Gianola – Oasi blu del WWF

L'Oasi blu di Gianola occupa il tratto di mare davanti al promontorio di Gianola, fra Formia e Minturno, in provincia di Latina: ci si arriva dalla via Flacca o dalla SS7 Appia allo svincolo di Gianola, poi lungo via del Porticciolo, dove un parcheggio sterrato accanto alla casa del guardaparco serve da punto di partenza per i sentieri che scendono a mare. Non esiste biglietto: il parco regionale e la fascia costiera si percorrono liberamente, tutto l'anno, senza prenotazione. L'ente gestore è il Parco Naturale Regionale Riviera di Ulisse, con sede in via della Breccia 5 a Gaeta, telefono 0771 743070, indirizzo di posta parcorivieradiulisse@regione.lazio.it. Nello specchio d'acqua protetto valgono l'ordinanza della Capitaneria di Porto di Gaeta numero 35 del 2010 e un disciplinare dell'Ente Parco: pesca vietata, navigazione con imbarcazioni a motore vietata. Chi vuole scendere in acqua con maschera e boccaglio non deve chiedere autorizzazioni, ma i confini esatti del divieto e le regole in vigore nella stagione corrente vanno chiesti all'Ente Parco o alla Capitaneria prima di partire.

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La costa di riferimento è quella della Riviera di Ulisse, il parco regionale che tiene insieme nove aree protette fra Formia, Gaeta, Minturno, Itri, Fondi e Sperlonga.

Porticciolo romano - Gianola - Oasi blu del WWF -Formia - Riviera di Ulisse
Porticciolo romano – Gianola – Oasi blu del WWF -Formia – Riviera di Ulisse

Che cosa è oggi l'Oasi blu di Gianola

Il nome nasce da una campagna. Negli anni Ottanta il WWF battezzò Oasi blu una serie di piccoli tratti di mare italiani che meritavano una tutela immediata, prima e indipendentemente dalle aree marine protette dello Stato. Gianola entrò in quell'elenco nel 1988, con una superficie censita di cinque ettari di acque territoriali in provincia di Latina: una misura minuscola, scelta per proteggere un fondale preciso e non per disegnare un confine amministrativo.

Oggi la tutela di quel mare non dipende più da una campagna associativa. Con l'istituzione dell'Ente Parco Riviera di Ulisse, per legge regionale del 1997, l'area marina davanti al promontorio è passata alla competenza dell'ente regionale, che la amministra insieme ai 292 ettari di superficie terrestre del Parco di Gianola e Monte di Scauri e ai 17 ettari di area protetta a mare. Il marchio Oasi blu sopravvive nella toponomastica locale, nelle mappe dei sub e nella letteratura naturalistica; la firma amministrativa è un'altra. Chi arriva qui cercando un cancello con il panda in bella vista non lo trova, e non deve stupirsi: la protezione di un fondale non ha portoni.

Per lo stato corrente della tutela e per le modalità di accesso a mare il riferimento unico è l'Ente Parco Riviera di Ulisse. Ve lo dico senza giri: telefonate allo 0771 743070 prima di organizzare una giornata con la barca o con l'attrezzatura da apnea, perché le ordinanze della Capitaneria si aggiornano stagione per stagione e nessuna pagina web sostituisce il testo in vigore.

Il mare dell'Oasi blu di Gianola, tratto per tratto

Il fondale corre parallelo alla costa su profondità modeste, intorno ai quattro metri di media, con una natura mista e per la maggior parte rocciosa. È una batimetria che cambia tutto: chi ha imparato a guardare il mare sulle secche profonde della Sardegna qui si annoia nei primi dieci minuti, poi capisce che il gioco è un altro. Si guarda vicino, si guarda dentro le tane, si guarda il fondo sabbioso fra uno scoglio e l'altro.

Porto Cofaniello, dove comincia l'Oasi blu di Gianola

Superato il promontorio di Monte d'Oro si apre una baia piccola e riparata che porta il nome di Porto Cofaniello. È il punto d'inizio dell'area marina protetta. La spiaggia è una striscia di ciottoli, di quelle che scoraggiano gli ombrelloni e premiano chi arriva con due pinne nello zaino. Sott'acqua il disegno è chiaro: fondali scogliosi interrotti da brevi macchie di sabbia, tane popolate da saraghi e sparaglioni in numero notevole.

In pieno inverno la baia cambia inquilini. Arrivano le spigole, e arrivano in quantità che sorprende chi conosce il litorale laziale solo d'estate. Il motivo si trova sotto il pelo dell'acqua: in alcuni punti del fondale sgorgano sorgenti di acqua dolce, e la spigola quel gradiente di salinità lo cerca. Se qualcuno vi racconta che il Tirreno laziale d'inverno è vuoto, portatelo qui a gennaio con una muta da cinque millimetri.

La profondità compresa fra i tre e i sei metri rende la baia praticabile in apnea anche a chi non possiede un brevetto. A settembre, con l'acqua ancora calda e la luce bassa del pomeriggio, si incontrano seppie e polpi con una regolarità che in agosto non c'è.

Il porticciolo romano di Gianola

Oltre Cofaniello si incontra il manufatto più fotografato di tutto il parco: il porticciolo. La struttura visibile oggi risale al biennio 1928-1930, costruita a imitazione dell'antico sopra i resti di una peschiera romana riferibile al complesso della villa attribuita a Mamurra. Il dato va detto con precisione, perché circolano leggende: le fondazioni e la logica dell'impianto sono romane, l'elevato è novecentesco.

Nelle acque del porticciolo vive l'ippocampo. Non è un modo di dire da depliant: è la ragione storica per cui questo tratto di mare è stato protetto.

Le praterie di Cymodocea davanti all'Oasi blu di Gianola

Poco al largo del porticciolo il fondo sabbioso ospita piccole praterie di Cymodocea nodosa, una fanerogama marina che somiglia alla posidonia ma ha foglie più sottili e nastriformi e colonizza sabbie mobili dove la posidonia non attecchisce. Sono macchie, non distese: si trovano guardando bene, e chi ci nuota sopra distrattamente le scambia per alghe.

In quelle praterie vivono diverse specie di granchi, fra cui la rara Calappa granulata, il granchio dalle chele appiattite che passa gran parte della giornata infossato nella sabbia con i soli occhi fuori. Vederla richiede pazienza e un occhio allenato al disturbo minimo della superficie sabbiosa: è una delle poche cacce fotografiche serie che questo mare basso concede.

Le scogliere verso la spiaggia di Gianola

Proseguendo verso la spiaggia di Gianola le basse scogliere a picco offrono lo stesso repertorio faunistico incontrato poco prima, con un'aggiunta cromatica che vale il percorso: tordi, donzelle, piccole triglie, bavose, peperoncini rossi e gialli, ghiozzi. È il tratto giusto per portare un ragazzino con la maschera, perché il colore si vede a un metro e mezzo di profondità e non serve scendere.

Gianola (Formia) Oasi blu del WWF
Gianola (Formia) Oasi blu del WWF

L'ippocampo, il simbolo dell'Oasi blu di Gianola

L'ippocampo è scomparso da molti tratti di costa italiani. Nel porticciolo di Gianola resiste, e fu proprio la sua presenza a suggerire la creazione dell'oasi, di cui divenne il simbolo. Vale la pena spiegare perché un pesce lungo quanto un dito abbia pesato quanto un provvedimento di tutela.

Il cavalluccio marino è un pessimo nuotatore: si sposta pochissimo, si ancora con la coda prensile a un appiglio e lì rimane. Questo lo rende un indicatore spietato della qualità di un fondale: dove l'ancoraggio selvaggio strappa le praterie, dove il fondo viene rimescolato dagli attrezzi da pesca sotto costa, dove l'acqua si intorbida, l'ippocampo sparisce e non torna. La sua presenza in un punto preciso significa che quel punto è rimasto stabile per anni.

Chi lo cerca deve dimenticare la fretta. Si nuota lentissimi lungo la base delle strutture del porticciolo, si osserva in controluce il profilo degli appigli, e si accetta l'idea di tornare a casa a mani vuote tre volte su quattro. Se lo trovate: niente mani, niente flash ravvicinato, niente spostamenti per la foto migliore. Un ippocampo staccato dal suo appiglio è un ippocampo che perde il territorio.

La mia opinione, dopo anni di gruppi accompagnati su questa costa, è che l'ippocampo di Gianola vada raccontato prima di entrare in acqua e cercato poco. Il rischio vero di un animale diventato simbolo è il pellegrinaggio: cinquanta persone che frugano nello stesso metro quadro fanno più danno di una rete.

Il Parco di Gianola e Monte di Scauri intorno all'Oasi blu

Il mare protetto non si capisce senza la terra che lo chiude. Il Parco di Gianola e Monte di Scauri conta 292 ettari di superficie terrestre più 17 ettari di area protetta a mare, distribuiti fra i comuni di Formia e Minturno, ed è uno dei nove comparti del parco regionale Riviera di Ulisse.

I numeri e la geografia del parco di Gianola

L'area è formata da rilievi collinari prossimi al mare; il punto più alto è il Monte di Scauri, 123 metri. Poco, sulla carta. In realtà quei 123 metri bastano a creare un belvedere continuo sul Golfo di Gaeta e a separare due versanti con vegetazione diversa. La lingua costiera su cui corre il parco divide i Monti Aurunci dal mare, e rappresenta uno dei pochi lembi verdi rimasti in un territorio costruito con generosità.

Il clima è mediterraneo e particolarmente mite: il parco si visita in tutte le stagioni, e questa non è una formula di cortesia. A dicembre si cammina in maniche di camicia nelle ore centrali, e la macchia in fiore anticipa di settimane quella dei versanti interni.

La sughereta e la macchia mediterranea del parco di Gianola

Sul versante nord si sviluppa un bosco di querce da sughero, con lecci e roverella in misura minore. È la parte più bella del parco quando il sole picchia: fra alberi secolari e dirupi si perde per qualche minuto la percezione di trovarsi a poche decine di metri dal mare. La sughera compare in associazione con specie decidue come l'orniello, la roverella e il sorbo domestico.

Il versante sud occidentale ha esemplari notevoli di pino d'Aleppo. Sul versante meridionale del Monte di Scauri sopravvive una popolazione rara di questa specie, considerata autoctona, tanto che si è avviata la costituzione di una banca del germoplasma per conservarne il patrimonio genetico. È un dettaglio che i visitatori ignorano quasi sempre, e che invece spiega perché quei pini non vadano trattati come pini qualunque.

Lo strato arbustivo mette insieme lentisco, corbezzolo, alloro, mirto e fillirea. In primavera si aggiungono orchidee spontanee, gladioli, iris e asfodeli; nella fascia costiera compaiono specie specializzate come il finocchio marino e il limonio toscano, che vivono sul sale e sullo spruzzo. Ginestre, cisti ed eriche colorano i contorni delle scogliere fra marzo e maggio: è il periodo in cui porterei qui chiunque abbia una macchina fotografica.

La fauna terrestre del parco di Gianola

Fra i vertebrati di taglia maggiore il parco ospita istrici, volpi e faine. Fra i rettili si incontra la testuggine comune, e occasionalmente approdano tartarughe marine. Nelle acque dolci interne vivono specie di grande valore conservazionistico come il gambero di fiume e la lampreda di ruscello: due indicatori che non tollerano inquinamento organico e che spiegano da soli la qualità delle sorgenti di questo promontorio.

Per l'avifauna il nome pesante è il falco pellegrino, nidificante nonostante l'assenza di pareti rocciose imponenti. Durante i passi migratori si osservano gabbiano corallino e beccapesci lungo la costa. Chi viene per gli uccelli scelga le prime ore del mattino di marzo o di ottobre e porti un binocolo da otto o dieci ingrandimenti: il parco è piccolo e si copre tutto in una mattina.

Parco Regionale di Gianola e Monte di Scauri
Parco Regionale di Gianola e Monte di Scauri

La villa romana di Mamurra sopra l'Oasi blu di Gianola

Il promontorio non è verde per caso: è verde perché sotto la macchia giace una villa marittima romana che ha impedito per secoli qualunque altro uso del suolo. I resti, distribuiti su tre livelli strutturali e gravemente danneggiati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, appartengono a una residenza di età tardo repubblicana con ampliamenti successivi, con continuità di vita documentata dalla fine del II secolo avanti Cristo fino al III secolo dopo Cristo.

Chi era Mamurra

L'attribuzione tradizionale è a Mamurra, cavaliere formiano della tarda età repubblicana, praefectus fabrum nell'esercito di Cesare durante le campagne di Spagna e Gallia: in pratica il capo dei genieri, incarico che all'epoca valeva denaro e potere. Catullo lo detestò e lo consegnò alla storia in versi di rara ferocia, accusandolo di essersi arricchito sulle province conquistate.

Il grado di certezza va detto: l'attribuzione è una tradizione consolidata fra gli studiosi, non un fatto provato da epigrafi. La stessa scheda dell'ente parco parla di attribuzione proposta da alcuni studiosi. Chi vi racconta sul posto che quella era la casa di Mamurra riporta una tradizione autorevole, non un atto di proprietà.

La cisterna maggiore

Il complesso viveva sulle sorgenti del promontorio, ed è per questo che le opere idrauliche sono la parte meglio conservata. La cisterna maggiore raccoglieva circa 900 metri cubi d'acqua, con pareti in opus reticulatum e opus incertum e basi di colonne che reggevano la volta. Novecento metri cubi equivalgono a una piscina olimpionica da otto corsie riempita a metà: una misura che dice quanto fosse popolosa e quanto consumasse una villa marittima di quel rango.

La grotta della Janara

Il nome fa pensare a una cavità naturale e a una strega, che nel dialetto meridionale è appunto la janara. In realtà si tratta di un corridoio ambulacro coperto, una scala interna con piccole zone di sosta ricavate nella roccia, che collegava la parte alta della villa al complesso termale in basso. Un ascensore di servizio dell'anno zero, in sostanza. È il punto del percorso archeologico che i bambini ricordano.

La cisterna delle trentasei colonne

La seconda cisterna, quella nota come delle trentasei colonne, conserva volte a crociera sostenute da pilastri a sezione quadrata e rivestimento in cocciopesto, per una capacità intorno ai 220 metri cubi. Il conteggio dei pilastri oscilla nelle descrizioni fra trentadue e trentasei, e il nome tradizionale ha vinto sulla conta reale: un caso da manuale di toponimo che sopravvive alla verifica.

L'edificio ottagonale e le peschiere

Al centro della villa sorgeva un grandioso edificio a pianta ottagonale, identificato in passato con un tempio di Giano e considerato il fulcro dell'intero complesso. Fu colpito durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e i suoi resti sono tornati alla luce con scavi recenti. Più a valle, verso la riva, le peschiere allevavano il pesce consumato dagli ospiti: la peschiera sotto il porticciolo risale alla fine del II o agli inizi del I secolo avanti Cristo.

Il rapporto fra questi due piani, la villa in alto e la peschiera in acqua, è la chiave per capire l'Oasi blu di Gianola. Il fondale roccioso che oggi ospita l'ippocampo è lo stesso che duemila anni fa garantiva acqua limpida e ricambio continuo alle vasche di un ricco cavaliere.

I sentieri intorno all'Oasi blu di Gianola

L'ente parco propone sei itinerari segnati, tutti percorribili senza guida e tutti brevi. Le durate indicate sono quelle ufficiali e comprendono le soste ai punti di interesse, quindi non vanno lette come tempi di marcia sportiva.

L'Anello di Mamurra, difficoltà E, si percorre in un'ora e trenta ed è quello che tocca il maggior numero di strutture archeologiche. L'Itinerario di Monte d'Oro, difficoltà E, chiede un'ora e quaranta. Il sentiero via Porticciolo Romano, segnato dal CAI come LH17, è classificato T ed è il più breve: cinquanta minuti, adatto a tutti. L'Itinerario costiero di Porto Cofaniello, difficoltà E, impegna due ore e dieci e affaccia sulla parte protetta del mare. L'Itinerario del Crinale, difficoltà E, vale due ore. L'Itinerario di Mamurra, classificato T, è il più lungo con due ore e trenta.

Il CAI Lazio ha inoltre inserito l'Anello del Porticciolo nel Lazio Hiking Trail con la sigla LHT15: due chilometri e mezzo di sviluppo, sessanta metri di dislivello, difficoltà T, con partenza dal parcheggio di via del Porticciolo accanto alla casa del guardaparco. Il tracciato attraversa le aree di sosta nella macchia, scende alla peschiera romana sulla riva, risale alla cisterna maggiore, entra nella grotta della Janara, raggiunge la cisterna delle trentasei colonne e chiude sul tratto di falesia panoramica.

Un consiglio da chi porta gruppi: non sommate gli itinerari come se fossero tappe. In mezza giornata si percorre l'anello del porticciolo con calma, si scende in acqua e si risale. Chi vuole camminare davvero prenda il crinale e lasci perdere il mare, oppure dedichi due giorni.

Snorkeling all'Oasi blu di Gianola: come si fa davvero

Attrezzatura minima: maschera, boccaglio, pinne corte, scarpette da scoglio. La discesa a mare avviene su ciottoli e roccia, non su sabbia. Una muta corta da due o tre millimetri allunga di molto la permanenza anche a settembre, perché in questi fondali bassi il salto termico è improvviso quando si passa sopra le sorgenti di acqua dolce.

Sul metodo: si nuota lenti e paralleli alla costa, con il sole alle spalle, osservando le pareti e non il fondo. Nelle brevi macchie sabbiose fra gli scogli si cercano le tracce di rimescolamento, che tradiscono granchi e seppie. I polpi si individuano dal cumulo di conchiglie vuote davanti alla tana, non dall'animale in vista.

Sui limiti: pesca vietata, navigazione a motore vietata. Niente raccolta di organismi, niente prelievo di souvenir dal fondale, niente ancoraggio sulle praterie. Il pallone segnasub resta obbligatorio per legge fuori dalle zone riservate alla balneazione, e in un tratto di costa percorso da imbarcazioni in transito verso Formia e Gaeta è l'unica cosa che vi rende visibili.

Parco Regionale di Gianola e Monte di Scauri - Porticciolo romano - Gianola - Oasi blu del WWF - Formia - Riviera di Ulisse
Parco Regionale di Gianola e Monte di Scauri – Porticciolo romano – Gianola – Oasi blu del WWF -Formia – Riviera di Ulisse

Una curiosità su Gianola – Oasi blu del WWF

La curiosità vera di questo mare non è un pesce: è l'acqua dolce. In più punti del fondale, a pochi metri di profondità, sgorgano sorgenti sottomarine alimentate dalla falda del promontorio. Chi ci nuota sopra in apnea se ne accorge da un effetto ottico prima ancora che da quello termico: lo strato di acqua dolce che risale ha un indice di rifrazione diverso da quello dell'acqua salata, e la visione si increspa come sopra l'asfalto caldo d'estate. Poi arriva il freddo sulla pancia, e non lascia dubbi.

Quelle sorgenti spiegano tre cose insieme. Spiegano la presenza invernale delle spigole, pesci che il gradiente di salinità lo cercano attivamente e che qui si concentrano quando il resto del litorale è povero. Spiegano perché i Romani abbiano costruito proprio su questo promontorio un complesso residenziale con cisterne da 900 e da 220 metri cubi: dove la falda affiora la vita è possibile, e le peschiere avevano bisogno di ricambio continuo. E spiegano la scelta di tutelare cinque ettari e non cinquanta: l'elemento da proteggere era puntuale, legato a una geologia precisa, non una generica bellezza.

La scheda ministeriale che nel 1988 registrò l'Oasi blu di Gianola annotava, accanto alla superficie di cinque ettari, proprio la sorgente sottomarina e una vasca per le tartarughe fra gli elementi caratterizzanti. Due dettagli minuscoli che decisero un provvedimento: capita raramente di poter leggere con tanta chiarezza la ragione tecnica di una tutela.

Aggiungo l'osservazione che faccio sempre ai gruppi. Un fondale con sorgenti dolci è un fondale instabile dal punto di vista chimico, e gli organismi che ci vivono sono adattati a variazioni che altrove ucciderebbero. Non è un ambiente fragile perché raro: è raro perché fragile. La differenza sembra un gioco di parole e invece cambia il modo di comportarsi in acqua.

Una cosa che non ti dice nessuno su Gianola – Oasi blu del WWF

Che il WWF, oggi, qui non gestisce più nulla. Le Oasi blu furono una formula degli anni Ottanta: l'associazione individuava tratti di mare meritevoli, li adottava simbolicamente e ci costruiva sopra sorveglianza volontaria, divulgazione e pressione politica. Gianola entrò nel programma nel 1988. Poi la legge regionale del Lazio numero 29 del 6 ottobre 1997 istituì il Parco Naturale Regionale Riviera di Ulisse, e la competenza sull'area marina davanti al promontorio passò all'ente pubblico.

Le conseguenze pratiche sono tre, e nessuna guida cartacea le scrive. La prima: non esiste un centro visite del WWF a Gianola a cui chiedere informazioni, e chi telefona alla delegazione regionale dell'associazione ottiene, giustamente, un rimando al parco. La seconda: le regole che vi riguardano in acqua non sono un regolamento associativo ma un'ordinanza della Capitaneria di Porto di Gaeta, la numero 35 del 2010, affiancata da un disciplinare dell'Ente Parco. Sono atti amministrativi, con sanzioni amministrative. La terza: il perimetro di cui si parla oggi non è più quello dei cinque ettari del 1988, ma i 17 ettari di area protetta a mare del parco regionale.

Ne deriva un'indicazione operativa. Se organizzate un'uscita didattica, una battuta fotografica o una giornata in barca, l'interlocutore è uno solo: Ente Parco Riviera di Ulisse, via della Breccia 5 a Gaeta, telefono 0771 743070. Cercare il WWF per Gianola significa perdere una settimana.

Resta il nome, e il nome ha un valore che non va liquidato. Oasi blu di Gianola è la formula con cui questo mare è entrato nella letteratura naturalistica italiana, nelle mappe dei sub e nelle schede ministeriali. Chi la cancella per pignoleria amministrativa perde il filo di una storia di tutela lunga quasi quarant'anni.

Il consiglio che ti do per visitare Gianola – Oasi blu del WWF

Venite a settembre, in un giorno feriale, e arrivate alle quattro del pomeriggio. Vi spiego il perché di ognuna delle tre condizioni, perché servono tutte e tre.

Settembre: l'acqua conserva la temperatura di agosto ma ha perso la sospensione estiva dovuta al passaggio continuo di bagnanti e imbarcazioni. La visibilità cresce di metri, non di centimetri. Ed è il mese in cui seppie e polpi si avvicinano a riva: le fonti del parco lo dicono, la mia esperienza lo conferma con una regolarità quasi noiosa.

Giorno feriale: il parcheggio di via del Porticciolo è piccolo, e nei fine settimana di fine estate si riempie entro le dieci. Una volta pieno, si parcheggia lontano e si arriva a mare stanchi e di malumore, che è il modo peggiore per affrontare un fondale il quale chiede lentezza.

Quattro del pomeriggio: la luce radente accende i colori delle scogliere basse, mentre nelle ore centrali il riverbero sulla superficie ruba dettaglio a qualunque osservazione subacquea. Aggiungo che nel tardo pomeriggio il caldo sui sentieri archeologici diventa sopportabile, e il giro delle cisterne si compie senza sudare dentro la grotta della Janara.

La sequenza che propongo ai miei gruppi è sempre la stessa: prima l'anello del porticciolo con la villa e le cisterne, un'ora e mezza con le spiegazioni, poi la discesa a mare per l'ora più bella, infine la risalita al tramonto sul crinale per la vista sul Golfo di Gaeta. Chi inverte, e comincia dal bagno, il giro archeologico non lo compie più: lo dico per esperienza di gruppi radunati a fatica.

Ultima raccomandazione, la più ignorata: portatevi l'acqua. Il parco è piccolo ma i punti di ristoro si trovano fuori dall'area protetta, e le sorgenti che hanno reso comodo il soggiorno a Mamurra non sono potabili per il visitatore di oggi.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che questo promontorio è frequentato dal Paleolitico medio. Sulle superfici del parco sono stati raccolti manufatti litici riferibili a quell'orizzonte cronologico: decine di migliaia di anni prima di Mamurra, prima delle peschiere, prima di qualunque idea di villa marittima, qui viveva già qualcuno che sfruttava la posizione.

Il dato compare nelle descrizioni dei sentieri e nelle schede archeologiche, e viene puntualmente saltato nelle presentazioni turistiche, che preferiscono partire dai Romani perché i Romani si fotografano meglio. Eppure è il dato che spiega la continuità: un promontorio con sorgenti affioranti, mare pescoso a pochi metri, riparo dai venti di settentrione grazie al rilievo e macchia fitta alle spalle rappresenta una delle configurazioni più ospitali che un insediamento umano possa desiderare, in qualunque epoca.

Da qui deriva anche il paradosso conservativo dell'area. Il parco tutela un paesaggio che non è naturale in senso stretto: è un paesaggio modellato da duemila anni di presenza continua, come dicono i resti romani distribuiti sul promontorio. La sughereta stessa, con la sua associazione di sughera, orniello, roverella e sorbo, porta i segni di una gestione forestale antica. Chiamare selvaggio questo luogo è un errore di lettura.

Aggiungo un fatto meno noto e più duro: i bombardamenti della seconda guerra mondiale colpirono pesantemente il complesso, e l'edificio ottagonale, considerato il fulcro della villa, ne uscì distrutto. Quello che oggi si attraversa fra i pini è un sito archeologico ferito due volte, dall'abbandono e dalla guerra, e la cui lettura richiede immaginazione. Chi arriva pretendendo Pompei resta deluso; chi arriva sapendo cosa è successo legge molto di più.

La foto giusta da fare a Gianola – Oasi blu del WWF

La foto giusta è il porticciolo romano dall'alto, ripreso dal sentiero che scende dalla villa, nell'ultima ora di luce. Si inquadra l'arco della struttura con l'acqua dentro, il fondale visibile in trasparenza e il Golfo di Gaeta come fondale scenico. È un'immagine che funziona per una ragione tecnica: la profondità minima e la luce radente rendono leggibile il fondo, e si ottiene quella rara fotografia in cui il mare non è una superficie ma un volume.

Dati pratici. Grandangolo moderato, intorno ai 24 o 28 millimetri equivalenti; filtro polarizzatore ruotato fino a togliere il riflesso senza spegnere del tutto il blu, perché il polarizzatore a fondo scala appiattisce l'acqua. Esposizione sulle alte luci della schiuma, non sull'ombra della roccia. Se avete un treppiede leggero, una posa lunga di mezzo secondo trasforma il moto ondoso sui ciottoli in una velatura continua.

La seconda foto che consiglio è diversa e quasi nessuno la scatta: l'interno della cisterna delle trentasei colonne, con i pilastri quadrati e le volte a crociera. Servono ISO alti e mano ferma, oppure un treppiede basso. Il risultato è una fotografia di architettura ipogea che non somiglia a nessuna cartolina della Riviera di Ulisse, e che restituisce la vera scala del complesso di Mamurra.

Cosa eviterei. Il ritratto con il porticciolo alle spalle a mezzogiorno: il contrasto diventa ingestibile, i volti finiscono in ombra e l'acqua si riduce a una lastra bianca. E la macrofotografia insistita sull'ippocampo con il flash: oltre a disturbare l'animale, produce quasi sempre un primo piano sovraesposto su uno sfondo nero.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è la costruzione della villa marittima fra la fine del II e gli inizi del I secolo avanti Cristo, con la peschiera che ne rappresenta la parte più antica documentata. Non fu un episodio isolato: la costa fra Formia e Gaeta si riempì in quei decenni di residenze dell'aristocrazia romana, e il promontorio di Gianola venne scelto per l'acqua dolce affiorante e per l'approdo riparato.

Il secondo è la lunga continuità di vita del complesso, attestata dai reperti fino al III secolo dopo Cristo. Quattro secoli di frequentazione ininterrotta significano rifacimenti, ampliamenti e cambi di proprietà che le murature registrano in tecniche edilizie diverse: opus incertum e opus reticulatum convivono nelle stesse strutture idrauliche.

Il terzo è la costruzione del porticciolo attuale fra il 1928 e il 1930, a imitazione dell'antico e sopra i resti della peschiera romana. È un intervento che oggi farebbe discutere i funzionari di tutela, e che però ha prodotto un effetto imprevisto: ha consolidato le strutture sommerse e ha creato l'habitat artificiale in cui l'ippocampo ha trovato rifugio.

Il quarto è la seconda guerra mondiale. I bombardamenti colpirono l'area, distrussero l'edificio ottagonale e lasciarono i resti nello stato frammentario in cui li vediamo. La costa fra Formia, Minturno e il Garigliano fu teatro di operazioni militari pesanti nell'inverno fra il 1943 e il 1944, e il promontorio ne porta i segni.

Il quinto è l'istituzione dell'Oasi blu nel 1988, con cinque ettari di acque territoriali tutelati sulla segnalazione della presenza dell'ippocampo. Il sesto, decisivo, è la legge regionale numero 29 del 6 ottobre 1997, che istituì l'Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse e portò sotto un'unica amministrazione le nove aree protette della costa, Gianola compresa. Il settimo, più recente e meno noto, è l'ordinanza numero 35 del 2010 della Capitaneria di Porto di Gaeta, che ha dato forma giuridica precisa ai divieti in mare.

Chi è passato da Gianola – Oasi blu del WWF

Il nome che domina è quello di Mamurra, cavaliere formiano, praefectus fabrum di Cesare in Spagna e in Gallia. La tradizione degli studi gli assegna la villa del promontorio; l'attribuzione è autorevole ma non provata da epigrafi. Di lui sappiamo con certezza che esistette e che fu ricchissimo, perché Catullo lo attaccò in carmi durissimi, facendone il simbolo dell'arricchito con il bottino delle province. Il carme 29 è il più noto: un'invettiva che coinvolge Cesare e Pompeo e che ha consegnato il nome di questo formiano alla letteratura latina più di qualunque monumento.

Di qui passò, per forza di geografia, l'aristocrazia romana che scelse il tratto di costa fra Formia e Gaeta per le proprie residenze estive. La stessa fascia litoranea ospita il monumento naturale del promontorio della Villa di Tiberio a Sperlonga e le ville di età imperiale del golfo: Gianola è un tassello di quel sistema, non un episodio isolato.

Nel Novecento passarono di qui i tecnici e gli operai che fra il 1928 e il 1930 costruirono il porticciolo sulla peschiera antica, in una stagione di interventi che rileggeva l'antichità romana in chiave monumentale. Passarono poi i soldati, nell'inverno fra il 1943 e il 1944, quando la linea del fronte risalì il Garigliano e investì Minturno e Formia.

E passarono, negli anni Ottanta, i naturalisti e i volontari del WWF che segnalarono la presenza dell'ippocampo e ottennero nel 1988 il riconoscimento dell'Oasi blu. Sono i meno citati di tutti e i più decisivi per quello che vedete oggi: senza quella segnalazione, un fondale di cinque ettari davanti a un porticciolo minore non sarebbe mai finito in una scheda ministeriale, e con ogni probabilità sarebbe stato ancorato, pescato e dimenticato come cento altri tratti del litorale tirrenico.

Quando andare all'Oasi blu di Gianola, stagione per stagione

Primavera, da marzo a maggio: è il periodo della fioritura della macchia, con ginestre, cisti, eriche, gladioli, orchidee spontanee e asfodeli. Temperature ideali per i sentieri, mare ancora freddo per l'apnea senza muta. È la stagione che consiglio a chi viene per camminare e fotografare.

Estate, giugno e luglio: acqua calda, visibilità media, affollamento alto nei fine settimana. Agosto lo eviterei senza esitazione, e non per snobismo: il parcheggio si satura, il traffico sulla Flacca rende faticoso l'arrivo e il fondale basso si intorbida per il passaggio continuo.

Settembre e ottobre: la finestra migliore. Acqua ancora tiepida, folla dimezzata, seppie e polpi vicini a riva, luce fotografica eccellente. Se dovessi indicare una sola settimana dell'anno per l'Oasi blu di Gianola, sceglierei la seconda di settembre.

Inverno: stagione sottovalutata e interessante. Il clima mediterraneo mite consente passeggiate comode anche a dicembre e a gennaio, e in acqua, per chi possiede muta ed esperienza, arrivano le spigole attirate dalle sorgenti dolci. Il parco in inverno è praticamente vuoto. Chi organizza gruppi fuori stagione trova nella rete di accompagnatori di TourLeaderPro professionisti abituati a lavorare su questa costa anche a dicembre.

L'Oasi blu di Gianola con i bambini

Funziona, e funziona meglio di molte gite più blasonate, a tre condizioni. La prima: scarpette da scoglio ai piedi, perché la discesa a mare avviene su ciottoli e roccia e un bambino scalzo si ferma dopo dieci metri. La seconda: maschera propria, provata a casa, non comprata sul posto. La terza: aspettative corrette, ossia colori e tane a un metro e mezzo di profondità, non un acquario.

Il tratto migliore per i più piccoli è quello delle scogliere basse verso la spiaggia di Gianola, dove tordi, donzelle, bavose e ghiozzi si osservano restando in superficie. Il porticciolo, con la sua storia romana e il racconto dell'ippocampo, è la parte che li tiene attenti anche a terra.

Sul versante archeologico la grotta della Janara vince su tutto: un corridoio coperto scavato nella roccia, con nicchie di sosta, e un nome che evoca la strega del folklore meridionale. Raccontata bene, vale mezz'ora di attenzione assoluta. Le cisterne, con i loro pilastri e le volte, reggono il confronto con qualunque rovina più celebre a patto di spiegare a cosa servivano: novecento metri cubi d'acqua diventano comprensibili solo se tradotti in vasche da bagno.

Accessibilità e limiti pratici dell'Oasi blu di Gianola

Va detto con franchezza: il parco di Gianola non è un'area attrezzata per l'accessibilità completa. I sentieri sono sterrati, con tratti in pendenza, gradini naturali e passaggi su roccia; la discesa al porticciolo risulta agevole ma non priva di dislivelli, e la grotta della Janara comporta un percorso coperto con fondo irregolare. Chi si muove con difficoltà motorie può comunque godersi la fascia alta del promontorio e i punti panoramici raggiungibili dal parcheggio.

Per informazioni puntuali su percorsi accessibili, visite guidate e attività didattiche il riferimento resta l'Ente Parco Riviera di Ulisse, che organizza escursioni, attività sportive e iniziative di educazione ambientale sul mare e sulla terraferma.

Sul fronte dei servizi, l'area protetta non ospita strutture commerciali interne: bar, ristoranti e noleggi si trovano nell'abitato di Gianola e lungo la via Flacca, non dentro il parco. Chi arriva in giornata organizzi acqua, cibo e ombra in autonomia.

Cosa vedere intorno all'Oasi blu di Gianola

Il promontorio è il vertice meridionale di un sistema di aree protette che vale una settimana intera. A ovest, il Parco Urbano di Monte Orlando a Gaeta unisce macchia mediterranea, gallerie militari e il mausoleo di Lucio Munazio Planco. Alle spalle si alzano i Monti Aurunci, con il parco naturale regionale e i sentieri di quota.

Verso nord la costa porta a Sperlonga, al promontorio della Villa di Tiberio e alla spiaggia di Bazzano; più su si entra nel Parco Nazionale del Circeo, con la spiaggia di Torre Paola e il sistema dei laghi costieri. Nell'entroterra, Itri conserva il borgo medievale e il castello lungo la via Appia antica.

Per chi dispone di una giornata sola e vuole capire la Riviera di Ulisse senza correre: mattina a Gianola fra villa romana e mare, pranzo a Formia, pomeriggio a Gaeta fra Monte Orlando e centro storico. Di più non ci si mette, e chiunque vi proponga di aggiungere anche Sperlonga vi sta vendendo una corsa in automobile, non una visita. Chi prepara un itinerario più ampio nel Lazio trova un quadro d'insieme nella guida regionale in inglese di ItalyPlanner, utile soprattutto per capire quali tappe reggono davvero la distanza da Roma.

Come si inserisce l'Oasi blu di Gianola in un viaggio più lungo

Gianola non regge da sola una vacanza: regge benissimo una giornata dentro un itinerario costiero. La formula che propongo più spesso è tre giorni sul Golfo di Gaeta con base a Formia o a Gaeta, un giorno dedicato al promontorio e al mare protetto, uno a Sperlonga e alla villa di Tiberio, uno agli Aurunci per il contrasto fra costa e quota.

Chi arriva dall'estero e ragiona in termini di litorale italiano farà bene a calibrare le aspettative: questo non è un tratto di costa da classifica delle spiagge più belle, categoria in cui il Lazio raramente compare accanto a Sardegna, Puglia e Sicilia, come ricorda la guida alle spiagge italiane di ItalyPlanner. È un tratto da lettura ravvicinata: archeologia, fondale, macchia. Chi cerca il paesaggio grandioso lo trova semmai nelle montagne e nelle aree naturali dell'Appennino e delle Alpi.

Per i gruppi organizzati, scolastici o aziendali, il nodo pratico non è il parco ma la logistica: pullman da parcheggiare fuori, tempi di discesa a mare, numero massimo di persone che ha senso portare su un sentiero T. Su questo la rete di accompagnatori turistici autorizzati lavora abitualmente sul basso Lazio, e vale più di qualunque preventivo improvvisato.

Domande veloci su Gianola – Oasi blu del WWF

Quanto costa entrare all'Oasi blu di Gianola

Niente. Il parco regionale di Gianola e Monte di Scauri e la fascia costiera si percorrono liberamente e gratuitamente, senza biglietto e senza prenotazione.

L'Oasi blu di Gianola è ancora gestita dal WWF

No. L'area marina davanti al promontorio rientra nella competenza dell'Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse, istituito con legge regionale del Lazio nel 1997. Il nome Oasi blu risale al riconoscimento del 1988 nell'ambito del programma del WWF.

Quanto è grande l'area protetta

La scheda storica dell'Oasi blu indica cinque ettari di acque territoriali. Il parco regionale di Gianola e Monte di Scauri conta 292 ettari di superficie terrestre e 17 ettari di area protetta a mare.

Si può fare il bagno all'Oasi blu di Gianola

La costa è liberamente accessibile e la balneazione avviene su ciottoli e roccia. In acqua valgono però i vincoli dell'area protetta: per i limiti esatti in vigore nella stagione corrente chiedete all'Ente Parco Riviera di Ulisse o alla Capitaneria di Porto di Gaeta.

Si può pescare nell'Oasi blu di Gianola

No. Nel tratto di mare protetto vigono il divieto di pesca e il divieto di navigazione con imbarcazioni a motore, in base all'ordinanza numero 35 del 2010 della Capitaneria di Porto di Gaeta e al disciplinare dell'Ente Parco.

Si può andare in barca davanti a Gianola

La navigazione con imbarcazioni a motore è vietata nello specchio protetto. Per le modalità consentite e per i confini precisi il riferimento è la Capitaneria di Porto di Gaeta.

Serve un brevetto per lo snorkeling

No. Le profondità comprese fra i tre e i sei metri consentono osservazione in superficie e brevi apnee anche a chi non possiede alcuna certificazione. Il pallone segnasub resta obbligatorio fuori dalle zone riservate alla balneazione.

Dove si parcheggia per l'Oasi blu di Gianola

Il parcheggio di riferimento è quello di via del Porticciolo, accanto alla casa del guardaparco, punto di partenza dei sentieri segnati. Nei fine settimana estivi si riempie presto.

Come si arriva all'Oasi blu di Gianola in auto

Dalla SS7 Appia o dalla via Flacca si raggiunge lo svincolo di Gianola, fra Formia e Minturno, e da lì si segue la viabilità locale fino a via del Porticciolo.

Quanto dura la visita

Mezza giornata copre l'anello del porticciolo con la villa romana e una discesa a mare. Chi vuole percorrere anche il crinale e l'itinerario di Monte d'Oro metta in conto una giornata intera.

Quali sono i sentieri del parco di Gianola

Sei itinerari segnati: Anello di Mamurra, Itinerario di Monte d'Oro, sentiero via Porticciolo Romano CAI LH17, Itinerario costiero Porto Cofaniello, Itinerario del Crinale, Itinerario di Mamurra. Il CAI Lazio segna inoltre l'Anello del Porticciolo come LHT15.

Si vede davvero l'ippocampo

La specie è presente nelle acque del porticciolo romano ed è il simbolo storico dell'oasi, ma l'avvistamento non è garantito. Serve nuotare lentamente lungo le strutture sommerse e accettare di tornare a mani vuote.

Qual è il periodo migliore per l'Oasi blu di Gianola

Settembre, per temperatura dell'acqua, visibilità e presenza di seppie e polpi vicino a riva. La primavera è preferibile per la fioritura della macchia e per i sentieri.

Che pesci si vedono a Gianola

Saraghi e sparaglioni nelle tane, spigole in inverno vicino alle sorgenti dolci, seppie e polpi soprattutto a settembre, e sulle scogliere tordi, donzelle, piccole triglie, bavose, peperoncini rossi o gialli e ghiozzi.

Che cosa è la Cymodocea nodosa

Una fanerogama marina simile alla posidonia ma con foglie più sottili, che forma piccole praterie sul fondo sabbioso poco al largo del porticciolo. Ospita diverse specie di granchi, fra cui la rara Calappa granulata.

L'Oasi blu di Gianola è adatta ai bambini

Sì, con scarpette da scoglio, maschera propria e aspettative realistiche. Le scogliere basse verso la spiaggia di Gianola offrono colore a profondità minime, e a terra la grotta della Janara li conquista.

Esiste un centro visite

Il riferimento per informazioni, visite guidate e attività didattiche è l'Ente Parco Riviera di Ulisse, con sede in via della Breccia 5 a Gaeta, telefono 0771 743070.

Ci sono bar o ristoranti dentro il parco

No. I servizi si trovano nell'abitato di Gianola e lungo la viabilità esterna. Dentro l'area protetta conviene arrivare con acqua e cibo.

Che differenza c'è fra l'Oasi blu e il parco di Gianola e Monte di Scauri

L'Oasi blu indica il tratto di mare riconosciuto nel 1988; il parco regionale di Gianola e Monte di Scauri è l'area protetta terrestre e marina istituita dalla Regione Lazio e gestita dall'Ente Parco Riviera di Ulisse. Oggi il mare davanti al promontorio rientra nel secondo.

Si possono portare i cani

Le regole sull'accesso degli animali domestici nelle aree protette regionali variano per zona e per stagione: chiedete conferma all'Ente Parco prima di partire.

Quanto è alto il Monte di Scauri

Centoventitré metri. Sono pochi, ma bastano a offrire una vista continua sul Golfo di Gaeta e a separare due versanti con vegetazione diversa.

Che resti romani si vedono a Gianola

La villa marittima attribuita per tradizione a Mamurra, con la cisterna maggiore da 900 metri cubi, la cisterna delle trentasei colonne da 220 metri cubi, la grotta della Janara, i resti dell'edificio ottagonale e le peschiere sotto il porticciolo.

Conviene una guida per visitare Gianola

Per il mare no, basta la prudenza. Per la villa romana sì: senza qualcuno che spieghi la funzione delle cisterne e della grotta della Janara, i ruderi risultano muti. Le visite guidate si chiedono all'Ente Parco.

La mia chiusura

L'Oasi blu di Gianola non è un luogo spettacolare, ed è esattamente questo il motivo per cui ci torno. Cinque ettari di fondale basso davanti a un porticciolo ricostruito su una peschiera romana non competono con nessuna cartolina. Competono su un altro piano: quello della densità. In trecento metri di costa si leggono una geologia con sorgenti sottomarine, un insediamento umano che parte dal Paleolitico medio, una villa tardo repubblicana con le sue opere idrauliche, una cicatrice di guerra, una stagione di tutela volontaria degli anni Ottanta e un'amministrazione regionale che oggi tiene insieme tutto.

Il consiglio finale è uno solo, e vale più di ogni indicazione tecnica: rallentate. Questo mare non si consuma in mezz'ora e non produce fotografie clamorose nelle ore centrali. Premia chi entra in acqua lentamente, osserva le pareti invece del fondo, e accetta di non vedere l'ippocampo. Se lo vedrete, non toccatelo e non spostatelo: quell'animale ha scelto quell'appiglio, e quello è tutto il suo territorio.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoGianola - Oasi blu del WWF - occupa una superficie di 5 ettari nelle acque territoriali della provincia di Latina in località Gianola accanto al Parco regionale di Gianola e del Monte di Scauri.
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Indirizzo04023 Formia LT, Italia
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