni; la miscela veniva preparata in un cratere centrale dal quale i coppieri attingevano con i mestoli per versare nei calici dei convitati. A Locri, in Magna Grecia, le leggi di Zaleuco prevedevano la pena di morte per chi avesse bevuto vino puro senza prescrizione medica. Durante il simposio i convitati si cingevano il capo con bende, fiori e corone, offrivano libagioni alle divinità, si davano ai divertimenti e assistevano a spettacoli musicali.

Il vino cotto, il mielato, il conditum paradoxum

Ingrediente onnipresente nell'antica cucina romana era il vino cotto, profuso senza limitazioni, impiegato semplice o condito con il miele, nelle versioni di passito, di sapa, di defrutum e di caroenum. Il vino mielato si otteneva mescolando qualche cucchiaiata di miele al denso liquore, tanto più che anticamente il vino non era né pastorizzato né filtrato. Il passito, tratto da grappoli fatti appassire sui graticci, si può paragonare per famiglia ai vini dolci siciliani di oggi. L'antica ricetta del conditum paradoxum, il vino meraviglioso speziato tramandata nel De re coquinaria di Apicio, rivela la propria origine greca già nell'aggettivo paradoxum, dal greco paradoxos, che indicava l'effetto prodotto dall'assunzione della bevanda. Nonostante l'impiego notevole di pepe questo vino era molto dolce: nove o dieci litri di liquido venivano temperati con quattro o cinque chilogrammi di miele. La presenza di noccioli di datteri polverizzati conferiva allo sciroppo anche proprietà medicinali.

L'Impero, Ostia e l'invecchiamento

Durante l'Impero le tecniche legate alla viticoltura raggiunsero livelli molto elevati, e l'uso della bevanda era così diffuso che i viandanti non rinunciavano nemmeno in cammino alla consuetudine tutta romana di condire e personalizzare i vini: portavano con sé un piccolo vaso di miele e uno di pepe con cui insaporivano all'istante i vini serviti nelle osterie e nei thermopolia lungo le vie. A differenza dei Greci, che conservavano il vino in anfore di terracotta, i Romani cominciarono a usare barili in legno e bottiglie di vetro, introducendo il concetto di invecchiamento. La viticoltura nei Castelli Romani era già diffusa nei primi anni dell'Impero, tanto che il vino laziale si esportava in tutte le regioni: per questo motivo Ostia era diventata un emporio vinario di grande importanza.

Antinoo, Silvano e la statua di Dioniso

L'intensa attività di coltivazione della vite nella campagna romana e l'enorme importanza del suo frutto spremuto sono attestate anche dai culti praticati nella zona, la cui diffusione è documentata da numerosi ritrovamenti. Nel 1908, nel corso di lavori agricoli in località Torre del Padiglione, nell'ager lanuvinus, fu scoperto un pregiato bassorilievo in marmo pentelico raffigurante Antinoo, il favorito dell'imperatore Adriano annegato nel 130 dopo Cristo nelle acque del Nilo, in probabili sembianze di Silvano, la divinità agreste romana assimilata al Sileno greco: la figura taglia i grappoli della vite con un falcetto impugnato nella destra, mentre nella sinistra teneva forse un grappolo d'uva.

Anche la presenza di statue di culto di Dioniso attesta la diffusione e dunque l'amore per il vino nutrito dagli abitanti dell'ager lanuvinus, cioè del territorio di Lanuvio. All'incrocio fra via del Bottino e via Colle del Cavaliere, a Lanuvio, si rinvenne una statua di Dioniso in più frammenti, in marmo bianco venato: il dio, dall'aspetto giovanile, rivestito di una nebride, la pelle di cerbiatto, è rappresentato nell'atto di versare vino da un kantharos ovoide mentre sorregge con l'altra mano una piccola pantera.

Il dio dell'ebbrezza e la reazione del Senato

I tratti di Dioniso incarnano lo spirito di tutto ciò che è vita: dio agreste della vegetazione rigogliosa e della fertilità, principio per cui le cose vive generano i viventi, e insieme dio dell'uva e del vino, quindi nume tutelare dell'ebbrezza e della perdita della ragione. Dioniso toglie le inibizioni, riconduce gli uomini al loro stato primordiale e selvaggio, li fa ballare, gridare, agitarsi, li spinge a un'esaltazione che porta all'orgia e alla violenza: tutto questo è però privo di significato negativo, perché nulla può ritenersi giusto o ingiusto nell'enthousiasmos delirante. In Grecia Dioniso era l'unico dio che concedeva alle donne e agli schiavi di partecipare ai suoi riti: nella terra degli dei il vino era di tutti e per tutti, indistintamente. Per le donne, normalmente escluse dai simposi, i misteri bacchici costituivano forse l'unica occasione per evadere dalle rigide limitazioni imposte dal loro ruolo sociale. A Roma, invece, il vino era loro vietato, e la bevanda restava prerogativa degli uomini liberi e maturi.

Se per i Greci Dioniso era il patrono dell'evasione controllata e rappresentava la valvola che garantiva la stabilità del sistema, per i Romani la faccenda si presentava diversamente. In prospettiva ellenica i riti bacchici avevano una funzione doppia: a livello individuale procurare sollievo nella vita e preparare a una buona morte, a livello comunitario garantire la pace sociale. Simbolo di un tale senso di libertà poteva essere anche l'omologo latino Liber, patrono della prosperità. Il Senato romano, tuttavia, percepiva la diffusione del culto dionisiaco fra la popolazione come estremamente pericolosa per la stabilità sociale, al punto che nel 186 avanti Cristo decretò disposizioni legislative volte a limitare, sia a Roma sia in Italia, il culto dei Baccanali, le feste orgiastiche in onore di Dioniso. Il senatoconsulto de Bacchanalibus è uno dei primi grandi provvedimenti di polizia religiosa della storia europea.

Nonostante le misure restrittive, in tutti i Castelli Romani, e in particolare a Lanuvio, la diffusione della ritualità bacchica è attestata in maniera straordinaria dal dipinto ad affresco con scena di iniziazione dionisiaca risalente all'età augustea, i cui frammenti sono conservati in una teca del Museo civico Lanuvino, luogo di memoria della storia e delle tradizioni di questo antico territorio.

Parco dei Castelli Romani
Parco dei Castelli Romani

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Pochi territori di questa estensione hanno accumulato tanti fatti decisivi. Provo a mettere in fila quelli che hanno lasciato un segno leggibile ancora oggi sul terreno.

Il prodigio del lago Albano e l'emissario, 398 avanti Cristo. Il livello del lago sale fuori stagione mentre Roma assedia Veio. La risposta è il cunicolo di drenaggio di circa 1.450 metri che scarica a Le Mole, sotto Castel Gandolfo: la più antica grande opera idraulica romana ancora funzionante nel comprensorio.

Le feriae Latinae sul mons Albanus. Per secoli, fra gennaio e marzo, i consoli in carica salgono a Monte Cavo per sacrificare a Iuppiter Latiaris e indire la festa federale dei Latini. Nessun magistrato poteva partire per la guerra prima di aver adempiuto a questo obbligo: la vetta del parco era il centro cerimoniale del Lazio prima ancora che Roma fosse Roma.

Il senatoconsulto sui Baccanali, 186 avanti Cristo. Il Senato limita con legge il culto dionisiaco a Roma e in Italia. Nel territorio di Lanuvio il culto sopravvive comunque, come attesta l'affresco di iniziazione dionisiaca di età augustea conservato al Museo civico Lanuvino.

La distruzione delle navi di Caligola, dopo il 41 dopo Cristo. Il Senato ordina la cancellazione della memoria dell'imperatore assassinato; le due navi del lago di Nemi finiscono sul fondo, dove restano per diciannove secoli.

La fondazione dei Castra Albana, inizio del terzo secolo. Settimio Severo insedia ad Albano l'accampamento stabile della Legio II Parthica. Nasce così il nucleo della città moderna: le cisterne, la porta pretoria, l'anfiteatro e le terme di Cellomaio sono ancora dentro il tessuto urbano.

La fondazione dell'abbazia greca, 1004. San Nilo da Rossano e san Bartolomeo fondano a Grottaferrata il monastero di rito bizantino che non ha mai interrotto la propria attività in mille anni.

La distruzione di Tuscolo, 1191. La città viene rasa al suolo per aver ospitato le truppe di Federico Barbarossa. Il territorio passa al papa, che lo distribuisce fra chiese e conventi: dalla dispersione dei tuscolani nasce buona parte dell'attuale rete di paesi.

Il recupero delle navi di Nemi, 1928 al 1932. Quattro anni di pompaggio abbassano il livello del lago e riportano alla luce i due scafi imperiali sotto la guida dell'ingegner Guido Ucelli. Il 31 maggio e il primo giugno 1944 un incendio distrugge navi e reperti: la commissione d'inchiesta indica come causa più probabile la presenza di militari tedeschi acquartierati nelle vicinanze.

La guerra sul fronte dei Castelli, 1944. Fra lo sbarco di Anzio e la liberazione di Roma il comprensorio è campo di battaglia e subisce bombardamenti pesantissimi: Velletri, Albano, Genzano, Ariccia e Marino pagano un prezzo altissimo in vite e in patrimonio edilizio. Il ponte di Ariccia viene minato e danneggiato, e il restauro successivo è affidato ad Alessandro Batocchi.

Le Olimpiadi di Roma, 1960. Il lago Albano ospita le gare di canottaggio e di canoa e kayak; ai Pratoni del Vivaro il centro ippico realizzato dal Coni l'anno prima entra in funzione per le prove equestri.

L'istituzione del parco, 13 gennaio 1984. La legge regionale numero 2 nasce dopo una mobilitazione dei cittadini, che il 23 aprile 1981 avevano presentato una proposta per fermare il consumo di suolo e tutelare il patrimonio naturale. Seguono la legge 64 del 28 settembre 1984 e la legge 63 del 24 maggio 1990, e in tempi più recenti gli ampliamenti che hanno collegato il territorio del parco a quello del Parco dell'Appia Antica.

Chi è passato da Parco dei Castelli Romani

L'elenco delle persone che hanno attraversato questo territorio è lungo quanto la storia di Roma, e ha una particolarità: quasi nessuno ci è passato per caso. Si veniva qui per il fresco, per il culto, per il vino, per il potere.

Marco Tullio Cicerone possedeva il Tusculanum, la villa sopra Frascati dove scrisse le Tusculanae disputationes: l'opera prende il nome dal luogo, e nella tarda repubblica la concentrazione di residenze aristocratiche su questo versante non aveva paragoni.

I consoli della repubblica romana, in carica, salivano ogni anno a Monte Cavo per le feriae Latinae. Chi non otteneva il trionfo in città poteva celebrarlo qui: il Monte Albano era la sede alternativa e onorevole del trionfo.

Caligola fece costruire sul lago di Nemi due navi lunghe circa settanta metri, palazzi galleggianti legati al culto di Iside e di Diana. Il suo nome compare sulle tubature di piombo recuperate.

Adriano e Antinoo: il bassorilievo di Torre del Padiglione, nell'ager lanuvinus, raffigura il giovane favorito dell'imperatore, morto nel Nilo nel 130 dopo Cristo, in probabili sembianze di Silvano.

Settimio Severo insediò ad Albano la Legio II Parthica, fondando di fatto la città moderna.

San Nilo da Rossano, monaco calabrese di lingua e cultura greche, arrivò a Grottaferrata alla fine della sua vita e vi fondò con san Bartolomeo l'abbazia basiliana.

Federico Barbarossa, o meglio il suo esercito, ospitato a Tuscolo nel corso della quarta discesa in Italia: è l'episodio che nel 1191 costa alla città la distruzione totale.

Gian Lorenzo Bernini lavorò ad Ariccia per i Chigi, ridisegnando la piazza di Corte, la chiesa di Santa Maria Assunta e gli interni del palazzo: è uno dei pochissimi luoghi dove si può vedere un intervento urbanistico berniniano completo e ancora leggibile.

Il Domenichino affrescò fra il 1608 e il 1610 la cappella dei Santi Nilo e Bartolomeo a Grottaferrata: opera capitale del classicismo bolognese, e si trova a venti minuti di macchina dal Grande Raccordo Anulare.

I viaggiatori del Grand Tour facevano dei Castelli Romani una tappa fissa: il fresco estivo, i laghi, le rovine e la campagna romana entrano nella pittura di paesaggio europea fra Sette e Ottocento, e dopo il 1890, quando la struttura di Monte Cavo divenne albergo, la vetta accolse teste coronate e scrittori.

James George Frazer non era un visitatore qualunque: il rito del rex Nemorensis nel bosco sacro di Diana è il punto di partenza del Ramo d'oro, e per questa via il lago di Nemi entra nella storia degli studi antropologici mondiali.

I papi, da Urbano VIII in avanti, hanno fatto di Castel Gandolfo la residenza estiva del pontefice. Clemente XIV acquisì Villa Cybo nel 1773; nel 1933 vi fu trasferita la Specola Vaticana; nell'ottobre del 2016 papa Francesco ha aperto al pubblico l'intero complesso delle Ville Pontificie.

Le feste e le sagre del Parco dei Castelli Romani

Il calendario delle feste, in questo territorio, non è folklore aggiunto: è il modo in cui i paesi organizzano ancora il proprio anno. Le date precise cambiano di anno in anno e vanno confermate sui siti dei comuni, ma il ciclo è stabile.

L'Infiorata di Genzano

L'Infiorata di Genzano si celebra in occasione del Corpus Domini, con la processione religiosa nella domenica successiva al giovedì dell'ottava. Le fonti collocano l'origine fra il 1778 e il 6 giugno 1782, data in cui il tappeto di fiori coprì per la prima volta l'intera via. Dal 1875 si svolge lungo via Italo Belardi, la strada che unisce piazza IV Novembre alla chiesa di Santa Maria della Cima, su una superficie di circa 1.890 metri quadrati suddivisa generalmente in tredici quadri, oltre alla decorazione della scalinata della chiesa. La tradizione prevede lo spallamento: la sera del lunedì i bambini corrono sul tappeto e lo distruggono. Chi vuole fotografare i quadri intatti deve essere in strada la domenica mattina presto, non nel pomeriggio.

La Sagra dell'Uva di Marino

A Marino la prima domenica di ottobre si celebra la Sagra dell'Uva, la più antica manifestazione enologica del comprensorio, famosa per il momento in cui dalle fontane del centro storico esce vino al posto dell'acqua. È una festa affollatissima e i treni della FL4 in quella giornata sono presi d'assalto: andateci in treno e non in auto, oppure non andateci affatto.

Le altre feste del calendario

A Nemi, in primavera, si celebra la sagra delle fragole, legata alle piccole fragole di bosco coltivate nella conca del cratere. A Ariccia l'appuntamento è con la porchetta, prodotto che ha ottenuto il riconoscimento dell'indicazione geografica protetta. Lariano e Genzano si contendono la reputazione del pane; a Velletri e a Frascati l'autunno è scandito dalle manifestazioni sul vino nuovo. In molti paesi resta viva l'usanza della fraschetta, l'osteria stagionale dove si beve il vino della casa e si porta il cibo o si ordina alla tavola calda: è il modo più economico e più vero di mangiare nei Castelli Romani.

Visite guidate ed escursioni nel Parco dei Castelli Romani

L'Ente Parco organizza visite ed escursioni con programmi stagionali che consentono di conoscere il territorio meglio di quanto riesca a un visitatore isolato. Le attività sono molteplici e diversificate e vengono pubblicate sul sito internet ufficiale del Parco Regionale dei Castelli Romani, che resta il riferimento per il calendario aggiornato.

Il programma stagionale di visite guidate spazia dal trekking alle passeggiate in bicicletta, su strada o su sterrato, agli itinerari a cavallo, fino alle letture poetiche nei boschi: una impostazione culturale ampia, che ha la propria ragion d'essere nella mescolanza degli ambiti e nella contaminazione dei linguaggi. Esistono itinerari specificamente geologici, floristici e gastronomici, ciascuno con una chiave di lettura diversa dello stesso territorio.

Chi organizza gruppi, viaggi scolastici o esperienze aziendali su questo comprensorio può appoggiarsi a professionisti abilitati: il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro copre la logistica completa di una giornata fuori Roma, mentre le esperienze private per piccoli gruppi sono la soluzione per chi vuole i Castelli senza pullman e senza orari altrui.

Il Parco dei Castelli Romani con i bambini

Questo è uno dei rari territori intorno a Roma dove una giornata con i bambini funziona davvero, e non per i giochi gonfiabili ma per la materia prima. Per le scuole è possibile richiedere la presenza del personale dell'Ente Parco, che può illustrare le caratteristiche dell'area protetta direttamente in classe, prima o dopo l'uscita sul campo.

Gli studenti, e anche i bambini più piccoli, possono vivere un'esperienza di contatto diretto con la natura: toccare animali e piante, riconoscere odori e profumi, e nelle aziende agricole didattiche produrre con le proprie mani formaggi e ricotta. Le fattorie didattiche del comprensorio lavorano tutto l'anno su prenotazione, e la stagione migliore è la primavera.

Gli itinerari a misura di gambe corte esistono e sono tre, in ordine di facilità: i Pratoni del Vivaro, prato aperto e pianeggiante dove si può correre e vedere i cavalli; il tratto basso dell'anello del lago di Nemi, breve e ombreggiato; il primo chilometro della via Sacra da Rocca di Papa, che regala l'effetto della strada romana senza imporre l'intera salita. Da evitare con i piccoli: la discesa e risalita da Castel Gandolfo alla riva del lago, che al ritorno diventa una salita ripida sotto il sole, e i belvedere senza parapetto.

I sentieri digitalizzati del Parco dei Castelli Romani

Una delle cose più utili che si possano fare prima di venire qui è guardare i sentieri da casa. I percorsi della via Sacra e il sentiero del Monte Artemisio sono stati digitalizzati con la tecnologia panoramica di Google Street View, insieme ad altri itinerari del Lazio: i sentieri consultabili in questo modo sono ventisei, per oltre centocinquanta chilometri di mappatura virtuale, realizzati con circa 220.000 passi compiuti da operatori muniti di uno speciale zaino fotografico.

Il progetto si chiama Camminando oltre Roma ed è stato realizzato grazie a Life Go Park, il progetto europeo LIFE12 INF/IT/000571 per la promozione delle aree naturali protette e dei siti Natura 2000, insieme al Parco Regionale dei Castelli Romani e in collaborazione con ventuno aree naturali protette del Lazio. Per chi ha problemi di deambulazione è l'unico modo di percorrere il basolato della via Sacra; per tutti gli altri è uno strumento di preparazione: si controlla il fondo, si valuta la pendenza, si individuano i bivi critici prima di partire.

Quando andare e come vestirsi

La quota cambia tutto. Fra Roma e i 950 metri di Monte Cavo ci sono in media sei o sette gradi di differenza, e nelle giornate ventose la percezione è anche maggiore. In inverno la neve sopra i settecento metri non è un evento eccezionale, e Rocca Priora, il comune più alto a 768 metri, la vede regolarmente; le strade forestali diventano ghiacciate all'ombra.

Primavera e autunno sono le stagioni giuste, senza discussione: aprile e maggio per la fioritura del sottobosco e per i giorni lunghi, ottobre e novembre per il colore dei castagneti e per il vino nuovo. Luglio e agosto restano vivibili in quota nelle prime ore del mattino, ma i paesi si svuotano e molte attività chiudono. La domenica di qualunque stagione è il giorno peggiore per la viabilità e il migliore per l'atmosfera dei paesi.

Sull'attrezzatura sono drastico, perché ho visto troppi guai: scarpe con suola scolpita, sempre; una giacca antivento anche a giugno, perché sui Pratoni tira; acqua, perché le fontane lungo i sentieri sono poche e non tutte potabili; e una torcia se si prevede di rientrare dopo il tramonto, perché nel castagneto il buio arriva mezz'ora prima che in pianura. Il telefono nei valloni più incassati perde il segnale.

Cosa si mangia nel Parco dei Castelli Romani

La cucina di questo territorio è contadina, grassa e onesta, e non ha mai fatto nulla per sembrare raffinata. La porchetta di Ariccia, riconosciuta con l'indicazione geografica protetta, si taglia a fette spesse e si mangia nel pane; il pane di Lariano e quello di Genzano, quest'ultimo con il riconoscimento di indicazione geografica protetta, sono pani di grandi pezzature a lunga conservazione, cotti in forno a legna. Le fragole di Nemi sono minuscole e profumate, e la stagione è breve.

Il vino è la ragione sociale del comprensorio: i bianchi da uve malvasia e trebbiano delle denominazioni di Frascati, Marino, Colli Albani, Velletri e Genzano coprono quasi tutta la superficie viticola. Il consiglio da professionista: cercate le aziende che imbottigliano invece delle sole cantine sociali, e chiedete i vini fermi degli ultimi due anni, non le versioni dolci da fine pasto. Nelle fraschette il vino si beve sfuso, si paga poco e si giudica senza indulgenza.

Chi prepara un viaggio a Roma e vuole capire come incastrare una giornata fuori porta nel programma troverà utile la guida in inglese alle cose da fare a Roma e quella dedicata alle escursioni in giornata in Italia.

Accessibilità e servizi nel Parco dei Castelli Romani

Il parco non è recintato, e questo aiuta e complica insieme. Non ci sono barriere all'ingresso perché non c'è un ingresso, ma la maggior parte dei sentieri ha fondo naturale, radici affioranti e pendenze non compatibili con una sedia a rotelle. I tratti percorribili con mobilità ridotta esistono e sono pochi: alcune strade forestali dei Pratoni del Vivaro, i lungolago asfaltati sulla sponda nord del lago Albano, i centri storici pianeggianti come quello di Frascati intorno alla piazza.

Servizi igienici pubblici e punti di ristoro si trovano nei paesi, non lungo i percorsi. I centri visita e i punti informativi del parco hanno orari limitati e variabili, spesso concentrati nei fine settimana: la verifica va fatta sul sito ufficiale dell'Ente o telefonando alla sede di Rocca di Papa. In caso di emergenza in montagna il numero è il 112.

Domande veloci su Parco dei Castelli Romani

Quanto costa entrare nel Parco dei Castelli Romani?

Nulla. Il parco è un territorio aperto senza biglietteria e senza recinzione. Si pagano semmai i singoli musei, le aree archeologiche e le ville che si trovano al suo interno, ciascuno con la propria tariffa.

Quali sono gli orari del Parco dei Castelli Romani?

Non esistono orari: l'area protetta è accessibile ventiquattro ore su ventiquattro tutti i giorni. Hanno orari le strutture interne, i musei, le aree archeologiche gestite dalla Soprintendenza e le Ville Pontificie.

Quanto è grande il Parco dei Castelli Romani?

Le fonti regionali indicano una superficie intorno ai quindicimila ettari, con una cifra più recente vicina ai quindicimilasettecento dopo gli ampliamenti. Conviene controllare il dato aggiornato sulla scheda dell'Ente prima di citarlo.

Quanti comuni comprende il Parco dei Castelli Romani?

Quindici comuni sul corpo principale del vulcano: Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora, Velletri. A questi si aggiungono porzioni di territorio di Ciampino e la riserva della Sughereta di Pomezia.

Quando è stato istituito il Parco dei Castelli Romani?

Con la legge regionale numero 2 del 13 gennaio 1984, seguita dalla legge 64 del 28 settembre 1984 e dalla legge 63 del 24 maggio 1990.

Come si arriva al Parco dei Castelli Romani senza auto?

Con il treno regionale FL4 da Roma Termini, che a Ciampino si divide nei rami per Frascati, Albano Laziale e Velletri, e con gli autobus Cotral dal capolinea della metro A di Anagnina.

Quanto tempo serve per visitare il Parco dei Castelli Romani?

Una giornata basta per un settore soltanto. Per vedere il versante tuscolano, quello del lago Albano, quello dei laghi interni e la parte alta boscosa servono realisticamente quattro giornate.

Qual è la montagna più alta del parco?

Il Maschio delle Faete, 956 metri. Monte Cavo, con i suoi 949 metri, è la seconda ma la più riconoscibile, per via delle antenne.

Si può fare il bagno nel lago Albano?

La balneazione è regolamentata dalle ordinanze comunali e dipende dagli esiti dei controlli di qualità delle acque, che cambiano stagione per stagione. Va verificata prima sulle comunicazioni ufficiali del comune competente e dell'Arpa Lazio.

Si può fare il bagno nel lago di Nemi?

Il lago di Nemi non ha una vocazione balneare paragonabile a quella del lago Albano e gli accessi alla riva sono limitati. Anche in questo caso valgono le ordinanze comunali in vigore.

Il Parco dei Castelli Romani è adatto ai bambini?

Molto. I Pratoni del Vivaro, le fattorie didattiche e il primo tratto della via Sacra sono percorsi facili e istruttivi. Da evitare la discesa ripida da Castel Gandolfo alla riva e i belvedere senza parapetto.

Si possono portare i cani nel Parco dei Castelli Romani?

Sì, al guinzaglio. Non è una formalità burocratica: il lupo è tornato stabilmente nei boschi e un cane libero è un rischio per l'animale selvatico e per il cane stesso.

Si possono raccogliere funghi e castagne?

La raccolta è regolamentata, in molte aree riservata ai residenti e comunque soggetta a tesserino o autorizzazione comunale. Le sanzioni esistono e vengono applicate: informarsi prima al comune competente.

Ci sono sentieri segnati nel Parco dei Castelli Romani?

Sì, una trentina di percorsi documentati, in buona parte con numerazione del Club Alpino Italiano fra il 501 e il 526, più il passaggio del Cammino Naturale dei Parchi. La segnaletica verticale non è uniforme: portate una mappa o una traccia gps.

Si può andare in mountain bike?

Sì, sulle strade forestali e sulle sterrate. Sui sentieri escursionistici stretti la precedenza è dei pedoni e nelle aree di tutela integrale non si entra. Gli itinerari ciclabili aggiornati sono pubblicati dall'Ente Parco.

Dove si vedono le navi di Caligola?

Al Museo delle navi romane sulla riva del lago di Nemi. Le due navi originali furono distrutte da un incendio fra il 31 maggio e il primo giugno 1944: oggi si vedono i modelli in scala, i materiali superstiti e la documentazione del recupero del 1928 al 1932.

Si possono visitare le Ville Pontificie di Castel Gandolfo?

Sì, dall'apertura al pubblico decisa da papa Francesco nell'ottobre del 2016. Orari, tariffe e modalità sono gestiti dagli uffici vaticani e vanno verificati sul sito ufficiale prima della partenza.

Qual è la differenza fra i Castelli Romani e il Parco dei Castelli Romani?

I Castelli Romani sono il comprensorio storico e culturale dei paesi sui Colli Albani; il Parco dei Castelli Romani è l'area naturale protetta istituita dalla Regione Lazio nel 1984, che ne tutela il territorio e ne coordina la gestione ambientale. I confini coincidono solo in parte.

Il vulcano dei Castelli Romani è spento?

Non è classificato come estinto ma come quiescente. Si registrano sciami sismici periodici ed emissioni gassose naturali in alcune aree circoscritte, monitorate e segnalate: le recinzioni presenti in quei punti vanno rispettate.

Qual è il periodo migliore per visitare il Parco dei Castelli Romani?

Aprile e maggio, poi la seconda metà di settembre, ottobre e novembre. Agosto è il mese peggiore: paesi svuotati, esercizi chiusi, laghi affollati.

Dove si mangia meglio nel Parco dei Castelli Romani?

Nelle fraschette dei paesi, dove il vino si beve sfuso e la cucina è quella di casa. Ad Ariccia per la porchetta, a Genzano e a Lariano per il pane, a Frascati e Marino per i bianchi.

Il Parco dei Castelli Romani è accessibile in sedia a rotelle?

Solo in parte. I sentieri hanno fondo naturale e pendenze impegnative; restano percorribili alcune strade forestali dei Pratoni del Vivaro, i lungolago asfaltati del lago Albano e i centri storici pianeggianti.

Serve prenotare per visitare il Parco dei Castelli Romani?

Per il territorio no. Serve prenotare per le visite guidate dell'Ente Parco, per le fattorie didattiche, per le Ville Pontificie e per alcune delle ville tuscolane, che non sono liberamente visitabili.

Un'ultima cosa, e la dico da chi accompagna gruppi su questi colli da molti anni: il Parco dei Castelli Romani si merita di più del giro dei belvedere. Il novanta per cento dei visitatori scende dall'auto a Nemi, fotografa il lago, mangia le fragole e riparte. Basterebbe camminare tre ore, una sola volta, sul basolato della via Sacra o dentro la faggeta del Maschio delle Faete per capire perché i consoli romani salivano quassù prima di andare in guerra, e perché i papi ci vengono ancora d'estate. Prendete la FL4 la mattina presto, portate scarpe serie, tornate quando fa buio. Questo territorio non si fotografa: si cammina.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl parco regionale dei Castelli Romani è un'area protetta della regione Lazio - 15.000 ettari - nella zona dell'antico Vulcano Laziale dei Colli Albani, in provincia di Roma.
Tagscastelli romaniParco dei Castelli RomaniParco naturaleRiserva naturale

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IndirizzoVia Cesare Battisti, 5, 00040 Rocca di Papa RM, Italia 40
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